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.
Lolli lollom, oi addio, ...
...accidenti al sapone, come pizzica... ...
...ahi gli occhi, l'asciugamano... dov'è la valigia? l'ho messa qui.
..
...ma che è?
... .
.
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.
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.
Era veramente una persona eccezionale, non le pare? Ma, non so.
Perché, non lo conosceva?
Sì, sì, lo conoscevo.
Ma come si fa a dirlo?
Ma guardi che questo era un puro...
Ma come si fa a riconoscere la purezza di un uomo?
Come sarebbe?
Quanti uomini, solo perché ricoperti da un abito
di rispettabilità, vengono considerati puri?
Ci sono anche uomini che potrebbero mostrarsi fisicamente nudi e rimanere puri,
però se ne incontriamo uno per strada, diciamo che è un pazzo.
Una volta io ho conosciuto un uomo d'onore.
Vai.
Sì, mo me freghi.
Chi era Federichino?
Niente, gli americani dei tranquillanti.
Cercano di fare i dritti.
Ma sai, Fifi, che mi dispiace che non convieni mai niente con quegli americani lì.
Ho una voglia matta di andare a New York.
Una visitina da Tiffany!
Ciao, ciao, ciao, ciao, ciao, ciao, ciao.
Amore, hai perso la voce?
Hai perso la collana di perle?
No, Fifi, perché?
Perché secondo me tu l'hai persa, tesoro.
Ma no, che idea, guarda.
Eccola.
Ah, e questa allora che è? Ma, non so.
Sarà una mia vecchia collana.
Il cassetto è chiuso a chiave.
Questa non apre.
La chiave ce l'hai tu?
No, deve essere quella che ci siamo persi tanto tempo fa.
Ma tanto, se vuoi, domani chiamo il fabbro.
Che fai?
Prova ad aprire, da bambino mi bastava una porcina.
Era uno scassinatore formidabile, sai.
Andiamo, Federico, mi rovini tutto il trumeau, scusa.
E smettila! Eh, che tono.
Mi sembri un po' nervosa, eh.
Che c'è?
Non vuoi che apri il cassetto?
Ma no, figurati.
A me mi fa un baffo.
Chi se ne frega, per me aprilo pure.
Soltanto trovo sciocco rovinare i mobili, ecco.
Va bene, va bene, smetta.
Non c'è bisogno di prendersela tanto.
E invece no, non mi persuadi.
Ho la strana sensazione che in quel cassetto ci
sia qualche cosa che tu non mi vuoi far vedere.
E se non me la vuoi far veder, io la voglio veder.
Fefe!
Scusa, cara, ma sono curioso.
Insomma, sei proprio deciso ad aprire.
No, è che la mattina se non rompo un trumeau non mi diverto.
E allora, caro, ecco la chiave.
Lo vedi? Lo sapevo.
Ho sentito le antennine che vibravano.
Scusa, eh, se la metafora è un po' pesante.
Ma questi sono gioielli.
Che cosa pensavi di trovarci, Fefe? Le lettere dei miei amanti?
Spiacente di averti deluso.
Emanuela, io mi sto sentendo male, sai.
Parla!
Federico, ti supplico, non alzare la macchina.
Guarda la voce.
Eh, regalati, lo capisci da te, non è possibile.
Comprati, no, i miei conti li conosci benissimo, quindi... E quindi?
Quindi li ho presi, no? Mi sembra così chiaro, scusa.
Ma come chiaro? Ma come presi?
Dove?
Ma un po' qui, un po' lì.
Un po' qui, un po' lì?
Ma come un po' qui, un po' lì?
Dove l'hai presi? A chi l'hai presi?
Un po' tutte, amore.
La Maria Luigia, la Marchesa Rossetti, Mrs. Roland, Rondelli Fria, un po' tutte.
Rondelli Fria?
Oddio, oddio, oddio. Oddio, oddio, oddio, non ci credo. Oddio, non è possibile.
L'hai rubato? Li ho presi.
Eh, sei una ladra.
Ma no Federico, non è una questione di lucro, sono tutti lì, non vedi?
Emanuela, ti prego, Emanuela, ti scongiuro, cerca di farmi capire.
Perché?
Perché?
Guarda Federico, senti, non cominciamo a fare il pignolo
con il perché, sai? Non lo so, li ho presi e basta.
L'hai presi e basta? Ma come? No, eh no.
Ma come l'hai presi e basta? L'hai presi con la carriola?
Guarda qui, è una cassettata da roba. Ma da quanto tempo è?
Saranno circa tre anni.
Da tre anni? L'ha rubata da tre anni la bambina, guarda, guarda.
Hai rubato anche i soldi?
No, i soldi non li rubo.
Ah, non li rubi?
No.
E com'è che...
Quelli vengono dalle lettere anonime.
Dalle lettere anonime? Ah, scrivi a.
..
Ah, fai i ricatti, fai. Oddio, mi sento male. Ecco lo stomaco.
Federico?
Oddio, lo stomaco.
Federichino? Hai lo stomaco.
Ecco, lo sapevo che non mi avresti capita.
Oioioioioi.
Fefe!
Federico, amore.
Fefe! Fefe!
Lo sapevo, amore, hai fatto lo sbruffolo, diventi nervoso e poi ti viene la gastrite.
Quando è cominciato? M'annuiavo.
Ah, ti annoiavi? Ma che uno si mette a rubare per
noia? E le altre signore che si annoiano come fanno?
Non lo so, forse non vanno d'accordo col marito. Ma io e te ci
vogliamo tanto bene, tutto così sereno, tranquillo, ma annoiavo.
Vabbè, ma dico, le altre signore che si annoiano hanno delle reazioni
normali, fanno un viaggio, aprono una boutique, che ne so, si fanno un'amante.
Ci ho provato.
Ah, perché sono pure cornuto.
No, ci ho provato, ma mica l'ho fatto, mi annoiava.
Meno male.
E poi non è la mia natura, lo sai, ti amo, sono una donna onesta.
Salve il particolare che da tre anni rubi ai tuoi amici,
ma se ti scopro non sai quanti anni sono di galera?
E qui so almeno vent'anni.
Tu capisci che adesso li dovrò restituire agli amici,
spiegare, scusate tanto, li ha presi mia moglie, s'annogliava.
Eh, io che ho sempre odiato lo scandalo, finire sulla bocca di tutti.
Io non ti capisco mica.
Scusa, sai, adesso loro non lo sanno, sei tu
che glielo vuoi dire, non glielo dire e basta.
Ma io glielo devo dire!
Già, ma che mi metti a parlare con te, che hai perso ogni senso dell'onore?
Cosa vuoi capire tu di queste cose?
Ma tu guarda se quel cretino di Rolando risponde.
Pronto?
Ah, è lei Rolando, che c'è?
Ma che vuole, Mascetti?
Va bene, me lo passi.
Sì, sono io, Mascetti, mi dica.
Eh, non lo so, arriverò fra una mezz'ora.
Che notizie dalla fabbrica?
Gli operai non riprendono a lavorare.
E le condizioni?
Va bene, Mascetti, a questo punto mi conviene accettare, io devo
fare le spedizioni a Berlino, a Lione, eh, mi costa molto di più.
Mascetti, faccio uno spostamento di capitale dalla fabbrica di Damasco, eh.
Fa rivoluzione in Siria.
Eh, ma la miseria se uno non può stare mai tranquillo.
Va bene, Mascetti, mi aspetti, vengo subito.
Amore, ma che succede?
Eh, la rivoluzione in Siria. Ci hanno bloccato i fondi.
Mi raccomando, io scappo, tu non ti muovere.
E perché?
Ma come perché? Potrebbero seguirti, pedinarti.
Ma scusa, amore, io oggi devo andare a fare la partita dalla Maria Luigia.
Ma che partita? Che Maria Luigia? Rubbi può fare la partita,
ma manca Ruba Mazzo. Fa un solitario, che è meglio, eh.
Ma un solitario non mi diverte, che faccio qui oggi tutta sola?
Per oggi da noi, fai meno danno.
Non posso proprio venire. Federico aveva fissato un impegno a me insaputa.
Buonasera, dottore.
Buonasera, Rolando, ciao.
Se mi fosse permesso di esprimere il mio punto di vista, vorrei dire che...
No, non lo puoi esprimere, Rolando, vada pure, poi la chiamo io.
Fai un po' presto, che mi serve il telefono.
Senti, Mariuscia, io devo proprio andare.
Però ascolta, cercate di arrangiarvi per
oggi, poi tanto la quarta la trovate domani.
Dai un po'.
Pronto, Mariuscia?
Dai, l'ho interrotto io, dai qui.
Eh, ma che furia, amore.
