All language subtitles for 2018 - Ahlat Agaci.it

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Original subtitles

- Sinan! Che ci fai qui? - Ciao, Raif. Buon lavoro!

- Vieni che ti offro un tè. - Meglio di no, devo passare da casa.

Avanti, entra, a casa ci vai dopo. Vieni!

Sono rientrato ora, poso le valigie.

- Da dove vieni? - Studiavo a Çanakkale, mi sono laureato.

Veramente? Ma che bravo!

- Allora vai, tante buone cose. - Grazie mille.

Che si dice da quelle parti? C'è vita?

Senza i soldi non c'è vita da nessuna parte.

È vero. Niente soldi, niente vita. È così ovunque.

- Proprio così. - E i tuoi, stanno bene?

Penso di sì, li vedrò tra poco.

- Sinan... - Dimmi.

Sai, avevo prestato a tuo padre

tre piastre d'oro da 25 grammi.

Quattro mesi fa, forse l'ha dimenticato.

- Ne sai qualcosa? - A dire il vero no.

- Non le hai avute ancora? - No.

Una volta gliel'ho detto, ma l'ha dimenticato.

Magari ricordaglielo anche tu,

i prezzi sono scesi, è un affare anche per lui, le paga poco.

D'accordo, glielo dico. Bene.

Non usa nemmeno il cellulare, l'ho cercato ma è irraggiungibile.

Con il telefono non si riesce mai, è sempre spento oppure irraggiungibile.

Ce l'ha ancora quel cane da caccia purosangue?

Penso di sì, perché?

Gli ho detto di pagarmi con quello, ma lui non ha accettato.

Neanche per un milione lo venderebbe quel cane.

Ma se non ci va mai a caccia!

Lo so, ma è molto legato a quell'animale.

Vado, buon lavoro.

- Vai pure, salutamelo! - Ricambierà.

- Digli che mi offendo se non passa! - Va bene.

INSEGNANTE VENDE AUTO

Ti tremano le mani...

Sono nervosa.

Non mi piace questa situazione...

Nisan, scusami se te lo dico ma stai fuggendo dalla realtà.

C'è una verità e tu fai come le tre scimmie.

- Che fate? Avete già mangiato? - Sì.

Lo so.

- Ciao. Che sorpresa! - Bentrovato.

- Quando sei arrivato? - Da un po'.

Ti sei laureato! Ti faccio i miei complimenti.

- Grazie. - Che si dice da quelle parti?

Come vanno le cose?

Come vuoi che vada?

La mamma ha spostato i libri.

Li ha tolti, sì.

Non ama le cose inutili.

E tu, perché li ami tanto?

Non mi va di parlarne a quest'ora!

Dammi il telecomando, per favore.

Tra un po' inizia la serie!

E che dobbiamo fare?

Quando inizia, te la metto.

Sicuramente c'è qualcosa di meglio della pubblicità. Ecco.

Sinan, vieni a vedere cosa ti ha mandato tua zia.

La zia?

Ma guarda un po' quelle capre!

Per l'amor del cielo, sembrano tori! Non capre di appena un anno.

Ti credo, non li portano mai al pascolo, li gonfiano col mangime.

E di che saprà la loro carne e il latte?

I pascoli non bastano a sfamarle tutte.

Certo che sì! La terra è generosa, è in grado di sfamare tutti.

"Prenditi cura della terra, che custodisce la vita,

dove giacciono tanti saggi e migliaia di profeti", disse...

- Yunus! - Esatto, bravo!

Se Dio vuole, manca poco alla pensione.

Quando avrò la liquidazione, vi mostrerò come si allevano gli animali.

Ci manca solo quello!

Ci stavamo giusto chiedendo come fare a spendere i soldi della pensione!

Abbiamo bruciato ciò che avevamo sui cavalli,

il resto investiamolo pure su capre e pecore, così siamo a posto!

Ma in questa famiglia siamo tutti amanti degli animali!

Figlia, va' a prendermi la giacca, muoviti.

È lì dietro, perché non la prendi tu?

Te lo chiedo perché è dietro, se fosse davanti ci penserei io.

Brava, figliola.

- Hai mangiato le cipolle? - No.

Non ho mangiato cipolla.

È strano, sento un odore forte.

Comunque tieni, mangia una gomma alla menta, così non puzzi.

Ma dai, papà!

- Mi hai spaventato a morte! - Hai abboccato!

Davvero divertente!

- Per me è divertente. - Anche per me!

L'ho sequestrato oggi a uno studente, lo stava usando in classe.

Perché ti prendi le cose degli altri? Non potevi restituirlo dopo scuola?

Perché dovrei? Lo riporterebbe il giorno dopo!

Esco a prendere aria.

Sinan! Già che esci...

fai benzina, che domani andiamo al villaggio,

così finiamo di sistemare il pozzo.

- Fammi prendere fiato, sono arrivato ora. - Ma certo,

solo che da solo non ci riesco, magari mi dai una mano.

Ci sono anche le gomme bucate, come faccio?

Che vuoi che sia? Mentre fai benzina le fai gonfiare per bene.

Così si va avanti due, tre giorni.

Va' da Nazif, è del nostro villaggio, figlio di Saban Agha.

Prendi questi.

- Basteranno? - Fai quel che puoi.

Bastano. Facciamo le discese in folle, si consuma meno.

Forza, su! Sollevalo!

Quello è il mio piede!

Che ci fa il tuo piede lì, quando ce l'hai infilato?

- Togli quel piede! - Non si solleva!

Vieni qua, prendi la corda!

Dov'è la punta della corda? Tienila, mi raccomando!

Pronti? Tiriamo!

Tira!

Lì al buio non si capisce bene.

Facciamo che questa sia la pietra, guarda.

Quando hai una pietra e una corda,

prima prendi la corda e la fai passare sotto la pietra.

E poi fai fare il giro da sopra e la riporti sotto.

Io cerco di insegnarti come fare e tu te ne sbatti le palle?

Ma che dici! Volevo metterlo più in là per non schiacciarlo.

Certo! Io sono qui che ti aiuto con la schiena rotta

e tu mi prendi in giro!

Non è vero, papà! Siamo venuti da Çan apposta. Guarda, è venuto anche Sinan.

Doveva essere una cosa veloce, ci vorranno mesi!

Come lo finiamo il pozzo, se non troviamo l'acqua?

Trovare l'acqua? Ma quale acqua? Pensi di trovarla qui?

Te l'ho detto mille volte, ma non ascolti!

Vuoi sapere meglio di me se c'è acqua nel mio terreno?

Signore, aiutami tu!

Ti fai ridere dietro da tutti con le tue idiozie!

Volevi usare la bacchetta del rabdomante per trovarla!

Poi mi hai proposto il metodo scientifico, ma sono un mucchio di cavolate!

È una vita che vivo qui...

e pensi di sapere meglio di me se c'è acqua!

Ti aiuto per non farli sparlare e tu ti prendi gioco di me!

Poi mi dirai che ci fai con quello scemo di Ahmet.

Fai lavorare pure lui? Sei lo zimbello del paese!

Ahmet l'ho chiamato perché era libero, ok?

Comunque io l'ho pagato, a differenza di come fanno gli altri!

Lo sai, in tutti questi mesi si costruiva un palazzo intero!

Fossi in te starei zitto. Sei ridicolo!

"Vedrai, troverò l'acqua, farò tornare tutto verde." Dio Santo!

Dove vai, nonno? Aspetta che vengo anch'io!

Che ci farebbe una rana qui se non ci fosse acqua? Non lo capisci!

Dai, basta, non farla lunga. È lontano, non sente.

È ovvio, se mi sentisse non gli urlerei queste cose.

Ma perché è venuto? L'hai chiamato tu?

Ma figurati, è venuto per conto suo.

Incombe su di me come una spada di Damocle.

Arap?

Ti sei addormentato? Dormi?

Lo sai che non mi piace lasciarti con quel vecchio,

ma per adesso non posso fare altro.

Resisti ancora un po'.

Manca poco alla mia pensione,

dopodiché staremo insieme qui.

Che facciamo adesso?

- Come? - Che si fa?

Vedrai che ce la caveremo meglio noi due.

Questi qui conoscono solo la forza bruta.

Ma che fai, nonno?

Ti lamenti sempre del mal di schiena, ti pare il caso?

Quelle maledette donnole!

Oramai non ci danno più pace!

Quando la loro pelliccia era preziosa, le ammazzavano tutti,

adesso se ne infischiano.

- Il cane non serve a niente? - Ma figurati! Il cane di tuo padre?

Questi animalacci vengono, strozzano i polli,

si bevono il sangue e se ne scappano con i resti.

Come vampiri, eh?

Te ne sei andato davvero per la rana?

Lasciamo perdere. Quello mi fa uscire di senno.

Perché ti arrabbi così facilmente? Stai tranquillo.

Ma come si fa a non arrabbiarsi! Per lui tutto questo è solo un divertimento.

- Ti sembra un bel modo? - Ma lascialo fare come vuole.

Se lui si diverte, tu divertiti a guardarlo.

Ricordo che, appena nato, lo dimenticammo nei campi

e fu assalito dalle formiche.

- Sarà per questo che è così? - Ma che dici, nonno...

Guarda che per giorni le formiche gli uscivano dal naso.

Non credo sia per questo. Ascolta, piuttosto:

c'era una vecchia credenza in cantina, piena di fogli, per caso c'è ancora?

Non so, chiedi a tua nonna.

È morta la nonna.

A che ti serve il mobile?

Niente, te lo chiedo perché c'erano vecchi giornali, riviste.

Quello lì ha preso due bottiglie di plastica,

le ha legate insieme e le ha messe sotto l'albero.

Sosteneva che il sole avrebbe riscaldato l'acqua

e lui si sarebbe lavato le mani con l'acqua calda.

Pensa te con quali cazzate occupa il suo tempo!

- Come va? Che fai? - Sinan, entra, tesoro!

Devo scappare, nonna.

La mamma ti manda delle cose e mi ha detto che le scodelle sono tue.

C'è qualche involtino.

Coraggio, entra!

- No, nonna, davvero, ho da fare. - Hai mangiato?

Che fai lì impalato, figliolo? Su, entra dentro!

- Non ho tempo, nonno! - C'è del gözleme fresco.

- Devo andare. - Sei venuto da solo?

No, ero con papà nei campi.

- Ha combinato qualche altro guaio? - È sempre per il pozzo.

Una storia infinita.

Quindi tuo padre dov'è?

- È nei campi. - Nei campi, dice, sta scavando un pozzo!

Non l'ha ancora finito il pozzo?

No, nonno, non l'ha finito! E di questo passo non lo finirà mai!

Certo che no, gliel'ho detto mille volte. Non c'è acqua lì sotto.

A che serve un pozzo lì?

Vuole far diventare tutto verde, lo sapete anche voi. Lui è così.

Sai che sono usciti fuori nuovi debiti?

- Lo so, nonna, me l'ha detto la mamma. - È così.

E so che lo avete aiutato ancora. Grazie mille.

Che vuoi farci, non c'era scelta.

- Gli hai detto dell'insegnante? - Di chi?

- Dell'insegnante. - E non ricominciare, per favore!

Che c'è?

Hai presente quel vecchio amico di tuo padre, quell'insegnante calvo,

è venuto qui con sua moglie. Sta parlando di questo.

- Sì, il Maestro Muharrem. Quindi? - Quindi che vuoi sapere?

Dice che ha prestato dell'oro a tuo padre e che non lo restituisce da un anno.

E a voi l'ha detto per quale ragione?

Ma che ne so! Mi ha fatto una testa!

Dice che è della moglie e devono organizzare

il matrimonio del figlio.

- Non gli avete dato niente, spero. - No, niente.

È un truffatore, è colpa sua se papà ha cominciato a scommettere sui cavalli!

Non dovrebbe saldare il debito perché l'ha portato a scommettere?

Facessero come vogliono, non sono affari miei!

Può entrare.

SINDACO

- Mi ripeti il cognome? - Karasu.

Ah già, era scritto qui. Sinan Karasu.

Esatto.

- Sei il figlio di Cumhur, il gasista? - No.

Non sono suo figlio, abbiamo solo lo stesso cognome.

- E tuo padre chi è, cosa fa? - È insegnante.

- Dove, qui? - Lavora qui.

Chi è? Come si chiama?

Idris.

- Tu sei il figlio del Maestro Idris? - Sì.

L'ho finito.

Come saprà, non è facile pubblicare un libro.

Bisogna trovare un finanziamento.

E non è così facile.

Quando studiavo ho pensato di chiedere i fondi regionali,

ma mi sembra giusto rivolgermi prima alla mia città.

Vedo dei riferimenti ai guerrieri Efe.

Qualche accenno, sì.

- E fai riferimento anche ad Ahlat. - Sì.

- Non tutti conoscono Ahlat, bravo. - Grazie.

Mio fratello ha fatto il militare lì, per questo la conosco.

So che ci sono delle tombe antiche.

- Ne ho sentito parlare anch'io. - Si trova a nord del Lago di Van.

Sì. Scusi se mi permetto, Signor Adnan, io non parlo della città,

- parlo di "ahlat", l'albero. - Come sarebbe?

Ahlat, l'albero. Il pero selvatico un po' nodoso, tutto storto. Quell'Ahlat.

- Parli di quello. - Sì.

Anche quello lo conoscono in pochi.

Anche se qui siamo pieni di peri selvatici. Già.

Tengo a dirle che non si tratta di un testo documentaristico,

o di carattere turistico o informativo.

Sono scritti intimi, personali, trovano ispirazione in queste terre

ma sono drammatizzati con uno scopo letterario.

Non sono influenzati da ideologie, religione o da appartenenze politiche.

Sono libere confessioni personali.

Quindi possiamo dire che sono opere libere di carattere personale?

- Sì. - Una cosa del genere.

- Bene, bello. Complimenti, bravo. - Grazie, la ringrazio.

Per me è molto importante

pubblicare questi testi uniti, in un solo libro.

Certo, non sarebbe pensabile altrimenti.

Chiedo scusa se mi sono permesso di presentarmi, di punto in bianco.

- Non voglio farle perdere tempo. - Assolutamente no, non pensarlo nemmeno!

Non pensare così. Hai fatto caso alla porta mentre entravi?

- Quella dietro? - Sì, quella.

- Non mi sembra ci sia una porta. - È quello che intendevo, non c'è porta.

E sai perché?

Perché la porta dev'essere sempre aperta. Quando sono arrivato, l'ho fatta smontare.

Capisci che cosa significa?

Che le nostre porte sono aperte a tutti,

perché qui non abbiamo niente da nascondere.

Tenere il popolo a distanza è un'usanza antica, ormai.

Quella che chiamiamo democrazia è una cosa viva che cresce ogni giorno.

Quindi non dobbiamo rintanarci nei nostri palazzi e fare la bella vita,

dietro muri spessi, né fare imbrogli dietro porte chiuse.

È contro ogni principio etico.

Siamo sempre stati al fianco dei più deboli,

degli operai, dei lavoratori,

e sarà così anche d'ora in avanti.

