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Il Tetto (1956)
Ora ne fai una a me, Luisa,
mio padre e mia madre.
Pronti?
Non ridere, mamma, abbiamo fretta.
Una a mio cognato e mia sorella. Cesare! Ragazzini!
E risparmiali questi soldi. Su, venite da papà.
- Queste cose capitano una volta. - Pronti?
Neanche il fotografo riesce a farti ridere!
- Fermi - Teresa! Corri!
Non era nell'armadio, ma nel comò della Giovanna.
Dai!
- E dai! - Fermi...
- Fatta! - Ne voglio una.
- Con i miei padroni. - Un minuto.
- Scusi, perdiamo la corriera. - Prego, la perdete sul serio.
- Ha ragione, perdiamo la corriera. - Prego.
- Non fare complimenti. - Mamma! Papà!
- Scusa. - Ciao, Luisa.
- Mamma! Papà! - Arrivederla, signora Bay.
- Tante, tante cose. - Grazie. - Tanti, tanti auguri. - Ciao.
- Arrivederci. - Permette?
- Maggiore... - Grazie. - Tanti auguri e buon viaggio.
Arrivederci.
- Luisa! - Ciao. - Oh... Gina!
- Signora Bay? - Sì? - Questa è la Gina.
Bene!- E' più brava di me.
Va bene, domattina ti aspetto.
Ha lasciato l'altro posto, non sa dove dormire.
- Ora vediamo. Tante cose e auguri. - Ciao, ciao. - Buon viaggio.
- Fatti vedere. - Ciao, Gina. Arrivederci!
Tu dai la mano a papà, e tu stai attenta col ragazzino in braccio.
Mamma, riporta il vestito entro le 19:00
o paghiamo un giorno in più.
Lo volevo stirare, prima.
Sbrigati, che abbiamo pochi minuti.
- Aiuto! Mamma! - Tira su! La fai soffocare!
Cos'hai?
Mi è venuta una cosa qui, di colpo.
Perché?
Per mio padre.
Che deve dire? Che deve fare? Ci sono io,
Non preoccuparti.
Ha scritto...
alla signora Bay.
Non mi vuole proprio più vedere.
Gli parlo io, si deve convincere.
Ti basta?
Ti ho detto 3000.
Non ne ho, mi sono rovinato con i confetti.
Sono con te da stamattina.
Il sacrestano ha sbagliato orari.
Guardala, non ha fatto neanche in tempo a cambiarsi!
Be', te li do.
- Ma mi riportia casa i vecchi? - Non ci rientro.
Non ci rientrate mai, voi. Ferma!
Siamo arrivati?
Andiamo, donne, sta per partire!
- Buon viaggio. - Grazie.
Pronti, si parte!
Vi salutate da sopra. Ciao, mamma, ciao, papà!
Permesso, scusi.
- Prego. - Grazie.
Permesso, scusi.
- Ciao, ma'. - Ciao.
- Riporta il vestito. - Entro le 19:00.
- Ciao! - Ciao.
Mia madre...
- Ci ha visto. - Stai calma e andiamo.
Forse non mi ha riconosciuta.
Lo sapevo...
Ciao, ma'.
- Questo è Natale. - Buongiorno. - Ho le mani bagnate. - Che fa?
- Papà? - E' al mare, sta andando al largo.
- Giulietta? Maria? - Non so, sono in giro.
Tuo padre è in collera forte.
Signora, è fatta.
Lo so, ma lei non conosce suo padre.
Dormite qua stasera?
Mi piacerebbe, se c'è posto.
Partite domattina presto, prima che torni tuo padre.
- Ma io gli voglio parlare. - Meglio di no.
E' capace di farti una scenata in mezzo alla gente.
Lo ci vado!
Lascia perdere, Luisa!
Signora, suo marito vedrà che ho una faccia come gli altri.
- Tenga. - Corri!
Papà!
Papà! Papà!
- Buonanotte. - Buonanotte, ma'. - Buonanotte, signora.
- Ciao, ma'. - Ora quanto prende?
E' manovale e prende 1000 lire al giorno.
Presto diventerà muratore vero e prenderà 40 lire in più all'ora.
Ha la pensione da vecchio?
Avete la pensione da vecchi?
Sì, se ci danno le marchette.
Però, se piove non vi pagano.
Con l'acqua, non si lavora...
Però il mio...
è un buon mestiere.
- Buonanotte, signora. - Vedrai che ogni tanto vi mandiamo qualcosa.
La vostra intenzione è buona,
ma poi vi arriva un figlio e addio.
- No, mamma, vogliamo aspettare. - Buonanotte!
- Prima mettiamo su casa nostra. - Buonanotte.
- Luisa, domattina ti devo parlare. - Sì, ciao. - So cosa ti deve dire.
Andrebbe a servizio, ma con l'idea del cinematografo la domenica.
E' troppo giovane e ci sono tanti debiti...
- Devi capire anche tuo padre... - Ha ragione anche lui.
- Abbiamo ragione un po' tutti. - Vi sveglio domattina alle 5:00.
- Buonanotte, signora. - Mi chiama sempre signora.
- Buonanotte, mamma. - Buonanotte.
- Ciao, ni". - Buonanotte.
Ogni tanto manda una cartolina e indirizzala a tuo padre.
Gli devi mostrare che sei sempre pronta a fare la pace.
Signora... mamma, è meglio che gli mandiamo un vaglia.
Non offenderti, ma non ci spero.
Tu hai i tuoi vecchi da mantenere.
Mamma, vedrai.
