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Original subtitles

GRIDA IN TEDESCO

ROMBO DI AEREI E SPARI IN LONTANANZA

(sottovoce) Sono andati via?

- Sì? - Sì.

I SOLDATI PARLANO IN TEDESCO

ALLARME ANTIAEREO

Per favore.

Per favore, ci lasci andare.

Per favore...

ESPLOSIONE

SPARI Ah!

(sottovoce) Lucia, Lucia...

SPARI

VOCI INDISTINTE IN INGLESE

ESPLOSIONI E SIRENE

PARLANO IN INGLESE

- Andiamo via di qua. Dobbiamo andare via. - No!

È pericoloso.

Andrà tutto bene.

Andrà tutto bene.

Sì?

ESPLOSIONE

MUSICA MALINCONICA DAL FILM

MORMORÌO

- Mah... - Basta con questi film tristi.

(accento romano) Uno va al cinema per vedere morire i bambini. Ma dài.

Lucia ha mantenuto la promessa.

Salvando la bambina ebrea è come se avesse salvato sua figlia.

I soliti ricamini di Mimosa. Andiamo, su, è tardi.

MORMORÌO

Il cinema americano prima della guerra era vero cinema.

Certe storie appassionanti.

Ora gli italiani ci sbattono in faccia queste brutture

come se non ci bastava la guerra.

Sono belle pure da dietro le sedie di papà.

- Papà ha fatto anche queste? - Mica tutte, alcune.

Ha collaborato con gli altri falegnami.

- Quant'è bella Alida Valli, ma'. - Sì, è bella.

Ma quando faceva quelle storie a Hollywood

era una stella proprio.

Con papà abbiamo visto quel film sul tribunale con Gregory Peck.

Cupo, pure quello.

- Signora, permettete una parola? - Dica.

Ha una figlia bellissima.

- Grazie. Andiamo, dài. - Aspetti, signora.

Lavoro per Cinecittà e cerchiamo comparse per un film americano.

Sua figlia dovrebbe provarci, si guadagna bene per un giorno solo.

- Sì, mamma, ti prego. - Stai zitta.

- Che film è? - È un colossal in costume con Josephine Esperanto.

"Ammazza", la Esperanto.

Ci sono anche Nan Roth, Sean Lockwood.

- Lockwood era Mac nel film di oggi. - Stai zitta.

- Quanto sarebbe la paga? - Cinquemila lire.

- Venite domattina per le audizioni. - "Audizioni"?

- Devono vederla prima di prenderla. - Allora è lunga. Andiamo.

Se le dico che ha grosse possibilità, fidatevi.

Sì, come no... Andiamo, forza.

Convincila perché ti prendono. Mi chiamo Riccardo.

UN AUTOBUS SI AVVICINA

- (in napoletano) Il cinema, Elvira? - Perché no? - Ma che dici?

Metti che diventa un'attrice famosa.

Cose da matti, anche l'attrice. E lo sa fare?

- (Mimosa) Sì. - Zitta tu. Perché, la Valli ha studiato?

Fa l'attrice perché è bella. Il mestiere si impara.

Sai pure quello che fa e non fa la Valli?

Facciamola provare, Rinaldo, così si toglie lo sfizio.

- Ci fanno comodo cinquemila lire. - Devono prima prenderla.

Devi vedere come la guardava il signore di Cinecittà.

- Ah, sì? - Iris non è meno bella della Valli.

Siete tutte e due bellissime, ma finora la più fortunata sei tu.

Hai avuto intuito. Angelo è perfetto e vedrai che bel matrimonio farai.

Con il carattere docile che hai, con chi non vai d'accordo?

Lui ti vuole bene, è gentile.

Soprattutto è serio e ha una bella posizione in polizia.

Non potevamo rifiutare l'offerta.

Hai 21 anni, non hai più tempo e uno così non si trova facilmente.

- Com'è? - E buono.

Eh, beh...

Per Iris possiamo rischiare.

Dobbiamo avere pazienza e aspettare, prima o poi l'occasione arriva.

Va bene.

- Si è convinto. - Sì! Sì!

Oddio, Mimo', ma io che mi metto? Io ho solo questi stracci.

- Come eri vestita oggi, quello ti ha visto così. - Sì!

E come li faccio i capelli?

Come la Stanwyck in "Fiamma del peccato".

Ti rendi conto, Mimosa? Josephine Esperanto.

