All language subtitles for Marco Polo EP.1 - testo normale (ANSI)

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Original subtitles

montare di guardia.

Potete andare a riposare.

Siamo in vista dell'arcipelago dalmata, in acque amiche.

Pur sempre in mare aperto. Abbiamo perso contatto con i genovesi,

ma le loro navi sono leggere, e più veloci.

Proveranno a intercettarci.

- Dobbiamo arrivare a Curzola al più presto. - Con il dovuto rispetto,

l'ammiraglio ha ordinato di non spezzare la formazione.

con i fuochi, di notte.

Tenete gli occhi aperti.

E che san Marco ci protegga.

(RISATE)

(URTO FRAGOROROSO)

Non è una secca!

(GRIDA DI BATTAGLIA)

Per san Marco!

(SCHERMAGLIE E GRIDA)

(URLA)

Qui c'è Marco Polo, il veneziano. Non abbiamo permesso a nessuno di avvicinarlo,

da quando fra Filippo ha cominciato l'interrogatorio.

Chi siete?!

Posso provare tutto!

(PASSI, PORTA CHE SBATTE)

da sotto il mucchio di corpi.

mi fosse caduta addosso.

in cerca del mio buon capitano.

E lui era là, in mezzo al mare, che lottava per mantenersi a galla,

ma l'armatura lo tirava giù.

Io mi son buttato in acqua.

E ho cercato di raggiungerlo per poterlo salvare.

Aveva... un braccio ferito.

Aveva quasi perso i sensi. L'ho...

L'ho afferrato con tutte e due le mani, poi mi sono attaccato a una tavola e...

E allora l'hai portato in salvo con te nuotando fino a sotto la galea genovese.

Vi hanno ripescati e poi buttati qui con me, un altro umiliato nemico di Genova.

- Prodi combattenti, i genovesi.

Noi pisani e voi veneziani l'abbiamo imparato a nostre spese.

Vogliamo che ci spieghiate quello che avete scritto qui.

Storie suggestive che voi e Marco Polo avete fabbricato negli otto mesi passati qui.

Nove mesi e dieci giorni.

È arrivato in questa mia reggia un mese dopo essere stato catturato.

Indebolito dalle ferite.

Parlava nel sonno, aveva degli incubi. Così ho sentito dei suoi viaggi.

Era piacevole stare sveglio ad ascoltarlo.

- E mi divertiva. - Una mente contorta, è chiaro.

quali storie sono frutto della sua fantasia

e quale è stato il contributo vostro.

Sarebbe facile se fosse ancora qui. Non posso parlare per lui.

Siamo stati insieme per diversi mesi, ma non posso dire di conoscerlo.

Dov'è? È stato liberato?

finché non ci avrà convinti che ciò che dice non sono falsità che vuol far credere vere.

Ma il capitano Marco dice la verità!

per mare e per terra.

Lo abbiamo spostato per concedergli solitudine e quiete.

non ci ha aiutato a risolvere i nostri dubbi.

Ci auguriamo che gli giovi il riposo e decida di essere sincero.

- Sì, sono di Pisa.

Il mio nome è Amedeo Rustico, ma gli amici mi chiamano Rustichello.

Fatto prigioniero nella prima di queste... eterne guerre di commercio, dieci anni fa.

- Un pisano, e novelliere.

Così come pregare e perdonare ritengo sia il vostro.

- Fratello...? - Damiano da Bologna.

fra Filippo da Genova.

Apparteniamo ambedue all'ordine di san Domenico.

Il vostro ordine, il mio disordine.

Sono appunti e null'altro. È accaduto così in fretta.

Marco Polo ha una memoria prodigiosa e una tale quantità di racconti

che non ho resistito alla tentazione di prenderne nota.

scritte da me, i miei lavori, le mie avventure,

romanzi, commedie, tragedie. C'è molta gente che mi legge.

Queste pagine, da quanto ci dicono,

contengono storie che parlano di luoghi pagani,

di riti peccaminosi, che potrebbero condurre alla corruzione di giovani e di innocenti!

Queste pagine contengono solo quello che mi ha detto.

Io non ho mai visto ciò che lui afferma di aver visto.

Non sono un mercante, né un viaggiatore,

anche se ho seguito Edoardo d'Inghilterra in Terra Santa, da crociato, come Dio volle.

queste pagine sconfinino ben oltre il profano,

per spingersi fino all'eresia.

Fratelli, io so appena leggere. Non so scrivere.

Ho solo ascoltato e pregato.

Sono un buon cristiano, Dio lo sa.