Diciamo che è come una corsa a staffetta,

poi consegneremo il testimone a voi giovani.

Certo. Se lo dice lei.

Dimmi, quanto hai detto che ti serve?

Due... Duemila lire, circa.

Non c'è solo la stampa, ci sono anche

i costi di distribuzione, promozione, le marche da bollo.

- Ma non parliamo di grandi cifre! - Nient'affatto.

- Duemila hai detto? Non è esorbitante. - Sì, lo penso anch'io.

Infatti, è davvero poco.

Ha ragione, ma questo è il prezzo per 500 copie.

Se uno ne volesse stamparne di più, il prezzo sale.

E poi il tipografo ho scoperto che è del nostro villaggio,

e quindi ci fa un bello sconto.

La realizzazione costa poco, come ha detto anche lei.

Sì, proprio così. Sono pochi soldi, Sinan, è vero,

ma purtroppo non è possibile finanziare questi progetti

utilizzando il budget della municipalità.

Non finanziamo direttamente le persone.

Siamo vincolati da contratti, regolamenti, procedure.

Se si trattasse di Troia, del Castello di Kilitbahir, del Cimitero,

dei Martiri, di una pubblicazione turistica o di natura scientifica

o di un libro che tratti argomenti del genere, sarebbe facile.

In questo caso si può attingere al budget per la promozione

e avresti quello che ti serve.

Certo servirebbe sempre l'approvazione del Consiglio,

che deve reputarlo necessario, ci vuole tempo.

Una pubblicazione così generica non può avere un finanziamento pubblico.

Non dev'essere per forza un finanziamento.

Per me va bene anche un prestito o un pagamento per qualche lavoro

che posso svolgere, ma questo me lo deve dire lei.

No, questo è fuori discussione, non si può fare.

Se è necessario, posso fare anche lo spazzino.

Mi è venuto in mente, a questo proposito,

che un mio dipendente spazzino ha pubblicato un libro di poesie.

Fammi vedere se per caso ho una copia da darti.

Anche se quello poi si è rivelato un vero truffatore,

ci ha derubato fino all'ultimo centesimo.

Osman!

Senti, dove sono i libri di poesie di Necati? Non li trovo.

Erano nel mobile.

Ci ho guardato ma non ci sono, è pieno di roba per le elezioni.

Li avranno spostati, Gazanfer dovrebbe saperlo.

Vai a chiedere a Gazanfer, sì.

Fammi pensare, come possiamo aiutarti?

Ma certo. E se andassi dal nostro Ilhami?

Ilhami è l'unico in grado di occuparsi di una cosa del genere.

- Ilhami? - Non lo conosci Ilhami?

Lavorava nel turismo, adesso gestisce una cava di sabbia, dietro la miniera.

Sì, ma come le ho detto non ha un contenuto turistico.

No, non devi pensare questo!

Legge moltissimo,

ha moltissimi libri, lo vedrai anche tu, l'ufficio è pieno di libri.

L'unico in grado di finanziare un progetto come il tuo è Ilhami.

Vacci a parlare subito, intanto gli telefono e glielo anticipo.

Grazie. Allora strada facendo vado a parlarci un attimo.

Sì, vai. Si interessa molto a queste cose. Meno male che mi è venuto in mente!

- Prego? Buongiorno. - Buongiorno.

- Vorrei parlare con il Signor Ilhami. - Al momento non c'è.

- Quando lo trovo? - Provi lunedì.

- Per cosa lo cercava? - Niente di importante.

- Grazie. - Di niente.

Sinan!

Sono io, non mi riconosci?

- Hatice! - Finalmente sei tornato.

Sono cambiata così tanto?

No, è che col fazzoletto in testa a prima vista era difficile.

- Certo, come no! - Dico sul serio!

Tu non sei cambiato per niente, ti ho riconosciuto da laggiù.

La testa piegata in avanti, le mani in tasca.

Solo non porti più gli occhiali.

Direi che non sei cambiata neanche tu, ma invece no, sei diversa.

- Sei cresciuta. - Vorrai dire invecchiata!

- No, invecchiare alla tua età? - Già.

Ma che ne so, sei cambiata. In senso buono.

Va bene dai, diciamo così.

Che fai da queste parti?

Che vuoi che faccia, giro come un fannullone.

Dovevo fare una cosa, ma poi...

- E tu che fai? - Niente,

ero nel campo a raccogliere noci. Devo prendere dell'acqua.

Quello è il vostro campo?

No, non è nostro, li stiamo solo aiutando.

Bene.

- Hai finito di studiare? - Già, ho finito.

Bravo, complimenti. Vorrai diventare insegnante?

Vedremo, ancora non si sa.

Prima devo superare l'esame, poi vedrò cosa fare.

- E tu con lo studio? - Non ho continuato dopo il liceo.

Sì, questo l'avevo saputo, ma non capisco perché.

Non hanno voluto i tuoi?

- No, io non ho voluto. - E perché?

Non lo so perché, ma non ho voluto.

Lo studio mi annoia.

Perché mi guardi strano? Ti sorprende tanto?

No, non mi sorprende. Tutto può essere.

E cosa pensi di fare da queste parti?

Come ti dicevo,

devo prima fare l'esame.

In base al punteggio magari mi assegnano un posto e posticipo il servizio militare.

Comunque, non ho intenzione di rimanere qui.

Perché?

Che ne so, non mi piace qui.

È pieno di persone ottuse,

di bigotti che si somigliano come baccelli di piselli.

Non voglio sprecare la mia vita a marcire qui.

Allora devi fuggire e salvarti la vita.

- Ce la caveremo in qualche modo. - Che vuoi dire?

Secondo te non ci resta che marcire qui.

Che c'entra, non intendevo questo!

Per un uomo è più difficile qui, trovare lavoro...

Certo, per le donne nessun problema, si sposano e se ne stanno a casa.

Ho detto questo? Sei diventata piuttosto femminista.

No, tranquillo, non preoccuparti.

È quello che ho sempre voluto: sposarmi e starmene a casa.

- Bene, allora meglio così. - Già.

Ognuno sceglie per sé.

Hai una sigaretta, per caso?

- Sì. - Me la accendi, per favore?

Vieni, seguimi.

Fumavi anche prima? Non me lo ricordavo proprio.

No, ho cominciato da poco.

Ma guarda, sembri una fumatrice incallita.

Sei diventato un po' pedante.

Fai un tiro, avanti!

- È perché è stata sulla mia bocca? - Ma che sciocchezze!

Non si preoccupano al campo se non ci sei?

Va tutto bene.

Ti suonerà strano, ma perché...

la gente non fa che scegliere

la strada più facile e la segue per tutta la vita?

Ma non è così.

Chi lo desidera davvero... va a cercarsi la vita altrove.

Eppure ci sono così tante cose belle.

- Tipo cosa? - Come "cosa"?

Sì, cosa?

Che ne so...

Che vuol dire "tipo cosa"? Ci sono moltissime cose.

Ad esempio?

Ad esempio...

strade affollate e piene di luci,

colline ventose, cibi buoni.

Io li ho visti tutti e non sono niente di che.

Che altro?

Navi in partenza per terre lontane,

serate tiepide,

innamorarsi, ubriacarsi,

bagnarsi tutti sotto la pioggia.

Quanto sarebbe bello se cominciasse a piovere all'improvviso,

ci colpisse un fulmine e morissimo proprio ora.

Ma che vai dicendo? Abbiamo ancora un po' da fare!

Tutto quanto, la vita...

Sembra tutto molto vicino, ma non lo è.

È tutto molto lontano.

Ma che fai, piangi?

Vieni qua, ti vedranno dal campo.

Stai piangendo? Che ti prende?

Che succede?

Non è niente.

La verità è che anch'io sto per partire.

Parti? Per dove?

Dovete partire solo voi? Adesso tocca anche a noi.

Ma certo, è giusto.

Però sono curioso, dove vai?

In un posto pieno d'oro e d'argento. Un posto pieno di questo.

All'lsola del tesoro!

Vengo anch'io allora.

Non è l'isola del tesoro esattamente,

ma potremmo chiamarla "la stanza del tesoro".

Conosci un certo posto chiamato "il mondo in una casa"?

Parto per andare lì.

Quindi ti sposi?

Non è che mi stai prendendo in giro?

Perché dovrei?

Non so, non riesco a capirlo, hai un'espressione strana.

Prima ridi, poi piangi.

Se dici sul serio, mi voglio congratulare.

Sono molto felice per te e anche per Riza.

- Ma quale Riza? - Come sarebbe?

Per favore, non spreco tempo con i ragazzini.

Ma dai, vi siete lasciati?

Adesso sì che sono sorpreso. Allora chi è?

Non lo conosci.

Fa il gioielliere.

Dimmi un po', tu che leggi tanti libri.

Ci possono essere scorpioni sotto a quell'oro?

Scorpioni?

Gli scorpioni sono ovunque.

Tu che dici, dovrei entrarci nella stanza del tesoro?

Questo lo sai solo tu.

È una decisione importante, non posso prenderla al tuo posto.

Quanto la fai lunga!

Volevo solo sapere cosa ne pensi, non c'è motivo di spaventarti tanto.

No, non mi sono spaventato.

E il tuo cuore... che cosa ti dice?

Che dice il mio cuore?

È da tanto tempo che il mio cuore non dice più niente.

Hatice!

Hatice!

Dove sei?

- Pronto? - Che combini, amico mio?

- Che vuoi che faccia, che mi dici? - Sempre il solito, lavoro e basta!

- E tu invece? - Guarda, ti lascio solo immaginare.

Non passi da queste parti?

- Non ce la faccio proprio. - Perché?

Hai idea di com'è la vita di un poliziotto?

- Niente ferie, intendi. - Esatto.

Quindi che fai? Dove sei?

Sono a casa, mi riposo. E tu, sei già a Çan?

Già, sono in questa cazzo di Çan, posto di merda!

Se fossi un dittatore lancerei una bomba atomica

proprio in questa città del cazzo, credimi.

Verrai almeno per il ponte festivo?

Ma quale ponte, fratello,

se avessi le vacanze non ci penserei due volte ma noi lavoriamo,

sarò di guardia dal primo giorno di festa.

Di guardia dove? Non eri nell'antisommossa?

Sì, ma hanno deciso di piazzare delle squadre antisommossa

proprio in mezzo al quartiere degli zingari.

Ho capito.

Siamo di guardia nei commissariati di zona.

E questo per due giorni a settimana. Gli altri due giorni ci sono i vigili.

Noi ci muoviamo solo se c'è da intervenire per qualche scontro o roba del genere.

- Ci sono molti scontri? - Come?

Manganellate i comunisti?

Non ho mai visto tanta agitazione!

Adesso si sono calmate le acque,

ma fino a due mesi fa era tutto sotto sopra, roba da pazzi!

Quindi intervenite quando c'è una sommossa?

Proprio così, per questo non ci fermiamo mai.

E cosa usate? Lacrimogeni, idranti, cose del genere?

Soprattutto lacrimogeni,

poi se troviamo qualcuno in un luogo un po' appartato, lo riempiamo di botte.

Sfoghiamo lo stress della nostra oppressione, che vuoi farci?

Che vuoi farci, fratello, è una legge della vita.

Tutti sfogano lo stress su qualcun altro.

Pensa, una volta ci hanno mandato all'università,

mi si presenta davanti uno tipo mingherlino come Seydi.

Apparteneva a qualche associazione socialista di merda.

Questo arriva e io gli sto davanti con lo scudo in mano.

"Che cazzo vuoi?" mi fa, si avvicina e tira un calcio allo scudo.

E continua a dare calci più forte che può!

Sentivo che stavo perdendo la pazienza,

ma c'erano le telecamere che riprendevano tutto.

Alla fine non ci ho più visto, quando ha alzato il piede

per colpire ancora, gli ho sbattuto lo scudo in testa!

È schizzato via come una cacca di capra. Una specie di nano, tipo Seydi.

È un mondo crudele, fratello! Lasciamo perdere!

- Lascia stare... - Allora, tu che ne dici,

ce lo daranno il nostro posto da insegnanti?

Io all'insegnamento ci ho rinunciato!

Però secondo me tu a febbraio avrai la nomina.

Anche fosse, chissà dove finirò. Se mi mandano a Est?

Ascolta fratello, l'importante è partire, quindi vai pure dove ti mandano.

Te lo dico io, per gli insegnanti lì è tranquillo,

quelli che se la passano male sono poliziotti e soldati.

Seydi!

Lo prendo io lo zaino.

Perché ci sentiamo tanto feriti nel momento in cui capiamo

di non essere così importanti?

Non sarebbe meglio considerarlo un avvenimento fondamentale,

un'illuminazione?

Ciò che chiamiamo "credere" in fondo è un'azione che inizia dentro di noi.

E bisogna credere nella separazione

tanto quanto crediamo nella bellezza e nell'amore.

Ed essere anche preparati.

Perché al termine di ogni cosa bella c'è sempre una separazione.

E se così è,

allora perché non interpretare queste disgrazie

come catastrofi costruttive

che ci permettono di affrontare ciò che non conosciamo?

Non trovi?

Siete liberi, potete festeggiare, finalmente.

- Come, scusa? - Non fingere.

- So bene che ti fa piacere. - Che cosa?

- Che vi siete lasciati voi due? - Proprio così.

Sento la tua gioia in ogni singola parola.

Lo vedo bene.

Sì, può essere che tu abbia ragione.

Ma è normale, penso. È così per tutti.

Già, eravate tutti invidiosi.

- Credi che non l'abbia capito? - Parli come un pazzo furioso.

Eravate voi ad aver bisogno

di quell'aura di invidia che si era formata intorno a voi!

Come se l'essere invidiati fosse una ragione di vita.

L'hai manipolata fin dal liceo,

le hai montato la testa.

Regalandole tutti quei libri. Solo per trarla in inganno.

Vivi in una favola pensando che tutto è per sempre,

un po' come faceva Pollyanna.

E quando ti trovi davanti l'amara realtà della vita,

dai agli altri la colpa.

Non ti eri accorto che da un po' Hatice si guardava intorno?

Sei un bugiardo, lo sai?

Malgrado tutti i tuoi libri e i tentativi di fuorviarla,

Hatice non ti ha mai veramente considerato.

Sarei meno sicuro al posto tuo.

Sarei meno sicuro al tuo posto. Meno sicuro.

- Vaffanculo, stronzo! - Lasciami stare!

Sei un pezzo di merda, ti faccio vedere io!

- Bastardo senza cuore! - Lasciami, ho detto!

Stronzo! Ti ammazzo!

- Ti ammazzo, pezzo di merda! Ti ammazzo! - Fermo!

- Pezzo di merda! - Ma che fai? Calmati!

Su, calmati!

Puoi dare dei soldi a tuo figlio?

Parlo con te! Deve andare a fare l'esame!

Mi prendi in giro? Quali soldi?

La mia carta ce l'hai tu, il mio stipendio lo prendi tu!

Come se mi servisse a qualcosa!

Una volta pagati i debiti, che rimane dello stipendio?

Senti, non cominciare di prima mattina, che cavolo stai dicendo?

Se c'era bisogno di soldi, perché non me l'hai detto? Li avrei trovati.

