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Original subtitles

- Stop! - Ciak in coda!

- Dov'è Montero? - Sta arrivando.

- Dov'è? - Mi portate Montero, cazzo?

Montero in scena!

- Non si può lavorare così. - Mi mandate Montero?

- Desiré. Con l'accento. - [uomo] Desiré?

"Con l'accento".

- Sei proprio bella. - Grazie.

Bella e brava.

- Non toccarli. - No.

Devono rimanere raccordati.

Mi tocchi e mi fai un effetto…

- Senti che effetto mi fai. - Eh?

Senti che effetto mi fai.

- Senti. - Oddio.

- Eh. - Complimenti.

- Complimenti, sì. - Scusa, ma io non posso.

Devo lavorare.

Vieni un po' qua. Stai qua.

Come non c'è?

La parrucchiera ha detto due minuti per ritoccarlo, oddio!

- Siamo pronti. - Aspettano, 'ste rotture di coglioni.

Ho chiuso a chiave.

Devo andare a lavorare, Luciano mi aspetta.

Riccardo!

- No, davvero, non posso. - Arrivo!

- No. - No, no.

- Luciano! Sta arrivando! - [donna] Riccardo!

- [colpi alla porta] - Scusa, eh.

- Dove vai? - Oddio, la spazzola.

- Ci vediamo sul set. - [Riccardo] Mi lasci così?

- È pronto. - Desiré, vieni qua.

- Luciano. - Che facevi?

- Niente, lo stavo ritoccando. - Sai com'è fatto Riccardo.

Devi portarlo al camper trucco, non devi andare da lui, è chiaro?

- Sì, scusa, Luciano. - Ci siamo capiti.

Eccolo.

Qua, Luigi. Spostati.

A posto. Che bella, eh?

- Eccoci qua, grande Max! - Ciao, Ste'.

L'ho lavata dentro e fuori. Ha i cerchi nuovi.

- Profuma. - Profuma? Hai sentito, Cla'?

Luigi, lui è Angelo della finanziaria. Lui deve darti i soldi.

- Piacere. - Piacere.

- Bella, eh? - Ammazza, bella.

Che ti avevo detto?

Andiamo, Floriana ci ha fatto il caffè.

- È pulita. - Seguitemi.

Andiamo.

[voce dalla TV]

[Max] Adesso arriva.

Ci facciamo un bel caffè. Eccola qua.

- Eccoci. - Beviamo 'sto caffè.

- Caffettino. - Zucchero di canna? Dietor?

- Un goccio di latte? - No.

Tua sorella dov'è? Senza di lei non possiamo farlo.

Dai.

- Buonasera. - Desiré.

- Ce l'hai fatta. - Scusa, mamma.

- Salve. - Eravamo preoccupati.

- C'era traffico. - Floria', la sedia.

[Floriana] Subito.

Mi sembrava strano. Lei ha sempre aiutato Claudio.

- [Floriana] Siediti. - Veloce.

- Ecco. - Ecco la penna e i fogli, firma.

Ci danno i soldi per la licenza e l'auto.

Bello.

- Famiglie che si aiutano non ci sono più. - Puoi dirlo forte.

Li ho cresciuti con sani princìpi e soprattutto con rispetto.

Non capisco niente. Perché devo firmare io?

Con i due soldi della mia pensione non ci facciamo nulla.

Ho dato una vita al Comune di Roma. Ufficio oggetti rinvenuti.

È un pro forma, non devi leggere. Ringrazia che ho queste conoscenze

- sennò i soldi col cavolo… - Dice bene papà tuo.

È meglio la garanzia di una persona giovane e poi è un pro forma.

- È un pro forma. - Tranquilla.

Dai, brindiamo.

Lui mi diventa un Ncc. Non sei contento? Fai un sorriso.

Il noleggio con conducente è un lavoro sicuro.

- I soldi li fanno tutti. - Poi signorile, camicia stirata, preciso.

- Gradite i taralli al rosmarino? - Sì.

Te la senti, Claudio?

- Devi sentirtela tu. - Sì, sì.

Papà dice che si guadagna tanto e si lavora poco.

Io devo solo guidare. Poi le mance dei clienti. No, no.

- Papà dice che è il treno giusto. - [Max] Quello glielo avevo già trovato.

Il barman al Marriott a tempo indeterminato, ma se n'è andato.

Gli facevano mobbing, mica potevamo lasciarlo lì.

Se c'ero io, col cazzo che mi facevano mobbing.

Ora era un signore.

Era un signore se continuava l'Università.

Non perdiamo pure questo di treno.

Mandiamo via Angelo, è un uomo d'affari, ha da fare.

- Ancora stai lì? - Devo mettere l'e-mail.

- Ti faccio vedere. - Diglielo tu.

- Intanto devi firmare qui e qui, scemina. - Leggibile.

Tutto a posto. Adesso non distrarti, l'ultima sta qua.

- Ecco. - Ecco.

A posto.

Ecco. Tra una settimana avrete i soldi sul conto.

Luigi, fra una settimana ti diamo i soldi.

Ok.

- Vai. - Non c'è problema.

A proposito, questi sono i documenti della macchina e della licenza.

Cla', devi passare in agenzia a portare la copia della patente,

esami di urine, certificato dell'oculista e drug test.

Senza questi fogli non ti fanno lavorare.

- Dai, brindiamo! Claudietto, Ncc! - [Floriana] Amore, dai.

Auguri!

Lascia aperto.

Ciao, amore. Pensavo che non venissi più.

Vieni, ho preparato un bellissimo sformato con il formaggio di capra.

Non dovrebbe fare schifo. Mi dai un bacio?

- Io ho una fame. - Mmh.

Montero me l'ha messo in mano.

- Eh? - Montero.

- L'attore? "In mano" che cosa? - Il pisello e la lingua in bocca.

- Desiré, ancora? Perché? - Non è colpa mia, io non ho fatto nulla.

- È questo il punto, non fai nulla. - Che dovevo fare?

Non lo so, provare a fare in modo che queste cose non capitino.

- Se capitano, evita di dirmele. - Se non te le dico, ci sto male.

Se me lo dici nel dettaglio, ci sto male io poi.

- Sono una brutta persona, è colpa mia. - Non sei una brutta persona.

Devo dirti anche un'altra cosa, però non ti arrabbiare.

Che c'è adesso? Ancora?

Sono stata da loro.

Dimmi che non è vero.

Non è successo niente, tutto a posto.

Hai firmato?

Vado a fare due passi, ho bisogno di aria, scusa.

Bruno.

Non gli ho dato i soldi. Ho messo una firma a garanzia.

Io non ci posso credere che tu abbia firmato, è da pazzi.

Sono bastati due messaggi di tua madre con i cuori per convincerti.

- Sono la mia famiglia. Che devo fare? - Buono a sapersi!

Pensavo che avessimo dei progetti.

- Sì, il casale, lo facciamo. - No.

Se tu firmi con le finanziarie di Fiumicino, ti scordi il mutuo.

Andiamo a letto, facciamo un figlio.

Ma che modo di parlare è questo? Su, ti prego, dai.

Non mi scansare. Perché? Lo sai che mi fa soffrire.

Mi cammini sempre davanti. Mi sento male, svengo, vedo blu.

- Muoio per il cardioplasma. - Cardio che?

Plasma.

Cardiopalmo, Desiré, cardiopalmo. Te lo devi ricordare.

- Ah. - Che hai in questa zucca?

Mi sono sbagliata.

- Buon Natale! - Auguri!

- Buon Natale! - Buon Natale!

- Buon Natale! - Auguri!

Buon Natale!

- Già te ne vai? - [Desiré] Sono venuti a prendermi.

- Ciao. - Ciao, bella.

[Desiré] Ci vediamo.

[voci indistinte]

Ho finito, finalmente.

Ti ho fatto perdere un cliente?

- No, ho finito ora una corsa. - Ah.

Non offro perché stai guidando.

Queste bruciature devi farle sistemare.

Non è carino per i clienti.

Ora no, perché non posso.

Non ho tanti soldi.

