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[Laura] Andata sulla Luna e ritorno!
Vai!
- [Laura] Alex! Non sulla coperta. - [insieme] Alex!
[Sergio] Forza con queste equazioni, mancano due minuti!
[rumore di vetri infranti]
Alex!
- [Laura] È il terzo in un mese. - Non sono stato io.
[Laura] Alex, non si dicono le bugie!
Tuo figlio nega l'evidenza.
Quando dice le bugie, è mio figlio, e, quando vince i tornei, è il tuo?
[Giacinto] Primo a finire i compiti! Ho finito prima io.
Guarda! Una pagina di equazioni in meno di dieci minuti! Giacinto è un genio.
Io sono più veloce a correre, papà. Il primo ad arrivare in camera!
[Laura] Piano! Non si corre in casa, vi fate male!
[tonfo]
[Oreste] Ahi!
- La trappola! Guarda, lo sapevo. - È una radio, non la chiamate trappola.
Non sta bene messa lì. Ieri ho sbattuto anch'io.
- Sta bene. Dobbiamo solo abituarci. - L'abitudine a farci male!
[Laura] Questa maledetta trappola!
[Sergio] Non è una trappola, è una radio! Fermo!
Fammi vedere.
Papà, io sono più veloce a correre. Sono più veloce di Giacinto.
Sei anche più sciocco. Guarda! Sai che ti rimarrà una cicatrice.
Giacinto, smettila! Adesso andate tutti in punizione.
E guai a chi si muove!
"L'anno 2017, il giorno 22 di giugno, nel mio studio in via Dei Caduti, 19,
innanzi a me, Mario Bassani,
notaio residente in Roma, iscritto al collegio notarile di Roma,
sono presenti i signori Lombardi Oreste, Lombardi Fanny,
Lombardi Alex, Lombardi Giacinto,
quali speciali procuratori del proprio genitore Lombardi Sergio.
Con ogni garanzia vendono e trasferiscono a Zaffarano Teodoro,
che in buona fede accetta e acquista, l'immobile sito in via Libertà, 35."
E voilà!
Ci siamo. Felicitazioni!
[porta che sbatte]
Grazie, Alex.
Grazie, Fanny.
Però un po' mi dispiace, le cose potevano andare diversamente.
Ci siamo tolti il dente.
Il Bavosa è ancora innamorato di te, dalle elementari!
Ha sempre le mani sudate, ma la forfora è diminuita!
Solo mezzo chilo per spalla.
- Ci vediamo domattina a casa. - Imbecille.
Per i mobili ho parlato con un antiquario.
Sistemo tutto io. Ciao!
♪ Tutti mi cercano! Tutti mi vogliono! ♪
[clacson]
- Abbiamo fatto bene? - Lo abbiamo fatto per aiutarci.
- Ma se non ci vediamo più. - Siamo molto impegnati.
La cosa buona è che almeno la zia Fanny
non dovrà più pagare il conservatorio ai gemelli.
- L'ho fatto volentieri. - Lo so.
Ciao.
Scappo, fra due ore ho il concerto.
Come mai qui a quest'ora?
Così.
- E tu? - Così.
Non riesco a guardarlo.
- [Giacinto] Gli abbiamo venduto casa. - Papà è in coma da cinque anni.
- Non sarebbe contento. - Nemmeno di vedere te e Oreste così.
Siamo tutti qui.
[tonfo]
Che cazzo!
Figliolo!
È colpa mia, sorella. Mi si è impigliata la borsa.
Per carità!
Guarda chi c'è! Quindi anche tu hai una coscienza, incredibile!
- Hai questa considerazione di me? - No, io non ho considerazione di te.
- Ragazzi, è già triste così. - Ha cominciato lui!
Sei venuto cinque volte in cinque anni da tuo padre. Vergognati!
- Guarda che la casa è anche mia. - Era tua. Ora è di quello stronzo.
Figlioli! Siete impazziti? Siamo in una clinica, non al bar.
Scusi. Abbiamo avuto una giornata difficile.
Sempre in forma tu! Ciao, Iri! Dov'è Alex?
È in ufficio con sua moglie.
Ma li stavo aspettando in buvette!
- Staranno facendo i conti. - Mia moglie è stacanovista.
Sei l'allieva che mi dà più soddisfazioni.
Merito del maestro. È il miglior "dritto" che conosca.
Il mio colpo preferito è il rovescio!
Alex!
Porca puttana!
- Alle scadenze IVA pensiamo noi. - Tullio!
- Amore. - Vi aspettavo in buvette.
Ho pagato. Il circolo è salvo!
Bisogna brindare. Champagne!
Al circolo salvato!
- Al circolo… e all'amicizia. - All'amicizia.
Ero passato per questo, ora vado.
Amore, ci vediamo in ufficio.
["Inno alla gioia", Ludwig van Beethoven]
[suono dei piatti fuori tempo]
[suono dei piatti fuori tempo]
- Basta! - Che vuoi?
[suono dei piatti fuori tempo]
Arrivederci. Tu studia!
Ecco gli amori miei! Venite!
- Piaciuto il concerto? - Sì, papà!
- A te? - No.
- Ecco. - Bene, dai.
- Ecco Anacleto! - Professore!
Ha visto? Ho fatto come ha detto. L'Inno alla Gioia l'ho fatto mio.
Un po' troppo! È anche di Beethoven.
Zitto! Sei stato bravissimo.
Arrivederci. Lo faccia studiare.
Bravo, complimenti.
Filippo, che figure mi fai fare? Non si dice.
Tuo figlio è sempre il solito.
Quando fa queste figure, è mio figlio, quando fa i concerti, è il tuo.
- Attenzione! - Che cos'è?
È arrivata stamattina. Aprila.
Apro?
Non avrei mai voluto fare questa riunione,
ma purtroppo non c'è più spazio per lei nell'azienda.
Come, scusi?
Forse non lo ha notato, ma ci stiamo fondendo con un'altra banca.
Io ho sempre fatto il massimo.
Lei è fuori. Ha 48 ore per liberare il suo ufficio.
In bocca al lupo.
- Buongiorno, Ridolfi. - Buongiorno il cazzo!
- I report settimanali, direttore. - Sì.
Chi ha messo quei fiori qui?
- Io, Giacinto. Oggi è un anno che… - Ha fatto male.
Qui dentro mi chiami "direttore".
- Certo, direttore. - Buona giornata.
E butti i fiori, non siamo al cimitero.
Lucrezia, metti questo in vetrina. Come va qua?
Signora, sta benissimo.
Questo modello va molto adesso.
Però visto che si tratta di un'uscita galante, io oserei una scollatura.
- Giochiamo il jolly, signora! - Ornella, per favore!
Non so, non riesco a decidere.
Sono emozionata. È la prima uscita dopo la separazione.
Ma dai? La prima uscita da quando si è separata!
Così si fa, signora! Uomo nuovo, vita nuova!
Il passato va lasciato alle spalle. Giusto, Fanny?
Giusto.
Un uomo va via? Bene! Ponti d'oro al nemico che fugge!
Me lo sono tatuato. "Ponti d'oro al nemico che fugge".
