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Original subtitles

[digita un numero]

[barbone] Ehi, Boris.

Alzati, questo è il mio letto.

Lasciami in pace. Trovatene un altro.

[segreteria telefonica] Il telefono chiamato potrebbe essere...

[squillo di cellulare]

[Valeria] Pronto, Andrea?

C'è un cadavere al Valentino, sotto al tunnel della Fontana dei Mesi.

[Valeria] Arrivo.

[Mattei] Oh, Valeria, bentornata, ciao.

- Capo. - Ditemi tutto.

La vittima si chiama Emanuele Sarti, 50 anni.

Era professore di matematica all'Università, coniugato.

All'anulare c'è il segno della fede, ma l'anello è scomparso.

Chi l'ha ucciso lo avrà rubato insieme ai soldi e al telefono.

Nel tunnel ci sono coperte e oggetti, qualcuno ci dorme di sicuro.

Com'è morto?

Ha una brutta ferita in fronte,

ma non abbiamo ancora trovato nessuna possibile arma del delitto.

È probabile che l'abbiano buttata nel fiume.

Ma abbiamo trovato l'auto di Sarti, era parcheggiata qui vicino.

[Valeria] Dateci una controllata.

- È lui che ha trovato il cadavere? - Sì.

Ma dice che lui non dorme nel tunnel e che c'è passato per caso.

Comunque addosso non gli abbiamo trovato niente.

- La moglie è stata avvertita? - No. Non ancora.

Ci pensi tu?

- Hai l'indirizzo? - Sì. Via Pugliatti.

Tabulati di Sarti e lista dei telefoni agganciati in zona nelle ultime ore.

Ok.

Lei è l'ispettore Valeria Ferro. Deve solo farti qualche domanda.

Come ti chiami?

Mirko.

Mirko come?

Senti Mirko, sai di chi sono le coperte e le cose laggiù?

Sì, si chiama Boris, ma è un po' che non lo vedo.

Cerca una Caritas qui in zona e chiedi se conoscono questo Boris.

Non hai incrociato nessuno prima di vedere il cadavere?

Poco prima, sì. Uno giovane.

- Un ragazzo. - Sapresti riconoscerlo?

Se lo rivedo, forse sì.

- Ora posso andare? - Sì, grazie.

[Rinaldi] Ispettore,

alla Caritas mi hanno confermato che qui dormiva Boris

e da poco gli hanno trovato un posto letto in una sede più lontana.

Andatelo a prendere.

Mi dispiace.

Suo figlio non c'è?

È uscito con gli amici. L'ho chiamato, ma non risponde.

Come glielo dico adesso?

- Le spiace se non l'accompagno? - Non si preoccupi.

Arrivederci.

Prego.

Lei non si chiama Boris, vero?

Come si chiama?

Boris.

Boris.

Boris, come si è fatto quel livido sulla fronte?

Sono caduto.

Dove?

Non mi ricordo...

Aveva bevuto?

Alla Caritas non le permettono di bere alcolici.

- Ho bevuto in giro. - Al Valentino per caso?

Perché lei quel parco lo conosce bene.

Fino a poco tempo fa ha dormito nel tunnel di corso Galilei.

C'è stato anche stanotte?

No.

- Allora dov'è stato a bere? - Non mi ricordo.

La vittima si chiama Emanuele Sarti.

Lo conosceva?

Era un professore di matematica all'Università.

La cosa strana è che nel tunnel dove dormiva lei c'erano questi.

Mi sa dire qualcosa di questi numeri?

Li ha fatti lei vero?

C'erano già.

C'erano già.

Va bene.

[Lombardi] A vederlo così non sembra un genio, eh!

A quanto pare lo è. O almeno lo era.

Ho trovato diversi articoli su di lui.

Ogni anno era tra i favoriti per la medaglia Fields.

Cos'è?

Il massimo riconoscimento per i matematici.

A quando risale la denuncia per la scomparsa?

Dieci anni fa.

Come la prenderà quando scopre che il fratello ha sposato la moglie?

A meno che non l'abbia già scoperto.

Ho una buona notizia per te.

Il PM ci ha dato il via libera per tornare al lago.

Possiamo fare nuovi rilievi. Cominciamo oggi alle 16:00.

- Oggi? - Sì.

Non era quello che aspettavi da 17 anni, Valeria?

Sì, appunto.

Ce l'abbiamo fatta.

È arrivata la signora Sarti.

Sig.ra Sarti?

Salve, sono l'ispettore Ferro. Prego.

Mi scusi se l'ho fatta venire così di corsa,

ma avremmo bisogno di lei per un riconoscimento.

Stiamo interrogando un uomo.

Pensiamo possa essere il suo ex marito, Enrico Sarti.

Non è possibile...

Non ne siamo sicuri. Per questo vorremmo che lei lo vedesse.

Ma mio marito... Enrico è scomparso dieci anni fa.

Sì, lo so.

Io pensavo che fosse morto.

Venga con me.

Quest'uomo che pensate sia Enrico c'entra con la morte di Emanuele?

