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Original subtitles

TI AMO

PER SEMPRE

Ti va un dolce?

- No. - No? Sicura?

- Che succede? - Niente.

Pensavo che ti andasse un dolce.

Non mi va.

Che cos'è?

È... un anello.

Ma te lo do solo se mi sposi.

Sei sicuro di non essere ubriaco?

Hai ragione. Sono ubriaco fradicio.

Posso riaverlo? Dai, ridammelo. Hai ragione tu. Scusa.

- Posso riaverlo? - No.

Lo vuoi?

Ok, siamo messi male.

"Ok, siamo messi male"? Devi dire "Sì".

Ti amo.

Ma...

Ti amo.

E voglio il tuo anello orrendo.

Davvero?

Ti amo.

Cinque persone sono morte sotto una valanga in Francia.

Con quelli dell'escursione abbiamo fatto migliaia di prove.

Non so cosa ci sia di divertente

a restare a penzoloni da una parete rocciosa.

Naturalmente sarà fantastico restare vedova a 25 anni.

Anche per una cuoca ci sono dei pericoli.

Sì. Tanti.

Stai sempre a bruciarti le dita.

E tutti quei coltelloni?

Ci penso ogni volta che vai al lavoro.

"Tornerà a casa tutta intera?"

Cille, tesoro.

Non succederà nulla. Te lo prometto.

Non succederà nulla.

- Ti prometto che starò attento, Cille. - Sì.

Non ci posso credere.

Cosa?

Cosa sarebbe?

Vieni, vieni fuori.

Ciao. Cucù.

È un regalo extra per farti carina mentre sono via.

- La scatola va aperta. - Certo.

- Ti piace? - No, certo che no.

Forse bisognerebbe...

vedere come ti sta addosso.

Posso cambiarlo se ti sta grande.

Il commesso era un uomo, così non potevo dirgli

che eri della sua taglia. Comunque è assurdo.

Un uomo nel reparto lingerie.

Cosa cavolo gli racconta ai figli?

Cille. Fatti dare un'occhiata.

No.

Sai una cosa?

In fondo non mi sembra un granché.

Meglio levarlo.

Sei stata carina a comprarmi un'auto anche se ce l'hai sempre tu.

- Puoi usarla domani. - Quante volte l'ho guidata?

- Due volte? - Domani la usi tu.

Fila fuori.

A dopo.

Buona giornata.

- Mi siedo qui per un momento. - Addio.

A dopo.

Porca troia.

Oddio. Dio, no.

Riesce a sentire se batte il cuore?

Non mi arrischio a toccarlo. Aspetti un momento.

Ha un cellulare? Stine? Dammi la borsa.

Qualcuno ha un cellulare per chiamare un'ambulanza?

Non l'hai portato?

Devo calmarmi. Vado a cercare un dottore.

Qualcuno ha un cellulare?

Per il mio compleanno posso avere un cavallo?

No. I cavalli vanno bene per le ragazze.

Sei un maschietto. Vorrai qualcosa di motorizzato.

- Forse sono finocchio. - No, non lo sei.

- Non a otto anni. - E se invece lo fossi?

Devi aspettare di avere 12 anni prima di poterlo dire.

- Va bene? - Sì.

Bene.

Poi mi compri un cavallo?

Un cavallo. Dove sono i tuoi occhiali?

- Nel soggiorno. - Nel soggiorno dove?

- Su una sedia. - Su una sedia? Ancora?

Vai a prenderli prima che qualcuno ci si sieda sopra.

E tu vuoi un cavallo?

- No. - Sicuro?

Ti faccio un po' il solletico?

Dammi la mano. MI serve una mano.

Ecco che arriva il chirurgo per tagliare la mano.

Ciao. Mi hanno appena chiamato. Stai bene?

- Si è presa un bello spavento. - Sì.

- Niels, ho fatto una radiografia. - Grazie. Dov'è Stine?

Sta bene, sta bene.

Non è molto convinta per la festa di stasera.

Non preoccuparti. Poi decidiamo cosa fare.

Marie?

Com'è successo?

Non l'ho visto. Ho solo sentito l'urto.

Non è stata colpa tua Marie. Lo sai, vero?

Sì. L'ha detto anche la polizia.

Ma non gli ho detto che andavo un po' troppo forte.

Perché io e Stine stavamo litigando.

- Non è successo per quello. - L'ho solo sentito. Non l'ho visto.

Non potevi far niente.

Andresti a vedere come sta?

- Ora vai a casa. - No, voglio prima sapere come sta.

Ho paura che sia molto grave.

Non lo sappiamo per certo. Ma sembra una cosa seria.

La sua ragazza è in sala di attesa.

Sì.

Sì.

- Salve. - Salve.

Posso parlarle un attimo?

Un minuto?

È morto?

No, no, io sono... Scusi.

- Non sono in servizio. - Ok.

Sono imbarazzato, mi scusi.

Era mia moglie alla guida dell'auto.

- Sua moglie? - Sì.

Ok.

Allora quella era vostra figlia?

Sì. Ma si riprenderà.

In fretta.

È il suo compleanno.

Ci stiamo sposando.

- Lo farete. - Davvero?

Sì. Sono sicuro.

Siamo dispiaciutissimi per quello che è successo.

Se c'è qualcosa che possiamo fare per aiutarvi...

Avete nessuno in casa? Parenti...

Non ho i genitori, quelli di Joachim sono negli Stati Uniti.

Prenda questo.

Questo sono io e questo è il nostro numero di telefono.

Chiami quando vuole.

Posso sapere quanto è grave?

Non mi hanno detto nulla. Non so niente.

Questo perché ancora non si sa con esattezza.

Ma dovrebbero dirmelo? Se pensassero che...

- Me lo avrebbero detto? - Sì, sicuramente.

Sì.

Con la cioccolata calda la torta di compleanno...

- E quando lei... - Buon compleanno, tesoro.

Sapete che Torben ha lasciato Birthe e quegli orribili figli?

- Quando è stato? - Mi meraviglia che abbiano durato tanto.

Alla fine sembrava Christian IV.

- Si è sempre vestita come lui. - Stai parlando dei nostri amici.

