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Original subtitles

(IN NAPOLETANO)

- È questa l'ora di arrivare? - Che ore sono?

Stasera facciamo Miseria e nobiltà, muoviti!

Che ci è voluto!

- Due per me. - Sono finiti,

- erano gli ultimi. - Neanche posti in piedi?

Nemmeno posti in piedi, tornate domani.

È morto il bottegaio. E come è morto? Di colpo! Bene.

È morto il cantiniere. E come è morto? Di colpo! Benissimo!

Se si salassavano, non morivano.

Noi di sicuro non facciamo questa morte.

Ma cosa vuoi morire di colpo! Noi moriremo di debolezza.

< Non mi dispiace per me, ma per quella povera creatura.

< Figlia mia, mi dispiace.

Poco fa è venuto Don Gioacchino, il padrone di casa.

- Ora se n'è andato. - Quello è il guaio.

Seimiladuecentoventi, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta.

Milleduecentosessanta. Michele, non mi ritrovo.

Ve lo spiego di nuovo: questi sono i soldi dei palchi

e questi sono i soldi della platea.

- Vedete se avete fatto bene i conti. - E vediamo.

Questo sarà lui. Pupella, apri.

È Peppiniello, il figlio di Don Felice.

- Buongiorno. - Buongiorno, Peppiniello.

- Tuo padre quando viene? - Ora viene.

Don Eduardo, tocca a voi.

- Grazie, Sebastiano. Com'è la sala? - Come sempre, piena.

Tutti di un colore.

Stamattina che ho fatto, merenda?

Due casatielli, quattro pizze fritte e un soldo di carrube.

< Me le ha comprate il compare altrimenti restavo a digiuno.

< lo l'ho messa in tasca e sono andato dal compare.

Quello mi ha comprato le pizze e io le ho messe dove stava la lettera.

Quando sono arrivato dal signore,

per poco non mi buttava giù per le scale.

Ha visto la lettera tutta unta e si è messo a urlare:

di' a quel porco di tuo padre

che una lettera così è per i bottegai come lui, non per un signore!

E tu hai messo le pizze dove tenevi la lettera?

Ti ha dato due calci? lo ti avrei ucciso.

Sai che ti dico? Impara un mestiere e vai a lavorare.

Noi non possiamo darti da mangiare.

Questo lo so e non dubitate che vi levo la seccatura.

Il compare è sensale di servitori e mi vuole bene,

ha detto che mi mette a padrone.

Così con il mio lavoro potrò comprare pizze, casatielli e carrube.

Tutti cibi delicati.

Ma tuo padre porta qualche soldo? Lo stiamo aspettando.

Aspettate lui? State freschi! Non ha fatto neanche un soldo oggi.

Questo è lui. Pupella, apri.

Don Felice Sciosciammocca.

Una volta c'era Pulcinella, ma oggi non c'è niente da fare,

la gente vuole solo Felice Sciosciammocca.

Felice, ti stavamo aspettando.

- Mangiate, io mangio dopo. - Che cosa mangiamo?

Ti stavamo aspettando per comprare qualcosa,

stamattina non ho guadagnato niente.

Aspettate me?

Adesso ho finito di bestemmiare come un turco.

Dalle otto, fosse venuto uno a farsi scrivere una lettera!

Sono diventato un pezzo di ghiaccio.

Sono un pezzo di ghiaccio!

Poco fa, stavo buttando all'aria il tavolino con tutte le penne...

Stamattina avevo mandato quell'assassino di mio figlio

con una lettera per un signore...

Stai là!

Zitto adesso!

Quello è un signore tanto buono che mi conosce da tanto tempo,

sa come stavo io prima.

Ogni volta che ho avuto bisogno mi ha aiutato,

ora due lire, ora quattro lire, ora cinque lire...

E a Pasqua e Natale fino a dieci lire!

E quello, stamattina, gli porta una lettera tutta sporca e unta.

Lascialo stare, è un ragazzo.

Non sono stato io, sono state le pizze.

Ma poi non vi ho dato la soddisfazione?

Ma sentitelo! Che soddisfazione mi hai dato?

Delle tre pizze che hanno sporcato la lettera, ne ho fatti tre morsi.

Hai fatto tre morsi? Lasciami, Pasquale!

Lasciami, così mi fai perdere il rispetto, fammi fare il padre!

Guardate che padre!

Alla faccia tua! Vergognati.

Gesù! Ma se Pasquale mi mantiene...

Pensa a cosa fare domani, vattene da un mastro

e impara un'arte, perché sennò ti faccio fare la morte...

La morte dei topi e degli scarafaggi.

Adesso mi metto a vendere veleno per i topi?

Pasquale, lasciami!

Lascialo stare, è un ragazzo!

Eduardo, sei sempre qui? Non vai a scuola domani?

Da quanto tempo l'avrei preso e messo sotto!

Ma chi mettete sotto? Mi avete preso per un cavalluccio?

Me ne vado!

Ogni tanto una mazzata, ogni momento una strillata.

E che sono, un cane?

Vado dal compare e lui mi mette a servizio, lavoro e mangio.

Forse trovo un padrone che mi vuole bene e qua non ci torno mai più!

Guardate che fiore! Sapete chi è?

- È la nipote. - È la nipote della moglie.

È sempre una nipote.

Faceva la sarta in compagnia.

Che vergogna!

- Però è bella. - Scusate, potete stare zitti?

Ma tu non hai ancora finito.

Non posso starti dietro, pure io devo ancora studiare.

Vieni, mettiamoci.

Ho tempo prima di tornare sul palco.

Ti stiamo cercando per tutto il teatro, tocca a te!

Cammina!

Papà!

Cavaliere.

- Papà! Papà! - Cavaliere!

Permesso!

- Questo pesa. - Perché, la mia non pesa?

Dai a me.

Mamma mia, che bellezza!

Mammà, guarda lo zio che mi ha regalato.

Lo zio ti vuole bene...

Certo che gli voglio bene.

Ho un dolore sotto al piede, come una fitta.

Ma non è che in camerino ti danno le scarpe troppo piccole?

Ti conosco, tu sei maligna

- e ce l'hai con le mie sarte. - Sante donne.

Salvatore, prepara i saraghi e i polipetti.

Le spigole, tre vanno a casa di Luisa e le altre nel frigidaire.

Ma siete sicuro che quel coso funziona?

Poi il pesce puzza e si deve buttare.

Un mio fedele ammiratore lo ha fatto arrivare dalla Francia.

Là se ne fa grande uso, è l'ultimo modello. Salvatore!

Il mondo cambia!

Sì, ma le scope sono sempre le stesse.

Che ne facciamo di tutte queste scope che hai portato?

E tu non gli hai detto che siamo pieni di scope?

- Mammà, ma io che ne so? - Tu non sai mai niente!

Lascia perdere Domenico, ha cose più importanti a cui pensare.

A che ora vai dall'avvocato?

- Alle cinque. - Mi raccomando.

lo non do una liquidazione di 3.000 lire

a uno che se diceva una battuta più lunga di "sissignore"

il pubblico si addormentava.

Nemmeno se vengono i carabinieri.

- Sissignore! - Che fai, mi sfotti?

Non sia mai, obbedisco.

Il figlio del re.

Rosa...

io le scope le voglio nuove.

Sai bene cosa ci è voluto per fare questa casa, questo palazzo,

l'appartamento di sotto per tua sorella Nennella,

le soffitte, le lavanderie, i magazzini.

Noi ora siamo gli Scarpetta, la gente si toglie il cappello quando passiamo

e se vengono qui, voglio che i pavimenti brillino.

- Le scope vecchie fanno polvere. - Le scope si lavano.

C'è polvere che non si toglie nemmeno con il sapone.

lo le scope le voglio nuove.

- Edoardo. Tu sei il padrone. - Brava!

Salvatore, a che punto siamo? Sento un profumo!

> Tra mezz'ora potete sedervi a tavola.

Guardate, non perde un colpo.

Donna Anna, lasciate stare, ci sono le cameriere.

Dopo che hanno servito a tavola, puliscono loro.

Almeno faccio qualcosa... pulisco.

State ancora così, vostro figlio avrà fame.

Mirone, non ti preoccupare.

Sta giocando con il regalo del padre.

Il padre, il padre, lo zio, lo zio...

Il padre, il padre, lo zio, lo zio...

Accendiamo uno, accendiamo due. Din, don.

Eduardiello, vieni, ti ho portato gli spaghetti.

Mangia.

# Tutto quello che ci mise? Tutto quello che ci mise?

# Cento rose incappucciate... #

- Vincenzo dov'è? - Si è appena svegliato.

Ah!

Servite pure.

- Papà! - Eh?

Ho visto un vestito che mi piace assai.

- Mammà dice che è da grande. - E tu fallo vedere a me.

