Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
[musica malinconica]
Mi fai dormire con te?
No, so' stanco. Stasera non è cosa.
Ti giuro, non ti molesto.
[Gloria] Mmh…
Non allungo le mani. Solo per dormire abbracciati.
Ti ho detto che te lo giuro.
Ma che ti credi, così irresistibile? È arrivato Brad Pitt.
Tengo un po' di malinconia. Non voglio stare sola.
- Ma sono nudo. - Capirai che novità.
Ti conosco da quel dì. Io ti so a memoria. Jamm'.
Spegni la luce. Tengo sonno pure io.
[Marina sospira]
- Buonanotte. - Notte, Mari'.
[musica finisce]
Siamo un po' in anticipo con i tempi, ma l'ecografia è buona.
- [Marina geme] - Come si sente?
Bene. Pensavo solo di non arrivare in tempo
e che nasceva in mezzo ai fichi d'india, 'sta creatura.
A proposito di questi esami che mi ha fatto…
Sì, ho capito, dottoressa. Almeno facciamo nascere 'sto bambino.
Facciamo un caso clinico alla volta. O no?
Ok. Comunque sto facendo arrivare due sacche di sangue,
nel caso servisse una trasfusione. Non si spaventi.
Non mi spavento di niente.
Questo l'ho capito bene. Proprio di questo le devo parlare dopo.
- Eccola. - Amore. Amore mio.
Mamma, come stai?
- Mh… Bene, amore, bene. - E il fratellino?
[Marina] Pure lui sta bene.
- [colpo] - È vero, dottoressa, che stiamo bene?
Certo, state tranquilli.
Vostra mamma ha avuto una perdita di coscienza momentanea.
Ma sta meglio, è soltanto un po' debole.
Adesso dobbiamo andare, perché la sala parto è pronta.
Non possiamo aspettare? Non voglio entrare in sala parto da sola.
No, non c'è più tempo.
Ecco. Mo' possiamo entrare.
[infermiera] Signore, deve cambiarsi.
- Sì. - No.
Non è lui che deve venire con me. È lei.
- Ma chi, io? - [Marina] Sì. È mia sorella.
Siamo eterozigote. Come si dice?
Le sembra il momento di parlare dello stato di famiglia?
Dottoressa, vero che lei può venire?
Ehm, certo. Certo. Basta che facciamo in fretta.
- Grazie. - Si accomodi.
[Gloria] Tieni.
Io pensavo che volesse te, dentro. Ma tu c'eri, quando sono nata io?
Certo che c'ero. Sono tuo papà. Ero lì.
Però stavolta mamma vuole la sua amica.
- Va bene così. - Non va bene manco per niente.
È tutto assurdo.
[Sergio sospira]
Vieni.
[musica intrigante]
Uè, Marina.
Pensavo che eri più veloce a cambiarti di look.
Per una serata, non per un parto.
[Marina respira concitata, grida]
- Ma è normale? - Certo che è normale.
Non te l'aspettavi, eh?
Non me l'aspettavo. Con te posso fare un libro di cose che non mi aspettavo.
Fa male. Ma che…
Che fai con 'ste mani? Pari la regina Elisabetta!
- [Marina si lamenta] - E allora che faccio?
Niente, non deve fare niente, Gloria, stia tranquilla.
[Marina] Stammi vicina.
- Ecco. Ecco, ci siamo. - [Marina grida]
Adesso, Marina, mi raccomando, un bel respirone profondo,
poi spinga più forte che può.
Noi siamo qui per lei, ma ora è lei che deve aiutarci.
Ti prego, dammi una mano. Mi fa male. Ti prego!
[Sergio] Perché non poggi la testa sulle mie gambe? Prova a dormire.
No, non ce la faccio.
C'ho troppi pensieri. Ma non è che sta succedendo qualcosa alla mamma?
Ma che sei pazza?
La mamma sta benissimo. Siamo in uno dei migliori ospedali.
Mi sono informato.
Qua fanno nascere un sacco di bambini ogni giorno.
Sì, vabbè, ma ho paura lo stesso.
