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Yoruba
Zulu
Non interrompermi.
So quando fermarmi.
OK.
Pronti.
Dieci grandi progetti di edilizia negli anni Settanta
guidarono lo sviluppo economico di Taiwan.
Era anche l'epoca
del rifiuto internazionale di Taiwan.
L'uscita dall'Onu e il distacco dagli Stati Uniti
avevano portato all'isolamento diplomatico.
Taiwan era isolata.
Come conseguenza
la classe media divenne più indipendente
e chiese maggiore potere.
La storia di Taiwan si rivelò
pezzo a pezzo.
A quel tempo,
politica, economia e cultura erano mescolate.
Emerse il movimento della letteratura nativista
raccontando storie dell'isola,
mentre la compagnia Cloud Gate le raccontava con la danza.
Poi apparvero la corrente musicale folk
e la rivista Beatiful Island.
Negli anni Ottanta, dopo l'incidente di Formosa,
divennero di spicco.
In modo diretto, artistico,
agivano le piccole compagnie teatrali.
Tutti avevano qualcosa da dire.
E poi arrivò il Nuovo Cinema Taiwanese.
La sua espressione era su larga scala,
molto potente.
In "The Boys From Fengkuei"
i personaggi ballano in riva al mare, tra le onde,
e migrano verso le grandi città.
In "A City of Sadness"
vediamo il processo del tempo,
il sacrificio delle persone.
In "That Day, on the Beach"
l'élite sociale indulge alle glorie passate
in un presente incerto.
In un presente incerto.
In "A Brighter Summer Day"
giovani problematici
provano a liberare la loro energia repressa.
La collisione di emozioni represse è il tema degli anni Ottanta
Abolizione della legge marziale nel 1987.
Liberazione delle due sponde dello Stretto.
Sulle basi gettate negli anni Settanta,
grandi risultati sono stati raggiunti negli anni Ottanta.
Che hanno portato all'aperta e liberale società della Taiwan di oggi.
In tutto questo
teatro, cinema, arte e letteratura
hanno giocato un ruolo decisivo.
Va bene?
Grazie.
Nel corridoio di un ospedale
un'infermiera corre.
Nel corridoio di un ospedale,
sfarfallio delle luci.
Una zanzariera...
Su un treno,
un uomo che non riesce a parlare.
Uno studente viene pugnalato dalla sua ragazza.
Venti anni fa studiavo cinema a Chicago.
Guardavo molti film di diversi generi.
Mi attirava il cinema sperimentale americano.
Al Film Center venivano proiettati molti film asiatici,
di Iran e Taiwan.
Guardando questi film,
rimasi sbalordito dalla loro novità.
Erano singolari, una forma di cinema diverso.
Il tipo di film che stavo cercando.
Non erano sperimentali di per sé,
ma erano collegati
al mondo in cui sono cresciuto.
Soprattutto i film di Hou Hsiao-Hsien.
Sono in parte il motivo del mio ritorno a lavorare in Thailandia.
Mi ricordavano casa.
E mi riportavano alla mia esperienza di vita.
Penso che i suoi film abbiano a che fare con i ricordi.
Sono stati la scintilla che mi ha fatto credere
che i nostri ricordi hanno un valore.
Il cinema è memoria.
Il Nuovo Cinema Taiwanese continua a influenzare il mio lavoro.
Spesso penso, dopo le riprese,
"perché ho fatto questa inquadratura"?
E realizzo che sto richiamando i film del Nuovo Cinema Taiwanese,
le loro composizioni piatte,
usando finestre o porte
per fare un'inquadratura all'interno di un'inquadratura.
Di solito in modo dritto e piatto, non angolato.
Semplice e austero.
Mi hanno sicuramente influenzato.
E un'altra influenza riguarda il tempo.
Mi fanno pensare che sto osservando me stesso,
non guardando un film.
Quando guardo un film di Hou Hsiao-Hsien,
Edward Yang, Tsai Ming-Liang,
spesso mi addormento.
Anni dopo i miei film fanno addormentare il pubblico.
Penso ci sia un potere speciale in questi film
che porta gli spettatori in un mondo diverso,
a un diverso stato di rilassamento,
dove possiamo lasciarci tutto alle spalle.
Il cinema ci trasporta in un mondo dei sogni,
poi quando ci svegliamo siamo ancora là,
quasi come fosse un unico viaggio.
Il primo film che ho visto è stato "The Boys from Fengkuei".
Lo ricordo chiaramente.
Rimasi impressionato.
Mostrava un talento e una freschezza eccezionali.