Se tua madre ha ragione, lasciamo stare.

Se possiamo guardarlo da un altro punto di vista...

- Tu la vizi, questa bambina. - Non sono più una bambina.

Buongiorno.

- Ti presenti vestito così? - Non volevo farvi aspettare.

Non potevi alzarti prima?

- Ieri abbiamo finito tardi. - Ha la compagnia sua.

- La compagnia di tuo padre non basta. - Non è teatro.

- Facciamo musica, ci divertiamo. - Fate musica, vi divertite.

A me gli artisti che fuori dalla scena si divertono e divertono

più che in palcoscenico non sono mai piaciuti.

- Impara a fare Felice Sciosciammocca. - Perché, non lo so fare?

No, non lo sai fare.

Pretendo fedeltà al copione.

Improvvisiamo? Facciamo la commedia dell'arte?

Era una prova e mi sono scordato una battuta.

Una, due, tre? Non so più che dovevi inventare per andare avanti.

Felice Sciosciammocca è un'eredità importante, un'eredità e una rendita.

Tu sai chi erano i Petito?

Si sono tramandati la maschera di Pulcinella per generazioni.

Ora tocca a noi.

Ancora la guerra con Pulcinella? Guardiamo avanti.

Nessuna guerra. lo l'ho ucciso, Pulcinella.

Invece il funerale di Sciosciammocca è lontano assai.

Tuo figlio, tuo nipote e forse oltre, dovete recitare tutti Sciosciammocca.

- Non c'è scampo. - Non c'è scampo.

Buon appetito.

Ha detto lo zio che oggi mangiate spigole.

Guardate qua!

Salvatore cucina meglio del miglior ristorante di Napoli!

- Più tardi viene? - Non lo so.

Oggi ha litigato con Vincenzo, dice che non sa fare Sciosciammocca.

Fa sempre storie con il figlio più grande.

Ieri urlava: è un imbroglione! Ha firmato un'altra cambiale a nome mio.

Mi vuoi vedere sul lastrico!

La mamma lo difendeva.

Con questo figlio fanno sempre questo.

È sbagliato far fare l'amministratore a Domenico.

Certo, mica poteva recitare.

Il figlio di un re che fa l'attore... non si è mai visto.

Zitto, davanti ai bambini.

Tira una brutta aria.

Ma secondo me più tardi lo vedete arrivare.

È salata.

Fa' la brava, Titina, zitta e mangia.

Perché non cucinate voi? Siete così brava.

Non sei contento di ricevere un pranzo da principe al giorno?

- Come nelle favole. - lo vado via.

- Buon appetito. - Stai bene, Mirone.

# Se dormi o se non dormi, bella mia

# Chi ti vuole bene sta in mezzo alla strada... #

# Per cantarti una canzoncina dolce. #

Eduardo, sei venuto!

# Ma stai dormendo, non ti sei svegliata. #

- Eduardo, lo vuoi un caffè? - Grazie Luisa.

- Ora vado a farlo. - Aspetta, siediti un momento.

Guarda che ti ho portato.

Mamma mia, come sono belli!

Indossali.

Ho già tanti gioielli, devo fare la Madonna di Pompei?

Tu sei più bella della Madonna, non devi vergognarti di nulla.

Stasera li metti a teatro.

Voglio che tutti ti vedano brillare.

Ma che devo fare...

Non parlare, dammi un bacio.

- I bambini stanno studiando? - Ora ci si sono messi.

Ora li andiamo a controllare.

Vi ho scoperti! Non state facendo niente, cornutelli!

- Non è vero, zio, stavamo studiando. - Guardate qua.

Faccio finta di non aver visto niente.

Titina, prendi lo spartito, così sentiamo i progressi.

Vieni anche tu, Eduardo.

Quel bel caffè?

Subito.

Titina, bisogna fare meglio.

- Fa gli esercizi? - Eccome!

Un'altra volta, dall'inizio.

Ora sì.

- È brava. - È brava, è brava.

Eduardo.

Peppino quando andiamo a riprenderlo? Si è fatto grande.

Presto.

Titina, sei grande ormai per fare Peppiniello.

lo voglio recitare.

Prometto, mi impegnerò con il pianoforte.

Scriverò una parte per te nella prossima commedia.

- Veramente? - Certo.

Eduardo, la settimana prossima fai Peppiniello

Fatti dare le battute da Titina.

- Le so già. - Bravo.

Voglio vedere se lo sai fare.

Papà vuole che sposi l'avvocato Antonio De Vito.

- Ma io non lo voglio! - Non preoccuparti.

Pesta i piedi e non sposarlo.

- Non posso pestare i piedi. - Perché, hai i calli?

- Se no perdo 300 mila lire. - Allora è ricco, questo avvocato!

Ma dove?

Ma dove...

Quello non ha neanche un soldo.

Eduardo...

Tu devi fare testamento.

Come ti viene? Non basta la corona di bronzo che mi ha mandato quello?

Quanto è brutta!

Crede che stiamo al cimitero di Poggioreale?

Rosa...

Gorky è venuto a vedere Miseria e nobiltà e gli è piaciuto assai.

Si è commosso, è un grande scrittore russo che parla di povera gente

e io so far vedere la sofferenza.

La corona che mi ha mandato è un omaggio,

pure se a noi sembra di malaugurio.

Comunque tu devi fare testamento.

- Cos'è questa fissazione? - Tu hai occhi solo per Maria.

Non è vero.

È verissimo e i patti non sono questi.

Noi abbiamo tre figli e devono essere tali e quali.

lo voglio controllare quello che scrivi nel testamento.

Rosa, io sono ancora giovane.

Sì, intanto tu fai testamento.

- Ma che vuoi? - Tu Domenico non lo puoi vedere.

Ma non è colpa sua se l'ho fatto con sua maestà.

- Rosa... - Zitto!

Ti fece comodo l'assegno del re per aprire il teatro?

Ora che vuoi?

Poi per dispetto mi hai portato Maria dentro casa.

lo mi sono opposta?

Non l'ho cresciuta come se fosse figlia mia?

Sissignora.

Allora devi finirla di fare figli e figliastri.

Tre sono i nostri figli e tre saranno per sempre.

L'eredità si divide in parti uguali tra loro e solo tra loro, Eduardo.

Ci siamo capiti?

Ci siamo capiti.

E quel povero Vincenzo...

È l'unico che è figlio a tutti e due, non puoi tartassarlo così.

Sciosciammocca, Sciosciammocca!

E fagli fare pure qualche altra parte!

Non lo vedi quanto è bravo?

Dagli un po' di soddisfazione.

Tu hai un papà e una mamma?

Li ho, ma è come se non li avessi.

- E perché? - Perché sono più disperati di me.

A casa mia si mangia un giorno sì e un giorno no.

Ho capito. Ma poi non è che ti strillano

perché stai lontano da casa o perché fai il servitore?

Macché! Mi hanno detto,

impara un'arte e vattene, noi non ti possiamo dare da mangiare.

Bel padre e madre!

Peppiniello, non preoccuparti, a te ci penso io.

Se vuoi rimanere in questa casa, devi dire che io sono tuo padre.

E se il padrone domanda: Vincenzo chi è per te?

Devi rispondere: è mio padre, eccellenza. Hai capito?

Se mi fate mangiare, io vi chiamo pure mamma.

Chiunque te lo chieda, devi sempre dire che sei mio figlio.

- Bravo. Gennaro, che dici? - Abbiamo un buon Peppiniello.

Ora arriva la scena con la battuta famosa.

- Vincenzo, dove sei? - Papà, sono qui.

Hai sentito il ragazzo? È perfetto.

Papà, con l'età diventate più buono.

No, è lui che è più bravo.

Di' la battuta come facevi da bambino, quando facevi Peppiniello.

Gliela faccio sentire io.

No, Vincenzo è stato il primo e dovete imparare da lui.

Vincenzo mio padre è!

- Così devi dirla. Sei pronto? - Sì.

Vincenzo, fai la parte del cuoco.

Servo vostro, eccellenza.

- Tu sei figlio di Vincenzo? - Sissignore.

Lui mio padre è.

Certo, se tu sei il figlio, lui dev'essere tuo padre.

Sì, mi piace, è un bravo ragazzo. Tienilo con te.

Per ora gli diamo dieci lire al mese, se fa il bravo, aumentiamo.

Grazie, eccellenza. Bacia la mano al signore.

- Vincenzo mio padre è. - Ho capito.

Ma non può stare vestito così.

- Qua vai a vestirti da servitore. Capito? - Sì, zio.

Ora possiamo fare il finale. Rosa, prepariamoci.

Ma perché eravate in camera di Bettina?

E perché dicevate a Peppiniello "figlio mio"?

Perché sono il marito di Bettina e il padre di Peppiniello.

- Che è? - È così, eccellenza.

