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Voi credete che il Padre Eterno…
che il signor Padre Eterno…
non lavori.
Non è così, il Padre Eterno lavora da mattina a sera.
Si ammazza di fatica!
Un giorno si mise a riposare, ma venne San Pietro e disse:
"Padre Eterno, tu non puoi riposare.
Devi lavorare ancora. Tu devi fare Napoli!"
"Io sono stanco, ho lavorato fino adesso!
Ho finito di fare Roma."
"Va bene, ma avete promesso di fare Napoli.
È un posto magnifico.
Ha un'aria buona, è pieno di sole, ci sono i profumi del mare,
poi ci sono i maccheroni."
Il Padre Eterno disse:
"Allora prendo un pezzo di Paradiso e lo mando laggiù."
Immaginate! La popolazione andò in fermento!
"A Napoli ci sono le canzoni, ci sono sempre il sole e la musica,
ci sono i maccheroni e noi no?"
Allora, il Padre Eterno ebbe un'idea e disse: "Ci vuole equilibrio.
Manderò a Napoli…
l'eccellentissimo e potentissimo signor Borbone."
Napoli ha avuto una grande fortuna ad avere re Ferdinando!
Immaginate se avessimo avuto un re ottuso, cretino,
che non sapeva né leggere né scrivere!
Se avessimo avuto un re che non si sapeva comportare,
un re buffone, un re lazzarone, che popolo saremmo diventati?
Per esempio, se avessimo avuto un re "mariuolo"?
Un re ladro, farabutto, imbroglione?
Noi siamo un popolo considerato onesto, lavoratore e rispettoso.
Ma saremmo diventati un popolo di imbroglioni, farabutti,
ladri e truffatori come lui!
- Basta, non gioco più! - Perché?
Quanti Assi di Coppe hai? Ne hai giocati due!
Sarà un mazzo di carte bisestile!
Bisestile o non bisestile, tu sei venuto qui per imbrogliarci!
Sei pazzo? Manchi di rispetto
a don Ferdinando Palermo, capo guappo della Sanità!
- Capito? - Non mi importa!
Zitto, gioca!
Scusate, don Ferdinando. Giocate!
- Mannaggia! - Gioca!
Aspetta! Quanti Assi di Bastoni hai?
Ho due Assi di Bastoni, uno del mazzo
e uno l'ho portato da casa per dartelo in faccia!
Smettila!
Che Paese di mariuoli!
Alt!
Chi portate?
Due giornalisti stranieri, hanno il permesso del re.
- Ciao, Salvatore. - Ciao, Ciccillo.
Sono due spioni, ma noi abbiamo gli occhi aperti, li sorvegliamo.
Se sono spioni, perché il re li fa entrare a Napoli?
Gli mostra solo le cose buone del regno.
Dove sono le cose buone?
Zitto, o loro scrivono tutto sul giornale.
- Controlliamo i bagagli. - Sì, è meglio.
Eccolo, l'assistito! Assistito, ora ti assisto io!
È stato per un mese a casa nostra, lo abbiamo sfamato!
Abbiamo giocato i numeri dei piatti che ha mangiato.
Non ne è uscito nessuno!
Per carità! Non potete bastonare l'assistito.
Quella è una persona sacra e inviolabile!
- L'assistito indovina i numeri. - Ma che indovina?
Permettete?
Non ho visto neanche un ambo!
Puoi darmi un Asso di Coppe? I miei li ho perduti tutti.
- Ecco. - Grazie.
- Allora? - Lasciate in pace questo poveretto!
Non è un macinino
che da una parte mette il cibo e dell'altra i numeri!
Lasciatelo in pace! Dategli il tempo di digerire.
- Andate via! - Cosa?
- Andate via! - Va bene.
Che maniere!
Scusate, era un affare.
Dunque…
Bene, bene.
Ehi!
- Qua qualcuno imbroglia! - Qualcuno imbroglia?
- Proprio tu! - Io?
- Chi? Io? - Il ladro sarei io?
- Sì! - Esci con me!
- No, esci tu! - Che faccio da solo?
- Allora usciamo tutti? - Maledizione!
Questo regno è come ce lo hanno descritto!
Coraggio, sistemiamoci nella locanda.
Mi sembra un buon posto di osservazione.
Calma! Cose da pazzi! Ogni giorno c'è un problema!
State un poco fermi.
Buongiorno!
Buongiorno, signori, desiderano?
Grazie, è molto gentile.
Due camere, per favore.
Una camera.
No, che dite?
Volete compromettermi?
Sapete che ho una fidanzata nel Galles.
È meglio far credere di essere sposati per non farci notare.
Ah, sì?
Avete preso il mio portafoglio?
No.
Va bene, ho capito, pago.
Accettate le sterline?
Cosa?
Monete inglesi.
Mamma mia!
- Maestà, siete voi. - Mimì, presto, vestimi.
Ho il consiglio dei ministri, quei mariuoli!
Sì, maestà.
Perché hai quella tuba?
È più lunga della misericordia di Dio!
Ordine della regina: i cocchieri devono essere alti uguali.
Già, tu sei basso. Toglila, mi sembri una candela.
Non posso, maestà. Ho pure un forte mal di testa!
Stamattina ho sbattuto la testa sotto a una scala.
Il cappello si è incastrato, non si toglie.
- Allora? - Me lo tengo.
- No, allora mi spogli? - Sì, maestà.
Ecco qua.
Caro Mimì!
Caro Mimì, fare il re mi pesa molto.
Voi fate il re?
Come fate il re voi, saprei farlo anch'io.
Da tempo tu lecchi un coltello dalla parte della lama.
Attento, puoi tagliarti la lingua.
A voi piacciono quelli che obbediscono e vi danno ragione…
…che dicono che siete un grande uomo.
Maestà, le verità sono come le medicine.
Hanno il sapore cattivo, nessuno vuole prenderle, però fanno bene.
Io sono l'unico in grado di criticarvi e sapete perché?
Perché io non ho nessuna grazia da chiedervi. Non vi temo!
Mimì, se ti facessi impiccare?
Perdereste il vostro unico amico.
- Guarda qua. - Cosa?
Avevo ragione io. Così fate il re?
Maestà, questi Assi sono dei miei mazzi!
Sì.
Per questo da tre giorni non riuscivo a fare un solitario!
Sì, Mimì. Anche io ho il diritto di passare una giornata normale,
ma sono costretto a travestirmi da guappo.
Corro e vado in giro come un delinquente
per fare una semplice partita a carte.
Eh, caro Mimì…
Fermo! Un indumento femminile.
Dove?
Siete stato alla "casa delle femmine" a Posillipo!
Il primo ministro vuole chiudere quelle case.
Non si chiuderanno!
Maestà! Maestà!
Chi è? Che vi manca?
Il consiglio dei ministri vi aspetta da due ore.
Fatelo fare a mia moglie!
Da tre mesi veniamo ogni giorno. Dite sempre di no.
Va bene, arrivo!
Mimì, questa corte!
Questi vecchi ministri! Questi cialtroni!
Questi ciarlatani imbroglioni!
Mi soffocano, mi stanno sulla bocca dello stomaco.
Maestà.
- Mimì. - Sì, maestà?
Chiama don Ciccillo.
Quanto è bella la contessa Carditello spogliata!
Mi piace da tanto!
A te piace?
Ti piace?
No, ho il mal di testa. Maestà, i ministri aspettano.
- Devo sapere cosa farà. - Adesso andiamo.
Maestà, avete ordini per me?
Sì.
- La contessa di Carditello. - La contessa?
Hai capito.
- Voglio vederla. - Vederla?
- Questa sera. - Questa sera?
Non è possibile. Il marito della contessa è geloso.
Mimì…
Non esistono mariti gelosi con me.
Lo nominerò "duca", diglielo.
Come faccio? La contessa di Carditello non è possibile.
Conosco una brunetta. Se glielo dici tu…
Se glielo dico io?
Non glielo dico perché io non faccio il ruffiano.
Perché offendi?
Il mio mestiere è autorizzato dallo Stato.
Sono un intermediario d'amore, non un ruffiano.
Ciccillo, fai schifo!
- Mimì, che sono queste chiacchiere? - Eccomi, maestà.
Tu pensa alla contessa. Anzi, vieni.
Voglio dirti una cosa.
Da un po' di tempo tu mi dai delle fregature.
- No, maestà. - Invece sì.
- La vedova polacca? - Sì, maestà.
Era di Santa Maria Capua Vetere!
Era settentrionale.
- Era di Casoria? - No, era zoppa.
Mi porti una zoppa?
Maestà, è scivolata e ha preso una storta.
No, quella è zoppa sempre!
- Vattene. - Vattene, Ciccillo.
- Mimì, dammi la feluca. - Ecco la feluca.
Ferdinando!
Maestà, è la regina.
Mimì!
Se San Gennaro mi facesse la grazia di farmi rimanere vedovo!
Ci sarebbero festeggiamenti, fuochi d'artificio,
distribuzione di viveri, bande, suoni, canzoni, parate militari!
San Gennaro, fammi la grazia!
Ferdinando! Fai presto!
Non mi fa la grazia!
Nascondi i vestiti, vado al consiglio.
Sì, maestà.
Ferdinando, questo non è il modo di fare il re.