Non si riesce a decifrare ciò che avete scarabocchiato qui.

per il mio disordine.

Guardate qui.

Quattro litigiose repubbliche marinare. Sono solo quattro puntini

non più grandi di escrementi di mosca, eppure maledette da un orgoglio smisurato.

Un difetto per cui paghiamo un prezzo troppo alto.

Questo dovrebbe preoccuparvi, più di queste storie.

Abbiamo istruzione di chiedere, ascoltare e riferire.

E dato che voi o quella che chiamate "penna di un'oca tignosa"

ci avete reso impossibile capire le cose che avete scarabocchiato,

vi chiediamo ancora una volta di dirci tutto quello che sapete, tutto ciò che è scritto,

tutto ciò che si trova su queste pagine.

(BATTE IL PUGNO)

< Ve l'ho detto, non ho avuto tempo di fare ordine. Mi ha citato tanti paesi, città, fiumi...

< Volete iniziare oppure no?!

Tutto cominciò nell'anno del signore 1254, quando Marco Polo nacque a Venezia,

>la regina dell'Adriatico, come i veneziani chiamano la loro fiera Repubblica.

>Dal suo porto si levano numerosi alberi e vele.

>l suoi mercanti raggiungono tutte le sponde del mondo.

>ll padre di Marco, Niccolò, era uno di loro. Era partito col fratello Matteo

per un lungo viaggio prima che Marco nascesse.

>Erano assenti ormai da anni.

>Marco cresce sotto le cure amorevoli ma discontinue di una madre sofferente.

>Era troppo debole per occuparsi di lui.

>Se ne occupavano la sorella di suo padre, zia Flora, e il marito, zio Zane,

>mercante di tessuti.

>Erano gente pratica, ancorata alla terra che i loro antenati avevano strappato al mare.

>Marco da ragazzo era un sognatore.

> A ogni brezza il suo cuore faceva vela.

>Avrebbe dovuto aiutare lo zio nella bottega in piazza,

ma il porto e le banchine erano i suoi luoghi preferiti.

> Ascoltava i marinai raccontare le loro favolose avventure,

sperando che un giorno uno gli dicesse che suo padre stava tornando a Venezia, da lui.

>Marco aveva dei cugini, ma non amava la loro compagnia.

>Aveva scelto i suoi amici tra i ragazzi della laguna.

>l loro giochi si ispiravano a quelli degli adulti,

come la battaglia con le canne, che si combatteva con coraggio nei canali,

non senza qualche graffio e molti tuffi in acqua.

(GRIDA DI BATTAGLIA)

- (Le bambine, insieme) Marco! Marco!

- Tiè!

dappertutto.

Tua madre si sta spegnendo, Marco.

È tutto il pomeriggio che ti aspetta.

< Va' da lei, ora.

senza rivederti.

Stavo... Stavo con i miei amici.

La casa è troppo piccola per te.

Tu gli somigli tanto, Marco,

al mio Niccolò.

Ti solleverebbe come un fuscello.

Ho fatto per te tutto quello che potevo.

Ti occorre tuo padre, ora.

Lui non tornerà più, madre.

Tornerà, vedrai.

Qualsiasi cosa dicano, rammentatelo.

"Bentornato, messer Polo. Rallegramenti".

Avrà regali per te, Marco.

Marco...

La lettera...

quella che tuo padre mi ha scritto,

te la voglio leggere ancora una volta, prima che faccia notte.

con palazzi e chiese che hanno tetti d'oro.

Mi sembra di essere stato via da Venezia...

non per mesi, ma per anni.

(GEME)

Il marinaio che ha portato la notizia della nascita di nostro figlio Marco

sta ora per tornare.

Gli affido alcuni miei regali per te.

(GEME)

E per Marco.

Hai fatto bene a dargli il nome del santo patrono della nostra cara Venezia".

Marco...

leggi il resto.

Voglio tornare a casa.

Non avrei dovuto lasciarti sola.

Anch'io, come te, mi sento molto solo.

Ma faccio tutto questo, soffro tutto questo,

(piangendo) per noi. Per te e per nostro figlio Marco".

Hai pensato a mettere la candela alla finestra, vero?

deve sapere che noi siamo qui ad aspettarlo.

Anche se arriva di notte.

Marco!

Tienimi la mano.

Ora non piangere, figliolo.

Digli che non volevo andarmene.

che lo volevo aspettare.

Marco...

(CAMPANA A MORTO)

(Tutti, in latino ) ...et lux perpetua luceat eis. Requiescant in pace. Amen.

Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.

Requiescant in pace. Amen.

Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.

