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Original subtitles

OCCUPATO

Quelle che abbiamo qui nei teatri sono, si pu� dire, produzioni stravaganti.

Sono storie pungenti ricavate dalla contemporaneit�.

Di pi� non possiamo aspettarci. Ovvero un po' di pi�,

cio�, che da una parte riusciamo a creare abbastanza ordine nell'anarchia di una citt�,

attraverso dell'arte che venga prodotta in determinati centri,

e a creare dall'altra altrettanto disordine nel grigio tran tran di questa citt�,

in modo che dopo il festival rimanga almeno una certa nostalgia

di rivivere l'arte del festival in una occasione simile di incontro con la vita.

E che, in tal modo, si possa raggiungere a Colonia

un punto di partenza del tutto provvisorio da cui si possa continuare a lavorare.

BERLINO E' OVUNQUE, ANCHE NOI LA CASA E' UN DIRITTO

Francoforte, Monaco e Augsburg si sono candidate per la continuazione nel 1983.

Abbiamo casse pubbliche vuote dappertutto.

Ma io penso, che appunto in questa situazione, si deve dimostrare

se il nostro stato � uno stato di cultura.

Se noi quindi abbiamo il coraggio, nel nostro avvicendamento dei governi,

di investire ancora in cultura.

Ovvero in spazi aperti, in libert�, in queste opportunit� di vita per la gente.

Io lo credo, e questo proprio in tempi di disagio economico.

TEATHER IN TRANCE Traduzione: Tartakirka. younditalia.wordpress.com

Un film in 14 parti di Rainer Werner Fassbinder.

in occasione della manifestazione TEATRO DEL MONDO 1981

a Colonia sul Reno

Parte prima: Ricevimento degli ospiti d'onore nel municipio di Colonia

Parte seconda: il tentativo di JEROME SAVARY di fare un allestimento in citt�:

LE 11.000 VERGINI O LE LACRIME NON MENTONO

Parte terza EDWINA LEE TYLER & un'opera di IL MONDO DI NEW YORK

Parte quarta HETWERKTE di Amsterdam VOGLIA DI BOSCO

Parte quinta WINSTON TONG - BRUCE GEDULDIG - USA FRANKIE JOHNNIE

Parte sesta SQUAT-THEATER di New York MR.DEAD AND MRS.FREE

Parte settima DERVISCI ROTANTI - Turchia

Parte ottava MAGAZZINI CRIMINALI - Firenze EBDOMERO

Parte nona SOMBRAS BLANCAS - Citt� del Messico VACIO (con poesie di Sylvia Plath sul suo suicidio)

Parte decima PINA BAUSCH TANZTHEATER di Wuppertal Kontakthof

Parte undicesima MAGAZZINI CRIMINALI - Firenze CROLLO NERVOSO

Parte dodicesima KIPPER KIDS - California

Parte tredicesima YOSHI OIDA - Giappone

PROVE DI BUDDISMO ZEN

Quattordicesima parte SQUAT-THEATER di New York NEW YORK, L'ULTIMO AMORE DI WARHOL

I testi sono tratti dal libro IL TEATRO E IL SUO DOPPIO di Antonin Artaud

Questo film � dedicato a IVAN NAGEL

promotore del TEATRO DEL MONDO 1981

Cari riveriti ospiti, questo � il momento di festeggiare.

Se i tempi futuri non si fossilizzeranno in una tormentata aggressivit�

che incolpa sempre il passato e gli altri dei limiti e dei disagi,

se vogliamo uscire dalla cupa paralisi

con l'aiuto della creativit� umana, con l'aiuto di una fantasia nota e sconosciuta,

vicina e lontana.

Il Festival del Teatro Contemporaneo

non pu� promettere ai suoi alti commissari n� la propria continuit�,

n� un guadagno duraturo.

Al massimo una risvegliata e persistente nostalgia per questa vita traboccante

il cui altro nome �: creativit� umana.

Il Teatro del Mondo potrebbe essere un rifugio per il lusso negli anni a venire.

E io credo che possiamo rinunciare a tutto, tranne che al lusso.

Gente, noi stiamo ristrutturando la casa da sabato.

Pertanto abbiamo ancora bisogno di materiali per la ristrutturazione.

Come tappezzerie, vernice, colla, etc. Grazie!

Mai come oggi si � parlato tanto di civilt� e cultura

quando � la vita stessa che ci sfugge.

E c'� uno strano parallelismo tra questo franare generalizzato della vita,

che � alla base della demoralizzazione attuale,

e i problemi di una cultura che non ha mai coinciso con la vita.