Non stai guadagnando?

Sì, ma sono solo quattro mesi che lavoro.

A volte va meglio, a volte va peggio.

Poi i soldi fanno presto ad andare via.

- Stai da mamma e papà. - Infatti gli do solo 150 euro al mese.

Mamma mi manda stirato e pulito. Io devo pensare solo a lavorare.

- Perché gli dai i soldi? - Per le spese.

Non fumare in macchina. Butta 'sta sigaretta.

Che è 'sta zozzeria qua? Tu ci devi lavorare. Oh!

Eccola qua.

Perfetto. Ciao, frate'.

- Buonasera. - Buonasera a lei.

- Posso lasciare queste? - Certo.

Questa.

Ecco.

Bruno.

- Amore. - [Bruno] Scusami.

- Ehi, dove ti eri cacciata? - È lento questo regista.

- È bello il vestito. - Me lo hanno dato i costumi.

Vieni, ti presento il professore.

- Mi raccomando. - Sì, sì.

- Il professor Contini. - Buonasera.

- Salve. Piacere, Desiré. - Piacere.

Chiamami Umberto.

Bruno mi parla sempre di lei. Il professor Contini.

Il professor Contini è un grande.

Scusi il ritardo, avevo tante teste da sistemare.

Teste?

- Lei lavora nel cinema come parrucchiera. - Lavori nel cinema?

Sono un'assistente.

- Ce l'hai tenuta nascosta, Bruno. - No.

- Gabriele. - Piacere.

No, lei ha sempre orari strampalati.

Raffaella, ti presento la bella moglie di Bruno.

Buonasera.

- Benvenuta. - Enchanté.

Non siamo sposati.

- Che c'entra? - Non è la stessa cosa.

- Bollicine, va bene? - Gradisco di cuore.

Ecco qua.

È di un'azienda interessante.

Da paura!

È speciale, anche se io prediligo il rosso

perché non ci sono i polifosfati che mi fanno venire mal di testa.

- I solfiti, voleva dire i solfiti. - Oddio, mi sono sbagliata.

Ogni tanto mi confondo. Io sono dislessica.

- Accomodiamoci, prego. - Accomodiamoci.

- Andiamo. - Sì.

- Amore. - Mi raccomando, mi raccomando.

Allora, Desiré, Bruno.

Gabriele.

- Qua? - Sì, qua.

- Gran bella tavola, complimenti. - Grazie.

- Accomodatevi. - Prego.

- Buon Natale. - Grazie.

[insieme] Auguri.

Ti hanno fatto una diagnosi di dislessia?

Eh.

Il nostro secondogenito lo è. È pure disortografico.

- Mi dispiace. - Grazie.

La diagnosi me l'ha fatta Bruno.

Lui sa tutto di tutto. Mi corregge, mi regala i libri.

Poi io boh, lasciamo stare. È istruito.

Facciamo un brindisi a Bruno che è anche un logopedista.

Sì.

- Tanti auguri. - Buon Natale.

- Buon Natale. - Auguri.

- Cin cin. - Cheese, professore.

- Mi porti i crostini? - Sì.

- Tua madre resta in Salento? - Sì.

Lei sta con la sorella, giocano a Trivial.

Desiré, la famiglia ce l'hai fuori?

[in romanesco] Eh! Fuori di brutto, professore.

[risate]

È colpa mia, perché mio padre e Bruno non si possono vedere.

L'anno scorso a Natale hanno litigato.

Bruno gli diceva: "Ignorante! Fascista!"

Mio padre: "A vecchio tirchio!"

Abbiamo dovuto dividerli, sennò finivamo sui giornali.

- Desiré. - Mmh?

Per favore.

No, noi vogliamo sapere com'è andata a finire.

- Sì. - Hai messo paura a tuo suocero?

Mio padre è due metri.

Bruno, ho difficoltà a immaginarti. Sei calmo, non ti arrabbi mai.

Con me è sempre agitato, diventa rosso, sputa quando parla.

Eh, amore?

Il segreto è litigare sempre per poi fare pace.

- Ah. - In questo lei è bravissima.

È una professionista.

Scusate, vado a fumare una sigaretta, con permesso.

Perché non mi parli?

Vai a letto, non stai in piedi.

Dici che dobbiamo parlare, devo affrontare le cose, la dialettica.

Mi hai coperto di ridicolo. Sei imbarazzante.

- Sei sguaiata. - Ah, io? Perché? Tu?

"In questo è una professionista." Mi hai dato della mignotta.

Deformi le cose come ti fa comodo. Comunque, ti va di parlare? Su.

Parliamo di questo benedetto Natale.

Pensavo di dargli buca all'ultimo, di inventarmi una scusa.

È quello che mi aspettavo. Una bugia, un sotterfugio.

Quanto ti piace!

Ti rendi conto che per stare insieme devi inventarti una scusa?

- Voglio stare tranquilla. - Tranquilla?

- Sono stanca, non mi va di litigarci. - Ci devi litigare.

Lo devi fare per difendermi, devi prendere una posizione.

Tu devi chiarire, devi capire chi sei, che cosa vuoi,

come vuoi vivere, con chi vuoi vivere.

- Mamma mia, che energia hai! - Perché ti amo, stronza!

- Bugiarda che non sei altro. - E se ne va.

- Oh, Bruno. - Voglio stare solo.

- Mi fai entrare? - Nossignore.

Ma che cazzo!

Vaffanculo.

- Ti faccio un massaggio. - Vai via.

- Ti faccio un pompino? - Non mi va.

Mordimi.

Mangiami.

Di più.

[vibrazione del cellulare]

[Claudio] Sore', non ce la faccio più.

Non ti preoccupare, ti vengo a prendere. Dove sei?

Mi rispondi appena senti il messaggio?

Grazie, frate', ti voglio bene.

Ma dov'è?

- [segreteria] Messaggio gratuito. - Bruno.

- Il cliente chiamato non è raggiungibile. - Cazzo, pure tu!

- [Max] Ciao. Come stai? - Papà.

Sei sulla strada giusta per il divertimento.

Richiama o raggiungimi su Facebook, metti un like sulla mia pagina.

Ma guarda 'sto scemo.

[fischi]

Claudio.

Claudio!

Claudio! Claudio!

Mi senti?

Ah!

Claudio! Claudio! Frate'!

Claudio! Claudio!

[colpi di tosse]

Porca miseria! Andiamo, ti porto in ospedale.

Devi stare sveglio.

[clacson]

[voci indistinte]

Prego.

Il dottor Beltrame.

- Salve, Mazzoni. - Lei è la sorella?

Suo fratello non aveva abbastanza pillole da fare succedere il peggio.

Gli abbiamo fatto una lavanda gastrica.

- Dottore. - Adesso no, vengo dopo.

- Ci sono stati altri episodi simili? - No.

- Che ha preso? - Benzodiazepine. Ne fa uso abitualmente?

No… Sì… Non lo so.

Claudio è sempre stato strano. Io pensavo che fosse carattere.

Tu ti devi mettere in porta. Ti metto in porta, capito?

Mi hai fatto morire.

Scusa.

[piangendo] Ti voglio bene.

Come stai?

Un po' così.

Non mi ricordo tanto, però sto bene.

- Ti presento questo amico. - Piacere, Karim.

Desiré.

- Tuo fratello è number one. - Eh!

- Number one. - Che te lo dico a fare?

Certo.

È number one.

[voce dalla TV]

- Gli hanno fatto la lavanda gastrica. - Che si è preso?

Pasticche, tranquillanti. Che ne so? Psicofarmaci.

- Adesso sta bene? - Meglio, me lo hanno fatto vedere.

Tu vieni a cena? Ho fatto il baccalà.

Mamma, pensi sempre a mangiare. Io sono distrutta, vado a dormire.

Vabbè, te lo surgelo. Ho fatto i fagiolini, sai, per pulire.

Come si chiama il dottore?

Dottor Beltrame, Psichiatria.

Mamma, c'è sotto Bruno, ti devo salutare.

La macchina l'ho messa in un garage all'Eur.

