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Original subtitles

Sì. Sei proprio un ragazzone.

Come sei tenero.

Ne sono rimaste solo due.

Non bastano i soldi. Lasciamo perdere.

Andiamo.

Sai dov'è andata la mamma?

Lo sai?

Vieni qua.

Ti siamo mancati? Eravamo a scuola.

Bisogna dargli un nome.

Faccio scorrere il dito sulla pagina

e poi tu dici "stop". Non sbirciare.

- Lo dici "stop"? - Stop.

Cos'è uscito?

Ulla.

Non può chiamarsi così. Tu non vorresti quel nome, vero?

Jette Bastone.

Heide. Mette Helming.

Ma è un maschio.

Riproviamo.

- Di' "stop", cazzo. - Ok, stop.

È un bel nome.

Guarda qui.

- Va benissimo. - Mettiamogli questo.

Nel nome del Padre

e dello Spirito Santo...

- Dici davvero? - Sì, stai zitto.

Facciamo come in chiesa.

Dov'è...

Dov'è il mio vermouth?

Lo hai preso tu? Anche le mie sigarette, vero?

Nick, dammi il mio vermouth.

L'hai bevuto tutto.

- Cosa? - L'hai bevuto tutto.

Guarda, ha pisciato di nuovo sul pavimento.

Fa schifo.

Nick?

- Pensi stia male? - No, ha solo bisogno di dormire.

Vuoi mangiare? Ho preparato qualcosa per te.

Dormi?

Svegliati.

Svegliati.

Svegliati subito. Svegliati, cazzo.

Svegliati. Svegliati.

No.

Ciao, Nick.

Nick, sono Sophie.

Ho preparato il caffè.

Nick...

Che cazzo succede?

- Che c'è? - Entra.

Aveva i capelli a spazzola.

Era così carino. Voglio molti bambini.

Non riesci nemmeno a badare a quello che hai.

- Calmati. Certo che c'è la faccio. - Lo vedi mai?

Calmati. Non c'è bisogno di essere sempre incazzato.

- Non dovresti tagliarti i capelli? - No.

Vuoi che ti aiuti a rilassarti?

Ti vuoi sdraiare? Resta un po'.

- Perché non resti a dormire qui? - No, grazie.

- Non ti fermi mai. - Ci vediamo.

- Pronto. - Giochiamo a nascondino.

- Pronto. - Chi è?

Pronto?

- No, ancora tu. Cosa vuoi? - Abbassa il volume.

Sei qui da cinque mesi, giusto?

- E allora? - Qui ci comportiamo da persone civili.

- Ti chiedo qualcosa di molto semplice. - Non chiedermi nulla.

Arrivederci, ciao.

Abbassa la radio. Voglio dormire.

- Capito? - Sì.

Spegni la radio e non parlare come se il posto fosse tuo.

Sono Sophie.

- Cosa hai fatto alla mano? - Fuori.

Lasciami in pace. Capito?

Ehi Nick.

Vieni qui.

- Ivan? - Per favore, aiutami.

Porca troia.

Cosa è successo?

Stavo guardando la loro macchina e accidentalmente l'ho sfiorata.

E loro sono impazziti completamente. Cazzo, che male.

Tornerò a guardare ancora la tua macchina.

Sei stupido o cosa? Ne vuoi ancora?

Vuoi che ti picchino ancora?

- No, preferisco di no. - Allora stai zitto.

Cosa ti è successo?

Sei diventato un sacco da boxe o cosa?

- Raccogli bottiglie? - È la mia borsa.

Che stai facendo? Andiamo a spaccargli la faccia.

Ivan, se ne sono andati.

Dove cazzo andate? Gonfiamoli Nick.

Li ammazzo. Fermali.

Sono stato in un ospedale a Hvidovre. Non capivano un cazzo.

- Mi davano solo delle pillole. - Per cosa?

Era per qualcosa riguardante mio padre che non vedo da dieci anni.

Lui è tornato in Serbia e lo stavo aspettando.

Così ho detto a loro: "Non parlate di mio padre".

Poi le cose sono andate male e mi hanno sbattuto fuori.

- E tua madre? - Mia madre?

Mia madre è morta.

L'abbiamo sepolta tre settimane fa.

C'era tuo fratello?

Sì, certo.

Pensavo fossi in prigione.

- Ti hanno rilasciato o cosa? - Certo, sono stato rilasciato.

