All language subtitles for Un Professore - S02E02

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Original subtitles

Professore ?

Ti ho fatto la sorpresa. Piano, piano !

Come stai ?

- Vi fate sempre più giovane. - Parliamo d'altro.

Volevo mostrarti che mezzi prendere. Se vuoi, andiamo insieme.

- Certo. - Okay.

- Beh ? Primi momenti di libertà. - Mamma mia, professore.

Qual è il primo desiderio che ti viene in mente ?

- "Il primo desiderio" ? - Mmm.

- Camminare. - Mmm. - Senza trovare nessun muro davanti.

Facciamo tre fermate a piedi.

- Vabbè... - No, due.

(insieme) Una. - Chiamiamo un taxi e ti faccio vedere le fermate da lì.

- Meglio. Offrite voi, professore ? - Certo !

"X"...

Allora, funzione di "X"... uguale...

Mmm. Forza, non è così difficile.

Non lo so, prof, non riesco...

Manuel, vuoi provarci tu ?

- Posso astenermi ? - Simone, risolvi tu la funzione.

Non ho idea di come si faccia.

Nemmeno tu ? Non è possibile, ragazzi ! Queste sono le basi !

Finalmente. Vieni, Nina.

Grazie, Rayan, puoi andare a posto.

(sottovoce) Auguri.

- Questo è il risultato. - Molto bene, Nina, davvero.

-Che voti avevi in matematica ? -Buoni. -Bene. Vai a posto, grazie.

Ragazzi, diamoci una svegliata. [SOSPIRO DI MARINA]

Rayan, tu sei un pochino un disastro, eh !

Manuel, ti eri ripreso bene l'anno scorso, ero così contenta. Niente !

- Tutto a posto, sono solo un po' arrugginito. - Certo.

- Mmm. - Adesso ve la semplifico. Fate attenzione.

- Che intendi con "buoni voti in matematica" ? - Nove.

E tutte le altre materie ?

- Uguale. - Vabbè, ho capito, cambio banco.

No, dài, resta.

Sicura ? Guarda che stando con un somaro, si impara a "somarare".

Non mi faccio contaminare da te

quindi...

se vuoi, puoi rimanere.

> Ecco, adesso la vedete, è semplice.

Vieni, vieni.

- Dov'è ? Eccolo. Franco ! - Sì ?

-Ciao. -Ah ! -Ti presento Mimmo. -De Angelis, professore di italiano.

- Piacere. - E' il responsabile della biblioteca.

Vi lascio soli. Dovrai insegnargli tutto.

- Certo, siamo qui per questo. - Mah, più che altro noi siamo qui

come piante ornamentali.

Tra poco si perderà perfino la memoria di noi professori.

Saremo sostituiti dall'intelligenza artificiale.

- Dico bene, giovanotto ? - Dice bene.

- Io sono il professore di latino. - "Di latino".

Sono indiscreto, se gli chiedo come è finito dentro ?

- Lascialo decidere a lui. - Rapina.

- "Simplex?" ? - No, a mano armata, ma la pistola era vecchia.

- Non funzionava. - Non sarebbe stato meglio, caro ragazzo

continuare a studiare ? - Sarebbe stato molto meglio.

- Ma ? - "Homo homini lupus". Giusto ? - Perfetto.

Mi sa che questa deve essere farina del tuo sacco, eh ?

- Ti mostro che c'è da fare. - Buon lavoro. - Ciao.

[VOCIARE INDISTINTO]

- Ha fatto una faccia... - Non potevo crederci.

Come hai fatto ?

- Ciao, Dante. - Ciao.

Tu non sai... Nina ha risolto una funzione in pochi secondi.

- Ah. - Sì. - Chissà perché ora è lì che piange. - Dove ?

Non girarti, è dietro di te.

Anzi, non sta piangendo. Sai quando uno si trattiene ?

Noi non sappiamo niente di lei, del suo passato, da dove viene ?

No. Chiedo in segreteria e ti faccio sapere.

- Okay, grazie mille. - Di niente.

[CAMPANELLA]

Mi sono accorto che non abbiamo mai affrontato il concetto di tempo

il concetto di passato.

Poniamo che questa sia la nostra vita

e che ognuno di noi si trovi in un punto diverso.

C'è chi sta qui, voi siete qui, poi la vita procede, si va avanti.

Io più o meno sono qui. Tutto ciò che segue un punto è il futuro.

Tutto ciò che precede un punto è il passato.

Qual è l'anomalia, la stranezza

in questa rappresentazione della vita che vi ho disegnato ?

- Manca il presente. - Bravo, "manca il presente".