Vabbè.

Ciao, buon Natale.

- Si è capito quando esce? - Non si sa.

Domani andiamo a parlare con il dottore Bertrame… Bertrami.

Ci mancava pure questa.

Tua figlia viene? Io ho fame.

Non viene, è stanca, va a dormire.

Figurati, va con lo stronzo, con il professore.

Con il vecchio. Contenta lei.

Con la scusa del fratello, non vengono.

Lei si vergogna e lui ce la mette contro.

Scusa, aspetta un attimo.

♪ Grazie per averci seguito ♪ ♪ Ci vediamo, ci vediamo doma… ♪

- Buonasera a tutti. - Mortacci vostri.

Buona Vigilia.

Non ti piace? Stavi bene con il bordeaux.

Sì, stavo bene, ma ti pare giusto?

Per dare la linea al cartomante frocio, mi tagliano la sigla

e rimango con la bocca aperta.

- Mi versi un bicchiere? - Certo.

Carino, avevi preparato.

Ho parlato con i colleghi di Medicina, il reparto è decente.

Meno male.

Comunque, poi da lì esce.

Bruno, quando esce, esce. Ne parliamo, no?

Ti prego.

Amore.

Tu sai che problema ha Claudio, vero?

- Il lavoro. - Ma che lavoro?

Capisci la situazione in cui vive? Cinquanta metri con i genitori così.

- Io pure mi ammazzerei. - Che c'entrano loro?

Claudio è sempre stato strano e particolare.

Che particolare?

Claudio ha tentato il suicidio, non è una cosa strana, è terribile.

Non c'è nulla di particolare, non essere superficiale.

Superficiale?

L'ho trovato io svenuto in quella macchina.

Pensavo che fosse morto, di non rivederlo più.

Oh! Sei uno stronzo.

Scusa, hai ragione. Hai ragione, scusa.

Ehi, scusa, davvero. Davvero, scusa.

Sono tanto stanca.

- Prego. - Borsa, prego.

- C'è il cambio. - Questo via.

Oddio.

Ma che è?

- Perché? - Che ne so.

[parlano in lingua straniera]

Tutti con i cellulari. Che gli frega?

- Non c'era un'altra stanza? - Io ci sto bene qua.

Ho il letto numero dieci, come il Capitano.

- Pensa al numero dieci. - Che zozzeria!

Bravo, un po' di ricircolo.

Cortesemente, fate silenzio.

Qui c'è una persona sofferente che vorrebbe riposare.

- Poi tanto non si capisce. - Oh.

- Fanno così, ma non mi guardano. - Non si capisce.

Come no?

L'unica cosa che c'è da capire è la sua faccia, guarda.

La disgrazia che ci è capitata.

E la fortuna capitata a loro che mangiano e bevono a uffa.

Papà, parla più piano.

- Eh? - Parla più piano.

- Tanto non capiscono. - Capiscono quando vogliono.

Quando non vogliono, fanno finta di non capire.

Karim parla bene l'italiano.

A me basta che sta a un palmo dal culo mio, capito?

- Pure se parla bene italiano. - Lascia perdere, sono ignoranti.

- Loro stanno guardando. - Mi ha detto che è un geologo.

È scappato dalla guerra, poraccio.

Loro ci costano 35 euro al giorno, li manteniamo noi!

Hai capito?

Gli danno le case popolari che spettano agli italiani.

Infatti.

Con la fame che c'è, rubano, vengono a casa nostra, spacciano.

Guarda quello con la mano sulla fronte.

Capace che ha violentato una, perché al Paese loro è normale.

Lo prendono, fa finta che è matto, fa l'occhio da matto.

Si fa una settimana a Psichiatria e va a casa, non in galera.

Guarda la faccia.

- Karim ha… - Che ha?

- Ha il post traumatico da guerra. - Che cazzo…

- Chissà che ha passato. - Ti bevi tutto. Bravi, andatevene.

- Ciao. - Ciao, bello. Vai, vai.

Pure i saluti con la mano. Vai, portati le arance.

Ora lo vedete così, ma con la bella stagione qui fiorisce tutto.

Ci sono dei lavori da fare, ma sarà una bella casa.

Dietro quel poggio, c'è una casa come questa, la casa cantoniera.

I proprietari ci hanno fatto anche la piscina.

- Quella casa fa parte dell'azienda? - No, quella è villa Corallo.

È un posto per ricchi con l'esaurimento nervoso, drogati.

Noi gli portiamo i nostri prodotti. Loro vogliono il biologico.

- Gradisco. - Ah, gradisce ancora.

- Non sono pochi 250.000. - Se trattiamo un po'?

- Mi sembra un sogno. - A me sembra una follia.

Vendiamo casa tua, io metto tutto ciò che ho e non chiediamo il mutuo.

Dovresti convincere mia madre, visto che la casa è sua.

- Sei tu che non vuoi venderla. - In settimana passo in banca.

Mi faccio fare qualche simulazione di mutuo.

Ci ho pensato, dobbiamo mettere le inferriate e il telefono fisso

perché siamo tanto sulla strada.

Non avrò paura?

Amore, ma quante paure hai, eh, amore mio?

- Mi manchi. - Che ti hanno fatto?

Se non ti va, non devi mangiarlo per forza.

Andiamo a fumare una sigaretta? Andiamo, dai.

Così cambiamo pure un po' aria.

Ecco, vieni.

Eh?

Come sono i dottori? Ti trattano bene?

Boh, tutto bene.

Il centrale Mazzoni si prepara a battere il calcio di punizione.

- Il portiere mette la barriera. - [fischio]

Mazzoni parte.

- Ero il migliore stopper di Fiumicino. - Avoglia.

Altro che Ncc.

Non devi farlo per forza.

- Che mi metto a fare? - Una cosa che ti piace.

- Papà dice che… - "Papà dice" che cosa?

Io l'ho chiesto a te.

- Perché volevi ammazzarti? - Che ne so.

Sono stanco di me e di come sono.

Il problema è che sono io che sono sbagliato.

Sono sbagliata pure io.

- Tieni, Max. - [squilli di telefono]

- Grazie. - [TV] Non si fa così.

Non capisco che vogliono fare con questa gente che arriva.

Forse vogliono svuotare l'Africa o favorire le cooperative.

- Chi è, Floriana? - L'ospedale.

Velocizziamo, siamo in ritardo. Dai, sbrigatevi.

Ecco qua.

- [Luciano] Desiré. - Sì, Luciano.

Mi hai messo nei guai. Ora devo fare tre attori.

No, Laurel gli mette la polverina.

Poi fa lo shampoo a Giancarlo, tutto a posto.

Quella solo lo shampoo può fare, non è in grado.

Ho dei problemi.

- Hai problemi? - Ti prego.

Hai sempre problemi? Quando finirà 'sta storia?

- Desiré. - Angelo.

Tuo fratello come sta?

- Per fortuna, meglio. - Devo parlarti di una questione.

- A me? - Sì.

Adesso? No, perché io vado di fretta.

- Scusa. - [donna] Silenzio!

Devi spostarti, stiamo girando.

Dieci minuti, dieci minuti.

Dieci minuti, dieci minuti.

È mezz'ora che rompe i coglioni questa.

Dimmi che cosa ci facciamo qua.

Io ho fatto un figlio sano e bello come il sole.

Dieci minuti.

A casa nostra, matti e froci non ci sono mai stati.

I parenti non sanno niente.

Non andare a spiattellare tutto a tua nonna.

- A nonna potevate dirlo. - A mia madre non dico un cazzo.

Non mi ha mai voluto bene.

Le ho fatto prendere la pensione di invalidità, non le spettava.

Non mi ha mai dato una lira. Per me è morta.

Ha novant'anni.

Mi ha pugnalato alle spalle.

- Mazzoni. - Eccoci.

Prego.

Il disturbo bipolare ciclotimico è un disturbo dell'umore.

Si alternano periodi di depressione a periodi di ipomania.

Claudio è in una situazione di instabilità.

Ho capito, dottore, però, scusi se mi permetto.

