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[inudibile]
È la prima volta che manchi a una cosa del genere.
Ti prego, spiegamelo!
- [Fabio] Devo vedere Ruggero. - Le ho detto che non c'è.
- Non so più come dirglielo. - Non mi risponde più al telefono.
- Ha un nuovo numero? - Non posso darglielo.
Ha un nuovo numero, allora?
- Non me ne vado se non me lo dà. - La prego di allontanarsi.
- Me lo dica, è qui? - Per favore, si allontani.
- È in ufficio? - Basta.
Va bene, me ne vado. Gli dica che sono passato, però.
[squilla il cellulare]
[cellulare continua a suonare]
Stavo per prendere un taxi, vedi tu.
Sai che mia sorella ci tiene alla puntualità.
- Ho avuto da fare. - Eh, che è successo?
Sarà il caso che io lavori!
Dai, sbrigati. E chiudi la cappotta se no mi spettino.
- Cos'hai comprato? - Non te lo dico.
- Ah, no? - No.
Ruggero, piano!
- Ciao, Sergio! - Fabio...
- Benedetta dov'è? - È andata a casa di Patrizia.
- È successo qualcosa? - Tu non mangi da una settimana?
- Sergio, ciao! - Ciao. Come stai?
- Eccoci qua. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
- Tesoro, vieni qua. - Ciao.
- Come stai? - Bene.
- La festeggiata dov'è? - La stiamo tutti aspettando.
Chi c'è nell'ambulanza?
Ti aggiorna Mattei. Io vado a parlare coi vicini.
- Quand'è che farete pace? - Non abbiamo mai litigato.
- Allora? Chi è sopravvissuto? - La moglie.
Ma i paramedici dicono che è un miracolo se arriva viva in ospedale.
Il marito le ha sparato dopo aver ucciso i figli
e poi si è sparato in bocca.
- Che arma ha usato? - Un fucile da caccia.
In casa ce ne sono altri. Tutti in regola.
- Avete chiamato la balistica? - Certo. Stanno arrivando.
- Chi li ha trovati? - La sorella della donna.
Tale Benedetta Martini, coniugata Avigliano.
Abita qua vicino.
- E adesso dov'è? - È a casa sua.
Ha chiamato il 113 da lì.
Era all'aperitivo per il suo compleanno quando è venuta qui.
Perché è venuta?
Non le abbiamo ancora parlato, ma lì ci sono tutti.
Oltre a Benedetta, ha un'altra sorella e un fratello.
- Testimoni? - Nessuno. Qui è molto isolato.
Un tizio dice di aver sentito gli spari, ma ha pensato a dei cacciatori.
E pare che un vicino abbia sentito qualcuno che litigava per strada
poco prima della strage.
Approfondite.
Lo sta facendo Andrea al posto mio.
Ah, dimenticavo...
uno degli agenti della volante ha fotografato il corpo della donna
poco prima che i paramedici la portassero via.
Questo che cos'è?
Forse ha provato a difendersi perché il marito ha una ferita in fronte.
Mandami la foto.
Quando si dice che i soldi non fanno la felicità, eh?
Salve, risponde l'hotel Passo Scuro di Ceresole,
se volete fare una prenotazione, lasciate un messaggio.
- Chi c'è? - Sono io, ispettore.
Guardi cos'ho trovato. Sono le chiavi di un'automobile.
- Dove le hai trovate? - Fuori vicino al Garage.
Luca!
È ancora vivo, portiamolo subito in ospedale!
Vostra sorella è ancora viva.
Ma è in condizioni molto critiche.
È stata portata in ospedale, al San Maurizio.
È il mio ospedale.
È sopravvissuto anche il bambino più piccolo.
Oddio, grazie!
Dov'è adesso?
Stanno portando in ospedale anche lui.
Era nascosto nel bagagliaio.
Da una prima ricostruzione, Sandro Rocchi
ha prima ucciso la famiglia per poi togliersi la vita.
So che siete sconvolti, e mi spiace doverlo fare in questo momento,
ma vi chiedo di pensare alle possibili motivazioni del gesto.
C'erano tensioni ultimamente in famiglia?
No, no.
Loro sono sempre stati la famiglia perfetta.
Stamattina mi ha chiamato mia sorella...
per dirmi che lei e Sandro non sarebbero venuti alla festa.
- E perché? - Non lo so, era sconvolta.
Ha detto che mi avrebbe spiegato tutto il prima possibile.
È per questo che lei è andata a casa sua?
Sì, non l'avevo mai sentita così prima.
A che ora ha ricevuto la telefonata?
Intorno alle tre.
Perché non è andata subito da lei?
Perché stavo sistemando il giardino
e stavano arrivando quelli del catering.
Ho preferito aspettare mio marito.
È stato orribile.
Stamattina il sig. Rocchi ha telefonato
a un albergo di Ceresole Reale, Il Passo Scuro.
Qualcuno di voi sa il perché?
Beh, a Ceresole ci andate tutti, no?
In realtà, noi non ci andiamo da un sacco di tempo.
Loro non lo so.
Abbiamo uno chalet in zona, anche Sandro e Patrizia lo avevano.
Perciò fino a qualche tempo fa ci andavamo tutti più spesso.
Poi hanno deciso di venderlo.
Possiamo andare in ospedale?
Certo.
Grazie della collaborazione.
Patrizia!
Il Dr. Saletti è riuscito a fermare l'emorragia interna.
Ma ha subito gravi lesioni.
Patrizia è in coma farmacologico, per ora rimane in condizioni critiche.
Allora, scusate.
Ti prego, salvala.
Sì, amore. Stai tranquilla, dai.
Sandro lo ha fatto per la Keller.
- Che cazzo dici? - Ultimamente era molto tormentato.
Non è mai riuscito a dimenticarla.
Forse Patrizia ha scoperto tutto.
O Sandro le ha detto tutto e ha fatto quel che ha fatto.
Quello che è successo è una disgrazia,
ma non c'entra niente con quella storia.
Sandro può averlo fatto per mille altri motivi.
Ha chiamato l'albergo di Ceresole! E se avesse parlato col padre?
Se ci avesse parlato, a quest'ora lo sapremmo, no?
Mah... io...
[bussano] Permesso?
Ah, scusate.
Sergio ti devo parlare.
Tranquillo, Ruggero. Ok?
Allora, ci mettiamo d'accordo la prossima volta...
- Non farti paranoie, dai! - [Ruggero] No.
Senti Sergio, io devo chiedertelo.
Con quel ragazzo, durante l'operazione, hai commesso errori?
Per favore, Massimo.
