All language subtitles for Mi faccia causa (1984) IT D

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Original subtitles

Giovanni! Giovanni! Svegliati.

Marco, e che cavolo! Dormi un'altro po'. Poi fai la pappa.

Giovanni mati sei svegliato di cattivo umore stamattina?

- (Urlando) Giovanni?! I muratori!

Signora, signora! Cos'è il richiamo della foresta?

"Giovanni i muratori" Ma che è?

Che lo vogliamo far sapere a tutto il palazzo, che ci facciamo la camera abusiva?

Piacere. Piacere. Il terrazzo e in fondo a sinistra. Venite che vi faccio strada.

< Alt! Per cofiesia usare le pattina.

Per favore le pettine no! Gli stuoini davanti alle pone.

Siamo negli anni ottanta! Mi sembra di vivere con Tina Pica“

- Buongiorno dotto'. - Buongiorno.

- Seguitemi. Le pettine per piacere.

Guardi che figure che mi fa fare!

- Senta signor muratore… - Prego, geometra.

E invece le pettine sì. Perché chi pulisce sono io.

Dotto' stanotte, lei potrà dormire nella nuova stanza!

Ehi! Nella nuova stanza, ci debbo dormire io!

Così la finisco di dormire nel salotto.

(Giovanni) A privasì, e che ce fa?

- Siamo sicuri di farcela in 24 ore? - Sicuri.

Oh, questo e il terrazzo. Mi raccomando, per questa sera deve essere finito.

E anch'io avro la mia privasi!

- Cinquemila. - Seimila!

- Settemila. - Ottomila.

- No. - Diecimila!

- E va beh mi arrendo. - Aggiudicato al signore.

Cara me costa sta' privasì.

Va beh, la lascio lo stesso fuori dalle strisce, perche ho fretta. Devo andare a lavorare.

- Facci come vuole! Però sia chiaro,

Senta! Me faccia la cofiesia, le lascio le chiavi, ci pensa lei?

che io non rispondo di eventuale furto,

oppure, più che probabile, una contravvenzione.

- Oh mi raccomando che c'ho la roba dentro. - Ci penso io.

Perché la, non si può stare.

- Ha l'autorizzazione? - Ma lei, che vuole?

Ah non ci può stare? E lei qui, ci può stare?

- Sono un pretore. - E mi faccia causa!

- Ma lei, chi siete? - Chi sono io?

- Awocato! - Signor pretore.

- Che li ha letti i giornali oggi? - No, che dicono?

Carolina, ha detto al marito che vuole assolutamente la figlia femmina.

- Ma che ti sei rincretinito? - No, perché?

- In che aula siamo oggi? - Alla sesta.

- E qual'è, quella che da sul cofiile? - No, quella che da dall'altra pane.

Nella stessa dove lei, l'altro giorno, ha mazzolato quei dieci costruttori abusivi.

- Cinque milioni di multa. - (Coro) E sei mesi di reclusione.

Sei mesi di reclusione… Sei mesi di reclusione…

- Ah quella grande! - Quella dove stavamo la settimana scorsa.

- Dotto' ma che sta male? - No, è una cosa mia.

- Se po' sape' do' me porîate? - Dove lo porîate?

L'aula quattro è allagata. Ci trasferiamo alla due.

- E ha fatto bene. - Costruzione abusiva in terrazzo di casa fittata.

- Gargiu' oggi abbiamo molte udienze? - Eh, è una bella giornatella.

La pubblica accusa resta a nostra disposizione tutta la giornata?

Awocato lei che fa, rimane con noi? Awocato?

- Awocato, lei rimane con noi? - Eh, dipende da una telefonata.

Che sfacelo.

- Fate entrare l'imputato.

- Mancuso Rosario!

- Sa mia moglie… le ovaie. - Le ovaie. Di fronte alle ovai

Mancuso Rosario nato a Paninioo e residente a Corleone. E' lei?

Io sono, diceste bene. Ma quasi sempre a Palermo mi si potesse trovare.

A via Maqueda, l'ufficio ci ho.

Investimenti, prestiti, aiuti finanziari...

Non tenessimo problemi di liquidi. Se voi avesse bisogno Eccellenza.

Non sono Eccellenza.

Qua c'è il mio biglietto da visita.

Ma lei è armato.

Il regolare porîo d'armi tengo. Perché non mi awalessi di gorilla, in caso di bisogna,

io stesso ci pensassi.

- Qui c'è una denuncia contro di lei, da pane di Rossi Gaetano.

Il ferro lasciassi alla porîa, dopo regolare perquisizione.

Non mi interrompa awocato.

Il Rossi afferma, che quel giorno lei,

al volante della sua Mercedes, targata Palermo 953822,

- Il Rossi afferma, - Affermava, signor pretore. Affermava.

Sto leggendo la denuncia fatta dal suo assistito, in data 8 agosto 1983.

Io ha investito in Roma, località Circonvallazione Gianicolense,

Il signor Rossi mi denuncie? E quello che gli spettasse avrà.

Provocando la totale distruzione della sua auto Fiat, targata Roma T 32456,

Non che, gravi lesioni, alla di lui suocera Spadoni Virginia.

- E' vero? - Verissimo. Lo giuro su Santa Rosalia.

(Sottovoce) Il qui presente Mancuso è stato assolto per insufficienza di prove,

in tre processi per omicidio.

Lui e il suo stimatissimo awocato.

- Dotto'... - Che è?

- (Sottovoce) Di un magistrato. - Eh.

- (Sottovoce) E allora dotto' che vogliamo fa? Lo vogliamo condannare?

- Che è? - Questo stava agli atti e non l'avevo visto.

- I fatti esistono. - Eh, esistono…

- Che vogliamo fare? Che vogliamo fare... - Quai casi sono due.

- (Sottovoce) In uno per eliminazione... - (Sottovoce) A lupara.

O Ios. Ma che facciamo il totocalcio? Gargiu' va al tuo posto, va.

Stai sempre addosso. Vai al tuo posto!

Lo vogliamo condannare… Gargiu' tu che c'entri?

In nome del popolo italiano, il pretore di Roma dichiara Mancuso Rosario, colpevole.

Del delitto di lesioni colpose ascrittogli.

Lo condanna alla pena di mesi sei di reclusione,

disponendo la sospensione della patente per un eguale periodo.

Condanna, inoltre, il Mancuso al risarcimento dei danni in favore della pane civile,

da liquidarsi in separata sede.

Concede il beneficio della sospensione condizionale della pena,

Scendo un momento al bar a prendere un cognac.

- Buongiorno signor pretore. - Buongiorno.

Non avendo il Mancuso precedenti penali.

- Mancuso, gradisce qualcosa? - No grazie. Mancuso ringrazia perla condanna.

E' legge Mancu'. Io non ci posso fare niente.

- E del resto lei ha confessato... - Infatti reo confesso mi confessassi.

Comunque voi famiglia avete. Moglie, figli, suocera trita coglioni.

Voi, un regalo meritate.

- Mi informassi dettagliatamente. - E chi vi informasse?

- Esposito! - Agli ordini signor pretore.

Corri subito con la scorîa a casa mia.

Prendi mia moglie, mio figlio e mia suocera. E porîali subito qua.

- Volo signor pretore. - Sbrigati, mi raccomando!

Eccellenza ma che avete creduto. lo volevo farvi un regalo, non spararvi.

In Sicilia, tanti nemici ci ho, vostri colleghi,

che dicessero che nell'ora dell'investimento, sarebbe stato a Corleone,

a far saltare una macchina col tritolo.

A quell'ora la mia Mercedes guidavo, qui a Roma.

Sancrosanto è. E siccome voi per legge, codificato lo avete,

salvo sono! Benedico a vossia, che Santa Rosalia vi protegga!

Io? Col tritolo? E quando mai eccellenza.

Mamma mia che schifo!

Ma che mi ha messo in tasca?

Soldi, milioni. Santa Rosalia.

- Giusto lei sor pretore! - Signora Lina...

[Come si è permesso quel disgraziato. Ha cercato di corrompermil]

Qua non mi passano il sapone.

[E co' sti' soldi che ci faccio?]

[Guarda quanti sono… Buttarli nel cesso è un reato.]

[Con tutta la povera gente che c'è in giro.]

(Musica rock)

Io la riprendo dopo le udienze, mi raccomando.

- Silenzio!

Signora Lina, per cofiesia mi tenga questa. Ma mi raccomando, non la apra.

(Urla) Ue', ue', basta. E che è?

E qui ci troviamo dinanzi a un caso di querela e contro querela. Ci spieghi i fatti.

- Anista rock! - Anista rock.

E' lei Checcacci Ar pegno - Sì sono io, ma in ane King Kong junior.

La piazza rispondeva al mio sound, con delle ovations della madonna.

Ehi! Mamma mia che schifo.

Perché il mio sound trapana le budella, coinvolgendo il melone,

Insomma la tournee scivolava via come il burro. Swish!

Scariche d' adrenalina, mica da ridere!

Me sta raccontando. Lui si esprime così.

In palco nacque un putiferio infernale!

Bim, bum bam, sbadabam! Tanto che fummo costretti a sospendere l'esibiscion.

E il resto come dice Costanzo… E' Vita!

Senta King Kong, che fa si gira? Dale spalle alla cone.

- Fate entrare De Leonardis Leonardo. - Leonardo De Leonardis!

- Ora vi faccio vedere! - Calma! Calma“

Scornacchiato. Mascalzone. AWiocato... Mariuolo!

Eccolo la! Disgraziato.

- Eh ma io che scrivo? Spataplash? - Spataplash, sì.

Vostro onore! Questo individuo, mi ha rubato le note, mi ha rubato!

- E' un mariuolo di note. - Ma chi è questo energumeno?

- Ma vuole stare zitto? - No!

(Urlano tutti insieme)

Dica di più perché la tesi della sua accusa latita

Latita, latita, latita. La mia tesi latita.

E questo sublime motivo, da me composto,

con questo core. Con questo sangue. Con il sangue dei miei figli.