Con freschezza mi riferisco
alla facilità di accesso in questo cinema, per me.
Mi riportava all'origine del cinema,
all'epoca del muto.
"The Sandwich Man" e "In Our Time",
hanno aperto la strada con il loro successo.
Seguiti da "A Summer at Grandpa's", "A Time to Live, A Time to Die"
e da "Taipei Story" e "The Terrorizers" di Edward Yang.
Questi film hanno fatto conoscere Taiwan come territorio culturale.
Dopo trent'anni
posso ancora sentire quella freschezza,
quella sensazione di tornare agli inizi.
Forse inconsciamente,
non avevano le idee così chiare,
ma hanno scoperto qualcosa di originale.
Il 1983 e gli anni seguenti hanno qualcosa di miracoloso.
Un'acconciatura di capelli disinvolta.
Sottilmente incipriata.
Nel fumo color rosa e nella nebbia viola lei splendida si mostra.
Leggiadra come un salice cammina con grazia.
Prima di separarci, non vediamo l'ora di rincontrarci.
Sensuale, non sembra innamorata.
Dovrei fare letteratura.
Ho una tale passione nel mio cuore.
I miei occhi tradiscono le mie supposizioni,
e le mie labbra te lo diranno.
Ti amo.
Quindi, hai assistito allo sviluppo del cinema di Taiwan?
All'inizio non sapevo nulla del cinema taiwanese.
All'epoca nessuno sapeva molto del cinema cinese,
del presente o del passato.
Nel 1981 Marco Muller organizzò una retrospettiva
di film cinesi a Torino.
Il cinema taiwanese era stato bandito per ragioni diplomatiche.
Era piuttosto stravagante vedere del cinema cinese
che non esisteva politicamente.
Tutto era vago e poco chiaro.
Tutte le informazioni erano parziali e incomplete.
Non conoscevamo il background di questi film.
Io e Charles Tesson volevamo fare
un quadro di quel cinema,
capire la geografia dei film in lingua cinese e la loro storia.
Quando ho iniziato le ricerche a Hong Kong nel 1984
il nuovo cinema cinese era quello di Hong Kong.
Sorprendentemente all'incirca nello stesso periodo
nuove cinematografie stavano emergendo
in contesti differenti.
Dove non esisteva un sistema di studio commerciali come ad Hong Kong.
C'era il sistema molto particolare della Repubblica Popolare Cinese.
Mentre Taiwan era quasi come un deserto.
No!
Non penso che Taiwan fosse così, un deserto.
Al contrario, c'era una cinematografia ricca a Taiwan.
Con un pubblico... consistente.
A differenza dei film di genere di Hong Kong o a quelli Hollywood
focalizzati sui giovani,
il cinema taiwanese manteneva valori storici.
Era ispirato alla letteratura,
con generi come il melodramma, e indirizzato soprattutto a un pubblico adulto.
Mei, mi stavi dicendo qualcosa?
Niente, cugino.
Credi che i desideri possano portare felicità?
Qualche volta. Perché lo chiedi?
Ti auguro felicità per sempre.
Grazie.
Ma è vero che a Taiwan le cose hanno preso una forma diversa,
perché c'erano artisti e scrittori, come Wu Nien-Chen,
che hanno portato idee nuove e nutrito
il Nuovo Cinema Taiwanese. Così una generazione di registi
ha incontrato la propria storia nazionale.
A-Suat, tuo zio è stato catturato.
Non sappiamo dove sia.
Abbiamo pensato di scappare,
ma dove?
Anche se ricevi un premio ci sono ancora cose da fare.
Non puoi esserne sopraffatto.
Non credo che ci succederà.
In realtà siamo molto sereni,
continueremo a lavorare sodo.
Guardate cosa ho trovato in casa...
Il programma del cinema Lugones.
Con il Nuovo Cinema Taiwanese?
È ancora intatto.
Sono passati tredici anni.
L'ho tenuto in un cassetto
con tutte le mie sceneggiature e i cataloghi.
Sono cresciuto con Hou Hsiao-Hsien.
Ho seguito i suoi film sin dagli anni Ottanta.
In Argentina? Prima del Bafici Film Festival?
No, no qui.
Vivevo a New York negli anni Ottanta.
Li ho visti lì.
Non nelle normali sale,
ma in un piccolo Asian film festival che si teneva a Chinatown.
Per primo ho visto un film di Hou Hsiao-Hsien
e l'ho subito adorato.
Così ho iniziato a seguire il cinema taiwanese
e ne sono rimasto incantato.