C'è mia cognata in fin di vita e tu di cosa mi parli?
Di un ragazzo che è morto.
Saletti dice che hai commesso un errore.
Saletti è un arrogante.
Ed è il secondo chirurgo di questo reparto.
Ascolta, Massimo.
Quel ragazzo è arrivato qui in condizioni disperate.
Potevo dichiararlo deceduto e risparmiarmi la fatica di provarci.
Sei il direttore sanitario di questo ospedale da quanto?
- Dieci anni? - Più o meno.
E allora fidati di me.
I genitori del ragazzo hanno capito benissimo.
Anzi, devono esserci riconoscenti per aver provato a salvarlo.
Speriamo.
Gerardo?
Hanno quasi finito, eh?
La balistica che ha detto?
Hanno confermato la dinamica che abbiamo immaginato.
L'uomo ha sparato prima ai figli, poi alla moglie e poi a se stesso.
- Ci fanno avere il rapporto stasera. - Va bene.
Gerardo, vieni qua. Guarda, Patrizia è mancina.
Qualcuno deve averle messo la chiave inglese nella mano destra.
Non è stata lei a colpire il marito.
E forse non è stato il marito a ucciderli.
Il suicidio è tutta una messinscena.
[Valeria] Vado in ospedale.
Buongiorno, Samuele è qui?
- Sì, è dentro. - Posso entrare? Sono la zia.
Mi dispiace, ma non posso far entrare nessuno.
L'ispettore Ferro ci sta parlando. In realtà, ci sta provando.
Il bambino è sotto shock, non ha detto una parola.
Va bene.
Io lo so che è stato brutto.
E non voglio costringerti a ripensarci.
Però se tu ricordassi qualcosa per me sarebbe molto importante.
Perché mi aiuteresti a scoprire chi è stato.
È stata la mamma a chiuderti in macchina?
Puoi fare anche solo sì o no con la testa.
Va bene lo stesso, non ti preoccupare.
Ora tu pensa solo a riposarti.
E io vengo a trovarti presto, solo per vedere come stai.
Ha detto qualcosa?
Ma è comprensibile, in una situazione come questa.
Senta...
posso portarlo a casa nostra, solo per il momento?
Samuele deve stare coi servizi sociali,
in attesa della decisione del giudice.
Ma noi siamo la sua famiglia, perché deve stare con degli estranei?
Non starebbe meglio in una casa con persone che conosce?
Forse riuscirebbe a tranquillizzarsi e magari a parlare.
Signora, forse non è stato suo cognato Sandro
a uccidere la sua famiglia e a suicidarsi.
Sospettiamo che sia stato qualcun altro a ucciderli tutti.
[Benedetta] A maggior ragione, è meglio che stia con me.
La prego.
Va bene, per il momento può portarlo con sé,
ma dovrò avvertire il giudice e le darò una scorta.
Certo, va bene.
Grazie.
Accompagnali tu.
Portati Di Leo.
Restate lì per le prime 24 ore e vediamo che succede.
- Tu stai dentro casa e lui fuori. - Va bene.
Ruggero, ma dov'eri finito? Ci hanno fatto vedere Patrizia.
- Dai, vieni. - Devo andare a Londra.
- Scusa, cosa? - Teresa, ascoltami.
Il nostro maggior cliente minaccia di mollarci
se non gli porto oggi stesso il piano di capital budgeting richiesto.
Questo lo capisci?
- Non puoi mandarci qualcun altro? - No.
Vuole parlare solo con me.
Ma come puoi pensare a questo mentre mia sorella rischia di morire?
Teresa, obiettivamente io qui cosa posso fare per Patrizia? Nulla.
Magari puoi fare qualcosa per me, no?
Scusami.
Ma ne va del nostro futuro. È importante.
Sarà una cosa velocissima.
Tu stanotte dormi da Benedetta,
io domani mattina prendo il primo aereo e tutto è finito.
Sei proprio uno stronzo.
Teresa...
Teresa, per favore.
Ruggero.
Ruggero, scusami.
Scusami, ma devo parlarti del mio investimento.
- Non riesco mai a trovarti. - Esatto, non è il momento.
Ti sembra giusto parlare di questo mentre tua sorella rischia di morire?
- Ne parliamo un'altra volta, dai. - Ruggero, ho bisogno di quei soldi!
Non voglio più guadagnarci, ti prego. Rivoglio solo quello che ho investito.
Fabio, mi fai male.
Scusami.
- È che sono sconvolto. - Lo so, ti capisco, tranquillo.
- Adesso vai da tua sorella. - Ok.
[Benedetta] Vieni, amore.
Tesoro, le togliamo queste scarpacce?
Per fortuna che l'ispettore ti ha portato il supereroe,
perché se no io non avevo nessun gioco in casa.
Cosa vorresti fare?
Tesoro, perché non rispondi?
Non devi aver paura.
Adesso c'è la zia.
Andiamo a giocare fuori?
Io intanto preparo qualcosa da mangiare.
- Preparo qualcosa anche per lei. - No, grazie, non si disturbi, signora.
Nessun disturbo, mi fa piacere.
Sono avanzate tantissime cose dalla festa.
- Buona permanenza. - Grazie.
- Non ha un bagaglio? - No.
Mi piace viaggiare leggero.
Salve, sig. Keller.
- Hai affidato tu il bambino alla zia? - Sì, ma ho dato loro una scorta.
Rinaldi ha l'incarico di portarlo qui, se dovessero esserci problemi.
Sì, ma non avresti dovuto.
Possibile che per te le procedure non contano mai un cazzo. Mai!
Non lo puoi decidere tu, oltretutto è il testimone chiave.
No, il testimone chiave è Patrizia Rocchi.
- Se solo uscisse dal coma. - Appunto, quindi resta il bambino.
Ma è sotto shock, non dice una parola.
Ho capito, ma se la madre non si sveglia, non avremo scelta.
- Novità? - [Andrea] Sì.
- E che aspetti a dirmele? - Non volevo disturbare.
Va bene. Buon lavoro. Tienimi informato sul bambino.
Uno dei vicini ha riconosciuto
i due che litigavano fuori dalla casa prima della strage.
E chi erano?
Patrizia Rocchi e suo fratello, Fabio Martini.
Convocatelo.
Ah... vedi se riesci a contattare questo numero.
È l'hotel di Ceresole che Sandro ha chiamato stamattina.
Io ho provato, ma non mi rispondono.
- Tutto bene? - Sì, sì.
Mai stato meglio.
Perché sono qui? Voglio andare in ospedale.
Perché ci risulta che lei e sua sorella
abbiate litigato subito prima della strage.
