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Ammettetelo, pensavate che fossi io.
E in un certo senso è così.
So che adesso sembra facile,
ma, credetemi, non è successo dall'oggi al domani.
C'è voluto tempo. Tanto, tanto tempo.
E allenamento.
ESSERE BEN
NEL PRESENTE
Che schifo. Un po' di liquido.
- Metti i peperoncini dolci. - Ok. Ok.
Fa le scoregge.
Chissà che bontà, eh?
Che puzza!
Sarà una delizia.
Dai, sbrigati.
- Sì, un secondo. - Uno. Avanti.
Giù di botto, passerotto.
Un sacco di volte, ho avuto voglia di arrendermi.
La frustrazione era più forte di me.
Uno di meno sulla lista.
- Allora? - Niente.
Beh, cosa viene adesso?
Il phon?
Mi piacerebbe dirvi che dentro di me sapevo
che ce l'avrei fatta.
Ma sarebbe una bugia.
Ma perché?
La verità è che all'inizio sembrava tutto impossibile.
Buona giornata, cucciolo!
- Ti vergogni? - Moltissimo.
Ho dovuto imparare a gestire la frustrazione,
e smettere di preoccuparmi.
Cosa? Non vuoi i cavolini?
No. Che c'è da stupirsi?
Scusa, da quando snobbi i miei cavolini di Bruxelles?
Da quando sono nata.
Beh, a me invece piacciono, Phil.
- Meno male, grazie. - Di niente.
Wow.
Oh, e a proposito, mi ha scritto tua madre
per dirmi di ricordarti che domani passa a prenderti...
Dopo la scuola, lo so.
Oh, bene, quindi ti sei già preparata la borsa e tutto il resto?
- Naturalmente. - E tu?
- Non l'ho preparata. - Spiritoso.
Ho portato a riparare la tua macchina fotografica.
- Grazie. - Come va a scuola?
- Bene. No. - Nessuna lite?
Capisco. Ho avuto 12 anni anch'io,
per tradizione si risponde con meno sillabe possibile.
È tutto sistemato.
D'accordo.
Bù!
Max! Ma devi proprio farlo?
Volevo provare con la paura.
Sembrava una buona idea, e invece...
Forse è una cosa che non mi ricapiterà più.
Lo pensi davvero?
Cosa intendevi con "È tutto sistemato"?
Beh, tua madre ti torchiava,
e l'hai detto tu che non vuoi che si preoccupi.
'Notte.
Buonanotte, Max.
Che stress.
- Max, ricordati che tua mamma... - Passa a prendermi, lo so.
Forza, veloci. Vi accompagno io. È tardissimo. Andiamo.
- Ok. Lo so. - Andiamo.
- Darren, ciao. - Ciao.
Entra pure. Che succede?
Ci siete tutti, vedo.
Ecco, vorrei chiudere il caso dell'altro giorno.
Posso rubarvi un momento Ben?
Se sei d'accordo, Liz.
Vedo che ti sei ripreso.
Spero che non ti abbiano sgridato troppo l'altra sera.
Conosci Kenny Walker, vero?
Sai, è strano perché
quando gli ho chiesto che ci faceva al parco in pigiama,
lui è caduto dalle nuvole.
Dice che non c'è mai stato.
Sarebbe una domanda?
No, direi che non lo è.
Ma ho una curiosità,
mentre eri al parco, hai per caso incontrato qualcuno?
No.
Quindi non hai visto nessuno.
No.
- Devo andare a scuola. - Certo, un'ultima domanda.
L'hai mai visto prima questo simbolo?
No. Mai.
- Scusi, devo andare. - Certo.
Ciao. È venuto a cercarmi un poliziotto oggi. E a te?
Io, ah...
Mi fa: "Oh, come mai eri al parco in pigiama?"
E allora io... chi lo usa più il pigiama?
Tu cosa gli hai detto?
Niente, perché non ero in casa.