Poteva sforzarsi un po', che ne so.

Una manicure o un giro in bici. La salsa è finita?

- Te ne prendo dell'altra. - Stai bene?

Sì.

Aveva tanto di quel sangue addosso.

- Danni alla vostra macchina? - Finn.

È una domanda pertinente. Una macchina nuova.

- Sei sicura? - Sì. Lei cosa ti ha detto?

Lei non ha detto niente. Aveva paura ed era sconvolta.

Mi ha chiesto come stavi e come stava tua madre.

È una reazione molto tipica.

È psicologia. Quando entriamo in crisi Noi donne ci preoccupiamo per gli altri.

- Giusto? - Per favore.

Impara la lezione, Finn.

Se sei così moderna perché non ti fai un tatuaggio?

Non essere sciocco, Finn. Ha ragione.

Per tutta la vita il padre di Niels ha fatto turni di 16 ore.

L'unica volta che è stato con la famiglia era al funerale.

Non si può accusare Niels della stessa cosa. Ha sette figli

o quanti cavolo sono e gli stanno attaccati come verruche.

Ne abbiamo tre ed è stato un piacere metterli al mondo.

Tre. Troppi lo stesso.

Non mi dispiacerebbe provare a farne un altro.

Non mi sorprende. Buona fortuna.

- C'è dell'altra salsa? - Per te no, guarda caso.

- Ne è rimasta un po' qui, Finn. - Grazie.

Telefoneresti per sapere come sta?

Telefonare ora? D'accordo.

- Cosa ti hanno detto? - Nessuna novità.

- Sei sicuro? - Sì.

Quanto può durare l'operazione?

Non so, quattro o cinque ore.

- Quando richiameranno? - Appena si saprà qualcosa.

Che ne dite di un brindisi per Stine?

- Davvero, non importa. - Invece sì.

- Qui non si può fumare. - Mi scusi.

Buongiorno, Cecilie. Ha dormito un po'?

- No, non proprio. - Si accomodi.

- Caffè? - Sì, grazie.

- Dovrò farle un discorso lungo, Cecile. - Mi dica solo la verità.

È grave.

Joachim ha rotto il collo e la schiena.

Quasi tutta la schiena è rotta.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che...

sarà in grado di parlare e pensare. Ma nient'altro.

Lui lo sa?

Non ancora.

Ciao.

- Ciao. - Ciao, piccola.

È saltato il mio viaggio in Pelagonia.

Sì.

- Patagonia. - Sì.

Non riesco a sentire le braccia e le gambe.

È davvero strano.

Immagino...

che non sia un buon segno, vero?

Non potrà sentire più niente.

Dal collo in giù.

Ma...

capisco che sia terribile,

ma non potrà più camminare.

Vorrei restare un po' da solo.

Abbiamo diversi psicologi.

Per favore, vorrei restare da solo.

Vi lascio soli. Mi dispiace.

Cecilie, vai.

Joachim...

Dico sul serio. Voglio che vai via.

- Joachim. - No, ti prego di smetterla.

Cecilie, non mi piace, porca miseria.

Va bene?

Allora, ci vediamo.

- Joachim, ti amo. - Cile, Cile smettila. Vattene ora.

Lasciami solo. Ti ho detto di smetterla. Smettila.

Vattene via.

Sì, potremmo anche fare così.

Mandargli dei fiori o dei cioccolatini, ma non lo aiuterà.

- Non potrà più scopare? - Stine.

È una cosa importante. Per qualcuno.

- No, non potrà più scopare. - Forse potrei scrivergli.

Sì. Sì, certo.

Ma non lo aiuterà. Non faciliterà le cose.

Marie, è sbucato davanti alla macchina. Non potevi evitarlo.

No.

Marie, non è stata colpa tua.

Sono cose che succedono. Ogni giorno, e la vita continua.

Sì, per noi, ma non per lui. Pensa alla sua ragazza.

Non è stata colpa tua.

Lo sai, vero?

Dimmi se c'è qualcosa che vuoi che ti porti da casa.

Hanno telefonato in tanti per chiedere se possono venire.

Hai sete?

Dovrai lasciarmelo fare.

Dovrai farti aiutare.

Ti amo.

Sempre.

- Salve. - Salve.

È gentile farlo da parte sua.

Si figuri.

Come sta?

Io, allora...

Non mi vuole parlare.

So che parla con le infermiere.

Ma quando arrivo io sta lì senza dire niente.

Sì.

E lei che fa?

Dicono... Mi dicono che sia normale.

E che passerà.

È del tutto normale.

E passerà.

Io proprio non capisco. Ci dev'essere un modo.

Possono fare di tutto, ci deve essere un modo.

Vorrei poter essere più incoraggiante.

Ma non c'è nemmeno una possibilità teorica.

Gli manca solo un anno alla fine degli studi.

Stavamo per sposarci.

Cosa studia?

Geografia.

Io sono cuoca. Cioè...

Le va una mela?

Ha una mela?

Sì, è un sacchetto per il glucosio del sangue.

Il glucosio del sangue?

- Tenga. - Grazie.

- L'ha mollato? - Non lo so.

La sua migliore amica è andata a letto col suo fidanzato.

Povera Stine. Come se non avesse già abbastanza problemi.

Non ti seguo.

Di che problemi parli? Che succede?

Non va molto bene a scuola. Arriva tardi al lavoro in biblioteca.

E credo che abbia iniziato a rubare.

Mi spariscono soldi dalla borsa.

Forse dovremmo aumentarle la paghetta.

Per te è tutto facile.

Probabilmente sarà sconvolta per tutto, non credi?

Forse è angosciata più di quanto ammetta.

Cosa vuoi dire?

È lei che ti ha fatto accelerare.

Credi che ci stia pensando?

Non so cosa dire. Forse è l'età. Ti ricordi anche tu, no?

- Io non ho mai avuto quell'età. - No, è vero.

Vogliamo venderla e farne una nuova?

No, non possiamo. Si deve fare del sesso.

Non so se ne hai mai sentito parlare.

Sesso.

Dovremmo farlo? Tutti e due?

Sì.

Dio mio.

Cos'era?

A me sembrava un bacio.

