All language subtitles for Un Professore - S02E03

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Original subtitles

[# NELLA CONFUSIONE]

[# MILIARDI DI PERSONE]

[# SOLO UN'OCCASIONE QUAGGIU'. #]

- Ho lasciato giù il libro di fisica, vado a prenderlo. - Sì.

- Come è andata la notte ? Meglio ? - Ho sognato che mi incarceravano.

- Non sei contento ? Insieme a Mimmo tuo. - Se non fosse stato per lui...

Sì, ha fatto quello che avremmo fatto tutti, pure io.

Però l'ha fatto lui.

- Sei geloso ? - Sai che penso, quando dici queste stronzate ?

- Che non ti meno da troppo tempo. - Fermo.

Sei sicuro che non vuoi dire niente a tuo padre ?

No. Non voglio dirlo a nessuno, voglio che Ernesto esca dal coma.

- Vabbè. Ti aspetto giù, sbrigati. - Arrivo.

Mamma ! Che ci fai lì ?

- Ti guardo. - Non volevi dormire stamattina ? Sei già in piedi.

Sarà l'emozione di essere tornata in questa casa.

Ci sono tanti ricordi. Ci abitavo da prima che nasceste tu e Jacopo.

Lo so.

Sono contento che tu sia tornata

anche se ora la casa è sottosopra.

Non è un problema.

Però c'è Manuel che non conosci

papà e Anita, io con i miei casini...

Quali casini ?

I casini... Ho i pensieri che vanno in giro per la testa, ecco.

- Come Dante. - Qualcosa mi ha passato.

Che mi ha passato ? Il caos mentale.

Vai a scuola con papà ?

No, ha la seconda ora.

Allora buona giornata.

- A te. - Ciao, amore. - Ciao.

[BUSSANO ALLA PORTA] Scusami, non voglio disturbarti.

Volevo soltanto dirti che... venire qui è stata un'idea di Simone.

Ha fatto bene, è stata una bella idea.

Sì, però io ci tengo a dirti che appena possiamo andiamo via.

Non preoccuparti, la casa è grande.

- Okay. - E io non penso di restare molto.

- Ah. - E' che mi mancava Simone.

- Non mi chiama più. - Pensavo che fosse una specialità di Manuel.

- Crescono. - Eh, sì.

Mannaggia.

- Va bene, io vado. Ciao ! - Ciao.

- La tua moto ? - La prende mia madre.

- Buongiorno, signora. - Ciao.

Non chiamarmi "signora", perché mi fai sentire più vecchia.

- Chiamami Virginia. - Va bene. - Ora si annunciano conflitti

tensioni e battiti del cuore. - Perché dici così ?

Beh, due donne sotto lo stesso tetto con un uomo...

Teatro puro, ragazzi. Andate, senza correre.

[CLACSON] Ciao !

Mimmo, tutto a posto ? Sei nervoso ?

-Perché ? -Stanotte ti sei rigirato mille volte nel letto.

Hai fatto la guerra con le lenzuola. Sembravi un capitone a Natale.

Forse ho preso un po' di freddo e mi è venuto mal di pancia.

- E adesso ti è passato il mal di pancia ? - Sì, adesso sto bene.

Sicuro ?

Sì.

Buona giornata.

Hai capito, Aldo ? Adesso sta bene.

I miracoli della libertà.

- Ciao, io vado. - Mmm.

Che hai preso ? Che hai ?

Ho un po' di mal di testa, mi succede spesso in questi giorni.

Mi dispiace, è colpa mia.

- Perché ? - Venire qui, tutto questo trambusto...

- Non è vero. - Sì. - No !

Volevo chiederti una cosa. Ehm... [SQUILLI DI CELLULARE]

- Vabbè, rispondi. - Eh ? No, no.

- E' Ardenzi dalla libreria. - Apre a quest'ora ?

No ! Ehm... Oggi sì, perché c'è il commercialista, che viene prima.

- Devo andare. - Certo. - Ciao. - Ciao.

- Mi dispiace per il mal di testa. - Succede.

- Mmm. - Ciao, buona giornata. - Anche a te.

Ciao.

Il mal di testa...

Senti un po'...

Non è che ora succedono casini apocalittici ?

No, non succede niente.

Secondo te, tua madre che pensa di mia madre e tuo padre ?

Secondo me, non le importa.

Non credo che lo guardi sotto quella prospettiva.