E cosa sarebbe cambiato, se li avessi trovati?

Li avresti spesi sulle corse dei cavalli!

Come facevo a sapere che mancavano i soldi?

Basta, smettetela! Non fa niente, farò l'autostop, non importa.

Aspettami, arrivo subito.

- Già. - Santa pace!

Proprio adesso che stai per uscire...

Perché, prima era meglio?

Non hai proprio niente tu?

Se hai qualcosa e te li fai bastare, poi ti ripago appena posso.

- Lascia perdere, non c'è bisogno! - Sei sicuro?

- Hai preso la carta d'identità? - Sì, l'ho presa.

Bravo, io la dimenticai per un concorso di dirigente scolastico.

Non mi fecero proprio entrare!

Il supervisore era uno del circolo degli insegnanti.

Lo frequentavo spesso, ma comunque non mi fece entrare.

Non c'era nemmeno da dire che era invidioso,

eravamo proprio amici.

Ecco, prendi questi.

- Cerca di farteli bastare. - Grazie.

Che Allah ti sia vicino.

- Speriamo. - Che la fortuna sia con te!

Chiamami appena finisci, non farmi preoccupare.

- Buona fortuna. - Vai, che fai tardi!

Certo che cammini veloce!

Ti sto correndo dietro da quando sei uscito.

Che succede, perché sei venuto?

Niente, volevo accompagnarti fino alla fermata.

Sì, ma non ce n'era bisogno.

Che vuoi che sia? Oggi non ho niente da fare.

La conosco la strada, puoi tornare indietro.

Questa volta però è diversa da tutte le altre volte.

Oggi prenderai in mano il tuo destino! È un concorso pubblico!

Potresti ritrovarti in un villaggio sulla costa dell'Egeo

o in un paesino dimenticato da Dio, sommerso dalla neve.

Non starei a sminuire troppo i paesini dell'Est!

Oggi anche quello è una fortuna, è davvero dura.

Lo so bene che è dura, ci mancherebbe altro!

Che ci vuoi fare, è sempre un lavoro!

Non è come ai vostri tempi, siamo in tanti.

Sono più di 300.000 gli insegnanti in lista.

E allora? Tu otterrai un buon punteggio e sarai in testa a tutti quanti!

- Io? - Certo, tu!

E loro rimarranno tutti di stucco!

Dai, forza!

Se non sei sicuro, lasciala vuota.

Se sei indeciso tra due risposte,

fai pure la tua scelta, altrimenti non prendere rischi.

Secondo te tiro a caso se non so la risposta?

Te lo dico solo perché è una questione matematica.

- Hai una sigaretta? - No.

Se hai degli spicci posso andarle a comprare io.

Che c'è? Se vuoi le prendi tu, ti accompagno solo.

Dai, andiamo.

E dimmi, per superare il concorso, qual il è punteggio minimo?

Non devi fingerti interessato, lascia perdere.

Ma guarda che non sto fingendo affatto!

Signore! Certo che sei un tipo strano.

Ai vostri tempi non c'era mica.

No, è proprio per questo che te lo chiedevo.

Necati ha già acceso la griglia.

Che ne dici di un panino con le polpette?

Le polpette a quest'ora della mattina?

Non hai appena fatto colazione?

Mi sono seduto a tavola,

ma la mamma ha cominciato a lamentarsi e sono scappato, che potevo fare?

E comunque è quasi mezzogiorno,

lo dicevo per te, ti verrà fame durante il viaggio.

Ma quale viaggio? Ci vuole un'ora e mezza, non esagerare!

- È vero, hai ragione tu. - Vado.

Almeno lasciami qualcosa per il panino, quest'odore mi ha messo una gran fame!

Non ti arrendi mai tu!

Va bene, non fa niente! Non importa, hai il tuo esame!

Buona fortuna! Vai pure, forza!

Siamo in partenza!

Senti, la corriera sta partendo, non posso venire!

Va bene, non preoccuparti, vai a prendere il tuo posto, vai pure.

Vai a sederti, sì.

Tieni questi, vai a compratelo.

Sì, d'accordo.

- Io vado. - Fai attenzione!

Mi raccomando, lascia vuoto se non la sai.

- Allora buona fortuna! - Grazie.

- È finito l'esame? - Come?

È finito?

Non c'è il tuo aiutante che serve ai tavoli?

Il mio aiutante?

Si è ustionato le palle, è in ospedale.

- E la busta che gli avevo lasciato? - Tranquillo, tornerà.

Sai, il lavoro è troppo pesante per quel bastardo.

E non c'è nessuno dei nostri?

È da un po' che non si vede nessuno.

Ma ho sentito parlare di quello bassino.

È diventato poliziotto quello stronzo! Meglio che non venga!

- Ce l'hai con i poliziotti? - No, ma lui non mi piace.

Spero lo mandino a Est e gli mettano una bomba nel culo.

Torno a casa due giorni e qui è tutto cambiato!

C'è qualcosa di postmoderno nella tua povertà, Nevzat!

A che pensi?

In realtà mi basterebbero 250 lire.

- In che senso? - Come in che senso?

Non fai altro che prendere appunti.

Porca troia, mi servono 140 lire per la luce.

Gliene devo 120 e altre 20 per l'attivazione.

- Certo. - E poi, quando mio figlio era in congedo,

abbiamo comprato le banane dall'ambulante e ci ha fatto credito, otto lire.

Vedessi come mi guarda, come se mi fossi scopato sua moglie!

Lo devo pagare e siamo entrambi liberi.

Poi da Carrefour devo comprare pasta, riso e bulgur, tre pacchi per dieci lire.

Ordini del Ministro.

E le olive, che sono in offerta alla cooperativa.

Ne prendo un po'.

Devo anche riparare le scarpe prima dell'inverno.

Ma forse può darsi che il calzolaio...

me le ripari gratis.

E devo cambiare il tubo del lavandino!

Il resto lo mando a mio figlio.

Fa il militare, gli fanno comodo i soldi.

- Ti serve un tubo? - Già.

Non devi comprarlo, prendilo da un vecchio lavandino.

Ci ho provato, ma non ce n'è uno della misura giusta!

Mi hanno detto che in alcune banche c'è un sistema nuovo

che se mandi i soldi a un militare non ti fanno pagare le commissioni.

- Ne sai qualcosa? - Questo è tuo.

Grazie mille, fratello!

- Sentito che ho detto? - Come?

Alcune banche hanno un sistema nuovo, mi hanno detto,

e non prendono più le commissioni quando mandi i soldi a un militare.

Tu ne sai qualcosa?

Ci sento, mica sono sordo, mi ha distratto il tipo con la borsa!

- Allora rispondimi. - No, non ne so niente.

- Questo però non è un manoscritto. - Come no?

È stato stampato, ma in modo da sembrare un manoscritto.

- E come fa a capirlo? - Dalla serigrafia.

- Dalla serigrafia? - Guardalo bene.

- Quindi non vale niente? - No.

Anche se è molto vecchio?

Non è detto che una cosa debba valere solo perché è vecchia.

Certo, ha ragione.

E quanto potrebbe valere?

Signor Süleyman?

- Buongiorno. - Buongiorno.

Si ricorda di me?

L'ho conosciuta al simposio sulla letteratura rurale

nella sala del Municipio.

- Davvero? - Ci siamo conosciuti nell'intervallo,

io ero tra il pubblico e lei beveva un succo.

Ora non rammento, ma può darsi.

Mi scusi ma non mi aspettavo di trovarla qui.

Ha per caso due minuti? Vorrei chiederle una cosa.

Certo, prego.

Mi siedo. Non le dispiace, vero?

Mi dica, se non ha tempo magari torno...

No tranquillo, ho un po' di tempo.

Mi chiamo Sinan.

Dimmi, Sinan.

Innanzitutto vorrei dirle che ho letto tutti i suoi libri.

- Davvero? - Certo!

Un ragazzo che aspira a fare lo scrittore non potrebbe non leggere le opere

dello scrittore più famoso della sua regione.

Diciamo che è una sorta di strategia.

Una sorta di strategia?

Sì, ma non per capire con chi andrò a competere, non per quello.

Ma per la curiosità di capire

come occhi, menti diverse

vedono gli stessi panorami, le stesse persone, le stesse terre.

Tu vorresti diventare scrittore?

Sì, sto scrivendo con grande umiltà.

Che cosa scrivi?

Si potrebbero chiamare riflessioni sulla cultura della vita rurale.

Vorresti promuovere... il turismo regionale?

- No, non scriverei mai quelle cose! - Perché?

Perché "non esistono fatti, ma solo interpretazioni",

per citare il maestro.

Non spreco tempo e energia a parlare della provincia.

Ma se proprio ci tiene a trovare una categoria,

potremmo chiamarli saggi o racconti,

ma in realtà non lo sono.

Se si valutano singolarmente l'idea può sembrare questa,

ma raccolti in una collezione

possono essere tranquillamente considerati un metaromanzo,

un gioco ermetico di auto finzione.

- Un metaromanzo? - Sì.

E anche per questo sto cercando di pubblicarli in un unico volume,

se riuscissi a trovare uno sponsor o una casa editrice.

- Ma non è per niente facile. - Ci riuscirai.

E di cosa parla questo metaromanzo che definisci ludico?

Ha presente i romanzi la cui trama non può essere riassunta in poche frasi?

Il mio romanzo è uno di quelli.

Stai tranquillo, qualche frase non può deflorare un'opera.

Non devi esagerare con la riservatezza!

Mi creda, non voglio esagerare.

Ma ci sono persone che tendono a ridurre un'opera

in un unico pensiero con i loro criteri rigidi.

Riassumendo un romanzo in una frase.

Non voglio che mi fraintenda,

non era certo mia intenzione considerarla una di quelle persone

che reputa fallimentare un romanzo

che non possa essere riassunto in una morale semplicistica.

D'accordo, capisco.

So bene quel che si prova per il primo libro.

Ci si isola, credendo che il mondo non stia aspettando altro, ma così non è.

Ma non intendevo questo.

Non è che non le dico la trama perché temo che possa rubarmi l'idea...

Ma fammi il piacere! Perché dovrei pensarlo?

È assolutamente ridicolo.

Mi dispiace, non volevo farla arrabbiare.

- Mi può perdonare? - Ma certo, non fa niente.

Avevi una cosa da chiedermi o ho capito male?

Tra un po' devo andare.

Non era importante, penso di conoscere la risposta.

Quel giorno, durante il simposio,

c'erano altri autori che oltre a lei partecipavano ai lavori.

Il moderatore aveva letto le biografie di ognuno di voi.

- E allora? - Ecco, mi stavo chiedendo

se le biografie erano state scritte da voi

o erano opera del comitato di organizzazione.

Ognuno avrà scritto la sua.

- Perché? - Come immaginavo.

L'ho chiesto solo perché

riflettevo su cosa scegliamo di raccontare di noi stessi,

cosa troviamo degno di menzione, quali parole usiamo, insomma...

- È interessante, non crede? - Cioè?

È come mettere alla prova la propria immagine.

Sebbene noi tentiamo di nasconderla, emerge lo stesso.

È chiaro che ci si domandi che senso abbia leggere un autore che mette in mostra

le sue capacità come uno schiavo in cerca di padrone.

Puoi scegliere di vederla in questo modo, se vuoi.

Ma non trovo sia un buon metodo

giudicare uno scrittore in base alla sua personalità.

- Sono due cose diverse. - Come può dire questo, Signor Süleyman?

Non credo sia possibile scrivere dei personaggi verosimili

se non si conosce nemmeno se stessi.

- Giovanotto... - Mi sorprende che pensi questo.

- Com'è che ti chiami? - Sinan.

Sinan, se il tuo scopo era

quello di provocarmi, ci sono altri modi per farlo.

Assolutamente non era mia intenzione!

- Ma esageri. - Ha frainteso.

Dove vuoi arrivare? Guarda che non parli con uno che non sa capire una metafora!

Le sembra che la voglia provocare?

- Meglio così. - Ma che, si figuri!

- Ok! - Neanche per sogno.

Va bene, non mi scandalizzo per questo.

Quello che vorrei capire meglio invece è:

di noi cinque scrittori presenti,

alcune delle nostre biografie ti hanno infastidito, è così?

No, non è esattamente così.

Direi piuttosto che mi hanno imbarazzato.

Ho capito bene, sei uno studente?

- Appena laureato. - Sì? E in cosa?

- Scienze della formazione. - Molto bene.

- Sì, diciamo che non è male. - Progetti per il futuro?

Vorresti insegnare?

Oggi ho fatto il concorso, aspetto il risultato.

- Il concorso era oggi? - Sì.

Bene. E com'è andato?

A dire il vero non molto bene, forse dovrò pensare a un altro lavoro.

- Ad esempio? - Potrei entrare in polizia,

come fanno molti che non ottengono il posto.

Un mio amico si è laureato in lettere tempo fa.

Ora è nell'antisommossa.

Dicono che si guadagni bene.

Oppure potrei diventare scrittore, vedremo.

- Scrivere non è un mestiere facile. - Sì, lo so bene, ma...

Non vorrei spezzare il tuo entusiasmo.

No, la realtà non mi fa certo paura.

Ma certo non posso negare

che ho riscontrato delle difficoltà durante il processo di scrittura.

Il problema fondamentale era...

che trovavo banale ciò che scrivevo.

Le mie stesse parole, mi capisce?

A chi poteva interessare questo?

E dato che lei tratta argomenti simili ai miei,

mi chiedevo come facesse a non perdersi d'animo.

Non è importante cosa scrivi,

ma il modo in cui la racconti o la scrivi.

Ma così ricorre ai soliti vecchi cliché.

Sì, ma a volte i cliché racchiudono delle verità fondamentali.

Voglio dire, quando scrivi

aggiungi alla vita, o a ciò che tu chiami "banale",

degli elementi molto preziosi.

Poi mischi tutto insieme,

aspetti che l'impasto lieviti e lo metti a cuocere in forno.

E poi si mangia?

Esatto. Mi sono spiegato bene?

- Certo. - I soggetti sono ovunque!

Bisogna saperli vedere.

E se si sanno vedere, ma non si sanno narrare?

Allora è importante impegnarsi molto!

- Ma ci vuole innanzitutto talento. - E uno come me cosa dovrebbe fare?

Smettere di scrivere?

Uno come te?

Uno che non è nato con quel potere magico.

Io sono stato fortunato da quel punto di vista.

E ti consiglierei di non trarre conclusioni affrettate.

Hai scritto solo un libro e non è ancora stato pubblicato.

Devi andare avanti senza arrenderti.

O andare a lavorare in una scuola dell'est.

Fallo a prescindere. Come saprai, il mestiere di insegnante

è tra quelli che ti lasciano più tempo libero per scrivere.

Forse è per questo che siamo pieni di insegnanti scrittori.

Comunque un modo o l'altro si trova.

Non ci sono scuse, quando si tratta di scrivere.

Un bravo scrittore non si piange addosso.

Pensa solo a scrivere e lo fa a qualsiasi costo.

A costo di trascurare i suoi cari

o addirittura usarli nei suoi libri, se necessario?