Grazie.
Come va? Malissimo.
Pronto, signorina, mi chiami New York, ENG 4752.
Me la faccio urgentissima.
Senta, inoltre, aspettavo una telefonata da
Berlino, me la passi invece a questo numero.
37 35 69.
Guarda qui, tutto aperto.
Eh, vabbè, tanto ormai... Ma come tanto ormai? Con Rolando in giro?
Rolando non ha mai toccato niente.
Grazie, signorina.
Hai mangiato, Fefe?
E dove mangiavo? Alla banca del lavoro? Eh? Alla
banca d'America? Al Vaticano? Oppure in borsa? Maledetti.
Con tutti i soldi che si sono fatti con me. Niente.
Senti, tesoro, perché non ti fai preparare da
Rolando qui una colazzuncella volante tipo la mia? No, no.
Una stracciatellina, non so, brodino...
Ma te volta zitta! Che devo pensare? No, scusa.
Pronto.
Sì, Berlino? Me lo passi, grazie.
Guten Abend, lieber Freund.
Ja, ich bin es, ja. Ja. So.
Was sagt ihr mit wegen den Aktien?
Nix? Wieso? Warum? Ja, attent ergat.
Das Geschäft interessiert ihr nicht? Attent ergat.
Warum? Wieso? Attent ergat! Ho va in Cucina con Gioielli a Chiappalo.
No, no, non dicevo a lei.
Ma come? Mi dice la mamma.
Vieni qui subito, sai?
Es ist sehr dringend.
Non mi fai arrabbiare, Bacchi.
Gibbensi mir bescheid.
Ma che dò, sai, oggi? Bacchi!
Per favore, ridai subito gli orecchini alla colana alla mamma.
Sei un mastietto, tu sai. Sei anche ridicolo con quella roba lì.
Bacconi, ridai i gioielli alla mamma. Ecco, bravo, così. Ecco, bravo.
Federichino, ma che cosa è successo? Amore.
..
Se ci sono guai, non ti preoccupare. Io vendo i quadri e le pellicce.
Ma che pellicce? Siamo rovinati.
Hai detto rovinati?
Ma proprio, proprio rovinati? Proprio la miseria?
Eh, va bene, amore, non fai quella faccia. Sono cose che succedono.
Vorrà dire che la affronteremo insieme, la miseria.
La miseria? E che ne sai tu della miseria?
Sei cresciuto a burro e zucchero nei collegi svizzeri.
Con i soldi di papà? Figurati, una che ruba per la noia.
Uff, quanto sei antipatico. Ti fissi con le scimmieze in un momento così grave.
Invece volevo dire che va bene. Tenteremo di far fronte.
Poi vendiamo tutto. Se non ci riusciamo, pazienza.
Eh, non importa, amore. Vivremo da poveri.
Ce ne sono tanti di poveri. Scusa, non sono più poveri che i ricchi.
Vorrà dire che ci arrangeremo.
Eh, in una pensioncina, una camera immobiliata, una mansardina.
Eh già, mansardina. Tu vedi la boheme con le scene di Zeffirelli.
Ma che ne sai che è una camera immobiliata? Io lo so.
Lo squallore, la puzza dei cavoli.
D'inverno la fila col cappotto sul pigiama, all'aspettata davanti al water.
Anzi no, scusa, davanti al cesso, perché quello è proprio un cesso.
Anzi, una mattina mi sembrò che avevi aspettato un po' meno.
Eh, dissi, oh, cominciamo a organizzarci, eh. Stamattina ci siamo spicciati.
Mi senti rispondere, no, che stamattina manca il ragioniere.
Stanotte si è ammazzato col gas. La mansardina.
Altro che mansardina. Qui bisogna annaffiare la finestra a corsecchio.
Per due giorni mi va tutto per aria.
Va beh, Fefe, ma hai sempre fatto tanti favori a tutti. Qualcuno ti aiuterà.
Ma chi ti aiuta? Qui se ti possono affogare, ti affogano.
Quando ho preso la prima rappresentanza di farmaceutici in Inghilterra,
se non mi sbrigavo a imparare l'inglese, già mi avevano fatto fuori.
Dopo tutta una giornata di lavoro, mette da fare tutta la notte
the dog of my father is white. The dog. The. The.
Con la lingua fra i denti e la testa che ti casca dal sonno.
Va bene, Fefe, ma ormai l'inglese lo conosci.
Vuol dire che se proprio dovesse succedere, io ti rimarrò
vicino nella sventura e ci rifaremmo una vita onestamente.
Eh, senti chi mi parla di onestà. Guarda, guarda.
No perché dico ti fossi accontentata di uno, nella follia, si potrebbe anche capire,
sai, una volta, per ammazzare la noia, un'emozione.
Ma guarda quanti sei.
Guarda, anelli, bracciali, non so quante collane.
Sono sedici collane, venti paio di orecchini, più braccialetti.
Eh già, che però valgono mezzo miliardo.
Chi viene al party domani sera?
Oh, già che noi, anche il party. Senti, vogliamo rimandarlo?
Ma no, ti ho chiesto solo chi viene.
Mrs. Roland, la Marchesa Rossetti, due americani, un delifria, mulghe.
Sua eccellenza Magli viene?
Sì, sì, con la signora, ai soliti più o meno.
Bisognava mettere sugli inviti.
È di rigore l'abito da sera.
Ma tesoro, scusa, che gusto c'è vedere gli uomini in smoking?
Ma chi se ne frega dello smoking?
Pensavo solo alle acconciature delle signore.
Federico, mi sembri un matto?
Che cosa ti importa se le signore vengono in lungo o in corto?
Federico non penserà ai gioiali delle signore?
È orribile, è orribile, è orribile.
Hai ragione, Bubi, hai ragione.
Ho perso proprio la testa.
Ma come mi è venuto questo pensiero?
E già perché ho pensato che con un miliardo potevo arginare per due giorni.
Hai visto, Bubi?
Lo vedi, Bubi, come bisogna essere forti in questi momenti?
Poi tu mi conosci, io non gliela farei mai.
Per carità, per carità, meglio la miseria che il disonore.
Sì, sì.
Va bene, va bene, Bubi, ricominceremo tutto da capo.
Mi troverò un impiego.
Pensa a dover ricominciare con una rappresentanza.
Se vuoi mi trovo un posto anch'io, amore.
Ma la cosa che più mi dispiace è che devi diventare brutta.
Ma come brutta?
Perché si diventa brutti, amore.
I poveri diventano brutti.
Niente parrucchiere, niente macchiaggio, niente vestiti.
Ingrasserai coi baffi e i peli sulle gambe.
Perché i baffi?
Perché non potrai continuare a fare le cerette.
Sono cose che costano e noi dovremmo risparmiare su tutto.
Ah, ma se per questo sono contenta, fanno male,
vorrà dire che userò le tue lamente vecchie.
Continuerai a farti la barba, no?
Eh, non lo so, non lo so.
Sarà dura.
È tutta una vita da rifare, sai.
E io ti starò vicino, amore.
La fila col cappotto davanti al gabinetto.
Ma vedrai che ce la faremo.
Emanuela.
Sì.
Ma com'è che non t'hanno mai scoperto a te?
Perché mi fai questa domanda, amore?
Perché mi sa tanto che io non gliela faccio.
Ma come non ce la fai, Fefe?
Che non ce la faccio, amore, non gliela faccio.
Io ho già fatto, non voglio rifare.
Io ho faticato troppo, io sto a caldo, comodo.
Poi io magna bene.
Io non mi voglio mica ammazzare col gas come ragioniere, sai.
E poi non mi sento neanche tanto bene.
A me se mi levi il massaggetto la mattina sono uomo finito.
Ma, amore.
Lo so, pupi, lo so, è orribile.
Io ci ho pensato seriamente.
Eh, New York, New York.
Noi due ce ne dobbiamo andare a New York.
Dov'è la lista degli invitati? Nel trumo.
Perché, amore, cosa vuoi fare?
Zitta, zitta, non mi ci far pensare.
Solo l'idea che mentre sto parlando con Sua Eccellenza
tu magari stai sfilando la collana alla moglie e mi viene la gastrite.
Tanto io non gliela sfilo.
Come non gliela sfili? Mi vergogno.
Te vergogni?
Rubbi da tre anni, te vergogni proprio adesso?
Ma è diverso con te che mi guardi, mi secca e poi sono sicura che ti metti a ridere.
Ma se è un favore che te gliedo io mi metti a ridere?
Io morirò dalla paura, dall'angoscia che già mi trema lo stomaco.
Dove sta? Rondelli fria.
Ecco.
Già mi comincia la gastrite.