Che immagine hai di Taiwan e dei suoi registi?
Non l'immagine di una nazione, ma piuttosto
di un certo cinema.
Il cinema taiwanese è l'unico
che sento intimo,
come la Nouvelle Vague degli anni Sessanta.
Ma quella non è la mia generazione,
al Nuovo Cinema Taiwanese mi sento più vicino.
Non a un regista in particolare, ma a diversi registi.
Si dice che il Nuovo Cinema Taiwanese riguardi soltanto
alcuni film realizzati tra il 1982 e il 1986.
Così non sono molti,
lo sviluppo successivo dei registi varia.
Io ho conosciuto loro e i vari movimenti cinematografici...
Con i festival?
No, voglio dire che non sono i miei contemporanei
quindi ho imparato ad apprezzare questo cinema
più complicato e lento.
Che hai?
Sono andata male all'esame di matematica.
Perché non hai chiesto aiuto?
Mi chiamo Ichiyama Shozo,
sono un produttore.
Ho lavorato con Hou Hsiao-Hsien per "Good Men Good Women",
"Goodbye South, Goodbye" e "Flowers of Shanghai".
Poi sono diventato produttore di Jia Zhangke.
Dopo la proiezione di "The Puppetmaster" al Tokyo Film Festival
qualcuno della società di Hou mi contattò.
Erano in fase pre-produzione per il suo prossimo progetto,
ma un investitore si era tirato indietro improvvisamente
causando loro dei problemi.
Mi chiesero se una società giapponese avrebbe potuto finanziarlo.
Non so se altri registi taiwanesi lavorano così
o soltanto Hou Hsiao-Hsien.
Ma per i giapponesi
un modo così libero di fare film è inimmaginabile.
Si può dire che è stravagante,
ma è così che lui realizza film.
Ho lavorato con Hou Hsiao-Hsien circa dieci anni fa.
In questa libreria dell'usato abbiamo fatto il film "Café Lumière".
Ho apprezzato il suo modo di dirigere,
l'empatia con gli attori.
A volte finivamo una scena
e facevamo la stessa il giorno dopo.
In Giappone sarebbe considerato un re-take
a meno che non ci sia un problema critico.
Ma lui girava la stessa scena per giorni.
Un giorno gli ho chiesto il perché.
Lui mi ha risposto:
"Perché oggi sei più brillante."
Allora ho capito il punto fondamentale.
La cosa più importante in un film è catturare l'energia degli attori.
Non solo sulle persone, ma anche sul tempo,
l'atmosfera
e la location.
Si concentra su tutte queste cose.
L'ho incontrato una volta prima delle riprese
e mi ha subito sorpreso.
La produzione aveva prenotato un bell'albergo
ma lui aveva disdetto e si era trasferito
in un business hotel vicino alla nuova stazione di Okubo.
Lo dovevo incontrare lì.
Quando l'ho visto,
più che un regista
mi è sembrato come uno zio.
Subito ho pensato che mi sarei divertito a lavorare con lui.
Questo è il Koryukaku Hotel,
di fronte alla stazione di Okubo
dove Hou di solito alloggia quando è a Tokyo.
Spesso l'ho portato qui per delle riunioni.
È un posto familiare, carico di ricordi.
L'ultima scena di "Millennium Mambo"
è stata girata qui.
Lavoro nel cinema da trent'anni.
Questo vuol dire,
che il trentesimo anniversario del Nuovo Cinema Taiwanese
e anche il mio trentesimo anniversario.
Forse è il destino.
Lo trovo interessante.
E sono onorato di parlarne.
I film di Edward Yang
sono per me fonte d'ispirazione.
Il primo che vidi
fu "A Brighter Summer Day".
Rimasi impressionato.
Poi "Mahjong".
"A Confucian Confusion", "Yi Yi".
Tutti i suoi film mi toccano profondamente.
Non penso che i film taiwanesi di quel periodo
abbiamo immortalato Taiwan in modo grezzo.
Al contrario il loro linguaggio filmico era sofisticato.
Non costruivano set,
usavano luoghi e persone reali.
Utilizzando con cura gli elementi esistenti
hanno raggiunto grandi risultati cinematografici.
E tutti avevano il proprio stile.
I film sembravano naturali
e drammatici allo stesso tempo.
Il cinema taiwanese è abbastanza conosciuto in Giappone
anche se i film di alcuni registi
nono sono mai stati mostrati.
Uno di questi registi è Wang Tung.
È un peccato,
amo molto il suo lavoro.
Tutti i suoi film sono bellissimi.