Requiescant in pace. Amen.

Su, ragazzi: aiutate.

- Vieni, Zane.

per scacciare l'odore della malattia.

Non voglio che si tocchi niente, in camera sua.

Ma la vita deve continuare.

per il tuo bene. Dormiremo qui.

"Devi avere cura di Marco, devi proteggerlo".

ma con che cosa dovrei farlo?

non ha lasciato un soldo a nessuno di noi.

per la sua famiglia,

lui manda questi oggetti pagani, che non si possono tenere in una casa cristiana.

Ti potrebbero anche nuocere. Hanno già portato il male in questa casa.

Devono scomparire.

da Costantinopoli!

Non li voglio in casa.

Anche quella roba sparisce. Dammela subito!

Mio fratello dovrebbe vergognarsi, a meno che non sia già davanti a Dio. Dammela!

per me e mia madre.

tra gli infedeli. Tartari...

Mongoli...

Gente crudele e barbara.

Figli del demonio.

Forse tuo padre laggiù si è perso fra quei selvaggi, dove non arriva la luce del sole.

Lì c'è l'orlo del mondo, dove si può scivolare via nel nulla.

da Venezia a Firenze,

È unico!

perché sapevo che l'avreste apprezzato.

solo che il vostro prezzo è troppo alto.

al braccio, non uno di più.

alla vostra persona.

E sarà la prova della vostra opulenza, ogni volta che andrete alla basilica per la messa.

(TINTINNIO DI MONETE SUL BANCONE)

- Otto.

questo tessuto?

Ormesino. È fatto a Hormuz, una città della Persia. È appena arrivato.

Marco, aiuta messer Alessandro, accompagnalo alla sua barca.

- Arrivederci.

(VOCI INDISTINTE)

Marco! Marco!

< Vieni, andiamo!

- Scusatemi, devo andare. - Ma... Ehi!

-Vieni.

la gente più strana che esista. Eh, sì!

Uomini con la testa di cane.

Aquile che riescono a sollevare degli elefanti.

E vi assicuro, non ho mai trovato donne più dolci o più accoglienti.

(RISOLINI)

- Proprio così!

Gli uomini non sono gelosi neanche un po'.

Ma se gli toccavi uno dei loro cammelli, ti aprivano la pancia.

Poi gettavano le budella ai cani.

(SOSPIRA)

- Ricordo una volta, in Persia...

Sono arrivato fino a Tabris. Ah, ho visto i mongoli. Ma solo da lontano!

Migliaia di uomini e un numero doppio di cavalli.

Due cavalli per ognuno di loro.

Dei marinai dicevano che i mongoli andavano a bruciare dei villaggi,

- così ce ne siamo andati.

- Scusatemi, signore. - Che cosa vuoi sapere, ragazzo?

o sentito parlare di mio padre, Niccolò Polo?

- Un mercante che viaggiava con suo fratello Matteo. - Il mondo è grande.

- Quando partirono?

Oriente, volevano attraversare la Persia.

Mi dispiace, non li ho mai incontrati, ma io ho solo messo un piede in Persia.

Uno sguardo a quei mongoli mi è bastato per spaventarmi a morte. Gente spietata.

Sono diavoli! Sono stati sputati dal fondo dell'inferno. Io lo so, ho vissuto sotto di loro.

- Sotto di loro? Dove? - In Dalmazia,

quando Gengis Khan e i suoi si spinsero ai confini di Venezia.

- E non ti hanno ucciso?

Se li combatti, non si fermano finché non hanno ucciso tutti. Uomini, bambini, donne.

Le loro teste ammucchiate sul posto dov'era la casa in cui vivevano.

chiunque fa uno sbaglio...

Zac! Via mani e piedi.

Zac! Parte la testa.

Per fortuna io gli servivo, ero bravo con i cavalli,

così non mi hanno trattato troppo male.

Fino al giorno che sono andati via.

Volevano qualcosa di nostro da portarsi,

perché dovevano ricordare la nostra sconfitta.

E scelsero l'orecchio destro.

Migliaia di orecchie!

Delle ceste piene fino all'orlo. Le hanno portate via come trofei.

Guarda, Marco! Guarda quanto è cresciuto.

Ahm!

Marco, dove vuoi andare?

Conoscete Niccolò Polo? O Matteo Polo?

È la seconda volta che sbagli.

è il timone di un'altra barca. Lo aggiusto io.

mai. - Non dirmi che hai perso la speranza.

Finalmente hai capito che quello che i marinai ti hanno raccontato per anni,

tutte quelle storie di mostri, uomini con la testa di cane, non sono altro che favolette.