Lo facciamo un gioco? Mh?
Adesso chiudi gli occhi…
Sì.
Adesso devi pensare a dieci cose belle, che ti fanno felice.
Mi allontano un attimo. Quando torno me le racconti.
- Va bene. - Eh?
Le devi tene' a mente, però.
T'è passata l'arrabbiatura?
No.
Ti devo dire delle cose che non sai su Gloria.
Senti, io queste cose le vorrei pure sapere, ma non credo sia il momento.
Hai visto Arianna come sta? Devo pensare a lei.
E perché? Perché lei è tua figlia e io no?
No, Andre'.
Perché Arianna tiene nove anni, è una bambina. Tu sei un adulto.
Dovresti essere un adulto.
Eccomi qua. Apri gli occhi.
[musica ricca di suspense]
[grida]
Che cazzo guardi?
E tu che cazzo urli?
[clacson]
[uomo in auto] Oh!
'sta stronza di merda!
Vaffanculo!
[musica in crescendo]
- [clacson] - [musica sfuma]
[grida]
[bebè piange]
[infermiera] Eccolo!
[dottoressa] Un momento che tagliamo il cordone.
Che bel piccino! Brava, Marina.
E brava anche Gloria.
[Marina piange]
[Gloria inudibile]
Lo voglio vedere. Lo voglio vedere.
[dottoressa] Eccolo qui. È bellissimo.
L'ho fatto io.
- L'ho fatto io. - [dottoressa] Sei stata brava.
- È bello, vero? - [Gloria] È bellissimo.
[bebè piange]
No, amore, no.
Me lo dia, adesso, signora.
Un attimo.
- Va bene. - Un attimo solo. Un attimo.
Tienilo tu.
No, Mari', ma se cade? Se si fa male?
No.
Aspetta, aspetta.
[Marina ride]
Hai visto che sei brava?
Amore.
Stai bene col bambino in braccio. E saresti una brava mamma.
Questo mi pare assai difficile.
Qui abbiamo finito. Può anche andare, grazie.
Vada.
È andato tutto bene.
Stanno benissimo e tra un paio d'ore potrete vederli.
Adesso Gloria accompagna Marina in stanza, e poi un'infermiera verrà a chiamarvi.
Ci vediamo dopo.
Grazie.
Papà, ho fatto un voto.
Che se andava tutto bene, dovevo mangiarmi una barretta di cioccolato.
- E che voto è? Perdonami. - Il mio voto.
Andiamo a cercare Andrea. Gli diciamo che è andato tutto bene.
[uomo] Sì, va bene.
E però, se non mi fai parlare…
Tesoro, dove avete parcheggiato la macchina?
Eh?
La macchina di mamma dov'è? Hai detto che Andrea l'ha guidata fin qui.
Mi sembra là davanti.
Ehm… Credo che era là.
[musica minacciosa]
Aspetta qua un momento.
[segnale di linea libera]
Tutto bene, papà?
Sì, tesoro, tutto bene, grazie.
[cellulare squilla]
Rispondi, Andrea. Rispondi.
[cellulare squilla]
[segnale di linea libera]
- [cellulare squilla] - Ah…
[segnale di linea libera]
- Papà. - Dimmi dove sei e scendi dalla macchina.
Ho fatto un guaio, papà. Scusa.
Ho distrutto la macchina.
Senti, non me ne frega un cazzo della macchina. Stai bene?
Non lo so. Penso di sì.
Aiutami, ti prego.
Dove sei?
Non lo so.
- Sono andato via e poi… - Mandami la posizione, ti raggiungo.
E non ti muovere da lì per nessun motivo.
Hai capito? Andrea, hai capito?
Sì.
Scusa, papà.
Deve solo scattare.
[scatto fotografico]
[Marina ride]
[musica sfuma]
Fammi vede'.
Sei pazza? Facciamone un'altra.
- Perché? - Sembri più bella di me, qua.
- Io so' più bella di te. - Sei scema?
Riposati un po' pure tu. Arrivederci.
[donna] Arrivederci.
