All language subtitles for Noi.Siamo.Leggenda.1x02.Episodio.2.iTALiAN.1080p.AMZN.WEBRip.AAC.x265-Pir8

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Original subtitles

(Massimo) Tutti abbiamo dei segreti.

(Massimo)A volte sono cose inconfessabili che non deve sapere nessuno.

(Massimo) Cose che potrebbero rovinarci. Allora meglio continuare a fingere

che va tutto bene e non abbiamo niente da nascondere.

(Massimo) Fregare tutti

anche noi stessi, soprattutto quando si tratta delle verità

che ti dicono chi sei veramente.

(Simona) Posso?

- A che ora sei tornato? - Io non ti ho detto di entrare.

- Erano le quattro. - Allora perché me lo chiedi?

Dove sei stato? Ti ho chiamato e avevi sempre il telefono spento.

C'era un motivo.

Senti, finché tu stai qui, segui le mie regole.

- Le tue regole? - Sì.

Scoparti uno sul letto di mia madre è una tua regola? Ma stai zitta!

(canzone) Vivo finché l'anima mi prenderà fuoco

(canzone) Quando sono freddo, mi riscaldo da solo e noi

(canzone) Degli eroi vestiti d'amore e di odio

(canzone) Se ho paura, so che sono vivo e non morto, però ho capito

(canzone) Che le leggende non sono per sempre

(canzone) Forse sbaglierò tutte le strade

(canzone) E non so se terrò l'equilibrio prima di cadere

(canzone) Io sarò uno come noi

(canzone) Questi vecchi muri sembra che non hanno età

(canzone) Siamo fiori in mezzo al cemento e forse un po' lo siamo da sempre

(canzone) Io che sono un punto perso in questa città

(canzone) Che non mi ha mai dato niente

(canzone) E che mi chiedo da sempre chi verrebbe a cercare uno come noi.

Grazie.

(campanello)

Viola, guarda un attimo il sugo, per favore.

- È successa una cosa pazzesca. - Che cosa?

Ricordi il compra oro che aveva il bracciale di tua madre?

- Lo hanno rapinato. - Rapinato?

Giuro, me l'ha detto mia mamma. Chi è stato è il mio idolo personale.

- Mamma sarà contenta. -Ti avevo detto di guardare il sugo.

- Non si è mosso da lì. - Zitta e metti le scarpe.

- Ti puzzano i piedi. - Non rompermi il cazzo!

(vibrazione di cellulare)

Cretina!

(Marco) Mamma? Madre? Ehi, non ti sento.

(Marco) Aspetta, ti faccio richiamare da Viola.

Ti faccio richiamare da Viola. Viola, richiama.

Eccola.

Sì? Ha chiuso il telefono perché non voleva parlarti.

- Non è vero, il telefono non funziona. - Okay, a dopo.

Farà tardi, come al solito.

Puoi poggiare lo zaino, nessuno te lo ruba.

- Ti sei portato i compiti da casa? - Ho portato il computer.

Devo fare vedere una cosa a tuo fratello.

Anch'io devo farti vedere una cosa. Aspetta, eh?

Viola, puoi fare una cosa nella vita e spegni il sugo?

Spegni il sugo.

(Massimo) Cazzo!

(Beatrice) Riccardo?

- Ciao. - Beatrice.

- Immagino che sei qua per il furto. - Sì, devo sentire il proprietario

e la guardia giurata che era di turno.

- Ero io. - Oh!

- E? - Niente.

Ho fatto le mie due ronde, ho controllato la vetrina ed era tutto a posto.

A che ora sei passato l'ultima volta?

Sarà stato intorno... alle due poco prima di finire.

Ho visto come hanno fuso la serranda. Non mi è mai capitato niente di simile.

Figurati a noi! Sarà un metodo nuovo.

Stanno facendo storie qui?

- Diciamo che il capo non è contento. - Tu che c'entri?

- Parlo io con lui. - No, è meglio di no.

Comunque non preoccuparti, si sono resi riconoscibili ed è un errore.

Hanno i giorni contati. Un bacio a Sabrina.

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Polizia. - Si accomodi, ispettore.

(rumore di porta)

(Lin) Che fai?

Come sto? Che dici del mio outfit?