Se necessario, sì.

Se uno è a posto con la coscienza è legittimo, Sinan!

- Lo sai bene. - E se uno non ci riesce?

In questo caso bisogna scontare la pena.

Ci sono rischi che lo scrittore deve potersi assumere.

Il ferro non diventa acciaio senza bruciare, Sinan.

Mettiamo che lei possieda un oggetto a cui è pronto a rinunciare.

Per lei è solo un oggetto, ma tutti quanti lo vedono come qualcosa di sacro.

Sì.

E quell'oggetto a cui lei rinuncerebbe volentieri, per qualcun altro

potrebbe essere talmente benefico da far progredire l'intera umanità.

- Sì? - E se per raggiungere il proprio fine

quella persona le rubasse quell'oggetto per lei insignificante,

lo considererebbe uno stronzo?

È probabile di no,

ma se poi il legittimo proprietario venisse a spaccarmi la faccia,

non sarebbe stronzo nemmeno lui.

Ascolta, adesso devo andare.

Mi sono fermato fin troppo.

Cos'è questa fretta, Signor Süleyman? Vuole scappare?

Devo proprio andare.

Avrei un'ultima domanda e non mi importa se si arrabbia.

Quanti punti vale?

Molti, direi. Moltissimi.

Va bene, allora dimmi, ti ascolto.

Durante il simposio quasi tutti gli scrittori di provincia

hanno affermato che la letteratura non debba avere né centri né province

e che l'unico centro

debba essere la lingua stessa, quel luogo dove la penna sfiora la carta.

- Ciao amico, scappo! Ci vediamo! - Ci vediamo, Signor Süleyman!

Lei condivide davvero questa opinione?

Oserei dire che è un argomento un po' complesso.

Ma dimmi, qual è la tua di opinione?

Non saprei. Ricorda che avevano letto la lettera di uno scrittore provinciale

- che non voleva partecipare al simposio? - Sì.

Che ha pensato di quella lettera? Sono davvero curioso,

perché il firmatario si definiva "un provinciale incontaminato".

Non ricordo il contenuto di quella lettera dettagliatamente.

No, ma lo chiedo perché quella lettera sminuiva

e addirittura condannava sottilmente la partecipazione a quel tipo di attività.

Insomma, penso che se fossi stato uno dei relatori come lei,

non mi sarebbe affatto piaciuto trovarmi in una situazione del genere.

E perché?

Per l'effetto che quella lettera ha avuto sul pubblico.

Improvvisamente gli scrittori presenti sono sembrati

degli intellettualoidi ossessionati dagli eventi pubblici che non vedono l'ora

di dire frasi fatte del tipo: "Se non avessi scritto, sarei impazzito".

- Posso parlarti onestamente? - Sì.

Mi sembri Semir, quello di Survivor! Devi per forza fare il bastian contrario?

Così scopro anche che guarda Survivor?

Non era lei che diceva che lo scopo dell'artista è contestare?

Non l'ho mai detto, avrai capito male.

Però se fossi stato il moderatore, non avrei letto quella lettera.

- Perché? - Non avrei dato spazio

a un tale spettacolo di strumentalizzazione.

Che senso ha esporre il proprio manifesto a distanza?

- Mi sbaglio o quella lettera la irritò? - No, non mi importava niente.

Il progresso non si ferma.

Ci sono molti modi per farsi considerare.

Non sono stupido, riconosco chi cerca di ostacolarmi e il metodo che usa.

Il tipo giurò di non partecipare a questi eventi

da quando aveva cominciato a scrivere.

Prima di tutto, non si comincia a scrivere come un lavoro qualsiasi.

Non esiste proprio, sono colpi bassi.

Sì, ma dato che non c'è alcuna distinzione tra bravi e mediocri,

non trova che cercare nell'isolamento assoluto

la propria fonte di motivazione artistica

sia estremamente positivo in un certo senso?

Ad esempio, dice di rifiutare collaborazioni artistiche,

opere congiunte, lavori di squadra.

Al contrario, quella lettera mi è sembrata il fremito di un giovane alle prime armi

che ha paura di parlare a un pubblico

che lui stesso ritiene essere più importante di quanto non sia

e che per non ammettere il suo fallimento

cerca di trovare una giustificazione filosofica.

- Ma questo tu non lo puoi ancora capire. - Ma guarda, e perché mai?

Perché l'età non te lo permette.

Col passare degli anni perfino tu comincerai a giudicare

quelle lettere immature in un modo diverso,

come futili spavalderie romantiche,

inutili tentativi di cambiare il mondo,

esagerazioni di un cuore ancora troppo giovane.

- Esagerazioni? - Non dico che fosse scritta male, no.

L'ho recepita come un grido passionale,

partito dal profondo della provincia, che ha mirato il centro.

Ciò nonostante, non posso negare di averla trovata

eccessivamente romantica,

di un sentimentalismo nauseabondo, se posso permettermi.

E comunque ho capito immediatamente che sei un incurabile romantico

e un giovane la cui ossessione è piuttosto evidente.

- Non direi ossessione... - Come vedi...

Come vedi, non me ne sono andato.

Come vedi, non ti ho cacciato via. Ti ho lasciato parlare.

Ho risposto al tuo sarcasmo

e alla tua ironia con pazienza ed educazione.

Adesso ti chiedo di lasciami andare a casa, che dici, si può fare?

- Posso andare a farmi un pediluvio? - Non era ironia!

Lo sai perché?

Perché nell'ultima mezz'ora c'è solo una verità che m'interessa.

- Vuoi sapere qual è? - Non volevo dire questo.

Un'insidiosa rigidità muscolare

che mi fa sentire le gambe come mozzate, e non è la sola cosa.

Piano piano mi sale un dolore che parte dal collo

per trasformarsi in un mal di testa dei più atroci.

Vedi, quando ti trovi in questo stato, sai qual è la conseguenza,

giovane amico mio? Lo sai cosa ti succede?

Che non te ne frega niente se il centro della letteratura

è la provincia, la lingua stessa,

il punto in cui la penna sfiora la carta o qualsiasi altra stronzata del genere!

Ecco che cosa non entra in quelle vostre sciocche teste inesperte!

Non esiste una sola verità nella vita!

Così mi offende, io...

La letteratura, il successo, tieniti tutto, te li concedo!

Fanne pure quello che vuoi!

Rifiuterei anche il Nobel, pur di andarmene!

Non me ne fregherebbe niente.

Non so se mi sono spiegato. Quindi, con permesso.

Rifiuterebbe il Nobel, questo grandissimo stronzo!

Signor Süleyman!

Senta, mi dispiace, ma non è che potrei lasciarle

una bozza del mio libro da leggere?

Sarebbe una bella cosa avere la sua opinione.

Soprattutto dopo quest'ultima tirata.

Questo proprio non posso farlo.

No? E perché?

Se dovessi leggere tutti i libri di quelli che dicono di scrivere,

quand'è che scriverei il mio?

Allora non lo scriva, ce ne faremo una ragione!

Stavo scherzando, mi scusi.

Va bene così, grazie lo stesso.

Ragazzo! Svegliati, siamo arrivati.

Vai all'agenzia ippica, vai lì! Così magari si vergogna un po'.

Che sta dicendo, Maestro Muharrem?

Che cosa sto dicendo?

Un insegnante deve dare il buon esempio, che razza di insegnante è lui?

Vai e fallo vergognare!

Dallo tu il buon esempio! Guardati allo specchio.

Incapace.

Ben arrivato.

Cos'è quello, pesce?

- Certo che sei proprio strano! - Che succede?

Invece di startene al circolo degli insegnanti,

vieni qui a perdere tempo con questi idioti.

E chi sarebbero?

Quando sei arrivato?

Perché non vai a svagarti al circolo degli insegnanti?

Perché devi perdere tempo qui?

Sto solo leggendo il giornale. Dio, dopo ci andrò.

Ogni volta che esco qualche tuo creditore mi aggredisce, non ne posso più!

Stai trascinando tutti noi in questo pantano.

E chi è stato? Chi ti ha aggredito? Ma che modi!

"Che modi", hai detto?

Come fai a fregartene?

Qual è il segreto per rimanere così spensierato

quando sono tutti infelici per colpa tua?

Ma che dici, quale spensierato? Solo perché leggo il giornale qui.

Smettila con questa storia del giornale.

Avevi promesso di non venire più qui.

Ma non scommetto, sto solo leggendo il giornale!

Non dirmi che non scommetti!

Non scommetti solo perché non hai un soldo ed è per questo che leggi il giornale!

- Dici solo cavolate! - Cavolate? Che vuoi che ti dica?

Davvero non so che altro dirti.

Com'è andato l'esame?

Male.

Che vuoi, non avevo studiato per niente.

- Perché non hai studiato? - Che ne so, non l'ho fatto.

Non fa niente, è già tanto che ti sei laureato.

Il prossimo anno ti prepari bene e ci riprovi.

Che stai cercando?

C'era un vecchio quaderno qui.

Ma non lo trovo più.

- Qualcuno ha frugato tra le mie cose? - Ma no, chi vuoi che frughi?

Passami quell'album verde, per favore.

Guarda qui.

Una volta frequentava personaggi di un certo calibro.

A vederlo adesso, mi sembra tutto un sogno lontano.

Chi erano questi personaggi di un certo calibro?

Che n'erano diversi: presidi di scuole,

funzionari del Ministero dell'lstruzione, gente così.

E per te sono persone importanti?

Certamente. Gente per bene, pulita e rispettabile.

Adesso invece va in giro con Ekrem, mi dicono.

Com'è caduto in basso.

Ekrem chi?

Lavora in fabbrica, è un tuo amico.

Quello con la testa grande?

- Non si prendono in giro le persone! - Quello è proprio un coglione!

È amico di uno che potrebbe essere suo padre?

Tu dimmi, da non crederci.

Nessuno vuole più averci a che fare.

Che modo di calpestare la propria dignità!

Che poi, se ci pensi, sono anni che scommette.

E non ha mai vinto una volta, sbaglio? Ci facesse una bella sorpresa ogni tanto.

Che cambierebbe? Si rigiocherebbe la vincita.

E perderebbe di nuovo tutto.

Ma se vincesse vi spartireste i soldi, giusto?

- Sì, magari... - Ha preso anche il certificato d'onore!

Ma certo, una volta non era così.

Era ambizioso, lavorava tanto.

A vederlo adesso non c'è più traccia di quell'uomo.

Il tempo è strano, passa senza che ce ne accorgiamo.

Certo che passa, che deve fare, aspettare voi?

- Che combinate qualcosa? - Che?

E che dobbiamo combinare?

Non fa niente, il tempo passa.

Si dice che il tempo sia un'ascia silenziosa,

che non sai se ti è amica o nemica.

Guarda cosa scrisse dietro la foto.

"Non conosco la fine della strada, ma cammino."

Ma guarda che scrittore, sembra Tolstoj!

Magari avesse il coraggio di andare avanti!

Non è vero. Ricordi quella volta che è fuggito?

E poi cos'è successo? È tornato sui suoi passi dopo due giorni.

Ho capito cosa volevi dire.

Riguardo cosa?

Quando ti riferivi al tempo che passa e non sta ad aspettare noi.

- O no? - E allora?

Quindi non abbiamo fatto niente per te?

- Ho detto questo? - Comunque sia, è sempre tuo padre.

Se non fosse per lui, non saresti andato all'università.

È stato lui a volerlo, a informarsi su tutto.

E a cosa sarebbe servito?

- Hai avuto ciò che volevi! - Dormivo alla confraternita!

Tutti i ragazzi del villaggio venivano qui

- per giocare coi tuoi giochi. - Ho superato quelle idiozie.

- Siete cresciuti nella prosperità. - Non dico più niente!

Pensa a come studiava la sua generazione.

Se papà ti piace così tanto, tienitelo e basta!

Sei stata costretta a andare a fare la babysitter a quarant'anni

e hai ancora il coraggio di difenderlo?

Non è la stessa cosa! Guardati un po' intorno, per l'amor di Dio!

Non vedi che gli altri padri sono violenti, severi, alcolizzati?

Invece tuo padre non vi ha mai sfiorato, è vero o no?

Sarebbe stato meglio quello che vederlo oggi al centro scommesse.

Dopo tutte le promesse e i giuramenti.

In realtà non avrei voluto dirtelo, ma te la sei cercata.

Anche se non cambia niente sapere la verità.

Ti ho cresciuto perché diventassi il più cattivo di tutti?

Basta!

Il mio cuore non può sopportare altro dolore!

- Sinan! - Sì?

Mi dai una mano con il divano?

Ho la schiena rotta, non ce la faccio da solo.

Io sono tua madre! Non ho diritto di vederti felice?

Devo sempre vivere pensando che prima o poi verrai ucciso?

Mamma, mamma cara.

Voglio vivere, non morire.

Ti ricordi come siamo cresciuti?

Senza mutande né vestiti, senza padre... afflitti dal dolore.

Avete una corda? Stiamo trasportando i mobili

e l'amministratore si lamenta, sarebbe meglio legarli.

Sai se c'è una corda?

Eccoti! Non è che hai una corda?

- Una di quelle grosse. - Non lo so.

Quel divano è enorme, non ce la facciamo senza corda.

- La nostra si è rotta. - Vado a vedere.

Le pareti sembrano imbiancate da poco, non vorrei graffiarle.

Dimmi mamma

non eravamo pronti perfino a morire

pur di non diventare servi di quella gente? Dimmi, non è vero?

E alla fine chi ti è rimasto accanto? Chi è che ti vuole bene?

Tutti ti temono.

Tutti ti odiano.

Anche i tuoi amici.

Anche io!

Questa può andare?

Non hai niente di più spesso?

Non ho altro. Non va bene?

D'accordo, ci proviamo, il problema è che dobbiamo farlo in due.

Non basta che se lo carichi una sola persona.

Però dai, ci proviamo, grazie.

Non ce la faccio più!

Deve essere un estraneo a ucciderti? No, ti ucciderò io!

Sì, ti ucciderò io. io... Io!

La pistola mi è indispensabile. La mia vita è in pericolo.

A Istanbul mi vogliono morto.

Hanno messo una taglia sulla mia testa.

Se rinunci a tutto non ti uccideranno, Firat!

Se solo potessi capire...

se solo mi capissi.

Çiğdem

tu, io e la mia pistola?

Dobbiamo solo essere tu, io e la mia pistola.

- Devi accettarlo! - Impossibile!

- Accettalo! - No!

Qualcuno ha preso dei soldi dalla mia tasca?

Come?

Avevo dei soldi.

Qualcuno me li ha presi dalla tasca? Mancano 300 lire.

Come sarebbe? Quali soldi?

C'erano 700 lire, me ne mancano 300!

Se è uno scherzo non è divertente!

Non possono essere spariti. Sei sicuro? Dove li avevi messi?

Nella tasca in alto del giubbotto.

Saranno qui da qualche parte, hai guardato bene?

Come fanno a sparire i soldi in casa?

- Hai guardato nella tasca dei pantaloni? - Sì.

Chiunque li ha presi si faccia avanti!

