Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
Frisian
Ga
Galician
Georgian
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Forse è il caso di togliere l'antipasto,
perché con l'aperitivo pensiamo sia un pò troppo.
L'antipasto più l'aperitivo...
Sì, forse sarebbe il caso di passare direttamente al piatto di portata,
dato che rischiamo di superare il budget.
Ah, no.
Non credo che lo stiate superando, rientrate ancora nel limite concordato.
Ma se vogliamo riflettere insieme sull'antipasto...
fare qualcosa di... Di più leggero.
- Quindi di meno caro? - Di più leggero.
Lo stesso vale per il fotografo che ci ha proposto.
Ecco, se togliessimo i bordi bianchi intorno alle foto, magari,
riusciremmo a risparmiare qualcosa?
- Togliere i bordi bianchi? - Sì.
Mi posso informare. Non ne sono certo, ma posso sempre chiedere.
Scusatemi.
Sì... Sì, Adèle.
Sì, ma sbrigati perché sono con dei clienti un pò complicati, capito?
Sì. Ma stanno già scaricando?
Come, il camion non è arrivato?
- E Nabil, dov'è? - Devi dirglielo.
Ok,arrivo il prima possibile.
È tutto nelle tue mani.
A dopo, Adèle, ciao.
- Scusate. - Dobbiamo parlare degli addobbi floreali.
Sempre per via del budget, i centro tavola con le orchidee sono un pò troppo.
Sentite, il budget lo abbiamo abbassato già diverse volte.
Se vogliamo ritoccarlo ancora non è un problema.
Non le nascondo che era questa l'idea.
Sì, questo lo avevo intuito, ma...
vi chiedo di pensarci bene. Avete scelto una sala magnifica,
al centro di Parigi, in un albergo di lusso, avete invitato 200 persone.
Non può essere una cosa qualunque.
È un matrimonio, non una kermesse.
Bisogna mantenere un certo prestigio e questo implica un certo prezzo.
- Non si può abbassare all'infinito. - Sinceramente...
ci sembra che lei non abbia molta voglia di trovare altre soluzioni.
Ah, davvero? Eppure a me sembra di aver provato ad accontentarvi,
- di essere stato molto accomodante. - In realtà...
pensiamo che lei non sia abbastanza creativo.
Ecco, questo è il problema. Lei non è creativo.
Creativo? Ho capito...
Creativo... Mi è appena venuta in mente un'idea davvero creativa.
Sì.
Io... Eliminiamo l'antipasto, sono d'accordo con voi.
- Molto bene.
- Sono... È vero, è una buona idea.
In più, toglierei anche qualcosa al piatto di portata.
Propongo una soluzione molto creativa.
Chiedete agli invitati di portare dei contenitori...
con carote grattugiate, uova sode... Qualcuno può preparare dell'insalata
e qualcun altro può portare della birra
e un altro ancora... della limonata, così avremo un pò di tutto.
- Mi stia a sentire, credo che... - Un attimo, un attimo.
Per gli addobbi, ho un'idea ancora più creativa.
La mia nipotina fa delle ghirlande di carta arancioni e verdi.
Potete metterle sui tavoli o rivestirci le sedie con lo scotch, saranno deliziose.
Non capisco perché se la prenda tanto, noi volevamo solo...
Un momento, mi scusi, non ho ancora finito.
Per il dolce, credo che i pasticcini non siano indispensabili,
quindi eliminiamo i pasticcini. Io propongo... una composta.
A vostra scelta: mela e pera, mela e fragola, mela e banana.
Servita in bicchierini con delle... Come si chiamano quelle...
- Lingue di gatto. - Esatto, le lingue di gatto.
E servita col mestolo. Col mestolo! Questo è abbastanza creativo?
Perché, se volete, posso trovare altre idee
e vi posso garantire che rientrerete nel budget, addirittura al di sotto.
D'accordo. Ci rifletteremo.
- Scusate, mi sono fatto trascinare. - Le faremo sapere.
Comunque, vi invierò un nuovo preventivo.
- Sì. - E vi farò sapere per i bordi delle foto.
- Benissimo. - Arrivederci.
Ma no, non c'è un'altra soluzione.
Ho dovuto lasciare il camion sulla banchina pedonale e ora deve venire Seb.
Ma questo l'ho già detto a Adèle, quindi... Per favore, parlate tra di voi.
Sì, Grégoire, ho ricevuto il tuo messaggio per la proposta di rilevamento.
Ho capito bene, è Valérie Laprade?
Comunque la vedrò questa sera, stai tranquillo,
e non preoccuparti di mia moglie, firmerà i documenti.
Sì, abbiamo qualche problema, siamo... Come dire, in pausa...
Sì, Nicole, sono io.
Volevo dirti tante cose, ma soprattutto che ho appena parlato con Grégoire
e la vendita è quasi confermata.
Dovrebbe passare una tizia per parlare.
Va bene, comunque non vi preoccupate, io sto arrivando.
Nabil, ascoltami, mi hanno fermato e mi hanno ritirato la patente.
Seb verrà a prendere il camion. Io vado a cercare mio cognato e vi raggiungo.
Dai, passa, passa.
- Di chi è questa macchina? - Non ho più la patente.
Ti sto aspettando da più di un'ora.
Non ci credo, sei in pigiama? Ora stai esagerando Julien, ti rendi conto?
Non ti vesti più neanche quando lavori?
Non è un pigiama, è...
È un misto, va bene sia per stare a casa che per andare...
Sembra proprio un pigiama.
- Oh, cazzo! - Esagerato!
Che cosa vuoi, un matrimonio senza musica?
E allora? Gli altri come fanno? Noi siamo una squadra,
- abbiamo tre camion da scaricare. - Ci vuole buon senso!
Di quale buon senso parli? Tu sai che cos'è il buon senso?
Ma guarda come si atteggiano!
- Sempre meglio delle vostre uniformi. - Che hai da dire sulle uniformi?
- Che state facendo? Che succede? - Se dice ancora una parola, la raddrizzo!
Fammi vedere come fai, non aspetto altro.
- Adèle, stai calma! - "La raddrizzo io".
- Rompe le palle in continuazione... - No, aspetta.
È da tre ore che occupano il montacarichi. Noi come facciamo?
Dove sta scritto che loro hanno la priorità?
- Ha ragione, stanno esagerando. - Ci rompiamo la schiena sulle scale.
- Guarda che mi è venuto! - Dovrei piangere? Smettila di lamentarti!
Tanto non capisci niente, perché hai la testa vuota.
Che hai detto? Io ho la testa vuota?
- Io non ho la testa vuota, cazzo! - Basta, sembrate ragazzini! La smettete?
Nessuno ha la testa vuota!
Organizzatevi e andate a lavorare! Forza, al lavoro!
- Cazzo! - Certo, al lavoro! E come facciamo?
- Frankie, prendi il montacarichi! - Se lo prendono i tuoi, ti ammazzo!
Adèle, basta, vieni via... Lascialo, è una testa di cazzo.
Ma tu che c'entri? Fatti gli affari tuoi!
- Sono una testa di cazzo io? - Ma no, non l'ho detto...
Vattene tu, và a frignare dalla mamma.
Non nominare mia madre. Scendi, scendi subito!
Vaffanculo! Testa di cazzo!
Non posso accettare certi comportamenti nella mia squadra Adèle.
Non è possibile... E tu lo sai. Quante volte devo ripeterlo?
Non mi aiuti se litighi con tutti.
E quelle parolacce, come ti rivolgi alla gente?
Non è possibile, ci arrivi da sola!
Senta, ci sono sempre problemi con le band...
Si credono delle star, pensano di stare all'Olympia...
E fanno matrimoni come noi, non sono meglio di noi.
Non ce la faccio più. Non hanno alcun rispetto.
È una questione di rispetto. Una questione di onore.
E finiscila con il rispetto e l'onore.
Era DJ Fab, che doveva venire stasera, ma è malato
e James lo sostituisce. Si sa, che è un pò particolare.
Quindi noi che dobbiamo fare? Noi...
- Ci adattiamo. - Ci adattiamo.
Ci calmiamo e ci adattiamo.
Pensa a che bell'esempio stai dando a tutti gli altri.
Tu dovresti rappresentarmi, quando io non ci sono.
Mi dici sempre: "Vorrei avere più autonomia,
vorrei poter gestire una serata da sola".
E me ne dovrebbe venire voglia quando arrivo...
e ti sento gridare tutte quelle oscenità:
"vaffanculo", "testa di cazzo".
È così che mi rappresenti?
- Mi stai ascoltando? - Sì, ho capito.
Sì, sì, sì... Se vuoi crescere devi cambiare, Adèle, è importante.
- Ha ragione. Basta con la volgarità. - Tu non rompere il cazzo!
Ecco, così va meglio.
Stai facendo dei grandissimi progressi. Sei sulla buona strada.
Ti assicuro, non c'è niente di meglio dell'analogico...
la nitidezza, la grana della pellicola, la profondità.
Certo, bisogna stare al passo coi tempi. Devi valutare quanto guadagni e...
- Ci sei tu stasera? - No.
Sono venuto a comprare il castello.
- Carina. - Sì.
Era carina... eh? Ci vediamo dopo.
Fermi! Vi presento Bastien, l'ho assunto come stagista.
Fa uno stage di una settimana per imparare i segreti del mestiere.
- Loro fanno i camerieri. - Io sono un direttore di sala.
Sì, è vero.
- Allora, ti presento Seb e Henri. - Muongiorno.
- Buongiorno. - Ciao.
- Mi ero scordato quant'è stronzo. - Io me ne ricordo come lo vedo.
In questo mestiere è importante essere affabili.
Per questo, mi stimano.
Ricorda, quando incontri qualcuno, chiamalo sempre per nome.
Fa sempre piacere, te lo assicuro.
Ho previsto tre persone al bar e quattro al buffet.
- Ok, quindi Seb al bar. - Moustache oggi non c'è, l'aveva detto.
Ah, sì? Allora Henri e Nico in sala,
Roshan e l'altro a lavare i piatti.
- E Patrice, non ho visto Patrice. - Neppure io.
Non so se c'è Patrice.
Lui dice sempre cose che sappiamo già.
Dato che c'è il servizio al tavolo, divideremo la sala in due,
metteremo Julien con Patrice.
Manca anche Mirko.
- Non si capisce mai con lui, c'è o no? - Sì, l'ho visto, c'è.
Sì, era venuto, ma poi se ne è andato. Adèle lo ha mandato via.
Nabil, trovami Adèle, per favore.
Adèle!
Quindi ti sei detto: "Ora gli urlo in un orecchio"?
Mi ha distrutto... mi ha fulminato un orecchio.
Adèle!
Tutto bene?
Sì, tutto bene.
Adèle!
È impossibile, quell'uomo.
Questi signori sono i lavapiatti. Te li presento.
Allora, ecco, lui è Roshan.
- Muongiorno, Roshan. - Buongiorno.
- E tu, scusa, ricordami il tuo nome. - Kathirkamanathapillai.
In questo caso dì solo buongiorno.
