All language subtitles for Velvet Coleccio¦ün (Final) Especial Navidad sub ita

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Original subtitles

NEW YORK 1969

Buon Natale signore.

Buon Natale.

Rispondo io.

Pronto?

- Clara? - Alberto?

Come stai?

Bene, credo.

E' successo qualcosa?

È già tutto in moto, non si può tornare indietro.

Non so cosa dire.

Immagino che siano fasi della vita.

Però mi sembra così strano.

La Velvet era il grande motore di mio padre, poi di Anna. Non lo so.

Tuttavia, se vuoi tornare indietro, sei ancora in tempo.

No, no. La decisione è presa.

Se pensi che sia il momento giusto, non mettiamolo in discussione.

Quando vieni a Madrid?

Tra tre giorni, ma non so se Anna potrà venire.

La rivista "Time" si è offerta di fare un articolo su di lei

per chiudere l'anno e non possiamo rifiutare.

CAPITOLO 21: Un Natale Per Ricordare

Certo.

Clara, vorrei chiederti una cosa.

Per favore, pensa ad un evento d'addio.

Non vorrei che si riducesse a una semplice firma.

Certo. Puoi contarci.

Abbraccia Mateo da parte mia.

- E tu dai tanti baci ad Anna. - Glieli darò.

- Arrivederci. - Ciao.

Ha chiamato Alberto, viene in Spagna.

Quindi dovremo andare a Madrid per incontrarlo.

Molto bene.

Ho pensato di bruciare tutte le tue foto dell'Apollo 13, che ne dici?

Fantastico.

Cosa fai? No, no, no! Cosa fai?

Hai detto che è fantastico che bruci le foto dell'Apollo 13.

Va bene. Ammetto che sono un po' ossessionato.

Un po'?

La mia unica ossessione sei tu.

Come ti conosco.

- Lasciami. - Ehi.

Stai...? Ehi, stai bene?

Sto bene.

Io... io credo che sia stato il pesce di ieri sera, che mi abbia fatto male.

Dammi.

Andiamo a sederci.

Vieni.

Cosa dicevi della Velvet?

Beh, ti stavo dicendo che Alberto ha chiamato

e che dobbiamo andare ad incontrarlo a Madrid

- per la firma. - Complimenti.

È fantastico. È quello che volevi.

Sì, immagino di sì.

Non lo so. E' che sono stata così tanti anni alla Velvet

- che non posso fare a meno di sentirmi... - Vertigini?

Sì, vertigini.

Senti, penso che sia meglio.

I progetti vanno lasciati quando sono all'apice.

Vederli cadere è molto doloroso.

Forse sì.

Sarebbe importante chiamare tutti.

Mi piacerebbe organizzare un incontro a Madrid.

Perché è meglio dirglielo di persona.

Se c'è qualcosa che posso fare, dimmelo.

Devo pensare ad un grande evento d'addio, qualcosa per chiudere alla grande.

Beh, quando avrai deciso, dimmelo che faccio un'articolo speciale per la rivista sulla Velvet.

- Davvero? - Certo.

E l'Apollo 13?

Chi vuole andare sulla Luna se si può andare a casa per Natale?

- Sei il migliore. - Lo so.

Bene, vai a fare le valigie, andiamo a Madrid.

Mi scusi, signore.

C'è una chiamata per lei.

Sì.

- Jonás. - Clara.

Come state? State tornando?

- Clara! - Puoi parlare?

- E' un buon momento? - Certo.

- Sì. - Vorrei che venissi a Madrid.

Sono buone notizie?

A Madrid per cosa?

Beh, preferisco dirtelo di persona.

Certo. Certamente.

Vi aspetto. Baci.

Aspetta, aspetta un secondo, un secondo.

- Maledizione! - Pedro.

Pedro.

AEROPORTO DI MADRID

Cosa pensi che vogliano dirci?

Beh, la verità è che non lo so.

Ma rimarranno sbalorditi dall'accordo che abbiamo concluso con la Singer.

Stai attento, la romperai.

Buon Natale.

Vorrei inviare un telegramma nella Guinea Equatoriale. Si.

All'attenzione di Raúl de la Riva.

Raúl, contatta urgentemente la galleria di Madrid.

Questo è urgente. Prendi.

Ma che meraviglia.

Che piacere vedervi.

Puntualità inglese, eh? Puntualità inglese.

- No, va bene. - Amico finalmente.

- Cugino. - Ehi, Paloma!

- Oh, quanto sei bella. - Come stai?

- E come stanno Diana e i gemelli? - Bene. A Barcellona. E a Londra?

Bene, bene. Ora vi raccontiamo. Julián.

- Quanto tempo? - Come stai?

- Questo vestito viene da lì, giusto? - Sì.

Sì. Il caffè è pronto, eh? Andiamo.

- Ehi, dov'è Clara? - Non lo so.

- Qui. - Guardatela.

- Clara! - Ciao.

Ciao. Come va?

Come stai?

Ma quanto sei bella!

- Bene... - Piccoli misteri, vero?

- Siamo curiosi! - Raccontaci.

L'accordo per la vendita delle gallerie è in corso.

Così presto?

Non mi hai... non mi hai detto niente.

- Ma Clara... - Chi è il compratore?

Solo un momento, un momento. Ascoltatemi, per favore.

Era quello che volevamo, giusto?

Ricordo che siamo stati noi a spingere Alberto a vendere le gallerie.

Jonás.

Sì, sì, sì, sì. E' vero.

Ma penso che nessuno immaginava che fosse così presto, giusto?

Beh, e questo cosa significa? Che ci stiamo tirando indietro?

Perché se è così, dobbiamo avvisarlo immediatamente.

È un'operazione molto delicata.

Che ne è stato di tutto quello che ci siamo detti?

Che di vita ce n'è una sola,

che le gallerie non possono essere più grandi di quanto siano già,

che tutti abbiamo dei sogni fuori da queste gallerie.

Forse è il momento giusto.

E mia madre e Donna Blanca? Lo sanno?

Sì. Ci ho parlato qualche minuto fa.

Cosa hanno detto?

Che forse tengono l'attività di Siviglia indipendente.

- Quindi non andrebbe in vendita. - Non è sicuro.

Le ho invitate a venire qui per consentirci di valutare i dettagli.

- Posso? - Certo.

E chi comprerà le gallerie?

L'unica cosa che vi posso dire

è che si tratta di un'impresa tessile galiziana molto importante.

- Beh, mi sembra perfetto. -Sì, sì, sì.

Alberto mi ha chiesto di organizzare qualcosa di grande per dire addio alle gallerie.

Ho pensato di fare un'esposizione antologica

per ricordare tutti gli anni attraverso i disegni.

Di Raúl de la Riva, di Jota, di Ana Ribera, di Phillipe Ray.

Puf! Phillipe Ray, che ricordi.

Pedro, pensavo che potresti scegliere tu i modelli.

No. Non io... No, davvero.

Ehi, nessuno conosce quella collezione meglio di te.

Pedro, infatti, vorrei che trovassi la riproduzione del vestito rosso di Anna.

È vero, quel vestito non può mancare.

E Raúl?

- L'hai contattato? - Sì.

Gli ho mandato un telegramma, ma non ho ancora avuto notizie, spero di averle al più presto.

Spero che mi arrivino. In Africa c'è un altro fuso orario.

- Bene, mettiamoci al lavoro. - Andiamo.

- Andiamo. - C'è molto da fare.

Bene, vi raggiungerò più tardi.

Ci organizziamo e ti teniamo aggiornata.

Ehi, Marie, io e te selezioniamo i disegni.

Certamente.

Il vestito rosso.