Abbiamo questo bel posto, non dobbiamo perderlo.
Ferdinando, devi andare in consiglio!
- Papà, mi dai un ducato? - Perché?
Voglio comprare una trombetta per svegliare chi dorme.
- Che famiglia! - Tu non te ne occupi.
Lui non vuole più sposare la principessa d'Austria.
Ehi, cosa?
Tu la sposi!
È una questione di politica estera. Non puoi esprimere certi giudizi.
Ma chi sei tu?
- Ma non mi piace. - Francesco, vieni qua.
Anche tua madre non mi piace.
Certi sfizi si cercano fuori casa.
Questa notte vedo la contessa di Carditello.
È bella?
È bella e virtuosa. Le facevo la corte da mesi e stanotte…
Hai capito? Ho cercato di convincerlo e si è quasi convinto.
È bravo e sposerà la tedesca.
Dammi Peppiniello, lo porto a divertirsi.
Vieni, bello di papà!
Maestà, concedete la parola al primo ministro?
Mamma mia, il primo ministro! Per fortuna ho portato gli scongiuri.
Tieni, figlio mio, gioca con il corno.
Parla il primo ministro! Questo dallo a me.
Proprio io dovevo avere un ministro iettatore!
Parla, Tarantella! Mi devi dare qualche brutta notizia?
No, maestà, in tutto il regno la situazione è tranquilla.
Tranne il dilagare dei vizi
e il moltiplicarsi delle case di appuntamento.
Ora vi faccio un quadro. Un bel quadro.
Lo sapevo, hai detto "quadro" ed è caduto il quadro!
Sei tremendo!
Ti ho detto tante volte di non nominare gli oggetti!
È la terza volta che cambio il mobilio al salone! Zitto!
Lascia calmare la sfortuna! Parli dopo. Chi deve parlare?
Il ministro della guerra, maestà.
Peppiniello, ti ho portato a divertirti, questo è un teatro.
Quello è il ministro della guerra.
Finché sarà ministro della guerra, dobbiamo stare in pace con tutti.
Maestà, lo ripeto per l'ultima volta. Decidete per le spese militari.
Le sciabole sono senza lame. La fanteria si bagna i piedi.
Fornite ai soldati scarpe dove l'acqua non entra!
Va bene per le scarpe.
Metteremo una tassa sulle finestre.
Giusto, maestà.
Chi vuole prendere aria, deve pagare le tasse!
L'aria di Napoli è balsamica, perciò si deve pagare.
Approvo la proposta di sua maestà.
La tassa sulle finestre sarà applicata subito.
Basta, questa politica mi ha stancato.
Peppiniello.
Peppiniello bello!
Maestà, vorrei dirvi una cosa.
Con grande letizia, il vostro servo, monsignor Caputo,
vi dà questo annuncio.
Ho quasi completato i documenti da presentare allo Stato Pontificio
sul fervore del re e sulla santità del suo comportamento.
Napoli avrà la gioia di avere come re un santo.
Appena pronti, presenterò i documenti.
Ma dopo che è morto?
Certo.
Stai zitto!
Monsignore, sedetevi.
Non sarebbe possibile diventare santo da vivo?
Maestà, volete troppo.
Io vi faccio diventare santo, fidatevi di me.
Caputo, perché avete questo zelo?
Ti serve qualcosa?
Io vi faccio avere un trono in cielo, accanto a San Gennaro,
ma dovete darmi una sedia in terra.
- Cioè? - Il vestito da vescovo.
Ti piace?
Io ci provo.
Vai.
I giornalisti inglesi sono spariti e vagano per Napoli sotto falso nome.
Che vi pago a fare?
Che capo della polizia sei?
Ti faccio arrestare!
Devo farmi arrestare da me stesso?
Tranquillo, ti porto io in prigione.
Gesù, Giuseppe, Maria, siate la salvezza dell'anima mia!
Gesù, Giuseppe, Maria, siate la salvezza dell'anima sua!
Che sant'uomo!
Giuseppe, Maria, Gesù, non voglio offendervi più.
Non vi offende più.
Infame! Mariuolo.
Quelli sono venuti a scrivere male di me sul loro giornale.
Maestà, state tranquillo, li troverò.
Sì. Come no?
Come fai a trovarli a Napoli? Ignorante!
Mi avete stancato e me ne vado! Tenetemi il bambino.
- Maestà, un momento. - Sì, sì!
Maestà, un momento! Maestà!
Queste sono cose da pazzi!
Con questo re non si riesce mai a fare un discorso.
Che modi sono!
Eppure dovrebbe essere solo lui a "darci lumi".
Contessa.
Contessa?
Contessa?
Ciccillo!
Mimì!
Ciccillo!
Mimì!
Ciccillo, dove sei? Mimì! Mimì!
Mimì, Ciccillo dov'è?
Sono qui, maestà.
Vieni!
Subito.
Sono cose da pazzi.
- La contessa dov'è? - A letto.
- È vuoto! Sei cieco? - Sì, maestà, il letto è vuoto.
- L'ho visto. Dov'è? - È nel suo letto, ha il morbillo.
- Bravo, bravo! - Bravo!
Io ho nominato "duca" il marito per niente!
Maestà, se volete, ci sarebbe quella…
Vattene.
- Maestà! - Io ti sostituisco!
- No! - Mi trovo un altro.
- Zitto o ti do la scarpa in testa. - Sì, maestà.
Scusate. Non lo faccio più.
Maestà.
- Cosa? - La contessa!
La Carditello?
Sì, quella virtuosa col morbillo!
- La Carditello? - Sì, col morbillo.
Maestà, non vi arrabbiate.
Mimì!
Mimì! Mimì! Mimì!
Spostati! Brava la Carditello!
Bravo anche mio figlio! E tu me lo fai vedere?
Io…
- Sono nervoso! - Calma.
Ho bisogno di calmarmi.
Farò il tiro a segno! Dammi la pistola.
- Maestà… - Mimì, dammi la pistola!
Forza!
È piccola. La più grande.
- Un cannone? - Mettiti il melone in testa.
Maestà, non c'è un altro sistema per calmarvi?
Su, il melone!
- Il melone… - Forza!
No, la mela.
La mela? Questo è il melone.
Una mela annurca!
- La mela. - Forza!
Annurca.
No, l'annurca si vede bene, io voglio un bersaglio difficile.
La limoncella, così si confonde con i capelli.
- Forza, Mimì! - La limoncella.
Su, vieni con me.
Cammina.
Maestà, siete nervoso.
Su.
Fermati.
Fermati, girati.
Sembri un novizio, sai quello che devi fare.
Non sono mai sicuro. La metto così, si vede meglio.
Fermati.
Ho la vista appannata.
Speriamo che la colpisco.
Cercate di mirare il più alto possibile, maestà.
Non muoverti.
Nemmeno voi, maestà.
Fermo.
Alla faccia della Carditello!
Mimì, cerca una nocciola.
Una nocciola?
Maestà, non vi siete ancora calmato?
Chi siete?
Pulcinella!
Bella maschera.
Nessuno nasce sapiente!
Cosa fate in giro di notte? Cercate guai?
Soffro del contrario della malattia del sonno.
- Che avete qua sotto? - Non posso dirlo.
- Un vaso? - Sì, è notte. È un vaso da notte.
Mi private di questa comodità?
Scusate, ho fretta.
Vuoi un chilo di maccheroni?
Che devo fare?
Grida "Viva il re" quando la carrozza passa.
Se devo gridare, un chilo non basta.
Vuoi un chilo di legnate?
Il re dev'essere voluto bene, deve fare bella figura.
Gli stranieri devono vedere che lo amate.
- Che pasta date? - Mezzi ziti.
Non le tagliatelle?
Anche coi mezzi ziti, vogliamo bene al re.
Volete la pasta per applaudire il re?
Carmela, ho la pasta.
- Per un chilo? - Meglio di niente.
Tu nasconditi dove ti ho detto io. Corri, cammina.
Tu mettiti là, al posto tuo.
Mi raccomando, né lungo, né corto.
Deve essere deciso, preciso. Deve essere di rimprovero.
Così il re lo sente e pensa bene a quello che deve fare.
Fammi sentire.
Così va bene?
Va bene, ma…
fai una nota più bassa, più sostenuta.
Fammi sentire.
No, così.
Se il re se ne accorge, tu gli dici:
"Maestà, mi è scappato! Abbiate pazienza."
- "Mi è scappato!" - Vai, ora.
Cammina!
Scusate, io sono un ignorante, vengo dal paese a piedi.
Che cosa volete?
Io devo parlare col re di un'ingiustizia.
Il sindaco del mio paese ha comprato la terra vicino alla mia.
Voi avete la terra!
Il sindaco ha la terra, non io.
Succede un fatto curioso.
Il sindaco ha messo i pali di confine.
- I pali di confine? - La notte i pali camminano.
Il sindaco non è un ladro, ma con un metro a notte,
una mattina mi sveglierò in mezzo ai pali.
In mezzo ai pali?
Allora, devo parlare con il re, voi siete della città.
Come faccio a parlare con il re?
Non è facile parlare con lui, è molto impegnato.
- Devo parlare con il re! - Il re è là, prova a parlarci.
Maestà, siete soddisfatto?
Sentite che entusiasmo, che commozione!
Il popolo delira. Guardate.