Le donne la vedono sempre sotto quella prospettiva.

Se dico che hai detto la cazzata delle otto, siamo d'accordo ?

Siamo d'accordo, dài. Entriamo ?

- Sì, sì. - Eh.

[SQUILLI DI CELLULARE]

[NOTIFICA DI CELLULARE]

(registrazione) "Vorrei parlarti, richiamami."

- Bella, ragazzi. - Ciao.

Ti vengo a vedere.

- Ciao. - Ciao, ragazzi. - Ciao. - Novità di Ernesto ?

Nessuna. Non si è ancora svegliato dal coma, povero.

Non faceva lo stronzo con te ?

Ha fatto il cretino, ma ridurlo così è da pazzi assassini.

- Non sappiamo nulla. - Niente giustifica quella violenza.

- Egidio ha detto che è venuta qui la polizia. - A fare che ?

- Non lo so. - Volevano sapere se ci sono telecamere.

- Ci sono ? - Non lo so. - Perché ti interessa tanto ? Sei stato tu ?

Qui non posso confessare, vediamoci in separata sede.

Senti... Se iniziano a indagare e ci sono telecamere, sono nella merda.

- Non ci sono, non preoccuparti. - Speriamo, altrimenti è un casino.

- Mi dispiace. - Non è giusto.

Luna, che stai guardando ? Mi stai ascoltando ?

Vai in classe, io parlo con Mimmo.

E' proprio carino Mimmo.

Quanto deve scontare ancora ?

- Sei seria ? - Sì. - Ma che dici ? - Dài.

-Non ho detto una cosa strana. -Dài. -Sono rimasto male per l'equazione.

- Non dobbiamo essere pessimisti. Manuel dice... - Chi è ?

Non dovevamo dirlo a nessuno.

Manuel è come non dirlo a nessuno, è una tomba.

Dice che non ci sono telecamere.

Le guardie se ne fregano, lo sa Manuel ?

- Faranno domande a tutti, pure a te. - Io non parlo.

Sono stato un deficiente.

- Non so che cosa mi è preso. - Mi hai difeso ! Mi hai salvato !

Se non gli facevi male, finivo male io, quindi grazie.

A Glasgow pensavo spesso a questo posto.

- Quante cose sono successe qui ! - Eh, sì.

- Ricordi quando abbiamo portato i gemelli a casa ? - Certo.

Abbiamo passato il loro primo anno di vita su questo prato.

- Ti addormentavi sotto quell'albero. - No, quello.

- Te lo ricordi, eh ? - Certo.

Appena uno si addormentava, l'altro si svegliava. Ero distrutto.

Però era bello.

Già.

Tu perché sei tornata così, senza preavviso ?

Perché l'ho deciso all'ultimo momento.

- Mi serviva del tempo per me e volevo stare con Simone. - Già.

- Non è facile stargli lontano. - Neanche vicino.

- Come sta ? - Come tutti i ragazzi della sua età, nel suo mondo.

Quando gli gira male, ti assomiglia. Musone, silenzioso...

- Ah, io ero musona e silenziosa ? - Abbastanza. No ?

Perciò avevo scelto te, che eri l'esatto contrario.

Un cretino chiacchierone.

Come stai ? Con Anita è una storia importante ?

Sì, direi di sì.

- Simone come l'ha presa ? - Lui e Manuel hanno accettato la cosa.

- Sicuro ? - No !

Ho imparato che non bisogna mai fidarsi degli adolescenti.

- Esseri infidi. - Dài !

A proposito di adolescenti, sono in ritardo, devo andare.

- Buona giornata. - Ciao. - Ciao.

- Bentornata. - Grazie.

[RINTOCCHI DI CAMPANA]

- Buongiorno. (insieme) Buongiorno. - Come state ? (insieme) Bene.

Mi fa piacere.

Sentite, io vorrei che adesso voi faceste quello che faccio io.

Alziamo tutti quanti le mani in alto, come quando ci si arrende.

Vai, alzate le braccia.

Sì, però tutti ! Manuel, Nina, tutti, sennò non vale.

- A chi ci arrendiamo ? - Noi ci arrendiamo al sapere.

Una vecchietta che mi vendeva gli ortaggi diceva...

(imitandola) "E' bello il sapere !"

Comprò un dizionario e ogni giorno imparava una parola.

Iniziò dalla "A" di "abaco"

e quando morì era arrivata alla "G" di "gualdrappa".