Ma eri in pigiama quando ti hanno trovato.
No, no, ti sbagli.
Me l'ha detto lui, ne sono certo.
- Davvero? - Che eri in pigiama? Sì.
Mia madre mi costringe a metterlo. Io non lo farei mai.
È quel che ho detto anch'io a tua sorella.
Cioè... Che c'entra?
Ha dato le cuffiette a Jason. Io non l'avrei mai fatto.
A dopo.
Ehi, come va?
È tutto sistemato?
Il motivo per cui Jason mi lascia in pace sei tu.
Esatto. E allora?
Non pensavo l'avresti ammesso così facilmente.
Avevo la mie ragioni.
- Ma avresti dovuto dirmelo. - L'ho appena fatto.
Ci vediamo.
Non sei solo, Ben.
E questo non è maturato oggi,
ma nel corso della tua vita.
Ben?
Ben, ehi.
Ti ho chiesto cosa voleva Darren. Il detective Kennedy?
Farmi delle domande.
Sì, ma a che riguardo?
Varie cose.
Beh, a quanto pare Darren si preoccupa per te.
È un bene. Lo apprezzo.
Perché quelle domande, prima?
- Intendi su Darren? - Sì.
Sai, purtroppo dopo la morte della moglie,
ha passato un periodo molto difficile.
Non mi stupisce. Un padre single che cresce la figlia da solo.
Sì. Carter.
Ma non so, oggi, quando è venuto qui, sembrava...
Sembrava di nuovo in crisi come allora.
È tutto a posto?
Sì. Perché?
Così. Volevo sapere come stai.
Io bene.
Caspita.
Stavolta ben due parole insieme. In pratica il doppio della media.
Che silenzio qui, vero?
Cosa stai cercando?
Vorrei sentire della musica...
e a quanto pare non ne ho.
- Da quando in qua ascolti musica? - La ascolto sempre.
È quello che uccidiamo
Ah, orgoglio e competizione
Hai niente risalente a questo secolo?
- Questo è un classico. - È vecchio, mamma.
Cerca di ascoltare.
E il lavoro che ho messo tra noi Non mi protegge
Sto imparando a vivere senza di te
Ma mi manchi, amore
Più so, meno capisco
Non riesco a non commuovermi.
Tutte quelle cose che credevo di aver compreso, devo impararle da capo
Sto cercando di arrivare Al cuore della questione
Tuo padre...
- Ma se ti mette tristezza, perché... - Non è triste,
E i miei amici sono dispersi
è solo molto bello.
"Più so, meno capisco.
Tutte quelle cose che credevo di aver compreso, devo impararle da capo."
Sai, credo voglia dire che non bisogna mai smettere di imparare.
Dobbiamo continuare.
Anche se ci sembra impossibile.
E saper perdonare.
Sì.
SCUOLA MEDIA ERIC NUETZEL
Dovevi proprio regalargliele?
Sia ben chiaro, io non gli ho regalato niente.
Gliele ho prestate per, tipo, una settimana.
Senti, tu la conosci Carter Kennedy?
La figlia di Darren?
Sì, certo, ma non la vedo da una vita. È andata via a studiare.
Come "è andata via"?
Sì, è in collegio da qualche parte all'est.
E se invece non fosse andata via? Se fosse ancora qui?
No, sono strasicura che...
È lei che ho visto al parco.
Guarda dove vai.
Sarebbe toccato a me.
Fa il bullo con lui perché tu mi hai salvato.
- Ben, questo non puoi saperlo. - Sì, invece.
Owen.
Cos'hai da guardare?
Tieni.
Fin dove è arrivata, la pizza?
Piuttosto lontano.
Dicono che faccia bene digiunare.
Grazie.
Mi chiamo Owen.
Ben.
Mio padre continua a dirmi che se voglio che smetta,
devo fare "di tutto per tener testa a Jason".
Lui ha un sacco di... idee.
E qualcuna buona c'è?