Sì, non c'è male.
Tarantella, ogni tanto mi sembra di sentire qualche pernacchia.
No, è una vostra impressione.
Sei sicuro che non ci sono più repubblicani?
Li abbiamo impiccati tutti. Non è rimasto nemmeno uno.
Salute. Tarantella!
Andate via!
Viva l'eroe delle due Sicilie!
Quanto sei fesso!
Ora sei fesso per decreto reale!
Vedete quanto vi vogliono bene?
- Sarà! - Ma come?
Il cocchiere fa fatica ad avanzare.
La gente vuole staccare i cavalli per l'entusiasmo.
Per l'entusiasmo?
Mimì, attento!
L'altra volta hanno staccato i cavalli e li hanno sostituiti con due ronzini.
Lasciate i cavalli!
Andate via! Via!
Che cosa combinate?
Arrestate tutti!
Quando arriva il re?
Maestà, voi avete un santo vicino. Dovete avere pazienza.
Ci sono tutti gli ambasciatori.
Che figura! Questa è maleducazione.
Viva il re!
Forse arriva.
Che succede?
Cordelia, ditemi quello che vedete.
Il re è in una bellissima carrozza tirata da 12 stupendi cavalli.
"Questa cerimonia è ben riuscita
perché il monumento che Napoli ha offerto al suo re
è un simbolo dello straripante amore che il popolo nutre verso di lui.
Verso questo re buono, onesto,
questo re che ha mangiato solo pane e onore!
Tutto il popolo lo ha voluto vestito da imperatore Romano!
Il popolo di Napoli lo vede così!"
- Tarantella! - È un orinale.
Chi va là!
Di là. Voi andate di qua.
Che mangia il re stamattina?
Un ragù delizioso.
Beato lui.
Togli le mani!
Perdonatemi, maestà.
Che c'è qua dentro?
Voi lo sapete, maestà!
Intendo nella pentola.
Una cosa che vi piace tanto.
Spostati.
Scusate se ve lo dico, maestà.
Se vi occupaste del regno come vi occupate della cucina…
Mimì, questo è il mio rifugio.
Quando le cose vanno male fuori, io vengo qui e mi riprendo.
Tieni! Questo scorfano è bello.
Mimì, ti somiglia.
Buongiorno.
Scusate.
Chiedo scusa.
L'uva!
Ne prendo un grappolo.
Posso parlarvi?
Parla.
Io vengo dal paese a piedi. È due giorni che aspetto.
Non adesso, stiamo cucinando.
Fatemi il favore, per cortesia.
Mi lasci in pace? Che vuoi? Chi sei?
Io sono un "cafone", vengo dal paese.
Devo parlare con il re di confini.
Pensi che il re parli con te?
Ho portato questi capponi.
Se qualcuno mi fa parlare col re, glieli do.
Dalli a me, ti farò parlare con il re.
- Quando? - Torna domani.
- Domani a che ora? - Quando c'è il re.
- Quando c'è il re? - Quando vieni tu.
Allora, vengo prima. Va bene.
Ehi.
La regina dice che io non so fare niente.
Guardate.
Mimì, mi sono guadagnato la giornata alle spalle di un cafone!
Eh, già.
A voi che vi importa di un cafone? Quello è solo, non può dire niente.
Deve stare zitto.
Ma se i cafoni diventano quattro, mille, maestà…
i cafoni messi insieme fanno un popolo.
Tu non capisci niente di politica, tra te e la politica c'è un abisso.
- Sapete che faccio? - Te ne vai?
Con il permesso di vostra maestà.
Ferdinando!
Ferdinando!
Pure qua!
Tu qua stai, dopo lo scherzo che ti hanno fatto?
Io so stare agli scherzi.
I napoletani sono divertenti, non bisogna offendersi.
Che sant'uomo!
L'indulgenza è una delle virtù…
cardinali.
Cardinale?
Tu vorresti essere fatto cardinale?
Ti ho appena fatto vescovo.
Sei bello vestito così, sembri un peperone.
In questa corte tutti salgono e solo io scendo.
Maestà, facciamo il consiglio dei ministri davanti alla servitù?
Tarantella, io sto cucinando.
Insomma, tu vuoi che facciano tutto gli altri
e tu non vuoi fare niente per farti rispettare.
Viva il re!
Viva il re!
Sentite queste grida?
È tutto affetto per me, il popolo mi vuole bene, mi adora!
Evviva la costituzione!
Viva il re!
Che cosa gridate?
Hai dato la costituzione senza avvertirmi?
Non ho dato niente a questi lazzaroni.
Tu che ne sai, servo?
Il re ha dato la costituzione.
No, non ha dato niente!
Ci sono i manifesti con la firma di Ferdinando!
Sono falsi! Arrestate tutti!
Mamma mia, c'è anche San Gennaro!
Tarantella, c'è San Gennaro! Arrestate anche lui!
Arrestare San Gennaro?
Chiudete le finestre.
Ora ti sei convinto.
Questa è la prova che a Napoli i repubblicani ci sono ancora.
Non ne conosco nessuno.
Allora, fateveli presentare!
Maestà, dobbiamo indagare.
- Va bene, indagate. - Maestà!
- Devo indagare io? - No!
Indagheremo dove la gente si riunisce.
Sì, e lasciatemi in pace.
Maledizione! Stiamo facendo una frittata!
Papà!
Papà!
Pulcinella dov'è?
È dal tuo avvocato.
Che vorresti dire? L'avvocato mio?
Tu lo sai. Ha perduto un'altra causa, ma ha fatto un'altra canzone per te.
Perché mai si è laureato?
Stai zitto!
Ti viene sempre dietro.
Fatti gli affari tuoi!
Papà!
Papà!
- Nannina, com'è andata? - In piazza c'era tanta gente.
Se il re non schiatta stavolta, non schiatta più.
Il re schiatterà, è questione di tempo.
- C'era tanta gente? - Sì, c'era tutta Napoli.
Questa è andata bene. Senti la canzone di Gennarino.
Gennarino, suona!
Suona!
Gennarino, sei in lutto?
- No, perché? - Suoni solo tasti neri.
- Dai, Gennarino, suona. - Non guardare la ragazza, suona.
Questa è una musica orecchiabile, può essermi utile.
Può avere un grande successo, ma scrivo io le parole.
Continua a suonare.
"Fa il padrone… Fa il padrone…"
"Fa il leone". Bravo.
"Fai il padrone, fa il leone."
Ma chi?
"Quest'uomo è un bestione!" Ci sta bene!
Ma che fate? A teatro non si sputa!
- Ricominciano! - Riparatevi, arriva il diluvio.
Dammelo.
E la mia canzone?
La canto appena è pronta la scena.
Aspetta.
Non posso, devo finire la lettera.
- Cosa? - Il resoconto.
Con un corriere segreto manderò il resoconto ai repubblicani di Roma.
Quando ci sarà la repubblica, Pulcinella diventerà eroe nazionale!
Pubblico rispettabile, parlo agli educati e ai maleducati!
Mia figlia vi presenterà una canzone che avrà successo nel regno e fuori.
"La palombella e il falcone".
Tocca a me, devo andare. Mi chiama mio padre.
Sì, vai.
Batti le mani!
Brava, Nannina!
C'è nessuno? Con permesso!
Ancora tu?
Eccellenza, avvocato illustrissimo, perdonatemi se entro in casa vostra.
Avvocato, che posso farci? Perdonatemi.
Ogni volta che vado alla reggia,
un tipo prende i capponi e non mi fa parlare con nessuno.
L'ultima volta mi ha chiesto qualche faraona.
È un bel furfante.
Stavolta non sono venuto per un consiglio,
ma per una supplica come mi ha suggerito lui.
Una supplica.
Scriviamo questa supplica, presto!
♪ Vola, vola, palombella ♪
♪ Per il Paese che si lamenta ♪
♪ Stai attenta al falcone ♪
♪ Al falcone che ti mangia ♪
Ti piace?
♪ Per Napoli, per la campagna, ♪
♪ Corre voce che il falcone deve morire ♪
Deve morire!
♪ Per Napoli, per la campagna ♪
♪ Corre voce che il falcone deve morire ♪
♪ Fa il padrone, fa il leone ♪
♪ Quest'uomo è un bestione ♪
Chi è il bestione? Chi è il falcone?
Te lo dico se non lo dici in giro. È…
Non voglio dirtelo più.
Chi è il bestione?
Maestà, io credo che…
- Non lo so, maestà! - Tu non sai mai niente.
♪ Perché tu sola ♪
♪ Con queste ali puoi volare ♪
La mossa!
La mossa! Nannina, la mossa!
Mi hai giurato di non fare la mossa!
Sfacciata!
L'ha fatta!
Maestà, controllatevi.
Avete il baffo libidinoso.
Il vostro baffo balla!
Ha fatto la mossa!
- Maestà, sono io! - Levati!
C'è un bel giovane che mi regala un bacio?
Io! Io! Io!
A me! A me! A me!
Che cosa bella! Che cosa magnifica! Che zucchero! Che zucchero!
Alzati, batti le mani!
Io non ho avuto il bacio e non batto le mani.
Ecco la supplica, andate.
- Avvocato! - Sì, un'altra volta.
- Vi auguro di vivere cent'anni. - Grazie.
Anche vostro fratello e vostra madre!