- Ok. - Sono uscito tre mesi fa.

Hai visto mia sorella?

No.

Perché eri dentro? Cosa è successo?

- Non me lo ricordo. - Non vuoi ricordarlo.

Mia sorella ti ha mollato, eri arrabbiato e hai picchiato un ragazzo.

- Mangia, vado di fretta. - Calmati Nick.

Vuoi sentire qualcosa di strano?

Non sentivo più nessun sapore per una settimana intera.

Avevo bevuto molto.

Poi c'era questo tizio, uno a caso. L'ho colpito.

Duramente.

Hai ancora quella A?

Ana.

Non mi vuole più vedere. Mia sorella.

- Perché? - A volte perdo la testa.

Ogni tanto mi sento...

Cosa vuoi dire?

Lei stava dormendo da mia madre.

Così volevo dormire accanto lei. Come quando eravamo piccoli.

Ma poi io... Lo sai che voglio dire.

- Cazzo. - L'hai toccata?

No.

Io non volevo.

- Ivan, è da malati. - Lo so.

Ci penso sempre.

- Hai mai fatto sesso con una ragazza? - Molte volte.

Non è vero. Mi dà fastidio quando si parla di questo.

Scusami.

Provo a pensare ad altre cose.

Penso alle auto. Le guardo per pensare ad altro.

Un paio di tette grosse bagnate

e un culo che si strofina sulla mia pancia.

- E la sua faccia piena di sperma. - Ok, ci siamo.

Sto impazzendo. Penso anche a cose più strane.

Ivan, calmati. Ho capito.

- Ora non ti metterai a piangere.? - No.

Mi sei mancato Nick.

Eri come un fratello per me.

- Quanto tempo è passato? Due anni? - Non lo so.

- Due anni credo. - Davvero?

Vieni qui Nick. Mi sei mancato.

Mi pare di vederti ancora in cucina con mia sorella mangiando cracker.

- Ti ricordi? - Sì.

So di cosa abbiamo bisogno.

- Buonasera, benvenuti. - Grazie.

Il mio amico Ivan vorrebbe farsi una scopata.

Mi dispiace...

Ho preso una felpa per te.

Tieni.

Ho anche seguito una ragazza.

Non volevo farle del male.

Ivan. E poi?

L'ho solo seguita.

Poi è entrata in un palazzo. Sono arrivato prima che la porta si chiudesse.

Volevo solo camminare al suo fianco.

Essere vicino ai suoi capelli e sentirne il profumo.

Quando mi sono messo al suo fianco, lei si è girata e mi ha guardato.

E ha iniziato a urlare e urlare.

Io non lo sopporto.

Così l'ho colpita

e sono scappato via per le scale.

Non volevo farle male Nick.

Volevo solo...

sentirla.

- Cosa c'è? - Sta guardando il culo della mia ragazza.

- Non ho fatto niente. - Stai sbavando.

Allora?

Se vuole che nessuno le guardi il culo...

- Allora cosa? - Non dovrebbe muoverlo così.

A che gioco stai giocando?

No, fermati.

- Ora andiamo - Che stai facendo?

Coglioni.

Che cazzo sta succedendo?

- Che succede? - Non sono io, è Sophie.

Per gli psicologi infantili comunali

è importante che i bambini abbiano contatti con la loro madre biologica.

Bent. Mettiti le scarpe.

Puoi usare le scarpe, basta che fai piano.

- Ehi, che succede? - Ciao, Nick.

Questo è mio figlio. Lui è Nick.

- Digli come ti chiami. - Non voglio dire niente.

Si chiama Tobias.

Come hai fatto per tenerlo?

Mamma, ho fame.

Tra poco andiamo. Gioca ancora un po'.

- Papà arriverà presto? - No, ritarderà un po'.

Io vado. Ci vediamo.

Ciao.

- Chi è? - Sono io.

- Che c'è? - Puoi aiutarci?

- A fare cosa? - Può stare due minuti con te?

C'è stato un errore. La polizia è qui.

- E allora? - Io vado. Solo qualche minuto.

Siediti là.

C'è un po' di casino, ma non farci caso.

È venuta a prenderti?

No.

Tranquillo. Non ci metterà molto.

Non lo so. Immagino sia all'asilo.

Vuoi andare a casa di tuo padre?

Posso andare da solo.

Salve, lui è Tobias. Penso sia lui che stavate cercando.