E' stato bassamente plagiato, da questo disgraziato di King Kong junior!

- Lei ha qualcosa da dichiarare? - Yes il maestro pulcinella è un mitomane.

Silenzio! Silenzio! Fermatelo, questo sta sputando a tutti.

Adesso, se vogliamo dirimere la controversia, la cone si awarrà di una verifica.

Ma signor pretore, scusate, voi finite lo sparîito della mia musica.

Eh, come ti permetti, scurnacchiato! Io ci sputo in faccia.

In base a quello voi potete giudicare se ho detto la verità o sono un mariuolo.

- Ma che fa? - Mala musica si deve sentire, rimbombare.

- Ma perché sta smontanto il pianoforîe? - E l'armonia! La vogliamo sentire?

Maestro De Leonardis ci faccia ascoltare la sua "Oilì, oilà, tu sei il mio babà".

- Vado? - Vada, vada.

(Canta in napoletano sulla musica di "0' Sole mio)

Maestro, mi scusi eh, perché mi è venuto un dubbio.

Silenzio!

- Mi riaccenna il ritornello per piacere? - Come no, con grande piacere.

(Canta il ritornello)

- Aspetti, tai - tu - tu - ta - ta. - Lai - la - la - Iaa.

Ma questo è " 'O Sole mio"!

- Ma, ma… ma che è sto " 'O Sole mio"? - Lei ha scritto " 'O Sole mio", maestro. Maestro..

- Io non Faggio mai sentita " 'O Sole mio" - Ma come, sono le stesse note.

" 'O Sole mio, sta' in fronte a te"

Ma voi vi sbagliate. Vi sbagliate!

(Coro) Ma n'atu sole cchiu' bello, oi ne'.

'O sole mio sta 'nfronte ate!

- Non è mica male però... - Non è male no, " 'O sole mio"!

- Facciamo come gli americani... - Ma chi ha detto che si butta via!

- Qui bisogna buttate lei! (Urlano e parlano tutti insieme)

- Insomma brigadiere, mi dice che è successo? - Io non so niente, ordini del pretore. Andiamo.

Eh, adesso vogliamo buttare via tutto.

- No, questa me la tengo io! - Maestro? Maestro?

(Parlano tutti insieme) (Pretore) Mi fate parlare?0h.

Professore se uno la deve proprio fare a rock, " 'O Sole mio" viene una bomba.

- King Kong, venga al pianoforîe. - Oh yes, con la mia band.

(Pretore) And one, two, three… "Ma n'atu sole, cchiu' bello, oi ne'."

(Pretore) "Ma n'atu sole, cchiu' bello, oi ne'." No, no, in do.

(Canta " 'O Sole mio" in versione rock)

Mi faccio accompagnare dalla scorîa. Lo dai un bacettino a papà, eh Marcolino?

- Esposito vada pure, grazie eh. - Giovanni ma che è successo?

Niente, niente, non è successo niente.

Ma come niente, la guarda ha detto che eravamo tutti in pericolo.

Un falso allarme, ora è tutto sotto controllo. Per un attimo avevo temuto il peggio, eh.

Giovanni!

Sentite adesso io sono in udienza, non ho tempo. Andatevene va.

Andate a casa va, che è meglio. Andate.

Beh cerîo che questo brigadiere che è arrivato cosi all'improwiso, ci ha impauriti.

Eh, lo so. Se avessimo avuto il telefono, ti avrei awerîita.

(Suocere) A proposito. Ma l'inghippo con quello del telefono, lo abbiamo fatto si o no?

- E di telefono ancora niente. - Che vogliamo mettere i fatti nostri in piazza?

- Zitta! Zitta! - Quello ha preteso la mazzetta, tu gliel'hai data,

- Buongiorno signor pretore. - Awocato!

- Lo sapete chi è quello lì? - (Insieme) No.

L'awocato Ruotolo. Eh, non lo so se vogliamo mettere i manifesti, mettiamo...

Senti Giovanni, visto che ci stai, da i soldi a mamma del conto del droghiere e del macellaio.

- Ancora? - Uè, ma che ti pensi che ci faccio la cresta?

- La cresta. - Ecco qua. Questi sono i conti.

Noi abbiamo pagato quelli di due mesi fa. Questi sono i nuovi, duecentomila lire.

- Duecentomila lire. - Duecento.

- Ciao - Ciao.

- Ah, e allora ci penso io. - Ci pensiamo noi!

- Oh guarda che per questo mese, perla spesa non te ne do più.

Le lenticchie, cinquemila. Ma che siamo impazziti qua?

Bianchini Rosanna.

Sono io Bianchini Rosanna.

II filetto, ventimila lire al chilo.

- E' lei Bianchini Rosanna? - Si, sono io.

Lei ha sporîo querela contro il settimanale "La donna italiana",

Prego.

Per aver subito danni e lesioni a causa di un anioolo pubblicato a firma di…

- Una cornuta! - Signora Bianchini, eh!

- Una cornuta! - Ma signor pretore…

Signor giudice lei mi deve scusare, io sono fatta così.

- E va beh ma non è questa la sede. - Lei è sposato?

Quando una cosa la penso la devo dire.

Lei che farebbe se leggesse su un giornale, che sua moglie fa la

- Signora Bianchini. Qui siamo nell'aula... - Di una pretura?

Malo so. Mi dica piuttosto, lei che farebbe se leggesse su un giornale che sua moglie…

- Io non faccio niente. - Ma come non fa niente…

- E questo che c'entra? - C'entra.

Ma niente, nel senso che non ci interessa… se scopro quello che fa mia mo…

Gargiulo che scrivi!

La frase che ha detto lei "Se scopro quello che fa mia moglie"

Mi moglie non fa niente! Ma che scrivi quello che dico io?

Tutto signor pretore. lo scrivo sempre tutto.

Allora per aver subito danni e lesioni, a causa di un anicolo di Luisa Pelliccione.

- Domande e risposte. E' la mia regola. - Va beh, va beh.

- La cornuta. - La cornuta.

Va beh, adesso basta. Abbiamo capito. Allora, i fatti.

- Lei nel 1982 si è impiegata nell'ufficio... - Tasse regionali.

- Dove tutti entrano puntuali alle 8 del mattino.

Timbrano il carîellino. E alle 8 e mezza in punto... sela svignano.

Per andare a svolgere altre attività

Lasciando i più fessi a rispondere al telefono, e cioè... me.

Il dotto Caiano è momentaneamente assente.

Poi alle 13 puntualmente, tutti ritornano.

E per evadere le pratiche più urgenti, si fanno in quattro.

- (Sottovoce) Siamo in quattro a dividere. - Cabella non capisco. A dividere che?

- Bianchini, quant'è che sei impiegata qui da noi? - Sei mesi, perché?

Beh, ormai ti sei fatta le ossa, e ti sei meritata la nostra confidenza.

- Mala nostra di chi? - Beh… la mia. Perché mi piace come lavori.

(Sottovoce) Il capoufficio è d'accordo. Rizzo gli passa gli accerîamenti più alti,

Mi piaci come rispondi al telefono. Insomma... mi piaci.

Lui Ii passa a me. lo convoco il contribuente,

- E piaci anche al capoufficio. - Ecco dottore.

Me lo lavoro e quello sgancia perché gli conviene.

Guarda che si può alzare, non meno di tre milioni almese.

- Giudice, lei è sposato? - Ah, ma allora la sua è una mania.

- Glielo dica, no? - Sì, sono sposato.

Quindi sua moglie lo sa bene, quanto sta oggi la carne...

Tu in archivio fai sparire la pratica... E il dieci per cento è perte.

Eh lo so anch'io. Il filetto ventimila lire al chilo.

Ventimila? Fa vedere?

Però... io ero rimasta a diciotto.

- Ma lei dove la fa la spesa? - Ma non lo so!

Scusi, mi tolga... Ma a lei, le lenticchie, quanto risultano?

Cinque e cinque.

A me cinquemila. Il fruttaloro più onesto del macellaio.

- Io veramente a Ostia, spendo meno. - A Ostia.

- Lo vede come sono ladri a Roma? - Io mi limito a un toast. Coi tempi che corrono…

Ceno, ci limiteremo a un toast.

- Prosciutto e formaggio, eh? - Ben tostato.

Guardi signor giudice. Trentamila un golfettino,

cinquanta un cappottino, tutte cose che a un bambino non si possono far mancare.

- E le scarpette dove le mettiamo? - Appunto.

A me lo dice? lo difiin ne ho due.

Anzi perde ai cavalli. Così alla fine del mese non mi passa niente.

Anzi, nel caso sono io a dargli qualcosa, perché mi fa pure pena.

Hai capito?

Allora mi sono detta, se devo fare la schifosa, e inghippare col capoufficio ela sua banda,

E sono separata. E mio marito gioca ai cavalli!

Schifo per schifo, allora mi metto in proprio, così sono più onesta.

E a me si. Cioè volevo dire... A me si pone un problema giuridico e morale.

Ma quale problema morale, signor giudice?

D'altra pane al mattino i bambini vanno a scuola, e il pomeriggio sono io a guardarli.

Con il filetto a ventimila al chilo?

Non frego soldi allo stato, e guadagno di più. Non le pare logico?

Allora ho pensato: lo posso fare soltanto in orario di ufficio.

- E così ho affittato un pied-à-terre in zona, e la mattina, dalle nove all'una,

- mi assentavo dall'ufficio, come tutti gli altri colleghi.

- (Pretore) Relazioni pubbliche... è un po' vago. - Come un po' vago?

- E esercitavo una libera attività di relazione pubblica.

- Non mi dica che lei non sa che quando su un giornale ci sta scritto,

- "AAA Relazioni pubbliche", vuol dire... - (Pretore) Bianchini“

(Pretore) Insomma lei è stata spinta a fare... Perché non le bastavano i soldi della spesa?

Esatto. Ma non credo di essere stata l'unica donna in Italia,

[- Ah, e allora ci penso io. - Ci pensiamo noi!]

Ad averlo fatto per tirare avanti la carretta, scusi.

