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IL CONVITO D'AUTEUIL
- Hai l'aria più cupa del solito,
se è possibile.
- Invece di prendermi in giro, potresti compatirmi,
per essere combattuto fra le preoccupazioni che mi danno la mia compagnia e la separazione
che mi ha imposto mia moglie..
- Almeno qui a Auteuil fate una vita tranquilla,
a Parigi litigavate continuamente.
- Mi sono sposato senza riflettere.
- Matrimonio,
la parola è abusata...
- Matrimonio, un inferno.
Una moglie, due matrimoni.
- E io che pensavo che tu fossi superiore a queste cose.
Un poeta come te... - Un poeta, dici ?
E dopo ?
Ho scritto quello che ho scritto. Questo qualche volta mi ha soddisfatto.
- Qualche volta?
- Si,
per un lavoro ben fatto.
Per la vanità degli applausi, per il sorriso del re, perfino per il suo ridere,
perché sai bene quanto lo faccio ridere...
- E non è soltanto il re,
tu fai ridere Parigi.
- Beh, il re e Parigi...in un attimo passano ad altre cose
No, la felicità non sta nello scrivere o nell'avere scritto...
- Con tutti gli onori e tutta la tua gloria, con i soldi che guadagni e
con il favore del re,
mi dici che la felicità non è lì ?
- No, la felicità si trova altrove. - Altrove?
E dove ?
Dimmelo subito che alla chetichella mi trasloco da lei.
- La felicità?
E'... il sorriso che appare sul tuo volto
quando vedi colui che ami venire verso di te
e condividere con te la gioia di vedersi.
- Cosa ? Un sorriso ?
Una visione così effimera ?
Vorresti che la felicità si appoggiasse su delle basi così instabili ?
- No,
caro Chapelle.
Sono il più infelice degli uomini.
Non ho riflettuto che ero troppo... austero
per una vita domestica..
Mia moglie è una donna molto allegra.
E gode dei piaceri che ne derivano.
È tutta colpa mia.
Trovo da ridire, mi lamento...
- Tu parli di una donna...
Tu hai sposato una commediante,
vale a dire una donna al quadrato.
Con tutti i difetti altrettanto decuplicati.
- Ma no.
Questa donna, cento volte più ragionevole di quanto lo sia io,
giustamente vuole gioire piacevolmente della vita.
Lei va per la sua strada.
Occupata in generale soltanto dal desiderio di piacere,
come tutte le donne..
Considera chimere i problemi con cui mi affliggo.
Inoltre, se potessi godere dei miei amici tutte le volte
che vorrei per distrarmi dalle mie preoccupazioni ! Ma...
i tuoi impegni mi tolgono anche questa soddisfazione.
- Mi stai rinfacciando i miei impegni ?
Di non esserci abbastanza per te ?
Ma ho il mio appartamento a casa tua. Cosa vuoi di più ?
- Quello che è incredibile è che tu vivi qui,
ma per averti a pranzo, bisogna organizzarsi sei mesi prima.
La compagnia si lamenta di non vederti mai.
E per volere essere troppo per tutti, non sei abbastanza per i tuoi veri amici.
Tu sei il mio più vecchio amico, Chapelle.
Siamo cresciuti assieme.
- Senti, almeno stasera ci sarò per la tua cena.
- Stasera ?
E' vero che stasera... Devono già essere le tre del mattino !
Daltronde il mio stato non mi permetterà neanche di festeggiare con voi.
- Oh, senti pigliala con un po' di filosofia.
Hai letto Epicuro ?
Fai male ad abbandonarti ai tuoi dispiaceri...
- Ah Chapelle, ecco la parola che hai cancellato dalla tua vita:
dispiacere
poiché non sei che alla ricerca del piacere,
senza la temperanza che raccomandava Epicuro.
Sei un dissoluto che non vuole nessun fastidio.
- E allora, tu che sai così bene
descrivere le debolezze degli altri uomini,
caschi nella più ridicole di tutte,
quella di amare una persona
che non corrisponde alla tenerezza che tu hai per lei.
- La più ridicola, ma anche la meno evitabile...
- Ah...!
- Scusami, Chapelle, posso farti una domanda ?
- No.
- Sei già stato innamorato ?
- Beh, forse non ho mai provato
quell'amore appassionato di cui tu parli,
l'ho qualche volta ispirato...
ne sono stato sp... volevo dire spesso...
si, ne sono stato spesso l'oggetto.
- Come sei vanitoso !
- Beh, sai benissimo che le donne che meritano un attaccamento sincero,
si possono contare sulle dita di una mano.
Non vedi che l'interesse,
l'ambizione e la vanità
sono al centro di tutti loro intrighi ?
- Non ti rendi conto che quello che dici delle donne
si può applicare anche agli uomini, senza cambiare una sola lettera?
- Supponiamolo pure, ma per quanto ti riguarda
si tratta di una donna, non è vero ?
- Si... si... una donna, Armande.
- Va bene, allora ti dico
che le donne che non hanno questi difetti sono tante quanto
i trifogli con quattro foglie del giardino che è là.
- Si,
ma io pensavo di potermi preservare da questi difetti
prendendo mia moglie, per così dire,
fin dalla culla.
L'ho allevata con quelle cure che hanno provocato le dicerie che tu ben sai.
- Pettegolezzi che hai suffragato con "La scuola delle donne"...
- Mi sono messa in testa di poterle inculcarle
in maniera sistematica
dei sentimenti che il tempo non avrebbe distrutto.
- E malgrado tutto questo... il gatto è morto !
- Credo che ci sia soltanto un tipo d'amore
non importa quale ne sia l'oggetto
e che le persone che non hanno gustato una simile prelibatezza
non hanno mai veramente amato.
Tutte le cose del mondo, nel mio cuore, sono legate a lei,
il pensare a lei mi riempie talmente
che quando lei non c'è, nulla è in grado di divertirmi.
Quando la vedo, un'emozione e...
un'attrazione mi impediscono di riflettere.
Non ho occhi per i suoi difetti,
ma soltanto per quello che in lui è adorabile.
- Quello che in lui è adorabile...
Chi è lui ?
- Si, va bene... lei... quello che in lei è adorabile.
Non è una cosa da pazzi ?
- Sei da compiangere più di quanto pensassi.
Ma bisogna sperare il passare del tempo e il continuare a sforzarsi,
producano presto i loro effetti quando meno te lo aspetti.
Per quanto mi riguarda,
esprimerò il desiderio che tu presto sia felice.
- Ma è successa una cosa,
una cosa fantastica...
Finalmente è arrivato. Lui è tornato. E' qui.
- Chi lui ?
- Beh, lui... Michel.
Michel Baron è tornato.
- Michel Baron... Ma mi stavi parlando di Armande.
- Si, ti ho parlato di Armande.
Ma adesso ti sto parlando di Michel...
In effetti... Si, Michel che è di là.
Di Baron che è ritornato.
- Baron...
Il cerbiatto è diventato un cervo.
- Ha diciassette anni... Ne aveva quattordici...
- Ha del miracoloso vederlo addormentato in casa tua
sapendo che hai mosso mari e monti per farlo ritornare.
- Mi ha scritto lui
per supplicarmi di riprenderlo nel mio teatro.
Ho dovuto smuovere montagne...
- Per lo meno implorare il re.
- In qualità di garante della compagnia.
Quattro anni fa, avevo ottenuto un'autorizzazione speciale per ingaggiarlo.
E' stato sovrumano ottenerne una seconda.
- Va bene, ma raccontami nei dettagli.
Quando c'é stato questo grande ritorno ? Ieri ?
E il damerino ha trovato da solo la strada fino ad Auteuil ?
- L'altro ieri.
Mi sono piazzato all'ingresso di Parigi
e ho aspettato per tutto il giorno
tra la folla di passanti, di mercanti e
di viaggiatori che arrivavano a Parigi.
Ti immagini me, Molière, a quarantotto anni,
seduto su una pensilina, per delle ore
ad aspettare Michel Baron
che non arrivava mai.
Alla fine, con la morte nel cuore, mi sono deciso a rientrare.
Ma nel frattempo, Baron era arrivato
e mi aspettava a casa.
Perché, come è normale, è cambiato in questi tre anni.
Non lo avevo riconosciuto.
E lui non aveva prestato attenzione perché non si aspettava
che un uomo intirizzito lo andasse ad aspettare
alle porte di Parigi.
Ci siamo abbandonati nelle braccia l'uno dell'altro.
Quasi quattro anni di separazione a causa di un malinteso...
- Insomma, le lacrime distillate per Armande,
le hai versate sulle spalle di Baron.
- Ma no, non hanno in comune.
- Ma riconosci che si tratta di una coincidenza meravigliaosa,
il tuo cuore non ha neanche il tempo di essere spezzato dall'uno
che l'altro annuncia il suo ritorno.
- Il mio cuore non poteva non essere impegnato...
- No, certamente... certo che no...
Tuttavia, di lamenti sempre di soffrire,
ma non mi sembra che tu sia così infelice.
La sorte ti tratta con riguardo.
Cosa puoi volere di più di quello he ti sta capitando ?
- Sei crudele a prendere il giro la sorte.
- Ma no, non la prendo in giro.
Ammetti di essere un uomo fortunato.
- Ah si ?
La mia salute mi lascia in un disagio permanente.
Il medico d'Auteuil non mi dà più di un anno di vita.
Mia moglie mi ha lasciato andare via con crudele indifferenza.
No...
in realtà in questo inferno,
il ritorno del piccolo è la sola schiarita...
- Tu sei pazzo.
Eccoti di nuovo pronto a imboccare la stessa china
che avevi imboccato con Armande.
- Spero di trovare più stabilità nei cuori degli uomini.
- Buona notte.
- Hai dormito bene ? - Hmmm...
Ho trovato il tuo letto troppo morbido.
Se non fossi stato così stanco, non avrei dormito per niente.
- Il mio letto troppo morbido ! Ma come...
- E poi... ho avuto l'impressione di essere osservato.
- E' ridicolo,
ti rendi conto di quello che dici ?
- Che cosa ?
- Hai a che fare con il tapezziere e valletto di camera del re.
- Quelo, era vostro padre. - No.
Ho ereditato la sua carica.
Il tutti gli atti e in tuti i documenti, io sono tapezziere.
- Se lo dici tu.
- Nella mia infanzia, tutti i giorni,
ho visto mio padre recarsi al Louvre
per fare il letto di Luigi XIII.
Dal più grande maresciallo al più piccolo soldato,
tutti i letti dell'esercito francese sono stati riforniti da noi
et tu osi dirmi che un letto della Ditta Poquelin
ti avrebbe rovinato la schiena ?
- Oh là, come te la prendi !
Sono abituato a dormire per terra e sul duro.
Il materasso era troppo morbido per me, tutto qua !
- Il cibo. - Grazie.
- Nella vita, ho rivendicato soltanto due volte
la mia carica di tapezziere del re.
La prima è stata un quarto di secolo fa
per poter uscire da una cella in cui mi avevano gettato.