- Perché stavate litigando? - Per una cazzata!
Quale sarebbe questa cazzata?
Voleva che mi iscrivessi di nuovo all'università.
Che è una follia.
Le ho risposto male e lei mi ha fatto la solita predica.
Sono cinque mesi che non lavoro.
E Patrizia pensa che un pezzo di carta mi possa cambiare la vita.
Come si mantiene?
Vive da solo?
Sì.
Ho dei soldi da parte.
Vivo nella casa di famiglia da quando sono morti i miei.
Non ho né mutuo né affitto da pagare.
Fatto sta che lei e Patrizia avete litigato
e subito dopo è successo quello che è successo.
Lei pensa sul serio che avrei potuto fare del male
a mia sorella e alla sua famiglia?
Buongiorno, Dr. Avigliano, sono l'agente Luca Rinaldi.
Immagino abbia parlato col mio collega.
Sì. Dov'è mia moglie?
Tesoro?
Sono qui!
Finalmente, speravo tornassi prima.
Avresti potuto consultarmi prima di prenderlo in custodia.
Stai scherzando, vero?
Hai ragione, scusami. Dicevo solo che potevi avvertirmi.
Mi preoccupa. Non ha ancora detto una parola.
La polizia dice che il suicidio di Sandro sia una messa in scena.
- È stato qualcun altro a ucciderli. - [Sergio] Cazzate!
Samuele.
Ehi?
Come stai?
Lo sai che sei al sicuro con noi, no?
Lo sai che lo zio ha il videogioco del calcio?
Perché non vi fate una bella partita insieme?
No, devo tornare in ospedale. Faccio la notte.
Sono venuto solo a prendere delle cose.
Sì, stai vicino a Patrizia, meglio.
[Benedetta] La pastiglia l'hai presa?
Se continui con questi ritmi, il cuore ti scoppierà.
Quale altro sangue? Che vuol dire?
Lo hanno trovato dentro casa.
Valeria è convinta che ci fosse un'altra persona quel giorno.
Io non so più cosa pensare.
Speravo che questo capitolo ormai fosse chiuso.
- Ma Lucia lo sa? - No.
Valeria mi ha detto di non dirle niente.
Vuole aspettare che l'indagine venga ufficialmente riaperta.
La mamma ci ha mentito per 17 anni.
Perché?
- Forse c'è un'altra spiegazione. - Quale?
Io non riesco più a guardarla negli occhi.
In casa faccio di tutto per evitarla.
E sento che devo fare qualcosa, però non so cosa.
Non c'è niente che tu possa fare. Nessuno di noi può fare nulla.
Va be'.
[Giulio sospira]
[Giulio] Adesso dimmi tu cosa devo pensare io!
E dì qualcosa, almeno!
Valeria è sempre stata ossessionata da questa storia.
Ha chiesto a Lombardi di fare un sopralluogo.
E allora? Non c'è altro.
- Non capisco cosa vuoi da me. - Voglio sapere la verità.
Come sono andate realmente le cose, Lucia?
- Lo sai... - No, non lo so.
Se quel sangue non era di mio fratello, di chi era?
Questo non lo so!
Non ti credo.
Chi altro c'era insieme a te quel giorno?
Hai sempre detto di aver ucciso Mario per difenderti,
perché aveva scoperto di noi due.
- È la verità o c'è dell'altro? - Basta!
Voglio sapere se mio fratello è morto per colpa mia, oppure no.
Ho passato 17 anni tormentato dai sensi di colpa.
Tu non lo sai cosa vuol dire.
Tu non sai cosa vuol dire!
Ci sono stata io là dentro per 17 anni.
Non ci sei stato tu.
Vattene, Giulio. Lasciami stare.
Valeria può riaprire il caso, può tormentarsi quanto vuole,
tutto resterà così com'è.
Ancora non mi credi?
Ancora non mi credi.
La verità è quella che sai.
[Teresa] Dov'è mio fratello?
Dobbiamo trattenerlo per degli accertamenti.
Ma perché ci fate questo? Eh?
Mio cognato e i miei nipoti sono morti.
Mia sorella è in coma in ospedale
e invece di stare accanto a lei, noi siamo qua a fare non so cosa?
A difenderci da... da che cosa?
Lei può tornare tranquillamente in ospedale.
"Tranquillamente"?
Si può sapere cos'ha fatto Fabio?
Non penserete che sia coinvolto con quello che è successo?
È che Fabio è così, un po' incasinato, ma...
è una bravissima persona, glielo giuro.
E poi se c'è qualcuno...
che l'ha sempre trattato bene,
non l'ha mai fatto sentire la pecora nera,
quella è proprio mia sorella Patrizia.
Vada in ospedale, signora, è solo un controllo.
Siete proprio senza cuore.
Verifica la situazione economica di Fabio Martini.
Conto corrente, proprietà, tutto.
Sono riuscito a parlare con l'hotel di Ceresole.
Nessuno ha risposto alla telefonata di Rocchi.
Anche lui ha trovato la segreteria e non ha lasciato nessun messaggio.
Però avevano il suo nome registrato perché è stato ospite da loro
un mese fa, per un paio di notti. Da solo.
[Ruggero] Buonasera. Le dispiace se mi siedo?
Grazie.
Mi chiamo Ruggero. Scusi se la disturbo.
È che sono appena arrivato
e volevo capire cosa c'è da vedere in zona, qualche dritta.
Lei mi sembra piuttosto esperto. Mi sbaglio?
Il sig. Keller conosce la zona meglio di una guida turistica.
Ah, bene.
Senta, può portare altre due birre, per favore? Grazie.
Lei, invece, non sembra un esperto di montagna, mi pare.
Beh, non giudichi dalle apparenze.
Sono appena arrivato da Torino, direttamente dal lavoro,
ma io amo molto la montagna.
Abita a Torino, ama la montagna e non conosce Ceresole?
Ma sì, certo che la conosco.
È che di solito io vado in Svizzera. Preferisco la Svizzera.
Grazie.
Allora...
le va di raccontarmi qualcosa?
Deve amare molto questi luoghi, per conoscerli così bene.
[Keller] Io odio, questi luoghi.
Come li odia?
Mi ha detto che vive qui da un anno.
Io avevo una figlia.
La mia unica figlia.
Vent'anni.
L'ho vista l'ultima volta tre anni fa.
Cosa è successo?
Era venuta in vacanza da queste parti.
Lei amava la montagna,
ma soprattutto viaggiare da sola.
Si accampava con la tenda.
Faceva intere estati così.