[bebè vagisce]
Lo faccio prima addormentare.
Cazzo.
Uè. Tutto a posto? Guarda qua, guarda.
Ma tu sei sicuro?
Arianna l'ha sentito con le sue orecchie.
E poi, quando sono andato là, non ha negato. Non ha detto niente.
Che c'è, non ci credi?
No, ci credo, ci credo.
E mi fa incazzare.
Centomila euro per non dire niente e sparire.
Non mi voleva 15 anni fa e non mi vuole nemmeno adesso.
Eppure mamma la tratta come la sua migliore amica.
Io non ce la faccio più.
Mi dispiace, Andre'. Però mo' basta, dai.
Per lei era meglio se non c'ero.
Se non nascevo.
Se crepavo.
- Se la rivedo, io non so che… - Non la vedi più.
- Ti porto a Napoli, con Arianna. - E mamma?
- La lasciamo sola? - [Sergio sospira]
Lo sai che Pietro se la trova…
- A me una volta ha messo le mani addosso. - Che ha fatto?
- Quando? Perché non me l'hai detto? - Me l'ha fatto giurare mamma.
A questa cosa ci penso io.
Sì, Eva, vieni. A Marina fa piacere.
No, ma quale impressione?
Io ero in sala parto con lei, sì. L'ho visto nascere.
- Che significa "che schifo"? - Il sangue…
Madonna mia! Guarda… Vabbè, dai, ti aspetto qua. Ciao.
Ispettrice, lei è la signora Gloria Priori.
Buongiorno. Sono l'ispettrice Immacolata D'Auria.
Dovrei farle delle domande. Mi segue?
Un'ispettrice di polizia?
Mi era stato detto diversamente.
Evidentemente, qualcuno non è un uomo di parola.
Evidentemente, qualcosa è cambiato.
Allora, signora. Vorrei che mi raccontasse nel dettaglio
quello che è successo ieri mattina a casa sua, a Lecce.
Se vuole, glielo racconto, ma perdiamo tempo.
Immagino che lo sappia già, no?
Sì, ma vorrei sentirlo dalle sue parole. Lei è stata testimone diretta.
Sono stata testimone diretta, sì.
Ma ha subito una qualche forma di violenza?
Pietro Riccio ha cercato di picchiarla?
No, signora. Mi ha soltanto minacciata, ma non mi ha fatto niente.
Da quello che ho capito, è stata lei a portarlo a Ostuni.
Quindi è andata con Riccio per proteggere il figlio della sua amica, Andrea.
Veramente, Andrea è pure figlio mio. Biologicamente, è figlio mio e di Marina.
Ah.
E quindi, suppongo vi conosciate da tempo.
Vent'anni.
E lei all'epoca era un uomo.
No. Non ero un uomo.
Sono sempre stata una donna. Il mio corpo era diverso.
Ma lei questo non lo capisce, vero?
Se ha altre domande, che possibilmente non riguardano
la mia vita privata, io la ascolto, eh.
La stanza di Marina qual è?
No, prima io e te dobbiamo parlare.
Avevi detto che la polizia non la chiamavi. Che c'è?
La tua parola non vale niente?
- Stai dicendo che ti ho delusa? - Eh.
Bene, allora siamo in due. Pure io pensavo che fossi diversa.
Non pensavo arrivassi a offrire 100.000 euro a Marina
per liberarti di Andrea.
- È vero. - Mh.
Ho avuto paura.
Volevo solo che se ne andassero, dimenticare tutto.
Gloria, un figlio non si dimentica.
Non è una borsa, non è un ombrello.
Ma che ne sai tu della mia vita?
Il pregiudizio della gente, gli sputi addosso.
Uomini che ti mettono le mani tra le cosce per sapere se hai ancora il cazzo.
E tu dove stavi, in tutto questo?
In una bella stanza a studiare mentre papà ti diceva "bravo".
A me "brava" non l'ha mai detto nessuno. Me lo dovevo dire io sola.
All'improvviso arriva un figlio. Tu che avresti fatto?
Non avrei offerto soldi.
Non lo dire, non lo puoi sapere.