- E la seconda ?
- Oggi, per potermi difendere dalle critiche di Michel Baron
che si lamentava di avere dormito male.
- Ce l'avete con me ?
- No.
- L'ho fatto per l'impazienza di rivederti.
- Oh, mi avete preparato del brodo !
- Il brodo l'ha fatto La Forêt,
le stesure sono mie.
- Molière pensava a me...
scriveva pensando a me...
Questo non è male, anche se sei solo un tappezziere.
- Ho scritto questa grande scena in cui reciteremo tutti e due,
in un testo che ho scritto per il re
con come personaggio Psiche.
Tieni...
Tu farai la parte di Amore...
- L' Amore ? Solamente quello...
- Perche menare il can per l'aia ?
- Se capisco bene,
farò la parte di un giovane,
la cui grande bellezza seduce i cyori di tutti ?
- In particolare, quello di Zeffiro,
che reciterò io...
- Non hai paura di esporre in pubblico l'affetto che hai verso di me ?
Che le persone lo percepiscano ?
- Per le persone tu sei il mio discepolo
e per te provo soltanto una profonda amicizia.
- Si, ma se io e te interpretiamo questi ruoli, oltretutto davanti al re,
che ha orrore di questo tipo di dissolutezza...
- È un ordine del re che ti ha restituito a me.
- Hanno bruciato quel poveretto di Chausson... senza neanche strangolarlo prima.
Ha lanciato un grido spaventoso...
- Cosa ne sai tu ? - Io c'ero.
- Tu eri lì ?... Quanti anni avevi ?
- La signora Raisin ci aveva portato a vedere la sua esecuzione a a Piazza de Grève.
Che ci servisse di lezione.
- Ah...ma Chausson se l'era presa a un giovane nobile...
Era accusato di blasfemia...
Il re ha punito il crimine di eresia,
non la moralità. - Si.
Ma non c'é soltanto il re. Ci sono anche i gesuiti.
Sono attenti, sono terribili..
- Si, lo so.
Dopo il martirio del grande poeta Théophile de Viau...
siamo costretti a camuffare i nostri amori in enigmi,
dissimulare i nostri comportamenti,
mettere nelle nostre avventure
dei capponi
al posto dei ragazzi.
- E tu Molière, hai anche tu paura ?
- Il tuo ritorno mi ha dato coraggio.
D'ora in poi in tutte le mie opere ci sarà
una scena per te e me insieme,
un piccolo giardino sotto gli occhi del mondo,
di cui noi soltanto conosceremo il segreto...
- Come il giardino che c'è sotto la casa ?
- Se sapessi quanto tempo ho passato laggiù, sulla rive della Senna,
a domandarmi se tu fossi lontano, se tu fossi vicino...
E non ho mai terminato Mélicerte...
- No ? - No.
I primi due atti, li avevo scritti per te.
Allora... quando mi hai abbandonato...
- Io ? Io ti ho abbandonato ?
- Si.
Sei fuggito...
non mi hai più dato tue notizie... non sapevo più dove tu fossi...
Sei stato molto cattivo con me. Molto crudele!
- Eh, ma non sono ritornato ?
Non sono qui, con te, in questo momento ?
- Ma per quanto?
- Ah no, non lamentarti !
La signora Raisin ci criticherebbe dal mattino alla sera...
In tutta la mia vita ho conosciuto soltanto queste situazioni
di rimproveri e di bastonate...
fino a quello schiaffone che mi ha rifilato tua moglie davanti a tutta la compagnia.
- Per favore, non rivangare quella storia.
Questi tre lunghi anni senza vederti, chi me li renderà ?
- Tu dici questo...
ma se il tuo cuore è sincero, questa mattina devi promettermi
che non litigherai mai più con me...
Molière, me lo prometti ?
Non posso passare la mia vita a essere continuamente rimproverato.
Allora...
me lo prometti, si o no ?
- Si, te lo prometto- - Alza la mano e giuralo !
- E che devo giurare ? - Andiamo, giura... Dì:
qualsiasi cosa faccia questo bimbo,
mai in tutta la mia vita lo rimprovererò !
- Qualsiasi cosa tu faccia ? - Si, si. Ahi !
- Ma in che senso ? Cosa hai intenzione di fare
- Niente di niente, ma... nel caso mi diffamassero,
voglio essere sicuro che voi mi difendereste..
- Ma si, certo... d'altronde lo sai bene...
- Allora giuratelo, adesso !
Fallo ! Per iscritto.
Scrivilo sul retro del foglietto...
Scrivi, si o si.
- Tutto quello che vuoi...
Non hai che da dettarmi...
- Io sottoscritto
Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière,
dichiaro che...
- Oh... la penna è completamente secca e non scrive...
- Allora, Molière... !
- Ah... si è inumidita, ecco.
- ... qualsiasi siano le rimostranze
che io possa avere nei confronti di Michel Baron,
non gliene farò mai una colpa...
- Oh... ho fatto una macchia ! - Non ha importanza.
- Ricomincio daccapo... - Ma no !
Dovi soltanto leccarla... - Leccare cosa ?
- Si ! Metti la punta della lingua.. così... subito...
- Cosa mi fai fare ! Se la servitù mi vedesse...!
- Chi La Forêt ? Ma se è come una talpa...
Inoltre,
credo che sia andata al mercato.
Non c'è nessuno qui che ci possa vedere.
La tua casa, ai margini del bosco...
e gli alti muri di questo parco...
- L'ho scelta per la tranquillità.
Staremo bene qui.
- Non cercare di distrarmi. Proseguiamo...
Dove eravamo rimasti ?
- Non gliene farò mai una colpa...
- Né mai...
li farò valere...
per dargli la colpa.
A Auteuil, il 14 maggio 1670.
Firmalo ! - Ma se ho già messo il mio nome all'inizio...
- Meglio firmare due volte piuttosto che una, quando si tratta di queste cose...
Ogni volta che otteniamo qualcosa, smettiamo di pensare.
E io... potrei metterti subito
questo foglietto sotto il naso.
- Dove te ne vai adesso ?
- Qui vicino... A fare il bagno... nel fiume. Il sole è già alto.
- A presto, vecchio mio.
- Vecchio tuo?... Adesso sono diventato il tuo vecchio ?
- E' un modo di dire...!
- Un attimo !
- Caro Molière...
Siamo venuti per cenare con te...
- Ma...non avete visto Chapelle ?
- Non abbiamo visto anima viva !
- Arrivate da Versailles ? - Non abbiamo impiegato neanche due ore...
- Abbiamo dovuto convincere Nantouillet
a portarci con la sua carrozza.
Questo ha aggiunto un'ora abbondante ai preparativi
per il nostro piccolo viaggio.
- Io volevo che venissimo a cavallo.
A cavallo ci si mette un'ora ma...
questi signori sono troppo delicati...
- Te l'ho detto, cavaliere, che ho un nervo
che mi fa male nella coscia...
E non ero pronto a soffrire il martirio
quando tu avevi una carrozza bella e pronta..
- E anche vero che a me... non piace troppo andare a cavallo...
si ricevono già abbastanza scossoni in carrozza...
- Mio piccolino cavallino del deserto
è che tu sei più abituato a essere cavalcato
che a cavalcare.
- Insomma... abbiamo dovuto prendere
la mia carrozza e i miei servitori...
che adesso sono alla locanda.
Che cosa noiosa,
quando si è così liberi quando si va a cavallo.
- Nantouillet passa il tempo a cavallo o a tirare di spada...
E' nell'esercito di...
- Sapete quello che gli è successo nell'attraversamento del Reno?
Tutto veniva trascinato via dalla corrente.
Nantouillet ha trovato la coda di un cavallo.
Vi si è aggrappato. Gli hanno sparato due volte nel cappello,
ma lui è ritornato gagliardo più che mai.
Un sangue freddo ammirevole !
- E' un cavaliere molto abile.
- Mentre io resto seduto, il culo sul mio sgabello,
a comporre musica...
allora il cavallo, potete immaginarlo...
- Si, ma tu danzi anche...
- Faccio vedere i passi... io faccio danzare soprattutto...
Io danzo un pochino..
Il re danza molto.
- Signori,
ora permettetemi di ritirarmi...
- Di ritirarti?
Ma non sognaterlo neppure ! Siamo appena arrivati...
- Mi divertirei molto di più se potessi tenervi compagnia,
ma purtroppo la mia salute non me lo permette,
quindi lascio al signor de Chapelle
il compito di intrattenervi al meglio che potrà.
- Chapelle è un uomo di ottima compagnia, tuttavia...
- Lui è un po' come Filinte, mentre tu sei...
Alceste.
- Chapelle va bene, Chapelle è ammirevole,
ma tu già ci manchi, Molière.
Voglio dire, ti amiamo troppo per volerti costringere...
ma visto che vuoi per forza andartene a letto...
- Ma per favore, signore,
ci lasci almeno
Baron.
- Baron ? - Si.
- Ma come... Baron ? - Si, Baron.
Ce lo darai.
- Signori, vedo che siete dell'umore di divertirvi tutta la notte.
Pensate che questo ragazzino possa reggerlo ?
Ne sarebbe infastidito. Vi prego di lasciarlo stare.
- Oh perbacco, la festa non riuscirebbe senza di lui.
Mentre tu dandocelo...
- Oltre tutto, un attore è fatto per farsi vedere
sulla scena del teatro,
per risplendere agli occhi di tutti !
- Baptiste... abbi fiducia.
E' un altro Baptiste che ti parla.
Dicci dove è quella tua meraviglia del signor Baron.
Bruciamo dal desiderio di vederlo.
Tre anni fa, ce lo avevi annunciato in Mélicerte.
Era dicembre.
Quando mi sono mosso per conoscerlo,
era già andato via da casa tua.
All'inizio di gennaio, era scomparso.
Così giovane, ma già una leggenda.
Grazie a Dio, è tornato.
Me lo ha detto lo stesso re.
- Il re ?
Comunque, Baron sta riposando.
- Ohhh, sta riposando...
a diciassette anni...?
- Così è per questo che siete venuti qui ?
- Scherzi Molière ? Assolutamente no.
Ti ho scritto che avevo una cosa da chiederti.
- E va bene, se non si tratta di Baron, dimmi che cosa è.
- No, più tardi, è imbarazzante.
- Oh, tutto questo mistero !
- Di soldi, Molière.
Di che cosa vuoi che si tratti ?
Lo conosci il nostro Lully.
La sua mano è un crogiolo in cui i soldi si fondono.
- Soldi ? Vuoi dire soldi che ti dovrei prestare ?
- Si, ma non così. Secondo le regole.
Ti farei una rendita, davanti a un notaio.
Te ne parlerò più tardi, ma davanti a questi signori...
- Possiamo sentire qualsiasi cosa,
- Siamo come le tre scimmie.
Non vedere niente, non sentire niente, non dire niente...
- Parla chiaro. Qual è la somma ?
- Quindicimila lire.
Dodici... ?
- Questa cosa lo fa tossire.