Muongiorno, Kathirkamanathapillai.
Adèle! Adèle!
Noi andiamo, dobbiamo sistemarci.
Stà attento, perché mi sembra che tu dica muongiorno, con la emme.
- Beh no, dico muongiorno. - Dì un pò brioche, per capire.
Quello chi è?
- Che c'è? - Che c'è... Hai mandato via Mirko?
Beh, sì.
Mi ha mandato un sms: "Libera Mirko".
Ma no, affatto, so perfettamente quello che ti ho scritto.
Ti ho scritto: "Libero Mirko?" Punto interrogativo.
No. Io l'ho mandato via, ho ricevuto: "Libera Mirko".
- Ne sono certo, non sono... - Allora guardi se non mi crede.
Ma perché ha scritto questo?
Non è quello che volevo dire, non capisco, cazzo.
Comunque io ho ricevuto: "Libera Mirko".
Certo, questo, l'ho capito.
Ma è lui che mi corregge le parole ogni volta.
Abbiamo spesso dei problemi, non capiamo i suoi sms.
L'altro giorno mi ha inviato: "Grazie Seb per il bel massaggio".
Lo vedi, ecco, è questo maledetto correttore.
E poi non trovo la punteggiatura, mi ritrovo con quelle... facce strane,
quei cosi gialli che fanno la linguaccia, con su gli occhiali da sole.
- Sono gli smiley, quelli. - Sì, ecco. Gli... Quelli insomma.
Mirko è inaffidabile,
non risponde mai e arriva sempre all'ultimo minuto.
- Sì, ma adesso ci manca un cameriere.
- È quello che ho detto anch'io.
Poi, ho pensato al suo discorso sullo spirito di iniziativa.
- Sì. - All'autonomia.
- Allora? - Allora, ho chiamato un sostituto.
Bene, ottimo lavoro.
Quando arriva, avvertimi, vorrei vederlo prima.
Ok. Ma vuole essere messo in regola.
Ci ha creduto. Che faccia, che ha fatto.
Molto spiritosa. Veramente, sì.
- Josiane? Hai visto la faccia che ha fatto? - Eh, sì. Mi ha proprio fregato.
Josiane!
Che succede? Ieri dovevamo vederci.
Non mi andava più. Non mi va più.
Stai scherzando?
- Ti sembra che scherzi? - Che ti prende?
Te l'ho detto mille volte. Ne ho abbastanza.
- Rivoglio la mia libertà. - Sai perfettamente cosa provo per te,
- insomma faccio quello che posso. - No, tu non fai niente.
Non fai quello che puoi, non fai niente.
- Non lo fai e io sono stanca. - Ma, no. Te l'ho detto.
Sto aspettando il momento giusto per parlarle, è...
È comodo, un giorno con lei e uno con me.
E io?
Se ti decidi a parlarle fammi un fischio.
O mandami un sms. Con quelli te la cavi bene, giusto?
Abbiamo preparato la sala, abbiamo disposto i tavoli,
il buffet, come al solito,
e all'improvviso, di che cosa ci rendiamo conto?
- Vai, soffia. - Gli stavo raccontando un fatto.
Di che ci rendiamo conto? A chi era il compleanno?
- Non lo so. - A un cane.
- Vuoi dire "di" un cane, no? - Era per un cane.
No, si festeggia il compleanno di un cane.
Henri, "a un cane" non è corretto, non si dice...
- Hai capito? - Sì.
- E poi abbiamo cantato "Buon compleanno". - Oh, no. Dobbiamo mascherarci?
Ci sono anche le parrucche. Che rottura!
Dite a Max che io non la metto, non se ne parla.
Stà calmo, non appena arriva glielo dico io,
- sarò chiarissimo, vedrai. - Sì, diglielo, perché insomma...
Henri...
- Contiamo su di te, ok? Ci parli tu? - Sì, ci parlo io.
Ragazzi, attenzione, ora farò apparire qualcosa di enorme.
Non è un uccello, ma appartiene alla famiglia dei volatili,
è una specie di cugino, ok? Attenti, tre, due, uno...
Un pollo!
Allora, ragazzi, a che punto siamo?
Vorrei proprio sapere... Tu sei sempre in ritardo, perché?
Ho appena finito il turno, il tempo di arrivare...
Ero di servizio ai blocchi degli agricoltori.
Sa, ci sono dei rallentamenti all'altezza di Franconville,
in direzione Montigny, vicino allo svincolo di Oie d'Herblay...
Hai deciso di farmi un bel rapporto sul traffico di Rosny sous Bois?
- Max, c'è Nico che deve dirle una cosa. - Sì, Nico?
- No, è Henri che deve parlarle. - Su Henri, ti ascolto, ma sbrigati.
- Sì, buongiorno Max. - Vai.
No, è solo che... Tutti noi... consideriamo che...
- Non ci siamo messi d'accordo, ma... - Avete parlato.
- E... siamo concordi... - Sì?
Rispetto... al modo in cui...
insomma, in cui avremmo fatto...
- Dai Henri, avanti, forza. - Sì, un momento!
Rispetto a... cioè... insomma...
per l'essenziale c'è tutto. Tutto va molto bene...
Sì, sì. Ma...?
- In pratica... niente. - No, niente.
La prossima volta scriviti qualcosa, magari ti capisco meglio.
Avanti. Siamo in ritardo sull'allestimento, andiamo.
Quando sei pronto, dimmelo.
Svelti, muoversi.
Complimenti, sei stato proprio bravo.
- Ha capito perfettamente il messaggio. - Conosco Max.
Non era il momento. Glielo dirò, ma al momento giusto.
- Prima non era il momento giusto. - Attento alle ripetizioni.
Tu fatti i cazzi tuoi! Fatti i cazzi tuoi, fatti i cazzi tuoi. Ecco una ripetizione.
Tu segui il muro, segui il muro. Vedi acqua intorno a te?
- Sì, la vedo. C'è acqua dappertutto. - Basta, basta. Sono qui.
Ti avevo detto di farti la barba. Mi hai detto: "Ma certo".
Non te la sei fatta!
Non avevo il rasoio, quindi sono passato da mio zio a prendere il suo.
- Ho tutto. Ho anche il completo. - Cazzo, Samy, sei un deficiente.
Faccio di tutto per mandare via un cameriere e mettere te al suo posto,
e tu così ti presenti? Io non lo so. Ma un minimo, almeno!
Ma adesso sono qui.
Avanti, spiegami che cosa devo fare e quant'è la paga?
Innanzitutto stasera sei extra.
- Grazie, perché avevo paura... - Ma sei proprio scemo.
"Extra" vuol dire che sei in più rispetto agli altri.
- No, pensavo che tu... - Stà zitto, così ti spiego.
Stasera, se tutto va bene, puoi salire da extra a fisso,
- per poi magari entrare nella squadra. - Quale squadra?
Ok, senti, avrei una domanda. Quant'è la paga?
I primi sei mesi farai volontariato.
Che faccia hai fatto, cazzo! Sono 100 euro a sera.
- Cento euro. Va bene. - Và a farti la barba senza farti vedere.
- Grazie Adèle! - Sbrigati!
Sì, Nicole, sono sempre io.
Richiamami se puoi.
È importante.
Impossibile lasciare il messaggio.
- Abbiamo un problema serio. - Di che genere?
Ho appena visto il tableau della sala e il nome dei tavoli non va bene.
- Ed è un problema serio? - Sì, è un problema serio.
Ci sono solo titoli di Romain Gary o di Emile Ajar, e al tavolo dodici
- c'è "Il viaggiatore imprudente". - Quindi?
"Il viaggiatore imprudente" non è di Romain Gary, è di Barjavel.
Scusa tanto Julien, ma che accidenti vuoi che me ne freghi?
C'è Gary, c'è Ajar, c'è Barjavel. Sono tre, va bene.
Non sono tre. Gary e Ajar sono la stessa persona...
Lo so, Ajar è uno pseudonimo, non sono mica scemo.
Bene.
Perciò, dobbiamo sistemare questa cosa.
- No, così non va bene. - Tra l'altro è il tavolo dei bambini.
- È un dettaglio. Non importa a nessuno. - Scusa, ma importa a me.
La gente non ci capirà più niente. Un pò di coerenza.
Va bene, ascoltami.
Và a rimettere della coerenza, se ti sta tanto a cuore
- e poi passa ad altro. - D'accordo.
Questa è la mia proposta.
- Ti va bene? - Mi va bene.
Abbiamo appena risolto un problema molto serio.
- Credo anch'io. - Perfetto.
No, perché è Ajar, quindi...
- È per questo che io... - Sì, vedo che stai meglio.
Come vedi, ogni matrimonio è diverso.
E anche tutti i posti sono diversi.
La cosa più importante è individuare la giusta location.
Ovviamente, non è che si trova così, come per magia,
devi avere un pò di esperienza. Saper sentire le cose.
Allora sei tu che appesti tutto con questo odore.
- Cos'è, zucchero filato? - No, è mela candita.
Bastien, saluta Max.
- Muongiorno, Max. - Buongiorno.
Và a vedere che fanno di là. E poi torna.
D'accordo.
- È uno stagista, è in prima superiore. - Sì, è carino.
- Con quel cespuglio... - Senti Max, devo parlarti.
- Me la passo male in questo momento. - In questo momento?
Sì, quindi se hai la possibilità di piazzarmi...
E secondo te, cosa ho fatto stasera?
Sì, lo so ti ringrazio, sei l'unico che mi fa ancora lavorare.
- Infatti, ma non ci sarò per sempre. - Perché lo dici?
- No, era così per dire. - No, non era così per dire.
Come sta tua madre?
- Male. Sai che ora sta da me? - No, non lo sapevo.
- Non può neanche più camminare. - Accidenti.
E ieri lo sai che mi ha detto?
"Chi è Max?"
- La memoria. Comincia così. - Anche questo?
- Ma quanti anni ha adesso? - Novantasei.
Ha fatto la vita sua.
Non capisco perché dici così. Sarebbe meglio che morisse?
No, assolutamente. Senti Guy, non ho tutto il giorno.
Non siamo alla stazione. Vedete scritto: "Partenze alta velocità"?
- Allora prendete le scale e basta. - Così perdiamo tempo.
Non me ne importa niente, non è un problema mio.
- Così dobbiamo fare tutto il giro. - Dimmi, Bernard.
Che cos'era la torta alle fragole che ho visto passare?
- Non è nel menu. Per chi è? - Cosa? Quale torta?
No, Bernard, aspetta un momento, ti blocco subito:
i compleanni, soffiare sulla torta come un imbecille, non è roba per me.
È gentile da parte tua ma preferisco di no.
- No, è il mio apprendista, si esercita. - Ma certo.
Giuro, non sapevo fosse il tuo compleanno. E il tuo compleanno? Auguri, allora.
Ma no, non baciarmi. Perché mi stai baciando?
Ecco, ora gli altri diranno: "Perché si stanno baciando?"
Mi dispiace, se l'avessi saputo, non avrei... Allora, buon compleanno.