Mi vuoi schifare? Schifami. A me non me ne importa proprio.
Sai che stanotte Andrea ha rubato l'auto?
Ha avuto un incidente, ha rischiato di morire.
È così.
Me lo devo portare. Qua non ci vuole più stare.
Io devo pensare a lui.
Ti avevo detto che non ti avrei permesso di fargli del male.
Vorrei valutare il grado di pericolosità del suo compagno, Pietro Riccio.
Il grado di pericolosità?
Un terremoto.
E comunque, non è più il mio compagno.
Sì, ma lei lo reputa un elemento pericoloso?
A me non ha mai fatto niente.
E con suo figlio, a Napoli?
[ride] Lei ha parlato con Andrea.
Quelli non si sono mai sopportati. È geloso, come tutti i figli maschi.
E non è stato niente, solo una spinta.
Quindi, vi siete lasciati consensualmente?
No. Me ne sono andata. L'ho lasciato io.
Quindi, è per questo l'ha cercata. Vuole convincerla a tornare con lui.
Dovrà anche riconoscere il bambino, penso.
Lo riconoscerà quando sono comoda io.
Dottoressa, tra me e Pietro, chi comanda sono io.
E siccome lo conosco,
quello già sta a Napoli a piangere pentendosi di ciò che ha fatto a Gloria.
Già lo so. Sa che con me non si scherza.
Quindi esclude che possa avere desideri di vendetta verso di lei?
Ma quale vendetta? Quello mi ama. A modo suo, ma mi ama.
Non mi metterebbe un dito addosso. Stia tranquilla.
[cellulare squilla]
Pronto?
[donna] Ciao, posso parlare con tua madre, per favore?
In questo momento è impossibilitata a rispondere. Con chi parlo?
Sono un'operatrice dei servizi telefonici, chiamo per un'offerta molto conveniente.
Mamma non può rispondere. Ha appena fatto nascere il mio fratellino.
Ma se la conosco bene, le vostre offerte non le interessano mai,
perché risponde sempre così. Quindi non richiamate più.
È indisponente, la bambina, eh.
Ma ha detto quello che mi serviva.
Speriamo solo che è andato tutto bene.
I soldi però me li devi lo stesso.
- Sì. Tieni. - Pure se non hai parlato con lei.
- Grazie. - Mh.
Ciao, eh.
Neanche un passaggio indietro fino al bar mi dai?
Vieni, che ci prendiamo una cosa insieme, dai.
No. Mi dispiace, non posso.
Sono già impegnato con Marina.
Io no.
- Ciao. - Ciao.
Se aspettate, lo potete vedere al nido. Gli volevano fare due controlli.
È solo un po' giallo per l'ittero, però è normale.
- Il parto prematuro? - Non è prematuro, è 3,4 kg.
Sta benissimo. Aveva fretta di unirsi alla famiglia.
Quale famiglia?
La nostra, Andre'.
- La nostra. - Appunto. Quale famiglia?
Nun fa' o scem.
[Gloria] Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei la benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Grazie.
Grazie perché hai salvato Andrea.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Buongiorno.
Buongiorno. Anche lei credente?
No. Io no.
Mi dispiace.
Sono qui per lei. Ho bisogno di farle una raccomandazione.
Lei mi sembra più ragionevole della sua amica.
Venga.
Io e lei ci siamo già incontrate, lo sa?
- Mi scusi, ma non ricordo. - Sì.
- Prego. - Grazie.
Due volte.
Una volta quando ha trovato casa per le vacanze a mio figlio,
che vive fuori.
La volta prima è stato quando sono venuta a riacchiappare
mia figlia minorenne,
che veniva a ballare dove lei cantava.
Ho fatto un macello quella sera. Avete dovuto fermare la musica.
Due occasioni completamente diverse.
Quella così è la mia vita.
E questa è la terza. Un'occasione ancora diversa.
[musica drammatica]
Prima del parto, la sua amica Marina mi ha informato della sua situazione.
Ho visto gli esami fatti a Napoli.
È chiaro che non possiamo intervenire subito.