Perché manca ? Perché il presente è solo un punto

che divide ciò che siamo stati da ciò che saremo

tra il futuro e il passato.

Oggi vorrei che qualcuno di voi, se gli va

ci parlasse un po' del suo passato. Vai, qualcuno.

Dài.

Vabbè, allora scelgo io. Ehm...

Nina.

- Non parlo del passato. - Perché ? - Mi importa solo del presente.

Però è il passato a determinare quello che siamo, no ?

Tu non saresti la Nina che sei senza quello che hai alle spalle.

Ce l'ho alle spalle e vorrei che rimanesse lì.

Va bene, io... rispetto questa tua scelta.

Allora scelgo qualcun altro. Ehm...

Rayan. Sono sicuro che tu abbia un passato.

- Io ho soprattutto un futuro. - Cioè ? - Il calcio.

Un paio di osservatori di squadre importanti sono venuti

a vedermi giocare.

Chi lo sa, magari quest'anno svolto e cambio vita.

- E andiamo ! - Dài, Rayan ! - In bocca al lupo. - Bravo.

Oggi vi vorrei parlare di un filosofo francese

vissuto tra l'Ottocento e il Novecento.

Il suo nome è...

Bergson.

Bergson sosteneva che esistono due tipi di tempo

un tempo esteriore, che possiamo controllare

con gli orologi e i telefonini, e un tempo interiore.

Questo ha a che fare con la nostra coscienza, con il nostro vissuto.

Il nostro vissuto potrebbe essere rappresentato come un gomitolo

che cresce in continuazione.

Non possiamo fare come vorrebbe Nina.

Non possiamo prenderlo solo da un certo punto in poi.

- Dobbiamo farci i conti. - E se uno i conti non ce li vuole fare ?

Se uno i conti non ce li vuole fare, prima o poi deve farceli lo stesso.

Eh... Perché il passato ci segue.

Ciò che abbiamo vissuto, le cose per cui abbiamo sofferto

vivono nel nostro presente, sempre.

17, 18, 19, 20. [VIBRAZIONE DI CELLULARE]

- Anita ? - Sì ?

- Il telefono. - Ah, grazie.

- Pronto ? - Pronto, Anita ? Sono Nicola.

Nicola ! Ciao.

L'altro giorno sei scappata, non siamo riusciti a parlare.

Sì... No, è che avevo un impegno. La mia era una sostituzione.

- Capito ? - Ho capito.

Io sono tornato in Italia da poco. Ti va se ci vediamo ?

Ah. Ehm...

Sì, certo.

- Ma... quando ? - Anche subito, se vuoi.

Beh, ora... non so se riesco a liberarmi.

Ti lascio i recapiti e mi chiami quando ti liberi ?

Nicola, senti, forse ce la faccio.

Va bene nel primo pomeriggio ?

Mi pare di avere un buco, possiamo fare in albergo da me alle 15,30.

- Se va bene, ti mando l'indirizzo. - Sì, va bene.

Ottimo, va bene. Ciao.

Ciao, ciao.

Oddio...

[RISATA DI ANITA]

- Ah, sei qui ! Salve. - Salve.

- Ehi. - Ho letto la scheda di Nina.

- Per un anno non è andata a scuola. - Perché ? - Non c'è scritto.

Io ho provato a parlarci, ma non mi ha detto niente.

La segretaria dice che c'era una nota dei Servizi Sociali

ma non l'ha trovata. -Davvero ? -Sì. -E' in carico ai Servizi Sociali ?

- Non lo so. Perché, poi ? - Già.

Eh.

- Ho tanti compiti da correggere. - Certo. Grazie. - Di niente.

[VOCIARE INDISTINTO]

- Non lo trovi bello e affascinante ? - Chi ? - Mimmo.

"Bello e affascinante" no.

- E poi per te non va bene. - Perché ? - Perché è etero.

- Che ne sai ? - Si vede da come guarda le ragazze. - Eh.

-Hai fretta di trovare un uomo ? Sono rifiorito senza relazioni. -Sì.

- Eh. - Sai che c'è ? - Che c'è ?

- Ci parlo. - Che vuoi fare ? - Ci parlo. - Ma dove vai ?

-Ciao. -Mimmo ? -Sì. -Sono Simone, ci siamo parlati al telefono.

- Il figlio del professore ? - Sì. - Piacere. Per me è un mito.

Dopo Maradona, per me c'è lui.

- Che fai ? - Sto andando a prendere altri libri.

- Ti aiuto. - Grazie.

Hai visto come Simone guarda quell'avanzo di galera ?

- Hai detto una cosa brutta ! - Perché, è un esempio di vita ?

- No, quello sei tu. - Mi prendi per il culo ?

