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[bimba piange e urla]
[sospira]
[bimba continua a piangere]
[donna] Ti prego, vai tu a prendere Riccardo, che è tardi?
Lascialo sfogare, e avvisa il tennis. Tanto Riccardo lo sa com'è Martina.
- Ma quand'è che hai smesso di aiutarmi? - Sto andando a lavorare. Che devo fare?
Dici al cliente che fai tardi e vai a prendere Riccardo.
Arianna, io sono già in ritardo, ok? E non essere drammatica.
Se Riccardo aspetta un po', non succede proprio nulla, mh?
Ci vediamo stasera.
[Martina continua a piangere]
[Martina piange e urla] Mamma! Mamma!
[porta si apre e chiude]
[uomo] Pronto?
E andiamo! Quattro a uno, Perini.
Sì, però non farmela vincere così facile. Una volta giocavi meglio.
Una volta lavoravo di meno e mi allenavo di più.
[uomo] Ma se fai l'impiegato!
Non farmi ridere. La verità è che ti sono venute le palle mosce!
[Perini] Ma va', va'.
Non posso mollarla ora, con tutti i problemi che ha Martina.
Ho capito, però...
...magari andrà avanti così per anni.
Dai.
Ti vuoi rilassare, mh?
[cellulare squilla]
[donna urla] Rispondi! Rispondi, cazzo!
[piange]
[urla] Aiuto!
[donna urla] Aiuto!
Mia figlia!
[passi che si avvicinano]
[Lucia sospira] È fuori pericolo.
Ma non avrei mai creduto che potesse fare una cosa del genere.
Quella ragazza non sta bene. Non è colpa tua.
È sola.
Non ha nessuno, e si è sentita... abbandonata.
Come la capisco.
Poteva chiedere a me come si fa a sopravvivere. Sono un'esperta.
- [sospira] Valeria, ti prego. Smettila. - Va bene.
Tu occupati di lei, che ne ha tanto bisogno.
Io torno a lavoro.
[cellulare squilla]
[Valeria] Pronto, Andrea?
[Andrea] Raggiungimi subito al circolo del tennis di San Mauro.
- [sospira] Brutta storia. - [Valeria] Arrivo.
[brusio di voci]
[Luca] Spazio, per favore.
Ispettore, salve.
Si chiama Arianna Lancise.
Pare che abbia lasciato la bimba in auto
per andare a prendere il figlio più grande,
e quando è tornata, era morta.
È stato il ragazzino a dirmelo. Lei non parla.
Esiste un marito?
Sì, ma il ragazzino non si ricorda il numero.
- Scusa, ma non ce l'ha un cellulare? - No.
Sì! Il cellulare lo ha buttato via.
L'ho vista perché stavo giocando su quel campo lì.
Aveva un cellulare in mano e poi l'ha lanciato via.
Lei viene in questura con noi.
E anche tutti quelli che hanno visto o sentito qualcosa.
Ora però toglietemeli di torno.
Ispettore?
L'ho trovato.
[Valeria] Controlla il registro chiamate.
L'ultima è di un'ora fa. Francesco.
[Luca] Suo marito.
[cellulare squilla]
[porta si apre]
Pensavo avessi già cominciato.
Prima voglio parlare con il marito.
[Valeria] Sua moglie era andata a prendere Riccardo.
Che ora era?
Le tre.
Arianna era già in ritardo perché...
...perché Martina si rifiutava di uscire.
Lo fa sempre.
E perché?
Ha cominciato con l'asilo.
Aveva una crisi ogni mattina.
Se fossi andato io, forse, sarebbe andata diversamente.
Ma lei doveva andare da un cliente.
Quando le ho risposto io, era con lui?
Eh... no, ero...
Ero appena uscito.
Per questo ho chiamato Arianna. Perché...
Prima mi aveva chiamato lei, e non avevo risposto.
Cioè, non avevo potuto rispondere.
Quindi era in strada, o ancora nel palazzo del cliente?
Ehm...
Ero tornato in studio. Cioè stavo tornando in studio.
E quindi era per strada o allo studio?
Ero in strada. Sotto lo studio.
[sospira] Scusi, sono... Sono un po' confuso.
Mi può dire il nome di questo cliente?
Oliviero.
Grazie, sig. De Leo. Venga.
Dov'è mio figlio?
Al colloquio con uno psicologo.
E il cane?
Che cane? Non c'era nessun cane.
Un labrador nero.
Mia moglie lo porta sempre con sé quando esce con i bambini.
No.
Può aspettare nell'atrio.
Ok.
[Valeria] Andrea?
De Leo ha mentito.
Ha detto che era sotto il suo studio quando ha chiamato,
ma non è vero.
E dov'era, nel parcheggio ad uccidere la figlia?
Non lo so, ma non era per strada.
Era in un posto al chiuso.
E a noi cambia qualcosa?
Finché non scopriamo perché ha mentito, sì.
Procurati celle e tabulati.
Sappiamo che la Lancise è arrivata tardi a prendere il figlio.
Che era molto nervosa e non ha salutato quasi nessuno.
Pare che la figlia fosse molto problematica.
Non la lasciava quasi più vivere.
Scommetto che c'è già chi parla di raptus omicida.
Ammetterai che è plausibile.
Non l'abbiamo ancora sentita ed è già colpevole?
È...
È più un urlo, che un pianto.
Ed è...
Ed era capace di andare avanti fino a farsi mancare il fiato.
E come riusciva a calmarla?
Io non ci riuscivo.
Prima ci provavo, poi...
Poi la lasciavo sfogare finché non smetteva da sola.
Non le sono mai saltati i nervi?
Spesso.
Ma non sono stata io.
Allora, se non è stata lei, non ha niente da temere.
Non pensi al motivo per cui le faccio le domande.
Risponda e basta.
Mi descriva tutto quello che è successo da quando suo marito è uscito di casa.
Martina era... era nella nostra stanza.
E piangeva.
E... l'ho lasciata sfogare come sempre, anche se era tardi.
E ha funzionato?
Sì, dopo un quarto d'ora, più o meno.
È rimasta in camera con lei?
No, perché non deve vederti, sennò non smette.
E che ha fatto in quel quarto d'ora?
[sospira] Niente, stavo sulla poltrona. Facciamo sempre così.
Perché non ha chiamato il circolo per dire che sarebbe arrivata in ritardo?
Non lo so. Ma che cosa cambiava? Quando arrivavo, arrivavo.
Continui.
Sia più precisa possibile.