Mio figlio lo conosco, non si voleva ammazzare.

Si sarà sbagliato, avrà preso due pillole di troppo, un errore.

La cosa che mi preoccupa di più è che lui è giovane.

Con la storia del suicidio non è che si compromette sul lavoro

e che risulta nella fedina penale dei matti e nei tabulati?

Infatti.

Noi non vogliamo che nostro figlio risulta marchiato a vita per…

- Per una ragazzata. - Oggi torna a casa.

- Mi raccomando, va monitorato. - Noi dobbiamo monitorarlo?

È una malattia grave e ce lo sbologna a casa?

Dopo un po' il ricovero è più dannoso che utile.

Il reparto è adatto a situazioni acute, TSO.

"TSO".

Non ve lo sbologniamo. Una volta a casa, deve frequentare il CSM.

Che cos'è il CSM?

- Lo mettono al gabbio. - Papà, per favore.

Centro di salute mentale.

Vediamo come si adatta al piano terapeutico.

- In caso di crisi, contattatemi. - È stato chiaro, grazie.

- Grazie. - Arrivederci.

Questi sono i miei contatti.

Se ha bisogno di animazione per feste, matrimoni, battesimi

mi chiama.

Daje! Ci rimettiamo in pista. L'auto l'ha fatta riparare lei.

- È a casa, in garage. - Sta male, non può lavorare.

- Dovrebbe rifare il drug test. - Mica è drogato.

Se vedono gli psicofarmaci nelle analisi, perde la licenza.

Non esagerare, anch'io prendo le gocce.

- Che saranno mai due pasticche? - Posso parlare?

Prendiamo le analisi vecchie e cambiamo la data. Chi lo nota?

Claudio, come hai fatto tutti questi mesi?

- Avevi fatto il drug test? - Lo avevi fatto?

L'ho fatto.

- Però? - Dov'è?

Non ha mai lavorato.

Come non ha mai lavorato? Usciva tutte le notti, era sempre stanco.

Gli stiravo le camicie, mi mandava i messaggi.

Andava a prendere il commercialista, portava il primario dall'amante.

Tutte fregnacce! Non hai capito ancora?

Questo è un deficiente. È un deficiente, ecco che è.

Allora dove andava?

Non dire niente del ricovero. Ci penso io a rimetterti in forma.

- Arrivederci, dottore. - Arrivederci.

- Floriana, come ti senti? - Lascia stare il mio reflusso.

- A Claudio gli è ripreso. - Ah.

Allora, ditemi. Che hai, Claudio?

La mattina, quando mi sveglio, sento una forte pressione al petto.

- Mi manca l'aria. - È sempre agitato e ha la sudarella.

Dormi? Hai appetito?

Come posso aiutarti, Floriana? Fammi pensare.

Posso darvi il numero di un mio amico, è pure psichiatra.

Psichiatra? Non esageriamo.

Non vedi che bel ragazzo? Non gli manca nulla.

Gli serve solo un aiutino, come la volta scorsa.

Sì, sono percorsi lunghi che non portano a niente.

Infatti.

Mica è matto. Non vedi quanto è bello?

- Che bel sorriso? Sorridi, Cla'. - Su, Cla'.

Su, tiriamoci su.

Prendi una di queste al giorno la mattina.

- Una sola però. - Certo.

Poi mi fai sapere se sta meglio.

Grazie. Grazie.

Ecco qua.

- Sei Desiré? - Sì, perché?

Tranquilla, vieni, non ti girare.

- Chi è lei? - Questa è la tua firma.

Ci sono quattro mesi da pagare più gli interessi.

Non ho capito.

Un cazzo! Paga, sennò sai che ti succede, sì?

- Non so niente. - Non sai niente, un cazzo! Devi pagare.

Chiaro?

- [colpi alla porta] - Avanti.

Posso, dottore?

Prego.

Le faccio perdere due minuti, è una cosa mia personale.

Magari sbaglio…

Le sembra giusto che quando danno la linea al sensitivo mi frizzano

resto con la bocca aperta e mi tagliano la sigla così?

Non si può sfumare? Sembra un errore della regia.

Sembra che la colpa sia sua. Io lo dico per lei. Che dice?

Max, non hai una famiglia? Vattene a casa, dai.

Io sto a casa, direttore. Ancora non l'ha capito?

Questa è casa mia.

Dico queste cose nell'interesse mio, suo, di tutti.

Io so cantare, so presentare.

Mi dia un programma tutto mio, io ho un seguito importante.

In effetti, potrei farti provare.

- Allora ci era arrivato pure lei? - Non ti fa schifo, vero?

No.

Io avevo un amico che è…

È un po' omosex. Io non sono contrario.

Allora muovi, no? Muovi 'sta mano, su.

Scusi, Mazzoni dov'è? Max Mazzoni, quello alto.

Non lo so, siamo in onda.

- Ok. - Che ti devo dire?

Per un po', vai avanti, ma non sperare.

- Muovi 'sta mano, su. - Muovo la mano.

- Non sono pratico. - Bravo, così.

Com'è?

Vieni a casa mia. Io e te ne parliamo da soli.

- Sì. - Sì?

- [colpi alla porta] - Papà?

Che vuoi?

- Da quant'è che sei qua? - Adesso.

Mia figlia Desiré. Che vuoi? Che c'è?

Un mese fa è passato Angelo, quello della finanziaria.

Oggi è venuto uno brutto, mi ha minacciato.

Era una specie di cravattaro.

- Parla piano. - Che ho firmato?

- Eh? - Devi parlare piano.

A volte le finanziarie vendono il credito.

- Chissà a chi l'hanno venduto. - Guarda.

Vogliono quattro rate dell'Ncc più gli interessi.

Sapevi che Claudio non paga da tutti 'sti mesi?

No.

C'era da immaginarselo. Uno che non lavora, come paga?

E io? Qui c'è la mia firma, ci vado di mezzo io.

Angelo è un amico, mi aiuterà pure stavolta.

Ci aiuterà pure stavolta. Quante ne abbiamo passate?

Parliamo di un problema che affligge l'olivicoltura.

Sì, si fanno dei trattamenti sugli ulivi.

- Non potevi aspettarmi a casa? - Hai sentito i messaggi? Ho paura.

Spiegami con calma.

Claudio non ha mai pagato il prestito, non ha mai lavorato.

Perché fai quella faccia?

Era prevedibile, no?

Per il professore era prevedibile! Hai ragione, sei contento?

Abbassa la voce. Non è questione di torto o ragione.

Non puoi incazzarti con me se hai una famiglia di delinquenti.

- Basta sparare merda su di loro. - Desiré, gli strozzini.

Tuo padre ha messo i figli in mano agli strozzini.

La finanziaria ha venduto il credito, papà non lo sapeva.

Tuo padre lo sapeva.

Sa pure che ha due figli scemi e se ne approfitta.

Tu sei tanto intelligente. Che ci stai a fare con me?

Infatti.

Che ci sto a fare io con te?

- Tu credi di essere perfetto? - Perfetto? Sono un imbecille.

A raccontarti storie.

A ricordarti delle cose.

I viaggi che abbiamo fatto.

- E tu? A che cazzo pensavi? - Ti ascoltavo, era bellissimo.

- Tanto non ricordi niente. - Non è colpa mia se mi scordo le cose.

- Vaffanculo! - Vaffanculo tu! Vaffanculo!

- Non ce la faccio più. - Arrivederci, ci vediamo mercoledì.

- Arrivederci. - Arrivederci, grazie.

Se non ce la fai più, lasciami.

Non ti posso lasciare, sennò vai a sbattere.

Sono sopravvissuta senza di te, che credi?

Sopravvissuta!

- Con i delinquenti, gli spacciatori. - Mi trattavano meglio.

Non come te che mi critichi sempre. Sei figlio unico di madre vedova.

Che cazzo ne sai della famiglia? Mi spieghi che cazzo ne sai?

- Ehi. - Oh.

Guarda che io vorrei proteggerti, aiutarti.

Ecco fatto.

Poi facciamo i colpi di sole, ti sono sempre stati tanto bene.