Tu sta' tranquilla, ti trovo io un bel posto a Roma.
Saluta la tua famiglia e spiega loro che mio marito non è cattivo.
- Quanti siete a casa vostra? - Otto. - Otto?!
Nove con Luisa e dieci con l'altro che è in viaggio, di mia sorella.
Signora, con i miei stiamo un po' stretti, ma ci sto volentieri.
Mamma, Faremo dei sacrifici per un anno,
poi cercheremo di andare da soli.
Domani mandiamo una fotografia del matrimonio.
Sì, a tuo padre.
Potevi metterti le scarpe! E' umido!
- Ciao mamma, ciao Giulietta. - Ciao. - Ciao.
Guarda, Natale, stanno tornando.
- Dormi un po'. - No. - Ma sì, va'!
- Non voglio dormire, parliamo. - E parliamo.
Quando credi di poter diventare muratore?
Spero fra 4 o 5 mesi, se mio cognato mi aiuta.
Ecco, vedi?
Tra un minuto ci siamo.
Tutto questo è stato costruito dopo la guerra.
Quando io sono arrivato a Roma, qui era tutto prato.
Ecco, non è il primo, è il secondo.
- Quello dopo la chiesa? - Sì, quello con la bandiera.
Mariani! Mariani!
- Non ti possono sentire. - Vorrei che i miei amici mi vedessero.
- Madonna, quante case! - Costruiscono fino all'Aniene.
- Il lavoro non mancherà. - Meno male.
Aspetta.
Vieni.
- Ciao, papà. - Ciao.
- Ciao. - Ciao. - Buongiorno. - Ciao.
- E' pronto il pranzo?! - Madonna! Ti venisse un bene!
Mi è andato il cuore in gola!
Lo e te facciamo i conti dopo.
Cos'ha questo ragazzino?
Gli orecchioni. Ha passato una brutta notte.
Tieni, è l'ultimo.
Giovanna, qui c'è del pesce fresco.
- Fresco. - Un regalo di mia madre.
Lo faccio fritto per stasera, così lo mangia anche Cesare.
- Tuo padre? - Quello ha la testa dura.
Come la mia.
Luisa? Vieni.
Ho fatto mettere il letto lontano dalla finestra, per le automobili.
A casa mia c'era il rumore del mare.
- Papà... - Addio.
Non si potrebbe mettere qualcosa per separare un po'?
- Mah! - Eh? - Eh...
Oh! Bel bamboccione di papà!
Tu mi fai aspettare sempre un quarto d'ora!
Santo Dio!
- Come ti sembra Luisa? - Mi va, ma parla poco.
Andrà d'accordo con Cesare, allora.
Spogliati, bello di mamma. Su, a letto tu!
Un momento!
Dai, levati le scarpe.
Oh!
Domani mi alzo alle 7:00.
Ti chiamo io, ho la sveglia in testa.
Dormi...
Tua sorella è sveglia.
Mannaggia!
Dormi.
- Chi ha lasciato la luce accesa nel corridoio? - Lo no!
Se non mi alzavo io, stava accesa tutta la notte.
- Quello ha sempre i nervi. - Ha ragione.
In una notte sono 100 lire di luce.
Va bene così, capo?
Uso un po' la cazzuola?
Si, ma non farti vedere dall'ingegnere.
Perché gli insegniamo il mestiere? Dopo ci farà concorrenza.
- Signor Giovanni, è una ruota. - Sì, signor Giovanni.
Tieni.
Continua qua, però stai attento al filo.
Metti la calce. Non mettere il mattone così, tiralo più avanti.
Deve andare a incrociare, se no ti casca tutto addosso.
- Ragazzini... - Giovanna!
- Ti va? - Si.
- Mi pare un'idea. - Cos'hai?
- Mi sembra che... ci siamo. - Mettiti a letto. - No.
- E' meglio se mi muovo. - Finisco di preparare il pranzo.
Ti aiuto.
Magari non succederà niente fino a stanotte.
Quando a mia madre vengono i dolori, in un'ora fa tutto.
E ora? Dove metto la bicicletta?
"Mannaggia" all'anima...
Questa casa non è un dormitorio!
Allora lo usavo io il corridoio!
- Me lo potevi dire! - L'ho detto a Giovanna.
Si, tanto a quella le fate fare quello che volete!
Fra poco, per entrare a casa mia devo chiedere il permesso!
- Giovanna, cos'hai? - Ti senti male? - No!
Ma tu hai le doglie! Ora passa.
Giovanna!
Questa ora lo fa. Mamma! Mamma!
- Dov'è andata tua madre? - A comprare il pane!
Chiamate la Lorenzoni!
E' la levatrice, in via Merici al 14.
No, al 20!
- Giovanna ha le doglie! - Giovanna! Giovanna!
- Che c'è? - Niente.
- Giovanna ha avuto una femmina. - Cesare sarà contento.
- Sì. - E Giovanna come sta? - Ora dorme.
- Cos'hai stasera? - Niente!
- Cominciamo con i misteri? - Uh!
Lo vuoi un Soave?
Su, via!
Un cremino e un Soave.
- Hai litigato con mio cognato? - Strillava per via del letto.
- Te l'ho detto di aspettare! - Tu vuoi sempre aspettare!
Almeno siamo al coperto.
Peggio che in piazza. Non hai vergogna?
Lo sì.
Facciamo due passi?
Andiamo.
Dai!
Forza! Lasciami stare.
Oh, Santo Dio!
Siediti.
- A chi assomiglia la bambina? - Ha gli occhi del padre.
Quanto è bella!