E che � fatta per dettare legge alla vita.

Abbiamo soprattutto bisogno di vivere,

e di credere in ci� che ci fa vivere, e che qualcosa ci fa vivere.

Ci� che proviene dal fondo misterioso di noi stessi non deve continuamente

riversarsi su di noi in un travaglio volgarmente digestivo.

Se il segno dei tempi � la confusione,

vedo alla base di tale confusione una frattura tra le cose e le parole,

le idee, i segni che le rappresentano.

Tutte le nostre idee sulla vita devono essere riesaminate, in un'epoca...

in cui niente aderisce pi� alla vita.

Ed � questa penosa scissione a provocare la vendetta delle cose:

la poesia che non � pi� in noi,

e che non riusciamo pi� a ritrovare nelle cose,

torna a scaturire d'un tratto dalla parte sbagliata.

Mai in precedenza si erano visti tanti delitti,

la cui gratuita bizzarria

pu� essere spiegata solo con la nostra impotenza a possedere la vita.

Se il fine del teatro � di offrire uno sbocco ai nostri sentimenti repressi,

una sorta di atroce poesia si esprime in atti bizzarri che,

pur alterando la realt� della vita, dimostrano...

che l'intensit� della vita � intatta e che sarebbe sufficiente dirigerla meglio.

Si pu� delineare un'idea della cultura, idea che � anzitutto una protesta.

Una protesta contro l'insensato impoverimento

imposto al concetto di cultura.

Una protesta contro la cultura, come concetto a se stante.

Quasi che esistesse la cultura da un lato e la vita dall'altro.

Come se l'autentica cultura non fosse un mezzo raffinato

per comprendere ed esercitare la vita.

Ogni vera cultura si fonda sui mezzi barbari e primitivi del totemismo,

la cui vita selvaggia, vale a dire totalmente spontanea, voglio esaltare.

Ci� che ci ha fatto perdere il senso della cultura � la nostra idea

occidentale dell'arte e il beneficio che ne ricaviamo.

Arte e cultura non possono andare d'accordo,

contrariamente a quanto in genere si pretende.

Ogni autentica effige ha un'ombra che costituisce il suo doppio,

e l'arte cessa di avere importanza a partire dall'istante in cui lo scultore, nel modellare,

pensa di aver liberato una sorta d'ombra, la cui esistenza strazier� il suo riposo.

Volo 491 per Londra, uscita A4.

Ho piantato tre gigli, tre gigli sulla mia tomba

venne un fiero cavaliere e li spezz�.

Il nostro concetto pietrificato del teatro si riallaccia alla nozione pietrificata

di una cultura senza ombre, in cui il nostro spirito, da qualunque parte si volga,

incontra solo il vuoto, quando invece lo spazio � pieno.

Egregi signori, e prima di tutto cari genitori dei nostri bambini.

Benvenuti a questa serata finale di festa per i bambini dell'ultimo anno.

Stanno proprio vicino a me, non li rivedremo pi� dopo le vacanze estive.

Eccetto Schmidt. Abbiamo deciso che lui pu� rimanere un altro anno.

I bambini hanno preparato per questa serata un programma speciale che ora vi mostreranno.

Come avrete forse indovinato, io sono la vostra guida.

Ho il meraviglioso compito di farvi trascorrere una vacanza indimenticabile.

Confido in una buona collaborazione. Naturalmente.

Ma il vero teatro, in quanto si muove e si avvale di strumenti vivi,

continua ad agitare ombre,

in cui la vita non ha cessato di sussultare.

L'attore che non ripete mai due volte lo stesso gesto, ma compie gesti,

si muove, e innegabilmente violenta le forme.

Al di l� di queste forme e attraverso la loro distruzione

raggiunge ci� che sopravvive alle forme

e provoca la loro continuazione.

Il teatro, che non consiste in nulla, ma che si serve di tutti i linguaggi,

gesti, suoni, parole, luce, grida,

nasce proprio nel momento

in cui lo spirito per manifestarsi ha bisogno di un linguaggio.

Ma il fissarsi del teatro su un tipo di linguaggio: parole scritte,

musica, luci, suoni,

segna a breve scadenza la sua rovina.

Spezzare il linguaggio per raggiungere la vita, significa fare o rifare il teatro.

La cosa essenziale � di non credere che questo atto debba rimanere sacro,

essere tenuto a parte.

Questo significa rifiutare i consueti limiti dell'uomo e delle sue facolt�,

e allargare infinitamente i confini della cosiddetta realt�.