Andiamo. Vieni con me, tesoro.

Sapere cosa?

Fermi. Accidenti.

Lascialo stare. Subito.

Mi avete sentito? Lasciatelo.

Risponde la segreteria

del numero 2352-0144.

Lasciate un messaggio.

Ciao, sono tuo fratello maggiore. Devo parlarti.

Ciao, Nick.

Hai bevuto?

Non hai dormito?

Resti qua a dormire?

Sì.

- Spiegami che ci fai ancora qui. - Nick, devi vederla.

Di chi è quella macchina?

- Sei stai seguendo ancora una ragazza... - Calmati. Aspetta e guarda.

È Ana.

È il suo compleanno.

Ana aveva fatto un test di gravidanza

risultato positivo.

Le dissi che pensavo che avrebbe dovuto tenerlo

ma era evidentemente la cosa sbagliata da dire.

Perché lei se n'è andata e ha abortito.

Cazzo, è passato molto tempo.

Tu volevi dei bambini?

Con lei desideravo tutto.

Penso che saresti un buon padre.

Ecco. Grazie.

Ha iniziato a picchiarlo con una rivista...

- e poi è scappata. - Che pazzo.

Non è più tornata.

Era anche un po' grassa.

- Eri contento di essertene liberato? - Sì.

Pensi che io sia carina?

Dimmi quello che vuoi e io lo farò.

- Mi vuoi toccare le tette? - Sì.

Posso...?

Certo, vai.

Vuoi che ti aiuti?

E la prima volta per te Ivan?

Non c'è problema.

Così va bene.

Puoi scendere più in basso.

- Senti che sono bagnata? - Sì.

Io esco un attimo.

Pronto? Mi servirebbe l'indirizzo di mio fratello.

Ho il suo numero di telefono.

Chi è?

Sto cercando mio fratello. Abita qui.

Non c'è nessuno da qualche settimana.

Spero vada tutto bene.

Era sempre così gentile suo fratello. E anche il piccolo Martin.

- C'è qualcosa che non va? - No, no. Io...

Non ho mai visto il suo appartamento.

Ho tolto i volantini. Così nessuno può sapere che non è in casa.

Può dirgli di chiamarmi

- se lo vede? - Va bene.

Grazie.

Ehi.

Ivan.

Ciao, Nick.

- Che stai facendo? - Nick.

Non entrare.

Non è buono là dentro.

Di che cavolo stai parlando?

Fermati Nick.

Che succede?

- Ivan. - Solo perché...

si è messa a urlare. Volevo che la smettesse.

Ivan.

Basta. Non ce la faccio più.

- Ciao, piccolo. - Ciao, papà.

Cosa disegni?

Io con la mamma. E io con il costume da Zorro.

- Pronto per tornare a casa? - Solo un attimo.

Guarda.

Piccolo.

- Abbiamo saltato ancora il pranzo? - Sì.

Scusa.

- Andiamo a fare la spesa? - Sì.

Papà, voglio un toast.

Ok, toast. Ma anche qualcosa di più nutriente, d'accordo?

- Vuoi spingere il carrello? - Sì.

Ecco la farina e la salsa.

- Hai bisogno di qualcos'altro? - No grazie.

- Te le restituirò. - Non importa.

- Stai facendo i compiti? - No, sto disegnando.

- Non vado ancora a scuola. - Vero.

Puoi guardarlo un momento? Devo andare in bagno.

Grazie per le informazioni.

È davvero carino.

Con qualche colore in più sarà ancora più bello.

Un po' di verde?

Sì, e disegnare anche una persona?

Guarda ora.

Sembra un razzo spaziale.

- Ci hai messo un po'. - Sì, resti per cena?

No grazie. Vado.

- Grazie per l'aiuto, Vørle. - Ok.

Scrivono che a volte è in ritardo e sembra stanco e aggressivo.

Dorme male ultimamente. Pensa molto a sua madre.

La madre di Martin è morta due anni fa per un incidente d'auto.

Sia lei sia la madre eravate tossicodipendenti?

- Ha ripreso a usare droghe? - No, niente.

Non sembra stare bene.

Credo sia l'influenza.

Forse non capisce la gravità della situazione.

Abbiamo avviato la procedura...

che può decidere l'affidamento di suo figlio.

Si valuterà se è in grado di prendersi cura di lui.

Ok.

- Possiamo dire che è tutto? - Sì.