C'è solo "Ponti d'oro".
"Al nemico che fugge" era troppo lungo, poi sembrava una sciarpa.
Ma bisogna lasciare andare.
- Aria! Vero, Fanny? - Vero.
- Io l'ho capito dopo. - Non importa.
L'importante è capirlo. C'è chi non lo capisce mai, signora.
- Ecco… - Che è successo? Ho detto qualcosa?
No! Ma se il nemico scappa con una più giovane
e apre un'enoteca di fronte, non hai spazio per costruire ponti d'oro.
Sì, carissimo! Certo, usciamo a cena.
[Fanny] Sì, poi…
Stupida!
Appena lei ha parlato di avere figli, lui è scappato con una ragazzina.
È in questa situazione da cinque anni.
[cliente] La capisco. Il padre è in coma e il marito l'ha lasciata per un'altra.
Che umiliazione!
Come sto?
Sta molto meglio con il décolleté.
Ornella ha sempre ragione.
Sì, diciamo la verità,
con quella palandrana sembrava una suora laica.
- [Oreste] È messa male! - [Fanny] Già.
[Alex] Abbiamo fatto un affare.
- [Fanny] La cuccia di Figaro. - Che cane!
- È stato un incidente. - Certo!
Quando un SUV fa manovra, un cane intelligente si sposta. Entriamo?
- Chi ha le chiavi? - Io.
[Oreste] Con una mano alza la maniglia,
- con l'altra abbassa qui. - [Alex] Sì.
[Oreste] Poi spingi la chiave e con l'altra mano…
[Alex] Ho finito le mani!
È difficile anche entrare in questa casa.
[tonfo]
Porca merda! Questa cazzo di trappola.
È una radio, non la chiamate "trappola".
- Diceva che ci saremmo abituati. - Però dopo 40 anni ancora ci sbatto!
Va bene, dai! Forza, ragazzi!
Se volete prendere qualcosa, fatelo adesso.
Ora arriva l'antiquario e svuota tutto.
Dai!
Il mostro.
- Non riesci a trovargli un posto? - Come faccio?
Casa è piccola. I gemelli dormono uno sull'altro.
Giacinto ha un garage. Se vuoi glielo chiedo.
[musica di pianoforte]
Ehi! Tutto bene?
Dovevo tornare qua quando mi ha lasciata.
No, ora sarebbe più difficile.
[Alex] Guardate!
Butta quell'affare pulcioso e andiamo a sentire l'imbecille.
- Oh! - Dai.
No!
È il baule di mamma, c'è tanta roba.
Posso tenerlo in cantina da me.
Ricordi il Bavosa vestito da Zorro?
Cinque anni di elementare, sempre quel costume.
- Ha il mantello a mezze maniche! - Già faceva schifo.
Questo era tuo, mamma ha conservato i costumi.
Conservava tutto.
Guarda qua, il tuo compleanno. Due anni.
1983…
Non ti ricordi il mio compleanno?
Ma scherzi? Non so quando è il compleanno di mia sorella?
Quando è?
Sei offensiva.
Quando è?
Il tuo compleanno è…
[clacson]
L'antiquario!
- Quello in fucsia è l'antiquario? - Sì.
-[Alex] Dai! -[fischia]
- Dai! - Forza, veloci! Venite!
[Alex] Divertitevi, è tutto vostro.
Piano con questi, sono della nonna. Sono delicatissimi.
[musica zigana]
Papà è andato in coma e lui mi ha lasciata per una squinzia.
Perfetto, questo mi serviva.
Forza, altrimenti facciamo notte!
[Fanny] I soldatini di piombo di papà.
Posso tenerli io?
Certo!
Che tenero!
[tonfo]
[Drago grida di dolore e impreca]
[squilli del cellulare]
Pronto?
Dottore?
Quando?
Sorella, scusi. Levati!
Dai!
- [Oreste] Se il dottore si spostasse… - [Fanny] Fammelo vedere.
Eccolo!
Ciao, papà!
È vivo.
- Chi gli dice della casa? - Tutti insieme.
- [Oreste] Sì, facciamo il coretto! - Papà è vivo. Il resto non importa!
Il dottore, ragazzi.
Signori, oggi è un grande giorno.
- Dottore, come sta? - Vostro padre è un miracolo vivente.
Sta bene, è lucido, ragiona. Mi ha chiesto di voi.
- Possiamo vederlo? - Certo.
Mi raccomando, la situazione è ancora delicata.
Dopo cinque anni, il cuore sta bene, ma deve evitare le emozioni forti.
Ecco.
Non ricordi niente? Che sensazioni provavi?
Beh, la sensazione…
Sai nei film quando parlano…
di questo tunnel,
che ti senti leggero, sollevato…
una grande gioia, questa grande luce…
Sono tutte cazzate.
Non mi ricordo niente.
Mi sono addormentato ieri sera
e mi sono risvegliato stamattina con i dolori.
Voi come state?
Cinque anni… Quante cose sono successe?
Che vuoi che sia successo, papà? Il solito tran-tran. Tutto bene.
- Oreste, i piccoli? - Non sono più tanto piccoli.
Fanno il conservatorio e hanno fatto il primo concerto.
Me lo sono perso.
Quando gli regalai il pianoforte, promisi di andare al primo concerto.
- [Fanny] Papà, non fare così. - Ne faranno altri e tu ci sarai.
Elisa sta bene?
Sta a casa con i bambini. Scusa, ma non li ho mai portati qui.
Hai fatto bene. Questo non è un posto per bambini.
Cinque anni!
Mi sono perso tante cose.
Matteo?
Anche lui è a casa con un nuovo nipotino?
- Beh, veramente… - Nipotini ancora no!
Però ci stanno lavorando.
Coppia di ferro, papà!
Alex…
Matteo non c'è perché è fuori per lavoro, per una fiera internazionale.
Però ti saluta. Vero, Fanny?
- Sì, ti saluta. - Stiamo tutti bene, papà.
- Soprattutto adesso che sei tornato. - Sì, noi ti davamo per…
Nel senso… Cinque anni di coma. Vabbè, uno mica si risveglia così!
Ci hai fatto questo grande regalo.
Però ora non lo dobbiamo affaticare. Deve riposare.
Tra qualche giorno iniziamo la riabilitazione.
Vedrete che con una buona cura e una buona alimentazione
fra un po' lo vedrete gironzolare dentro casa di nuovo.
- È una bella notizia. - Bellissima!
- Papà, i primi tempi starai da me. - Bravo.
Ho tanto spazio, stai comodo. Ti prendi il tuo tempo.
No, io sto benissimo. Ho casa mia.
- "Casa mia", adesso… - È un po' presto per stare da solo.
Puoi stare anche da me, papà.
Così recuperi il tempo con i bambini, che non ci sei mai stato, no?
Ma i bambini possono venire da me.
Tanto più che tornare alle sue abitudini e recuperare i suoi spazi
può fargli solo bene.
- Quindi lei dice che casa sua è… - È l'ideale.
- Certo. - È l'ideale.
- E Figaro? - Figaro!
- Come sta? - Beh…
Appena torni a casa, vedrai le feste che ti fa.