[Oh guarda che per questo mese, perla spesa non te ne do più.]

(Suona il campanello) (Canticchia)

- Trentamila, tesoro. - Ah. Veramente dispongo…

Di tredicimila lire. Non trattabili.

- Ciao caro. - Buongiorno signorina.

Sono venuto per quell'annuncio sul giornale.

Tredicimila non trattabili. Eh.

Mamma! A chist' pijatell' tu.

- Non è possibile… - Dottore?

Signora Bianchini, lei ha dichiarato che ha agito per onestà verso lo Stato.

Ma non crede che facendo quello che ha fatto, durante le ore d'ufficio,

ha sottratto ore di attività al suo lavoro?

Vogliamo accomodarci? Alain Delon.

No, perché io mi sono sempre porîata dietro le pratiche da evadere. E ci ho lavorato.

Aspetti un momento che non capisco. Lei ha lavorato, durante…

- Quell'altro suo lavoro? - Ceno.

Basta organizzarsi signor giudice.

Questa e la dichiarazione dei redditi di un industriale, che devo controllare.

- No. - Come no?

Sai questi industriali, sono molto abili ad evadere il fisco.

- E a me che mi frega? - Beh mi frega a me, no?

Senti che ne diresti di leggermi questi dati mentre…

Utile lordo, 350milioni 280 mila.

Detrazione per spese assicurative, 55 milioni 400 mila.

Perché vede signor giudice, li da me capitavano un po' tutti.

Seti eccita…

Ela maggior parte, impiegati di ministeri, momentaneamente fuori ufficio come me.

- (Insieme) Momentaneamente. - Eh.

Praticamente il mio pied-à-terre e diventato, una specie di succursale interministeriale.

In fondo è una cosa utile, e molto discreta.

Perché io ci ho sempre tenuto che la cosa restasse molto discreta.

Per me e per gli altri. Finquando non è uscito l'anioolo di quella cornutona.

Pelliccione. Luisa Pelliccione.

E sa perché? Lo vuol sapere perché?

La cornutona... Abita nello stesso palazzo dove ho affittato il pied-à-terre.

Lei ha riunito il condominio, e hanno stabilito che io do scandalo!

- E siccome fa la giornalista, - Chi?

(Insieme) La cornutona.

Si è informata… e mi ha sputtanata in tutta Italia!

- Ma cerîo che l'ho letto. - E' agli atti.

Sgnor giudice, ma lei lo ha letto l'anioolo?

Titolo: Impiegata a luci rosse.

Sottotitolo: lavora le tasse e durante le ore d'ufficio fa la squillo part-time.

- Ma signor pretore… - Ma stia calmo!

Che poi… non so ancora che vuol di' sto' "pan time".

E sarà una cosa porno...

- Insomma... luci rossi, pafitaim... - Pan time, scritto "time"

Vuol dire lavoro fatto a metà tempo.

Ora dico io, ma tutti quelli che la mattina mollavano il lavoro per venire da me… pan time

Ma questo la cornutona, non l'ha scritto nell'anioolo.

Invece a me… Nome, cognome…

E così ho perso l'impiego e il pied-à-terre.

E mio marito per lo scandalo mi ha… mi ha pure gonfiato di botte.

Capouffici, capi sezioni, capi gabinetto... Quelli non li hanno cacciati!

E continuano a fregare lo Stato in quella mezz'ora che stanno in ufficio.

Per cui assolve Pelliccioni Luisa, dal reato di diffamazione ascrittole,

Signor giudice le pare giusto?

Pronto? Pronto?

In quanto i fatti denunciati sono stati confermati in aula.

Signora, mi spiace. Purîroppo si sapeva in pafienza.

Condanna... la querelenate Bianchini Rosanna, al pagamento delle spese processuali.

Ma per favore, stammi a sentire.

- Abbiamo fatto un tentativo. - Sì, sì, un tentativo.

Eh Si, forse lei non c'entra. Sono io che sono un disastro.

No ecco, cerchi di capire… lo sono un magistrato e devo applicare la legge.

- Ma cosa vuol capire lei di casi umani. - No guardi, che io i casi umani Ii capisco.

- Signora Bianchini? - Che c'è ancora?

Non ne ho infilata una dritta!

Anche quando faccio la schedina, non supero mai il tre.

Anche se talvolta... il caso umano ha risvolti comprensibili.

- Sforîunata al gioco e… - Ma senza la consolazione del proverbio però.

Sa cosa ha detto mio marito poco fa al telefono?

Che chiederà all'awocato, di porîarmi via i bambini.

- Beh adesso non mi faccia così. - Ma che devo fare...

Perché sentimentalmente... Lasciamo perdere.

No. A me vanno sempre peggio, di come già vanno.

Deve avere fiducia. C'è sempre qualcuno che ti aiuta. E che diamine!

Dottore, è da un pezzo sa che io non credo più alla befana.

Niente. Deve reagire anzi. E vedrà che le cose andranno meglio.

Venga con me.

Eccola là.

La consegni subito a quella signora laggiù. Su si sbrighi.

Allora sor pretore, che ci devo fare con questa busta?

- Signora Rosanna? Lo vede che esiste la befana?

Le signorine Nikistì e Alemaches.

Dunque voi ammettete di essere uscite di casa, alle quattordici del giorno, del giorno...

- Del giorno... - Ios.

Primo maggio. Uscendo senza permesso della signora, dove lavorate come colf?

- Nel senso giallo. La sera del giorno... - Del giorno.

(Pretore) Lo ammettete?

Awocato no capisco

Ammette vuol dire se siete d'accordo. Se siete uscite quel giorno a quell'ora.

- Cosa. - Giorno Ios. Come uno, ics, due.

Ah, visto?! Le colf ammettono.

- Dite sì per favore. - (Insieme) Ah, sì,sì.

- Colf, collaboratrice familiare. Ma come non lo sai?

Sì è vero... Il fatto è che a casa mia, mia moglie la colf, la chiama sempre la serva.

- Gargiu' - Eh, quella è borbonica dotto'

A casa mia il '68 non è accaduto proprio.

- E' rimasto soltanto un numero del tram. - Va beh.

- (Sottovoce) Come si scrive golf? - (Sottovoce) Ma quale golf, il golf è questo.

Fu dunque dopo la vostra uscita che Marchetti Luigi si introdusse nella villa.

Esatto, signor pretore. Fu dopo la loro uscita che

Ma..Marchetti Luigi, si introdusse nella villa.

- Marchetti Luigi. Professione? - Ladro.

- Ladro? - Ladro!

Ladro. Mica me vergogno a dirlo, ladro!

Figlio di ladri... Nipote! Di ladri.

Mio nonno Augusto, fregava i porîafogli ai nazzisti durante l'occupazione.

C'aveva due palle così.

Guardi che a me queste spiritosate non mi impressionano.

Signor pretore, io più che ladro sono un anista, un poeta.

Poeta, poeta. lo potevo benissimo studiare da musicista, da attore…

- Però quando rubo, io rubo... - Ruba.

- Co' parole mie? - Eh.

Eh, è una parola! No, perché, non so se ha notato, io ho un piccolo… difetto.

Però mio padre giustamente, e non me ne lamento, mi ha fatto studiare da ladro.

- Eh, che vogliamo fare? - Io ci provo.

Quando mi emoziono… le parole me se 'mpicciano.

- Va beh, rubo. Però... - Mi racconti il suo ultimo capolavoro.

Tutto cominciò nel bar del mio amico... Er Boijone.

- De chi? - Er Boijone.

Un mio amico carissimo, Molto per bene, che gestisce un locale in via del Mandrione.

- Un localino… Come gli posso dire... All'inglese.

- Nel quale si gioca fra amici.

I soliti amici con i quali si… gioca da sempre.

- E mo' te sistemo io! - E dulcis in fundo...

- Er Chiodo. - Bussola mejo.

- Gentiluomo vero. Er Chiavica.

- Romolo Picchioni. Detto Sgarra Mutande.

Tutta gente molto ris... 'pettabile, signor giudice. Mi creda.

- Ma quanno giochi? - E nun rompe'... Scusi.

Volo.

- Quando fecero il loro ingresso gli agenti Lo Marzio e Lo Pane. Della Secur Pol.

- Ogni tanto so' un po' fanatici.

- Gente molto distinta. Poi non è che lo dico io, basta guardali.

Io e er collega, avemo beccato due super patonzolone.

- Negre. - E ve saranno venuti a civilizza'.

Si, fa lo spiritoso tu. Quelle stanno a servizio in una villa, dove famo servizio noi.

I padroni so' pafiiti, e noi tra un po' le caricamo in machina,

ele porîamo in pensione. E indrighete 'ndranghete fino a stasera, capito?

'Ndrighete e 'ndrangheta..

(Parlano sottovoce tra loro) - Signor pretore. Signor pretore. Signor...

Ma lei si rende conto signor pretore, che (Urlando) la forza pubblica che noi paghiamo,

- si va ad infrattare! - Ma che tocca? Vada al suo posto!!

- Invece di fare la ronda! - Trattasi di polizia privata.

Privato o pubblico, ma a noi chi ce difende?

Lavoro…

Ceno. Ceno che sono un ladro. Però io di notte,

non ci lavoro più, ricordatelo!

Ché di notte è diventato pericoloso, anche per quelli del mio ramo.

Lei non lo sa chi gira di notte! Ceni zozzoni!

- Ladri! - Eh, lei.

No, io non più di notte. Teppisti, indrogati...

Ma che sta dicendo lei? Che dice? Ma lei è o non è un ladro?!

Senta si attenga ai fatti. Ci racconti cosa awenne nella villa.

Dunque, sgamato il movimento dei poliziotti con le negre,

il mio fiuto infallibile mi fece fare il seguente ragionamento.

- Mi segue? - Ceno che la seguo.

- Ubriachi, gay... - Che fai il contro canto?

La vedo un po' distratto. Va beh, poliziotti, negre, serve...

- Colf! - Salute.