Ma il prima possibile bisogna fare altri esami,
e procedere con la preospedalizzazione.
Sto parlando dell'intervento chirurgico.
Poi continueremo con la chemioterapia e con la radio, se serve.
Ma quale intervento, dottoressa?
Marina deve fare la chemioterapia? Ma che sta dicendo?
Mi scusi.
Io vi ho viste così intime e davo per scontato che lei lo sapesse.
Evidentemente mi sbagliavo.
Signora, mi scusi. Per motivi deontologici non posso continuare.
Mi scusi davvero.
No, dottoressa, ma quali motivi deontologici?
Lei mo' parla. Marina le ha detto che siamo sorelle?
Allora parli con me, no?
Per favore.
Dottoressa, la prego.
[musica sfuma]
- Stavano parlando tutti di te. - [sottovoce] Zitta.
[porta sbatte]
- Dobbiamo parlare di un'altra cosa. - Mh?
Arianna, vai a vedere quella capa sciocca di tuo fratello dove va,
che qua il parco macchine da distruggere si è esaurito. Vai.
- Che è? - Mi ha cercato la dottoressa.
Tu lo sapevi che Marina è malata?
Io lo sapevo.
Ci mancava la ginecologa che non si fa i cazzi suoi.
Sa che la posso denunciare all'albo dei medici?
Che c'è il segreto professionale?
Marina, non dire idiozie. Che vuol dire che sei malata?
[Marina sospira]
Per questo sei venuta qui?
Per questo hai voluto che Andrea sapesse la verità?
Quant'è grave? Fammi vedere gli esami.
- Fammi la cortesia. - No, mo' si fa come dico io!
Stanno là. Stanno nella valigia.
Ho scoperto di avere un tumore al cervello quando ero incinta.
E sono venuta qua per sistemare le cose.
[Sergio] Quanto è grave?
Sergio, mi devo fare un'operazione e poi la chemio.
E tanto, più nera della mezzanotte non può venire.
Quant'è grave? La verità.
Cinquanta e 50. Se faccio tutto bene.
Neanche su un argomento così grave riesci a dire la verità?
Io non voglio essere compatita.
Voglio che mi ascoltate perché sono io, non perché sono malata.
E le carte mi hanno detto che andrà tutto bene con la malattia.
- Le carte… - Le carte. Eh, le carte.
Le carte napoletane. Io ci credo.
Madonna mia, non vi sopporto! Mi fate fare le cose a modo mio?
No, non si fa più a modo tuo.
Non si può.
Devi dire la verità ad Andrea.
Se scopre che gli hai detto un'altra cazzata, lo perdiamo per sempre.
Non crederà più né a te né a me. Quindi stanotte te lo lascio.
Dorme qua.
Mari', tu glie parli. Gli dici la verità.
Ci parlo. Però Arianna per il momento non deve sapere niente. Va bene?
Ma perché non ti sei confidata con noi? Perché non ci hai detto niente?
Gloria, mo' basta. Fatti i fatti tuoi. Oh.
Mi vuoi fare qualche rosario in più? Va bene, ma tanto è già tutto scritto.
E mo' andatevene, che mi voglio rilassare.
Se no tutta questa agitazione mi va a finire nel latte.
- Sono questi gli esami? - [Marina] Mh. Ma sì, certo.
Li puoi consultare, perché tu capisci pure di medicina. Ci mancherebbe altro.
Magistrato e medico.
E vedrai che troverai una nuova vocazione.
Così prima li condanni, e poi li curi.
Tu che vuoi? Te lo avevo detto. Tu non mi hai voluto credere.
- Mo' so' io che non ho capito niente. - Certo!
[Gloria sospira]
Andiamo dai ragazzi.
Meglio se ci vai solo tu.
Gli occhi di Andrea che mi guardano con odio mi fanno stare male.
Uè. Amore mio!
Ma sei pazzo?
Te l'avevo pure detto. Devi fare finta di niente.
Se ci vede Gloria…
Io l'ascensore sto andando a prendere. Chi ti conosce? Vita mia!
