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Original subtitles

[musica classica]

[donna] Simone?

Hai visto, amore?

Sono qui tutti per te.

[voce all'altoparlante] Direttore, tra cinque minuti in scena.

Vado ad acchiappare il mio ex.

[vociare indistinto]

[donna] Uh, uh! Buonasera!

Non ti sei portato nessuna delle tue amichette?

Ecco che cosa mi manca di Adele. La sua ironia.

[Adele ride] Nostra figlia Irene sta per cominciare a suonare.

- Andiamo? - Scusate.

- Che stronza! - Per forza. Una che ha un teatro così.

- [Adele ride] - E lasciami.

[pubblico si zittisce]

[applausi]

[scatto fotografico]

- [applausi si fermano] - [pubblico è silenzioso]

[musica classica parte]

[donna 1] Auguri! Scusate il ritardo!

- [donna 2] Ciao. - Federica! E tu che ci fai qui?

- Non c'è il concerto di tua sorella? - Non è il suo concerto.

[uomo] Tua sorella è famosa?

- Sì. - No.

[Federica] Mi presti il tuo cellulare? Devo mandare un messaggio.

- Ho finito il credito. - [uomo] Sì, sì. Certo.

[Federica] Torno subito.

- [tono tastiera digitale] - [musica classica continua]

[musica classica continua]

[assolo di violino]

[volume della musica sempre più alto]

[applausi]

[musica continua]

- [donna 1] Complimenti, maestro. - [Simone] Grazie, grazie. Devo andare.

- [Simone] Eccoci qui. - [uomo 1] Simone Piras, il maestro.

- [uomo 2] Un bellissimo concerto. - [uomo 3] Grazie, grazie.

- [Simone] Davide, sei stato bravo. - Grazie!

- Hai visto Irene? - Non l'ho vista. Sarà con Alberto.

Anche io ho provato a chiamarla, ma ha il telefono staccato.

Comunque dobbiamo andare, Adele ci aspetta.

Non si preoccupi Sig. Ferrara, ci penso io. Adesso chiamo Alberto.

- [Ferrara] Grazie. - [uomo 2] Arrivederci.

[musica continua]

[tono tastiera digitale]

[cellulare vibra]

- [musica termina] - [applausi]

[Giulio] E... quando ti trasferisci?

[Valeria] Tra una settimana.

Per adesso vado a Roma solo qualche giorno.

Tempo di incontrare il dirigente, gli altri colleghi...

Poi devo pure cercare casa.

Ma perché, Valeria?

Perché la mia vita qui è diventata un gran casino.

È un casino il mio rapporto con Giorgio, con mia madre...

...con Andrea.

Io non ho più un post dove stare.

Tu puoi stare qua tutto il tempo che vuoi.

Lo so.

Ma, forse, è il momento di ricominciare.

Da un'altra parte.

Quindi... stai scappando?

Sì.

Sì, sto scappando.

- Giacomo, tua mamma... Lo sanno? - Non ancora.

Quando torno da Roma...

Voglio essere io a dirglielo.

Sì.

[Valeria sospira]

[vociare indistinto]

Oh, la scientifica e il medico legale sono già entrati.

Dice che hanno avuto l’ordine di cominciare.

- Sì, gliel'ho dato io. - E Valeria?

Valeria non c'è.

Fino a quando non torna, ce la vediamo da soli.

Dove?

Vieni.

Perché? Che è successo?

Oh! Torna da dove?

Ne parliamo dopo, ok?

[Gerardo sospira] La vittima è Irene Ferrara, violinista.

Ha suonato al concerto prima di essere uccisa.

- Chi ha trovato il corpo? - Davide Rizzo, un compagno d'orchestra.

È ancora dentro.

[scatto fotografico]

Quindi la Ferro non c'è?

Sembrava strano che ci avessero fatto entrare.

Dunque, che ci dice?

Ha due ferite. Una all’altezza dell’arcata sopraccigliare.

E una profonda sulla tempia.

È stata quella ad ucciderla.

Quella è l'arma del delitto?

Te lo dirò solo quando avrò fatto l’autopsia.

[Gerardo] Questa potrebbe essere l'impronta dell'assassino.

[Andrea] Oppure della vittima.

Il ragazzo dice che i genitori della vittima sono divorziati,

ma in questo momento dovrebbero essere entrambi a casa della madre.

Adele Rubini. C'è una specie di festa.

[Andrea] Quando hai trovato il corpo?

[Davide] Appena finito il concerto.

Con Irene e Alberto dovevamo andare a casa della signora Rubini.

Nessuno dei due rispondeva al telefono, e allora sono venuto a cercarli.

Per caso hai visto qualcuno entrare o uscire dal camerino?

O passare nel corridoio?

- [Andrea] È lui Alberto? - [Davide] Sì.

È il fidanzato di Irene.

Prendi il suo indirizzo. Se non lo trovate a casa, mi chiamate, mh?

Io vado ad avvisare la famiglia.

[vociare indistinto]

[Ferrara] Scusate, ve lo rubo solo un attimo... grazie.

[Simone] Grazie mille. Buon proseguimento.

[Ferrara] Vedi quel signore alle nostre spalle?

È il direttore artistico del Festival di Brandeburgo, Arturo Cerutti.

È rimasto molto colpito dal concerto. E dice che hai molto talento.

Si dovrebbero liberare due date al festival,

e io gli ho proposto di offrirle a te.

[Simone ride]

Questa è una grande occasione, Simone.

Io so che hai qualcosa nel cassetto, ed è arrivato il momento di tirarla fuori.

Non so che dire, io... Grazie.

[Simone ride]

Non me lo sarei mai aspettato da te, Maurizio.

Perché stai con Adele? [ride] No.

Sono contento se qualcuno si prende cura di lei.

E che riesca a darle quello che io non sono mai riuscito a darle.

Comunque è vero, eh. Hai un grande talento.

[Simone ride]

Sì, perché non è da tutti comporre un concerto del genere come esordio.

Dai, beviamoci qualcosa.

Grazie.

Alla tua, maestro.

[uomo] Sig. Piras?

Sig. Piras...

[sussurra] È arrivata la polizia. La sta aspettando.

[Simone] Adele...

Come sto?

Senti, Adele...

Non... non ti agitare.

Di sotto c'è la polizia.

Andiamo, dai.

- [uomo] Ah, ecco Adele. - [Adele] Non ora.

[Maurizio] Ecco Adele. Adesso ci vuol dire che cosa sta succedendo?

Buonasera, signora,

sono il sovrintendente Russo, squadra mobile di Torino.