No, ci credo ancora.

- Li hanno visti davvero. - Anche io ci credo.

Secondo me, non dobbiamo dubitare di certe cose solo perché...

sono diverse da quelle che conosciamo.

Mi sembra di sognare, mi sembra...

Sì, sogno di trovarmi in posti strani.

E quando mi sveglio mi domando se era un sogno oppure no.

Forse ho viaggiato davvero.

- Senza saperlo. - Sì, anche il mio confessore lo dice.

- Che la devo smettere di sognare.

(RIDONO)

Ma un giorno, chissà?

Riuscirò a viaggiare davvero, non in sogno.

Quando avremo finito la barca. Sapete, ho pianto davvero solo due volte in vita mia.

Una volta quando è morta mia madre e l'ho vista portare via.

La seconda volta una mattina, da piccolo.

Piangevo perché mi sono accorto che avevo le scarpe tutte sfondate.

Ma poi mi sono detto:

"Che piangi? Qui a Venezia bastano i piedi. E una barca".

"Puoi girare anche scalzo, ma non senza una barca".

Costruire una barca è come...

trovare una chiave che ti apre tutto il mondo.

Con una barca posso scappare da questa prigione. Quando mi pare.

E queste le aquile che sollevano elefanti.

Se li disegno, vuol dire che esistono.

Hai gli occhi sulla punta delle dita, Bartolomeo.

- Venite con me, vi faccio vedere qualcosa.

che hai aggiunto stanotte?

- Chi?

- È bellissimo. ai confini del mondo, ed è furioso

perché c'è solo mare davanti a lui, non ha più terra da conquistare. Ma guardate là:

e suo fratello Matteo.

e sorridono,

- perché hanno tutto il mondo davanti a loro. - Sei fantastico, Bartolomeo.

Chi la finisce la barca? Quello poi strilla!

(tutti ridendo)

È un prezzo che non alleggerirà troppo la vostra borsa.

È un prezzo che non alleggerirà troppo la vostra borsa.

- Non è esattamente quello che volevo. - Dovete guardarla alla luce.

È una meraviglia, signora.

Ci sono volute cento mani di donna e cento giorni per tesserla.

Troppi giorni.

Troppe mani.

Grazie, no.

Nemmeno il Doge ha mai visto un broccato come questo.

Un'identica pezza è stata mandata dal re Ruggero di Sicilia al Papa, l'ultimo.

Penso di no, messer Zane. Un altro giorno.

Ripiegala.

Ecco qua. Vammi a comprare il pesce.

E torna presto!

(MUSICA DI FLAUTO)

Vogliamo andare?

(dal capannello)

Non ti ho mai chiesto niente.

Grazie.

Ecco qua.

per donna Fiammetta. - Mi dispiace.

Hanno pescato poco, oggi. Gli ultimi li ho venduti a questo giovane.

Davvero, posso farne a meno.

No, è colpa mia se ho fatto tardi. Andiamo, Caterina.

La mia nutrice non ha il diritto di rifiutare un dono per mia madre.

Ti ringrazio. Come ti chiami?

Adesso basta, Caterina. Vieni.

Non volevi arrivare fino a Santa Fosca?

Marco. Polo.

Ancora grazie, Marco Polo.

Arrivederci.

Ci ho ripensato, scusa. Voglio andare a casa.

Domani andremo a Santa Fosca, dopo il vespro.

Dove sei stato tutto questo tempo?

Non ti avevo detto di pescare il pesce, ma di comprarlo!

- Ma dove...?!

Ma dove hai la testa?

Te la inchioderò io, sulle spalle.

a trattare la stoffa?

la merce bisogna rimetterla a posto.

Sono così felice.

Anch'io, sai. Sono molto felice.

E ora eccoti qui.

Lo volevo anch'io. Te l'ho dimostrato... forse anche troppo chiaramente.

- Dov'è la tua nutrice?

al cimitero.

- Tua madre ti lascia uscire da sola? - Non sono uscita sola, ero con la nutrice.

Comunque, mia madre si fida di me.

Deve essere una donna eccezionale.

Lo pensano in tanti.

Tu vuoi fare il mercante? È tuo quel banco al mercato?

- Come sai del banco? - Pensavi di avermi vista tu per primo?

Quando?

- Come ho fatto a non accorgermi di te? - Eri preso dalle tue stoffe.

Come un vero mercante.

- Io non voglio un banco al mercato. - Perché no? Puoi diventare ricco.

Io voglio viaggiare.