- Poverina. - Perché ? - Matteo ! - No, Luna, ricchissima !

Se voi aveste la metà dell'amore che lei aveva per il sapere

la mia presenza sarebbe inutile.

[BUSSANO ALLA PORTA] No ? Sì ?

- Ah, sì. Abbassate le braccia. - Scusi, devo fare una cosa. - Sì.

- Buongiorno. - Ciao. - E' carina. - Non ci hanno detto niente.

- Se do fastidio, tolgo il disturbo. - No ! Anzi, ti aspettavo.

- Non credo. - Diciamo che ci speravo.

- Vi presento Viola, una vostra nuova compagna. (insieme) Ciao.

Prendi posto dove vuoi, ci sono dei posti liberi.

Ben arrivata.

- Posso mettermi qui ? - Certo.

Scusa, vuoi una mano ?

- Mi servirebbero più le tue gambe. - Mi dispiace, non posso dartele.

- Dispiace pure a me. - Rayan gioca a calcio e tiene alle sue gambe.

- Detesto i calciatori. - Devi ancora conoscere me.

- Uh ! - Io sono Luna. - Viola, piacere. - Piacere.

- Come sei arrivata qui ? - Con l'autista di papà.

- Ah. - Scusa, chi è tuo padre ?

- Non mi va di parlare di lui. Parliamo del tuo ? - Meglio di no.

Dato che le presentazioni sono finite, vorrei iniziare la lezione.

Oggi vi parlo di un filosofo vissuto il secolo scorso. Il suo nome era...

Heidegger.

Heidegger era un filoso esistenzialista.

Già so la domanda che sta nascendo

nei vostri piccoli, fragili cervelli.

(in romanesco) Che vuol dire "esistenzialista" ?

Viola, io e Manuel siamo ormai come una coppia di comici navigati.

Ci chiamano nelle piazze a fare questo tipo di esibizioni.

Cerchiamo di stare concentrati.

Andiamo dal rilegatore, ha finito. Speriamo che abbia lavorato bene.

Avanti.

Mimmo, dài !

Heidegger si pone le domande della filosofia classica, antica.

"Chi siamo ? Come facciamo a sapere chi è"

"e che cosa è realmente ognuno di noi ?"

Ad esempio, chi è davvero Matteo ?

- Vogliamo veramente saperlo ? - No, meglio di no.

Chi è davvero Viola ?

- No. - Lei prima entra e poi bussa ?

- Scusi. - No, no. - Simone Balestra deve venire in presidenza.

Ah. Perché, che hai combinato ?

Io ? Niente.

- Vabbè, se la preside ti chiama, vai. - Grazie.

- E' tutto a posto ? - Penso di sì.

Okay, dove ero rimasto ?

[BUSSANO ALLA PORTA] Avanti.

Ah, Simone, il signore è l'ispettore Leoni.

- Ti deve fare qualche domanda. - Ciao. - Simone. - Dài.

"Domanda" per che cosa ?

[SOSPIRO DI LEONI] E' semplice.

Devi dirmi che cosa sai del ferimento di Ernesto Poggi.

- Perché io ? - Sappiamo che l'altro pomeriggio eri in palestra. O no ?

- Sì, sì, ero in palestra. - Mmm.

Heidegger dice che noi siamo gettati nel mondo

senza sapere il reale motivo del nostro essere.

Finché non avremo capito il motivo della nostra esistenza

la nostra vita sarà...

inautentica. Il concetto di inautentico.

I-nau-ten-ti-co.

Qualcuno di voi ha domande ?

Manuel no, perché sennò siamo solo io e te, basta.

- Viola ? - Quando la nostra vita si definisce autentica ?

Bella domanda. [BUSSANO ALLA PORTA]

- Sì ? - Scusa, Dante. - Sì.

- Ti vuole la preside. - Che succede ? - Non lo so.

- Erano anni che non vedevo la polizia a scuola. - Come ?

-Sì. Vai, ti sostituisco io. -Okay. Ragazzi, vi lascio in buone mani.

[BUSSANO ALLA PORTA] - Avanti. - E' permesso ?

- Dante. - Sì ? - L'ispettore ha bisogno della tua presenza

per fare delle domande a Simone. - Salve. Per che cosa ?

- Per l'aggressione in palestra. - Che cosa c'entra Simone ?