- Ascolta, ne parliamo con calma, non c'è fretta. Lasciamo passare l'estate.
- I retroscena non passano.
- Considera che questo ti porterà una rendita,
tra capitale e interessi,
di seicento lire all'anno. Grasso che cola !
- Non ti domando per cosa farne...
- Ah, questo non sarebbe da amico.
- Ci sono alcune distrazioni che costano più delle altre.
- Niente libertinaggio. - Oh, pensateci !
Non c'è che l'amore che costa caro.
- E che sia anche troppo caro.
Ascolta, riparliamone in autunno. La stagione sarà ricominciata.
- Oh, ma guardate chi è arrivato...!
- Questi signori si erano persi... Avevano superato il bivio...
- Siete originale ! E' la prima volta che veniamo.
- Claude !... Sei arrivato ! La festa può incominciare.
- Molière, non ti faccio i complimenti per le tue indicazioni.
Sarebbe stato sufficiente dirci,
andate a destra, davanti alla chiesa.
- Hè, sarebbe stato troppo facile.
Credo che il nostro amico non voglia che si sappia che abita ad Auteuil
davanti alla casa del signor Curato.
- E' così... l'autore di Tartuffo !
- L'autore di Dom Juan. - Che abita davanti alla chiesa.
- E' vero che è una chiesa brutta,
ma sarebbe stat una indicazione comoda.
Noi abbiamo proseguito diritti.
- Mi sono passati sotto al naso al galoppo.
Mi ero addormentato.
- Uno strano modo per aspettare i suoi amici
quello di nascondersi dietro a un grande castagno...
Come potevi pensare che ti vedessi !
- Ci è corso dietro gridando come un pazzo
- E' vero avete questo vile di splendidi castagni...
Li ho notati arrivando...
- Ti ho già detto di smetterla
di emozionarti per tutto.
I palazzi dove cammini, le cose che mangi !
Ammirare a bocca aperta gli alberi di un viale...
fa contadinotto !
- Si, si sente il suo essere borghese
fino al midollo !
- Il signor Charles Coypeau Dassoucy...
il suo valletto, signor Pierrotin...
- Valletto... si fa per dire..
una volta era il mio valletto...
Adesso non so più cosa sia.
- Avevo sette anni quando il maestro mi ha preso al suo servizio...
Signori, lui mi ha formato,
e mi ha anche... deformato.
- Un dissoluto che mi ha portato due volte in prigione !
Nel bene e nel male, andiamo avanti assieme...
come il diavolo e l'acqua santa...
- Il signor Marchese di Jonsac... il cavaliere di Nantouillet...
- Signor Marchese...
- François de Prat, cavaliere di Nantouillet.
- Il Marchese è lui.
- Alexis Jonsac.
- Mi scusi, mio signore.
Che le vostre serenissime si degnino di scusarmi...
- Oohh...serenissime.
Si vede che sono tornati dall'Italia.
- Signori, non avreste potuto dirlo meglio. Veniamo da laggiù.
Osmane... un ballerino
che mi hanno appena mandato dall'Italia...
con il quale...
lavoro.
- Bene !
E voi signore, che fate le presentazioni,
non vi presenta nessuno ?
- Jean-Baptiste Lully, signor Dassoucy, per servirvi.
- Come ?
Voi siete il signor Lully ?
Che onore ! Che incomparabile privilegio !
Chapelle, non mi hai detto niente !
Mi inginocchio davanti a voi !
- Signoria vostra, baciamo i vostri piedi !
- Alazatevi, signor Dassoucy.
Non sia mai detto che l'autore della splendida musica
dell'Andromeda di Corneille
si sia prostrato davanti a me.
- Oh, siete troppo buono signore,
di ricordarvi di un lavoro commissionato più di vent'anni fa
sotto il signore Cardinale Mazzarino...
quando voi eravate ancora un giovincello...
Sono comunque onorato che ne abbiate sentito parlare,
perché a quell'epoca voi stesso non eravate ancora arrivato in Francia.
- Niente affatto. Ricredetevi.
Avevo superato le montagne per grazia del cavaliere di Malta,
che riposi in pace.
Ero valletto di camera presso la grande Signorina...
la Signora Duchessa di Montpensier...
- Je l'aidais à parfaire sa connaissance de l' italien.
E' stando nel suo ambiente che sono stato portato all'opera
ad ascoltare la vostra Andromeda
e quella di Corneille.
Me lo ricordo benissimo.
Dovresti ascoltare, Osmane.
E' anche per la tua istruzione
che racconto queste cose ai signori.
- Ah, maestro mi scusi.
E che ho... ho visto un uccello... - Oohhh...
Avete visto un uccello.
Signore, dovete farcelo vedere.
- Là... sul prato...
tutto giallo... con un ciuffo blu...
- Alessandro ! Non sei più all'asilo !
- Mi scusi signore, ma non capisco... Il vostro ballerino turco...
talvolta lo chiamate Osmane, talvolta Alessandro, che non è un nome turco.
- Il mio precedente istruttore si chiamava Alessandro
ed era veneziano.
Per comodità ho ribattezzato Osmane
con lo stesso nome.
E poi era naturale che la Repubblica di Venezia
lo vincesse nella sua guerra
con il Sultano di Costantinopoli.
- Signore...
questo è vendere a buon mercato il coraggio della Sublime Porta...
il mio maestro, il conte di Cézy,
che è stato per più di vent'anni il nostro ambasciatore a Costantinopoli,
vi avrebbe corretto
aspramente.
Signori, avevo diciasette anni
ed ero per lui come un figlio.
Mi ha insegnato
tutto quello che so.
- Non ne dubito, cavaliere.
- François, trovo un po' arrogante
pretendere di sapere tutto alla tua età .
Io stesso potrei insegnarti dei segreti
su alcuni argomenti.
- Oh, oh... dei segreti !
- Guardatevi bene, giovanotto,
dal confidare i vostri più preziosi segreti
a questo Chapelle !
Non sa tenere a posto la sua lingua...
e può tradire un amico per vendere meglio il suo libro.
- Nessuno sa tenere a posto la sua lingua,
questo fa parte dell'essere umano.
- O tutti mandano al rogo i loro amici ?
- A Montpellier, le signore e i giudici volevano fare di noi una grigliata !
- Pietà ! Non vorrete rinvangare l'episodio dei preziosisti di Montpellier !
- Credetemi, se ho deciso di riunirvi stasera con Molière...
- Dopo vent'anni...
- E' stato anche per farmi perdonare per certi piccoli scritti
di cui avevo mal misurato la portata...
- Ma dov'era allora la chiave della tua bella mente,
la cui serratura è spesso bloccata dal vino ?
- A proposito di vino, le caraffe sono vuote !
- Se condividevate i segreti del conte di Cézy, cavaliere,
dovete avere delle belle storie da raccontare,
che ci incanterebbero. - Calma, Molière,
sei alla ricerca di qualche intrigo per una nuova opera,
ma so già dove vuoi arrivare... Nantouillet...
è un mio amico e...
e darebbe a me la primizia per un libro.
- Vorreste tutti quanti conoscere
i ricordi del conte Cézy, signori.
Racine mi ha scritto otto giorni fa per domandarmi
di riferirgli alcuni fatti riguardanti
la ribellione di Bajazet.
- Bajazet ? - Raccontateci.
- Chi è questo Bajazet ? Un sultano ?
- Il fratello del Sultano.
Oh, ma soffrite signori perché conservo il mio racconto
oer il divino Racine.
E' statoi il primo a domandarmelo.
- Non insistete, signori. Non vi dirà niente !
- Chiaccherando,
Chapelle ci intratteneva
sull'affascinante Michel Baron, Molière,
che è arrivato due giorni fa...
ma che non vediamo qui fra noi...
- Molière,
per caso nascondi un cappone sotto il tuo letto ?
Lo sai che il suo profumo ci porterebbe fino a lui ?
- Pierrotin, le tue disavventure non ti hanno cambiato,
sei rimasto lo syesso sacripante !
- Tuttavia, lo vedi bene
che è lo stesso oggetto a stimolare tutte le nostre curiosità
Molière...
Raccontaci.
Baron ora vive con te ?
- Si, è laggiù.
- Abitate insieme, voi due sotto lo stesso tetto ?
- Voi due è una parola grossa.
C'è la mia vecchia serva La Forêt e
Chapelle che ha stabilmente un appartamento
dove viene spesso, con i suoi invitati, come puoi vedere...
E poi ci sono quelli della mia compagnia che vengono da Parigi.
Facciamo spesso le prove.
- Tuttavia la tua inneffabile Armande
vive a Parigi.
- Non l'ho scelto io.
Non è stato un piacere l'essersi separati.
Ma era diventato impossibile ! - Senza dubbio.
Ma è certamente comodo non avere più la moglie sul groppone...
la mia mi riempe le orecchie tutti i giorni.
Alessandro non può mettere un piede dentro casa
che lei subito si mette a strillare.
- Per vivere una vita felice
ci vogliono dei figli e una moglie
che sia l'invidia di tutti.
Ne va della felicità dell'anima.
Ma per il buon umore ci vogliono inoltre
dei bei ragazzi da fottere.
- Non potremmo spegnere
la creatività del vecchio valletto
mettendolo sotto lo spegnicandele ?
- Comunque...
non vedo l'ora di vedere il tuo piccolo prodigio.
- Tu, sei interessanto a un attore?
Si dice che ti piacciano solo i ballerini...
- Mio Dio, amo il mio re
e il mio re è un ballerino.
Tutte le mattine, faccio danzare il re.
- Già tutte le mattine...
quando non è andato in guerra.
- Comunque, il re non è il solo ballerino che vi interessa...
E Alessandro con cui vi accompagnate stasera
è anche lui un ballerino ?
Credo che staiate preparando per lui un nuovo
balletto. - Assolutamente no, signor de Chapelle
Alessandro è il maestro di danza del nuovo balletto
che sto scrivendo per il re.
E' così gentile da mostrarmi le figure dei movimenti
che posso insegnare a sua maestà.
Alessandro
è l'essenza della perfezione del movimento,
della forma, della danza...
- Si... salto molto bene.
più in alto di tutti.
- L'ho solo visto camminare... ma
Alessandro ha in effetti molta grazia nelle gambe,
un portamento e un'andatura rimarchevoli.
Non è vero, Pierrotin ?
- ♫ Lungi da me, lungi da me tristezza ♫
♫ Singhiozzi, lacrime e sospiri ♫
♫ Rivedo la Principessa ♫
♫ che riempie tutti i miei desideri ! ♫
- Che cosa è questa roba vecchia ?
- Questa roba vecchia è una mia canzone,
di cui Molière ha scritto la prima strofa... - Oh, oh !
- Era a Béziers, credo nel 56...
- Vada per la canzone,
ma non c'è anche il bisogno che il vostro signor valletto
la massacri ?
- Ma, signore, l'ho massacrata
ovunque... e fin da quando è stata composta !
L'ho cantata, e quasi altrettanto male, ve lo giuro,
al Palazzo della Vigna, a Torino,
davanti alla corte dellla duchessa di Savoia,
in onore della quale è stata composta.