Leggiamo, leggiamo di nuovo.

Eccolo.

Leggi qua.

"La visita al mulino di Tivoli è stata per Josephine Esperanto"

"il pretesto per passare un'allegra giornata"

"lontano dal set del colossal che sta girando a Cinecittà"

"e soprattutto dalle preoccupazioni procuratele dalla separazione"

"che l'hanno portata recentemente in tribunale in America."

"Tutti sappiamo che nonostante la giovane età"

"anche il terzo matrimonio della star è naufragato"

"e ora Josephine ha bisogno di pensare con tranquillità"

"al lavoro e alla carriera."

- Ti rendi conto? - Quanto sei bella.

> Signor Rinaldo! Signora Elvira! - Chi è a quest'ora? - Chi è?

> Angelo, sono arrivato ora. - Salga.

- È Angelo. > Voglio darvi la pastiera. - Venga.

Ma Angelo tuo? Non doveva venire domani?

È Angelo, è arrivato a Roma.

Non sa come conservare la pastiera e ce l'ha portata.

Forza, vieni a salutare. Su!

Fammi un favore. Chiudi la porta quando esci.

Vi facciamo uscire per conoscervi meglio. Non in quel senso, eh.

Vi fate una chiacchierata, una passeggiata.

- Andate a dormire, papà? - Sì. - Fate bene.

L'estate scorsa, in paese da papà, ti portava ovunque.

Si è innamorato. Una bella ragazza come te.

Papà ti ha chiesto se ti piaceva, hai detto di sì. Hai cambiato idea?

Domani vi fate una passeggiata e starete bene come l'estate scorsa.

Guarda quanto sei caruccia.

Mamma mia questa con questi specchi. Ha paura che si rompono.

Dove sta questo?

Buonasera, Angelo.

Buonasera, scusate per l'ora.

- Ci mancherebbe. Vuole entrare per rinfrescarsi? - No, grazie.

- Buonasera. - Buonasera.

Era solo per portarvi questa.

L'ha fatta mia madre e non volevo che si sciupasse.

- Grazie. - Non vuole entrare? Ha fatto un viaggio lungo.

Preferisco andare alla pensione e presentarmi domani come si deve.

Certo, ci vediamo domani sera a cena.

Faccio un sugo che è la fine del mondo. Alle otto?

- Ciao, Mimosa. - Ciao.

Come stai?

Bene.

Ci vediamo domani. BATTE I TACCHI

VOCI CONCITATE

- Abbiamo appena cominciato, fate i bravi. - Facciamo notte!

Gennarino, fatti vedere bene

così ti prendono a fare il protagonista nano.

- Come tua madre! - Lascia stare mia madre!

C'è quello di ieri, andiamo.

- Che fai? - Do una mano. - Non farti più vedere.

Riccardo!

- Riccardo! - Sai come si chiama? - Me l'ha detto ieri.

- Vieni, vieni. - Andiamo, dài. Permesso?

Permesso? Scusate. Scusate, eh.

- Dove ci porta? - Passiamo dal retro.

- A che ora finisce? - Non si sa quando si finisce.

- Andiamo bene. Noi dove aspettiamo? - Qua fuori.

- Vieni pure tu, Mimosa. - E io che faccio qua da sola?

Aspetto con mamma.

- Vai pure tu. - Grazie, ma'.

- Non rimanerci male se non ti prendono. - Almeno vedo.

- Vai, ma fai presto. Devo cucinare per stasera che c'è Angelo. - Sì.

- Quindi? - Quindi?

- Non andate? - Ecco.

Chiudo io, caro.

Ciao, caro.

- Sisti. Valeri. Valenti. Quarti. - Fortunato.

- Che c'è? - Bruno dice di mostrarti questo gioiello.

- Non ho tempo. - Le serve solo la luce giusta per splendere.

- Io non conto niente. Venite con me. - Fammi il favore.

- Decidono tutto gli americani. - Mi metto vicino a te.

Falla finita, fammi lavorare tranquillo.

- Non diamo fastidio a nessuno. - Fammi lavorare. Scansati, dài.

Vi chiamiamo una alla volta per salire sul praticabile.

- Il che? - La pedana, signorina.

- Poi che dobbiamo fare? - Niente, dovete solo farvi vedere.

- Quando ci dite se ci avete preso? - Subito.

- Quelle prese vanno al trucco e capelli. - Mi piace.