- No, sono serissima. - Mi prendi per il culo.

- Posso offrirti un caffè ? - No, grazie.

- E' permesso ? - Dado. - Buongiorno.

- Scusate. - Salve.

Volevo accompagnarlo al provino per dire due parole.

Matteo, per non andare contro la sua natura più intima e sensibile

ha portato un monologo in romanesco.

Tutto qui. Vi lascio con Matteo.

Qual è il problema ? Che pezzo hai preparato ?

Il pezzo che ho preparato è il monologo finale

di Kim Rossi Stuart in "Romanzo Criminale".

Si vede con l'amico, vanno in macchina e sa che deve morire.

[SI SCHIARISCE LA GOLA]

(in romanesco) "Tutto è cominciato qui. Da ragazzini rubammo un'auto."

"Eravamo Libano, il Dandi, io, il Grana"

"e Andreino, che ci lasciò quella notte."

"Era una notte come questa, tempestosa..."

Scusate, questa parte la sento proprio...

[LOMBARDI SI SCHIARISCE LA GOLA] Sì.

[SOSPIRO DI MATTEO]

"Era una notte come questa, minacciosa, piena de nuvole."

"Forse quella morte doveva essere un presagio"

"per farci capire che dovevamo stare buoni, per non fare la stessa fine."

"Invece noi abbiamo deciso di fare quella fine"

"piuttosto che timbrare un cartellino per tutta la vita."

Poi qui Kim fa una pausa.

Guarda in macchina e dice...

"Il ferro dove sta ?"

Beh, mi sembra molto buono.

C'è qualche piccola nuance da migliorare

come diresti tu, qualche dettaglio, ma mi pare evidente

che il talento ci sia. Questa sua naturalezza...

- Lombardi, tu che dici ? - Io taccio. "Ubi maior"...

- Mamma ? - Bravo.

- Molto bravo. No ? - Sottoscrivo.

Certo, ci sarà da lavorare un po'

su questa dizione romanesca, diciamo così.

- Prova a dire "macchina". - "MACHINA". - No, con due "C".

- "Macchina". - Mmm.

- Bravo. "Automobile" ? - "AUTOMOBBILE".

No, "automobile", con una "B".

Una "B", va bene. Mamma, Lombardi, grazie.

- Arrivederci. - Bella, prof ! - Ciao. - Arrivederci.

Comunque, è un buon talento, dài.

Sì, sì, certo. [SI SCHIARISCE LA GOLA]

[CAMPANELLA]

[VOCIARE INDISTINTO]

Come vai a scuola ? In motorino, in bici, in skate, a piedi...

- Prendo l'autobus. - Ah. Ti serve un passaggio ? - No, grazie.

- Buongiorno. Posso dare un'occhiata ? - Certo, prego.

(sottovoce) Ciao, mamma. - Oh ! Che è successo ?

- Niente, cercavo un libro. - Perché parli piano ?

Sto parlando normalmente.

Vabbè. Ti aiuto, che ti serve ?

-Faccio da solo, mi piace girare tra i libri. -Ma guarda che novità !

Si cambia, lo dice pure Eraclito.

Beh, se lo dice Eraclito...

- Ciao, grazie. - Ciao, bella. A presto.

- Io vado. - L'hai trovato ?

- No, ho un appuntamento, devo andare. - Manuel !

- Mi presti la moto, per favore ? - Tieni.

- E' davanti alla scuola. - Grazie. - Il casco. - Sì. Come torni ?

Non ti preoccupare.

E chi si preoccupa ?

Ciao.

Mimmo ?

- Mimmo ? - Oh !

- La biblioteca è chiusa. - E tu che ci fai qui ?

Non mi andava di tornare subito in carcere.

- Ti serve un libro ? - No, resto qui per allenarmi in palestra.

"In palestra" ? E qual è la tua specialità ?

Rugby, però oggi il campo era inagibile, quindi resto qui.

- Ti piace il rugby perché ti piace correre ? - No.

Volevo diventare più forte per menare mio padre.

- Il professore ? - Sì. - Perché ? Che ti ha fatto ?

E' una storia lunga. Se vuoi, un giorno te la racconto.

A disposizione.

Io ho ancora mezz'ora. Mangiamo insieme ?

Prendiamo un panino al chiosco.

Simone, la verità ? Non ho soldi.

- Te li presto io. - No, non è che me li sono dimenticati.

Non ce li ho. Ho solo il biglietto della metro per tornare in carcere.

Come... Come mai ?

Non è che in carcere ci diano questo grande stipendio.

Certo. E non hai nessuno che da casa ti manda qualcosa ?

Io non ho una casa.

