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Original subtitles

Questa storia è ispirata alla vita di Bruno Sulak,

ma si tratta di un'opera di finzione.

Personaggi, situazioni, luoghi e avvenimenti

potrebbero essere stati modificati o reinventati

per esprimere la visione artistica degli autori.

BENVENUTI AL NUOVO CONTINENT

Signore e signori. Fermi dove siete, è una rapina!

Fate come dico e nessuno si farà male.

Legati le mani.

- Ho due figli. - Dillo alla polizia.

Il nastro.

Aprite lentamente le casse.

Riempi la borsa.

Riempite le borse che vi ho dato.

Dalla cassa in fondo le farete passare fino alla numero due.

Buongiorno, signora. Prendo un lecca-lecca.

Ecco. Legati le mani e siediti.

Ricordate che i soldi non sono vostri.

- Presto. Fa' come ti dice. - Grazie, Nicole.

Tranquilla, non sono soldi tuoi.

- Anche gli assegni? - Assegni e banconote.

Perfetto. Così.

È stato facile, no? Grazie. Buona giornata.

- Ecco. - Grazie.

Grazie, signora.

Può tenere questo? È troppo dolce.

Vi auguro una buona giornata. Mi scuso per l'inconveniente.

A presto.

Ehi!

Attenzione. Tieni d'occhio la strada, Annie.

- Quindi la borsa non è tua? - No.

E quello che c'è dentro non è tuo?

Certo che no.

E allora cosa ci fai qui?

- Non lo so. - Sei innocente?

Cazzo. Abbiamo rischiato l'errore giudiziario.

Stavo per mandarlo in prigione.

Ti chiedo scusa. Scusami. Puoi andare.

Mi dispiace.

Aspetta, Tonio, dimmi una cosa.

Quante volte ti ho arrestato?

- Più o meno. Spara una cifra. - Non lo so.

Sei, forse sette volte.

Diciassette volte.

Siediti.

Dai, la signora ti ha riconosciuto.

C'è stata una rapina al Continent di Orange.

- Il Continent di Orange? - L'ex Unico.

- Cazzo. Ci sono vittime? - Nessuna.

È già qualcosa.

Quanto?

Circa 200.000. L'incasso della settimana.

Ne abbiamo identificato uno da una foto.

Sulak Bruno, nato il 6 novembre 1955 a Sidi Bel Abbès, Algeria.

Legionario del 2° REP, ha disertato 18 mesi fa.

Ha precedenti?

Ha scontato quattro mesi per furto quando aveva 18 anni.

Piccoli reati.

Da quando ha disertato, ha alzato il tiro. È il presunto autore

di una decina di rapine.

Sempre supermercati. Avignone, Albi, Beaune.

Sempre la stessa banda. Due, più uno che aspetta in auto.

- Chi l'ha identificato? - Due impiegate.

Coinvolte nella rapina.

- Sono qui. - Potrebbero essere sue complici?

Onestamente, tutto è possibile, ma ne dubito.

- Portale qui. Parlerò con loro. - Ok.

- No, lascia qui la foto. - Va bene.

Tonio, allora,

è il tuo giorno fortunato. Vattene, non ti sopporto più.

Vattene, su, prima che cambi idea.

Il bianco e nero non gli dona.

Peccato non vedere il colore dei suoi occhi.

- La posa è rigida. - Ma le foto segnaletiche...

Il profilo non perdona.

È più bello di persona.

Degli occhi così non si dimenticano.

E il suo sorriso. Che bel sorriso.

- Adorabile. - Che bel ragazzo.

E anche educato.

Una bella presenza.

Decisamente.

Scusate, signore,

ma parliamo di un ladro, non di un gigolò.

L'angelo ha rubato 200.000 franchi.

Sì, beh, io...

- E l'altro? - L'altro?

- Quale altro? - L'altro.

Io non l'ho visto.

- Non ci ho fatto caso, mi spiace. - Neanch'io.

Grazie, signore.

Chi è questo tizio?

- Uno. - Cosa?

Lascia perdere.

Tanto non lo farai.

- Due. - Smettila.

È stupido. Non sappiamo quant'è profonda l'acqua.

Bruno.

- Dico sul serio. Davvero. - Davvero?

Fallo e non ti parlerò per tutto il giorno.

- Per tutto il giorno? È tanto. - Esatto.

- Tre. - Bruno, smettila.

Dico sul serio. Ho paura.

Ti amo anch'io.

No!

Ok, dai.

Molto divertente.

Ora torna su.

Bruno!

Bruno!

Bruno!

Sei un coglione!

Cazzo!

Sei un coglione.

Mi hai spaventata.

Sei pazza quanto me.

Perché? Non lo sapevi?

Sai cosa amo di più?

A parte me?

A parte te.

Il vento sulla pelle.

Il vento che accarezza.

E tu?

- A parte te? - Sì.

La velocità.

Sai cosa volevo fare da piccola?

- No. - Tante cose.

- Cosa te lo impedisce? - Niente.

Un giorno le farò tutte.

- Sai cosa mi piace di più? - No.

Quando il cielo e il mare si fondono e non si vede l'orizzonte.

Andremo a vivere sul mare.

E avremo un figlio.

Perché ridi?

- Piacere, Bruno. - Annie, piacere.

Piacere.

Dividiamoci una bottiglia.

Ok. Chi è?

- Ma guarda. - C'è Marika.

La mia principessa.

- Ti aspettavo stasera. - Ciao!

- No. - Eccola.

- Come va? - La mia principessa.

Bevi qualcosa.

Che meraviglia. È bello vedervi.

- Cosa ne pensi del panorama? - Non è male.

Laggiù c'è Il Castello di mia madre.

E laggiù La Gloria di mio padre.

E gli è saltato addosso così.

Sulle spalle.

E gli ha morso il collo.

Giuro. I tendini erano...

- Non è andata così. - Invece sì.

Non puoi dire così, Bruno.

È questione di buon senso.

Tu non ce l'hai. Non puoi dire che la politica è inutile.