- Avvocato. - Chi sei?
Quello che porta il "formaggio" a Roma.
- Non devi darmi niente? - Sì.
- Forza! - Tieni, stai attento.
Quando passi il confine,
attento a non rovesciarlo, è vino e macchia.
- Hai capito? - Non preoccuparti, ci penso io!
- Stai tranquillo. - Vai.
Ci vediamo! Addio!
- Eccomi. - Tu aspettami.
Come al solito, maestà.
- Siate prudente. - C'è pericolo?
- Forse. - Aspettami e non fare il saputello.
Scusate.
- Nannina Scognamiglio. - Sta recitando.
- Quando finisce? - Dopo ha da fare.
Ecco la collana e l'anello.
- E anche il bracciale! - È roba mia!
Datemi tutto!
- Dov'è l'anello? - Vi do anche gli orecchini!
Pure quest'altro. Basta.
Vado al Monte di Pietà.
Gennarino, presto, slaccialo.
Slaccia il vestito.
- Faccio io. - Ma che fate?
Vi aiuto.
Non spingete!
Datemi il vestito!
Quante chiacchiere!
Queste pezze vecchie mi fanno schifo!
Adesso fanno schifo!
Il barone ha detto che mi copre di brillanti.
- Prenditi il vestito! - Il vestito? Questo è tutto?
Sbrigati.
Ancora?
Il gancio.
Sì, il gancio!
Dai!
Ve ne andate, sì o no?
Tieni! Prendi anche questo!
Il barone me ne fa 18.000 come quelle!
Chi è questo barone?
Questi sono affari che vi vedete con lui. Ora datemi la sottana!
La sottana no!
Ah, avete le gambe storte!
Io le gambe storte?
Tieni, alla faccia tua!
Tu te le sogni le mie gambe!
Prendi anche questa!
Questo no!
A forza te lo tolgo!
- Questo non lo tocchi! - L'ho comprato di quarta mano!
Devo spogliarti!
Andate a fare una passeggiata.
Perché vuoi mandarlo via? Si è disturbato a venire per me.
Siete un bell'uomo, uno zucchero.
Grazie, faccio quello che posso.
- Sembra uno scorfano. - Lo dici tu.
Quanti orologi avete?
- Li avrà rubati. - Perché li portate tutti con voi?
L'orologio è come il cuore.
Se non lo porti con te, si ferma.
Chi siete? Chi vi ha insegnato a parlare così raffinato?
Chi sono? Permettete.
Nannina, sono un capo guappo.
Nei vicoli le mie parole sono legge. Io trasformo il giorno in notte!
- Salute. - Grazie.
Mi date un appuntamento?
Beh…
Se ti piace, daglielo!
Io aspetto all'uscita degli artisti.
Se le vostre parole sono legge…
Nannina, io vi offro la mia protezione.
Vi aspetto.
Vi aspetto.
Vedete, Nannina,
per voi sono un bell'uomo
e vi ha fatto piacere sapere che sono guappo.
Però, la vita non è fatta solamente di queste cose.
Bellezza, forza, prepotenza!
Mi dispiace che siate attratta solo dalle mie doti fisiche,
dalla mia bellezza esteriore.
Io non ho solo un bel fisico.
Anche nel petto di un atleta possono esserci sentimenti nobili,
quella ipocondria di poeta.
Don Ferdinando, perché mi date questa colpa?
Di fronte a un uomo come voi, una donna cosa guarda come prima cosa?
L'attrazione fisica non si può dominare.
Gesù, Nannina, sentite come mi fate battere il cuore!
Io vi conosco da oggi, ma già vi voglio bene come un bambino.
Vi amo!
- Io vi amo! - Sì, ma tenete le mani a posto.
- Nannina, vi amo! - Fermo, non fatemi arrabbiare.
- Nannina! - Mi rovinate la camicetta!
Nannina!
- Voi allungate troppo le mani! - Avete ragione.
Avete ragione, mi calmo.
Io ho un carattere troppo giovanile, troppo focoso.
Me ne sono accorta.
Non roviniamo il primo incontro.
Volete fumare un sigaro?
No.
Che è? Non tira?
Riaccendiamo.
Gennarino è saltato in aria?
Che succede?
Niente. Sono fuochi d'artificio.
- Che festa è? - Santa Carolina, festa della regina.
A corte c'è un gran ricevimento.
Oggi è Santa Carolina? No.
Non lo sapevate?
A casa ho una moglie… Mia madre si chiama Carolina.
L'avevo dimenticato!
- Nannina, me ne vado! - Dove andate?
Mia madre si chiama Carolina!
Nannina, vengo a trovarti a teatro.
Scusa, l'avevo dimenticato.
Nannina, ci vediamo a teatro. Ricordati, a teatro!
La mamma!
Ho un po' freddo, accendo il fuoco.
Sei uscito, eh?
Sfacciata, ti ho sentita!
Sapevo che eri nel camino. L'ho fatto per punire la tua gelosia.
Io geloso?
Non mi importa di quel cafone.
Sembra un babbuino.
Allora, mi vuoi bene?
Sì!
Dobbiamo sempre fare l'amore a schiaffi?
Con queste ci mangiate una settimana.
Sì, dammi la supplica.
- No, devo consegnarla di persona. - Domani.
Domani vi dirò come e quando incontrerete il re.
- Domani? - Domani.
- Allora, ridatemele. - Domani!
- Avanti un altro cafone! - Sempre domani?
Sempre!
Mannaggia!
Ho una pratica per avere la pensione.
È una cosa difficile.
- Io ho portato la mozzarella. - No, non posso accettare.
Non dovete accettare, prendetela senza accettare, come l'altra volta.
Che dovete accettare a fare?
- Per la pensione state tranquillo. - Grazie.
Tornate fra due giorni.
- Queste sono mutande! - Non accetto mozzarelle!
Forse qualche formaggio.
Dice che non prende mai niente e poi prende tutto!
- Dura poco. - Tu dici?
- Io ho uno zio a Mondovì. - Dove si trova?
In Piemonte, zona di Lombardia.
Mi ha scritto che stanno fabbricando l'Italia.
- No! - Stanno facendo l'Italia.
Quando arriva qui, tutto cambia!
Le ingiustizie finiscono.
Con la nuova Italia, per avere un servizio,
non serviranno tangenti, raccomandazioni, regali e capponi!
- Tu dici? - Certo!
Shh!
- Guardate che devo fare. - Pittura! Non mi bruciare.
Non vi brucio, maestà.
Ecco, siete bello.
Che bella cosa!
- Che ne pensi? - Sembrate un tizzone.
- Sono completamente cambiato! - Sì.
Mimì, guarda che zucchero!
- Che bella cosa! - State benissimo!
Il vero guappo! Dammi il gilet.
Ecco il gilet, maestà.
- Sono cambiato! - Sì.
- Quanti anni mi dai? - Non posso dirlo.
- No, dimmelo. - Non fatemelo dire.
Secondo te, una ragazza quanti anni mi darebbe?
- Appena vi vede… - Se dici 18 anni, ti do uno schiaffo!
Maestà, perché vi vestite così? Questi sono abiti da giovanotto.
Così vestito non si direbbe, ma avete un torace…
Bello, vero?
È tutto imbottito! Il vostro torace sembra una nocciola, è striminzito.
Implume.
Maestà, perdonatemi, sono il vostro umile servo, ma devo dirvelo!
Voi avete il fisico infelice.
Stai zitto! Infelice?
Quella ragazza è innamorata di me!
Quando vi vede, si mette a ridere!
Dammi la guancia.
Mimì, dammi la guancia.
Lo sapevo!
Con me si scherza fino a un certo punto!
Ma io ero serio!
- Chi è? - Sua eccellenza Caputo.
Avanti, scocciatore!
- Ben alzato, maestà. - Ho fretta.
Devo dirvi una cosa riservata.
Mimì, vai a prendere il foulard colorato.
- Quale foulard? - Prendi il foulard colorato.
Certo. Vado, maestà.
Beh?
Maestà, ho visto la regina.
Mi ha detto che stanotte avete dormito in camere separate.
Altro che camere, io dormirei in città separate!
Lo so che commetto peccato.
Non è un peccato,
anche se dare soddisfazione alla propria consorte è un dovere,
ma la castità è qualcosa, di più alto, di più sublime!
È un altro segno della vostra santità.
- Devo dirlo a Roma. - Sei ubriaco?
Vuoi che sembri un incapace?
Hai ricevuto la nomina di arcivescovo e vuoi diventare cardinale?
Pensi di diventare Papa?
Non mettiamo limiti alla provvidenza.
Caputo, ascolta.
Non possiamo introdurre il divorzio anche a Napoli?
Volete far arrabbiare il Papa?
Con Napoleone non si arrabbia e con Ferdinando sì?
Finché ci sono tanti preti!
Maestà, volevo chiedervi un piacere.
Il marito della contessa Carditello vorrebbe diventare principe.
- L'ho appena fatto duca. - Ma se lo merita.
Caputo, guardami negli occhi.
La contessa Carditello…
Maestà! Quella è una santa donna, bella e virtuosa.
Maestà.
Vieni, Ciccillo.
- Devi farmi un servizio. - Ditemi.
Shh! Un servizio!
Devi dire alla contessa Carditello da parte mia questa cosa.