Inarrestabile! Una fucina di cazzate!
Gli diciamo la verità? Il dottore dice che non deve avere emozioni forti.
Infatti, non ha detto di ubriacarlo di cazzate!
La coppia di ferro, il cane che fa le feste, va tutto bene…
Tutto bene un cazzo!
Oreste, gli stava prendendo un coccolone
solo per aver perso il concerto dei tuoi figli!
Tu esageri sempre.
È colpa mia se il cane è morto e Matteo ti ha lasciato?
- Bravo. - Tu o sei un cazzaro o sei indelicato!
Ci stiamo perdendo in chiacchiere, invece di trovare una soluzione.
Trovala tu, visto che è colpa tua se siamo finiti in questo casino.
- Eravamo tutti d'accordo a vendere. - Io no!
- Però hai preso i soldi! - Bella roba! Proprio bella roba!
Fate tanto i moralisti, però intascate i soldi!
- Lei di che s'impiccia? - [voce robotica] Che succede?
Con il padre in fin di vita, hanno venduto la casa di famiglia.
[voce robotica] Che figli di mignotta!
- [uomo] Gli hanno ucciso pure il cane. - No, quello è stato un incidente.
Stavo andando in retromarcia e… Io non mi devo giustificare con nessuno!
Se vuole stare a casa sua, deve stare a casa sua. Punto!
Come? Non possiamo ricomprare casa. Ho usato tutti i soldi per il circolo.
Tu sei dirigente di banca, fammi avere un mutuo e salviamo tutto.
Se potevi avere un mutuo, vendevamo casa? Alex, hai tutto ipotecato!
Come mio fratello. Tutto pignorato. Ci ha fatto vendere casa di mamma.
Che figlio di mignotta!
[donna 1] Però pure lui! Lavora in banca. Aiuta tuo fratello!
[donna 2] Non gli dare retta. Mica perché è il fratello, deve rimetterci lui!
[uomo 1] Fratelli! È meglio un cane.
- [uomo 2] Lo ha messo sotto con il SUV! - [donna 1] No, il cane, no!
[uomo 3] I rapporti familiari sfuggono
ai normali meccanismi della comprensione umana.
- [Giacinto] C'è pure il sociologo! - [uomo 4] Che minchia dici?
[uomo 5] Io e i miei fratelli non litigheremo mai per una casa.
[donna 1] Certo! Tuo padre l'ha persa ai videopoker.
- [voce robotica] Figlio di mignotta! - Spegnetegli quella macchinetta!
[uomo 6] Andate via? Fateci sapere come finisce.
- [Oreste] Finisce male. - Che casino!
Calma, ragazzi. In fondo abbiamo solo bisogno di tempo.
Parliamo con il Bavosa e chiediamogli se ci lascia casa qualche mese in più.
Così papà si riprende e poi gli diciamo la verità.
- Parlo io con il Bavosa. - No, parlo io. Tu fai solo casini.
Alex, finisce male.
Smettila! Serve un po' di ottimismo.
Papà è un uomo intelligente.
- Gli diremo che era per aiutare me. - Così rientra in coma!
Mi chiedete quattro mesi?
Sono tanti.
[Giacinto] Per noi è molto importante.
Fra un mese apre il cantiere. È già tutto pronto.
Teo, ti chiediamo solo di aspettare quattro mesi.
Dobbiamo preparare papà, non possiamo dargli questa notizia all'improvviso.
Siamo cresciuti insieme. Papà ti ha visto nascere, Teo.
Avete sentito?
Mi chiamate "Teo"!
Certo.
- Non mi chiamavate "Bavosa"? - Mai!
- No, quando? - Forse da ragazzi.
- Ci sarà scappato scherzando. - Due, tre volte.
Due mesi. Non posso concedervi di più.
- E lo faccio per il signor Sergio. - Grazie, Teo.
- Però… - C'è un però.
[emette un verso]
Il ritardo dei lavori comporta delle spese.
Ça va sans dire ! È giusto.
Giacinto.
Diecimila euro! Ogni volta che parli, fai danni.
È la vita di papà e tu pensi ai soldi? Abbiamo guadagnato due mesi.
Ragazzi!
La casa è vuota.
Salve. Ci aspetta il signor Drago.
- Signor Drago. - Shh!
Mi deconcentri.
Che volete?
In seguito al traslo…
trasloco di ieri…
C'è stato un piccolo contrattempo e vorremmo riavere i mobili perché…
è successa una cosa molto bella. Insomma, dovrebbe riportarceli.
Cos'è, una presa per il culo?
[vetri infranti e miagolio]
No, non mi permetterei mai.
- Alex, gli parli tu? - Sì.
È tutto vero. I mobili ci servono proprio.
Però siamo pronti a pagarla per il disturbo.
- Vero, Giacinto? - Ça va sans dire !
Se paghi, va bene.
Alcuni mobili sono qui, ma altri sono stati già venduti.
- E chi li ha? - Antiquari, clienti, amici.
Non conosco tutti, ma posso darti l'indirizzo.
Grazie, davvero.
Vedo le sedie, poltrone, quadri…
- Il Luigi XVI… - Quello è il tavolo Luigi XVI.
Il tavolo? Sedici, diciotto, venti…
- Scegli quello che vuoi. - Allora procediamo.
Aspetta. Tu conosci la legge degli antiquari.
"Quando io compro costa quattro, ma quando io vendo costa otto."
Cinque.
Sette.
Sei.
- E cinquanta. - Affare fatto!
- Fattissimo! - Allora va bene.
[musica zigana]
[Alex] Grazie.
- Ecco, finito. - Come finito?
Manca tanta roba! Il tavolinetto, il divano.
La parete era piena di quadri.
È stato tutto venduto, ecco la lista dei clienti.
Siamo a posto! Avete capito? Abbiamo la lista, è fatta. Guarda.
[Alex] Qui c'è la trappola.
[voci non udibili]
[ringhia]
[voci non udibili]
[voce non udibile]
Fanny!
[voci non udibili]
[ringhia]
Che ti lamenti? Vai via!
Cane di merda!
- Figaro… - [ringhia]
Va bene, come ti chiami. Prendila, vai!
Allora, io lancio la palla…
Tu…
[imita l'abbaiare di un cane]
la riporti.
Capito?
Vai!
Ma vaffanculo!
[abbaia]
No, fermo! Fermate questo cane!
- Attento! - Cazzo!
Prendete questo cane!
- A posto! - Ma come?
Manca mezza casa! Armadi, letti. Il piano di sopra è vuoto.
Non lo facciamo salire e non si accorge di niente.
- E dove dorme? - Nello studio. Gli ho fatto il letto.
- Tanto non può fare le scale. - Brava!
- Manca anche il busto di Beethoven. - Il problema non sarà il busto!
Devi rimettere i soldatini nella teca.
Papà ha 70 anni, deve smettere di giocare ai soldatini!
- Chi ha i soldatini? - Un collezionista di Cracovia.
- Stronzo! - Certo, non me li ridà.
- No, stronzo tu. Era un ricordo. - Non è colpa mia!
Gli ho offerto il doppio più un ritratto di Wojtyla, ma niente.