Adesso prendi un po' di queste. Tieni.

Apri la bocca.

Ecco, tieni.

Pure le goccioline. Queste fanno bene.

Ti tirano su. Ce le ha date il dottore bravo.

Venti.

No quei chiacchieroni dell'ospedale. Ventotto, ventinove, trenta.

Mi fa sempre male la schiena. Posso mettermi sdraiato?

Sì, tesoro, ma a pancia sotto.

Mamma ti ha preparato l'antidolorifico.

Fuori la chiappetta d'oro. Ecco.

Questa ti fa bene, ti fa passare tutti i dolori.

Così guarisci.

Adesso rilassati.

Ti faccio i colpi di luce.

Così.

Tu sì che sei bravo.

Sei sempre stato educato, composto.

No come quella scellerata di tua sorella

con tutto quello che ho fatto per lei.

Incredibile, le ho insegnato il mestiere.

Questo è il ringraziamento.

Che poi io…

Io ero parrucchiera top.

All'epoca mi volevano tutti.

Oh, si è addormentato.

Ecco qua.

[canticchia]

[squilli di cellulare]

Ancora questa?

- E va'! - [TV] Un premio!

Almeno ti facessi pagare.

Manco ai negri del supermercato. Che vergogna!

Mi corteggiava Daloy. Biondo, laureato.

Gente fine di Casal Palocco, tutti dottori.

Veniva a prendermi con la Spider, mi sentivo una regina.

Poi ti sei presentato tu.

Sei sceso dal palchetto del Kursaal.

Hai detto che dovevi andare a Sanremo,

che sembravo una francesina

e che il mare aveva il colore dei miei occhi.

Aveva ragione tua madre quando diceva che non volevi fare un cazzo.

- Mangiamo? - Sì.

Maestro. Maestro?

- Questo vuole te. - Dottor Veronesi, scusi.

- Ti vuole. - Maestro.

Sì.

Sono in pausa.

- Un attimo solo. Max Mazzoni, ricorda? - No.

Sono il padre di Desiré Mazzoni, la parrucchiera.

Non ricordo.

La chiamano "bicicletta", tutti ci hanno fatto un giro.

Le ho mandato un curriculum. Non l'ha letto?

Non l'ho letto.

Ho un soggetto scritto a mano, ecco qua.

- È un'opera robusta, corposa. - Dia a me.

Ha bisogno di un regista che sappia che cosa fare.

Va bene.

- Dammelo. - L'ho depositato alla SIAE.

- Lui è Max Mazzoni. - Si ricorda?

- L'attore. - Si ricorda?

Come no. È roba forte, è un progetto ambizioso.

Tranquilli, ho tutto in testa. Costumi, scenografie.

Certo.

- La coreografia. - Anche la coreografia?

- È un musical. - Ah, è un musical?

Adesso vanno molto.

Ha in testa gli interpreti principali, scommetto.

Per il protagonista ho pensato a me.

- Beh. - Un politico di destra.

- Ha una certa corporatura. - Certo.

Non mi permetto…

- Come vuoi fare 'sto politico? - Più giovane.

Da quando l'ho scritto, mi sono imbiancato.

- Si è imbiancato. - Un po' di trucco.

Io farei i capelli alla Fronte del porto, ricorda?

- Marlon Brando. - Ah!

Se permettete, da addetto ai lavori

consiglio il kajal sotto gli occhi per ringiovanirmi.

"Kajal"?

- Isabella, mettiti qua. Anna. - Tiziana, pensa a Isabella.

Si sieda. Max Mazzoni, l'attore.

- Piacere. - Piacere. Siediti.

Vieni.

- Adesso fagli gli occhi… - Ok.

- Un nero pesto. - Ok.

- Per dargli intensità. - Rock?

- Sì, rock, brava. - Intensi.

- Ok. - Rock.

Faglieli, dai.

- Shh! Silenzio. - Shh! Buoni!

Questi intellettuali intelligenti hanno le poltrone da dirigenti.

Tutti amici, tutti fratelli

ma alle loro ville ci mettono i cancelli.

- "Alle loro… Alle loro ville…" - "Alle loro" si è impicciato.

- Ho la bocca impastata per l'emozione. - Dov'è il musical?

Dopo "cancelli" parte in automatico una piroetta e poi la musica.

Facciamo la piroetta.

- [Max] Senza musica? - Sì, facciamola.

- Alberto, pronti. - Pronti e…

Ma alle loro ville ci mettono i cancelli.

- Vai, vai, vai… - [insieme] Eh!

Un'altra!

- Un'altra no. - Scusa, Luciano.

- Un'altra! - Non pensavo che…

Un'altra! Un'altra! Dai!

Olé!

- Bravo! - Congratulazioni.

Scusate. Scusa, Giovanni.

- No, è fortissimo. - Scusate tutti.

- Lo porto via. - Prepariamo un personaggio.

Non devi venire sul set. Quante volte devo dirtelo?

Volevo parlarti di tuo fratello. Ho visto il dottor Veronesi.

Gli ho chiesto una cortesia e mi ha fatto fare una cosa.

- Come sta Claudio? - Dorme tutto il giorno sul divano.

Parla con tuo fratello, sennò andiamo tutti a gambe all'aria.

- Convincilo a tornare a lavorare. - Io non ho capito.

Sei preoccupato per Claudio o per i soldi?

Per la famiglia.

Dobbiamo stare uniti, sennò finiamo tutti al manicomio.

Io devo andare a lavorare. Vai, per favore.

Vabbè.

- Facciamolo dormire in eterno. - Vai.

- Dobbiamo prendere una decisione. - Quale decisione?

Chi prende il caffè?

- Io corretto. - Io niente, grazie.

- Claudio non è seguito nel modo giusto. - Daje con 'sta storia.

Caffè?

Sta migliorando? Non segui le terapie dello psichiatra.

Quando ti sei laureata in Medicina?

Ha ragione, non possiamo continuare così, non abbiamo più una vita.

- Claudio, il caffè? Lo vuole o no? - Daglielo doppio, così si sveglia.

- Troviamo una struttura adeguata. - Non ci voglio andare.

Zitto! Tu fai quello che dico io!

- Chi vuole la crostata? - No.

- Ti vogliamo aiutare. - Io non ci voglio andare.

Non dovevi fare quella cazzata, deficiente che non sei altro!

Dobbiamo riportarlo all'ospedale dei matti.

Ma che ha? Che è 'sta storia? Queste non sono malattie!

Giusy, la signora di fronte, sta male.

L'hanno svuotata sotto e il male è tornato.

Che dici? Che dici?

Non capisci niente!

- Lui ha una malattia seria. - Ma va'.

All'epoca mia quella che tu chiami "depressione" non esisteva.

Bisognava darsi da fare per vivere e tirare avanti.

Generazione di viziati, di nati nel ventre di vacca!

In tempo di guerra non c'era la depressione.

Ha fatto la guerra.

No, ma ho cresciuto due figli da solo, non mi ha aiutato nessuno.

Voi non fate figli perché siete degli egoisti, volete divertirvi.

Dopo Desiré è arrivato Claudio e sono finiti i giochi.

- Già. - Quando mai sono cominciati?

Negli anni '80 se non avevo figli, ora stavo…

Dove stavi, papà?

Tu non hai parlato finora e improvvisamente…

Sarebbe interessante capire, senza questo fardello dei figli

lei, Max, dove si vedrebbe?

Tu sei venuto a prendermi per il culo a casa mia?

No, mi scusi per l'ironia.

Era per evitare un linguaggio irrispettoso.

Per favore.

Non ho mai sentito una parola di apprezzamento per i vostri figli.

Mai! Trattati sempre e solo come bambini inetti.

- Solo ricatti e recriminazioni. - Ecco il professore dell'Università.

- Strano che non avesse detto paroloni! - Abbassa i toni.

I paroloni, a fine mese, li paghiamo noi contribuenti.

Ma che cosa dice? Io devo sentire questi discorsi

da uno che ha smesso di lavorare con la baby pensione con due figli.