Occupavamo. Anche mia madre è in carcere, non può darmi niente.

- Mamma mia, e che è ? - Lo so, sembra un film.

- Non volevo farmi gli affari tuoi. - No, va bene.

- Un panino te lo offro volentieri. Ti va ? - Simone...

- Hai fame ? - Sì, ma mangio stasera, quando ritorno. - A posto.

Cotto e mozzarella ?

Sì.

- Prof. - Ciao. Come mai torni a piedi da solo ?

- Ho lasciato la moto a mamma, ho preso i mezzi. - E Simone ?

E' a scuola ad allenarsi in palestra.

Ah. Mamma con la moto dove andava ?

- Boh, non gliel'ho chiesto. - Ah. Bentornato. - Grazie.

Scusa se ti faccio tante domande su mio padre.

Quando si è trasferito a insegnare dalle tue parti

non lo vedevo praticamente mai e lo odiavo.

Ero geloso dei suoi studenti.

- Perché "geloso" ? - Perché parlava più con loro che con me

e passava più tempo con loro che con me. - Era il suo lavoro.

Sì, però anche essere un buon padre era il suo lavoro.

Hai ragione.

Io...

ho visto mio padre una volta sola.

Era venuto...

a casa di mia madre a prendere un prestito, ma era finita...

a urla e botte.

Era un modo carino per dirmi che non devo lamentarmi ?

Faccia lei.

Senti, io devo andare.

- Ci vediamo in questi giorni ? - Mmm. Lascia !

- No, sistemo. - No, lascia.

- Sicuro ? - Veramente, lascia.

Se non vuoi tornare subito in carcere, puoi allenarti con me.

No, si suda troppo in palestra.

Va bene.

- Grazie per il pranzo. - Figurati.

E' stato un piacere.

- Ciao. - Ciao, Simone.

[VOCIARE INDISTINTO]

Grazie.

- Buonissimo. - Anita ! - Ciao. - Ciao.

- E' bello rivederti. - Anche per me, sì.

- Sediamoci. - Sì.

- Ecco. - Allora ?

- Quanti anni, eh ? - Sì, tanti, proprio tanti.

- Tu non sei cambiata, sei rimasta uguale. - Magari ! No.

Tu, invece, sei cambiato.

- Lo so, sono invecchiato. - Non parlo degli anni.

La cravatta, la giacca...

Allora non ti mettevi questa roba.

Forse neanche avevo una cravatta. Una giacca sì.

- Una, me ne ricordo una sola. - Quella usavo, sì.

Era più un giaccone da marinaio.

Blu scuro, bellissimo. L'ho consumato.

Mmm. La barba ti sta bene.

Grazie. L'ho fatta crescere perché piaceva a Jessie.

Ah. Jessie è tua moglie ?

Era. Siamo separati adesso.

- Tu sei sposata ? - No, però ho un compagno.

I signori desiderano ?

- Un tè, per favore. - Certo. - Anche per me, grazie.

- Ce l'ha due biscottini, pasticcini... - Certo. - Grazie.

- Lo vedi ? Non sei cambiata. - Già, non so resistere alle tentazioni.

Ehi, dove vai così ginnico ?

Faccio una corsa, voglio esplorare la proprietà. Viene anche lei ?

Sì. Mi cambio e vengo con te.

- "Daje". - Si corre piano. - Sì.

[# TI RICORDI QUELLA SERA ?]

[# DA LEONI TIPO "SUPERQUARK".]

[# NEMMENO IN GITA CON LA SCUOLA]

[# COME DUE PISCHELLI AL PRIMO FRIGO BAR.]

[# STANOTTE, MA TU DI CHE RAZZA SEI ?]

[# SEI LA SOLITA PANTERA, USCIRAI ANCHE STASERA.]

[# VUOI SALVARMI DAL DIVANO E DALLA TERZA ETA'.]

[# CERCO UNA SCUSA, LA PARTITA, IL MAL DI SCHIENA]

[# CON IL TRAFFICO DI ROMA CI SERVE UNA SMART.]

[# MA TU NON TI ARRENDI MAI.]

[# LAMPI NELLA STESSA NUVOLA, UN GIORNO RASSERENERA'.]

[# DAMMI UN BACIO, YEAH.]

[# NON LO SO, BABY, NON LO SO, A VOLTE VORREI DIRTELO.]

[# NON TI BASTA UNA VITA NORMALE ?]

[# A ME BASTA CHE MI VIENI A SALVARE.]

[# NON LO SO, BABY, NON LO SO, A VOLTE VORREI DIRTELO.]

[# NON TI BASTA IL MIO RESPIRO SUL CUORE ?]

