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Original subtitles

[suona "Girls & Boys" dei Blur]

Ué, bello. Ma sei un pretendente? Se vuoi pretendere, io sto qua.

- In che senso? - Che la Marina che tieni in mano sono io.

Madò, che lentezza.

- L'appartamento è mio. Vieni. - Ah!

Vieni.

- Questa casa me l'ha lasciata mia nonna. - [porta si chiude]

Ma come vedi, tutto questo spazio non mi serve.

Non ti preoccupare, non ti faccio dormire sotto le lenzuola come una mummia.

Questa è la cucina. Più o meno completa.

Questa è la mia camera.

Questo è il salotto.

E questa è la stanza.

Vedi se ti piace. C'è pure un bagno tuo.

[canzone continua]

Allora, la stanza mi piace. Io la prenderei subito.

[Marina] Mmh…

- C'è un problema. - [musica s'interrompe]

Queste dicono che, se ti faccio entrare, sarà un gran casino.

Guarda, tutte 'ste spade.

- Stai scherzando? - Non scherzo mai su queste cose.

- [Marina sospira] - Vabbè, ti do tre mesi anticipati.

No, ma che venale! Ma che me ne importa a me dei soldi?

Senti, non mi dire niente. Non si può fa' niente.

Ciao, ciao!

La prossima volta scrivilo che c'è l'esame delle carte napoletane da passare,

almeno uno capisce che sei pazza e non perde tempo.

- Madonna mia. - Aspetta, aspetta, aspetta!

Non è che le carte dicono cose brutte.

Dicono solo che porterai… un sacco di confusione.

Sì, già me l'hai detto. E allora?

Poi alla fine a me la confusione un po' mi piace pure.

Dai, tanto più nera della mezzanotte non può venire, no? Io ci sto.

Ti voglio fare contento. Prima hai fatto quella faccia triste.

Però i mesi anticipati so' cinque. Vabbuò?

Solo perché la casa mi piace assai.

Ti piace? E la proprietaria no?

No, guarda, a me le ragazze non piacciono.

S'era capito, tranquillo. Non ci vuole la Sibilla Cumana.

Mi sono tolta lo sfizio. Sei troppo bello.

- Ma tu sei sempre così? - [Marina ride]

Uagliò, allacciati le cinture di sicurezza.

[Marina geme lievemente, poi sospira]

Buongiorno.

Come si sente?

Che è successo?

[ginecologa] Stanotte l'abbiamo dovuta sedare.

Ha avuto una brutta crisi. Si è trattato di una crisi epilettica.

È grave?

Per fortuna siamo intervenuti in tempo.

E soprattutto a capire che cosa l'avesse provocata.

Grazie alla dott.ssa Russo.

Marina, a seguito della sua crisi le è stata fatta una TAC.

La massa del suo tumore si è ingrandita.

Preme sul cervello. Per questo ha avuto la crisi.

Dobbiamo fare degli ulteriori esami,

e per farli la dobbiamo trasferire al reparto di oncologia.

La dottoressa le ha già trovato un posto in reparto.

Com'è brava.

Peccato che non posso venire. Devo allattare.

Non può portare il neonato con sé. Mi dispiace.

E comunque, non può più allattarlo. È sotto medicazione.

I miei figli lo sanno?

Ovviamente no.

Brava. E ora andateli a chiamare.

Eccovi. La vostra mamma vi sta aspettando.

Mi raccomando, però. Non fatela stancare.

Come l'ha presa, dottoressa?

È molto preoccupata. Soprattutto per i suoi figli, tutti e tre.

Non vuole che sappiano nulla,

quindi quello che ci siamo detti rimane tra di noi.

Ne ero sicura.

Sei morto di paura, vero?

Sei un po' cagasotto, figlio mio.

Non mi volevano fare entrare.

Ma quanto ci devi restare ancora qui?

Poco.

Poi cambio reparto. Facciamo alcune analisi, e poi posso tornare.

Per colpa del figlio di Pietro. È vero?

Non è colpa sua. E poi è figlio mio.

Ed è anche fratello tuo. E ha un nome proprio di persona.

Sì, si chiama Salvatore.

Salvatore. Bel nome. Peccato che non ha salvato proprio niente.

Peccato che tu ti sei spaventato. Però ora basta.

E adesso che ti spostano, Salvatore dove lo mettono?