Per farlo rimanere in casa ho detto che era mio figlio.

Quanti imbrogli!

E quell'assassino del ragazzino, così naturale: Vincenzo mio padre è!

Ma dov'è?

Drin, drin, drin!

Comandate, eccellenza.

Peppiniello, dimmi una cosa: tu di chi sei figlio?

Eduardo, non ti fermare!

Da capo.

Dimmi una cosa, tu...

di chi sei figlio?

Vincenzo mio padre è.

Ti do uno schiaffone! Non è vero, te lo hanno insegnato.

Tuo padre...

è questo qua.

Papà!

Sì, tuo padre, che ha passato tanti guai...

tra la miseria vera e la falsa nobiltà.

Vai nel camerino ora, riposati.

Filomena, bisogna cucire!

- Lui fa la parte. - Lui?

Titina non può più farla.

- Vincenzo mio padre è. - Adesso ti do uno schiaffone.

Non è vero, questo te lo hanno insegnato.

- Il tuo papà è lui. - Papà!

Sì, tuo padre

che ha passato tanti guai tra la miseria vera e la falsa nobiltà.

Rosa, brava! Anche tu, Adelina, brava.

Dov'è il ragazzo?

Sei in compagnia da due settimane? Mi hai fatto fare una bella figura.

Bravo, Eduardo! Bravo.

Facciamo Miseria e nobiltà a Roma, sei contento?

- E come facciamo con la scuola? - Come ha sempre fatto Titina.

Si deve fare il mazzo!

Tieni, portalo a Sebastiano così non mi scoccia più.

Questi costumi nuovi sono bellissimi, Donna Rosa.

Quelli vecchi erano da buttare.

Quando in scena eravate vestiti da nobili

sembravate più inguaiati di quando fate i poveracci.

Serviva un costume nuovo per Eduardo. È la sua prima tournée.

Zia, il costume di Eduardo mi sembra un po' abbondante.

Ma no, dev'essere così, fa più ridere.

Eduardo, a Roma andrà in scena l'ultimo dramma di D'Annunzio.

Ha avuto successo, è "La figlia di Iorio".

- Andiamo a vederlo? - Di che si tratta?

Si svolge in Abruzzo. I protagonisti sono mietitori, montanari, contadini.

- In dialetto. - Portate anche me?

"Tragedia rustica di argomento abruzzese."

Secondo me, questa è perfetta per fare una parodia.

E c'è anche la parte da protagonista per Vincenzo,

gli facciamo fare il figlio di Iorio!

- Sei contento, Vincenzo? - Eccome.

Eduardo, e dai... questo è D'Annunzio.

Allora? lo sono Scarpetta.

Come è bello, papà.

Benedetta! Benedetta!

Dio ti rimeriterà in terra e in cielo. Tu l'hai!

Perdizione sopra me!

Si è spenta.

Figlia di Iorio, venni per te

e ti portai questa cesta per domandarti una grazia.

Voce di cielo, nel mezzo dell'anima mia, sempre udita!

Per te venni dall'Acquanova.

Come? Sei tu, Cornelio!

Ornella! Ornella, tu sei!

- Sono io. - Vestito da femmina?

Per non farmi riconoscere.

Fratello, il cielo ti ha mandato! Che tu possa prosperare!

Tu fosti il primo a consolare questo povero ragazzo.

Se la prima fui, penitenza grande ne ho fatta.

Se sapessi che lacrime, che penitenza amara ho fatto per te,

per essere il primo ad aiutarti.

Perché sei vestita a lutto? Chi ti morì?

Forse la cognata tua?

- Quella vorresti morta? - No.

- E chi ti è morto? - Non bestemmiare!

Ma no! Chi è morto in famiglia? Lo sposo forse, Carminiello!

Tu vorresti vedere lui morto. Nessuno è morto.

Nessuno ci morì. Per noi venne l'estate nera.

Venne l'autunno amaro intossicato

perché non poteva essere più triste l'anno bisesto per noi.

Picchiami, sono qui.

Mi prendo le botte e sto zitto, non ho nessuna colpa.

Sono un'anima disgraziata e misera.

No, tu sei un vero malaugurio.

Da quel giorno casa nostra sembra un ospedale.

Carminiello si è fatto secco secco, papà esce ogni mattina con la febbre

e pure mammà, i miei fratelli sono pieni di dolori.

Perfino la gatta si è ammalata!

Con questo tempo fino in Toscana?

Siamo tutti bagnati, ma alla stazione non c'erano carrozze.

Vengo a rendere omaggio al primo poeta d'Italia.

Colgo l'occasione per presentarvi il mio piccolo figlio

"Il figlio di Iorio".

Sono qui per chiedervi di concedermi l'autorizzazione a rappresentarlo.

Lui è Gennaro Pantalena, uno degli attori migliori della nostra città.

- Nella parodia sarà... - Di che permesso avete bisogno?

Una parodia non ne ha bisogno. Sono contento di conoscervi personalmente.

Mi avete procurato tante allegre serate al Teatro Valle.

Veramente non volete leggere il copione?

È una parodia, non una profanazione. È in soli due atti.

- Il terzo non si poteva parodiare. - Come finisce il secondo atto?

Turillo, il figlio di Iorio

confessa le malefatte e va in galera, ma è contento di andarci.

Nel vostro dramma Mila va incontro al rogo gridando

"La fiamma è bella! La fiamma è bella!"

Invece il mio Turillo grida: "La fava è bella! La fava è bella!"

La fava! Sì, "la fava è bella".

Perché il commissario gli aveva detto...

Tu vai in galera e mangi quattro fave.

Il mio è solo uno scherzo innocente, non voglio assolutamente dispiacervi.

Se volete dare un'occhiata al copione e darmi un'autorizzazione scritta...

Questo no.

In treno ho composto dei versi in vostro onore.

Pure questi sono una parodia dei vostri.

(IN NAPOLETANO) "Se per questo fatto tu mi..."

- "Scia? Sciacca?" - No.

- "Sciaccarie." - No, date a me.

"Se per questo fatto tu mi picchierai,

Dio ti perdona.

Se mi rompi le gambe,

Dio ti perdona.

Se piangere mi fai,

Dio ti perdona e l'angelo ti chiama.

Ma se mi lasci andare senza permesso,

se fai questo, Gabriele,

Dio...

ti condanna."

Consentite che io vi ringrazi in prosa della visita e dei versi

che spero mi lascerete in vostro ricordo.

È un onore per me.

Posso sperare in due righe?

Devo affrontare grandi spese per l'allestimento e non vorrei...

Voi siete un uomo di teatro e mi capite.

Posso metterla in scena senza temere spiacevoli sorprese?

Posso contare sui nostri amichevoli rapporti?

State sicuro, non vi farò del male.

- In che sala debutterà la parodia? - Al Mercadante.

Lo conosco! È un teatro che fa molto pubblico.

Eccome!

Il cavaliere Scarpetta è il re del botteghino.

Kensaku...

accompagna i signori. Sembra avere smesso di piovere.

Vate.

- Siamo sicuri? - Su, su!

- Addio. - Arrivederci.

Ma che fai? Si sveglia Eduardo.

Facciamo zitti zitti.

Quando sei tornato? Rosa lo sa?

Lascia perdere Rosa.

Vieni qui, voltati.

- Ti ha dato il permesso? - Me lo ha dato verbale.

Non glielo ha dato.

Avevo un testimone.

Come no, il suo migliore amico!

# Tu sei sempre il migliore amico mio. #

Vincenzo, ma che vuoi?

Lascia perdere. A me "Il figlio di Iorio" non piace.

lo scrivo un personaggio protagonista per Vincenzo e a te non va bene.

Gli faccio fare per tutta la vita Sciosciammocca.

Lo fai per Vincenzo? Ma vattene!

Tu lo fai per metterti all'altezza di "Don Nunzio"!

D'annunzio, Rosa. D'Annunzio!

Salvatore, qui ci sono i pomodori.

Prepara subito il pranzo per Luisa così Mirone si sbriga.

Deve andare a prendere i copioni.

Papà, com'è D'Annunzio?

Un angioletto, figlia mia.

- Insomma, si fa. - Lo so. Allora?

Ancora non avete capito chi è Scarpetta.

Mi sembra che abbiate tutti paura.

Vostro zio è un grand'uomo.

Adesso siediti e mangia, che sei troppo secco.

Hai visto Peppino com'è florido?

- Ma quando viene la prossima volta? - Non lo so, decide lo zio.

Ma perché deve decidere lo zio? Noi stiamo per fatti nostri.

Eh... i fatti nostri...

Hai sentito Mirone?

Zio metterà in scena questa commedia. È una grande impresa.

Deve stare calmo.

Quando sarà tutto finito, Peppino verrà qui da noi.

Noi lo accoglieremo con amore. È vero, figli miei?