- Vogliamo capire che è successo. - Devo chiamare un avvocato ?

Se vuole. Io ho bisogno di qualche chiarimento.

Quindi se io dico in latino "estote parati"

che cosa intendo dire ?

"Estote parati".

Questo terribile monito...

Chi lo sa tradurre ? Mmm ?

[CAMPANELLA]

E' nel "Vangelo" di Luca.

- Vuol dire "siate pronti, siate preparati". - Serve aiuto ?

A che cosa ? Alla buona novella.

Io ne avrei una cattiva.

- Ah. Cioè ? - Il professore e il figlio sono sotto interrogatorio

delle guardie... Della polizia ! - E' il giorno del giudizio. - Eh.

Vabbè, io vado.

E' vero, come dicono i due amici di Ernesto

che tu e lui avevate avuto uno scontro verbale e fisico ?

Sì, ce le siamo date

però poi lui se ne è andato.

Poi è rientrato, perché aveva perso il cellulare, che ora non si trova

ma dal quale è partita una chiamata per avvertire il 118.

- Ne sai niente tu ? - No.

Assolutamente no. Ci siamo dati pugni e calci e basta.

- Non l'ho colpito io. - Perché dici "colpito" ?

Non ho detto che è stato colpito. Da che cosa, poi ?

Che ne so ? Perché lo chiede a me ?

Tu hai usato il termine "colpito".

Sì, perché penso che sia stato colpito.

- Un pugno non può provocare un danno del genere. - Già.

Forse una mazza da baseball o una sbarra.

Una cosa da veri vigliacchi, alle spalle. Giusto ?

- Può fare capire qualcosa anche a me ? - Non c'è molto da capire.

Suo figlio si trova in una posizione delicata.

Gli amici di Poggi hanno testimoniato

che è rientrato in palestra e che in palestra c'era solo lui.

- La famiglia ha sporto denuncia. - C'è un fraintendimento.

-Non fa male a nessuno, è un ragazzo tranquillo. -Che le devo dire ?

- Io raccolgo solo i fatti, poi il giudice decide. - Certo.

- E' stata una rissa... - Lascia stare, dài.

Mi aspetti, per piacere ?

- Perché non mi hai detto niente ? - Mi ha aggredito e mi sono difeso.

Non so chi gli ha spaccato la testa. Devi interrogarmi anche tu ?

- No, non mi piace interrogare. - Mi credi ?

Il punto non è se io ti credo o no.

Hai fatto a botte con uno che ha la testa spaccata.

Non ti viene spontaneo andare a vedere come sta, se sta meglio ?

No. So solo che se non mi difendevo, ci stavo io al posto suo.

- Come è andata ? - Male. Ho negato, ma non mi credono.

- E' colpa di quel testa di cazzo. - Basta. Papà si è messo in mezzo.

- Che ho detto ? - Non devo dirgli niente. - E' importante.

- Però stai facendo il coglione. - Vaffanculo, Manuel.

- Ciao. - Ciao.

- Come va ? - Bene. Come mai sei qui ?

- Non hai lezione ? - Arrivo da scuola, ma è successa una cosa.

Insomma, è arrivata la polizia.

Pensano che Simone sia coinvolto nella storia del ragazzo ferito.

- Hai parlato con Simone ? - Certo. - Che ti ha detto ?

- Che non c'entra. Fino a prova contraria, ci credo. - Certo.

So che non è violento, ma il ragazzo è in coma.

- Sì, che tragedia. - Eh.

- Vedrai che Simone dice la verità. - Sì.

- Posso fare qualcosa per aiutarti, amore ? - No, aspettiamo.

- Vuoi un caffè ? - Non ho capito.

- Vuoi un caffè ? - "Caffè", sì. - Vieni. - Sì.

- Di qua ? - Sì, vieni.

- Oh ! - Oh. Mi hai fatto cacare sotto, che c'è ?

Devi lasciare perdere Simone.

- Che vuoi ? - Sei una merda.

- Tu hai fatto la stronzata e arrestano lui. - Ascoltami.

-Fatti i cazzi tuoi. -Me li faccio. Non dovrebbe pagare lui.

-Non gli ho chiesto niente. -Certo, ma stai chiuso qui come un topo.

Sei un vigliacco.

Che cazzo vuoi fare ? Eh ?

- Ehi ! - Prof !

- Che succede qui ? - Niente.

- Siamo sicuri ? - Sì, sì.