Casa incustodita. Ambiente ricco. Piatto ricco, mi ci ficco.

- Era il primo maggio, con ponte di weekend accluso.

Tutti a magnà, fava e pecorino. Tutti for de' porîa.

Meno io.

- Penetrato nella villa con grande destrezza, e senza alcuna effra...

- Effra... Effra... Scusi, ero un po' emozionato… Effrazione.

- Mi ritrovai in un cucina, che pareva piazza San Pietro.

- Vede signor pretore io prima di operare, diciamo prima di entrare in azione,

- Così un po' per scaramanzia, e un po' per evitare, la calata degli zuccheri.

- Di solito mi cucino qualche cosa. Niente.

Ma qui non c'è niente. - Sembrava, che non ci fosse niente.

Nada. Nada. Niente. Niente. Nada... Nada.

Tre frigos, due ovas, signor pretore.

- E invece non c'era che l'imbarazzo della scelta.

Ma d'altro canto co' ste' diete aerobiche, ballano ballano, nun magna più nesuno.

Nun ce se capisce più niente.

Con abile mossa, passai al secondo.

- Basta. Dopo l'abbuffata, mi inoltrai nella villa per orientarmi.

Nada.

- Per esplorare. - (Pretore) Per rubare!

- Si fa, ma non si dice.

- Signor pretore, pareva di esser entrati all'aeroporîo.

- Tutto inchiodato. Manco un porîacenere.

- Non c'erano armadi, non c'erano cassetti.

- Allora dentro de me pensai: "Fregamose un quadro".

Come trattano a' robba. Questo è nei traslochi, sfasciano tutto.

- E come… e - Ti ho ripreso io! Con la mia telecamera.

Si bene... Chi è oh!

Ma co… Ma che so io?

- Come mai… - Sì con la mia telecamera spaziale.

Sei solo?

- Secondo me sei un ladro. - Si, va beh, lassamo perde. Dimmi un po', tu…

- Sei sicuro che sei solo? - Sì.

Siccome oggi è il primo maggio, papà è andato a fare un comizio.

- Un comizio? E che è un onorevole? - Sì, del PC.

Ah! Apposta qui non c'è niente. E va beh, so' un ladro.

Fantastico!

- A Nembo Kid! Monaooi tua!! - E chiamo in aiuto la mia pattuglia spaziale.

No, tu non chiami nessuno. E non fai cagiara. Se no te tiro il collo come a un coniglio.

Come un pollastro! Non si tira il collo ai conigli. Ma che ladro sei?

Io so un ladro che se voglio te metto paura, e metto paura a tutti i ragazzini. Così.

- Nun c'hai paura di un ladro come me? - Pat non ha paura dei ladri.

- E chi è Pat? - Il figlio di Danny.

Il poliziotto di "Sulle strade della California".

Er figlio di Danny. Capito.

Ieri sera era bestiale! Un ladro stava a San Francisco. Sai la città di Bullit?

- No. - A proposito, che stavi rubando?

Io volevo ruba' ma… Qui non c'è niente da piglia'.

Tutte tele di sacco sgarrate, capoccie pesanti…

Diglielo a papà che, adesso non esageramo,

se po' concede qualcosa... Na' bomboniera! Insomma, nun se sa mai.

E va bene. Ho capito.

Ma allora c'è a robba. Inguattata, ma c'è.

- Aho e con questo che c'è faccio? - Aspetta.

(Suona l'allarme - Rumore di scariche elettriche) (Urla)

Con questa scossa... teribbile, che ancora... me la faccio sotto,

Dunque sto' ragazzino… Mero quasi abbruciato le mano,

Mamma nasconde tutto, perché odia la polvere.

Non me fa dice... "Comunque..."

Il ladro dei telefilm americani, non era fesso comete.

Suonana l'allarme, ma lui volava giù dalla finestra.

Si va beh, ma ladri americani... Altra categoria.

Fuori c'era Danny il poliziotto, e con un'abile colpo di Karate.. Ahh

(Urla)

- Senti... Comete chiami tu? Comete chiami? - Pat.

Pat te chiami tu. Pat te chiami. Pat.

Ma tu stai sempre inchiodato... Davanti alla televisione?

- Sì, sono un video dipendente.

Nel nostro telefilm c'era un ladro che raccontava la sua triste storia.

Era nato a Paradise Valley. Abiti anche tu a Paradise Valley?

Io? No. Un po' più giù.

In un posto bello. Pieno de case, alte alte. Tutte case case, pieno de gente.

Co' tutti prati, prati prati... Pieni de monnezza.

Sei buffo. Parli come Thomas Milian.

So' stronzo. Altro che buffo.

Mannaggia la miseria, per una volta che me capita di anna' a ruba a casa di uno ricco...

Perché tu padre, c'ha un sacco de sordi, vero?

- E gonfio come un uovo. - Come du' ovi!

Invece io qui rimango come don Falcuccio, co' na mano davanti ed una di dietro!

Io a te… te dovrei ammazzà!

Guarda che a me, già quando avevo due anni,

non mi facevano paura ne Dracula ne Frankestein.

Manco Frankestein?

Ammazza, a me ancora me fa caga sotto...

E poi sbagli se mi ammazzi, perché solo io so dove è nascosta la cassaforîe.

Za za za zann!

La cassaforîe? E n'do' sta la cassaforîe?

Prima me racconti dove sta la cassaforîe, e poi giocamo a Guerre Stellari.

Ti va di giocare a Guerre Stellari?

- Prima guerre stellari. - No, prima…

A cassaforîe do' cazzo sta.

Ma guarda che me tocca fa!

- Va beh, che devo fa? - ET

(Pat) Forza!

Prima giochiamo e poi te lo dico. Vieni!

Va beh, ma non melo potevi di' prima? M'hai fatto fa tutto il giro pe' riporîarme qua.

Vieni!

Nonti lamenta'. Nonti lamentare.

Io non gliela faccio più. Ma che è? Ahio!

E chi se lamenta.

Dio te benedica.

Ma che è?

- Grazie Pat. - Non mi chiamo più Pat, mi chiamo Andrea.

Grazie Andrea.

Oh, no glielo di' a tu padre che la chiave me l'hai datate, se no…

Quello te pista. Ciao.

Fasullo... in che senso?

Che hai detto?

- (Andrea) Sei un fasullo!

Ho detto che sei un fasullo.

Hai capito benissimo! l ladri, nei telefilm,

le cassaforîi le apro da soli. Fasullone!

Aho' a gnappe'! lo sono un professionista serio, sai?

Lo sai a me come me chiamano? Mani d'oro.

Si ho capito che sei fasullo. E tu senza queste, non sai aprire nemmeno la porîa di casa.

Se se non ce credi, vatte' a informà.

Guarda e impara. Che non si sa mai nella… nella vita.

- Ma piantala! - A me nessuna cassaforîe me resiste, capito?

Bisogna scaldare… Bisogna scaldare molto bene.

Ahia!

- Dai, dai dai. - E aspetta un momento!

Senza queste non sai fare niente, eh?

A' gnappe'... Mani d'oro...

Ci... Ci... Ci rinuncia.

Io vojo... Morì.

- Lei non ci crederà signor pretore,

- perla prima volta in vita mia, ho sentito che quello che ci avevo in mano,

- era proprio robba rubbata.

- Che non mi ero conquistato io. Insomma...

- Approfittà di un ragazzino, me pareva veramente na cosa de' fasulli.

- Da un punto de vista poetico, è stato forse il più ber gesto dela mia vita.

Ma dar punto di vista tecnico, è stata la più grande stronzata.

(Ladro) Ahia, oh Dio! (Urlano tutti)

Aho' e che è?

Tre mesi. Senza condizionale.

Per via da a fedina.

Ma mica per fumo eh? Violazione di domicilio.

Anieolo sei… cento quattordici.

- Regina Coeli, pls. - No Rebibbia.

Ma non se po' anna' a Regina Coeli?

- Ma che l'hai preso per un tassì? - Va beh, va beh, a Rebibbia va bene uguale.

- Che reparîo? - G 11

Gagliardo!

Al G 11 c'è sta un bel sole.

No meglio de no che sta proprio sopra al campo sporîivo. Fanno 'na caciara!

- E i miscelatori per l'acqua calda? - C'è tutto.

- I televisori a colori ce l'hanno messi? - Sì, sì.

Lei si chiama…

- De Profundis... - De Profundis Rebecchino.

Mia madre come diminutivo, mi chiamava Becchino.

Dotto' lei permette che durante questo procedimento io mi assente un pochettino?

- Ti senti poco bene? - No, per il momento no. Ma non vorrei che…

- (Pretore) "Non vorresti cosa"? - Ma, lei ha letto bene?

No, io me ne vado.

Gargiu' non diciamo fesserie. Mica siamo nel Medioevo.

Insomma, durante un diverbio, in una riunione di condominio del vostro stabile,

Tu rimani seduto, e la pianti di rompermi l'anima. Va bene?

Obbedisco. Ma non senza fondati timori.

Il suo vicino di casa gli avrebbe detto: "Iettatore"?

E mi ha puntato addosso le corna!

Lei si rende conto che una tale affermazione è ingiuriose?

Ma lei si rende conto della forza bestiale di quello lì?

- Ma non dica stupidaggini! - Ma infatti.

Quello non è un uomo. E' un diavolo.

- Sono stupidaggini. - Sono stupidaggini... intanto io me ne vad...

(Mormorano tutti)

Abbasta che apre bocca, che succede un finimondo.

- Dove stai andando? - Dotto', io mi assento un pochettino.

Torna subito qua. Andiamo!

- Ha visto signor pretore? - Silenzio Fantuzzi! Rispetti la cone.

Signor pretore, da quando questo innominabile signore è venuto ad abitare vicino a me

lo nun campo più.

(Pretore) Silenzio!

- I gerani possono gelarsi. - Ma signor pretore, il mese d'agosto?

Me se gelano i gerani su a terrazza.

Male pare che se salta la luce, la colpa èla mia?