Ma che stai dicendo, come ti permetti?

Chi prenderebbe i tuoi soldi in questa casa?

- Perché ti agiti tanto? Che ti prende? - Calmatevi, ragioniamo un attimo.

Alzi la voce con me?

- Che succede? - Sinan!

Aveva dei soldi, li ha persi e accusa noi di averli presi!

Ma quali soldi, non puoi averli persi in casa.

E poi non urlate a quest'ora della notte.

Se uno perde qualcosa, si cerca e si trova.

Tu ti ricordi dov'erano?

Un attimo...

E se fossero stati quelli del trasloco?

La porta era aperta quando sei andato ad aiutarli, forse qualcuno è entrato...

Ma no, che dico? No, non può essere!

Non possiamo accusarli senza prove.

Sono rimasti qui dentro da soli?

Quando sono andato a cercare la corda, uno di loro è rimasto sull'uscio.

Non ci ho messo così tanto.

- La corda sta ancora lì, magari ha... - Basta coi traslocatori!

Scusa se te lo chiedo, ma perché avevi 700 lire in tasca?

"Scusa se te lo chiedo, ma perché avevi 700 lire in tasca?"

Erano i soldi per il mio libro.

Ma non ti sei laureato? Quale libro?

Vi diverte tanto prendermi in giro?

Sto risparmiando per pubblicare il mio libro!

Quello che ho scritto io, non per lo studio!

- Che libro ha scritto? - Un bel libro!

- E l'hai scritto tu? - No, l'ha scritto mio nonno!

D'accordo, magari c'è stata un'emergenza. Può succedere, lo capisco.

Ma adesso tirateli fuori, forza.

Ancora con questa storia che li abbiamo presi noi?

- Piantala, non li abbiamo noi i soldi! - Ricominci?

- Ma lo sentite? - Mi prendi in giro?

- Mamma, digli qualcosa! - Basta! Siete impazziti?

- Abbassate la voce! - La vuoi piantare?

Vi prego, non urlate!

- Che cavolo fai? Lasciami in pace! - È tardi!

Ci sta dando dei ladri, vi sembra normale?

- Basta, Yasemin. - Guarda questi.

È molto divertente, papà, davvero!

Vedi di portare rispetto!

Arrabbiarsi fa male solo a sé stessi. Che ti prende?

Vale la pena ferire le persone solo per i soldi?

- Chi li ha presi li tiri fuori subito! - Ti sembra giusto?

- Coda di paglia? - Impara a tenere le cose!

Non rispondere tu!

Mettiamoci a sedere e parliamone con calma, ragioniamoci su!

Se vuole le lascio il dossier e torno dopo,

così ha più tempo per leggerlo.

No, non c'è bisogno. Mi piace.

Non so quanto sia riuscito a capirci...

No, l'ho capito, è davvero un bel libro.

Mi piace molto, bravo.

Mi piacciono molto queste cose.

- Complimenti, ottimo lavoro. - Grazie.

Parlando con il sindaco, il Signor Adnan,

- mi ha detto che le piace molto leggere. - Sì, è vero, mi piace molto.

Anche se recentemente ho avuto meno tempo per leggere.

Guarda un po' là.

Vedo, già.

Sono appena rientrato da Bursa.

- Mia madre si è dovuta operare. - Non lo sapevo.

A parte il dispiacere, è anche costato molto.

Le faccio i miei auguri.

Vorrei anche ristrutturare questo posto. Potrei ampliare la parte davanti

ancora un po', per dare un'aria più istituzionale.

Mi sembra una buona idea, ma anche così è bello.

Dopo la ristrutturazione vorrei fare un bel servizio fotografico.

- Sì? - Hai una macchina fotografica?

No, non ce l'ho.

Ma posso trovarla.

Sì, in realtà ne ho una a casa ma è vecchiotta,

piuttosto piccola, non so se funziona più.

Di che si tratta, Sinan?

Come dire... Sono riflessioni sulla vita, sulla cultura rurale, sull'uomo.

È proprio bello, sei in gamba.

- Ti faccio i miei complimenti, bravo. - La ringrazio.

- Mi piacciono le persone diligenti. - In realtà io...

Quanti giorni ci hai messo a scriverlo?

Sì, naturalmente non si può fare un conto come fossero camion di sabbia,

- si crea con le proprie esperienze... - Certo, ma in ogni caso

parliamo di produzione. È un settore diverso, ma si produce qualcosa

- come nel mio lavoro. - Sì, infatti.

Perché anch'io devo fare bene i miei conti, mi capisci?

Mettiamo che sia un camion con la sabbia in arrivo.

Non è che posso aspettare l'ispirazione per trasportarla qui, no?

Giusto, ha ragione, è vero.

È così, in qualche modo si fa.

Staremo a vedere.

Il libro l'ho scritto, ma chissà se riesco a farlo pubblicare.

Vedrai che ce la farai.

Mi raccomando, portamene una copia quando esce,

mi incuriosisce questa storia della cultura rurale.

Certo. Ci sono anche dei riferimenti a Çanakkale, naturalmente.

Çanakkale? I monumenti storici?

No, non parlo del Cimitero dei Martiri.

A dire il vero, non trovo molto corretto che Çanakkale

venga associata solo al Cimitero dei Martiri o a Troia

- o questo genere di... - Perché?

Perché c'è un altro tipo di cultura che meriterebbe

e che passa in secondo piano se non se ne parla.

Sì, ma il mondo intero

conosce Çanakkale grazie a questi monumenti.

Perché è il campo di battaglia meglio preservato al mondo.

Sai, se il mondo intero dà grande valore a questo luogo,

forse bisogna riconoscere che in fondo una ragione c'è.

Ammetto che su questo ha ragione,

ma io presto anche attenzione a cose come quel vecchio

che al mercato, col suo bel cappello, vende la frutta cantando e bevendo vino.

Ecco, ad esempio parlo anche di lui nel mio libro.

E se vogliamo parlare dell'attenzione del mondo,

i turisti fotografano anche lui.

Aspetta un secondo.

Tu metti sullo stesso piano Riza, quel pazzo ubriacone e i nostri martiri?

- Ma no, non ho detto questo! - Aspetta.

- Non ti sto più seguendo. - Guardi che non volevo dire questo.

Il tipo di cultura di cui parli esiste ovunque.

Invece un campo di battaglia così ben preservato non esiste altrove.

- Non capisco come... - Ma sono cose diverse...

Come fai a fidarti dei turisti?

Quelli fotografano tutto, vogliono solo immagazzinare.

E se fotografano quel vecchio, sicuramente è per prenderlo in giro.

Non siamo sulla stessa lunghezza d'onda su questo.

Se non sono i giovani a proteggere i nostri valori,

i nostri martiri, il nostro patrimonio,

- chi dovrebbe farlo? - Non so come siamo arrivati a questo.

Da quello che hai detto.

Come vuoi che ci siamo arrivati? Dai discorsi che hai fatto tu!

Ci sono istituzioni e ONG che fanno a gara

- per la tutela del Cimitero dei Martiri. - Fanno bene.

Costruiscono tutti la propria identità,

il proprio lavoro, la propria esistenza su quel cimitero, come fa a non vederlo?

Invece chi tutela un vecchio di 80 anni che è ancora costretto a lavorare?

- Non è più importante questo? - Chi ti dice che è solo?

In ogni caso, quel vecchio non è menzionato nel mio libro,

perché mi fa un po' pena. Io sto solo cercando i segreti della vita.

Ma penso che nel mondo di quel vecchietto,

che nonostante tutte le difficoltà non si lamenta mai

e che sembra aver scoperto il segreto della felicità,

possa racchiudersi una cura per tutti. Perché scrivere altri libri

sul Cimitero dei Martiri o su Troia? Siamo pieni!

Chi vuole leggere quelli non ha che l'imbarazzo della scelta!

Kadriye, che succede con quel contratto per i veicoli? A che punto siamo?

Mandamelo pure.

Non è ancora arrivato? Allora ricordaglielo perché ci serve.

Deve arrivare in giornata.

Se hai meno da perdere, hai anche meno responsabilità...

e sei più felice.

Io non ci vedo chissà quale... grande segreto, sinceramente.

Questa è la sua opinione,

- io penso ci sia un segreto in tutto. - Ascoltami.

Ho lasciato la scuola dopo la prima superiore.

Eppure è una scelta che non ho mai rimpianto.

Vuoi sapere perché?

Perché do molta importanza alle sensazioni.

Ho costruito la mia vita sull'istinto e le sensazioni. E non c'è stata volta

che mi abbiano portato sulla cattiva strada.

Buon per lei. Bravo, mi fa piacere.

Invece, se vai a vedere i miei amici che sono andati all'università,

sono tutti nella merda. Lottano per la sopravvivenza.

Alcuni lavorano come miei dipendenti,

altri prendono stipendi da fame chissà dove.

Alcuni hanno la famiglia in frantumi

e c'è addirittura chi ha commesso il suicidio.

È bello studiare, certo! Ma qui siamo in Turchia.

In questo Paese se vuoi sopravvivere, devi stare al passo con il cambiamento!

È chiaro, si impara anche a scuola, ma la vita vera cambia in ogni istante.

È una cosa diversa.

Quello che impari oggi domani già non serve più!

È per questo che quella gente

quando si trova sul campo rimane come paralizzata.

Non sanno adeguarsi, snobbano la gente comune

e la guardano dall'alto in basso.

I mercati sono crudeli!

Non guardano in faccia nessuno!

E loro adesso dove sono? Sono spariti, sono stati annientati!

E invece io sono ancora qui!

Non ho mai trovato la tavola imbandita!

Ciò che ho avuto l'ho creato scavando con le unghie.

Ci ho messo sangue, sudore e addirittura lacrime!

Mi sta dicendo di darmi da fare,

di non aspettare che arrivi un aiuto da fuori, giusto?

No, non sto dicendo questo, caro Sinan, ci mancherebbe.

Ma non sarebbe un'idea così malvagia.

Sono venuto qui perché ho saputo

che lei sponsorizza progetti di questo genere,

non è che vado a bussare alle porte a caso.

Perché non ha detto loro lo stesso? Perché li ha sponsorizzati?

Loro chi?

Ha sponsorizzato molte attività,

il nome della sua azienda è su tantissimi manifesti.

Il Comune all'epoca comprava molta sabbia.

Ero generoso per questo, perché avevamo un accordo.

- Aveva un interesse personale? - Che vuol dire?

Bisogna fare anche queste cose,

vendiamo sabbia per le costruzioni, capisci?

Facciamo tutto ciò che serve.

Con i clienti più fedeli è ovvio che sei più generoso, non credi?

Che mi dici, Ekrem? Scommetti sui cavalli?

No, amico, sto solo guardando.

Non scommetto mica. E poi sono al verde, cazzo.

- Kamil, portaci due tè! - Arrivano subito.

- Come va? - Tu come stai?

Io bene, niente di che. E tu?

Bene, come al solito.

- Mi hanno detto che frequenti mio padre. - Mi capita di incontrarlo.

Che fate insieme? Dove andate?

Dove pensi che ce ne andiamo?

In un bar o in un altro, porca puttana, che vuoi fare qui?

Che fate insieme, scusa?

Vattene con quelli della tua età, che cazzo c'entra lui?

Che cosa hai detto?

Non mi sembrate farina dello stesso sacco,

non puoi rompere i coglioni a qualcun altro?

Se continui con queste cazzate mi innervosisco di brutto!

Ci facciamo il culo da anni per cercare di tirarlo fuori, siamo esasperati!

Frequenta quelli dell'età tua!

Ma vaffanculo, non rompere le palle!

- Che? - Ci siamo visti un paio di volte, allora?

Se ti crea problemi, parlane con tuo padre!

Il 51% degli insegnanti sono stati assegnati alle città dell'est e del sudest

Andrò a Mardin Derik, aspettavo da due anni.

In ogni caso ero pronta a servire la patria ovunque!

Queste sono lacrime di gioia, non è perché vado a Est!

- Ma eri già qui? Quando sei arrivato? - Da un'ora.

Sono venuto con Emin il barbiere, avevi tu la macchina.

- I nonni sono a casa? - Sì, ci sono.

Si era staccata la porta, sono venuto a sistemarla.

Ehi, Sinan!

Vieni un attimo? Mi aiuteresti a rimontarla?

- Aspetta! Piano, fa' attenzione. - Sistema prima la parte sopra.

Aspetta, fa', piano.

Ecco fatto.

Quando hai un attimo, puoi venire con me lassù?

Ho trovato un'altra pietra, ho già scavato intorno.

È un lavoro di massimo un'ora, non ci prenderà tanto tempo.

Un'altra pietra?

- Non sono venuto per lavorare nei campi! - Va bene, non ti arrabbiare.

- Hai fretta per caso? - Ne inventi sempre una nuova!

Mi rifiuto di far parte del tuo spettacolino per conquistarci.

Hai detto "spettacolino"?

E chi dovrei conquistare?

Perché fai domande di cui conosci la risposta?

Credi di poter riscattare la tua dignità riparando porte?

Sappi che quello che devi riparare non è certo la porta.

- E che cos'è? - Non saprei dirti.

Qualcosa di cui senti la mancanza.

Cosa intendi, che vuol dire?

Non puoi vederlo semplicemente come un favore?

La porta era da riparare.

Non posso averlo fatto solo per fare del bene a loro?

- Se non la riparo io, chi ci penserà? - È possibile, ma non è da te!

- La stai riparando solo per quello? - È così. Non è permesso?

Capiamo cosa intendi tu per "favore", vieni.

Spiegamelo, dove vai?

Fermo!

- Sto fermo! - Perché hai detto di sì?

Ti si è incantato il cervello?

Non riesci più a parlare?

- Non mi tirare così! - Fermo!

Non ci riesci a vestirti da solo. Su, alza queste braccia.

Che succede, nonna?

Tutti vogliono qualcosa.

E nessuno pensa mai che ora lui è vecchio e magari non ce la fa più!

Di chi parli, cosa vogliono?

Dell'Imam Veysel Hodja! Doveva andare da qualche parte

e ha chiesto al nonno di recitare la preghiera.

- Quindi? - Non lo vedi che è vecchio ormai?

Ho paura che dimentichi dei passaggi!

Se dovesse succedere,

facciamo una figuraccia davanti a tutto il villaggio!

E dove andava Veysel Hodja?

Che ne so, tesoro. Un matrimonio, un evento di beneficenza.

Non ne possiamo più di questi imam giovani!

Sono tutti uguali!

Scusa ma perché il nonno non ha rifiutato? Doveva per forza accettare?

Perché è buono, quindi ci provano tutti.

L'anno scorso gli chiese due piastre d'oro e non le ancora restituite.

- Parli dell'Imam Veysel? - Già!

Ma è pazzesco!

Per me quei soldi sono persi, non glieli chiederà mai!

- Nonno! - Che c'è?

È vero che Veysel Hodja non ti ha ridato le piastre?

Cosa hai detto?

Se è vero che Veysel non ti ha restituito l'oro.

Lui prende e basta. Non le restituisce mai!

È incredibile, non riesco a spigarmelo!