Comunque, Drago ha detto che ci riporta tutto.
Tranquilli, abbiamo tempo. Papà non esce domani.
- [insieme] Domani? - Sì.
Ma non è prematuro? Non c'è il rigetto?
Mica ha fatto un trapianto!
I parametri sono tornati nella norma.
Ve l'ho detto, vostro padre è un fenomeno.
Esco domani!
Esco domani!
All'inizio consiglio un'infermiera,
che lo faccia lavorare sotto osservazione.
Se volete.
Certo, abbiamo già parlato con un'infermiera, un'amica di Alex.
Un'ottima fisioterapista.
Bello, no?
- Sì. - Splendido.
Grazie, dottore.
[musica di requiem]
- Sorella. - Grazie.
Grazie.
- Professore. - Scusi, sorella.
Sorella.
Sacramento, che entusiasmo! Neanche a un funerale.
Io di figli debosciati ne ho visti, ma quattro merde tutte insieme…
Scusi, sorella.
No, sono proprio merde.
[Oreste] Papà sta arrivando!
Calmo! Qui non passerà perché è vuoto. Poi chiudiamo e facciamo capannello.
Ho avuto un'idea, ho studiato il percorso con la carrozzella.
Passa solo dove ci sono i mobili recuperati. Vai.
- Con la carriola? - È il punto di vista della carrozzella.
- Vai dritto. - In cucina?
- Occhio alla trappola! - Manca mezza casa, la trappola c'è!
- Bascula. - Aspetta.
Non lamentarti!
La notte più lunga della mia vita!
Signor Sergio, per qualsiasi cosa telefoni.
Grazie, sorella.
Eccoci! Dai a me.
Non trattatemi come un malato, sto benissimo.
Papà, piano. C'è tempo.
- Lo dici tu! - Tu fai piano.
Grazie.
Nell'ultima parte c'è un po' di commedia da fare.
- Ma lì… - Facciamo capannello.
- Bravo. - Lo noterà.
Non lo noterà, basta con questa storia.
Porca puttana, il pendolo!
Scrivigli di tardare cinque minuti.
[avviso di SMS]
- Papà, siamo arrivati. - Gira!
La via di casa è…
Non ti ho ancora detto la novità più grande.
- L'immondizia è differenziata! - Già.
Esatto, il lunedì c'è l'umido.
Il martedì…
il vetro.
Il mercoledì, la plastica…
Mi portate a casa, per favore?
Sì.
Giovedì la carta.
Ecco…
- Ma se… - Non lo noterà.
[clacson]
Eccoli!
- Bentornato, papà! - Papà!
Ciao.
Il giardino è un po' trascurato, ma ci penso io.
In un paio di mesi tornerà meglio di prima.
Figaro, canuccio mio!
[il cane ringhia]
Vieni qua.
[ringhia]
Non mi riconosce?
Certo che ti riconosce. Gli fa impressione la sedia a rotelle.
Vero, Figaro?
[abbaia]
Tu non hai la sedia a rotelle.
Non ti vede da tanto, è emozionato. Si abituerà.
Papà lo porto io.
- Andiamo. - La sedia…
Ti riporto al canile, merda!
[ringhia]
Finalmente a casa!
Il pendolo…
Cinque e mezza… Il pendolo è fermo, bisogna rimetterlo.
Si è fermato il mestolo… il pendolo!
Strano, non si ferma mai.
Non puoi fare le scale! Lo ha detto il dottore.
- Ha detto: "Guai se sale!" - Dove dormo?
Abbiamo messo la camera nello studio. Al piano terra è più pratico.
Permesso.
- Dove vai? Facciamo noi! - Lo studio è di là!
- Ma la cucina è più ampia, luminosa. - Mi stai vendendo casa?
Troppo forte, papà. Si è ripreso!
Dove lo porta?
Fanno il giro della cucina. C'è un percorso…
Il capannello!
Il capannello.
- Che giro fai? - Ti mostro casa, così ti riambienti.
Mi riambiento?
Io mi ricordo la mia casetta.
- Il pianoforte? - Domani arriva la fisioterapista!
È una mia amica bravissima, fa resuscitare i morti.
Nel senso che è brava.
- I primi giorni staremo qui. - Chi ti molla!
Per qualsiasi cosa, chiedi a noi.
Non girare per casa. Guarda che camera!
Ragazzi, non preoccupatevi.
Io sto bene.
Sto bene.
Casa, dolce casa.
Casa, non casa… Dove stai, stai. L'importante è stare bene.
Lo dicevi sempre tu.
Bisogna affezionarsi alle persone e non alle cose.
- Quando l'ho detto? - Lo hai detto!
Quando arriva il resto della roba?
Stasera.
Siamo d'accordo con Drago. Appena papà dorme…
Quello è l'edificio Q. Lo progettai nel '79 con uno studio spagnolo.
Bei tempi! Mi ricordo tutto!
Sì, papà. Ti ricordi tutto.
Non sei stanco? Dormi un po'.
Ho dormito cinque anni. Sono così felice.
Giacinto, ho progettato il ponte nell'80. Tu e Oreste eravate bambini.
Quelli aspettano da tre ore, adesso si accampano qua!
- Il cane abbaia solo con me. - Niente. Parla a getto continuo.
- La camomilla basta? - Si tranquillizza un po'.
Tu prendi ancora le gocce per dormire?
- Sei scemo? È appena uscito dal coma! - Mezza dose.
A volte tu sei preoccupante. Prendi il miele.
Si è addormentato come un bambino.
Le gocce sono nella borsa.
- Shh! - No!
- [uno zingaro ride] - Shh!
- Che cos'è questo, signor Drago? - Il tavolo.
Ma era esagonale.
Era?
Sì, va bene!
Vai.
- Qui c'era la Torre Eiffel! - È uguale.
Larga sotto, stretta sopra. Riprende la forma della torre.
- Effettivamente… - È una giraffa.
Il busto di Beethoven!
Va bene, lo sistemiamo.
Avevate chiesto i soldatini?
- Ecco i soldatini. - Almeno questi.
Sono tartarughe!
- Sono tartarughe! - Sì, nella teca.
Alex, che cazzo di roba ti sei fatto ricomprare?
Adesso non fare il difficile con l'arredamento!
[tonfo]
[sottovoce] Shh! Dovete fare piano!
È un furto o un trasloco? Rubare ha un prezzo, traslocare un altro.
Poi gli zingari siamo noi!
Grazie! Grazie!
[rintocchi del pendolo]
Piano!
Oreste, che fai?
Non riesco a dormire.
- E sposti il comodino? - Sì.
- Invece di contare le pecore. Tu? - È finita l'acqua.
Però te l'ho detto. Quando ti serve qualcosa, chiama me.
Io finisco di spostare i comodini e te la porto.
Va bene, sì.
Oreste…
- Tu fumavi? - Da sempre!
Certo.
- Vai a dormire, papà. - Sì.
- Se ne accorge. - No. Sorridi, arriva papà.
Eccolo.
- Buongiorno! - Buongiorno, papà.
- Ciao, papà. - Eccoci.
[sospira] È una sensazione strana tornare a casa.