Basta con quella parola, smettila di dire "compleanno"!
- Ma come ti sei conciato? - Pensavo che così andasse bene.
Dai, forza muoviti. Vieni.
I camerieri servono così al Buffalo Grill.
Guardati, la camicia è tutta sgualcita, non va bene.
Smettila, mi stai stressando. Allora, che cosa mi chiederà?
Niente, ti farà solo qualche domanda, ok?
Mi raccomando, non fare lo scemo, gli ho raccontato che hai esperienza,
se non sai cosa rispondere, inventa, fai finta, fai come se...
- Zitto, arriva. - Non ho detto niente.
Non posso assumere tutti, ne ho appena assunto uno a tempo determinato.
Prendi un tirocinante, va bene?
Ecco, le presento Samy. Sostituirà Mirko.
- Buongiorno. - Lui è il signor Angeli, cioè Max.
- Adèle mi ha detto che ha esperienza? - Sì, veloce.
- Veloce, vale a dire? - Rapida, insomma.
- Nella ristorazione rapida? - Sì, esatto.
Per quali ditte ha lavorato?
Ho lavorato più nei ristoranti che a domicilio.
- A domicilio? - Sì.
Sa trinciare una sogliola o una spigola?
Una spigola?
- Un rombo? - Ne so qualcosa di meccanica, ma...
Ad ogni modo, stasera c'è carne.
Sì, meno male. Mettilo con Patrice e non spostarlo.
- Le basette non mi piacciono. - Ah, no?
E poi, la camicia, non ci dorma più dentro.
Questo gliel'ho detto anch'io. Ti l'avevo detto che non andava.
Josiane ha detto che il cliente è arrivato, sarà qui tra cinque minuti.
Come, già? Roshan, vieni con me.
Ma cazzo, sei incredibile, non sai niente, non sai neanche che il rombo è un pesce.
Ah, sì? Infatti mi chiedevo che c'entrasse col lavoro.
Anche la sogliola e la spigola, sono pesci.
La spigola è un pesce?
Io vado a parlare col cliente, tu vieni a chiamarmi tra cinque minuti. Ok?
Ok, ma che cosa dico?
Quello che vuoi, inventa una scusa, trova un pretesto.
Anzi, mi raccomando, ogni volta che mi vedi parlare con lui,
devi venire a disturbarmi, se no non ne verrò mai fuori.
- Perché lui è un pò... - D'accordo.
- Cinque minuti, ok? - D'accordo, va bene.
Buongiorno, Pierre. Congratulazioni.
Non è giornata. Proprio oggi hanno deciso di romperci le scatole.
Chi è che rompe le scatole?
- Un attimo. Che ore sono? - Le 17, ma siamo in orario.
Può stare zitto? Sono al telefono. Grazie.
Bene. Fatemi sapere. A dopo.
Qualche problema?
I miei suoceri sono bloccati in autostrada per colpa degli agricoltori.
Sì, credo che il blocco sia sull'A15, all'altezza di Oie d'Herblay,
ma il traffico è più scorrevole dopo l'uscita.
Ma che fa, il bollettino del traffico?
- Questi sono gli addobbi floreali? - Sì, esatto.
- Non ci siamo. Per niente. - Ah, no?
Non è proprio quello che avevo in mente.
Eppure, ho fatto esattamente ciò che mi ha scritto nella lettera.
Perché, le ho scritto una lettera?
Certo, quella dove insisteva sulla questione delle scadenze.
Quella era un'e-mail.
- No. Insomma, sì, un'e-mail. - Quindi, non era una lettera.
Un'altra cosa, ho preparato un discorso più lungo del previsto.
Dovrà includerlo.
Questo è il discorso? Non saranno le sue memorie?
- Quindi, dovrà inserirlo nella serata. - Sì, certo, stia tranquillo.
Lo inseriremo, ho solo bisogno di avvertire la band,
così che prevedano uno spazio. Anche se il programma è già pieno...
dato che è stato piuttosto preciso nella sua... lettera.
Cioè nella sua... missiva... e-mail. Non mi sta ascoltando, vero? Bene.
Sono contenta che fai parte della squadra, stasera.
Sei così carino.
Che cos'è?
- È Fab? - Sì.
Non esattamente, c'è stato un piccolo cambiamento,
- ma niente di grave. Questo è James. - Oh, cazzo.
Fab ha avuto un piccolo problema e sarà James ad animare la serata.
James? Sta scherzando? Mi ha consigliato lei Fab.
Io ho concordato tutto con lui,
ho scelto addirittura la formula Fab Live Band DJ Plus Four.
Ma è esattamente la stessa formula e poi hanno lo stesso repertorio,
lavorano insieme. Loro sono i James Five Star Blend Four.
Non sento niente, non sento niente, porca puttana!
Mi fa un pò paura.
Ho detto che volevo qualcosa di sobrio, chic ed elegante.
E lui è esattamente così. James è molto sobrio.
Fate casino!
Sa da quanto sto organizzando questo matrimonio?
Mi ascolti attentamente: non voglio Patrick Sebastien.
No, non è una festa di cafoni, non voglio tovaglioli roteanti.
Tovaglioli roteanti.
Questo non succederà. Non fa questo tipo di cose.
Sono contrariato. Perché non mi ha avvertito del cambiamento?
- Signor Max? - Che vuoi? Sono impegnato, lo vedi.
- Non trovo il pretesto. - Ah, no? Mi scusi un momento.
Che fine avevi fatto?
È passata un'ora.
Avevo detto cinque minuti. Che stavi facendo?
- Ho cercato tanto, ma niente pretesto. - Me ne sono accorto.
James, buono, calmati. La smetti di urlare in quel modo?
Non sto urlando, mi riscaldo la voce.
Adesso è calda, quindi risparmiala per la serata.
Senti stasera tutto deve essere sobrio, chic e...
- ...aggraziato. - Aggraziato.
- Beh, sì. - Ok.
Uno! Due!
Mi scusi?
- Incredibile.
- È passato tanto tempo.
Due anni a marzo.
Il 17 marzo, saranno due anni.
E lei è... Non mi dica che lei è un parente di Pierre?
- Sì, un pò. - Ma dov'era finito?
È scomparso nel nulla da un giorno all'altro,
non abbiamo più saputo niente di lei.
È stato subito dopo quella gita scolastica a...
- A Edimburgo. - A Edimburgo, sì.
Dopo io ho anche provato a contattarla e...
- Lei ha provato a contattare me? - Sì.
E poi ho sentito un sacco di chiacchiere.
Ricorda Blasco, l'insegnante di matematica?
Sì.
Ci ha raccontato di averla vista un giorno.
In un centro commerciale, con addosso un pigiama.
Cosa? Io in pigiama? La gente è matta.
Non ero io. Non abito neanche più vicino all'Accademia.
Quindi, non ero io.
Julien?
- Sì? - Julien?
- Sì. Che c'è? - Mi puoi aiutare con la lettera?
Aspettami laggiù, vicino alla porta.
Sa, è pakistano e...
Ah, sei qui. Non ti sei ancora cambiata? Dobbiamo fare le foto.
- Buongiorno. - Buongiorno! Julien, parente di Pierre.
Che cos'è questo schifo?
- Và avanti tu per favore, tesoro. - Sì.
Julien?
- Ha provato a contattarmi. - Ah, sì?
Devo parlare con lei, per favore.
Non è possibile.
Sinceramente, non notate niente di strano?
È facile, è facilissimo.
Ne manca una?
Non è più bello quando si rispettano le distanze? Non è più armonioso?
- Sì. - Ecco.
Alla stessa distanza, non è complicato.
Hai visto? Io lo sapevo, c'era un tranello. Ha chiesto:
"Non notate qualcosa di strano?" Ero sicuro fosse un tranello.
Ok, va bene. L'audio è perfetto.
Mi scusi, dovevo riscaldarmi la voce, ci vuole un pò. Come va?
- Buonasera. Cantava in italiano? - Sì.
- Davvero? - Sì.
Perché cantava a vanvera, lo parlo correntemente e non mi sembrava.
Sì, perché in realtà è una specie di miscuglio di dialetti.
Sì, c'è un pò di sud dell'Abruzzo. Si parla così sulle montagne.
- Non era italiano. - No.
Le dico subito che non sono contento di questo cambiamento.
Dov'è lo schermo gigante? Non lo vedo.
Lo schermo... Dov'è lo schermo gigante?
No, non c'è. No. Ma è normale perché...
non era incluso nell'opzione.
Davvero? Ho preso la formula Fab Live Band DJ Plus Four
ed era incluso lo schermo gigante.
Sì, è un'opzione, ma anche noi abbiamo la James Live Band DJ Plus Four,
ma non è la formula giusta, doveva prendere l'altra, quella...
- Quindi la colpa è mia, giusto? - Non ho detto questo, no.
Allora, apro una parentesi, questa sera sarà sobria, chic ed elegante.
- E aggraziata. Ho capito perfettamente. - Posso chiudere la parentesi?
Non lo so, io faccio musica, non le parentesi.
Devo precisarle che quello di stasera è il mio matrimonio.
Sì.
- Non voglio numeri stupidi. - Per carità.
- Niente gioco della sedia. - Niente sedia.
E soprattutto, niente tovaglioli roteanti.
Noi non facciamo queste cose, non si deve preoccupare.
Bene. Sui tavoli ho trovato questi volantini del suo gruppo.
- Che gliene pare? - Ne ho tolto qualcuno, finisca lei.
Un pò come dire: "Io, io, io" e non mi piace.
- È qui, mi sente? - Sì.
- Bene, è tutto chiaro? - Sì, limpido.
Allora ci siamo. Mi raccomando lo schermo.
- Decide lei, il matrimonio è il suo. - E via queste porcherie.
- Porcherie, ma no, sono solo... - Sì, sì. Grazie mille.
- Che stai facendo, Patrice? - Mi occupo delle torce.
Si occupa delle torce.
- Max, noi siamo pronti. - Va bene, Bernard.
Adèle, fà accendere i forni.
- Tranquillo Nabil, va tutto bene. - Forza, accendiamo i forni.
Pauline, tu và con loro.
Avanti Roshan, muovetevi, è lì che si lavora.
Forza, diamoci una mossa. Abbiamo acceso i forni.
Cazzo, ma sei proprio scemo tu!
Non lo vedi che qui non puoi stare? Blocchi il passaggio.
Ogni volta le stesse cazzate!
Va bene, però calmati, mi sono appoggiato qui solo per un momento.
Ma proprio non capisci? Stai bloccando il passaggio, dai fastidio.
Muoviti, togli questa roba!
Roba da matti.
Non fidarti delle cose che ha detto, la verità è che io la rendo nervosa.
Ad ogni modo io non ho l'abitudine di fidarmi.
Non fa parte della mia filosofia di vita.
Dimmi che cos'hai sentito, per esempio?
Ma non capisci! Stai bloccando il passaggio, dai fastidio.
Forza, muovi il culo. Con quella sigaretta di merda.
Sei un rompipalle. Fotografo buono a nulla,
non sai riflettere un minuto con quel cervello da caprone?