Sì.
Questa notte il gallo canterà, tenete aperto il pollaio.
- Pure voi? Complimenti! - Come ti permetti?
Riferisci e basta.
Non prenderti confidenza, sei un intermediario.
Sì.
Il padrone! Il falcone!
Quest'uomo è un bestione!
Maestà! Maestà!
Non mi lasciano mai in pace!
Maestà!
Sì, eccomi!
Maestà, c'è un repubblicano in camera vostra!
Mamma mia!
- Un repubblicano! - Arrestatelo!
- Prendetelo. - Lo cerco io.
Cercatelo, chiamate i gendarmi!
Fatelo impiccare, la carogna!
- Mimì, dammi la pistola! - Quale pistola?
- Lo avete trovato? - No, non c'è.
Eppure io l'ho sentito cantare.
Lo prenderò! Vi do la mia parola d'onore.
Che cosa cantava?
Quella canzone che fa…
- Ero io che cantavo! - No!
- Sapete la canzone chi sbeffeggia? - Chi?
A voi, maestà.
- Sì, quella del falcone. - A me?
"Fa il leone, fa il falcone, quest'uomo è un bestione."
Voi siete il bestione, qualcuno l'ha scritta per prendervi in giro.
Non è vero! Chi avrebbe scritto la canzone?
Non lo so, sono all'oscuro.
Allora, cerca di sapere.
Scopri che vogliono con la canzone.
Maestà, che cosa vogliono?
È una canzone politica.
- Tu dici? - Sì.
Sì, perché adesso la politica si fa anche con le canzoni,
la caricatura e la barzelletta.
- Ha ragione. - Si fa anche con la forca.
- Giusto. - Con la forca!
Si fa anche con la forca.
Tarantella, scopri chi ha scritto la canzone.
Sì, state tranquillo.
Vi do la mia parola d'onore, o non sentirete più parlare di Tarantella.
Se lo trovo, me lo mangio vivo!
Sì, se lo trovi. Vai!
Maestà, non arrabbiatevi.
Maestà.
Come sei diventato tipografo?
Si scrive "dobbiamo accidere"?
- Sì, con la A. Voi come dite? - "Accidere".
- Esatto. - Però si scrive "uccidere".
"Dobbiamo accidere il re lazzarone."
"Questo manifesto è affisso su questo 'ngulo di muro".
"Questo 'ngulo di muro?"
- Si scrive "angolo di muro". - Io lo pronuncio così.
Si deve mettere la A, "angolo", "'ngulo di muro" non si può dire.
"Perché anche le parole, anche l'ironia, possono accidere…"
Un'altra volta "accidere"!
Questo è un manifesto serio.
Noi andiamo nei paesi e recitiamo,
ma vogliamo divulgare le parole della canzone.
È un manifesto serio e lo hai scritto male.
Si capisce lo stesso.
Sì, si capisce, ma dove sono i manifesti?
Qui! Ho dovuto nasconderli nella valigia.
State attento, la polizia sorveglia chi entra e chi esce da Napoli.
Io vado per la strada piccola, per la porta di Mezzocannone.
- I gendarmi sono proprio lì. - Anche lì?
I gendarmi nascono come funghi! Grazie per il tuo aiuto.
Prego, statemi bene.
Non ridere, questi ti ammazzano ridendo!
Ti aiuto.
Sei pazza? Che ho fatto?
Se quando sono in tournée, qualche ragazza fa la smorfiosa con te?
Io non guardo le altre donne!
Sono un bravo ragazzo.
Vedono un bravo ragazzo e si danno da fare.
Hai finito? Andiamo di male in peggio.
Prima ci davamo gli schiaffi per ciò che era successo.
Ora per ciò che può succedere!
Sono schiaffi futuri perché li meriti, sei troppo bello.
Queste sono cose dell'altro mondo!
- Gennarino, facciamo la pace. - "Facciamo la pace"!
Dai!
Dai!
Va bene.
Nannina, se tu facessi la smorfiosa con qualche spettatore in prima fila?
Se uno spettatore ti mandasse un mazzo di fiori?
Allora?
Pulcinella.
Don Ferdinando Palermo! State davvero bene!
- Volevo parlarvi di persona. - Ditemi.
Non volevo dirlo davanti a vostra figlia, sapete che le voglio bene.
La canzone che ha cantato ieri sera contro chi era diretta?
- "Il falcone e la palombella"? - Sì, "il bestione"!
Quella è una canzone innocente.
No, non è innocente, quella canzone è maligna.
Quella canzone è pericolosa, prende in giro il re.
- No, per carità! - Sì, prende in giro il re!
- Sfotte il re! - Non c'è bisogno di sfotterlo.
Perché?
Se fosse un re che il popolo vuole cacciare,
allora lo prenderebbero in giro.
Quando re Ferdinando si arrabbia, fa molto male alle persone.
Mena mazzate!
Per fortuna, per grazia di Dio,
il re mi protegge, io lo conosco bene.
Però, se il re volesse scoprire chi ha scritto la canzone?
Voi non sapete come nascono le canzoni a Napoli.
Nessuno sa chi scrive le canzoni, stanno nell'aria.
Le canzoni passano così e si acchiappano.
Le canzoni sono appese alle finestre, ai balconi, sono nell'aria!
Come i panni che si asciugano al sole, le canzoni sono ovunque.
Non potete sapere chi le scrive,
passano di bocca in bocca e il popolo le canta.
Chissà chi ha scritto la prima parola!
Tu non sai chi l'ha scritta?
Nessuno sa chi ha scritto la canzone sulla cacciata dei Saraceni.
"Esci, saraceno! Esci!"
Pulcinella, ti do un consiglio, vedrai che mi ringrazierai.
Quella canzone è brutta.
"Il bestione… Il falcone deve morire"!
- Perché deve morire? - Il falcone ruba le galline.
Lasciamo vivere il falcone, così vivono anche le galline.
Vivi anche tu. Non cantarla più.
- Papà! - Eccomi.
Io sono pronta. I facchini vogliono essere pagati.
Don Ferdinando, un momento.
Quali facchini? Non possiamo fare questa tournée.
Perché?
La valigia con i manifesti non può uscire.
I gendarmi sono alla porta di Mezzocannone e perquisiscono tutti.
- Come facciamo? - Mannaggia!
Papà, parlerò con don Ferdinando.
- Don Ferdinando. - Nannina, partite?
Non ricordate il mio invito, Nannina?
Sì, lo ricordo.
Papà, don Ferdinando ha una casa dentro la porta di Mezzocannone.
È una casa meravigliosa.
Dalla finestra si vede il mare e tutta la campagna.
Dalla finestra si vede la campagna e il mare? Beato voi!
Ora dobbiamo partire, ma verremo a vederla.
Dobbiamo fare la tournée.
- Vado ad aiutare i facchini. - Sì.
Che facciamo con vostro padre? Dove lo mettiamo?
Non vi preoccupate, ce lo perdiamo per strada.
- Quando donna vuole… - Quando donna vuole!
Vi porto la valigia.
No, aspettate un momento.
- Prendete questo. - Sì.
Prego.
Don Ferdinando porta la valigia!
Documenti!
Tutto in regola.
Questo naso non è vostro.
Va bene, ho capito.
Tieni.
Potete passare, sembrate un galantuomo.
Grazie.
- Voi siete di nuovo qua! - Sì, vado, torno!
- Forse domani mi udienzano. - Cosa?
A palazzo mi aspettano per una udienza.
Ho capito.
Vi compatisco, è un Paese brutto.
Un poveretto cerca di ottenere quello che gli spetta di diritto
e va avanti con i capponi.
Quanti ne avete portati fino adesso?
Un cappone alla sentinella, un cappone al guardia porta,
tre capponi a un uomo con i baffi che non so chi è.
Non è finita, domani devo portarne altri tre.
Che vergogna, che Paese brutto! Si fa tutto con i capponi!
Anche chi sta sotto a questa porta e che sorveglia chi va e chi viene
vuole un cappone. Avete capito?
Certo!
Invece di tre capponi, domani devo portarne quattro.
Esatto.
- Che brutto Paese! - Sì, che schifezza!
- È lui, lo vedi? - Chi è?
Quello con i baffi che mi aiuta.
- Chi è? - Non lo so, ci vado a parlare.
Scusate.
Sei ancora qua? Che vuoi da me?
La supplica!
Signorina, chi ve lo fa fare?
Pensateci in tempo!
Quando quello si toglierà lo sfizio, avrete voglia di cercarlo.
Non si farà più trovare.
Che dite? Chi siete voi?
Io governo questa garçonnière, lo so!
Qui sono passate tante ragazze
e quando sono tornate per cercarlo, lui non si è fatto trovare.
Non capisco perché vi preoccupate dei guai altrui.
Perché io lo amo!
Sono stata la prima a inaugurare quella porta.
Ero bella e frizzante!
Ti prego, non cominciamo con i soliti discorsi!
Ma tu che vuoi da me? Lasciami in pace!
Fate avere al re la supplica!
- Non la voglio! - Di qua non si passa!
Chi era?
Un cafone con una supplica per il re.
- È uno che regala capponi. - Voi che c'entrate?
Sanno che il re mi stima e allora vengono tutti da me.
Suppliche, domande!