Vediamo il vestito rosso...

Il vestito rosso, il vestito rosso.

Vestito rosso.

Vestito rosso.

Questo è il vestito rosso.

Oh!

Cavolo, quanto sono sbadato.

La...

Oh mio Dio!

Rita.

Adoro il Retiro.

Don Emilio mi ha detto che è stato aperto al pubblico 200 anni fa.

Sì.

È uno dei miei posti preferiti di Madrid.

E'...

così rilassante, così Madrid...

La natura dà molta tranquillità. Cos'altro ti ha detto Don Emilio?

Che il parco non era come adesso.

- Non so cosa... - Ahi!

Nonno, guarda, ha rubato un fiore.

Non si vergogna? Questa è distruzione di proprietà pubblica.

- Non ti sembra incredibile? - Non come fosse un albero!

Educhiamo le nuove generazioni e lei...

- Non c'è nessun rispetto. - Pedro.

Ho preso solo un fiore. Vede, mi sono punto. La mia mano ha peccato.

- Si può sapere cosa fai? - Eh?

- La verità è che... - Sta rubando un fiore.

Stai distruggendo la proprietà pubblica.

- Che io sia maledetto! - Sst, sst.

Fammi un favore.

Dai il buon esempio al bambino.

- Dagli il fiore. - Non è suo.

No, non è suo. E' di tutti i cittadini di Madrid.

Pedro dagli il fiore.

- Prendi. - Grazie.

- A te.

Che la Macarena sia con te.

- Arrivederci. - Ehi, Rita.

- Rita. - Dai...

Mai un pomeriggio tranquillo. No, no, no.

- Così non va bene. - Posso spiegarti.

- Vuoi farci arrestare? - Mi fai parlare, per favore.

E tu dove hai preso quel carattere?

Perchè a me quando... Ti volevo regalare una rosa.

Ma il bambino... Quel bambino ha capito male.

Come mio cugino Ermenegildo. Ahi!

Che mi fa male.

Quanto sei esagerato, sciocchino.

- Al mio tre. - Non toglierla.

Uno, due...

- Ecco fatto, - Fatto. Fuori.

E, adesso, me lo dai un bacio?

Sì.

Lo sai che sarà il nostro primo Natale insieme?

Il primo di molti.

Dove mi porti a cena?

Beh, non lo so.

- Ma devi essere molto carina. - Sì.

- Allora vieni. - No! Ah!

Wow!

- Pedro! - Andiamo in un posto!

- Una fotografia! - Ma Pedro!

- Pedro! - Quando se ne vanno. Se ne vanno.

Pedro, mettimi giù!

Pedro!

Una foto, che vogliamo immortalare il nostro primo Natale.

Non mi piacciono le foto.

Abbracciami con tanto amore, per favore, Rita.

Cosa fa quella merda di bambino?

- Attento. - Cosa fa?

- Accidenti a te! - Pedro!

Si fermi qui, per favore.

Grazie per avermi ricevuto così in fretta. Non sapevo se si ricordasse di me.

Certo che si. Ho lavorato a stretto contatto con il dottor Isasa

nel caso di sua sorella.

Rita era una donna speciale, piaceva a tutti.

E' difficile da dimenticare.

E' stata molto coraggiosa.

Ha lottato in modo esemplare fino alla fine.

In che cosa posso aiutarla?

Beh è che...

è che penso di poter avere...

un tumore al seno.

Di solito non sono i pazienti a dirmelo.

So che è ereditario

e Rita non è stata l'unica donna della famiglia che l'ha avuto.

E le hanno trovato un nodulo.

E ultimamente mi sembra che la zona sia diversa,

come... come più indurita.

Ho paura, dottore.

Non sono coraggiosa come lei.

Capisco perfettamente come si sente.

E non voglio ingannarla.

In effetti, il tumore al seno come quello che ha avuto sua sorella

può avere una componente ereditaria.

Ma ora stiamo correndo troppo.

Per prima cosa, faremo un'ecografia

mentre mi dirà quali sono i sintomi che sta riscontrando.

E poi faremo una serie di test che ci daranno più informazioni.

Qualunque cosa le accada...,

faremo le cose seguendo il protocollo stabilito.

D'accordo?

Sì.

Bene.

Se volesse essere così gentile da seguirmi...

Qui può spogliarsi.

Niente, non riesco a contattare il rappresentante della Singer.

Non preoccuparti. Continuiamo a provare.

Non preoccuparti? Certo che mi preoccupo.

E mi preoccupa di quando lo incontreremo

- e gli diremo cosa sta succedendo. - Lo capiranno.

Jota, abbiamo firmato un contratto di tre anni.

Adesso, come glielo spiego che le gallerie sono in vendita?

Marie, una domanda.

- Sì. - Una domanda.

Ti ricordi di un vestito che il signor Raúl de la Riva ha disegnato nel '59...?

- Nel 1959? Vediamo. - Era verde.

- No, Pedro, è... - Cugino...

- Che c'è? - Pedro, io non ero qui nel 1959.

- E' vero. - Io si, ma non mi ricordo.

- Non ti ricordi? - No.

Pepita, ricordi un vestito che avevo ordinato

- per Rita per un Natale? - Non ti starai confondendo?

No, me lo ricordo perfettamente... Stava qui...

- Con tutte queste cartelle... - Si ricorderà.

Questo è il caos, visto che non lavoro qui... Ah, guarda.

Qui ci sono i modelli, 1957, 1958, 1959.

Deve essere qui.

Ah, guarda.

Guardate, eccolo qui.

Eccolo!

Questo l'ha indossato Rita al nostro primo Natale insieme.

Te lo ricordi, Pepita?

Sì. Ora sì. Certamente.

Se c'è, potrebbe essere nel piccolo magazzino,

nelle scatole in cima,

con il primo catalogo del signor De la Riva.

Qualcosa non va?

Vorrei solo trovarlo per chiedere ad Alberto e a Clara

che potesse far parte dell'antologia d'addio.

Sono sicura che lo faranno.

- Vuoi che ti aiutiamo a cercarlo? - No.

Vado a dare un'occhiata. Se non riesco a trovarlo, vi cerco.

Ti aspettiamo qui.

- Vado a richiamare un'altra volta. - Sì.

- Velvet Siviglia. Pronto? - Mamma, sono io, Sergio.

Figliolo. Come stai, caro?

Bene. Sto elaborando la notizia.

Hai già preso una decisione?

No, non ci abbiamo ancora pensato.

Preferiamo parlare prima con Alberto per scoprire come pensa

che la Velvet Siviglia possa entrare nell'operazione.

Allora, ci vediamo tra qualche giorno.

Non appena avremo finito con i preparativi natalizi, ci vediamo.

Molto bene.

Mamma, un'altra cosa.

Quando vieni, mi piacerebbe poter parlare un po' da soli.

- Qualcosa non va, tesoro? - No.

È solo che preferisco parlarne di persona.

Figliolo, non lasciarmi sulle spine.

Davvero, mamma, non c'è niente che non va.

Tu, quando hai tutto pronto, fammi sapere che ci vediamo. D'accordo?

Va bene, facciamo così.

Baci, mamma. Ti voglio bene.

Anch'io ti voglio bene.

Signor de la Riva.

Vuole che l'aspetti?

No.

No. Torno a piedi.

Manco da Madrid da molto tempo.

Dica a Menelik che torno prima di cena.

Ma perché hai il coraggio di discutere con me

- su una cosa del genere? - Mateo, non può essere.

Lascia perdere, figuriamoci. L'uomo non è in grado di calpestare la luna.

- È impossibile. - È possibile, è scienza.

Ci sono gli studi, le registrazioni, c'è di tutto. Li ho visti anch'io.