Pensi ai dettagli.
Quando ha smesso,
sono entrata nella stanza e ho visto che si era addormentata.
Allora l'ho presa in braccio.
L'ho coperta con il mio maglione.
E l'ho messa in macchina.
Quando siamo arrivati al tennis, stava ancora dormendo,
allora non volevo svegliarla, e sono andata a prendere Riccardo.
Quando sono tornata in macchina,
ho controllato subito se stava dormendo.
E ho visto che aveva la maglia...
...la maglia tirata sulla testa.
Perché ha pensato che qualcuno l'avesse uccisa?
[Valera sospira]
La serratura dell'auto non era forzata.
L'aveva lasciata aperta?
Ho pensato: "e se scoppia un incendio e rimane intrappolata?"
Una cosa così stupida!
Come mai non ha portato il cane?
Perché dovevo andare dal parrucchiere dopo. Non potevo portarlo.
- Ma avrebbe portato i bambini. - Ma sì. Ma facciamo sempre così.
Riccardo si mette a fare i compiti, Martina invece gioca con le forcine.
- Come si chiama questo parrucchiere? - Fashion Style, di via Giolitti.
Ma non ho prenotato.
Sig. Lancise, Martina era scalza.
L'avrebbe portata dal parrucchiere senza scarpe?
No, le scarpe sono in macchina. Non gliele ho messe per non svegliarla.
In macchina non c'erano.
Ma io ce le ho messe.
E allora, secondo lei, chi le ha tolte?
L'assassino, no?
Cercate anche in casa, non ci sono. Sono quelle rosa, con i fiorellini.
Io non ho ucciso mia figlia.
Mi deve credere, non l'ho fatto.
[Lombardi sospira]
I tempi di permanenza al circolo corrispondono.
E il parrucchiere ha confermato, la Lancise è cliente.
A volte si è presentata senza appuntamento.
Però, di solito, prenota.
Le scarpe, la scientifica, a casa non le ha trovate.
Però abbiamo trovato questa.
Non vuol dire niente.
Non avrebbe avuto il tempo di farle sparire.
Non è più tornata a casa dopo che Martina è morta.
Magari sono scarpe vecchie che ha buttato,
e lei adesso usa per confermare la sua versione.
- Tu hai già deciso che è colpevole. - E allora, cosa?
- Un mostro che uccide e se ne va? - Non possiamo ancora escluderlo.
Lo so, faccio un'ipotesi, eh. La madre esaurita.
Una donna stanca, una bambina difficile, che piange, piange e piange.
Lei vuol farla smettere e non sa come fare.
Ha un raptus. Le mette un maglione in faccia,
e preme fino a quando non smette di piangere.
Ma perché è morta.
Non accetta quello che ha fatto. Nega l'evidenza e organizza tutto.
La mette in macchina. Lascia il cane a casa per non tenerlo vicino al cadavere.
Va a prendere il figlio al circolo. Lascia la macchina aperta a posta.
E quando torna fa finta di scoprirla morta.
- È plausibile, no? - Sì, può darsi.
Oppure potrebbe essere andata come ha detto lei.
Basta che lo scopri in fretta, Valeria.
Andrea, ci dai cinque minuti, per favore?
[porta si chiude]
Ascolta, io forse ho già deciso che lei è colpevole,
- ma tu hai già deciso che è innocente. - No.
Perché non hai continuato l'interrogatorio?
Perché non l'ha fatta crollare?
Tutto sembrava, tranne un interrogatorio dei tuoi.
Appunto, i miei.
Perciò decido io come condurli.
Vorrei chiamare mia moglie.
[Valeria] Non me lo ha già chiesto due ore fa?
Appunto. Ma non le ho detto che sarei rimasto qui così tanto tempo.
Sig. Perini, lei è la cosa più vicina ad un testimone che abbiamo.
- Mi aspetterei più collaborazione. - Le ho già detto quello che ho visto.
Il tizio che ha visto...
È sicuro di non ricordare da che parte veniva?
Non è che non me lo ricordo. Non lo so.
L'ho visto solo un attimo in mezzo alla macchina.
Va bene.
Lo descriva.
[sospira] Uomo. Vestito di scuro. Non giovanissimo, ma neanche vecchio.
- Altezza? - Media.
Non grasso, insomma. Normale.
Naso? Dritto, aquilino?
Ma ero lontano.
Mh?
Aveva i baffi, la barba?
Io non me lo ricordo. Non l'ho visto bene. Insomma...
Bah, forse sì. Mi pare di sì, e mi pare di no.
Capelli?
Guardi, io non so più come dirglielo, però...
Aspetti. No, forse...
Forse non ce li aveva.
No. Cioè, i capelli ce li aveva, però io non li vedevo. Aveva qualcosa in testa.
Un cappellino, un berretto. Qualcosa del genere.
Un cappello di che tipo?
[sospira]
[cellulare squilla]
[donna al telefono] Amore, ma dove sei finito?
- Sono ancora in questura, Claudia. - Per quanto ne hai?
Non lo so.
Vorrei tanto stare con lì con te, in questo momento. Per darti forza.
Ti ringrazio.
Quando hai finito, perché non ci vediamo?
Poi ti richiamo.
[Francesco] Vieni qua, tu. Vieni qua. Tranquillo. Adesso ce ne andiamo a casa.
Casa vostra è a disposizione della scientifica.
- Della scientifica? La casa? - Mi dispiace.
Faranno il prima possibile.
Avete un posto dove andare per qualche giorno?
Dov'è mia moglie?
Tienilo tu, mh?
Senta,
per sua moglie è stata disposta la custodia cautelare.
È in un centro di riabilitazione psichiatrica
considerato lo stato di shock.
Sig. De Leo, sua moglie è la principale indiziata.
[voci indistinte di giornalisti]
- [uomo] Eccolo, è lui. Massimo! - Ma che cazzo succede?
- Sono tutti per te, guarda. - [giornalista] Cosa le hanno chiesto?
È stata la madre?
Guardi, io non sono in grado di dirlo. Mi spiace.
Digli del tizio che hai visto, no?
Sig. Perini, lei ha visto cos'è successo, oppure no?
- Sì, ho visto quel tizio... - [giornalisti fanno domande]
Sì, ho visto quell'uomo avvicinarsi alla macchina. Non l'avevo mai visto prima.
- Aiuto la polizia ad identificarlo. - Va bene, ma ci dica di più.
[giornalisti fanno domande]
Ha detto tutto quello che può. Per favore, adesso basta.