- Come mio padre. - Perché, un figlio dev'essere come il padre?

ma voglio essere diversa da lei.

Voglio essere me stessa.

E poi, allora, perché non sei con tuo padre?

Non ero nato, quand'è partito. È andato lontano.

Più lontano di tutti i mercanti di Venezia.

Come sai che vive ancora?

Lo sento.

Nel sangue.

Dentro di me.

Qui, nel mio cuore.

Lo sapevamo insieme.

Guarda questo, gliel'ha mandato prima che lei morisse.

È bellissimo.

Hai visto? Sembra fatto...

di erbe e di acqua.

Puoi tenerlo, se vuoi.

Ho ragione ad aspettarlo?

Se lo senti dentro di te

nel sangue, come hai detto, allora hai ragione.

E finché non torna vendi stoffe.

Do una mano a mio zio, e quando ho un po' di tempo,

- con i miei compagni faccio una barca. - Davvero?

Con una barca sei libero.

Voglio vedere altri posti, paesi diversi, altra gente.

Quando posso vado sulle banchine, al porto,

- Perché?

Raccontano bellissime storie.

Storie di unicorni, di mostri, di sirene.

Lo dici come se li avessi visti.

È così. Sai, uno dei miei amici è un artista. Dipinge.

E tutto quello che gli descrivo, lui lo dipinge sui muri di un vecchio cantiere.

- Volentieri.

Lì costruiamo la mia barca.

Per me, è quella la mia vera casa.

(RINTOCCHI DI CAMPANA)

Ho fatto tardi.

Vorrei restare, ma non posso.

Ma mia madre mi starà aspettando.

mia madre è molto buona e dolce.

< Vuoi una mela?

Io ti conosco, sei il nipote di Zane!

- Presto! Lo dirò a tuo zio!

Sapevo che venivi.

È una nave arrivata ora dalla Persia.

Ha fatto una grossa fortuna, quello là.

Guarda, quello è un ufficiale della nave.

Domandagli se ha notizie per te.

Signore? Scusatemi...

Avete mai incontrato Niccolò Polo nei vostri viaggi?

- Polo? - Sì. È un mercante, in viaggio con il fratello.

- Dove? - In Persia. In Oriente.

Polo... Aveva una voglia rossa, per caso? Qui, sulla guancia destra?

- È possibile. - Be', allora mi dispiace.

L'ultima volta che ho visto quell'uomo era legato a un palo

e inchiodato da frecce mongole.

(TUONI)

- Non hai fame, eh? - Non ne ho più.

Marco, questa non è una taverna.

La cena era pronta tre ore fa, per te come per gli altri.

Ho...

- Amici! Buoni, quelli.

dice che non lo aiuti neanche al negozio.

Ti scordi le commissioni, hai la testa sempre nelle nuvole. E perdi i soldi.

Bell'esempio per i tuoi cugini. Così non si può andare avanti!

- Vuoi che me ne vada? - Voglio che rispetti chi ti nutre e ha cura di te.

Tu devi fare la tua parte di lavoro!

per un vagabondo, questa è la mia vita.

Ma sì, sono io che sbaglio.

Che potevo aspettarmi dal figlio di uno che lascia la famiglia e scompare?!

Tuo padre che fratello è stato per me?

(TUONI)

- Non è la corte degli Argentieri?

- E con questo? - Sto cercando donna Fiammetta.

Ah! Senti, senti... Il giovanotto avrebbe intenzioni serie, eh?

anche se pari un novellino.

Avanti, va'. È la prima porta che trovi. Vai, su.

(UN UOMO CANTA IN LONTANANZA)

Stai cercando me, giovanotto?

- Cerco la casa di donna Fiammetta.

- Vorrei parlare con donna Fiammetta, se posso. - Eccomi, in carne e ossa.

Bene, sono di tuo gradimento?

Ma... Sei sicuro che puoi permetterti donna Fiammetta?

Ci deve essere uno sbaglio. Ero venuto per Caterina.

Giuseppe!

Giuseppe, caccia questo verme fuori di qui! Fuori!

Andiamo al cantiere?

(CAMPANE E VOCI INDISTINTE)

Grazie di aver preso mio figlio nella vostra scuola. Spero che andrà bene,

- con il vostro aiuto. - Pregate per lui, questo è l'aiuto migliore che possa avere.

Guardate chi arriva.

(sussurrando) Zane, la cortigiana alla messa.

Caterina, non vieni. La messa non aspetta, lo sai.

Questa è la seconda volta che ci provi, ed è meglio che sia l'ultima.

Sta' alla larga.