Ha la testa piena di capelli, come una grande.
E' qua.
- Ci manda la portinaia Mariani. - Avanti.
Prego.
Qui c'è un cassettone, una sedia e un armadio.
Vi potrebbero servire.
Non si finisce mai di vedere.
C'è sempre questo rumore?
- Ci si abitua. - Ci si abitua. - Mi può dire le condizioni?
- Non gliele ha dette la Mariani? - Qualcosa...
A meno non si può.
- Ma non puòa tre? - Allora è meglio gratis.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Sta su.
Ci volevano mandare via il giorno stesso del bombardamento.
Ora crolla, ora crolla, ma ne sono passati di anni!
Cade solo qualche pezzo d'intonaco.
Qui siamo trenta famiglie.
Una fa coraggio all'altra.
Ma se noi entriamo e poi il Comune manda via tutti?
No!
C'è una remota possibilità, se no non te la darei a questo prezzo.
A meno la trovi solo al Prenestino, insieme ai selvaggi.
Se ci mandano via, il Comune deve trovarci casa.
- Anche a noi? - Certo.
A loro no, noi non abbiamo il diritto di subaffitto.
Loro devono risultare come ospiti, parenti.
Se combiniamo il prezzo,
a me andrebbe.
A te va sempre.
Ci pensiamo qualche giorno.
Se mi dà una caparra.
Ora facciamo un giro, semmai ripassiamo.
Benissimo.
Buongiorno.
- Ci vediamo. - Spero!
Buongiorno.
Chi ti ha chiamato?!
- Non si può parlare? - Sta' zitta!
- Cinquemila sono proprio buttate. - Eh! Per cinquemila lire...
Questa casa cade con una spallata.
La gente ci vive!
- Che ti devo dire? - Tu esci la mattina e torni la sera.
Una donna ha più bisogno della casa.
Ti sei già pentito.
Mi sembri una banderuola.
Sta' calma e andiamo.
Non voglio impegnarmi con gli affitti.
Se mi ammalo, cosa mangi?
E poi cosa mandiamo a tuo padre?
Posso andare a mezzo servizio.
Gli studi di scienziati di tutto il mondo...
hanno portato alla soddisfacente e meravigliosa conclusione.
Così, forse, nel 1957 andremo sulla Luna.
E' meglio che prima mettano a posto le cose qui.
Bella "patatona” di zia! Perché piangi? Bella!
Chi ha lasciato la luce accesa stanotte?
Ieri sera siamo andati a letto al buio.
Nessuno vuole la colpa!
L'ultima bolletta è stata di 4000 lire.
E io non pago per gli altri!
Questa notte non mi sono mai alzato.
Non c'è sincerità.
Qui uno paga e poi fa anche la figura del fesso.
Paghiamo tutti, scusa.
Il ferro da stiro consuma energia e mia moglie usa quello a carbone.
Questo mese l'ho usato una volta. Giovanna lo può dire.
- Quella te la raggiri come vuoi. - Se andiamo a guardare...
Tu leggi il giornale la sera.
Neanche quello posso leggere?
Sarebbe ora che lo leggessi anche tu.
Tu critichi sempre.
- Queste sono parole di tua moglie. - Lascia stare mia moglie!
Tu sai fare tutto e noi niente.
Seti ho insegnato il mestiere!
Comunque, il contratto d'affitto è a nome mio.
Il padrone di casa sono io!
- Il padrone di che? - C'è gente fuori che sente!
Se pago anch'io!
Per trovare un buco bisogna dar via l'anima, capito?
Lo questa casa l'ho trovata!
- Sei stato solo più fortunato. - Tu parli tanto per parlare.
Ora ti faccio vedere io!
E fammi vedere!
Prepara la roba, prendo il carrettino.
- Natale, sei impazzito? - Muoviti!
Ma dove andate?
Cesare non è cattivo, ha tanti pensieri.
Perché dobbiamo sempre litigare tra noi poveretti?
Luisa!
Non piangere,
tanto prima o poi doveva succedere.
- Ti faccio sapere, mamma. - Figlio mio, ma dove vai?
Qualcosa si trova, ha ragione Luisa.
- Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
- Cosa vuole? - Cercavo un tizio.
Hanno sgombrato da un mese.
Allora è tutto vuoto?
Tra due o tre giorni buttano giù tutto.
Questo carrettino si può sistemare dentro per un paio di giorni?
Ci mettiamo in una camera senza dar fastidio.
Il tempo di trovare qualcosa da affittare.
Non si può.
- Non si può proprio? - Se capita una disgrazia mentre siete dentro?
Lo vado a finire in galera...
Magari viene giù tutto!
Ma deve venire giù proprio in questi giorni?
Che ne so?
Andiamo...
- A casa non torno neanche morto. - Ci penso io a cercare.
Perderò la giornata, ma non ti lascio sola.
Non è notte.
Ho paura che ti freghino, tu dici sempre di sì.
Sono cambiata. Dirò che ne parlo con mio marito.
Puoi guardare sul giornale.
No, sul giornale ci sono sempre posti cari.
Fidati. Stasera vengo a prenderti al cantiere e vedrai che avrò trovato.
Se vuoi, mi porto il carrettino.
- Dove vai a mangiare? - All'albergo.
Prenditi questa frittata, io vado in latteria.
Vado dalla Gina. Sarà contenta, e anche la signora Bay.
- Ti telefono, dammi il numero. - 780.423...
no, 432.
- Hai un po' di soldi? - No.
Lo sai che in tram si paga.
Via! Dai! Corri...