- Che ci fai qui ? - Cercavo un libro, ma non l'ho trovato.

- Bene, allora torna in classe. - Vado.

Ciao.

Vieni, aiutami a fare una cosa.

- A disposizione. - Eh.

- Ecco. - Grazie.

Senti, è un po' che voglio chiederti una cosa, ma non ci sono riuscito.

Che cosa ?

Perché non mi hai detto che conosci Nicola Brandi ?

Perché mi chiedi di Nicola ?

No, io ti chiedo di te.

So solo che è il papà di una ragazza che su richiesta della preside

ho convinto a venire a scuola e che ora è nella mia classe.

Sì. Io... Nicola lo frequentavo un po' di anni fa.

- Ah. - Niente, poi l'ho rivisto al convegno.

- Mmm. - Gli ho parlato di te, ma non immaginavo

che poi la figlia sarebbe venuta nella tua classe.

- Perché non mi hai detto che lo conosci ? - Non lo so.

In questi giorni abbiamo cose più importanti a cui pensare.

- Tipo ? Di Simone lo abbiamo saputo oggi. - Non parlo di Simone.

- Parlo di Floriana. - Cioè ?

Beh, il suo arrivo, lei che vive lì, tutti insieme...

Mi sento un po' a disagio.

Devo andare a lavorare. Mmm ?

- Va bene, io me ne vado ? - Sì.

- Ciao. - Ciao.

- Arriva, eh ! - Grazie.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Ciao, Dante. - Ciao. - Ciao.

- Mi aspetta solo un secondo ? Scusi. - Sì. - Faccio subito.

- Anita ! - Nicola, devo parlarti, possiamo vederci presto ? - Sì.

-Ti scrivo l'indirizzo dell'ufficio. -Grazie. -A dopo. -Ciao.

Eccomi. Allora...

Oh ! Allora ?

Vieni, ti do un passaggio.

- Che ti hanno detto le guardie ? - Ora te lo dico.

Usciamo da questa scuola.

Il reparto di Neurochirurgia ?

A destra, la palazzina in fondo.

- Laggiù ? - Sì. - Grazie. - Prego.

- Quella signora lì. - Grazie. - Prego.

Signora Poggi ? Buongiorno.

Io sono un professore della scuola...

- Sono anche il padre di Simone Balestra. - Ah, lei è il padre ?

Complimenti, sarà fiero di lui.

- Non sappiamo come siano andate le cose. - No, lei lo sa benissimo.

- Il mio Ernesto non se lo meritava. - Ha ragione.

- Suo figlio non ha il coraggio di venire e manda lei ? - No...

Non viene, perché è lui che l'ha ridotto in questo stato.

Lo vuole vedere ?

Venga, venga.

Guardi.

[BEEP MONITOR]

[SIRENA]

Scusi, è qui lo studio della dottoressa Paternò ?

- Sì, è la seconda porta a destra. - Grazie mille. - Prego.

- Avanti ! - E' permesso ?

- Ciao. - Dante ! - Eh.

- Ciao. - Ciao. - Che sorpresa !

- Allora ? - Ti posso rubare un minuto ? - Certo.

- Vieni, siediti. - Mi metto qui. - Sì. - Okay.

Pensa un po' ! Ti aspettavo tre mesi fa per quei mal di testa.

- Ora come vanno ? - A volte mi tornano, ma niente di che.

Mi è successo che sono andato a donare il sangue

e pare che sia uscito fuori qualcosa di anomalo.

- Hanno detto di sentire un medico. - Mmm. Hai portato i risultati ?

No, li ho lasciati a casa.

Ecco. Fai una foto e girameli via e-mail.

Sì. Sai che sono convinto che se non parlo delle malattie non mi vengono.

- Finora mi ha detto bene. - Dopo l'incidente in moto

avresti dovuto fare i controlli che ti avevo chiesto. - Lo so.

- Come è andata la tua vacanza in Grecia ? - Se non vai di fretta

ti racconto le cose folli che mi sono successe.

Posso immaginare. Ricordo, eh !

- Ma la cosa più folle è successa a me. - Cioè ?

-E' tornata Floriana. -Ah. -Ti avevo detto di Anita, no ? -Sì.

Le avevo chiesto di venire a vivere con me. Ora convivo con entrambe.

- Hai superato te stesso. Un harem ! - Ma quale "harem" ? - Sì.