La politica aiuta solo i ricchi a restare ricchi

e i poveri devono stare zitti.

Sei estenuante, non credi in niente.

Io credo nella libertà.

E Chirac, Marchais e Mitterrand non ce la daranno.

Non concordo.

- Per chi è la seconda parte? - Per te.

Ma la mia parte è la tua.

Chi lavora va pagato.

Non mi interessa, non la voglio.

Dammi gli assegni.

Riesci a crederci?

Abbiamo regalato la spesa a tante brave persone.

Ma dovremmo dirlo a quelle persone,

perché invece di ringraziarti vogliono vederti in prigione.

- Robin Hood. - Non abbiamo fatto nulla di male.

Tranne rubare a ladri peggiori di noi.

I pezzi grossi, i veri ricchi non vanno mai in prigione.

- Sei un comunista! - Non c'entra.

Voglio far saltare il sistema.

Allora un terrorista.

- Mi stai prendendo in giro? - No.

Che c'è?

Niente.

Sei bello.

Signore e signori. Fermi dove siete, è una rapina.

Fa' come dico e andrà tutto bene.

Presto!

SUPERMERCATO

Fermi dove siete, è una rapina!

Fate come dico e non vi sarà fatto alcun male.

Aprite le casse

e svuotate i cassetti nella borsa. Salve, signora.

Le banconote da 500 insieme e quelle da 100 insieme.

- Forza, dai. - Devi piazzarla dietro.

Guarda che roba.

- Bravissima. - Ti sei avvicinata a me.

- Quella è la nostra boccia. - Due punti.

Ricominciamo?

- Hola, cabrones! - Patrick.

Dietro la montagna.

Non sei pronto a giocare.

- Sono esausto. - È bello vedervi.

Cos'abbiamo da bere?

Alcuni miei amici avevano un vigneto, dei vini fantastici.

Ti mandavano fuori di testa.

Pare risalissero al XII o XIII secolo.

- Vini che ti fanno impazzire? - O ti rendono cieco.

È una stronzata.

- Non succede con tutta l'uva. - L'hai già detto.

- Ok, io torno su. - Cosa?

- Sì. - Vieni con me?

- Vieni? - Arrivo subito.

- Stai attento. - Tranquillo, ho lavorato in un ristorante.

Posa il coltello.

- Stai cercando di calmarmi. - Calmati.

Stai cercando di calmarmi, ti conosco.

Ti conosco.

Si sta bene qui.

Patrick, ascoltami se vuoi venire.

Perché non quello? È più vicino.

No, abbiamo rapinato tutti i supermercati della zona.

Non quello fuori Rodez.

Cos'è? Un Continent, un Mammouth?

Mio caro amante del Continent, è un Mammouth.

Patrick, tu entri dopo di me e tieni a bada le cassiere.

- E io dove sarò, Bruno? - Tu, amore mio,

sarai nel parcheggio con l'auto in moto.

Ok, che auto avremo?

- Una Renault 30. - No, ho detto che volevo una BMW.

- Va bene lo stesso. - È pesante e inaffidabile.

Ne abbiamo cercata un'altra.

Voglio una BMW, ragazzi.

È chi guida a fare la differenza, non l'auto.

- Siamo tutti d'accordo? - Sì.

- Non preoccuparti. - Si parte domattina alle 6:00.

- Non spassatevela troppo. - Anche tu, Patoche.

Controllo il piano un'altra volta.

Ok, andiamo. Buonanotte a tutti.

Per sicurezza...

Passate la borsa alla cassiera successiva.

Presto sarà tutto finito.

Riempila.

Alla cassiera successiva, grazie. Restate calme.

- Ma cosa fai? - Riempi il borsone.

- Ti credi Al Capone? - Ora ti faccio vedere io.

- Che succede? - Patrick, le fascette.

- Cosa faccio? - Le fascette!

State tutti calmi. Nessuno si muova, mani sul nastro.

Non voglio morire, ho una bambina.

Zitta e mani sul nastro.

- Riempi il borsone e zitto. - La pagherai per questo.

- Riempilo. - Drago?

Riempi il borsone!

Metti le mani sul nastro!

Ascoltami, cazzo!

Ho detto zitta!

- Che succede? È tutto ok? - Sì.

- Rispondi. - Sì.

Non morirai, calmati. Non ti succederà niente. Calma!

Lasciami e calmati.

Zitta e non muoverti!

Smettila di muoverti!

- Sei pazza o cosa? - Muoviti.

- Ascoltami! Calmati. - Non voglio morire.

- Cosa sta facendo? - Muoviti.

Respira e calmati.

- Non riesco a respirare. - Smettila.

Non riesco a...

Mi guardi.

- Calmati, Brigitte. - Respiri.

- Non ce la faccio! Aiutatemi. - Mi guardi. Stia calma.

Andiamo.

Che succede?

Perché mi zittisci? Datti una calmata.

Che succede?

- Perché l'hai fatto? - Avete ucciso qualcuno?

La prossima volta, t'ammazzo.

- Mi stai minacciando? - Sì.

Siamo qui per i soldi, non per uccidere.

- Mi stai minacciando? - Sì.

Non ho ucciso nessuno. È partito un colpo!

- Calmati. - Zitto!

Dai, non è successo niente, calma.

Non farlo mai più!

Zitto! Basta, sta zitto!

- Cosa sappiamo? - Ha riconosciuto Sulak.

Fotografa tutto. Anche l'altro lato.

Buongiorno. Mi dica cos'è successo.

È stata aggredita una cassiera.

Vado a parlarle.

Sono entrati e ci hanno aggrediti.

Ci hanno puntato le pistole contro e urlavano.

- Quanti erano? - Quattro o cinque.

- Può descriverli? - Sì, certo.

Un tizio nero e grosso.

Un orco, veramente, con gli occhi iniettati di sangue.

E un piccoletto bianco isterico.

Secondo me, aveva... Urlava, gridava e sparava.

E un biondo con gli occhi blu in preda al panico.

Scontroso con tutti. Volgare.