Ma laggiù hanno trovato la mia voce così bella, che hanno voluto conservarla
con qualsiasi mezzo...
e così me le hanno tagliate...
- Se ho ben capito, signore...
vi avrebbero castrato ? - Ooohhh...
- Oohh...
guardate...
lassù...
cos'è quel prodigio ?
- Oh si, come è bella la luna questa sera,
come la luna è piena...
- Come la luna ha uno strano colore...
- La luna è turca !
- E' orientale...
- No, no, no ! Non la luna...
laggiù...
tra il fogliame.
- E' uno spettro ? - Che forma sinistra...
- Holà ! Intruso ! Avvicinati, lugubre signore...
- Aspetti qualcuno, Molière ?
- Baron, sei tu ? Ci stai prendendo in giro ?
- Che faccia pallida ! - Perfido mostro !
- Cìè del sangue e non so cos'altro
che gli sgorga dal cappello ? - Si.
- Ma è... - E' Cyrano.
- Cyrano... - Perbacco, avete ragione.
- Cyrano ! - No, no, no, no !
- E' tornato per vendicarsi...
- Il comandante ! Siamo perduti !
- Siete davvero tutti strani !
- Cyrano, amico mio !
- Sta scendendo...
- Quale miracolo...
- Sta sorridendo !
- Sta per parlare.
- La luna.... - Uuuhhh...
- Sta parlando...
- La luna era piena,
il cielo era sereno,
e le nove di sera erano suonate
quando ritornavamo da una casa nei pressi di Parigi,
quattro miei amici e io.
I vari pensieri,
che ci donava la visione di questa palla
color zafferano,
ci rallegravano il cammino.
Gli occhi spersi
in questo grande astro,
al punto che uno lo prendeva
per un lucernario del cielo
dal quale si poteva intravedere la gloria dei beati,
mentre un altro sosteneva
che avrebbe potuto essere il sole
stesso che,
essendosi a sera
spogliato dei suoi raggi,
guardava attraverso un buco
cosa facevamo al mondo
quando lui non era più lì.
- Io sogno... - Ora vorrà venderci il suo libro.
- Shhh... Si direbbe che vuole continuare.
- E, dico io,
che desidero mescolare
il mio entusiasmo con i vostri,,
credo che la luna
sia un mondo come questo,
a cui il nostro
serve da luna.
- Oh, questa è un'ottima pensata !
- C'è dell'empietà !
- Ma che blasfemo !
- Con delle idee così, si finisce sul rogo.
- Ma se è uno spirito, anche tosto,
ormai non rischia più niente !
- Cyrano...
sei tu ?
Non sei morto ?
- Voi avete questa vita
di accidenti
e di fantasia, voi i vivi.
Dopo quindici anni che sono tra i morti,
è solo un oceano di noia,
a perdita d'occhio.
Tutti dicono
la vita eterna
senza riflettere che questa cosa
é una contraddizione in termini.
Se la vita dura per sempre,
allora non si tratta più di vita.
- Ma allora tu dove sei, tu che ci stai parlando ?
-Sono su un astro...
intermedio...
un mondo notturno
dove si prepara
la rugiada del mattino.
- Come fai a stare in aria?
Attraverso le tue fiale piene di rugiada ?
- Cyrano,
devo temere la tua vendetta ?
- No, Charles...
Ti ho assolto per tutti i ragazzi
per i quali ci siamo un tempo battuti.
Non parliamone più.
- Scommetto che prima che finisca la notte,
quei due avranno litigato per...
ecco... vieni...
... questo. - Ah si, si.
- Lui ? Ma no...
Ai ballerini
che disincrociano le gambe,
ho sempre preferito
gli spadaccini
che incrociano
il ferro.
- Mi scusi signore,
che cosa avete contro i ballerini ?
- Saltellare e rigirarsi
non è balzare e fare a pezzi.
- Meglio deliziare che assassinare,
mi sembra.
- C'e della grazia nella stoccata.
- La perfezione del colpo che si porta
quando la morte è sulla punta...
quando una gamba avanza
e un garretto si tende...
- No !
- Noo...
- Il ballerino, lo spadaccino... Vi siete dimenticati del commediante.
Se la parte lo richiede, devono poter danzare
o fingere di morire...
Le qualità degli altri corpi, il commediante le riunisce tutte
nel suo.
- Al comico non interessano le qualitò fisiche, Molière.
Voi siete ben fatto, ma dei vostri colleghi sono deformi.
- Ammettete che Scaramouche o...
o Montfleury...
- Loro sono grassi... i grassi sono come le donne...
basta che appaiano sulla scena perché si sia a teatro !
- Ma nei grassi,
solo il grasso si muove...
invece nei corpi
addestrati alle armi
e nella danza...
- La danza è tutta nelle gambe, non è vero ?
- Anche la commedia è nelle gambe.
- Eh si, la commedia...
- Eh si, il talento comico è anche nelle gambe.
- Ma nei ballerini, la gamba va fino alla natica.
- Gli uomini non sono delle bestie... state parlando di prosciutti...
- Ma come, ma certamente,
i ragazzi sono dei cavalli.
- Sei stato troppo in guerra, non fai più alcuna differenza.
- È certo che, vista dalla luna o anche dalla Guascogna,
non si distingue la groppa dei cavalieri da quella delle loro cavalcature.
- Ma che Guascogna, signor ?
- Voi non siete guascone ?
- Ho combattuto nei cadetti di Guascogna,
ma essere guascone, signore l'Italiano, mai !
E in vita mia non ho mai visto le mura
della bella città di Bergerac.
Sono cresciuto a Chevreuse,
ho studiato
dai bravi padri di Lisieux.
- Quando ho conosciuto la bestia,
era fuggito via dai bravi padri di Lisieux...
I tuoi studi di retorica, non li hai mai finiti.
- Si, lui ne sapeva abbastanza.
Allora avevo sedici anni e lui mi ha insegnato tantissime cose
in molte materie.
L'avevo soprannominato Socrate.
- Ah, tu eri...
il mio Alcibiade, il piccolino !
- Alcibiade, non lo so.
Aveva piuttosto l'aria di un bambino sperduto.
Sempre da qualche altra parte.
- E' vero che ha sempre l'aria che aveva un tempo.
- Quando te l'ho messo nel tuo letto, Charles.
- Per questo non era geloso delle tue conquiste!
Non mi capacitavo di ritrovarmi fra voi due nello stesso letto.
Mi hai dato a lui senza troppe cerimonie.
- Allora, Charles, scrivevi di lui:
"In quale paese del mondo si troverà
un ragazzo sperduto
più sperduto del nostro amico Chapelle ?"
- Chapelle, non dirmi che queste orgie si svolgevano facendomela in barba ?
- Oh no, a quell'età non avevi la barba.
E poi non devo vergognarmi della mia carriera galante !
Certo, non era Molière... ma avevo sedici anni
ed ero già l'amante di Cyrano e di Dassoucy...
Il che non era mica male.
- Ma in effetti, Cyrano,
amico mio,
sei ritornato, in questa notte di luna piena...
tu sei qui fra noi...
Come sei riuscito in questo grande prodigio di apparire fra noi
e di parlare con noi senza farci paura ?
- Siete voi che siete riusciti in questo prodigio
di essere qui riuniti malgrado...
i vostri passati litigi...
di essere qui, tutti i miei amici riuniti
per un banchetto unico
insieme a dei giovani
che erano ancora nella culla quando fui assassinato.
In questa vostra tregua,
in questa vostra... pace delle arti,
era naturale che mi unissi a voi.
- Ma...
vuoi dire che i morti avrebbero il permesso di andare a visitare
i loro amici viventi quando questi si riuniscono fra di loro ?
- Il fiume dei morti
scorre
sotto i vostri passi...
Caronte
mi ha dato il permesso di venire questa notte.
Doveva attendere sulla riva una vecchia d'Auteuil
che tardava a morire.
Presto tornerà a prendermi.
- E' la più bella dimostrazione d'amicizia
che abbia mai sentito.
Grazie, Cyrano.
Vedi, questa sera ti amo
come quando ti ho incontrato,
in fuga dai gesuiti di Lisieux.
- Già allora preferivo prendere lezioni
con un maestro d'armi
e con un maestro di ballo.
- Tutti e due ?
- Si signor, le armi e la danza,
ed è per questo che...
posso parlarvi
del culo di un ballerino
e del culo di uno spadaccino
dandovene dimostrazione.
Dite al vostro.... - Alessandro.
- Alessandro
di mostrarci le sue natiche,
e tu Nantouillet...
- Le mie natiche, signor comandante ? Davanti a tutti ?
- Ma se è un morto che te lo chiede...
- Inoltre siamo solo fra di noi, la vecchia serva è andata a letto.
- Ma fatelo per incoraggiarlo...
per amor mio, cavaliere...
e anche per rievocare
qualche vecchio ricordo...
Forza, levati le mutande !
- Va bene, ma solo perché sei tu...
♫ Oh piaceri celestiali ♫
♫ Dolci trasporti di letizia ! ♫
♫ Vieni morte quando vorrai ♫
♫ farmi dono del trapasso ♫
♫ Ho rivisto la mia Principessa ! ♫
- Cos'è ancora questa cosa? - E' il seguito.
- Sempre scritto da te ? - Temo di si.
- Signori, un po' di rispetto
per questi due culi
che vi contemplano !
- Eh allora ? Come si pronuncia l'assemblea ?
- Mio Dio,
mi pento di avere vissuto così male!
D'ora in poi faccio il voto
di scopare solo nel culo !
- Lasciami indovinare... Scritto ancora da te ?
- No. Da Théophile de Viau, mentore di noi tutti.
- Amici, un po' di rispetto, che diavolo !
Théophile ne aveva.
- Si... ma il culo isolato, da solo non vuol dire niente.
Ci vogliono la coscia, anche il ginocchio, il polpaccio
e fino al piede,
insomma, scendere del tutto.
- Ha ragione, non possiamo giudicare,
c'è bisogno di tutta la gamba. - E' evidente !
Si sono mai viste delle statue con le mutande abbassate ?
- Il giudizio di Paride avrebbe potuto aver luogo
con le tre donne con le gonne tirate su ?
Signorini, ancora uno sforzo per favore.
L'assemblea vuole vedervi
in costume adamitico.
- Per farla semplice, vuole vedervi completamente nudi.
- Sì, ma per essere coerenti con quello che diceva Molière,
a questi due culi,
bisognerebbe aggiungerne un terzo.
Il culo di un commediante.
- Un commediante ? Ma per fare cosa ?
Il culo di un comico non ha niente di particolare.
- Giusto, ma per porre fine alla diatriba incominciata da Molière,
abbiamo bisogno che ci siano le tre categorie.
Uno spadaccino, un ballerino
e un commediante.
- Il giudizio di Paride verteva su tre donne.
- Bene, posso si o no levarmi le mutande ? - Oh, cosa ne pensate ?