Si tratta di vostra figlia Irene.

Cosa è successo?

Mi dispiace, ma è stata uccisa.

[Maurizio] Ma, scusi... Di che cosa sta parlando?

Guardi che abbiamo suonato insieme appena un’ora fa.

È stata trovata nel suo camerino.

L'omicidio è avvenuto subito dopo il concerto.

[ride]

Ma guardi che è qui.

Irene sta di là.

Adele... cosa stai dicendo?

Vi porto da lei.

[Simone] Adele...

[Simone] Amore, dove vai?

- [donna] È svenuta! Chiamate un medico! - [uomo] Signora!

[vociare indistinto]

- [donna] Fate qualcosa. - [uomo] Alzatele le gambe.

Avete sentito cos'è successo subito dopo il concerto?

Magari avete visto qualcosa che può tornarci utile?

No, niente. Ci siamo messi fuori ad aspettarla, e...

...non arrivava, e siamo venuti qui.

Io... sono... [sospira]

...uscita subito dal teatro per venire qui a prepararmi...

...per ricevere gli ospiti.

Niente.

Federica non risponde.

[Andrea] Federica è... l'altra vostra figlia, giusto?

Sì. Dovrebbe essere a un compleanno...

...in un bar del centro adesso.

E di Alberto?

Cosa mi potete dire?

Com’erano le cose con Irene? Andavano d’accordo, o c’erano dei conflitti?

Erano una coppia.

Qualche volta avranno litigato, come tutti.

- Perché mi chiede di Alberto? - Perché non riusciamo a trovarlo.

Voi l'avete visto, dopo il concerto?

Eh, no.

[Simone] No, neanche io.

Come è stata uccisa?

Sarà l'autopsia a dircelo.

Com’è stata brava stasera.

È stata così brava.

[Andrea] Arrivederla, signora. Vi terrò informati sugli aggiornamenti.

[Maurizio] Adele, esco anche io. Ti riporto Federica.

[Federica urla] Oh, ma che fai?

[Maurizio] Federica! Tua sorella Irene è morta! È stata uccisa!

[Adele si allontana]

[porta si apre e chiude]

[Simone piange]

[Valeria] Buongiorno.

[Gerardo] Oh, ma cos'è 'sta storia del trasferimento?

Io... ve ne avrei parlato una volta sicura.

E ce lo dici così, con la valigia in mano?

Vado a Roma solo per qualche giorno. Il trasferimento sarà la prossima settimana.

[Luca] Ma perché se ne vuole andare?

Diciamo che ho bisogno di un cambiamento.

Comunque ne parliamo quando torno, ok?

Andrea dov'è?

Abbiamo un sospettato per l'omicidio di ieri notte. Lo sta interrogando.

Anche se, a dire la verità...

...ha confessato non appena l'abbiamo preso.

Sono stato io.

L'ho uccisa.

Non ho bisogno di nessun avvocato.

Ma noi te ne assegneremo uno d'ufficio.

E io voglio comunque che mi racconti come sono andate le cose.

Perché l'hai uccisa?

Mi tradiva.

- L'hai scoperto ieri? - Sì.

Dopo il concerto.

Dovevamo andare a casa sua.

Alla festa.

Ma quando ho finito di suonare,

mi è arrivato un messaggio di cui non conoscevo il numero.

Nel messaggio c'era scritto che Irene mi tradiva.

- Posso vedere questo messaggio? - No.

Non ho più il telefono. Non so più dov'è.

- Quando ti sei accorto di non averlo più? - Non lo so.

Io sono andato nel suo camerino per chiederle come stavano le cose.

Ma lei negava.

Però più negava, più io capivo che lei mentiva.

E io volevo sapere con chi mi tradiva.

Ho perso la testa, non c'ho capito più niente.

E l'hai colpita?

L'ho colpita.

Ci sono le tue impronte sul posacenere trovato a terra, nel camerino.

È stato il primo oggetto che mi è capitato per le mani.

L'ho colpita in testa.

Lei è caduta.

E ha sbattuto la fronte.

Ha cominciato a sanguinare...

Tanto sangue.

E poi ho provato a chiamarla, ma lei non rispondeva.

E allora mi sono fatto prendere... dal panico, e sono scappato.

Io glielo giuro, non so che cazzo mi è passato per la testa.

Hai idea di chi possa averti mandato quel messaggio?

E di chi fosse l'amante di Irene?

Non lo so.

[sospira]

[porta si apre]

Hai ascoltato?

Sei stato bravo.

Capirai...

Ha fatto tutto da solo.

[Valeria] Mh...

Immagino che non possa dire niente per farti cambiare idea?

No.

Sono passata solo a vedere come andava.

Ci vediamo tra due giorni.

[porta si apre]

Allora, tanto per cominciare...

Il posacenere non è l'arma del delitto.

Vedete questo ematoma?

Questo è stato provocato da un oggetto senza spigoli, come il posacenere.

Ma... è stata questa ferita ad ucciderla.

Questa è stata provocata da un oggetto appuntito,

piuttosto pesante.

Il colpo è stato inferto con particolare violenza.

E quindi è stata colpita due volte, con due oggetti diversi?

Ma... probabilmente perché lei, dopo il colpo con il posacenere, s'è rialzata.

La scientifica ha detto che l’impronta lasciata sul ripiano dello specchio è sua.

E allora a quel punto... lui avrà cercato qualcosa di più pesante.

Allora perché non dirlo subito?

[Andrea sospira]

- Con che cosa hai colpito Irene? - Col posacenere. Ve l'ho già detto.

Sì, con il posacenere. E con che altro?

Come con che altro?

Lei è caduta e ha sbattuto la fronte.

Sì, ma oltre alla ferita sulla fronte,

Irene ha un'altra ferita, molto profonda, sulla tempia,

provocata da un oggetto pesante e appuntito.

Cos'era?

Ma di che sta parlando?

Irene si è rialzata dopo il primo colpo.

Era ancora viva. E tu l’hai colpita di nuovo con qualcos’altro.

No, non è vero.

Lei era per terra, sanguinava. E io sono andato via, ve l'ho già detto.

Io l'ho colpita una volta e basta col posacenere.

Io non capisco che sta succedendo qui. Le cose sono andate così.

[Andrea] Ok.

Senti hai notato qualcuno nel corridoio quando sei uscito dal camerino?

No.

Io sono uscito e sono scappato dal retro.

Se è scappato dal camerino, lasciando Irene a terra,

qualcuno potrebbe essere entrato dopo di lui e averla uccisa.