- E poi? - Ho urlato e se ne sono andati.

- E non hanno preso niente? - Hanno preso i nostri incassi.

Posso dire umilmente che ho salvato delle vite.

Magnifico.

Allora? Cosa ne pensa?

Con degli idioti come questo, non prenderemo mai Sulak.

Questo è certo.

Stasera pensavamo di bere qualcosa per salutarla.

Una festa d'addio? No, grazie.

Champagne caldo e stuzzichini freddi.

Agenti ubriachi che vogliono farsi la receptionist.

- Patetico. - I ragazzi ne sarebbero felici.

È raro essere promossi capo dell'Anticrimine di Parigi.

Dobbiamo festeggiare.

Se lo dici tu...

Ciao.

- Cosa c'è? - Andiamo via.

- Adesso? - Prendi le tue cose.

Vestiti, fai le valigie, vediamoci di sotto.

Non accendere la luce.

Drago, Marika, andiamocene da qui. Prendete la BMW, ci vediamo a Parigi.

Patrick, svegliati, ce ne andiamo!

- Che succede? - Pensa che stia arrivando la polizia.

- Drago, muoviti! - Arrivo.

Cazzo.

Ma come fai a intuire quando stanno arrivando? Come fai?

- Cazzo! - Hai visto?

- Andiamo a Parigi? - Andiamo, mi amor.

L'ho già detto a Drago. Basta, io mi chiamo fuori.

Ne ho abbastanza delle retate.

Basta prigione, basta avvocati, basta pacchi. Basta.

Ne ho abbastanza. Ha promesso di smettere.

- Drago non è mai stato in prigione? - No.

Ma finisce sempre con la prigione.

Chi è finito in prigione?

Il mio ex.

È morto lì dentro.

Un regolamento di conti.

Cos'hai in mente? Le banche?

Le banche sono collegate ai commissariati.

Guardie armate, banconote tracciabili.

Gli uffici di cambio?

No. Pensavo alle gioiellerie di lusso.

I gioielli sono belli, piccoli, eleganti.

Finisco sempre con dei delinquenti, non riesco a cambiare.

E tu?

A me non piacciono le canaglie. Sto con un artista.

Un poeta, un emarginato, un ribelle.

Fa tutto bene. La prima volta che ha pattinato

sembrava che lo facesse da sempre. Faceva salti, figure,

- piroette all'indietro. - Sei cotta.

Sì, siamo cotti.

Anch'io sono pazza di Drago.

Ma non chiederò al mio uomo di pattinare.

A cosa ci serve uno sfigato come lui? Porta solo guai.

Se non fosse un tuo amico...

Ok, ma lo è.

- Ok, ma stai attento. - Gli parlerò io.

- Sai cosa? - Che?

Se finiscono in galera...

- Ci mettiamo insieme. - Ok.

Affare fatto!

Non capisco, perché non stiamo ballando?

- Andiamo. - Andiamo.

Andiamo!

Ehi. Dimmi una cosa, Bruno.

A chi pensi di vendere i gioielli?

- I miei gioielli? - Sì.

Li rivenderemo a loro o alle compagnie assicurative.

È un buon piano.

Intelligente, potrebbe funzionare.

Cosa sta facendo ora quell'idiota?

Sta infastidendo un tizio che non dovrebbe infastidire.

- Lo conosci? - Sì,

è Steve, dalla Jugoslavia.

Vai a parlargli o lo farà a pezzi.

- Ma io voglio che lo faccia a pezzi. - Vai.

Steve...

Qui è il paradiso.

Gli sbirri francesi sono come bambini.

Le prigioni francesi sono meglio degli hotel in Jugoslavia.

È un paradiso, credimi.

- Stai lavorando? - Qua e là.

Ho fatto da guardia del corpo a Belmondo.

Belmondo? Sul serio?

Ho anche girato un film con lui.

Hai sentito? Conosce Belmondo.

Belmondo, caspita. È fantastico.

Dormo dove Belmondo...

Non so se possa interessarti, ma se vuoi lavorare con me,

potrei avere in mente qualcosa.

Vedremo.

Salve, signore. Benvenuto. In cosa posso esserle utile?

Vorrei vedere degli orecchini.

Certo, mi segua.

Sono per un'occasione speciale?

- Un anniversario? - Un anniversario di nozze.

- Molto bene. Ha un limite di spesa? - No, pensavo...

Signore e signori, questa è una rapina. Andrà tutto bene.

Ci penso io. Le mani, per favore.

A terra, signore. Giù.

Le mani, per favore.

Via. Cinquanta secondi.

Restate calmi. Siamo qui per i gioielli.

Non vi succederà niente.

State calmi, grazie.

Nessun rumore. Presto sarà tutto finito.

Trenta secondi.

Andiamo, presto!

Grazie per la collaborazione. Buona giornata.

È stato un piacere fare affari con voi.

- Buon fine settimana. - Grazie.

Complimenti!

Andiamo.

- Cazzo, ci sono due auto dietro di noi. - Calma.

- Cosa fai? - Ci penso io.

Toglietevi di mezzo!

Pensano di essere i padroni. È sempre così.

Si calmi, ci penso io.

- Devo prendere i miei figli. - Chiedo scusa.

Si sposti. Sta bloccando il traffico, signore.

State calmi.

- Ora può andare, signora. - Grazie, agente.

- Le dico che questo bastardo... - Posso avere un caffè?

- Mi ha aggredito. - Zitto!

Uno alla volta!

Mi devo sedere?

Siediti!

Io vi denuncio.

Che succede? Vi si sente da laggiù.

Io sono la vittima, ma questi stronzi non mi ascoltano.

Cos'hai detto?

Stronzi, che sta succedendo?

Dice che il cliente non l'ha pagato. Si sono picchiati, niente di nuovo.

Addosso aveva questa.

Droga, adescamento, aggressione, furto.

È una bella lista.

Se mi fa andare via, le consegno una banda criminale.

Una banda criminale? Quale?