E per quanto riguarda l'assegno sociale...

Lasci perdere. Troveremo una soluzione.

Può chiedere un anticipo di tre giorni.

Un'ultima cosa.

Non mi interessa altro che il mio bambino.

- Papà, ho fame. - Ok.

Siediti e guarda un po' di tv. Papà va in bagno.

Voglio qualcosa da mangiare.

Ti preparo un panino.

Va bene, puoi andare in bagno.

Ok. Siediti e levati il giubbotto.

Torno subito, d'accordo?

Sì.

Vieni a dormire nel letto di papà.

Piccolo tesoro...

non puoi dormire sul pavimento.

Andiamo Martin.

- Cosa c'è? - Andiamo.

Sì, sì. Che c'è?

- Guarda... Zorro. - Sì.

Allora...

Cazzo.

Pronto?

Chi? Sì, è mia madre.

Lei chi è?

Da quanto è morta?

Sì, provi.

Non so dove sia, ma provi a rintracciarlo.

Sì, bene.

Di niente.

- Piccolo, ora devi entrare. - Cosa devi fare?

Papà è impegnato. Ora vai.

- Verrai a prendermi, vero? - Certo.

Vengo sempre a prenderti. Ora vai.

Martin, non dimenticare questo.

Prendi.

Sì.

Martin, tuo padre è arrivato.

Ciao, papà.

Vado a prendere le cose di Martin.

- Il disegno è per la bara della nonna. - Andiamo.

Ti faccio vedere.

Andiamo Martin.

Martin, le tue cose sono qui.

Posso fare da solo.

Papà.

Papà. Stai dormendo?

Devo andare all'asilo.

Sì. Certo, piccolo.

Che ore sono? No.

Arrivo.

Temo che arriveremo un po' in ritardo.

- Vuoi la colazione? - Sì.

Non lo so, Martin.

Non importa. Ma vorrei qualcosa per uno spuntino.

Te lo preparerò domani. Oggi chiedi a Hjalte un po' del suo.

- No. - Sì.

- Sì, Martin. - No.

No, non voglio mangiare le sue cose.

- Devi. - No. Non lo voglio.

Martin...

Forza, vieni qui. Calmati.

- Lasciami. No. - Vieni qui.

- Lasciami. - Calmati.

Dai, vieni.

Lo so.

Lo so.

Lo so.

Lo so, piccolo.

Penserò a qualcosa.

- Chi è? - Assistenza a domicilio.

Non è oggi.

- Lizzy Holm? - Esatto.

Allora è oggi.

Buongiorno. Vuole qualcosa da mangiare?

No.

Non ha fame? Vuole qualcosa?

Cosa sta facendo?

- Sei assicurata, no? - Non puoi prendere le mie cose.

Non prendere le fedi nuziali.

- Dove sono i soldi? - Non ho soldi. Non ho niente.

- Dove sono i soldi? - Non ne ho.

Dimmi dove sono i soldi o ti spezzo le gambe

e ti lascio lì.

Mettilo là, sopra.

Bene.

- Ciao, Nick. - Ciao.

Lui è Nick, mio fratello maggiore.

Digli ciao.

- Ciao. Mi chiamo Martin. - Ciao, Martin.

Non mi aspettavo di vederti.

Non avevo intenzione di venire.

Ma un tipo a dei documenti per noi. Possiamo parlare dopo?

Sì.

- Cosa prendete? - Una coca per due.

- Pago io. Cosa volete? - Ok. Tu cosa vuoi?

- Una coca. - Una coca e una limonata.

Una limonata? Una coca, una limonata e una birra.

- Hai fame? - Sì.

Pollo e patatine.

- Sono contento di rivederti. - Sì.

- Ora dove abiti? - Nel Nortvest.

Non ho il tuo numero di telefono.

Io non ho il telefono.

Mamma aveva un pezzo di terreno...

che ha acquistato valore.

Tra le 200 e le 300.000 corone.

- 200 o 300.000? - Sì, i soldi vanno a noi.

Esattamente 289.000 corone.

Grazie.

Ti do il mio numero.

Scrivilo qui.

- Tieni. - Grazie.

Martin, vai a giocare un po' in giro mentre aspettiamo le ordinazioni.

Prendi il giubbotto.

Puoi tenere tutti i soldi... di nostra madre.

Io non li voglio.

Perché?

Non voglio niente da mia madre.