Anche nello spogliatoio, centinaia di suppliche!
Volete andare subito nello spogliatoio?
Don Ferdinando, che fate?
Da quando avete detto che sentite una attrazione fisica per me,
mi sembra di essere una rondine che cinguetta per la felicità.
Quella è la finestra che dà sulla campagna?
Sì, Nannina, tante donne sono passate in questa stanza.
Potrei citarvi tante donne che sono cadute in questa trappola.
Volete levarmi la mano da dietro?
Era dietro? Scusate.
- Che hai nei sacchi? - La miseria, si può portare fuori.
- Questa che cos'è? - Roba di teatro.
- Volete vedere tutto? - Sì, tutto.
- Uno per uno. - Entrate.
Controllate bene. Tu vieni qui.
Stai fermo! Girati.
- Fermo! - Non posso, mi viene da ridere.
- Che hai nelle scarpe? - Non posso dirlo.
- Perché? - Non posso.
Confessa!
Ho i piedi, non potevo dirlo per rispetto alla faccia vostra.
- Vattene! - Grazie, statemi bene!
- Non c'è niente. - Pasquale, andiamo!
Il superiore ci fa passare.
- Non farti vedere più! - Siamo gente di teatro!
Tre.
Perché ridete?
Eravate felice quando avete detto:
"Chi fa il punto più basso, si toglie un capo di vestiario."
Vediamo.
Cinque più tre, otto.
Forza, togliete il busto.
Tolgo anche quello di sotto? È legato con quello di sopra.
Sì, dovete togliere anche quello di sotto.
E datemi l'indirizzo della vostra bustaia.
Vi ha fatto un girovita di vespa.
Mai come quello vostro.
Mi mantengo bene, faccio ginnastica.
Grazie del complimento.
Fai presto, andiamo!
Nannina, da solo non ce la faccio.
Vi aiuto io.
Nelle vostre mani mi sembra di essere un neonato.
Sono pronto per essere cambiato e profumato.
Mi fate il solletico!
Nannina, quanto sei bella!
No, don Ferdinando, tenete le mani a posto.
Io ho capito che voi siete sincero con me.
Con voi io potrei anche trovare la mia convenienza
perché voi siete un capo guappo, ricco, rispettato.
Ma io non posso.
Nannina, me lo dici così?
Io sono innamorata di un altro uomo, devo essere sincera.
È più bello di me?
No, è meno bello di voi,
ma dovete rassegnarvi lo stesso.
Non dovete volermi male.
Don Ferdinando, non mi fate commuovere.
Non fate quella faccia addolorata.
Perché non dobbiamo volerci bene?
Tenete le mani a posto!
Chi è questo giovanotto? Quello con la faccia da fesso?
Mamma mia!
Se lui sapesse che siamo qui soli, ci ammazzerebbe tutti e due!
È un tipo focosissimo, gelosissimo.
Nannina!
Nannina!
- Dov'è? - Da quella parte!
Non fategli niente, io gli voglio bene!
Nannina…
Vieni qua!
- Non facciamo confusione. - Vi ammazzo!
Aprite questa porta! Aprite!
Dove è andata?
Questo è suo.
Vieni fuori! Sgualdrina, spudorata!
Vieni fuori!
Devi tornare qui e io ti aspetto!
Vediamo! Vediamo!
- La turista è bella. - Si vede che vuole fare l'amore.
La invito a cena.
Villani! Vi guardano anche con il cannocchiale.
Stamattina, quando ho visto che eravate uscita,
mi sono spaventato pensandovi sola fra questi napoletani.
Ma come avete potuto?
Vi avranno riempito di complimenti.
Sì, molti complimenti e anche pizzicotti.
- No! - Ho spedito un articolo al giornale.
Su che cosa?
Siete troppo curioso.
Abbonatevi al mio giornale, così lo saprete.
Quando leggerete il mio articolo, sarete invidiosa.
Non credo.
Perché non lo spedite?
Non mi muovo da qui.
Arriverà più tardi del mio.
No.
Non mi muovo finché resteranno qui quei quattro…
Temo siano dei criminali sessuali.
Pat, portatemi a dormire, sono stanca.
- Accomodatevi. - Grazie.
Don Peppino, prendiamo questa stanza per un mese.
Va benissimo.
Pat, siete sicuro di non guardare?
Sicurissimo.
Che cosa vedete?
Delle pecore nei pascoli della Scozia accanto a un castello medievale.
Come è possibile?
Semplice, io amo le pecore.
Se chiudo gli occhi, le vedo.
Quello scemo sta con gli occhi chiusi!
Se volete anche la vista dal balcone, dovete darmi un altro ducato a testa.
Esagerato!
Va bene. Ecco, tenete.
- Don Peppino, ridateci il ducato! - Qui tutto è cambiato!
Maestà!
Oh!
- Maestà! - Oh!
Siete vivo o morto?
Mi sembra che sono vivo.
- Tu che ne pensi? - Se parlate, siete vivo.
- Uscite! - Sì.
E tu chi sei? Sei amico o nemico?
Sono Mimì! Non mi riconoscete?
Mimì, qua io sento solo l'eco, c'è il rimbombo.
Uscite, maestà.
Uscite, vi prego.
Sono qua, maestà. Piano.
Fate piano, maestà.
- Mimì! - Attento alla testa.
Fate piano, così.
- Mamma mia! - Che avete fatto?
- Qui c'è la luce. - Sì, maestà.
Io credevo che fosse notte. Oggi che giorno è?
- Oggi è giovedì 7. - Oggi è 7?
- Sì, sedetevi. - Quanto tempo è passato!
Per questo ho fame.
Quel pazzo non se ne andava mai!
Dovete smetterla con le donne!
Prima il pazzo, poi lo scemo, poi il sordo!
Vi aspettavamo a palazzo, oggi è la vostra festa.
Il vostro compleanno. È festa nazionale, dovete fare il discorso al balcone.
La canzone si è diffusa!
Sembra che anche le campane mi prendano in giro.
Maestà, la verità è che fate ridere.
Fate ridere come re e come uomo.
Guardate che faccia triste avete perché una donna vi ha detto di no.
È una malafemmina.
Sapevo che avreste detto così.
Voi dovreste ringraziare quella donna.
I re sono come tutti gli uomini.
Quando siete senza corona e vi vestite come un misero mortale,
la gente vi dice di no.
Maestà, voi valete tanto come re quanto come uomo.
- Mimì, concludi. - Sì, concludo. Spostati!
Concludo. La gente non vi rispetta, vi canzona.
- A me? - Vi ha fatto la canzone!
♪ Il falcone, il bestione! ♪
Mimì, sai che ti vedo in pericolo?
Per caso sei repubblicano?
No, io sono un vostro servo,
ma non sottovalutate i repubblicani.
Mimì, dici tante stupidaggini.
Non vedi che la gente mi vuole bene?
Il giorno del mio compleanno ci sono festoni, archi, fiori.
- Mimì, è la festa del re. - Sì.
Lazzarone, che fai?
Pulisco il quadro del re! Lo devo fare lustro lustro.
Comprate i numeri, sono sicuri.
Volete comprare tre numeri?
Che numeri sono?
Oggi è la festa del re.
È una giornata importante, si deve giocare.
Sono tre numeri pensati appositamente.
- Quali sono? - Tre…
Ventotto e 84.
Che cosa significano?
Il tre è la rivoluzione.
- Che cosa? - La rivoluzione.
Il 28 è la cacciata. 84 è la repubblica!
Questi numeri non usciranno!
- Non escono? - Vattene!
Allora, me li gioco solo io!
Giocali da solo!
- Che vi dicevo? - Cammina, Mimì.
"Popolo mio, la tua fedeltà, il tuo affetto.
- L'amore che hai per il re… - Ferdinando.
Un momento. Sto ripassando il discorso.
- "Popolo mio!" - Ferdinando!
Che vuoi, Carolina?
Dove hai dormito le ultime tre notti?
Sono stato a meditare in un posto.
Ferdinando, se non me lo dici, torno in Austria e ti dichiaro guerra!
Per una cosa simile, sono disposto a fare la guerra dei cent'anni!
Sei fastidiosa!
Fastidiosa e petulante!
- Maestà… - No, oggi è la mia festa.
- Fammi un regalo, non parlare! - Maestà, fuori…
Lo so, il popolo mi aspetta. Voglio fare un bel discorso.
No! Non uscite!
Popolo! Popolo mio!
Popolo…
Che ha fatto?
Ha scritto contro di voi sul giornale repubblicano
quando siete scappato in Sicilia.
Scappato? Ci sono stato per ragioni di Stato.
Sono in prigione da cinque anni, quando mi fate uscire?
Siete stato in carcere abbastanza.
Liberatelo e mandatelo alla forca!
Sarò più severo.
Lui che ha fatto?
Ha gridato: "Abbasso la regina!"
- Maria Carolina? - Sì.
Assolvetelo.
Grazie, maestà!
Lui?
Ha giocato tre numeri al Lotto. Tre, 28 e 84.
Significano "rivoluzione", "cacciata" e "repubblica".
Gli avevo detto che non erano buoni!
Allora, voi siete importante.
Sì, molto importante.
Voglio darti una possibilità.
Una volta tu mi hai dato un Asso.
Dammi dei numeri buoni.
Se i numeri escono, esci anche tu.