Non ha detto tutto questo.
No, in effetti sono stato un pò approssimativo,
ma l'ho fatto per istinto, come mi veniva.
- Comunque era questa l'idea, più o meno. - Sì. Più o meno.
Io prendo questo e tu prendi tutto il resto.
Bernard, se sei pronto possiamo cominciare con...
Ma che cavolo è successo? Frankie?
Che succede adesso?
Hanno spinto troppo, è colpa alla band.
Si dice colpa "dell'orchestra".
Patrice, vieni con me, andiamo a controllare il contatore.
No, Patrice tu devi restare qui, perché serve qualcuno per... tutto.
Josiane, andiamo, ti accompagno io.
- È saltato il contatore. - Grazie, Nabil.
James!
Se vogliamo evitare che salti continuamente la corrente,
dobbiamo coordinarci: quando noi accendiamo i forni,
vengo e ti avverto, così tu fai tornare ai tavoli chi balla.
Va bene. Bella trovata.
Considerato che dobbiamo coordinarci, è perfetta.
L'idea è questa.
Io però, preferirei fare al contrario. Decido io quando farli tornare ai tavoli.
Posso accettare un compromesso per venirti incontro
ma non faccio tutto in qualsiasi momento.
Quello che devi capire è che in cucina abbiamo un protocollo.
Noi non mettiamo dei dischi, quindi, quando siamo pronti, dobbiamo servire.
E quello che devi capire tu, con i tuoi mezzi limitati,
è che quello dell'animatore è un lavoro complesso. E chiaro?
Il lavoro dell'animatore, perché secondo te fare l'animatore è un lavoro.
Tutte chiacchiere. Cosa credi di essere? Un astrofisico?
Fai ballare la gente, non salvi vite, lo capisci?
Non posso interrompere un ciclo così, all'improvviso. Non posso.
Chi cavolo se ne frega del tuo ciclo. Se i forni sono in funzione,
tu metti un lento del cazzo e spedisci gli invitati a sedere, ok?
Non posso!
James?
Ma tu guarda che pretese.
James?
Etienne?
- Che vuoi? - Ti cerca una signora.
Non ho un attimo di pace.
Ascolta.
Non mi chiamare Etienne davanti a tutti, sono James. Preferisco James, capito?
- Buongiorno, signora. - Buongiorno.
- Lei è DJ Fab? - In un certo senso.
- Io sono la mamma. - Complimenti. Cosa posso fare per lei?
Mio figlio le ha dato la mia lista di canzoni?
Non ancora, ma non si preoccupi, abbiamo tutto.
Perché vorrei aggiungere Patachou, me ne ero dimenticata.
- Patachou? - Sì.
Mi faccia vedere la sua lista.
Grazie.
Léo Ferré, lo conosco.
Léo Ferré è per quando si sarà scaldata l'atmosfera.
Prima dovrà mettere qualcosa di Jean Sablon, Felix Mayol, capisce?
- Felix Mayol, lo conosce? - Allora, non proprio lui esattamente,
ma abbiamo una raccolta di tutti i cantanti dell'anteguerra, sono certo...
- Quindi non ce l'ha? - No, ma lo cercheremo, così ce l'avremo.
Lo sospettavo, così le ho portato un nastro.
Avete l'autoreverse?
Ce l'abbiamo l'autoreverse?
- Sì, certo. - Come no.
- Sì, ce l'abbiamo. - Conto su di lei. Grazie mille, DJ Fab.
James, ma non fa...
Grande serata funky in vista.
Quello è per l'aperitivo, al primo piano.
Bene, spostatevi, fatemi vedere.
Sì, niente male.
- Samy, scusa. Samy? - Sì?
- Và a prendere dei flûte. - Dei flûte?
Ma che cavolo fanno?
Non lo so, sembra completamente fatto.
Ma che fa?
Sta facendo l'uccello?
Corra con grazia.
Che stai facendo?
Prendo i flauti.
Vieni con me?
Che stai facendo con Patrice? Che gioco è? All'anima del riprendersi la libertà.
- Ti diverti, almeno? - Sì, mi diverto, grazie.
Ma perché ti comporti così, mi vuoi punire?
Sì, così siete perfetti.
Si tolga dall'inquadratura. Ma guarda tu quella vecchia.
La vecchia è mia madre.
- Mamma, spostati, per favore! - Sì, brava mamma, si sposti, per favore.
Forza, riprendiamo.
Ecco, sì bravo. Bene. Fantastico.
- No, signora, lei non può stare qui. - Ma io sono la mamma.
Sono felice per lei, ma facciamo che lei fa la mamma e io il fotografo.
Avrà le foto dopo, in vari formati. Forse anche magnetiche.
Signora, gliel'ho detto gentilmente. Se ne deve andare.
Perché è un pò nervosa a causa di Max...
Dai, non ci credo, smettila!
Mi chiama in continuazione per dirmi: "Devi fare questo, devi fare quello".
Dimmi tu se è possibile, guarda che cosa ci fanno mangiare!
Tu! Basta con questa sigaretta.
- Sa di zucchero filato! - Falla finita.
Prima era diverso, mangiavamo quello che mangiavano i clienti.
Si faceva così, quella era la regola.
Non li sopporto quelli che mentre lavoro mi stanno incollati con i cellulari.
Scusa, ma io rompo le palle agli altri mentre lavorano?
Che cosa facevi prima di venire in Francia? E questo che devi scrivere.
Avevi un lavoro o...
Sì, ero un musicista in un'orchestra, nello Sri Lanka.
Io e gli altri lavapiatti suonavamo insieme.
Lo faccio, per me non è un problema. Che cos'è questa roba?
- I vassoi del pasto. - Questo lo vedo. Dov'è Adèle?
- Non lo so. - Non toccate quei vassoi, non mangiateli.
Comincia a darmi sui nervi, quella.
Te lo dico forte e chiaro. Vaffanculo a quelli che fanno le foto col cellulare.
Hai capito, Bastien?
Sono in parecchi, però, no?
Non me ne frega niente.
Sai della nuova riforma dell'Accademia Francese?
Vogliono abolire l'accento circonflesso, ma ti rendi conto?
- Con buona pace di tutti i Jérôme. - Eh, sì.
- Hai mangiato? - Sì.
Risponde la segreteria di... Nicole.
Nicole, non so se hai sentito il mio messaggio, forse no...
perché c'è stato un problema.
Ma... Che stavo dicendo? Ah, sì, non capisco perché non rispondi.
Ho l'impressione che tu lo faccia apposta quando vedi il mio numero.
Ti chiamerei da un numero nascosto, ma non so come si fa.
Insomma, ti devo parlare. Sì, Roshan?
- Volevo solo dirle che so che il suo... - Sì, ma muoviti. Che c'è?
- Buon compleanno. - No, no, fermo.
No, è domani.
- Che cosa vuoi?
- È per il mio trasloco di martedì,
posso prendere il camion per i mobili?
Il camion? Sì, va bene.
Il messaggio non è stato registrato. Messaggio cancellato.
- Ho l'impressione che devi dirmi altro. - Lei è ancora giovane.
Quanti anni fa? Quaranta, quarantacinque?
Sì, certo. Avanti dimmi quello che vuoi.
Potrei avere la giornata libera martedì, per fare il trasloco?
- Vuoi martedì? Sì, d'accordo. - Per il trasloco.
Sì, ho capito.
Smettila, ti prego. Va bene.
Non è chiaro per niente, è scritto nero su bianco sul contratto.
Noi mangiamo come gli invitati. Se non ti fossi fermata alle elementari,
- l'avresti letto, ma per te è complicato. - Ora basta. Adèle, vieni un attimo.
Loro mangiano come gli invitati, è scritto nel contratto, ha ragione.
- Sì ma io nel dubbio ho pensato che... - No, e poi smettila di dargli addosso.
- Siamo intesi? Adèle? - Sì.
Ecco fatto.
Adèle, non dimenticare le bevande. Grazie.
Ascoltatemi, ve lo dico una volta per tutte,
ci troviamo in un castello del 17° secolo,
quindi l'alimentazione elettrica è limitata.
All'epoca, non esistevano i tralicci e gli impianti da 4000 watt.
Perciò, non usiamo la corrente tutti contemporaneamente.
Dobbiamo alternarci, coordinarci, comunicare,
condividere, per non far saltare di nuovo il contatore.
E poi per concludere, vorrei che evitassimo le tensioni.
Che restassimo tutti calmi.
Vi ripeto quello che vi dico ogni volta,
il vostro comportamento, la cortesia sono la vetrina del ricevimento.
Ci saranno 200 persone stasera, sono 200 giudici.
Abbiamo un cliente importante che si fida di noi,
che ci paga per fornirgli un matrimonio chiavi in mano.
Dimostriamogli che ha fatto bene a scegliere noi.
Quindi, conto su di voi perché questa serata, in particolare,
sia una serata perfetta. Ci sono domande?
Su, parla Henri.
- No, no...
- È il momento giusto.
Sì? Henri, ti ascolto.
Dai, parla. Dì quello che devi dire.
Niente male questa domanda, un'altra?
- Dobbiamo stare per forza in costume? - Sì, è questo che volevamo sapere.
Sì, il vero problema sono le parrucche, hanno un odore strano.
Non è igienico e poi non sono neanche sicuro che sia una cosa in regola.
Non possiamo stare tutta la serata con quelle parrucche in testa.
Un attimo, vi era stato detto: il costume da lacchè va con la parrucca
e almeno fino al dessert.
E poi è previsto un premio di 47 euro.
Ma non è una questione di premio. Il problema è che puzzano da morire.
Non è semplice servire l'aperitivo con questo costume ridicolo,
ci saranno 50 gradi lì sotto. Suderemo come dei porci.
- Volevo dire anche questo. - Ha ragione.
Sì, anche l'ultima volta è stato complicato con quelle...
Per 47 euro io la parrucca la metto.
Vediamo come posso riformulare il tutto per essere più chiaro e preciso.
Se qualcuno non vuole indossare il costume, non c'è problema.
Va nello spogliatoio, raccoglie le sue cose e torna a casa a piedi.
Per tutti gli altri, accoglienza degli invitati tra cinque minuti
con la parrucca in testa. Avanti, al lavoro.
Henri, allora? La parrucca ti sta benissimo.
Sì, era una buona idea, è vero.
- È per la ricarica. - Sì, certo, lo immagino.
Poi, mischio tutto così ed ecco un bel ventaglio.
- Come ti chiami, piccolo? - Benjamin.
Che memoria! Bravo Benjamin, prendi una carta qualunque.
No, spostati. Tocca a me.
Crede che lascerà qualcosa agli invitati, quello lì?
Di chi parla?
Spero che in cucina ne abbiate degli altri.
- Signor Max? - Sì?
- Deve venire a causa di quella cosa. - Sì, ma certo. Mi scusi. Ci penso io.
- Gliene sarei grato. - Hai ragione.
- Come sono andato? - Sei stato perfetto.
- Non riesco mai a trovare un pretesto. - Prima o poi lo troverai.
