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Original subtitles

Dopo l'accettazione, andate in Ortopedia e chiedete di Nava.

- Vi sta aspettando. - Okay, perfetto, grazie.

Allora, siamo pronti a levare questo gesso ?

- Sì, ma il dottore mi farà male come l'altra volta ? - No, amore.

Assolutamente no. Il tuo braccio è guarito, non ti farà niente.

- Promesso ? - Promesso.

Poi venite a salutare Koljia ? Oggi lo operano.

- Sì ! - Certo, gli facciamo una sorpresa ? - Sì !

- Sembra serena. Ti ha più chiesto della mamma ? - Neanche una parola.

Dire la verità è sempre la scelta giusta.

- E' anche grazie a te, se l'ha presa così bene. - Dici ?

Perché tu sai fare stare bene la gente.

Non parlo solo di Martina.

Marti !

Non rompiamo anche l'altro braccio.

Sarai contenta.

- Di che parli, scusa ? - Marco mi ha lasciata.

- Non lo sapevo, mi dispiace. - Davvero ?

- Perché non dovrebbe ? - "Chi la fa, l'aspetti".

- Non ho mai goduto delle disgrazie altrui. - Eravamo così felici.

E' cambiato tutto da quando è tornato a Ferrara.

Tu vorresti farmi credere che non ne sai niente ?

Olga, tu in Degenza 1. Favilla, Degenza 2.

- La tirocinante intreccia cestini ? - Ha avuto un contrattempo.

- Si è rotto un cestino ? - Smettila !

[SEGNALE ACUSTICO] No ! Di nuovo il 3 ? Insomma...

Gli hanno tolto il sondino e la nonna rimpinza la creatura.

Oh, Signore, che roba...

- Ci penso io. - Brava. Tieni, Olga. - Grazie.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Ehi, tutto bene ? - Sì.

- Oggi operano Koljia, posso occuparmene io ? - Certo.

- Prima fammi un nuovo ricovero, Viola Parisi. - Viola Parisi ?

- Non è già stata qui ? - Mesi fa.

L'hanno portata in Germania per un protocollo sperimentale

ma la terapia non ha funzionato. -Che patologia ha ? -Te lo dirà lei.

Un bambino su mille ha l'insufficienza renale cronica.

Sono stata fortunata, vero ?

La causa principale è il diabete mellito.

Ho anche un infusore per l'insulina, è qua.

- Sei qui per ? - Infezione dell'uretra.

Febbricola, Ves alta, resistenza agli antibiotici.

Viola è in dialisi da un bel po', sa tutto della sua malattia.

Puntiamo a una laurea in Medicina entro l'anno.

Ogni due per tre devo essere ospedalizzata

perché qualcosa non funziona come deve.

L'unica speranza è il trapianto

ma non troveranno mai un rene compatibile.

Ciao.

- Lui è Koljia. - Piacere, Viola.

- Ciao. - Koljia è russo, ma sta imparando l'italiano.

Può fare pratica con Viola.

La voglia di chiacchierare non le manca.

- Tu fai la chemio, vero ? - L'ha terminata da un po'.

Oggi è il giorno dell'intervento, vero ?

-Amore, noi facciamo un salto a casa. Ti serve altro ? -No. -Ciao.

- Ci vediamo dopo. - Ciao.

- Arrivederci. - Arrivederci. - Arrivederci.

- Che bel cappello, chi te lo ha regalato ? - Il dottor Marco.

Ah, ti sta benissimo.

Mi fai misurare la temperatura ?

Niente febbre.

Sei preoccupato per l'intervento ?

Ricordi quando ci siamo conosciuti e non volevi fare la Tac ?

E' normale avere paura, ma ti devi fidare di me.

Ci saranno solo medici bravissimi in sala operatoria.

Vado a parlare con il dottor Marco e poi ti torno a prendere, va bene ?

- Ti serve qualcosa ? - No, grazie, sto a posto.

- Ciao. - Ciao.

Sapessi quante volte mi hanno detto "andrà tutto bene".

Non la prendere sul personale, fanno tutti così.

Un bambino in stanza con me aveva una cosa come la tua.

- Poi è andato a casa ? - Sai che non l'ho più visto ?