- E i numeri alle amiche di Bruno? - Tu stai sempre a rompere il cazzo.

- Grazie. - Signorina, lei è la prima.

- Eccomi. - Prego.

- Ho una paura... - Perché?

Ci sto io qua con te.

- Ma che dobbiamo fare? - Che dobbiamo fare?

- Ha detto che non dobbiamo fare niente. - E una parola.

Io non ho mai recitato.

La prossima.

- Ma quella di prima dov'è andata? - Direttamente al trucco. - Ah.

- Dov'è il trucco? - Qui dietro, dopo ti ci porto.

E chi non viene preso?

Con me questo rischio non si corre. Ci penso io.

- La prossima. - Hai detto che toccava a lei.

- Hai rotto il cazzo. Dài, venga. - Vai, forza.

- Dài. - Veloce!

- Forza! - Mi raccomando, eh. - Ma vattene!

Senti... secondo te, piaccio un po' a tua sorella?

Andate al trucco voi.

Neanche un po' le piaccio?

- Stai ancora qua? - Bruno, non c'entro niente.

Ti faccio vedere che succede a chi vuole rubare i film.

- Non voglio rubare nessun film. - Andiamo fuori.

- Faccio un favore a Fortunato. - Cammina! - Fortunato... Aiuto!

Bruno, è mio cugino. Fortunato è mio cugino.

Torni verso il centro.

Si apra la giacca.

La giacca, signorina.

Nell'Antico Egitto le donne non avevano la giacca.

Forza.

Coraggio.

Un po' di più.

Molto bene, grazie. Venga, la portiamo al trucco.

Vai, tocca a lei.

Si vuole sbrigare?

Sulla pedana, grazie.

- Mia sorella? - Chi è sua sorella?

- Il 20. - Sta già al trucco.

Tiri su il numero, signorina.

Profilo destro.

Ci faccia vedere il numero.

Così. Profilo sinistro.

Torni verso il centro.

Apra la camicetta.

La camicetta, signorina.

Le masse in scena sono mezze nude.

Bruno, il capogruppo, non gliel'ha detto?

Che facciamo?

- (in inglese) Quindi? - Non fare.

Via, basta. Esca, da questa parte. Forza.

Venga lei.

Dov'è il trucco? Devo parlare con mia sorella.

Se non ti hanno presa, non puoi andare.

Ci devo parlare un attimo. Mia madre ci aspetta fuori.

Provaci, è di là. Con la confusione nessuno ti vede.

Grazie.

VOCIARE INDISTINTO

Vai, vai! Spingi un po', faccio tutto da solo.

Vai, spingiamola di là.

VOCI E RISATE FEMMINILI

(Video) Quattro giorni fa, sulla spiaggia di Capocotta

venti chilometri a sud di Ostia

è stato ritrovato il corpo di una donna romana di 21 anni

il cui nome, dalle prime indagini, risulta essere Wilma Montesi.

Giovane di modeste origini, residente con la famiglia

al numero 70 di Via Tagliamento.

Il corpo della ragazza, un'aspirante attrice

che frequentava gli stabilimenti di Cinecittà

nella speranza di una parte nei film prodotti ogni anno

è stato ritrovato immerso per metà nell'acqua, senza scarpe

calze e reggicalze, e con la giacca rivoltata sul capo supino.

Il medico, giunto da Pratica di Mare, si fa largo tra la folla

per osservare il corpo in buono stato di conservazione

e conclude che il decesso è avvenuto causa annegamento.

Così, mentre il cadavere rimasto sulla spiaggia costituisce

un macabro punto di attrazione nel grigio tratto di litorale romano

gli investigatori interrogano l'uomo con il cappello e il bastone

che all'alba della vigilia di Pasqua ha trovato il corpo.

Il testimone, un guardiacaccia nella villa del noto Ugo Montagna

celebre per le feste che ospita nella sua splendida casa colonica

collabora pazientemente e risponde alle domande degli inquirenti

mentre una donna in lutto depone una croce sulla spiaggia

in memoria della povera Wilma.

Signorina, che fa lì? Non ci può stare, vada via! Via!

- Ma che fa, signorina? - Scusi.

(Josephine in inglese) Bene, andiamo.

Josephine Esperanto.

(Sean in inglese) Questi soldati appartengono all'impero...

(Sean) Questi soldati appartengono all'impero che servo.