Me cascano i quadri da a' parete, me zompa la luce,

Lei stia tranquillo. La legge valuta solo i fatti.

Signor pretore, valutiamo i fatti.

Un uomo di legge non poteva cerîo credere alla superstizione del popolino.

- Ci avevo ragione io! - Insomma, basta!

Questo sta' a di' un sacco de bugie.

Era il giorno de Natale e lo incontro nell'ascensore.

Apro la porîa di casa, un mare d'acqua.

E me dice: "Buon Natale".

Vado al bagno, tutta l'acqua, la tazza del cesso rotta, non dico più nient'altro.

E me chiama "Ah Giacominol".

Ma io che "Giacomino", che stavo dentro na marana.

E raccoglievo l'acqua, la buttavo nel lavandino e quella riusciva dal bagno.

(Rumore di temporale)

L'inquilino de sotto, che bussava.

Si vede che lei non aveva curato la manutenzione del suo impianto.

Guardi che il mestiere mio e idraulico.

- Ah, fa l'idraulico. - Sì.

Ma una marana... Dunque, che è successo.

All'inizio non sapevo dove mettere mano.

Però può succedere che si rompa anche il mio di orologio.

Ma si può?

- Beh non credo. - Perché?

No dicevo, non credo che i fatti esposti dal signore siano rilevanti.

- Ma che significa. lo di professione riparo orologi.

- Gargiu'... - Che c'è?

Qui invece di un processo, tocca fa na macumba.

Ceno, sono fregnacce. Io non possiedo nessun fluido maligno.

Chiamiamo l'esorcista!

Oh Dio, no.

Io quasi quasi lo assolvo quel poveraccio dall'accusa di ingiuria.

Il pretore di Roma, visto l'anioolo d legge 594,

valutato i fatti, e ascoltato l'imputato,

Condanna, non lei eh, ma il suo coinquilino Fantuzzi Giacinto,

- (Pretore) a duecentomilalire di multa per ingiurie.

Tieni. Fai entrare gli imputati.

Atti osceni in luogo pubblico, ingiurie, turpiloquio,

e chi più ne ha più ne metta. Qui siamo impazziti

- Scarozza Oreste!

Adesso mi sentono.

So' io Scarozza Oreste.

- Semo troppo foni. - Ma fa la persona seria.

Ah papà e non te preoccupà, se sta a mette bene. C' avemo un awocato preciso.

- Vada la, vada la. - Non ci sono dubbi, sono innocente.

E' stato un disguido.

- Aho' ragazzi, beh? - Rispetto alla cone.

- Procediamo - Valfredo Orselli di Querciarola!

- Ciao Valfre' - Ciao Ore'

Oh, me pare de sta' in un telefilm americano.

Solo che il cancelliere, invece di esse nero, ho saputo che e di Caianello.

- Silenzio!

- Che gente frequenta nostro figlio. - Hai votato repubblicano? E' quello che ti meriti.

Awocato passiamo alla ricostruzione dei fatti,

senza confusione e senza sbrodolare, per piacere.

Oh sbrodolare... Io direi di pafiire da quella domenica 4 maggio.

I fatti che ci riguardano, iniziano circa, alle ore 13 e 30.

Quando il morbo che si annida nelle nostre città,

sta per aggredire anche il qui presente principe

Valfredo Orselli di Querciarola,

che vanta tra i suoi antenati, ben due papi.

A principe! E datte na mossa, che hanno aperîo i cancelli.

La ringrazio Otello.

Aho' Ote' Ii monaooi tua! sta' Roma è maggica, proprio Maggica! Forza Roma!!

(Cantano) Forza Maggica Roma! - (Awocato) Quindi, awicinandosi allo stadio,

Forza Lazio.

- I miei due clienti si trasformavano, in due automi.

Ah co' st'automi, awoca'. Noi siamo tifosi veri.

Se immagini lei sor giudice, che io e el principe, ce semo fatti tutte le trasferîe de a Roma.

E comprese le coppe!

Ce fosse almeno poi na pensione de' tifoso.

Silenzio. Ma lei nella vita... Che fa, chi è, cosa fa

- E' vero? - Eh, direi.

Elettrauto signor pretore. Elettrauto, grande lavoratore.

Signor pretore! Me costa na cifra sta' Roma.

Se lei c'ha problemi sor giudice, io non ce l'ho.

Se vole gli istallo pure il video tape nella machina.

A principe, di' un po' come t'ho sistemato il Maserati?

Effettivamente, signor pretore, Oreste ha le mani d'oro.

Modestamente sono il Falcao del fusibile.

Professor Dragonesi, ci racconti cosa è successo

quella domenica 4 maggio allo stadio Olimpico.

Grazie. Innanzi tutto ci tengo a sottolineare, che se quel tizio è il Falcao del fusibile,

lo sono il Rumenigge del bisturi.

Primario alla clinica Mater Christi di Milano.

Chirurgia plastica, lifting, peeling, nasi,

seni... E altre cose.

Primario dell'Università La Cattolica, sempre di Milano.

Sì, altre cose.

Insomma, sono un luminare.

Appunto quello che ci chiediamo, è come mai un luminare

sia finito in una volgare rissa di stile teppistico.

No, ma mi spiego. lo pafiii con il mio Maserati, da Milano per venire a Roma,

per pafiecipare ad un congresso internazionale sui tessuti facciali.

Perla ricostruzione, ela distensione.

- E avendo il pomeriggio libero, siccome c'era Roma Inter,

- andai allo stadio. Era tutto esaurito.

Ho trovato soltanto un biglietto di curva sud.

Che come lei sa, è il covo romanista.

Forza Inter! Forza Inter! Altobelli!

Postazione scomoda, signor giudice, per l'unico supporîer neroazzurro.

Circondato come fone Apache, da questi selvaggi giallorossi.

(Coro) Scemo!

Goal! Ciapa! Ciapa!

Forza Inter!

Lei non sa signor pretore, cosa si prova in quei momenti.

Per forîuna che improwisamente...

- Coni minuti che corrono… - E poi doveva sentì quel sordo milanese,

Improwisamente l'attacco dell'Inter si incunea nelle file nemiche…

Scusi tanto. Dai Altobelli, sveglia!

(Coro) GOAL

Caro pretore, oh mi scusi, signor giudice,

come sela rideva. Ci ha fatti neri.

Io sono un uomo molto ma molto obiettivo.

Il romano può essere anche molto simpatico, tanto e vero che Albeno Sordi e il mio idolo.

Però il romano… se esagera, esagera. Come l'abbacchio.

Può essere molto, ma molto, heavy.

- Prego? - Pesante.

E qui arriviamo al famoso rigore, concesso alla Roma, non si sa come,

- Sacrosanto! - Hei, silenzio!

- Be quiet. - Che?

- Di star calmi. - Ah.

Perciò la Roma passa in vantaggio, 2 a 1, all'ultimo minuto.

(Coro) Zozzo Milanese. A' zozzone! A' coccodrillo del Po.

(Coro) Goal!

- Ei due imputati? - Ei due imputati?

- Pisciamogli addosso. - Però pigliatelo eh!

- Piove eh?!

Ma va da via i ciap, terrun!

Ora io non sto a chiedere che gli animali vengano ghigliottinati.

- I beg your pardon. - Come prego?

Vi devo chiedere scusa perché noi, a chirurgia plastica,

(Parla in milanese)

Siamo abituati a girare il mondo.

- Noi abbiamo una cena dimestichezza con le lingue...

- Con le lingue straniere, mi scusi.

- Ma che dice? Che e spagnolo? Ungherese? - Sarà turco.

- No scusi, sono influenzato un po' dal mio milanese.

Devo dire... che quando si ha voglia di fare pipì,

non si tira fuori il pene, e si piscia in testa a tutti.

Se hai voglia di pisciare, ti pisci nei pantaloni. Scusi tanto.

A cinquant'anni mi creda, è seccante.

- Anche a trenta è seccante, eh? - Come dice?

No dico, anche a trenta è seccante. Le piscia intesta...

Scusate ma il professore c'ha ragione.

Io posso anche capire, che lo Scarrozzo Oreste segua dei riti tribali,

- ma lei, principe! - Effettivamente ho perso la calma.

E quando lei perde la calma... Swish, piscia in testa alla gente? Ma che è?

la pipì, è un'arma?

- Che dice? - Dice sela pipì è un'arma.

Torno a chiedere, la pipì è un'arma?

Innanzitutto vorrei chiedere a lei signor pretore, e a voi, signori della corte,

No, e che è?

Rugiada di rose.

Acqua degli angeli, definisce la pipì del proprio neonato, la nutrice.

All'atto di fare la pipì, a Bruxelles capitale,

dico capitale di una nazione civilissima come il Belgio.

All'atto di fare la pipì, hanno addirittura eretto un monumento.

Il famoso Manneken Pis. Eccolo qua. Sfido chiunque a contraddirmi.

Manneken Pis, il bambino che fa pipì. Ecco, lo vedi?

- Va beh, un bambino che piscia awocato. - E allora…

Potrei dedurne con logica elementale,

che fare la pipì... E' un'opera d'ane!

- Ma non lo farò. - Ah, bene.

Potrei chiedere… la perizia psichiatrica,

per dimostrare che i miei assistiti non sono legalmente perseguibili,

- ma non lo farò. - Come non lo farò.

Eh, buono buono. Perché la perizia psichiatrica, che li discolpa in maniera lampante,

noi la leggiamo tutti i giorni sui giornali.

Noi la vediamo ela sentiamo, ogni domenica in tv.

Per altro questo morbo, nell'accezione comune, iviene anche chiamato: Tifo.

Poco fa ho parlato di morbo domenicale.

E chi è che non è affetto! Lei, per esempio, signor pretore,

non mi dirà che quando gli azzurri, hanno vinto i campionati mondiali,

non ha esultato!

Beh, si. Con moderazione.

(Speaker) Calcio d'angolo per gli azzurri.

E' il primo corner che battono gli italiani in questa pafiita.

Due a due, ventinovesimo minuto del secondo tempo.