Oggi ti fa male la gamba?
Mo' che ci sei tu, nemmeno lo sento, il dolore.
Ma non ce la fai a stare buono cinque minuti?
Qua. Davanti a tutti.
Non ti sembra una grande storia d'amore?
Io, te,
e il terzo incomodo Gloria che non ci vuole fare stare insieme.
Pare un film romantico. Uno di quelli che finisce bene, però.
Speriamo.
- [bussano alla porta] - Avanti.
Oddio, che impressione.
[Arianna] Ma perché?
Beh, quello. Sembra che se la sta succhiando tutta.
Ma c'ha fame.
Beh, sì. Lo vedo che c'ha fame.
Oh… O forse sono le tette che mi fanno impressione.
Non so da quanto tempo è che non ne vedevo di originali.
Mi ero dimenticata come fossero fatte. Come stai?
Benissimo.
Guarda, io ti ho portato una cosa.
Così ti protegge.
È della mia collezione privata.
Piano!
[sospira] E Gloria?
[suona "Vedrai, vedrai" di Luigi Tenco]
♪ Quando la sera me ne torno a casa ♪
♪ Non ho neanche voglia di parlare ♪
♪ Tu non guardarmi con quella tenerezza ♪
♪ Come fossi un bambino ♪
♪ Che ritorna deluso ♪
♪ Sì, lo so che questa Non è certo la vita ♪
♪ Che ho sognato un giorno per noi ♪
♪ Vedrai, vedrai ♪
♪ Vedrai che cambierà ♪
♪ Forse non sarà domani ♪
♪ Ma un bel giorno cambierà ♪
♪ Vedrai, vedrai ♪
♪ Non son finito, sai ♪
♪ Non so dirti come e quando ♪
♪ Ma un bel giorno cambierà ♪
[dialoghi inudibili]
[canzone sfuma]
[Marina] E così abbiamo fatto un'ora qui senza parlare.
Mo' basta, Andre'. Posa 'sto telefono.
- Lo hai deciso tu come al solito? - Sì.
Perché quello che devo dirti non te lo posso urlare come una vaiassa.
[Andrea sospira]
Che palle.
Dai. Coraggio.
Se attacchi a parlare di Gloria, me ne vado, eh.
- Non si tratta di Gloria. - Mh.
Per il momento.
- Vabbè, va'. - Aspe'.
- Ti devo parlare di me. - Mh.
Mi hai detto che ti tengo nascoste le cose.
E non lo voglio fare più.
Però non prendertela con me se quello che devo dirti non ti piace.
Che succede adesso?
Andrea, io non sto bene.
[musica drammatica]
Però non ti spaventare, perché è una cosa che come è venuta se ne va.
Ma di che stai parlando?
Ho una cosa al cervello e mi devo curare.
Una cosa?
Un tumore.
- Mamma… - Non ti devi preoccupare.
È una cosa che tra un po' richiede un intervento, e poi cure un po' pesanti.
Devi fare la chemioterapia?
Eh, sì.
- Allora è grave. - Amore mio.
Tu sei così intelligente, però certe volte dici certe stronzate…
La chemioterapia non è una malattia. È una cura.
Si fa. E poi torna tutto come prima.
- Ma non è vero. - Come, non è vero?
Ti ho promesso che da stasera ti dicevo la verità.
E perché? Andrà bene. Non ti fidi di me?
Ma come faccio a fidarmi di te? È impossibile.
Vabbè, c'hai ragione pure tu.
Però mo' ti devi fidare per forza. Non hai scelta. Ed è la verità.
Andre', non piangere. Lo tengo come un malaugurio.
Ma mi hai detto che c'hai un tumore. Che devo fare?
Oh, mamma mia.
Facciamo così. Ti consento un po' di commozione.
Ma non mi trattare come se fossi morta, perché so' vivissima.
Non piangere più, Andre', che porta male. Ti prego. Se no ti caccio.
[musica sfuma]
Grazie per essere venuta qui.
Non ti preoccupare.
Parlare al telefono non mi andava. Quindi…
Che c'è?