Signorina. Deve uscire, non può stare qui.

- Sì, ma... - Esca, non è stata presa.

- Lo so, cercavo mia sorella. - Sì, prego, da questa parte.

L'uscita è di là. Arrivederci, signorina.

VOCI INDISTINTE

RUGGITO

CLAMORE DELLA FOLLA

RULLO DI TAMBURI

Ahò, ma che succede?

Stanno facendo un film.

- E una cosa enorme. - C'è tanta gente, vieni a vedere.

Oh!

Ragazzi, che state facendo?

- Mia madre fa la comparsa. - E allora? Scendete.

- Guardiamo solo. - Scendete subito di lì!

Andiamo, andiamo.

Cerca qualcuno, signorina?

Mia madre. Ha detto che mi aspettava qui fuori, ma non la trovo più.

La cerca quassù? Scusi, lei chi è?

- Ho fatto l'audizione come comparsa. - L'hanno presa?

- No. - Allora non può stare qui.

Scenda ed esca dallo stabilimento, grazie.

- Posso guardare anche io una volta e basta? - Non si può, mi dispiace.

INCITAMENTI DELLA FOLLA

Signorina, aspetti!

- Venga con me. - Ma deve uscire. - E stata presa.

- Come Renata, velocissima. - "Renata"? Ma che succede?

- Come Renata, veloce. - Siediti. Che c'entra lei con Renata?

- Falla come Renata. - Ho capito.

- Maledetta carogna! - Che succede?

Ha fermato la scena, urlando che Renata la distrae.

Deve fare il primo piano e con Renata davanti non ce la fa.

- Che devo fare? - Niente, Josephine ha chiesto di lei.

- Di me? - Hai capito la matta?

Vuole la ragazza che ha visto nel corridoio fuori dal trucco.

Meno male che ho capito che era lei, sennò qua non finivamo più.

Tieni, andate tutti a morire ammazzati!

- Li porto a stirare. Veloce, ti prego. - Più veloce di così.

- Mia madre non sa che sono qui, devo cercarla. - Non puoi andartene.

- Non voglio spogliarmi. - Tu sei un'ancella, non devi spogliarti.

Solo la massa del popolo è nuda, quasi nuda.

È un'ipocrisia, nell'Antico Egitto le ancelle avevano il seno scoperto.

- Almeno secondo le fonti storiche. - Ma di che parla questo film?

È ispirato a una donna realmente esistita.

La prima e unica donna faraone della storia egiziana.

Dopo la morte del re

con il figlio maschio appena nato che non poteva governare

ha regnato per oltre vent'anni nella pace e nella prosperità.

Una volta morta, per la vergogna di essere stati guidati da una donna

il nuovo potere ne ha cancellato ogni traccia per i posteri.

Qualche anno fa hanno scoperto la sua tomba e la storia è riemersa.

- Bello. - Sì.

Anche se nel film la faraona è diventata molto cattiva.

Ha avvelenato e ucciso il faraone per prendere il potere.

Quando è stata invasa dall'esercito mitanno

si è innamorata del principe nemico venuto per conquistare il regno.

Ma il giovane principe si innamora della figlia del faraone

la figliastra della regina, che non ci sta e lotta per averlo.

- È una storia d'amore. - Diciamo...

Hai una pelle di porcellana.

- E oggi? - Oggi è la scena finale.

- Che succede? - Lo scoprirai presto.

Andiamo.

Siamo pronti per girare!

Ma quella non è tua sorella?

Ma che fa 1à?

PARLANO IN INGLESE

Silenzio, per favore!

- (Mimosa) Che devo fare? - Guardi Josephine quando le rivolge lo sguardo.

- Poi? - E basta.

44 29, seconda.

FOLATE DI VENTO

ACCLAMAZIONI

LA FOLLA SI ZITTISCE

VERSI DI LOTTA

ACCLAMAZIONI

INCITAMENTI

VERSI DI STUPORE

Aah!

PARLANO IN INGLESE

ACCLAMAZIONI

VERSI DI DISSENSO

ACCLAMAZIONI

GRIDA DI DOLORE

(in inglese) Cambiamo angolazione.

(Josephine in inglese) Acqua.

(Josephine in inglese) Grazie.

Cambiamo campo, signorina. Venga con me.

Giuseppina, conoscevi Wilma Montesi?

- Chi è? - Ma come? La ragazza che hanno trovato morta a Capocotta.