Mateo ti rispetto, tu lo sai.

Ma se c'è una cosa che gli americani sanno fare, sono i film.

- Non sto parlando di film. - Film.

Ti sto dicendo la verità, non parlarmi di King Kong.

Ho visto gli studi e parlato con alcune persone coinvolte nelle operazioni.

Ho visto tre film di King Kong.

- L'uomo non ha calpestato la Luna. - Certo che è possibile.

Vado sulla Luna e torno sulla Terra ogni giorno ed eccomi qui.

Signor de la Riva.

Julián, giusto?

Un piacere.

Mateo.

Ma cosa ci fai qui?

Come cosa faccio qui?

Ho ricevuto un telegramma che diceva di presentarmi urgentemente

alla galleria Velvet di Madrid ed eccomi qui.

- Cosa succede? - Non succede niente.

Sembri diverso.

Certo che sono diverso.

Ho vissuto per cinque anni in Africa.

- Cosa sta succedendo, Mateo? - Non succede niente.

Vieni, andiamo dagli altri.

- Com'è l'Africa? - Uh, emozionante.

#Oh, yoko, eh, yoko, yoko.#

- Non è niente di grave, vero? - No, va tutto bene.

- Vieni. - Sicuro?

- Saranno felici. Vieni. - Invece tu sei sempre lo stesso.

Marie.

- Sì? - Non riesco a trovare il vestito.

Pedro, i vestiti non hanno le gambe.

- Sì, ma se è così... - Non preoccuparti, lo cerco io.

- Sì? - Sì.

Prendi la cartella? Ecco il riferimento.

Sì. Va bene.

Ragazze, venite con me?

- Grazie. - Non preoccuparti.

Cugino, non riesco a trovare il vestito.

Non può essere scomparso...

Guardate chi ho incontrato nella galleria.

No, no... non sono io. E'...

è lui.

- Raúl. - Raúl.

Non ci credo!

- Pedro. - Non ci credo!

- Ciao. - Maestro.

Jonás.

- Paloma, abbracciami, abbracciami. - Ahi, ahi, ahi, ahi!

Mi siete mancati così tanto.

Sono così felice di vedervi.

Mio Dio, Raúl, ma stai benissimo.

- Sì. - Beh, ti vedo un po'...

Che ti vedo un po' più...

- E' come diverso. - Diverso.

E' che sono cambiato.

Sono molto più calmo.

Beh, non ora, perché sono così felice di vedervi. Ma...

soprattutto per essere qui.

Quanto tempo senza entrare in questo lavoratorio, mio Dio.

E' accogliente.

È bello, si.

Non come lo tenevo io.

Me lo immaginavo. Quanto mi fa piacere riaverti qui!

Si può?

- Raúl. - Chérie.

Che bello.

Qui c'è una tristezza molto grande.

Emozioni contrastanti, sai com'è.

No, non lo so, perché nessuno mi ha detto niente.

Allora andiamo di sopra che te lo racconto con un caffè?

Certo, è per questo che sono venuto.

Andiamo?

Andiamo.

Clara, mi scuserai, ma beh, ho...

Devo andare a fare una commissione, ma torno subito.

- Certo, non preoccuparti. - Grazie.

Beh...

Se ti dico la verità,

- la notizia non mi sorprende. - Perchè?

Perché è da un po' che faccio sogni premonitori su un addio.

Immagino che sia per questo.

Lo spero.

Clara...,

non devi avere paura.

Non aver paura, chérie.

I cambiamenti portano sempre qualcosa di buono.

Ragazzi, tutto accade per una ragione.

Tutto è per un motivo.

Guardatemi, mi sono reinventato.

Sono un uomo nuovo.

Molto più appagato e felice.

Molto meglio rispetto a prima.

La verità, Raúl, che è incredibile.

Con il lusso in cui vivevi,

perdendoti in Africa ad aiutare i più poveri.

E' ammirevole.

Sì. Ci hai dato una lezione con il tuo cambio di vita.

Chiunque arrivi in Africa e veda quella povertà

se ne andrebbe con il primo milionario.

- Paloma... - Paloma, sei davvero unica, eh?

Se succede nei film, dev'essere vero.

Bene, smettetela di lodarmi.

E poi dovrei passare dall'hotel, che non ci sono ancora stato.

Devo disfare le valigie, Menelik mi starà aspettando.

Menelik?

Chi è Menelik?

Menelik è...

è mio figlio.

Cosa?

Mio figlio adottivo. Vado di fretta.

- Come tuo figlio adottivo? - Ma...

- Raúl! - Raúl, Raúl, aspetta!

Per favore.

- Cosa vuol dire padre? - Ma da quando?

- Ecco, in realtà... - Aspetta un secondo.

Aspetta, che mi sto emozionando.

È la cosa più bella che possa capitare ad una persona, te lo dico col cuore.

- Ma dov'è? - In albergo.

- Oh! - Andiamo all'albergo.

Vado a prendere la borsa.

- No, aspettate. - E' piccolo.

- Aspettate, aspettate! - Sì, sì.

- Aspettate. - Sì.

- Per favore. - Sì.

Tutto a suo tempo. Tutto a suo tempo.

Siamo appena arrivati, non ci siamo nemmeno sistemati.

Sarà solo nella stanza, ad aspettare, nervoso.

- E' vero. - Sarà stanco.

- Non credo che se ci arriviamo... - Raúl, Raúl...

... tutti insieme all'improvviso.

- È stato un lungo viaggio. - Sì.

- Ci vediamo per cena. Va bene? - No...

- Alle 21 da Giancarlo? - Certo.

Tutto sistemato.

- Vado a telefonare. - Va bene.

- Ma se non è il padre biologico. - Quanti anni ha?

- Dobbiamo comprare un regalo. - Certo.

È ora, signor Godó.

Mi ridurranno la pena per buona condotta.

E stamattina mi hanno comunicato che mi daranno un permesso

e potrò passare il Natale fuori di qui.

Caspita.

- Congratulazioni. - Grazie.

- Questa si che è una buona notizia. - Cos'hai intenzione di fare?

Quando esco?

Mancano ancora sei mesi.

Pensavo di andare a Barcellona.

Cosa ci faccio a Madrid?

Non hai molto neanche a Barcellona.

E sicuramente è colpa mia.

Ehi, e per Natale?

E cosa fai per Natale?

Non lo so.

Perché non vieni con me e passiamo le feste insieme?

No, no. Non posso, no.

Non voglio creare problemi tra te e tua madre.

Sarei solo un peso per te.

Papà, sto parlando solo del Natale.

No so, così possiamo parlare con calma.

E se me lo permetterai, mi piacerebbe aiutarti

ad orientarti quando uscirai tra qualche mese.

Lo apprezzo ma...

questo non succederà.

Non conviene.

Hai consegnato la lettera a tua madre?

- Non ancora. - E' urgente.

Lo so che è urgente.

Ma voglio dargliela di persona.

Bene.

Non ho parole sufficienti per ringraziarti per quello che fai, Sergio.

I tuoi fratelli e tua madre...

non vogliono venirmi a trovare.

Un minuto.

Beh, papà, ognuno ha le sue ragioni.

Lo sai che mi è costato molto perdonarti.

Ma è una cosa del passato.

Ti aspetto a casa per le feste, papà.

Non c'è più niente di cui parlare.

Parlate con Anna Ribera.

Anna sono Clara.

Clara, cara! Come stai?

Ehi, Clara, cosa ti succede?

Mi stai spaventando.

Mi dispiace, Anna, non avrei dovuto chiamarti in queste condizioni.

Ma non sapevo con chi parlare.