Quindi gli credete? Non sta ritrattando per evitare 30 anni di galera?

Tecnicamente non ha ritrattato, perché ha confessato subito l’omicidio.

Solo che il suo racconto non collima con gli elementi in nostro possesso.

- [bussano alla porta] - Avanti.

[Luca] Scusate.

Abbiamo l'arma del delitto.

C'era un soprammobile nel camerino. Un premio a forma di Chiave di Sol.

L’assassino ha ripulito le impronte, ma il sangue non è sfuggito al luminol.

Perché ripulire il premio, e non il posacenere?

Va bene, quindi non è stato lui.

Allora? Chi stiamo cercando?

Irene aveva un amante. Anche se ancora non sappiamo chi fosse.

E poi c'è chi ha mandato quel messaggio ad Alberto.

- Ce l'abbiamo il numero? - Abbiamo i tabulati.

Un numero internazionale. Ho chiesto i permessi per risalire al proprietario.

Allora facciamo così, rilasciamo il Valli, e cerchiamo questo amante.

Vi dispiace lasciarmi da solo con Andrea, un attimo? Grazie.

[porta si apre e chiude]

Senti, Andrea. Te la senti di portare avanti quest'indagine?

È quello che sto facendo.

Valeria vorrebbe che tu prendessi il suo posto.

Mi sto chiedendo se sei adatto al ruolo.

Lei sa meglio di me che Valeria è la migliore.

È impossibile prendere il suo posto.

[Lombardi ride]

Va bene, puoi andare.

[porta si apre e chiude]

[Alberto] Che ci fai qua?

Volevo vederti.

[porta si chiude]

[Federica] Hai tolto le cose di Irene?

Non riesco più a guardarle.

- Domani lascerò anche l'orchestra. - Ma dai!

[Alberto] Perché sei qui, Federica?

Io voglio capire cos'è successo.

Ho scoperto che mi tradiva.

Le ho chiesto spiegazioni.

Lei... ha negato.

E io ho perso la testa.

Ecco che cosa è successo.

Però la polizia dice che non sei stato tu.

Ma avrei potuto, quindi che differenza fa?

La verità è che io non mi sono mai sentito adeguato a lei.

Per questo ho perso la testa quando ho saputo che mi tradiva.

Lo capisco.

Io mi sono sempre sentita così con lei.

Alberto?

Sono stata io.

A fare cosa?

A mandarti quel messaggio.

Che cazzo stai dicendo?

Non lo so cosa mi è preso.

Io non avrei mai voluto fare del male a Irene di proposito.

E che cosa volevi fare?

Non lo so.

Perché l'hai fatto?

Non lo so.

Da quanto tempo lo sapevi? Come facevi a sapere che mi tradiva?

Ho sentito una telefonata, un po' di tempo fa.

Avevo capito che non stava parlando con te.

Parlava di un viaggio e... di nascondere qualcosa a te e alla mamma.

- Alberto... - Vattene.

- Alberto. - Vattene.

- Alberto, ti prego, perdonami. - [urla] Vattene!

[porta si apre e chiude]

Niente, tra i messaggi non c'è nulla. Ma magari li ha cancellati.

E dai tabulati... non è venuto fuori nessun numero sospetto.

Certo che Irene e questo amante misterioso erano molto attenti a non farsi scoprire.

Però c'è qualcosa sul suo portatile.

Ho recuperato una mail tra quelle cancellate.

Una prenotazione per un biglietto del treno per Bologna, per due passeggeri.

Ci sono anche prenotazioni di altri viaggi, ma non sono state cancellate.

Forse questo viaggio doveva restare segreto?

È troppo sperare che ci sia anche il nome del passeggero?

Infatti.

La date del biglietto?

Tredici marzo.

[Andrea] Alberto, sono il sovraintendente Russo.

Devo sapere un'ultima cosa. Sei stato a Bologna con Irene il 13 marzo?

Ok, grazie.

Niente.

[Adele] Alberto ha confessato, giusto?

E adesso voi lo rilasciate. Perché?

Alberto verrà accusato di lesioni personali.

Ma è probabile che non sia stato lui ad uccidere Irene.

E chi è stato, allora?

Ancora non lo sappiamo.

Pensiamo che Irene avesse un amante, e lo stiamo cercando.

Voi avete idea di chi potesse essere?

Irene non era tipo da avere amanti.

Irene ha fatto un viaggio a Bologna, un mese fa.

Il 13 marzo, per l'esattezza.

Ha prenotato due biglietti del treno, ma non è andata con Alberto.

A lui ha detto che andava a Milano.

Sì, infatti.

Aveva un provino importante.

Ha mentito.

Mi dispiace.

[Andrea] Vi ricordate... qualcosa di quei giorni?

Irene si comportava in modo particolare, o è successo qualcosa di strano?

[Adele] Sì.

Era molto nervosa.

Pensavo fosse per il provino.

Quando è tornata a casa, m’ha detto che era andato malissimo.

Infatti era di pessimo umore.

Sapete se Irene frequentava qualche ragazzo straniero?

No, in particolare.

Beh, oddio. Col nostro mestiere frequentiamo tanta di quella gente.

Perché?

Perché qualcuno ha mandato un messaggio ad Alberto la sera del concerto.

E ha usato un numero straniero.

E gli ha scritto che Irene lo tradiva.

Chiunque sia stato, potrebbe essere...

...o l'amante,

o l'assassino.

[rumore di oggetti smossi]

[Federica] Cosa stai facendo?

[Simone] Stavo cercando il mio quaderno.

L'avevo prestato a... a Irene.

Ma la mamma dorme?

La mamma dorme, sì. Non si sentiva bene... Ha preso dei sonniferi.

Federica?

Era... è un quaderno marrone. Abbastanza grande.

Così, di pelle marrone.

Non so, magari l'hai visto.

No.

Vado a letto.

[tasti a caso del pianoforte]

[Simone inizia a suonare]

- [musica si interrompe] - [sbuffa]

[riprende a suonare]

[Adele] Hai fatto tardi stanotte.

[Simone] Sì, scusami.

Piuttosto, tu come ti senti oggi?

Ho deciso che continueremo la tournée.

- Scusa? - Lo dobbiamo ad Irene.

Davide può prendere il suo posto come primo violino.

- Pensi che l'orchestra ne abbia voglia? - Sì.

Perché lo farà per lei.

Ma, il punto è...

Perché tu non vuoi farlo?

Magari perché hai avuto una nuova proposta per il festival di Brandeburgo.