- Và ad informarti sul foie-gras. - Sì.
Guy, non hai niente di meglio da fare che spazzolarti il buffet?
Sei venuto a mangiare, che figura ci faccio?
- Ma sto solo assaggiando qualcosa! - Fammi il piacere, và a fare le foto.
Non ho una postazione per il servizio fotografico!
E così ti sei detto: "Vado a mangiarmi tutti gli antipasti".
- C'è una logica. - Ne ho preso uno.
Attivati, mettiti in moto e và a lavorare.
E poi, mettiti una giacca, qualcosa di più presentabile.
So tutto del foie-gras. Mi hanno detto che non è cotto in padella, è solo...
- E chi te l'ha chiesto? - Solo scottato.
Io non gli ho chiesto niente.
- È incredibile questo eccesso di zelo. - Ma, me lo ha chiesto lei.
Ma certo che te l'ho chiesto io. Che dicevi del foie-gras?
- È soltanto scottato. - Che buono. Su, vieni.
- Attenzione.
- È già ubriaco.
- È perfetta, grazie. - Grazie. La prossima.
Scusami, prendi il vassoio? Devo andare in cucina.
- Come? - Mi scusi.
- Un pasticcino? - Sì, volentieri.
- C'è l'imbarazzo della scelta. - Sì, è vero.
Che cos'è questo rosso?
Tenete. Fate con calma. Torno subito.
Guardate di qua.
Hai una spiegazione, immagino.
È stato un banale incidente. L'ho urtato per caso e il telefono è caduto.
Chiedi a Bastien. Su, diglielo.
Io vado a vedere che fanno di là. Torno dopo.
Che cosa dico al cliente se viene a lamentarsi con me? Che cosa gli dico?
Chiedigli se vuole le foto magnetiche perché
se non le ordiniamo subito, non ce le consegneranno mai.
- Guy, noi ci conosciamo da tanto. - Sì.
- Siamo amici, io e te? - Ma sì, certo.
Ricordi cosa mi hai detto prima? "Sei l'unico che ti fa ancora lavorare."
- Te lo ricordi?
- È vero.
Riflettici sopra "sei l'unico".
- Sì, ho capito. - Bravo.
E ora riprenditi, parla educatamente, usa il buon senso,
e fà le foto perché è questo il tuo lavoro.
Stasera non farmi più sentir parlare di te, per favore! Please! Te ne prego!
No problem.
E poi, togliti quella giacca, perché così sei ridicolo.
Ma, mi hai chiesto tu di mettermela.
Sì lo so, ho sbagliato, scusa. Non pensavo a quella.
- Meglio, perché in effetti è un pò... - Lo vedo. E dello stagista?
- Sì. - Ridagliela.
Ho capito.
Ho capito. Ascolti, questa non la conosco.
È vero, me la ricordo. Forse ho il 45 giri. Se ce l'ho, ve la metto.
Mi scusi, Gaston Ouvrard, ce l'ha Gaston Ouvrard?
Gaston Ouvrard, sì! Lo adoro.
Lo metto subito dopo Patachou, una sequenza formidabile.
- James? Venga un momento, per favore. - Sì, arrivo. Scusatemi.
Prima ho dimenticato un punto importante: i ringraziamenti.
- Ma la ascolto. - Molto bene.
Prima del piatto di portata, al mio segnale prenderà la parola e dirà:
"Vorrei ringraziare quello che è stato il massimo artefice
della riuscita di questa serata. Senza di lui nulla sarebbe stato possibile".
- Ha capito? - Sì, assolutamente.
Può aggiungere delle cose. Ma non troppe.
- No. - Mi raccomando.
Luce soffusa, musica avvolgente, gli invitati in piedi...
E poi su i tovaglioli!
- Scherzavo. - No. Posso continuare?
- Certo.
- È con me?
Dirà che è tutto merito di Pierre.
Merito di Pierre. Va bene, perfetto. Dovrà indicarmi chi è Pierre perché...
Sono io.
- Eccoti qua! - Congratulazioni.
- E ce l'ha "Il cappello di Zozo"? - No, non ce l'ho. Mi scusi, torno subito.
Buongiorno.
Buongiorno. Parente di Pierre.
- Bene, avete finito di salutarvi? - Sì.
Bene. Allora cominciamo. Al tre. Uno, due, tre.
È perfetta. Grazie.
Lo so già cosa stai per dirmi, ma...
No, non lo puoi immaginare.
Prima lascia che ti spieghi.
È un'ex collega, un'insegnante di storia.
Definisci esattamente la parola "lavoro".
L'ho rivista oggi per caso, mentre preparavo i tavoli.
Mi è venuto un colpo. Ho avuto le palpitazioni.
E, dimmi una cosa, hai notato che è vestita di bianco?
Sì.
Julien, quando ti sento parlare così, con tutto l'affetto che provo per te,
mi domando perché, al giorno d'oggi, sono ancora così coglione da aiutarti.
- Questo non puoi dirlo. - Prego?
È ridondante "al giorno d'oggi". Non è corretto. E un pleonasmo.
È come se dicessi: "A partire da ora in poi".
Davvero? Allora, a partire da ora in poi questo è quello che succederà,
hai due possibilità: o vai immediatamente a metterti il costume da lacchè
e quella cazzo di parrucca sulla testa e torni al lavoro,
oppure, ti rinfili dentro quel tuo lurido pigiama di spugna
e torni nella tua piccola casetta a guardare il telegiornale.
Hai visto? Un altro pleonasmo: piccola casetta.
Un pleonasmo, sì.
- Due possibilità. Ti ascolto. - Puoi ripetere le possibilità?
- L'ho cercata ovunque. - Che succede?
- Venga, c'è un grosso problema. - Che tipo di problema?
Del tipo "venga".
Ho valutato i pro e i contro e scelgo la seconda soluzione, me ne vado.
- Benissimo. Di là. - Bene.
Ce la fai a suonare stasera? No?
Max, è un incubo, non so che fare, ti confesso che...
Guardalo, povero Titi! Non l'ho mai visto così.
- Titi, che cosa senti esattamente? - Ho come un macigno sulla pancia.
E pensi di poter emettere qualcosa? Parlo di note, ovviamente.
Quando sono disteso, sto bene.
Quando mi alzo mi sento malissimo, ma disteso sto bene.
Sì, però non può suonare disteso.
Ho controllato, i ragazzi dei fuochi d'artificio, il mago,
tutti quelli che hanno mangiato l'agnello sono K.O.
Chi ha mangiato dai vassoi sta bene.
- Non ci sono dubbi. - Abbiamo un problema.
Mi resta una corista che mangia solo bio e il bassista che è vegano.
Ma non posso cantare solo con un basso.
Allora metti dei dischi e i ragazzi faranno finta di suonare,
che dobbiamo fare, ci adattiamo.
Abbiamo fatto degli accertamenti, il camion frigo è stato staccato.
- Di conseguenza, la carne è marcita. - Porca puttana!
Siamo nei guai.
Abbiamo appurato che la presa è stata staccata intenzionalmente.
Al suo posto, c'era un vecchio rasoio elettrico.
Non vorrei arrivare a conclusioni affrettate,
ma sembra un vero e proprio sabotaggio.
- Sono tutti neutralizzati dall'agnello. - Ho ispezionato la carne.
Confermo, è andata a male.
Credo che dovremmo tenere gli occhi bene aperti.
Potrebbe essere un'intossicazione alimentare.
Allora, che serviamo da mangiare?
Vi stavo cercando. Che c'è? Va tutto bene?
- Benissimo! - Allora, possiamo metterci a tavola.
Certamente.
Perfetto. Andiamo. Forza!
Preparate i tortini.
- I tortini? - I tortini?
Sì, scongelateli, usiamo l'artiglieria.
Li attacchiamo con i tortini salati, e troviamo una soluzione, ci adattiamo.
Forza, muoviamoci. Tortini! Andiamo!
Sentito? Si comincia con i tortini salati. Scongeliamo tutto.
Avanti, forza, lavoro.
Accendiamo i forni a 180 gradi. Si comincia.
Forza, muoversi! Avete capito tutti? Prepariamo i tortini salati.
Andate a a prenderli nel congelatore. Svelti ragazzi.
No, non importa, sei gentile Antoine, ma me la caverò.
Sì, almeno ci ho provato. Sì, ciao, a presto.
È fatta. Era Hubert, è al Port Royal, a Fontainebleau, ci aiuterà.
Perfetto! Vado e torno. Ci vediamo dopo.
Adèle, vieni con me, devo dirti una cosa. Roshan, vieni.
E dopo pulite tutto mi raccomando.
In vent'anni di lavoro, è la prima volta che mi capita.
Io ne avevo sentito parlare, ma non lo avevo mai fatto prima.
Non capisco che sta succedendo, che stiamo facendo?
Serviamo i tortini alle acciughe, è una manovra classica:
se c'è una catastrofe in cucina, mandi i tortini salati
che riempiono per bene lo stomaco.
Con l'acciuga super salata fanno venire sete,
quindi berranno tutti acqua gassata e si gonfieranno come palloni.
Ma a che serve?
Toglie la fame per almeno due ore, guadagni tempo.
Su, continua, te lo spiego domani.
Ecco il sale, vai!
Non trascurate la presentazione.
Forza, serviamoli.
Deve essere tutto perfetto.
E ricordate, un tortino e un bicchiere di acqua gassata.
Forza, il prossimo giro, a che punto siamo?
Badate bene alla presentazione!
Nessuno deve accorgersi di nulla, intrattienili per il tempo necessario,
fai fare il discorso allo sposo, così io guadagno 40 - 45 minuti.
Conta pure su di me.
Adèle, gestisci tutto tu, manda ancora tortini per prendere tempo.
Aggiungi del sale se necessario, ma non devono esserci tempi morti.
- D'accordo. - Sincronizziamo gli orologi?
- Ma che razza di idiota. - Idiota a chi? Che problemi hai?
Perché ti senti obbligata a commentare ogni cosa che dico?
- Perché sai dire solamente stronzate! - Stop!
Ora voi due fate una bella tregua. Sono stufo!
Forza, stringetevi la mano.
Invece sì. Stringetevi la mano, subito.
Vi aspetto. Non ho tutta la sera.
No.
- Dovete stringervi la mano, cazzo. Forza. - Va bene, dai.
- Non mi avete convinto, fatelo meglio. - Va bene così, Max.
Ci siamo dati la mano, basta così.
Tornate qui.
- No! - No!
Cazzo.
Tornate qui, stiamo dando spettacolo, tornate qui.
Datevi un... Non so come si dice. Un abbraccio.
Sì. Siamo una squadra, siamo uniti, James, avanti Adèle.
Bravi, così... Bene.
- Così va bene? - Sì, meglio. Così siete uniti.
Ci credo un pò di più, poco di più. Bene.
Così va meglio. Bravi, questa è una squadra.
Ora va molto meglio, ora vi rispettate.
C'è del... beh, vi rispettate.
Va bene.
Ragazzi, quando volete. Adèle? Pronto?