Bisogna credere in una concezione della vita rinnovata dal teatro,

dove l'uomo divenga impavidamente signore

di ci� che ancora non esiste, e lo faccia nascere.

E tutto ci� che non � nato, pu� ancora nascere,

purch� non ci si accontenti di essere semplici organismi di registrazione.

Nello stesso modo, quando pronunciamo la parola "vita",

dobbiamo renderci conto che non si tratta della vita quale la conosciamo attraverso

l'aspetto esteriore dei fatti, ma del suo nucleo fragile e irrequieto,

inafferrabile dalle forme.

La cosa veramente diabolica e autenticamente maledetta della nostra epoca,

� l'attardarsi sulle forme artistiche,

invece di sentirsi come condannati al rogo

che fanno segni attraverso le fiamme.

Quando in una citt� prende dimora la peste, le forme di vita normale crollano.

Non esistono pi� n� servizi pubblici, n� esercito,

n� polizia, n� amministrazione municipale.

Si accendono i roghi per bruciare i morti,

a seconda delle disponibilit� di mano d'opera.

Intere strade sono bloccate dalle cataste di morti.

A questo punto si aprono le case e appestati in delirio,

con la mente ingombra di orribili fantasie, si riversano urlando nelle strade.

La malattia che fermenta nelle loro viscere

e circola in tutto l'organismo

si scarica attraverso lo spirito in una serie di esplosioni.

Altri appestati che, senza bubboni, senza dolore, senza delirio e senza pustole,

si contemplano allo specchio con orgoglio, sentendosi crepare di salute,

stramazzano a terra morti con il bacile della barba in mano,

carichi di disprezzo per tutti gli altri appestati.

Nelle case spalancate, entra la feccia della popolazione, immunizzata, a quanto pare,

dalla sua frenetica cupidigia,

e fa man bassa di ricchezze di cui sa perfettamente che � inutile approfittare.

Ed � a questo punto che nasce il teatro.

Il teatro, vale a dire una gratuit� immediata

che induce ad atti inutili e privi di benefici nel presente.

La situazione dell'appestato che muore senza una distruzione materiale,

con tutte le stimmate di un male assoluto e quasi astratto,

� identica a quella di un attore che dai propri sentimenti viene interamente penetrato

e sconvolto senza alcun beneficio per la realt�.

Nell'aspetto fisico dell'attore, come in quello dell'appestato, tutto testimonia

che la vita ha reagito fino al parossismo, e che pure non � avvenuto nulla.

Tra l'appestato che corre urlando dietro alle proprie allucinazioni

e l'attore che si lancia alla ricerca della propria sensibilit�,

tra l'uomo che si inventa personaggi ai quali,

senza la peste, non avrebbe mai pensato,

e che li raffigura in mezzo a un pubblico di cadaveri e di alienati in delirio,

e il poeta che inventa intempestivamente i suoi personaggi,

e li affida a un pubblico altrettanto inerte o delirante,

esistono altre analogie che confermano le sole verit� importanti,

e pongono l'azione del teatro, come quella della peste,

sul piano di un'autentica epidemia.

Ma mentre le immagini della peste,

essendo in rapporto con uno stato straordinario di disorganizzazione fisica,

sono come gli ultimi sprazzi di una forza spirituale che si va esaurendo,

le immagini della poesia a teatro sono una forza spirituale

che inizia la sua traiettoria nel sensibile

e fa a meno della realt�.

Una volta lanciato nella sua frenesia, occorre all'attore

per trattenersi dal commettere un delitto, una virt� infinitamente maggiore,

del coraggio necessario a un assassino per commettere il proprio,

ed � per questo che, nella sua gratuit�, l'azione di un sentimento a teatro

appare infinitamente pi� valida

di quella di un sentimento effettivamente realizzato.

Rispetto alla furia dell'assassino che si scarica,

quella dell'attore tragico rimane in un cerchio puro e completo.

Il furore dell'assassino, compiendo l'atto, si esaurisce,

e perde il contatto con la forza che lo ispira, ma che cesser� ormai di alimentarlo.

Quello dell'attore ha assunto una forma che nega se stessa

man mano che si libera, e si fonde nell'universalit�.

Prima di tutto dobbiamo ammettere che, come la peste,

la rappresentazione teatrale � un delirio, ed � comunicativa.

Lo spirito crede in ci� che vede e fa ci� che crede.

E' il segreto dell'incantesimo.

Tuttavia, per far nascere nello spirito

uno spettacolo capace di incantarlo, si debbono riscoprire certi procedimenti.

E non � semplicemente una questione di arte.