Io non voglio lasciarlo solo.

E mi è venuta un'idea, se Sergio e Gloria sono d'accordo.

Che magari potrebbero tenerlo loro.

Loro due? La strana coppia!

Non vedo molte alternative, Andre'.

Io di bambini non me ne intendo.

Ma quando voglio fare una cosa, non mi ferma nessuno.

[musica cupa]

[conversazioni indistinte]

[musica sfuma]

Come mai hai un paio di scarpe in più in macchina?

Non sono in più. Sono di ricambio. Una donna le deve tenere sempre.

Gli dai un'occhiata? Vedi se è coperto bene.

Ci stanno 30 gradi, non muore assiderato. Non ti preoccupare.

- Che c'è, siamo gelosi? - No.

Però penso che se non c'era lui, mamma non stava male. E si poteva curare.

Che succede qua?

[musica misteriosa]

Non mi risulta che mio marito abbia affittato questa casa.

E senza nemmeno consultarmi, poi.

Allora credo che la cosa migliore sia sentire suo marito.

Infatti. È quello che stavo per fare.

Guarda. C'è la signora bella delle foto.

Merda. Scusa. Quando ci vuole, ci vuole.

[donna] Per carità, mi sembrate pure persone per bene, ma chi vi conosce?

Aspetti. Sta arrivando la spiegazione.

- Andrea. - [Andrea] Eh?

Buongiorno, sig.ra Fossi.

Ah, buongiorno. Signora.

Non si disturbi a chiamare il dott. Ernesto. Non serve.

Allora mi vuole spiegare lei che cosa sta succedendo?

Che le devo spiegare? Che suo marito ha affittato casa ai miei amici?

Senza dirmi niente? Non mi sembra possibile.

Forse perché era per pochi giorni.

Non è una questione di pochi giorni, signora.

- È una questione di a chi si affitta. - Ah.

Io a lei non l'avrei data nemmeno per poche ore.

Non mi piace la sua clientela. E non intendo la clientela dell'agenzia.

Intendo la sua personale.

Ma io clientele personali non ne ho.

Allora mi dice che cosa ci fate qua?

Veramente vuole queste spiegazioni da me? Secondo me non le conviene.

Sì. Voglio sapere che cosa ci fai tu dentro casa mia.

È stato suo marito a darmi le chiavi di questa casa,

che conosco molto bene, e da diversi anni, oramai.

Fuori di qui. Tu e i tuoi amici. Andatevene via.

Sentito la signora? Togliamo il disturbo, che oggi ce l'ha storta.

Vergognati. Mezza femmina. E stai lontano da mio marito.

Io ci starei pure lontana da lui.

Ma quello, più mi allontano, e più mi corre appresso.

Che vogliamo fare?

Scendi.

Cammina.

Sputa 'sta gomma.

Sali in macchina. Andiamo a casa.

Ma se avevi un'altra casa, perché non ci siamo andati prima?

Perché ancora non è una casa. Mezza è fatta e mezza no.

Se fai un'altra domanda, ti lascio tra i boschi.

Ti faccio fare la fine di Pollicino.

[suona "Amore che vieni, amore che vai" di F. De André]

♪ Quei giorni perduti A rincorrere il vento ♪

♪ A chiederci un bacio E volerne altri cento ♪

♪ Un giorno qualunque li ricorderai ♪

♪ Amore che fuggi da me tornerai ♪

♪ Un giorno qualunque li ricorderai ♪

♪ Amore che fuggi da me tornerai ♪

♪ E tu che con gli occhi ♪

♪ Di un altro colore ♪

♪ Mi dici le stesse parole d'amore ♪

♪ Fra un mese Fra un anno, scordate le avrai ♪

♪ Amore che vieni da me fuggirai ♪

[canzone sfuma]

E quindi mi dovete aprire la testa?

Marina, non è più rimandabile.

Abbiamo allertato l'ospedale di Bari, dove c'è un'equipe ottima

che si potrebbe prendere cura di lei.

- Quando? - [Russo] Abbiamo chiesto di farla domani.

Manuela, dille tutto.

Marina, credo che sia il caso che lei sappia tutto adesso.

Perché? Fatemi capire, mi nascondete qualcosa?

Questa operazione ha un livello di rischio alto,

ma non c'è alternativa.

E potrei pure rimanere sotto ai ferri?