- Stai benissimo. - Mi sono iscritta in palestra.

Se mamma scopre che vado così, mi ammazza. Tu che dici?

- Mi piace. - Dai, vieni con me.

- Ci divertiamo. - No, mi prendono per il culo.

- Sei la solita noiosa! - (Suun) Lin!

- Guarda se ti becca mamma. - Non mi becca!

Lin! Ah, ci sei anche tu?

Fate in fretta, dobbiamo aprire il bar!

Arriviamo.

(Suun) Lin!

Ti muovi? Oh, ti sei imbambolata? Andiamo!

- Signorina, apre la borsa? - E...

Cosa?

Apra la borsa. Ho visto che ha preso qualcosa.

Lei... parla francese?

- Ha capito bene. - Sai chi è mia madre?

Me lo dirà sua madre.

Ciao.

Buongiorno.

Buongiorno, Beatrice! Non passi nemmeno a salutarmi?

- Hello. - Le mie sigarette?

Se tua moglie lo scopre, mi ammazza.

In famiglia c'è già uno che indaga e sono io.

Certo che...

Devo smetterla con questa cosa di smettere.

Lascia stare, guarda qui.

- Furto con scasso. - Compro oro.

Il proprietario ha precedenti per ricettazione.

- Hanno usato la fiamma ossidrica. - No, questo è il problema.

La fiamma non annerisce il metallo.

- Qui sembra fuso all'istante. - Già.

È vero.

- Come hanno fatto? - Non so, non ho mai visto una cosa così.

Nemmeno io. Ah, a proposito!

- Mia moglie ti vuole a cena. - Quando?

Non lo so, non me lo ha detto.

(Beatrice) Grazie dell'aiuto.

Si può sapere che cosa ti sei messa in testa?

Che cosa speravi di ottenere?

Vuoi umiliarci, ferirci?

Cosa?

Greta!

Ascoltami. So che cosa stai passando,

ma facendo così umili solo te stessa.

Sì, certo.

Papà, credo che se si venisse a sapere

che l'ambasciatrice tedesca presso la Santa Sede ha una figlia ladra,

sarebbe molto umiliante anche per voi due, non credi?

- Non voglio che mamma ti veda così. - Mamma lo sa?

Ha risposto lei quando hanno chiamato dal negozio.

(Greta) Cazzo!

Tu sai che cosa sta passando mamma!

Mamma ti vuole bene.

- Mamma mi vuole bene? - Certo, ti vuole bene.

Mm? Perché non pensa a quello che sto passando io?

Papà, ma tu davvero pensi che Daniel manchi solo a voi?

Non passa giorno che io non pensi a quello che è successo!

Greta...

- (Marco) Com'era? - (Viola) Giudica tu.

- Posso? - (Beatrice) Ciao, ragazzi!

- (Marco) Ciao, mamma. - Scusate, ho fatto un po' tardi.

- (Viola) Ciao. - Ciao.

- Massimo, ciao! - Ciao, Beatrice.

Ciao, tesoro.

Vieni qua, dai. Vieni!

(Beatrice) Dai!

Pacchetto rosso, sotto l'albero. Aprilo.

(Beatrice) Buon Natale in anticipo.

- Però non dovevi. - Figurati!

Aprilo.

- Bello! - (Marco) Ma dai, chissà chi lo ha scelto.

- Ci giochiamo? - Come?

- Hai il computer. - È scarico, me lo sono ricordato ora.

Ho il caricabatteria a casa.

- Beatrice! - (Beatrice) Dimmi.

(Massimo) Marco mi ha detto della rapina al compro oro, quello del quartiere.

Sì, quindi?

Quindi... Mamma gli aveva venduto un bracciale.

- Lo stronzo non glielo ha rivenduto. - Viola, per piacere!

Scusa, non lo sapevo. Stiamo indagando, però secondo me...

- C'entra il proprietario del negozio. - Perché?

Ha precedenti per truffa, ricettazione e ha intestato l'attività a un prestanome

che un paio di giorni prima del furto, ha sottoscritto una polizza assicurativa.

Secondo me, alla fine di questa storia

qualcuno di loro farà un po' di grana.

Vado un attimo in bagno.