Non ci si crede! Anch'io ho pagato la sua pensione, sa?

Quella pensione la pagano quelli che vanno a lavorare.

La pagano soprattutto quelli che la pensione non la prenderanno mai!

Ti abbiamo trattato come un figlio, ti sei preso questa ragazza.

Ti abbiamo accolto, ti abbiamo dato tutto e tu che ci hai dato?

- Non ci hai dato un cazzo! - Che le dovevo dare? Che voleva?

Sette cammelli come nelle tribù dei beduini?

Ci sei tu beduino! Vecchio che non sei altro!

Per favore.

- Una cosa doveva fare e non l'ha fatta. - Che cosa?

- Che cosa? - Che dovevo fare?

Ti avevo chiesto una cosa.

- Fa finta di niente. - Non capisco. Che cosa?

- Non capisci? - Che cosa?

La cosa che avevo scritto per fare un film.

- Ho studiato una pila di libri. Ricordi? - Eh, libri tosti.

Gli avevo detto: "Presentami gli editori dei tuoi libri.

Magari viene fuori un film".

- Lui non si scomoda in queste cose. - Che cosa erano? Sei pagine?

Tutte su un quadernetto, scritte a pennarello in maiuscolo

con il bianchetto per le correzioni, mezzo romanesco e mezzo italiano.

Veramente, mi scusi, francamente non avevo capito

altrimenti le avrei spiegato…

Che vuoi spiegare? Stronzo, vecchio, che vuoi spiegarmi?

Io non sono venuto per farmi insultare. Mi sono rotto il cazzo.

Ha detto "cazzo"! Fa l'acculturato! Vattene da casa mia.

Volentieri. Non volevo neanche venire.

- Bruno, vieni qua. - È colpa mia che gli do retta!

- Vieni qua. - [grida]

- Oh! Fermo! - Che fai?

- Claudio! - Che cazzo fai?

Oddio. Oh!

Criminale.

[Bruno] Non hai detto niente.

Non mi hai difeso, non prendi posizione.

Io non avrei mai permesso questo verso di te.

- Vaffanculo. - Riesci a essere aggressiva solo con me.

Vorrei vedere questa rabbia verso tuo padre.

Non voglio stare qui.

Voglio riposare.

Tu qui ci stai, sennò ti taglio io. Cammina.

- Dottore, ha trovato un posto? - Ha avuto una crisi pantoclastica.

Non posso obbligarlo a restare. Sarebbe controproducente.

Claudio vive in una situazione domestica disfunzionale.

Rimandarlo a casa può significare una regressione per lui.

- Non ci voglio stare. - Claudio, scusami, dobbiamo aiutarti.

Servirebbe una struttura meno ospedalizzata.

Sì, un posto dove lo aiutano.

Nelle strutture convenzionate non ci sono disponibilità.

Posso metterlo in lista d'attesa oppure c'è il privato, arrivederci.

Bella, eh?

- Tipo resort, fanno anche le terme. - Vacci tu.

Fanno anche le flebo buone che ti ripuliscono il sangue.

Sì, come alle rockstar.

[suona "Gayaneh Ballet Suite No. 3" di Aram Khachaturian]

Adesso ci vai.

A calci in culo ci vai! A calci in culo ci vai!

A calci in culo, stronzo! Scemo che non sei altro! Ah!

- Che cazzo! Sei matto? Oh! - Non spingere.

- Sei impazzito? - Oh!

Io ti ammazzo!

- Scemo che non sei altro! - Ferma! Ferma!

Ci sono due agitati in giardino. Intervenite, per piacere?

Stronzo! Ah!

Ferma.

Vattene! Portatelo via, è pazzo!

Amore, vai a sederti, grazie.

Vai.

Dovrebbero avere chiamato per mio fratello, Claudio Mazzoni.

Ci sono stati problemi? Vi aspettavamo alle 15.

Nessun problema, tutto a posto. Ecco.

La banca non accetta la transazione.

Com'è possibile?

- Non lo so. - I soldi sul conto ci sono.

Riprovi ancora, scusi.

Al limite, io posso farle un assegno.

Possiamo provare con un'altra carta? Ci serve un deposito.

È che io… non ce l'ho.

- Attenda un attimo, chiedo. - Grazie.

Non farci caso, cara, è sgarbata. Sono anni che porto qui la Ludo

e trovano sempre una cosa per discutere.

L'assegno va bene.

L'assegno va bene, ci sono dei moduli da compilare.

Informazioni generali sul paziente, ragioni del ricovero,

consenso al trattamento sanitario, la richiesta della cartella clinica.

- Tutto questo devo compilare? - Sì, deve compilare tutto.

Sul comodino trova i telecomandi della TV e del climatizzatore.

Per le emergenze schiacci il tasto rosso.

L'aria è sanificata dal sistema di ventilazione.

Per fumare c'è lo smoking garden.

La mattina le daremo il programma terapeutico giornaliero.

- Buon soggiorno. - Grazie, molto gentile.

- Arrivederci. - Arrivederci.

Può accostare.

Claudio.

Claudio!

Amore.

[gemiti]

Perché sei venuto fuori?

Come sempre.

Perché non abbiamo mai provato a fare un figlio?

- Che hai allo zigomo? - Niente, lo sportello dell'auto.

Hai messo un po' di ghiaccio?

Ti ho scritto un messaggio, non mi hai risposto.

- Stavo correggendo una tesi. - Neanche un cuoricino o uno smile.

Claudio come sta?

- Normale. Vediamo più avanti. - La clinica?

Costa tanto.

Stai pensando alla beatificazione?

- Cioè? - Beh, non lo so.

Stai dando via tutta la tua vita, tutti i tuoi risparmi.

- Dimmelo tu che cosa devo fare. - Non lo so più.

- Non so che dire. - Di solito, di che cosa parli?

Di cazzate. Scusi la parolaccia.

Claudio, devi sentirti libero di esprimerti come vuoi

come ti viene più semplice, puoi parlarmi anche di cazzate.

Forse è meglio di no, ne ho già fatte troppe di cazzate.

Che cazzate hai fatto?

Ne stavo facendo una grossa, la mia famiglia non se lo meritava.

Ti senti in colpa nei confronti della tua famiglia?

Certo.

Sono tutti preoccupati, sto creando un sacco di problemi.

Poi noi non siamo ricchi.

Mia sorella mi ha portato qua e deve pagare tanti soldi.

È da quando ha sedici anni che lei si mette i soldi da parte.

A diciotto anni è andata via e mi ha lasciato a casa.

Io ne avevo quattordici.

Mi ha lasciato in ostaggio.

Che rapporto hai con la tua famiglia?

Beh, io e mia sorella Desiré siamo molto legati.

Mi aiuta sempre quando ho bisogno. Ci sta sempre.

Invece con i tuoi genitori?

Beh, mio padre…

Mio padre è un grande, è un uomo di presenza.

Ha le sue idee, eh.

Da quando è andato in pensione, non ha mai smesso di lavorare.

Si è sempre dato da fare.

Infatti non si meritava un figlio come me, lo dice pure lui.

- Ha ragione, non sono buono a niente. - Chi ha ragione?

Mio padre ha ragione, perché dice che non sono buono a niente.

Ha ragione perché è così, è vero. Ne ho persi di treni, come dice lui.

Mia madre mi ha sempre detto che ero strano fin da piccolo.

Poi un periodo hanno pensato che ero pure finocchio.

Secondo te, l'omosessualità è una cosa strana?

Sì… No… Boh.

Forse per loro sì, si sono preoccupati tanto.

E tu?

- Come ti sei sentito? - Io sono rimasto un po' male.

Ricordo bene quel periodo, perché mia sorella se n'era andata

e io stavo un po' giù.

[Desiré] Tienigliela così, ecco il raccordo.

Caffè? Di chi è questo caffè?

- Lo dai a me? - Sì.

- Zucchero? - Niente.

- Desiré. - Marcoli'.

Ti faccio vedere una cosa.

- Che cosa? - Vieni con me.

L'ho già vista.