Chissà che fine ha fatto.

-Signora Alibrandi, prima è passata la mia collega, giusto ? -Sì. -Bene.

-Le ha detto di non dare la banana a suo nipote. -L'ha sempre digerita.

Le ha detto di non dargli niente perché Brando non può mangiare.

- Ha vomitato ! - Non dipende dalla banana. - Collaboriamo ?

- Ci penserò. - Ecco, ci pensi.

- Scusa, la sveglia non ha suonato. - Che non succeda più.

-Cambiati e va' ai prelievi. Forza, che Favilla aspetta rinforzi. -Volo.

- Sono Umberto Verna, il padre del dottor Verna. - Certo, buongiorno.

Sa se mio figlio è di turno stamattina ?

[SQUILLI DI CELLULARE] Scusi.

- Sì ? - Per favore, inventati una scusa, non lo posso affrontare oggi.

Vedo che cosa posso fare, sì.

Scusi, un'urgenza. Dicevamo, suo figlio ?

- Sì, volevo sapere se è di turno. - Non è ancora arrivato.

Se vuole, lascio detto che è passato.

Gli dica che non può evitarmi per sempre.

- Arrivederci. - Arrivederci.

- Grazie, sei un'amica. - Connivente, più che altro.

Il ragazzino pesa troppo poco per la sua età. Ci andremo leggeri.

Sono curioso di sentirlo contare in russo.

-Pensi di arrivare bene alla massa ? -Si è ridotta molto, ma...

- E' vicino all'arteria. - Perciò l'ho chiesto a te.

Sei o non sei tra i migliori in Italia ?

Dovremo entrare al limite dell'articolazione.

Dobbiamo fare il possibile, deve guarire completamente.

Non sei mai stato così sentimentale.

Che ha di speciale questo ragazzino ?

Il destino si è accanito contro di lui e odio dargliela vinta.

- Scusate, l'ultimo aggiornamento su Koljia Antonov. - Grazie.

- Abbiamo finito, ci vediamo in sala operatoria. - Sì. - Okay.

- A più tardi. - Arrivederci.

- Come sta ? E' spaventato ? - Abbastanza.

Perché non entri anche tu in sala operatoria ?

Sarà più sereno, se ci sei tu.

- Non sono autorizzata a entrare. - Ti autorizzo io.

Lo andiamo a prendere insieme in stanza. Ci vediamo là tra mezz'ora.

- Beh ? - Ho incontrato Anna prima, è a pezzi.

- Che ti ha detto ? - Che l'hai mollata "di punto in bianco".

Spero che la tua decisione non abbia a che fare con me.

Non provo le stesse cose che prova lei, non le ho mai provate.

- Tutto qui. - Te ne sei accorto solo adesso ?

No, in realtà è un po' che ci sto pensando.

La conferma l'ho avuta solo quando ti ho rivista.

Sì...

No, questi codici sono sbagliati.

- Ho fatto quello che mi hai detto tu. - No, non lo hai fatto.

Se leggi bene la tabella, hai saltato una riga.

- Cavolo. - Eh.

Di' al tuo fidanzato di farti dormire la notte o qua duri poco.

- Buongiorno. - Buongiorno, dottor Verna.

Il suo occhio ! Sa che vira verso un viola melanzana niente male ?

- Domani metterò una bella cravatta in tinta. - Bene.

Il dottor Colomba vuole le lastre di Koljia in ordine cronologico.

- Nessun problema. - Bene.

[FAVILLA SI SCHIARISCE LA GOLA]

Ciao, Koljia, guarda ! Non ho più il gesso.

Che cos'hai, stai male ?

Ha paura dell'operazione.

- Piacere, io sono Viola. - Io sono Martina. E' vero che hai paura ?

[PARLA IN RUSSO]

- Che vuole dire ? - Secondo me, tipo che vuole andarsene via.

- Vuoi scappare ? - Sì.

Ti aiuto io, ma come facciamo ?

Io un'idea ce l'avrei.

- Le provette ? - Sono tutte lì.

Sì. Stai mettendo in ordine le lastre per il dottor Colomba ?

- Sono quasi pronte. - Ah, bene.