Complimenti per il tatto, mamma. Sempre la parola giusta al momento giusto.

La mamma aveva venduto il bracciale

per comprargli l'ultimo regalo di compleanno.

Scusate, non lo sapevo.

- (Marco) Massimo? Ehi... - Eh?

- (Marco) Tutto bene? - Sì.

- (Marco) Sicuro? - Sì, ora esco.

(squilli di cellulare) (Beatrice) Rispondete al telefono?

- (Marco) È di Massimo. - Lo prendo io.

Viola... Viola, lascia perdere. Rispondo io.

(Massimo) Viola!

È zia.

Le avevo detto che tornavo prima. Devo andare.

- Beatrice, grazie per il regalo. - (Beatrice) Ciao.

- Ciao, Viola. Ciao, Marco. - Ciao.

- Chi ha fatto questa pasta? - (Marco) Io, mamma.

Papà...

Posso parlarti?

Certo, sì.

Vorrei parlarti della scuola nuova, in realtà...

Ti prego, in italiano.

- Sì. Volevo parlarti della scuola nuova. - Sì.

Non mi piace molto, ecco. Mi fa un po' schifo e...

Vorrei tornare nella vecchia, ero... più tranquillo.

- (Giuseppe) Ascolta, Jean. Io ti capisco. - No.

Fidati. All'inizio ogni cambiamento ci fa paura.

- Per questo voglio... - Questa scuola è giusta per te.

Io la conosco. Ci ho passato anni importanti della mia vita.

- È proprio questo che non... - Cosa?

- Non sono come te. - Non sei come me, evviva la diversità.

- Lo so, ma per una volta... - Io ti ho ascoltato.

- È l'ennesima discussione sulla scuola. - (Charlotte) Jean...

Perché non lo lasci mai in pace?

Tutte le mie proposte gli fanno schifo!

- Non lo ascolti neanche - Io lo ascolto.

- Sai perché questa scuola non gli piace? - No.

- Lo trattano male, lo bullizzano! - Ti prego, Charlotte!

Ci siamo passati tutti!

Se evitasse di mettere lo smalto, sarebbe meglio.

- Però non voglio fare quello all'antica. - È un ragazzo.

- Il mondo è fatto da persone diverse. - Lo so.

Tuo figlio ha un altro carattere, non sei tu.

Appunto, parli di carattere.

So che questa scuola è meno sofisticata delle ecoles françaises dove stava prima.

- Smettila. - Ascoltami!

Lui ha la possibilità di darsi una svegliata.

Darsi una svegliata? Tuo figlio è già sveglio.

Darsi una svegliata per non farsi mettere i piedi in testa!

- Siamo nell'800? Come ragioni? - Nell'800, vabbè.

Tu non ascolti mai nessuno. Non ascolti tuo figlio, non ascolti me!

Okay, può darsi.

(Giuseppe) Io non ascolto nessuno.

Nell'800.

Allora? Come cazzo hai fatto?

- A fare cosa? - Non prendermi per il culo.

Ho visto la roba del compro oro nello zaino.

- Non so di che parli. - Chi cazzo ti ha aiutato?

Non te lo dico, sennò finisco nei guai io e rischi di finirci anche tu.

Io ti faccio finire nei guai!

Comunque hai fatto bene, quello stronzo se lo meritava.

Che vuoi fare con quella roba?

Non so, non ci ho ancora pensato.

Allora ci pensiamo insieme. Intanto aiutami a portare questo fuori.

Che cazzo si guarda!

Mille e sette, mille e otto...

- Diecimila! - Potevamo farci di più.

Vabbè, dai, ci accontentiamo.

Tieni, cinquemila a te.

Cinquemila a me. Non dici niente a tuo fratello, vero?

Sei proprio amico suo, eh? Sei scemo?

Ci siamo dimenticati questa.

Questa vale una cifra.

- Ti piace? - È bellissima.

Perché non la tieni tu? L'idea di vendere i gioielli è stata tua.

- Quindi... - Grazie.

- Te la metto? - Vai.

A Capodanno organizzano un rave.

Invece di giocare alla Play con mio fratello, perché non vieni?

- Davvero? - No, per finta.

Vabbè, accompagnami a casa. È tardi.

Che fai qua?

Nunzio...