Ma quella volta non è più tornata.
La polizia l'ha cercata per due anni,
poi ha archiviato.
Dicono che forse è fuggita in un altro paese.
Ma io so che non è così.
Io so che è morta.
E come fa a esserne così sicuro?
Lo so e basta.
Ne ha parlato con qualcuno?
Qualcuno gliel'ha fatto pensare?
No. Qui non se la ricorda nessuno.
Si vede che era appena arrivata.
Ma io me lo sento.
Prima o poi la troverò.
Certo.
Tu che ci fai qui?
È mia cognata.
Lo so.
Non pensavo avessi il turno stanotte.
Preferisco tenerla d'occhio da vicino.
Anch'io ho bisogno di essere tenuta d'occhio...
da molto vicino.
Non ho niente di adatto a un bambino.
Niente.
E se andassi a prendere qualcosa a casa sua?
No, signora mi dispiace.
Può raccontargli una favola. Ne conoscerà una, no?
O magari può inventarsela.
Mia madre faceva così.
Amore...
Domani ti compro un pigiamino nuovo.
Hai sonno?
Vuoi che ti racconti una favola?
Allora...
c'era una volta un re che viveva in un'isola lontana.
Questo re si chiamava Ulisse.
Aveva una moglie che si chiamava Penelope
e un figlio che si chiamava Telemaco.
Avevano anche un cane, che si chiamava Argo.
Un giorno Ulisse partì in guerra,
la guerra finì,
e Ulisse tornò a casa.
Perché mi ha fatto parlare di queste cose?
Scusi, non era mia intenzione. Si vede che ne aveva bisogno.
- Ora ho bisogno di dormire. - Vuole che l'accompagni?
- No. grazie. - Buona notte.
[Ruggero] Sergio, ho parlato con Keller.
Ma che dici? Quando?
Stasera. Sono a Ceresole.
Comunque avevi ragione, Sandro non ha detto niente.
Te l'avevo detto che la storia di sua figlia non c'entrava
con quello che è successo.
Qui, la polizia ha scoperto che Sandro non si è ucciso.
- In che senso, scusa? - Era una messinscena.
- Qualcuno li ha uccisi tutti. - Tutti? Ma com'è possibile?
Chi? Cosa è stata? Una rapina?
Non lo so...
La polizia non ci ha voluto dire nulla.
Però so che hanno interrogato Fabio.
Fabio? Oddio.
Cosa?
Mi ha dato 100.000 euro per fare un investimento,
ma qualcosa è andato storto.
Sono giorni che mi sta dietro, li rivuole, dice che è nella merda.
- Ahia... - Eh...
Ma io non posso ridarglieli. I 100.000 sono diventati 15.000.
- E tu glielo hai detto? - Non gliel'ho ancora detto.
Gli ho detto di aspettare.
Dai, magari si scopre che Fabio non c'entra niente.
Speriamo.
Va be', Sergio, adesso vado a dormire.
- Domani torno a Torino. Ciao. - Ok. 'Notte.
- Mi hai fatta chiamare? - Vieni, vieni.
Che succede?
Guarda, non so neanche io come dirtelo.
Il PM non ha autorizzato la riapertura del caso di tuo padre.
Come sarebbe?
E quel sangue sconosciuto? È un elemento nuovo.
Non lo ha ritenuto rilevante.
Una casa abbandonata da 17 anni, oltretutto così isolata sul lago...
- Il sangue può essere di chiunque. - Ma chiunque chi?
Non so, un barbone che l'ha usata per un po' di tempo, per esempio.
- È assurdo. -Ma andremo avanti lo stesso.
Scopriremo di chi è quel sangue, in un modo o nell'altro.
Grazie.
[bussa alla porta]
Su Ceresole non ho ancora nessun aggiornamento.
E dei conti di Fabio Martini se ne sta occupando Mattei.
Puoi andare a casa, se vuoi.
Lo so.
Stavo facendo altro nel frattempo.
Senti, Andrea...
sono due giorni che non mi parli.
A stento mi guardi in faccia.
Che succede? Ti ho fatto qualcosa?
Stai scherzando, spero.
Ma davvero non ti rendi conto di niente?
Non ti accorgi che ferisci le persone che ti stanno vicine?
Usi le persone solo per i tuoi scopi, Valeria.
Fammi capire, stiamo parlando di te?
Quando ti avrei usato, scusa?
Quando ti stavi allontanando da Lombardi e ti sentivi sola?
È vero che in quell'albergo ci sono venuto io.
Ed è vero che il primo passo l'ho fatto io.
Ma se l'ho fatto...
è perché mi sono illuso che stessi iniziando a sentire quello che provo io.
Sì, appunto Andrea.
Tu ti sei illuso, non io.
Sono stata chiara fin dall'inizio con te.
- E non è vero che uso le persone. - No.
No.
Però sei tornata con Lombardi proprio quando avevi bisogno di qualcosa.
E lo lascerai di nuovo quando non ti servirà più.
Ma che cazzo ne sai tu di me e Giorgio?
Come che cazzo ne so, Valeria?
Me ne hai parlato tu.
E lui mi ha quasi strozzato... Ma tu guarda!
Quando? Che stai dicendo?
Senti, lascia perdere, va bene?
Lasciami in pace.
Non parliamone più. Parliamo solo di lavoro.
E io prima o poi, me ne farò una ragione.
Ok.
[sospira]
- Ispettore Bertone. - Tu devi essere Valeria Ferro.
Grazie di essere venuto.
Facciamo due passi?
Allora, cosa volevi chiedermi?
Questa perizia l'ha fatta lei, vero?
Sa dirmi come mai
il numero dei referti è progressivo, ma è saltato un numero di protocollo.
- È una svista o un'omissione? - Ma tu non lavori con Lombardi?
E perché non l'hai chiesto a lui? È Lombardi che ha seguito il caso.
Sì, ma è stato lei a rilevare l'impronta.
Ho rilevato un'impronta sull'arma. Parziale.
Ma sia chiaro, era la sua.
Senza dubbio era l'impronta del dito indice di tua madre.
Te lo dico per esperienza,
già con 11 punti di corrispondenza
fra l'impronta rilevata e quella del sospettato,
si può ragionevolmente pensare che l'impronta sia sua.
E io avevo trovati 14 punti.
Solo che in tribunale ne vogliono 16.
E così
abbiamo annullato quella perizia
e ne abbiamo fatta un'altra. Questa.
Avete?
È Lombardi che me l'ha chiesto.
E io ho rilevato altri due punti.
Ma era un caso già risolto, credimi.
[Lombardi] Io non so più come spiegartelo.