O pensi che non parliamo, io e mio marito?

Per me è un'occasione unica. Lo capisci da sola.

Io capisco...

...che ho fatto molto per te, e ti ho fatto arrivare fino a questo punto.

E tu non hai pensato nemmeno di venirmelo a dire.

Te l'avrei detto. È che...

Senti, Adele. Non puoi pensare che io resti sempre a Torino.

Io ho bisogno di uscire, ho bisogno di...

È quello che volevi anche per Irene.

Ti prego, per me è un'occasione unica. Davvero, me lo devi.

Anche tu mi devi molto.

E lo devi anche a Irene. No?

Continueremo la tournée.

Organizzeremo le prove insieme.

A partire da domani.

Puoi lavorare alla tua musica nei ritagli di tempo.

[Simone si allontana]

[Gerardo] Oh, Andrea. Abbiamo un riscontro da un hotel di Bologna.

Il 13 marzo, Irene si è registrata e ha preso una camera in compagnia di un uomo.

Ci hanno appena inviato la foto del suo documento.

Tu e Irene siete stati a Bologna il 13 marzo.

E ci siete stati di nascosto, all’insaputa della su famiglia e di Alberto.

Perché?

Cos'è, avevate una relazione?

No.

Io e Irene eravamo amici.

Doveva fare una cosa molto importante e mi ha chiesto di accompagnarla.

Cosa doveva fare?

Davide, sei in una posizione molto delicata, non so se te ne rendi conto.

Rispondi alle mie domande.

Voleva abortire.

Siamo andati a Bologna perché lì c’è un ospedale che lei già conosceva.

E non voleva rischiare di incontrare qualcuno a Torino.

Era tuo il bambino?

Certo che no.

E allora perché ha chiesto a te di accompagnarla?

Gliel’ho già detto, eravamo amici fin dai primi giorni del conservatorio.

[Andrea] Era di Alberto?

Non so di chi era, non ha voluto dirmelo.

[Andrea] Oppure ti stai inventando tutto.

Tu e Irene avevate una relazione, lei è rimasta incinta,

probabilmente non voleva lasciare Alberto.

Ha deciso di abortire e poi ha troncato con te.

- E tu la sera del concerto l’hai uccisa. - Io non l'ho uccisa.

Hai chiamato anche la polizia. È un classico.

Io non l'ho uccisa! Voi siete pazzi a pensare questo.

- Io l'amavo! - Adesso l'amavi!

Prima hai detto che eravate solo amici, adesso l'ami!

Sono vere tutte e due le cose.

Io ho perso subito la testa per lei, quando ci siamo conosciuti.

- Ma lei ha scelto Alberto. - E hai rinunciato a tuo figlio.

Non era mio figlio, come ve lo devo dire?

Io l'ho accompagnata a Bologna solo perché aveva bisogno di un amico.

Ve lo giuro.

[Gerardo] Grazie.

Allora, la clinica ha confermato che Irene, al momento dell'aborto,

non ha dato il nome del padre. Davide si è registrato come accompagnatore.

Il padre risulta ignoto.

L'ha accompagnata fin lì. Se il bambino fosse stato suo, perché non dichiararlo?

E all’albergo dicono che i due

avevano chiesto esplicitamente una stanza con due letti.

Forse è vero che non avevano una relazione.

[Gerardo] Valeria che farebbe?

[Andrea] Lei avrebbe già capito se mente o meno.

Rilasciamolo.

[musica del violino]

[passi si avvicinano]

[Adele] No, ti prego, continua. Non ti fermare.

[Federica] Non sono brava come lei, vero?

Tesoro mio...

Vedi... Irene aveva un talento particolare.

E a chi ha talento riescono molto facili

delle cose che per altri sono molto difficili.

Ma se io continuo a studiare...

Se studiassi giorno e notte, potrei diventare come lei?

Amore... [ride sommessamente]

Tu però continua a mettercela tutta, e studia.

Ora, però, riponi il suo violino.

- [violino viene scordato] - [corda si spezza]

[campanello]

[Federica] Ciao, papà.

- Oh, ciao. - Sei da solo?

- Sì. - Posso entrare?

Certo.

[Federica] Ti devo... parlare.

[Maurizio] Ma certo, amore. Siediti.

Allora, dimmi tutto.

Eh... [ride nervosamente]

Io voglio suonare nella tournée, al posto di Irene.

E vorrei che tu convincessi la mamma.

Io lo so che voi pensate che io non sono in grado.

Ma io sono sicura che, se mi esercito, ce la posso fare.

- Federica, è un passo troppo grande. - Perché?

Io ho gli stessi anni di conservatorio che aveva Irene

quando ha debuttato nell'orchestra.

Sì, ma vedi... tua sorella...

aveva già acquisito una grande tecnica.

E tu non sei ancora lì.

Non sono ancora lì.

O non ci arriverò mai? È questo che pensate, tu e la mamma, vero?

Che io non sarò mai come lei.

Certo.

- Grazie di averci provato, papà. - Aspetta un attimo, Fede.

Federica.

Aspetta, Federica!

[Maurizio] Fede!

[leggero tonfo]

- Che succede? - Va tutto bene. Cosa vuoi?

Ho qualcosa da farti sentire per Cerutti.

Il festival di Brandeburgo.

Ti ricordi?

[Simone suona il piano]

Che roba è questa?

- [musica si interrompe] - Che vuoi dire?

Non penserai di presentarla al festival, spero.

È solo una prova. Io...

Lo sai cosa ho sentito? Non ho sentito niente.

È priva di carattere, di anima.

Non sembra neanche scritta da chi ha composto il concerto di ieri sera.

Vattene a casa, va'. Lasciami solo.

Ho sbagliato a venire qui.

Credevo fossi abbastanza lucido da giudicare con obiettività

e invece sei in grado solo di buttare la tua frustrazione e il tuo dolore su di me.

Ho sbagliato io, continua pure a bere, che vedo che ti riesce bene.

Sì, sì. Vai, vai. E lavora sulla tua musica.

Perché non farai molta strada con questa merda!

Vaffanculo, Maurizio.

[porta si apre e chiude]

[Alberto] Che cosa vuoi, Federica?

Posso prendere le cose di mia sorella?

Prego.

[orchestra suona musica classica]

[Simone sospira]

[Simone] Bene, signori. Mezz'ora si pausa. Ottimo lavoro. Grazie.

- [Davide] Ciao, Fede. - [Federica] Ciao.

- [Simone] Ehi. - Ehi.

[Simone] Cosa fai qui?

[Federica] Sono venuta a farti una proposta.