- Pronto? Basta così. Mi sentite? - Max!
Ho saputo dei tortini salati, è un'emergenza.
Dimentichiamo le nostre divergenze, sono stato uno stupido.
Se hai bisogno di me, ecco io...
Non hai più la patente, se vuoi ti accompagno.
Sei gentile ma non disturbarti, hai già un piede nel letto.
Farò come sempre, mi arrangerò da solo.
Ma è nervoso o...?
- Roshan? - Sì?
- Hai la patente? - No, non ce l'ho.
- Va meglio tra voi due? - Va meglio, grazie.
Non fare così.
Non stavo andando a dormire, è un indumento misto,
stai facendo confusione.
- Ma che fai? - Non lo so, niente.
- Come stai? - Conosci Roshan?
- Sì. - Julien, mio cognato, lavora con noi.
- Piacere. - Grazie Hubert, mi stai salvando la vita.
Se non ci si aiuta tra di noi... Tu avresti fatto lo stesso.
Ti ho messo da parte tutto quello che mi avanza,
ti ho scongelato anche qualche tortino salato, non si sa mai.
Francamente, ne abbiamo abbastanza.
Non preoccuparti, è tutto pronto nella cella frigorifera.
Siva, bravo, vieni a darci una mano. Ecco, da quella parte.
Scusami, questa sera è un vero casino.
Mi dà il tormento con questa storia del pretesto.
Sì, ti capisco, nemmeno io riesco mai a trovarne uno.
Sapete? Ha delle belle sonorità la vostra lingua.
Signore e signori, concedetemi qualche minuto di attenzione.
Vorrei che accogliessimo una persona, ma non una persona qualunque!
Una persona eccezionale, una persona unica,
una persona generosa, una persona di gradevole aspetto,
una persona senza la quale noi non saremmo qui stasera,
una persona che ha preparato minuziosamente ogni elemento
di questa magnifica serata,
sapendo unire delicatezza, attenzione e umiltà.
Alzatevi tutti in piedi, per favore e accogliamo trionfalmente
con il nostro applauso... Pierre!
Ma, no. Fermi!
Pierre! Vieni, Pierre!
Ma basta! Basta!
Vieni sul palco, ti aspettiamo. Un incoraggiamento.
No, non ci vado.
Avanti, non puoi scappare. Vieni, su, vieni.
Ma tu guarda questo coglione.
Tortino?
Non è il momento. Non ora. Dai, smettetela.
Forza, o facciamo roteare i tovaglioli.
Avanti, Pierre.
Non insisto, abbiamo un programma ancora lungo.
Viene! Un applauso! Pierrot!
- Vieni sul palco. - Grazie mille!
Un ultimo incoraggiamento per Pierre! Pierrot!
- Facciamogli un applauso! - La smette di darmi del tu?
E non mi chiami più Pierrot, capito?
Bene, grazie. Ora se ne vada.
Grazie mille. Grazie! Grazie infinite.
Non me lo aspettavo proprio. Accomodatevi! Grazie.
Devo fare una premessa: io non sono un bravo oratore,
ma stasera proverò lo stesso a dire qualche parola.
Pierre ha sempre adorato i discorsi, fin da bambino.
Ah, sì?
Io e Helena abbiamo concordato che avrei preso io la parola,
ma che avrei parlato a nome di entrambi. Puoi confermarlo, amore mio?
- Sì. - Ti amo. Tocca a me l'incombenza...
Non ricordo chi mi ha detto che vuoi lasciare tutto.
- È una sciocchezza, no? - Ci sto pensando.
Davvero? Io non potrei farlo.
La pensione, già mi deprime il pensiero.
- Tutto questo non ti mancherà? - No, non penso.
Se hai due, tre ragazzi che posso assumere io...
Sì, può darsi, sì. Comunque, stasera mi hanno fatto impazzire.
Hanno fatto una specie di rivoluzione perché non volevano lavorare in maschera.
Hanno fatto un sacco di storie per mettersi le parrucche.
C'è da dire che il cliente ha chiesto di far vestire tutti da lacchè.
- Capisco ma... - Tutti i camerieri?
Sì.
Vieni con me. Mettiti questo.
Io ho tutti i camerieri e anche tutti gli invitati.
Valeva la pena, no?
Ad ogni modo, il rabbino Apache è perfetto.
Siva, do un'occhiata alla tua lettera e poi la passo a Roshan, d'accordo?
Ok, grazie.
Che gli hai detto? Gli hai parlato male di me?
No, gli ho detto che sei un bravo insegnante.
Sei gentile.
Parlate male di me, non parlo tamil, ma "misto" e "pigiama" si capiscono.
Ovviamente, rischio di dimenticare alcuni di voi,
ma non pensiate che ci sia una gerarchia, una classifica.
Spero stasera di non lasciarmi sopraffare dall'emozione,
poiché, coloro che mi conoscono bene,
li vedo qui, sanno bene che non so padroneggiarla con disinvoltura.
Quindi consentitemi di dirvi, perché no? Che vi amo tutti.
Scusate.
Voglio che sappiate che vi apprezzo tutti allo stesso modo.
Che serata, amici miei, che serata.
Hai notizie di tua sorella? Non ti ha detto niente?
Riguardo a cosa?
No perché, le lascio dei messaggi e non mi risponde.
Non è una cosa da lei.
Dovresti approfittare di questa pausa per prendere un pò d'aria,
per guardarti intorno, conoscere altre persone.
Perché lo dici?
Non so perché l'ho detto.
In realtà, non so perché state ancora insieme...
Non capisco a che cosa ti stai aggrappando.
Aggrappando. Stiamo insieme, siamo una coppia. "Aggrappando".
Già. Siete una coppia, è così?
Sì, è una motivazione davvero forte, potente. Sembri davvero convinto, sì!
- Ti dico una cosa? - Assolutamente no.
Il vostro matrimonio è fallito.
Si vede la noia anche dall'esterno.
Non so, ai miei occhi siete un pò patetici,
anche se non è la parola giusta.
Ho colto perfettamente il senso generale, Julien. Tu, mi conosci.
- Mortifera! È questa la parola. - Guarda la strada.
Esatto. La vostra coppia è mortifera.
Comunque, è sempre un piacere, mi fa veramente bene parlare con te.
- Ma figurati. Fa bene anche a me. - Ne sono felice.
- E a te Roshan, fa bene? - Sì.
- Ti sta bene il cappello. - E da cow-boy.
Sì, è da cow-boy.
Un ringraziamento particolare va a coloro che sono venuti da lontano,
a chi è venuto da Compiègne, da Marton, da Fontainebleau,
da Porchefontaine, da Boislieu, da Goualières,
mia cugina è venuta da Buc.
E penso anche a coloro che non sono riusciti a venire,
che non hanno potuto condividere con noi questo momento di pura felicità,
quelli che non sono qui per diverse ragioni.
Quindi, penso a Jérôme e Julie, Pierre e Marie, Vincent e Claudia,
Dorian e Valérie, Jean Antoine, meglio conosciuto come Jean-Lante,
Vincent e Julie, la mia Julie...
Hanno ripulito tutto, do il via al secondo giro.
E per tutti quelli che hanno cenato da Mathieu...
Che fai qui da solo? Ti cercavo.
Prendo un pò d'aria, non ne posso più di sentirlo.
Ti ricordi in che anno ha cominciato?
I bambini sono diventati adulti!
È pesante.
- Max ha scritto che arriva. - Sì, anche a me.
Adèle, ti propongo una cosa.
Li distraggo e li faccio ballare,
quando siete pronti mi fai un segno e li rimando a sedere.
"Signori, tornate ai tavoli." Insomma, le cose che so fare io.
- Dai, ce la faremo, non preoccuparti. - Non mi preoccupo.
E se tardiamo un pò e sei nel mezzo di un ciclo, finisci senza problemi.
Noi ci arrangeremo, ci adatteremo. Non abbiamo tutta questa fretta.
Me lo dai tu il via.
Avete la priorità, conosco le regole della cucina.
Tu fammi solo un cenno e li metto a sedere.
No, non ce n'è bisogno. Sei gentile però, ti ringrazio.
Allora lasciami essere gentile, no?
- No, prima voi. - Prima voi.
- Prima voi. - No, prima voi.
- No, prima voi. - Prima voi.
- Prima voi. - No, prima voi.
- Prima voi. - Basta, mi hai rotto i coglioni!
E vorrei citare Racine.
Va bene. D'accordo.
"Burrhus non pensare, signore, tutto ciò che dice.
La sua abile virtù risparmia il suo credito."
Sai, in ogni festa c'è un momento in cui mi rompo mortalmente le palle.
Per esempio, stasera è questo.
In questi casi, ho un metodo infallibile.
- Non mi chiedi qual è? - No.
- Chiedimi qual è. - Qual è?
Sei proprio un curiosone!
Allora, fisso una donna e mi faccio delle domande su di lei.
Mi chiedo se ha un marito, se è felice.
Se le piacerebbe che ci provassi con lei, domande senza risposta.
- Un modo per saperlo c'è. - Per sapere cosa?
Se qui ci sono donne disponibili e geolocalizzate.
Donne sposate, single, di mentalità aperta.
Ma che ne puoi sapere tu, smettila.
Lo so, c'è un'app che raccoglie tutti i siti di incontri online
ed è geolocalizzata.
- Sa che vuol dire essere geolocalizzati? - Sì.
Però rispiegamelo e anche cos'è un'app.
- È un'applicazione. - D'accordo.
Può scoprire, con un sistema di tracciamento satellitare,
se a una donna interessa il suo profilo,
in tempo reale e in un dato raggio. In questa sala, per esempio.
- Come fai a sapere che è in questa sala? - E questa la geolocalizzazione.
- Questa cosa esiste? - Ma certo.
L'app rileva la distanza tra lei e la donna.
Se a lei piace il suo profilo, le invia un cuore,
e se a lei piace il suo, ricambia. E così, avete la possibilità di parlarvi,
fare delle cose, di andare oltre, insomma.
Di fare cose? Io voglio farle eccome. Lo voglio, capisci?
- Perché non ho questa applicazione? - Mi dia il cellulare.
- È l'ultimo modello dell'iPhone. - Non è proprio l'ultimo.
- Vai, vai, manda dei cuori. - Bisogna creare un profilo.
Lo so, ma manda dei cuori, il profilo lo creiamo dopo, abbiamo tutto il tempo.
- Allora, io vado a cambiarmi. - Sì, va bene, vai.
- Allora? - Tutto bene, ho gestito e controllato.
Dimmi le buone e le cattive notizie.
Le buone: con i tortini è andata bene, gli ospiti sono pieni.
Perfetto!
Lo sposo sta parlando da tre ore, sono tutti tramortiti.
- Max, non ce la faremo con le porzioni. - Se ci sono problemi, falle a metà.
- Ci avevo già pensato. - Allora, falle in tre parti,
aggiungi salsa, verdure, abbiamo altra scelta?
E allora, ci adattiamo. Le cattive notizie?
Un vecchio si è strozzato con un tortino.