Monta!
Ehi, Pilon, hai comprato l'appartamento?
Assistente, posso mettere là questo carrettino?
Per due o tre giorni soltanto.
- Va bene... - Grazie.
- Buongiorno. - Addio.
Tira su quella cofana!
- Posso lavorare dall'altra parte? - Perché?
- Per non vedere mio cognato. - Che c'è?
Cose di famiglia.
Quello alla fine del mese cambia cantiere.
- Diventa "capoccia". - Capoccia, ingegnere, re...
ma lontano da me.
L'hai levata la cofana?
Questa ragazza cerca una camera in affitto.
Le do la mia, gratis.
C'è uno che vende, per 300.000.
- Che ladro! - In quanti siete?
- Lo è mio marito. - Povera creatura, sei già sposata?
Se aspetta un attimo, l'accompagno. C'è una signora qui a due passi.
Mi farebbe un piacere.
Andiamo. Lascio la conca!
Queste ragazze si sposano presto... poi capiscono cos'è il matrimonio.
- Buongiorno, signora Maria. - Arrivederci.
Vedrai che poi abbassa il prezzo.
- Pare una brava persona. - E' una santa.
Però, quando si ha fame, si perde la santità.
- Che succede? - Fatevi i fatti vostri!
- Coi sacrifici che ha fatto! - Sgombrate!
Questo è terreno di proprietà, non si può!
Stanno costruendo case nuove.
Intanto dove andiamo?
Qui al Prenestino ci sono 7000 case abusive!
- Lasciatelo stare! - Non ha fatto in tempo a finire.
- Lasciatelo stare. - State zitti!
Chi mi paga il danno?
- Chi te l'ha fatto fare? - Qui tutti si sono costruiti una casa.
Ora è finita, altrimenti questa borgata arriva in piazza Colonna.
- Cosa ne potete capire voi? - Noi non facciamo una bella vita.
Otto ore sempre in piedi.
Abbiamo i piedi piatti come i camerieri.
Forza, questa squadra deve iniziare a buttare giù. Avanti, voi!
- Volete proprio buttarla giù? - Vuoi farmi passare un guaio?
Andiamo.
Potevate arrivare più tardi, almeno ci metteva la porta.
- Figurati. - Si chiudeva dentro. - Non potete entrare se c'è la porta.
- E' violazione di domicilio. - Sì, ma se manca il tetto?
Doveva metterlo.
Gliel'ho detto che sareste arrivati alle 8:00.
Dal primo del mese ci sarà la sorveglianza anche di notte.
Andiamo, su!
Fuori voi!
Andiamo! Uscite, per favore!
- Non vai a lavorare? - Volevo vedere.
E' mio marito.
Ora è rovinato, non può mangiarsi i mattoni.
Se l'è voluta.
Che ne sa? E' arrivato da Reggio Calabria da una settimana.
- Sei muratori non bastano. - Ce ne volevano almeno quindici.
Mi sembra di essere su una nave.
- Siamo arrivati alla copertura in ritardo. - Per i giorni di pioggia.
Qui ci vuole un brindisi. Pallone! Facci il discorso!
Assistente, il vermut è buono, ma ci stava bene una pizzetta.
Le pizzette non fanno piovere!
Pilon! E poi dicono che succedono le disgrazie!
- La multa non te la leva nessuno! - Scusi, ma ho fretta!
- Oh! - Ferma! E' rosso!
Vuoi finire sotto? Non ti ha dato la multa perché è buono!
Bisogna far presto per via della luce, fra poco non ci si vede più.
- Che c'è? - Se troviamo un po' di soldi, abbiamo la casa.
Soldi?
Gli altri spendono 100.000 lire, ma tu sei muratore.
- Che dici? - Ora ti faccio vedere.
- Se non mi spieghi, non mi muovo. - Ti spiego.
- No. - Ti spiego camminando!
Con due anni d'affitto vi pagate la casa.
Non fatevela scappare.
- Qui c'è luce, ci batte il sole. - E la fontanella è qui vicino.
Ci penso in primavera.
Dal mese prossimo non si costruisce più.
- Mandano le guardie di notte. - Su!
Ci vogliono i soldi.
- Si fa un debito, come dice lei. - Il pensiero dell'affitto uccide.
Quando devo pagare l'affitto, io ho sempre mal di testa.
Ci vogliono mille mattoni,
trecento tegole e tre quintali di calce.
Meglio calce idrata, si fa prima.
E almeno un camion di pozzolana.
Ci vogliono tanti uomini per finire entro la notte.
Ci sono. Sono le 100.000 lire che mancano.
Uno del mestiere non le spende.
Ci vuole coraggio.
- Buonasera. Qualcuno vuole costruire? - No, no.
La posizione è ottima. Lo le faccio la casa in una notte.
- Gliela faccio come la mia. - Lui è muratore, non ha bisogno.
Gli faccio uno sconto.
Lui può avere il materiale a prezzi buoni.
Una posizione così non la trova, deve costruire dall'altra parte.
- Se piove, sono guai. - Qui non si può?
Li vedi i paletti?
- Che vuol dire? - Li ho messi io.
- E allora? - Ci costruisco io.
Al Prenestino, chi arriva prima può fare.
Lo sono arrivato prima.
E' come in treno, che basta mettere il cappello?
- Allora perché non ce li hai messi tu i paletti? - Perché lavoro!
In questo modo, metti i palettia tutta Roma.
Non alzare la voce.
I paletti restano qui.
Questa è terra di nessuno e di tutti.