Amore, prova a fare uno sbrufoletto.
Eh, non me via adesso.
Tu non puoi nemmeno immaginare
quello che soffrirò.
Pensa se non la reggo.
Allora non facciamolo.
Eh, no.
Casomai con una scusa io me ne vado a letto
e tu continui da sola.
Pronto?
Sono il segretario di Casa Poli.
Vorrei fare una comunicazione alla signora.
Emanuela?
Mmm?
Ma tu sei brava davvero.
Uh, sono bravissima.
Sai come faccio? Aspetto che... No, ti prego Emanuela.
Eh, almeno risparmiami i particolari.
Però Fuffè come sei incoerente con tutte le storie che hai fatto sull'onore.
Eh, Emanuela mia.
L'onore è un lusso.
Pronto?
Sì?
Rondelli fria? No, signora.
Volevo soltanto comunicare.
Che per il party di domani è di rigore l'abito da sera.
Gran gala, signora.
È molto importante.
Abito lungo, gioielli e tutto.
Anzi, se mi permette un consiglio.
Indossi la sua parure migliore.
Non se ne pentirà.
Prego, signora.
Andiamo qui? No, signora.
Ma per favore, le prendiamo bene le prime tre ore.
Che c'è?
Che c'è?
C'è, c'è!
No.
Torniamo prima al... A me è un sacco di lavoro.
Eً, non mi sc馹ccio, scusa.
Guarda.
Sto stanca pure figurato che io glielo dica al portiere perchè
veramente e' una cosa indegna, ma non se la deve andare a chiedere.
Guarda come l'hanno lasciata!
Veramente queste sono le ragazzine, che stupide...
Per fare le ragioni delle signore devono essere costrette
a rimanere a piedi, veramente una cosa insensibile! Buonasera.
Buonasera.
Commendatore, non faccia capricci
Grazie, grazie mille.
Prego, prego.
Beh, di nuovo buonasera.
A rivederci.
Grazie mille, grazie.
Buonasera, signora, e se ha bisogno di me, mi telefona pure.
A me può dire, professore, come l'ha trovato?
Bene, è solo vecchio e non vuole essere vecchio.
Si ridiventa a bambini, perché la vecchiaia è strana.
E se le raccontassi?
Ma lo sa che una volta un vecchio lanciatore di coltelli...
Poi, boia di un Giuda, è sempre un gran bel cartellone.
Ostrulla, Saturnia, che ii prendesse un cancro.
Vieni, o che tu aspetti?
Arriva, Pietrocio, mi arriva. È che la roba è pesante, eh?
È che tu, sta vecchia, una volta con la gamba di legno...
...ci facevi le pirollette, ci facevi.
Ora non ti ci reggi manco più in piedi.
È che con l'umidità mi si sveglia l'artrite alla gamba buona.
Ma tanto che fretta c'è.
Comunque, se non si approfitta di quest'ora...
...che i tonietti vanno a fare il bando in paese... ...quand'è che si prova?
Non voglio mica far brutta figura domani sera, sai?
Ma se proviamo tutto bene, brutta figura non si fa.
Non l'ha nemmeno guardato, e guardalo, l'infallibile Morgas.
Attrazione internazionale, signori e signori, brutti bastardi.
Non vedo l'ora di ritrovarmi in pista, orco diavolaccio.
Hai visto che si è trovato l'oro? ...e tu, brutta crollaccia, non ci credevi.
Troviamo un portierato, troviamo un portierato.
Ti si è proprio anacquato il cervello.
Portierato io.
Vacci tu a fare la portiera.
Chi tiene l'ali vola.
Oh, ma che ti sei seduto? Non cominci a farla sfatigata, vai.
Cominci a montare la sagoma.
E che è?
Io... Io ne volevo parlare un po', non ne possiamo ragionare un po', eh?
Ma che ragioni? Tanto gli ho sempre ragione io.
Te l'avevo detto che sarebbero venuti i ginoccioni...
...a supplicare l'infallibile Morgas.
Sì, e se a questi qua non gli moriva il prestigiatore?
Ma perché ti credi che li trovano tutti i giorni artisti come noi, eh?
Con quarant'anni di trionfi su tutte le viste del mondo.
Certo, anche il circo gli ha i suoi alti e bassi...
...ma è nella bufera e bisogna tener duro.
Oh, mi pareva a mill'anni e non gli toccavo i miei coltellacci.
Ora gli tolgo la ruzzine...
...e domani sera spacco un quattro anchivelli del Tonietti, spacco.
Vabbè, vabbè, però mi devi promettere...
...che adesso, prima della prova, andiamo per gli occhiali, eh?
Gli occhiali?
Se torniamo, farvi perdere tempo con quei stessi ampiaggini, sai?
E chi ci vuole?
Facciamo un salto qui in paese e tu ti fai gli occhiali nuovi.
Oh, perché mi dovrei cambiare l'occhiale?
Ma come perché?
Perché tu non ci vedi più tanto bene.
Non ci vedo. Non ci vedo io.
Ma io ci vedo benissimo, brutta vigliacca e tunzaltro.
Ti ciro del fegato perché sei guercia, eh?
E tu mi vuoi denigrare proprio nel mio lavoro, eh?
Non ci vedo bene.
E io domani sera al numero della fossa del sociale, figuratelo un po'.
Davvero, davvero, questa scempia mi fa perdere il lume.
Ti ho detto, monta subito la sacca, forse non batte ne subito, capito?
Amore, ecco, ora ti è venuta la tosse, vieni.
Amore, vieni a strillare, non ti arrabbiare che ti fa male.
Lo sai, Pietruccio mio, non ti devi nervosire.
E chi è che mi fa innervosire, brutta cacaveleno?
Ehi, come sei diventato permaloso, amore mio.
Come l'altra sera all'osteria che io per brindare ti ho detto salute.
E tu mi hai buttato tutto il bicchiere di
vino in faccia, come se ti avessi detto crepa.
Pare che io parli per farti arrabbiare.
Ti si compra chi non ti conosce.
A me mi dispiace quando ti arrabbi, sai?
E allora non hai sensibilità, perché offendi?
Se parlo degli occhiali, non ti devi offendere.
Tu lo sai che sei sempre stato il mio eroe.
Per carità, io lo dico per te.
Perché poi come va a finire, com'ha la smara?
Caglià la smara, che c'entra la smara ora?
La smara, non ti ricordi?
Per farlo spiritoso hai voluto fare il numero senza occhiali.
E beh?
Ma come, amore? Hai voluto fare il numero senza
occhiali e mi hai preso proprio alla gamba.
Con quello che costavano le gambe di legno.
Ok, tu sei esagerata.
Intanto sei andato a quel mobiliere amico e invece
dell'arto artificiale egli è pure antiestetico.
Dici, mi sei quella bella gamba.
Tornita di cantocca e gli era una bellezza.
Tant'è vero che si disse peccato, ora c'è quella bora che disturba.
Eh!
E tu ora non te lo ricordi?
Ma gli avevi le gambe storte gli avevi prima.
E invece con quella bella gamba barocchetta tirata a
lucido prendesti tutto un sapore, un'aria avventurosa.
Piacevi di più anche agli uomini.
Eh!
Non te lo ricordi che a Reggio Calabria ti
chiamavano la Corsana, no? Non te lo ricordi, eh? E no, amore.
Corsane mi ci chiamavano mica per la gamba di legno.
Mi ci chiamavano per la penna che mi doveva.
Mi dovetti mettere sull'occhio.
Ma sì, quella sera che tu eri un po' stanco e per tirarti su
il morale mi dicesti bevo un goccetto poi ti faccio vedere io.
Proprio così mi dicesti ti faccio vedere io.
Non l'avessi mai detto.
Mi acchiappasti proprio all'occhio.
Che buon sinuare! O che mi rappresenta lo stesso discorso?
Cominci a tirare fuori i costumi invece di usare quella linguaggia o montri la carne.
No, no, no.
Niente, niente.
È che una gamba e va bene qualche stuccatura e si fa avanti lo stesso.
Insomma, uno può anche bastare.
L'orecchio... Ma quello fu colpa tua, vuole negare che ti picchio.
Ma come mi picchio?
Fosti tu a muoverti mentre tiravo.
E se non mi muovevo mentre tiravi non starei più a fare questo discorso.
Perché quella volta a fucicchio per fare il
numero con la sinistra a momenti mi facevi secca.
Ma chi lo dice?
Se tu fossi stata fermo un momento qui non succederà nulla.
Perché io sono un grande tiratore, capito, cretina? E va bene.
Tu sei un grande tiratore.
E allora gli occhiali?
Cambiali per me, un caprice di donna.
Lo vedi che sei una vipera?