Caro marito,

voglio solo farti sapere che ho fatto uno scivolone.

Non � colpa mia, caro marito.

Tu mi amerai ancora, nonostante tutto.

Aspetto un figlio da un altro uomo.

So che sei buono e mi perdonerai tutto.

Mi ha persuaso, dicendomi che tu non saresti pi� ritornato comunque.

Inoltre avevo un momento di debolezza.

Tu sai come sono deboli le donne.

Il meglio che puoi fare � perdonarmi.

Pensavo che doveva esserti successo qualcosa,

poich� non scrivevi da tre mesi.

Mi sono spaventata quando ho ricevuto la tua lettera e tu mi dicevi che sei ancora vivo.

Io desidero questo per te, ma perdonami, mio caro amico, forse morirai oggi.

E' tutto di nuovo in ordine.

Non mi piace pi� l'altro da quando so che sei vivo.

Tutto costa cos� tanto ora, � un bene che tu non sia qui.

Come se il cibo non fosse gi� abbastanza costoso.

Mi � servito molto il denaro che mi hai mandato.

Ti saluto ancora una volta, la tua indimenticabile moglie, Anna.

Infatti il teatro � come la peste,

non solo perch� colpisce collettivit� importanti

e le sconvolge in uno stesso senso.

Nel teatro, come nella peste, c'� qualcosa di vittorioso e insieme di vendicatore.

Si capisce immediatamente che quella combustione spontanea accesa dalla peste,

ovunque essa passi, non � altro che un'immensa liquidazione.

La peste coglie immagini assopite, un disordine latente,

e spinge all'improvviso fino a gesti estremi.

Anche il teatro prende dei gesti e li spinge al limite.

Come la peste, ristabilisce il legame tra ci� che � e ci� che non �,

tra la virtualit� del possibile

e ci� che esiste nella natura materializzata.

Una vera opera teatrale scuote il riposo dei sensi,

libera l'inconscio represso,

spinge a una sorta di rivolta virtuale,

che del resto conserva tutto il suo valore solo rimanendo virtuale,

e impone alla collettivit� riunita un atteggiamento eroico e difficile.

Il teatro essenziale � come la peste,

non perch� � contagioso,

ma perch�, come la peste, � la rivelazione, la trasposizione in primo piano,

la spinta verso l'esterno di un fondo di crudelt� latente,

attraverso il quale si localizzano in un individuo o in popolo

tutte le possibilit� perverse dello spirito.

Come la peste, � il momento del male,

il trionfo delle forze oscure,

che una forza ancor pi� profonda alimenta fino all'estinzione.

Si pu� dunque dire che ogni vera libert� � nera e si identifica immancabilmente

con la libert� sessuale, anch'essa nera, senza che se ne sappia bene il perch�.

Da un pezzo, infatti, l'Eros platonico, il senso genetico, la libert� di vita,

sono scomparsi sotto il cupo rivestimento della Libido, in cui si identifica tutto ci�

che di sporco, di infamante e di abietto, � nel fatto di vivere,

di precipitarsi con naturale e impuro vigore,

con una forza continuamente rinnovata, verso la vita.

Come la peste, il teatro scioglie conflitti, sprigiona forze,

libera possibilit�, e se queste possibilit� e queste forze sono nere,

la colpa non � della peste o del teatro, ma della vita.

Si direbbe che attraverso la peste, scoppi un gigantesco ascesso collettivo,

tanto morale quanto sociale.

Non diversamente dalla peste, il teatro esiste per far scoppiare gli ascessi collettivi.

I tedeschi dalla pelle spessa dormono nel loro sconfinato orgoglio.

E le testimonianze nere del telefono,

frizzante. Frizzante e digestivo.

Senza voce. La neve non ha voce.

Come la peste, il teatro � una crisi che finisce con la morte o la guarigione.

E la peste � una malattia superiore perch� � crisi totale,

dopo la quale non rimane altro che la morte o una purificazione assoluta.

Anche il teatro � una malattia perch� � l'equilibrio supremo,

non raggiungibile senza distruzione.

Invita lo spirito a un delirio che esalta le sue energie.

E infine, si pu� notare che dal punto di vista umano l'azione del teatro,

come quella della peste, � benefica, perch� spingendo gli uomini a vedersi

quali sono, fa cadere la maschera, mette a nudo la menzogna, la rilassatezza,

la bassezza e l'ipocrisia.

Se tu solo sapessi come questi veli hanno ucciso i miei giorni.

Per te sono solo una cosa trasparente, aria pura.