Gli jugoslavi. Progettano una rapina. Ne conosco uno.

Continua, mi interessa.

Mi tolga queste e ne parliamo.

- La mia denuncia? - La raccogliamo.

Raccoglila. Tu vieni.

- E i miei soldi? - Non esagerare.

Lo Jaeger-LeCoultre di cui parlavo.

Un modello in platino con movimento perpetuo automatico.

Classico e moderno.

È molto popolare.

Ti piace?

- È un sì o un no? - Ho detto di sì.

È possibile...

- Posso metterglielo io? - Certo.

- Non è un po' pesante? - No, non direi.

- Quanto costa? - Questo modello costa 63.000 franchi.

Capisco. Dovrò evitare di perderlo, allora.

O che me lo rubino, perché oggigiorno...

Ci sono così tante rapine...

Vediamo...

Lo prendo.

- Molto bene. Lo tiene al polso? - Sì, grazie.

Del pagamento parlerà col mio collega.

- Grazie. - A lei, signore.

- Salve, signore. - Salve.

Congratulazioni, è un bell'orologio.

Grazie. Posso avere uno sconto?

Non credo sia possibile.

E se pagassi in contanti?

In tal caso, posso offrirle il 3% di sconto.

Il cinque?

Il 3,5%.

Il 3,5%...

D'accordo.

Mi piace.

- Che ore sono? - Le 7:00.

Ti alzi sempre presto.

Lasciami dormire.

- Croissant? - Sì.

- Amore mio? - Sì, amore?

Mi compreresti degli assorbenti?

Certo, amore mio.

Grazie.

Non conosci nessuno di loro, vero?

- Esatto. - Certo.

- E lei? Signorina... - Braumann, Sophie. No.

No, cosa?

No, non li conosco.

Sophie Braumann.

È un cognome alsaziano, Braumann.

- I miei genitori sono di Bordeaux. - Bordeaux?

È una bella città.

Il quartiere Saint-Jean, la cattedrale Saint-André,

la Garonna, i cannelés.

- Il vino, a volte. - Mi scusi, ma perché io sono qui?

Secondo lei?

Non la conosco. L'ho caricata ieri al Centosette.

Se l'avessi saputo...

È pericoloso seguire gli estranei.

Sua madre di Bordeaux non gliel'ha detto?

No, non me l'ha mai detto.

Bene.

Smettetela di prendermi per scemo.

È penoso il vostro numero.

Tu, tesoro, sarai arrestata per complicità.

Associazione a delinquere.

Documenti falsi, perché che sono falsi questi documenti, vero?

E possesso di merce rubata, o hai la ricevuta della collana?

Complicità in cosa? È impazzito?

La lasci in pace.

Conosci il braccio femminile de La Santé?

Non è il Club Med. Specie per una bella ragazza come te.

Si farà un sacco di amiche. Davvero tante.

Non ho fatto nulla e non lo conosco. Abbiamo scopato una volta.

Spero ti sia piaciuto, perché ti costerà caro.

Rischi almeno cinque anni di prigione.

Una volta fuori, sarai distrutta.

Fottuta.

Non potrai più lavorare, me ne assicurerò io.

Dovrai fare la puttana per pagarti le dosi.

Una mattina, ti troveranno morta in una discarica

o in un retrobottega con una siringa nel braccio.

Non mi drogo.

- Non ancora, ma succederà. - Non ho fatto nulla.

- Deciderà il tribunale. - Ora basta!

Basta.

- Non la conosci. Perché ti importa? - Ok, ha vinto.

La lasci stare e collaboro.

Bravo.

E io cosa ottengo in cambio?

Tutte le rapine e lei la lascia stare.

E i tuoi amici?

Quali amici?

- Pérez? - Sì, capo?

- Vieni a prendere la ragazza. - Ok, capo, arrivo.

- Andiamo. - Va tutto bene.

- Ahi. - Forza.

Andiamo!

- Si è comportato come uno stronzo. - Lo so.

Ti ascolto.

E infine il supermercato Cora a Beaune, sei stato tu?

Sì.

Dimmi di più.

Non la incriminerà, vero?

L'ho promesso.

- Sì, certo. - È così.

Parlerò con il giudice, avrà la libertà vigilata.

E i documenti falsi?

Cosa vuole sapere?

Sono entrato, ho rapinato e me ne sono andato.

Fine della storia.

- Da solo? - Sì.

Dici di aver rapinato 19 supermercati in otto mesi. Notevole.

Sempre da solo?

- Sempre da solo. - No, non è credibile.

Ti dico cosa penso.

Eri col tuo amico Drago e la ragazza aspettava in auto.

Non conosco nessun Dragan.

Dragan? Abbiamo già arrestato i tuoi amici.

Non fare il finto tonto, Bruno.

Non basta per far godere il giudice.

No, sono molto avido. È il mio peggior difetto.

Beh, è anche il mio.

A proposito, mi serve un favore.

Quale?

Posso tenere l'orologio?

L'orologio? Cos'ha di speciale il tuo Kelton?

È di mio padre. Me l'ha dato lui, ci tengo molto.

Le guardie me lo toglieranno se mi perquisiscono.

Se ci sei affezionato...

Grazie.

Me la lasci salutare, per favore.

Fai in fretta.

Amore mio.

Ti amo.

- Vieni, forza. - Ti aspetterò.

Ti amo.

Avanti, piccioncini.

Salve.

Salve.

Per cosa sei dentro?

- Un errore giudiziario. E tu? - Idem.

Dodici anni per rapina a mano armata.

E tu?

Preventiva.

Non mi piace l'arredamento.

E il cibo sembra disgustoso.

Non intendo restare.

Jean-Loup Lablache.

Bruno Sulak.

Lo so.

Voi guardie non guadagnate abbastanza.

Ho una proposta.

Potrei essere interessato. Ma non qui. Allontanati.

Sai dove trovarmi.

Amore mio, ogni giorno, con le mie parole,

accarezzo la tua pelle con la penna.

E anche le tue labbra.