- Ma poi dove dorme? - Non lo so, vedremo.

Tutto giallo, argento e oro, come la mitria di San Gennaro.

San Gennaro che è domani, che ci aiuta e ci dà pane.

- Non avvicinatevi. - Non lo toccate.

No! Maddalena dice: non avvicinatevi, Bartolomeo: non lo toccate.

Sebastiano, ma chi volete affliggere?

È vero!

Voglio vedere quando arriva il cavaliere. Non sapete la parte.

< Il caffè! - Il caffè.

- È bello caldo. - Ci voleva proprio una tazza di caffè.

- Grazie, Filomena. Grazie, don Michele. - Prego.

Ora dobbiamo debuttare con la nuova commedia,

poi c'è il Turco napoletano a Roma, la Santarella a Firenze.

- Sempre per queste paghe di fame. - Guai se sbagli una parola!

- Devi sapere tutto a perfezione. - Che volete fare?

Questa è la nostra vita.

- Vita da cani, eppure l'amiamo. - È vero.

Perché voi fate i protagonisti.

Chissà quando Don Eduardo scrive una bella parte per me.

Ma poi tu, se non fai questa vita, dove vai?

Buonasera a tutti!

Allora, siamo pronti?

Fatemi sentire!

Eduardo, pronti.

Allora, è pronto il costume? Lo voglio vedere.

Ecco qua, don Vincenzo, è pronto.

Bisogna solo togliere i fili dell'imbastitura. Uno... e due.

- Là c'è il pellicciotto. - E qui il cappello.

Lo provo subito.

Non vedo l'ora.

Mammà, mi hai fatto bello?

Ti ho fatto bello quando sei uscito dalla mia pancia. Dammi un bacio.

Buon proseguimento.

Quando inizio, venitemi dietro.

- Va bene. - Non preoccupatevi.

Ferdinando, mi raccomando. Deve essere al momento giusto.

- Lo troviamo. - Guardate.

Ha copiato anche le illustrazioni di D'Annunzio.

Incredibile!

- È senza vergogna. - Che faccia tosta!

Il primo atto è andato. Il pubblico sembra contento.

- lo vedo tante brutte facce. - Fai sempre l'uccello del malaugurio.

Intanto abbiamo incassato 3.500 lire.

Zitti, comincia.

Ecco, questo è il naso, questo l'occhio e questa la bocca, tutto è fatto.

Torillo, guarda com'è bello il nostro angelo.

Per farlo non hai dormito, sarai stanca.

Non ci si riposa mai, pensando all'angelo.

Lui domani viene con me sull'asinello.

Vado a Roma, piano piano ci arrivo.

Il Papa di certo quando sente che soffro, io poverella, mi benedice e mi perdona.

Padre Francesco parla nel sonno!

Senti queste voci, Alice?

È la litania che cantano le figliole quando chiedono una grazia.

lo però vado a Roma

e con me porto quest'angelo che mi aiuta.

Ma cosa dice?

Sì, ma prima di andare a Roma...

devi passare da casa tua.

Casa mia?

- Sì.... - "A casa mia voglio tornare con te."

Poi si sveglia Padre Francesco...

- E devo raccontargli il sogno? - Sì, io zappavo...

Lo avevo detto di mettere il suggeritore.

lo zappavo quel poco di terra a casa nostra...

A Pozzuoli, vicino alla Cuparella.

- Ora basta! - Basta!

Non sanno nemmeno la parte a memoria.

- È un'indecenza! - Una vergogna!

D'Annunzio è sacro, non si tocca!

- Evviva l'arte italiana! - Abbasso i contraffattori!

Abbasso gli approfittatori!

- Sì! - Abbasso Scarpetta!

- Viva Gabriele D'Annunzio! - Viva D'Annunzio!

State qui, vado a vedere cosa succede.

Andate avanti, Vincenzo!

Il tre settembre mammà mi disse...

"Mammà mi disse..."

Sebastiano, accendi la sala.

Accendete le luci!

Mostrate la vostra riprovazione alla fine.

Lasciateci continuare!

Sipario.

Calate giù tutto!

Gennaro, vai fuori e annuncia che la parodia si interrompe qui.

In sostituzione daremo l'atto unico...

"Il non plus ultra della disperazione", farsa tutta da ridere.

Devi annunciare che io ho avuto un malore e non posso prendervi parte.

- Eduardo... - Va'!

Sebastiano.

Metti una sedia qui e non farla toccare a nessuno.

Forza, muovetevi! Andate a cambiarvi.

- Andate a cambiarvi! - Togli tutto, togli tutto là.

Signori.

Il cavaliere Scarpetta non ha mai mancato di soddisfare il pubblico.

Stasera invece de "Il figlio di Iorio"

andrà in scena "Il non plus ultra della disperazione".

È un farsa tutta da ridere sperando che torni la serenità e l'allegria.

Fai presto.

Buffoni!

- Vi do una mano a spogliarvi. - Faccio da solo.

Signori, un momento ancora.

- Il cavaliere ha avuto un piccolo malore. - È una pagliacciata!

- Mammà, vado io. - Facci sapere.

Il ruolo di Sciosciammocca sarà interpretato da suo figlio Vincenzo.

Buon proseguimento.

Come si permette?

Mannaggia a me!

Ma come può essere?

Come può essere?

< Qua dentro si è guastato!

< Vostro nipote viene qua ogni tanto.

< Viene ogni giorno, ogni momento.

< Mi hanno detto che fa l'amore con una vaiassa.

< Chi è questa vaiassa?

< Ora mi fai impazzire di rabbia!

< Se rispondi tu, è segno che sei tu l'innamorata!

< Sì, sono io l'innamorata.

< Ora ti strappo i quattro involtini che hai in fronte!

< lo non mi abbasso a parlare con voi.

< Signora dei miei stivali!

- Gennarino, giochiamo a tressette? - Ho dieci franchi.

Come vuoi tu.

Accompagnami a fare un servizio a Toledo.

Che ha?

< Chiamate qualcuno.

< Chiamate un soccorso.

L'avevo detto io!

È stata un'imboscata!

6.000 lire ci volevano per comprare il permesso di Rapagnetta.

- E chi è Rapagnetta? - Così si chiama D'Annunzio.

Il grande poeta, il Vate! Il vero nome è Rapagnetta.

Ma perché, non lo sapevate?

Me l'avevano detto, dagli 6.000 lire e non ti creerà problemi.

Ma non si potevano dare queste 6.000 lire?

Ma che ne sai tu di come si gestisce una compagnia?

6.000 lire ti sembrano poche?

Ma poi perché?

Dove sta scritto che devo pagare per fare una cosa che si è sempre fatta?

Sappiamo tutti che D'Annunzio ha i santi in paradiso.

È andato perfino dal Primo Ministro per cercare di fermarmi!

E tu non ci hai detto niente?

Ma che dovevo dirvi?

La mia forza è il pubblico!

A Rapagnetta piacerebbero i soldi del mio botteghino.

Stasera il pubblico non sembrava così contento.

- Vincenzo! - Aspetta, fallo parlare.

Che vuoi dire? Che il pubblico mi ha abbandonato?

Avete sentito quando sono uscito per la farsa?

È venuto giù il teatro!

È vero.

Papà, è stata un'imboscata.

Peppino, vieni qua.

Guarda cosa ti ho preparato.

Stanotte Carminiello può dormire nel mio letto?

Se ci sta! Quello vuole dormire con la mamma.

Vieni.

lo non ci voglio andare.

- Non vuoi vedere la mamma? - Tu sei la mia mamma!

lo ti voglio bene come una mamma, ma a casa tua vogliono vederti.

Non è casa mia.

Peppino, non fare così.

lo non ci voglio andare là.

lo voglio stare qua con te, quella casa è brutta.

Capito? Fanno causa a me, come se fossi un delinquente!

- Non è solo D'Annunzio. - È la società degli autori.

D'Annunzio è a capo di questa banda di delinquenti.

Gli autori, quegli spiantati che urlavano dal loggione.

Al comando di Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco.

- Libero Bovio, Ferdinando Russo! - Gesù!

Si fanno chiamare Teatro d'arte! Come se io non fossi un artista.

- E ora? - Ora mi portano in tribunale.

Ma io lo sapevo.

Però zia Rosa lo aveva detto. Perché non l'abbiamo ascoltata?

Perché ora noi ce li mangiamo.

Deve ancora nascere l'uomo che la fa a Scarpetta.

D'Annunzio non avrà i soldi miei.

Chi è?

- È Peppino che ci viene a trovare. - Sono già passati tre mesi?

Sì, Eduardo.

Ci mancava questo!

- Vai, Peppino. - Vieni qua, fatti dare un bacio.

Mamma mia, come sei bello!

Vieni con me.

- A che ora vengo a riprenderlo? - Alle sette.