- Molière..
cosa ne dici ? Ma...
perché non fare venire... Baron ?
- Ma si, certo. Che buona idea...Baron
Molière, fai venire il tuo Baron.
- Chapelle !
Sbaglio nel lasciarti un appartamento a casa mia.
Non fai altro che bere e che portarmi dei debosciati.
Con te le cose finiscono sempre col trasformarsi in uno scherzo di cattivo gusto...
- Baron... Baron...
Baron... Baron
Baron... Baron
Baron... Baron
Baron... Baron
Baron... Baron
Ahhhh....!!!!
- E' arrivato questo sublime giovanotto
la cui fama risuona fino alle mie contrade !
- Michel Baron...
Ci perdoni di accoglierla, signore, con questa tenuta da frate.
- Con una tenuta così poco protocollare...
- In verità, signore, il vostro venirci vicino
ci fa venire al mondo.
- Signori,
questo giovanotto è un ragazzo sotto la mia protezione.
Non coinvolgetelo nelle vostre dissolutezze !
- Chi parla di dissolutezza ?
E' una questione altamente filosofica
quella di cui ci stiamo occupando.
- Quale attività è la migliore
per portare questo corpo
alla più adorabile perfezione ?
- Alla più desiderabile ! - E' una questione di bellezza.
- Pura e implacabile come la bellezza
con la loro giovane carne
al posto del marmo.
- Signori, vi scongiuro,
lasciate il mio discepolo nella sua innocenza.
- Se si tratta soltanto di mettersi come questi signori, Molière,
quello non è un problema e mi presto molto volentieri.
Il clima è mite. Non rischio di prendermi un raffreddore.
- Questo è il giusto spirito !
- Questa è la libertà !
- Allora, ti spogli anche tu ?
- Baron è all'altezza della sua reputazione.
- Signori...
le tre grazie virili
della Guascogna,
della Francia
e della Turchia !
Mi sembra, signori,
che non possiamo domandare a questi ragazzi
di restare lì immobili
come i modelli nell'atelier di Poussin...
Ora,
bisogna che ognuno di loro si mostri
nella sua attività.
- Si, Alessandro danzerà,
il cavaliere tirerà di scherma
e Baron reciterà un passaggio che
sicuramente Molière ha appena scritto per lui.
- No !
Baron non svelerà nulla
di quello che non ho ancora messo in scena.
- Mi sembra che abbia già svelato molto
di quello che Molière vuole portare sulla scena.
- So che cosa vi reciterò,
un passaggio del signor de Bergerac. - Ah, si !
- Quando la quercia che incontra sul sole
racconta l'origine dell'amore.
- Ah, gli "Stati e gli imperi del sole" !
- Signori, questo è il mio modo di dirvi che me ne vado a letto.
Mi bevo il mio latte e me ne vado a dormire.
- Buon latte, Molière.
- E buona notte
perché alla fine ci irriti.
- Amico, fai male a ritirarti.
Nel vostro mondo bisogna combattere senza sosta
per gioire...
di ogni singolo istante
e di ogni piacere.
Adesso so che
la gelosia, fra tutte le passioni, è la più folle
e la più inutile. - Cyrano... !
Non ho ancora avuto questa riflessione di saggezza.
Buona notte, signori.
La piega che prende la vostra serata non è quella che mi aspetto dagli amici.
- Va beh...
- Che guastafeste, davvero !
- E' a causa delle sue condizioni...
i medici gli hanno ordinato una dieta a base di latte
e di formaggini magri...
- Ma non lasciamo che questo infici la nostra gioia...
Beviamo ! Ancora del vino, Pierrotin...
- Giovanotti...
- Vi ascoltiamo.
- La mia cara amica, la quercia
mi ha raccontato l'origine dell'amore sulla terra.
"Per quanto poco, ragazzo, voi abbiate vissuto sul vostro globo natale,
la famosa amicizia fra Pilade e Oreste
sarà certamente giunta a vostra conoscenza..."
- Scusatemi,
ma seguendo la recitazione del talentuoso Baron,
questi signori dovrebbero incarnare questi valorosi guerrieri.
Per esempio, voi cavaliere potreste fare Oreste...
- Oreste ?
Volentieri... un importante ruolo principale
ma chi farà il mio Pilade...? Alessandro.
- Ma, non ho il testo.
- Non ce n'é bisogno. Mimeremo soltanto
seguendo la recitazione del signore...
- Eh va bene, se volete... Ma io, se ho capito bene...
io faccio Pilade...
Allora, Pilade muore e poi, finito lì ?
- Voi fatelo, lo capirete facendolo.
- Un giorno,
il bravo Oreste,
impegnato in una battaglia,
cercava il suo caro Pilade
per gustare il piacere di vincere o
di morire in sua presenza,
quando lo scorse
a cento lance alzate sulla sua testa.
Ahimé !
che fece egli ?
Disperato,
si lanciò attraverso una foresta di picche
gridando,
urlando,
schiumando di rabbia.
Alla fine,
Pilade cadde
senza vita.
E l'amoroso Oreste,
che sentiva similmente la sua sulle labbra,
la trattenne
fino a che, con vista smarrita, avendo cercato fra i morti
e ritovato Pilade,
sembrò,
incollandosi alla sua bocca,
voler gettare la sua anima dentro il corpo del suo amato.
- Hey ! Smettila. cavaliere ! La puzza del tuo alito !
Hai mangiato dell'aglio o cosa ?
- Vienu Pilade, mio tesoro !
Mio piccolo eroe !
- Aiuto ! All'assassino!
- Il più giovane di questi eroi
spirò di dolore sul cadavere del suo amico morto,
e dovete sapere
che dalla putrefazione del loro tronco, che senza dubbio
aveva ingrassato la terra,
si vide germogliare
fra le ossa già bianche dei loro scheletri,
due giovani alberelli
il cui fusto e i rami, congiungendosi alla rinfusa,
sembravano non affrettarsi a crescere per potere attorcigliarsi ancora di più.
Le loro gemme
profumate
si chinavano l'una sull'altra,
e si riscaldavano a vicenda con il loro alito come per potersi schiudere più presto.
Alla fine, questi amanti felici
produssero
delle mele... ma...
mele...
miracolose...
Non si erano appena mangiate le mele dell'uno,
che si diveniva perdutamente appassionati e innamorati
di chiunque avesse mangiato il frutto dell'altro.
E, non so come prosegue...
- Bravo ! Bravo !
-Signore, grazie.
Ci avete affascinato
talmente che la vostra arte
sontuosamente accompagna
la vostra nudità.
Abbandono il mio favorito
per dare il mio voto
alla carnale corposità della vostra parte.
- Seguo Cyrano nella sua scelta,
malgrado le vostre callipigie rotondità,
bel Alessandro...
- Rotondità, quali rotondità? Mi state dicendo che sono grosse.
Ma non sono grosse. Tantomeno grasse come una cotenna.
- Il signore ti sta facendo un complimento,
che le tue natiche sono tonde.
- E tu, Nantouillet,
hai il polpaccio troppo rigido e la coscia troppo piccola...
non sei voluttuoso.
- Ho il culo piatto, lo so.
Ma Cyrano, tu mi hai teso una trappola.
Inoltre è la prima volta che guardi i didietro...
Quando eri vivo, non era quello che c'era dietro che ti interessava ...
- L'esito è chiaro.
Il corpo del commediante è il più armonioso.
Baron è il vincitore,
Ha ottenuto tutti i voti.
- Oreste e Pilade al posto di Adamo ed Eva.
Cyrano, ci hai superato tutti,
con la tua creatività e la tua immaginazione !
- Oltretutto il libro è introvabile...
- Oh si, i gesuiti si ingegnano a distruggerlo man mano che viene stampato.
- Grazie a Dio, ne ho una copia nella mia biblioteca.
- Noi altri abbiamo qualcuno e le nostre piccole storie qui in basso
mentre tu vai nella tua scatola magica
a esplorare gli astri di giorno
e di notte.
- Dovrei pensare a un opera
sui vostri "Imperi del sole
e della luna"...
- Mon cher Lully,
Cyrano è morto da quindici anni !
Non è perché è venuto a trovarci questa sera
che da domani si metterà a lavorare con voi al clavicembalo.
- Certamente,
ma la sua arte permane,
e mi piacerebbe riscoprirla
per farne un'opera,
non vedo cosa me lo impedirebbe...
- Quello che ve lo impedirebbe, signore,
è il talento dei vostri amici viventi
che vi sono accanto e che soffrono la fame,
che hanno un bisogno che i morti non hanno.
- Ahhh...ah..-
la volpe esce allo scoperto !
- Come ?
Cosa stai cercando di dire ?
- Che hai percorso in lungo e in largo la Francia e l'Italia
alla ricerca di rendite e di importanti signori
che ti commissionassero delle opere, ma...
tu e il tuo Pierrotin
avete talmente importunato tutti,
che ormai nessuno vi commissiona niente.
Il resto dei soldi che avevi,
lo hai dilapidato a carte.
Allora, ti è tornato in mente,
in modo molto opportuno,
il tuo vecchio amico Molière,
divenuto famoso
e vicino alla corte.
- Molière non ha mai spesso di prodigarmi il suo affetto
che gli ho sempre restituito centuplicato.
- Centuplicato,
vecchiaccio !
Molière ti ha alloggiato e nutrito,
ti ha mantenuto per tutto il tuo soggiorno in Languedoc,
prima e dopo il tuo soggiorno
nelle prigioni di Montpellier.
Tu devi a Molière una riconoscenza eterna !
- Lo vedi Chapelle ?...
Per colpa tua, tutti sono al corrente delle mie disgrazie a Montpellier.
Il tuo libro ha rovinato la mia reputazione
perfino tra i morti !
- Vorresti negare, furbacchione,
che sei venuto stasera da Molière
perché è la tua ultima carta?
Che ti vedresti bene nel soppiantare
il grande Lully come compositore
delle commedie-balletti che darà Molière ?
- Così, signore, voi contemplate un simile progetto ?
Dovreste sapere che la mia collaborazione con Molière
dura ormai da sei anni ?
E questa unione si basa su un'alleanza
solida come il ferro ?
- Oh là. signor...
sovrintendente alla musica,
poiché è questo l'incarico che avete chiesto al più grande re del mondo...
- Cosa dite, signore ? - Gli spettri
hanno orecchie che arrivano
fino a Versailles tra...
gli specchi delle toelette
dove le dame vanno e vengono ,
all'interno dei pannelli della galleria degli specchi
dove la vanità degli uomini
sfila tra i loro inchini..
- Mi sembra... signore,
que i fantasmi siano futili
nel loro aggirarsi tra le vanità delle toelette e degli specchi...
- Gli specchi sono molto più profondi di quanto sembri,
riflettono
mentre ci riflettono,
per caso,
scivolando in una di queste profondità,
ho colto
una richiesta che facevate al re
un giorno in cui, come sempre, lo facevate ballare...
- Insomma, signore ! - Una richiesta che sicuramente
sarebbe fonte di dolore
per il vostro amico Molière...
un dolore che lo porterebbe a morire...
più in fretta della sua infiammazione gastrica.