La birra costa meno.

Ho imparato, Nick.

- Bene, non voglio interferire. - Ho tutto sotto controllo.

Non mi preoccupo di te, ma del bambino.

Capito?

Dov'è?

Se n'è andato.

Forza, andiamo.

Ora spendiamo un po' di soldi. Presto ne avremo molti.

- Riesci a vedere tutti gli scaffali? - Sì.

Forza. Cosa vuoi?

- Filetto di pesce. - Insalata, qualcosa di sano...

- E filetto di pesce. - Ancora filetto. Succo e sgombro.

Budino di riso. E aringhe al curry.

Allora vuoi fare a botte? Sei pronto?

Lascialo lì, poi ci penso io.

- Così è tutto. Una firma qui. - Addebitatelo sul mio conto, d'accordo?

Hai paura di venire qui?

Abbiamo provato le montagne russe, il tronco volante e il drago.

Cosa ci manca?

Il diavolo.

Il diavolo, sì. E devo vincere per te qualche orsacchiotto al tiro a segno.

- Sì. - Vuoi un'altra coca?

Sì, la voglio.

- Hai una penna? - Sì.

- Una birra e una coca. - Solo un minuto.

Guarda qui.

Chi sono ora?

Pierrot?

Pierrot.

- No, sei Zorro. - Sono Zorro.

Lo vuoi? Un altro.

Ecco.

- Alla salute. - Salute.

Alla nostra salute.

Giusto?

Guarda qui.

Se conservi questa Z...

e io tengo quest'altra Z, potremo ritrovarci sempre.

Sì.

Papà.

Papà, non riesco a dormire.

Papà?

Resta seduto.

- È l'Albanese che ti manda? - Sì.

- È per me? - Sì.

Bene.

Oggi non verrà, è di cattivo umore.

Ora porto i soldi in macchina e se ci sono tutti

allora avrai quello che paghi.

Se non ci sono ci prenderemo 50.000 per il fastidio

e ti lasceremo andare.

- E non ci rivedremo più. - Perché non li conti qui?

Rilassati. So che i soldi ci sono.

Nessuno vuole fregarti.

Ma le persone diventano nervose con tutti questi soldi.

Sarebbe stupido.

E vendi solo in città, giusto?

- Hai un figlio? - Sì.

Allora perché fai questo?

- Per guadagnare un po' di soldi. - Per il tuo bambino?

E se ti fai arrestare che succederà?

Non accadrà.

Elias e Kalle, non correte sulle scale.

Ciao, Martin.

- È tuo padre? - Sì.

- Sono Mona. La nuova apprendista. - Ciao, Mona.

Piacere di conoscerla. Ho qui la lista dei bambini per il campeggio.

- Verrà anche Martin? - In campeggio?

Abbiamo spedito diverse lettere.

- Forse a sua madre? - Martin non ha la mamma.

Così, normalmente, ricevo io la posta. Ma non mi è arrivato niente.

- È stata investita da un ubriaco. - Mi dispiace.

Ma ce la caviamo bene anche da soli, non è vero Martin?

- Allora vuoi andare in campeggio? - Sì, se posso.

Certo che puoi. Allora andrai?

Sì, certo.

- Sì, verrà. Vuole venire. - Va bene.

Arrivederci.

Arrivederci. Ciao, Martin.

- Chi è? - Un attimo.

- Pronto. - Giochiamo a nascondino.

Pronto?

Chi è?

Pronto?

Non lo so.

- Ciao. - Ciao.

Stai attento e fai il bravo. Abbracciami.

Ora vai.

Sei contento Martin? Anch'io.

Potrai badare a me.

Siediti vicino a Malthe.

Ti telefono tutte le sere per la buonanotte. Ciao, Martin.

Ci vediamo.

- Roba buona. - Cos'hai?

- Roba davvero buona. - Cos'hai?

- White Thai. - Non la conosco. È buona?

Ok. 200.

Dai, cazzo.

Lo stesso di ieri.

Cazzo. Fermati.

Ho 400, per te.

È buona?

Sei nuovo qui, vero? Tranquillo.

Se è buona mi rivedrai. I ghanesi sono pazzi.

- Ok. Ci vediamo. - Vai farti fottere.

- Hai della roba? - Quanta?

Non restare alla Stazione Centrale. È un posto da spacciatori di pasticche.

Prosegui lungo la strada se vuoi vendere.