Per tutta la mia carriera da imam, e lei è testimone, non ho mai mancato...

La mia sola paura è che lui sbagli a recitare un passaggio o un versetto.

Che Allah ci aiuti! Chissà che risate si farebbero!

Tanto quelli non aspettano altro.

Guarda un po' questi pantaloni. Mi stanno grandi, non trovi?

Che per caso li volevi aderenti? Mica ti stanno grandi!

Lui si preoccupa dei pantaloni!

- Mi andresti a prendere quella cintura? - Adesso vanno a vita bassa, nonno.

Accidenti.

Mi sono addormentato.

Quando sei arrivato?

Perché ti sei sdraiato sotto il sole? Mi hai fatto preoccupare!

Ero all'ombra prima, poi il sole si è spostato.

Ma guardati, sei coperto di formiche. Come fai a dormire così?

Loro mi conoscono, non mi fanno niente.

Tra la porta e il pozzo...

- devo essermi proprio stancato. - Cosa non fai per saltare la preghiera.

Hai ragione, è vero. Sì, c'è anche quello. Volevo prendere quella pietra laggiù.

Ho scavato tutto intorno, adesso si vede bene.

- Bisogna solo tirarla fuori. - Bene.

- Io torno a Çan, vieni con me? - Prima devo tirare fuori quella pietra.

Se durante la settimana piove, ci troviamo nei casini.

Va bene, allora io vado.

Che c'è? Perché ridi?

Stamattina non mi hai chiesto di venire con te.

Perché me lo chiedi adesso?

Non te l'ho chiesto perché non sapevo volessi venire.

E perché non dovrei venire?

Vengo ogni fine settimana!

Pensavo che oggi volessi andare da un'altra parte.

- Quale altra parte? Dove? - Che ne so.

Ci sarà un altro posto che ti mancherà.

Che vuoi dire esattamente? Cosa stai insinuando?

Non insinuo niente. Lascia stare.

- Va bene, vado. - Vai pure.

Chiamo Ahmet il pazzo! Lo pago e mi faccio dare una mano.

Poi prendo un taxi magari e me ne torno da solo a Çan.

Visto quanti soldi spendo? Dove li avrò trovati?

Fino a ieri non avevo una lira! La mamma tiene la mia carta.

Non ti chiedi da dove saltano fuori questi soldi?

Non ti viene qualche sospetto?

Di quale sospetto parli? Che dici?

Dico davvero, come mai tanta generosità?

Proprio dopo che sono sparite quelle 300 lire.

- Come sai che erano 300 lire? - Esatto! Come faccio a saperlo?

- Come lo so, secondo te? - Dimmi, come lo sai?

Forse ne so qualcosa più di te su quelle 300 lire.

Pensaci bene, come mai potrei saperlo?

- Te l'avrò detto io. - Bravo!

Eri convinto di riuscire a beccarmi, invece niente.

Avrai bisogno di qualche altro indizio, Colombo!

Cos'è questa pagliacciata?

Ma come, segui la logica! Prova a ragionare un po'!

Se fosse stato il traslocatore avrebbe preso tutto,

non ne avrebbe rubato solo una parte.

- Non pensi? - E allora?

È tutto così banalmente evidente.

Perché girarci intorno?

Se non è il traslocatore, chi altro potrebbe essere?

- Ancora non capisci? - Che dovrei capire?

- Vedo che sei tutto orecchi. - Non lo sono!

Le cose sono due: o stai cercando di prendermi in giro, oppure...

Oppure?

Oppure cosa? Dillo.

Forza, dillo.

Niente.

Va bene, ora vado.

Oppure cosa? Dimmelo!

Eri arrivato molto bene fino a "oppure".

Oppure cosa? Dillo!

Ehi, Colombo, parlo con te!

Colombo!

Per carità, guadagna bene. Ma dice che non ci vivrebbe in quel posto.

- Ma non mi dire. - È così.

Dice che da quelle parti regna l'immoralità.

Questo tipo l'ho conosciuto durante l'iftar...

della Direzione per gli affari religiosi, Nazmi.

Lavora sia in Germania che da noi.

- Prende i soldi sia lì che qui. - Incredibile!

Prima non me ne facevo un problema,

ma adesso mi dà sui nervi.

Certo, capisco, anche perché ha una certa età.

È sempre così, quello che non ti piace ti arriva sotto il naso.

La cosa migliore è trovare una via di mezzo.

Non c'è mai fine agli inganni.

Che succede, Nazmi?

Ricomincia?

Sembrava una frana.

O i soliti ragazzini.

Ma che diamine fate? Volete farci cadere tutti in disgrazia?

Sinan!

Allora sei stato tu.

Certo che anche tu, Veysel Hodja, ma che ti metti a rubare le mele?

- Guardate che è peccato! - Ma per favore!

Già che sei lassù, non cedere alla tentazione del diavolo!

Sai, portavo un cavo a Nazmi per il minareto di Sofular,

mentre passavo ho visto l'albero.

Ho capito, le mele ti hanno tentato.

Esatto! Impossibile resistere, vedi che belle?

- Tieni, prendine una! - Grazie.

- Sì, in effetti. - Certo che ci hai spaventati, Sinan!

Nazmi, spingi un po' in qua il secchio.

Dammi una mano. Grazie.

Nazmi, ti presento Sinan, nipote del vecchio imam.

Quello in pensione a cui ho chiesto di recitare la preghiera.

- Certo, molto bene! - Lo chiamo "il vice-imam".

Ti presento Nazmi Hodja, il nuovo imam di Sofular.

- Eravamo insieme alla scuola coranica. - Sì? Molto piacere.

- Pace. - Tu che combini?

Che vuoi che faccia? Provo ad arrangiarmi come posso.

- Mi sono laureato e ora cerco lavoro. - Mi hanno detto che passi spesso.

Diciamo di sì, quando posso.

Invece a te non ti si vede mai. Anche oggi hai saltato la preghiera.

- Un altro matrimonio? - Sì.

Se mi mandano l'invito si offendono se poi non vado.

Lo sposo era un lontano parente della moglie del mufti,

mi ha fatto arrivare l'invito fin qui, che dovevo fare?

- Nemmeno lo conosco. - Certo che dovevi andare.

Però non delegare più mio nonno al richiamo alla preghiera.

Abbiamo paura che sbagli i versi.

- Ha 80 anni, non ci sente bene. - Figurati, non li sbaglia!

E anche se così fosse,

sarebbe di buon auspicio, è un uomo così illuminato. Tranquillo.

Quelli del villaggio non badano al buon auspicio.

Lo racconterebbero alle future generazioni.

Non devi preoccuparti. Tuo nonno è una roccia!

Mi aiuta con tutto, che Dio gliene renda merito.

- Lo chiami il vice-imam! - Sì, solo che sono io l'apprendista!

Vecchia volpe, grande maestro!

Sei pieno di polvere.

- In quale villaggio sei andato oggi? - A Karadoru.

Anche lì è usanza portare le piastre d'oro?

Sì, certo, come no.

Lo chiedo perché lì sono pomacchi, magari è diverso.

No, è uguale. Vedessi quante piastre da 25!

Però toglimi una curiosità, Nazmi Hodja, se puoi.

Non so se sono io che ragiono male, ma queste persone...

non dovrebbero ostentare un po' meno la loro avidità?

Che ne dici, Nazmi Hodja?

Non capisco di cosa stai parlando, puoi spiegarti meglio?

Certo, mi riferivo alle piastre.

Oro per le nascite, oro per le circoncisioni,

oro per la lettura del Corano.

Oro per il matrimonio, per il divorzio! Ma che usanza è?

È per via della povertà, Sinan, è solo per questo.

Anche se dalle mie parti è un po' diverso.

Ma tu lascia stare, non immischiarti.

Ma perché invitare uno sconosciuto al proprio matrimonio?

Significa chiedere apertamente dei soldi.

Non hanno nessuna dignità né orgoglio?

È un circolo vizioso: magari uno non paga i debiti,

ma se partecipa a una cerimonia

si presenta per forza con la piastra d'oro.

Purtroppo è così, fratello.

- Voglio citarti una frase di Abu Dharr... - Chi?

"Che la pace di Dio sia su di lui."

Fu un şaңāba, Abu Dharr, uno dei preferiti del nostro Profeta.

- Fu mandato in esilio nel deserto? - Vedo che lo conosci.

Bravo, proprio lui!

E perché non dovrei conoscerlo?

No, fratello, ci mancherebbe,

non volevo assolutamente offenderti, solo che sono in pochi a conoscerlo.

Ci sono imam che non lo conoscono,

perché è più facile che studino şaңāba più popolari...

Ma cosa dici, che c'entra la popolarità?

Tu dimmi, stiamo parlando di un şaңāba, non puoi usare questi termini.

- È sbagliato il concetto! - Non dire così, Hodja.

Perché dobbiamo sempre citare i più conosciuti,

come se non ci fossero altri uomini altrettanto dotti?

Non è possibile, ma dai!

Mi sembri come quelli che perdono l'entusiasmo

e attribuiscono per forza valore a personaggi rimasti in secondo piano.

- Ma non... - Aspetta, fammi finire.

È ovvio che i punti di riferimento saranno quei personaggi

che hanno avuto un peso maggiore nella storia!

Ma non esistono personaggi più importanti ignorati dagli studiosi!

Non dicevo questo, Hodja.

Non è che quelli meno conosciuti siano più importanti,

ma non sarebbe meglio informarsi su cosa hanno detto e pensato?

Capisco benissimo che cosa vuoi dire,

ma ora sei l'imam di un villaggio, non il rappresentante degli studenti.

Dovrai passare al setaccio ciò che hai studiato,

- raffinare le tue idee. - Certo, lo so.

Ma sai bene la situazione dei musulmani.

Il mondo è cambiato, l'umanità ha fatto passi da gigante, noi siamo fermi.

Ma che dici? Il mondo non è cambiato e l'umanità non ha fatto nessun passo!

Lasciare spazio alla riforma e al rinnovamento religioso

significa aprire la mente umana a possibilità infinite.

È come affermare...

che il Sacro Corano non interpreti i nostri tempi e che dovremmo farlo noi,

e questo trovo che sia inaccettabile.

Sì, devo dire che alcune tue osservazioni

possono anche sembrare giuste, ma il tuo pensiero si fonda sul principio

della resistenza al cambiamento, del non cambiare a qualsiasi costo.

E io potrei dire che invece il tuo pensiero

si fonda sul voler cambiare a tutti i costi.

Dico solo che non trovo giusto vedere tutto con il paraocchi, Hodja.

Non parlo di chissà cosa, ma hai mai pensato a come

nel Sacro Corano, Allah l'Altissimo si rivolge a noi?

"Portatori della ragione, usate il vostro pensiero." Mi sbaglio?

Nel Sacro Corano si può trovare

una giustificazione per qualsiasi opinione!

Perché il Sacro Corano è un libro di una ricchezza miracolosa!

Per questo direi di non mettere in mezzo i testi sacri.

Cercare gli argomenti per le nostre tesi strumentalizzando il Corano

mi sembra poco edificante, Nazmi, non lo trovo giusto.

Sì, ma non sto cercando argomenti.

Allora, prova a immaginare un architetto

che costruisce un edificio con tanti dettagli,

consegna il progetto al suo capo

ma non gli dice come mettere i mattoni.

E così gli operai utilizzano...

l'intuito e la loro intelligenza per interpretare l'edificio al meglio.

Stai entrando troppo nel dettaglio.

Il Corano ci chiama "portatori della ragione"

ma anche "particelle di polvere".

"Coloro verranno trasformati in particelle di polvere,

insieme a tutto ciò che hanno costruito!"

Parla di polvere! Cosa siamo in fondo noi uomini?

Non siamo così forti rispetto a questo mondo infinito.

Però abbiamo le nostre pietre miliari, abbiamo la ricetta giusta,

siamo guidati dal Libro,

perché dobbiamo cercare alternative altrove?

Ci mancherebbe altro, noi seguiamo tutto alla lettera...

Se ognuno inventasse una ricetta nuova, una sua teoria,

- non ne usciremmo vivi. - Non intendevo questo...

Avremmo tante religioni quant'è la popolazione mondiale! O no?

È vero, ma sulla ricetta c'è la firma di un medico.

Il dottore ci ha prescritto... un medicinale e ha firmato la ricetta.

Così andiamo in farmacia per comprarlo

e se non c'è, magari il farmacista ci suggerisce di prenderne un altro.

Uno generico con lo stesso principio attivo.

Potremmo andare avanti all'infinito. Il nodo è sempre l'uomo.

Sai, dal canto mio mi trovo sempre a prediligere la stessa condizione:

l'ombra rassicurante dell'accettazione incondizionata.

Se si sceglie di credere, bisogna credere senza porsi domande.

Se invece reputi la tua mente superiore

e vuoi penetrare il mistero di Dio usando la tua umile volontà

per comprendere l'immensa saggezza del Creatore,

puoi farlo, ma è un'impresa folle.

Io non prenderei quella strada.

Ecco, eravate qui.

- Hai fatto tutto? - Sì, quasi.

Mi manca poco, ora devo controllare le pecore.

- Quindi non la finisci? - Vado e torno.

- D'accordo, portala alla caffetteria. - Va bene.

- È tua la moto? - Sì, appena comprata. Ti piace?

È davvero bella. Cosa si dice in questi casi, auguri?

Dalle mie parti si dice "che invecchi con te".

Vi ricordate le vecchie moto dell'Est?

Le Mz e Jawa, col motore a cilindro.

- E come si chiamava quella russa? - Minsk.

Sì, Minks, già. Che rumore assurdo faceva!

Il capo villaggio ne ha una, la usa per inseguire i funzionari con la scorta.

Fa tremare tutto!

E la nuova moschea?

Non ne so niente, caro Sinan. Se ne stanno occupando

il capo villaggio e il consiglio degli anziani.

Non faranno mica una roba con le finestre colorate,

le cupole scintillanti e le porte automatiche?

Credimi, non ne ho idea. Ognuno dice la sua.

Ma come fai a non saperne niente?

Me ne guardo bene!

Quando il contenuto è carente,

è inevitabile che l'apparenza passi in primo piano.

Ai tempi del nostro Profeta non esistevano né moschee né minareti.

Sono tutte invenzioni arrivate dopo.

"Invenzioni" non lo accetto. Stai esagerando, Nazmi.

Così ritorniamo a quei discorsi complessi, direi di evitare!

Guarda che la mia non è assolutamente una critica!

Anche se lo fosse, qual è il problema?

Volevi dire che ciò che conta è la devozione, no?

Sì, proprio così, Sinan.

Che sia in un palazzo o in una capanna,

recitare la preghiera ha sempre lo stesso valore.

Ma se non adottiamo una prospettiva costruttiva,

troveremo sempre delle mancanze.

La cosa importante è l'intenzione, l'onestà.

Hai detto onestà?

Questa potevi risparmiarcela, Hodja.

Non possiamo dirci onesti senza fare un po' di autocritica.

Mi sembra un po' semplicistico, non trovi?

E chi deve fare autocritica?

Tutte le persone che tendono a semplificare, come te!