Lasciateci stare, per favore. Per favore.
[scatti fotografici]
Sei diventato famoso. Ti serve la guardia del corpo.
- Sì, e un vestito nuovo. Andiamo. - Dai, ti accompagno. Sali, sali.
E basta, va bene!
- [giornalista 1] Ci dica qualcosa. - [giornalista 2] Abbassi il finestrino.
[giornalisti fanno domande]
Buonasera.
È tutta colpa mia.
No, non è così.
Tesoro.
Se anche tu fossi andato a prendere Riccardo,
prima o poi sarebbe successo lo stesso.
Va bene la polizia, ma tu come puoi pensare che sia stata lei?
Arianna era esaurita. L'hai detto tu stesso nemmeno due giorni fa.
Sono stata finora con l'avvocato.
Ha già presentato l'istanza di scarcerazione.
Dice che dovrebbero concedergliela subito.
Non ci sono le condizioni per tenerla dentro.
Però sostiene che sia meglio
mandare Riccardo da qualche altra parte per un po'.
È per la reiterazione del reato. Così non ci sono dubbi.
Sì, certo. Ora il rischio è che butti Riccardo giù dal balcone
perché non vuole fare i compiti?
Ti rendi conto che stai parlando di Arianna?
Tua nuora. Te la ricordi?
Senti, io sto facendo di tutto per non crollare e per essere d'aiuto.
Lo faccio per te e per Riccardo.
Ho già parlato con tua sorella. Domani viene a prendere Riccardo.
Starà un po' con i cugini. Starà molto meglio che con voi in questo stato.
Dai.
Dai, andiamo a casa. Vi ho già preparato i letti.
- [Costanza] Zia! - [Valeria] Ehi, piccolina!
- Dove state andando? - Da zio Giulio.
- A quest'ora? - Sì, ci starà qualche giorno.
Perché a lei piace, non è vero?
Dai, saluta la zia.
[Valeria] Ciao.
Non mi va che stia qui con questa matta.
Non lo sapevi? Le ha dato la stanza degli ospiti.
Io ho provato a dirglielo. [sospira]
Vedi tu.
- Va be', ci sentiamo, eh. Ciao. - Ciao.
[motore dell'auto si accende]
[Lucia] C'è del pollo di là, se vuoi.
- Lei dov'è? - Sta riposando, su in camera.
Solo il tempo di riprendersi, Valeria.
- E tu preferisci mandare via tua figlia? - No.
È una decisione di Michela. Non mia.
Quella ragazza ha solo bisogno d'aiuto.
No, ha bisogno di stare al centro dell'attenzione. E c'è riuscita benissimo.
E anche se fosse? Anche quella è una richiesta d'aiuto.
Com'è che siete diventate così egoiste voi due?
- Tu mamma non dici niente? - Troverò una soluzione, Valeria.
Fate come volete.
Io sono d'accordo con Michela.
[voce della TV in sottofondo]
- [giornalista] Eccolo, è lui. - [Perini] Ma che cazzo succede?
[giornalista] Sig. Perini, che cosa le ha chiesto la polizia?
- [giornalista 1] Quindi non era la madre. - [giornalista 2] Ci dica quale uomo.
Ho visto quell'uomo arrivare alla macchina, non lo avevo mai visto prima.
- Sto aiutando la polizia a identificarlo. -[giornalista] Faccia una dichiarazione.
[giornalisti continuano a fare domande]
[cellulare squilla]
- Sì, pronto? - [Valeria] Sono l'ispettore Ferro.
Salve, mi dica.
Sig. Perini, lei quell'uomo lo ha visto, o no?
Mi sente? Mi ha capito? Lo ha visto o no quell'uomo?
Sì, gliel'ho già detto.
Al telegiornale ha detto di non averlo mai visto prima,
quindi l'ha visto bene? Perché non è la stessa cosa che ha detto a me.
Eh, cioè... Non conoscendolo, non ricordo bene certe cose.
Però l'ho visto.
[Valeria] Quindi se lo rivedesse, saprebbe riconoscerlo.
Sig. Perini, questo non è un gioco. È stata uccisa una bambina.
Eh...
Non lo so. Posso provarci.
D'accordo. Si tenga reperibile.
[bussano alla porta]
- La scientifica ha finito a casa De Leo. - Cos'hanno trovato?
Sul letto matrimoniale c'erano tracce di sudore, saliva e lacrime.
Martina è stata a piangere su quel letto.
Infatti. Non possiamo affermare che sia il luogo del delitto, ma nemmeno escluderlo.
- In macchina? - C'erano impronte ovunque.
Non tutte riconducibili alla famiglia.
Però, sulla maniglia della portiera dietro c'erano solo quelle della madre.
L'assassino indossava i guanti.
Se c'è un assassino, avrebbe potuto indossare i guanti, sì.
Tra i capelli ritrovati, non abbiamo ancora identificato la paternità di due.
E oltre ai peli del labrador, c'erano anche altri peli di cani, bianchi e corti.
Ho chiesto a Rinaldi di verificare tutte le persone estranee alla famiglia
salite in quell'auto nell'ultimo mese. Cani compresi.
Stai ancora pensando alle scarpette?
Erano le sue preferite. Gliele avrò allacciate mille volte.
Eppure non sono riuscito a dirle quand'è l'ultima volta che le ho viste.
Ma perché poi quella poliziotta lo voleva sapere?
Moretti ha accettato di fare la perizia. È il migliore che c'è a Torino.
Sarà anche il migliore, ma forse non sa che il tribunale ha già stabilito
che Arianna è capace di intendere e volere.
Senti, noi sosterremo la tesi del mostro.
Come abbiamo appena detto a quei giornalisti.
Ma se il mostro non si trova, questo processo finirà con una condanna.
E noi faremo tutto il possibile per limitare i danni.
E farle avere il minimo della pena, anche la perizia psichiatrica.
[Francesco sospira]
[sig.ra De Leo sospira]
Comunque, secondo me, erano nella spazzatura da un pezzo.
Le scarpette.
Già l'altra volta, Arianna cercava di convincere Martina a buttarle via.
L'altra volta, quando?
Non mi ricordo.
Un po' di tempo fa, tu non c'eri.
Sei sicura?
Non ho visto mentre le buttava, ma erano vecchie da far schifo.
[cellulare squilla]
Lo so, Claudia. Sono qui anch'io.
No, non mi faccio intervistare.
Io non so più a chi credere.