Il mio preferito è "Banana Paradise".
I nazionalisti cinesi avevano perso la guerra
ed era fuggiti a Taiwan.
Lo scontro tra i locali e i nuovi arrivati
ha portato all'emergere di nuovi valori.
La gente comune
che costituiva la società taiwanese
ha trasformato le sofferenze in umorismo.
Forse è un po' grossolano dirlo,
ma questo mi tocca il cuore.
Stop.
E adesso?
Non conosco la canzone che stai cantando.
Ne canto una io.
Lasciatemi iniziare.
Porto una pistola sulla spalla...
Una granata pende dal mio petto.
Mento in su, petto in fuori!
Un'altra canzone!
Cantiamo "La mia città natale". (mandarino)
Quale città? (taiwanese)
Città natale.
Città cosa?
Oh, miei concittadini...
unitevi all'esercito e servite il Paese.
Dall'invasione giapponese
mia moglie e i miei figli hanno sofferto...
C'è una certa tristezza nella società taiwanese.
Prima di rivendicare la sua identità,
non è semplice dirlo...
Taiwan aveva adottato sia la cultura cinese sia quella giapponese,
oltre ad altre culture.
Beh, evidenzia l'unicità di Taiwan.
Mio padre è nato a Kaohsiung.
Là ha ricevuto la sua educazione.
Ha frequentato la scuola superiore a Chiayi.
È cresciuto nel sud di Taiwan.
Dopo il diploma
lavorò a Lushun, in Cina,
quindi completato il servizio militare
fu mandato in Siberia.
Tre anni dopo la fine della guerra
arrivò per la prima volta in Giappone.
Nonostante le difficoltà e i pericoli in gioventù
diceva di aver bei ricordi della vita a Taiwan.
È una delle parti della sua vita
dove ha potuto vivere spensierato.
Diceva sempre quanto buone fossero le banane
o gustose l'ananas.
Lo diceva spesso.
Quando ero piccolo
ed era di buon umore
portava a casa qualche ananas
e la tagliava così.
A noi piacevano,
ma lui mormorava:
"Quelle di Taiwan avevano un gusto migliore."
Quando finalmente vidi "A Time to Live, A Time to Die"
trovai un collegamento con la mia infanzia,
una certa familiarità
che non mi dispiaceva.
Ma quando sono cresciuto,
riflettendo sulla relazione tra Giappone e Taiwan
non potevo semplicemente pensare
alla giovinezza spensierata di mio padre.
Quel film mi ha commosso profondamente
e ho pensato che avrei voluto fare cinema così.
Sinceramente i film giapponesi degli anni Ottanta,
anche se c'erano alcuni registi che rispetto,
non erano il modello che volevo seguire.
Quella era la scintilla che stavo aspettando.
Questo è il Chigasaki Kan hotel,
circa un'ora da Tokyo.
Il duo Ozu Yasujiro e Noda Kogo
lavorava abitualmente in questa stanza.
Era com'è adesso.
Hanno scritto qui la sceneggiatura di "Tokyo Story".
Quando un giapponese guarda il cinema taiwanese
la prima cosa che nota
è come Taiwan abbia subito influenze dalla cultura giapponese.
Per esempio, in "A Summer At Grandpa's"
Dong Dong fa visita a suo nonna in campagna.
Suo nonno è un dottore
e la sua clinica si trova in un vecchio edificio.
Non ho visto edifici così all'estero.
È una tipica clinica di campagna giapponese del passato.
Quelle scene evocano nostalgia.
Tuttavia, anche si tratta di ricordi dolci
è difficile provare gioia.
Perché la storia coloniale è sempre oscura.
La gente del posto deve aver sofferto.
Guardando "Super Citizen Ko" di Wan Jen
ho provato un forte dolore.
Il film mostra il Terrore Bianco degli anni Cinquanta,
quando gli intellettuali furono perseguitati.
Gli intellettuali a quel tempo ricevevano un'educazione giapponese
e leggevano saggi politici in giapponese.
Ma tali attività accademiche
portarono all'accusa di tradimento.
Nell'ultima scena,
anche se non la ricordo perfettamente,
il personaggio principale per redimersi
va a cercare la tomba del suo amico che è stato giustiziato.
Chiede perdono in giapponese.
Usa il giapponese per esprimere i suoi sentimenti.
È molto forte per me.
A mio parere rappresenta la scena più memorabile del cinema di Taiwan.
Perdonami.
A Hong Kong tra registi che hanno iniziato in televisione,
eravamo tutti abbastanza vicini.