(sussurrando) Che vergogna. Andiamo.

che Dio ci perdoni.

- Caterina non è come sua madre.

- Ma questo giovane... - Non ho niente di cui vergognarmi.

- Non nascondo che le voglio bene. - È un peccatore ostinato.

impenitente e caparbio.

- È cresciuto senza il padre. - Io ce l'ho, un padre.

C'è una verità che nessuno può negare:

tuo padre ha fatto vela verso il vuoto, l'oscurità,

per quelle parti del mondo dove abitano solo gli spiriti maligni.

Oltre i limiti stabiliti da Dio.

- Quali limiti? - Fuori dall'abbraccio della Chiesa.

ostinazione. Tu chiudi gli occhi alla realtà.

Dimentichi quello che ti è stato insegnato qui, dentro queste mura, per tanti anni.

- Perché avrai imparato certamente qualcosa da noi. - Sì.

- Quasi tutto quello che so.

Da persone che hanno visto il mondo.

Voi siete dotti, ma non uscita mai da queste mura.

guidando i crociati fino in Terra Santa.

di vedere, di conoscere.

- Anche senza aver mai viaggiato? - Marco!

Dobbiamo solo pensare che è irriducibile.

È vino caldo con chiodi di garofano.

Non c'è da meravigliarsi. Ce ne sono tante.

Non vuol dire che la tua Caterina abbia preso da lei.

Tieni un po' di miele.

Dopo tutto, mio padre è un muratore e io sono pittore.

Tuo padre è un mercante e cosa sei tu, un mercante? No.

Non è per forza come sua madre, quindi.

di certo qualcuno a cercarti.

Le guardie dei signori verranno qui. Sarebbe meglio che tu tornassi a casa.

- Dopotutto, non è la fine del mondo. - Giulio ha ragione.

Voglio lasciare Venezia.

- Dobbiamo finire la barca. - Adesso manca solo la vela.

Io ho già raccolto tutta la tela che ho trovato,

e Bartolomeo ci ha dato un pezzo di una vela saracena.

La vela servirà a ingannare i pirati. Ti crederanno uno di loro, vedrai.

Mi basta solo arrivare fino alla costa dalmata.

- Là troverò una nave per l'Oriente.

(gridando in lontananza)

Ho avuto un incidente. Stavo provando la mia barca.

Su, vieni.

Marco, è tornato tuo padre.

- Io sono tuo zio, Matteo.

E tua madre qualche volta ti parlava di me?

Sperava sempre di avere tue notizie.

Era una donna straordinaria.

che hai avuto tu questa idea.

Ci siamo affidati ai racconti dei marinai.

- Gliel'ho detto che vi sarebbero piaciuti.

Che ci sono uomini con teste di cane,

che parlano come noi, ma abbaiano quando si arrabbiano?

- Veramente io non ne ho mai visti.

ma come abbaiavano!

Oh! guarda questo, Niccolò.

la natura gli ha moltiplicato le mammelle.

questo l'hai sentito dire dai marinai.

- Te lo ricorderesti, eh?

(RIDONO)

A quante miglia da qui?

Difficile a dirsi. Ci sono voluti anni per arrivarci e anche di più per tornare.

- Dove? - Alla corte del Gran Khan.

Gengis. Lui è morto.

Ora c'è suo nipote Kublai. Lui regna su tutta la Cina, la Persia e parte dell'India.

I preti dicono che in quelle terre vivono solo belve e spiriti maligni.

- Un giorno sapranno la verità.

Quel paese che voi chiamate Cina com'è in realtà?

È un Paese enorme, più grande e più ricco di quanto si possa immaginare.

È là che volevate fare fortuna?

Marco...

perle e smeraldi.

Fermo, non devi toccare!

per mano dei briganti, in Palestina.

Queste siamo riusciti a nasconderle.

gemme così belle.

Potrei comprare una nave piena di tessuti con un paio di queste.

quasi tutte le nostre ricchezze.

per essere sicuro che saremmo tornati.

Vedi, Marco, non siamo quelli che potremmo sembrare.

Siamo partiti mercanti, ma siamo tornati ambasciatori del Grande Khan,

presso il Doge di Venezia.

< Viva Marco!

Avevo promesso un cero a san Marco, se suo padre fosse tornato.

A san Marco, mio amico.

Questa è roba tua, Zane. Mettila con l'altra.

- Che cosa fate?

Ma è questa casa vostra, Flora.

Tanto più che tra non molto noi ripartiremo.

Dobbiamo tornare dal Gran Khan.

E dovete restare per badare alla casa e a Marco.

sognare di viaggiare con te e tuo fratello.