- E se è stata lei? - [uomo] Francesco.
Scusa, ti devo lasciare.
Stanno per farla uscire.
Ho parlato con Lamberto Lamberti, sai chi è?
Vuol fare una puntata sul caso. È una buona occasione.
L'opinione pubblica è fondamentale in questi processi mediatici.
- Diventano mediatici se si va in TV. - Purtroppo no, credimi.
Questa storia diventerà pubblica in ogni caso.
Ma noi la possiamo raccontare nel modo che vogliamo.
Perciò ho detto che ci andrai da solo. Arianna è meglio di no, per ora.
[giornalisti urlano domande]
[scatti fotografici]
[Arianna] Devo parlare con l'ispettore Ferro.
Quando ho parcheggiato, mi sono infilata tra due macchine.
Ho faticato a scendere, perché non c'era spazio.
Quando sono tornata, e ho aperto la portiera di Martina,
- la macchina non c'era più. - E allora?
Come, allora? L'assassino era in quella macchina.
Devo andare in questura.
Senti, Arianna. Forse sei un po' agitata. Adesso magari andiamo a casa, e...
Io devo parlare con quel poliziotto. Dammi il telefono.
[sospira esasperato] Tieni.
...e il registro automobilistico di Torino e provincia.
Evidenziati ci sono gli intestatari di auto
corrispondenti ai modelli che ci interessano.
Poiché Lancise ha parlato di una macchina grande,
abbiamo considerato tutti i modelli di station wagon, SUV e berlina
di colore grigio, immatricolati negli ultimi dieci anni.
[Gerardo] Inizierei da San Mauro Torinese,
sempre che la Lancise non si sia inventata tutto.
Trovatelo in fretta.
[bussano alla porta]
- Riscontri delle tracce in macchina? - Ancora no.
Ma ho scoperto perché il marito ti ha mentito.
C'è un discreto traffico telefonico con un numero intestato a tale Claudia Olivero.
Che di fatto è una sua cliente. L'azienda di famiglia lo è.
Durante la telefonata a cui hai risposto tu, la cella...
...lo collega in questo isolato.
Via Chivasso, a San Mauro.
Dove, guarda caso, al civico 12 c'è un palazzo
con diversi appartamenti.
Uno dei quali, guarda caso, è intestato a Claudia Olivero.
E lui c'è stato diverse volte. Ma non è l'indirizzo dell'azienda.
Mentre sua figlia moriva, lui era dall'amante.
Non da un cliente.
Perciò, se è stata la moglie, è una doppia tragedia.
Ma almeno lui si sentirebbe meno in colpa.
Sarebbe potuto succedere in qualunque momento.
Invece, se è stato un pazzo in quel parcheggio,
parte della colpa cadrebbe su di lui.
Se fosse andato a prendere il figlio, Martina sarebbe ancora viva.
Che brutta situazione.
Forse addirittura spera sia stata lei.
Io mi chiedo...
Non è meglio che te ne stai da solo, se sei uno che deve andare a scopare in giro?
Allora mezzo mondo dovrebbe stare da solo.
Io non sono così.
E nemmeno tu, scommetto.
Vedi?
Due su due.
Almeno, qui dentro, il mezzo mondo di cui parli tu, non esiste.
[porta si chiude]
[Francesco] Dai, vieni.
[Francesco] Dobbiamo cambiare le lenzuola.
Mi dai una mano?
No, io qua non ci dormo.
[Francesco sospira]
Ma perché hai lasciato che portassero via Riccardo?
È stato l'avvocato. Era per farti uscire.
Preferivo stare dentro,
se devo sembrare una che se non le tolgono i figli, li ammazza.
E comunque lui, per un po', è meglio che stia lontano da tutto questo, no?
Da tutto questo, cosa?
Dai, Arianna. Si parla solo di te. Non posso uscire per strada.
Tua figlia è morta, e il tuo problema è che non puoi uscire per strada?
Mi hanno chiesto delle... delle scarpette.
- Quella poliziotta. - E tu cos'hai detto?
Che...
Che non me le ricordo.
Che non mi ricordo l'ultima volta che le ho viste.
Forse perché non gliele metto da un po'.
No, tu non fai niente da un po'
Gliele metto sempre io.
Mia madre dice che le volevi buttare.
Anche tu pensi che sono stata io?
Ma perché mi hai lasciato uscire, se pensi che sono pazza.
Io non ho ucciso mia figlia. Dimmi perché lo pensi. Dimmelo!
- Calmati! - Io non mi calmo un cazzo!
Non mi calmo un cazzo! Adesso mi dici perché avrei dovuto farlo.
[urla] Perché non era facile occuparsi di Martina! Perché succede!
Ma se l'hai fatto, però, dimmelo. Dimmelo, perché è anche colpa mia!
Perché me ne vado ogni volta che posso, ok?
Se lo hai fatto, però, dimmelo. Perché... lo capirei.
Vattene.
Arianna, sei esaurita.
Magari l'hai fatto, e non te lo ricordi.
Anzi, perché non te ne sei andato prima?
Perché ti faccio pena?
Tu non mi servi così.
Vattene.
[Andrea] Si chiama Gualtiero Migliaccio.
Consulente enologo di Bra. Cinquantasei anni.
Niente che lo colleghi al circolo,
ma ha ammesso subito di aver parcheggiato lì quel pomeriggio.
La macchina grigia che si ricorda la Lancise era sua.
Il maestro di tennis dice di averlo visto altre volte.
Si ricorda bene, perché è dello stesso modello che voleva comprare lui.
Altre volte, quando?
Non si ricorda i giorni.
È sicuro che fosse primo pomeriggio, l'orario in cui va a fare le lezioni.
[porta si apre]
Buongiorno, sig. Migliaccio.
Io sono l'ispettore Ferro.
Grazie di essere venuto.
Lei indossa cappelli di lana?
Come, prego?
È solito portare cappelli di lana, o di qualunque altro tipo?
No, non porto mai i cappelli. Perché?
Cosa ci faceva lunedì pomeriggio a San Mauro Torinese?
Senta, io non so nulla di quella bambina. Non ho mai visto né lei, né sua madre.
Tanto sono qui per questo, no?
Lei è qui perché la sua auto
era parcheggiata accanto a quella in cui la bambina dormiva,
e quando lei è andato via, la bambina era morta.
Non penserete che sia stato io?
[Valeria] Cosa ci faceva a San Mauro?
[Migliaccio] Ma... Non l'ho mai vista quella bambina.