- Mi sento come se tutto fosse distante. - Tutto diverso, vero?
- Dopo cinque anni di coma… - Il coma lo fa.
- Quante cose ti sembreranno diverse. - Il dottore ha detto che è normale.
Quante serate qua dentro!
Ma questo tavolo?
Quante capocciate mi hai fatto dare su questo tavolo. Ricordi?
Le capocciate le ricordo, ma non era più esagonale?
Era?
- Con gli spigoli. - Era! Poi a forza di capocciate…
Dai e dai.
[Oreste] Quanto piacevano a papà le tartarughe! Era proprio fissato.
Avevo le tartarughe?
[Oreste] Ogni volta che andavamo in vacanza, tu sempre:
"Mi raccomando, portatemi una tartaruga". Le pretendevi proprio.
- Pretendevo le tartarughe? - [Oreste] Sì, sì. Eri fissato.
Ferma, ferma!
Quello è Portofino.
E questa è New York, ci sono stato con vostra madre.
Ma questa…
- [Giacinto] Il Kilimangiaro? - [insieme] Sì.
- Sono stato sul Kilimangiaro? - [Oreste] Sì!
E non volevi più tornare. Se non era per mamma…
Scusatemi, mi sento un po'…
Va tutto bene, papà. Andiamo a letto?
No, sto bene…
È Beethoven, papà. [accenna una sinfonia]
[rumore di molle]
- Portatemi a letto, è meglio. - Sì, andiamo.
[campanello]
[Alex] Papà, lei è Masha, l'infermiera.
[accento russo] Poi ho lavorato per tre anni in Ortopedia,
nell'ospedale di San Pietroburgo.
Poi per due anni in Rianimazione a Kiev.
Vedo. In Italia invece?
In Italia… ho fatto altro.
Sì. E per togliere ogni dubbio
Masha è stata nientepopodimeno che l'infermiera personale di Putin.
Se c'erano dubbi… Le faremo sapere. Grazie.
- Non si fida di me? - Non è una questione di fiducia…
[conta in russo e respirazione]
[conta in russo e respirazione]
[voce non udibile di Alex mentre Masha conta in russo]
- [Masha] Allora? - Mi sembra qualificata.
[cigolio]
- Ti avevo detto che era una bomba. - Beh…
Posso sapere che state facendo?
Riabilitazione, per la cervicale è una mano santa.
Alex, per favore!
Scusi, signorina, ma non la paghiamo per andare in altalena.
Me l'ha detto Alex. Mica io.
Fa parte della terapia. Lo rimette al mondo a papà.
Ma nella tua vita riesci a prendere una cosa sul serio?
- Almeno la salute di papà. - Sbagli prospettiva.
Ma quale prospettiva! Che storia è?
Allora se uno fa così, sono capaci tutti a…
- Non ha le mutande? - No.
Bisogna intervenire a destra.
- Cercate qualcuno? - No, grazie.
- Che fate? - È per una ristrutturazione.
- Ma è solo un sopralluogo. - Che ristrutturazione?
- Della casa di Zaffarano. - Papà…
Non te l'abbiamo detto, ma Zaffarano vuole ristrutturare casa sua.
- Ah, sì? - Sì.
- Posso vedere? Sono ingegnere. - Prego.
- Ma è… - La casa di Zaffarano.
Papà, facciamo lavorare i signori tranquilli, andiamo.
Grazie.
Scusi il disturbo, forse è prematuro.
Se è prematuro, però…
Casa del Bavosa è come la nostra?
Più o meno.
- A me sembra in ottima forma. - Sì, fisicamente sto bene.
È solo che ero sicuro di ricordare tutto, però…
- Certe cose… - È normale.
Stabilisco io se è normale.
Dottore, è possibile ricordare quando hai comprato un tavolo,
dove lo hai comprato, quanto lo hai pagato e non ricordare la forma?
- Non ricorda la forma? - Era un Luigi XVI…
Ma i farmaci danno…
- Che danno? - No, dico…
- È neurologo lei? - No, scusi.
Sergio, lei ha reagito benissimo.
Certo, un po' di confusione è nella norma.
La mente quando ha dei vuoti, li riempie anche con ricordi falsi.
Ma è un fenomeno naturale, che noi chiamiamo "confabulazione".
Lei deve stare tranquillo.
- Torni tra un mese per un controllo. - Grazie.
- Arrivederci. - Lei è davvero gentilissimo.
- Vieni, papà. - Arrivederci.
Altro che falsi ricordi! Qua di falsi ci sono solo i figli.
Gli danno le droghe per spartirsi l'eredità, diavolo porco!
Sorella!
Confabulazione…
- Io mi sento una merda. - Anch'io!
Hai sentito il dottore? Stai bene. Presto ritroverai la normalità.
Ma sì! Anzi, sai che facciamo?
Domenica pranziamo tutti insieme, come facevamo una volta.
- Tutti insieme. - Certo!
I bambini, Elisa, Matteo.
Matteo, certo.
Tranquilli, cucino io. Non preoccupatevi.
No, papà. Chi si preoccupa!
I vitigni sono di Falanghina e Fiano, ottimo per l'aperitivo.
Buongiorno.
- Ciao, Matteo. - Ciao.
Abbiamo bisogno di parlarti.
- Che succede? - Niente, solo due parole.
- Ok. Buon aperitivo. - Vino bianco? Ottima scelta.
So che la richiesta può sembrare strana.
Però fallo per papà, è solo un pranzo.
Certo, sono felice per il signor Sergio.
- E lo farei volentieri. - Che cosa?
- Pranzare con Fanny? - No!
Matteo ha fatto una scelta. Fanny deve accettarlo.
Fanny non c'entra in questa storia.
È un'emergenza familiare.
Certo, domenica mi lasci sola e pranzi con la famigliola.
- Provaci e vedrai. - Maria ha ragione.
Solo mezz'ora! Poi ti rimandiamo a casa da Maria.
- Sempre se mi ritrova a casa! - Mi dispiace, non posso.
Capisco. Un'ultima cosa.
Ho visto in banca da me
la richiesta di finanziamento per ampliare l'enoteca.
Complimenti, bel progetto.
Io farò il possibile, ma il periodo…
- Periodaccio. - Sì.
- Arrivederci. - Aspetti.
Ragioniamo. È solo un pranzo.
- Mezz'ora, un'ora? - Sì.
- Matteo, se è solo un pranzo… - Quindi vado?
Certo, amore. Vai.
Sapevo di potere contare sulla tua comprensione.
Siete due persone sensibilissime.
- Prendo questa per domenica! - Certo.
Il Bavosa faceva il morto a galla sul lago, dormiva quasi.
Io e Oreste gli abbiamo sfilato il costume!
È rimasto nudo in mezzo al lago!
Lo abbiamo lasciato lì dalle dieci di mattina fino alle sette di sera!
Quando è uscito, era di questo colore.
Basta.
Quando alle sette è uscito pensando che non ci fosse più nessuno…
Due tedesche!
- Una lo ha menato con l'ombrellone! - E l'altra…
[parla un tedesco inventato]
Hanno chiamato i carabinieri e ha anche passato la notte in caserma!