- Di solito non mi baci così. - Invece sì.

"Un'idea da considerare per ritrovare la fiducia in sé stesso..

dopo l'incidente nella cava di 18 mesi fa.

Professore, non può dipendere dal fatto

che il monumento fosse di ghiaccio?"

Ti dispiace stare zitta?

Credevo che non mi avresti più parlato.

Perché fai così?

Perché ti ostini a umiliarmi?

Perché ti comporti così?

Faresti meglio a sparire.

Andrà tutto a posto.

Tempo due anni e le mie gambe saranno rinsecchite.

Non lo saranno.

Le mie braccia penzoleranno come due spaghetti bolliti.

A un certo punto mi dovranno amputare qualsiasi cosa.

E del mio cazzo resterà solo un po' di pelle morta.

- Smettila. - Pensaci bene.

Dico solo le cose come stanno.

- Vuoi vivere con uno così? - Sì, certo.

In questo caso credo che dovremmo sposarci subito.

Passeresti la prima notte di nozze a pulirmi il culo.

Smettila.

Cecilie.

Lasciami. Dico sul serio.

Lo dico sinceramente.

Non posso. Non posso lasciarti.

Ti amo, cazzo.

E se io ti amo abbastanza anche tu tornerai ad amare te stesso.

Ma senti che roba. Stattene zitta.

Dovresti smettere di ascoltare tutte quelle canzoncine pop.

Vieni qui.

Se davvero mi ami tanto come continui a vantarti...

dovresti andartene.

Faresti un favore a tutti e due. Smettila di venire qui, è stupido.

- Rifatti una vita. - Sì.

Giusto?

Ci si vede.

Non dovresti comportarti così.

Stai solo peggiorando ogni cosa.

Non può essere peggio di così.

Invece sì.

Per favore, vattene. Subito.

- Cecilie. - Sì, me ne sto andando.

Ma tanto ritorno.

Non devi tornare.

Perché prendersela con Cecilie?

Non ha fatto niente.

Sarebbe una buona idea se chiudesse quella cazzo di bocca

e accendesse il televisore.

A quel punto avevamo passato tutto il repertorio diverse volte.

Stava saltando su e giù sopra di me.

E ho dovuto dirle "Non ce la faccio più, tesoro".

Pronto?

Salve. Sono Cecilie.

Sono in ospedale. Mi chiedevo se potesse dedicarmi cinque minuti.

Chi era?

Quella ragazza, Cecilie.

Vuole parlarmi di nuovo.

Ci parlerei volentieri anch'io.

Finn, mangia lo sgombro.

E lei ha detto: "Devo avere un orgasmo o mi verrà il mal di testa".

Ok. E tu che le hai detto?

"Prendi un'aspirina."

Poi sono tornato a casa a guardare "Il ponte sul fiume Kwai".

Un cavolo di gran bel film.

Finn, mangia lo sgombro.

Ci vediamo tra poco.

- Salve. - Salve.

Si stava appisolando?

Ero seduta a guardare il tempo.

La colazione è il pasto più importante della giornata.

Io non la faccio mai.

Giusto, lei è una cuoca.

Io invece non comincio mai la giornata senza...

senza...

No, immagino di no.

Guardi. Una volta vivevo lì.

Proprio laggiù. In Randersgade.

Quando era studente di medicina?

No, da ragazzo.

Era la mia casa d'infanzia. Scavalcavamo spesso.

C'era una staccionata. Ma a lei non interessa.

- Sì invece. - Ok.

Niels. Niels.

Mi sembrava che fossi tu.

Ciao, Robert, come va?

- Ciao, Sanne. - Ciao.

Lei è Cecilie. Robert e Sanne.

Piacere.

Così... vi state facendo una passeggiata.

No, Cecilie è...

Lei era in macchina quando Marie e Stine...

Robert vende mietitrebbiatrici.

Stiamo facendo prendere un po' di aria ai gemelli.

Sì, meglio stare lontani dalle quattro mura ogni tanto.

- Chi erano? - Erano Sanne e Robert.

Robert è il fratello di Marie e vende mietitrebbiatrici.

L'ha già detto. Ma che le succede?

Sono un po' confuso.

Ho scordato il motivo per cui siamo qui e poi sono saltati fuori quei due.

Mi dispiace.

- Non è stato molto... - Tutto a posto. Non si preoccupi.

Prendiamo una scorciatoia.

Cecilie?

Venga qui.

Oggi non vuole vederla.

Lo dice così, tanto per dire.

È un suo diritto. Se dice di non volerla vedere, lo si deve rispettare.

Forse, ma io devo vederlo.

- Joachim? - Non posso crederci.

- Dobbiamo... - Sei una stupida.

- Calmati. - Non ti ho detto di stare alla larga?

Ti ho detto di andare via.

- Sì, ma... - Non ti ho detto di stare alla larga?

- Calmati. - Ti ho detto di andare via.

- Quale libro? - Scegli tu.

- È il mio? - Sì.

- Ti metto a letto. - Buonanotte, papà.

Papà arriva subito.

- Parla Niels. - Sono Cecile.

Salve.

Come va?

È per Joachim.

So che per lui è un inferno, ma non dev'essere così bastardo.

Io sto male quanto lui.

Ma a lui non importa.

È come se fosse tutta...

tutta colpa mia.

Mi ascolti. Si calmi. Non è colpa sua.

Mi ha sentito?

Vuole che venga?

Sì.

Va bene.

Mamma, Gustav ha preso il mio cacao.

Ridaglielo subito, Gustav.

Sbrigatevi.

Stine?

Quanto fa 20 più 20?

Quaranta.

- A me il tuo sedere pare di 80. - Gustav.

Sei stato tu a rientrare così tardi?

Sì, sono stato io.

Dove sei stato?

Al lavoro.

E tu perché eri alzata?

Perché non dormivi?

Non ci riuscivo.

Eri con quella dell'incidente?

Si chiama Cecilie, Stine.

Cosa fate quando siete insieme?

- Parliamo un po'. - Ok. Che bello.

Non pensi che sia strano?

No, per niente. Cosa stai cercando di dirmi?

Lei è molto giù e io parlo con lei. Così come parlo a tutti i miei pazienti.