- Che c'è, hai perso qualcosa ? - Un referto, stava qui.

- Stava qui. - Dove è finito ? Chissà.

Mannaggia, magari è caduto a terra, sotto la scrivania. Controlla.

Eh.

Calma, stavi cercando questo ?

Che hai ?

- Niente. - Alzati, ma che "niente" ?

Hai una faccia sconvolta ! Siediti, dài.

Così. Che sei incinta ?

- Mi lasci lavorare in pace, per favore ? - Ti stavo dando una mano.

Datti una calmata, ragazzina, e arrangiati.

- Ma dove è Koljia ? - Boh. - Come "boh" ? Era qui con te prima.

Sono andata un attimo in bagno e quando sono tornata, non c'era più.

Dove può essere andato ? Forse alle macchinette ?

Sa che non deve mangiare niente e le infermiere lo avrebbero visto.

- Spiegami meglio, che è successo ? - Niente.

Prima ascoltavamo della musica insieme.

Poi è venuto... Come si chiama ? Il papà di quella bambina.

- Ehm... - Arturo ? - Lui, Arturo.

Lo hanno salutato prima dell'operazione.

- Poi se ne sono andati via. - Forse li ha seguiti.

- Andiamo a vedere. - Va bene.

Arturo !

Scusa, avete visto Koljia ?

- Cinque minuti fa, perché ? - E' sparito. - Come ?

- In camera non c'è, pensavo che fosse con voi. - No.

Martina, hai visto Koljia per caso ?

- Si sarà nascosto. - Organizza una ricerca, vado in Chirurgia.

- Serve aiuto ? - Non c'è bisogno, grazie. - Perché no ?

-E' meglio non coinvolgere estranei. -Lui non è un estraneo.

Koljia è un mio paziente, decido io. Scusate.

- Fateci sapere se avete notizie. - Grazie.

Colomba dove è ?

Mi scusi, lei senza mascherina, senza cuffia, con il camice

non vorrà entrare nella mia camera operatoria così ?

- No, dottor Pisani, l'intervento è stato sospeso. - Come ?

- Non si trova più il paziente. - Stiamo scherzando ?

Controllate nei bagni, perfino negli armadietti.

Estendete le ricerche agli altri piani.

Con discrezione, non voglio allarmare i pazienti e i genitori.

- Dài, Rosa, su ! - Oh, Signore, ma come facciamo adesso ?

Koljia !

Cosimo ! Aiutami a trovare un bambino, si chiama Koljia.

E' altro così, va' nel corridoio.

Oh, Signore...

# Gira un po' di qua... # - Scusate, permesso.

Avete visto Koljia ? Koljia, il bimbo con il cappellino da rapper.

-Vado in magazzino. -Nel locale caldaie ? -Non c'è. -Sì.

No, qui no.

E... neanche qui.

- Avete provato a vedere al bar ? - Dove era finito ?

Marco, scusa, ti richiamo.

- Che c'è ? - Come ? Prima mi dà un incarico urgente e poi sparisce ?

Mi sono ammazzata per mettere insieme le lastre.

L'intervento è stato sospeso.

- Cioè, non vi servono più ? - No. - Certo.

Voi medici ve ne fregate, tanto noi tirocinanti siamo schiavetti

che hanno la fortuna di stare con voi, no ?

- Stai bene ? - Perché me lo chiedete ? Sto benissimo.

Certo, è solo che ti vedo un po' su di giri.

Devo andare.

Ecco, appunto.

No, aspetta, appoggiati qua, vieni.

- Appoggiati qua. - Mi sta scoppiando il cuore.

Ci credo, è tachicardia. Respira lentamente e rilassati.

Lentamente.

Scomparso nel nulla, io...

- Niente ? - Niente. - Siete sicuri di avere cercato bene dappertutto ?

-Abbiamo cercato anche sul tetto. -Nel locale caldaia. -Che facciamo ?

- Non lo so. - No ! - Che c'è ? - Chi è ?

- La signora Marastoni, l'assistente sociale di Koljia. - Ci mancava.

- Chi le dice che abbiamo perso il bambino ? - Nessuno apra bocca.

-Tu inventa qualcosa per guadagnare tempo, io avviso Marco. -Sì. -Vai !