Ascoltami Sinan, caro fratello.

Recitiamo le preghiere ogni notte rivelando tutte le nostre debolezze.

Credi che possa esserci autocritica migliore di questa?

Quindi si può fare quel che si vuole

e liberarsi dal peso ogni notte con la preghiera.

- Che dolce vita! Dici davvero? - Io non intendo questo, Sinan!

Nessuno potrebbe pensare una cosa simile!

Potremmo essere carenti nelle relazioni personali,

ma un buon credente deve essere dotato di buon senso.

Mai rinunciare alla dignità, non puoi fare tutto!

E questo varrebbe solo per i credenti?

Nessun altro dovrebbe essere dotato di buon senso?

Certo che no, ma in fondo il credente

è una persona che si confronta con un'etica superiore

e per questo sente una maggiore responsabilità, non credi?

Magari la sente proprio perché gli viene detto che deve sentirla.

Che se ne fa uno del senso di responsabilità precotto?

Al contrario credo che sia più affidabile

una persona che sceglie di rimanere a tu per tu con la propria coscienza.

Perché non si trova niente di pronto.

Deve crearlo attraverso la sua coscienza e il suo libero arbitrio,

assumendosi la responsabilità delle proprie azioni,

buone o cattive che siano.

Non credo che il "libero arbitrio" sia così libero!

E se anche fosse, ci puoi fare affidamento?

Infatti non è una cosa da tutti.

Non a caso, quelli che non hanno coraggio

invece di esistere, scelgono di essere sudditi.

Guarda che tutti i fiumi nascono da cascate rigogliose,

ma tutti si placano man mano che arrivano al mare!

Ma quei fiumi che nascono da cascate rigogliose

trascinano con sé ciottoli, rami, cespugli, detriti e ogni genere di cose.

Come le persone di carattere trascinano con sé quelle complessate e sottomesse.

Esatto! È proprio questo il senso della religione,

il senso della fede!

Altrimenti come si fa a gestire, regolamentare e ordinare le masse?

D'accordo, Hodja, parli di "ordine" ma sono stati perlopiù i credenti

a creare colline e montagne di ossa.

Quelli che volevano portare ordine

fecero i peggiori massacri della storia dell'umanità.

È un'epidemia e non riusciamo a liberarcene!

Se generalizziamo così, abbiamo un'altissima probabilità di sbagliare.

Se ci pensate, oggi la maggior parte della gente è credente.

Perché la fede è la spina dorsale spirituale dell'uomo.

Allora come si spiega il tasso di criminalità...

particolarmente basso dei Paesi atei?

Avere una coscienza e un'etica non ha nulla a che fare con la religione.

Ma così la gente non si sentirebbe disperatamente sola

in questo universo immenso?

In quei Paesi dove il tasso di criminalità è basso,

il tasso di suicidio è altissimo.

Non commettono reati, ma non sono nemmeno felici.

- Tu cosa preferiresti? - Sì, ma è diverso.

"Se dovessero dimostrare che la verità si trova al di fuori dell'Islam,

sceglierei comunque l'Islam piuttosto che la verità."

E questo non fa che confermare la tesi

che "la fede è il desiderio di non scoprire la verità".

Non ho altre domande. Signor giudice, mettete pure a verbale.

- La fede è credere nell'imperscrutabile. - In cosa?

Credere nell'ignoto! E considerare giusto ciò che Allah l'Altissimo...

Sinan, alla fine preferiresti vivere

in un mondo in cui esiste un Creatore o in uno in cui non esiste?

Dimmi solo questo.

Se dipendesse da me,

vorrei vivere in un mondo in cui esiste un Creatore, certo che lo vorrei.

- Ma quello che voglio io non conta. - Come non conta?

Quello che voglio può cambiare le cose?

Non devi mirare al risultato, devi volerlo e basta

e alla fine comincerai a sentirlo dentro di te!

Come posso darti io la risposta? Non sono mica autorizzato!

Non posso proprio.

Sinan, capisci che non posso?

Tu che pensi, Nazmi Hodja?

C'è una poesia di Yunus Emre che dice:

"Cammino lungo la strada e incontro un maestoso albero sdraiato a terra

così elegante, così grazioso...

il mio cuore..." Come continuava?

Yunus, come no. Il Maestro!

E Ibn Arabi invece disse: "Ciò che venerate

giace sotto ai miei piedi" e fu ammazzato.

I suoi assassini erano credenti come lui.

E cosa voleva dire secondo te?

- Eccolo, sta portando la tua moto. - Va dall'altra parte.

Ho fatto male a prestargli la moto.

Ha fatto finta di non vederti.

Non gliel'ho mica prestata per andarci in montagna!

Gli affidi una cosa e ci va in montagna, la riporta ricoperta di polvere e graffi!

E ogni volta che piove,

si forma la muffa dentro i graffi, piano piano si arrugginisce

e così mi tocca perdere un sacco di tempo dal meccanico per farla sistemare.

Quando ce la porti, finisce che non la riprendi più.

E ti tocca riportarla ogni settimana.

Insomma, come vi dicevo...

Via!

Insomma, vi stavo dicendo...

Vieni, siediti qui.

- Che dice? - "Porta il velo."

Janet Jackson ha cominciato a portare il velo.

Ma fammi il favore! Sono cavolate, come al solito. Fikret!

Portaci tre tè!

Che gran lavoratore, non conosce riposo, è una vera forza!

Chi?

Parlo di tuo padre!

Il Maestro Idris è un grand'uomo, non dare retta a quello che dicono.

Guarda, dici che è un grand'uomo?

E cosa vorrebbe dire?

Che è un lavoratore, una brava persona.

Lascia perdere, sono parole vuote.

Perché le chiami parole vuote? Io lo penso davvero.

Durante la settimana insegna

e il fine settimana invece di riposarsi va al villaggio a lavorare.

- Non credo che lo faccia per divertirsi. - Proprio così.

- Hai ragione. - È una condanna.

Ma in fin dei conti è una sua decisione.

Già. Una volta era stimato.

Era un uomo rispettabile,

non so come abbia fatto a perdersi in quella maniera.

Ve lo posso spiegare.

È la sua perenne ribellione contro l'assurdità dell'esistenza.

Ma se nonostante tutte le contraddizioni,

uno riesce ad avere un punto di vista positivo?

Se uno riesce a domare il proprio ego, a rinunciare a se stesso, allora...

Non mi addentrerei, sono discorsi davvero lunghissimi.

Non sarebbe così assurda la vita.

Stiamo tutti annegando in un bicchiere d'acqua.

Chiamiamolo destino, se volete, e cerchiamo di andare avanti.

Ma per favore, Hodja, parlare di destino mi sembra un po' semplicistico!

Tu attribuisci al destino i nostri peccati, gli errori.

Strano, le delusioni sono scritte nel destino,

mentre i successi sarebbero merito nostro.

Certo, Sinan, è normale che sia così.

Perché tanto rancore? Non mettere in discussione tutto.

Lascia che le persone trovino conforto in qualcosa. Che male c'è?

Lo so che stai per dirmi,

- che questi sono discorsi lunghi... - Basta così, tanto non ne usciamo.

Piuttosto sentite che meraviglia quest'aria.

Da quando ho smesso di fumare sento di nuovo l'odore della terra.

Ce l'hai fatta?

- Che Dio ti benedica. - Hai fatto presto.

Ho finito prima, la chiave è attaccata.

- Va bene. - Grazie.

Chi ha scaricato quel cemento laggiù?

Non lo so chi è stato, Hodja. Non te lo so dire.

Vuoi fare un giro?

- Sentire il vento in faccia, Sinan? - Scusa?

Possiamo fare un giro in paese, se ti va.

Ma dai, non siamo mica ragazzini!

Che c'entra essere ragazzini? Io la guido e sono un uomo.

Guidarla è diverso da "fare un giro".

- Che bisogno c'è? - Scivola liscia come l'olio.

Sembra di stare in aereo.

Vedete che ho ragione? Siamo così presi da questi giocattoli tecnologici

da tralasciare la spiritualità.

Non mi pare proprio!

Oggi c'è molto più bisogno di spiritualità rispetto a prima.

Come disse il Profeta, "ogni periodo sarà peggio del precedente

e così si arriverà all'Apocalisse."

Come fate a interiorizzare gli argomenti da difendere

per il vostro mestiere di imam

se le vostre vite sono permeate delle ultime tecnologie,

dai telefonini alle moto che guidate?

Che cosa vuoi? Mangiare dall'orto o picchiare il contadino?

Se io vado in moto, l'umanità è spacciata?

Dio Santo, con tutto quello che succede nel mondo, ti fissi con la mia moto.

Gli uomini della mia età guidano macchine col cambio automatico

e te la prendi con noi!

Ho letto che un pellegrino musulmano durante la Lapidazione del Diavolo

ha lanciato il suo iPhone invece di una pietra.

Non si distingue tra mito e realtà, tra il tangibile e l'intangibile.

Vedi, grazie alle religioni, le società si sono liberate dalla miseria,

dalle tante brutte abitudini, dalla schiavitù.

- È questo ciò che conta. - E la verità dell'individuo?

Non hanno forse impedito alle persone di raggiungere la loro verità personale?

Le religioni non codificano il mondo per noi?

Caro Sinan, come fai a essere tanto sicuro

di cosa vogliano o abbiano bisogno le persone?

Nessuno cerca la propria verità! Come ti viene in mente?

Gli esseri umani hanno in mano un'ascia e con questa

lavorano il legno per sé stessi, continuamente, come gli conviene.

Al contrario, la gente cerca di fuggire dalla propria verità!

Caro mio, le persone cercano di salvarsi il culo!

In questo mondo siamo tutti legati l'uno all'altro

attraverso dei fili invisibili.

Che si scelga di chiamarlo destino o causalità,

non fa nessuna differenza.

L'importante è che nessuno creda di essere senza alcun peccato.

Può darsi... che mio padre con le scommesse abbia perso molto.

Casa, macchina, onore, orgoglio, la sua dignità.

Ma in qualche modo non vengono pagati anche i vostri stipendi con i ricavi

di lotteria, scommesse o altre forme di furto?

Io non ho insinuato nulla nei confronti di tuo padre.

Se ti sei offeso perché ti sei fatto quest'idea, mi hai frainteso.

No, te lo direi.

Ma in ogni caso sarebbe meglio dire certe cose alla luce della verità.

Sono d'accordo, certo.

INSEGNANTE VENDE AUTO

IL PERO SELVATICO

Qui state bene.

- Magari fossero tutte così le scuole. - Magari.

Già. Si fa la bella vita qui,

con così pochi studenti.

Che c'è? Ti serve qualcosa?

- Sono appena arrivato da Çanakkale. - Allora?

Mi ha telefonato la mamma.

Hanno staccato la luce,

si è ricordata che oggi ti pagano le lezioni extracurricolari.

Sono passato per i soldi per la luce.

Non ce li ho, non mi hanno pagato.

Davvero?

Quindi come facciamo, che dico alla mamma?

Ma che ne so, Dio Santo? Di' quello che vuoi!

Merve! Che c'è, devo venire lì?

Vuoi questo?

Allora niente?

- Me ne vado. - Vai.

Come mai dormivi a quest'ora?

- Sei passato da tuo padre? - Sicuro.

- Hai risolto, quindi? - Ma che, non me li ha dati i soldi.

- Come no? - Ha risposto che non ce l'ha.

A quanto pare non l'hanno pagato.

- Diceva che per oggi era sicuro. - Dice che non ce l'ha.

Però addirittura in classe aveva davanti le maledette schede delle scommesse.

Per quelle i soldi li trova.

- Riempiva le schede? - Sì!

Quando mi ha visto ha cercato di coprirle con il braccio, come se fossi scemo.

E tu piuttosto perché non gliel'hai impedito?

- Potevi strappargli i soldi di mano. - Come facevo, lo prendevo per il collo?

Lo dovevi fare, ma certo.

Che razza di uomo sei?

Come no, bello spettacolo davanti agli scolari.

Chi altri lo può fare, se non lo fai tu? Devo andarci io?

- Chi sei, uno spaventapasseri? - Piantala, mamma, dici solo cavolate!

Ti avevo detto di prendergli lo stipendio prima che se lo spendesse.

Ti avrei mandato lì per non combinare niente?

Non gli sai dire che hanno staccato la luce e la roba in frigo marcisce?

Che tua sorella è costretta ad andare a casa di altri per studiare?

Piantala con queste scenate!

Domani te li fai prestare.

Come fosse facile chiederli in giro.

Provaci tu, così vedi.

Te l'ho detto io di sposarlo e di farci due figli?

Chi ama le rose resiste alle spine!

Te la sei andata a cercare, malgrado tutti abbiano tentato di dissuaderti.

Mio Dio, è impossibile parlare con te.

Che devo fare, non ti devo rispondere?

Rispondi prima ancora di aver ascoltato quello che uno vuole dire!

Non mi potrò mai sfogare con te?

Va bene dai, comunque tieni. Per te.

Che cos'è?

Ma dai, è uscito?

- E quando è uscito? - Oggi.

ALLA MIA CARA MAMMA - TUTTO QUESTO È GRAZIE A TE ED È SOLO PER TE... - SINAN

E dai, non piangere!

Che ti piangi?

Visto che in fondo non sono così ingrato?

Sono tanto felice.

Ho sempre saputo che prima o poi ci saresti riuscito.

Non ho mai perso la fiducia. Credimi, mai.

A volte qualcuno ha parlato male di te, ma non ho mai dato retta a quelle persone.

Qualcuno diceva anche che non eri normale, insinuando addirittura che fossi pazzo.

Tu non lo sai, ma ho dovuto lottare tanto.

Si dà spesso del pazzo a chi non si capisce.

- Fregatene. - Che Dio li stramaledica,

non ci ho mai creduto.

Perché sapevo che tu avevi dei modi,

delle abitudini diverse perché eri speciale.

Le vorrei vedere adesso le facce di tutta quella gente.

È un libro... bellissimo.

È un libro bellissimo!

Guarda quanto è alto, come è scritto piccolo.

Come sei riuscito a scriverlo?

Come hai fatto a sopravvivere in quei dormitori per anni?

- Come ti sei mantenuto? - Basta, mamma! Adesso non esagerare.

Dio mio, ho solo pubblicato un libro!

E non sappiamo ancora se è bello.

- Che cosa? - Il libro!

Per ora l'ho scritto e l'ho fatto pubblicare,

ma vediamo se alla gente piacerà o no.

Certo che piacerà, perché mai non dovrebbe piacere?

Magari susciterà un vespaio.

Potrebbero incavolarsi, prenderla male

o addirittura volermi fare causa, tutto può essere.

Farti causa?

Non si può mai sapere, no?

Sai come trattano chi dice la verità.

E per i soldi come hai fatto? Dicevi che non ne avevi, come hai risolto?

Ho mercanteggiato un po' e poi ho chiesto qualche prestito.

Ma niente di grave.

Perché si deve indebitare solo quel buono a nulla?

Per una volta mi sono indebitato io.

Almeno l'ho fatto per qualcosa di buono.

- Non dire così. - Che cosa? Buono a nulla?