Hai roba davvero buona.

Di dove sei?

Della zona.

- Sei nervoso? - Per cosa?

Non fanno intercettazioni. Non sono così stupidi.

Provi quella sensazione sul collo

quando cammini per strada. Questo è quello che si sente.

Come se qualcuno ti stesse seguendo.

Ma non puoi essere sempre così nervoso.

La tua è roba buona. Da dove arriva?

Fai troppe domande. Ora devo andare.

- Aspetta. - Me ne vado

- e se mi segui ti spacco la faccia. - Calmati.

Sono un vecchio insegnante, non un poliziotto.

Sei troppo emotivo.

Ti serve qualcuno che venda per te.

- Mi ha aiutato a cucinare - Ok.

Martin, c'è tuo padre al telefono. Sta arrivando.

- Ciao, piccolo. - Ho trovato dell'ambra.

- È bianca, ma è ambra. - Ok.

- Devo andare a mangiare. - Va bene.

- Riattacca tu per primo. - No, fallo tu.

- Ok, facciamolo insieme. - Bene, conto fino a tre.

Uno, due, tre...

Carsten.

- Jimmy dice che sai vendere. - Certo.

- E non fai cazzate? - No, non faccio cazzate.

Se hai della buona droga posso venderne un po' di grammi al giorno.

Coprirai le perdite.

- Se mi fotti... - Non lo farò.

- Ecco dieci sacchetti. - Ok.

Se vuoi guadagnare in futuro, abbiamo un accordo.

- Alle due. Non un minuto di più. - Farò in tempo.

- Ora vai. - Ciao, Carsten.

È nel giro da quando aveva 14 anni.

Conosce il gioco.

Sa come vendere e dove.

È veloce.

Ti farà diventare ricco e potrai fare il giro del mondo con tuo figlio.

Non è quello che vuoi?

Allora ringrazia questo vecchio e non essere sempre incazzato.

Sì, si. Grazie.

Grazie. E di che?

Ci vediamo.

- Asilo, sono Mona. - Ciao, Martin è là?

Corre e gioca calcio,

dovrai accontentarti di parlare con me. Ti va bene?

Bene. Ricorda che dobbiamo insegnare a Martin ad andare in bici

- Cosa dobbiamo insegnarli? - Ad andare in bicicletta.

D'accordo. Ma prima parliamo un po'.

Sì.

Tra poco si mangia.

Domani ti insegnerò ad andare in bici.

Non ce la farò.

Sono sicuro che cadrò.

Certo che riuscirai. Sono libero domani e potrò insegnarti.

Anche Mona, così ti aiuterà.

È la tua fidanzata?

Mona?

No. Vorresti che lo fosse?

Non lo so.

Sai una cosa? Andrai a scuola l'estate prossima.

No, andrò solo all'asilo.

- Perché non vuoi andare a scuola? - Perché no.

Bisogna andare a scuola. Vieni qua.

Ascolta, non è terribile.

E verrò con te il primo giorno.

Preferisco imparare ad andare in bici. Non andrò a scuola senza di te.

Bene. Ora andiamo.

- Ieri ho sognato la mamma. - Cosa diceva?

Non molto.

Sai dove mi ha detto che dovremmo andare?

- Allo zoo. - Alla gabbia per le scimmie.

Sì, a vedere le scimmie.

Sento che ci guarda.

E sorride.

Anch'io lo sento.

Ti voglio bene piccolo.

Ti voglio bene.

Prima i soldi. Lo sai bene.

Per 500.

- Pronto - Ehi, è il tuo vecchio.

Come vanno le cose?

- Ci prendiamo una birra? - Sì.

- Possiamo incontrarci per un'oretta. - Va bene.

Vecchio, grazie.

- Hello. - Corri più veloce che puoi.

Carsten è una spia.

Butta via tutto quello che hai e scappa.

Ciao. Mi chiamo Ulrik Hansen e sono il tuo avvocato.

Ho da fare quindi sbrighiamoci.

Non hai ancora rilasciato dichiarazioni alla polizia.

Cosa è successo?

L'avresti strangolata?

Con quella mano?

Vuoi che contatti qualcuno per te?

Ci rivediamo presto Nikolaj.

E faremo controllare la tua mano.

Siamo venuti per parlare di Martin.

Ha il permesso di telefonargli.

Sta bene considerando la situazione.

So che è difficile per lei,

ma Martin deve sapere dove si trova suo padre.