Mandami via! Ti sei costruito casa tua? Allora cosa vuoi?
Ecco le guardie!
Quello specula sul sudore degli altri. Ci costruisco un palazzo!
Ha ragione.
Non preoccuparti, ti dico io che puoi costruire.
Questo prepotente mascalzone!
Mi pare di essere ancora fidanzata.
Non mi sposeresti più.
Non fare lo scemo!
Devi solo fare un po' presto.
Pensaci stanotte.
Stanotte devo dormire, ci penso domattina.
Tu non ci pensi.
Lo giuro!
Ora do una mano a Gina in cucina,
domani continuo a cercare.
Ciao.
Scrivimi.
- Sta' su col morale. - Mi dispiace solo per mia mamma.
Natale, ti ricordi? E' stato qui che mi hai fermato la prima volta.
No, era là.
Queste cose ce le ricordiamo meglio noi donne.
Ti telefono.
Sì.
- Ciao. - Ciao.
Vieni.
Spegni.
Ricordami anche tu che domattina lo devo smacchiare.
- Dormi in cima o in fondo? - Fa lo stesso.
C'è una signora che mi darebbe 3000 lire in più al mese.
- Che ne dici? - Dipende, che gente è? - Ricca.
L'appartamento è il doppio.
Ti romperai la schiena coi pavimenti.
Però hanno l'automobile.
Sei matta?
Che guardi?
Perché il Maggiore e la signora sono senza figli?
Non so.
Magari non li vogliono.
Non si capisce bene.
Tu sbrigati, così hai i figli grandi che sei ancora giovane.
Mi sono sbrigata,
è da ieri che ho l'impressione di essere incinta.
Complimenti.
Lui che ha detto?
Se non sono sicura, non glielo dico.
Credi che la signora Bay mi presterebbe un po' di soldi?
Te li darebbe col cuore, ma non ne ha.
Lo so, dicevo per dire.
Se non c'è la guerra, i militari guadagnano poco.
La signora non ha un fratello con i soldi?
- Il professore? - Sì, quello che scrive.
Prende come noi. Noi calcoliamo ventimila tra mangiare e dormire.
Ce ne danno dodicimila, poi c'è qualche regalo...
e fai il conto.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Ho un po' di nausea, come ieri. - Ora ti faccio il caffè.
Oddio! Quello sveglia i padroni!
- Pronto? - Piano...
Pronto? Sì, dormono.
Dormono... Devo parlare piano.
Ti devo dire una cosa. Ora no, quando ci vediamo.
Sì, bella.
Ora no, è inutile che insisti.
Oggi ci pensi alla casa?
A te non importa stare separato da me, è questo il fatto!
- Ma cosa c'è? - Ora non te la dico!
- "Mannaggia" la miseria! - Ciao.
Quello ha il sonno leggero.
Aveva ragione mio padre.
Dovevamo aspettare.
Non ci si sposa senza una casa.
E chi si sposa allora?
Vieni... Siediti.
Mi presti 10.000 lire?
Ora finisco di lavarmi, poi parliamo.
Ti regalo un paio di calze.
Semmai, preferirei...
una boccetta d'acqua di colonia.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Vedi, papà, con la vasca e la tazza non ci sta più niente.
Scusi, questo bagno si può allargare?
Sì, prima che costruiamo i muri.
Uno... Levati un momento, scusa.
- Due... e tre. Papà? - Sì?
Qui la libreria ci sta bene, qui la scrivania, il divanetto...
Oppure la scrivania con la finestra alle spalle...
No, è meglio qua.
Sì, la mettiamo qua.
- Cosa c'è? - Niente. - Mi potevi far chiamare.
Non hanno piacere che le famiglie vengano sul lavoro.
Cosa c'è?
Ho trovato un mezzo servizio.
- Questa sarebbe la bella notizia? - No...
è un'altra.
- E dilla! - Ora te la dico.
Mi hai buttato giù la cornetta.
Se telefoni così presto, svegli il Maggiore.
- Non mi devi fare queste scenate. - Che hai fatto?
Niente, ho urtato contro un ferro.
Questo a cosa corrisponde?
- All'anticamera. - L'anticamera?
Vieni, ti mostro dove dormo.
Stanno in via Nazionale, ho solo un bus da prendere.
Non mi va.
Mi danno 10.000 lire al mese, la colazione e il pranzo.
- Faccio dalle 8:00 alle 15:00. - Che mezzo servizio è?
Sono gentili. Il padrone mi ha detto: "Signorina, si accomodi”.
Perché ti ha chiamato signorina?
Non può sapere che sono sposata.
Perché non mostri la fede?
Non è brutto qui.
Mettiti a sedere.
Sono incinta.
A me le cose belle capitano sempre di venerdì.
Due per otto sedici...
Cinque per otto quaranta...
Con meno di 70.000 lire non ce la facciamo...
..anche se paghiamo i mattoni come prima, perché ora sono aumentati.
Cercherò di averli... a rate.
Lo ho 10.000 lire.
A mio padre. Li mandiamo più avanti.
Andiamo.
Amici, vi offro da bere! Ho un figlio in viaggio!
Daccele più spesso queste notizie!
- Un figlio è sempre una fortuna. - Lo sono milionario, ne ho 7!
Voglio fare una casa clandestina, una camera 4 metri per 5.
- Mi date una mano? - Certo.
Canti miseria, ma ora diventi proprietario.
E' una fesseria.
- Presto le buttano giù tutte. - Chiedi all'Istituto Case.
- C'è da aspettare troppo. - Se capisce
Siamo migliaia e migliaia.