- Signore, ne ho abbastanza, si spieghi chiaramente !
- Vi ho sentito,
signor "ballerino",
sussurrare
all'orecchio del grande Luigi che Molière produceva solo
opere volgari,
che mal si confacevano
alla grandezza di un re.
Voi uccidereste Molière,
signor Lully.
- Ignoravo he l'insolenza dei morti
superasse l'impertinenza dei vivi.
Dovete essere scivolato troppo velocemente per le profondita del vostro specchio spia,
e avete sentito delle cose
che non avete capito.
- O capito cose che non avete sentito.
- Oh là, là... raccapezzarsi tra specchi,
profondità che ondeggiano, mi gira la testa.
- In altre parole, spettro temerario, torna nei tuoi abissi,
dimentica quello che ho detto
riguardo a trarre un'opera dalle tue stronzate.
Ti farò tacere.
- Signor Lully...
siete un artista come noi.
Senza dubbio meglio di noi.
Ma è il re che ci dà e si riprende i sussidi che ci permettono di vivere,
Quel re con cui voi ballate tutti i giorni.
Spero voi siate benevolo anche
nei confronti di Molière o di Dassoucy,
quando il caso vi porta a parlare di loro.
- A dire il vero, il re non parla spesso di Molière,
di Dassoucy... mai.
- Ahimé, i tempi sono cambiati,
neanche Corneille non è più di moda.
- Se seguissimo la moda,
ci sarebbe posto solo per Racine e un caffé ! - Mio Dio,
il nostro giovane re ama le arti alla follia.
- Il sole ama tutto ciò che è nuovo.
- Ma certo, tutto quello che si rinnova !
Tutto ciò che stupisce !
Non si può passare la vita a danzare le gavotte
come sotto quel buonuomo di Luigi XIII,
che aveva un gusto deteriore
per il rustico.
- Detta da un Italiano, signore,
l'affermazione è ammirevole !
Non è quel buonomo di Louis XIII, come voi dite,
che ha fatto venire in Francia il gruppo degli Italiani...
Mazzarino e tutto il vostro clan?
- Signore, si può fare dell'arte senza invitare l'Italia ?
Voi non siete forse molto apprezzato nel ducato di Savoia,
e a Torino, e in diversi stati al di là delle montagne ?
- È che posso ancora comporre la mia musica, signore...
qui quet'arte è sempre più il previlegio
di un solo e unico artista !
- Che ne rinnova ogni giorno la gloria
e l'eccellenza.
- Ammettete, signore, che i sussidi del re non sono senza limiti.
E se il re vi favorisce,
deve pur riprendere da uno ciò che accorda all'altro.
- Signor de Chapelle, è Molière che vi ha preso per ambasciatore ?
Non parlate così,
mi addolorate.
- Il commediante ha recitato e si è rivestito.
Signor Lully, ho freddo. La luna è tramaontata.
Posso rivestirmi ?
- Certamente, Alessandro.
Allora !
Amico mio,
cambiamo argomento
e parliamo del vostro fascino, Michel Baron,
perché, signore, è un modo davvero strano
quello di difendere la vostra causa,
prendendovela con me.
- Lungi da me quest'idea, signore...
sono ai vostri piedi e imploro la vostra grazia.
Malgrado la mia sorpresa,
avevo sperato che venendo da Molière,
forse vi avrei incontrato...
- C'est un serpent...
che ruba le prede degli altri
per mangiarle meglio da solo !
- Signor Pierrotin,
voi che cantate per tutte le occasioni,
potreste cantarcela
come si deve ?
- Le parole sono di Molière ? - No.
Il testo non è di Molière,
ma è comunque molto carino.
Ascoltiamolo.
♫ Il piacere ha scelto come rifugio ♫
♫ questo luogo piacevole e tranquillo ♫
♫ perché questi sono luoghi belli per gli amanti felici. ♫
♫ perché questi sono luoghi belli per gli amanti felici. ♫
♫ E' l'amore che tiene incatenati ♫
♫ mille uccelli che cantano giorno e notte nei nostri boschi, ♫
♫ Se l'amore causasse solo dolore ♫
♫ gli uccelli innamorati non canterebbero così tanto. ♫
- Toh,
sono le tre e siamo, per così dire, ancora in piedi.
- Perbacco,
sono davvero matto a venire qui ogni giorno a ubriacarmi
per rendere omaggio a Molière.
Sono stanco di questo andazzo...
e quello che mi fa arrabbiare è che lui creda che io sia obbligato a farlo.
- E' per fargli un favore che veniamo a casa sua,
Che ci sbattiamo fino a... Auteuil...
dove gli è venuto lo sfizio...
di venire a stare !
- Così lontano dai nostri locali preferiti.
- Dal Montone Bianco ? - Dalla Mela di Pin...
- Dalla Croce di Lorena !
- Glielo abbiamo detto.
La festa potremmo farla anche altrove...
- E dove ? Anche Chapelle si è trasferito a vivere qui.
- Da quando siamo arrivati, Molière ha voluto metterci nelle tue mani.
Non voleva altro che...
andare a dormire.
- Perché Baron era in casa...
- Mi aveva chiesto di aiutare La Fôret nella stanza di servizio e di non farmi vedere in giro.
- Eh, lo sappiamo !
Abbiamo dovuto discutere
e quasi minacciarlo, questi signori me ne sono testimoni,
per poterti avere fra noi,
signorino.
- Ammettetelo !
Questo ragazzino attraversa tutta la Francia
per venire fino a Parigi
e brillare sulle scene teatrali.
Ma Baron,
nenache il tempo di arrivare che Molière s'impossessa di te,
come Giove di Ganimede,
e ti seppellisce insieme a lui in questa campagna.
- Allora, Baron, ribellati !
Fai valere i tuoi diritti, il tuo talento,
la tua giovinezza.
- La tua voglia di brillare.
- E se sei Ganimede, fai il coppiere !
- Il coppiere.* * échanson = coppiere chanson = canzone
- Cosa... le canzoni ? Io faccio le canzoni.
- No, non le canzoni !
- Il coppiere !
Sta dicendo: servici da bere.
- Non sai che la vita è breve ?
Che passa in un istante ?
- Guardamii !
Vedi
questa ferita alla testa...
- Oh là là, sto per svenire...
- Ecco cosa significa avere dei nemici che ti fanno cadere delle travi in testa
- Ma senti male per tutta l'eternità ?
- No, ci devono pur anche essere dei vantaggi.
- Tu eri un solitario. Eri pieno di nemici.
- Ero libero.
Non volevo dipendere... da nessuno.
- La nostra vita è poca cosa !
E' piena di traversìe.
- Siami in una perenne ricerca per trenta o quarant'anni
per godere di un momento di piacere,
che non troviamo mai.
- Nella nostra giovinezza
siamo perseguitati da dei maledetti genitori
che vogliono metterci in testa
un'accozzaglia di stupidaggini.
- Dici bene !
Perdio, mi preoccuppa che giri o la terra
o il sole o che quel pazzo di Cartesio abbia ragione.
- O quel vecchio furbacchione di Aristotele !
- Non ci siamo liberati di quei pazzi
che ci hanno riempito la testa
con un bel matrimonio.
- Tutte queste donne
sono degli animali nemici giurati della nostra tranquillità.
- Eh si perdio,
dolore,
ingiustizia,
infelicità ovunque
La vita è un misero condividere... lasciamola,
per timore di non separarci da buoni amici quali noi siamo.
- Amici miei,
il fiume è a portata di mano...
- Andiamoci ad annegare in compagnia ! - Lasciate che vi guidi
in quel punto del fiume
dove la sua profondità permette di accedere,
attraverso un gioco di chiuse naturali,
ai fiumi sotteranei.
- Cosa stai dicendo amico ?
Che la Senna in quel punto confluisce nello Stige ?
- E' un punto,
una grande fossa d'acqua
percorsa da un movimento circolare
dove l'onda
diventa nera.
- Facci vedere questo passaggio.
- E' quello in cui è passato Orfeo ?
- Ah, no ! Perché in questo
si attraversa in una sola direzione.
Non tornerete indietro.
Siete...
convinti ?
-Non ci sarà mai più una così bella notte...
- ...di amicizia e di luna...
-... più propizia
- ... per morire ! - Si...
- In questo momento, il tempo si è fermato...
Siamo tutti in pace,
nel piacere, nel vino e negli amori...
E da domani
torneremo alle nostre noiose famiglie.
- Alle nostre spiacevoli mogli...
- Ai nostri intrighi, ai nostri litigi...
- Alla quotidianità delle giornate...
ai doveri...
ai grigi mattini...
il tirare avanti,
il vino cattivo... Hey, Baron...
cosa dici tu ?
- Che un giorno forse reciterò davanti al re ?
- Credi che il re ti capirà meglio di noi, eh ?
- Il re ! Ma è Lully che gli insegna il gusto.
- Signori, sono ancora molto giovane...
- E' una malattia da cui si guarisce in fretta.
- E Molière sta dormendo... Si sveglierà se non mi trova...
- Eh va bene, rimani con Molière
perché non ti rendi conto
di quanto sia importante morire adesso !
- Prima dell'alba, la Senna
diventerà il nostro letto !
Andiamo signori, andiamo,
Lasciamo qui questi codardi e andiamo a realizzare
il nostro glorioso disegno !
- Cyrano, aprici la strada !
- Michel !
- Osmane ! - Sono pazzi !
- Aspettami ! Vado a cercare Molière.
Solo lui riuscirà a farli ragionare !
- L'acqua!
- Signori...
Che cosa vi ho fatto perchè vogliate realizzare questo bel progetto
senza rendermene partecipe ?
Come ? Volete annegarvi senza di me ?
Credevo che fossimo amici...
- Beh, ha una parte di ragione.
Gli stiamo facendo un torto.
Forza, vieni, Molière, ad annegarti con noi. - Si, vieni con noi... dai, vieni.
- Forza, Baptiste, vieni... non è neanche fredda...
- Piano, qui non si tratta di una cosa
da affrontare malamente.
Si tratta dell'ultimo atto della nostra vita, bisogna valutarlo nel merito.
- Cosa intendi dire? Spiegati.
- Si, il nostro merito è grande.
- Si, il nostro atto ammirevole.
- Quando sarà noto. diventeremo immortali !
- La nostra gloria sarà... postuma !
- E sarà anche postaqua !
- Postaqua ?
- Una gloria postaqua ?
- Si, si. Non "post humus", dopo la terra,
ma "post aquam", dopo l'acqua
poiché i nostri corpi troveranno sepoltura tra i flutti.
Post-aqua !
- Ah già, non è stupido...
- Sa bene il latino !
- Mi sta bene morire, ma non finire cocomero* o... melone d'acqua. * cocomero=pasteque
- Beh, vieni Molière,
unisciti al nostro destino postaqua !
- Postumo... postaqua...
e tuttavia...
- Cosa c'é ? Continui a tergiversare ?