Ma Ges�, le nuvole sono come il cotone, interi eserciti.

Sono monossido di carbonio.

Dolciastro, inalo il dolciastro.

Riempio le mie vene con l'invisibile.

Con i presumibili milioni di particelle che sgombrano gli anni della mia vita.

Togli solo il velo, il velo, il velo.

Se fosse morto, ammirerei la sua sua profonda gravit�, i suoi occhi senza tempo.

Saprei che � una cosa seria.

Sarebbe qualcosa di nobile, un compleanno.

E il coltello non taglierebbe, ma entrerebbe, puro come il grido di un bambino.

E il mondo scivolerebbe dalla mia parte.

Io non mi muovo. Il gelo fa un fiore. La rugiada fa una stella.

Le campane a morto. Le campane a morto.

Qualcuno � trapassato.

L'urlo del bambino si scioglie nel muro.

E io sono la freccia, la rugiada, che vola.

Suicida uno con la salvezza nell'occhio rosso, nella vasca del mattino.

I tulipani sono un po' troppo rossi. Mi fanno male.

Gi� attraverso la carta regalo potevo sentirli respirare.

Leggermente, attraverso l'involucro morbido, come un bambino terribile.

Il loro rosso parla alla mia ferita. Esso le corrisponde.

Sono furbi. Sembrano fluttuare, e tuttavia mi opprimono.

Mi opprimono con le loro improvvise lingue e il colore.

Una dozzina di rossi precipita intorno al mio collo.

I vividi tulipani divorano il mio ossigeno.

Sono abitata da un urlo.

Di notte vola via e si guarda intorno. Per qualcosa da amare.

I suoi baci sono acidi. Spire di serpente.

Pietrificano la volont�. Sono le lente segrete debolezze che portano alla morte.

Morte. Morte.

Il problema che ora si pone � di sapere se nel nostro mondo che decade,

che si avvia senza accorgersene al suicidio, sar� possibile trovare

un gruppo di uomini capaci in grado di imporre questo concetto superiore del teatro,

che restituir� a tutti noi l'equivalente magico e naturale

dei dogmi in cui abbiamo cessato di credere.

Morire � un'arte, come ogni cosa.

Io riesco a farlo particolarmente bene.

C'� inoltre un'idea sul Caos, e altre sul Meraviglioso, e sull'Equilibrio.

Ce ne sono persino una o due sull'impotenza della parola,

di cui questo quadro supremamente materiale

e anarchico sembra mostrarci l'inutilit�.

Affermo in ogni modo che questo dipinto � ci� che dovrebbe essere il teatro,

se esso sapesse parlare il linguaggio che gli � proprio.

Come � possibile che a teatro tutto ci� che � specificamente teatrale,

ovvero tutto ci� che non � discorso o parola o, se si preferisce,

tutto ci� che non � contenuto nel dialogo debba rimanere in secondo piano?

Come pu� succedere che il teatro occidentale non sappia vedere il teatro

se non come teatro dialogato?

La scena � un luogo fisico concreto che esige di essere riempito

e di poter parlare il suo linguaggio concreto.

Questo linguaggio concreto, destinato ai sensi e indipendente dalla parola,

deve in primo luogo soddisfare i sensi,

perch� esiste una poesia per i sensi come ne esiste una per il linguaggio

e sostengo che questo linguaggio fisico e concreto

non � veramente teatrale se non nella misura

in cui i pensieri che esprime

sfuggono al linguaggio articolato.

Questo linguaggio fatto per i sensi

deve anzitutto soddisfare i sensi.

Il che non gli impedisce

di sviluppare poi tutte le sue conseguenze intellettuali

su tutti i piani e in tutte le direzioni possibili.

Si pu� cos� sostituire alla poesia del linguaggio una poesia dello spazio,

che si svilupper� appunto nel campo

che non appartiene rigorosamente alle parole.

Tutto ci� che io nel teatro considero specificamente teatrale,

tutti questi elementi quando esistono al di fuori del testo,

sono generalmente considerati la parte caduca del teatro.

Vengono ascritti con disprezzo al "mestiere"

e si confondono con ci� che si intende con regia o "allestimento".

Nella misura in cui il linguaggio nasce dalla scena,

o trae la sua efficacia dalla sua creazione spontanea sulla scena,

nella misura in cui affronta direttamente la scena senza passare attraverso le parole,

perch� non si potrebbe pensare a una commedia

composta e realizzata direttamente sulla scena?

Allora � la regia a costituire teatro,

assai pi� che il testo scritto e parlato.