Tre, 28 e 84! Rivoluzione, cacciata e repubblica.
Tenete dentro questo fetente!
Questo giacobino!
- Lui che ha fatto? - È uno dei pastori delle pecore.
Perché mi tenete chiuso qui? Che ho fatto?
Non lo sai che hai fatto?
Non potete tenermi qui senza regolare processo!
È giusto, avrai il regolare processo.
Domani.
Impiccatelo prima dell'alba e poi fate il processo.
- Sì, maestà. - Ti piace?
Sì, sì, sì!
Come funerale è adatto alla persona, ma lo vorrei più solenne e lussuoso.
Invece di sei cavalli, mettiamone 12.
- Maestà, mi avete fatto chiamare? - Sì, Tarantella.
È morto qualcuno?
Non ancora, per questo ti ho fatto chiamare. Seguimi.
- Voglio chiederti un consiglio. - Agli ordini, maestà.
Quando in famiglia muore una persona e si vuole avvertire i familiari,
che cosa si può dire per non spaventarli?
- Si deve agire con cautela. - È vero.
Invece di dire "è morto", si dice "è grave".
Ho capito.
- Allora sei grave, Tarantella. - Io?
Non ti preoccupare, avrai dei funerali meravigliosi
con la banda, i soldati, le fanfare, il Te Deum e la messa cantata.
Sei un celebre statista e meriti certe cose.
Avete deciso anche il giorno del funerale?
Fra otto giorni.
Dovevi trovare l'autore di quella canzone.
- Ma non si trova! - Non fa niente.
Fra otto giorni, salirai sulla forca e si farà questo bel funerale.
- Maestà! - Basta!
Non voglio discutere più! Io voglio fare il re sul serio!
Fra otto giorni sulla forca ci va lui o ci vai tu!
Prendetegli le misure.
Volete farmi un vestito nuovo?
Non ho chiamato il sarto, ho chiamato il falegname.
- Beh? - Le pecore fanno "be".
A Roma non hanno capito niente di quel documento clandestino!
Che significa "i pali camminano"?
- Che cos'è questa supplica? - Cosa?
- Oddio, ti ho dato questa? - Sei anche indovino?
Dove vai?
Pulcinella! Pulcinella!
Sputatemi in faccia!
- No, tu sei un bravo ragazzo. - No, dovete sputarmi in faccia!
Che è successo?
Ho mandato a Roma la supplica del cafone!
Per questo ti arrabbi?
Il cafone porterà al re il messaggio che avevo scritto per i patrioti di Roma!
Gennarino, per carità!
Mamma mia!
Non farmi sciogliere il poco sangue che ho nelle vene.
- Che c'era scritto nel messaggio? - Era un messaggio fraterno.
Un messaggio di fede ardente e patriottica!
Lascia stare la fede patriottica. Che c'era di compromettente per me?
I saluti ai fratelli di Roma, che devono prendere esempio da noi
e che la fiamma parte dai teatrini delle maschere.
Possano ucciderti! Deve venirti un colpo apoplettico!
Un colpo che non ti fa morire subito, devi morire lentamente,
ti devi consumare come una candela,
tutto attorcigliato e avvolto come un "tortano" di pane!
No, è poco, Pulcinella. Io mi merito di più!
Perché? Che altro hai scritto?
Si…
Si magnificavano tutti i vostri meriti.
- Quali meriti si magnificavano? - Tutti!
- Tutti? - Soprattutto le parole…
- Le parole della canzone! - Sì.
Mamma mia! Io vedo la morte con gli occhi!
Nella lettera almeno hai scritto che la musica è tua?
No, io sono modesto, voi lo sapete.
Lo farò sapere io!
♪ Vola, vola, palombella ♪
♪ Per il Paese che si lamenta ♪
- Mimì. - Ho capito.
Mimì, voglio rilassarmi.
Prendi la mela.
No, prendi una noce. Anzi, no, una nocciola.
Le nocciole sono finite.
Allora, una noce.
Fai presto, Mimì.
Dove vai, animale? Fermati lì.
- Hai messo la noce sulla testa? - Mamma mia!
- Sì, c'è. - C'è!
Sua eccellenza Caputo.
Maestà.
Vi ho portato a far vedere questo, l'ho dipinto io.
Ho voluto fare una prova di quando sarete beatificato.
Penso che il vostro santino potrebbe essere questo.
Sì.
Caputo, hai dimenticato l'aureola.
Ricordi?
- L'aureola viene dopo. - Ah, dopo.
- E i versetti? - Eccoli, li ho composti io.
"Mio San Ferdinando, solo a te mi raccomando.
Sei un santo venerando e una grazia ti domando."
Devo trovarvi un giorno nel calendario.
Va bene il primo aprile?
Sì. Così la gente crede che è un pesce d'aprile!
Che cosa mi racconti?
Senti cosa scrive il mio ambasciatore da Roma.
Senti!
"Sire, dopo scrupolose indagini,
non risulta nessun carteggio riguardo la vostra beatificazione.
Anzi, c'è un procedimento che riguarda la vostra scomunica,
a causa dell'uso troppo frequente che fate della forca."
Il Papa vuole scomunicarmi! Caputo!
Gesù! Ma che cosa pensa il Papa?
Tu che cosa pensi, Caputo?
Mi hai detto tutte bugie. Mi hai imbrogliato fino adesso.
Sai che cosa faccio?
- Ti faccio tornare prete semplice. - No, questo no, maestà.
Sì, tornerai prete semplice! Anzi, prete scalzo!
- Non potete farlo, vi assicuro. - Perché?
Perché non sono mai stato prete, maestà!
Se sapeste come è triste doversi arrangiare.
Un giorno mi sono vestito da prete per vedere che cosa succedeva,
se riuscivo a imbrogliare qualcuno e voi mi avete fatto fare carriera.
Le autorità ecclesiastiche non mi conoscono.
Io sono prete quanto voi, maestà!
Io sono pronto, sfogatevi.
Eminenza, il figlio di un santo diventa beato?
Sì! Beato te che non capisci niente!
Non ricordo chi ha detto:
"La morte non è il peggiore di tutti i mali."
Ha detto una fesseria!
Invece io dico:
"Qui giace un pover'uomo, dedito all'arte, alla poesia, alla libertà.
In vita fu un fesso, ma da morto ancora più fesso
perché un morto vale meno di un vivo."
La vita è quello che vale veramente.
Io ho lottato per la libertà, non perché sono coraggioso,
ma perché la libertà mi piaceva.
Adesso la libertà arriva e io la perdo con la morte.
Non posso pensarci!
Io ho l'abitudine di svegliarmi la mattina, di mangiare, di bere!
I maccheroni al pomodoro, tanto buoni, i frutti di stagione,
i cocomeri rossi nel mese di agosto!
Non li mangerò più!
Respirare questa aria di mare!
Una cosa magnifica!
Invece io perderò queste abitudini per la fesseria di un re!
Pulcinella può anche morire,
ma non deve essere ucciso da chi è più Pulcinella di lui.
I tiranni nascono con la corda in tasca.
Hai finito con il binocolo? Anch'io ho pagato il biglietto!
- Dammi il binocolo! - Tieni!
Cordelia, è spiacevole sprecare il mio soggiorno napoletano
stando sempre a occhi chiusi.
Io li chiudo quando siete nudo.
Voi siete nuda più spesso.
La posta!
Finalmente!
Il vostro giornale. Il mio giornale. Questa è una lettera per me.
- Mi hanno messo in prima pagina! - Anche a me.
Cosa avete scritto?
"Una sensazionale cronaca della nostra inviata.
Il re di Napoli si traveste da lazzarone."
Non mi avevate detto niente!
Vi ho detto che c'è l'esclusiva su quello che vedo.
È del mio direttore.
"Egregio mister Rastley,
abbiamo pubblicato il vostro articolo intitolato 'Poesia del Vesuvio'.
Lo abbiamo trovato delicato e con accenni lirici.
Confrontando il suo squisito articolo
con le notizie del giornale nostro concorrente,
abbiamo capito che lei ha la vocazione del letterato, non del giornalista.
Crediamo di farle cosa gradita licenziandola subito.
Molto cordialmente."
Mi avete fatto perdere il posto.
La situazione è grave.
Ho cercato il cafone, ma non l'ho trovato.
Questa morte lenta mi dà fastidio! Il re leggerà la lettera?
La lettera sta nel mucchio delle suppliche, prima o poi la leggerà.
- Tanto voi state qui. - Mannaggia a te!
Un momento. Avete detto "suppliche"?
- Un cafone che regala capponi? - Sì.
Ora ricordo!
L'ha portata a casa di don Ferdinando Palermo.
- La lettera è là? Chi ci va? - Io.
No, tu no.
- Non mi importa di Pulcinella! - A me non importa di te!
- Signorina, non potete entrare. - Vi supplico. Devo entrare.
Allora, devo dirvi la cruda verità.
Lì dentro c'è una donna, una gran dama, la contessa Carditello.
Lo so, lo so! Voi soffrite del mio stesso dolore!
Mi sono vestita con l'abito della prima notte.
L'ho messo pensando che se fosse stato solo…
Invece è insaziabile! Le ammalia tutte!
Credete che possa piacermi un tipo come quello?
- Allora, perché siete qua? - Sto cercando la supplica.