Sbrigati, Gustav. Dobbiamo andare.

Mi ci vorrà una vita a finire.

Stai buono e mangia, da bravo.

- A lei piace parlare con te? - Ehi. Ora basta, è chiaro?

Stai esagerando.

Hai deciso di provocarmi?

A che gioco vuoi giocare?

Ha perso il suo ragazzo.

Dovresti sapere come ci si sente, no?

- Sei stato un po' duro. - Già.

- Aveva appena smesso di piangere. - Avrò sbagliato, ok?

Ma non ti pare che sia stata insolente?

È niente rispetto a come ha chiamato me ieri.

Sono solo stanco. Sono stato al lavoro.

- Come ti ha chiamato? - Una lesbica tedesco orientale.

Sarà perché a scuola parlano della guerra fredda.

Papà.

Stine dovrà fare una penitenza?

Joachim?

Te lo ricordi?

Joachim, ti prego. Guardami.

Non puoi trattarmi così.

Non puoi.

Guardami, Joachim.

Era questo?

C'era solo questo tra noi?

Joachim, guardami, accidenti a te.

Tutta la mia vita è scomparsa quella mattina.

Con te.

Ti prego. Non vuoi tornare da me?

Non vuoi parlarmi?

Cecilie. Andiamo.

C'è qualcosa che posso fare?

Le serve niente?

Se ne vada.

Sì, pronto?

Cecilie?

È successo qualcosa?

Verresti ad abbracciarmi?

Sì. Certo.

- Era Cecilie? - Sì.

Cosa voleva?

Credo sia sconvolta.

Dobbiamo fare qualcosa?

Ha bisogno di qualcuno con cui parlare.

È in ospedale.

Mi ha chiesto di andare da lei.

Non puoi andare?

È da sola in ospedale.

Ti amo.

Ciao.

Allora, cosa è successo?

- Cosa è successo, Cecilie? - Niente.

Dobbiamo stare un po' così.

Sì.

È successo qualcosa?

No. Voglio restare qui un momento.

Porto i ragazzi a scuola. Stine è pronta per le 10.

Ok. Buona giornata.

- Che c'è? - La doccia ti dona.

Sì.

Andiamo in Norvegia per Natale?

Gustav e Emil potrebbero provare a sciare.

Sì. ma prima porta Stine a scuola.

Buona giornata.

Buongiorno, tesoro.

Alzata storta?

Riguarda Rolf?

Rolf è un coglione. Gli puzza il fiato.

Allora che c'è?

Perché ti interessa?

- Stai sempre con quella dell'incidente. - Stine, per favore.

L'hai rivista?

Smettila subito.

Se continui ad aggredire tutti con le tue stronzate

ti renderai la vita molto difficile.

Ma che fa, vive in ospedale?

Anche la mamma la pensa così. Sii gentile con lei.

Sta perdendo la pazienza con te.

Bene. Finisci la colazione. Ti accompagno a scuola.

Per quanto ancora sarà così amareggiato?

Quanto ancora?

Dipende. Per alcuni servono anni. Per altri solo qualche mese.

Qualcuno non ce la fa. Non ci riesce mai.

Muore triste e solo.

Nessuno li può aiutare. Neanche lei può aiutarlo.

Lui è l'unico che può farlo.

L'unico modo in cui può aiutarlo...

è rifarsi una vita.

- Ma lui lo fa per il mio bene. - Niente affatto.

Pensa solo a sé stesso. È troppo dispiaciuto per sé stesso

e questa è la sola cosa che conta per lui.

È dura. Ma lei deve andare avanti.

Fa bene se frequenta qualcuno.

Non si senta in colpa.

Ma non è una cosa seria. È sposato, ha la sua vita.

Quindi non si può innamorare di lui?

Non lo so.

Io voglio solo parlare con Joachim.

Da Joachim Peterson

Ciao.

È meglio se non vieni.

Io...

ho fatto la spesa. Vorrei starmene in pace.

Ciao.

Ciao.

Pizza a domicilio. Due pizze per Cecilie Pagh.

Entra.

- Stai bene? - Sì, vieni dentro.

Cavolo. Sei sistemata proprio bene.

Sì.

È accogliente, non credi?

Dove sono finiti i mobili?

Li ha presi Joachim. Gli servivano per qualcosa.

Forse pensava che fossero suoi.

Probabilmente sta cercando

in tutti i modi di farmi capire...

che non ci sarà nessun matrimonio.

Non lo so. Forse ci sarà lo stesso un matrimonio.

Chissà.

Stai bene?

Sono stufa di parlare di lui. Parlo solo di lui.

Ma... siediti.

- È meglio se vado via? - No, resta. Siediti.

Va bene. Mi siedo qui.

Qui.

Hai tradito Marie molte volte?

No, devo dire proprio di no.

Perché me lo chiedi?

Non l'hai mai fatto?

No.

- Prima, voglio dire. - Prima di cosa?

Prima di questa.

No.

- Per niente? - No, mai.

- Mai e poi mai? - Mai e poi mai.

È la prima volta.

- C'è qualcosa di sbagliato? - No.

Ciao.

Ciao. Che fai?

Niente. Sto passeggiando.

Cecilie, ci ho pensato su.

Ho deciso che non va bene che tu stia senza mobili.

Devi lasciarmi comprare un divano.

Posso comprarti un divano?

Che roba.

È in pelle.

Sì è in pelle.

- È comodo? - Sì.

Sostiene perfettamente la schiena.

Sì, vero.

È un gran bel divano. Ne vendiamo un sacco.

Ma è molto scuro. Non ce n'è uno più chiaro?

Non di questo modello. Ne abbiamo altri più chiari.

Ma questo è davvero pratico. Lo può pulire con un panno umido.

E se si fa uno strappo lo rattoppiamo coi tuoi calzoni.

Mi ha convinto. Lo prendiamo.

Ho visto qualcosa anche qui.

- Ne avete solo uno di questo? - No, ne abbiamo anche altri.

- Ne prendiamo due. - Due lampade.

E...

vorremmo vedere un letto.

In questo caso dobbiamo spostarci al reparto di sotto, prego.