Era la sua impronta su quel coltello, Valeria!
E con questo?
Potrebbe aver preso quel coltello per buttarlo nel lago.
O forse era solo spaventata.
Ma ha confessato.
Sì, ma solo dopo quella perizia sulle impronte.
Era incastrata.
Ogni avvocato consiglierebbe
di confessare per avere una riduzione della pena.
Era una confessione tardiva
e qualunque avvocato sa che in tal caso non danno attenuanti.
Come infatti è stato.
E poi, nessuno confessa un omicidio che non ha commesso.
Pensava di farla franca, ha capito che non poteva
e ha deciso di dire tutto.
L'avrebbero condannata lo stesso,
anche senza confessione. Era questione di tempo.
- C'era qualcun altro con lei. - Sì, ma lei ha ucciso.
Oppure ha protetto l'assassino. C'hai mai pensato?
Hai commesso un reato. Hai deciso per noi.
E non hai mai avuto le palle di dirmelo.
- Valeria... - D'ora in poi stammi lontano
- o ti denuncio. - Ascolta...
Non mi toccare. Mai più.
Aspetta un attimo...
- Valeria... - Che c'è?
- Ma stai bene? - Sì, scusa.
Dimmi.
Fabio Martini aveva un movente per l'omicidio.
Non era solo una litigata tra fratelli.
Era una lite per qualcosa di molto più grave dell'università.
La cazzata me l'ha detta lei, Martini.
È vero che sua sorella le ha prestato 100.000 euro?
È il totale che risulta, tra alcuni bonifici intestati a lei
e una serie di prelievi in contanti fatti da sua sorella Patrizia.
E suppongo che anche quelli fossero per lei.
Suppone male.
Quindi è un caso l'ipoteca di 100.000 euro
accesa da lei sulla casa di famiglia dove vive.
Né Teresa né Benedetta ne sapevano niente.
Gliel'avete già detto?
È per i soldi che stava litigando con Patrizia?
Patrizia sapeva dell'ipoteca?
Dove sono finiti i 100.000 euro che le ha prestato sua sorella?
Li ho investiti.
- In cosa li ha investiti? - Li ho dati a mio cognato Ruggero.
Gestisce un fondo con un rendimento altissimo.
Fa sempre guadagni stratosferici.
Ma?
Ma non lo so. Non si fa più sentire.
Non riesco più a trovarlo.
L'ho anche supplicato di restituirmeli.
Avevo il pagamento in scadenza e non potevo più aspettare.
È per questo che sono andato da Patrizia.
Per farmi prestare altri 100.000 euro, nel frattempo.
E lei si è infuriata.
E aveva ragione.
Però poi ha deciso di aiutarmi, come ogni volta.
Ruggero, prima o poi, dovrà dirmi qualcosa.
E glielo giuro, è finita lì.
Quando sono andato via siamo rimasti d'accordo
che lei ne avrebbe parlato con Sandro
e l'avrebbe convinto a rimandare l'acquisto di non so che casa al mare.
E che saremmo andati assieme a pagare l'ipoteca.
O forse invece è rimasto in casa con sua sorella Patrizia
ad aspettare che Sandro rientrasse.
Lui si è rifiutato di aiutarla.
Avete litigato, lo ha colpito con la chiave inglese,
ha perso la testa e ha fatto una strage.
No, glielo giuro. Non sono stato io.
Loro erano gli unici disposti ad aiutarmi... mi creda.
Tesoro... lo vedi lo zio Fabio?
L'ispettore vuole sapere se l'hai visto anche ieri, a casa.
Samuele...
Lasci stare. Va bene così.
Grazie di essere venuto.
Io sono sempre contenta quando passi a trovarmi.
- Andiamo. - [Benedetta] Vai, arrivo subito.
[Valeria] Nessun cambiamento, quindi?
Non è stato lui, mi creda.
Mio fratello non è una persona del genere.
Non avrebbe mai potuto farlo,
neanche se quello che mi ha detto fosse vero.
Vada da suo nipote, adesso.
[squilla il cellulare]
Sì?
Sì.
Ok, grazie.
Tenetemi aggiornata.
Forse rioperano Patrizia Rocchi oggi stesso.
Speriamo bene.
- Ha confessato? - No.
[Valeria] E non credo sia stato lui.
Buona la fragola, vero?
Ora compriamo il pallone che ti ho promesso.
[squilla il cellulare]
Teresa.
Ero in questura.
Sì, vengo il prima possibile. Ok.
Si è aggravata improvvisamente ed è andata in sofferenza cardiaca.
E tu che ci fai qui?
L'ho visitata e ho disposto degli accertamenti.
Forse va rioperata oggi stesso.
Ora ci penso io. Può andare, grazie.
No. Tu puoi andare.
Sei sospeso in attesa di giudizio per la morte di quel ragazzo.
Ma cosa dici?
Non sai che si dovrebbe sporgere denuncia prima?
- I genitori non l'hanno fatto. - Lo so.
Ma l'ho fatto io.
- Sei un pezzo di merda. - Sergio, fermati!
Lasciami stare, io l'ammazzo.
Ecco, brava, tieni a bada questo pazzo.
- Che succede qui? - E lasciatemi!
Massimo, non lascio mia cognata nelle mani di quello lì.
A costo di occupare la sala operatoria con la forza!
Invece tu te ne stai lontano, finché non finisce questo casino.
Non l'ho creato io il casino, l'ha creato lui!
E lui che dovresti mandare fuori a calci.
Sergio, prendila come un'occasione per riposarti
e poi vedrai che in tribunale si risolverà tutto.
- Dammi retta. - Io non penso al tribunale,
io sto pensando a mia cognata!
E proprio perché è tua cognata, è meglio se la opera qualcun altro.
- Peccato che rimanga così poco. - Eh, un impegno imprevisto.
- La sua ricevuta e il suo resto. - Grazie.
- Buongiorno! - Ciao, Alfredo.
Allora, questi sono per voi.
E questa è per il signor Keller.
Un anno che vive qui, non gli ha scritto mai nessuno.
- Che sarà successo? - Forse riguarda la figlia.
Quanto ci vorrà ancora?
- Non puoi andare a controllare? - Benedetta, per cortesia!
Te l'ho già spiegato.
Ho provato in tutti i modi, ma non posso entrare.
Ma cosa hai fatto a Saletti per arrivare a farti denunciare?
Teresa!
- È ancora dentro? - Sì e non ci dicono niente.
[si apre la porta della sala]
Ha avuto un arresto cardio respiratorio.
Era in condizioni gravissime, non c'è stato nulla da fare.