(Urla) Forza Italia!!

(Urlano) Goal

Dalla bandierina, Conti.

Perché il tifoso è un matto. E' un fanatico.

E' uno che non mangia, se la sua squadra perde.

E' uno che fa la pipì sulla testa di chi gli è contro.

E' uno che picchia sua moglie, che piange, che spera...

Che venderebbe sua madre, per passare una serata a cena con Antonioni,

con Rossi 0 con Chinaglia.

Aho, guarda che Chinaglia non cena. Ne ha ingoiati troppi de' bocconi amari.

E mo' basta, eh Scarozza. Non mi tocchi Chinaglia!

C'ha ragione, perche' Chinaglia è n'omo vero.

- Oh. - C'ha undici coglioni!

(Urlando) Non mi toccate la Lazio, eh!

Signor pretore, gli dia l'ergastolo a sti' due romanisti, e facciamola finita.

Si vede che le forse dell'ordine sono diventate laziali, adesso.

Aho' principe del pisello, quando parli da Lazio,

sciacquati la bocca dentro al bidet, hai capito?

Come sela Lazio fosse una squadra di calcio...

Tu sta' zitto a rabbioso milanese, che vuoi che parlo di nebbia?

Quale nebbia... (Parla milanese)

(Urla) Forza Foggia.

Basta, basta. Un po' di contegno.

(Coro) La Roma alla Juve, je rompe er culo.

Forza Juventus! Forza Juventus!

Ah, si? Ah, si? E allora sapit' che vi dic', Forza Napoli!!!

(Urla) E cu Maradona jamm' in paradis'.

Io tifo solo perla Scafatese!

Ah, si? E allora… (Urla) Forza Avellino! !

La Lazio con Laudrù (Laudrup) non la fermeranno più.

(Coro) Lazio, Lazio, va fan culo.

Ma io vi rompo...

Lasciatemi! Lasciatemi!

(Parlano e urlano tutti insieme)

Consapevoli della responsabilità

che col giuramento assumete davanti a Dio e agli uomini,

giurate di dire tutta la verità e null'altro che la verità, dite lo giuro.

Lo giuro.

Allora qui risulta che lei, ha denunciato il signor Luca Perotti,

che durante una discussione all'ufficio postale, per questioni di fila alle sporîello,

- le avrebbe detto, hmm. - Dica, dica pure.

- Le avrebbe detto "frocio". - E no signor pretore, legga bene!

- Ma non tocchi! Vada al suo posto. - lo sono sempre al posto mio.

- Frociaccio. - Esatto.

Non so se mi spiego. In un ufficio postale. Davanti a trenta persone!!

Quello li mi ha trattato da frociaccio!

Guarda che ti tiro un sasso, sa?!

Perotti Luca, lei conferma quanto scritto sul verbale di denuncia?

- Confermo e sottoscrivo. - Signor pretore, lo sente? E' pazzesco!

Pensi se in quell'ufficio postale, ci fosse stato qualcuno di mia conoscenza!

No, dico, vero. Che figura ci facevo, eh?!

Del frocio.

- Oh. Pensi se ci fosse stato il pofiiere del mio palazzo, che è tanto maligno.

Quello tornava in guardiola, e andava a dire in giro che sono un frociaccio.

Sale voci corrono… Lo avrebbe saputo il droghiere all'angolo,

il gestore dell'edicola... E mia moglie, come l'avrebbe presa?

- Lei ha una moglie? - Una moglie e tre figli.

Poracci ...

- Pensi lei, se quando vado a prenderli a scuola, i loro compagni mormorassero:

"E' arrivato quel frocio di vostro padre".

Abbiamo un testimo da ascoltare. Ceno Bezzi Ottavio.

Ma che mi dici...

Sentiamo, Bezzi Ottavio.

Sono dieci anni che sto allo sporîello di quell'ufficio postale.

Agenzia 12, a via Sforza Pallavicini. Da non confondersi,

con via Sforza Cesarini.

Quello è Pallavicini.

Io l'ho sempre visto normale. Normalissimo.

Non capisco cosa sia venuto in mente, a quel tipo Ii!

Io confermo e sottoscrivo.

Lo sente? Chiedo giustizia. La parola alla difesa.

Beh, sono dieci anni che quel signore viene da me peri suoi conti correnti.

Silenzio! La parola alla difesa, lo dico io.

Lei se ne vada. La parola alla difesa.

- Un venticello, no? Un venticello di denigrazione.

Di diffamazione!

Ma questo venticello ignobile, non esce sempre, da fetide bocche.

La calunnia! Cos'è la calunnia? Un venticello.

Può essere anche una bella bocca, con delle labbra… invitanti.

Infatti la bocca del calunniatore, per mimetizzarsi meglio,

Grazie.

- Ora signori della cone, voi che siete degli uomini giusti…

Il pretore di Roma, condanna Perotti Luca,

So che farete giustizia.

Alla pena di lire duecentocinquantamila, di multa per ingiuria,

- ai danni del signor... Come si chiama? - Recchia Umbeno.

Fate entrare l'imputato, Saraceni Annibale.

Ma mica Abele. Annibale.

- Saraceni Abele! - 80 io.

Saraceni Annibale. Ecchimi qua.

- Recchia. Recchia? - Confermo e sottoscrivo.

Aho' ammazza, pare un ring. l ring della vita.

Ecchime vostro onore.

Guardi che non siamo in America basta signor pretore.

Ti darebbe un gancio, ti darebbe… Aho', se' fatto tardi.

A me vostro onore me pareva meglio, comunque… se ce vogliamo sminuì.

- Venga pure avanti. Giannotti indirizza qui l'imputato.

- Stia al suo posto. - Saraceni Annibale, di Roma.

Chilogrammi 67 e 300. Meglio noto nell'ambiente come Rocky 3.

- Ma che non ci va mai al cinema? - Ho capito, Rocky 3.

- Come che? - Rocky 3.

- Ma mi chiamano Rocky tre, sa perché? Non perla mia somiglianza con Stallone,

ma per il fatto che…

Per il fatto che io alla terza ripresa, vado sempre lungo pe' terra.

- Va beh capita. - Aho' vostro ono'

che me vole svergogna' davanti a tutti?

Perché vede vostro onore, io vado per terra, perché nella realtà, io sono un pippone.

Che fai scrivi? A Gargiu'! Che fai scrivi pippone?

Che vostro onore, noi ce ricordamo solo di quelli che li danno i cazzotti.

Ma ce so' pure quelli che li pigliano. Ne se qualche cosa io.

Pe' allenare sti' campioni. Tutti qui se passati. Quanti ne ho presi...

Lei è chiamato in giudizio per rispondere di reati precisi: truffa e fune continuato!

- Va beh, sciocchezze. - (Pretore) Andiamo avanti, eh?

- Sì. Vede stavo dicendo dottore… - Pretore, pretore.

- Giusto vostro onore. - Ah, ricominciamo?

Perché io ho sopporîato tutto questo nella vita, vita da cani.

Solo perla grande passione, che io c'ho del pugilato.

Perché lo dobbiamo dire. So fracico del pugilato!

- E stringiamo. - Sempre aspettando la grande occasione.

Solo quella. Perché Rocky, lui, l'ha avuta.

Io invece no. Tutta colpa del manager. (Sottovoce) Ammazza che caldo.

M'avesse dato un solo aiuto concreto, a quest'ora io sarei stato il numero uno.

M'ha rovinato il manager a me, vostro onore. So' stato solo bono a fa da sacco.

- Ma che fa? - Mannaggia la zozzona, mannaggia.

Sto' disgraziato. M'ha organizzato un incontro che faceva schifo.

Cerchi di raccontare la sua versione dei fatti. Ma mi raccomando… Concise!

- Sorry vostr honor. - Adesso, in maniera concisa,

Comiso, e una parola. La mia vita e una telenovela, vostro onore.

Posso prova' a fargli il riassunto delle puntate precedenti.

- Come si siede? - Ah, scusi. E' la forza dell'abitudine.

- (Pretore) Ecco bravo, riassuma.

Dunque la faccenna cominciò, quanno il mio manager, dopo anni di richieste,

Me organizzò un incontro che mi opponeva un cerîo Scorîichini Raimondo di Amatrice.

Detto Rai Bum Bum er Matriciano.

Mi concesse la tanto sospirata, occasione de combatte.

- Me raccomando, cerca de farmi fa bella figura. - Va tranquillo, Maccare'.

Ammazza che occasione... Acci sua...

- Devi pensà che stavolta c'è pure lo sponsor. - Er che?

Lo sponsor. Quello che caccia Ii soldi.

- Ah, l'orefice. Iannone.

Bono.

- Ma 'ndo m'ha sponsorizzato queillo... - Sta tranquillo.

- Non m'ha scritto da nessun pane. - Sta tranquillo, fidate de me.

Fidate de Maccare'

Fuori i secondi.

- Due, tre, quattro... - Ha capito vostro onore?

- Quer boia del manager, m'aveva vennuto la sola delle scarpe.

- M'aveva sciato.

Che m'hai combinato? Il contratto parlava chiaro.

Mo' che vo' questo?

"Vi sarà paga la somma di centodidicimila, iva esclusa,

per tre intermezzi pubblicitari." Dovevi casca” tre volte.

- Ma chi? - Come chi, tu!

- Tre intermezzi significa tre intermezzi nun c' e prova' eh - Aah

C'ha ragione, c'ha ragione lo sponsor!

- C'ha ragione. - Ah, stavate d'accordo.

Dovevo anna' a tre volte a tappeto co' Bum Bum er Matriciano? Tie'!

E pe' fatte guadagnare centododicimila lire a te,

- Disgraziato! cambia mestiere. Va a lavora', va a zappa' la terra.

- Non gliela fo più, non gliela fo. - No! L'armadietto no!

Me serve spazio! Te ne devi anna'!

- (Pretore) In galera. - Eh?

Lei mi parla di box, de cassettini, la matriciana... invece l'accusa qui parla di funi, truffe!

- E così mentre camminavo tutto solo, sconsolato.