Non è possibile, non ha esperienza.

E nessuna disciplina. Ci ha dato tante preoccupazioni in questi anni.

Con la sua povera madre che tutti i giorni lottava per restare in vita.

E voi a vagare per tutto il mondo.

È toccato a me combattere con Marco.

- Testardo.

E distratto, sempre con la testa nelle nuvole. Ha preso da sua madre.

Ma grazie a Dio, lui è pieno di salute.

- Tu devi parlargli, Niccolò. Sei suo padre.

Lo sapevo che era nato, che avevo un figlio, solo che...

In tutti questi anni, ho pensato a lui come a un bambino. Invece ho trovato un uomo.

ma non è con le parole di uno sconosciuto,

anche se può chiamarmi "padre", che lo si può fermare. No.

Qui, accanto a te e Zane. Tu ora gli sei più vicino di me.

E comunque non ho tempo, devo partire.

Un giorno, quando torneremo a casa per sempre, potrò avere cura di lui e di voi tutti.

Intanto, vi prego, restate qui.

E ricordati, Flora...

Tu sei mia sorella, ma sei anche la seconda madre di Marco e lui ti deve rispetto.

nobile Doge, e voi, Patriarca.

è un grande onore.

I tempi di Gengis Khan sono ormai lontani.

è un uomo di pace, colto e tollerante.

DOGE: Eppure ha conquistato più territori di suo nonno Gengis.

i suoi unici desideri sono il commercio

- e i vincoli d'amicizia. - PATRIARCA: Amicizia? Con un barbaro?!

la Cina assomiglia un po' all'Europa.

come la chiamate voi.

E vi aspettate che noi vi prestiamo fede.

Tutti quanti sanno che quei mongoli sono branchi di belve assetate di sangue.

Eppure, tornando, solo quando siamo giunti nella civile Europa siamo stati derubati.

per mesi, per anni,

armati solo di questo passaporto datoci dal Khan,

quando ci nominò suoi ambasciatori.

Mio signore...

Ma... È oro!

- Oro purissimo!

- Non è il commercio il vostro mestiere?

tramite un accordo tra Vostra Serenità e il Khan sono evidenti.

Per il vostro padrone senz'altro.

Ma che cosa può offrire che sia di interesse per noi veneziani?

zaffiri, lapislazzuli, acque piene di perle,

sete, spezie e pellicce preziose.

Ne abbiamo discusso con i suoi ministri. In due o tre anni,

potremmo aprire una via di commercio da Venezia fino al suo impero.

Un canale per un traffico di merci di valore,

che farebbero della nostra città il più grande emporio d'Europa.

di tale portata con l'infedele

condurrebbe alla totale corruzione e perversione delle nostre anime cristiane.

per anni, eppure la nostra fede è immutata.

Voi siete accecati dalle ricchezze del vostro Khan.

In Europa, molti re e principi della Chiesa invitano a una santa crociata,

che liberi dalla peste mongola il mondo cristiano.

E allora il vostro padrone dovrà tremare alla vista dei soldati della croce.

Patriarca, l'impero dei mongoli è dieci volte più grande dell'impero di Alessandro.

per l'India fino alle spiagge della Cina.

vivono nella sua ombra.

Se attaccato, il Khan metterebbe milioni e milioni di uomini in campo.

Noi tremiamo per Venezia e per tutta la cristianità,

se i suoi capi dovessero provocare la sua collera.

(in latino) Portae inferi non prevalebunt.

Le porte dell'inferno non prevarranno.

Repubblica è la salvezza delle anime.

Come ben sapete, Patriarca.

Ma ora non siamo qui per discutere una nuova crociata.

Dobbiamo esaminare con più attenzione ciò che i fratelli Polo riferiscono.

Siete mercanti, quindi poco al corrente delle inevitabili difficoltà diplomatiche.

Anche per il commercio, io vedo dei grandi problemi pratici.

in oro alle distanze di cui parlate.

Mio signore, ogni giorno in Cina grosse somme in oro passano di mano in mano

sotto forma di cartamoneta.

sopra il suo valore in argento e in oro,

che si può richiedere in qualsiasi momento alla tesoreria del Khan.

Sono dei pagherò, allora.

Sì, ma per il futuro.

sufficiente oro e argento per garantirlo.

Così questo sarebbe il denaro che la nostra Repubblica dovrebbe accettare,

rischiando la sua morte spirituale. Foglietti di carta imbrattata.

Importa poco la carta. Importa il valore che rappresenta.

Che vuol dire zero!