Ho fatto tutto il possibile.
- Mi dispiace. - Sai dire solo "mi dispiace"?
- Sergio! - Si calmi, per favore!
Bastardo!
[segnale acustico]
[Benedetta] La pillola.
È sicuro di sentirsi bene?
Ultimamente il cuore... mi gioca brutti scherzi.
Ma tranquilla, non ho intenzione di andarmene così presto.
- Ora si fa come dico io. - Ovvero?
Il bambino viene qui, parla ancora con lo psicologo,
vede il giudice e segue tutto il percorso normale
che si riserva al testimone di un crimine, finché non parla.
Non sei nella posizione di dettarmi condizioni.
No, tu non sei nella posizione di dettare condizioni.
Non mi vuoi più vedere, vuoi farla finita una volta per tutte?
Accomodati.
Vuoi denunciarmi? Fallo.
Vediamo cosa dice il magistrato del presunto crimine di cui parli.
Ma quando si tratta di un'indagine, l'ultima parola spetta a me.
Si fa come dico io.
Quindi ora chiami Rinaldi e gli dici di portare qui il bambino.
Non te ne frega niente che abbia appena perso la madre.
Certo che me ne frega,
sfortunatamente la madre è l'altro testimone e non c'è più.
Abbiamo solo il bambino. Non ho scelta, devo chiudere il caso.
A qualunque costo. Vero, Giorgio?
Chiama Rinaldi.
[squilla il cellulare]
Pronto?
Signora, sono l'ispettore Ferro. È ancora in ospedale?
No, sono appena tornata a casa.
Purtroppo devo darle un'altra brutta notizia.
- Samuele non può più restare con lei. - Perché?
Può chiedere l'affidamento e forse il giudice glielo concede,
ma adesso deve portarlo qui.
- Ma non si può fare qualcosa? - Temo di no.
Aspettare almeno un giorno.
Ora per noi è ancora più importante capire se ha visto qualcosa.
Certo.
- Va bene, cosa devo fare? - Mi passi l'agente Rinaldi, grazie.
L'ispettore, per lei.
Grazie.
Pronto?
Rinaldi, porta qui il bambino, ma fallo con i guanti, capito?
Senza creare tensioni, senza allarmi,
lascia che si salutino e quando arrivi, vieni subito da me.
Va bene, ispettore, non si preoccupi.
Mi dice lei quando Samuele è pronto?
- Io aspetto fuori. - Agente...
Posso chiederle se possiamo andare a comprare un pallone
da soli io e lui?
- Signora... - La prego.
Gliel'avevo promesso.
Il tempo di andare e tornare.
Va bene. Ma non ci mettete troppo.
Samuele, andiamo.
Andiamo.
Andiamo in macchina, su.
Bene, siamo pronti.
- A dopo. - A dopo.
[si apre la porta]
Cosa vuoi ancora?
Capita a tutti di sbagliare. E tu dovresti saperlo.
Forse ora la smetterai di fare l'arrogante.
Mia moglie e mia cognata sono sconvolte.
Pensano che se l'avessi operato io non sarebbe successo.
Potrei consigliare loro di farti causa.
Io non ho fatto nulla.
Anch'io non avevo fatto nulla.
Adesso dovresti capire come ci si sente.
Sergio, ti prego, non lo fare.
- Non fare cosa? - Non denunciatemi.
Ironia della sorte, no?
Pare che siamo tutti e due sulla stessa barca.
Ritirerò la denuncia nei tuoi confronti.
Vedi?
Già sei meno arrogante.
Se vuole, le riapro la stanza, invece di aspettare lì.
No, no, grazie. È una questione di poco.
C'è stato un piccolo contrattempo.
Va bene, se ha bisogno di me sono di là.
Mi scusi, volevo prendere un bicchiere d'acqua.
- Glielo do io. - Grazie.
Scusi.
- Salve. - Salve.
Sig. Keller, c'è una lettera per lei.
[Andrea] Ogni volta che Sandro è andato a Ceresole, era solo.
E nessuno l'ha mai visto uscire, cenare o parlare con qualcuno.
Ogni volta? Quante volte c'è stato?
Nell'ultimo anno, sei.
Le prime cinque ha dormito all'hotel Villalba
che è un quattro stelle con piscina.
E solo l'ultima volta ha dormito al Passo Scuro
che è una pensione a due stelle.
Ho fatto una verifica: a Villalba c'era posto.
E poi anche fosse stato pieno, ci sono molti hotel dello stesso livello.
Voglio l'elenco dei clienti del Passo Scuro
nei giorni in cui c'era Sandro.
E di quelli che c'erano ieri quando ha telefonato.
Bene.
Andrea...
Sì?
Niente.
Vieni.
Apriamo un po'.
Non ci veniamo da tanto tempo.
Te la ricordi questa casa? Ci sei stato quando eri piccolo.
Il paese te lo ricordi?
Ceresole.
Sì, ma te lo ricordi.
Vedrai che andrà tutto bene. Nessuno ci disturberà.
Vuoi andare nella tua stanza? Andiamo!
Non me la sono sentita di dire di no.
Non immaginavo che potesse scappare.
Se vuole cacciarmi, lo capisco.
Ci sono cascato come un cretino.
Non ho intenzione di cacciarti.
Io avrei fatto lo stesso.
Ora però cerchiamo di risolvere.
Ha spento il cellulare, ma non avrà tolto la batteria.
- Cercate di rintracciarla. - D'accordo.
Sai chi ha preso una stanza ieri notte al Passo Scuro?
- Ruggero Bellavia. - E chi è?
Il marito di Teresa Martini, una delle sorelle.
Quindi c'era quando ho chiesto se sapevano
perché Sandro avesse chiamato Ceresole?
Non ha detto niente, ma sapeva chi cercava Sandro e anche perché.
Forse lo so anch'io.
Urs Keller.
È uno svizzero e alloggia al Passo Scuro.
E c'era anche un mese fa, quando Sandro ha dormito lì.
Keller alloggia lì praticamente da un anno.
È il padre di Lara Keller,
una ragazza sparita tre anni fa in montagna, dalle parti di Ceresole.
Il corpo non è mai stato trovato e il caso è stato chiuso.
Chiama la pensione, chiedi se Bellavia è ancora lì.
Ha fatto checkout stamane.
- E Keller? - È ancora lì.
Andiamo a parlarci.
Vieni con me?
Ok.
Tu avvertimi se rintracci la donna e il bambino.
Ok.
E tu controlla se Bellavia è rientrato a Torino.
Mi posso fidare questa volta?