- Che mi invento ? - Vai ! - Certo, appena... - Devo vederlo.

- Con calma, a quest'ora. - Ci penso io. - Arrivederci.

- La signora Marastoni, vero ? - Sì.

-L'intervento di Koljia è iniziato ? -No, hanno richiesto un altro esame.

- Spero nessuna complicazione. - No, una cosa di routine.

- L'intervento potrebbe slittare, le conviene tornare domani. - Sì.

Ho promesso al giudice di aggiornarlo, aspetto.

Se mi dice dove posso sistemarmi, ho molto lavoro da smaltire.

Ma certo, nessun problema.

- Favilla, Olga, facciamo sistemare la signora ? - Sì. - Certo. - Bene.

- Per lo smaltimento del lavoro di là. - Grazie. - Andiamo.

Le faccio strada.

- La massima sta calando. Come ti senti ? - Meglio.

Prova a stendere il braccio, così.

- Mi dici che hai preso ? - Ho bevuto troppi caffè.

Per quel livello di tachicardia, ce ne vuole un litro.

- Ho preso anche qualche compressa di caffeina. - Quante ?

Troppe ?

-Non mi faccia la predica, so badare a me stessa. -Sei irresponsabile.

Come ti viene in mente di venire al lavoro impasticcata ?

I pazienti dipendono dalla nostra lucidità.

Con la mano che trema non potresti fare un prelievo.

Stai qui finché il tremore non passa.

Se ti azzardi a muoverti, ti faccio un richiamo disciplinare, chiaro ?

Dicevi che volevi essere una brava infermiera e sembravi sincera.

Forse erano "parole al vento".

Di Gennaro, ti chiedo un favore personale.

Tieni l'équipe in stand by finché... Eh ?

Te li pago io gli straordinari, va bene ?

Di' a Pisani che se si muove da lì, mi incazzo di brutto, va bene ?

Vaffanculo.

- Non rispondi neanche ai messaggi ? - E' un brutto momento.

- Per me di sicuro. - Okay.

Ho letto quello che mi hai scritto ieri sera, è molto bello.

Davvero molto bello, ma non cambia le cose.

Mi convince che io non sono in grado di apprezzare la persona che sei.

- Praticamente mi fai un favore a lasciarmi. - Anna... - Marco.

Ti chiedo una cosa. Mi hai mai voluto bene davvero ?

Sì, ti giuro che sì e te ne voglio ancora.

Ma non è abbastanza.

Io invece continuerò ad amarti.

Dammi una buona notizia, per favore.

- Dottor Chiaravalle, posso ? - Solo se è urgentissimo.

La signora Marastoni chiede di parlare con lei.

- Chi è ? - L'assistente sociale delegato del Tribunale dei Minori

per il caso Koljia Antonov.

Vabbè, cinque minuti e la fa passare.

Ci è scappato un paziente, dobbiamo dirlo a Chiaravalle.

Rosa ha ragione. Koljia è sparito da troppo tempo.

L'assistente sociale si aggira per i corridoi e chiede notizie.

Quanto ci vorrà prima che capisca che qualcosa non va ?

Dobbiamo dirlo a Chiaravalle e alla polizia.

E rubare altro tempo a un bambino che non ne ha.

Chiaravalle può solo avvisare il giudice che blocca l'intervento.

Se troviamo il bambino, verrà trasferito altrove

e lì di nuovo da capo con accertamenti, esami, consulti...

Vogliamo dare questo vantaggio al sarcoma di Koljia ?

Se succede qualcosa, il reparto finirà nei guai.

Il reparto è mio, decido io. Mi assumo io la responsabilità.

[SCATTO DI SERRATURA] Viola, non lo troviamo.

- Di che parlavate prima che sparisse ? - Del suo intervento.

- Aveva paura ? - Un po' sì. - Che gli hai detto ?

Che tanto con l'anestesia non si sente niente.

- Non gli hai parlato di un posto segreto di questo reparto ? - No.

- Perdiamo solo tempo. - Aspetta, questo è il pigiama di Koljia.

- Non ne sai niente ? Si è cambiato. - No, ero in bagno.

- E' uscito. - Andiamo.