Stiamo dicendo che, se non si opera subito,

le conseguenze permanenti al cervello sono sicure.

In poco tempo, lei avrebbe bisogno di aiuto per tutto.

Per le funzioni primarie, per camminare e per parlare.

Mentre, invece, se mi opero,

mi garantite che non divento un vegetale?

Che non avrò bisogno dei miei figli per essere imboccata o andare in bagno?

O no, dottoressa?

[Russo] È un tentativo che va fatto.

Potrebbe uscirne senza conseguenze e avere una vita normale.

Potrei. O potrei rimanere sotto ai ferri.

Tanto, la vita è la mia, mica è la vostra.

Non dica così, Marina. Non è giusto.

No, no. "Marina, Marina"… E ogni volta 'sto "Marina".

Marina.

Io così non me la sento. Non è per me.

È troppo di corsa, di fretta. Non va bene.

Voglio aspettare e vedere che succede.

Quello che succederà nei prossimi mesi è molto prevedibile.

Gliel'ho spiegato. Facciamo una cosa per volta.

Intanto la spostiamo nel mio reparto.

Mi posso pure spostare, ma ho già deciso.

Per ora non mi voglio operare. E poi…

Poi vediamo. E comunque, non mi potete costringere.

[Salvatore vagisce, piange]

[Sergio] Niente, non funziona.

Uffa.

Che succede adesso?

Avrà fame, o vorrà essere cambiato. O tutti e due.

Comunque il fornello non funziona.

- [Andrea] Non c'è gas. - Nemmeno la luce.

[Andrea] Fantastico.

E come facciamo a parlare con mamma, se non possiamo caricare il telefono?

C'è tutto. Datemi il tempo di accendere gli interruttori.

Andre', Aria', basta lamentarvi, portate le valigie in camera.

- Ma quella con la porta verde? - Sì. Dormiamo di là tutti e tre.

Tutti e quattro, in realtà. Ce sta pure la sirena.

Non si può spegnere. Non la vedi?

È colpa tua. Lui lo sente che non ti piace.

Cammina.

Niente, ce l'ha con Salvatore. Con qualcuno deve prendersela.

Oltre che con me.

Sistemo luce e gas e vado al supermercato a comprare qualcosa per stasera.

Prendo pure qualcosa per spegnere la sirena.

[grida] Andrea!

Vuoi accompagnare Gloria a comprare quello che ci serve?

Andrea, hai sentito?

[uomo] E poi c'è la carne macinata.

- Grazie, Giuseppe. - Prego.

Com'è che state qua, se la villa ancora non è pronta?

- Facciamo un esperimento. Una specie. - [donna] Ah.

- Quanto devo? - No, lascia stare, Gloria.

Quando finite l'esperimento facciamo il conto.

- Grazie. - [uomo] Prego.

Arrivederci.

Gloria, ma è proprio bello 'sto nipote tuo, eh.

Ti somiglia.

Ciao, Rita. Ciao, Giuseppe.

- Ciao, Gloria. - Grazie.

Ciao, bella.

[cellulare squilla]

- Pronto? - Gloria, sono Costanza.

Marina. Gli esami dicono che deve fare l'intervento subito.

Ma lei non ne vuole sapere.

Bisogna assolutamente convincerla, altrimenti rischia grosso.

Va bene. Sto arrivando, grazie.

Chi era? Il tuo fidanzato arrabbiato per come hai trattato la moglie?

Senti, Andrea, potrei raccontarti anche una palla e dirti che era Ernesto.

Invece ora basta.

- Hai detto che vuoi sapere la verità? - Eh.

Era l'ospedale. Tua madre, Marina, sta male.

Va operata subito e lei non vuole.

E perché hanno chiamato te?

Per convincerla. Come, perché?

E io ti chiedo di venire in ospedale e convincerla assieme.

- Assieme? - Sì.

- Io e te? - Sì, Andrea.

No. Avvisiamo a Sergio che è meglio.

Hanno chiamato me! Io adesso salgo in macchina.

Decidi che vuoi fare. O vieni con me e la convinciamo assieme,

altrimenti prendi le buste della spesa e torni a piedi a casa.

Che vuoi fare?

[donna sottovoce] …Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,

adesso e nell'ora della nostra morte, amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te,

tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,

adesso e nell'ora della nostra morte, amen.

[musica cupa]

Signora.