- Senza lavoro, senza na' lira, senza n'amico,

- E chi sarebbe Augusto? - N'amico mio. Io non so niente. Ha fatto tutto lui.

- Me domandai fra me e me: "Rocky e mo', n'do vai?"

- A me questo Augusto non mi risulta. - Neanche a me…

- No, non c'è non mi risulta. - E me risulta a me!

Mi consente vostro onore? Augusto?!

Ma io so' innocente vostro onore, non so niente. E' tutta colpa di Augusto.

(Fischia)

- Vie” qua bello de Rocky. E vie”.

- Ma Augusto sarebbe un cane? - Sì.

E' un cane ma c'ha na testa che pare un computer.

Se sto' cane c'avesse avuto il dono da parola, minimo lo facevo Presidente del Consiglio.

E' da lenza de niente.

Insomma lei vorrebbe farci credere, che il responsabile dei reati imputati è Augusto?

Sarebbe! Successe tutto, subito dopo, la notte dell'incontro.

- Nel momento in cui, lo confesso, avevo deciso di suicidarmi...

- All'improwiso sentii un cane che si lamentava.

Levate levate, che gli voglio da' una mazzata che lo spezzo in due.

- Che glie fai te? - A sbracalone, e fatte un giro che è meglio.

A baffetto, mica parlavo co' te, chi t'ha interrogato?

Stavo a parla' col giuggiolone. Che fai te, scusa?

- Damoglie foco, ce divenimo de più.

- No, prima sfonno ate. - Bene.

- Niente. - Pareva d'aver sentito che lo spezzavi in due.

- E poi sistemo er cane. - Aspetta un po', nolo dico pe' te.

- Sei sicuro? Hai deciso? < Sì.

Vai Rocky.

- Vostro onore, quello è stato l'unico incontro che ho vinto in vita mia.

- Oh, tre cazzoti, tre KO.

- Praticamente più che alla Rocky, avevo menato alla Rambo.

(Il cane guaisce) Poverello. Poverello, poverello.

Non te preoccupa' è passata la paura.

Te volevano mena”, se la pigliano co' te perché sei piccolo.

Se eri Zanna Bianca, col cavolo che si awicinavano.

Va' a casa, il padrone tuo te Stara” a cerca”. Sarà in pensiero. Va a casa.

Ma 'ndo' e armato? Cane?

Che hai porîato? Ma che è er collare tuo?

Come li ho sistemati io… Fulminati.

Ciao!

Mo vattene a casa. Ciao cane. Ciao.

- Che stai a fa?

Augusto te chiami! Anvedi che roba, Augusto.

Via Condotti... Telefono... Ma che abiti a via Condotti?

Hai capito sto' cane?! Sei un cane da ricchi!

Pronto? Guardi qui parla il signor Rocky.

No, non ci conosciamo.

Datosi che ho ritrovato, il vostro simpaticissimo cagnolino…

Ah, non è simpaticissimo. Va beh. Datosi che ho ritrovato il vostro cane...

Datosi che ho ritorvato... E siccome voi lo starete cercando tutti angosciati...

Ah, nun lo state manco a cerca”. Ma che fanno i furbi?

Senta un po' scusi, eh

Ha sentito? E' proprio lui.

- Giocano al ribasso?

Se vuoi rivedere vivo il tuo cane, prepara cinquecentomila lire in biglietti da piccolo taglio.

Ah, non siete angosciati. Va beh, lo starete cercando, no?

Ve sistemo io. Guarda che co' me sto' giochetto non attacca. Ho capito, sa

Allora lo sai io che faccio? (Sottovoce) Non da retta lo voglio impressiona'.

Io non abbocco. lo faccio sul serio. Perché io puzzo e puzzo fone.

Fa lo spiritoso fai… Guarda che con me non si scherza.

Ah t'hai fai alla vaccinara. Ah fai pure lo spiritoso, fai.

Come non lo rivuoi... A cinico!

No. Ma che c'entra…

Ie stacco la coda da vivo, e t'ha mando. E tu che fai?

Dotto' famo duecentocinquantamila e non se ne parla più. Glie riporîo il cane.

E mica so' io.

Prepara quattrocentomila lire e non se ne parla più.

Come? Perché?

Diciannove e trecento, un pollo coi peperoni.

- Come m'ho posso tene'. Er padrone...

Ma che è n' SS questo qui?

Dotto', ultimo prezzo, settantacinquemila e non se ne parla più.

Maria! Batti diciannove e trecento.

Pronto? Ha attaccato.

- Che gli hai fatto? Gli hai cagato sul comò? Te odia!

- Che famo, te li incarîo? - E' meglio, no?

Come se dice "prima te se incarîa e poi porîa a cana"

- Se non meli incarîa, come meli porîo a casa? - Quattro supplì.

- Duemila e quattro. - Ah, manco caro. Credevo peggio.

- E allora? - E allora…

Male ho messe qui! Cinqantamila lire, prima

- Il resto! - Ma de che?

Il cane!

- Vedi d'andamene, accattone! - Accattone!

Hai capito sto' cane? Non lo conosco!

- C' avevo cinq… cento mila lire sana. - Sì.

Aho'!

Capirai! Per due supplì, una miseria.

- Ma che, m'hai riporîato i supplì?

Che se pe' me?

E' una giornataccia, è. Ma proprio a me doveva capità sto' cane?

Tie', una ate e una a me. Una ate e quell'altra a me.

Neanche buono di farmi rimedia” una mancia.

Aspe'...

Magna.

- Quando te ne sei andato coni supplì, mi è preso un colpo. Te possino accecatte!

Augusto… Come l'imperatore.

Ciao cane!

Bono!

Che famo, San Rocco e il cane?

Ancora appresso me stai? Che vuoi?

Se po' sape' che cerchi?

Va a casa! Ti ho detto che non te posso tenere.

Bye Rocky.

- E' di suo gradimento l'apparîamento? Qui andava bene, se eri un gatto.

Ogni tanto, qualche sordo, lo rimediavi di sicuro.

Do' vai?

Beh? Scendi giù! Che fai sul letto mio?

Hum… mannaggia! Guarda che qui non te posso tene'!

Il cane Augusto, le aveva preparato la colazione?

Ma quale preparato, vostro onore. Se l'era fregata al bar.

- Fregata? - Vostro onore, il presente cane, è un ladro.

Sì, un cane ladro.

Aho', dimme un po'. Oh! Guardame un po'.

Mo' te impa'... L'hai fragata! Non fa' finta de'… Te sei n'impunito.

Ma come… Anvedi questo!

- Perché lei non la riporîò indietro? - Perché io non celo sapevo.

- Beh, che è sto' tono? Un po' di rispetto. - Scusi tanto.

Ma dove l'hai presta sta' roba? Ma chi te l'ha data?

Ha ragione, non è un cofiile, è una cone.

Ma glielo giuro vostro onore, io glielo domandai anche subito. E' vero Augu'?

Gli dissi: "Augusto, ma che niente niente, l'hai fregata la colazione?

(Pretore) Non mi faccia perdere la pazienza. Ma se Augusto ha fregato la colazione,

Vuole che gli faccio una dimostrazione… Augu' non ce credono famoin na dimostrazione.

- E io "Beh, allora hai pagato!". E lui… - Ma che sta dicendo?

La verità! Glielo giuro.

- E che è? - Scondinzolò orizzontale.

- La coda di paraffina. - Ah, fa pure lo spiritoso.

Augusto, è vero che sei un gran dritto?

E' simpatico vostro onore. Dia retta.

Il guanto di paraffica, con la coda.

Ha visto? Ha smentito categoricamente. Scodinzola orizzontale.

- Ha visto? Ha, detto sì. - Effettivamente...

Per sdebitarsi dell'ospitalità, mi dava una mano a fare la spesa.

Insomma Augusto se trasferì a casa mia.

Augu', è vera la voce che circola, che te sei un cane un po'…

Questo non è un cane. è una volpe! Per quanto è furbo, vostro onore.

- Dica. - Quant'è?

- Duecentocinquanta. - Ma che fanno la?

Augu', il reparîo è quello. Vai e colpisci. Ci vediamo alla cassa.

- Dove? - Li, in quel televisore. Ha visto?

- (Annibale) Ma che… Proiettano i film pornografici! Guarda!

Mandate via i bambini! E' vietato! E' uno scendo!

Che è il supermercato a luci rosse? Tette. Culi.

Ma che dice! Quello è il nostro video a circuito chiuso.

- (Annibale) No, quelle so' tette, culi. Guarda! - (Cassiera) quelle so' cadette, caciocavallo!

Alla faccia del caciocavallo. Quelle me parevano due sise vere!

- Senta non me serve più. - Ma dove va? Non si può. Non si può!

Fu durante uno dei nostri shopping, che tramite Augusto, incontrai Zazzi, la mia ragazza.

Fu un vero colpo di fulmine.

Oh Dio Monzon!

- (Annibale) Che a sera stessa Zazzì, era ospite a casa mia.

Salute!

Bono.

- (Annibale) Vostro onore, fu un colpo di fulmine, così fulminante

Ma do' va? Non hai capito niente… Scusami n'attimo Zazzì.

(Canticchia) Ecco, la cena è ormai finita. Gli amici se ne vanno... Così rimango solo…

(Sottovoce) Vatta' a fa' un giretto, na mezz'ora. Vatta' a frega” un lecca a lecca...Va, va.

(Annibale) E allora famme er favore. Cinque minuti solo!

(Sottovoce) Aho', non e il momento questo pe' mettersi a vede” la televisione.

No! Te ne devi anna'!

Ciao Zazzì. Ah, stai qua.

Oh, lo sai che e una ragazza intelligente?

Abbiamo parlato due ore e non ce ne siamo accorîi. Ciao Zazzì.

Viè, che parlamo pure domani.

Abbiamo parlato! E' inutile che fai sta' faccia.

Che ti credi che abbiamo fatto? Non è successo niente.