Sai,

vogliono fare di me uno spione,

ma anche se ci provano con la forza o l'inganno,

non intendo cedere.

Voglio vivere a modo mio, restare il bambino che si inebria,

come nella canzone di Reggiani che ti piace tanto.

Voglio continuare a stupirmi, a sognare, ad aspettarti.

La vita, amore mio, non è eterna.

Sono vivo, vivo quando ti scrivo,

e a volte sento ancora il vento che mi sfiora la pelle.

- Allora, a quanti punti arriviamo? - 71.

Ok.

Mani sul tavolo. Vecchia volpe.

Non male.

È roba buona.

Puoi farci un rampino.

Legandole insieme, reggerebbe bene.

- Te ne procurerai altre? - Puoi scommetterci.

Avevi ragione tu.

Amo essere un emarginato, diverso, come gli artisti.

In un'altra vita sarei potuto essere pittore o scrittore.

Ma qui, in prigione,

non c'è spazio per la cultura.

Siamo incompresi, abbandonati.

Non cederò a loro, non cederò all'odio e alla violenza.

Sono più forte di così

e tornerò più vivo che mai.

Mi hanno dato 12 anni di carcere e ne ho scontati quasi sei.

Quando uscirò, penso che...

Farò cose semplici.

Mangerò in riva al mare. Magari in montagna?

Non dico che andrò a vivere con una capra.

Via libera.

Aspetta, forse regge. No, aspetta.

Avanti.

Forza.

Su.

Fammi provare. Fammi...

Sì! Ci siamo.

Andiamo!

- Dai. - Piano.

Salta!

Forza, Jean-Loup!

Avanti!

Dai, ci sei quasi.

Forza, ci sei quasi.

Dammi la mano. Forza, Jean-Loup.

Ci sei quasi, Jean-Loup, prendimi la mano. Forza.

Così. Sbrigati.

- Forza, Jean-Loup! - Non ce la faccio.

- Dai! - Non ce la faccio, Bruno.

Jean-Loup! Jean-Loup!

Avanti, maledizione!

Vattene, Bruno.

Scappa, amico.

- Jean-Loup. - Vai, io non ce la faccio.

Tornerò a prenderti.

Andiamo!

Pronto?

Com'è evaso?

Ok.

SULAK RICOPERTO DI GIOIELLI

LA POLIZIA SULLE TRACCE DI SULAK

- Ci prende in giro. - Perché sei ossessionato da lui?

GIOIELLERIE DI PARIGI

Non è un idiota dal grilletto facile.

Cartier a Ginevra, due volte in due settimane.

Perché lo fa? Per il brivido! Non gliene frega un cazzo dei soldi.

Quanto ha preso dalle rapine? 1 milione e mezzo?

Non gliene frega un cazzo. Lo fa perché si diverte.

Non so, ma quando avremo capito il perché, lo prenderemo.

- Muovete il culo. - Ok.

- Avanti! - Andiamo, ragazzi.

Muoversi.

- Spremete gli informatori, ma trovatelo. - Ok.

Qualcuno ha una sigaretta?

Posso?

Un accendino?

Il caffellatte fa male alla digestione.

Cosa vuoi?

Niente. Faccio colazione con te.

Che bello. Eri nei paraggi?

Tutti i poliziotti in Francia ti cercano.

Ti arresteremo tra una settimana, un mese, un anno.

Lo vedremo, sbirro.

Perché sei venuto qui?

Per dirti di smetterla. Non hai altri malviventi da prendere?

Sei il mio preferito.

Anche tu il mio.

Anche tu il mio.

Grazie.

- Buona giornata. - È stato un piacere.

- Non vi sembra un po' folle? - Un po'.

Andiamo? Forza.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Delostane. - Prego.

Grazie.

- Buongiorno, signore. - Buongiorno.

Prego, si metta di lato. Sollevi le braccia.

Non muovetevi.

Fermi.

A terra.

- Apri la porta. Subito. - Apri.

- Apri! - Non muoverti.

Raggiungi il tuo amico e mettiti a terra accanto a lui.

Lì. A terra.

Salve, signori.

Per prima cosa, per favore, fai entrare il mio amico.

- Fatto. - Fatto?

Bravo.

Ammanettatevi al termosifone.

Voglio la chiave della cella.

Quella di Jean-Loup Lablache.

- Subito. - Grazie.

Michel, com'è andato il saggio di tua figlia?

Molto bene, grazie.

- La numero 12. - Numero 12.

Siediti.

Ammanettatevi.

Cancello!

Il cancello. Apri il cancello.

Bene.

Cancello.

- Cosa fumi? - Gauloises.

- Non sono molto forti. - Senza filtro.

Le credevo più forti.

Servizio in camera.

Tu sei pazzo.

- Sei incredibile. - Avevo detto che sarei tornato.

I miei amici sono tornati.

- Arrivederci, ragazzi. - Arrivederci, signori.

- È stato un piacere. - Grazie.

- Arrivederci. - Buona giornata.

- A presto. - A presto.

Bastardi.

Cazzo!

Quei tizi hanno le palle.

Arrivederci.

Voi siete pazzi.

Documento, contanti, hai tutto.

E un biglietto per Rio, passando per Lisbona.

Ti chiami Carlos.

Così mi fate piangere, ragazzi!

- Ti raggiungeremo presto. - Grazie.

- Stanza 14, primo piano. - Grazie.

La porta!

Ti amo.

- Cosa stai guardando? - Un film triste.

Pronto? Posso parlare con Franchet? È una questione privata.

- È bello? - È triste. Mi piace.

Franchet, sono io. Ho le pietre. Sì.

Venticinque milioni.

Venticinque milioni in nuovi franchi.

Sì.

Domani a mezzogiorno. Centro Pompidou.

Ok, siamo d'accordo.

Abbracciami, amore. È troppo triste.

Abbiamo una pista. Ne sarai felice.

Quindi un uomo solo. E lo scambio?

- Franchet, l'assicuratore. - A Beaubourg.

- Beaubourg. - Centro Pompidou?