Possiamo giocare alla fontana?
Sì, ma state molto attenti.
Stai attento tu!
- Che è? - È sempre così!
Tanto poi tu la lavi, la stiri, la sistemi.
[Alex] Comodo! Sei l'unico.
[Oreste] E che sarà mai!
Che carino!
Grazie.
Papà, dopo un pranzo del genere, ci vuole un bel discorso.
[insieme] Discorso, discorso!
[insieme] Discorso, discorso!
Da quando mi sono risvegliato, sognavo un pranzo con voi.
Manca solo vostra madre.
Ti voglio bene.
Mi sto ustionando!
Grazie.
E vai!
Io ricordo che la riportava.
[vetri infranti]
- Filippo? - No, è Alex.
- Non sono stato io. - È il solito cazzaro.
[Sergio] Tu aggiusta il vetro! Bambini, sistemiamo la fontana.
Venite.
- [bambino] Prendiamo gli attrezzi. - [Sergio] Così la ripariamo.
- Funziona! - Abbiamo riparato la fontana!
- [Sergio] Funziona! - [bambino] Che bella!
- Dovevamo dirgli la verità. - Ho un piano.
Papà ha legato bene con Masha.
Noi aspettiamo qualche giorno e poi glielo facciamo dire da lei.
Questo è il piano? Ma che coglione!
Che hai detto? Che cazzo hai detto?
- Io cerco soluzioni. - Stiamo così per i tuoi casini.
Hai rotto il cazzo, Giacinto! Basta! Sempre a rinfacciare!
Abbiamo votato e tu hai perso tre a uno.
Perché Fanny è troppo buona. Ai bambini serve la balia!
- Giacinto… - No, Fanny, lascialo parlare.
Ha ragione Giacinto. Lui è un genio, siamo tutti suoi impiegati.
- Oreste! - È meglio se stai zitto!
[musica alta dalla radio]
- Tutti zitti, parla Giacinto! - Tu fai solo cazzate!
Certo! Ho sbagliato a lasciare l'orchestra.
Perché mi ci hai messo tu. Hai fatto la figuraccia con il presidente!
È un mese che pontifichi. Se sei così bravo, risolvi tu la situazione!
Giacinto, il padre eterno! Dillo tu a papà!
Lui non voleva, ma i tre coglioni…
[musica alta dalla radio]
Hai capito che hai fatto una cazzata!
Il grande artista che dirige le orchestre nelle scuole!
Con moglie e figli lasci tutto per scrivere l'opera della tua vita.
Io l'ho scritta e ho vicino la mia famiglia!
Tu non hai nessuno perché sei uno stronzo, arido.
Ti sei dimenticato di tutti per la carriera.
Aveva ragione papà!
Che cazzo c'entra papà?
- No, dice per dire. - Un cazzo!
Che c'entra papà?
Vieni qua!
Che c'entra papà? Di che parli?
Di questa!
[Sergio] Giacinto caro, io e te non siamo uomini di molte parole.
Perciò ho deciso di scriverti.
Da troppo tempo ho un peso sul cuore.
Sai che ti ho sempre considerato un figlio molto intelligente.
Ti ho sempre incoraggiato perché tu avevi una marcia in più
e saresti potuto arrivare ovunque.
Ed è quello che è successo.
Io e tua madre siamo stati orgogliosi di te, ma…
mi chiedo se averti spinto a dare sempre il massimo…
non ti abbia portato troppo lontano,
in un luogo in cui c'è spazio solo per te.
Ti vedo solo. Non ti vedo mai sorridere.
Non voglio dirti come vivere,
ma ho paura che la tua solitudine sia anche colpa mia.
Allora forse un giorno dovremo parlare di questo.
Io sono qua e ti voglio bene.
Papà.
Ehi.
Giacinto! Puoi venire?
Tutto bene?
Sì. Tutto bene.
Dai!
- [bambino] Si è liberata l'altalena! - [alza il volume]
Fatti i cazzi tuoi! Non sei più di questa famiglia!
Dico che forse la lettera…
Mio padre si è svegliato da un mese e tu non fai neanche una telefonata!
- Come se niente fosse. - Non parliamo da cinque anni.
Certo, quella puttana ti tiene per le palle!
Sei qui solo perché Giacinto ti ha ricattato. Merda!
Fanny, adesso calmati. Pensa a papà.
Io penso a papà! Penso a te, a Giacinto, a Oreste.
Ma chi pensa a me?
Sono anni che sopporto le vostre liti e sto dietro ai vostri casini, basta!
Bambini, andiamo.
[bambini] Arriviamo, nonno.
[spegne la radio]
Che bella famiglia!
[musica di pianoforte]
- Bravi! - Brava, mamma!
Questa è la tua opera?
"Eloise", giusto?
- Giusto. - Oreste, tu hai un grande talento.
- Ti posso dire una cosa? - Dimmi.
Non ti ho mai visto bene nell'orchestra.
Ho lasciato l'orchestra due anni fa per comporre la mia opera.
Questa è una bellissima notizia. L'hai composta?
Sì, ma nessuno vuole sentirla.
La sentiranno. Non smettere mai di crederci.
Giacinto e Oreste, vi ricordate la "filastrocca per fare pace"?
- Papà, è passato tanto tempo. - Ma l'avete cantata tante volte!
Vostra madre vi obbligava a farlo dopo ogni lite.
Ce l'ha fatta cantare al nostro matrimonio!
- Sembravate due deficienti. - No, erano carini.
- Com'era? - Non era.
Cantatela.
- Non scherzare. - Dai!
- No. - Non è il caso.
Ha ragione, non è il caso.
Finiva con un abbraccio. Guarda Oreste, è troppo complicato adesso.
- Appunto, non… - È un giorno di festa, fatelo per me!
Sì, per papà. È un giorno di festa!
Dai, papà!
- Dai! - Ma sì, per nonno!
Dai!
[insieme] Ti tiro mi tiri, cadiamo per terra.
Ti spingo mi spingi e facciamo la guerra.
Però litigare ci piace solo se dopo facciamo la pace.
Ecco.
Sembra che il tempo non sia passato. Come se non fosse cambiato nulla.
Invece sono capitate tante cose ultimamente.
Cioè?
Hai detto che sono capitate tante cose.
- Sì. - Niente di particolare.
Sai com'è Alex, parla a vanvera.
Alex, ne hai combinata un'altra?
- Sì, ho fatto una sciocchezza. - Ne fai tante.
- Lascia stare. - Ma stavolta ho coinvolto tutti.
- Alex, che dici? - Ero nei guai con il circolo.
- E allora? Sei sempre nei guai. - È successo qualcosa di grave?
Abbiamo dovuto vendere…
[tossisce]
Papà! Come stai?
- Hai venduto? - Il SUV!
Voleva vendere il SUV, ma noi abbiamo…
Lo abbiamo aiutato come sempre e si è sistemato tutto.
- Tutto a posto. - Esatto.
È tutto sistemato?
Sei un traffichino!
- Che volevi fare? - Mi sembrava il momento giusto.
- Per ammazzarlo! - Io volevo risolvere.
Comunque ho capito, è colpa mia. Ho sbagliato io, come sempre!