Ma che ti prende? È per la vendita delle gallerie?

No.

Non è per quello.

Clara, adesso puoi dirmelo, per favore?

Oggi sono andata in ospedale.

Perché è da un po' di tempo che non mi sento bene.

Penso di avere un tumore al seno.

Anna.

Anna, mi hai sentito?

Sì.

Sì, certo.

E cosa ti ha detto il dottore?

Beh... allora che bisogna aspettare.

Hanno fatto molti test e non voglio ancora dirlo a Mateo.

Non puoi gestire questa situazione da sola.

Lo so, ma non voglio spaventarlo.

Ora è impegnato in un'altra inchiesta e, beh, preferisco aspettare.

Sai cosa ti dico?

Vengo a Madrid.

No. No, no, no, no.

Anna, non pensarci nemmeno. Davvero.

Alberto mi ha parlato della rivista "Time".

Non ha importanza. A che cosa servono le amiche?

Vedi? Se avessi saputo non ti avrei telefonato.

Anna, davvero, era solo per sfogarmi,

perché avevo bisogno di parlare con qualcuno. Ma...

adesso sto meglio. Si, tutto qui. Tutto qui.

A sentirti, già mi sento meglio.

E ti prometto che se succede o se si scopre qualcosa ti chiamo, va bene?

D'accordo.

- Grazie. - Quando ti danno i risultati?

Tra due o tre giorni.

Beh, ora ti fai una doccia, ti fai bella per andare a cena e smetti di pensarci.

Lo sai che ti voglio bene?

Io di più.

Clara...,

andrà tutto bene.

Che storia quella di Raúl.

Un figlio. Te lo immagini?

Beh, e perché no?

Le persone maturano e fanno progetti.

Potremmo farlo anche noi.

- Certo. Sì, sì, sì. - Sì?

- Bene, io stavo pensando... - Jota Style. Ti ricordi?

- Cosa? - Jota Style.

Non ricordi il progetto che avevamo a Parigi?

Entrambi eravamo entusiasti di lavorare per conto nostro.

Ma quello era un altro periodo.

Il fatto è che l'avevamo abbandonato.

Ma era un progetto a cui entrambi potevamo contribuire.

Non era di entrambi.

Era il tuo progetto e mi avevi coinvolto.

E chi avrebbe gestito meglio di te il laboratorio?

E pensi che io voglia lavorare sempre per te?

- No, Voglio dire. Cioè... - Quindi?

No...

Potresti fare come Raúl e pensare un po' di più agli altri.

Ci vediamo a cena.

Perché vogliono conoscerti, vogliono incontrarti.

E...

hanno organizzato una cena. Cosa ti posso dire?

Lo capisco. Quello che non capisco

è perché non gli hai detto che siamo una coppia.

Perché non è venuto fuori, ecco perché.

- Fermo. - Sì.

Hanno un'idea di quello che ho vissuto in Africa.

Ho dovuto dirgli un sacco di cose.

E no... non ho avuto l'occasione. Non ho avuto l'occasione.

Ma non preoccuparti, perchè andrà tutto benissimo.

Perché sono meravigliosi.

Sei perfetto.

Non ti ho mai visto così elegante.

Dobbiamo andare.

Se non gli hai detto che sono il tuo ragazzo, cosa gli hai detto?

Ahi! La chiave!

Non posso crederci. Raúl padre. È l'ultima cosa a cui avrei pensato.

- Ciao. - Penso che sia adorabile.

Inoltre, penso che formare una famiglia quando sei completo,

grazie, Paloma, sia un simbolo di maturità.

Sono maturato molto quando sono diventato padre.

Beh, non sono cresciuto molto. Hai mai pensato di diventare padre?

Cugino, hai trovato il vestito?

No. Ma non vedo l'ora di trovarlo. Saresti un ottimo padre.

Vado a vedere se Raúl è arrivato.

- Ok, va bene. - Tenetevi pronti.

Sì.

Povero bambino. Non riesco a smettere di pensarci.

Mateo, non dire così.

Sono sicura che l'Africa l'ha cambiato ed è un buon padre.

Siete tutti sicuri di avere un regalo per il bambino?

- A me manca. - Va bene.

- Ne ho un altro. - Lo lascio qui.

- Beh, ci siamo. - Allora niente.

Manca solo Julián vestito da Babbo Natale.

Giusto.

Sarà da questa parte.

Grazie.

Bene, andiamo.

No, no, no.

Aspetta qui. Aspetta qui un attimo.

Eh... O no.

- No, si, andiamo. - Raúl...

- O no. - Raúl...

Vuoi spiegarmi perché sei così nervoso?

Hai ragione, Menelik.

Sono un vero imbecille.

Sono nervoso, perché ho detto qualcosa di stupido su di te.

Ho detto che sei mio figlio.

- Cosa? - Ahi, mio Dio!

Tuo figlio?

Non pensavo che volessero conoscerti.

Almeno, non così presto.

È stato molto stressante per me tornare a casa.

Molto stressante.

Molto stressante.

Quando sono arrivato, hanno iniziato a parlare della mia vita in Africa,

e di... dellla povertà, del sacrificio, di...

Menelik, sono un vigliacco.

Sono un codardo. Mi vergognavo.

Mi vergogno, mi vergogno.

Ammettere che io, in realtà, vivo lì come un re, come un re.

E che tu sei un ragazzo bello, ricco.

Cosa dirai quando mi vedranno?

Ti sembro tuo figlio?

Hai i miei occhi.

Sta arrivando.

Paloma, non mi sta bene. Non si abbottona. Non so cosa fare.

Forse ho messo troppo riempimento. Toglimelo.

Ma, tesoro, un Babbo Natale senza pancia è come un Natale senza torrone.

Julián, perché non gli dai i regali?

- Sei Babbo Natale, giusto. - Sta arrivando, sta arrivando.

Corri, corri, venite, venite.

Mettiti la barba!

- I regali! - Non abbiamo provato.

- Non lo so. Ecco. Fate rumore. - Ci sono molti regali.

- Eccolo! Eccolo! - Corri.

- Eccolo. - I regali.

Sorpresa!

Oh, oh, oh!

Dov'è il bambino? Che gli regalerò una caramellina.

Dov'è quel bambino? Dov'è il bambino?

Quale bambino?

Amico, tuo... tuo figlio, no? Maelenin.

Melik.

- Dov'è il bambino? - Il bambino?

Menelik.

Si presume che abbiamo organizzato questa cena per conoscerlo, no?

Ah.

Ah. Ahi, mio Dio.

Ahi, che...

Certo, avete pensato che fosse un bambino.

No.

No?

- E' una bambina. - No, no, no.

- No, no. E'... No.

Che è. E' che non...

Non è né... Non lo è, non lo è, non lo è.

E' più... È addirittura...

Eh, beh...

Veramente...

Menelik.

Ma che bambino!

Salve.

Vi presento Menelik.

Tuo figlio.

Sì.

- Julián, dai. - Non hai idea di quanto mi faccia caldo.

Menelik sicuramente lo capisce. Del caldo, intendo.

Perché in Africa fa molto caldo, vero?

Non ti capisce.

In A... De... In...

In Africa...

Cioè, tu di che...?

Di... di... Non posso.

- Di quale zona sei dell'Africa? - Della Guinea Equatoriale.

Ah, bene. Allora capisci e parli molto bene lo spagnolo.

È la lingua ufficiale.

Scusa, è che non lo sapevamo...

In... Voglio dire, ti è piaciuta Madrid?

Perché qui ci sono un sacco di edifici alti.

Lì, ovviamente, sono molto piccoli.

Certo, per... E ci sono macchine, vero?