- La ragazza sulla spiaggia? - Wilma Montesi.

Sì, l'ho sentito alla radio. Perché dovrei conoscerla?

È tutto il giorno che le "guardie" chiedono se qualcuno la conosceva.

Faceva la comparsa qui, era un'aspirante attrice.

Il nome non l'ho mai sentito. Come si chiama?

- Wilma Montesi. - La conoscevi?

- No, però... - Oh, ma tu non ti spogli?

- Ma le altre dove sono? - "Le altre" chi?

- Le altre comparse. - Tutte insieme nel carro bestiame.

Dammi retta, è molto meglio qua.

Noi siamo figurazioni speciali, mica come loro, siamo diverse.

Mia sorella sta lì, dovrei cambiarmi da lei.

Giuseppina, che facciamo? Ti aspettiamo?

- Con chi vai? - Io, Sandra, Grazia e Maria.

- Vengo anche io. - Va bene. - Vuoi venire anche tu?

- Dove? - E dove? Al night club.

Devo tornare a casa, mia madre non sa che sono qua.

- Vieni? - Arrivo. Ciao, bella.

Tu stai ancora così? Vuoi farmi fare nottata?

Mi sa che si vergogna. Dài, è piccola.

PARLA IN INGLESE

- Lei. - (in inglese) Tu?

- Pure le scarpe. - Che bello.

- Che cos'è questa storia? - Chiediîiglielo tu.

Le stiamo dietro da due mesi e la stronza neanche "ciao" ci dice.

- Arriva questa ragazzina e guarda. - Lo vuoi tu?

Mi prendi anche per culo?

Magari ti ci strozzi.

Aspettami!

Lasciale stare, sono cattive.

- Ma perché? - Che ti frega? Mettitelo e basta.

Sbrigati, prima che Josephine se ne pente. Quella è pazza precisa.

Tu non sai che ci ha fatto passare in questi mesi.

- Avanti, provatelo là dietro. - Ma ora?

E quando? Fammi vedere come ti sta.

- Non posso tornare a casa così. - Tanto devi cambiarti lo stesso.

RUGGITO Oddio!

(Rufus) Aspetti.

Josephine dice che la portiamo noi.

Ma io devo andare a casa.

- La portiamo noi. - Mia madre mi aspetta.

Non c'è più nessuno. Dove va?

L'ho persa, ma mi aspetta. Non può essere andata via senza di me.

- La portiamo a casa. - Ho paura di disturbare.

(Josephine) No disturbo!

RUGGITI

(Josephine in inglese) Ti sta bene.

- (Rufus) Il vestito le sta molto bene. - Grazie.

- (Josephine in inglese) Come ti chiami? - (Rufus) Come si chiama?

- Mimosa. - Mimosa.

Ho una galleria d'arte.

Più che il migliore, sono piuttosto l'unico amico romano di Josephine.

Romano di adozione. Sono americano, ma vivo qui da tanti anni.

(Rufus) Ci siamo conosciuti a Roma, quando Josephine girava un film.

- "Passeggiata romana"? - "Walking through Rome", esatto. Il musical.

- (Josephine in inglese) Ti è piaciuto? - Le è piaciuto?

- Sì, tanto. - (Josephine) Grazie.

(Sean in inglese) Ciao.

- Che maleducato. - No.

Non è contento di come ha recitato oggi.

- Non oggi! Ieri! L'altro ieri! Sempre! - Non è vero.

Ho visto il suo ultimo film, è bellissimo.

Il soldato Mac quando salva la bambina.

Grazie.

- Mister Priori, bentornato. - Augusto.

I vostri amici sono già arrivati.

Che onore riaverla con noi, signora Esperanto.

- Ciao, Augusto. - Prego, seguitemi.

- Io dovrei andare a casa. - Oddio, è vero.

Sono mortificato, mi sono distratto.

(Rufus) Ma rimanga con noi.

Josephine ne sarà felice.

A pensarci bene, se non la vede arrivare, se la prenderà con me.

Scusate... Andiamo.

Se volete, andiamo.

Andiamo.

- Che succede? - Niente, niente.

MUSICA DI PIANOFORTE

BRUSÌO

Rufo carissimo! Hai mantenuto la promessa.

Ugo Montagna, il nostro ospite.

- Ecco a voi Josephine Esperanto. - Piacere.

Questa giovane ragazza è...