Addirittura?

[Simone] Sarebbe?

Io voglio suonare nella tournée al posto di Irene.

Davide suona al posto di Irene.

Ma tu convincerai la mamma a sostituirlo con me.

Vado in pausa.

[Federica inizia a suonare il violino]

[musica termina]

Cos'era?

Lo sai cos'è.

È la melodia portante della tua sinfonia.

Quella che tutti hanno applaudito.

Ma il quaderno era di mia sorella, non tuo.

E allora?

Penso che quella melodia l'abbia scritta lei.

E penso che tu gliel'abbia rubata.

E che volessi rubare anche altra musica che c’era dentro al quaderno.

Cosa succederebbe, se la mamma lo scoprisse?

[ride nervosamente]

Io non ho rubato niente.

A tua sorella, quella melodia non interessava.

Me l'ha ceduta.

Io l’ho arrangiata l’ho plasmata e ne ho fatto una sinfonia.

- Pensi che chiunque ne sarebbe in grado? - No.

Ma evidentemente non basta.

Sennò non avresti cercato quel taccuino con così tanta insistenza.

Cosa vuoi?

Te l'ho detto cosa voglio.

Io voglio quello che aveva lei.

Per una volta, voglio stare sul palco,

con il pubblico che mi guarda e che mi applaude.

Pensi di esserne in grado?

Tu dammi la possibilità di provare.

Tua madre non accetterà mai.

Spetta a te convincerla.

Altrimenti tutti sapranno che non te lo meriti, il tuo successo.

Scusa il ritardo.

Non ti preoccupare. Porti questa al cinque?

Aspetta un attimo che manca ancora qualcosa.

Senti, ma...

Valeria l'hai sentita? Come sta?

Ho provato a chiamarla un paio di volte, ma non mi ha risposto.

Eh, avrà da fare a lavoro.

Perché fai quella faccia?

Non ho fatto nessuna faccia.

Vedo che c'è qualcosa che non va.

Zio. [ride nervosamente]

Non dovrei dirtelo. Valeria mi ha fatto promettere.

- Sì, vabbè. Che cosa? - Ha chiesto un trasferimento.

Andrà a lavorare a Roma.

Come Roma? Quando?

Tra... una settimana.

- Ma non mi ha detto niente. - Voleva prima esserne sicura.

Anche io l'ho appena saputo. Adesso è a Roma.

Comunque m’ha detto che ve ne avrebbe parlato appena tornava.

No, io la chiamo subito, stai scherzando?

No, tu ci parlerai quando sarà lei a dirtelo.

Per favore, non mi mettere in difficoltà.

- No, però magari sarà troppo tardi. Ok? - Giacomo, è già troppo tardi.

Ha deciso. Lo sai com'è fatta, no?

[campanello]

- [Adele] Chi è? - [oltre la porta] Davide.

Buonasera.

Davide.

Posso dirle due parole?

Volevo solo dirle che io non c'entro niente con la morte di Irene.

Credo che lei abbia saputo che la polizia mi ha convocato.

Perché l'hanno fatto, allora?

Volevano solo farmi delle domande.

Siediti.

Io amavo Irene.

Anche se non gliel'ho mai detto.

Io non avrei mai potuto farle del male, mi deve credere.

Sono venuto solo per dirle questo.

Scusi il disturbo.

Aspetta, Davide.

Tu...

...sei... [sospira]

...impegnato? Hai qualcosa da fare, stasera?

No.

Perché?

Perché... mi sento molto sola.

Mi piacerebbe che tu restassi a cena con me.

Cucino bene. [ride]

[Adele] Fra pochi mesi avrebbe suonato in Giappone.

Sarebbe stato il suo esordio sulla scena internazionale.

[Davide] Lo so.

Eravamo così fieri, io e il suo papà.

Avrebbe coronato il suo sogno.

Questo non era il suo sogno.

In che senso?

Che Irene non sognava di suonare su un grande palcoscenico internazionale.

Lei non sognava di diventare una grande musicista.

Ma se la musica era tutta la sua vita.

Lo è diventata.

Ma lei avrebbe sacrificato tutto, un giorno, per farsi una famiglia.

Adele, non faccia così.

Ma perché non me l'ha detto? [piange]

Perché le voleva bene.

[Adele piange]

Lei sapeva quanto lei ci tenesse.

Mi deve credere.

Lei, per Irene, era un riferimento.

Davide.

Sei gentile.

[Davide] Cosa fa?

[balbetta] S... scusa.

No, niente.

Io non... scusa.

[Davide] Grazie per la cena.

- Ma ora... - Scusami. Scusami davvero, Davide.

Non è successo niente, davvero.

Arrivederci.

[Andrea sospira]

[tono tastiera digitale]

- [Valeria] Andrea? - Ehi.

Ciao. Com'è andata la giornata?

Bene. Ho visto anche un paio di appartamenti.

- Lì, novità? - No, nessuna.

A parte il fatto che non ci sei, che ci manchi.

Sono sicura che ve la caverete benissimo anche senza di me.

Allora riformulo meglio.

Mi manchi.

[ride nervosamente] Questo sarebbe il momento in cui dici una cosa qualsiasi.

Senti...

E... se venissi anch'io con te?

A Roma intendo.

Andrea, ma che dici?

Perché sarebbe così sbagliato?

Tu dimmi che ti sta bene, e io...

... io presento domanda di trasferimento domani stesso.

Sono serio.

Io dico che siamo tutti e due molto stanchi. È meglio se andiamo a dormire.

Promettimi almeno che ci penserai.

Senti, devo salutarti.

Ciao.

- Novità sul caso? - Sì.

Abbiamo il numero da cui è partito il messaggio per Alberto.

Appartiene ad un tale Pierre Dubois, 25 anni, di Parigi.

Mattei e Rinaldi lo stanno portando qua.

Tienimi aggiornato.

Io veramente non conosco nessuna Irene Ferrara.

Eppure hai mandato un messaggio al suo fidanzato, Alberto Valli.

Dovevi avere delle ottime ragioni per farli litigare.

Ma cosa vuol dire?

Io non le conosco queste persone, glielo giuro.

Sì, ma vedi, il messaggio è partito dal tuo telefono.

E, se non sei stato tu a mandarlo, io... non saprei chi altro.

Boh, non lo so.

Ero in un locale per un compleanno.

Magari ho lasciato il cellulare lì sul tavolo, qualcuno è passato e l’ha preso.

Non so.

- Con chi eri a questa festa? - Ero con...

Ah, oui. Putan merd. Federica!