Il solito coglione.
- Buonanotte. - 'Notte.
Scusa.
- Di cosa? - Non dovevo darti la lettera.
No, hai fatto bene.
Io pensavo che papà fosse preoccupato per me, per Fanny, per Alex…
Invece…
Ci hai tolto il posto pure come "preoccupazione di papà".
[musica dalle cuffie]
[musica di pianola]
[musica di pianoforte]
[Francesca] Bella questa musica. Chi è?
Eh! È un musicista molto bravo.
- Ci vediamo domattina in ufficio? - Sì.
Francesca.
Se vuoi stasera, se ti fa piacere,
puoi pure…
A domani, Giacinto.
A domani.
È bello vederti sorridere, direttore.
[porta che si apre]
[porta che si chiude]
[sirene in sottofondo]
[sussulta]
[cane abbaia in sottofondo]
Che si è inventato questa volta?
Mi ha detto solo: "Venite al circolo, ho risolto".
- [Alex] Mi raccomando. - Io tremo già al pensiero.
Fratellini carissimi, ho la soluzione. Rullo di tamburi…
[colpi sul tavolo]
Noi ricompreremo casa.
- La colpa è nostra, che gli diamo retta? - Giacinto, non essere impulsivo.
Alex, non essere stronzo. Dove prendi i soldi per comprare casa?
Tipo… con questi. Guarda, guarda.
Avete i vostri o li avete spesi?
- [Fanny] Dove li hai presi? - Ho venduto il circolo.
- Ho capito bene? Ha detto… - [insieme] "Ho venduto il circolo"?
- Non è vero, non lo hai venduto. - Sì.
Noi vendiamo casa per salvare il circolo e tu vendi il circolo per salvare casa?
Stanotte ho avuto l'illuminazione, ricomprare è l'unica soluzione.
Sai che hai di bello tu?
In quanto a cazzate, riesci sempre a sorprenderci.
Sei capace di farne ogni volta una più grande. È incredibile!
Dai, possiamo ricomprare casa dal Bavosa!
Certo, che sono appena 40 anni che sbava dietro quella casa!
Adesso andiamo là e lui ce la dà solo perché glielo chiediamo noi?
Hai ragione. Se gliela chiediamo noi tre, no.
Non sarete mica pazzi?
Zaffarano è sempre stato innamorato di te.
E io l'ho sempre sfanculato.
Bene, altrimenti ora non ti starebbe dietro.
Dai, ci vai a cena e lo convinci a rivenderci casa!
- Vai tu a cena con Zaffarano! - Io ho già venduto il circolo!
- Ho detto di no! - Una cena innocente, non devi sposarlo!
- Voi aiutatemi! - Effettivamente, non c'è niente di male.
Giacinto, ti prego, di' qualcosa tu!
Vabbè, Fanny, provare non costa niente.
- Giacinto, sei impazzito anche tu? - Ti scongiuro, accetta l'invito.
- No! Quale invito? - Giusto, non te l'ho detto!
Ho organizzato per te e Zaffarano una bella cena in un locale esclusivo.
Queste cose le sa fare, bisogna dirlo.
- Mi avete venduta al Bavosa, che schifo! - Che paroloni! È solo una cena.
Che ti costa? Gli fai gli occhi dolci, il tempo di rivenderci casa, poi…
- Ma che cazzo dite? - [Giacinto] Fanny, tesoro!
Temo che sia l'unica strada.
Solo tu puoi salvare papà.
- Fanny, sei bellissima. - Sei uno schianto.
Il Bavosa non solo ci ridà casa, ci intesta pure la sua.
Non preoccuparti, andrà tutto bene.
- La borsetta. - La borsetta!
- Eccola. - Dai!
- Il foulard. - Il foulard!
- Eccolo. - Lascia, tu non sei capace.
Girati.
Dai!
- Vado. - Vai!
- Fallo secco! - Stendilo! In senso buono.
La stiamo spingendo tra le braccia del Bavosa!
Ma no! Deve fare finta di amarlo due o tre giorni,
- il tempo di andare dal notaio. - Speriamo.
Quanto vorrei essere lì dentro!
Vi immaginate il Bavosa? Aspetta questa serata da una vita.
La prima volta che ci ha provato, Fanny avrà avuto 13 anni.
- Ma quanti anni ha Fanny? - Beh, Fanny avrà…
Oreste, noi siamo del '75, e Fanny ha i suoi anni.
Ce li ha tutti!
Buonasera, signorina. Da questa parte.
Fanny, finalmente!
Aspettavo questo momento da tanto.
[schiocco del bacio]
Se la tocca anche con un dito, entro e gli spacco la faccia!
- Stai tranquillo. - Sai come è fatto!
Ma è un ristorante! Tutto sotto controllo.
Allora? Guardiamo un film?
No… Buonasera, agente.
Le spiego.
Nostra sorella è in quel ristorante con un amico.
Quindi siamo un po' in apprensione.
Siete apprensivi con la sorellina? Fai vedere.
Quella sarebbe la sorellina? Povera creatura!
- Va bene… - Cose da pazzi.
Noi siamo molto protettivi.
Ho capito, la "proteggete".
- Che ha capito? - No, c'è un equivoco.
Ora lo chiariamo. Patente, libretto e carte d'identità.
Andate. Ci pensiamo noi a proteggere le persone.
Certo, era solo per dire. Buonasera, agente.
Siamo in ottime mani!
È una serata meravigliosa. Ho aspettato troppo.
Chiedo scusa. Saremo più rapidi.
- No, lei non può capire. - Scusi.
Per te questa è una serata come tutte le altre?
Oppure… [emette un verso]
Scusa, devo andare in bagno.
- La vedi? - No. Il posto è vuoto.
- È scappata? - No! Fammi vedere.
- [accento francese] Hai preso 1000 euro? - Non dovevo?
- [parla in francese] - Che hai detto?
Hai visto la pancia?
Con uno così, meno di 2500 euro non ci prendo nemmeno un caffè!
- Quindi ho sbagliato? - [parla in francese]
- Hai ragione. Che hai detto? - Mille euro è poco.
- Quanto gli devo chiedere? - [parla in francese]
Io non ti capisco quando parli.
- Porca miseria. - Eccola, è tornata!
Come sta?
Sembra tutto tranquillo.
Allora non avete capito!
Uno, due, tre, in questura.
Quello che chiedi non è semplice. Io ho sempre amato la vostra casa.
Capisco. Il fatto è che noi non avremmo voluto venderla.
Ma Alex si trovava…
So tutto.
La situazione è complicata.
Però è un peccato.
Non ci sarebbe stato bisogno di nulla se solo io…
[imita il verso di Hannibal Lecter]
[risucchio della minestra]
Se solo io facessi parte della famiglia,
la casa…
sarebbe…
tua.
Nostra.
- Per fortuna conoscevo l'ispettore. - Infatti voleva arrestarci.
- Vecchi rancori, mi feci la fidanzata. - Torniamo al ristorante.
- Parti! - Metti in moto.
- È tutto chiuso. - Sono andati tutti via.
- Il telefono è spento. - Starà con lui?
No.