- Ma non c'è più il treno. - Vi faccio accompagnare con la carrozza.

Peppino!

Hai dato un bacio a mammà?

Dagli tempo, Eduardo, lo sai che è timido.

- Vieni da zio. - Saluto lo zio, vai.

Guarda cosa ti dà lo zio. Sai quanti sono questi?

- Sono cinque lire. - Eduardo, sono tanti!

Peppino, che stai facendo?

- Peppino! - Il timido!

Chiama i fratelli.

Non si fa così.

Titina! Titina!

Eduardo?

- Guardate com'è cresciuto Peppino. - La campagna gli fa bene.

Ciao, Peppino. Vuoi venire a giocare con noi?

No, io voglio Carminiello.

- Chi è Carminiello? - Un agnello. Non voglio stare qua.

lo me ne voglio andare.

Non ti preoccupare, ora vediamo cosa fare.

Non voglio stare qui con voi, io voglio Carminiello.

- lo me ne vado, oggi non è giornata. - Passa più tardi, si calmerà.

Abbi pazienza, oggi non è giornata.

Cari nipoti, vi saluto. Voi due studiate, tu fai il bravo con mammà.

Statemi bene.

lo voglio Carminiello, non voglio stare qui.

lo ho dovuto interrompere la recita. È D'Annunzio che ha danneggiato me!

La legge non prevede niente contro di lui?

- Dobbiamo attenerci ai fatti - Questi sono fatti. Mi accusa di plagio.

Lui è stato accusato di plagio più volte e pure condannato.

> Scarpetta.

Venite avanti.

Accomodatevi.

Avvocato, prendetevi una sedia.

Allora, leggiamo le accuse.

"Il cavaliere Eduardo Scarpetta, attore e capocomico, ha fatto

un lavoro teatrale in versi che egli chiama commedia parodia

intitolata 'Il figlio di Iorio'."

"La suddetta parodia è contraffazione

della tragedia di D'annunzio 'La figlia di Iorio', sia per l'indole

che per lo scopo cui mira, cioè raffazzonare l'opera altrui

per sottrarsi ai divieti della legge e trarne lucro a danno dell'autore."

Signor giudice, respingo vigorosamente le imputazioni!

La mia non è una contraffazione, è una parodia

e le accuse vengono da chi ha organizzato i disordini in teatro!

Cavaliere, contegno! Qui siamo in tribunale, non a teatro.

La legge italiana

testo unico 19 settembre 1882, sanziona

negli articoli 1, 3, 12, 14 e 40 i diritti degli autori.

Vi difenderete in aula, se deciderò di rinviarvi a giudizio.

Lo farò dopo avere sentito i testimoni.

Continuiamo.

"Non c'è dubbio che la forma di parodia sia stata adottata"

solo nell'intento di sfuggire alla disposizione dell'articolo 32..."

Va bene così.

Guardate un po'.

Domenico, ma quanti ce ne sono?

Sono dieci, mammà.

Madonna mia!

- È bello, Eduardo. - Venite fuori, vi faccio vedere.

Hai visto la Santarella dove sta?

Questa estate ho preso questo appartamento per voi. Siamo vicini.

I bambini possono andare e venire. L'ho preso fino a settembre.

Zia Rosa se la sente di stare quassù tutto questo tempo?

Rosa non si deve mettere di traverso. Dobbiamo reagire.

Nessuno deve pensare che Scarpetta si è intristito per il processo.

Feste, balli, cenacoli di artisti, di poeti, non si deve capire niente!

Là sotto devono rimanere a bocca aperta!

Bambini, siete contenti? Portate le valigie dentro.

Tutta Napoli deve vedere che ho una grande famiglia che mi vuole bene,

non come Rapagnetta che ha solo puttane.

Allora, Eduardo, devi promettermelo.

Quando torniamo, prendiamo Peppino con noi.

Poi vediamo, Luisa.

lo me lo vedo qua, piccolino, insieme ai suoi fratelli.

Per me è un dolore troppo grande. È mio figlio e l'ho dato via.

Luisa, sai quanti figli di attori e attrici sono cresciuti a balia?

- Peppino sta benissimo in campagna. - lo non sono un'attrice!

lo sono una mamma!

- Promettimelo. - Vabbè.

Vedi che non so dirti di no? Però ora mi fai un sorriso?

> Ahia!

> Ahia!

Che ti sei fatta?

Alzati.

Sei stato tu?

lo ho detto sali, non ho detto cadi.

Scendi, muoviti.

Vieni con me.

< Guarda!

< Com'è bella!

- Avvocato! - Grazie dell'invito.

Il piacere è tutto nostro. Eccellenza.

- Professore! - Donna Rosa,

- non mi riconoscete? Sono il fotografo. - Gesù, vestito così...

Con quelle fotografie enormi che mi ha fatto fare vostro marito

potevo comprarmi tutta la sartoria!

Non ne parliamo proprio.

Don Eduardo deve campare cento anni!

Questa è la famosa Villa Santarella

realizzata con gli incassi di un'unica commedia.

- "Qui rido io." - Ridi, ridi.

- Buonasera e benvenuti! - Buonasera.

Ecco qua. Anche quest'anno, il 7 luglio festeggiamo il genetliaco

della nostra figlia amatissima Maria.

Voi la state vedendo crescere di anno in anno.

Ormai è una giovane donna amante delle belle lettere.

Perciò abbiamo l'onore di avere con noi dei grandi scrittori.

Suonate la più bella canzone napoletana

in onore del suo autore, Salvatore Di Giacomo.

# Era di maggio e ti cadevano in seno... #

È un piacere salutare un importante giornalista, Ferdinando Russo

e Roberto Bracco che scrive commedie come me.

Uguali alle sue.

Ce ne sono altri, più giovani, che seguono la loro strada.

Sono pure grandi autori di canzoni. Libero Bovio, eccolo là.

lo li ho invitati in nome di quella concordia artistica

che ci vede tutti affratellati.

Venite qua. Venite qua.

Ho chiesto loro di comporre un sonetto in onore di Maria.

Dopo mangiato, lo ascolteremo e assegneremo un premio a quello

che Maria giudicherà il più bello. Adesso buon appetito!

(VOCI NON UDIBILI(

Guardate come si atteggia a padre nobile e indulgente!

- Così spera di zittirci in tribunale. - Non va bene.

Dobbiamo deporre come autori. Diciamo la nostra e portiamolo a processo.

Quella era una contraffazione,

- altro che parodia. - È sicuro.

- Ma potevamo rifiutare l'invito? - No.

Qua non è in discussione l'uomo.

Ognuno può avere la considerazione che vuole di Scarpetta.

- Qualcuno chiedesse alla moglie. - O alla nipote.

È un arrogante.

Conosco attori che sono scappati dalla sua compagnia.

Non è questo il punto.

Noi dobbiamo riportare il teatro napoletano alla sua purezza popolare.

La nostra è una battaglia culturale per il teatro d'arte.

Bravo.

- Popolare non vuol dire "comico". - Guardatevi intorno.

Commercianti, medici, avvocati.

Amano Scarpetta perché si riconoscono nei suoi personaggi bonari.

Niente violenza. La tragedia, per carità!

Solo risate, così tornano a casa allegri e soddisfatti.

E la vita che fine ha fatto?

I drammi della vita sono in strada, tra la povera gente.

Il popolo va portato in scena e con versi sublimi

come ha fatto D'Annunzio.

# Dobbiamo farvi sentire

# due o tre canzoni

# che tutto il paradiso deve cantare.

# Sospiri e baci, musica di passione.

# Roba che solo a Napoli si fa. #

"Stanotte ognuno di noi vorrebbe sentire una voce

sperduta chissà dove,

tenera e dolce, diffondersi in quest'aria.

Voce o amata,

o dimenticata, o mai sentita,

che dicesse: sono io. Dimmi che vuoi, sto qua!"

Bellissima! Complimenti a Maria per la scelta.

Quanto ti piacciono questi piagnucolosi!

Adesso scopriamo chi è l'autore.

Ernestuccio. Un bell'applauso a Ernesto Murolo!

Attaccate una sua canzone. Non so, "Pusilleco addiruso". Dai!

- Auguri. # Su Capo Posillipo profumato

# dove questo cuore è andato ad abitare

# c'è un pergolato di uva rosa... # - Bravo, Murolo!

# E un balcone con i meloni appesi. Su Capo Posillipo profumato... #

Complimenti, Ernesto.

- Solo tu potevi vincere. - Grazie.

# Un canarino canta una canzone in una gabbietta appesa fuori.

# L'edera si attacca a questo balcone... #

- Balliamo? - Sì.

# Quando il sole è sceso dietro al monte

# questa aria fresca diventa più profumata

# e torna dal lavoro Angelarosa... #

Vedi quello?

Dicono che è un altro figlio di Scarpetta.