- Te la faccio rivedere. - Che sei matto?

- È un periodaccio, no. - Ti faccio rilassare.

- Vai da tua moglie, sono fidanzata. - Lo eri pure l'altra volta.

- Dai. - È una cosa seria.

Sai che con Bruno compro casa?

Come compri casa?

- Sì, compro casa. - Si fa così?

Una botta e via?

Io lo volevo rifare, almeno per educazione.

- Lucia'. - Oh.

Per i provini di lunedì ho preparato le parrucche.

- Sì. - Stanno chiuse. Passo a prenderti io?

Con me vengono Marzia e Adriana.

Per il prossimo film è meglio che ti prendi una pausa.

Mi dispiace che hai problemi, ma non puoi portarli sul set.

Ti voglio bene, fammi andare.

[clacson]

- Scusate, salto il giro, c'è mia figlia. - Sì, vai.

- Che succede? - Hai visto? Mi hanno fatto la licenza.

Parla piano.

- Ora ne hai due che fanno l'Ncc. - Calma.

Dicevi che servono le conoscenze. Chi sono queste conoscenze?

- Chi sono? - Mi vuoi rovinare?

Già ce l'ho un figlio matto.

Qui mi rispettano tutti, rispettami pure tu.

- Come faccio adesso? Me lo dici? - Come fai? Ti dai una calmata!

Ci diamo una calmata. Non mi sento manco tanto bene.

Ah!

- Ah! - Che hai?

Niente. Io e tua madre non ti abbiamo detto niente

per non farti preoccupare, hai già tanti impicci.

- Stai male? - A quanto pare ho un difetto.

- Un difetto? - Alla parte elettrica del cuore.

Mi devo operare d'urgenza, in intramoenia.

Un sacco di soldi, tua madre è impazzita al telefono con il CUP.

Sai quando mi volevano operare? Tra nove mesi, potevo morire.

Se non sei extracomunitario, non ti aiuta nessuno.

Se ero extracomunitario, mi avevano operato.

Mannaggia.

Ci mancava pure questa.

- Quanto ti costa? - Lascia perdere.

Andiamo a casa, prendiamo il libretto degli assegni.

Diamo i soldi ad Angelo e risolviamo il problema.

Mi opererò con il sistema sanitario di merda nazionale che abbiamo.

Tanto è andata così.

Grazie, non dovevi, d'altronde se non ci diamo una mano tra noi.

Qui bisogna essere uniti. Grazie.

Sto tranquillo che a saldare Angelo ci pensi tu?

Qui bisogna essere uniti, fuori è pieno di avvoltoi, ci mangiano vivi.

Bella.

Tu sei il bastone della mia vecchiaia.

Vado.

Ah, ricordi la canzone

che ti cantavo da piccola per farti addormentare?

♪ Désirée, o Désirée ♪

[canta "Désirée" di Gilbert Bécaud]

Te la ricordavi?

Grazie.

[suona "Désirée" di Gilbert Bécaud]

[suona "Désirée" di Gilbert Bécaud]

Non ci avevano detto nulla per non farci preoccupare.

Ora deve operarsi, intramoenia. Una cosa seria, gli costerà tanto.

- Dice che è lo stress. - Lo stress?

Quando prende la parte elettrica del cuore…

Deve cantare alla francese per non mettere sotto sforzo i battiti.

- Perché ridi? - Eh? No, no.

- Com'è? - Buona.

Che c'è? Sei arrabbiato?

No, non capisco come tu faccia a non essere arrabbiata con quello.

La parte elettrica del cuore, Desiré.

Vuoi litigare?

Tu credi veramente che tuo padre abbia un problema al cuore?

Gli hai pagato l'operazione? Intramoenia?

Papà mi ha detto una cosa seria…

Sei stata soggiogata da questo mitomane, da questo scemo.

Ti scoccia perché gli ho dato i soldi? Sono soldi miei.

- Allora è vero che sei tirchio. - Non mi scoccia.

Mi fa male vederti così, ridotta in questo modo.

Con chi sono stato io per tutti questi anni?

Che hai?

Oh, che succede?

Sono successe tante cose, non ti sei mai accorta di niente.

Quali cose, Bruno?

A settembre mi nasce un figlio.

Che significa?

Quello che ho detto.

- Bruno, non fare il cretino, per favore. - Mi dispiace.

Ho detto di non fare il cretino.

Oh! Che significa che ti nasce un figlio?

Oddio.

Ma chi è?

[squilli di cellulare]

Sono Desiré, ti ho disturbato?

No, no, stavo sognando.

- Allora butto giù. - C'eri pure tu, ma non eri tu.

C'era pure Linda. Te la ricordi Linda? La bidella?

Poi è arrivata una gran fregna con le tettone, era la psicologa.

- Ah, sì. - Poi sei arrivata tu che hai chiamato.

No, scusa, Claudio, ti saluto. Torna a sognare.

Che volevi?

Niente, non volevo niente.

- Torna a sognare. - Sei sicura?

Sì.

- Il telefono. - Ciao, Cla'.

Dai.

- Grazie. - Prego.

Gentile.

- Baciami. - No, ti prego. Non è così che si fa.

- Scopami, vieni qua. - Che fai?

Dove vai?

Smettila, non è così che si fa. Smettila. Smettila!

- Oh, ma sei matta? - Eh, Bruno.

- Stai ferma. - Mettimi incinta, eh, Bruno?

- Ti prego, sta' ferma. - Almeno resti con me.

- Ferma. - Se mi metti incinta, resti con me?

Tu pensi di risolvere sempre tutto così?

Fai così ogni volta che discutiamo.

Non è mai possibile parlare con te dei nodi che non abbiamo sciolto.

- Che sono 'sti nodi? - Se ci provo, ti incazzi e metti il muso,

oppure mi offri un pompino per cambiare discorso.

- Ti sei mai chiesta come sto? - Sei un pezzo di merda!

- Sei un pezzo di merda! - Ah!

- Baciami. - Ferma.

- Sta' ferma! - Baciami, stronzo.

Oh, Desiré.

- [colpi di tosse] - Devo vomitare.

- Devo vomitare. - Ti vado a prendere dell'acqua.

Buongiorno. Buongiorno a tutti.

- Mi scusi, si può avere una birra? - No, mi dispiace.

Gli alcolici non sono ammessi nella struttura.

Pss.

- Vodka lituana. - Grazie.

- Ecco. - Tienila pure.

Sono dimagrita? È da lunedì che mangio e vomito. Guardami bene.

Boh… Sì, mi sembri più asciutta.

- Davvero? - Sì.

Io sono dismorfofobica grave.

Super fico tuo fratello!

Un distimico, depressivo maggiore.

Si veste di merda e puzza un po' di farmaci,

ma ha occhi pazzeschi e denti stupendi.

Gli ho detto che possiamo essere solo amici.

Qui è facile attaccarsi a qualcuno. Non è amore, è un transfer.

Siamo qui perché io ho proposto a Claudio e lui ha accettato

di fare una seduta con la famiglia.

Se vogliamo aiutare Claudio, io proporrei di iniziare da qua.

Vi domando questo. Secondo voi, che cosa può aiutare Claudio?

- Ce lo dica lei, è il suo lavoro. - Noi lo abbiamo portato qua.

- Sì, "noi". Io l'ho portato qua. - Beh, qua stiamo.

Secondo voi, non potete fare altro, oltre ad averlo portato qua?

Lo abbiamo iscritto all'Università.

- Aveva un cervello, tutti voti alti. - Doveva diventare commercialista.

- L'ho iscritto al corso di barman. - Lo hanno preso al Marriott.

Quanto stava bene all'epoca!

Aveva tanta energia e spendeva un sacco di soldi.

Sa come funziona? Anzi, come funzionava.

Lui faceva qualche mese da qualche parte e poi si stufava.

Adesso sta a casa e noi facciamo i guardiani del cane.

Gli avevo fatto un regalo, un investimento.

La licenza di Ncc, una cosa grossa. Dopo 'sta stronzata, è finito tutto.

Con le medicine che prende, non può lavorare.