Sì. Perché immagino che tu non abbia mai visto una macchina.

Lì, mio Dio, per andare da qualche parte,

ci vorranno ore di camminate, vero?

All'università, ho guidato un autobus.

Ma guido la macchina da quando avevo 18 anni.

Molto bene.

La verità è che la nostra vita non è così.

Beh, niente, non proprio.

Niente.

Anzi, sarebbe meraviglioso se qualche volta veniste a trovarci.

Ci siamo appena trasferiti in una zona esclusiva di Malabo.

E lì si possono apprezzare ristoranti incredibili,

delle spiagge meravigliose, meravigliose.

E le foto che ci hai mandato dei bambini affamati?

E le foto degli animali selvatici?

Sì, l'Africa è piena di animali affamati e bambini selvatici.

- Voglio dire... - Sono meravigliose.

Hai mandato le foto del safari in Kenya?

- Basta così! - Raúl.

Basta così, basta così!

Basta con questa farsa! Non sono mai salito su un albero

con un perizoma non ho nemmeno girato l'Africa

in cerca d'acqua, perché non mi sono proprio adattato.

Non mi sono adattato ai villaggi!

Non so cosa ci trovi di così divertente, Jonás.

Cosa c'è di divertente? Cosa c'è che non va?

Cosa c'è di male? Voglio che sappiate una cosa.

Collaboro... collaboro con una delle organizzazioni

più grandi dell'Africa da un anno e mezzo.

Insieme, aiutiamo un sacco di persone che ne hanno bisogno.

Insieme. Un sacco di gente che ha bisogno.

Sapete che vi dico?

Che avete il cuore vuoto.

Raúl...

E grazie mille anche a te per il tuo contributo.

Raúl...

Raúl.

- Raúl, ascoltami, per favore. - No!

No! Ascoltami tu! Ascoltami tu!

Mi hai messo in ridicolo davanti a persone che considero la mia famiglia.

- Io? Ti ho reso ridicolo? - Sì.

- Tu ti sei messo in imbarazzo. - No.

Perché stavo cercando il momento giusto per spiegarmi.

Gli hai mentito per anni e anni.

Vorrei sapere che problema hai con la vita che fai in Africa?

Hai così tanto di cui vergognarti?

Onestamente, è possibile che ti abbiano giudicato in un modo che non meriti.

Ma penso che dovresti essere tu a riflettere su chi sei veramente.

Perché non lo so nemmeno io a questo punto.

DUE GIORNI DOPO

Mio Dio, guarda tutto questo.

Deve essere per l'asta.

Clara mi ha detto che la trasmetteranno in televisione.

Ma questa non era una mostra dei migliori vestiti della Velvet?

Sì. Ma dandogli un carattere più solidale.

Credo che Raúl c'entri qualcosa con tutto questo.

È diventato molto consapevole.

Tutto questo deve essere per la televisione, vero?

Si, dovrebbe.

Mamma.

- Sei così bello, tesoro. - Tu sei quella bella.

- Come stai Sergio? Come va? - Molto bene.

Bene, andiamo ad un ritmo frenetico, ma il risultato sarà impeccabile.

Non siamo riuscite a venire prima a causa dei preparativi natalizi.

C'è Clara?

Beh, penso che sia impegnata con il servizio fotografico.

Quindi, forse avremo il tempo per prendere un caffè.

- Sì. - Io, se non vi dispiace,

mi piacerebbe andare a dare un'occhiata alla sartoria.

Ancora non riesco a credere che tutto questo verrà venduto.

- Vuoi che ti accompagniamo? - No grazie, preferisco andare da sola.

Beh, torneremo presto.

- Andiamo? - Andiamo.

Sono due notti che non chiudo occhio.

Sei sicuro di stare bene?

Sicuro.

La verità è che lasciare Barcellona e venire a Madrid mi ha fatto bene.

Sai già che la storia di Elena mi ha sconvolto.

La gente ha la stupida tendenza di sbattere la testa contro lo stesso muro.

Beh, è proprio di questo che volevo parlarti.

Mi vuoi parlare di Elena?

No, no, no. Di Elena no.

Non più.

Mamma, voglio parlare di papà.

Sono andato a trovarlo in prigione ogni settimana da...

Non voglio parlare di Eduard.

Mamma, ascoltami.

Papà sta passando un brutto periodo.

Non dico che non se lo meriti, ma è cambiato.

Non puoi immaginare cosa può fare la prigione per un uomo.

La solitudine, la mancanza di libertà, avere così tanto tempo per pensare...

E lui ha perso tutto.

Non ne dubito.

Ma io non gli ho desiderato una cosa del genere, se l'è cercata da solo.

Tuo padre è chi voleva essere.

Tra sei mesi sarà rilasciato.

E per questo Natale, ha la possibilità di un permesso.

- Ci hai messo un po' a dirmelo. - Meglio di persona, eh?

Abbiamo parlato della vigilia di Natale

e del fatto che sarai a Madrid, pensavo...

Che no, che no, che no. Che mi dispiace, Sergio no.

Ho già detto quello che dovevo dire.

Mamma perché ti sei chiusa in te stessa? Non sei così?

Pensi davvero che dopo aver passato la vita con lui, mi sia indifferente?

Ti sbagli.

Sono felice che gli abbiano dato la libertà...

e che vi vedrete.

Ma questa non è più la mia storia, Sergio.

Mi dispiace, figliolo.

Mamma...,

ti ha scritto questa.

Sono venuto perché volevo essere sicuro che la ricevessi.

Sta a te decidere se leggerla o meno.

Me ne vado.

Ci vediamo dopo.

Cara Macarena,

probabilmente non ho il diritto di scriverti questa lettera,

ma voglio avere il coraggio di provarci.

È da un po' che so di averti persa.

Sono sempre stato un codardo e anche per questo ti chiedo perdono.

Ho capito che sei maturata quando mi sono allontanato da te.

Sono stato un freno e un ostacolo per te.

Peccato che non abbia visto prima il tuo grande valore

e di non averti supportato.

So che starò da solo per il resto della mia vita.

E so che me lo merito.

Adesso è troppo tardi.

Ti amo.

Ti amerò per sempre.

Pur non avendone il diritto e questo non sarà abbastanza per tornare.

Sorridi, per favore.

Molto bene. Julián, puoi spostarmi quel riflettore, per favore?

Certamente.

- Ah. - Ma non...

ma non direttamente su di lei che l'accechi.

Altrimenti non riesci a vederla. Perché ci sono delle ombre che...

- Julián, contro il fondo. - Va bene, lo faccio.

Adesso, guardami, ma non direttamente a me.

Guarda laggiù, per renderlo più naturale.

- Potrebbero già essere buone. - Molto buone,

perché la modella è fantastica.

Ti sta succedendo qualcosa, anche se non me lo vuoi dire.

- Non dire assurdità. - Non dico assurdità.

Dai, sorridi.

Forza, è l'ultima.

Sorridi.

Non contate su di noi per la foto?

Anna!

- Che voglia avevo di abbracciarti! - Grazie.

Grazie per essere venuta.

Dobbiamo vendere le gallerie per vederci...

Beh, mi hai detto che sareste venuti a New York e vi sto ancora aspettando.

Ti devo dare ragione.

- Ma non sono bellissime? - Molto carine.

Molto carine.

Vi rendete conto che abbiamo lasciato qui un'intera vita?

Avevamo detto che non saremmo stati sentimentali.

E' impossibile.

Scusate. Questo... Lo posso spegnere, giusto?

No. Scattaci una foto.

- Bisogna immortalare questo momento. - Sí.

Io? Va bene, perfetto.

Andiamo.