Quella che il cafone gli ha dato la prima volta che sono venuta qui.
Ah, la supplica! Non gliel'ha data.
Gliela voleva dare, ma non gliel'ha data.
- Dite sul serio? - Sì, ve lo giuro.
L'ho visto con i miei occhi.
Che succede?
Carissima Nannina, siete qui, che piacere!
Veramente io…
Voi state con un'altra donna!
Nannina!
Nannina!
Nannina!
Nannina!
Che fate? Quale Nannina? Io sono un uomo, non mi vedete?
Hai visto una donna passare da queste parti?
- Parla! - Un momento!
Io ve lo dico se prendete la supplica.
Va bene! Da che parte è passata?
Dunque…
Da quella parte… No, da questa parte.
Nannina!
Non ve la perdete!
- Eccellenza. - Trovate l'autore della canzone.
Qualunque persona sospetta incontrerete,
prendetela e portatela in prigione, senza sentire ragioni.
Vai. Capito?
Nannina!
- Dove vai? - Dove voglio!
Fermati! Perquisiscilo.
Non toccarmi, io sono il re!
Sì e io sono la regina!
Aveva questa in tasca.
Gesù. Lui è un repubblicano pericoloso.
- Io? - Guarda cosa è scritto qui!
Io sono il re!
- Passerà la sua vita in prigione. - Io sono il re!
Buonanotte.
Lasciate Napoli?
Sì, finalmente ho consegnato la supplica
a una specie di dignitario.
Quindi, non regalate più capponi.
Lo spero.
Ormai la supplica viaggia.
Quando arriverà alle persone potenti, chissà che cosa dovrò regalare!
- Ma io non lo farò. - Perché?
Perché il mio vicino di terra ha un allevamento di galli.
O meglio, aveva un allevamento di galli!
Un cappone oggi e uno domani,
i capponi finiscono.
Sì, avete ragione.
E questi?
Comandante, questi li mangio io!
Buon per voi!
- Ecco quelli pericolosi. - Lui chi è?
- Di Castro Michele. - Che ha fatto?
Lo hanno arrestato mentre scriveva "Porco al re".
- Come ti permetti? - Io volevo scrivere una supplica!
Volevo scrivere: "Porgo al re".
"Porgo", non "porco"!
Mentre scrivevo, mi hanno arrestato senza nessuna ragione.
Cosa avete capito, ignoranti!
- Lui? - È l'assistito.
Quello che dà i numeri al Lotto.
- Ora ti do io un terno. - A me?
Trentotto, 37, 39.
Il 38 è le botte, il 37 la tortura e il 39 la forca.
Domani ti faccio impiccare!
- Prendo solo il 38, le botte. - Non fare lo spiritoso!
- Lui? - Lui ha un cognome particolare.
- Barbone Ferdinando. - "Barbone"?
Borbone!
Borbone!
Borbone!
Il re!
- Il re? - Cosa avete fatto?
Avete arrestato il re? Adesso che cosa succede?
Aprite subito, mascalzoni!
Apri, furfante! Presto!
Maestà, perdonatemi.
Spero che non ve la prenderete di nuovo con me.
Io non c'entro.
No, non mi arrabbio.
Ormai a te i problemi terreni non interessano più.
- Adesso andiamo via insieme. - Grazie.
Tu sopra una carrozza tirata da 12 cavalli
e io dietro a te, triste!
Maestà, quando vi hanno arrestato avevate questa in tasca.
Che cos'è?
Cosa?
Io avevo in tasca questa?
Tarantella, abbiamo scoperto chi erano i miei peggiori nemici.
Chi, maestà?
La ragazza con la faccia d'angelo.
Ti sei salvato, abbiamo scoperto chi è l'autore della canzone.
Io l'avevo in tasca e non me n'ero accorto.
Capito?
Buonasera. Ci siamo già visti, ho fatto un lungo viaggio.
Sapete da dove vengo?
Da Acerra? No.
Da Salerno? No. Da Parigi? Nemmeno.
Io vengo dall'aldilà.
Ho visitato tutto il Paradiso.
San Gennaro,
sempre sia lodato,
mi ha preso sotto braccio e mi ha detto in segreto:
"Pulcinella, perché i napoletani sopportano tante ingiustizie?
Tanti abusi?
Ufficialmente il Signore non può dire certe cose,
ma te lo dico in confidenza.
Anche quelli che si ribellano vengono in Paradiso."
Io ho visto un uomo a cui il Signore ha detto:
"Non ti sei ribellato? Andrai all'inferno perché sei fesso!"
Ho visto tante cose che potrei raccontarvi.
Voi credete che in Paradiso ci sono ricchezze, ci sono onori,
ma là sono tutti uguali e indossano la stessa divisa,
una camicia lunga bianca, con due ali e nient'altro.
Là non ci sono autorità, ministri, non ci sono né re né imperatori.
In Paradiso non ho visto nemmeno un re.
Tu hai mai visto i Pulcinella in Paradiso?
Chi si vede? Don Ferdinando Palermo! È Carnevale?
Vi siete mascherato?
- Che succede? - Perché si è vestito così?
Quello è il re.
- Il re? - Sì, quello è il re.
Papà, è il re.
L'ho capito.
Sì.
Sono il re!
Sedetevi.
Pulcinella, non hai risposto alla mia domanda.
In Paradiso, dove sono tutti uguali,
dove non c'è lusso, non ci sono re, hai mai visto i Pulcinella?
No, maestà.
Non potevo vederli perché Pulcinella non muore mai.
Tu dici?
Ti sbagli. Io conosco un Pulcinella che sta per morire e sai perché?
Ha scritto una canzone che non mi piace.
Ma…
Sai come morirà? Impiccato.
Come un caciocavallo!
No, maestà.
Voi potete impiccare un corpo,
ma lo spirito di Pulcinella, che è l'anima di un popolo, rimane qua.
In ogni posto della Terra i popoli vogliono essere liberi, felici, sazi!
In tutti i posti della Terra il re prende chi si ribella e lo impicca.
Fino a quando potete farlo?
Fin quando ve lo permette la gente.
Ogni popolo ha il re che merita, fate bene a fare quello che fate.
Continuate! Tagliate teste, impiccate!
La colpa non è vostra, è nostra.
Continua, Pulcinella!
Quando hai finito, me lo fai sapere.
Questa è la tua ultima recita e voglio fartela fare fino in fondo.
Tanto il tuo spirito rimane qui e tu sei contento. Continua.
I numeri sono usciti! Sono usciti!
Rivoluzione, cacciata e repubblica!
Sono diventato ricco!
Tu eri in prigione.
Sono usciti i numeri e pure io.
Rivoluzione, cacciata e repubblica stanno accadendo davvero.
Maestà, scappate! Napoleone ha invaso il regno!
Un'altra volta?
Maestà! È vero, maestà.
- Dobbiamo scappare. - La carrozza è pronta.
La regina e i figli sono già partiti.
Non ci importa, pensiamo a noi! Seguimi!
- Andiamo. - Non c'è nessuno.
Sono scappati tutti.
Si sono travestiti da borghesi!
- Scappiamo! Monta a cassetta. - Da solo non ce la faccio.
Fai come ti ho detto. Vuoi morire qua?
- No, scappiamo subito! - Aiutami.
Sì, maestà.
Lo scalino!
Sì, subito. Scappiamo.
Lo sportello!
Maestà, dobbiamo scappare!
Ahi!
Lo sportello, lo scalino!
Cammina!
Mimì, galoppa!
Pat, che succede?
Che succede?
È scappato!
Siamo liberi!
I francesi stanno arrivando!
Peccato, dovremo lasciare Napoli.
Dovremo tornare in una città noiosa come Londra.
Cordelia, vivo con una vecchia zia che non mi fa uscire la sera.
Non ho neanche le chiavi di casa.
Ma chi ce lo fa fare?
Anch'io potrei dimettermi dal mio giornale.
Hai ragione, restiamo napoletani.
Nessuno se ne accorgerà.
Certamente! Ora parliamo napoletano.
Ma come vivremo?
Come loro, ci arrangeremo!
"Chi fatica, mangia e chi non fatica, mangia e beve!"
Mimì, fermati!
Mimì, fermati!
Mimì, scendi.
Vengo, maestà.
- Presto, Mimì. - Che cosa fate?
I repubblicani sono tutti per strada.
- Dammi la giacca. - La giacca?
Sì, dammi la giacca!
- Dobbiamo scappare. - Sì.
- Presto, Mimì. - Io non vi capisco.
- Prendi. - Sì, maestà.
- Fai presto, Mimì! - Maestà, io non vi capisco.
Se ci arrestano, credono che tu sei il re e ammazzano te, non me!
Io lo sapevo! Guardate che re!
Sali, Mimì!
♪ Vola, vola, palombella ♪
♪ Per il Paese che si lamenta ♪
♪ Stai attenta al falcone ♪
♪ Al falcone che ti mangia ♪
♪ Per tutta Napoli Per tutta la campagna ♪
♪ Corre voce che il falcone deve morire ♪
♪ Per tutta Napoli Per tutta la campagna ♪
♪ Corre voce che il falcone deve morire ♪
♪ Per tutta Napoli Per tutta la campagna ♪
♪ Corre voce che il falcone deve morire ♪
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