Dritto, poi la scala a sinistra.

Poi subito a sinistra. Sarò da voi tra un momento.

"Immediatamente". Sinistra.

- Categorico. - Sì

- Non ti tiri su? - Sì. È molto ingegnoso.

Non c'è nemmeno bisogno di girarsi dall'altra parte se si litiga.

- Vedo che ha trovato i materassi. - Sì.

Sono ottimi materassi. Sollevabili.

Mi chiedevo quali fossero i vantaggi di questa posizione.

È comodissimo per guardare la TV o per leggere un libro.

Un sacco di gente lo fa.

Sì, me lo immagino.

È proprio comodo così.

Ne avete anche che non si agitino in questo modo?

Certo. Ma in questo caso si tratta di materassi normali.

Ovviamente. Ma non sono della stessa qualità?

Sì, ma come le ho detto non sarebbe un materasso rialzabile.

Che differenza ci sarebbe?

A parte il prezzo questo è senz'altro il migliore.

È il materasso migliore che si possa comprare.

È la Ferrari dei materassi.

Tutto qui? Allora prendiamo due di questi.

- E due scendiletto. - Sì, benissimo.

Che fai, scendi? Ora vengo giù anch'io.

Bene. Ora dovrei occuparmi di un paio di librerie con un cliente.

Scendo la scala.

Tu sei matto. Pago tutto io.

No, non lo farai. Sono solo mobili.

Se vinci alla lotteria, mi darai qualcosa.

Ci sarebbero da aspettare un paio di giorni

prima della consegna, va bene?

D'accordo. Magari aspettiamo qui.

No, no. No.

Smettila.

Hanne.

Hanne?

Fanculo, ma guarda questo.

Hanne.

Hai chiamato?

No. Guarda.

Si è messo a girare le pagine all'indietro.

Per conto suo?

Non posso leggere al contrario, cretina.

- Puoi telefonare a Mikkel? - Non c'è fino a domani.

No, ora la cambiamo.

È la nona volta che succede.

Domani informiamo un tecnico.

Sì, informiamo un tecnico domani.

- Vuoi un po' d'acqua? - No.

Non voglio l'acqua.

È buffo che mi parli dell'acqua.

Perché è buffo che parli dell'acqua?

Perché ho sentito una storiella su tuo figlio Michael.

Chi ti ha detto di Michael?

Non mi ricordo bene.

Chi ti ha detto di Michael?

Qualcuno... con un camice bianco?

Se ti azzardi a fare il nome di Michael io...

Tu cosa?

Tu cosa?

Dimmi.

Dai, Hanne, ragazza mia, dai. Tu cosa?

Non azzardarti mai più a nominare mio figlio, chiaro? Mai.

Non intendevo alludere...

A cosa?

Mi chiedevo solo se...

Cosa?

Morto annegato, vero?

Ho sentito dire che sia una delle peggiori, peggiori fini possibili.

Io non la penso così. Sai cosa c'è di molto, molto peggiore?

Cosa?

Quello di essere un piccolo, egocentrico bastardo,

steso in un letto d'ospedale, pietoso e indifeso,

mentre la ragazza è innamorata di un altro.

Questa è molto, molto peggio.

Mi hai sentito bene?

Mi dispiace.

Non è vero.

Lei telefona ogni giorno.

Ciao.

Ciao, Finn.

A proposito, ho visto quella ragazza, Cecilie.

- Sì? Bene. - È una gioia per gli occhi.

Ci vai a letto?

Finn, il suo fidanzato è nella stanza 3092 ed è tetraplegico.

Sì, ma ci vai a letto?

- Prova a essere più discreto. - Ha qualcuno, si vede.

Ed è un bene, è quello che le serve.

Ma non sapevo che fossi tu, è stupendo.

Davvero?

Sei una persona cara e simpaticissima, Finn.

Non mandare tutto a puttane.

- Non è una cosa seria, vero? - Vuoi stare un po' zitto?

Che casino, eh?

Quanti anni hanno Gustav ed Emil?

- Sei e otto. - Marie lo sa?

No. È convinta che Gustav sia sulla trentina.

- Cazzo. Gliel'hai detto? - No, non gliel'ho detto.

Aspetta. Potrebbe finire in fretta.

E se finisse presto, tanto meglio.

Ma sarà dura se si cerca un po' di consolazione.

Daresti un'occhiata?

Vorrei la tua opinione.

Cos'è?

Un malato, siamo qui per questo.

Non ti sembra un po' troppo alto?

- Guarda, mamma, un furgone Mercedes. - Bello. Davvero bello.

- È molto meglio di un cavallo. - Sì. Cosa hai disegnato?

Uno scheletro. Mi aiuti a colorarlo?

Chiedi a papà, vuoi? Io sto leggendo.

Stine, perché non ti prendi anche due pentole per farci i tamburi?

Stine.

- Io vado al supermercato. - A prendere cosa?

- Possiamo venire con te? - Per fare la spesa.

- Abbiamo già fatto la spesa. - Ci serve un po' di... Sì, venite.

- Papà, possiamo avere una piscina? - No.

Basta far venire un escavatore a fare la buca.

Niente piscina. Non volevi una barca?

- Certo. - Che mi dici della Playstation?

Emil, vieni.

Non puoi avere tutto quello che vuoi.

- Perché no? - Non si può e basta.

- Bisogna scegliere. - Ho scelto la piscina e la Mercedes.

- Dovrai risparmiare un po'. - No.

Papà, possiamo prendere uno di questi?

Cos'è?

- È uno sturalavandini. - No.

- Posso prendere un pacco di queste? - È l'ultima cosa per stavolta.

Questa è l'ultima.

Basta, ok?

Ehi, smettila.

Sono Cecile.

Ciao, Cecile. Come stai?

Ciao. Sto bene. E tu?

Sto spingendo un carrello

in un supermercato dove non riesco a non pensare a te.

Posso capire il perché. È così noioso.

Ok.

Ascolta.

Sto cercando di dirti che...

Sì.

Ho paura di essermi innamorato di te sul serio.

- Sei ancora lì? - Sì.

- Papà, possiamo prendere questi? - Non ora. Basta.