Che ne so che macchina c'era di fianco alla mia.
Allora risponda alla domanda.
- Ho dei clienti. Ci vado spesso. - E parcheggia sempre lì?
[sospira] Dove capita.
Eh, ma la sua auto è stata vista in quel parcheggio altre volte.
Può darsi. Sì, è comodo.
- È comodo per andare dai suoi clienti. - Sì.
- Chi sono questi clienti? - Dei ristoranti.
Quali ristoranti?
"L'Otre Giallo".
Quindi, se io ora chiamassi questo ristorante,
mi confermerebbero di averla vista lunedì pomeriggio?
[Migliaccio sospira]
Sig. Migliaccio, cosa ci faceva a San Mauro?
Senta, mi sono presentato qui senza problemi.
Le pare che sarei venuto qui se fossi stato io?
Se non fosse venuto, sarebbe stata un'ammissione di colpevolezza.
Non sono stato io.
Allora mi dica cosa stava facendo a San Mauro.
Ero nella camera da letto di Giovanna, la moglie del custode del circolo.
Va bene.
[Migliaccio] Scusa se ti ho coinvolta. Non potevo fare altrimenti.
[Giovanna] Ora avrò dei problemi.
Lo so, Giovanna. E per questo ti chiedo scusa.
L'ho capito. Ma adesso, di sicuro, lo verrà a sapere, no?
E va bene...
[Valeria] La donna ha confermato. Si sono conosciuti a un corso da sommelier,
e da allora hanno continuato a vedersi regolarmente.
Il giorno in cui il marito ha fisioterapia.
Ci ha supplicato di non dirglielo.
Già lunedì li ha quasi scoperti, perché è tornato prima.
Per questo Migliaccio è dovuto scappare via.
- Quindi? - E quindi non è lui.
Non c'è movente. Era lì per tutt'altre ragioni.
- Aveva fretta di andarsene. - Quindi è stata la madre?
O un terzo ancora da identificare.
Chiama Perini per il riconoscimento.
Dobbiamo scoprire se l'uomo che ha visto nel parcheggio è Migliaccio.
E avverti il marito della Lancise.
Come vedi il mezzo mondo che dico io vince.
[Andrea ridacchia]
[Lombardi] Quale mezzo mondo?
Niente, statistiche nostre.
[porta si apre e chiude]
[motore dell'auto si spegne]
[Arianna urla] Dove sei? Se ti trovo, ti ammazzo!
Assassino di merda!
Lasciami stare! Lo dovete trovare!
[TV] Delitti e Misteri. Il caso De Leo, giovedì alle 21.
[passi]
- [Valeria] Quanto zucchero? - No, io non bevo caffè.
È per Lucia.
Non si è ancora alzata.
Allora glielo porto io.
Va bene.
Fai pure.
Finché stai qui.
Perché non durerà a lungo.
[Valeria] Comunque il taglio lo devi fare in verticale.
Sennò non ci riesci ad ammazzarti.
[Francesco] Sì, ho capito. No, no. Mi può disturbare a qualsiasi ora.
La ringrazio.
Che succede?
Hanno trovato il tizio della macchina parcheggiata.
Quella che si ricordava Arianna.
Ma dicono che non può essere lui.
Quindi?
È stata lei?
C'è ancora quel testimone che dice di aver visto qualcuno.
Quale testimone?
Quello che stava giocando a tennis. Ha visto un tizio nel parcheggio.
Se è lo stesso della macchina parcheggiata,
allora non rimane più nessuno.
E in quel caso sembra che Arianna sarà...
...incriminata.
Dice che fanno un riconoscimento oggi,
per stabilirlo.
Dai.
Magari ti stai preoccupando per niente.
Aspetta.
Vediamo che cosa succede.
Guarda,
che non è ancora detto che sia stata lei.
- Ciao. - [Perini] Ciao.
Che ci fai qui a quest'ora?
Devo andare in questura.
Hanno trovato il tizio
che aveva la macchina parcheggiata vicino a quella della Lancise.
Ma dai. E chi è?
Non lo so.
[sospira] Ma devo andare a vederlo.
Vogliono sapere se è lo stesso che ho visto io.
E allora? Qual è il problema?
Come faccio ad essere sicuro se era lui, o no?
Ero... ero lontano.
Magari lo riconosci benissimo.
La verità è che non ho visto quasi niente.
Mi hanno anche invitato al programma "Delitti e Misteri".
Ma che ci vado a fare?
Di' che era lui.
Massimo,
per me tu l'hai visto benissimo.
È solo che ti stai lasciando prendere dalla tua solita insicurezza.
Scusa, pensa ai fatti.
C'è una donna esaurita, come ce ne sono tante.
È terribile, lo so. Ma è così.
C'è un uomo che va alla sua macchina
e che molto probabilmente non c'entra niente.
Altrimenti lo avrebbero arrestato, no?
Quante possibilità ci sono che in quei pochi minuti
nello stesso parcheggio ci sia un secondo tizio che nessuno ha visto?
E che, per di più, soffoca una bambina e se ne va?
Dai.
Allora...
Questa del riconoscimento è una formalità, te lo dico io.
È una cosa che la polizia deve fare.
Ma lo sanno che l'uomo che hai visto tu è quello della macchina.
Di' così. E vai tranquillo, mh?
Io devo andare a Milano da un cliente. Starò via un paio di giorni.
Ciao, amore.
- [Perini] È lui. - È sicuro?
Sì.
Lei aveva parlato di un cappello di lana.
Evidentemente mi sono sbagliato.
- [Valeria] Sig. Perini... - Grazie, può andare. È sufficiente.
Grazie a voi.
Valeria, fai confessare la Lancise.
Non è stato Migliaccio.
Non c'era nessun altro.
È stata lei.
[Lucia] Valeria.
- Valeria, mi dispiace. - Risparmiami i bei discorsi.
A me interessa solo che se ne vada.
Non è facile.
Senti, già è molto complicato così.
Non puoi pure portarci a casa una pazza psicopatica che sta creando solo problemi.
Perché la odi così tanto?
Guarda che è lei che odia me, perché vorrebbe che tu fossi sua madre.
Visto che la sua l'ha già fatta fuori.
Anzi, fossi in te mi chiuderei a chiave la notte.
Hai tempo fino a domani per mandarla via.
Lo farò.
- Dove vai? - [Lucia] Devo andare a firmare.
[sospira]
[tono tastiera digitale]
- [Arianna, al telefono] Pronto? - [Valeria, al telefono] Sono Valeria.