Lo vedi che sei una serpa e stai cercando di avvelenarmi?
E io ero tanto contento, mi sentivo tutto in palla.
E mi si sfrigge il sangue al pensiero che domani si scende in pista.
E tu ti metti a spargere il veleno, dimetti.
Ma no, amore, no, non fare così.
Perché che ho detto?
Io davvero lo penso che sei un grande tiratore.
Magari non hai più proprio la mano ferma di quando avevi vent'anni.
Ma io dico, amore, quando bene bene mi hai preso all'altro occhio? Non so, cieca.
eh
E chi ti segue più?
E se mi prendi all'altra gamba, come ti seguo io?
In carriola?
Ah, ti è uscito finalmente il rospo, eh?
Tu te c'hai paura? Eccola com'è.
ah, ah
La mano, l'occhiale, tu te c'hai paura, Saturnia?
Se tu sei invecchiata boia di un cane, altro che io.
Appena hai visto i coltelli hai cominciato a dare i numeri.
Tu ti si fa sotto dalla paura.
Ma guarda che con me hai sbagliato, sai.
Perché io la son tanti anni e ti sopporto, eh.
Ma ora basta, sai.
Bello maiale.
O tu ti rendi conto che per il numero quanto tu mi sei ripeso?
Ma io ti mando al diavolo, sai.
mi trovo una bella partner, giovane, fresca,
con la sua bella coscia di fuori e le sue belle
poppe di fuori che richiama anche il pubblico.
Coraggiosa e tutto.
Hai capito?
Posso pure scomparire?
Ma voglio proprio vedere dove la trovi, la partner con le poppe di fuori.
Non ti preoccupare, me la trovo io.
Sono vecchio ma ancora gagliardo.
E con la ragazza ancora ci sa fare il Morgan, sai.
Vai via, non mi toccare.
Vade retro, sai.
Se mi metti a brutta sciancata ora mi diventi anche cagona, mi diventi.
Oh, se non hai fiducia vattene via subito, capito?
O mi fa perdere tempo.
Io domani sera non voglio mica far brutta figura, sai.
E proviamo, proviamo.
Madonna mia.
Pare che io non voglio provare, Pietruccio.
Io sono pronta, scusa.
Poi hai una scalavacca.
Non c'è bisogno che tu diventi nervoso.
La sagoma già l'ho montata, no?
E allora?
San Gennaro mio.
San Gennaro.
Ora si riattacca con San Gennaro.
Ti ho detto mille volte, non tirare in ballo i tuoi santi personali, capito?
Io sono andato da San Genesio, quindi da altri con me non si ragiona.
Ma San Gennaro è un santo importante.
E se mi raccomando a lui anche per te è meglio, no? Amore mio.
Cominciamo con le raccomandazioni, non ho bisogno di nessuno io.
Ma ne tengo bisogno io.
E allora tanto più, è meglio che cambi protettore.
Perché con quel San Gennaro lì, in tanti anni che gli sei devota
non ti ha mai fatto la grazia di farti trovare 10 lire in terra.
E quello come me lo faceva?
Non ho la grazia, scusa.
Io lo prego e tu lo insulti.
Ma sta zitta, strulla.
Per far un miracolo l'anno gli ci vuole una caterva di preghiere.
Come santo, è proprio un dilettante.
Se gli ero Il Padreterno, io manco cherubino lo facevo.
Parla, sa, parla.
Fortuna che San Gennaro è santo, e non è permaloso.
Se no, davvero, davvero.
Giusto, ce n'ha poche, fallo essere pure permaloso.
Zitta, zitta, zitta.
Mannaggia.
San Gennaro.
Io ce la levo quella faccia gialluta alla roulotte e ci metto San Genesio.
Egli è un santo serio.
Non fosse altro, protegge gli artisti.
Se vuole quello ti fa ricresci anche la gamba matta e senza darsi tante arie.
Dov'è la piuma col diadema?
Nel sacco, al solito posto.
Fortuna che San Gennaro lo sa, ma tu, Petruccio
Medri, hai un carattere, scherzi sempre.
Come sei bello, morivino, come sei bello.
Guarda, entri in pista così, mi sembri l'Arcangelo Gabriele.
Invece di tante sciapate, vedi di fermarmi.
Mi s'è incastrato un piede, porco diavolaccio.
Ma questa entrata a volo non ti sembra poco pericolosa?
E come mi presento, come un imbecille mi presento?
L'entrata l'ho sempre fatta al volo e al volo
voglio entrare, a rischio di rompermi il collo.
Amore, mi aiuti?
A cosa?
A mettermi il reggipetto.
E cosa reggi se non hai più nulla?
Sei tutta panza, ti ci vorrebbe un sottopanza, come i cavalli.
E lo vedi sto cencio che sembri una tignosa?
Dov'è il turbante?
Non c'è più, amore, l'abbiamo venduto a Barletta.
Reggiseno, credi di essere una trottolina, credi? Vieni.
O che è questa schifezza?
O che hai fatto in testa?
Haiperduto i capelli?
Ma come, amore, non ti ricordi?
Sono tutti colpi di striscio.
E il quarto coltello, no?
Quello che tiri sembra basso.
Ma sei sicura?
Tu mi racconti frottole, chissà come te lo sei fatta, quel lavoro.
E come me la sono fatta?
E che sono stati i pellirosse?
E il quarto coltello, io te lo dicevo... Basta, ho capito, duzzola.
Col quarto coltello si alzerà un portiere e via.
Piuttosto cosa ci metti domani sera su quella testaccia?
E adesso che qualche cosa m'arrangio,
se tu mi permettessi di tagliare un pezzetto del mantello tuo,
mi farei un turbantino.
Il mio mantello non si tocca.
Vabbè, vabbè, non lo tocco, non lo tocco.
Me lo faccio con la fusciacca.
Basta che non ti nervosisci, amore mio.
Si vede proprio che i bachiti cominciano a mangiare il cervello.
Piuttosto vedi di darmi una bella lucidata alle medaglie.
Certo, certo, amore mio.
C'è, ci penso io.
Te la faccio lucida, lucida, lucida.
Quanto sono bella!
Ah, bei tempi!
Porca vacca, guarda come sono ridotta.
Ti ricordi?
Chi me la diede questa?
Ah, in Abissinia.
Me la diede quel moretto, parente di Ailè Selassié.
Come si chiamava?
Gli era un rassa anche lui.
Gli ero un parente stretto.
Mi si chiamava Immirù, Macallè, non mi ricordo.
Eccome se mi ricordo, amore
Ci stava pure la moglie, nera, nera.
Teneva l'anello al naso.
Era molto gentile, una vera signora.
Bei tempi, 1936, mi pare.
E lì che cominciasti a non vederci più tanto bene.
Marituzzo, la boia del Giuda buca.
Quella è la prima volta che mi colpisti, ecco qui.
Tengo ancora la cicatrice.
Allora, questo fu la volta di Cefalù.
Eccola qui, amore mio.
Questa qua è lunga.
Senti, Pietro, ma almeno una pulitina agli occhiali non ce la vuoi dare?
Basta, non si fa più nulla.
Me ne vado.
Ora hai proprio cominciato a martellare i timpani con questi occhiali.
Tu mi porti anche jella, ci vediamo! Vai via!
Tu per la tua carriera e io per la mia.
Non ti voglio più vedere.
No!
Non te lo dico più.
Giuro.
Giuro, proviamo subito, subito.
Non ti arrabbiare.
Vieni, vieni.
Guarda pure lì.
Io sono già in posizione.
Tira, amore, tira.
Tanto la madonna di Pompei mi deve tenere una mano in testa.
Quella lo sa che non è colpa tua, che quella è l'arteriosclerosi.
Tira, tira.
Basta che non ti arrabbi.
Per quanto sapessi come sei bello quando ti arrabbi.
Sai che mi ricordi?
Mi ricordi la prima volta che ti ho visto.
Al circo.
A Mergellina.
Io avevo sedici anni.
Come eri bello.
L'infallibile Morgast.
Come mi piacevi.
Mi innamorai subito subito.
Te lo ricordi, Pietro?
Eppure penso, amore mio.
Che papà è impiegato al comune, mamma professoressa di pianoforte, borghesi e tutto.
A me poi ci tenevano tante.
Io ero pure figlia unica.
Penso che dolore quando tu mi hai rapito.
Rapita? Che t'ha rapita? Ci sei venuta perché ti piaceva-
Ma io ero innamorata.
Innamorata?
E che ti sfriccicava la frullassera dell'avventura, altro che innamorata?
No, Pietro, no. Quello era proprio amore.
Oh, Saturnia, e basta!
Insomma, la smetti con questa scividezza, che si deve provare?