Calma, calma.

- C'è un'offerta speciale su quelli. - Grazie.

Sì, ecco...

Ho voglia di vederti.

Sì.

Ehi.

Ehi. Niente cellulari. Disturbano il lettore di schede.

- Un secondo. - Spenga subito.

- Un secondo. - Ora.

- Posso finire? - Lo spenga.

Grazie.

Eccomi.

Posso chiamarti dopo?

- Sì, va bene. - Bene. Ciao.

Basta così. Ok?

Tutti e due.

- Ma cosa hai comprato? - Ci sono anche le gomme da masticare.

- È per il weekend. - E gli omogeneizzati?

- È la mia marmellata. - Hai comprato questo?

Davvero, cos'è tutta questa spazzatura?

Abbiamo scelto tutto ciò che volevamo. Papà era al telefono.

- Con chi? - Facciamo il cioccolato?

- Con Finn. - Si, anche Stine. Andate di sopra.

- Con chi? - Con Finn.

È un po' giù.

Non mentirmi, non sono idiota.

- Dici che sto mentendo? - A casa ti siedi e fissi il vuoto.

- So che non parlavi con Finn. - Vuoi dire che sto mentendo?

Non credi che stavo parlando con Finn?

- Lo chiamiamo? - Con chi stavi parlando?

Dov'è il telefono? Vuoi chiederlo a lui?

- Era Cecilie? - Lo chiamiamo.

Era Cecilie?

Hai una relazione con Cecile? È così?

Stai scherzando, vero?

Dimmi che stai scherzando.

Posso dirti una cosa?

Sei stata tu quella che mi ha chiesto di aiutarla. D'accordo?

Quella che mi ha detto di alzarmi nel cuore della notte...

per andare ad aiutare Cecilie. Ok?

Non è stata una mia idea, giusto?

Preferirei non avere questo disturbo.

Puoi andare tu a parlarci, aiutala tu.

Vogliamo fare così?

Quanti anni ha? 22? 23?

Sembra più giovane di alcuni degli amici di Stine.

Guardami in faccia.

Vieni a dirmi che perdo il tempo con una relazione?

Sei tu che mi hai spinto ad aiutarla. Per il tuo bene.

Non l'ho chiesto io.

Penso solo che sei strano.

Sono strano? È strano se sono stanco?

Non sei come di solito.

No, sono stanco perché lavoro tutto il tempo.

E mi dispiace se ho lo sguardo nel vuoto.

Quando cavolo sei diventata così gelosa?

È che io..

Penso solo che...

che sei un po' strano.

Non sono strano. Sono stanco, porca miseria.

Sono sempre al lavoro. È strano?

Fammi capire.

È strano?

Mi dispiace.

Mi dispiace.

Mi dispiace se sono un po' distratto.

Sono stanco, stanco. Non c'è altro da dire.

Mi dispiace, mi dispiace.

Mi dispiace.

Ok.

Qualcosa non va?

I ragazzi ti hanno dato i dolci?

No.

No?

Allora dovrò dirgli qualcosa.

Che succede?

Cosa?

Che succede?

Niente.

Bene.

- Ciao. - Ciao.

Ragazzi, rispondete al telefono?

Ciao. Il telefono di Cecile è sempre occupato.

- Ok. - Mi sembra un po'...

- Hai parlato con lei? - Non proprio.

- Vuoi farle una telefonata? - Sì, dopo cena.

Papà? C'è una signora per te. Sa che mi chiamo Emil.

Parla Niels.

Ciao. Perché non rispondi al cellulare?

La batteria è scarica.

È dolce tuo figlio.

- Sono arrivati i mobili. - Bene.

Riposati un po' e chiamami domani al lavoro.

- Tua moglie è lì? - Sì, esatto.

Allora ti telefono domani.

Sì. Domani al lavoro.

Ciao.

- Ti saluta - Grazie. Sta bene?

Mi chiedevo...

Non dovremmo invitarla a cena una di queste volte?

Magari stasera?

Non stasera.

Non è meglio se restiamo soli stasera?

Certo.

Vuoi il riso o le patate?

- Buonanotte. - Buonanotte.

Neurochirurgia, sono Hanne.

Sono Hanne.

- Ciao, sono Cecile. - Ciao.

Volevo sapere come stava Joachim o se ha detto qualcosa.

Non ci sono cambiamenti, Cecilie.

Ecco.

A posto.

Ora ci manca solo il letto.

Non pensi che dovremmo rallentare?

Cosa vuol dire "rallentare"?

Proprio quello che ho detto. Rallentare.

Scusa se ti ho telefonato a casa.

Non è quello, non fa niente.

- È stato stupido. - Non è per quello.

Non riesco a capire...

Non riesco a capire quello che stiamo facendo.

Non capisco.

Dove cavolo eri?

- Stine, che ci fai qui? - Dove cavolo eri?

- Cosa ci fai qui? - Io so tutto.

Eri a letto con lei. Sei un bastardo.

Stine, ascolta.

Le piacciono i mobili?

- Cosa? - A me non compri neanche un vestito.

- Ascolta. - Smettila.

Li hai i tuoi vestiti. Non è questo il punto.

Lasciami andare. Smettila.

Stine, torna indietro. Stine. Stine.

Stine.

Grazie per l'aiuto, Anja.

Le dirò di telefonarvi se dovessi sentirla.

- Grazie tante. Ciao. - Ciao.

- Allora? - Non riesco a trovarla.

- Stavolta mi sente. - Calmati.

Che le è successo? Sono già le 10:30.

Non le è successo niente.

Niente.

Stai lontano da mio padre.

Sei una puttanella.

Avevi quella giacca quando Joachim è stato investito.

Ma i capelli erano diversi.

È stata colpa mia.

Cosa?

Sono stata io a dire alla mamma di andare più veloce.

È stata colpa mia.

Non è stata colpa tua, Stine.

Mi dispiace.

No, è stato un incidente.

- Vuoi entrare? - No.

Stai lontano da noi. Trova un'altra famiglia da rovinare.

Ok. Io vado dentro. Ho freddo.

Ti sta solo scopando. Non è innamorato di te.

- Hai un fidanzato? - Non sono affari tuoi.