È una ragazza che conosco.

Era anche lei alla festa al bar.

E a un certo punto mi ha chiesto di mandare un messaggio,

perché lei aveva finito il credito.

- Federica Ferrara? - Eh, non lo so il cognome.

Ok.

[tonfi di oggetti caduti]

[Simone] Adele, cosa stai facendo?

Non ce la faccio più a vedere le sue cose.

Adele, dai.

No, io non... non voglio più vedere niente che mi ricordi lei. Lo capisci, vero?

- Ti prego. Ehi. - Lasciami.

Guardami.

Ti calmi?

Vieni qui, dai.

[Adele piange]

Ma tu dov'eri?

- Ero in teatro a lavorare. - Tu non mi devi lasciare sola.

Mai più. Mai più, ti prego.

Ti prego.

Io vi ho detto tutto. Ho mandato io quel messaggio.

Cosa stiamo aspettando ancora?

Stiamo solo facendo una verifica.

[Andrea] Sai cosa sono i CDR, Federica?

- CDR? - Mh-mh.

No.

E allora te lo dico io.

Sono dei dati

che ci consentono di stabilire la posizione di un cellulare

a una data ora, in un dato giorno.

Il tuo ci dice che eri dalle parti del teatro intorno all’ora dell’omicidio.

Io ero al compleanno, in un bar.

Sì, tu eri al compleanno quando hai mandato il messaggio ad Alberto,

e poi ci sei tornata.

Ma nel frattempo sei stata a teatro. A fare cosa?

Io volevo vedere cos'era successo tra Irene e Alberto.

Ho visto Alberto uscire dal retro.

Sembrava sconvolto e non... non sapevo cosa fare.

E dopo che l’hai visto uscire, sei andata a cercare tua sorella.

Mh? Sei entrata nel suo camerino.

- No. - [Andrea] E invece sì.

Sei entrata, l’hai trovata piena di sangue, le hai dato il colpo di grazia.

Non è vero.

Possiamo sempre confrontare le sue impronte

con quelle rilevate dalla scientifica nel camerino. No?

- Certo. - Io non l'ho uccisa.

Sono entrata nel camerino, ma quando sono entrata lei era già morta.

Era a terra in un lago di sangue e non respirava, glielo giuro. Era già morta.

Perché non hai chiamato la polizia?

Perché avevo paura che fosse successo per colpa di quel messaggio.

C'era il cellulare di Alberto per terra.

Io volevo cancellarlo, però continuava a squillare e l’ho portato via.

E dov'è 'sto cellulare?

L'ho buttato.

E come facevi a sapere che Irene aveva un amante?

Perché ho sentito una telefonata.

Quel viaggio di cui lei ci ha chiesto, di Bologna.

Io ho sentito che parlava con qualcuno di un viaggio, di inventarsi una scusa.

Aveva un tono intimo, però ho capito che non stava parlando con Alberto.

E con chi stava parlando?

Non lo so, non l'ho capito.

Federica...

Dimmi la verità.

Io non lo so.

Non si è mai confidata con me.

Né con nessun altro, credo.

Che succede?

[Federica] Niente.

- Perché l'avete portata qui, scusi? - Che cosa hai fatto?

Federica... sei stata tu?

- L'hai uccisa tu?! - [Andrea] Sig.ra Rubini, per cortesia.

- [Andrea] Non è così. - Come puoi pensare una cosa del genere?

- Noi possiamo andare? - [Andrea] Sì.

[Federica] Papà, aspetta.

Tu ti rendi conto della gravità di quello che hai fatto? Cosa volevi ottenere?

Che Alberto e Irene litigassero? Che si lasciassero?

Non volevo niente.

Fino a prova contraria, siamo ancora i tuoi genitori,

- e abbiamo il diritto di sapere. - Ah, sì? Siete i miei genitori?

Ti dico una novità. Tu hai smesso di essere mio padre da parecchio tempo.

Hai preferito le tue troiette alla tua famiglia.

- Federica... - Io non lo so cosa volevo, va bene?

Forse volevo che anche lei perdesse qualcosa,

visto che aveva tutto e io niente.

Ma cosa stai dicendo?

È anche colpa vostra. Per voi è sempre esistita solo lei.

L'avete sempre preferita a me.

Lei era una cosa speciale, mentre io ero solo Federica.

Ve lo siete mai chiesti cosa mi stavate facendo? Ve ne siete mai accorti?

Siete sempre state importanti allo stesso modo.

È questo tutto quello che hai da dire?

Lasciatemi stare.

Federica.

Federica!

Non te lo dovevo dire.

Ti fermi un secondo, per favore?

Mi spieghi almeno perché lo stai facendo?

Ma non capisci che è colpa mia se Valeria si vuole trasferire a Roma?

Se io me ne vado, lei resterà.

Certo. Sembra che ti importi solo di Valeria.

- Guarda, ci rinuncio, veramente. - Aspetta. Aspetta, Giacomo.

Io lo faccio per voi.

Io voglio che le cose in questa casa tornino ad essere com’erano.

- Ne avete bisogno, tutti e due. - No.

No, io ho bisogno di mia madre.

E se Valeria questo non è in grado di capirlo, per me se ne può andare.

Non voglio sentirti parlare così.

[telefono squilla]

Mamma... non andartene.

Pronto?

[donna] Maria Grazia? Sei tu?

[chiamata chiusa]

Chi era?

Hanno sbagliato numero.

Hai... ragione. Forse...

...è meglio che io resti.

Da quando sei tornata, questa è la prima cosa che fai solo per me.

Grazie.

[porta si chiude]

- [bussano alla porta] - Avanti.

Andrea. Vieni, vieni.

Prego.

Volevo sapere come procede l'indagine.

Abbiamo sentito la figlia di Adele Rubini.

Io non credo sia stata lei ad uccidere la sorella.

Quindi... molti sospettati, nessun colpevole.

Sì, ma non sono passate neanche 48 ore.

Sì, sì. Voglio solo essere sicuro

che stiamo facendo il possibile per risolvere questo caso.

Lo stiamo facendo.

Bene.

- Ah, Andrea, un'altra cosa. Scusami. - Sì?

Eh...

- Te la scopi? - Come?

Hai capito benissimo. Te la scopi, sì o no?

Io credo che questi non siano più affari suoi.

Ah...

Levati dai coglioni.

[Lombardi si lamenta di dolore]

Ho sbagliato con Federica, ieri, quando è venuta da me.

Perché è venuta?

Voleva... che ti convincessi a farla suonare nell'orchestra.