Se uno non è buono a nulla va chiamato buono a nulla.

Come dovrei dire?

Ha forse fatto qualcosa di buono che non so?

Ringrazia il cielo che non dico altro.

È vero, ci ha fatto tribolare tanto,

ma mentirei se ti dicessi che non mi dispiace anche per lui.

Davvero ti dispiace per lui? Chi è causa del suo mal...

Vedremo quando ti sposerai, secondo chi è, chissà come ti andrà.

- Che Dio me ne scampi! - Non abbiamo mai saputo di una fidanzata.

- C'è qualcuna? - Certo che no.

- E perché no? - Come perché?

Sono un provinciale, povero...

e disoccupato. Che altro vuoi?

Che vuol dire "sono un provinciale"? Vorresti sposarti una principessa?

Da queste parti sono tutti come noi.

Se un giorno dovessi sposarmi, non lo farei con una di qui.

- Santa pace, perché, che male c'è? - Lasciamo perdere.

- Credi che siano tutti come te. - Già, capisci solo tu.

- Noi siamo ignoranti, non capiamo. - Non capisci, è chiaro,

se fra tutti hai scelto proprio lui.

- Cosa vuoi che ti dica? - E che dovevo fare?

Volevano farmi sposare con un altro,

ma tuo padre era giovane, bello e ci sapeva fare con le parole.

- E aveva studiato. - L'hai proprio scelto!

Allora non ti devi più lamentare!

Sapeva parlare così bene.

Lo ascoltavo e mi sentivo rapita.

Mentre tutti gli altri parlavano di soldi,

di ricchezza, di beni da accumulare,

lui parlava dell'odore della terra,

degli agnelli, del colore dei pascoli e cose simili.

Ed è tutt'ora così.

Magari adesso ci innervosiamo quando parla di queste cose,

ma all'epoca sembrava tutto così bello.

Che ne so, era piacevole.

Avevo 16 anni all'epoca,

che esperienza pensi potessi avere?

Siamo fuggiti insieme.

Ma se adesso dovessi tornare indietro

e potessi scegliere di nuovo,

farei esattamente la stessa scelta di allora.

Anche col senno di poi, almeno così mi sento.

Mi sposerei di nuovo con tuo padre.

Lo so. Può sembrare assurdo, ma è così.

Sei davvero incredibile!

Quello ha venduto pure la casa per giocare e tu cerchi ancora di difenderlo.

Non lo dico per difenderlo, ma perché lo sento davvero.

Allora sai che cosa c'è?

Siete tutte uguali.

Voi donne siete tutte matte.

- No, proprio per niente. - Invece sì, siete uguali.

Credimi, siete tutte uguali.

Appena una mi sembra un po' diversa, la guardo meglio

e vedo che anche lei è fatta nello stesso identico modo.

Avete questo brutto vizio di esagerare.

Non capisco da dove tirate fuori

tutto questo amore, tutti questi sentimenti smielati!

Io, per esempio, non le amo le persone!

Io non ci riesco proprio, che ci posso fare?

Questo non vale per la natura e per gli animali.

Ma gli esseri umani non li sopporto proprio.

Non li sopporto! È così.

Come fa uno a fare lo scrittore

se non ama gli esseri umani?

Ma guarda che roba.

- Come mai il frigo è vuoto? - Ho portato tutto dalla vicina.

E perché, scusa?

E me lo chiedi pure? Manca la corrente!

- Vuoi che vada tutto a male? - Ho capito.

Sinan dice che non gli hai dato i soldi.

- Sì, è vero. - E perché?

Santo Dio, secondo te perché?

Non li avevo, non mi hanno pagato.

Perché non ti hanno pagato?

Ma cosa ne so, Asuman, non li avevano e basta.

No. Smettila con le bugie, per l'amor di Dio!

Bugie?

Per colpa tua devo andare a guardare i figli degli altri.

Ti sembra facile alla mia età?

Che male c'è? Io guardo i figli degli altri da 25 anni, e mica uno!

- È la stessa cosa? - Certo!

No, non lo è per niente!

Ti ho detto di non discutere quando i ragazzi sono a casa.

Adesso pensi ai tuoi figli?

Credi che non sappiano che razza di uomo sei?

Le discussioni colpiscono i ragazzi. Lo so, sono un educatore.

- Educatore di cosa? Di cavalli? - Non dire sciocchezze!

Che ci facevano le schede sulla tua cattedra in classe?

- Quali schede, cosa dici? - Per favore, come se non lo facessi mai!

Santo Dio, ma cosa ti inventi a quest'ora della sera, Asuman?

Ma certo, gioca! Continua pure a giocare!

Vorrei sapere se andrai in pensione con tutto in regola.

L'unica nostra speranza è la liquidazione e temo tanto che ti mangerai anche quella!

Tu gioca, tranquillo!

Quello che hai fatto non è per niente carino!

- Cosa? - Lo sai bene!

Semini discordia e basta.

Perché ti sei inventato questa cavolata delle schede in classe?

- Le ho viste! - Cosa? Hai visto quello che non c'era?

Quando sono entrato hai appoggiato il braccio sopra i fogli.

- Sì, l'ho fatto. - E allora?

- Perché non me l'hai chiesto subito? - Che ti dovevo chiedere?

Non puoi dire queste cose senza prima capire ed esserne certo.

Pronunci la sentenza prima del processo e inoltre applichi pure la pena.

- Ti sembra degno di te? - Ma per favore.

Perché me le avresti dovute nascondere?

Ecco a voi le schede, vedete schede ovunque.

Allora tenete, compilatene una anche voi!

CANE SCOMPARSO!

Allora? Cosa ha buttato per terra?

Niente!

Dice che stava scrivendo l'annuncio per il cane scomparso.

Per me è una bugia.

L'altra notte, verso l'alba, mi sono svegliata e lui non era a letto.

Sentivo uno strano rumore che veniva da lontano.

Mi sono alzata, sono andata nel soggiorno e ho visto lui.

- Piangeva nel buio. - Che dici? Come piangeva?

Piagnucolava come non l'avevo mai visto.

Si sentiva un mugolio, un gemito, una cosa stranissima.

- Davvero strano. - Come se avesse mal di pancia.

- Perché stava piangendo? - Non lo sai? È scomparso il suo cane.

Ma dai.

- Sta esagerando così tanto per quello? - Altroché!

Da una parte mi dispiace, ma dall'altra mi dà sui nervi vederlo così.

Perché so che se dovesse succedere qualcosa a uno di noi,

non gli si smuoverebbe un bel niente.

Ma per quel cane scomparso fa di tutto: mette annunci sui pali,

attacca i manifesti ai muri, ne parla con chiunque,

si fa venire gli incubi la notte.

Ma che sorpresa.

Dice che è l'unica creatura al mondo che non lo incolpa di niente.

- Ha un bel coraggio! - Ha davvero detto così?

Sì.

È ridicolo, veramente.

Sta nevicando.

Cos'è successo ai pacchetti, perché sono lì?

Te l'avevo detto che appena arrivava ce l'avrebbe chiesto.

- Cos'è successo? - Un piccolo incidente.

Dato che ingombravano li abbiamo spostati accanto alla caldaia, per non inciamparci.

Avevamo così paura che si rovinassero

che alla fine l'abbiamo chiamata la sfortuna.

La pioggia è passata da sotto la finestra e ha bagnato un po' i pacchetti.

Ma dentro stanno bene, non preoccuparti.

Beh, alcuni si sono un po' sbiaditi, ma il resto è indenne.

Non si sono stropicciati, qualcuno si è solo un po' piegato.

L'avete letto o no? Ditemi la verità.

Tu l'avevi cominciato, Yasemin? A che punto sei?

Come faccio? Con tutto quello che devo studiare.

L'ho lasciato a metà.

Ha ragione, è vero.

Vedo un frigorifero nuovo.

Sì, tra il frigo, l'aspiratore, il computer nuovo per lei, il telefono

e i debiti, abbiamo già speso tutta la liquidazione.

E il nostro pastore dove si trova? Al villaggio?

Il pastore è al villaggio. Non viene quasi mai.

In effetti notavo un grande silenzio in questa casa.

Anche se non so se sia una cosa positiva o negativa.

Il pastore si è trasferito dal nonno, in cantina.

In quale cantina?

Quella sotto la casa, la stanza umida e piena di ratti.

Bene, allora... è il posto ideale.

Padre e figlio si potranno coccolare a vicenda.

Già, è così!

Salve!

Ciao amico, come stai?

Io bene. Tu come va?

Sto bene, non mi lamento.

Senti, volevo chiederti del mio libro, quello che ti avevo lasciato.

Com'è andato?

- Mi ricordi il titolo? - Il pero selvatico.

Già, il pero, sì. Ora me lo ricordo.

È rimasto in vetrina cinque mesi.

Abbiamo cercato di promuoverlo, ma dato che non vendeva l'abbiamo messo via.

- Ma davvero? Neanche una copia? - Purtroppo no.

Se vuoi ti faccio avere indietro le copie, altrimenti le lasciamo per quest'estate.

Lasciamole, sì.

Va bene, ripasso tra qualche giorno.

- Buon lavoro. - Grazie.

Camoka, zitto!

Che onore! Mi fa piacere rivederti.

- Bentornato. - Grazie.

Hai finito il servizio?

- Già. - Bene.

Che te ne pare della mia reggia?

- Bella. - Hai visto i miei nuovi amici?

Non hai badato a spese.

- Come stai? - Direi bene.

Se fossi arrivato più tardi non mi avresti trovato.

Stavo andando alla vecchia scuola

a prendere le balle di fieno di Yücel, sono secchissime.

Mi stavo avviando.

Com'è andata, è stata dura?

No, è solo che il tempo non passa.

Facevamo sempre le stesse cose.

Come porti le balle qui?

Yücel ha un furgone col cassone.

Ha anche il trattore, ma non lo userò.

- Allora che aspettiamo? Andiamo. - Che?

- Vieni anche tu? - Già.

Forza, intanto mettiamo dentro le pecore.

Già che ci sei ne approfitto, dammi una mano.

Ci voleva proprio.

- Sei arrivato ieri? - Sì.

Hai già salutato i nonni?

Non ancora, sono passato in camera tua e sono venuto qui.

- Ci passerò. - Ha un diavolo per capello.

Non fa che dire che questa è casa sua.

- Il nonno Recep? - Lui, sì!

Dice: "Non mi faccia incavolare, sennò lo butto fuori!"

Quindi cerco di stare qui finché posso. Evito di andare da loro.

Questo fieno piace molto agli animali.

Vedessi come lo mangiano.

Ma costa troppo comprarlo sempre,

così l'anno prossimo...

lo voglio piantare anch'io.

- Che mi dici del pozzo, l'hai finito? - Scherzi? Ma che!

Mi sa che mi tocca dare ragione ai contadini, non c'è traccia d'acqua!

Non c'è? Sei sicuro?

Lascia perdere, sono arrivato a dieci metri, ancora niente.

Non l'ho trovata, con tutta la buona volontà che ci ho messo.

Rischiava di diventare un viaggio al centro della Terra, invece di un pozzo.

Non mi verrai a dire che ci rinunci?

Proprio così! Sarebbe stato bello...

dimostrare di aver ragione su qualcosa almeno per una volta, ma niente.

Di nuovo, hanno avuto ragione loro.

Ma va bene anche così.

Mi consolo dicendomi che:

"La ritirata in tempo è pur sempre una vittoria."

E tu? Ora che hai finito il servizio militare, che vuoi fare?

Non lo so.

O l'insegnante, e come te spreco la mia gioventù nell'Est,

oppure mi trovo un lavoro qui e spreco comunque i miei anni migliori.

Secondo te che dovrei fare?

Ognuno di noi, è chiaro, ha delle aspettative.

Se una persona ama il suo lavoro,

può vivere ovunque e in qualsiasi condizione.

Sai bene che come tutti gli insegnanti

ho iniziato la mia carriera in un paesino sperduto nell'est.

Il terrorismo all'epoca era all'apice.

Io mi ero immaginato un'altra vita, ma è andata così.

Non si realizzano i sogni in un giorno.

Quante cose, quante persone.

Anche se poi alla fine ho dimenticato la maggior parte di loro.

Però anche quell'oblio ha un suo fascino.

L'uomo deve seguire lo scorrere del tempo:

i ricordi belli e brutti si mescolano,

alcuni svaniscono e altri restano.

Scavando un segno nel tempo.

Tu per esempio hai parlato del tempo nel tuo libro, mi è piaciuto.

- Ma come, hai letto il mio libro? - Certo che l'ho letto, scherzi?

Alcuni passaggi anche due volte.

- Sul serio? - Certo che sì! Perché?

Che ne so... è la prima volta che incontro qualcuno che l'ha letto.

Non me l'aspettavo.

Ecco, lo vedi? Questo è il mio miglior amico.

E non credere che non abbia capito i passaggi in cui parli di me.

Non parli molto bene di me, ma va bene.

Deve essere così.

i giovani devono criticare le vecchie generazioni

e il progresso andrà avanti, non è vero?

Le mie non volevano essere critiche.

Hai letto il capitolo del pero selvatico?

Certo che sì. Maestoso pero!

Mi ha ispirato quello che ci raccontavi a scuola... l'avrai capito.

Sono felice di aver dato un contributo.

Chi insegnava nei villaggi all'epoca

aveva la libertà di derogare dal programma istituzionale.

E questa era una buona cosa.

Si modificava il programma in base alle esigenze del territorio.

Senza perdere l'equilibrio, è chiaro.

Quindi sì, ho fatto qualche discorso.

Davanti alla scuola c'era un pero selvatico.

- Ci parlasti guardandolo. - È vero, me lo ricordo.

Anche qui ce n'è uno, laggiù.

A volte trovo delle somiglianze

tra me, te, addirittura il nonno e il pero selvatico.

Come dire, privo di armonia, solitario... deforme.

Ognuno ha la propria natura e a quella non si fugge.

La vera impresa è accettarla e farsela piacere.

Anche il frutto del pero selvatico è deforme, come l'albero.

Ma a volte me lo mangio a colazione, sapessi quanto è buono.

Quello che voglio dirti è che la natura umana,

come quella animale, è piena di stranezze.

Io ho sempre scambiato le tracce degli sciacalli

con quelle dei cani e sono cresciuto in campagna!

Poi ho scoperto che quelle degli sciacalli hanno una sorta di gobba...

- Ci sono ancora gli sciacalli qui? - Come no.

Tra poco li sentiremo dalla riva del ruscello.

Che dicevo? Ah, sì.

Una volta scomparve una pecora, l'ho cercata tanto, ma niente.

Ho pensato subito agli sciacalli.

Ero dispiaciuto, ma l'ho accettato.

Poi una sera tornavo verso il villaggio

e sento un rumore appena percettibile.

Mi sono messo a seguirlo e sai cosa era?

La pecora si era rifugiata nel bosco per partorire.

Due agnellini che ancora non camminavano.

Allora li ho presi in braccio e siamo tornati subito qui.

Ascolta bene.

Il concerto è iniziato.

- Gli sciacalli? - Proprio loro.

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