Hai sentito il Presidente della Repubblica?
Ha detto che tutti dobbiamo avere una casa dignitosa.
Certo.
Vi va bene domani notte che è sabato?
Così domenica dormite.
- Non ce la fai in una notte. - Sì, si può.
Bastano due dita di fondamenta
e il terreno si spiana dopo.
Servono 12 ore.
Si inizia alle 20:00, prima ci sono le guardie.
Pensaci, Natale.
Vi pago tutti, magari con un po' di respiro.
Pensa alla salute! Andiamo.
Devo trovare un po' di soldi e ij mattoni a rate.
Figlio mio!
Devo fare tutto in un giorno.
Ragazzi,
Io se mi chiamate ci sto...
ma non finiremo in galera?
- No! - Questo ha sempre paura.
Semmai ci va Natale in galera.
Allora va bene domani sera?
- Dove? - Al Prenestino, alle 12:00.
Va bene.
Mamma!
Sono 20.000 lire. Gliene puoi dare 5.000 al mese.
Quanti debiti! Però mi è venuto un coraggio da leone.
C'è Cesare.
- La Mercedes è una bella macchina. - Per la famiglia è meglio la 1100.
- Quello ci ha visti. - E allora? Sei mia madre, no?
- Ciao, mamma. - Ciao. - Saluta tutti.
Oh, mamma!
Gli mettiamo il tuo nome.
Ciao!
Avanti.
Avanti.
- Buonasera. - Buonasera.
Lo vado a chiamare gli altri.
I soldi.
- E' un'ora che giro. - Zitto!
- Non mi ricordavo il numero. - Mettiti qua col carrettino.
Sh! Piano!
Piano!
Andiamo a dare un'occhiata.
Guarda se ci sono tutti. Noi andiamo e torniamo.
- Va bene. - Andiamo.
E' arrivato a Ciampino
Erano a riceverlo
L'hai ingolfato, ci hai messo troppo petrolio.
Quello ci affumica tutta la casa.
Andiamo, possiamo cominciare.
Le guardie se ne sono andate.
Andiamo.
Avanti col carretto.
Avanti, avanti, avanti!
Franco!
- Prima il carretto con l'acqua. - C'è un po' di luce? - Gira!
- Che facciamo? - Pietro, Luigi, venite.
Voi intanto scaricate.
Questo è il posto.
- Questa è terra buona. - Sì, è buona.
Abbassa! Abbassa! Qua ci vedono da un chilometro!
- Abbassa! - Siamo riparati.
Natale, il carretto dell'acqua.
- Ci ho messo due ore. - Ora il cavallo si riposa.
Deve riposarsi, sta anche male.
Dai... Qui facciamo la calce.
Scarica questa pozzolana.
Venite.
E' un po' stretta, ma l'allarghiamo.
- I paletti sono diventati utili. - E come, no?
Tira una traccia qui, l'altra là.
Luigi, ce la facciamo in 10 ore?
- Ce la devi fare. - Natale, noi andiamo.
- Ti ringrazio. - Di che?
Mamma mia!
Lo sapete che non si può?
Chi è il padrone?
- Il padrone di che? - Di questa roba.
- Non abbiamo fatto nulla. - Meglio.
Se fossimo arrivati un'ora dopo, ci sarebbe stato già il muro.
- Poi avremmo dovuto buttarlo giù. - Una spiata.
Pensa alla salute. Ora, con una multa ve la cavate.
Chi paga queste 1700 lire?
Lo ne pago anche di più, ma non posso perdere tutta questa roba!
O cambi discorso o sono guai.
- Che me ne faccio di questa roba? - Come ti chiami?
Me lo sentivo.
Lo non devo ascoltare gli altri!
- Come ti chiami? - Avevo una cosa dentro...
Vai fuori da casa mia!
Fuori! Lasciami perdere! No!
Ti ammazzo, brutto marpione! Carogna!
- Cosa vuole lei? - Domandalo a quel magnaccia!
- Lo ti denuncio! - E io ti meno per un anno!
- Mi vedrai qui tutte le sere. - Fuori! Fuori!
- Tu non ci costruisci là. - Finiscila!
Dammi le generalità.
- Mi sono tolto una soddisfazione. - Smettila o vai in commissariato.
Lo dovrei andare dentro e quello restare fuori?
Vai a caricare.
- Allora, come ti chiami? - Natale Pilon.
Di?
Pilon Antonio.
- Dove sei nato? - A Cavarzere, il 20 gennaio 1934.
- Dove stai? - Mi piacerebbe sapere dove sto.
- Scrivo "senza fissa dimora”? - Scrivi quello che vuoi.
- Quella carogna va bastonata. - Gli hanno già dato un anticipo.
- Natale, che facciamo? - Carichiamo.
Su, caricate.
- Terenzi, hai 1000 lire? - No. - Ne hai trecento?
- Sì. - Dammi trecento lire. - Ecco, uno, due... tre.
Ecco, tieni.
Non se lo mettono in testa.
Natale, che facciamo?
Mi piacerebbe sapere qualcosa, per via del cavallo.
- Che ora fai? - Le nove.
Vai a prendere la roba.
Non c'è più niente da fare?
Muoviti.
Figlia mia, che cos'ha fatto quel mascalzone!
Attenta, non ti fare male.
Andiamo, moro!
Fatti vedere.
Domani vengo a prendere il carrettino.
Mandami a chiamare, se hai bisogno.
Sì.
- Che freddo! - Dove sono i fiaschi?
Sull'altro camion.
Mi sembra di stare in guerra.