[# A ME BASTA CHE MI VIENI A SALVARE. #]

Non ho capito, tu vivi qui in albergo ?

Per ora. La mia compagnia mi sta cercando una casa.

- Ah. - Dottore, se per lei va bene, accompagno Viola alla fisioterapia.

Va bene, grazie, Marcello.

- Viola è tua figlia ? - Sì. Come vedi, ha un problema.

E poi ci sono altri problemi che non sono visibili.

Non vuole andare dallo psicologo, non vuole curarsi, non vuole amici

e non vuole andare a scuola.

Viola è nata così ?

No, un incidente, tre anni fa.

L'autista rimase illeso e Viola perse l'uso delle gambe.

Mi dispiace tanto, Nicola.

Da quel giorno la mia vita è abbastanza in salita.

Il matrimonio è andato. Viola ha rotto con la mamma.

Vuole vivere con me, ma io che vita le faccio fare ?

Ora viviamo in un albergo e poi per lavoro sto fuori tutto il giorno.

Mmm.

Al liceo di mio figlio ci sarebbe un professore giusto per lei

una specie di... cacciatore di adolescenti in fuga.

Cioè ? Che cosa fa esattamente ?

Non so che cosa faccia esattamente, però so che lui riesce sempre

a riportare a scuola anche quelli più tosti. - Davvero ? - Mmm.

- Già stanco ? - No, mi idrato. Posso ? - Prego, figurati. - Eh.

- Non sono fatto per essere povero. - Mmm. - Mi sento come a casa qui.

- Sì, eh ? - Lei neanche immagina come sfrutterei tutta questa roba.

- Che ci faresti ? - Organizzerei dei matrimoni.

Io e Simone dove dovremmo vivere ?

- Boh, altrove. Sua madre non ha una casa ? - Sì, tendenzialmente.

Sennò ci farei un allevamento di animali, con capre, alpaca...

- "Alpaca" ? - Sì, alpaca, ciuchini... Sarebbe bello.

- Io sono negato per gli affari. - Lei vive nel mondo delle idee.

Simone potrebbe prendere in mano la situazione

con me come consulente. - Dove trovate i soldi ? - In banca.

Certo, tu vai in banca e dici: "Vorrei un milione."

Se andassi io, mi riderebbero in faccia

ma Simone metterebbe questo in garanzia.

E se Simone non dovesse recuperare il milione dato ?

Gli sequestrano la casa. Tanto è sua, non mia.

Certo ! E' l'altruismo.

Hai detto che non fai le simultanee.

- Mmm. - Esattamente... qual è il tuo lavoro ?

Beh, io... faccio la traduttrice.

Non ho ancora tradotto un grande romanzo

però ci spero tanto.

- Intanto lavoro in una libreria. - Dove ?

Alla vecchia Libreria Ardenzi.

- Scusa, ma ci andavamo insieme ! - Te lo ricordi ?

- Sì, ci siamo andati pure quella volta... - Che siamo andati da te.

- E abbiamo fatto l'amore. - Sì.

Mi mancano quei tempi. Ho dei ricordi bellissimi.

- Mmm. - Tu ?

No, perché poi te ne sei andato.

Era un'offerta di lavoro a cui non potevo rinunciare.

Non potevi non andare. Hai fatto bene, visto dove sei arrivato.

Devo andare, ho chiesto solo un paio d'ore di permesso.

E' stato bello rivederti.

- Anche per me. - In questi giorni potremmo...

Meglio di no, Nicola.

- Ciao. Scusa se scappo. - Figurati. - Ciao. - Ciao.

Guarda chi c'è !

Che c'è, vai di fretta ?

Mi era venuto un dubbio.

Ho chiesto a loro, ma non mi sanno rispondere. Fai rugby, no ?

- Mmm. - Categoria donne o froci di merda ?

- Ah, era una battuta ? - Sì. - Levati dal cazzo.

Dove vai ? Se ne va già ?

- Oh ! - Ah ! - Che cazzo fai ?

Frocio di merda !

Dove cazzo vai ? Dovresti solo vergognarti, capito ?

Oltre a quelli degli altri, fatti pure i cazzi tuoi.

- Ricordatelo bene. - Ah ! - Andiamo.

Ah...

[COLPI DI TOSSE]

L'abbiamo menato per bene stavolta. Mi sento come una tigre !

- Ragazzi. - Oh ? - Ho perso il cellulare. - Ce l'avrai in tasca.

- Forse l'ho perso dentro. Aspettatemi. - Dove vai ?

[SCATTO DELLA SERRATURA]

[RUMORE DI PASSI]

[RUMORI DI COLLUTTAZIONE]

Ancora non hai capito che non mi devi cacare il cazzo ?