E tu non ti muovere.
Ma così è lontano, Pietro.
Zitta, tu mi fai nervosire, non lo vedi?
Come è andato ora, Saturnia? Male.
Ma come male?
Io ho tirato giusto, porca vacca, sono sicuro che tu ti sei mossa.
Di' la verità, Saturnia.
io ho tirato giusto.
Saturnia.
Saturnia.
Oh, Saturnia.
Ma che maniera è?
Ma che si fa così?
Il secondo coltello non l'ho sbagliato mai.
Amore.
Amore mio.
Ma sono scherzi da farsi, questi?
Ora te lo ho a trovare un'altra partner per domani sera, io.
Accidenti alle donne, accidenti.
Marchesa Mandelli Guidi.
Professor Portabella, docente diritto canonico.
Ornellina, non c'è?
Sì, Ornella, vai.
Ornellina?
Chi è?
Non lo so, non c'era nessuno.
Non ti muovi, se ti muovi ti ammazzo.
Lasciami, fammi andar via.
No, resta qui.
No, voglio uscire, lasciami.
Avanti, fermati.
Lascia la porta.
Avanti, fermati.
Voglio andarmene.
No.
Sì, lascia la porta.
Ma che mazione.
Tu.
Lascia la porta.
Io ti odio.
Lascia la porta.
Vieni da là, avanti.
Voglio andar via.
Ma vuoi fare uno scandalo?
Sì, non voglio più vederti.
Non urlare così.
Io ti odio.
Ti odio.
Ti odio.
Che orrore.
Ti odio.
Lo sai.
Non voglio più vederti.
Avanti, non fare storie.
No, no, me l'avevano detto.
Ma io non ci avevo detto a credere.
Avanti, non fare scandali.
Rientra dentro.
No, no.
Rientra dentro.
Sei un vizioso, anche se ti senti un uomo superiore.
Cretina.
Oh, Raffaele, mi hai spaventata.
Se c'è uno che ha il diritto di spaventarsi, anzi di meravigliarsi, questi sono io.
Perché ti sei messo quel ridicolo vestito?
Perché?
Perché gli stivali si sono rotti, ho dovuto
mandare dal calzolaio, saranno pronti mercoledì.
Posso prendere il frustino, se vuoi.
Disgustoso.
Non hai il minimo senso del costume.
Un mavinavetto col frustino.
Ma che ne so, con tutte queste pagliacciate che mi costringi a fare.
Mi sono messa questo perché lo credevo uno dei tuoi preferiti.
Se poi ti è venuta l'idiosincrasia per la Marina, avvertilo.
Eh, lo so, il matrimonio è difficile.
Non vedi intorno a te, caro Lilli, che ci mitevo di vite matrimoniali.
Solo pochi esistono.
E sai perché?
Sempre la stessa minestra, sempre la stessa minestra.
Oh, tu poi non sai fare nemmeno la minestra.
Perché, è salata?
C'è una percentuale di colore di sodio maggiorata dell'80%, quindi fa schifo.
Ed è fredda, come un cadavere.
D'altronde, come posso sperare che tu capisca la logica dei miei ragionamenti
quando ho prove continue della tua incapacità
da dopervare l'organo chiamato cervello.
E non ho ancora risolto il dilemma.
Tu ti limiti a non pensare o hai solo una limitata capacità di pensare?
Quando, ad esempio, apri l'aria condizionata
e lasci la finestra aperta, io mi domando.
Come spieghi un'azione così sciocca?
Le cellule cerebrali, la meningia, insomma, com'è
che non t'avverte, non scatta, non entra in funzione?
Piantala, Raffaele!
Adesso sono proprio stanca e non ne posso più di
questi ridicoli costumi da ballerina di quart'ordine.
Di fare la baiana, la cavallerizza e il marinaretto.
Basta!
E che diamine!
Sentirsi dare la cretina dalla mattina alla sera
vestita pure da marinaretto è una cosa da impazzire.
Perché poi quando mi guardo nello specchio trovo pure che hai ragione.
Mi sento un idiota vestita così.
Ma la colpa è mia che ho cercato di seguirti nelle tue manie.
Invece vuoi sapere una cosa?
È proprio quando ti seguo che mi sento irrivedibilmente cretina.
Che cosa guardi?
Sì, mi metto le calze nere, sì, quelle che tu trovi orribilmente banali.
E lo faccio apposta.
Attento, sai!
Perché non si può mai sapere che può arrivare una
donna che si sente dire continuamente cretina.
Ma non sono io che te lo dico, Lillina, sei tu che sei cretina.
Raffaele, basta!
Non prendetela, è una disgrazia.
Che so io, come un virus.
Che cosa ci vuoi fare?
Attento, Raffaele, non esagerare.
Ma non credo.
Te ne accorgerai molto presto che io non sono cretina come tu mi dici e mi
ripeti tutti i giorni da che ci siamo sposati con la speranza di convincermi.
Riesci solo a esasperarmi.
Non capisco perché tu ti accanisci tanto contro l'evidenza dei fatti.
La tua cretinaggine è assolutamente inconfutabile.
Comunque... Comunque, se vuoi, posso dimostrartela un'ennesima volta.
Vai a prendere il dentifricio.
Cosa?
Vai a prendere il dentifricio nel bagno.
Ma quale dentifricio? Non capisco, cosa c'entra il dentifricio?
Ma sì che lo capisci.
Ma no, cos'è? Un'altra delle tue bizzarrie?
Andiamo, non fare la stupidina, su.
Vai a prendere il dentifricio.
Dio zia, che significa?
Va bene, se preferisci vado io.
No, no, cosa c'entra? Se insisti ci vado, ma mi sembra una sciocchezza.
Non ha senso mandarmi a prendere il dentifricio proprio adesso che stiamo mangiando.
Non so, vero?
Corri!
No, non quello, quello che sta nel bagno.
Ho capito Raffaele, adesso lo prendo.
Pronto per me.
E' puerile, semplicemente puerile.
Vieni, vieni, senti.
No, vieni, vieni, accomodati.
Siedi, prego, siedi.
L'odore di mandorle amare si distingue benissimo.
Non ti pare curioso in un dentifricio che è notorioso?
E sicuramente sa di caramella?
Amore mio, se vuoi dopervare il veleno che sa di mandorle amare,
il più elementare discernimento ti dovrebbe
consigliare perlomeno un dentifricio alla mandorla, per sperare che io non lo senta.
Guarda Raffaele, ti giuro che non capisco.
No tesoro, non devi essere infantile anche se sei cretina.
Questa volta mi capisci benissimo.
Hai deciso di uccidermi col veleno nel dentifricio.
Idea che per quanto molto imprecisa, presenta una sua originalità.
Prima sciocchezza, tenere sotto il cuscino il libro
giallo morte nel bagno, che avevi già letto un anno fa,
e che evidentemente ti ha espirato l'idea.
Seconda, questo dentifricio alla caramella, per parlare solo delle più evidenti.
Tu queste cose non le puoi fare, amore mio, perché
tu sei cretina, mentre io sono intelligente.
Ti sopravantili.
Raffaele!
Eh sì?
Vuoi che non sappia che dal 14 gennaio 1962 tu sei l'amante di Peruini?
Il mio assistente col ciuffetto?
Che è cretino quasi quanto te?
Lo so benissimo.
Ma Raffaele, che cosa dici? Io ti giuro che non...
Andiamo, non cominciamo col classico balbettio dell'adultera.
Vi vedete due volte alla settimana, piazza indipendenza 103, alle 5 del pomeriggio.
Ed è lì che avete fatto questo piano.
Cretino.
Io ti seguo con interesse, Lilina mia. Con affettuoso interesse.
Volevo proprio vedere come se la cavava la mia cretinotta.
Ridicolo.
Poi io dico, è lecito anche essere sciocchi, ma non bisogna abusarne.
Ti prego, sì, supplico, basta!
Mi prendi una banana per piacere, ho ancora un po' di appetito.
Il pasto è stato così fugale, è inaccettabile.
Ecco, ora piange.
Piange.
Non regge il colloquio, figuriamoci il delitto.
Ma, occupiamoci di cose serie.
Vediamo di risolvere la mia partita.
Dove ero rimasto? Scaffo a voi.
È proprio il caso di dire, mi sono fregato con le mani mie.
Sono il mio unico averosavio temibile.
Raffaele.
Ahi, ahi, ahi.
Raffaele.
Io capisco che ti secca un po' il fatto del veleno nel dentifricio, lo so che è brutto.
Ma, l'idea non è mica stata mia, sai.
Lo so, lo so.
L'ingenuità con cui mi hai fatto fare l'assicurazione
sulla vita, tre mesi fa, è classica di Perurini.