- [Valeria] Sto passando a prenderla. - [Arianna] Perché?
[Valeria] Dobbiamo ritornare al circolo.
[Valeria] Si sieda al posto di giuda.
[Arianna] Che cosa vuole fare?
Controlli che Martina dorma, e vada a prendere Riccardo.
[Arianna] No.
Non ce la faccio. Per favore.
- È così che l'ha vista, vero? - No.
Non sta dormendo.
Ha già il maglione sulla testa.
È immobile, perché Martina è morta, vero?
Martina piange, come al solito, sul letto, ma è tardi.
Riccardo la sta aspettando, e sua figlia continua a piangere.
Non smette. E allora le tappa la bocca con il suo maglione.
Troppo forte, troppo a lungo, e così l'ha uccisa.
Ma crede che io non ci abbia mai pensato?
A volte piangeva in un modo...
...e lo sapevi che potevi stritolarla, perché era così magra.
Mi sono sentita un mostro, ma non l'ho uccisa io.
Io le credo.
Non so ancora come aiutarla, ma le credo.
[Arianna piange]
Certo, potevamo andare al ristorante.
Sarebbe stato così grave?
Dai, Claudia. Non è il momento. Siamo un caso nazionale.
Basta uno che ci fa una foto e finiamo in prima pagina. Lo sai.
Scusami, non vorrai aspettare la fine del processo?
Almeno l'inizio del processo.
Almeno sapere se Arianna sarà rinviata a giudizio, no?
Ma certo che sarà rinviata a giudizio.
Dai, non pensare ad Arianna.
[Claudia] Ci sono qua io.
Ci vorrà un po' di tempo, ma...
...ci rifaremo una vita.
Ti prometto che Riccardo sarà come mio figlio.
E poi.. [ridacchia]
...gli daremo anche dei fratellini.
[Andrea] Abbiamo identificato i capelli trovati nell'auto.
Un'amica della Lancise, e un compagno di classe del figlio.
Nessun estraneo.
L'assassino aveva un cappello di lana.
Non c'è nessun assassino, Valeria.
- Il pelo bianco di cane? - Nessun riscontro.
[Andrea] Potrebbe essere finito lì in mille modi.
È quasi impossibile stabilire chi sia entrato in contatto con un cane bianco.
O anche solo con qualcuno che abbia un cane bianco.
Tre anni fa, a San Mauro Torinese, è scomparsa una bambina.
Giada Rossi, cinque anni, mai ritrovata.
- Martina non è scomparsa. - L'ultima volta che è stata vista,
Giada era vicina ad uno degli ingressi del parco.
Il parcheggio del tennis è vicino al parco.
È un collegamento che non sta in piedi. E, comunque, tu adesso chiudi il caso.
Con cosa?
La Lancise non ha confessato.
Beh, non importa. Metti a verbale. Deciderà il giudice.
È stata lei.
Perché avete deciso tutti che è così?
No, tu hai deciso che quella madre deve essere innocente,
- perché vorresti che fosse così. - Da quanto tempo lavoriamo insieme?
- Mi sono mai fatta influenzare? - Sì, da quando è tornata tua madre.
Ed è perfettamente normale. Ad ogni modo, tu adesso chiudi il caso.
[Monica] Questo è il posto che volevi farmi vedere?
Sì, è questo.
Non voglio che tu stia sola in quell'appartamento.
Ma io adesso sono a casa tua.
Avevamo detto solo qualche giorno, Monica.
Qui ci sono tutte ex-detenute.
Lo sanno quello che hai passato, non ti giudicheranno.
Anzi, con il tempo ti farai nuove amicizie.
Io ho già chiesto, e ci sarebbe una stanza...
Tu ti vuoi liberare di me.
Ma no. Che cosa stai dicendo.
No, è solo che non voglio che tu stia da sola.
No, tu ti vuoi liberare di me. Perché mi hai salvata, eh?
- Ascoltami... - Facevi prima a lasciarmi morire, capito?
Sai che cosa faccio adesso, no? Dirò tutta la verità a tua figlia.
Così sarai contenta.
[Lucia] Fermati!
Che cosa dirai tu?
Hai paura adesso?
Mh?
Ferma, buona.
Buona, buona, buona.
Shh... Buona, buona.
[bussano alla porta]
[Francesco] Arrivo.
Eccomi.
- Mamma, che ci fai qua? - Perché hai il telefono spento?
Secondo te?
Potevi venire a stare da me.
Senti, mamma, non è il momento. Passo io, dopo, a casa tua, ok?
Ascolta.
Che cosa hai combinato con quel programma?
L'avvocato mi ha detto che gli hai fatto fare una figuraccia.
Io non ci vado. Non vado in TV.
Lo so che è difficile.
Ma in questo momento dobbiamo farci vedere come una famiglia unita.
- Ma se è stata lei a buttarmi fuori casa. - Lo so, lo so.
[Claudia] Tesoro, ma chi c'è lì con te?
[Francesco sbuffa] Mamma, ora te ne vuoi andare?
Sì, me ne vado.
Io non so chi ci sia lì dentro, e non voglio nemmeno saperlo,
ma questo non è proprio il momento adatto per fare sciocchezze, chiaro?
[Francesco sospira]
[bussano alla porta]
[Valeria] Ti manda Lombardi?
Mi dici perché sei sicura che ci sia un mostro?
Perché quella donna è innocente.
Almeno aiutami.
Prendi il verbale della testimonianza e dettami i dati.
"Riconoscimento... di...
Migliaccio Gualtiero, nato a"?
Nato a Cuneo, il 18 febbraio '59.
Residente a Bra, in via San Rocco, 18.
Ok. "...ad opera del testimone...
- Perini Massimo". - [Andrea] Nato a San Mauro Torinese
il 29 giugno '74,
e ivi residente in via Chivasso 12.
Abita anche lui in Via Chivasso 12?
Non ci abitava l'amante di De Leo? La Olivero?
È vero!
Convoca Perini. Subito.
[Perini sbuffa]
[Valeria] Sig. Perini, lei ama sua moglie?
Sì.
Molto.
Ha parlato con lei del caso Lancise?
In particolare del riconoscimento che è stato chiamato a fare ieri?
Sì, io...
Guardi che lei non ha detto niente a nessuno.
Ne sono certo.
Sì.
Ma sua moglie... ha detto qualcosa a lei?
In che senso?
Qualcosa che possa aver influenzato la sua testimonianza.