Mimmo...

Che cazzo hai fatto ?

Non lo so.

- Non lo so. - Oh !

- Oh ! - Non lo so, ho perso la testa.

Prendi le mie cose.

Dài !

Sì, al Liceo "Leonardo Da Vinci".

Un ragazzo è svenuto.

Sembra ferito. Sì.

Potete venire subito ? Grazie.

Tu devi rientrare, sbrigati.

- Sì, tanto ormai... - "Tanto" che ?

- Ho fatto la cazzata. - Non hai fatto nulla, nessuno ti ha visto.

- Non gli hai fatto male apposta. - Sì, volevo fargli male.

Volevo levargli la testa. Non mi faranno più uscire dal carcere.

Non è così ! L'hai colpito alle spalle, non ti ha visto.

Stai tranquillo... e muto. Va bene ?

Va bene.

- La metro sta di là, okay ? - Sì, tieni.

- Ciao. - Ciao. Mimmo ?

Grazie. Se non era per te, quella testa di cazzo mi massacrava.

Non ti preoccupare per me. Le grazie le fa la Madonna.

Torna a casa.

- Ernesto ? - Ernesto ? - Dài !

Dove cazzo sta ? Ernesto ?

- Oh ! Ernesto ! - Ernesto !

- Oh ! - Oh, Ernesto...

Oddio, questo è sangue. Questo sta morendo !

- E' vivo, respira. - Vai a chiamare qualcuno ! - Stai qui. - Ernesto !

Lollo, ti sbrighi ? Ernesto... Dio santo, ma che cazzo...

Ernesto ?

Ah...

Prof, adesso è stanco lei ?

No, che "stanco" ? E' che...

Credo di... non correre dall'84.

Sono solo un po' fuori forma.

- Sicuro che è tutto a posto ? - Sì, mi è scoppiato un mal di testa...

Tranquillo, tutto bene, tu vai. Magari lasciami la borraccia.

- E' finita. - Non importa. Vai, non preoccuparti.

- E' tutto a posto. - Lei pensa troppo !

Ah...

Ah...

- Dica. - Licia, chiami il Ministero dell'Istruzione.

-So che è tardi, ma provi lo stesso. -Sì, subito. -Grazie.

- Ciao. - Ciao. - Come va ?

Bene. Manuel è in camera ?

Sì, è in camera sua a studiare, una cosa mai vista.

Vado in cucina a prendere qualcosa da bere. Vuoi qualcosa ?

-No, grazie. -"No" ? -Matilde mi ha chiesto di sbobinare dei documenti.

- Vado in camera. - Tutto bene, sì ?

Eh ? Sì, certo.

Ciao.

- Non si saluta più ? - Eh ? - Non si saluta più ?

- Scusa. Manuel c'è ? - Sì, ma come ho detto ad Anita, sta studiando.

Magari non è il momento ideale...

per disturbarlo.

-Mamma ? -Che vuoi ? -Niente, voglio solo sapere se anche tu sei nervosa.

Sono sempre nervosa, fa parte del mio temperamento artistico.

Se non sono nervosa, non mi sento viva.

Per me la calma è la morte.

Una famiglia di neuropatici.

- Che cazzo faccio ? - Niente, è meglio non fare niente.

Sei sicuro che non l'ha ammazzato ?

- "Ammazzato" ? Dopo la botta è svenuto. - Perdeva sangue ?

Avevo paura e sono scappato, ma mi pare di no.

Vedo se ci sono notizie in rete.

- Controllo i gruppi della scuola. - Sì.

Qui non c'è nulla, comunque. Tu hai trovato qualcosa ?

No.

[SOSPIRO DI ANITA]

"Caro Nicola"...

("E' stato strano ritrovarti dopo tanto tempo.")

("Forse tu non ricordi bene i mesi in cui ci vedevamo ogni giorno.")

("Io, invece, me li ricordo")

("perché c'è una persona che me li fa ricordare...")

"Manuel."

("In questi giorni non sapevo se dirtelo o no.")

("Se non fossi ricomparso, avrei continuato a tenermelo per me.")

[BUSSANO ALLA PORTA] Mamma, ci sei ?

- Mi sto cambiando. - Noi mangiamo.

Va bene, io mi arrangio dopo da sola.

- Okay ? - Va bene.

("Il passato ci sta addosso")

("e prima o poi bisogna trovare il modo di affrontarlo.")

("Io lo faccio ora, scrivendoti.")

("Il giorno prima che tu partissi, avevo scoperto di essere incinta")

("due mesi dopo che ci eravamo lasciati.")