- Ciao! - Ciao.

Vieni.

- (Nunzio) Ciao. - Ciao.

(Simona) Ciao!

Che hai?

- Sono preoccupata per Massimo. - Come mai?

Non mi parla, è sempre incazzato. Io davvero non so come prenderlo.

A 17 anni i ragazzi sono tutti incazzati e scoglionati.

Mm.

La verità è che non so badare a me stessa.

Come posso fare da madre a lui?

(Nunzio) Ci riuscirai.

Amore, perdonami, ma devo tornare a casa. Ho detto a mia moglie

che passavo dallo studio a fare il brindisi per gli auguri di Natale.

Vabbè.

La giacca? È lì.

Buon Natale.

Ah!

Ciao. Io sono Nunzio, non ci siamo mai presentati.

(rumore di porta)

Credevo che tornassi più tardi.

È per te.

Dai, scartalo.

Io non ne capisco niente. Il negoziante ha detto che è una cosa...

- Non so. - No, è bello.

Ti piace? Bene.

- Peccato che già ce l'ho. - Beh, lo cambi.

Mangia qualcosa. Buon Natale.

(Bassi) Ho sostituito la cartella clinica di Michela Bianchi.

(Bassi) Ho adattato esami e diagnosi. Non se ne accorgerà nessuno.

(Renata) Bene.

La signora Petrescu non ce la farà.

(Bassi) Due morti così ravvicinate potrebbero destare sospetti.

Ti pago per evitarlo.

Se non te la senti, dimmelo. Troverò qualcun altro.

Non è necessario.

(bisbiglia)

(Giuseppe) Buonasera.

(Greta) Pss...

- (Jean) Ciao. - (Greta) Ciao.

- Ti ho chiamata. - E...

- Ho avuto un problema con un poliziotto. - Con?

Poi ti racconto.

(Inge) Grazie a nome della mia fondazione e dei meno fortunati.

Grazie alla vostra generosità, passeranno un Natale degno di questo nome.

Grazie mille e buon proseguimento.

(applauso)

- Pensavo che non venissi. Sai che palle! - Io?

- Hai dimenticato che io vivo qua? - No, ma ti conosco.

- Che piacere vedervi! - Grazie dell'invito.

- (Jonas) Buonasera! - Che piacere vedervi!

- Sei bellissima. - Grazie.

- Possiamo passare? - Venite.

- Sei elegantissima. - (Jonas) Quanto tempo!

Che palle!

Hai sonno?

- Io non ce la faccio. - Stanca?

- Però sei molto bella. - Sì?

- Grazie. Anche tu. - Sì?

- Sei molto... - Molto mio padre.

Mm, mm. Anche peggio, eh?

- Jean! Buonasera. - Inge.

Venite con noi.

- Eccola, che bella! - Ciao, Greta.

- Salve! - Buonasera.

Ecco. Allora? Presenterete la nuova collezione a Parigi?

- No, Roma. - Giuseppe è molto legato alla sua città.

Essendo lo spirito della nuova collezione un abbraccio tra arte, cultura e bellezza,

Roma è la città ideale.

Abbiamo richiesto la possibilità di presentarla ai Fori Imperiali e...

- Non è facile, ma siamo ottimisti. - Sì.

- Come ti trovi nella nuova scuola? - Beh, è un'esperienza...

Che dire? Bene. Bene nel senso che... si è ambientato.

Poi soprattutto in questa circostanza,

confrontarsi con una realtà diversa gli farà mettere ancora più a fuoco

quanto è fortunato ad avere ciò che ha.

Servirebbe anche a Greta.

Imparerebbe ad avere più rispetto per sé e la sua famiglia.

Scusa?

- Dovresti andare tu in quella scuola, no? - Greta.

Mi fa ridere sentire parlare di egoismo,

di rispetto, di dignità.

Da chi, da te? Da una a cui non frega un cazzo di nessuno?

- (Jonas) Greta! - Parliamo di rispetto per la famiglia?

- (Jonas) Greta! - Eh, parliamo di me, no?

- Non sono tua figlia? - Greta...

Di' la verità. Volevi che finissi in coma io, non Daniel!