CASA DEI NEWTS
- Guarda dove vai. - Adesso basta. Devo fare qualcosa.
No, non puoi.
- Ma io devo farlo. - No, tu non puoi.
Guarda.
- No, no, no, no, no. - No, cosa? Ma se è fantastico!
Hai creato un contatto. E guardando Owen sei cambiato.
Adesso sto guardando te ma non cambio.
Fa' un bel respiro, ok?
Mia madre. È qui, mi aspetta.
- Devo andare. - Non puoi piantarmi di nuovo in asso.
Sta' calmo, ne sei già uscito una volta.
Beh, dille di aspettare. Non posso tornare a casa così.
Credi mi diverta lasciarti qui? Mi dispiace, ma devo andare.
Ma e io invece dove vado adesso?
Boh, arrangiati!
Ok.
Carter? Carter?
Mi serve il tuo aiuto adesso.
Carter?
Ehi.
- Conosci mia figlia? - Veramente no.
Davvero?
Beh, io l'ho incontrata qui al parco l'altro giorno.
Cosa ti ha detto?
- Niente. - Senti, sta bene, almeno?
- Penso di sì. - Come sarebbe?
Deciditi, o stava bene oppure no.
Beh, sembrava un po', non saprei, preoccupata.
Per cosa?
Non so, credo per una specie di tempesta.
E cos'ha detto in proposito? Della tempesta, intendo.
Non ricordo. Lo chieda direttamente a lei.
Lo farei, se potessi, ma non vedo mia figlia da due anni.
Quindi non è andata via a studiare, vero?
E allora dov'è?
Perché non può vederla?
Un paio di anni fa qui c'è stata una tempesta.
Ha fatto saltare la corrente elettrica in tutto lo stato.
Credimi quando ti dico che non avevo mai visto una tempesta così.
Carter!
E mia figlia allora...
Non so spiegare come abbia fatto.
So soltanto che un attimo prima la tempesta stava infuriando,
e un attimo dopo era scomparsa.
Come se lei l'avesse fermata.
Lei che ferma una tempesta.
Ma ho scoperto presto che era anche in pericolo.
E l'unico modo per proteggerla era lasciarla andare.
L'hai già visto prima? Quel simbolo?
Cosa rappresenta?
Non ne ho idea.
Ma sai come mi fa sentire?
In contatto.
Tutto bene?
Sì. Benissimo. Devo andare.
Ehi.
Ehi!
- Ehi! Sei di nuovo tu. - Sì.
Sai, il detective Kennedy mi ha detto una cosa pazzesca.
Un momento, ti sei tinta di un altro colore?
Credevo lo facessi solo nelle grandi occasioni.
Beh, non mi capita tutti i giorni di vedere qualcuno trasformarsi
sotto i miei occhi.
Allora? Come sei tornato in te?
Non lo so. Quando ho capito quello che riesco a fare, è come se...
Capito?
Cioè?
Cioè... Guarda.
Cosa stai facendo?
Un secondo.
Uno...
Max, quando dico "un secondo" non intendo di numero, chiaro?
Ce la farò, vedrai...
Dopo un po' dovrebbe essere facile... un giochetto.
- Davvero? - Non so.
Non c'è il manuale delle istruzioni.
Dammi retta, magari non dovresti sentirti così frustrato
- quando non va come vuoi tu. - Non sono frustrato.
- Riprovo a spaventarti? - Non mi serve.
- Sicuro? - Max, non insistere.
Va bene, d'accordo, non ti agitare.
Ci si vede.
In realtà, ero frustrato eccome.
Era dura.
Ma adesso, molto meno.
Ora, invece di cedere alla frustrazione, ripenso alla canzone che dice:
"Tutto ciò che credevo di aver capito,
ho dovuto impararlo di nuovo."
Forse succede a tutti.
Dobbiamo continuare a imparare. A crescere.
A perdonare.
Tradotto da: PAOLA D’ACCARDI
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