Esco un momento.

Questo non è un albergo. Lei deve stare in camera.

Vabbè, ma io so' tre ore che non fumo. E già abbiamo il cancro.

Ci volete rendere pure la vita più difficile?

Può fumare in terrazza.

Ma in fretta, che se no la dottoressa si incazza.

E grazie.

Salutami la dottoressa.

[Gloria] Cioè, mi state dicendo che Marina è andata via?

È scappata. Quella ha avuto paura.

Dalla sua stanza mancano gli oggetti personali.

L'impermeabile, la borsa e il telefonino.

Ovviamente, abbiamo provato a chiamarla, ma non risponde.

L'intervento è stato fissato per domani e la signora è molto spaventata.

No, Sergio, al telefono non risponde nemmeno a me.

Vabbuò.

Io la vado a cercare. Tu aspetta a casa. Ti faccio sapere. Ciao.

Dove stiamo andando? Come fai a sapere dov'è?

Secondo me pensa che stiamo ancora al trullo.

Forse non hai capito che lei non sta venendo da noi, sta scappando da noi.

- Ah. - Tu non la conosci proprio.

Invece la conosco, e da prima di te.

Da più di 15 anni. Lo so bene. Purtroppo.

[musica concitata in crescendo]

Bene. Come volevasi dimostrare.

Abbiamo perso abbastanza tempo, adesso?

Secondo me, è venuta qua e non ci ha trovati.

- Dev'essere molto spaventata. - Ok, certo.

Siccome è spaventata, vale tutto.

Siccome è spaventata, se ne frega dei figli. Di me.

Se ne va senza dire niente, pensando solo a sé.

Ma ti pare un comportamento normale?

No, scusa. Sto chiaramente chiedendo alla persona sbagliata.

Oh! E voi che ci fate qui?

- E questo chi è? - Uno scemo.

Ué, Nicola, stai calmo. Abbassa quel coso.

Stiamo solo cercando una persona.

La signora Caterina

mi ha detto che alla villa non si deve avvicinare nessuno.

Ah! Che c'è, ora la sig.ra Caterina ti dà più soldi di quelli che ti dava Ernesto

per non dirle che io e lui venivamo qua?

Ve ne dovete andare.

Se no che fai, mi spari?

Glo', senti. Ora ti devi mettere a discutere?

Con tutto il fucile spianato? Andiamo a cercare mamma.

Ti dico io dove sta, secondo me. Arrivederci, signor Nicola.

Solo perché c'è lui. Se no col cazzo che me ne andavo!

[Andrea] Ti pare il caso di discutere con questo?

Sei proprio capa tosta.

Assai. Hai capito ora da chi hai preso?

Tra me e Marina hai l'imbarazzo della scelta.

[musica continua]

[cellulare squilla]

[segnale di linea libera]

Che c'è, papà?

Niente.

È solo che Gloria e Andrea sono andati in ospedale da mamma

e ci stanno mettendo un po'.

Sei in pensiero?

Ma no, va tutto bene.

Non c'è motivo per stare in pensiero.

Però a te non piace che Andrea e Gloria stanno troppo tempo insieme. Non è vero?

Aria', ma che dici?

Io dico solo quello che penso. Lo sai.

Beh, questa volta stai pensando male.

Abbiamo fatto tardi per colpa tua, visto? Quella già se n'è andata.

E dove pensi sia andata?

Guarda che negli ultimi 90 minuti sono passati solo i regionali.

Che dici, Marina si voleva fare un giro turistico nel Salento?

Penso che sia andata a Napoli, o boh… Da un'altra parte.

Magari al nord. Che ne sai, scusa?

Ho distrutto l'auto, per forza qua doveva stare.

Per forza non è detto.

E comunque non sono passati treni diretti fuori regione.

Tu che ne sai? Ti sei ingoiata l'orario ferroviario?

È il mio lavoro. Qua stiamo solo perdendo tempo.

Vado a cercare nei sottopassaggi.

E accomodati. Io ti aspetto fuori.

[musica intrigante]

Polignano a Mare, 14:17. Binario 3. Una bella gitarella cuore a cuore?

Le mazzate che hai preso da questo non ti sono bastate.

- Tu perché non ti fai i cazzi tuoi? - Me li sto facendo.

E a me non me pare.

Ma oggi l'ufficio è chiuso, no? Avrò diritto a un giorno di riposo.