- Al posto di Irene. - Perché non l'ha chiesto a me?

Perché sapeva che le avresti detto di no.

Non è in grado, Maurizio.

Lo so. E forse lo sa anche lei.

Ho fallito come moglie...

...e poi ho fallito come madre.

Se fossimo rimasti insieme, forse...

...Irene sarebbe ancora qui.

Non è il momento di parlare di queste cose adesso, dai.

Sì, invece.

Perché non proviamo a ricominciare insieme, io e te?

A tornare ad essere quelli che eravamo all'inizio.

Adele...

Tu sei sconvolta.

Maurizio.

Io adesso devo andare.

Vedi di riposare un po', eh.

[Federica] Perché mi hai fatto portare il violino?

Perché tu e io dobbiamo lavorare.

La mamma ha accettato?

[ride] Grazie!

Però tu adesso devi essere perfetta.

[Federica] Mh.

Adesso ci esercitiamo e cerchiamo di correggere tutto quello che non funziona.

Va bene, quello che vuoi.

Sali.

[Andrea] Allora, questi tabulati?

[Gerardo] Niente.

Da qui è impossibile scoprire chi fosse il suo amante.

Va bene, ma dovrà pur esserci un indizio da qualche parte.

Dobbiamo anche considerare che Irene, un mese fa, è stata a Bologna ad abortire.

E se ha abortito, può essere che la storia con il suo amante fosse finita.

Forse è anche per questo che non abbiamo trovato messaggi sul suo cellulare.

Sì, ma noi abbiamo controllato anche le telefonate fatte e ricevute

prima del viaggio a Bologna.

Federica ci serve il tuo aiuto. Dobbiamo fare chiarezza.

Nella telefonata che hai ascoltato,

perché hai pensato che stesse parlando con un amante?

Gliel'ho detto, per il tono. Non parlava mai così con Alberto.

Sei sicura che non stesse parlando con Davide?

No. Erano troppo intimi e... l'ho sentita parlare mille volte con Davide.

Tu l’hai proprio sentita nominare Bologna?

Mh, non lo so. Forse no.

Mh, parlava di un viaggio. E... di una scusa da inventare.

Poi lei è venuto a chiederci di quel viaggio a Bologna

di cui Irene non ha parlato a nessuno.

E hai dato per scontato che fosse quello?

Forse sì.

Ma perché?

Perché dobbiamo capire se è possibile che Irene stesse parlando di un altro viaggio.

[Gerardo] Senti, ti ricordi se per caso Irene...

...prima di quel viaggio a Bologna, era stata da qualche altra parte?

Mh, non mi ricordo. Partiva spesso. Concerti, provini...

[Andrea] Va bene.

Adesso è molto importante che tu ci dica con più precisione possibile

quando hai sentito quella telefonata.

Mh, come faccio a ricordarmelo? È passato tanto tempo.

Con calma, io posso dirti che sicuramente era prima del viaggio a Bologna.

Adesso tu mi devi dire se era poco tempo prima o molto tempo prima.

[sospira]

Ah, no, sì! Io stavo studiando per un esame. Avevo un esame a giorni.

Quando ce l'avevi l'esame?

- [Federica] Il 6 marzo. - Il 6 marzo.

Ok, quindi la telefonata è stata fatta prima del 6 marzo,

che era...

...un venerdì.

Cioè, ma era un giorno feriale, festivo, magari un fine settimana?

No, non era un fine settimana, perché ero appena tornata dal conservatorio.

- Mattina, pomeriggio o sera? - Mattina, intorno all'ora di pranzo.

Ero andata a parlare con un professore, ed ero appena tornata a casa.

[Andrea] Ok, Federica. Grazie di essere venuta.

- Grazie. - Puoi andare.

[Luca] Dunque...

Se consideriamo le due settimane precedenti all’esame,

dobbiamo controllare le telefonate che vanno dal 26 febbraio al 5 marzo,

tra le 12 e le 15, escluso il weekend.

Troviamo questo amante.

[telefono squilla]

Sì?

Falla passare.

Ha chiesto di vedermi, dott. Lombardi?

Sì, sig.ra Ferro. Grazie di essere venuta.

La prego, si accomodi.

C'è qualcosa che posso fare per lei?

Lei sa della decisione di Valeria di trasferirsi a Roma?

Sto cercando di convincerla a restare a Torino.

C'è qualche consiglio che mi può dare per... non farla partire?

Lei crede ancora che ci sia qualcuno

che possa far cambiare idea a Valeria su qualcosa?

Sì, sua madre.

Io sono la causa della sua fuga.

Vede, sig.ra Ferro, io vorrei veramente che Valeria riuscisse a perdonarla,

però, è come se....

...le fosse impossibile chiudere con il passato.

C'è qualcosa che noi non sappiamo e che dovremmo sapere?

Qualcosa che non è uscito durante il procedimento?

Farò il possibile per cercare di farla restare.

Vede, dott. Lombardi,

io penso che dopo 17 anni di carcere, lei debba fare qualcosa per me.

Cosa?

Farle capire che è tutto finito.

[porta si apre e chiude]

[musica del violino]

- No, Federica. Allora... - [musica si interrompe]

Sono due trentaduesimi seguiti da due minime.

Mh? Fai attenzione, dai.

[Simone dà il tempo con la mano]

[musica del violino]

- No, no, no. - [musica si interrompe]

È un andante, non un adagio.

Concentrati, dai.

[Simone dà il tempo con la mano]

[musica del violino]

[Simone grida] Non mi stai ascoltando, Federica! Te lo sto dicendo da un'ora!

Così arrivi troppo veloce.

Allora, leggi lo spartito.

Ottantadue bpm, non un battito in più, non un battito in meno.

Quando sarai al centro dell’orchestra, dovrai essere precisa.

Alla frazione di secondo.

- Chiaro? - Sì, scusa.

No, non ti scusare. Concentrati, dai.

Allora...

Federica? Federica!

Federica, aspetta. Federica!

Senti, Andrea...

No, niente. Ti volevo chiedere scusa. Non so che cazzo mi ha preso.

Non dovevo. Mi dispiace.

Io non avrei dovuto risponderle in quel modo.

Ok.

E, comunque, la risposta è no.

Non me la scopo.

[Gerardo] Mah.

Secondo me Federica s’è sbagliata sulle date,

perché da qui non viene fuori niente.

Ho escluso tutti i numeri che appartengono a donne,

quelli di Alberto Valli e Davide Rizzo, e le telefonate fatte al padre e alla madre.