("Avrei potuto dirtelo")

("ma aspettavi da tanto quella occasione di lavoro")

("e alla fine era arrivata.")

("Non volevo costringerti a restare, dopo la fatica che avevi fatto.")

("Negli anni, a volte ho pensato di scriverti")

("ma poi mi è mancato il coraggio.")

"Mancato il... coraggio."

[NOTIFICA DI CELLULARE]

- E' Laura. - Che dice ? - Guarda.

Chiedile che cosa sa e dove l'ha letto.

- Dice che si stanno riempiendo i social di post. - Controllo.

- C'è una foto di Ernesto ferito. - Sta pure qua.

- Hanno dovuto mettergli l'ossigeno. - Vedo.

Sono passate un po' di ore.

Se fossi in te e Mimmo, starei tranquillo.

Se era morto, Lollo e Balbo l'avevano già scritto.

[SQUILLI DI TELEFONO]

- Pronto ? - Preside Smeriglio ? - Sì. - Qui è il Ministero.

Le passo il responsabile della Direzione Centrale

dell'Ufficio Scolastico. - Sì... Va bene.

-Buongiorno. Mi scusi, se la disturbiamo. -Nessun disturbo.

- Se è per quello che è accaduto ieri in palestra... - No.

- Ma è una questione altrettanto delicata. - Ah. Mi dica.

E' incredibile, dopo il fatto avvenuto ieri in palestra

c'è ancora qualcuno che pensa che sia io il pessimista.

- Non è questo mondo a fare schifo ? - Ciao a tutti.

- Ciao. - Ciao. - Che è successo in palestra ?

- Non sai niente ? - No.

Qualcuno ha preso a mazzate uno dei ragazzi

Ernesto Poggi di quinta, che ora è in ospedale in coma.

Ah. E chi è stato ?

Eh, ancora non si sa niente.

Come fai a essere così aggiornato ?

Lo sono perché... da quest'anno io frequento i social.

- Tu sei sui social ? - Sì, ho scoperto i social.

Sono discutibili, però per chi è solo come me fanno compagnia, no ?

-Magari hai anche un "nom de plume". -Per favore ! Si chiama "nickname".

Sei proprio un troglodita, De Angelis.

Quale sarebbe il tuo nickname ?

- Arbiter. - "Arbitro" ? E di che ?

Del destino dei ragazzi. Dipende da me chi va su o chi va giù.

Signori, buona lezione.

(insieme) Buona lezione.

[SOSPIRO DI MARINA]

- Buongiorno. - Buongiorno. - Dante ?

- Sì ? - Ohi, ciao. - Ciao.

- Hai saputo ? - Sì, ora. Il ragazzo è in pericolo di vita ?

Pare di no, però non si sveglia. Ho parlato con i genitori disperati.

- Che brutta storia ! - C'è di più. Mi ha appena chiamata la Direzione

dell'Ufficio Scolastico per una cosa delicata.

- Sarebbe ? - Una ragazza disabile che si rifiuta di frequentare. - Ah.

Il padre ha saputo che qui ci sei tu che sei bravo in queste cose.

- Ma da chi ? Voci di corridoio ? - Non lo so, si vede che sei famoso.

- Non lo so. - Ti va di parlare con lei ?

- Sì. - Vive qui vicino, in un hotel.

Perché, non ha una casa ?

- Non lo so, così mi hanno detto. - Va bene.

Volendo, potresti andare da lei anche stamattina ?

Sì. Perché tutta questa fretta ? La conosci ?

No, ma è un nostro dovere evitare l'abbandono scolastico.

Certo. Perché si è mosso anche il Ministero ?

Vabbè, Dante, a te lo posso confessare.

E' la figlia di uno molto, molto importante.

Ah. Grande è la miseria umana.

- Condivido, ma ci vai o non ci vai ? - Certo che ci vado.

- Meno male, posso sempre contare su di te. Grazie. - Ciao.

- Professore. Barbara, l'assistente di Viola. - Salve. Dante Balestra.

- Sa tutto della ragazza ? - No, ma preferirei che fosse Viola

a dirmi ciò che vorrà dirmi. Lei sa perché sono qui ?

- Gliel'ho appena detto. - E lei ? - Ha urlato al padre al telefono.

- Perfetto. - Mi segua. - Sì.

- Prego. - E' permesso ?

Che bello ! Sobrio...

- E' lei il professore ? - Sì, ciao, mi chiamo Dante.

Non mi interessa. Mi hanno teso una trappola.

Scusi, ha fatto un viaggio a vuoto. Non voglio ascoltarla.

E' davvero molto bello qui.

-Da quanto sei qui ? -Da quando papà è tornato in Italia.