Sia chiaro, l'abbiamo convinta tutti ad accettare.
- Stai zitto! - Poi si è sbloccata.
- Erano cinque anni che… - Zitto!
- [Giacinto] Fanny? - [Alex] Fanny?
[Oreste] Fanny, ci sei? Fanny… Fanny?
- [Oreste] Fanny, sei tu? - Sono papà, faccio pipì.
Ehi?
Fanny! Tutto bene?
Benissimo. Sto benissimo.
- Ci rivende casa? - No!
Perché ride?
- Fanny, stai bene? - Benissimo.
L'ha drogata, dice solo "benissimo".
- Sto benissimo. - Vedi?
Che è successo?
Eravamo a cena, io gli ho chiesto la casa e lui ci ha provato.
La casa sarebbe ancora tua…
Nostra.
[Fanny] Quello schifoso, davanti a tutti! Poi all'improvviso…
Ci sarà un motivo se lo chiamate il Bavosa.
[Fanny] Era Matteo.
Ero al ristorante, disperata, non sapevo che fare, dove andare,
e gli ho mandato un messaggio e lui mi è venuto a salvare.
Poi mi ha portata nel posto dove ci siamo conosciuti e abbiamo camminato.
Ci siamo baciati, poi sdraiati…
Basta, non devi raccontare tutto, a me fa impressione!
Comunque siamo contentissimi per te.
Però adesso, correggetemi se sbaglio, siamo fottuti.
Siamo veramente fottuti.
[Oreste] Va fermato prima che lo veda papà.
Il Bavosa è venuto a trovarci.
- Teo, ti hanno picchiato? - Mi sono fidato degli amici.
Mai fidarsi degli amici. Sei pronto per la ristrutturazione?
Glielo avete detto?
Sì, stai ristrutturando la tua nuova casa.
Ah!
Ho visto il progetto, è molto simile alla mia.
Uguale.
- Facciamo un caffè? - Forse Teo ha da fare.
Volentieri.
Che bello qui! Sono molto affezionato a questa casa.
- La sento molto mia. - Ci sei cresciuto.
Da bambini giocavate sempre insieme.
Ma loro non erano gentili con me.
- No! Ti abbiamo sempre stimato. - Sì. Tutti noi.
Come quando mi avete legato all'ulivo
con il miele sul collo e le formiche, e mi avete lasciato lì per ore?
- Eravamo bambini! - Avevamo 25 anni.
25? Pensavo meno.
Quel Carnevale che gli avete fatto il gavettone di pipì?
Di pipì! Non farci caso, papà ha i ricordi confusi.
No, ricorda benissimo.
- Era pipì. - Era proprio pipì?
Sono mascalzoni! Però vi volevate bene, eri sempre qui.
Beh! Questa casa mi ricorda molte cose…
Brutte.
Belle.
Il tempo passa. Ora siamo cambiati.
Le cose cambiano, la ruota gira.
Adesso faccio io i gavettoni.
Ma stai attento, perché i gavettoni possono essere pericolosi.
Signor Sergio, devo dirle una cosa.
Lei ha sempre fatto un ottimo caffè.
- Ci hai promesso due mesi. - Se non ci fosse stato ieri sera.
Nostro padre è malato. Non essere meschino.
Meschino è approfittare delle debolezze altrui.
Chiedere favori in cambio di nulla.
L'abbiamo venduta perché era in coma.
Questo è un problema vostro. Domani iniziano i lavori.
- Papà non è pronto. - Allora preparatelo.
Perché domani… [imita il suono delle ruspe]
arrivano le ruspe!
Figaro mi ha riportato la pallina! Mi ha riconosciuto!
Buona fortuna!
Dai, Teo! Ragioniamo!
Bravo.
Teo, sii ragionevole. Non puoi farci questo.
Teo!
Vaffanculo!
Ehi!
Masha, tu come vedi papà? Come sta con il cuore?
Chi lo ammazza? È una roccia.
Mannaggia!
Alex, ma voi avete problemi?
Sì!
- Cardinale. - Come?
Il Cardinale è una brutta persona. Perché è amico vostro?
- Ma chi è questo Cardinale? - Quello che è andato via adesso.
Cardinale.
Il Bavosa? Quello unto e con la forfora è il Cardinale?
Sì, io lo conosco per l'altro lavoro.
Lo chiamiamo "il Cardinale" perché gli piace…
Ti faccio vedere una cosa.
[schiocco di frusta]
Guarda.
[Masha dal cellulare] Un'altra per il cardinale!
Ragazzi!
[Bavosa dal cellulare] Mea culpa!
[schiocco di frusta]
Perciò da piccolo volevi andare in seminario! Hai capito il Bavosa!
Caro Teo, a questo punto dovrai rivedere alcune tue posizioni.
- Tipo? - Quella sulla vendita della casa.
Già.
Se girassero certi video…
- Ma questo è ricatto. - Sì. Giusto?
Sì, giuridicamente si chiama proprio così.
Se non ci rivendi casa, mettiamo il video in Rete.
Ma è già in Rete, su un sito di scambisti bondage.
Vi do il link, così mi fate pubblicità.
Con un video del genere, mi fanno senatore!
Ricordate domani. [imita il suono delle ruspe]
Le ruspe!
- [Fanny] Chi glielo dice? - [Alex] Coraggio, Giacinto.
- Alex, vaffanculo! - Sei quello con più autorità.
Però quando vi dicevo di non vendere casa?
- Glielo dico io. - No, è tutta colpa mia.
Poi se proprio glielo vuoi dire tu…
La stupidaggine l'abbiamo fatta insieme, glielo diciamo insieme.
- Prima nessuno, poi tutti. - Aperitivi?
[Alex] Diglielo, Fanny, è il momento giusto.
Quando io e vostra madre cercavamo un posto per costruire la nostra casa,
siamo capitati qui.
C'era una luce come questa.
Ci siamo guardati e ci siamo detti:
"È qui! È qui che nasceranno e cresceranno i nostri figli".
Ci piaceva pensare che sarebbe diventato il nostro luogo dei ricordi.
I ricordi sono le nostre radici.
Poi voi siete cresciuti in fretta, ognuno è andato per la sua strada.
Siete andati via, ma io e vostra madre avevamo…
i nostri ricordi da rivivere insieme.
Era proprio come lo avevamo immaginato.
E poi lei…
[sospira]
Quegli stessi ricordi che prima ci davano gioia
sono diventati ferite che non riuscivo più a guarire.
In ogni oggetto, in ogni stanza c'è lei.
Sempre.
[sospira]
Questa casa è stata tutta la mia vita, ma la mia vita è stata con vostra madre.
E senza la mamma…
Perché non la vendiamo?
Papà…
- Non prendiamo decisioni affrettate. - Alex, zitto!
- Per favore, siediti! - Papà…
Ci sono un bel po' di cose che dobbiamo dirti.
Appunto, gliele racconto io.
- No! - Vista la situazione, lo faccio io.
[Fanny] Perché dovete intervenire sempre?
- [Sergio] Io ascolto… - [Oreste] Diciamo un pezzo…
["Whatever You Want", Status Quo]
[accende il motore]
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