Ingenuo, avido e cretino.
Di fida degli uomini col cioppetto.
No, dimmi per curiosità, come pensavate di sbarazzarvi del mio cadavere?
Raffaele, ti prego, non posso!
Ma ti prego, dimmelo, mi diverte?
Come pensavate di trasparire il mio cadavere? Dimmi.
Noi, pensavamo di metterti in macchina e fingere un incidente dando fuoco a tutto.
Ma tu, naturalmente, la troverai un'idea cretina, come al solito.
Ma perché, amore mio, ti metti in queste avventure, con Perurini, poi?
Un assassino, un vero criminale, deve essere un
superintelligente, uno scienziato, quasi un genio.
Perurini non sa fare nemmeno a memoria, che so, il calcolo algebrico
della disintegrazione dell'atomo, quanto di meno adatto come complice.
Andiamo.
Uccidere me è facilissimo.
Tu mi dici, Raffaele, ho finito la legna per il caminetto.
Ti prego, vanne a prendere in cantina.
Io vado.
Tu mi svidi il terzo gradino.
Col mio piede nella penombra non vedo il gradino svitato e casco.
Lì tu, che per quanto cretina, se vuoi fare di queste
cose un minimo di coraggio, lo devi avere per forza,
prendi la mia pistola, che, come sai, è nel terzo cassetto della mia scrivania,
mi spavi alla testa e mi seppellisci in cantina.
Dopodiché metti a quell'imbecile di Perurini un mio cappone,
un mio cappello e un paio di patti e partite per il Sud America.
Raffaele, sei un mostro.
Invece di dedicarti a considerazioni così
idiote, dovresti accorgerti che al mio piano
manca uno dei pilastri fondamentali del vostro progetto.
L'assicurazione.
Date retta a me.
Lasciatela perdere l'assicurazione, quelli non li freghi.
È statisticamente provato che non li freghi.
Prima di pagare gli scotti canoviva.
Al contrario, tu fai prendere a Perurini
tutti i miei appunti sul nuovo libro di fisica nucleare che sto preparando.
E in Sud America quell'imbecile li pubblica,
guadagnando molto di più dei quattro soldi dell'assicurazione.
E inoltre questo gli assicura delle...
Queste sollecitazioni sessuali da bassa truppa mi invitano.
Smettila! Come vuoi.
Come dicevo, i miei appunti gli assicurano ottime offerte di lavoro.
Anche se di breve durata, perché dopo un po' si accorgono
che non è Favina del suo sacco e lo cacciano come si merita.
Cioè come un perfetto imbecile.
E non hai nemmeno considerato l'eventualità
che, pur essendo cretina, io ho bisogno di te.
Per il giorno che mi avessi abbandonato,
avrei potuto uccidermi da solo.
Andiamo.
Andiamo!
Su, coraggio, vieni Lily.
Prendi i guanti.
Altrimenti possono rimanere delle impronte.
Pronte.
Ma Raffaele, che cosa vuoi fare?
Vieni Lily, vieni.
La pistola è qui, sulla benso e la vicino alla micchia della luce.
Il quarto gradino l'ho svitato io per dimostrarti.
Ecco, guarda, non si vede affatto.
Sarai caduto come un cretino.
Ora non casco.
Potrei anche farmi male, francamente.
Accidenti alla lampada.
Continuano ad appenderla qui sulle scale.
Forse me lo fanno apposta.
Ecco, più o meno sarei caduto qui.
Oh, la fossa ve l'ho già scavata io.
Se no voi col panico chissà cosa avreste combinato.
Sai le cretinate.
Infila i guanti, Lily.
Prendi la pistola.
Attenta che è carica e senza sicura.
Stupidina come sei potresti spararti su un piede.
E adesso calma, che questo può essere davvero un delitto perfetto.
E non quella scemenza che avete pensato voi.
Avanti, Lily.
Prendi la mira e spara.
Spara, Lily.
No, adesso non ti sparo più.
Accidenti a te, ma hai tolto pure questa soddisfazione.
Ti odio.
Neanche ucciderti mi hai lasciato.
Ti odio.
Anche in questo trattata come una cretina.
Ne ero sicuro, Lily.
99 probabilità su 100.
Col delitto perfetto preparato tu non avresti sparato.
E sai perché, Lily?
Perché sei cretina.
Tu eri sicuro che non avrei sparato.
Hai preparato tutto questo ed eri sicuro che non ti avrei sparato.
Ma certo.
Matematicamente sicuro, Lily.
Raffaele.
Raffaele! Raffaele.
Raffaele.
Raffaele.
Ottimo.
Oh...
figlia.
diamondsi al figlio.
Oh!
La tako!
No!
Oddio!
No! Cosi mi piaci.
..
...Viva!
Ma come non sei morto?
Ma io ho sparato,perchè non sei morto?
Ma e la palissia,ne ho caricato la pistola a salve,conoscendoti... Oddio!
Non potevo escludere la probabilitia che avresti spavato... Ricordatelo sempre Lili!
No!
Non chiamarmi cosi.
Ti odio,ti odio!
No! No! Nella tomba! No! Non voglio essere morto!
Così mi piace la mia piccola assassina, impugnata come una tigrotta!
No! Non voglio! Lasciami!
Sei tanto riposante per me! Così deliziosamente coetina, la mia nonna!
Baciami!
No! Hai anche la bocca sporca di sangue!
Non preoccuparti, cava! E sce...
Signore! Senta, signore!
Chi? Chi mi vuole?
Sono io!
Signore, per cortesia, aiuto!
Che ce l'hai con me?
Sono qui! Dietro di lei!
Guarda che io ti sento, ma non ti vedo!
Guardi qui nell'ascensore!
Buongiorno!
Buongiorno!
Mi chiama il portinaio, per favore!
Perché?
Sono nudo!
E non ti vergogni?
Brav'uomo!
Buh!
Mario! Micheline! Lesto! Lesto!
Russi! Antonietta!
Ehi!
Se mi fai un bacio!
Lesto, che c'è?
Lesto! Vieni!
Ancora così state?
Lesto! Che ti metti lì alla scuola?
Russi!
Mi fa male!
Io oggi alla scuola, un giorno, mi fa male gli piedi!
Allora, la cartella te la porti io?
No!
No, tu ieri te la sei portata.
E' importante, tu la porti sempre.
E' buono?
E' stato buono?
Ma porca mattina, volete sta zitta?
Zitta, zitta mamma, ecco, bello, bello.
E' stato lo zitta che l'hai svegliato? Ecco, ecco.
Quanto mi piace il tuo amore.
Canta, parla adesso.
Chi inizia a cantare?
Che canti?
Non c'e' piu' rispetto per chi dorme.
Il destino infame.
Quando non ti senti bene, ...,,..,.,...,...,..
e la più cantava!
Che vuoi?
Le garzoni!
Alla femmina bisognerebbe cucirci la lingua appena che nascono!
Se nascessero addirittura senza la lingua sarebbe ancora meglio!
La camicia!
Che fai?
Te la pegli pulita!
E chi te l'ha ordinato?
Che siamo diventati signori tutti insieme?
Che se cambiamo la camicia cosi senza ragione?
O fosse venuto Pasqua e non me lo si accorta?
.,?..,..,..,..,..,..,..
,..,..,..,..,..,..,..,..,..,..,..,..
500 lire.
500 lire?
500, 500, che s'ho detto 400, si diventata sorda se fossero orta del mondo.
Oh!
Ci vorrebbe pure che la femmina si mettesse a raccontare i sordi nel sacco al marito.
E ricordatelo sempre che a casa mia le garzone le ha
portate mia nonna, le garzone le ha portate mio padre,
e fino a che campo per la mastella le garzone le porto io.
La camicia pulita.
Chi ci possa pensà?
...
Salute, si gioca.
Salute.
Ah, la femmina.
Mannaggia.
Ma perché uno si sposa? Eh, mannaggia.
Peggio guai e non potevamo passà nego.
Mannaggia.
Ma io dico quel giorno non m'ho poteo fermato.
Ero pure testimone, mi stivo vicina.
Quando Don Furgenzi m'ha detto sii contente,
me dovevo suggerì no.
Eh.
E gli figli.
Mannaggia.
Che la sera ci non potevamo sta tanto bene all'ustaria a gioca tre sette,
e invece se mi da a casa,
gli abbiamo fatte gli figli.
Quale sera? Lui sempre là stava.
Tu quanti figli hai? Quattro.
E io cinque.
E quella cinque sera è stata chiusa.
No, quattro.
La morte della buonanima che si congetta.
Il matrimonio del figlio.
Il primo di maggio.