Ne rimangono un paio fatte al direttore del conservatorio.

- Che ha più di 70 anni. - Eh.

- E due a Simone Piras. - Il compagno della madre.

Indaghiamo su di lui.

Controlliamo i tabulati del suo telefono. Scopriamo se è andato da qualche parte

nei giorni che vanno da quelle telefonate a non oltre il viaggio a Bologna di Irene.

[Adele] Simone?

Simone?

[Simone] Ehi...

Sono stata una stupida.

[sospira]

È ovvio che non posso fare questa cosa, non sarò mai come lei.

Non ha senso.

Ti arrendi così, al primo tentativo?

È solo questione di esercizio, Federica.

Impegnati, e vedrai che diventerai brava come lei.

Anche di più.

- Non lo pensi. - Sì, lo penso.

Penso che tu puoi diventare tutto quello che vuoi.

- Ehi... davvero. - Dici?

Sì.

Andiamo a lavorare, dai.

- Andiamo. - Grazie.

[Federica] Perché?

- [Simone] Perché non possiamo. - Perché?

- [cellulare squilla] - Vai a casa, Federica.

No.

Vai a casa, Federica. Vai a casa.

Pronto?

Sì, sono io.

[Andrea] Lei e Irene avevate una relazione.

Mh?

Poi Irene è rimasta incinta e ha deciso di abortire.

O è stato lei a decidere per Irene?

Lei andava a letto con la madre, e andava a letto anche con la figlia.

Io amavo Irene.

Ma non potevo rinunciare ad Adele.

Quando mi ha detto del bambino, le ho detto che non potevamo tenerlo.

Ma è stata la decisione più difficile della mia vita.

Ma, forse...

...la sera del concerto, Irene le ha detto che non si sarebbe rassegnata.

Ha minacciato di dire a tutti della vostra relazione.

Per questo lei l'ha uccisa.

Ha avuto l'occasione, è entrato nel camerino dopo il concerto,

l'ha trovata piena di sangue... e ne ha approfittato.

Irene era la mia musa.

Era tutto quello che ho sempre desiderato.

Quello che c’era tra noi era così speciale che lei non potrebbe neanche immaginarlo.

- Speciale? - Già.

Così speciale da costringerla ad abortire?

Non l'ho costretta ad abortire, l'ho solo convinta.

[sospira profondamente]

Senta...

Il giorno del concerto abbiamo avuto una lite.

Lei non ce la faceva più ad andare avanti così.

Voleva dire tutto ad Adele, e...

...e io le ho detto che ne avremmo parlato seriamente.

Solo che non l'ho più vista.

Non sono mai andato nel suo camerino.

Vorrei tanto averlo fatto, mi creda.

[piange] Perché, forse, avrei potuto salvarla.

Dove sei stata?

Ero alle prove.

Ti volevo ringraziare per avermi dato questa possibilità.

Non ti deluderò.

Non ne dubito.

Stai bene?

[Federica urla]

Mamma!

[urla] Mamma!

[piange] Mamma?

Le va di dirmi cos'è successo?

Io...

- ...li ho visti. - Chi?

Simone e Irene.

No.

Federica.

Che ho detto?

Ma che sta succedendo?

Lei stanotte ha preso un coltello.

Si è tagliate le vene nella stanza di Federica.

Sì.

Perché si stavano baciando.

Io la volevo punire.

Però, poi...

...non ho avuto il coraggio.

Anche lei.

Lei sapeva che Simone e Irene avevano una relazione, vero?

Cos'è successo la sera del concerto?

Stavo andando a casa

per prepararmi e ricevere gli ospiti.

Però sono voluta passare nel camerino di Irene,

per dirle quanto era stata brava.

E l'ho vista... con le mani e la faccia piene di sangue.

Si toccava la fronte, era sconvolta.

Io volevo chiamare immediatamente l’ambulanza, portarla all’ospedale.

E lei ha deciso di dirmi la verità.

Che tradiva Alberto con un uomo,

e che quest'uomo era Simone.

[piange] Non c'ho visto più.

Ho preso il primo oggetto che mi è capitato fra le mani e l’ho colpita.

Ma quanta forza ci ho messo?

Lei si è accasciata per terra, non parlava.

Non si muoveva.

Non la volevo uccidere.

La mia bambina. [piange]

[Andrea] Rimani di sorveglianza.

Scusi, posso chiederle cosa sta succedendo?

Sig. Ferrara, ho dovuto fare delle domande a sua moglie.

In merito all'omicidio di Irene.

Perché, scusi? Non penserà mica che c'entra qualcosa con questa storia.

Oh, mio Dio! [piange]

- [Federica] Papà? - Oh, mio Dio!

- Tesoro... - Papà.

No, no, no. Non è niente. Vieni qua.

Ci sono io qua con te.

Sta tranquilla, non è successo niente.

Non è successo niente.

- Ci sono io con te. - [Federica e Maurizio piangono]

[musica del piano]

[neonato piange]

[musica continua]

[musica continua]

- Bentornata, Valeria. - Grazie.

Ti devo parlare un attimo. Vieni in ufficio?

Sì.

Buongiorno, Dino. Mi dai un attimo? Arrivo subito.

Senti, ci ho pensato a lungo.

E...

Ho fatto uno sbaglio. Cioè, tu mi hai fatto capire di aver fatto uno sbaglio.

Di cosa stai parlando, esattamente?

Senti, Valeria, anche se tua madre aveva confessato,

io dovevo approfondire il movente.

Bisogna andare fino in fondo.

Ho deciso di riaprire il caso.

- Stai scherzando? - No, ci sono gli estremi.

Tra l’altro abbiamo nuove tecniche oggi,

per cui, se sei d’accordo, faccio richiesta al magistrato

diamo tutti gli incartamenti alla scientifica,

se c’è qualcosa da scoprire la scopriamo.

È il tuo tentativo di farmi rimanere?

Lo vuoi riaprire il caso, o no?

[telefono suona]

- Pronto? - [donna] Maria Grazia?

Sono Tiziana.

Pronto, Maria Grazia?

- No, credo che ha sbagliato numero. - Maria Grazia, ti prego, non riattaccare.

- So che sei tu, ti ho vista in ospedale. - [chiamata terminata]

[bussano alla porta]

- Posso? - [Valeria] Vieni.

Io e te avevamo un discorso in sospeso.

Hai riflettuto sulla mia proposta?

Sì.

Non è necessario che tu ti trasferisca a Roma.

Ho deciso di restare qui.

E... posso sapere cosa ti ha fatto cambiare idea?

No.

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