- Assolutamente no, vi sto venendo dietro... Guardate, sono già in acqua...
ma... un dubbio mi attanaglia, di cui non riesco a liberarmi...
- Ma allora parla Molière. Sono le tue ultime parole.
- Si, non puoi farla finita, restando con un dubbio nell'animo...
- Si, di cosa si tratta ?
- Va bene... se ci lasciamo annegare a quest'ora,
potrebbero interpretare malevolmente e in modo sbagliato il nostro atto.
Sicuramete diranno che l'abbiamo fatto di notte
perché eravamo disperati e ubriachi.
- Chi oserebbe dire una cosa simile ?
Non lo permetterò perché non c'è niente di più falso !
- Si, non sarebbe giusto ! - Non siamo ubriachi !
- No, certo che no, ma...
ma le malelingue sosterrebbero il contrario...
Dobbiamo scegliere il momento che ci onori maggiormente
e che corrisponda al nostro modo di agire.
- E' il giusto atteggiamento. Allora,cosa vorresti fare ?
- Domani verso le otto o le nove del mattino,
a digiuno e davanti a tutti
torneremo qui
per gettarci a testa alta in questo fiume.
- Non è affatto stupido...
- Non c'è che da aspettare quattro ore...
cosa sono quattro ore di più o di meno ?
- Si... ma allora... in questo caso...
potremmo farlo due volte...
adesso ci anneghiamo per noi stessi...
e poi lo rifacciamo... diciamo fra quattro ore...
per la gloria postaqua !
- No, ma rifletti... non è possibile... - Perché no ?
- Hey, per me, te lo dico chiaramente...
approvo le tue ragioni.
- Si, non c'è niente da aggiungere.
- Perdio, mi fa arrabbiare,
Molière ha sempre una visione cento volte più ampia della nostra.
- Voilà è fatto, rimandiamo il tutto a domani.
Oltre ad annegare, adesso mi prendo anche il raffreddore...
- Andiamo a dormire perché mi sto addormentando
anche se sono bagnato fino al collo.
Allora...
cocomero...
dammi una mano...
- Io non bevo mai, ma quando bevo...
bevo !
- Così Molière,
non sarà questa la sera in cui tu e i miei amici
verrete a raggiungermi...
Peccato...
mi mancate molto.
- Dovrai aspettare ancora un po'...
Non essere triste.
Hai visto che banda di ubriaconi !
Qualche volta mi rattrista l'avere a che fare con gente così.
Lo stesso Chapelle mi disgusta...
- Ricordati
come era da giovane
e quanto fosse affascinante. - Ma si...
Ed è anche per questo che, malgrado tutto, lo tengo vicino a me.
- E fai bene.
Il luogo in cui mi trovo è solitario.
Non ho ancora incontrato Théophile...
Socrate...
o Giulio Cesare...
Ci sono delle folle che si assomigliano tutte...
che scorrono tremando...
come moltitudini di foglie ingrigite nel vento...
- Quello che stai dicendo non invoglia certo a venire a raggiungerti...
- Forse
avevano ragione
a voler morire tutti insieme...
Andandosene di comune accordo, laggiù
si sarebbero ritrovati tutti riuniti...
Si è talmente soli...
talmente soli...
- Allora, sei stato contento di averci rivisto ?
- Ah, si !
Per me,
il sole presto perforerà l'acqua nera
con il suo primo raggio...
e...
sarà la fine della mia scappatella.
- La tua visita miracolosa...
anche tu ci manchi, Cyrano...
- Goditi la tua casa d'Auteuil,
i tuoi amici,
questi giovanotti,
la tua gloria...
il tempo che ti rimane...
Ecco...
il sole penetra...
Svanisco...
La vecchia è già seduta nella barca di Caronte... pazienza !
Resterò in piedi per tutta la traversata.
- Addio, Cyrano
- Buona giornata, grande Molière.
E anche...
a presto !
- Cosa stai leggendo, Michel ?
- Il testo teatrale che Cyrano mi ha lasciato ieri sera al banchetto.
- Lo spettro si era portato dietro un testo ?
- Si, mi ha detto che c'era una parte adatta a me nel testo
e che forse avrei potuto convincervi a metterlo in scena a teatro.
Si tratta di una commedia "Il pedante gabbato".
- Fammi vedere...
L'hai letto ? Sai di cosa parla ?
- A grandi linee, è la storia di un vecchio padre ridicolo, Granger,
che si innamora della stessa ragazza di cui è innamorato il figlio.
Così trama per mandare suo figlio a Venezia
e restare lui solo con la ragazza.
Ma il figlio, aiutato da un suo amico,
un bricconcello chiamato Corbinelli,
si fa passare per morto
o rapito dai Turchi che ne chiedono il riscatto.
- I Turchi ?
Ma dove si svolge l'azione ?
- A Parigi... Non lontano da qui, comunque sulle rive della Senna.
- Dei turchi a Parigi ? Cyrano è proprio matto.
Vieni, leggiamo...
Fai Charlot
- "Oh, mio povero Corbinelli, eccoti !
Sai qual è l'infelicità a cui mi costringe mio padre?"
- Corbinelli
- "Vi manda a Venezia. Dovete partire domani.
Vi ordina di acquistare qualche sciocchezzuola a buon mercato,
che sia rara a Venezia,
per poterne far dono a vostro zio."
- No, lo vedi che già qui è...
scialbo.
Corbinelli deve avere un motivo per interessarsi ai problemi del giovane.
Lo incontra, confuso... suo padre vuole esiliarlo a Venezia.
Per prima cosa, potrebbe chiedergli il motivo della sua disperazione...
Io, quando ti ho ritrovato... vediamo, cosa ti ho detto ?
- Io, vi ho detto, credo...
Hey, sapete quanto mi siete mancato.
- Troppo diretto.
Charlot potrebbe dirgli...
"Peccato,
non conosci la ragione della mia inquietudine"
A cui Corbinelli... scaltro... ma anche tenero... potrebbe rispondere...
"No, ma dipende da te che io presto lo sappia poiché...
poiché io sono un uomo capace a consolare..."
- Bella trovata la consolazione.
- "Poichè sono un uomo capace a consolare...
un uomo che si fa coinvolgere dai problemi dei giovani"
- E' molto bello, ma anche diretto.
- Ma andrà bene semplicemente perché è divertente.
- Bene, allora dobbiamo scriverlo.
- Scriviamolo..
- Sembra tutto così facile quando voi lo inventate...
Perché Cyrano, che pure ha tanta fantasia e immaginazione,
non ci ha pensato ?
- Perché Cyrano è un romanziere...
che ha difficoltà e si impantana
quando deve trasportare i suoi personaggi sulle scene di un teatro.
Toh, guarda chi c'è... Un altro spettro
a giudicare dal colorito della creatura.
- Oh là là... giuro
che non berrò mai più un solo goccio di vino
in tutta la mia vita !
-Non sfidare il cielo giurando cose impossibili.
Signor Claude, buon giorno al posto di buona sera.
- Che ore sono ?- - Le cinque e un quarto.
Ci vuoi scusare ? Stiamo correggendo Cyrano.
- No, no, signor Chapelle, restate...
Leggete con noi.
Prendete.
- Corbelli.
- No, lo legge Molière.
Io faccio il figlio Charlot e voi fate mio padre, Granger.
Corbinelli
- Ahimé, tutto è perduto, vostro figlio è morto.
- Mio figlio morto. Sei fuori di testa ?
- No, parlo seriamente. In realtà, vostro figlio non è morto,
ma è in mano ai Turchi.
- In mano dei Turchi ?
Reggetemi, sono morto.
- Eravamo appena entrati in barca
per passare dalla Porta di Nesle al molo della Scuola,
quando siamo stati catturati da una galea turca.
- Per le subdole corna
di Tritone, dio del mare !
Chi ha mai sentito dire che ci fosse il mare a Saint-Cloud ?
o che ci fossero galee, pirati o scogli ?
- Ah, lo vedete !
Anche Cyrano si è reso conto dell'assurdità della sua invenzione.
- Si tratta di una farsa di Cyrano ? - Si, "Il pedante gabbato".
- E mette delle galee turche a Saint Cloud ?
Vale a dire in fondo al giardino ?
Eh, questa è proprio grossa !
- Nota comunque che ieri sera c'era un Turco vero e proprio in fondo al giardino,
sulla Senna e anche dentro.
- Ma leggete e vedrete.
- Ma i nostri Turchi non si sono accontantati di questo,
hanno cercato di accoltellare suo figlio.
- Come, senza una confessione ?
- Se non sarà riacquistato con dei soldi....
- No, un riscatto !
Ahhhh, i miserabili.
- Il mio padrone non ha potuto dirmi altro che:
"va a trovare mio padre e di lui..."
mentre le sue lacrime gli soffocavano le parole...
- Che diavolo c'era andato a fare sulla galea di un Turco ?
Di un Turco ?
- Ammetta che la faccenda della galea è ridicola.
- Si.
Ma se manca una ragione, più questa ragione sarà valida
più la domanda "che diavolo ci è andato a fare
su quella galea" sarà divertente.
- Quindi, quale ragione potrebbe avere
questo giovane per seguire un turco sulla sua galea ?
- Ma, non so...
Corbinelli e Charlot passeggiano la notte nel porto...
Per cominciare cominciamo a spostarli a Napoli...
piuttosto che a Parigi... il porto di Napoli.
Una costa pericolosa infestata dai pirati.
Ed è là che durante la notte, i nostri due complici
sono a caccioa d'avventure.
E si imbattono in un giovane Turco...
- Come Alessandro... voglio dire Osmane,
il ballerino del signor Lully di ieri sera...
quello che aveva delle belle natiche tonde...
- Ma tutto sommato, meno belle delle tue.
- Secondo il gusto di questi signori.
- A conclusione del nostro giudizio d'Auteuil.
- Risultato...
Jonsac t'invita martedì a Versailles...
Cyrano ti fa leggere un testo teatrale alle mie spalle...
Lully... non ti ha dato niente, Lully ?
- No,
un bacio quando è partito, per sigillare la promessa di rivedersi.
- Un bacio ?
- E Osmane ?
- Abbiamo chiaccherato noi due da soli fino alle ore piccole
nella capanna vicino al molo.
Ho accesso un fuoco per asciugare i suoi abiti.
Abbiamo disturbato due aironi che erano nel caminetto
che si sono messi a volare in preda al panico dentro la capanna.
- Si, beh, gli aironi, la capanna...
non è di quello che ti voglio parlare...
ma parlarti della notte che hai trascorso a parlare, come tu dici, con questo giovane Turco...
- E allora? E' il povero ballerino del signor Lully.
Era un sempliciotto. Quei signori lo hanno deriso tutta la sera.
Mi sono limitato a essere gentile con lui.
Mi ha raccontato del suo viaggio per venire qui.
Del suo esilio lontano dal suo meraviglioso paese... Costantinopoli.
Ho acceso un fuoco. Gli ho fatto asciugare i vestiti...
- Va bene, va bene. Non parliamone più.