- Quando? - A mezzogiorno.

- Mezzogiorno? - Sì.

- Con movimento circolare. - Ok.

Silenzio in aula.

Dichiaro aperta l'udienza.

L'imputato si alzi, per favore.

Il suo nome è Sulak Bruno, nato il 6 novembre 1955 a Sidi Bel Abbès.

Nazionalità jugoslava.

Non sono jugoslavo ma francese, Signor Giudice.

Mio padre è francese di origini polacche, come Michel Poniatowski,

e mia madre è una pied-noir, come Marthe Villalonga.

Silenzio in aula. Bene.

Lei è accusato di aver commesso delle rapine

tra il 6 e il 20 luglio 1983 ai danni dei supermercati

Mammouth, Atac e Rallye,

Gli atti sono stati commessi come parte di una banda

e con l'uso di un'arma o sotto minaccia.

E anche di associazione a delinquere.

Prima di sentire la testimonianza dell'investigatore capo,

ha qualcosa da dire?

Sì, Signor Giudice.

La ascoltiamo. A lei la parola.

Sapete, io ero un soldato eccellente. Eccellente.

Sono diventato un eccellente emarginato,

ma potevo anche diventare un eccellente poliziotto o magistrato.

Mi permetta di dubitarne.

Ciò che vorrei che capiste, Signor Giudice e signori della giuria,

e anche lei, signor Pubblico Ministero così certo di essere nel giusto,

è che non riconosco la vostra Corte o giustizia.

Non significate nulla per me, vi nego il diritto di giudicarmi.

La Corte apprezzerà.

Annie, Patrick e Drago non sono mai stati miei complici.

Non è ciò che è emerso dall'indagine.

Come l'astrologia, la polizia può dire quello che vuole.

Basta così.

Sulak, non tollereremo la sua insolenza.

L'insolenza è tutto ciò che mi resta.

Va bene, si sieda.

Imputato Drago, si alzi, per favore.

Neanche lui è un vero iugoslavo.

Gli imputati si alzino, per favore.

Dopo le dovute considerazioni, la Corte e la giuria

vi condannano a tre anni di prigione.

Quanto a lei, signora, non essendoci precedenti condanne,

è condannata a 18 mesi di carcere,

con sospensione condizionale della pena e ridotta alla libertà vigilata.

Sarà sottoposta a severi controlli

per un periodo di due anni.

Vorrei dire un'altra cosa.

Sig. Sulak, prima che continui il suo Tour de France giudiziario

per tutti gli altri reati che ha commesso,

sappia che, se non cambia atteggiamento,

le sentenze saranno estremamente pesanti.

La Corte si aggiorna.

Pesca.

Sei certo che saresti stato un buon agente?

Assolutamente sì.

Finalmente, la carta

che aspettavo da due giri.

Perché hai disertato la legione?

È una lunga storia.

Per convalidare il record di caduta libera,

dovevo firmare per altri cinque anni.

Cinque anni.

Perché non l'hai fatto? Sembravi bravo.

Non capisci.

Nessuno può dirmi cosa devo fare. Nessuno. Mai.

Pesca.

Neanche a me nessuno dice cosa devo fare.

Nessuno. Mai.

Peccato. Avremmo potuto essere amici.

Potevo mostrarti come funziona.

- Come funziona cosa? - La vita.

- La vita? - Sì, la tua vita è troppo vincolata.

Sei intrappolato tra capi e criminali.

Io invece sono libero.

Ah, sì, certo.

Si vede.

Ti credi l'unico avventuriero?

Anche noi viviamo l'avventura, ma sull'altro fronte.

Tu, o hai noi attaccati al culo o sei al fresco.

Che razza di libertà è?

Ma vedi, io ho scelto questa vita.

Anche in galera sono più libero di te.

Certo. Ecco qua, tris di sei.

- Merda. - Ora scarto.

Sei proprio un bastardo fortunato.

Perché sei tornato a prendere Jean-Loup?

Gliel'avevo promesso. E sono una brava persona.

È vero, lo sei.

- Certo. - Su questo siamo d'accordo.

Più sei gentile, più piaci alla gente.

Più piaci, più diventi famoso.

E più diventi popolare.

E più infastidisci la gente.

Pesca.

Mi scusi.

La pistola.

Nella mia borsa.

Seguimi.

Entra e zitto.

Chiudi la porta. Ti tengo d'occhio.

Vuoi giocare, eh? Beccati questo! Ramino.

Non te l'aspettavi, vero?

Moréas, sei stanco per caso?

Sei un tipo umile, eh?

Tu vuoi giocare. Io voglio vincere, non giocare.

Buongiorno. Non muovetevi.

- Andiamo. - No, grazie.

Io vengo volentieri.

Pistole nella borsa e la chiave delle manette.

Subito.

- Lasciami la mia, ci sono affezionato. - Beh, allora...

Ne sei sicuro?

Non ho più l'età per scappare. Buona fortuna.

- Ciao. - Ciao.

Buona giornata.

Mi lasciate da qualche parte?

Una fuga spettacolare

oggi pomeriggio sul treno Corail da Montpellier a Lione.

Un commando composto da diversi uomini armati

è riuscito a far evadere l'ormai tristemente celebre Bruno Sulak

e uno dei suoi complici

mentre venivano trasferiti al penitenziario di Lione.

I fuggitivi sono a piede libero,

nonostante il grande contingente di poliziotti sulle loro tracce.

Grazie per oggi.

E ora, l'economia.

I Ministri delle Finanze della CEE si riuniscono a Bruxelles

per aumentare di un punto

il tasso di interesse delle banche centrali,

il che significa che sarà più difficile per le famiglie

ottenere dei prestiti.

E dicono che i ladri siamo noi.

Dobbiamo andarcene. Lontano.

Andiamo in un posto caldo, per favore.

Al sole.

A Los Angeles!

Il Paese di Chaplin.

- Il Paese di Jim Morrison. - Los Angeles.

Il Paese dei gioielli.

Novica Živković.

È il mio vero nome.