-Ci sono mia madre, mio figlio, il figlio di Anita... -Altri ? -No.

- Un gran divertimento, direi, no ? - Eh ! Certo.

- Povero Dante. - Ti trovo bene.

Grazie.

[VOCIARE INDISTINTO] Prego.

Grazie.

- Buongiorno. - Buongiorno. - Ho appuntamento...

- Anita ! Ciao, vieni. - Con lui.

Ciao.

- Come stai ? - Bene. - Volevo ringraziarti per Viola.

E' andata a scuola volentieri. Non so da quanto non la vedevo così.

-Che bello ! -Sì. Siediti. -Grazie. -E' merito tuo e di quel professore.

Forse abbiamo trovato la persona giusta per aiutare Viola.

Evviva. Sono felice che si sia trovata bene con lui.

Starà bene con tutti i docenti.

Sì, ma quel professore... Come si chiama ?

- Balestra Dante. - Mi pare una persona speciale.

Io vorrei incontrarlo. Tu lo conosci bene ?

Io...

Sì, lo conosco molto bene

perché... io e lui stiamo insieme.

- Ah. - Mmm. - Cioè, "insieme" nel senso...

- Sì, in quel senso. Viviamo insieme. - Bene.

- Sì. - Scusa, ti ho investito con il discorso su Viola.

Tu volevi vedermi con una certa urgenza. Perché ?

Perché...

Io...

Mi vergogno a dirtelo, ho bisogno di lavoro.

Sì, ho bisogno di lavoro. Ehm...

In libreria vado tre giorni e le traduzioni sono poche.

E poi in questo periodo gira un po' tutto storto.

- Mi dispiace. - Mmm. - Ti do una mano volentieri.

Dammi un paio di giorni, ci penso e ti faccio sapere.

- Grazie. - Vuoi un caffè o qualcosa da mangiare ?

No, vado, è tardi.

- Devi scappare ? - Sì, ma grazie. - Figurati, grazie a te per Viola.

- Okay, grazie, ciao. - Ciao.

- Ciao. - Arrivederci. - Arrivederci.

All'inizio ho pensato che avessero scoperto tutto

ma è la parola di Lollo e Balbo contro la mia.

Perché ti stai mettendo nei casini per me ?

- Chi te lo fa fare ? - Me lo fa fare quel posto orrendo.

Mi viene l'angoscia a pensarti lì.

- Chi fa stronzate, paga. - Sì. - E' giusto.

Senti, Simone, è meglio che io me ne stia per i fatti miei.

Porto solo guai e non voglio incasinarti la vita.

Tranquillo, me la incasino da anni.

Ci vediamo ?

- Ora che succederà a scuola ? - Non lo so.

-Simone verrà sospeso ? -Spero francamente di no. Non lo so.

- Sei riuscita a parlarci ? - Macché !

Sta cambiando, cresce, si tiene tutto per sé.

Tu che hai fatto oggi ?

- Un'altra passeggiata nel bosco. - "Un'altra" ? Ah.

- Resterò un po' qui, non voglio tornare subito a Glasgow. - Perché ?

Sono tornata dopo una storia d'amore finita male.

Pensavo che fosse una storia d'amore, ma non lo era.

- Un collega sposato. - Quando l'hai scoperto

ha detto che l'avrebbe lasciata e ti ha chiesto tempo ? -Mmm. -Classico.

Già. [SQUILLI DI CELLULARE]

Scusa un attimo. Scusa.

- Sì, pronto ? - Dante ? - Ciao. Dimmi tutto.

Ho letto le tue analisi. Visti i mal di testa, è meglio se fai una Tac.

Addirittura ?

Sì, direi di sì.

- Non fare passare altri tre mesi. - Sì, va bene.

- Ci sentiamo più tardi ? - Va bene. Mi raccomando.

- Grazie. Ciao. - Ciao.

- Problemi ? - Eh ?

- Problemi ? - No, no.

Era una... collega di scuola.

- Sembri un po' preoccupato. - No, assolutamente ! Tutto bene.

Vabbè, vado a preparare la cena.

- Va bene. - Ah ! - Sì ?

- Posso chiederti una cosa ? - Certo.

Tu e Anita state dormendo in camere separate.

- Se lo fate per me, non ci sono problemi. - No !

Cioè, non solo. E' tutto questo caos che si è venuto a creare.

-Hai sempre creduto nel caos. -Già. -Non sapresti vivere senza. Dài.