- Prima dove eravate ? - A New York. - Sei bilingue ?

Sì, che c'entra ? Mi sono scusata.

E' seccante perdere tempo, ma non sapevo che sarebbe venuto.

Non sono seccato. Ci può lasciare da soli un minuto ?

- Certo. - Grazie mille. - Barbara, no !

Che fa ? Non sente che le ho detto ? E' sordo ? Perché l'ha mandata via ?

Per parlare con te e convincerti a venire a scuola.

Non voglio né venire a scuola né parlare.

Okay.

Senti, visto che vivi in questo posto... assurdo

ordineresti una di quelle colazioni tipiche di questi hotel da ricconi ?

- Sono una paraplegica. - Paraplegica riccona.

Lei pensa di essere chissà chi perché dice sempre la verità, eh ?

No, no !

Io dico un sacco di bugie.

- Due special breakfast. (sottovoce) Un caffè macchiato.

- Come ? - Un caffè macchiato.

- Una con un caffè macchiato. - Caldo. No, va bene, non importa.

- Grazie. (in inglese) Grazie mille.

- Tu dici bugie ? - No.

- Dico sempre la verità, soprattutto a me stessa. - Ti rende merito.

No, mi fa solo male.

Lollo e Balbo non sono a scuola. Pare che siano davanti a un giudice.

- Gli avranno detto tutto. - Non sanno niente.

- Sanno che abbiamo litigato. - Non penso che dicano che ti picchiavano.

- E poi ha fatto tutto quel Napoli del cazzo. - Non dire così.

- Chi te lo tocca ! - Non si deve sapere che l'ha picchiato lui.

- "Picchiato" ? - Sì. - Un altro po' e l'ammazzava.

- Ti fa male ? - Sì. - E ti lamenti pure ? - Mmm...

Ti sarebbe piaciuta una mia lezione sul tempo, sul passato.

- Avresti avuto molte cose da dire. - Non credo.

Perché ? I filosofi possono essere anche persone molto buffe.

Faccio un esempio.

Sai che cosa disse Sant'Agostino al Signore ?

"Signore, ti prego, dammi la castità !"

"Non subito, magari, ma dammela."

- Devo ridere ? - No, non è obbligatorio, è facoltativo.

- A scuola capirai meglio. - Non vengo a scuola.

- Poi sarà piena di scale. - No.

Per legge, le scuole italiane devono abbattere

tutte le barriere architettoniche, infatti anche noi...

ci stiamo lavorando. - Ancora non l'avete fatto ?

Nell'ala nuova sì. Nell'ala vecchia fra poco saremo pronti.

- Tanto non vengo. - Non devi decidere adesso.

Pensaci.

Colazione straordinaria

tranne il caffè macchiato freddo in tazza grande.

Spero che non mangi così tutte le mattine, sennò diventi...

Molto bene.

Sant'Agostino...

Mmm.

Ho capito. Va bene, fammi sapere che cosa dicono.

Ciao, grazie.

("Signor Balestra, le analisi hanno rivelato valori fuori norma.")

("Consulti il suo medico.")

- Ah, Dado. - Ciao, mamma.

- Sei già qui ? - Già. C'è Anita ?

Sì, è di sopra nella sua stanza, ma è impegnata con le traduzioni.

Ho capito che non vorrebbe essere disturbata.

Anche io lo vorrei, ma a me mi disturbano sempre.

- Dado ? - Eh ? - "A me mi" non si può sentire.

- Quante volte ti ho detto che non si dice ? - Sì.

Sei anche professore... Mah !

- Vado su. - Sì.

[VOCE NON UDIBILE]

[BUSSANO ALLA PORTA] Ciao.

-Ciao. -Come va ? Mamma mi ha detto che stavi lavorando.

- Sì. - Tutto bene ? - Abbastanza.

Senti, c'è una mia nuova allieva...

Non so se posso chiamarla così

perché quando ci ho parlato non mi ha filato.

[ROMBO DI MOTORE] Comunque... C'è un'auto.

Come è entrata ? Avevo chiuso il cancello.

- Chi è ? - E' un taxi.

[# E POI COSI', TU SEI QUI]

[# NATALE IN UN QUALSIASI LUNEDI']

[# HOUDINI, CHE TOGLIE LE CATENE AL MONDO. #]

- Chi è ? - Boh.

[# IN FONDO, UN INGANNO NON E'.]

[# E' SOLO UNA FOLLIA. #]

Scusa, quella non è...

Sì, è mia madre.

[# UN'ORA NELLO SPAZIO]

[# UN PUNTO NEL TEMPO.]

[# E' UN GIORNO CHE VA VIA. #]

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