Dottoressa, Claudio è un ragazzo seguito.

Come madre non posso criticarmi Ho dato la vita per i figli.

Claudio lo sa, infatti mi è sempre stato attaccato.

Sua sorella invece è sempre stata ingrata e competitiva.

- Claudio, vuoi dire qualcosa? - Sì.

Mi dispiace che sono così.

Io sto provando a cambiare, ma non ci riesco.

- Mi avete fatto sbagliato, male. - Noi ti abbiamo fatto male?

Mio padre mi riempiva di botte, se non rigavo dritto, capito?

Io non vi ho mai messo le mani addosso.

Sto dicendo che io sono fatto male.

No, tu stai dicendo… Mi dispiace.

Tu stai dicendo che sei qui per colpa nostra.

Io? No.

Noi non abbiamo fatto niente, tu sei nato sano.

Noi abbiamo il DNA buono.

Non so che è successo per farti diventare strano.

- È strano. - Il resto della famiglia tutti perfetti.

Che hai? Sei nervosa?

Io devo dire una cosa, la dottoressa ha detto che è importante.

Ricordi quando andavamo alla villetta di zio Vincenzo

a Torvaianica d'estate?

Sì. Abbiamo visto crescere la villa mattone su mattone.

- Un cuore d'oro, non ci faceva pagare. - Un vero signore.

Pace all'anima sua, era pure uno scapolone.

Gli piacevano… Gli piacevano le donne.

Con rispetto parlando, pure le professioniste.

Una persona perbene. Che gli vuoi dire?

[Claudio] Sì, era bravo zio.

Insomma, noi andavamo a giocare…

- Dove andavate? - Alla spiaggetta della colonia dei preti.

Ecco, lo sapevo.

Lo sapevo che arrivavamo qui.

Me lo sentivo. Con 'sta fissazione di 'sti cazzo di preti

e di questi gruppi di preghiera! Don Sebastiano che ha fatto?

- È vivo, lo ammazzo! - Fatelo parlare, ascoltatelo.

Per andare alla colonia passavamo per Via della Piscitella, ricordi?

Dove è morto il bagnino. Era pericolosa quella strada.

Quando la attraversavamo, a Desiré tremavano le gambe.

Io le tenevo la mano, dovevamo attraversare insieme.

Io avevo paura, ma tu avevi detto che dovevo fare l'uomo.

Eh.

Io ancora mi cago sotto.

Claudio, tu ci vuoi dire

che ti sentivi oppresso da questa responsabilità

che era troppo grande per un bambino.

Che stai dicendo?

Alla spiaggia vi ci portavo sempre io.

Floria', diciamo le come stanno, dobbiamo essere onesti.

A volte sono andati da soli.

Ma io ricordo che c'era un semaforo a Via della Piscitella.

No, papà, non c'era, me lo ricordo bene.

Desiré aveva le mani appiccicose del lecca lecca che si mangiava.

Mi faceva pure schifo.

Ricordo che non c'era il semaforo.

Claudio, va benissimo.

Ora da qua possiamo iniziare un percorso…

Aspetti, mi faccia capire.

Lui si impasticca per colpa di Via della Piscitella?

Mi faccia parlare, mi sembra che perdiamo tempo.

Stiamo buttando un sacco di soldi. Queste sono cazzate! Oh!

Devi buttare le pasticche! Devi darti da fare!

Devi trovarti un lavoro! Perdi un altro treno!

Tira fuori i coglioni, trovati una donna!

Io me ne vado. Ti rendi conto? Ci sta prendendo per il culo!

Max.

No, io non ci casco. Scusate, abbiate pazienza.

Il lecca lecca, la Piscitella. Vaffanculo!

- Dove va? - Che cazzo!

Lo avete fatto arrabbiare. Desiré, brava!

Mi dispiace che suo marito abbia reagito così.

Gli parli, lo faccia rientrare. Per Claudio sarebbe importante.

- Mi perdoni, lei ha figli? - Sì, due bimbe.

Sta bene la dottoressa, mamma. Ha 45 anni.

- Può essere tua madre. - Lui ha una madre.

Sono sicura che questa mamma lo vuole aiutare.

Sì, mia madre mi ha sempre aiutato. Ora è un po' così, è agitata.

Meno male che ti ricordi che sono tua madre.

Tu non sei più Claudio, tu sei cambiato.

Gli avete fatto il lavaggio del cervello.

Si sieda.

Ci dica perché è cambiato.

Ma quando sta qua, nemmeno un messaggio, un cuore, niente.

Che si fa così, dopo tutto ciò che ho fatto per te?

Ce lo state mettendo contro. Tu hai fatto di testa tua.

L'hai portato qua e non mi sta bene.

Ma io ti denuncio.

Comunque, la villetta al mare di zio Vincenzo non era gratis.

Eh?

Quel porco di zio Vincenzo lo pagavamo.

Che vuol dire?

Lo pagavo io.

Mi toccava dappertutto, avevo dieci anni, non capivo niente.

Volevo solo morire.

L'hai mai detto a mamma e papà?

Andavano al mare.

Dobbiamo denunciarla.

- Ci facciamo pagare i danni. - Andiamo a casa.

Mangiamo una pizza sulla Braccianese?

Infatti, sono troppo stanca per cucinare.

[voci indistinte]

Ciao.

Scusa.

- Amore. Chi c'era? - Eh?

- Che c'è? Andiamo? - Sì, andiamo.

[Desiré] Vodka lituana?

È acqua distillata e alcol.

È il cocktail più puro che c'è, funziona.

Sei preoccupata?

Per Claudio? Non è più come quella di Jack Nicholson.

È più una stimolazione magnetica, tipo transcranica.

- Ah. - È fico, io l'ho fatto un sacco di volte.

- Volevo chiederti una cosa. - Che cosa?

Vorrei che Claudio venisse con me all'azienda agricola di famiglia.

Davvero?

Con la scusa della malattia

mio papà ha trovato il modo di farmi lavorare.

- Che bei capelli che hai. - È passato Claudio, scusa.

Oh.

Frate'.

Che botta, sore'.

Che fine che ho fatto.

Ah!

[musica ritmata]

♪ Da-ran! Da-ran! Un po' di cipria qua ♪

♪ Da-ran! Da-ran! Un tocco qui e là ♪

♪ Da-ran! Da-ran! Il cuore batte già ♪

♪ Da-ran! Da-ran! Com'è quel passo là? Eccolo qua ♪

♪ Da-ra-ra-ran! ♪

♪ Ci siamo già ♪

♪ E allora andiamo, andiamo Andiamo a cominciare ♪

♪ Sì, ma sì, perché parlarne qui? ♪

♪ Si sa, si sa, va tutto come va ♪

♪ Ma no, ma no, non ve ne parlerò ♪

♪ Vabbè, vabbè Facciamo finta che io sono qua ♪

♪ L'orchestra c'è ♪

♪ Maestro, vai ♪

♪ Vai! ♪

♪ Felicità tà tà, l'accento sulla A ♪

Balla con me.

♪ Per questa sera con te ♪

♪ Ho scelto il cielo più blu Per fare scena ♪

[scarica elettrica]

♪ Dondola insieme con me ♪

♪ Datti una spinta Anche tu sull'altalena ♪

♪ E toccheremo lassù la luna piena ♪

♪ Questa è una sera Se vuoi, tutta per noi ♪

♪ Per noi ♪

Oggi non ti mettono a raccogliere le nocciole. Che dici?

Non puoi mai saperlo.

Oddio, Claudio, corri, sono saliti tutti, dai.

Esco da là che so un mestiere. Mi danno la divisa, giallo canarino.

- È bella, mi ha mandato le foto Ludovica. - Sì, come i pulcini.

Così non vi smarrite. Vai!

Alla fine l'ho preso il treno.

- Non capisco. - L'ho…

Non sento.

- Aspetta, ti sto chiamando. - [squilli di cellulare]

Che vuoi?

Volevo dirti che alla fine il treno l'ho preso.

[suona "Désirée" di Gilbert Bécaud]

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