Controlliamo, un po' la luce...

Stai attento.

E...

Sorridete.

- Ecco. - Grazie mille.

- Puoi riordinare tutto. - D'accordo.

- Clara? Hai il contratto? - Sí.

Lo firmiamo e ce ne dimentichiamo.

Perchè non resti con Mateo mentre salgo su con Clara,

- che dobbiamo parlare di nostre cose? - Ehi, di cosa dovete parlare?

Se ve lo avessimo voluto dire, ve lo avremmo detto.

- Dal momento che non vogliamo... - Segreti.

- Non siamo invitati. - Beh, noi parleremo

- delle nostre cose. - Sì.

- E non vi diremo niente. - Sì, parliamo.

Come stai?

Dobbiamo dirci qualche cosa.

Julián, la borsa.

Mi scusi. Sto cercando Don Alberto Márquez.

Max?

Cosa ci fai qui?

Sono venuto per comprare la Velvet.

Come?

Come saprai, la comprerà un grosso gruppo di distribuzione.

Sono il suo rappresentante per la firma.

- Tu? - Già.

Non ho tue notizie da così tanti anni che...

Io, però, speravo di rivederti.

Immagino che ti stiano aspettando per la firma.

Qui non c'è.

Per questo sono venuto qui,

mi immaginavo che fossi in sartoria.

Ma io non...

non lavoro più qui.

Non sono più in...

alla Velvet. Voglio dire, in sartoria.

La vita è cambiata molto da quando te ne sei andato.

Lo so. Me lo immagino.

Guarda me.

Sì... La verità è che sei...

sei...

Tu si che sei bellissima, come sempre.

Vuoi che ti accompagni di sopra?

Se non mi vuoi invitare per un caffè...

Che adulatore che sei. Ci sono cose che non cambiano mai.

È la cosa più bella di tutte, vero?

Vieni?

Sì.

È nelle tue mani, Macarena, non posso decidere per te.

- Caffé? - Sì.

Non so proprio cosa dirti, Alberto.

Velvet mi ha aiutato a ricostruirmi la vita,

e ha dimostrato a me stessa: io posso.

E adesso, beh...

Vorremmo che Siviglia rimanesse come franchising indipendente gestita da te.

- Vuoi dello zucchero? - No.

Non voglio creare problemi nelle trattative.

Non lo sarai.

Vi sono molto grata e non...

e non posso pensare a nulla che vi pregiudichi.

Vuoi sapere una cosa?

Non puoi immaginare l'illusione che mi fa credere

che qualcuno della famiglia resti in Velvet.

Sai che non ce ne sono molti come te, vero?

Don Emilio avrebbe fatto lo stesso.

Grazie.

Grazie a te.

Mateo, Mateo.

La borsa di Clara, l'ha dimenticata.

Me l'hanno data quelli del montaggio.

Forse hanno frugato. Controlla che ci sia tutto.

Beh, non lo so, le borse di Clara di solito hanno un sacco di cose. Non..

"Dipartimento di Oncologia"

- Che c'è? Manca qualcosa? - No.

- Sicuro? - Tutto bene.

- Sicuro? - Grazie.

Quante cose abbiamo passato insieme, eh?

Ti ricordi quando sgattaiolavamo fuori di notte?

E quando cucivamo per Donna Aurora?

Beh, non prendiamoci in giro, non ho mai fatto un punto.

No.

Quanto tempo.

Mi manca molto, lo sai.

Chi avrebbe detto che avremmo dovuto affrontare di nuovo tutto questo?

Dove l'hai trovato?

Perché non mi hai detto niente?

Non lo so.

Non succederà niente, capito?

Niente.

Andrà tutto bene, fidati.

- Clara. Clara. - Cosa c'è, Paloma?

Ehm... stanno cercando di rintracciare Clara da una clinica

- o qualcosa del genere. - Fai passare la chiamata qui.

Andiamo, che abbiamo ancora molto da fare.

Ma va tutto bene?

Sì, non preoccuparti.

Non può anticiparmi nulla?

Mi rendo conto.

Cosa ti ha detto?

Che hanno i risultati, ma che non può dirmi niente.

Che me li dirà il medico.

Molto bene. Andiamo.

Vieni.

Andrà tutto bene.

Raúl.

Cosa stai facendo? Ho il piede incastrato,

non riuscirai a chiudere. Non ha alcun senso, Raúl.

Raúl, seriamente, continuerai con questo piano nella galleria,

- nella sartoria, per tutta la vita? - Quale piano?

Il piano è che sei qui da due giorni

e ci rivolgi la parola solo se strettamente necessario.

Ti abbiamo già chiesto scusa.

L'asta e la ragione dell'asta di oggi sono nelle tue mani, Raúl.

È così che vuoi dire addio alle gallerie?

Già. Vedo che è così.

Beh, mi rattrista.

Ti avevo preso una rosa da di sotto.

Ma se vuoi che questa sia il nostro finale, allora mi porto via la rosa.

- Raúl... - Pedro!

Pensi di poter venire qui...

strofinare la lampada

e lasciarmi con la parola in bocca?

Finalmente il genio parlerà?

Mi vergogno.

Ho sbagliato tutto.

Vi ho ingannato per tutti questi anni.

E la cosa peggiore è che non so né il perché né per cosa.

Pensavo di raccontarvi tutto appena entrato nella galleria,

ma vedendo che tutti aspettavate con ansia un'altra storia,

non ho avuto...

Non ho avuto il coraggio.

Non ho osato dirvi la verità. Sono un cretino.

A Porrillos si dice vigliacco, pollo.

Beh, io sono sempre stato Pedro il pollo.

Pedro pollo. Pedro pol... E alla fine...

Sai che tutti ti amano così come sei.

E che tu sempre...

sempre sei stato un punto di riferimento per me.

E insieme a Rita...,

siete le due persone più coraggiose che abbia mai conosciuto nella mia vita.

Guarda il viaggio che hai fatto in Africa.

Amico, è vero, non eri nel fango.

Beh, ma è normale, già ti conosciamo.

Ma, guarda, sono sicuro che...

che hai aiutato molte persone che ne avevano bisogno.

Non puoi nemmeno immaginarlo.

Ti devo delle scuse, Pedro.

A te e a tutti gli altri.

Buon Natale.

Buon Natale.

Effettivamente. Questo è nella sezione tre, paragrafo B.

- Si può? - Certo.

- Buon pomeriggio. - Alberto, lui è Max.

È tutto pronto per la firma.

Nell'accordo si afferma chiaramente

che la sede di Siviglia rimane indipendente

e non ci sono obiezioni.

È arrivato il momento.

Viene qualcun altro?

Non ho voluto convocare nessuno.

Bene.

Beh, con questa firma, ci congediamo dall'attività che ci ha dato tutto.

Sono convinto che il nuovo gruppo porterà molta felicità

e anche molti successi.

Sicuramente.

A proposito, Alberto, forse non ti ricordi,

ma Max è stato un dipendente della galleria per un periodo.

Che sorpresa.

È rimasto poco tempo, ma è un bel modo di chiudere il cerchio.

La Velvet mi ha cambiato la vita.

Questa non è una firma qualsiasi.

È come tornare a casa.

È arrivato il momento.

Prima tu.

Bene, hai ottenuto quello che volevi.

In realtà, non ancora.

Blanca...,

che tu ci creda o no, sono ancora innamorato di te.

Max, sono stata sposata con Don Emilio

e sono stata molto felice al suo fianco.

Non sono più la donna che conoscevi.

Neanch'io sono quel ragazzo senza futuro.

Ho aspettato a lungo questo momento.

Dammi una possibilità.

Tutto questo è una pazzia.