- Ma quanti ne ha? - E chi lo sa! Guardalo, è tale e quale.

Non volete andare? Ora si balla.

- Non vedi la pancia? - La vedo.

Non capisco perché vi piace fare la serva, lasciate fare a noi.

Ma che devi capire tu?

lo capisco solo che voi non dovreste mortificarvi così.

Andate dalla vostra famiglia.

Mirone, sta' zitto. Lavora e lasciami stare.

Scarpetta fa festa.

> È arrivato Scarpetta!

- È arrivato! - È arrivato il cavaliere!

Scarpetta, si aspettava il rinvio a giudizio?

È vero che D'Annunzio aveva negato il permesso?

Quali saranno i suoi argomenti a difesa?

Una dichiarazione per "Il Giornale d'Italia".

Cavaliere, per cortesia.

La disamina del litigio tra D'Annunzio e Scarpetta va fatta

nel saggio ambiente delle magistrature.

Come l'acqua del mare che è incolore nel bicchiere e azzurra nell'oceano.

Già l'incolpato fu ammonito quando si riconobbe in teatro

la profanazione e l'usurpazione impudica e triviale.

Trascinata da un'onda irrefrenabile di disgusto

insorse unanime l'indignazione del pubblico.

Così fu stroncata e sepolta l'infausta, delittuosa recita.

Voce di popolo imponente, sentenziosa!

Il giudizio del magistrato completerà la emenda

già inflitta dalla pubblica coscienza.

Cip! Cip! Cip! Cip!

Cip! Cip! Cip! Cip! Cip!

Peppino.

Mamma non ti ha insegnato che non si spia dalle porte?

Luisa, fammi una cortesia, esci.

Tu vieni qua.

> Mamma, aiuto!

< Mammina!

E ora che ha combinato?

Da quando sta qua abbiamo perso la pace.

Non preoccuparti, Peppino.

Stanotte dormi con me.

Titina, vai ad aprire la porta.

Donna Filomena, questa gonna è da allargare.

Non ti preoccupare.

I due grandi si sono addormentati.

Ma Peppino si è voluto addormentare in camera tua?

Sì, non fatelo svegliare.

- È terribile. - Non è terribile, è piccolino.

Vai, stai tranquilla.

- Grazie. - Buona serata.

Vai!

Spingi, sta uscendo.

Prepara le forbici.

Vai, sta uscendo. Un altro po'!

Spingi!

Madonna, quanto è bello!

Quanto è bello!

Hai scaldato l'acqua?

Senti tuo fratello come strilla.

Melisurgo.

Gargiulo.

Caravella.

Iuliano.

De Filippo.

Mauro.

Porrini. Scognamiglio.

Perché non la apri?

Bravo, Peppino. I voti sono buoni.

Eduardo, anche a te c'è scritto "figlio di NN"?

E che vuol dire?

Vuol dire non lo so.

- Ah! - Che c'è, mammà?

- Non state bene? - No, non è niente. Solo un po' di nausea.

- Non vi stancate troppo. - Eduardo...

lo non faccio niente dalla mattina alla sera.

Stavolta mi vengono le nausee una dopo l'altra.

Perché è passato tanto tempo dall'ultimo parto.

- Quant'è, più di cinque anni? - No, di più.

Peppino ora ne fa sette.

- Eduardiello tuo quanti ne ha? - Sette, come Peppino.

Si diede da fare mio marito, quell'anno.

Zia, non dite così, mi vergogno.

Luisa, in questa casa la vergogna non sappiamo cos'è.

Non lo abbiamo mai saputo e non lo sapremo mai.

Gloria ai nostri figli.

E alla faccia di chi ci vuole male.

È arrivato Vincenzo!

Bravo, hai portato le sfogliatelle.

Sfogliatelle e babà. La domenica va consacrata.

Questa sfogliatella chi è?

Si chiama Angela, è una cantante. Prepariamo i duetti per la rivista.

Se è brava quanto è bella, sarà un successo.

È un onore conoscerla.

Sediamoci, l'odore di questo sartù mi sta confondendo.

Titina, vieni qua.

No, oggi le parti le faccio io.

Ecco.

Se le signore permettono, cominciamo da figli, nipoti e loro annessi.

Allora, alla signorina Angela...

facciamo una bella porzione.

Mamma mia!

A Vincenzo invece ne diamo un pochino.

Ti pareva!

Per questo fannullone di Eduardiello facciamo doppia porzione.

A Domenico invece diamo solo le polpette.

- Che ho fatto? - Lo so io, ti meriti solo le polpette!

- A Peppino invece... - Tre.

- Tre. - Facciamo un piatto regolare.

- Maria. - Sì, papà?

Maria, tu hai fame?

Perché lo sai, a te papà darebbe la teglia intera!

- Grazie, solo un pochino. - Giusto, le signorine badano alla linea.

E allora a Titina facciamo lo stesso piatto di Maria.

Le vuoi far morire di fame.

Invece a Eduardo diamo...

A Eduardo la porzione più bella.

Portami Pasqualino.

Grazie, zio.

Portami Pasqualino mio. A Pasqualino...

Lo facciamo mangiare direttamente dal mio piatto.

Sei contento, bello di zio?

È un bambolotto!

Servite pure. Buon appetito.

- Buon appetito. - Mangiate.

Vedi Rosa?

Magari mi notano, e poi mi piacerebbe lavorare con quelle ragazze.

- C'è don Gennaro Pantalena. - Fallo entrare.

- È arrivato Gennaro. - Eduardo, donna Rosa.

- Gennaro, che ti sei perso! - Come cucina Salvatore...

- Ci siamo consolate! - Pensate sempre a una cosa.

Siediti, ci sono ancora le paste.

- No, grazie. - Carmela!

Porta un bel caffè a don Gennaro.

Hai saputo qualcosa?

- I giovani deporranno a tuo favore. - Pure Murolo?

Pure Bovio. Credo che non ci sia niente di personale da parte loro.

È così, papà.

Eduardo, devo darti una brutta notizia.

I giudici hanno chiesto a Di Giacomo e Bracco di scrivere la perizia

a favore di D'Annunzio.

- Addirittura? La scriveranno? - Temo di sì.

Vabbè, sentiremo che cosa hanno da dire.

Chi si fa una scopa con me? Vincenzo?

Non mi dite niente, ho un po' di mal di testa.

La faccio io.

Vieni.

Vediamo se ho ancora fortuna.

Non pensiamoci. Ve la ricordate La geisha?

Quanto era bella!

- E la sai suonare? - Come no!

Donna Rosa, venite con noi.

Vai pure tu, ti diverti. lo mi riposo un po'.

Mamma mia!

Mannaggia!

< # Signori dell'orchestra, vi faccio un avvertimento.

# Invece delle geishe, guardate lo strumento.

# Con il direttore che non entra più a tempo.

# Guardando queste figliole gli prude il naso.

# Cin, cin, Cina, sì. Scuola femminile.

# Per piacer, per goder, quello vogliono far.

# Cin, cin, Cina, sì. Scuola femminile.

< # Paradiso di voluttà. #

< # Cin, cin, Cina, sì. Scuola femminile.

< # Per piacer, per goder, quello vogliono far.

# Cin, cin, Cina, sì. Scuola femminile.

# Paradiso di voluttà. #

Eduardo, quando recitavi ne "La geisha" quanti anni avevi?

Quattro.

Non vedeva l'ora di buttarti sul palcoscenico.

Vieni qua.

- A te piace recitare, vero? - Sì, pure scrivere.

- Sì? Che scrivi? - Commedie, come lo zio.

Buon sangue non mente.

- Finirà che mi farai le scarpe. - Non succederà. lo ti voglio bene.

- Poi tu sei il figlio di zio Eduardo. - Perché? Tu no?

Ti ha dato pure il suo nome.

Che c'è? Non dirmi che non lo sapevi.

Sì, lo sappiamo.

Guarda qua.

Siamo tutti fratelli, fratelli e sorelle.

Ora vedi? Ne arriva anche un altro.

- Che bella famiglia! < # Ma canta, canta, canta

# ci gonfiano i... #

> I mormoni!

< # Cin, cin, Cina, sì. Scuola femminile.

< # Per piacer, per goder, quello vogliono far.

# Cin, cin, Cina, sì. Scuola femminile.

# Paradiso di voluttà. #

# Per piacer, per goder, quello vogliono far.

> Salvatore Di Giacomo sta completando un dramma.

Voi potreste avere la parte da protagonista che tutti si aspettano.

- Come faccio con Scarpetta? - Il tempo di Scarpetta è finito.

Il pubblico lo applaude, ma nessuno si aspetta niente di nuovo da lui.

Com'è finito Pulcinella, sta per finire pure Sciosciammocca.

Capite l'importanza di un dramma di Di Giacomo per Napoli?