Allora mi verr� chiesto di precisare cosa, in questo modo di vedere, � opposto al mio.

E' questo bisogno di usare parole per esprimere idee chiare.

Per me, invece, le idee chiare, a teatro come ovunque,

sono soltanto idee morte e liquidate.

L'idea di una commedia nata direttamente dalla scena,

cozzando con gli ostacoli dello spettacolo e della scena,

impone la scoperta di un linguaggio attivo,

attivo e anarchico, dove siano trascesi gli abituali limiti dei sentimenti e delle parole.

Naturalmente so che il linguaggio dei gesti e degli atteggiamenti, la danza e la musica,

sono meno atti a illustrare un carattere, a raccontare i pensieri di un personaggio,

ad esporre con chiarezza gli stati d'animo,

di quanto non lo sia il linguaggio verbale.

Ma chi ha detto che il teatro � fatto per illustrare caratteri,

per risolvere i conflitti d'ordine umano e passionale, d'ordine attuale e psicologico,

come quelli che infestano il nostro teatro contemporaneo?

Il nostro teatro non arriva mai a domandarsi

se questo sistema sociale e morale non sia per caso iniquo.

Io sostengo che l'attuale situazione sociale � iniqua e meritevole di essere distrutta.

Se � compito del teatro occuparsene, lo � ancora di pi� della mitragliatrice.

Il nostro teatro non � nemmeno in grado

di porre questo problema nei termini ardenti ed efficaci, che sarebbero necessari.

Ma, anche se fosse in grado,

sfuggirebbe ugualmente al suo oggetto,

che, a mio parere, � pi� alto e pi� segreto.

Il teatro contemporaneo � in decadenza perch� ha perduto

da una parte il senso del serio, dall'altra quello del comico.

Perch� ha rotto con la gravit�, con l'efficacia immediata e mortale,

in una parola, col pericolo.

Perch� d'altra parte ha perso il senso autentico dell'umorismo,

e del potere di dissociazione fisica e anarchica del riso.

Perch� ha rotto con quello spirito di anarchia profonda

che � alla base di tutta la poesia.

La poesia � anarchica nella misura in cui

rimette in discussione tutti i rapporti tra oggetto e oggetto

e tra le forme e i loro significati.

E' anche anarchica nella misura in cui la sua apparizione deriva

da un disordine che ci riavvicina al caos.

Poco fa ho parlato di pericolo.

Mi sembra che il modo migliore per realizzare sulla scena l'idea di pericolo

sia l'imprevisto oggettivo.

L'imprevisto non nelle situazioni, ma nelle cose,

il passaggio intempestivo, brusco,

da un'immagine pensata a un'immagine reale.

Ad esempio un bestemmiatore che veda materializzarsi improvvisamente

davanti a s� in forma realistica l'immagine della propria bestemmia.

A condizione, per�, che questa immagine non risulti del tutto gratuita,

che dia vita a sua volta ad altre immagini della stessa natura ironica, eccetera.

Fare la metafisica del linguaggio articolato significa

indurlo ad esprimere ci� che di solito non esprime.

Significa servirsene in modo nuovo, eccezionale e inusitato.

Significa restituirgli le sue possibilit� di scuotimento fisico.

Significa frazionarlo e distribuirlo attivamente nello spazio.

Significa prendere le intonazioni in modo assolutamente concreto,

restituendo loro il potere originario

di sconvolgere e di manifestare effettivamente qualcosa.

Significa ribellarsi al linguaggio e alle sue fonti bassamente utilitarie,

alimentari si potrebbe dire, alle sue origini di bestia braccata.

Significa, infine, considerare il linguaggio sotto forma di Incantesimo.

Se ci rivolgiamo teatralmente all'inconscio � soltanto

per strappargli quel tanto di esperienza

accessibile e quotidiana che ha potuto nascondere.

La nostra anarchia, il nostro disordine spirituale

dipendono dall'anarchia del resto.

O meglio, � il resto a dipendere da questa anarchia.

Io non sono tra quelli che credono che per cambiare il teatro

bisogna cambiare la civilt�.

Ma io credo...

che il teatro, inteso nella sua accezione pi� alta e pi� difficile,

abbia la forza di influire sull'aspetto e sulla formazione delle cose.

E che lo scontro sulla scena di due manifestazioni passionali,

di due forze vitali, di due magnetismi nervosi sia paragonabile

per totalit�, autenticit�, persino per efficacia,

a ci� che nella vita � un accostamento fra due epidermidi

in un amplesso senza domani.