Ma tu hai notato che aveva un bel culo. - Ahh !
Il Turco ha un bel culo, problema risolto.
- Cosa vuoi dire ? - Bene, Corbinelli e il giovanotto
seguono il giovane Turco perché notano che ha un bel culo.
E lo seguono sul molo,
il suo culo che balla davanti a loro,
fino alla galea.
- No, ma... Molière non può scrivere una cosa del genere.
- No.
Posso tradurre quello che dice.
Non sono avvicinati da un giovane turco che ha un bel culo,
ma sono avvicinati da un giovane turco di bell'aspetto che...
li invita sulla sua barca, dove salgono
e il padre potrà ripetere la sua domanda fino alla nausea:
che diavolo è andato a fare su quella galea ?
E ti giuro, la gente riderà !
ma senza sapere perché ride, credimi.
Forza, scrivi...
Corbinelli...
No, questo nome mi imbarazza. Il nome di Corbinelli
in relazione al vero Corbinelli che abita a Parigi.
- In Rue du Figuier ? - Si. Ci vuole un altro nome.
- Italiano ? Commedia dell'arte...
- Beh... c'é Scapino...
E' un mascolzone, dici ? Beh, Scapino è un imbroglione.
- Scapino non è male, ma in Francia sarebbe Scapin. Si, Scapin.
- Scapin va bene. - Scapin il mascalzone.
- L'imbroglione è Scapin ?
- Il volto di Scapin.
- O "Gli inganni di Scapin "
- Questo è il titolo.
Ammettetelo, è meglio del "Pedante gabbato".
- E in più ha il vantaggio di porre l'imbroglione al centro dell'intrigo
piuttosto che il padre, che ha molta meno attrattiva.
- Ho scritto "L'avaro" che era un vecchio ladro, un po' come Granger.
- Ma l'avaro era il personaggio centrale,
mentre qui è l'imbroglione, non è vero ?
- Cosa ne sai tu, che non hai letto il testo ?
- Poiché questo naturalmente è il ruolo che reciti.
- Bravo, mi conosce come le sue tasche.
- Allora, adorato Scapin !
- Ma se Scapin è al centro, Charlot ha una piccola parte, marginale
- Oh, mia piccolina...
- Vedremo cosa possiamo fare.
- Continuerete a chiamarlo Charlot ?
- Ah, Charlot non è male.
- No, non è il nome giusto per un personaggio,
soprattutto di una commedia... e ancora meno di una farsa.
- Potremmo cambiare il cognome...
- Tenendo le vocali "a" e "o" proponetemi dei nomi...
- Baron.
- Giusto, ma non è un nome di battesimo.
- Aloisio?
No, troppe vocali che soverchiano le altre due.
- Marco ?
Sandro ?
Non trovo che nomi italiani.
- Invertendo le vocali, forse ?
- Orazio !
- Troppo tragico... cornelliano.
- Ottavio ! - Ah !
Ottavio, non è male.
Ottavio si adatta bene a un giovane. Si, sarà Ottavio.
- E il padre? Come chiamerete il padre ?
- Il padre è vecchio, lo chiamerò Geronte, questo è tutto.
- Molto bene... e questo dove ci porta ?
- Bene, questo ci porta a Scapin
che arriva... tutto ansimante
davanti a ser Geronte e gli dice:
"Signore..." - E allora, Geronte risponde:
"Cosa ? "
- Grazie, mi sei di grande aiuto.
Allora dico... "Signore, vostro figlio..."
- "Cosa mio figlio...? "
- "L'ho trovato un po' triste per non so cosa
che gli avete detto...
Cercando di far divertire questa tristezza...
siamo andati a passeggiare giù al porto.
- Per favore, più lentamente, non riesco a starvi dietro.
- ...al porto.
Lì, tra le altre cose, i nostri sguardi si sono posati
su un giovane Turco di bell'aspetto...
- No, eh... Rallenta un po'.
Vai troppo velocemente alle conclusioni... attardale un pochino.
- su... una galea turca molto bene equipaggiata.
- Ovvero... L'intenzione è spinta, ma è ben dissimulata...
- Un giovane Turco di bell'aspetto...
ci ha invitati a entrare, ci ha...
allungato la sua mano...
Noi ci siamo messi comodi, ci ha fatto...
mille piaceri.
Ci ha offerto uno spuntino...
- Che cosa c'è di così tragico in tutto questo ?
- Mentre mangiavamo, ha fatto salpare la galea...
mi ha fatto mettere su una scialuppa...
e mi ha mandato a dirvi
che se non consegnate a me... e immediatamente...
cinquecento scudi...
manderà vostro figlio ad Algeri !
- Come, per giove ! Cinquecento scudi !
- Che diavolo è andato a fare su quella galea ?
Siete meraviglioso, Molière !
Siete lo scrittore più grande e più ammirevole !
- Allora, abbracciami.
Hey, non mi merito un piccolo bacio ?
Cosa ? E chiami questo un bacio ? Non l'ho neanche sentito...
- Con voi è sempre la stessa cosa.
Non si è neanche finito di darvi qualcosa che volete già qualcosa di più.
Non avrete niente di più. Accontentatevi !
- Ecco, adesso si arrabbia anche.
Allora, dichiari che sono meraviglioso,
il più grande...
E quando ti domando come ricompensa un piccolissimo pegno di tenerezza,
mi sento trattato come un cane
che mendica le briciole... cacciato via a calci !
- Ma voi confondete tutto ! - Io ?
Io confondo ?
Vedo molto bene che si applicano due pesi e due misure.
Con il piccolo Turco di Lully,
non ti sei fatto pregare molto. Non provare a negarlo.
Vi ho visti mentre vi baciavate.
Molto chiaramente.
- Allora sappiate che... Osmane, perché bisogna chiamarlo con il suo nome,
ha delle ciglia lunghe come quelle delle ragazze,
ha degli occhi che brillano,
una bocca dai lineamenti sottili
con delle labbra che vuoi solo mordicchiare.
Osmane ha un alito dolce,
la saliva profumata.
Chi fra voi non avrebbe il desiderio di ricoprirlo di baci per tutta la notte ?
Siate sinceri, scrittori belli... un po' di onestà !
- Basta !
Per favore, scordiamoci del vostro Turco, del suo alito e delle sue ciglia.
E ditemi piuttosto perché avete accettato l'invito di Lully a Versailles ?
Lo avete fatto per il suo nasino all'insù ?
Per il suo alito al sapore di rosa ?
Come... ?
Come... ?
Non si tratterà piuttosto di qualche scambio di favori ?
Qualche sporco commercio
in cambio del quale i nostri due piccoli marchesi
ti presenteranno al re ?
- Cosa posso dirti, Molière ?
Io sono giovane...
e piaccio...
Le donne come gli uomini si rivolgono a me...
Li affascino... Mi cercano... Accetto i loro omaggi...
E poi sono affascinato...
Faccio gli occhioni... Sono assetato...
Sono curioso... Il sangue mi batte sulle tempie...
Brucio dal desiderio di scoprire il mondo,
i castelli...
i giardini...
i vestiti... la corte...
Le belle persone che si aggirano ad ammirare i getti d'acqua...
E la nostra arte...
Si, la nostra arte... salire su un palcoscenico...
Toccare... Piacere...
Lasciare intravedere la bellezza... del gesto o della parola...
vedere la sala ridere...
sentirla sospirare...
Vedere le lacrime cadere dagli occhi di quella ragazza,
le mani intrecciate in quelle di sua madre...
e rubarle il suo cuore.
Molière, scrivetemi il ruolo della mia vita.
Chapelle voi scrivetemi il secondo, voi che avete del genio...
Lasciatemi con i vostri versi conquistare tutta Parigi... ma vi prego, mio maestro,
non trasformate la vostra casa in una gabbia !
Nè il vostro teatro in cui potete dire tutto
in una prigione per me !
Non cercate di tenere al guinzaglio Michel Baron
come alla fine del Pont Neuf
Brioché esibiva la sua scimmietta.
Sapete troppo bene cosa è successo:
Cyrano l'ha ucciso !
- Eh allora... ?
- Una bella foga, vero ?
Sostiene bene la sua causa... Che ne dici ?
Dico che quando si tracanna una botte di vino,
ci si riprende meglio alla sua età che alla mia.
- Certamente, riguardo a quello senza dubbio...
ma...
riguardo a quello che ha detto con così tanta eloquenza ?
- Beh, secondo me si ricomincia
come la Guerra dei Trent'anni ! Come con Armande !
Forse anche peggio , e se vuoi credermi, perché...
- Che strana trattativa !
Devo darti tutto oppure ti prenderai tutto con la forza...
Che scelta mi lasci ? - La mia libertà.
- E io ?
Avrò la libertà di non dire niente !
- Sono nella vostra compagnia teatrale e abito con voi.
Che cosa volete di più ?
- Beh, ha ragione.
Anch'io abito con te e lavoro per te...
ma io ho la tua età, allora mi lascerai partire...
Nota che io torno sempre.
- Litigo anche con te.
- E' vero, litiga anche con me... E' il suo carattere.
Il buon dio l'ha fatto così. - Si,
ma io... io ho questo piccolo pezzo di carta...
E' datato ieri... Non potete averlo dimenticato...
Lasciatemi andare a modo mio, Molière. Levatemi la cavezza.
E' il modo più sicuro per vedermi tornare...
- Hai fatto il tuo fagotto ?
- Vado per qualche giorno a Parigi.
E vedrò La Grange e tutta la compagnia.
Se non dovessimo incontrarci laggiù, fra otto giorni mi rivedrete qui.
- Ma aspetta, tu...
prendi uno dei cavalli ?
No, vado alla stazione a prendere la diligenza.
- Ma, hai con te qualche soldo ?
- Si, abbastanza per oggi e per domani.
- Tieni, almeno prendi un luigi.
- Grazie, non è necessario, grazie.
- Ma...
non mi abbracci neanche ?
- Mi sembra di averlo già fatto.
Arrivederci, signor de Chapelle.
- Arrivederci, piccolo mio ! E buona fortuna a Parigi.
Dì loro di aspettarmi. Sarò lì tra poco.
- Beh, buona giornata
vecchio mio !
Non fare quella faccia... Una settimana passa in fretta !
- E' partito...
Va bene...
Va bene...
- Molière... Molière... che cos'hai ?
- Niente.
E' per la polvere.
- Che brutta tosse...
- No...
è il raffreddore da fieno... adesso passa.
- Sei impallidito di colpo... Sei ridotto a pezzi...
- No, adesso passa, ti dico...
Ci siamo... è passato...
- Vuoi bere qualcosa ?
- Chapelle...
siediti e scrivi...
Prendi la penna... comincia una pagina nuova...
ecco... ci sei ?
"Il giovanotto:
Peccato,
non conosci la ragione della mia inquietudine...
Scapin: No,
"No, ma dipende da te che io presto lo sappia...
poiché io sono un uomo
che si fa coinvolgere dai problemi dei giovani
un uomo che si fa coinvolgere dai problemi dei giovani"
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