- Aiutami con la cena. - Sì.

Sì.

La cosa è accaduta a scuola.

Dovremmo prendere una decisione collegiale.

- Penso che questa è una cosa che potresti evitare. - Non posso.

-Simone non ha fatto niente. -Hanno fatto a botte. E' ammissibile ?

No, ma i ragazzi fanno sempre a botte.

Neanche ti rispondo.

Glielo dici tu a Simone di fermarsi a scuola ?

A questo punto...

forse è meglio se glielo dici tu. - Va bene.

Che situazione...

- Ciao. Buongiorno. - Ciao.

Faccio un caffè ? Che dici ?

Ho trovato questa. Era di Simone, la usava quando era piccolo.

Ce n'era anche un'altra...

ma con Dante abbiamo deciso di metterla via.

Sai che avevamo anche un altro bambino ?

Sì.

Dante me l'aveva detto.

Mi dispiace tantissimo.

Chissà dov'è finita la tazza.

Chi lo sa.

- Scusami. - No, no.

Non ti scusare.

Non c'è bisogno di parlare.

Con me puoi piangere quanto vuoi.

Mi manca un po' Jacopo. Mi manca.

Grazie.

- Faccio il caffè. - Sì, sì.

Un bel caffè.

La ricerca della vita autentica non può essere una questione individuale

perché ci sono gli altri e noi non possiamo farne a meno.

Se ci pensiamo, una vita solitaria... che senso avrebbe ?

- Nessuno. - Esatto.

-Se capita, te la tieni. -Prof, ci sta facendo venire una tristezza...

Io lo so, Luna, che è complicato confrontare le proprie idee

con quelle di chi ci circonda, ma voi dovrete farlo.

Con gli altri dovrete affrontare i pericoli, le paure

per trovare, come abbiamo già detto, la vostra vita autentica.

[RAYAN SI SCHIARISCE LA GOLA] Sì ?

Non ho capito nulla, può rispiegare tutto da capo ?

- E' una parola ! - A te lo sport non fa bene.

Potenzia il corpo, ma depotenzia le capacità celebrali.

Ehi. [CAMPANELLA]

Okay, a domani, grazie a tutti.

- Ciao, prof. - Ciao, ciao.

- E' arrivato il genio ! - Ciao, ciao.

Ti posso fare una domanda ?

Perché tratti tutti così male ?

Boh, sarà la mia natura.

Con Rayan sei stata un po' dura. Per me, lui è uno buono.

Piace a tutte, diventerà un campione... Pure buono no !

Secondo me, piace anche a te.

Sono oggettiva, è bello, ma cerco di non guardarlo.

- Perché ? - Non è bello guardare le persone dal basso.

[LUNA SI SCHIARISCE LA GOLA]

- A te piace qualcuno ? - Mimmo. E' dolce.

- Tanto dolce non deve essere, se è finito in carcere. - Luna !

Eccoti. Posso parlarti un attimo ?

Certo.

- Ciao, Viola. - Buongiorno.

Mi dica.

Okay la delusione d'amore, ma non puoi continuare così.

In matematica vai in maniera disastrosa.

Peggio di te va solo Rayan.

Lo so, ma in questo periodo non ce la faccio a studiare.

- Solo la mia materia ? - Tutte. Pure lì peggio di me va solo Rayan.

Il che mi pare una magra consolazione, no ?

Coraggio. Andiamo, vieni.

Sei nei guai, ho bisogno di sapere che cosa è successo in palestra.

Vieni, andiamo a parlarne.

Viola ? Io vado a prendermi un caffè.

Ti va di fare colazione con me ?

- Sì. - Okay. Vuoi una mano ? - No, grazie. - Va bene.

Allora seguimi.

- Vado un attimo... - Ci sei ? - Sì, sì.

Visto che io non ho ben capito questo concetto di vita autentica

ti andrebbe di studiarlo insieme nel pomeriggio ?

Oggi no, devo andare in un posto.

- Non studi ? - No. - E come fai ad avere tutti nove ?

Non perdo tempo con Internet come te. Odio la rete.

Io odio studiare da solo al tavolo.

E se ti porto dove devi andare ? Ti piace andare in moto ?

- Sì. - Se ti va, capiamo insieme che cos'è questa vita autentica.

- A patto che guido io, però. - In che senso, scusa ?

- Nel senso che tu stai dietro e io la porto. - Stai scherzando ?