Se ti volevi riposare, restavi a casa. Non con questo che ti picchia.

Andiamocene, se no per questa stronza perdiamo il treno.

Senti, non ti preoccupare.

Non mi dire così, che mi sposti la nervatura.

Ogni volta che mi dici "non ti preoccupare", succede qualcosa.

E tu vedi dove metti le mani, o la prossima volta la gamba te la spezzo.

Mannaggia. Io non pensavo fosse qui in città.

Credevo che era alla villa, con gli altri.

A fare cosa?

Niente, è una storia lunga.

Vabbè, cominciamo dal principio.

[cellulare squilla]

Mari', dove stai? Stai bene?

Non voglio tornare in ospedale, Glo'.

C'ho paura.

- Dimmi dove stai. - Non è importante.

Mari', per piacere, dimmi dove sei.

Al faro.

Aspettami là, che vengo.

Non ti costringo a fare niente. Fai quello che vuoi tu. Però parliamo, ok?

- Vabbè. - Vabbè. A fra poco.

Niente.

[Andrea] Mo' che facciamo?

Stammi a sentire. Se vieni con Andrea, io me ne scappo.

Sì, è tutto chiaro.

Va bene, Sergio. A fra poco. Ciao, Sergio, grazie.

Era Sergio.

Che dice Sergio?

Niente, di aspettare qua, che sta arrivando.

Io vado un attimo in ufficio, va bene?

- Ma che fai? - Controllo.

Hai detto Sergio tre volte. Mi sembra un po' esagerato.

Hai parlato con mamma?

Dove sta? Che ti ha detto, eh?

Ha detto che sta bene, ma ha bisogno di stare un attimo da sola.

Se era solo questo, me lo potevi dire.

Invece ti sei messa d'accordo per vederti con lei. È vero?

- È vero o no? - Eh. È così.

Non mi volevi portare tu?

O è mamma che non mi vuole?

Sono io che non ti voglio portare.

Sei un bambino, mi stai sempre attaccato.

Pensi di sapere sempre tu qual è la cosa giusta da fare.

Ti puzza ancora la bocca di latte e vuoi dare ordini a tutti.

[Andrea sospira]

Andiamo?

È una domanda, non è un ordine.

Da quando stiamo qua il mondo si è rovesciato.

Mia madre non è più mia madre. È un'estranea.

Un'egoista che pensa solo ai fatti suoi. E a te.

Smettila. Se hai problemi con tua madre, te la vedi con lei.

Ma deve affrontare un intervento e noi andiamo lì

per convincerla a tornare in ospedale.

- Per me, se torna o no è lo stesso. - E perché ci vieni?

Devo dirle il male che mi ha fatto.

- Bravo. - E che sta facendo a tutti.

Quella Marina pensa solo a te.

Ma che si crede, che cambia qualcosa?

Non ti voglio nella mia vita.

Finita questa storia non voglio vederti più.

[indicatore di direzione]

Che stai facendo?

Secondo te? Metto benzina.

Cinquanta euro.

Compra pure un gioco per un bambino della tua età e un lecca-lecca.

Offro io.

- E va'. - Uffa.

Va', va'.

Oh, stronza! Oh! Ma dove vai?

E vaffanculo un po' pure tu, va'.

Mortacci.

[musica dolce di violino]

C'ho paura di morire. Io che non ho avuto paura mai di niente.

Ma che c'azzecca ora, 'sta paura? Guarda che andrà benissimo.

Mh. E tu che ne sai?

Ti sei laureata in medicina in questi 15 anni?

Con tutti i medici che m'hanno visitata, la laurea me la devono dare ad honorem.

Io lo so perché lo sento. E poi ti ho fatto le carte.

Veramente? Che è uscito?

Tutte carte oro. La prima è un re.

Quindi sono sicura che non muori.

Io non voglio che finisca così.

Proprio ora che ti ho ritrovata e hai conosciuto Andrea.

Infatti non finisce così. Con Andrea, invece, ti dico io come va a finire.

Che gli faccio una mazziata peggio di quelle che faceva mio padre a me.

A volte mi sposta talmente tanto i nervi che lo sbatterei al muro.

Pure questo è istinto materno?

No, questo è che sei manesca, ma tu lo sei sempre stata.