Finalmente un dramma popolare con personaggi veri, sentimentali.

- Come si intitola? - "Assunta Spina".

Vabbè, fatemelo leggere appena sarà finito.

Non vi nascondo che la cosa mi interessa e poi, la verità...

Pure io non sopporto più Scarpetta.

- Maria dov'è? - È uscita con gli amici.

Quelli là? Gli artisti!

Ha chiesto il permesso. Non dovevo darglielo?

È venuto Bovio a prenderla a casa, ma secondo me giù c'era pure Ernesto.

- Domenico? - È a teatro, oggi è giorno di paga.

Vincenzo recita...

E noi due stiamo qua.

Eduardo, che cosa dicono gli avvocati?

Non preoccuparti, Rosa.

Non ce le tolgono le sedie da sotto al culo.

Non vi mancherà niente, quando sarò morto.

Eduardo!

lo esco un po', non ho appetito.

Fa caldo, mi manca l'aria.

Peppino, porta il mellone, piano piano.

- Zia, posso tagliarlo io? - Certo, Titina.

Taglia! Fai attenzione con il coltello.

Attenta alle mani!

Questi me li porta un mio amico da Carditello.

Lo sapevo che era bianco.

Fai l'indovino?

Ogni anno è sempre la stessa cosa, Lucariello,

il mellone che compri tu è sempre bianco!

Peppino, vieni qui da nonna. Quanto sei bello!

Ceniamo insieme pure domani.

Approfittiamo che le scuole sono chiuse e i ragazzi non recitano.

Se ti fa piacere, sì.

Ci facciamo una pizza.

Conosco un pizzaiolo che ne fa una con i chiodini, che vi ricreate!

E alla nonna non lo date?

Grazie.

- Chi è a quest'ora? - Sarà Filomena che mi porta un ricamo.

- Mangia. - No, non è buono.

- Non mangiarne troppo. - Ti piace?

- È buono il melone? - Acchiappa!

Questa è l'educazione che insegni ai ragazzi!

Tu però insegnagli a scegliere i melloni!

Ma devi scegliere quelli rossi, non i bianchi!

> Buonasera. - Buonasera.

- State comodi. - Accomodatevi, cavaliere.

Non volevo disturbare, posso bere un bicchiere di vino con voi?

Voi siete il padrone. Accomodatevi.

Rosina, auguri.

Oggi si festeggia il vostro onomastico.

Grazie.

- Avete fatto una bella festa a zia Rosa? - Certo.

Portate i nostri auguri a mia sorella.

- A nostra sorella. - Lo farò.

Luisa, prendi un bicchiere buono per il cavaliere.

No, non ti preoccupare, Luisa.

Scusa, non l'abbiamo messo nella caraffa perché siamo tra di noi.

Prego.

- Allora alla salute. - Alla salute.

Salute, cavaliere.

- Vabbè, era solo per un saluto. Vi lascio proseguire.

- No! Restate, è un onore avervi con noi. - No, grazie.

Si è fatto tardi. Un'altra volta con piacere.

Oppure venite tutti a cena a palazzo Scarpetta.

- Grazie. - Che bello!

- Grazie, cavaliere. - Salutate vostro zio.

- Buonasera. - Buonasera.

Ci siamo quasi, Eduardo.

- Facciamo un altro maschio? - lo sento che è femmina.

Eduardo, ti ho portato questa da ricopiare.

L'ho finita oggi.

Il medico dei pazzi.

- Grazie, zio. Vado subito. - No, aspetta! È tardi.

- Va a finire che non dorme. - Lascialo fare, impara.

Buonasera, Luisa.

Buonasera.

Pasquale, vai pure a casa, faccio due passi.

Come volete, commendatore.

State attento.

Don Eduardo, vi stavamo cercando! Correte a casa di donna Luisa.

Ha sgravato, ma la bambina è nata morta.

"Innanzitutto i due lunghi atti de 'Il figlio di Iorio' hanno rivelato

un ben mediocre riduttore."

"Ma supponiamo che gli accenni alle consuetudini napoletane

bastassero a fare dell'autore un parodista arguto e geniale.

Comunque sarebbe stolto pretendere

che il legislatore tutelasse un tanto povero diritto

quando appare così ampia e sicura l'appropriazione indebita

e la deformazione del prodotto altrui."

"Amici fervidi di ogni gentilezza e genialità di arte e di pensiero..."

- Che fai qua? - Siamo usciti prima da scuola.

Perché non sei andato a casa?

- Voglio vedere. - "L'arma più adatta

a contendere al poeta D'Annunzio la difesa di ciò che produsse."

"Egli è dotato di quel dono, la sola ricchezza che esista, il talento

grazie al quale seppe produrre un dramma

così nobile, armonioso e bello."

- Don Benedetto. - Buongiorno, Scarpetta.

Che piacere! Venite.

Non so come ringraziarvi. Voi siete il più grande filosofo d'Italia.

Non ditelo neppure. Per me è stato un piacere occuparmi di questa causa.

È stata l'occasione per studiare la storia della parodia e...

Don Eduardo.

Scusatemi, non so che mi succede.

Don Eduardo...

Concettina, porta un bicchiere d'acqua, per favore.

- Don Eduardo. - Perdonatemi,

forse è l'emozione di stare a casa vostra.

Perdonatemi, don Benedetto.

- Non è la causa ad angustiarmi. - Lo so.

Sono Di Giacomo e Bracco che hanno scritto la perizia.

Mi odiano. Leggete che scrive Ferdinando Russo su di me?

Loro sono giovani e giusti, io sono vecchio e sbagliato?

Ma come? Voi ridete su tutto. Non sapete ridere sul tempo che passa?

Per me queste dispute sul teatro d'arte sono vane.

Non esistono teatri più o meno d'arte. Grazie, Concettina.

Grazie.

Esistono gli artisti. Se hanno genio, fanno ridere o fanno piangere.

Se invece non sono dotati, fanno ridere e piangere, ma su se stessi.

Dunque, parodia o contraffazione.

- Bisogna chiarire la questione. - Sì.

In una contraffazione sono identiche le intenzioni dell'opera

e lo spirito che è la cosa più importante.

La contraffazione presuppone la frode.

Ma la vostra opera ha un contenuto proprio.

- È indipendente dal testo di D'Annunzio. - Meno male!

lo ho capito a un certo punto che solo Benedetto Croce poteva salvarmi.

Ascoltate. Laddove D'Annunzio suscita la commozione e il pianto

voi suscitate l'ilarità, il riso.

La parodia è nell'arte perché è nella vita.

Accanto all'infinitamente grande, vi è l'infinitamente piccolo.

Accanto allo scoppio della folgore, vi è lo scoppio dello zolfanello.

Il ridicolo è il rovescio del sublime.

Una parodia, più che un'ingiuria, è un tributo all'autore.

Dobbiamo dimostrare che "Il figlio di Iorio" ha parodiato

e non contraffatto l'originale di D'Annunzio.

È lui una parodia.

- Come? - Perdonate.

D'Annunzio che fa il Vate è ridicolo.

Invece la parte del pagliaccio spetta a me?

Perché dolersene?

Guardiamo lo spirito dell'opera di D'Annunzio.

È un dramma cupo, selvaggio sullo sfondo di un'epoca oscura e lontana

in cui lottano anime fosche e anime ingenue e ne deriva una catastrofe

che suscita insieme terrore e pietà.

Invece qual è il senso della vostra opera?

- Il senso della mia opera? Beh... - Un fondo triviale.

Non lotte intime, ma intrighi, cicalecci, pettegolezzi.

Tutto è esteriorità. Basterebbe questa differenza tra i due lavori

a dimostrare la vostra innocenza.

Ma c'è di più. Mi riferisco alla vostra condizione di autore e attore.

Questo aggiunge una nota specifica a tutto ciò che dite e rappresentate.

Se voi recitaste "Amleto", che cosa sembrereste?

Il pazzerello. Se recitaste il conte Ugolino...

"Poscia più che 'I dolor poté 'I digiuno."

Sembrereste il capo riconosciuto dei morti di fame!

Non vi adombrate. Vi ho detto quello che penso sul genio degli individui

e voi ne avete da vendere.

Questa è la chiave per rovesciare le sorti del processo.

- Che volete dire? - La tosse,

gli strepiti, le grida in teatro.

Quella sera "Il figlio di Iorio" è stato attaccato

non perché era una contraffazione, ma solo perché è stato ritenuto brutto.

Ma scrivere una brutta commedia non è un reato.

Non si viene condannati in tribunale. È giusto?

- È giusto. - Mi metterò subito al lavoro.

Signori, stasera al Salone Margherita la grande Luisella Viviani!

Accorrete! Al Salone Margherita, la grande Luisella Viviani.

Guarda, cercano comparse al teatro come se fosse il cinematografo.