UN UOMO CANTA IN INGLESE

(Josephine in inglese) D'accordo.

CANTA IN INGLESE

APPLAUSI

È "Passeggiata romana".

(Josephine) Grazie mille.

- Che voce, Mrs. Esperanto - Grazie. - Che voce!

PARLA IN SVEDESE

Poesie...

Va tutto bene.

Subito.

- Ciao. - Ciao.

Oggi.

Ciao.

Alida.

Le presento Annamaria, la mia nuova fiamma.

- Ma chi è? - Adonis.

- Un produttore e il suo primo marito. - (Mimosa) No, il secondo.

Il primo è Lee Bucker.

Piero, finalmente sei arrivato.

Ti devo presentare un produttore importante che Alida conosce già.

- Vieni. - Vai, arrivo subito.

- Champagne. - Subito.

Insomma, non sei svedese.

No, sono di Roma, ma Josephine dice a tutti questa cosa.

Sei il suo passatempo di questa sera.

Signora Valli, io sono una sua ammiratrice.

Ho visto ieri il suo ultimo film con mia madre e mia sorella.

È commovente quando si sacrifica per la bambina.

- Lei è bravissima. - Grazie.

Come ti chiami?

- Mimosa. - Bello.

Stai in guardia dalla nostra amica, Sandy.

- Ne vuole un altro? - No, grazie.

- Dove siamo esattamente? - A Capocotta.

- "Capocotta"? - Capocotta.

Ne vuole un altro?

No.

Mi scusi.

- Ho bisogno di soldi. - (Rufus) Non è il momento.

Perché? Dimmi almeno che ne pensi.

- Perdonami. - Dimmi almeno che ne pensi!

Non lo so. È cupo, triste. Nessuno lo vorrebbe in casa.

Allora? Anche Giandomenico, anche lui fa cose tristissime

ma le esponi, dimmi perché.

I quadri di Giandomenico

non somigliano a nessuno se non a lui.

I tuoi somigliano a troppe cose e forse poco a te.

- Non sai niente di me. - Che cosa c'è da sapere?

Dimmi, che cosa c'è da sapere?

(Rufus) Cristo... Mi dispiace.

Queste cose non succedono spesso, ma ogni tanto sì.

- Vorrei andare a casa. - Ne ho abbastanza anche io.

Ha già salutato Josephine?

MUSICA LENTA

APPLAUSI

Sandy.

Io starei andando.

MUSICA RITMATA

- E tu? - Alida!

- Vorrei presentarle... - Scusi.

LA MUSICA SI INTERROMPE

Sandy.

- Facciamo qualcosa. - Aspetta, aspetta.

(Sean) Brava!

- Brava! - Brava!

APPLAUSI

Brava!

- Brava! - Brava.

- Brava! - Brava!

Brava!

MUSICA DI TROMBA

MUSICA RITMATA

Signorina Sandy.

Ho visto mio padre e mia madre portati via dai tedeschi.

Ero piccola e inerme, ho provato la stessa impotenza.

- Signorina, è stato meraviglioso. - Una recita più che una poesia.

Una "performance", come dicono gli americani.

Mi ha suscitato una tale compassione che avrei voluto consolarla.

PARLA IN SVEDESE

Pardon! Signorina Sandy.

(in inglese) Congratulazioni.

È stato davvero bello, forte.

Devo farle conoscere una persona importante.

Venga con me, "come with me".

Da questa parte.

Eccoci qua. Prego, si accomodi.

Le presento il signor Brunatto.

La signorina è norvegese, ma parla un ottimo italiano, vero?

Che importa la lingua? Lei balla benissimo, lo sa?

Andiamo a bere qualcosa di sopra.

Mi aiuti lei a spiegarmi.

Il signor Brunatto vuole conoscere meglio le sue poesie.

Non è bene rifiutare l'invito di un uomo ricco e potente.

Il signor Brunatto potrebbe essere il suo benefattore.

Ma che dico? Di più! Il suo mecenate.

- Priori. - Priori, non so... E qui intorno.

- Casa. - Casa "after". Dopo casa.

Non faccia l'insolente.

Brunatto non è abituato a essere trattato così.

Faccia uno sforzo.

Lo faccia per me.

Andiamo a bere una bella coppa di champagne di sopra?

Su, andiamo.

Ma... (in inglese) Perché?

Signorina!

Rimediamo.

GRIDA IN TEDESCO

(in inglese) Un leone!