[musica dolce continua]

Devi tornare in ospedale. Se hai un'altra crisi, che facciamo?

Noi torniamo a Bari e tu ti fai operare.

No, io ho paura. Non ce la faccio.

Tu hai paura ora che hai 40 anni?

E io che ho avuto paura tutta la vita che dovrei dire?

La paura non è niente, se non lasci che decida per te.

E poi lo dici sempre tu. Più nero della mezzanotte…

[insieme] Non può venire.

Non lo so. 'sta operazione è una scommessa.

Ma se non l'affronti, è una scommessa a perdere.

E poi dici sempre che vuoi stare ancora con noi, o sbaglio?

Glo'.

- Portami dalla dottoressa. - No.

Tu li devi far venire qua.

Devi dire ad Andrea che torni in ospedale per lui,

non perché ti ho convinta io. Se no con lui hai chiuso per sempre.

Io non voglio che mi veda così, tutta sciupata e brutta. Si impressiona.

Ma quale brutta? Non ti preoccupare.

Li chiamo?

[musica sfuma]

Ok, grazie.

Era Gloria.

- Mamma sta bene. - Brava Gloria.

Vabbè, ho capito che non vi sta simpatica,

però lo dovete ammettere che è stata brava.

Andiamo?

♪ Gloria ♪

♪ Manchi come il sale ♪

♪ Manchi più del sole ♪

♪ T'aspetto, Gloria ♪

[schiocco di bacio]

Io veramente ti ho aspettato. Come dice la canzone.

- Tu sei tutta scema. - [ride]

No, non so' scema manco per niente.

E tu lo sai troppo bene.

Veramente ti ho aspettato.

E forse pure io aspettavo a te.

E non lo sapevo.

[musica dolce di violino]

Dai, hai uno specchio? Mi voglio vedere.

Mamma mia. Non c'è tempo. Ué, mi hai fatto bella?

- No bella. Bellissima! - [Marina ride]

Amore mio!

[Arianna] Mamma!

[Marina] Correte da mamma.

- Ciao, mamma! - Amore.

Amore mio. Amore mio.

Come hai fatto a convincerla?

Come ha fatto sempre lei con me. Con una bugia.

[Marina ride]

E allora? Ehi.

Ehi, mamma mia! E fatti una risata.

Mamma ha avuto un momento di cedimento. Non te l'aspettavi, eh?

Ma adesso abbiamo deciso.

Avvisiamo l'azienda ospedaliera che mamma si opera.

E la dottoressa vedesse bene dove mettere le mani.

[Salvatore vagisce]

[Marina ride]

Amore. Amore mio.

Amore. Sei piccolo, tu.

[Salvatore piange lievemente]

No.

[musica evocativa in crescendo]

[Sergio] Mari', perché hai voluto che restassi?

Perché mi devi promettere una cosa. Guardami negli occhi.

Stammi a senti', Sergio.

Qualsiasi cosa succeda,

tu mi devi promettere

che Gloria rimarrà sempre nella vita di Andrea.

Solo tu puoi convincere Andrea.

Quello è suo figlio.

E io non voglio che si dividano.

[Sergio sospira]

- No, Se'. Tu me lo devi giurare. - Va bene.

Te lo giuro.

Qualunque cosa succeda, Gloria non uscirà dalla vita di Andrea.

Ora mi sento meglio.

Ora basta parlare. Voglio fumare una sigaretta. [ride]

[Marina tossisce]

[Marina sbuffa]

[Marina sospira]

- Ja, scemo, mi fai piangere. - [Sergio ride]

Che scemo che sei.

Io mica ti sto abbracciando per farti piangere.

Ti abbraccio per farti sentire che ti voglio bene.

Te ne ho sempre voluto.

Pure quando non mi sopportavi?

[Sergio] Mh-mh.

E pure quando… te ne sei andato a Milano perché non ti volevo sposare?

- Esattamente. - [Marina ride]

[suona "Amore che vieni, amore che vai" di Fabrizio De André]

♪ Venuto dal sole o da spiagge gelate ♪

♪ Perduto in novembre O col vento d'estate ♪

♪ Io t'ho amato sempre Non t'ho amato mai ♪

♪ Amore che vieni, amore che vai ♪

♪ Io t'ho amato sempre Non t'ho amato mai ♪

♪ Amore che vieni, amore che vai ♪

- [Gloria] Fa' il ruttino. Ti voglio bene. - [Salvatore vagisce]

Non ti mettere pure tu, ja.