O sapremo ricondurre tutte le arti a un atteggiamento e a una necessit� centrali,

trovando un'analogia tra un gesto compiuto nella pittura o a teatro,

e quello che compie la lava nell'eruzione di un vulcano,

o dovremo rinunciare a dipingere, sproloquiare, scrivere,

o fare qualsiasi altra cosa.

O sapremo ricondurre tutte le arti a un atteggiamento e a una necessit� centrali,

trovando un'analogia tra un gesto compiuto nella pittura o a teatro,

e quello che compie la lava nell'eruzione di un vulcano,

o dovremo rinunciare a dipingere, sproloquiare, scrivere,

o fare qualsiasi altra cosa.

O sapremo ricondurre tutte le arti a un atteggiamento e a una necessit� centrali,

trovando un'analogia tra un gesto compiuto nella pittura o a teatro,

e quello che compie la lava nell'eruzione di un vulcano,

o dovremo rinunciare a dipingere, sproloquiare, scrivere,

o fare qualsiasi altra cosa.

O sapremo ricondurre tutte le arti a un atteggiamento e a una necessit� centrali,

trovando un'analogia tra un gesto compiuto nella pittura o a teatro,

e quello che compie la lava nell'eruzione di un vulcano,

o dovremo rinunciare a dipingere, sproloquiare, scrivere,

o fare qualsiasi altra cosa.

O sapremo ricondurre tutte le arti a un atteggiamento e a una necessit� centrali,

trovando un'analogia tra un gesto compiuto nella pittura o a teatro,

e quello che compie la lava nell'eruzione di un vulcano,

o dovremo rinunciare a dipingere, sproloquiare, scrivere,

o fare qualsiasi altra cosa.

O sapremo ricondurre tutte le arti a un atteggiamento e a una necessit� centrali,

trovando un'analogia tra un gesto compiuto nella pittura o a teatro,

e quello che compie la lava nell'eruzione di un vulcano,

o dovremo rinunciare a dipingere, sproloquiare, scrivere,

o fare qualsiasi altra cosa.

O sapremo ricondurre tutte le arti a un atteggiamento e a una necessit� centrali,

trovando un'analogia tra un gesto compiuto nella pittura o a teatro,

e quello che compie la lava nell'eruzione di un vulcano,

o dovremo rinunciare a dipingere, sproloquiare, scrivere,

o fare qualsiasi altra cosa.

(lo ripete di nuovo)

FESTIVAL DEL TEATRO DI COLONIA UNA CITTA' DEL MONDO CON UN CUORE

E PER NOI: NIENTE ACQUA CORRENTE

NIENTE RACCOLTA DELLA SPAZZATURA NIENTE ELETTRICITA'

1, 2, 7

1, 2

1, 2, 3, 3, 1, 2, 3

1, 2, 3, 1, 2, 3, 8

wow... 1, 2, 3...wow...

1, 2, 3, 4, 4, 4, 4, 4, 5, 5, 6, 6, 7

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 8, 8, 8, 7

7, 8, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8

9, 9, 9, 9, 9, 10

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10

Ogni giorno conta.

Anche oggi.

Parla Ulrike Meinhof.

Parlo agli abitanti della Terra. Bisogna rendere pubblica la propria morte.

La notte del 9 maggio 1976,

su semplice iniziativa del Procuratore Generale della Repubblica Federale di Germania

per il solo sospetto di essere un membro della Frazione dell'Armata Rossa,

fui messa in un tipo di cella di isolamento fino ad allora sconosciuta.

Attorno al mio collo fu avvolta una fune, del tutto casualmente,

quando persi conoscenza per un momento.

Ma in quel momento persi anche completamente la ragione,

cos� che avrebbe potuto accadere qualcosa

in contraddizione assoluta al mio attuale atteggiamento mentale,

al mio pensiero attuale. Io morii.

E doveva sembrare assolutamente un suicidio.

Un essere sconosciuto utilizz� il mio corpo sessualmente in questo stato di morte.

Dopo, come scrissero alcuni giornali, cancell� tutte le tracce del suo sperma

che, dal mio vestito, avrebbero potuto svelare questo rapporto.

Subito dopo l'atto sessuale notai

che la mia coscienza continuava a vivere nuova e intatta.

Cos� portai con me l'essere sconosciuto su uno strano pianeta

che fa parte di Andromeda.

Un pianeta la cui societ� esiste per il tempo, lo spazio, l'intensit�,

la tenerezza, la disciplina e la libert�. Fine.

Nell'epoca angosciosa e catastrofica in cui viviamo,

sentiamo con urgenza la necessit� di un teatro

che non sia al di qua degli avvenimenti, la cui risonanza in noi sia profonda,

e domini l'instabilit� dei tempi.