- Pronto? - Ehi, sbirro. Sono io, Bruno.

- Sì? - Mi dispiace per l'altro giorno.

Non abbiamo avuto tempo per la rivincita.

Ma ci rivedremo presto.

Prima di quanto pensi.

Non ne sarei così sicuro.

Dove sei? Sei a Parigi?

Potremmo bere qualcosa uno di questi giorni.

Sicuramente verrai da solo.

- Certo. - Perché no? Ci penserò.

Devo andare. Non posso dirti "a presto", sbirro.

È qui, è a Parigi, dovete trovarlo!

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Obbligo di firma. - Ok.

STAZIONE DI POLIZIA

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Obbligo di firma. - Grazie.

Annie Bragnier.

- Sono passati due giorni. Avanti! - Lasciami in pace.

- No. - Dai.

Ti farà sorridere

Dai, Annie

Ti preparo qualcosa di buono da mangiare.

Oh, sì, mia piccola Annie

- Buongiorno. - Annie Bragnier, obbligo di firma.

- Come va? - Quanto tempo!

Sei pronta?

- Sei pronta? Si va in vacanza. - Davvero?

Amore mio, cosa stai bevendo?

È molto buono.

- Ti va un gelato? - Sì.

- Al pistacchio. - Al pistacchio.

Te ne porto uno.

- Tu vuoi un gelato? - No, sono a posto.

Steve?

Siamo in vacanza?

Cosa stai facendo?

Me ne vado, ne ho abbastanza. Spostati.

Perché?

Perché?

Pensavo fossimo in vacanza.

Possiamo essere in vacanza e lavorare.

Non è divertente.

Finirà male, sai?

Di cosa hai paura?

Di niente. Non voglio che finisca male.

In realtà, ho paura per te e Steve.

Vedi? Hai paura. Vuoi che smetta?

Non te l'ho mai chiesto.

Ma non ti chiederò di continuare.

Allora cosa vuoi?

Volevo passare qualche giorno tranquilla con te.

Sei stato in America per mesi.

Solo noi due, per due giorni, due secondi, ok?

- Smettila. - E tu quando smetterai?

Non capisci? Io non ci sarò.

Non ci sarò quando ti arresteranno.

Il negozio Cartier di Cannes? Dovete essere pazzi.

Non ci faremo arrestare. Annie, dai.

Capito?

Non ci faremo arrestare.

Annie!

Gioielli per 40 milioni di franchi.

È il bottino dei ladri che hanno rapinato Cartier ieri a Cannes.

La polizia ha identificato i due rapinatori.

Uno è lo jugoslavo, Bruno "il Legionario" Sulak,

e non è nuovo

- alle rapine. - Annie! Bruno è in TV.

Verso le 12:15 e le 12:30, sono entrate due persone.

A circa un minuto di distanza.

Volevano vedere dei gioielli.

Grazie alla testimonianza di un impiegato,

i rapinatori sono stati identificati.

Sono due jugoslavi, Bruno Sulak e Radisa Jovanovic.

Bruno "il Legionario" Sulak è noto alla polizia.

Bruno Sulak.

Bruno Sulak, il criminale...

Il ladro imprendibile...

L'uomo scappato due volte...

Il moderno Arsenio Lupin...

...28 anni, odia la violenza.

Si dice che il bottino valga decine di miliardi...

Le rapine di Sulak lo hanno reso il nemico pubblico numero uno.

Un uomo molto gentile.

Non ha mai sparato.

È una regola che segue sempre.

Sì? Capo! È Sulak!

Allora, andiamo a bere o no? Sei libero oggi?

A mezzogiorno al tuo bar?

Ma verrai da solo, vero? L'hai promesso.

Certo, promesso.

Se dovessi incontrarmi per strada, tranquillo, non giro armato.

- Non mi sparerai? - Non sono mai armato.

Se ti troviamo, non ci sparerai?

No.

Allora senti qua. Se non ti trovo, do le dimissioni.

Se senti che ho dato le dimissioni, sarà colpa tua.

- Al telegiornale? - Esatto.

- Ok? A presto. - A presto, sbirro.

Polizia! Mani in alto! Non muoverti.

Togliti il casco.

- Tu chi diavolo sei? - Nessuno.

Dovevo consegnare un pacco a un signore al bar.

È tutto. Faccio consegne.

- Chi ti ha chiesto di consegnarla? - Il fornaio.

Portate via quest'idiota.

- Andiamo. - Non ho fatto niente.

Richiama gli altri e torniamo in centrale.

Mani sul volante.

Non fare lo scemo e gira intorno alla piazza.

Come stai?

Bene. E tu come stai?

- Ti è piaciuta Cannes? - Sì, hai rischiato.

Ti ho impressionato, eh?

Avevi promesso di venire da solo, ma sei venuto in compagnia.

Sai come sono i superiori. Non posso fare quello che voglio.

Lo dicevo che non hai alcun potere.

Guarda avanti.

Io ho vinto.

E tu hai perso. Me ne vado.

Mi ritiro.

Ho più soldi di Borg.

E non ho mai giocato a tennis.

Ti annoierai in vacanza. Ci rivedremo.

Ok, ferma la macchina, ho la nausea.

Tieni.

Dai questa ad Annie

e dille di chiamare quel numero da una cabina.

C'è tutto. Biglietti, soldi.

Nessun problema.

- Hai quello che ti ho chiesto? - Sì.

Ecco.

È il Polacco?

Lui è in prigione. È un tipo di Marsiglia.

REGNO DEL BELGIO PATENTE DI GUIDA

È fatta malissimo.

E non è economica.

Ma sei famoso.

La gente ha paura. Chiede molti soldi.

Sì, lo so.

Ti chiamo quando sono a Rio. Pensi di raggiungerci?

A Rio? Mi piacerebbe molto.

- Ti saluto, amico mio. - Anch'io.

- Pronto? - Amore mio.

Amore mio, come stai? Dove sei?

Lontano. Troppo lontano da te.

Sto per attraversare la frontiera italiana.