In questo caso è difficile da spiegare.

Che cavolo vuoi dire?

Ho avuto un sacco di fidanzati.

Ne ho uno anche ora.

Come, non ti aveva lasciato?

Te l'ha detto lui?

Sì.

Non immischiarti ella mia vita.

- O in quella di mio padre. - Bene.

Tu lo sai meglio di me.

Tu padre ama te e i tuoi fratelli...

molto, molto di più di quanto amerà me.

Non puoi trovare qualcun altro?

Stine.

- Sono Marie - Ciao. Sono Cecilie.

Volevo solo avvisarvi che Stine è a casa mia.

Come?

Sta bene. Volevo avvisarvi.

Sì

Ok.

Ok. Bene. Veniamo subito a prenderla.

Ciao. E grazie.

È da Cecilie.

Perché è da Cecilie?

Probabilmente perché oggi sono stato da Cecilie.

Ok.

Stine era là. Mi ha seguito.

Si è arrabbiata ed è corsa via perché...

ho comprato dei mobili a Cecilie.

Le hai comprato dei mobili?

Sì.

Perché hai comprato...

Cosa sta succedendo?

Scusami.

Quante volte sei stato a casa sua?

Non lo so.

Sei volte, forse sette.

Marie.

Marie?

E il suo fidanzato? Lo sa che vi vedete?

Sei impazzito? Sei impazzito?

Da quant'è che mi stai mentendo?

- Non volevo che accadesse. - Lo sa Stine?

Sì, lo sa. A quanto pare.

Quindi era così il giochetto.

Io metto sotto il fidanzato e tu te la scopi, è così?

- È così? - Smettila.

Smetterla io?

Scopatela quanto ti pare, ma tienila lontana dai miei figli.

E quando hai finito di scopartela, ti prego, torna a casa.

Perché altrimenti farai del male a un sacco di persone.

Se si avvicina troppo ai miei figli l'ammazzo.

Mi hai capito? Mi hai capito?

Dove vai?

Dove vai?

Vado a prendere mia figlia, Stine. Te la ricordi?

- Dove sta Cecilie? - Vado io.

- Dammi l'indirizzo. - Preferisco andare io.

Non credo proprio, dimmi dove sta.

- Perché? Preferirei andarci io. - Dimmi dove cazzo abita.

Sta in Fiskedamsgade al 16, terzo piano.

Sai il suo indirizzo a memoria. Sei un pazzo.

Allora...

è meglio se vado giù da sola.

Ciao, Stine.

Mi aspetti in macchina?

Vai. Arrivo subito.

Beh... grazie.

Nessun problema.

Posso capire perché sei sconvolta.

Ti capisco.

Capisco anche che hai bisogno di qualcuno che ti consoli.

Ma non puoi distruggere una famiglia.

Non voglio farlo.

Sconvolgeresti troppe persone, capisci?

Tutti noi saremmo distrutti.

Lo capisci questo?

Sì.

Allora stai lontana.

Stai lontana.

E a proposito...

da noi non possiamo permetterci tutti questi mobili.

- Papà si è arrabbiato? - Non è arrabbiato.

Tuo padre... è solo un gran fesso.

- Ciao, principessa. - Ciao.

- Hai fame? - No.

- Sei sicura? - Sì.

- Mi dispiace. - No. No no.

Non sei tu quella che deve scusarsi. Sono io.

Stine, vieni qui.

Mi dispiace, Stine.

È carina.

Vuoi andartene?

Lo farai.

Sono innamorato di lei.

No, non lo sei.

Ti sei innamorato?

Già.

- E il suo fidanzato? - Non riesco a farne a meno.

- Penso sempre a lei. - A lei? Una di 23 anni?

- È appena più vecchia della tua maglia. - Già.

Ti ha confuso, tutto qui. Sei solo confuso.

Forse.

Non posso, mi dispiace. Credo che...

che me ne andrò.

Non vuoi restare con noi?

Non potrei sopportarlo. Non posso continuare a mentirti così.

La ami?

Sì. Credo proprio.

No, non è vero.

- Ora vado. - Ti prego, fermati.

Per favore.

Ti amo. Per favore.

Lo so.

Non posso.

E i bambini? Che ne sarà di loro se te ne vai?

- Smettila. Non iniziare. - Non vedrai quello che fanno.

- Smettila. - Che mi dici di Stine?

Smettila. Vuoi piantarla? Ci penso di continuo.

Ti amo. Non vuoi restare? Ti prego.

Non posso. Non posso restare qui. Mi gira la testa.

Non lasciarci, ti prego.

- Mamma? - Cosa c'è?

Quando andiamo a mangiare?

Chiedilo a tuo padre prima che ci lasci per sempre.

Non volevo, Niels.

Lo so, ma non posso. Non fare così.

Non fare così.

- Mi dispiace. - Marie, ascolta. Lasciami andare.

Mi dispiace. Tra un po' mi passa.

Ora mi calmo, ok?

Tra un attimo andrà meglio.

Li ho lasciati.

Quindi...

- Ha smesso di venire, vero? - Non vuoi vederla.

Non telefona nemmeno?

Telefona tutti i giorni.

Tutti i giorni?

- Ho sognato che aveva qualcun altro. - Non credo.

Tu sai tutto, invece, cazzo.

No, Joachim. Non so proprio nulla.

Dio, come sei brutta.

Sì. Non sono stato fortunata.

Non c'è un chirurgo del cazzo che ti tolga le borse sotto gli occhi?

Non lo so.

Nessuno si prenderebbe un fastidio simile.

Posso farti una domanda precisa?

C'è una lista d'attesa per ficcartelo nella figa?

Non credo che ci conosciamo abbastanza per risponderti.

Lascia che ti dia un consiglio. Poi fa come ti pare.

Vedi di caricarne il più possibile.

Di cosa?

Uomini.

Vuoi prendere una boccata d'aria?

Cioè?

Che ne dici di una passeggiatina dopo pranzo?

Solo pochi minuti.

Tieni.

Questa è la segreteria telefonica di Cecile. Non posso rispondevi ora..

Sono il dr. Thomsen dell'ospedale.