- Torni indietro di un paio di ore. - Sì, un attimo.

Ecco.

Come può essere uscito senza che nessuno lo abbia visto ?

E' quello che mi piacerebbe sapere.

E' lui, è quello con il cappelletto. Gliel'ho regalato io.

- E' uscito ormai più di un'ora fa. - Forse so dove è andato.

[SCATTO DI SERRATURA]

- Si può ? - Siete voi ? Prego, accomodatevi.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Sì... Ancora un pezzo.

Ci si tiene in allenamento qui.

Scusate il disordine, ma sono solo, mia moglie non c'è.

Dopo ciò che è successo era molto provata.

Abbiamo pensato che riposare le avrebbe fatto bene.

E' da mia madre in campagna.

- E' come se fosse andata in pezzi. - Certo, capisco.

- Vedrà che si riprenderà. - Non se ci assillate.

So che pensate che siamo degli egoisti, dei mostri...

Koljia può avere un'altra famiglia. Mia moglie ha solo me.

-Non si preoccupi, non eravamo qua per farle cambiare idea. -No ? -No.

Allora perché siete qui ?

-C'è un problema con Koljia, è... -In ospedale, stamattina lo operano.

Ci chiedevamo se avevate ancora dei giochi

qualcosa che gli tenesse compagnia.

No, abbiamo buttato via tutto.

Troppo dolore, mia moglie ha preferito così.

- Siamo venuti inutilmente. Togliamo il disturbo, grazie. - Arrivederci.

Signora Castelli, come sta Koljia ?

- E' molto spaventato ? - E' un bambino ed è solo.

Arrivederci.

Perché non mi hai fatto dire la verità ?

Non aveva idea di dove fosse Koljia.

- Dove lo cerchiamo adesso ? - Non lo so...

Possiamo provare alla stazione. Magari vuole prendere un treno.

Dài, un bambino che prende il treno ?

Se avesse accettato un passaggio in macchina da un balordo ?

- Restiamo lucidi. - E' un bambino, non parla bene l'italiano. - Lo so.

- Sono sicuro... - Non sei sicuro di nulla ! Le cose brutte succedono.

- Non possiamo perderlo. - Non lo perderemo, te lo prometto.

[SIRENE]

- Stai meglio ? - Sì, sto meglio, davvero.

-Sì, ma oggi non è il caso di creare altri guai. -Che succede ?

Non è che...

Signora Mineo ?

- Dottor Chiaravalle ! - Venga.

C'è qualche problema con il paziente Koljia Antonov ?

- In che senso ? - Nel senso, è in attesa di accertamento ? Dove sta ?

- Parlate di Koljia Antonov ? - Sì. - Ho sentito la sala operatoria.

C'è stato un problema e l'intervento è rimandato.

- Ore fa mi avete detto che doveva fare un esame aggiuntivo. - Sì.

Poi c'è stata una difficoltà con la sala.

- La salute dei pazienti prima di tutto. - Certo.

Sì, ma adesso il bambino dove è ?

- Sta tornando in stanza. - Da dove ?

Dal blocco operatorio.

- Dottor Verna, possiamo parlare in privato ? - Certo.

- Mi permette ? - Prego.

Sono un medico, fate passare !

- Creatura ! - Non è lui. Primario Ospedale Estense, che abbiamo ?

Pressione normale, pupille reattive.

- E' caduto dalla bici, lo portiamo da voi per accertamenti. - Sì.

Avviso io che arrivate. [SQUILLI DI CELLULARE]

Oddio, è Chiaravalle.

- Pronto ? Buongiorno, Eugenio. - "Buongiorno" un bel niente.

Il dottor Verna mi ha aggiornato sul paziente Koljia Antonov.

E' inaudito che lei non mi abbia messo al corrente della faccenda !

Sì, ne sono consapevole.

Comunque adesso pensiamo ad avvertire la polizia.

- Poi mi darà le sue spiegazioni. - Va bene, sono d'accordo.

- Chiamo la polizia, è indispensabile. - Però lo faccia !

- Sì. - Lo faccia ! - La avviso dopo.

[SIRENE]

Pronti, sì.

Ho ascoltato pure.