(Giuseppe) Poi soprattutto in questa circostanza

confrontarsi con una realtà diversa gli farà mettere ancora più a fuoco

quanto è fortunato ad avere ciò che ha. - Servirebbe anche a Greta.

Imparerebbe ad avere più rispetto per sé e la sua famiglia.

Sì, hai ragione, mamma.

- Scusate, vado in camera. - (Inge) Greta!

- Scusate. - Sì.

- Sono ragazzi. - Sì.

Mangiamo qualcosa?

Non fa così caldo.

Grazie.

Che c'è?

Non hai sentito quello che ho detto prima?

- Dove? - Al buffet, con mamma.

Sì, mi è sembrato un po' strano sentire che le dicevi...

- Parlami in italiano, devo migliorare. - Scusa.

Mi è sembrato strano sentirti dire "hai ragione" a tua madre.

- Ho detto che aveva ragione mamma? - Sì.

Ma...

Hai bevuto prima che arrivassi?

No, è solo che...

Non potevo stare con quei deficienti.

Siamo in due.

Jean, abbracciami, per favore.

Il capo dice che non ho rispettato gli orari del mio giro,

altrimenti quelli non avrebbero avuto il tempo di fare quel casino al compro oro.

- Tu l'hai fatto, giusto? - Certo, l'ho fatto.

- (Sabrina) Allora? - (Riccardo) Allora quello è uno stronzo.

(Riccardo) Gli spaccherei la faccia, ma possiamo permettercelo

con le condizioni di Andrea? Il mutuo, la cessione del quinto,

le spese per le sue cure.

(Riccardo) Ci manca solo che ci vado di mezzo io.

(Sabrina) Stai tranquillo adesso.

(Marco) C'è una festa sulla Collatina.

- (Massimo) Già pensi a Capodanno? - Se volevamo fare qualcosa di decente,

dovevamo pensarci tre mesi fa, altrimenti facciamo un Capodanno noi tre,

il rum e la Play. - Come festeggiava mio nonno.

- Però senza Play. - Che palle, Andrea!

(Andrea) Non ci sto con la testa, scusate.

- (Massimo) Che hai, Andrea? - Sono preoccupato per mio padre.

- Perché? - Hai presente il compro oro?

Stava nel suo giro. Il capo gli sta facendo un culo così.

Ho paura che si faccia licenziare.

Mi dispiace, Andrea.

- (Marco) Vabbè, però mica è sicuro, no? - No, infatti.

Eh!

Tu che tieni nello zaino, la droga, che ce l'hai sempre addosso?

- Mm? - Dai, guarda dentro.

Non si mettono le mani nella borsa di una signora.

Falle mettere ad Andrea che è una signora come me.

Vaffanculo.

Che cos'è?

Questo è per te.

Questo è per te.

Sei impazzito, Massimo?

Veramente?

- No! - Che dici?

Massimo, sai quanto costa questo coso?

Andrea, l'ho comprato io.

- Mamma mi ha lasciato dei soldi. - È stupendo!

Così mi fai sentire in imbarazzo per il regalo che ti ho fatto io.

Fai bene a sentirti in imbarazzo!

- Sì, grazie! - Finiamo la partita che siete due pippe.

Grazie! Aspetta, vengo ad abbracciarti.

Sì! Grazie.

Finalmente posso buttare quel catorcio di cellulare!

Grazie.

(Marco) Dai, pallina! Finiamo questa partita.

(Marco) Dai, dai, dai!

Olé!

- Chi era la pippa? - Dai...

Cretinetto!

Non ci capisco un cazzo con questo telefono.

Non ti lamentare, però.

Non mi sto lamentando, Massimo, solo non capisco.

Quando lo vede Nicola, impazzisce.

Portalo a Capodanno, ci giochiamo.

- Non so se vengo. - Perché?

Chi non scopa a Capodanno, non scopa tutto l'anno.

- Non che noi avessimo qualche speranza... - Parla per te.

- Pezzo di merda! - L'ultimo controllo è andato male.

Non voglio far preoccupare i miei.

Veniamo io e Massimo da te, no? Che dici?

Ragazzi... Io volevo andare al rave.

- Tu che vai a un rave? - Eh, io che vado a un rave.

Va bene, mi sembra strano. (stridio di pneumatici e tonfo)

Che è successo?