Joachim mi ha detto di chiederle se vuole venire a trovarlo.

Mi chiami se deve dirmi qualcosa. Arrivederci.

Vuoi un passaggio?

No.

Ci vado a piedi.

- Ciao. - Ciao.

Joachim?

Ciao.

Ciao.

Tu mi sei... mi sei mancata.

Mi dispiace, io...

Non importa.

Mi aiuterai?

Sì.

Sempre.

Sto guidando.

Dammi una spinta.

Ciao, ragazzi.

Ciao, papà.

Come va?

Bene.

Buon compleanno.

- È per me? - Sì. E un po' anche per te.

Quant'è pesante. Cos'è?

Un cavallo Mercedes con sopra una piscina.

Non è possibile. La Mercedes non è così piccola.

Aprilo. Vediamo cosa c'è.

Aprilo. Ecco.

- Ciao. - Ciao.

Come stai?

Ho messo le ultime tue cose nel corridoio.

Bene.

Che roba è?

Qualche maglietta e dei libri.

Hai della crema qui.

Ok. Grazie.

- Era un cavallo? - No.

Cos'era?

Guarda, mamma. Papà mi ha regalato una Playstation.

Accidenti.

Che fortuna. È bellissima.

- Gli diamo un'occhiata? - Sì.

- Da dove cominciamo? - Ti serve aiuto?

Metti qualche bandierina nella torta.

Non sono molto esperto.

Ci serve una mano dalla mamma.

No, voglio provarci io.

Abiti al lavoro?

Quando viene le zio Finn?

Finn non è tuo zio.

Come mai non è venuto?

È al lavoro.

Ma ti dice Buon Compleanno e che avere otto anni è figo.

- Ma niente regalo. - Sanne e Robert te ne faranno uno.

Come sta Cecilie?

Bene.

- Pensate di vivere insieme? - Stine.

Non è più un segreto.

Non vuoi parlarne?

No. Smettila.

Gustav.

Divertitevi. A presto.

Divertiti, monello. Vieni qui.

- Ci vediamo. - Sì.

Fatti un gran compleanno, Gustav.

Che c'è?

Gustav.

Non puoi restare? Ci portano gli hamburger.

Devo andare a lavorare.

Ma... vengo a trovarvi tra cinque giorni.

Ok? Dammi un bacio.

Ciao.

Grazie per la torta.

Grazie a te.

Riguardati, ok?

- Non sono belle, ma sono pulite. - Grazie.

- Vuoi un televisore? - No, grazie. Sto bene così.

- Ci prendiamo una sbronza? - No.

Ho smesso. Devo solo dormire un po'.

Su con la vita. Marie ti riprenderà.

Tempo tre mesi. Anche con Mille è stato così.

Hanno solo bisogno di mostrare un po' i muscoli.

Aspetta, porca miseria. Non sai neppure qual è il problema.

Forse non si tratta di tornare con Marie.

No.

In quel caso ci vorrà di più.

Probabilmente sì.

- Buonanotte. - Buonanotte.

Grazie per le lenzuola.

- Attenzione. - Va bene, va bene.

Porca troia, fate piano.

Tieniti forte.

Ecco fatto.

Assaggia questo.

Dovremo costruire una rampa.

Ti piace?

C'è qualcos'altro che vorresti?

Sì, Tommy. Ora te lo dico.

Potresti aiutarmi a fare... pipì?

Perché Cecilie non può andare nel bagno degli uomini.

Stavo scherzando.

- Tommy. Rilassati. - Porca miseria.

Mi hai fregato. Ma chiamami se hai bisogno.

- Vengo subito. - Tieni.

Che cavolo ci faccio qui?

Sei molto bella.

Allora...

sono venuto a dire che... Ok.

Se non vuoi più stare con me va bene.

Va bene, è tutto a posto.

Ma se invece fosse che non mi ami più...

allora...

non va bene per niente.

Se tu non fossi confusa...

Sto impazzendo.

Va bene.

Io non so cosa vuoi da me.

Cosa vuoi?

Cosa vuoi da me?

No, non lo sai.

Perché sei una mocciosa viziata.

Sei una mocciosa... viziata.

Hai detto "Vieni qui. Vengo con te".

"Carino, prenditelo."

Poi hai cambiato idea.

Io... ti amo.

Ho salito le scale per dirti questo. Cazzo.

Bene.

Ora l'ho detto.

Ora me ne vado.

- Niels, per favore. - Cosa vuoi?

Cosa fai? Vuoi baciarmi?

E vuoi anche abbracciarmi?

Anche tu mi sei mancato.

Tanto. Mi sei mancato.

A cosa stai pensando?

Ehi. Non stavi dormendo?

Non sei stanco?

A cosa pensavi?

Mi chiedevo se non fosse il caso di andare a teatro stasera.

Prima potremmo cenare da qualche parte...

e poi troviamo uno spettacolo che ci piace.

- Cecilie. - Sì?

Non vado mai a teatro.

Mi annoio a morte.

Non dovresti andarci con me.

Sì invece.

- No. - Sì.

Non voglio andarci.

Io ti chiedo solo...

di venire a trovarmi ogni tanto.

E di aiutarmi un po'. Specie all'inizio.

Col passare del tempo potrai venire sempre meno.

Ma a quel punto saprò cavarmela da solo.

- Non devi piangere, va bene? - No.

Non sto piangendo.

Bene.

Siamo stati sfortunati.

Sì.

Non c'è motivo perché tu soffra.

Piccola Cecilie dalle dita larghe.

Ci vediamo.

Ci vediamo.

- Diciamo così, eh? - Sì.

È la cosa migliore.

- Ciao. - Ciao.

- Stammi bene. - Anche tu.

Sì?

- Ciao. - Ciao.

Ho lasciato Joachim.

O meglio...

ci siamo lasciati.

E ora?

Non lo so.

In qualche modo farò.

Posso telefonarti?

Sì, certo.

- Ci vediamo. - Sì.

Forse.

- Cecilie? - Sì?

Volevo dirti che...

anche se avessi saputo che sarebbe successo...

...l'avrei fatto comunque.

Vuoi che stia un po' qui con te?

Sì.

Ok.

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