No.

Mi sa che non sta scherzando. Nina ?

Hai visto che bella classe che ti è capitata ? Ti poteva andare peggio.

Chissà se dura. Con mio padre non si sa mai quello che succede.

Viaggiamo sempre da un continente all'altro.

Lui dice che siamo nomadi di lusso.

- Mamma dove sta ? - E' rimasta a New York.

- Ah. - Sì, dopo quello che è successo, non ha retto

e, d'accordo con papà, si sono separati. - Ti è dispiaciuto ?

Sì, ma le cose tra di loro già non andavano.

Con l'incidente tutto è peggiorato.

- Ti manca ? - No. Non posso pensare ai suoi casini, ho già i miei.

- Con papà come va ? Tutto bene ? - Abbastanza.

Però lavora troppo e non si gode i soldi che ha per colpa mia.

No, tu non...

Tu non hai nessuna colpa.

Tu mi devi ufficialmente giurare

che toglierai dal tuo vocabolario la parola "colpa".

- Me lo prometti ? - Non faccio promesse.

[# CI IMMAGINO DA VECCHI SU UNA MOTO, INDOSSERO' GLI OCCHIALI. #]

Allora, come guido ?

Quasi come me.

- Non serve che mi stai così attaccato. - Invece sì.

La prima regola è essere un corpo solo.

- E chi ha scritto questa regola ? - Io.

[# NON LO SO, BABY, NON LO SO.]

[# A VOLTE VORREI DIRTELO.]

[# NON TI BASTA UNA VITA NORMALE ?]

[# A ME BASTA CHE MI VIENI A SALVARE. #]

- Aspetterei l'esito delle indagini. - Volete fare un processo sommario ?

Per me, se si arriva a uno scontro violento all'interno della scuola

c'è poco da discutere. - Già, il regolamento parla chiaro.

- Dobbiamo valutare una sospensione. - O una bocciatura.

Ma siete impazziti ?

Simone ha detto di essersi difeso e io gli credo

come avrei creduto a qualunque altro studente.

- Perché voi no ? - Perché i fatti parlano chiaro.

Sì, ma quali prove avete ?

Poggi è finito con la testa rotta. C'è un limite a tutto.

- Non ci sono prove. - Per favore, sentiamo Simone. - Sì.

Spiega come sono andate le cose.

Ho detto quello che dovevo dire.

Allo stato dei fatti, io sono costretta a sospenderti.

- Eh. - Sì, lo so benissimo.

[VOCIARE INDISTINTO]

Tieni, ho trovato queste.

- Vieni spesso qui ? - Sì.

E che fai, quando stai qui ?

- Leggo. - Ma dài ! Pure... io leggo tanto.

Mi piacciono un po' tutti i libri.

- Ah. - Sì.

- Secondo me, non hai mai letto un libro. - Mettimi alla prova.

Questo lo conosci ?

No, però... mia madre lo cercava, perché forse qualcuno l'ha rubato.

- I libri dovrebbero essere un bene comune e sono di chi li legge. - Eh.

Se ci tieni tanto, riportaglielo.

No. "Manuale di diritto di famiglia"... Ma che leggi ?

- Da grande voglio fare la giudice. - Ahia.

Io non parlo con giudici, guardie e avvocati.

- All'inizio pensavo che fossi uno stronzo. - Siamo uguali.

Pensavo la stessa cosa di te.

Perché guardi i piccoletti ?

Così non devo guardare te.

In questo siamo diversi, a me...

piace tanto guardare te.

Guarda.

Guardare e non toccare ?

No, se vuoi, puoi anche toccare.

- Argh ! - Lo sapevo. Non mi fido.

[SQUILLI DI CELLULARE]

Scusa un attimo.

E' Simone.

- Ohi, Simone. - Mi hanno seccato.

- Cioè ? - Mi hanno dato dieci giorni di sospensione.

- Tuo padre che ha votato ? - Mi ha difeso, ma si è astenuto.

Essendo mio padre, non poteva fare altrimenti. Dove stai ?

- In un parco bimbi. - Sei regredito così tanto ?

- Macché, poi ti spiego. - Vabbè, ciao.

Ciao.

- Tutto okay ? - Sì, sì.

Vogliamo fare un giro ?

No, preferisco stare qui.

Va bene. Guardiamo i piccoletti.

Mi raccomando, non si muova.

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