Perché avrebbe dovuto, scusi?
[Perini sospira]
Sì, a pensarci bene...
...io credo di essere stato influenzato nel mio giudizio.
Io non credo che l'uomo che ho visto al parcheggio fosse quel Migliaccio.
Anzi...
...credo che non fosse lui.
È il cappello che continua a tornarmi alla mente.
Quel cappello di lana.
Grazie, sig. Perini.
Può andare.
Grazie a lei.
[bussano alla porta]
Ora cosa facciamo?
Non lo so.
Ma dobbiamo ricominciare da capo.
[porta si apre]
[uomo] Cosa vuole?
[Valeria] Buongiorno, sig. Rossi. Sono l'ispettore Ferro.
Squadra mobile di Torino.
Io non ci parlo con la polizia.
- E perché? - Non avete ritrovato mia figlia.
Mia moglie è morta per colpa vostra.
Non sapevo di sua moglie, mi dispiace.
Posso chiederle com'è successo?
Si è ammalata perché voi le avevate promesso che avreste ritrovato Giada.
Io lo sapevo che non era vero.
Ho cercato di starle vicino, ma...
...voi l'avete ammazzata.
Lei era con Giada, al parco, quel giorno?
Io non voglio più parlare di quella storia.
Non avete fatto niente allora.
Non capisco perché devo stare qui a parlarne con lei, adesso.
Stiamo cercando di capire se c'è un nesso con il caso di Martina De Leo.
La zona soprattutto. Il parco.
L'assassino potrebbe frequentarlo regolarmente.
- Poi sappiamo che ha un cane bianco. - Quante stupidaggini.
Voi non avete idea di come sono andate le cose.
Le provate tutte.
Tanto per far vedere che state facendo qualcosa.
Proprio come allora.
Ma non risolverete nulla. Né per questa bambina, né per Giada.
- Spero di smentirla presto, sig. Rossi. - Lo spero anch'io.
Sono io che ho insistito con mia moglie.
Per portare Giada al parco con me, quel giorno.
Avevo un lavoro solo di un'ora, poi saremmo rimasti insieme a giocare.
Io porto la mia croce tutti i giorni.
Non ho bisogno che veniate qui a girare il coltello nella piaga anche voi.
[Lucia] Ciao.
Michela e Costanza sono andate a mangiare al locale.
E questo piatto di chi è?
- Non ce l'ho fatta. - Dovevi solo dirle di andarsene.
Non è così semplice, Valeria.
Ho provato, e ho avuto paura che facesse un'altra pazzia.
- Dammi ancora qualche giorno. - No.
Io non ce la voglio più qui.
Che si ammazzi, se vuole.
Senti, siccome lei non ha il coraggio, te lo spiego io.
È ora che te ne torni a casa tua.
Tanto mi pare tu stia meglio, no?
Ma che cazzo fai?
Domani te ne vai.
Posso?
Calmala tu, mh?
Monica.
Devi andare.
[giornalisti ripetono domande]
[Lamberti] Arianna Lancise.
È stata riconosciuta capace di intendere e di volere.
E quindi rilasciata.
Anche se non è da escludere che possa aver avuto un raptus.
Le indagini sono in corso.
Quindi è possibile che ci sia un mostro che si aggira per San Mauro.
Che probabilmente qualcuno ha visto.
[giornalista] Ci dica quale uomo.
[Perini] Non l'avevo mai visto prima. Sto aiutando la polizia ad identificarlo.
Ma se l'ha già identificato e ha detto che è quello della macchina.
Quale mostro? [ride]
- E dove l'hai letto questo? - Cosa?
Come "cosa"? Come fai a saperlo?
[voce della TV in sottofondo]
Lo so perché...
...il testimone...
...è mio marito.
- Stai scherzando? - No.
- Perché non me lo hai detto? - Non te l'ho detto perché...
...non volevo crearti problemi. Le cose erano già complicate così, non credi?
Francesco.
[Lamberti] Ora voglio presentarvi un ospite che è già stato qui da noi,
e che probabilmente è venuto a sostenere la teoria del mostro.
Cosimo Rossi, tre anni fa,
era con sua figlia al parco di San Mauro.
A un certo punto la perde di vista. E quello è l'inizio di un incubo.
Giada non è mai stata più ritrovata.
Cosimo Rossi.
[tono tastiera digitale]
- [Lombardi] Pronto? - [Valeria] Giorgio, lo stai vedendo?
[Lombardi] Certo che lo sto vedendo.
Come ha fatto Lamberti a sapere di Rossi?
Non lo so.
- Ma tu non gli hai detto niente, vero? - Certo che non gli ho detto niente.
Va bene, io parlo con l'addetto stampa. Tu senti i tuoi.
Cercherò di capirlo, adesso però fammi sentire.
- Okay, ti chiamo dopo. Ciao. - Sì, ciao.
Ma io le assicuro che la polizia sta facendo tutto ciò che è possibile
per risolvere il caso.
E ne parleremo dopo la pubblicità
[porta si apre e chiude]
E tu che vuoi?
Ti devo dire una cosa.
Io so chi è stato ad uccidere tuo padre.
È una delle tue solite cazzate, vero?
So anche dove abita.
Se vuoi ti ci posso portare.
[Monica] Ecco, fermati qua, sulla sinistra.
[Valeria] Sei sicura?
[Monica] Sì.
[Valeria] Ma che strada è?
Si fa prima di qua, non ti preoccupare.
Devi seguire il sentiero, e...
Oltre il bosco troverai la casa.
Tu non vieni?
No, io ti aspetto qua.
[cani abbaiano in lontananza]
[porta si apre]
[uomo] Buonasera.
Mi chiamo Valeria.
Sono la figlia di Mario Ferro.
Quest'uomo era mio padre.
Questa invece è mia madre, Lucia.
Forse lei ha sbagliato casa. Io queste persone non le conosco.
Mi ha indirizzato qui una ragazza.
Monica.
Monica? Mia figlia?
Cosa le ha detto?
Mi ha fatto credere che lei fosse l'assassino di mio padre.
Non si preoccupi, sono della polizia.
Mia figlia come sta? Dove vive?
Vive a Torino, in un appartamento da sola.
Lei da quanto non la vede?
Monica non ha mai più voluto incontrarmi.
Quando è uscita, l'ho saputo dal giornale.
Ma lei non si è fatta viva, e io non so dove rintracciarla.
Cos'era successo?
Perché Monica ha ucciso sua madre?