La disinfezione.
E il giorno della lezione.
I son cinque.
E i cinque figli tengo.
Vedi come torna... E allora io perché ne tengo quattro?
E perché si vede che a te una botta ti avrà fatto il cilecca.
E mo all'ustaria ci hanno messo pure la chiusura obbligatoria settimanale.
Mannaggia.
Noi dobbiamo da far reclamare al comune.
L'ustaria non deve d'aiuto mai.
Quello è l'unico conforto per un padre da famiglia.
Almeno la sera torna a casa ubriaco.
Sì, però la famiglia ce l'ha lo stesso.
Va bene, ma quando si ubriaca non ci pensa più.
Diamone quelli che a noi sono le femmine che ci arruinano.
Salute bene.
Uè, compà.
Salute.
E se va arrivata annata giornata.
Com'è la sua passata la nottata?
E io dormo sempre.
Se te vuole dovete preoccuparvi.
Si raggiunta la pace del senso.
La terra è tosta.
Tanto l'altro anno un sacco di grana a testa ce l'ha data.
Ma non potevano venire Francesco e Salvatore?
Per loro laureare il campo nostro è uno disonore.
Zitto, ah, laureamo.
Che alle 11 devono andare lo professore a fare una bucata.
Pure.
Eh, quattro soldi devono entrare da qualche parte, no?
Che lo parliamo a fa'.
Laureamo, ah.
Fiestere.
Aiutamelo da sta presa.
Che schifo da terra.
Che c'è sta Salvatore?
Già è stato tutto quanto il giorno?
Purtroppo manca il lavoro, Don Furgesta.
Ma discuto per vedere che si può fa'.
Invece di discutere, perché non andate a raccogliere l'uliva a Don Cesare?
Che mi date due caramelle?
Per una questione di principio.
Ancora perché le 100 lire?
Porta qua il tubo, favorito un goccetto, Don Furgesta.
No grazie, di mattina non gradisco.
Beh certo, non è buono come quello della messa.
Salvatore.
Perché non glielo dite voi a Don Cesare?
Magari domenica mattina alla predica.
Glielo potete dire.
Che quelle 100 lire sono proprio sacrosante.
E glielo potete dire pure che è un grande farabutto se non glielo dà.
Noi abbiamo bisogno di farlo.
Eh, se c'era lavoro stavamo aspettando lui.
Quel figlio di ladro e il ladro lui stesso.
Con rispetto a parlare, Don Furgesta.
Eh, quella è più capatosta di te.
E la mia non è tenera.
Salvatore, io per l'appunto ti ero venuto a cercare per fare un lavoro.
Ecco.
Ma quello insomma è un lavoro per uno.
E comunque se volete potete venire in due.
Io di più non posso fare.
Ah, sì, sì.
E vorrei dire che anziché scaricare solo le botti, non so,
mi darete pure una mano a pulire la cantina.
E dato che vi ci trovate, non so,
potete travasare un po' di vino.
E casomai mi spaccate pure la legna.
E che c'ho, questo non è niente.
Allora volevi andare?
Chi è che viene?
Ma quando, subito, Don Furgesta?
E subito sì, e quando se no?
Don Furgesta è mio.
Ma che si fa così?
All'improvviso?
Avessi detto vediamo, a domani, a ripassi.
Ma non è possibile, stiamo imbicciati con questa discussione, Don Furgesta.
Eh, dobbiamo risolvere il fatto delle cento lire.
Ma sono tre mesi che state a discutere.
E non l'avevo mica risolto però.
Ho capito, non ci va a venire.
Sì, ma ora come faccio?
Un po' c'è mica abbastanza.
Vediamo se c'è qualcuno un po' più libero.
C'è nessuno qua che non c'ha niente da fa?
Che Don Furgesta ci farebbe qua tambià una buona giornata?
E quando sarebbe?
E mo', subito, quando ci vuoi andare?
Ah, ma credo io.
Beh, insomma, io me ne vado.
Fate un po' voi.
Sì, non ti preoccupare.
Sai, Don Furgesta, mo' ci pensiamo noi.
Don Furgesta ha ragione.
Qualcuno ci deve andare.
Insomma, pensateci e decideteve.
Intanto noi continuiamo la discussione.
Posso prendere le carte?
Uè, Luigi, facci un discorso.
Amici!
Con cittadini!
Romani!
Ascoltate a me!
Per la mia causa!
E tacete!
Così potrete ascoltarmi meglio.
Bravo, Luigi!
Bravo, bravo!
Non è che apposta da discutere se non c'è se fa venire
il bracciante della valletta per ricogliere l'oliva?
Quello della valletta?
Qua, se non lavoriamo noi, non devo lavorare nessuno.
E anche se posso, sai che ci facciamo?
Ci mettiamo d'accordo con quello della valletta.
E ci facciamo scoppiare un bel sciopero generale.
E poi, questo sciopero, che ci accuttiamo?
Che ci accuttiamo?
Che non ci vuole lavorare nessuno.
Voglio vedere voi.
E mo' che stiamo facendo?
Ma guarda!
Quanti signoranti Nicolina mia ha!
Adesso non lavoriamo perché aspettiamo il lavoro.
A domani noi superiamo.
E quindi non lavoriamo per principio.
Che è tutta un'altra cosa.
Siamo tutti cagazzotti!
E chiacchiera tu!
Ad ogni modo, Francia e Spagna qua non si mangia.
Salute!
La vita non conviene più di piantarla.
Quando bene bene ti ci sei ammazzato,
arriva una grandina e ti arruina tutta la bella fatica.
E allora non conviene più manca piantare la frutta?
E io apposta sono eliminato tutto.
Se non è una malattia, solo tasso o è la grande?
Qua col tempo non ci si capisce più niente, è diventato come Arcoverde.
Vedi, saluto.
Ma dov'è?
Vado in un momento da si mangiare.
Ma che c'hai da fa'?
No, ci dà già di una cosa.
E quando ci vediamo?
Beh, dopo vado a mangiare.
Che ci mette cinque minuti? Buon appetito.
Andiamo a fare sta benedetta?
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Fratello di Rocco, quello che aveva a Roma un figlio a studiare in seminario da prete,
che poi si è spugliato e ora si è messo a fare professore.
No, no, no, guardi, non lo conosco neanche.
Non sei tu il professore?
No, se le dico di no, ma mi dica piuttosto, dov'è questo casale di Nardo, lontano?
Che c'è?
Dopo 200 metri, trovo un punticello di legno, ci manca
qualche tavola, ma con la macchina ci passa benissimo.
Passato il punticello ci sta un cancelletto.
E sarebbe il cancello del casale?
No, quello è il cancelletto delle moniche.
Vedrai che ci sta scritto Cave Canem, che vorrebbe dire attenta al cane,
ma siccome il cane non ce l'hanno più, non ti devi impressionare.
E vabbè, Cave Canem ora l'abbiamo capito, adesso mi dica dov'è il casale.
E come? Te lo sto dicendo, no?
Ma per caso, tu cercherestii Rosetta?
Ma no, Rosetta è chi?
Rosetta di Nardo, quella un po' bruttarella che la chiamano Rosetta la Gramigna.
Sei il fidanzato?
Ma che fidanzato? Sia gentile, mi dica dov'è questa fontana nera?
Sta vicino al casale di Nardo, ma se non sai dove
sta la fontana nera, tu come ci arriva al casale?
Ommo mi hai fatto perdere il filo. Dove eravamo rimasti?
Al cancelletto delle monache.
Quelle non le devo considerare.
Attento ora, hai visto dove il Genio Civile ha
fatto il casotto dell'acquedotto degli Aurunci?
Ma come l'ho visto? Non ce l'ho mai stato.
Ma come non l'hai visto? Un bel casotto, tutto in cemento.
Ma no, no, guardi.
Ma come è possibile? Beh, ora che ci passi, lo vedi.
Eh, ma se non l'hai visto come faccio a spiegarti, mannaggia?
Beh, insomma, ma mi dica più o meno qual è la
strada per arrivare a sto benedetto casale di Nardo.
Sì, ma perché è successo qualche cosa?
Dove?
Al casale di Nardo.
No, guardi, lasci perdere, domanderò l'informazione a qualcun altro.
Ma come, te lo sto a spiegare io, ma lo vuoi tu mandare a un altro?
Eh, te lo potrebbe insegnare bene anche Saverio il canduliere.
Se vuoi te lo vado a chiamare, ma datesi che è un po'
turdorecchia prima che vi spiegate se è fatta notte.
Allora, cerchi di spiegarmelo lei prima che cali la notte.
E che ci vuol? Dopo il casotto dell'acquedotto ci sta una casa tutta bianca.