Deve sapere che sta bene.

Vuole parlare con lui?

Sì.

Pronto.

Martin? Sono papà.

- Ciao, piccolo. - Pronto.

Come stai?

- Non lo so. - Dove sei?

In campagna. Papà, quando ci rivediamo?

Non lo so.

Ma potrebbe volerci un po'.

- Sono gentili là? - Hanno i conigli.

Conigli? Davvero?

Mi manchi.

Mi manchi anche tu piccolo.

Ma andrà tutto bene.

Martin?

Ci sei?

Non piangere.

Non posso farne a meno.

- C'è qualcuno per consolarti? - Sì, ma stanno mangiando.

- Vai a mangiare anche tu. - Devo andare?

Certo.

Ti penserò.

Ciao.

- Riagganci? - No.

- Riaggancia. - No, fallo tu.

Va bene. Conto fino a tre.

Poi attacchiamo insieme, Ok?

Uno, due, tre...

Ciao.

Ehi.

Fratellino?

Nick?

- Hai un aspetto di merda. - Anche tu.

- Da quanto tempo sei qui? - Tre settimane.

Dov'è Martin?

Non lo so.

- Stavo pensando a te. - Anch'io.

Mi piacerebbe parlare con te

e vederti più spesso.

Ho provato a chiamarti.

Non penso che sia stata colpa nostra allora.

Sei stato un buon fratello maggiore.

Hai fatto del tuo meglio.

E io ho fatto quello che ho potuto.

Che succede? Stai bene?

- Io mi fermo qui Nick. - Cosa?

- È il momento. - Cosa?

Cosa hai detto?

Fratellino.

- Abbi cura di te. - Aspetta. Aspetta un attimo.

E Martin?

Fratello. Voglio parlare con lui.

Fratello.

Cazzo.

Fammi uscire di qui. Voglio uscire.

Ehi.

Fratello.

- C'è Nikolaj Torp? - Sì, è dentro.

Nikolai, come stai? Ti ho portato un po' di succo.

Come stai?

Mi sembra ancora di sentire la mano.

Sembra tutto un po' strano.

Non so quello che stai facendo.

Il dottore può testimoniare che non potevi usare quella mano al momento del crimine.

E ci sono chiari segni di due mani.

Non so chi stai proteggendo,

ma non dovresti prenderti la colpa di un crimine che non hai commesso.

Ti serve qualcosa?

Sì, vorrei vedere mio fratello.

L'ho visto nel cortile pochi giorni fa.

Anche lui è dentro?

Non lo sapevo.

Aspetta un minuto.

Vado a fare una telefonata.

Che c'è?

Tuo fratello è morto.

Lo hanno trovato ieri mattina in bagno.

Si è suicidato.

Devi raccontarmi tutta la storia.

Ok.

Ciao, Nick.

Ciao, Ana.

Cosa ti è successo alla mano?

Hanno rimosso il tuo tatuaggio.

- Hai un bambino. - Sì.

Alexander.

- Fantastico. - Non fa che piangere e dormire.

Non è facile con un piccolo che piange in continuazione.

Hai visto Ivan?

Se lo vedi digli di stare lontano, di non farsi vedere.

Cos'è successo?

Diglielo e basta. Ora devo andare.

È stato bello rivederti. Abbi cura di te.

- Ciao, Martin. - Ciao, Nick.

Come stai?

Non lo so.

Nemmeno io.

Cosa ti è successo alla mano?

Tagliata.

- Ma ce la farò, non credi? - Sì.

Andiamo insieme?

Sì.

- Ciao - Ciao

- Ciao, Martin. - Siediti qui.

Vorrei sedermi vicino a lui.

Sono lo zio di Martin. Può venire con me?

Andiamo.

Sediamoci qui.

- Ci siamo seduti qui l'ultima volta. - Cosa?

- Mi sono seduto qui con mio papà. - Sì, vero.

Dopo ti dirò perché ti chiami Martin.

Anche lui ne ha una.

Cosa?

Anche papà ne ha una cosi possiamo ritrovarci.

- Dici davvero? - Sì, stai zitto.

Facciamo come in chiesa.

Sei pronto?

Nel nome del Padre...

e dello Spirito Santo...

Così noi...

ti battezziamo...

Martin.

Sì.

Nel nome dello Spirito Santo...

ora il tuo nome è...

Martin.

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