Non c'è una ragione.
La odiava.
Non so perché, non l'ho mai capito.
Forse non gliel'ho mai chiesto veramente.
Non gli davo peso.
Finché un giorno l'ha uccisa a coltellate.
Aveva 14 anni.
Le ho trovate io, tutte e due.
Mia moglie in cucina.
E Monica, coperta di sangue, seduta in quel campo.
[commossa] Mi dispiace.
E...
Mi scusi se sono piombata così, a quest'ora.
Se lei la vede, le dica di tornare a casa.
[porta si chiude]
[urla di spavento]
Ma che cazzo ti sei messa in testa?
Vattene.
Tu non mi fai pena. Mi fa pena tuo padre.
Mio padre è uno stronzo.
Può darsi, ma mai quanto te.
Comunque, almeno lui ti aspetta da anni, nonostante quello che hai fatto.
Ora vattene.
Togliti il mio maglione e vattene.
[lamenti di Monica]
[porta si chiude]
[motore dell'auto si spegne]
[Francesco] È solo per questo che ti abbiamo mandato dalla zia.
Ma abbiamo sbagliato, sai perché?
Perché la mamma ha bisogno di te.
Ascoltami bene.
Sarà molto dura.
Ci vorranno mesi, anni.
Dovremo andare in tribunale, avremo a che fare con gli avvocati,
con i giornalisti.
Finiremo in TV.
Diranno che la mamma è pazza.
Ma in tutto questo tempo,
noi non dovremo mai smettere di difenderla e di starle vicino.
E qualunque cosa succeda, qualunque cosa tu sentirai,
non dimenticarti quello che ti sto dicendo ora.
Tua madre è innocente.
- Hai capito? - Okay.
- Già di ritorno? - [Claudia] Sì.
È successo qualcosa?
- È andata male con il cliente? - Sono stanca.
O forse, non lo so, il cliente ha preferito...
...tornare a casa dalla moglie.
- Che stai dicendo? - Pensavi di dirmelo, prima o poi?
Che cosa? Non capisco di che stai parlando.
- Non capisci? - No.
Francesco De Leo ti dice qualcosa?
Massimo...
- ...è successo solo due volte. - Mh...
Ma adesso è finita.
Tra di noi è finita di sicuro.
Come ho fatto a essere così cieco fino a ora?
Stai esagerando. Stai facendo una tragedia...
Tu hai cercato di manipolarmi.
Anzi... complimenti, ci sei riuscita.
Ti sei accanita contro una donna
che stava vivendo già la tragedia più pesante che esista.
No. Per me lei è colpevole. Io lo penso davvero.
Volevi liberartene per andare a vivere con lui.
Ma guardati.
Guardati.
Non riesci ad essere sincera neppure adesso.
Me ne vado questa sera.
[tintinnio di chiavi]
Poi tornerò a prendere le mie cose.
[Claudia] Massimo!
[porta si chiude]
[sig. Rossi] Io voglio solo che Giada torni a casa.
Prego tutti i giorni.
Ma il signore non mi ascolta.
- [sig. Rossi] Non mi ascolta. - [Lamberti] Mai perdere la speranza.
[giornalista] Ecco la casa dove viveva Giada Rossi.
Qui il tempo si è fermato al giorno in cui è scomparsa.
I suoi giochi sono ancora qui ad aspettarla.
L'altalena dove le passava la maggior parte del suo tempo,
la casetta delle bambole che amava tanto.
Ecco il suo cagnolino, con cui giocava sempre.
[motore dell'auto si spegne]
[cancello cigola]
[porta si chiude]
[cigolio]
[tintinnio del ferro]
[colpo metallico forte]
[uccelli cinguettano]
[Valeria sospira]
Di chi era il ciondolo a forma di cuore?
[Valeria] Quante altre bambine ci sono state?
Poche.
E tutte abbastanza lontane fra loro.
Sono stato attento.
Non le ho fatte mai ritrovare.
Martina, allora?
È stato un errore.
La vedevo sempre con sua madre.
Quella mattina non c'era.
Non so perché, ma mi è venuto di andare a vedere dentro la macchina.
Sarebbe andato tutto comunque bene.
- Se non fosse arrivato quel tizio. - Quale tizio?
Quello della macchina. Poteva vedermi.
Martina si era svegliata.
E ho dovuto premere forte la bocca, perché non gridasse.
Poi ho fatto un altro errore. Perché dovevo portarmela via comunque.
[cellulare squilla]
Andrea Russo.
[cellulare continua a squillare]
Cosa è successo con Giada?
Hai abusato di tua figlia, e poi l'hai uccisa perché non parlasse, vero?
Mia figlia era mia figlia.
La morte di Giada è stato un incidente.
E se non ci fosse stato...
...non ci sarebbero state nemmeno le altre, dopo.
Perché sarei rimasto con lei per tutta la vita.
Quella la uso io...
[colpo entra in canna]
...ma dopo.
[porta viene chiusa a chiave]
[citofono]
- Sì? Buongiorno. - [Andrea] Buongiorno.
Cercavo Valeria.
Non c'è. È uscita stamattina molto presto.
- Perché? Mi devo preoccupare? - No.
No, no. Credevo dovessimo vederci in questura, ma forse mi sbagliavo.
Solo che non ha risposto al telefono, e adesso è anche spento.
- Posso controllare se lo ha lasciato qui? - Certo. Un attimo, prendo le chiavi.
[Lucia] Dovrebbero essere queste.
[Andrea] Non le ha lasciato detto niente, vero?
No.
[rumore di sfregamento]
[porta si apre di colpo]
[sig. Rossi] Aaah!
[porta si chiude]
[rumore di catenacci]
[colpo di pistola]
[colpo di pistola]
[colpo di pistola]
[munizioni esaurite]
[motore dell'auto parte]
[schianto]
[tonfo a terra]
[colpo entra in canna]
[Andrea] Butta la pistola!
[auto che si avvicina]
Ti aspettavo.
- Che cosa ti è successo? - Niente. Che vuoi?
Puoi accompagnarmi tu...
...a casa?
[Monica] Ecco, puoi accostare qui, per favore.
Allora, ciao.
Senti...
Io lo so, tu pensi che io sia una pazza.
Però...
...mi devi credere, perché ti devo dire una cosa importante.
Non è stata lei ad uccidere tuo padre.
[sospira] Ancora, Monica?
Non è stata tua madre.
Lei è innocente.
Come lo sai?
Me lo ha confidato.
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