(Pretore) Senta a me non interessa niente, delle sue ragazze,

Saraceni lei ammette di essere entrato nella gioielleria del signor Iannone, il 2 maggio?

(Pretore) delle sue cenette e delle sue awenture.

- Yes. - Guardi che deve dire "si".

- Okey. - Hmm.

E ammette di aver sottratto a Iannone, un anello d'oro e platino?

Io, volevo semplicemente fare...

- Ma di che ti impicci? Va' al posto tuo. - Vada al posto suo! Vada via. Vada via!

Che stamo a lavorà qua. Questa poi è na cosa fra me e…

- E' curioso, eh? - Curiosissimo.

None! Io non ho sottratto niente. Me possino cecarmi!

- Vada via anche lei. Vada via anche lei. - Sì, cerîo.

- Io... ha ragione vostro onore. - (Urla) lo sono pretore!

- Ma non s'arrabbi non è colpa mia! - Ma io questo lo mando in galera“

Vede vostro onore, io volevo fa'… Vero Zazzì? Lei ride e dice sì, ma mica capisce.

Volevo fare un presente, alla qui presente mia ragazza,

allora mi recai al negozio del qui presente, per regalargli il presente.

- Vede vostro onore, - Pretore.

In occasione della festa di San Valentino.

E tu San Valentino che viene a febbraio, lo festeggi a maggio?

Che te frega ate! Anvedi questo, gli tirerebbe un gancio...

San Valentino lo festeggio quando mi pare e piace.

Questo gli po' piace'. Sì, er dito è uguale.

- Quanto vie' questo? - Du'centomila.

Ecco, lo posso prendere. Solo che adesso, in contanti ho solo diciottomila e cinque.

Che carogna. Non me fa perde tempo, ah Rocky.

- Accetto pure assegni... - Anch'io.

- (Annibale) Mentre stavamo li a discutere, nel riporre l'anello,

- Iannone lo fece inawerîitamente cascare per terra.

- E Augusto se lo pappò come se pappa un pasticcino. Me perdoni il pasticcio.

(Pretore) Ma scusi, perché lei non awerîì subito lo Iannone?

(Annibale) E perché questo, malfidato com'è,

- si poteva credere che io e Augusto eravamo d'accordo.

Ma che te vergogni? Va beh, me giro. Come un ragazzino è questo!

- Così ho cercato di recuperare l'anello,

e di riconsegnarlo al qui presente orafo, con le dovute scuse.

Vuoi che te do' il giornale?

Mi è arrivata! Bello, bello! L'hai fatto. Hai fatto l'anello, brav...

Non e distrarre. Fa' uno sforzetto.

Fa uno sforzo. Fallo pe' me.

(Rumore di qualcosa che cade)

Ammazza che puzza, Augusto mio! E che è?

(Bussano alla porîa) Chi è?

Mamma mia! Ma come, te sei mangiato n'anello de un carate e mezzo, ma questo…

Questa è na puzza da quarantotto carati!

- Io glielo devo da' a Zazzì, se lo deve mette' al dito. Come faccio?

(Annibale) Sembra che hai cagato i gioielli della corona!

Ah, l'anello! Ce lo avevo pronto, glielo stavo a rida'.

Chi è?!

Senta Saraceni, lei ammetterà che la sua versione dei fatti e a dir poco fantasiosa, o no?

E' caldo, caldo.

Che volete? A Ianno' che vuoi?

- E' lui? - E' lui, è lui.

- In nome della legge vi dichiaro in arresto. - Ma di che? Che non ho fatto niente.

- Vorrà dire l'anello? - E perché, non se chiama reperîo?

Te dispiace fa' vedere a vostro onore, il reperîo?

- Ma dove lo avete preso questo? - Gargiu' il reperîo, su.

- No! Mi scusi. A Gargiu', te spiace... - Aho', "A Gargiù"!

Eh, questo è l'anello. Che cosa devo esaminare?

Ehm... Vostro onore... Lo esamini. Faccia il favore.

- Ma che… Ma che schifo! - (Annibale) Puzza, eh?!

Ma è una cosa micidiale! Senti.

Ecco qua "il reperîo"!

(Sottovoce) Li avevo fregati. Ho adottato la linea di difesa del processo Bebawie.

Vede vostro onore allora, che la mia versione dei fatti non e poi così fantasiosa.

Io accuso te, tu accusi me. Ma siccome tu non parli sela prendono in der gagarin.

In piedi. Silenzio. Silenzio!

Visti i fatti e ascoltati i testimoni,

si dichiara che il qui presente, Saraceni Annibale,

imputato di fune e truffa continua,

è da ritenersi innocente.

- In quanto, nessuna prova testimoniale

che il cane denominato Augusto, è da ritenersi pericoloso perla società.

Ha imputato una sua pafiecipazione diretta ai fatti dolosi.

Inoltre la cone decide, sempre visti i fatti,

E ne considera diretto responsabile, il proprietario legittimo.

- E' lei il proprietario legittimo di Augusto? - No, io so' un amico.

Per cui il cane in questione verrà

consegnato al canile municipale, dove in caso di mancato recupero

Ce so' altri cani, te fai tutti amici, stai...

- Stai in compagnia, sbagliate insieme. - Andiamo su, lo poni Via.

Da pane del proprietario legittimo. Si espleteranno le norme vigenti in questi casi.

Va Augu', va tranquillo. Te vengo a trovà tutti i giorni ete porîo l'ossobuco che te piace tanto.

Non te preoccupa' al canile te diveni.

Che fine fanno?

Dopo un periodo di tempo, se nessuno li richiede, Ii ammazzano.

Povera bestia. Lo sappiamo bene che fine fanno al canile.

- Su, andiamo. Vieni, forza!

Fermi tutti! Er padrone der cane, so' io!

Augusto è mio. Augusto è mio, er colpevole so' io.

Ma che fa ritratta? Guardi, ci pensi bene. Perché se lei ammette che il cane è suo,

- per lei sono… - Non me ne frega niente.

Mi dichiaro padrone del cane a tutti gli effetti vostro onore.

Ma ie' pare che un povero cagnolino così possa essere un ladro?

Le truffe le ho fatte tutte io. Lo giuro vostro onore!

Er colpevole so' io. Eh... Gli ho detto un sacco de' bugie.

- Er colpevole sono io. Augusto è innocente. Augusto è mio!

Bello, bello de Rocky tuo. Augusto è mio.

- Mate pare che te manno al canile? In galera ci vado io, ate non te ce mando.

(Annibale) Vie', vie' bello. Salta su. Salta.

- Te lascio a Zazzì. Ce pensa lei ate.

Bello. Bello. Bello!

(Pretore) Se penso che tua madre dorme in camera nostra,

- mi prende un giramento di palle... - Giovanni! Mamma ha l'atrosi.

- Che la volevi vedere mona qua dentro?

- Se quell'imbroglione del geometra non ha finito i lavori, mica è colpa sua.

E che è colpa mia?!

Guarda sono stufo! Di imbroglioni. Di posteggiatori ricattatori, di mafiosi.

Di assessori al comune che intascano tangenti.

Di impiegati alle tasse che chiudono un occhio.

Di sottosegretari che si rivendono le roulotte dei terremotati. Di approfittatori, di furbi... Ah!

Dai Giova' lascia perdere. Tanto anche se ti arrabbi, non serve a nessuno.

Ma sì, ma che mi incazzo a fa'.

Tanto qui le cose possono cambiare solo se a rimetterle a posto arriva un UFO.

Eh, Giova', beato ate. Che credi ancora ai Ciucci che volano.

Mamma mia Giovanni, ma che sta succedendo?

Francesca gli alieni. Siamo salvi!

Signor pretore, non si spaventi. Sono Arnaldi. Quello che ha il terrazzo di fronte.

Scusi per sto' casino. Ma visto che lei se sta a costruì sto po' po' de camera abusiva,

me la sto' a costruì pure io. Che so' più fesso de lei?

< Eh, si. L'Italia è proprio il paese dei furbi.

Dove tutti cercano di avere sempre ragione.

Per esempio, il maestro De Leonardis.

Che ha fatto causa allo stato, perché sostiene che "Fratelli d'Italia",

Oppure "Mani d'Oro", che in carcere ha costituito lo SLAP.

"Sindacato Ladri Anisti Professionisti".

Don Rosario, invece, si è dichiarato "mafioso pentito .

L'ha scritta lui. E pretende il rimborso dei diritti d'autore.

E davanti ad un notaio, ha giurato che ha sempre creduto che "il Lupara",

sia un paesino vicino a Novara.

L' innominabile ha chiesto una barca di danni al condominio,

Ottenendo, per la fine della sua carriera, una lauta pensione.

Perché è crollato il palazzo.

E l'amministratore, ha insinuato che era colpa sua.

"L'impiegata a luci rosse", con i soldi avuti da Giovanni,

ha distribuito mazzette a raffica a chi di dovere.

E ha immediatamente vinto, quattro concorsi per impieghi Statali.

Quanto a Giovanni, è proprio l'unico fesso.

In una crisi di coscienza, si è autodenunciato e condannato,

per costruzione di vano abusivo sul suo terrazzo.

- E Rocky? Eh, Rocky...

Rocky è uscito dal carcere dopo pochissimi mesi.

Grazie all'intervento del cane Augusto,

che è diventato amico di una persona... Molto imporîante.

- Eccolo. - Eccolo!

- Ci faccia qualche dichiarazione!

- Ci dica come sono andate le cose. - Benissimo. Al di la di ogni più rosea previsione.

Quali sono stati i suoi elettori?

Ho avuto cinquecentomila preferenze dall'associazione amici per gli animali.

E non ci crederà, quasi un milione di voti dagli abbonati alla rivista "Gli amici di Pluto".

Trecentosettantacinquemila dalle associazioni cinofile,

Te darebbe un gancio! Vai, vai.

Insomma... E' stato un plebiscito canino.

- Dove dobbiamo andare onorevole? - Ma a Montecitorio naturalmente.

Adesso tu mi devi spiegare, come hai fatto a diventare amico di Marco Pannella.

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