Ci incontravamo in privato,
ma raramente si lavorava insieme.
A Taiwan invece
i registi si aiutavano tra loro.
Hou Hsiao-Hsien vendette la sua casa
per finanziare "Taipei Story" di Edward Yang.
L'aveva già fatto prima
con "Growing Up". Lo ha fatto sempre.
Che grande atmosfera.
Quando girai là "Ah-Fu"
anche Yang chiese alla gente di aiutarmi.
Avevano un forte legame di amicizia.
Gli anni Ottanta sono stati un decennio travolgente a Taiwan.
A Hong Kong ce ne siamo resi conto soltanto dopo.
Edward Yang voleva raccontare
delle persone che visitavano le loro vecchie case in Cina.
Ma le cosa andavano così velocemente
che non c'era tempo di registrarle.
Non c'era tempo di scrivere sceneggiature.
Attenti!
Fronte avanti.
Sguardo dritto.
A riposo.
Attenti!
Fronte destro.
Idiota!
Fronte sinistro.
Guarda tuo fratello.
Dai, fai attenzione.
Hai sbagliato di nuovo.
Non sai come girarti?
Attenti!
A riposo.
Attenti!
A riposo.
Fronte destro.
Ci vuole il tono giusto.
Più deciso.
Attenti!
Fronte avanti!
I film migliori, per me,
catturano le realtà del loro tempo
e reagiscono ad essa.
Il Nuovo Cinema Taiwanese secondo me fa proprio questo.
Qualunque sia l'ambientazione di quei film, del passato o moderna,
hanno catturato totalmente lo spirito dei loro tempi.
In modo intenso, con un chiaro punto di vista.
L'umanesimo
e l'interesse per la società sono evidenti.
Anche il cinema di Hong Kong ha prodotto film
con una sensibilità simile,
ma i film di Hong Kong avevano un limite.
Questo:
dovevano rimanere commerciali.
Soprattutto commerciali, con sole poche eccezioni.
Non la chiamerei una pressione,
ma certamente una condiziona naturale
per la sopravvivenza.
A Taiwan
so che hanno
dovuto faticare
con le pressioni,
ma hanno avuto un grande coraggio.
Non so da dove l'abbiano preso.
Non ero consapevole se avessero sofferto,
non me l'hanno fatto capire.
Ma avevano perseveranza e determinazione.
Una cosa che ammiro.
Questo non è ovvio per la gente di Hong Kong.
Perché sono a Hong Kong?
Alcuni studenti in Cina hanno detto
di aspettarsi di vedere sparatorie per le strade di Hong Kong,
o trovare nei ristoranti incontri della mafia.
Questa è l'esperienza comune per il pubblico cinese
guardando i film di Hong Kong.
Nei film di genere di Hong Kong
tutto sembra magico, surreale.
Questo crea equivoci.
Ma Taiwan è un caso diverso.
Il Nuovo Cinema Taiwanese...
Durante la mia prima visita a Taiwan
l'ho provato anche in albergo o in un negozio.
Le persone, i lavoratori,
il modo in cui parlano mescolando mandarino e taiwanese,
tutto mi è sembrato così familiare come se fossi già stato lì.
È difficile trovare quei sentimenti
nei film cinesi della Quinta Generazione.
Per esempio "Ju Dou" o "Yellow Earth",
ci sembravano molto lontani da noi.
Il loro approccio è diverso.
Non si tratta di giudicare quale sia meglio,
ma solo di una mancanza in questo senso.
Di tutti i registi del Nuovo Cinema Taiwanese
quello che ho sentito più vicino è Wang Tung.
In film come "Strawman"
e "Hill of No Return"
con situazioni rurali,
affronta magnificamente
la crudeltà e l'assurdità delle stesse.
Era vicino alla mia esperienza nel Sichuan.
Con "Dust in the Wind",
e "A Time To Live, A Time To Die",
non mi aspettavo film così genuini.
Wang ha un senso dell'umorismo unico
e un senso della campagna
diverso da quello di Hou Hsiao-Hsien.
Un altro regista che mi ha influenzato
è Edward Yang.
Una volta che ho saputo di più sulla vita di città,
e ho imparato di più su me stesso,
i suoi film mi hanno davvero toccato.
Ora, guardando indietro,
sono come profezie per la Cina di oggi.
Le relazioni interpersonali nelle città moderne.
Non capisco la strategia delle grandi corporazioni.
Accorpano pure società in conflitto.
Ecco in cosa sono brave.
Queste cose ti fanno credere sempre di più nel destino.