- (Massimo) Oh, cazzo! - (Marco) Porca puttana!

(Marco) Porca troia!

- (Massimo) Dici che è morto? - (Marco) Che ne so?

- Che si fa in questi casi? - (Massimo) Che ne so?

Chiami la polizia e gli dici che c'è un cane morto?

- (Marco) Andrea, non andargli vicino. - (Massimo) Perché? Che fa, gli morde?

(Marco) Io non ce la faccio a guardare!

(Marco) No, no... Andrea, no!

Andrea... Non lo toccare!

(Marco) Andrea, non lo toccare.

- Che cazzo... - Oh!

Andrea... Ehi!

(voci non udibili)

- (Marco) Ehi! - (Riccardo) Ragazzi...

- (Marco) Allora? Come sta? - Meglio, si è già ripreso.

- I medici vogliono fargli altri esami. - Che gli è successo?

- Ancora non lo sanno. - Possiamo vederlo?

- No. - Meglio di no.

- Restiamo noi. - Voi andate.

- (Marco) Ciao. - (Sabrina) Grazie.

Io rimango un po'. Tu se vuoi, vai a casa.

Se ci sono novità, ti chiamo.

- Dai! Ciao, Massimo. - Ciao, Marco.

Dottoressa...

Scusi.

Mi dica la verità. Quanto è grave?

Prima di risponderle, aspettiamo l'esito degli esami.

Appena avrò notizie più certe, le farò sapere.

Non preoccuparti. Tua madre è una donna forte.

Grazie.

Ciao.

Tu l'altra volta ti sei presentata, io no.

Massimo.

- Che fai qui? - Mia madre è ricoverata in Oncologia.

Scusa, mi dispiace.

Come sta?

- Domanda di riserva? - Come stai?

Altra domanda?

Non... volevo sembrare inopportuno, mi dispiace.

È che anche mia madre...

Vabbè, lo sai e... vabbè, niente.

- Ciao. - Ciao.

Scusa.

Hai preso tu i contatti, gestisci tu questa cosa. Perdonami.

È molto più semplice di come la fai, posso dirti?

Lo sanno tutti, ma soprattutto dobbiamo saperlo noi

perché per noi quella sponsorizzazione è fondamentale.

Sì e dobbiamo ottenerla. Esatto, sì.

Già...

Va bene. Grazie, adesso devo andare perché è Natale anche per me.

Sì, sì. Okay, a presto.

Io non capisco. Eravamo in anticipo sui tempi

e adesso rischiamo di arrivare lunghi.

Questo farebbe molto comodo a mio cognato e agli svizzeri.

Quelli non vedono l'ora di farci fuori.

(Renata) Dovranno aspettare ancora.

- Abbiamo i Fori Imperiali per la sfilata. - Che dici?

Grandissima Renata! Come hai fatto?

- Ho molti amici che mi devono favori. - Aggiungi me alla lista.

È il mio lavoro, non mi devi favori, almeno per il momento.

- Buon Natale, Giuseppe. - Buon Natale, sì.

Dove li hai presi?

Perché non ti fai i cazzi tuoi?

Dimmi dove cazzo li hai presi! Dove li hai presi? Rispondi!

Erano nascosti a casa di mamma e ci ho ricomprato il bracciale

perché lei lo aveva venduto per prendermi il computer!

Sì, me lo aveva detto. È vero, me lo aveva detto.

Buon Natale.

- Vado io. - Posso andare io?

Okay, vai.

- Che vi porto? - Prosecco, Fabio? Due Prosecchi.

- Per noi aperitivo? - Aperitivo.

- Anzi, no, per me uno spritz. - Okay.

(Nicola) Lin, sei vestita bene.

- Sei già pronta per Capodanno? - Capodanno?

Eh, stasera al rave.

- Ti aspetto. - (Fabio) Fanno musica da paura.

Come fai paura tu.

(Fabio) A voi cinesi che cazzo vi piace?

Gli piace far soldi e non fare scontrini.

Lin...

Ammazza che stronzi!

(Nicola) Hai culo, Fabio!

(Sara) Eccola.

- Un brindisi. - Salute.

A stasera.

Grazie.

Non guardarmi troppo o divento brutta.