La base mi piace, però il riff è da sviluppare un po'.

Non ti pare ?

Sì.

Sì.

Amore, non è presto per fare la merenda ?

- Il succo alla pesca non c'è ? - No, è finito.

Scusa, Corrado, ti richiamo.

- Amore, hai fame ? - E' per le bambole che fanno una festa.

- Aspetta, amore, dove è la festa ? - E' una festa segreta.

- Allora, vede... - Hai visto passare Michela ? - No. - No, certo.

- Vabbè... Dove è ? - Chi ? - Michela, hai visto Michela ?

-Non l'ho vista. -Proprio oggi vuole farmi impazzire.

Hai sentito la sfuriata di Chiaravalle a Verna ?

Non voglio pensare a ciò che succederà con Colomba.

- La giornata perfetta. - L'importante è che trovino Koljia.

Appunto, se fossimo tutti qua a dare una mano... No ?

Dottore, scusi, ha visto la tirocinante ?

- Sì, si è sentita poco bene. - Ah. - Che cosa è successo ?

Niente di grave. Chi la cercava ?

- C'è un certo Luca che la aspetta in ambulatorio. - Ci penso io.

Ci pensa lui.

Un'altra cosa, i documenti li volete in forma cartacea ?

- O li posso inviare con la posta elettronica ? - No.

- Buongiorno, sono il dottor Verna. Lei è ? - Cercavo mia sorella.

- Sei il fratello di Michela ? - Sì, puoi chiamarla, per favore ?

Purtroppo ora non può, ma puoi dire a me, se vuoi.

- Ho mal d'orecchio. - Destro o sinistro ? - Entrambi.

Va bene.

Vediamo queste orecchie.

- Non sapevo che Michela avesse un fratello. - Non parla di me ?

- Non parla in generale. - Lo so, è sempre incazzata.

Secondo me, dovrebbe trovarsi un fidanzato.

- Magari ce l'ha e non lo sai. - Chi se la prende una come lei ?

Lavora sempre, non ha tempo per un fidanzato.

- Ti fa male ? - Fa il tirocinio qui e la sera va in pizzeria da Kemal.

-Quando arriva a casa, io già dormo. -Senti male o no ? -Un po'. -Eh.

- Le orecchie sono a posto. - Sei sicuro ? - Sì.

Hai preso un colpo di vento.

Non è meglio se resto qui, così mi osservate ?

-Non è meglio se vieni al bar con me e ti prendi un caffè ? -Sì ! -Vai.

- Non potevamo aspettare. - La polizia che dice ?

Non lo so, Marco è appena entrato. Non so se ha parlato con qualcuno.

- Scusa. Amore, tutto bene ? - Dov'è la medicina per il mal di pancia ?

- Lea, ti richiamo. - Sì, va bene, ciao.

Sai che i bambini non devono giocare con le medicine, no ?

Ma le bambole stanno molto, molto male.

- Portami da loro, le visito io. - No.

Non puoi vederle, è una cosa segreta.

- Toc, toc. - Non puoi entrare. - Si può sapere che...

Koljia !

Michela dice che papà lavora lontano, che ci pensa sempre.

Secondo me, non torna.

Da quando è morta mamma, è cambiato tutto.

- Mi dispiace. - Noi ce la caviamo.

- Lo fanno il toast in questo bar ? - Sì.

- Prendi ciò che vuoi, devo parlare con questa persona. - Okay.

E' questo quello che ti ho insegnato ? A scappare ?

- Mi fa un succo di frutta ? - Certo.

- Che cosa vuoi ? - Siedi.

- Ho parlato a lungo con il padre di Enrica. - Perché ?

- Per rimediare al tuo disastro. - E' la mia vita, non immischiarti.

Ti sbagli, è anche la nostra.

Ti rendi conto della situazione orribile in cui ci hai messi ?

Per qualche motivo, Enrica è pronta a perdonarti, a ricominciare.

- Io no. - Siete stati fidanzati cinque anni ! - E lo sai perché ?

Era la figlia del tuo migliore amico, erede della clinica Tescari.

- Era la donna che voi volevate per me. - Ora è colpa nostra ?

- Non sto dicendo questo. - Nessuno ti ha costretto a chiederle la mano.