Non importa quanto sei attento,
il minimo errore può portare a conseguenze fatali.
Non mi credi?
Non voglio essere così pessimista.
Guarda questi edifici,
sono sempre più confuso.
Non so quali ho progettato io e quali no.
Hanno tutti lo stesso aspetto.
È come se non esistessi.
Quando mi sono avvicinato a questi registi
cercando di capire gli argomenti che stavano trattando,
ho realizzato due cose.
Per prima, nei film di Hou ho sentito qualcosa di cinese
prima di vedere qualcosa di taiwanese.
A quel tempo non c'era alcun film moderno in Cina.
Non nel 1984. Ma nell'85-86 sono apparsi film moderni
come "Yellow Earth" e "Red Sorghum".
Sì, ma non sono lo stesso.
Anche se mi piacciono questi film
la loro modernità è molto lontana
da quella di Hou in termini di purezza e audacia.
Sono d'accordo. Dal mio punto di vista
in "The Boys From Fengkuei" o "That Day, on the Beach"
vedo tracce di film occidentali.
Per esempio "A Summer At Grandpa's" mi fa pensare a Rossellini,
"That Day, on the Beach" ad Antonioni.
Invece guardando "Yellow Earth" non trovo nessuna eco di questo tipo.
Come se venisse da un mondo che non conosco.
Non si tratta di stabilire quale sia meglio o più moderno,
è una questione di segni.
Devo dire
che il motivo per cui sono attratto dai film di Hou e Yang
non riguardo in alcuno modo l'esotismo,
ma il loro spirito moderno.
Mi avrebbero impressionato anche se fossero stati
italiani, spagnoli o francesi.
Per me la cosa fondamentale
e che hanno portato il cinema di Taiwan nella sfera del cinema moderno.
Ma tu continui a dire che è cinese...
Quando ho visto
"The Boys From Fengkuei",
durante tutti i novanta minuti
ero totalmente perso nel film.
I soldi. Veloce!
Dammi il resto.
Andate lì.
Sbrigatevi, o arriveranno i poliziotti.
Non c'è niente qui.
Dannazione, siamo stati ingannati.
È in cinemascope, a colori!
Dopo aver finito il film,
ho sentito fortemente che riguardava me,
i miei amici
e i giovani intorno a me.
Non capivo
come questo film taiwanese
potesse riflettere me stesso in modo così veritiero.
Ripensandoci ora,
il film mostra il cambiamento economico di Taiwan,
così come il cambiamento nella sua atmosfera politica.
Negli anni Novanta quando studiavo cinema
la Cina stava vivendo un cambiamento economico simile.
E un periodo di cambiamento anche politico.
Ance se dieci anni dopo Taiwan.
Ma il cambiamento è stato molto simile.
Il Nuovo Cinema Taiwanese
come movimento cinematografico,
è stato per me di grande ispirazione.
Quei film si collegano alla realtà,
a esperienze personali e ricordi molto vicini.
Questo atteggiamento nei confronti della cultura o della scrittura,
si era interrotto in Cina durante la rivoluzione culturale.
Per me questi film si connettono
alla tradizione del cinema cinese
degli anni Venti e Trenta
e anche alla tradizione letteraria di quel tempo.
Vai a casa, io non torno.
Dove stai andando?
Come posso andare a casa da sola?
Non farlo.
Il Nuovo Cinema Taiwanese è in effetti molto lento.
Richiede uno sforzo per guardarlo.
Non è facile da capire.
A quel tempo sentivo ...
Mi piace il Nuovo Cinema Taiwanese
perché svela qualcosa di affascinante.
Penso che non implichi direttamente la società
ma piuttosto indirettamente.
In un modo interessante
puoi sentire la connessione con quel tempo,
ma quello che dice va oltre
il suo tempo e copre diversi punti di vista.
Penso che sia speciale.
Come ti chiami?
Sono venuta per chiarire una cosa.
Mi chiamo Liu Xiaodong. Sono un pittore.
Non conosco così bene il cinema,
non ho mai guardato film in modo sistematico.
Ricordo che il primo che ho visto
è stato "Taipei Story".
Con protagonisti Hou Hsiao-Hsien e Tsai Chin.
È un film con molti silenzi.
Ricordo una delle battute.
Tsai cammina lentamente e in primo piano dice:
"Ti sei fermato a Tokyo durante il viaggio di ritorno?"
Hou appare sullo sfondo.
Si muove fuori dall'inquadratura e poi di nuovo dentro:
"Solo in transito."