Che non è sicuramente il casale di Nardo.
Ma che è colpa mia? Quelli sono andati a costruire lo sprufondo.
A ogni modo è anche mancanza di ignoranza, perché sapendo che
arrivava il professore, te potevano mandare qualcuno incontro, no?
Quale professore? Eh, lei, no?
Ma se l'ho già detto che non sono il professore.
Ma ti vergogni perché ti sei spogliato?
Se non hai sentito più la vocazione hai fatto bene,
l'importante è che in chiesa ci vai lo stesso.
A ogni modo, dopo la casa bianca, la strada è interrotta, lasci la macchina.
Ma ora dove va?
Non ce l'ho manco spiegato.
Oh, ma è diventato nervoso questo professore, sa.
Se n'è andato pure senza salutare.
Va a far studiare i figli, va.
Invece di fargli zappare.
Vanno a casa, mangiano, bestemmiano, e arrivano all'osteria.
Beh, mo stanno stranite per il fatto dell'uliva da Don Cesare.
Sono uomini, non possono subire le prepotenze.
Prepotenze? E se Don Cesare non lo vede?
Tanto a noi si sa, ci è sempre mancato, che cosa.
Eh, ma a cento lire sono un chilo di spaghetti, perché ci devono rinunciare?
Non la fanno per gli figli?
Eh, quanta discussione, troppa, mi pare.
Chi non ci sa manco tanto abituato a stare a discutere.
A forza di pensare, non ci verrà una malattia alla testa?
Andiamo a scendere, andiamo a scendere.
Compare, stiamo dormendo?
Ci metto un carico.
e un carico pure io, per la madassa.
10, 11, 21 e 24, 45.
I figli con la cavalla, no?
Scusa un momento.
Eh, perché non ci hai preso con la cavalla?
Eh no, ma mi devi spiegare perché non ci hai preso con la cavalla?
Ma porca madina, perché la cavalla non ce l'ho?
Ma come, se mi hai fatto il segno?
Io?
Ti sei grattato l'orecchio, vuol dire che ce l'avevi!
No?
Ma io mi sono grattato l'orecchio perché avevo prurito.
Ma allora con te non ci si può giocare più.
Non ci si capisce più niente, quando hai trattato puoi fargli il segno.
Quando hai trattato per le pedicelle.
Volevo giocare o stiamo a scherzare?
Eh vabbè, giocavamo, tanto siamo persi.
E te?
Certo che se teneva la cavalla, stavate ancora in partita.
Eh ma ci voleva Giovannino qua, mi tocca giocare con questi rimbambini.
Gioca, gioca.
Quella si che era sverta, botta e risposta, andava facendo un pane a briscola.
A forza se ne è ito, e ha fatto pure i quadrini.
Mi si è accattata pure la Fiat 500.
Perché il figlio di Antonio Ruscarpa non si è fatto la burfanga quella tedesca?
Eh tutto ci sono sistemato e noi per cento lire qua non ci risolvemmo.
Tu che dici di fare?
Famo la rivincita.
Ma io non parlavo di questo, parlavo dell'olivo di Don Cesare.
Non ci sento, voglio le cento lire.
Stavolta Don Cesare chiama quello della Valletta.
Io un'idea ce l'avrebbe, ma dovremmo essere uniti.
Dove sta il lumino della Madonna?
Andiamoci a scrivere tutto quanto agli comunisti.
E che c'è?
Ecco questo, che cavolo risolveremo?
In primis occupiamo la terra di Don Cesare
e guai a chi si avvicina a cogliere l'oliva.
In secondo, e mi pare la cosa più importante,
potremmo mangiare Don Cesare anche su un piano politico.
Allora meglio miss.
Perché?
Io ne so deciso, vanno fino in fondo, come disse
Mussolini nella dichiarazione della guerra.
Ehi, combattendo, combattendo, sei rimasto a sete per terra.
Tu ne sai qualche cosa, eh? Ecco qua.
Oh che bell'aria, oh che bella serena, che bella notte fa rubare le donne.
Che bella notte fa rubare le donne.
Nicolì.
Oh.
Degli di questo.
Tocca qua.
Ah.
Chi ruba donne non si chiama ladro, si chiama giovinotto e innamorato.
Si chiama giovinotto e innamorato.
Buonanotte papà.
Buonanotte papà.
Buonanotte papà.
Buonanotte papà.
Fiore di zucca, la donna innamorata è mezza amata,
e quando è sposata è pazza anduta.
La tua famosa, la tua famosa, la tua famosa,
la tua famosa, la tua famosa, la tua famosa, maledetta ma male Lui nel fa cantam�.
De te bientica.
Ti piaceրa su fialor in Regà? Mannaggia.
Per quanto per essere proprio al mio ideale č una pochina troppo magra.
Perchč tu si un♥utto prepato e' un incoptante.
La femmina vestita de' esse na fronna, spugliata de' essere donna.
Ma tu l'hai sentita mai come dice, ti amo, questa?
Ti sente tutto il sangue che ti s'arruiglia, ti
s'infoca e ti arriva fino alla punta del rito.
Se fanno una nostra sono proprio servati che sanno, non sanno di niente.
Io ci sono provato tre o quattro volte a farcelo dire, Antonietta, ti amo.
Non lo sanno proprio a dire.
Ci sono detto, stai tesita, non di niente che è meglio.
Certo è un bel pezzo di Marcantonio, ma tu mi devi spiegare perché non ti piace.
Ma, il manganzato è meglio.
C'è difficile, sa.
Sofia, mi vorreste sposare?
E tu sei già sposata.
Nicoli, ma te la vuoi andare a piangere contro i piedi per piacere? Addio, Sofia.
Buonanotte, ci rivediamo qua domani sera.
Sera, alla solita ora.
Domani cagno una cartellona, fanno un deserto rosso con moni da vitti.
E ben ti sta.
Salvatore, finalmente l'ho trovata la via da casa.
Che devo da fare, me ne devo riannare?
Che vuoi? Vuoi qualcosa?
No.
Siete un'ondata grassa.
Salvatore.
Bella non ci sei mai stata, ma perlomeno erano poco più aggraziate.
Salvatore, ora che vai a trueno? Guarda.
Stanco, piantelo, guarda.
..,..,..,..,..,..,..,..,...
Che non hai mai pensato.
Salvatore, cosa vuoi fare?
Andiamo a dormire, andiamo.
Ma, salvatore, la panna... Lo faremo domani.
Non ce la faccio... Andiamo, andiamo, andiamo.
Eh no, lasciami fare la panna.
Sì, sì.
Salvatore, no.
Andiamo a cuocere qui.
Salvatore, sono stanco, non mi fido.
Ma chi ce l'ha messa, mo, sta seggia qua?
Stato fermo, ma può essere che non tieno conto coscienza.
Lasciamogli, Massero, stato fermo. Sto anche stanco. Salvatore, no!
Certo, c'è il temore.
Non me fa angustia, Massero, non ce la proprio faccio, ma...
A domani sta pure il mio affitto da pagare, ci mancano ancora settecento lire.
Senta un momento. Prova a dirmi ti amo.
Ma quanto sei profutto? Prova, prova. Prova a dirmi ti amo.
Come non ti faccio poi più capo, Salvatore?
E state zitta, allora.
E smorza a sa luce.
Ma me lo vuo fa fa sto pane, sia no, sino a domani, se creatura che se magna.
E non lo fa?
Lo potevo fa prima.
Salvatore, con tutto quello che so fatto, non so stato un momento fermo.
Ehi, che dici grazie a una moglie come te?
Non tieno voglia, non tieno fantasia.
Siccome hanno commo'.
L'uomo ha diritto a un minimo di contentino, no?
Shh, parla bianco, fai riveliare sta creatura.
Ma tante che ne parlammo affatto.
Ehh, fa lo pane che è meglio.
?
?
Ma che fa? Canta, dai, in escandescenza.
Che fa? No, no, no, non canta. Sta sopra la sceneggione, tutto ignuto.
Quattro rimangano qui sulla porta, sei vengano con me.
Brigadiere, attendi che tira l'acqua!
Attendi!
Ma allora è un pazzo, bisogna avvertirla a neuro!
Chiamate anche i pompieri!
Rodariani non fa passare nessuno!
È un uomo nudo, può essere pericoloso!
Oh yes, baby!
Devo ammetterlo, Jennifer!
Tu sei very nice!
Ma non sei Madame Curie, baby!
Oh no!
Darling, preferisco se taci!
Baby, non parlare, believe me!
Dimmi solamente I love you!
Tu sei cretina ma mi piaci!
Baby, tu fai per me!
Wonderful, baby!
Ti trovo adorabile!
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