E' stato un errore dall'inizio.

-Ora te ne assumi le responsabilità. -E' ciò che faccio.

- Enrica merita di stare con un uomo che la ami. - Non sai niente.

Non immagini neanche quanto sia duro stare al mondo.

Ti assicuro che con l'amore non si riempiono i piatti o le tasche.

- Parli sempre di soldi, eh, papà ? - Sì, i soldi.

Ho faticato a metterli insieme e sai solo spenderli.

- Non mi interessa dei tuoi soldi. - Mi fa piacere sentirtelo dire.

- Sì. - Non ne vedrai più.

Puoi iniziare a cercare una casa.

Magari anche una macchina usata, visto che la tua l'ho pagata io.

Tu adesso hai uno stipendio, no ? Bravo, fattelo bastare.

Mi hai fatto preoccupare tantissimo, lo sai ?

- Come è arrivato fino a qui ? - Era nella nostra macchina.

- L'ho aiutato io. - Non sono cose di cui vantarsi.

Sono sicura che Martina l'ha fatto per una buona ragione.

La bambina nuova ha detto che l'operazione fa male

e poi non guarisci lo stesso.

- E' vero che Koljia muore ? - No ! Certo che no.

- Lo operiamo per farlo stare bene, così guarisce. - Me lo giuri ? - Sì.

- Ci aspettano in ospedale, dobbiamo volare. - Certo. - Vieni.

Sei venuto così ? Tutto a posto ?

- Posso andare anche io ? - No, amore, assolutamente no.

Ti chiamo quando finisce l'operazione, va bene ?

- Grazie. - Non ho fatto niente.

In qualche modo, aggiusti sempre tutto.

Ci sentiamo dopo. Andiamo.

Ciao.

- Tieni. - Dopo passo a controllare.

- Eccolo ! - Che sollievo ! - Koljia !

- Ehi ! - Solo quando ho perso Paolo al supermercato ero così disperata.

- Si è disperata di più per te. - Per forza !

Paolino lo abbiamo trovato subito, tu ci hai fatto penare ! Dove era ?

- Poi ti spiego. - Koljia.

Lo sai che in tanti anni di ospedale non ho mai perso un paziente ?

- Se succede di nuovo, ci licenziano tutti. - Sì.

- Il primo che cacciano sono io. - Come stai ?

- Sono contento che siete contenti che sono tornato. - Oh ! - Amore !

Dài, campione, che per noi la giornata è ancora lunghissima.

- Non vai via, vero ? - No, certo che no.

Lei rimarrà sempre con noi.

- Andiamo. - Andiamo.

- Andiamo. - A proposito, Chiaravalle ti aspetta. - Aspetterà.

- Allerta la sala operatoria e di' di scendere a Di Gennaro. - Va bene.

Un pizzico e abbiamo fatto.

- Siamo certi che non abbia mangiato niente ? - Mi fa male la bocca.

- Ha un inizio di stomatite. - Liquidi ? Acqua, latte ?

Solo una caramella buona.

Buona la caramella ! Vabbè, una caramella la possiamo gestire.

Mi fai sentire come conti in russo, eh ? Da dieci a uno.

[PARLA IN RUSSO]

Bene. Mi raccomando, ci vediamo tra poco in sala operatoria.

A dopo.

Mi dispiace.

Sono contenta che tu lo dica.

Ciò che è successo oggi è un fatto gravissimo.

Koljia poteva trovarsi in una brutta situazione.

Lo so.

Era con quella bambina e gli ho spiegato io che doveva fare.

Mi dispiace, è colpa mia.

- Io ho sonno. - Dormi.

Scappare non risolve le situazioni. Fa solo preoccupare chi amiamo.

A volte è difficile tornare indietro.

- Potrai mai perdonarmi ? - Per che cosa ?

Per essere scappato quando avevi bisogno di me.

Ci sei quasi.

La formazione è più profonda di ciò che si vedeva dalle lastre.

Vai avanti, asportiamo tutto.

Cazzo, ho inciso l'arteria ! Dicevo che la massa era troppo vicina !

Aspetta, aspiro il sangue.

La pressione sta scendendo.

Angiostato, sutura per arteria.