- Cazzo e adesso?
- È morto, lo abbiamo messo nel frigo.
- Che faccia che ha fatto! - Adesso basta, Adèle! Non è il momento.
Josiane e Patrice si stanno occupando di lui.
Che faccia che ha fatto, stavolta non ho detto niente.
Non ho fatto nessuna faccia, smettila.
Vado a parlare con lo sposo.
Ma vorrei terminare questo discorso
con alcune parole di Pierre Augustin Caron Beaumarchais,
che nel 1775, diceva questa frase nel "Barbiere di Siviglia":
"Mi affretto a ridere di tutto per la paura di essere costretto a piangerne".
Allora, cari amici, che la festa continui.
Grazie a tutti. Grazie di cuore.
Grazie.
- È stato magnifico. - Ah, sì?
- Sì. - Grazie, ma ora basta con i tortini.
Sì, era una sorpresa, quel tocco in più della nostra casa.
Ma come mai ancora non servite il piatto di portata?
Sì, tra pochi minuti, non volevo essere d'intralcio al suo discorso,
era così profondo.
- Troppo lungo? - No, io quasi non me ne sono accorto.
Quale parte ha preferito?
Direi tutte, ma la fine, con Beaumarchais, era profondo!
"Mi affretto a non piangere per avere il tempo di..."
- Non ho ancora salutato la mia Corinne! - Gli darei due schiaffi.
Me ne stavo dimenticando, un piccolo problema.
C'è un tizio lì in fondo, è arrivato mezz'ora fa.
Non si muove, osserva, gironzola, fa foto e ha chiesto di lei più volte.
Mi prendi in giro un'altra volta?
- "Che faccia che ha fatto!" - Dico sul serio, non sto scherzando.
È quello laggiù.
- Chi è? - Non lo so, ma è strano.
E perché ha una valigetta?
- Oh, cazzo! - Che c'è?
C'è una tipa online, ha appena risposto. E a 30 metri.
- E come è fatta? C'è una foto? - Il profilo è nascosto.
- Manda dei cuori. - Il profilo nascosto non è un buon segno.
Nel dubbio, manda dei cuori.
Henri, ripeti a Max quello che mi hai detto prima.
- No, io non credo che sia... - Ma sì, dai, diglielo.
- No, non fa niente. - Avanti, parla!
Sabattini, ce l'ha presente? Un mio amico lavora per lui.
Gli hanno fatto un controllo a sorpresa quelli dell'URSSAF, durante la festa.
Gli hanno fatto una gran bella multa.
Credo intorno ai 40.000 euro. Ma pagava molta gente in nero.
Gira voce che stiano facendo il giro dei ricevimenti.
- Fanno controlli a sorpresa. - Ha proprio un'aria strana.
Max! Max!
Dell'acqua, portiamogli dell'acqua.
- Dobbiamo farlo stendere. - Ha bisogno di aria.
Diamogli dello zucchero!
- Bravo, hai fatto bene a dirglielo! - Che cosa ho detto?
Come va?
Sta meglio?
Senti, smettila di farmi vento.
Ha affrontato la serata senza mettere niente nello stomaco.
- Non ha retto allo stress, alla tensione. - E poi, alla sua età.
Ma no, è solo un piccolo malore, non deve preoccuparsi.
- Ne vuole un altro?
- È salato, me n'ero dimenticato.
Perché vi agitate tanto, forse è solo un invitato che è arrivato in ritardo.
Un invitato? Chi va a un matrimonio con una valigetta?
Si può considerare la valigetta come un elemento che tenderebbe a far...
Ma certo che è così. Josiane...
Stasera, chi non è in regola?
- Noi, la nostra storia non è in regola. - Ti prego.
Tre o quattro, al massimo.
Ragazzi, chi non è in regola stasera?
Non alzate troppo la mano, alzatela così. Sì, al massimo fin lì.
Siete tanti. Chi non è dichiarato, si mette una giacca
e va a mescolarsi con gli invitati. Con discrezione.
Andate, via! Muovetevi, forza! Avanti!
Allora, io mi cambio.
Secondo me, ha avuto un malore.
Sì, è possibile.
- Buonasera, bambini. - Buonasera.
- Buonasera. - Vuole un tortino?
No, grazie.
- Sono parecchio salati. - Lo so.
Mi scusi, la stavo cercando.
Vorrei che mi facesse una foto con gli invitati di ogni tavolo.
- Sì, ma certo, però più tardi. - Se non le dispiace, vorrei farle ora.
Sì, effettivamente un pò mi dispiace. Ma andiamo pure, gliele faccio lo stesso.
- Grazie mille. - Andiamo. Prego.
- Cominciamo da qui. Mi segua. - Sì, la seguo.
- Miei cari amici, avvicinatevi. - Avvicinatevi. Ecco!
- La faccio con o senza occhiali? - Mi viene da dire che non importa.
- Molto bene. Forza, un bel sorriso. - Sì, un bel sorriso. Siamo tutti felici.
Oddio, sta vibrando! Sono cuori.
Scusi. Potremmo avere un altro pò di vino?
Ma certo. Qualcos'altro? Un caffè? Il conto?
No, niente. Grazie, giovanotto.
- Giovanotto. - Può andare. Vada.
Non vi ho presentato Julien, è un mio ex collega oltre che amico,
ma è anche un familiare di Pierre.
Sì, ma alla lontana.
Ormai al giorno d'oggi siamo tutti della stessa famiglia.
No, non si può dire al giorno d'oggi, è...
Prego?
Insomma, salute.
- Ma che fai, sei impazzito? - Che c'è?
Ma come che c'è? Tu sei in regola e bevi champagne, sei pazzo?
Perché? Qui bevono tutti, non è colpa mia se sono in regola.
Torna in sala. Muoviti.
Sento che siete caldi stasera.
Allora, vi prego di raggiungere la pista da ballo.
Non voglio vedere nessuno seduto a tavola.
Tutti in piedi, altrimenti chiedo a Pierre di fare un altro discorso.
Pierre e Héléna.
Uniti per tutta la vita, uniti davanti a noi stasera, per voi.
Vi voglio tutti insieme al ritmo dell'amore e del ballo!
Balliamo per loro! E ora tutti su le mani!
Come va?
Vi avevo promesso una bella serata, sarà una serata fantastica
con la James Live Band!
È stata lei a mandarmi un...?
Le auguro una buona serata.
La tua pelle! La mia pelle!
Venite, venite!
E adesso, facciamo roteare i tovaglioli!
Così!
L'elicottero dell'amore!
I tovaglioli del piacere,
facciamoli roteare!
Spicchiamo il volo. Facciamoli roteare.
È tutto per te, caro Pierrot!
Bastacon questa messa in scena E me che sta cercando.
- Prego? - Prima però, voglio spiegarle una cosa,
la mia è una piccola struttura, ma ci serve sempre personale.
E io vorrei tanto poter assumere, ma è estremamente complicato.
- E lo sa perché? - Perché?
Perché se paghi una persona 100 euro, te ne costa 200
e questo ti costringe a pagare metà del personale in nero.
Se lo stato non aiuta gli imprenditori, poi non stupiamoci se evadono le tasse.
E non basta, in più ci spiano, ci fanno gli appostamenti.
Le pare normale che abbiano soppresso l'esonero degli oneri fiscali
per i primi impieghi? Ci lamentiamo tanto:
"Oh, la disoccupazione. Oh, gli stage". Ma nessuno vuole risolvere il problema.
Allora, prego. Frughi, controlli, faccia ciò che vuole, affondi l'azienda
Me ne frego. Si vuole prendere tutto?
Vuole la mia camicia? La mia giacca? Gliela do subito.
Un momento, si calmi, non si spogli. Deve esserci un equivoco.
Io sono Valérie Laprade, ci siamo scambiati dei messaggi.
Sono qui per l'offerta di acquisizione.
Laprade?
Valérie?
Lei è il signor Laprade?
Sì, per questo non capivo quel discorso sugli oneri fiscali, la disoccupazione...
Ho avuto paura.
Io invece non capivo cosa stesse succedendo.
L'ho proprio spaventata. Mi ha fatto paura.
Ma, che ci fa con una valigetta, Valérie? E questo che mi domandavo.
È perché lavoro all'URSSAF.
Ma, no!
- Ma, no! - La smetta, la prego.
- La smetta. - Tranquillo.
Mi scusi, ma visto che mi avevano detto Valérie,
ed è un nome... originale, sono caduto nel malinteso.
- Immagino che le sia già capitato. - Sì, non c'è problema.
La pregherei di essere discreto,
perché la storia della vendita è ancora confidenziale.
Ma certo, capisco perfettamente. Ad ogni modo, è un lavoro straordinario.
È una cosa magica poter sfiorare la felicità degli altri.
Sì, è una cosa magica.
- Posso parlare francamente? - Sì, ma certo.
Il nero, credo che anche gran parte del suo fatturato sia così.
Ah, beh, io...
Sicuro che lei è Laprade? Sa, non vorrei parlare di certe cose con il fisco.
Non sospettavo di avere una faccia da ispettore.
- No, ha un aspetto molto... - Sì?
Insomma, ha un bell'aspetto. Cioè lei è una persona attraente.
Le ricambio il complimento, anche lei non è niente male.
Grazie, Valérie.
- Ha ricevuto il mio messaggio? - Certo e le ho anche risposto.
Sì. Mi ha scritto: "Non appena arriva, chieda di me...
e io verrò a leccarla immediatamente".
- No. - Sì.
Cazzo, che catastrofe, è il correttore. Scusi, è che non verifico mai...
Ma sbaglio, dovrei farlo, perché spesso...
È quello che ho pensato, non siamo così intimi.
È così.
- Tenga. È un offerta firmata. - Ok, grazie.
Bene. Ci vediamo presto per i dettagli pratici.
- Restiamo in contatto. - D'accordo.
Ci mandiamo dei messaggini. Con o senza correttore.
- Sì, certo. Senza. - A presto.
- A presto. - Spero. Arrivederci.
Arrivederci.
Valérie si chiama.
Cerchiamo di chiudere in bellezza. Samy, sei sicuro per i fuochi d'artificio?
Per quattro anni mi sono occupato dei fuochi del 14 luglio a Bondy,
lavoravo al comune, e poi è tutto pronto, non c'è quasi niente da fare.
Seb, tu và insieme a lui. Coordiniamoci.
Appena finisce la sorpresa dello sposo e si ferma la musica.
E al mio segnale, unicamente al mio segnale, voi andate.
Tieni il cellulare a portata di mano, così posso chiamarti e dirti: "Go".
- Chiaro? - Va bene anche un messaggio.
- No, no. - No. Un messaggio?
È troppo rischioso.
Sì, certo, ho capito.
- Ti chiamo e ti dico: "Go". - Go. Ok.
E la ragazza dello spettacolo, si sente meglio?
Sì, più o meno.
Le serve qualcuno che tenga le corde, ma può supervisionare.
Bene, Adele e Julien, andate voi ad aiutarla.
- Io vedo a che punto è il dessert. - Io vado con lei, l'accompagno.