Come sarebbe la vita senza questo tipo di pazzia?

Ricominciamo.

Blanca, ti stavo cercando. Ci stanno aspettando.

Sì, sì. Stavo per scendere.

Ah, ti presento Max,

il rappresentante del nuovo proprietario delle gallerie Velvet.

- Piacere di conoscerla. - Anche per me.

Scendiamo?

Forza. Mettilo lì vicino alle ragazze.

Attento a quei fili che si vedranno nello schermo.

Grazie, Enrique.

Enrique?

Cosa ci fai qui?

Palomita, che piacere.

Mi sto occupando della realizzazione dell'evento televisivo.

Quale altra agenzia lo farebbe?

Ehi, mi viene proprio bene. Avevo voglia di un caffè.

Senti, furbacchione, non credo che tu sia qui per caso.

Stai benissimo. Molto bene.

Controlla, guarda la coda di questo, per favore.

- Passate di qui signorine. Marie. - Sì.

Parla con l'incaricato della Singer.

- Sì, certo. - Adesso vado.

- Non di qua, di là. - Sono qui.

Questo tipo di aggiustamento è stato fatto a mano

o con una delle nostre macchine?

Di solito, a mano.

Ma ho fatto una modifica su una macchina per poterla fare.

Laura, puoi alzare questo? Vieni. Te lo lascio qui.

Una modifica?

Non sto dicendo che la macchina non vada bene.

È solo che questi piccoli trucchi

mi aiutano ad aggiungere un tocco speciale agli abiti.

Ah.

- Una cosa. - Ah.

Non avremo problemi...

con la violazione del contratto?

Niente affatto.

Inoltre, non deve essere interrotto.

Abbiamo un ottimo rapporto con il gruppo che compra la Velvet.

Ma, oggi, non sono venuto per parlare del nostro accordo, ma di lei.

- Di me? - Sì.

Nessuno sfrutta le nostre macchine quanto la Velvet.

E questo solo grazie a lei.

Non so cosa dire.

Non è solo un'opinione personale.

Ne abbiamo parlato in azienda e vorremmo

che nonostante la Velvet sia stata venduta, lei rimanga legata alla Singer.

Non capisco.

Presto lanceremo una nuova linea di macchine

e vorremmo che lei diventi la prima ambasciatrice della Singer in Spagna.

- Io? - Sì.

Nessuno meglio di lei

per far conoscere le virtù delle nostre macchine.

Con la sua esperienza, sarebbe la persona perfetta.

Cosa mi risponde?

Avevamo altri piani. Perchè Jonás voleva...

Voglio che tu sia felice.

Tutto qui.

Avevi ragione, Marie.

Ti ho data per scontato.

In questi anni, siamo cresciuti tutti molto.

Quindi, qualunque cosa tu decida, io ti sosterrò.

Questo è un sì?

Sì.

- Allora benvenuta in Singer. - Grazie.

Credo che con questo sia sufficiente, Raúl.

No!

Sto andando in televisione. Non serve uno qualsiasi.

- Neanche le grandi donne del teatro. - Non mi innervosire. Cosa ne pensi?

- Va bene. Sono belli. Molto chiari. - Sì.

Troppo chiaro per la televisione. Non lo so.

Nemmeno io. Aspetta, lo so.

- Ti aiuto? - Si, aiutami.

Questa. Questa è più scura. È più scura.

- Fammi vedere questo.. - In televisione...

Aspetta un attimo. Non era...?

Non è come il vestito di Rita che stavo cercando?

- Don Emilio. - Cosa posso fare per lei, signor Infantes?

Senta, avevo bisogno di un consiglio. Perché vorrei fare un regalo a Rita.

Sarà il nostro primo Natale insieme.

Lei... gliel'ho detto, che io e Rita...

Sarebbe "Rita ed io."

Cosa lei con Rita?

- No, no, no. continua, continua. - Ecco, allora,

vorrei invitarla a cena.

Certo, io non posso... Nemmeno un posto molto costoso.

Il mio cuore innamorato.

Mi sta chiedendo di aiutarla a trovare un regalo per Rita, giusto?

- Ha qualche idea? - Sì. Un vestito della galleria.

Pensa di regalare a Rita uno dei vestiti

che vede tutti i giorni.

Faccia uno sforzo, signor Infantes, e ci pensi.

Rita merita qualcosa di speciale, non è vero?

Vada dal signor De la Riva

e si faccia mostrare uno dei vestiti che non si trova nel negozio.

Voi siete.. siete un chiaroveggente, Don Emilio.

Certo che si, "chiaroveggen..".

Pensandoci bene, sarà meglio che l'accompagni.

D'accordo. Sì. Grazie.

Bene, ci siamo.

Ma la sgradevole signora non è venuta a prenderlo.

Signor De la Riva, è morto suo marito.

- Ha dimenticato l'ordinazione. - Morto no. Se c'è un fantasma...

- Infantes! - Quale morto e morto?

Questo vestito è un gioiello.

Quella donna lo avrebbe indossato

in un cocktail alla presenza dell'alta società di Madrid.

- Ah. Per lei va bene? - Lo dice il signor De la Riva.

- Questo vestito è divino, Pedro. - Sì.

Bisognerebbe regolarlo un po',

adattarlo alla sua taglia. Però osserva.

- Adattarlo, si. - Cosa c'è da modificare?

- È un abito incantevole. - Che cosa?

Allora che cosa sarà? Il vestito.

Che vestito? Lei... Io non...

- Lei vede un vestito? - No.

Vediamo, e questo cos'è? Un cane?

Ah.

Ah, si. Molto carino.

Splendido il vestito.

- Splendido. - No, no. Sì... ho capito.

Voleva darlo a Romina, vero?

Pensate che io non possa aggiustarlo.

- No, Rita, no. - Rita, che assurdità dici?

Allora che non se ne parli più. Ditemi cosa fare e lo avrete domani.

Non ce n'è bisogno.

- Pedro. - È della taglia giusta, va bene così.

Che è della taglia giusta. È della taglia giusta. E'...

Bene, alla fine siamo rimasti senza vestito.

Il vestito ha un fantasma dentro o altro.

- Cosa ci fai qui a quest'ora? - Zitta.

Come mi sta?

E quel vestito?

Non sei l'unica ad avere appuntamenti segreti.

L'hai preso in sartoria? Vedrai se ti scopre Donna Blanca.

Clara, fammi spazio.

Donna Blanca, Donna Blanca!

- No, no, no, no! - Sta arrivando!

No, no, no, no. Meglio tu dietro l'armadio... E tu...

- No, che il vestito è nuovo! - Allora viceversa.

Tocca sempre a me, eh?

Si, alla fine, ci beccano per la musica.

Se n'è andata.

Ohi!

E tu da dove vieni così, che ti nascondi da Donna Blanca?

Te lo dico io. Ad incontrare Alberto.

- È stato così bello... - Si?

- Raccontaci. - Ah!

- E questo vestito? - Ditemi che mi sta bene.

Ho un appuntamento a cena con Pedro e voglio impressionarlo.

Ehi, ma questo non è quello della vedova?

Ma quale vedova e vedova?

Non portare sfortuna alla mia relazione con Pedro!

Non essere cattiva. Rita, non ascoltare, sei bellissima.

- Vai bene, ragazza. - Sei bellissima.

- Adesso. - Che si.

- Si, adesso. - Sei bellissima, sorellina.

- Non arrabbiarti. - Coccole coccole.

A chi piace Pedro?

(Frasi incrociate)

Ah, Pedrito. Pedrito.

Dove è il mio Pedrito?

Ah!

Sono andato a vedere le ragazze.