Il mondo cambia.

Vogliamo andare a vederlo? Recita Pantalena.

È tutto esaurito.

Tu vai bene.

Tu vai bene. A posto. Pure tu vai bene.

Tu vai bene.

Pure tu vai bene così.

- Dobbiamo tenerla presente per i nostri lavori futuri. - Certo.

- Buonasera. - Che serata!

Maestro! Come va?

- Conosco la signorina. - Lieta di incontrarla.

- Buonasera a tutti e buon lavoro. - Buonasera.

Entrate, forza.

- Proroghiamo altre due settimane. - Sei contento?

- Contento? - È contento, sì?

Don Gennaro, devo mettervi i ferri.

Le manette vere però me le sono tolte.

Ma che stai facendo? Vattene!

Abbiamo già i nostri problemi, ci mancano gli addormentati!

- Papà, vi faccio portare un caffè? - Grazie, Vincenzo.

- Non ho voglia di niente. - Lo vedo.

- Che è successo? - Niente, va tutto bene.

Domenico ha trovato l'accordo con De Stefano?

Stanno trattando, ma quello vuole molti soldi.

Per forza.

L'errore è stato dare una paga troppo alta a questo traditore di Pantalena.

Papà, mi hanno proposto di fare un film da protagonista.

Sì?

Tu che hai risposto?

Senza il vostro permesso non si può fare.

E io il permesso non te lo do.

Ora è uscito pure il cinematografo!

Mi volete fare impazzire!

Mannaggia a me!

Non esistete solo voi.

lo vi devo tutto ciò che sono.

Ma ora devo vivere la mia vita, devo scrivere le mie commedie.

- Voglio affrontare il cinematografo. - Ma tu non sei nessuno.

Le tue commedie? Ma non farmi ridere!

Vogliamo mandare la famiglia all'elemosina con le tue commedie?

E a me cosa importa di questa famiglia?

Lo so, non sono nessuno.

Ma sono vivo.

Voi siete morto.

- Peppì, lo abbiamo fatto tutti. - lo non lo voglio fare.

lo odio nostro padre.

Poi un po' di Puglia e forse la Calabria,

finiamo qua domenica con la Santarella

e poi andiamo ad Aversa.

Ma non dovevamo restare a Napoli fino a fine mese?

lo con voi non ho niente da discutere!

Queste sono le piazze e questo è il repertorio.

- È pronto il palcoscenico? - Commendatore, è fatto.

lo provo con Peppino, fammi sapere come ti sembra.

Come sta!

Sei pronto?

Adelina, cominciamo.

Bettina?

Tu? Disgraziato, che ci fai qua?

Come vi permettete? lo non so chi siete né che cosa dite.

lo sono il principe di Casador.

- Sei il principe delle casseruole? - Sì, il principe delle caccavelle!

E che me ne importa! Mio figlio dov'è?

Indietro o chiamo un servitore e vi faccio cacciare! Drin, drin.

- Vai! - Drin, drin, drin!

Peppino!

Esci fuori o ti riempio di mazzate!

Peppino, Peppino!

Vieni qua! Vieni qua!

Eduardo, non ti permettere.

Lascialo perdere!

Peppino! Peppino, vieni qua!

Tu cosa vuoi fare, vuoi scappare? Ti vuoi liberare?

E allora vai, la nostra libertà è là sopra.

Va'.

Comandate, eccellenza.

Ma cosa gli hai detto?

Noi siamo i fratelli De Filippo e non dobbiamo mai dividerci.

Andiamo avanti.

- Quanto è bello questo vestito. - È proprio bellissimo.

- È il più bello. - Mamma mia, è bello.

Peppino, prendi i cappelli.

Facci vedere come faceva Angela.

Ora ti faccio vedere.

- Come cammina. - Dammi il cappello.

Guarda qua.

- Dallo anche a me. - È bellissimo questo.

- Guarda questo. - Come sei bella, sembri una sciantosa!

- Ti piace? - È bellissimo.

Mi piace.

- Ti piace? - Sì, questo è bellissimo.

Fai Angela.

La fai tale e quale!

Mammà, che stai facendo?

Non devi scimmiottare tuo padre!

- Dammi qua! - Tuo zio, hai capito?

Ti devi trovare un lavoro serio.

Ti piace il teatro? E fallo da elettricista.

Mammà!

E tu levati questa roba da dosso.

E chi sei tu per impedirmi di recitare?

L'udienza è aperta. Sedete.

Si proceda all'interrogatorio di Eduardo Scarpetta.

Presidente, agli ordini!

- Accomodatevi, Scarpetta. - Grazie.

Cancelliere, scusate le spalle.

- Voi sapete di che siete imputato? - Ancora, presidente?

Quanti anni sono che andiamo avanti con questo processo?

Meno male che siamo all'udienza finale.

Silenzio.

lo non sono un buon oratore, ma farò del mio meglio. Dunque...

Signor presidente, signori della Corte...

Silenzio!

Questa non è una Corte, è un tribunale.

Scusate, credevo che stavamo facendo il terzo atto de Lo Scarfalietto.

Silenzio.

Signor presidente, signori del tribunale...

lo già dissi molto al giudice istruttore non so più quanto tempo fa

e ho poco da aggiungere, ma...

Ho portato questi, vedete?

Questo

e quest'altro e questo.

Presidente, io sono un comico.

Per questo benedetto "Figlio di Iorio", chiamiamolo "benedetto"

ho fatto tutto quello che da artista comico era giusto che facessi.

Però una cosa mi preme.

Vorrei fare rilevare tanto ai periti contrari quanto a quelli a favore

che la mia parodia non è da ritenersi un'opera sbagliata.

Essa cadde perché la si volle fare cadere.

Il putiferio che avvenne in teatro non era di chi aveva pagato

40 lire un palco, 5 una poltrona, 3 per la platea.

I clamori venivano da chi aveva ricevuto gratis il biglietto!

Se per creare un successo, occorre il consenso di tutto il pubblico

per creare un insuccesso, bastano dieci persone.

Silenzio!

Silenzio!

Silenzio o faccio sgomberare l'aula!

- Torniamo alla questione del permesso. - Sì.

È vero che D'Annunzio avvisò con un telegramma

- che non autorizzava la parodia? - Presidente...

Abbiamo una collezione dei telegrammi di D'Annunzio.

Come dice quello di oggi? Eccolo qua.

"Non ho potuto mettermi in viaggio"

"perché tormentato"

"da una cefalea"

"ostinatissima."

Ma facci il piacere!

Silenzio!

Presidente, D'Annunzio non è qui e io non posso guardarlo negli occhi.

Ma ho nelle orecchie l'eco delle sue risate

quando gli lessi il finale del secondo atto

dove lui scrive "la fiamma è bella" e io, "la fava è bella".

"La fava è bella."

Lui aveva autorizzato la mia parodia.

In quarant'anni di palcoscenico mai avevo assistito a una cosa simile.

Marulli non ha recentemente parodiato la Divina Commedia alla Fenice?

E chi gli ha detto niente?

- Dante è morto da qualche anno. - No, caro avvocato. No!

Dante è sempre vivo!

Eccolo là!

Ferdinando Russo, l'amico di D'Annunzio, l'amico del popolo.

Come si fa a essere amico del popolo e amico di D'Annunzio allo stesso tempo?

Lui fu il primo a gridare: "Abbasso Scarpetta, viva l'arte italiana!"

Ma sono turco io? Sono cinese?

Quel grido era la parola d'ordine perché i giovani aprissero il fuoco.

Ma la mia non era una contraffazione, era una parodia.

Professore Cocchia, dove sono le regole per parodiare un'opera?

Quali sono i confini? In quale trattato li avete letti?

Condannando me, condannate un'intera forma d'arte.

Silenzio!

Silenzio o faccio sgomberare l'aula!

Presidente,

- desidero sapere se Scarpetta ha pagato... - Che cosa?

Se ha pagato i diritti d'autore per "Cane e gatto", "Nu cane bastardo"

- "Duje chiapparielle"... - Ho pagato.

Ma queste non sono parodie, sono riduzioni.

La verità è che in Italia non si può più deridere chi è vicino ai potenti.

La libertà è in pericolo!

Silenzio!

Silenzio!

- Basta, concludiamo l'udienza. - Sì.

Permettete che vi legga alcuni versi de "Il figlio di Iorio"

per dimostrarvi che io non ho sbagliato la parodia.

"Scappa, malora, vattene fuori!

Spirito muto, brutto cornuto!

Scappa Astarotto, non fartela sotto.

Alzando la voce mi faccio la croce.

Aglio, fragaglia, fattura che non quaglia.

La patacca va nella tasca, dal peso la spacca.

Ma se la vacca non si attacca, riempie tutta la giacca.

Benvenuti voi siete, favorite, favorite!"

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