Comunque, per il bagno io sceglierei questa. No?

Mh? Hai fatto bene a dirmelo. Me lo segno in agenda.

[cellulare squilla]

E ora chi è?

Ué, Cele'.

Ciao, come stai?

Hai la domanda di riserva?

Allora, te lo ricordi che questo sabato è il compleanno di tuo nipote Luca?

Sì, me lo ricordo.

Guarda che ci tiene assai che tu vieni. Mi raccomando.

- Non lo dico per me, quanto per lui. - [Salvatore piange]

E pure io non ti vedo da tre mesi. Ma che sorella sei?

Ma chi è questa creatura che piange?

Nessuno, Cele', niente.

Per essere niente e nessuno ha un volume notevole.

E vabbuò. È Salvatore.

È figlio di un'amica mia. Me lo ha lasciato per qualche giorno.

A te? Cioè, ti ha lasciato suo figlio? È pazza completamente.

No, non è pazza. E poi io col bambino me la cavo benissimo.

Confermo. Con il biberon è brava. Ma solo quello.

- Arianna… - E mo' questa chi è?

È Arianna, la sorella. Un'altra figlia dell'amica mia.

- Cioè, te ne ha lasciati due? - [Salvatore vagisce]

- Veramente sono tre. - Tre?

Non ti mettere pure tu, per cortesia.

[ride] No, aspetta, aspetta.

Zia Liliana, zia Concetta, lo sapete che Gloria sta accudendo tre bambini?

- Sì? - Sì.

E ora chi è Gloria?

Madonna, un'altra volta?

È tua nipote. Vuoi vedere una fotografia?

No, ti prego, mi devi fare un regalo assolutamente.

Voglio vedere come accudisci questo bambino.

Passiamo alla videochiamata? Ti prego.

Ci vediamo al compleanno di Luca. Ciao.

- Leva 'sto telefono. - [Salvatore piange]

No, no, no. Amore, amore

[versi con la bocca]

Ha fatto il ruttino.

Andre'. Dammi una mano con tuo fratello. Vieni qua.

Aiutami.

No. Non lo so tenere.

Se ci riesce lei…

Grazie. Hai sempre una buona parola, tu.

E comunque ha ragione lei. È facile.

Non lo voglio toccare, vabbuò?

Speriamo che non prendi da tuo fratello, tu.

Me lo vuoi dare?

Vai. Amore.

Vabbè, ma praticamente qua c'è scritto che mi potrebbe accadere qualunque cosa.

È la prassi. Si fa pure per gli interventi di routine.

Ho capito, ma il mio non è proprio un intervento di routine.

Qua ti fa paura solo se leggi.

Signora, il professore che la opera…

Il professore che mi opera sarà pure il più bravo del mondo…

[sospira]

Ma fa sempre impressione mettere la propria vita nelle mani di un altro.

E forse uno vorrebbe sempre scegliere come andarsene.

Non è questo il caso.

Vabbè.

Non ha nemmeno letto tutte le pagine.

Che le leggo a fa', dottoressa?

Quello te fa impressione.

Facciamo che va bene così.

[Gloria] La crema l'hai spalmata bene?

Vabbè, hai letto tre pagine su Internet e sei diventata un'esperta.

Eh! Perché?

Allora finisci tu.

Grazie.

Ciao.

Vieni qui, vieni.

Hai fatto un sacco di miglioramenti. Mamma sarebbe molto felice di te.

Hai visto?

Andre', ti va di fare una cosa per tua madre?

[Pietro, al telefono] Ma perché non mi rispondi più? Che t'ho fatto? Eh?

Me lo spieghi?

Voglio solo sapere come stai. Se nostro figlio sta bene.

- Ja, domani chiamami. - [sospira]

Ti aspetto.

[musica misteriosa]

[segnale di linea libera]

[Pietro] Marina! Lo sapevo che mi chiamavi.

Come stai? Finalmente.

Senti, Pietro, io…

Io non sto bene. E mi devo operare.

Non è proprio una cosa facile.

Non ti preoccupare, il bambino è a posto e…

Te lo volevo dire.

Come, ti devono operare?

È una storia lunga. Domani mi portano a Bari.

No, no, no. Non è possibile.