Messer Polo, guardatela bene: questa è l'unica cosa che importa.

Una candela, prego.

Ed è indistruttibile.

(APPLAUSI)

Ma questa...

Un'illusione!

Non ha né peso né valore che si possa vedere.

Che può valere una cosa se il minimo incidente la distrugge?

(APPLAUSI)

Avete appena bruciato l'equivalente di 220 libbre di argento puro.

Congratulazioni.

è contraria decisamente

ad ogni trattato o compromesso con i nemici dell'unico vero Dio.

di conoscere meglio il cristianesimo.

- Non proprio, mio signore.

Ha studiato le dottrine di Maometto e Budda e ora vuole studiare la Sacra Bibbia.

- Tutte le dottrine gli interessano ugualmente.

La nostra ambasceria non si ferma a Venezia.

- Chiederemo udienza a Sua Santità il Papa.

un centinaio di dottori della Chiesa.

- A che scopo? - Vuole un grande confronto,

e se i dottori vincono, proveranno che la nostra religione è quella vera.

- È una trappola,

per confondere i rappresentanti di Cristo, per farne degli zimbelli.

- Ma se il Santo Padre approva? - La cosa è impossibile, adesso non c'è papa a Roma.

Non c'è nessun papa!

per discutere

e per concordare la scelta del successore dell'ultimo papa defunto.

- Allora che dobbiamo fare? - Dovete aspettare!

E il vostro padrone, il Khan, deve aspettare. Come noi tutti.

è sottoposto a continue minacce.

mia responsabilità è ancora più pesante.

ma anche pericolosi nemici. Sapete cosa significa?

- Che spendete una fortuna ogni anno per difenderla, mio signore. - Esatto.

Una continua emorragia delle nostre riserve. Ciò che avete riferito mi ha fatto riflettere.

Se questa offerta di pace è sincera,

e se questa pace offre ricchezza alla Repubblica, non si può rifiutarla a priori.

di restare - voglio tutta la verità.

La verità davanti a Dio.

è vero. - E il Patriarca deve crederci.

Con l'aiuto del Gran Khan il Papa può riavere il Santo Sepolcro.

State attento, messer Polo.

Non pensate che abbiamo mancato al nostro dovere di batterci in Terra Santa.

E non dimenticate che i dogi Domenico Michiel ed Enrico Dandolo

guidarono i crociati veneziani contro i saraceni che conquistarono Gerusalemme.

Venezia ha pagato alla santa causa un grande tributo.

Ma ora voglio parlarvi in confidenza.

Non alle vostre orecchie, ma alle vostre anime.

Venezia non ha mai negato il suo istinto mercantile.

Abbiamo venduto e stiamo ancora vendendo armi e armature agli stessi saraceni.

E da loro compriamo spezie, tessuti e metalli preziosi.

Sì, tutta la questione delle alleanze è enorme e assai difficile.

Non si possono prendere decisioni con un semplice calcolo di perdite e profitti.

- Comprendiamo, signore. - Lo sapevo, altrimenti non avrei parlato.

Per il momento tutto ciò che vi dico è: tornate dal vostro Khan,

e ditegli che Venezia accetta l'occasione che ci offre.

Anche se il Patriarca non approva?

Venezia vuole restare indipendente dalla Chiesa.

e neanche di commercio.

Abbiamo degli obblighi, in quanto cristiani.

di avvicinarsi al Papa.

Il conclave di Viterbo non sembra essere vicino a una conclusione.

- Perché? si accapigliano fra loro,

presi negli intrighi di re e imperatori.

Undici vogliono un papa italiano, dieci lo vogliono francese.

ha divelto il tetto dell'edificio

dov'è riunito il conclave per obbligarli ad eleggere il nuovo papa.

Ci consigliate di aspettare?

No.

Sembra purtroppo che il tempo si sia fermato, a Viterbo.

Solo Dio sa quando ricomincerà a scorrere.

- Dove farete la prima sosta? - Ad Acri, sulla costa della Galilea.

C'è un sant'uomo ad Acri: Teobaldo Visconti di Piacenza.

Andate da lui, rappresenta il Papa in Terra Santa. Portategli i miei omaggi, vi aiuterà.

Perdonatemi, signore, ma temo la collera del grande khan Kublai,

quando ci vedrà tornare senza risultati, senza un trattato,

e senza quei preti che si aspetta dal Papa.

Io chiedo a me stesso e chiedo a voi, nostro Doge,

se non sarebbe più saggio rimandare la partenza

- No. Non indugiate più. Andate ora.

Andate con Dio. Per Venezia e san Marco.

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