No! No, tu è meglio se vai all'ingresso del castello
vai a sorvegliare il cancello, per vedere se è solido e se regge bene.
- Vado al cancello? - Sì, vai al cancello.
Devi replicare ogni volta che ti chiedo qualcosa?
Forza, andiamo si comincia.
- Al cancello. - Vai!
- Adele! - Sì.
Visto che è uno spettacolo aereo, devi mettere un costume da pappagallo,
- con delle piume arancioni. - Ma che c'entra? Non capisco.
"Che faccia che hai fatto." Hai visto? Sono capace anch'io.
- Dobbiamo mascherarci un'altra volta? - Non preoccuparti, assolutamente no.
Serviamo i caffè, poi la festa finisce e si va a dormire, spero.
Allora, è pronto? Dovremmo cominciare.
No, non trovo più mia madre. Non posso cominciare senza di lei.
Andrei a cercarla ma mi sono cambiato, rovinerei la sorpresa.
Sì, capisco perfettamente ma al comune sono stati categorici:
mezzanotte e mezza. Siamo leggermente in ritardo.
- Max, deve venire. - No, fate senza di me, tranquilli.
Non posso farlo senza di lei. Categoricamente!
Senta, ce ne occupiamo noi, cerchiamo noi sua madre. Lei non si preoccupi.
Sì, Roshan?
- Che peccato. - Cosa?
- Avevo trovato un bel pretesto. - Bene, conservalo.
Mi raccomando, non si sa mai.
- Muonasera. - Tu che ci fai qui?
Guy mi ha detto di venire a sorvegliare il cancello.
Non so, penso faccia parte del programma del mio stage.
Mamma, ma dove ti eri cacciata?
Ero in giro a prendere un pò d'aria.
Ti abbiamo cercato ovunque, eravamo preoccupati.
- Davvero?
- Che cos'è questo odore? È particolare.
- Pierre. - Un momento.
- C'è odore di luna park. - Scusi, Pierre.
Sai di churros.
- Dobbiamo accelerare, mi scusi ma... - Sì. Prendi posto, cominciamo.
- Ha sempre avuto un olfatto finissimo. - Ah, sì?
- Sin da piccolo. - Davvero.
Signore e signori, ancora un momento di attenzione, scusatemi.
Ma Geneviève dov'era? L'abbiamo cercata dappertutto.
- Sono andata a fare un giro. - Va bene.
Vieni con me. C'è una sorpresa.
- Ma, non sapevo niente. - Ma certo, è una sorpresa. E normale.
Che state tramando?
Parliamo di poesia, di bellezza, parliamo d'amore, con Héléna e Pierre.
Sempre e per sempre.
È aroma di mela candita.
Lo hai fatto davvero? Dimmi che non lo hai fatto.
Geolocalizza, cazzo! È una cosa rivoluzionaria la geolocalizzazione.
- Ti spiego meglio dopo. - Sei perverso.
Ma che succede? Piano! Piano!
Cazzo! Tira giù!
Ma è impazzito, perché tira in quel modo? Julien!
Sta rovinando il mio spettacolo!
No, non ci credo!
Cazzo. Non è possibile.
- È il re di fiori? - No.
- Di picche? - No.
- Donna di cuori? - No. Senti, non lo sai.
Fanno volare dei palloni.
- Che faccio, ne lancio uno? - Ha detto che ti avrebbe chiamato.
- Ti ha chiamato? - No.
Lanciane uno o due, per cominciare.
- Scusate, dov'è finito mio figlio? - In realtà, credo che abbia...
Prende un pò d'aria. Gli fa bene. Venga.
Abbiamo un problema.
Che diavolo stanno facendo? Non ho detto "Go".
- Accidenti! Merda! - Cazzo!
- Non ha detto "Go"? - No, non ho detto "Go".
Che cosa avevo detto?
Cazzo, non è possibile.
Avevo detto "coordiniamoci". L'ho detto o non l'ho detto?
Ma, a quanto pare, nessuno mi ascolta in questa squadra.
Io mi faccio in quattro per sistemare tutte le vostre stronzate.
Faccio i chilometri per salvare la serata, ma non importa.
È inutile, non serve a niente. In un solo minuto avete rovinato tutto.
Vi dico una cosa: sono mesi, anzi sono anni
che riuscite soltanto a causarmi problemi. Tutti quanti.
Tu e tutti i tuoi casini.
Te l'ho chiesto mille volte. Eri quella che doveva dare l'esempio, porca puttana!
E poi, osi parlarmi di rispetto e onore?
Dov'è il tuo rispetto per me, Adèle?
Dov'è il vostro rispetto?
Quando dovete venirmi a chiedere un camion o un giorno di ferie o dei soldi
o di assumere un cugino, allora evviva Max! Com'è bravo Max!
Ma voi, che cosa fate per me?
Per quale motivo dovrei farmi trattare così da voi per il resto della vita?
No, vi assicuro che non ci siamo capiti, qui.
E, tu! Ti rimpinzi al buffet come un maiale! Insulti i miei clienti!
È così che pensi di dimostrarmi la tua riconoscenza?
Vuoi sapere la verità, Guy?
Non c'è una persona in Francia che voglia lavorare con uno come te.
E quell'altro imbecille che ci prova con la sposa.
Ma che vi dice la testa?
Siete soltanto un branco di vigliacchi, di falliti.
Nessuno ha capito che c'è la mia vita in gioco? Ad ogni festa, c'è la mia vita.
Non ve ne frega niente di me, a nessuno qui frega niente di me.
Tanto i padroni sono stronzi. Ne avete abbastanza di me?
Bene, allora
vi do una bellissima notizia. È finita.
Non vedrete più la mia faccia. Fine della storia!
Max! Lo abbiamo trovato, è atterrato in un campo, a 500 metri.
Sono andati a prenderlo.
È sano e salvo, non si è fatto niente.
Perdonami per questo incidente.
Ma siamo senza corrente per almeno un'ora.
Max! Che facciamo?
Fate quello che volete, non è più un problema mio. Arrangiatevi!
Secondo me, Max è arrabbiato.
- Non è vero? - Sì.
Nicole. No, non mi disturbi affatto, ora è un momento abbastanza...
calmo. Sì, volevo parlarti, per questo ti avevo chiamato.
Non so come dirtelo. No, vai, parla.
Sì, ti ascolto. Mi hai chiamato tu. Parla pure.
Sì, volevi un cambiamento, è quello che ci siamo detti all'inizio.
Parlavi di quel tipo di cambiamento?
Sì.
E da quanto tempo?
Così tanto?
Sì, certo.
E lui chi è? Lo conosco?
Sì, d'accordo. Senti, ora devo tornare al lavoro.
No, va tutto bene. Molto bene. Ciao.
Sì, certo.
Soffia.
Buon compleanno.
Sai Max, ho una teoria,
quando tocco il fondo e mi sembra che tutto sia contro di me,
penso che tutto è relativo. E un punto di vista.
Tu non lo sai, ma forse in realtà stai benissimo.
Bella questa teoria.
Certo che è bella. E sai perché è bella? Perché è positiva.
Capisco che tu sia arrabbiato. Ma tutti facciamo errori.
- Anche a me, a volte capita di farne. - Ma, no!
Sì, te lo giuro.
Ho iniziato la mia carriera per errore. All'inizio avrei dovuto fare il reporter.
- Non lo sapevo. - Vuoi che ti racconti?
Non importa.
Sai, Guy...
siamo talmente... amici io e te, che devo dirti la verità.
Quello che intendevo dire prima è che, come hai visto...
non stavo bene.
Mi è sempre più difficile ingaggiarti.
I clienti, non cercano più un fotografo, hanno sempre un cugino, un nipote...
Non vogliono più fotografi.
Io ci provo.
Sì, lo so.
Hanno bisogno di te.
No, me ne torno a casa. Sono sfinito, basta così.
Che c'è ancora?
- Sa cosa pensavo mentre ero lassù? - No, ma posso immaginarlo.
Se riesco a scendere, ammazzo quegli idioti.
- Sì, era una cosa del genere. - Dovevano solo tenere due corde.
Non servono tanti neuroni per farlo. Ma dove li ha trovati?
- Poteva finire davvero male. - Sì.
È meraviglioso.
Che momento magnifico.
C'era una grazia, un'armonia...
Quello che è riuscita a fare la sua squadra...
è stato qualcosa di eccezionale.
No, davvero, siamo tutti affascinati.
È quello che mi stava dicendo Pierre, a parole sue ma...
- era esattamente questo. - E tua madre, l'hai vista tua madre?
Ha subito una metamorfosi, è radiosa.
Sì, sembrava davvero contenta, felice, insomma.
Grazie.
- Dal profondo del cuore. - Grazie a lei, è molto gentile.
Dobbiamo andare a salutare i Lamont, stanno andando via.
Sì, tesoro. Arrivo.
Grazie.
Ho parlato con Nicole.
Abbiamo chiarito tutto.
- Non dovremo più nasconderci? - No.
Quindi, ora smettila di sbaciucchiarti Patrice.
Sì, la smetto.
Dimmi, come ha reagito?
Nicole è una donna aperta ai cambiamenti.
Amici? Scusate, devo dirvi alcune cose.
Per favore.
No, non preoccupatevi, non ho intenzione di farvi un altro lungo discorso.
Volevo solo dirvi...
grazie per questa sera.
Veramente...
Mi sono... commosso.
Sì, davvero commosso.
A partire da adesso,
se avete un qualsiasi dubbio, un problema, o una domanda,
rivolgetevi ad Adèle.
Sarà lei a darvi tutte le informazioni.
Vai!
Allora, martedì siamo tutti alla Sala della Regina a Boulogne,
appuntamento alle 14 sul posto, 13.30 per i capo squadra per il briefing.
Bene.
Allora, a martedì, signori!
- Grazie, ancora. - A martedì. Grazie.
Ciao, tesoro.
A martedì.
Etienne?
Ti do un passaggio.
E se fai la brava anche un giubbotto.
Sai Max, smetto con i matrimoni.
Ah, sì?
Tornerò al mio lavoro, i reportage, il brivido, andare dove si combatte.
Ci sono meno buffet, laggiù.
Sì, ma voglio rimettermi in gioco, capisci?
Se è la tua scelta vuol dire che è quella giusta.
Scherzavo, ci vediamo martedì.
- A martedì? - A martedì.
C'era troppa differenza di età e poi,
avevi ragione, non avrebbe sopportato i ritmi di vita di un poliziotto.
Ti lascio all'angolo, come l'altra volta.
Se mi vedono con te vestito così, capisci...
Sì, va bene.
Ma dove andate, nessuno mi dà un passaggio?
Sì, te lo do io.
Grazie, molto gentile.
- Dove hai parcheggiato? - Sono a piedi.
- Quindi mi dai un passaggio a piedi. - Sì, esatto.
A me, personalmente, non dispiace fare due passi.
"A me personalmente" non si dice, è un errore di sintassi.
Hai appena fatto una doppia ripetizione, è come se dicessi "io, io".
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.