Qui Ulrike Meinhof.

Parlo a nome del 21� comitato rivoluzionario intergalattico.

Dovete rendere pubblica la vostra morte.

Solo cos� possiamo averne cognizione e venire immediatamente da voi

per proteggervi dalla cosa pi� spregevole,

dallo sfruttamento della vostra morte.

Non ci sono azioni senza crudelt�.

Partendo da questa idea di azione estrema, spinta a tutte le conseguenze,

il teatro deve rinnovarsi.

Dovete usare tutte le possibilit� utilizzate dagli aggressivi mass media capitalistici.

Diffondete la data e il luogo della prossima morte.

Servitevi di giornali, radio, televisione.

Appendete cartelli. Distribuite volantini.

Il comitato rivoluzionario intergalattico

pu� pianificare soltanto in base alle vostre informazioni.

Se vuol ritrovare la sua necessit�,

bisogna che il teatro ci restituisca

tutto ci� che � nell'amore, nel delitto, nella guerra, o nella pazzia.

Non � necessario che le masse accettino la morte come istituzione.

Perch� un tacito accordo

nella maggioranza del genere umano, porta inevitabilmente, ma falsamente,

a una discussione che riproduce automaticamente i problemi

di una vita stereotipata uniforme.

Lasciate che le vostre vite non finiscano invano.

Date un significato alla morte. Fine.

Staccandoci dal terreno dei sentimenti analizzabili e passionali,

contiamo di impiegare il lirismo dell'attore al fine

di rendere manifeste certe forze esterne,

e far cos� rientrare la natura intera

nel teatro quale noi lo intendiamo.

Io penso quello che dico. Perch� amo gli attori.

Perch�?

Altre persone si spaventano facilmente e confondono tutto.

E gli attori?

Loro, quando distruggono qualcosa, lo fanno sul serio.

Sono disciplinati e imparano in fretta.

Non perdono tempo.

Nulla li frena.

Quando distruggono qualcosa lo fanno pubblicamente.

La gente � contenta quando non � perfetto.

Vorrebbe salire sul palco?

S�, molto. Continuare a morire come se nulla fosse accaduto.

Qual � la cosa pi� importante che ha provato?

Quello che sta accadendo proprio ora.

E nella sua arte?

Come osa fare una domanda simile?

Lei sa che io sono coraggiosa.

Il coraggio � qualcosa di strano.

Ogni volta che ho coraggio dimentico qualcosa di importante.

Io non so che cosa, ho dimenticato qualcosa.

Spingere il pulsante e continuare a girare, cose del genere.

Forse. Oppure guadagnare soldi.

Non � abbastanza ricco?

Sa cosa dicono i cinesi?

Solo dalla cima della montagna pi� alta si pu� vedere un quarto del paese.

Non capisco. Non c'� niente sulla pellicola.

Certo che no.

C'� qualcosa di sbagliato.

Certo. Capire questo � ancora impossibile per te.

Ulrike, sei davvero qui?

Vuoi la prova?

Come vuoi.

Prova ad alzarti dalla sedia. Non ce la farai.

Vedi?

Prima non potevi e poi non volevi. Allora � vero.

Hai dei progetti?

Mi recher� a trovare la madre di un amico d'infanzia.

Recentemente ha avuto un intervento al seno e le ho fatto un seno artificiale.

Da allora siamo molto amici. E tu? Hai qualche progetto?

Eseguire la tua sentenza.

Il 21� comitato rivoluzionario intergalattico

condanna Andy Warhol a essere fucilato per i suoi meriti.

La sentenza deve essere eseguita immediatamente.

Il 21� Comitato rivoluzionario intergalattico

designa Ulrike Meinhof per eseguire la sentenza di morte.

Andromeda, missione speciale del 21� comitato rivoluzionario intergalattico.

28 giugno 1978. Jan Palach, Yukio Mishima, Ulrike Meinhof.

- E' strano. - Vuoi aggiungere qualcosa?

Ritorniamo indietro.

Solo in questo spettacolo di tentazione,

da cui la vita ha tutto da perdere o lo spirito tutto da guadagnare,

il teatro pu� ritrovare il suo significato primitivo.

Girato a Colonia sul Reno 12.06.1981 - 24.06.1981

Responsabili di unit�

Segretaria di produzione

Assistente alle riprese

Assistenti alla regia

Suono

Montaggio

Fotografia

Produttore

Theater in Trance un film di Rainer Werner Fassbinder

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