Sta per uscire la luna!
- Ti do la mia giacca? - Non ho freddo.
- Fa freddo. - No.
Sei una testona.
Perché piangi? Con le lacrime cosa fai?
Avrei voluto che il bambino nascesse in una casa.
- Mettiti questa giacca. - No.
- Mi dispiace, ma mi devo fermare. - Ora ti faccio vedere io. - Dai!
Fermati!
Fa' spegnere i fari. Spegni i fari!
- Ci potremmo mettere là... o 1à. - Una guardia!
E' un ferroviere!
Andiamo.
- Fate piano. - Scaricate.
Piano, piano!
- Ecco, qua. - Sì, qua. - Lo che devo fare?
Aiuta a portare l'acqua.
Franco, va' con lei.
- Qua tiriamo un bel filo. - Scaricate! Prendete i mattoni!
Un filo da qua a qua... e uno qua.
Da qui a qui, con due paletti, alla stessa altezza. Fai presto.
Forza con questi mattoni!
- Forza! - Presto con i mattoni!
- Dormi? - Andiamo, su!
Passa!
Chi costruisce qui?
Tirati più in 1à di tre metri.
Arrivo sulla strada ferrata.
- Facciamo due. - E va bene.
Quando avrò qualche soldo, vorrei allargarmi.
- Va bene. - Buonanotte.
Scusi...
si lavora tranquilli?
La notte, non vengono mai.
- Buonanotte. - Buonanotte.
Ti senti male?
No... è roba di passaggio.
- Che c'è? - Che ti ha detto quello scemo?
- Che c'è? - Nulla.
- Mettiti a sedere. - Sto bene.
- Hai una faccia... - E' il freddo.
Adesso mi muovo e mi passa.
- Vatti a sedere. - Vado a prendere l'acqua.
- Non farmi arrabbiare. - Ora sto bene.
- Se ti impunti, non c'è niente che ti smuove. - Vado piano.
Dev'essere la polizia ferroviaria.
- E se capitano qua? - A quest'ora fanno la guardia ai vagoni.
Volete bere?
Fra un'oretta, uno sfilatino non ci starebbe male!
Accidenti! E' più grosso di un gatto!
Un topo mi fa più paura di un ladro!
Sta' giù! Non viene dove c'è la luce.
Mi è passato tra le gambe.
- Oddio! - Questo disgraziato!
Ci ha sbattuto dentro.
E piantiamola! Basta, basta!
Come hai tirato su questo muro? Il filo non era giusto!
Che ti ho detto? Non ci sa fare!
Prova a sbattere contro questi, vedrai che cadono!
Cosa sbatti? Ci sono tre ore di lavoro, non ci si rimedia niente.
Sono fregato!
Si vede che siamo segnati.
Questa baracca è nata male e finirà male.
Perché ti ho dato retta?
- Dio! Non ne voglio più sapere! - Parla piano che ti sentono!
Natale, te l'avevo detto.
Qui ci volevano dieci mastri, tutti bravi, e allora andava tutto bene.
Dai tu un'occhiata a quel muro. Tu vieni a darmi una mano.
Guarda un po'! Tre ore di lavoro!
Voi mi dovete scusare.
Non so più quello che dico, non ho più la testa.
Scusatemi.
Si può mettere un po' di petrolio dentro a quella lampada?
In qualche modo rimediamo.
Cosa vuoi rimediare?
Le 8:00 arrivano presto.
Dammi un po' di calce.
- Posso darvi una mano? - Tu vai a prendere l'acqua.
- Bevi. - Non mi va. - Mettici su la bocca. - Non mi va.
Non c'è nessuno fra voi che fa il muratore?
- Lo. - Che c'è?
- Portiamo l'acqua e i mattoni. - Per 500 lire.
Ci serve altro!
Dai, dai, fa' presto.
Ho pensato una cosa.
- Cosa? - Se dici di sì, torno fra poco.
- Cosa vuoi fare? - Chiamare Cesare.
Vai a dormire.
Ragazzino, sta' fermo.
- Luigi, che ore sono? - Chi ha l'ora? - Le 2:30.
- Qui bisogna mettere i mattoni a coltello. - No, poi te ne penti.
- Ma io devo finire assolutamente! - Figlio mio, non faccio miracoli.
- Ragazzino, vieni qua. - Be'? - Vuoi quadagnare 100 lire?
- Sì. - Accompagnami in via Vasi, qui vicino.
- A fare che? - A chiamare un tizio. - E andiamo!
Vai avanti tu.
Te possino! Mi sembrava una cosa d'oro!
- Come ti chiami? - Luigi.
- Forse tuo padre ti cerca. - Non mi cerca.
- Chi è? - Luisa.
Mamma!
C'è bisogno di Cesare, altrimenti non si finisce la casa in tempo.
Abbiamo avuto una fila di guai.
- Lo chiamo. Vieni dentro. - No.
Papà!
- Vieni dentro. - No.
Luisa!
- Adesso viene. Entra un minuto. - Domani. Voglio vedere la pupa.
E' un po' magra, ma ha due occhi...
- E questo ragazzino che fa? - Ragazzino, siediti. - No.
- Vive là. - Devo portare i ferri?
No, ci sono!
- Veniamo anche noi. - No, torna a letto, mamma.
Andiamo!
Da che parte è?
Non ti so dire, ma non lontano. Dov'è?
- Ai Fossati di Sant'Agnese. - Alla Batteria Nomentana.
Monta su.
- E il ragazzino? - Lo vengo di corsa!
Dove stanno?