Buongiorno!
Ci si rivede.
Anche a me è venuta voglia di fare una camminata.
Ora sono sfinito.
Camminare in montagna con queste scarpe non va bene.
Eh sì, è vero! È che non c'ho pensato oggi.
Avrà sete.
Vado a prendere dell'acqua.
Vuole leggere la mia lettera?
- Perché ti interessa tanto? - No, non m'interessa.
- Mi stavi seguendo. - Assolutamente no.
Cosa vuoi da me?
Ieri sera sei venuto a parlarmi, adesso sei qui.
- Non voglio nulla, veramente. - Sai qualcosa di mia figlia?
Assolutamente no! No, non so nulla.
- Dov'è mia figlia?! - Io non lo so! La prego, io non ...
Tu sai qualcosa.
- Io ti ammazzo se non me lo dici. - Non lo so!
Davvero, non so nulla, mi dispiace.
Io non so nulla. Mi dispiace!
[segnale di molti sms]
Samuele?
Samuele!
Samuele!
Ma dove sei?
Sono qui.
Volevi farmi uno scherzo?
Sì.
- Ti piace stare in montagna? - Sì.
Sì?
- Ho fame, zia. - Ora facciamo la merenda.
- Perché piangi? - No, non piango.
Sono felice.
Andiamo?
- Pronto, Benedetta? - Sergio!
Ma dove sei finita?
Samuele ha parlato e ha detto che ha fame.
Sì, ho capito, ma dove sei?
- A Ceresole. - Torna subito, ti stanno cercando!
- No, perché volevano togliermelo. - Ma che ti sei messa in testa?
Lo so, è una follia, ma intanto adesso parla, no?
Come parla? Ha parlato?
- Sì, ora avverto l'ispettore. - No, non chiamarla.
- Ti raggiungo e ci andiamo insieme. - Ah, ok.
- Meglio se ci andiamo insieme, no? - Sì, va bene anche per me aspettarti.
- Arrivo subito. - Ok.
- Allora ci vediamo tra poco. - A dopo.
Voleva rubarmi una lettera che ho ricevuto oggi da mia moglie.
Non so proprio perché gli interessava.
Forse non pensava che fosse di sua moglie.
E di chi?
Lei ha mai conosciuto Sandro Rocchi?
È stato in quest'albergo una volta ed era il cognato del sig. Bellavia.
Temo che siano entrambi coinvolti nella scomparsa di sua figlia.
Io credo che Bellavia temesse che la lettera fosse di Sandro.
Qui mi hanno preso tutti per pazzo.
Mia moglie dice che se non torno a casa, chiede il divorzio.
E invece, avevo ragione.
Allora chiami sua moglie, e le dica che forse l'attesa è finita.
Lei sa dove posso trovare Bellavia?
Dovrebbe essere qua.
Dove cazzo sei finito?
Ma dov'è?
Cazzo!
- Ne vuoi una? - Sì.
Domani andiamo a trovare la mamma?
Non lo so, dobbiamo chiedere ai medici.
Anzi, sai cosa facciamo? Lo chiediamo a zio quando arriva.
Cosa disegni?
Che macchina grande!
Sì, così potevamo nasconderci tutti lì dentro.
Te l'ha detto mamma di nasconderti in macchina?
Sì, perché qualcuno sparava.
Chi sparava, tesoro?
Non lo so, sparava fortissimo.
E poi?
Poi mamma mi ha preso in braccio e siamo andati in macchina,
ma era arrabbiata perché non trovava le chiavi del garage.
Allora mi ha detto che dovevo stare nascosto,
che dovevo stare fermissimo e zitto.
Sei stato molto bravo.
Poi ho sentito un cellulare, poi più niente.
Un cellulare? E hai sentito qualcuno parlare?
No, solo il cellulare.
Ok.
Va bene, grazie.
Bellavia non è tornato a Torino, dev'essere ancora qui in zona.
[squilla il cellulare]
- Pronto? - Sono Benedetta Avigliano.
Sig.ra Avigliano! Dove siete?
Senta, mi scusi se sono scappata, ma le devo dire una cosa importante.
Samuele parla di nuovo e ricorda cos'è successo ieri.
E che cosa le ha detto? Ha visto qualcosa?
No, ma ha sentito degli spari e un cellulare.
- Un cellulare? - Sì, un cellulare che squillava.
Non che squillava, zia.
Ha fatto una specie di "bip", come un messaggio.
- Ha sentito? - Sì.
Signora, aspetti un attimo. Andrea, dammi il tuo cellulare.
Mi mette in vivavoce, così mi sente anche Samuele?
Certo.
- Samuele, mi senti? - Sì.
Allora ascolta.
Era questo il suono?
[si sente un "bip-bip"]
Sì, era questo!
- Benedetta. - Sì.
Dov'è suo marito in questo momento?
Sta arrivando qui.
- Qui dove? - A casa nostra, a Ceresole.
Sono qui a Ceresole.
Siamo qui anche noi. Mi dia l'indirizzo.
Allora, quando esce dal paese, c'è un ponte, lo sorpassa,
e lungo la strada c'è casa nostra.
Bene, signora, stia tranquilla. Arriviamo subito, lei aspetti lì.
- Oddio, è arrivato. - È lì, ora?
Sta arrivando in questo momento.
Che cosa devo fare?
Sa già che Samuele ha sentito un cellulare?
No, ma sa che ha iniziato a parlare.
Per ora, faccia finta di niente. Se può, non lo faccia avvicinare.
- Stia tranquilla, noi arriviamo. - Va bene.
Amore.
Andiamo, amore. Andiamo in casa, vieni.
Vieni, vieni, vieni, vieni. Corri, corri, corri.
Tesoro? Sono qui.
Samuele, vieni qui. Dobbiamo stare in silenzio, ok?
- Tesoro, siete qua dentro? - Sì! Ciao!
- Perché vi siete chiusi? - Samuele sta facendo la doccia.
Mi fai entrare un attimo?
Amore, ho le mani insaponate, fra poco abbiamo finito.
- Benedetta, apri la porta. - Cinque minuti.
Lo so che non state facendo la doccia. Dai, apri!
Apri un attimo. Lasciami spiegare.
Spiega da là.
Apri questa cazzo di porta!
Tu sei pazzo! Io non ti apro.
Benedetta, ascolta.
Lo so che è difficile da capire, ma se non facevo quello che ho fatto,
la nostra vita era rovinata per sempre.
Benedetta! Apri, cazzo!
Cazzo, Benedetta!
Fermo, polizia!
Butta il fucile e mani dietro la testa.
[sparo] No!