- (Riccardo) Allora, che film scegliamo? - (Nicola) Io vado con Sara alla festa.

- Non iniziava tardi? - Sì, ma sta a casa da sola e vado...

- (Sabrina) Non voglio sapere altro. - Allora, che film scegliamo?

Lo guardo da solo?

- Mamma? - Amore.

- Voglio andare alla festa. - Non se ne parla.

- Mi sono rotto i coglioni! - Oh!

- Andrea! - Se devo morire, voglio divertirmi.

Non voglio sentire più una cosa del genere, chiaro?

- (Nicola) Uff, che palle! - (Riccardo) Che succede?

- Sara non può venire alla festa. - Come mai?

- Indigestione improvvisa. - Spero che non sia niente di grave.

- (Riccardo) Guardiamo tutti un bel film. - No, papà, io vado comunque.

- Vado anch'io. - No!

- Non insistere. - Papà, mamma, viene con me.

- Cosa? - Vai a mettere qualcosa di serio addosso.

Con questo pigiama neanche ci fanno entrare.

- E... Allora? - Sta con me, ci penso io.

- (Sabrina) Sta con te? - Sì. Non vi preoccupate, okay?

- Papà, non preoccuparti. - Certo.

Ciao.

Io non sono d'accordo. Non sono d'accordo.

Stai molto bene.

Sei proprio bello.

Tu che fai stasera?

Niente. C'è troppo casino in giro, non...

Se alla tua età mi avessero detto che mi sarei ridotta così...

Massimo...

- Sì? - Buon anno.

Grazie.

(musica techno)

- Effetto placebo. - Guarda questa com'è combinata!

Andrea, mi raccomando, non fare cazzate, eh?

Che poi mamma e papà si inculano me.

E non bere!

(Marco) Oh... No!

(Marco) Andrea! Che cazzo ci fai qua?

- Sorpresa! - (Massimo) Sì!

- (Nicola) Vabbè, io vado. - (Marco) Veniamo anche noi.

No, no, no.

Voi contate fino a dieci e poi venite.

- Sia chiaro, non ci conosciamo. - Va bene, boss.

- Quanto è stronzo tuo fratello. - Eh?

- Eh? - Parli con me?

- No, stavamo dicendo cose tra di noi. - Ah!

Uno, due...

- (Nicola) Belli! - (Fabio) Bello!

- (Fabio) Tutto a posto? - (Nicola) A posto.

- Ciao. - Prendi una "robetta".

(Marco) Mamma mia, che freddo!

- Marco? Tua sorella? - Che cazzo ne so io di Viola!

(Marco) Dai, andiamo!

(Fabio) Guarda chi arriva e come si è conciato.

- (Nicola) Che si è messo? - È venuto con 'sta "sorca".

- Quella "cessa" là? - Sì, ti piacerebbe essere come lei! Dai!

Jean di 'sto cazzo, carina, eh? La fanno anche da uomo?

Sai che oggi è Capodanno, non è Carnevale?

Lo sappiamo. Allora perché ti sei vestito da coglione?

- Ecco. Andiamo? - (ragazza) Brucia.

(Fabio) Davvero me l'ha detto?

- (Nicola) A Jean. - Gin gin, allora.

- Buona questa! - Che stile!

- (Fabio) Pensa che la bevo. - (Nicola) Ammazza!

(Fabio) Che schifo!

Involtino primavera! Meno male che sei venuta.

Non abbiamo le cameriere. Vai a cambiarti nello stanzino.

Non rompere sempre il cazzo. Scusalo, è nato così.

Lo sa, dai!

(ragazzo) Ciao, bella, ci vediamo alla prossima.

- Dio esiste, ragazzi! - Sai?

Il fatto che Jean sta sulle sue mi piace, mi sta simpatico, però...

Però pure un po' troppo. Sono d'accordo.

- Cazzo, io la conosco. - Sì, nei tuoi sogni, Andrea.

(Marco) Che dite, ci buttiamo a ballare?

Dai!

Saretta!

Allora sei venuta. Come stai?

- Adesso meglio. - Sicura?

Mi sono rotto i coglioni di stare qua. Vieni con me.

- Dove? - Adesso ti faccio vedere.

- (Andrea) Questo? - No, questi sono gli Abba italiani.