Ai Fossati di Sant'Agnese.
Eccola tua moglie!
- C'è Cesare. - Abbiamo perso tempo a cercatrti.
Sì, dovevo dirtelo.
- Siete avanti col lavoro? - Magari!
- Mio cognato. - Piacere. - Piacere.
Ce la faremo a mettere su questa trave tra un'oretta?
Speriamo!
- Addio, Cesare! - Ciao.
- Fammi portare un po' di calce. - Sì, ora è pronta.
- Volete bere? - Più tardi. - Volete bere? - Dopo.
- E lei? - Fra poco, con lo sfilatino.
- Vai a sederti. - Dopo do da mangiare a tutti.
Va bene.
- Quando siete arrivati? - Adesso.
Se mi sforzavo, arrivavo con voi.
Sei capace di mettere un po' di petrolio nella lampada?
Sì.
- Ragazzino! - Un momento!
- Mettiamo il somaro. - Facciamo la capriata?
Si.
Ci vuole troppo tempo, accontentati del tetto piatto.
- Sarà una conigliera! - E' tardi, sono le 6:00.
- Due ore bastano per la capriata. - Due ore?
Così in un'ora ce la facciamo, altrimenti ce ne vogliono tre.
E va bene... Chissà che caldo quest'estate.
Accontentati.
Poi, col tempo, ci rimettiamo le mani. Le 8:00 arrivano presto.
Il tetto piatto...
E facciamo questa conigliera.
Va bene, facciamo la capriata. Se non facciamo in tempo, la colpa è tua.
Forza! Dai con la trave!
Mi dovevi svegliare.
- Vai a prendere un po' di caffè. - Sì.
- Buongiorno. - Buongiorno. - Siete a buon punto.
Ho un debito.
- Vai a casa. - No, vengo con te.
- Non ti do niente. - Non importa.
- Mettiamo su il somaro. - Aiutami.
- Così? - Non schiacciarti le mani.
Broccoli! Broccoli!
- Abbiamo altro a cui pensare. - Andiamo!
Dai con questi broccoli!
Ci sono le guardie.
Non è vero, questo scemo fa sempre gli scherzi.
- Vai o ti tiro una tegolata! - E "menalo"!
Ti rompo la faccia!
Se ammazzi quello, ti danno l'assoluzione.
L'avrei "menato” pure io!
Natale, devo andare.
- Ci vediamo al cantiere. - Va bene. - Ciao.
- Ci vediamo al cantiere! - Ciao.
Chi ha messo il catenaccio in questo modo?
Aspetta. Ora vengo a darti una mano.
Natale! Sono qua!
- Le guardie. - Hanno spaccato il minuto!
- Mamma! Luisa! Butta dentro il letto! - La porta non si chiude.
Che scarogna! Forza!
Un bandone per coprire!
Un quarto d'ora e avevamo finito.
Non si chiude questa porta!
Dai! Dai!
Cesare, vieni giù dal tetto o ti vedono!
Falli tardare! Dieci minuti e ho finito. Col tetto, non ti toccano.
Bruno, Pallone! Fate a cazzotti! Portate via le guardie!
- Andiamo alla curva? - Sì, fate confusione. Sbrigatevi!
Via, via! Sparpagliatevi! Che fate qua?
- Presto! - Signora! Senti!
Se ti spogli e ti metti a letto coi ragazzini, non ti fanno nulla.
Mi presta il pupo? Un minuto!
Glielo potevi dare!
Prenditi questo.
Sta' buono, bello di mamma!
Andate via, per piacere! Via!
Mettiti sotto le lenzuola!
Quelli non si menano! Le guardie capiscono!
Devi lasciar stare la mia ragazza!
Hai capito? Hai capito?!
Andate via! Mettetevi là!
Noi andiamo a messa.
State buoni!
State buoni, ho detto!
- Vieni giù! - Un quarto d'ora e avevamo finito.
Va' fuori, svelto!
- Natale, vengono! - Sta' calma, Luisa!
- Mamma, alzati. - Sì.
Natale!
Proprio al naso dovevi colpirmi?
Apri!
- Non aprire! - C'è violazione di domicilio.
Per la legge, se la casa è coperta, non possono farti niente.
Vi sbagliate,
adesso non lo cacciamo fuori...
..ma poi c'è il processo e si finisce dentro.
Non avete letto l'ordinanza e il manifesto del sindaco?
- Apri... - Non apro!
Ti conviene aprire, ascoltami!
Ti devo fare il verbale.
- Come ti chiami? - Natale Pilon.
- Di? - Pilon Antonio.
- Nato? - A Cavarzere.
Cavarzere...
Dove abiti?
Dove vuole che abiti? Qua.
Fossati di Sant'Agnese.
Paghi subito la contravvenzione?
Sì...
Sono 5.200 lire.
Uno, due... cinque e due.
- Natale, vanno via? - Pare!
Natale, puoi aprire!
Natale, ce l'abbiamo fatta.
- Mi ridà mio figlio? - Grazie.
- Lo finisci tu il tetto? - Sì.
Grazie.
Ci vediamo.
Cos'è la storia del processo?
Non ci pensare, c'è tempo.
Ragazzino, vai a dormire!
Mi sta appresso come un cagnolino.
Ti ho detto di andare a casa.
Sei stanco?
Lo sarò dopo, ora ho solo voglia di finire.
- Vai a riposarti, sei stanco. - Voglio finire. - No, riposati.
Ciao, Natale, auguri!
- Grazie a tutti. - Ciao.
- Ciao. - Ciao, mamma.
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