Gli esperti possono avere opinioni diverse,
ma quando penso a questo film,
già solo questa scena
esprime molta psicologia.
Chin, stiamo andando da Lai.
Ho delle video cassette per lui.
Potrei restare e guardarli giocare a scacchi.
Ti fermi qui stanotte?
Sì.
Allora ci vediamo.
Lon!
Lon!
Ti sei fermato a Tokyo durante il viaggio di ritorno?
Solo in transito.
Essere attaccato a questo mondo
pur mantenendo una distanza da esso.
Perché una volta coinvolto non puoi più essere obiettivo.
Trovo questo tipo di estetica di grande ispirazione.
Quello che ho imparato
è mantenere una distanza da tutti i valori fissi.
Una volta adottata questa prospettiva,
se sei un pittore un fotografo o uno scrittore,
con questo atteggiamento
si riesce ad avere una visione d'insieme.
Ho conosciuto il Nuovo Cinema Taiwanese a New York.
Mi sembra al New York Film Festival.
Ho visto "A Time to Live, A Time to Die"
e "A City of Sadness".
Ecco.
Non mi hai chiesto come ho conosciuto il Nuovo Cinema Taiwanese?
Devo dire altro?
Guardando il lavoro di Hou Hsiao-Hsien
sono rimasto totalmente senza parole.
Non mi sarei mai aspettato di vedere in un film di lingua cinese
qualcosa di tale qualità.
Così equilibrio,
con una struttura e un ritmo unici.
"A Time To Live, A Time To Die" è un film importante per me.
Avevo 17 anni, primo anno a scuola di cinema.
Una sera quell'estate,
durante l'addestramento militare,
c'era una proiezione di film all'aperto.
Ognuno di noi aveva una coperta legata come uno zaino.
Così siamo andati di corsa in un campo sportivo molto grande.
E ci siamo seduti sulle coperte.
Hanno proiettato il film su uno schermo gigantesco.
Era buio tutto intorno
e lo schermo brillava intensamente.
Tutti erano inchiodati
ascoltando: Ahao-gu! Ahao-gu!
Il vento soffiava forte.
Nei boschi intorno al campo
le foglie frusciavano.
Nel buio, ero completamente rapita dallo schermo.
Ho capito che da lì in poi avrei fatto cinema.
Ero emozionata ed eccitata.
Hou Hsiao-Hsien ed Edward Yang
avevano qualcosa di unico:
il cosiddetto umanesimo.
Quello che un vero artista dovrebbe avere.
Un pensiero molto personalizzato
che collega il sentimento personale con la realtà locale
attraverso una profonda relazione
e una profonda comprensione.
Questo è qualcosa che è stato distrutto in Cina.
È una qualità molto speciale.
Quando emerse da Taiwan
certamente fece guadagnare un po' di rispetto all'isola.
Perché se Taiwan può produrre tali registi,
questo dice molto sulla Cina.
In "A Brighter Summer Day",
il racconto è molto forte,
ma c'è anche un grande senso della storia,
in particolare di come si ricorda la storia.
È realistico e personale.
Sì, reale e individuale.
Perché ci sono diversi generi di ricordi.
Alcuni sono macroscopici,
altri sono fugaci e individuali.
Di questi due,
penso che il Nuovo Cinema Taiwanese mostri soprattutto ricordi individuali.
Abbiamo avuto una storia comunista.
Ecco perché la Quinta Generazione non ha agito
come i registi taiwanesi.
Non avevano rapporti tra loro.
È a causa della nostra situazione storica.
Zhang Yimou o Chen Kaige, per esempio,
pur facendo ottimi film,
avevano dei limiti.
Ma Hou Hsiao-Hsien e Edward Yang non avevano questo problema.
Io non vedo alcuna limitazione artistica
in "Farewell My Concubine".
Io vedo solo storie.
Riguarda quei film, fallo.
È tutto costruito sui dialoghi.
Io ci vedo un linguaggio visivo di alta qualità.
Manca la gente.
Eh?
I film di Hou sono differenti.
Ne suoi film, in qualsiasi scena,
ci sono esseri umani.
Davvero?
Sono persone vere nei suoi film.
Solo le persone comuni sono persone?
Non importa il personaggio, sono vive.
Quindi pensi Cheng e Duan non siano persone
ma simboli storici?
È cinema collettivo.
Dobbiamo cambiare questo, ma come?
Non cambiando lo stile visivo
o con esplorazioni formali.
La cosa più importante è la gente, le persone e il cinema.
Mi piace il Nuovo Cinema Taiwanese perché ha
questa relazione tra persone e cinema.