Quando l'ho vista con quell'abito...,

sono quasi morto.

Era bellissima.

Pedro...,

sai una cosa?

Il vestito che stavi cercando...

è nelle tue mani.

Come?

Beh, ecco, a me Rita non ha mai detto di averlo indossato quella notte.

E visto che neanche tu l'avevi preso...,

decisi di tenermelo.

E l'ho trasformato

in questa giacca.

E mi piacerebbe che la tenessi tu.

Perché se avessi saputo questa storia,

non l'avrei mai modificato.

Non posso crederci.

Io nemmeno.

Le svolte che prende la vita.

Scusate l'interruzione, ma faremo tardi.

Per dove?

L'asta.

- Uh! - L'asta, è vero.

- Non ho scelto la giacca. - Io non lo so.

- Cosa mi metto? - Io non lo so, non lo so.

Uno smoking nero è la soluzione.

Quello.

Miriam, accompagna il signor Expósito al suo posto, per favore.

Grazie. E' stato un piacere.

Ti aspetto alla fine.

Tutto bene?

Sì, sì, sì.

Questo è quel Max, Max?

Max.

Credo di essere arrivata in un brutto momento.

Era da tanto che non ci vedevamo...

Sai quando senti che la vita ti ha dato tutto

e all'improvviso torna qualcuno che non ti aspettavi più e...?

E i pezzi della scacchiera...

i pezzi della scacchiera vengono riposizionati.

Sì.

Blanca, pensi che le persone possano cambiare?

Se vogliono, sì.

Eduard uscirà di prigione.

E mi ha scritto una lettera.

E sai qual è la cosa peggiore?

Sento che è ancora molto importante per me.

Macarena...,

Non devi sentirti in colpa per questo.

Ascolta il tuo cuore.

Grazie.

Forza, si parte fra dieci secondi.

Grazie.

- Tutto a posto? - Si. Cominciamo già.

- Già? - Si, si, preparati, che ci guardano.

Cinque, quattro,

tre, due...

Applausi!

Care famiglie a casa,

lasciate che mi presenti.

Sono lo stilista Raúl de la Riva.

Come tutti sapete, stasera...

abbiamo bisogno della vostra collaborazione per una buona causa.

Attraverso i modelli storici della Velvet

vogliamo collaborare

con una delle popolazioni

più povere dell'Africa.

Stasera è una serata molto speciale.

Perché, oggi, diciamo addio alle gallerie Velvet

così come le conosciamo.

Che la moda Velvet ci faccia brillare tutti

un'ultima notte di più.

- Si comincia? - Si.

- Andiamo. - Sorridi, sorridi.

Avanti.

Bene, signore e signori, cominciamo l'asta.

Iniziamo con 2.000 peseta.

5.000.

Qualcuno offre di più?

Ricordiamo che anche la gente da casa può fare delle offerte.

Il numero 46. Chi offre di più? Il 66.

La telefonista, che allegria!

La signora Macarena Rey per 30.000 peseta.

Il signore numero 12 alza a 3.000.

4.000.

8.000.

Il numero 16 per 89.000 peseta.

L'ultimo vestito!

Questo è incredibile.

Abbiamo ottenuto una cifra storica.

998.500 peseta!

Adesso, voglio solo dirvi

grazie dal profondo del mio cuore

e augurarvi buone feste.

Buon Natale!

Alla Velvet.

Alla Velvet.

Qui c'è lo champagne.

Ragazzi.

Credo che sarebbe più prudente aspettare.

Mi dispiace interrompere questo momento di festa

e così speciale per tutti, ma...

Clara e Mateo ci stanno mettendo troppo e...

Cosa succede?

Lo sapevo che quella telefonata non era una buona notizia.

- Quale telefonata? - Cos'è successo?

C'è una cosa che vorrei dirvi.

Che, ecco, Clara è...

Cosa succede?

Vedo che siamo al centro dell'attenzione.

Mi dispiace molto, non volevo intromettermi.

No, no, Anna. Non ti preoccupare. E' che...

abbiamo davvero qualcosa di importante da dirvi.

Questa è la verità.

Aspettiamo un bambino!

- Oh! - Come?

Che paura!

- Congratulazioni! - Clara!

Ma bene!

Ah, ero così preoccupata.

In tutto questo tempo ho pensato di avere un tumore ed invece.

Chérie...,

davvero in tutto questo tempo te lo sei tenuta per te?

Beh, altri si tengono altre cose.

Giusto.

Peccato...

che non viviamo in un altro mondo...

dove non ci sono né ricchi né poveri.

In un mondo in cui non si è giudicati...

per vivere liberamente la loro sessualità.

Oggi, voglio presentarvi l'amore della mia vita.

Menelik.

Immagino che l'abbiate capito.

- No. - No, no, no. No.

È l'uomo che mi rende felice.

L'uomo che mi ha mostrato quello che mi mancava

per completarmi come persona.

E voglio passare il resto della mia vita con lui.

Se me lo permetterà.

Ti amo.

E io a te.

E io a te.

Oh!

- Che bello. Che bello. - Un momento, un momento, per favore.

Se, oggi, salutiamo la Velvet, la nostra Velvet,

non possiamo finire così.

I capitani delle navi non officiano i matrimoni in occasioni speciali?

Oggi, in favore della libertà e del rispetto,

di un mondo che vorremmo vivere,

mi offro di officiare questo matrimonio sulla nave che ci ha portato fino a qui.

- Quale matrimonio? - Il vostro.

Ma cosa stai dicendo, Alberto? Non è possibile.

Sarà una cosa in famiglia, una cosa tra di noi.

Non riesco ad immaginare un finale migliore.

Certo!

Certo che sì.

Raúl, su col morale.

Non puoi dire di no.

Certo che non posso dire di no.

Velvet è, al di là di ogni considerazione, una famiglia.

E se abbiamo imparato qualcosa tra queste mura

durante gli ultimi anni,

è che uno deve lottare per trovare la sua felicità

e formare la propria famiglia...,

costi quel che costi.

Non importa cosa pensa la gente.

- Quindi come capitano... - Scusami, Alberto,

ma è tutta la vita che aspetto questo momento.

- Puoi stringere, per favore? - Certo.

- Raúl de la Riva, vuoi Mene...? - Sì, sì, sì!

Ehi, aspetta.

Mancano gli anelli.

Ah, gli anelli.

- La destra. - Sì, sì.

Ah, non è questo.

Non è questo.

E, adesso, sì, puoi baciare lo sposo.

- Bravi! Bravi! - Evviva!

- Evviva gli sposi! - Evviva gli sposi!

Evviva!

- Evviva! - Evviva!

Ehi, vado a prendere lo champagne.

Già te ne vai?

Sì.

Ho un impegno per cena.

Aspetta qualcuno?

Sì.

È la prima volta che viene nella nostra galleria?

Non so se lo sa, ma indossa uno dei vestiti

più rappresentativi della nostra collezione.

Ah, non risponderà alle mie domande.

Dovrò indovinare le risposte.

Vedo che porta la fede.

Quindi presumo che sia sposata.

Un uomo fortunato.

Non indossa gioielli.

Questo dice molto su di lei.

È una donna semplice.

Però dice molto poco di suo marito.

Dovrebbe offrirle di più.

Glielo ricorderò.

È un uomo molto fortunato.

Lo è.

E lei?

Si considera una donna fortunata?

Molto.

Non abbiamo fatto male, vero?

No.

Siamo stati molto bravi.

Anche se non mi sembra ancora vero.

E vissero felici e contenti...

...finisce la nostra storia.

Non lasciarmi solo.

Mai.

Sottotitoli: MonicaAltomonte

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