Andremo in un posto caldo, in Brasile.

In Brasile?

Sì, io e te. Spenderemo tutti questi soldi.

Andremo in spiaggia, faremo l'amore e rideremo.

Mangeremo bene, staremo al sole, avremo tanti bambini.

Smetteremo di nasconderci.

Resteremo insieme per sempre.

Controllo documenti.

- Mi piace l'idea. - Davvero?

Sì.

- Mi raggiungerai? - Sì.

- Allora partiamo? - Sì.

- A domani, amore mio. - A domani.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Controllo della dogana. Spenga il motore, per favore.

Ha un documento?

Grazie.

Scenda dal veicolo e mi segua, per favore.

UFFICIO DOGANALE FRANCESE

Non capisco, perché un passaporto belga?

- Il padre è belga e la madre... - Ho capito.

Ma non mi piace il suo passaporto.

Aspetto notizie dall'ambasciata belga.

Per favore, abbassi i toni.

D'accordo?

- Cosa sta dicendo? - Parla di una donna.

L'amore...

Ho capito, è una storia d'adulterio. Una donna lo aspetta in Italia.

Il signore è sposato, giusto?

Ma questo non spiega il passaporto.

Non mi piace.

Oh, Bruno.

Ti trovo bene. Il biondo ti dona.

Grazie, signori.

Andiamo. È finita, torniamo a Parigi.

In treno?

Posso aprire il finestrino?

Fai pure.

Perciò la Corte, in nome del popolo francese,

la condanna a nove anni di reclusione.

Sconterà la pena nel penitenziario Fleury-Mérogis.

La seduta è aggiornata.

Andiamo a prendere Bruno.

Ti aspetterò alle 6:00 all'eliporto.

Sì, è la mia unica possibilità!

Bisogna fare in fretta.

Bisogna essere sempre inebriati.

Il segreto è quello. Punto.

Per non sentire il terribile peso del tempo

che ti trascina a terra, devi essere costantemente inebriato.

Ma di cosa?

Di vino, di poesia.

O di virtù. Sta a voi scegliere.

E se a volte sui gradini di un palazzo, sull'erba verde di un fosso

o nella solitudine della vostra camera vi svegliate

e l'ebbrezza sta già svanendo o è scomparsa,

chiedete al vento, alla stella, all'uccello o all'orologio,

chiedete a tutto ciò che ride, geme, corre, canta o parla

che ora è e il vento, l'uccello, l'orologio

risponderanno: "È ora di inebriarsi!

"Per sfuggire alla tirannia del tempo,

- "bisogna essere sempre inebriati!" - Amore mio.

"Di vino, poesia, amore

"o virtù, dipende da voi."

Non sono nemmeno lì per tenerti tra le braccia.

Tieni.

- Hai fame. - Il cibo della prigione...

Non posso andare in sala mensa.

- Perché? - Non lo so.

Avranno paura che nasconda un seghetto nel caffè.

Ho saputo di Steve.

È stata un'esecuzione. Non gli hanno dato una possibilità.

Alla faccia dell'abolizione della pena di morte.

Tu appoggi queste cose? E i tuoi colleghi?

Non siamo stati noi.

Ho dato le dimissioni.

- Non sei più un poliziotto? - No.

- Per via di questa cosa? - Tra le altre.

Sei in prigione e non corro dietro a nessun altro.

Se pensi che resterò rinchiuso qui...

Ammettilo, ti mancherò.

Ora cosa farai?

Mi prenderò del tempo per viaggiare, leggere e scrivere.

Scrivere romanzi polizieschi è tipico dei poliziotti in pensione.

Certo, perché no?

Non fare sciocchezze.

Sconta la tua pena.

Sei ancora giovane, hai molto da vivere.

Perché mi dici questo?

Non ci andranno piano con te se esageri.

Mi hai dato un'idea. Forse scriverò un libro anch'io.

- Su cosa? - Sulla libertà.

L'amore, il Mediterraneo, la vita. Non dirò altro o mi ruberai l'idea.

La visita è finita. Andiamo, Sulak.

Non so nemmeno il tuo nome.

Georges.

Mi chiamo Georges.

- Ciao, Georges. - Ciao, Bruno.

Abbi cura di te.

Oh, mi conosci.

Ok, andiamo.

- Scusa, non è permesso sognare qui. - Alzati.

Andiamo.

Tornerai?

- Sì. - Andiamo.

Ciao.

Seguiremo il piano. Mi fido di lei.

Il walkie-talkie e la porta aperta.

Sto correndo molti rischi per Sulak.

Aspettate la mia ultima chiamata e le mie ultime istruzioni. A dopo.

È tutto pronto, Bruno. Segui il piano alla lettera.

Se c'è un problema, torna in cella. Buona fortuna.

Sono nel corridoio principale.

Ok, Bruno.

- La porta è chiusa. - Dovrebbe essere aperta.

È chiusa, cosa faccio?

Non capisco. Ho lasciato delle istruzioni. Ho organizzato tutto.

Bruno? Non ti sento.

Se il piano salta, torna nella tua cella.

- Cosa vuoi? - Lungo, due cucchiaini di zucchero.

- Due cucchiaini di zucchero. - Ok.

Bruno?

Esci di lì.

Esci. Cosa ci fai con questo?

Amore mio,

ancora una volta, sono scappato in sogno

per addormentarmi vicino al tuo corpo caldo.

Una sensazione di pace.

Corpo pesante, mente leggera.

Volo, galleggio.

Non sento la gravità nella notte che mi circonda col tuo profumo.

Non sono già più lì.

Sto scomparendo e finalmente...

Finalmente ti troverò per sempre.

Finalmente.

Un giorno dovrà pur finire tutto questo.

Comunque, non sarei diventato un anziano molto rispettabile.

Ma dopotutto è il mio destino.

Lo so.

A volte,

mi dico che quest'ultima evasione mi renderà per sempre

un uomo libero.

Sottotitoli: Sara Raffo

Supervisore creativo Stefania Silenzi

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