Sembra reale...
Definisci un contesto preciso in cui
questi film sono importanti,
invece che in termini generali!
Nella storia della letteratura cinese
a parte "Records of the Grand Historians"
cos'è rimasto?
Molto.
Tipo cosa?
Come "The Lament".
E "Nine Songs".
Ma sono due cose diverse.
Non puoi prendere qualcosa fuori dal contesto e gonfiarla.
Guarda, la letteratura non è il nostro campo.
Sto solo dicendo
perché questo libro è importante per me.
Perché dopo tutti questi secoli,
è ancora vivo.
È ancora così vivido e veritiero.
OK, non lo metto in dubbio.
Ciò che voglio dire
è che questo libro è unico nella storia cinese.
Anche il Nuovo Cinema Taiwanese è speciale. Perché?
Non è un prodotto collettivo.
Ha prospettive individuali,
guarda un momento specifico e rivela qualcosa di vero.
Questo è ciò che è importante.
Quello che manca nei film della Quinta Generazione.
Non sto negando il valore del cinema cinese
ma penso che il suo più grande problema sia ...
Nei tempi antichi
abbiamo avuto racconti storici orientati
prendendo un punto di vista storico per interesse.
Ma dalle Cinque Dinastie
c'è stato un risveglio della percezione individuale,
un progresso.
Non puoi demolire tutto,
ignorando anche questo piccolo e importante cambiamento.
Ha fatto emergere il valore delle persone,
anche se penso non così concretamente
come nel Nuovo Cinema Taiwanese.
Ma è così diverso!
A dire il vero, sono principalmente interessato
alle dinamiche all'interno del movimento,
quanto i registi erano vicini tra loro.
Vediamo Hou recitare nei film di Yang.
Hou ha anche prodotto Yang.
Era uno stile di vita.
Per me il Nuovo Cinema Taiwanese negli anni Ottanta
era anche una sorta di esperienza di vita attraverso il cinema.
Forse lo svanire del movimento
è legato alla democratizzazione di Taiwan.
"A City of Sadness", credo,
ha soddisfatto un bisogno del suo tempo.
C'era una forte domanda
dalla società per un film del genere.
Il rimpianto non serve.
È solo che un certo modo di fare cinema è finito.
Per quanto riguarda Hou e Yang,
non so se si sono incontrati
durante gli ultimi giorni di Yang.
Hanno preso un tè insieme?
Hanno condiviso idee sui film?
Forse è quello che dovremmo ricordare.
Rompeva con Hao-Hao...
ma lui riusciva sempre a riprendersela.
Le telefonava...
la scongiurava di tornare.
Una storia che si ripeteva.
Ne era come ammaliata...
ipnotizzata.
Non aveva scampo.
Tornava sempre da lui.
Diceva a se stessa...
di avere ancora in banca 500.000 dollari taiwanesi.
Finiti quelli
che lo avrebbe lasciato per sempre.
Non penso...
Non mi considero collegato al Nuovo Cinema Taiwanese.
Sono diverso.
Non porto questo onere.
Per me il cinema è una cosa individuale.
Fare quello che vuoi.
Ma ancora la gente mi trascina dentro
riguardo al box office.
Se consideriamo il cinema come una forma d'arte,
un film è come un classico.
Il suo valore non è determinato dal numero di spettatori.
A determinarlo è il tempo.
Non il momento,
ma il lungo periodo.
È lì.
Aspettando che maturi.
Il nuovo cinema di Taiwan non poteva essere un fenomeno diffuso.
Come tutto il cinema d'autore.
Tanto tempo fa, da qualche altra parte, forse.
Coloro che sono venuti dopo di noi
ne hanno subito le conseguenze
e hanno sofferto.
Ma anche a causa delle circostanze.
L'industria è crollata.
Non si poteva fare niente.
Se l'industria prospera o no,
questo non ha niente a che fare con le tue scelte artistiche.
Non c'è connessione.
Ogni espressione artistica è figlia del proprio tempo.
È il contesto che la modella.
Funziona così.
C'è un nuovo cinema oggi?
Io non lo vedo.
Certo i giovani provano sempre nuove cose.
È l'era di Internet!
Sono a contatto con tutti i tipi di linguaggi visivi.
Ma non abbiamo ancora visto un nuovo cinema.
Cos'è il nuovo cinema?
Tutte le forme sono già state provate
al punto che non ci sono più nuovi trucchi.
La cosa più importante è il contenuto
in rapporto al suo tempo.
Traduzione: fabiojappo www.asianworld.it
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