Maledetta arteria...

- La pressione scende, dovete chiudere. - No, aspetta.

Mi dispiace, non possiamo farci niente.

Dammi un minuto che chiudo !

- Poi tu finisci di asportare la massa, va bene ? - D'accordo.

Una sacca di sangue da trasfondere.

Grazie, preparane un'altra.

[SQUILLI DEL CELLULARE] Papà !

- Papà ! - Eccomi, che succede ? - E' Lea !

- Eccomi ! Avete finito ? - Sì, è andato tutto bene.

- Per un pelo, ma è andato tutto bene. - Cioè ? - Come sta Koljia ?

- Sta bene. - Sta bene. - C'è stato un problema in sala operatoria.

- Marco ha fatto un miracolo. - Bene, sono contento.

Ti va di venire a mangiare da noi ?

No, aspetto che Koljia si svegli. Mangiate pure.

Va bene. Fammi uno squillo, se fai tardi.

- Va bene, ciao. - Ciao.

Ehi.

- Come va ? - Sto bene.

- Ti accompagno a casa, è stata una giornata lunga. - Non serve, grazie.

- Perché non vuoi farti aiutare ? - Non mi serve aiuto.

Lo dici di continuo, ma dopo oggi non mi sembra.

- Non succederà più. - Lo so.

- So che hai una vita complicata. - Lei non sa niente di me.

Lavori in una pizzeria la sera

ti occupi di tuo fratello e tuo padre se n'è andato.

- Chi glielo ha detto ? - Luca è stato qui oggi.

Perché non mi ha avvisata ? Stava male, gli è successo qualcosa ?

No, aveva solo mal d'orecchi. Tu non eri al meglio, ci ho pensato io.

Dovresti comprargli un nuovo paio di scarpe.

Vuole comprargliele lei ? Tanto i soldi non le mancano, no ?

Così fa un po' di beneficenza e dorme meglio la notte.

- Non intendevo questo. - Non ho bisogno della sua carità.

Siccome vengo da una famiglia benestante, sono uno stronzo ?

Mio padre è seduto su una discreta fortuna, è vero.

Mio padre, non io. Io non so dove dormire stasera.

Da domani, niente passaggi. La macchina se la riprende papà.

E' per il casino che ho fatto con il matrimonio.

Se voglio dare delle scarpe a tuo fratello, non ti faccio la carità.

Cerco di farti capire che tengo a te.

Lo sai che cosa ? Ha ragione Luca.

Sei sempre incazzata.

- Dottor Chiaravalle, io vado. - Buonasera. - Arrivederci.

- Posso ? - Sì, prego.

- Ha cinque minuti per me ? - Dottoressa, senta...

Oggi è stata una giornata lunga e faticosa.

- Possiamo rimandare a domani ? - Veramente no.

Cinque minuti, perché Colomba ha esaurito le mie energie oggi.

- Sentiamo. - Ho bisogno di un periodo di aspettativa.

- Un mese, forse due. - E' proprio necessario ?

Il suo reparto è sotto organico.

- Preferirei non dovere dare spiegazioni. - Motivi personali ?

Spero che un periodo di quattro settimane

la aiuti a risolvere i problemi.

- Purtroppo di più non posso darle. - Grazie.

[# COME BERE DUE PAROLE]

[# CADUTE GIU']

[# FREDDE COME DUE PISTOLE.]

[# NON TI AMO PIU'.]

[# SEMBRA FACILE]

[# MORIRE]

[# MA...]

[# TI SORPRENDERAI]

[# A RIDERE. #]

- Ho dolore. - E' normale che ti faccia male dopo l'intervento.

Prova a non pensarci.

Se ti distrai, magari ti passa più in fretta.

- Sai cantare ? - "Cantare" ? - Sì.

Quando non riesco a dormire, canto una canzone tra me e me.

- Tu ne hai una preferita ? - Vuoi sentirla ? - Certo.

[CANTA "KALINKA"]

Come stai, "Malinka" ?

Aveva un po' di male alla gamba.

- Ssh... - Grazie per quello che hai fatto oggi.

Lea, il signor Arturo è venuto a prenderti.

Arrivo.

Ciao.

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