Io voglio sapere la verità.
Hai parlato con la dottoressa.
C'è qualcosa sulla malattia di Marina che non so?
No.
Niente in più rispetto a quello che già sai.
Stai pensando anche tu ciò che sto pensando io.
Marina ha paura di morire
e per questo ha fatto il casino con Andrea.
Sì, è quello che ho pensato.
Secondo me, la storia del 50% è solo una stronzata.
Quella ha paura di non farcela.
Se non fosse stato così, nemmeno avrei saputo di avere un figlio.
Questo non lo so.
So solo che Marina, in tanti anni, non mi ha mai permesso di adottarlo.
Chissà…
Forse già teneva in mente te.
Gliel'ho chiesto tante volte, sai?
Conosco Andrea da tanti anni.
Ha cominciato a correre con me.
Sul lungomare, a Napoli. È…
È una passione che gli ho trasmesso io.
Correvo quando stavo al liceo. Ho vinto pure delle regionali, eh.
Piano piano l'ho conosciuto sempre meglio, ne conosco pregi e difetti.
So quello che gli piace, quello che gli dà fastidio.
La montagna.
Una volta ce l'ho portato e mi voleva uccidere.
E non gli piace stare a piedi nudi.
È una specie di complesso. Si sente in imbarazzo quando uno glieli guarda.
Poi una volta alle medie si era invaghito di una ragazza…
Una sua compagna di scuola… Gaia!
L'ha detto solo a me. Si vergognava a dirlo a Marina.
Avete molti segreti, tu e lui?
Qualcuno sì.
Ti posso fare una domanda?
Perché mi stai raccontando tutte queste cose?
Tieni paura che io possa avanzare pretese su di lui?
No. Perché dovresti?
Non lo volevi neanche.
Non volevo nemmeno che nascesse, eh?
Me lo ricordate tutti, ore, minuti e quarti d'ora.
Casomai me lo scordassi.
Andrea è fortunato ad avere te.
Buonanotte.
[sospira] Buonanotte.
- Uè. - Eh?
E se perdo tutti i capelli?
Che te ne frega, ma'?
Come si vede che non sei femmina.
Ma che c'entra?
Pure la mamma di Gennaro ha perso i capelli e poi gli so' ricresciuti.
Non te preoccupa'.
Al massimo ti prendi una parrucca di Gloria.
Ma tu non avevi detto che questo nome non si poteva fare più?
E poi i capelli sono i suoi. Vedi come so' belli?
"Quella Gloria è la femmina più bella del mondo."
Piantala, ma'.
Vabbè, la pianto.
Mi vai a prendere qualcosa alle macchinette?
Così prendo una pillola per il mal di testa.
Ce l'hai gli spicci?
[musica minacciosa]
[segnale di linea libera]
[Sergio] Uè, Andrea, come stai?
Sto male.
Ma starei peggio se mamma non m'avesse detto niente.
Lo so.
Anche se lei sembra stare tranquilla.
Vedrai che andrà tutto bene.
Devi stare tranquillo.
Papà.
Sergio.
Dimmi.
Non voglio tornare a Napoli.
Non voglio lasciare mamma sola.
Tu…
Torni con Arianna?
No. No, no. Resto qua con voi.
Grazie.
A domani.
A domani.
[musica minacciosa in crescendo]
[musica s'intensifica e poi sfuma]
Che cosa sta facendo?
[balbetta]
Scusate. Sto cercando mia moglie. Ha partorito stanotte.
Mi fa piacere per lei, ma di certo non qui.
Il reparto maternità ha chiuso tre mesi fa, per mancanza di personale.
Credo sia stato male informato.
Ah… Scusate.
Buon lavoro.
- [donna] Dobbiamo sbrigarci. - [uomo] Codice rosso.
[musica concitata]
Oh, oh! Ma'!
[voce di Andrea attutita, poi sfuma]
[voce normale] Mamma! Oh!
Mamma.
[musica concitata al violino]
[musica finisce]
[musica drammatica]
[musica continua]
[musica finisce]
[musica intrigante]
[musica finisce]
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.