(Sean) Reinhard!

È fuggita veramente una leonessa.

Loro sono Anna e Marco, due amici di Roma.

Puoi dirlo forte, amico!

In città sono tutti chiusi in casa per colpa della leonessa.

È peruviana, di La Colpa, non viene dalla Bolivia.

"La Colpa"? Che nome strano.

LOCKWOOD RIDE

"Piacere, sono di La Colpa." E i suoi cittadini? "Colpevoli"?

Ti toglie ogni paura.

Oh, no...

COLPI DI TOSSE

(in inglese) Stai bene?

Sei un'attrice?

"Un'attrice"? No.

- Ma sei italiana? - Sì, sono di Roma.

Forse io so da dove viene la leonessa.

Era quella in gabbia a Cinecittà.

- Sapete che ore sono? - Non sarà neanche mezzanotte.

Io devo andare a casa. Mia madre non sa che sto qui.

- No, no, no. - Andiamo?

PARLA IN TEDESCO

(in tedesco) Vieni qui.

Fammi sentire l'odore di una santa.

Tanto io so che non sei una santa.

Lo sento.

- Che cosa vuoi? - Starti accanto.

IMITA IL RUGGITO DEL LEONE

Attenta al leone!

- Dove vai? - Sandy!

Dove va?

Prego.

Qui non vi disturberà nessuno.

- Ugo, tesoro. Sta andando via, vieni a salutarlo? - Certo.

GEMITI DALLA STANZA

LA DONNA PIANGE

(piangendo) No... No!

No!

Di che ti impicci?

Vattene!

Vattene!

Voglio tornare a casa. Portami a casa.

- Anche l'attore tedesco faceva paura come nel tuo film. - Ehi...

RUMORE DI BOTTIGLIA STAPPATA

Mi spieghi che succede, Armandino?

Io ho ancora degli ospiti in casa

e tu fai portare via il pianoforte da una squadra di energumeni?

È inaudito! Caro, ma... Mi vuoi sabotare Armandino, scusa.

Qui io muovo il mondo. Ho bisogno della musica.

Domani sera ho una cena importante.

Mettici un po' di forza, dài. Che macello che stanno facendo!

- Non farlo strusciare. - Mi scusi.

- Mi dica, signorina. - Dovrei andare a Roma.

Fuori dal cancello a sinistra, attraversa il bosco

costeggia il canale e si trova sulla strada.

- Là c'è la fermata del bus. - Grazie.

IL PIANOFORTE STRUSCIA

Ma è uno scherzo? Sotto! Prendilo da sotto, imbecille!

Più su, prendilo più su! Oh! Forza, spingi!

Dài, spingi, forza!

Wilma...

Signorina! La porto io a Roma, venga!

Eccoci qua. L'albergo è questo.

È sicura che deve andare qui?

- Come vuole. - Grazie.

Per così poco. Devo portare il pianoforte qui dietro.

Mi scusi, mi scusi.

- (in inglese) Sì? - Lockwood?

Lockwood è qui?

(in spagnolo) Tre.

No!

RISATE

- (Sean in inglese) Solo stavolta... - (Josephine) No.

Ciao.

Il mio nome è Mimosa.

Grazie, chiudo io.

Prego.

MUSICA DI PIANOFORTE

BRUSÌO

DIALOGO NON UDIBILE

Buongiorno, Mimosa. Ha dormito qua?

L'ho cercata dappertutto ieri sera.

Che cos'è?

Che cosa significa?

Non lo so, ma è bella. E una poesia, credo.

Vuole che la accompagni a casa? Forse finalmente ce la facciamo.

Devo solo finire con quei signori, è questione di minuti.

Sono collezionisti.

Non si preoccupi. Vado da sola.

- E grazie. - Di che cosa?

Di tutto.

Arrivederci.

(Josephine) Sarà un cielo chiaro.

< Si apriranno le strade.

< Le pietre, le scale.

< Le terrazze. Le rondini canteranno nel sole.

< Il cuore batterà sussultando come l'acqua nelle fontane.

< Sarà questa la voce che scenderà le tue scale?

< Le finestre sapranno l'odore della pietra e dell'aria mattutina.

< Si aprirà una porta.

< Il tumulto delle strade sarà il tumulto del cuore

nella luce smarrita.

< Sarai tu, ferma e chiara.

RUGGITI

RUGGITI

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