È troppo brutta questa canzone per non ballare.

- A me piacciono. - Meno male che sei l'esperto di musica!

Andiamo? Massimo, eri tu che volevi venire qui.

- Non puoi rimanere impalato. - Non mi va.

Vabbè, andiamo noi, Andrea! Questo è un vecchio.

(canzone) Nell'aria il fumo delle candele

(canzone) Due guance rosse, rosse come mele

(canta Michela) Ha un filtro contro la gelosia

(canta Michela) È una ricetta per l'allegria

(canta Michela) Legge il destino, ma nelle stelle

(canta Michela) E poi ti dice solo cose belle.

(Michela) Sii forte. Sei molto più forte di quanto immagini.

(Michela) Fallo per me.

(Michela) Soprattutto fallo per te stesso.

(canzone) # Ma-ma-ma, mamma Maria, ma.

- (canzone) Nel mio futuro che cosa c'è. - (Massimo) Finalmente!

(canzone) Sarebbe bello se fossi un re

(canzone) Così la bionda americana

(canzone) O si innamora o la trasformo in rana

(canzone) Io muoio dalla curiosità

(canzone) Ma dimmi un po' la verità

(canzone) Voglio sapere se questo amore

(canzone) Sarà sincero, sarà con tutto il cuore

(canzone) Ma-ma-ma, mamma Maria, ma

(canzone) Ma-ma-ma, mamma Maria, ma

(canzone) Ma-ma-ma, mamma Maria, ma

(canzone) Ma-ma-ma, mamma Maria, ma.

- (Lin) Che fai? - Secondo te che voglio fare?

No! No! No!

Cos'è, non ti piace più?

Sara! Che cazzo fai?

Sara!

Sara! Levatevi dal cazzo!

Sara!

(canzone) Comprare il cielo per darlo a lei

(canzone) Ci devi dare un po' di fortuna

(canzone) E insieme al cielo compriamo anche la luna.

(colpi di tosse)

- Vi va qualcosa di più forte? - Perché no?

Andiamo.

Dai, Jean, andiamo.

(ragazzo) Andiamo?

Andiamo, dai!

- Dove andiamo? - Di qua abbiamo qualcosa di più forte.

(ragazzo) Così! Sì, così!

Sì, così...

Vi va qualcosa di più forte?

- Perché no? - Andiamo.

Jean, andiamo. Andiamo! Andiamo, ti prego!

Oh! Dove cazzo vai?

Oh! Che stronza!

- Bu! - Ciao.

- Ehi! - Due gin tonic.

- Massimo? - È al cesso.

- Perché? Avevate un appuntamento? - Che ti frega?

Dove hai rimediato questa?

- Il tuo migliore amico. - È più generoso di te.

- L'hai fatta tutta? - Sì.

Bella la collana che hai regalato a Viola.

L'avevo vista al compro oro.

- È strano, no? - Che vuol dire?

Hai comprato un telefono a me, un visore ad Andrea e la collana a mia sorella.

- Sì. - Con quali soldi?

Con i soldi di mamma e ti ho fatto pure il regalo.

- C'entri con la rapina al compro oro? - Come ti permetti?

- C'entri qualcosa con quella rapina? - No e se non ci credi, vattene.

Bravo, hai aspettato che morisse tua madre per metterti nei casini.

- Non nominare mia madre! - Sennò?

- Mi dici che c'entri? - Stai zitto!

- Dimmi la verità. - Stai zitto!

Dove cazzo vai, Massimo? Oh!

Massimo? Torni qui e parliamo un attimo?

Dovete lasciarmi stare!

Dove vai!

Questo è tutto scemo.

Ma che cazzo...

(Massimo) Cambiare la tua vita, realizzare i tuoi sogni...

(Massimo) Essere felice. Basta volerlo e ce la farai.

(Massimo) Chi lo dice ti sta prendendo per il culo perché non è vero.

(Massimo) Neanche se hai i superpoteri, perché è tutto così difficile.

(Massimo) È difficile capire davvero che cosa vuoi,

su chi puoi contare

trovare l'amore, quello vero e poi c'è la cosa più complicata di tutte

(Massimo) Dare un senso alla tua vita.

Cazzo!

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