Io ti devo vedere. Mi devi spiegare, mi devi dire tutto.

Come ci facciamo a vedere? Mentre vieni qua, mentre…

E qual è il problema? Tanto ci metto un minuto.

La vuoi sapere una cosa? Io non sono mai partito.

Come tornavo a Napoli senza sapere niente?

Per favore, ja.

Dimmi dove stai.

Ti prego.

Fatti salutare un'ultima volta, e poi me ne parto.

Aria', e piantala, mamma mia!

Fate in fretta. Questo pesa.

- Poi che schifo, sbava come un cammello. - [Sergio] Sh!

Allora. Venite qua. Stringetevi, se no non c'entro.

Sorridete. Soprattutto tu, Andre'.

[balbetta] Tieni bene Salvatore in vista. Ecco, così. Stringilo bene, abbraccialo.

- Lo faccio solo per mamma. - Intanto lo fai.

Ehi, guarda lì. Sette, sei…

No, basta, non ce la faccio.

- Andiamo, ja. - Piano. Andrea!

- [Andrea borbotta] - [Salvatore vagisce]

[musica minacciosa]

Mari'.

- Quanto sei bella. - Insomma…

Mi sei mancata, sai?

- Senti, Pietro. - Mh.

Questa cosa dell'operazione a Bari è una cosa seria. Ed è anche pericolosa.

Ma quale pericolosa? Io questa cosa non la voglio sentire.

Io potrei pure morire.

E sono qui per salutarti.

No. Non è vero.

Non mi devi dire così. Tu mi volevi vedere perché ti mancavo.

Io lo so. E lo sai pure tu.

Senti…

Nostro figlio come sta?

- Bene, bene. - Eh.

Adesso sta al nido, però.

Ah. Allora vuol dire che domani me lo vengo a prendere

e ti raggiungo insieme a lui a Bari.

Tanto son sicuro che, come ti operano,

capiscono che non è niente e tutto torna come prima.

- Come vorrei crederti. - Ma tu mi devi credere.

È così. Già te l'ho detto. Punto e basta.

Eh.

Poi,

appena i dottori

ti faranno uscire,

ce ne partiamo tutti insieme.

Io, tu e il bambino. Mh?

Che c'è? Non vuoi stare con me e col bambino?

È per Arianna e Andrea?

Appena ci sistemiamo, troviamo un modo per far venire pure loro.

Mh?

Ora però dobbiamo pensare a noi tre.

Solo a noi tre.

Hai capito, Mari'?

- Sì. - Eh.

Però forse adesso è meglio che vai.

Devo tornare in reparto. Non voglio che ci vedano insieme, capito?

Va bene.

Ciao, amore mio.

- Ciao. - Ciao.

Mi avete costretto con la forza, si vede.

Guarda che faccia. Sembra che stia passando un guaio.

Almeno tieni in braccio tuo fratello

e fai una smorfia che sembra quasi un sorriso.

C'è voluta la mano di Dio, 57 scatti.

Sentite, io la mando.

Poi…

Andre', questa foto sarà usata contro di te.

Lo so.

- Ma forse me lo sono meritato. - [suono d'invio]

È il tuo modo per dire: "Gloria, grazie che hai trovato mamma"?

Mica ho detto grazie.

[Gloria] Appunto, il tuo modo.

[notifica al cellulare]

[musica drammatica]

Stai messaggiando con Sergio? Fammi vedere. Dov'è?

Perché lo hai lasciato a loro?

- Avevi detto che stava con te. - Non agitarti.

Smettila di dirmi stronzate.

Nessuno ti dice le stronzate.

- No? - No.

"L'operazione… Sto male…" Tutte stronzate.

E io, come uno scemo, ci credo pure.

Pietro, perché non ti calmi?

Non posso scappare con te e lasciare tutti qua.

- No. - Perché non funziona così.

È una favola che ti stai raccontando.

- Non è vero. - Una storia che non esiste.

Però stai calmo.

Io non ti voglio perdere. Hai capito?

Tu questo lo senti? Lo senti, sì o no?

E tu lo sai che sei la vita mia.

E io so' Marina tua.

E io non ti credo.

[Marina grida]

[musica drammatica in crescendo]

[musica s'intensifica e poi sfuma]

[musica dolce]

[musica sfuma]

[musica drammatica]

[musica sfuma]

[musica malinconica]

[musica sfuma]

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