È tutto finito.
Perche´ avete ucciso Lara Keller?
Non volevamo ucciderla.
La cosa ci è sfuggita di mano.
Quel giorno a caccia non avevamo preso niente.
Ma era più un modo per passare del tempo insieme.
Lei è arrivata mentre noi bevevamo una bottiglia di vino, al tramonto.
Glielo abbiamo offerto.
Si è seduta con noi,
ci ha raccontato che stava viaggiando da sola
e che voleva fare il giro delle Alpi.
E voi avete scambiato quella confidenza per disponibilità.
Avevamo anche bevuto.
Sembrava che lei ci stesse.
L'avete violentata, vero?
Chi è stato il primo?
È stato lei?
Ma alla fine nessuno si è tirato indietro.
- Neanche Sandro. - Cos'è successo dopo?
Lei era lì che piangeva.
In quel momento, ho capito che dovevo ucciderla.
Sandro se n'era andato e Ruggero non me l'ha impedito.
Quando Sandro l'ha vista morta, ha cominciato a delirare.
Già lì...
dovevo capire che non avrebbe retto.
Gettarla da un dirupo è stata
l'ultima cosa che abbiamo fatto insieme.
Poi, ognuno ha cercato di dimenticare a modo suo.
Finché lei non ha capito
che Sandro aveva deciso di raccontare tutto.
Ho saputo da Ruggero che era venuto qui spesso,
e l'ultima volta aveva incontrato il padre della ragazza.
Dev'essere stato il colpo di grazia,
non ce l'ha più fatta a tenere il segreto.
E ha raccontato tutto a Patrizia.
E Patrizia ha fatto quella telefonata a sua moglie, sconvolta.
E lei lì ha capito tutto.
Sono corso subito da loro.
Ho trovato Sandro in macchina che stava andando dalla polizia.
Non potevo permettergli di rovinarmi la vita.
L'ho colpito con la prima cosa che ho trovato,
l'ho caricato nella sua auto e l'ho portato a casa.
Sapevo dove teneva i fucili.
I ragazzi erano a casa e...
ho dovuto ucciderli.
Poi ho trovato Patrizia.
Lei mi ha detto che Samuele era al centro estivo.
Le ho creduto.
E ho ucciso anche lei.
Poi ho portato Sandro in casa,
gli ho sparato e gli ho messo il fucile tra le mani.
Dove avete gettato il cadavere di Lara Keller?
Ma cosa voleva fare?
Pensava che nella lettera si dicesse
dove trovare i resti di Lara.
Voleva farli sparire.
Grazie, ispettore.
Ma come abbiamo fatto...
tutti questi anni...
senza accorgerci di niente.
Non lo so.
[squilla il cellulare]
Pronto?
Sì, sono io.
Ah, io non lo so.
Cioè, lo immaginavo, ma non ne sapevo niente.
Ah, perfetto.
Grazie, grazie mille.
Era la mia banca.
Mi hanno accreditato 96.000 euro.
È stato Ruggero.
Ruggero?
Vado a vedere Samuele.
Come va?
Vuoi venire un po' giù con noi?
La mamma è morta, vero?
Adesso ti protegge dal cielo,
insieme a papà.
- Tu non morirai, vero? - No.
Io starò sempre qui,
con te.
[squilla il telefono]
Pronto?
Ciao, Valeria.
Arrivo.
Senti, Valeria...
ho fatto un errore con tua madre. Ti chiedo scusa.
Va bene.
Ma è tardi.
[Lucia] Ho fatto prima che potevo. Che succede?
Seguimi.
Chi c'era quel giorno nella casa al lago con te e papà?
E tu mi hai fatto venire qui per risposte che già conosci?
- Chi c'era, oltre te e papà? - Nessuno.
Allora di chi è il sangue che abbiamo trovato?
Perché non hai mai detto che c'era una terza persona?
- Perché non c'era nessun altro. - Sì, invece.
È qualcuno che stai proteggendo?
E io sarei così pazza da farmi 17 anni per proteggere qualcuno?
Fermati, Valeria. Fermati.
Perché non accetti che le cose siano andate così?
Io ci ho provato.
Ogni volta viene fuori qualcosa di nuovo e adesso...
Quel sangue deve appartenere a qualcuno.
Dimmi di chi è quel sangue?
Non avrai pace finché non avrai le risposte, vero?
Di chi è?
È di tuo...
È di Mario.
Mi prendi per il culo?
No.
E allora perché non combacia col mio?
Perché Mario non è tuo padre.
Ma cosa sei disposta a inventare pur di non dirmi la verità?
È questa la verità.
Non ci credo.
Quando l'ho incontrato, ero al terzo mese di gravidanza.
Fai un controllo su Giacomo.
Vedrai che con il suo combacia.
Ma che stai facendo?
Sono... passata a prendere una cosa.
Il mio pettine?
Mi vuoi spiegare cosa succede?
La mamma dov'è?
In questura.
Vale, avevi promesso che ti saresti fermata, ricordi?
Io devo capire se sta dicendo la verità.
Ma su cosa? Su che cosa?
Perché non mi dici quello che vuoi fare?
Riguarda anche me, Vale.
Tu ti sei sempre voltato dall'altra parte.
Vorrei tenere unita la famiglia.
Allora smetti subito perché non c'è niente da fare.
[squilla il cellulare]
Ispettore Ferro.
Sì.
Può dirmi se c'è già il riscontro?
Grazie.
Il sangue di Giacomo combacia.
Mamma, dimmi chi è mio padre.
Non lo so.
Non ho mai saputo chi fosse.
Dimmelo.
È successo tutto una notte.
Stavo tornando verso casa. Era buio.
Ho sentito una mano sulla bocca e qualcuno mi ha spinta al muro.
Non ho urlato perché mi avrebbe ammazzata.
Poi quando ha finito, mi ha detto che sapeva dove abitavo,
e che non mi conveniva andare alla polizia.
E io non l'ho fatto.
Ho avuto paura.
Quindi non l'hai denunciato?
No.
E non lo hai mai detto a nessuno?
A Mario.
Lui ha sempre saputo, fin dall'inizio.
Mi ha detto... che l'avrebbe cresciuto come figlio suo.
Poi sei arrivata tu...
e hai cancellato...
tutto il brutto del passato.
Torna a casa, mamma.
È tutto finito.
Vieni con me?
Più tardi.
Sei sicura che tua figlia non continuerà a indagare?
Non lo farà.
È finita.
Non ha più niente da cercare.
Sei sempre bella, Maria Grazia!
Maria Grazia è morta, non esiste più.
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