È quello che voglio scoprire.

Potrebbe essere lui...

ma è passato tanto tempo.

Adesso con la barba...

Sì, è lui.

Posso sapere come l'avete trovato?

Grazie alla Caritas. Dorme in uno dei loro alloggi.

E vi ha detto come mai è scomparso?

No.

Ci vuole parlare?

Preferisco di no.

Allora la faccio accompagnare.

Emanuele Sarti era suo fratello.

Vuole ancora dirmi che non lo conosceva?

Perché l'ha ucciso?

Non ho ucciso nessuno.

Dovrei crederle?

Mi ha mentito su tutto, pure su quelle formule.

Avevo paura a dire chi ero perché non mi sentivo pronto.

Pronto per cosa?

Per confessare di aver ucciso suo fratello?

Non ho ucciso nessuno. Perché avrei dovuto?

Perché ha scoperto che mentre lei era dato per morto,

suo fratello le aveva rubato la moglie.

Non lo sapevo.

Non sapeva che sua moglie si era risposata con Emanuele?

Come faccio a saperlo? Non li vedo da dieci anni.

Allora perché suo fratello è morto nel tunnel dove dormiva lei?

- Non dormo più lì. - Ci ha dormito fino a poco tempo fa

ed evidentemente Emanuele lo sapeva.

No. Non credo. Altrimenti, prima o poi, ci saremmo incontrati.

Quindi, secondo lei, Emanuele era lì per un altro motivo?

E stato lei a cercarlo?

No.

Gli ha dato appuntamento per ieri sera al parco.

Che cosa gli voleva dire?

Che era pronto a riprendersi la sua vita, la sua famiglia,

ma Emanuele le ha detto che era troppo tardi,

che adesso c'era lui al suo posto.

Per questo gli ha tolto la fede?

Dove l'ha messa?

[Boris sospira]

Lei...

avrà già parlato con mia moglie.

Anche se non mi vede da dieci anni,

le avrà detto che non sono un assassino.

Perché dieci anni fa è sparito in quel modo?

Aveva una moglie e un figlio.

Perché li ha abbandonati così?

- Posso vedere mia moglie? - Per ora non può vedere nessuno.

[bussano alla porta]

Il medico legale ha fissato l'ora della morte tra le 23:00 e l'una.

- Avete controllato la sua auto? - Sì.

Non abbiamo trovato niente. È già al deposito.

Senti, ha confessato?

No.

E non lo farà. Abbiamo bisogno di una prova.

- Alessio? - Mamma!

Dov'eri? Cos'è successo?

Cos'hai?

Emanuele...

l'hanno ucciso stanotte.

Chi è stato?

L'hanno trovato al parco del Valentino.

Mamma, ti ho chiesto un'altra cosa. Chi è stato?

La polizia ha fermato una persona.

Chi?

Tuo padre.

Non può essere.

Mi hanno chiesto di fare un riconoscimento.

Era lui, Alessio.

E tu... ci hai parlato?

Non ho avuto il coraggio.

Dov'è adesso?

In questura, lo stanno interrogando.

Adesso arrivi?

Ma dov'eri finito?

Ti ho aspettato tutta la notte.

Dove sono i soldi?

Non ce li hai.

Ma domani te li porto.

Davvero, Irina, te lo giuro!

La colpa è mia che sono scema.

Solo una scema crede che uno come te ha tutti quei soldi.

Ma ti ho dato 2000 euro, domani ti porto il resto.

Senti, io non so dove hai trovato questi 2000 euro,

ma di sicuro 15.000 euro non ce li hai.

Cosa gli dico adesso a Roman?

Siamo d'accordo che glieli portavo oggi.

- Ci parlo io con Roman. - Ma che vuoi parlarci tu?

Me la devo cavare da sola.

Aspetta Irina!

Vattene!

[Andrea] Era già sbronzo marcio.

Può aver avuto tutto il tempo comunque.

In venti minuti?

Non lo so.

Rispetto al Valentino, il supermercato è dall'altra parte della città.

Diciamo pure che l'abbia ucciso alle 23:00,

è praticamente impossibile arrivarci a piedi in così poco tempo.

Dobbiamo fare un controllo a tappeto.

Taxi, autobus, qualunque mezzo possa aver preso dalle 23:00 in poi.

Va bene.

Ma secondo me, gli abbiamo appena dato un alibi.

[Valeria] Per ora può andare, ma si tenga reperibile.

Ciao.

Posso darvi una stanza dove parlare con calma, se volete.

Allora sei vivo?

Potevi anche farcelo sapere.

- Stavo per farlo. - Ah, sì?

E quando?

Tra altri dieci anni?

Rivederti in una questura...

non era quello che speravo.

Non dipende da me.

L'hai ucciso tu?

Come puoi pensare una cosa del genere di me?

Io non ti conosco. Non so di cosa sei capace.

Tu mi conosci?

[Alessio] No.

Era meglio ridursi così,

piuttosto che stare con me e la mamma?

No, è stato lo sbaglio più grande della mia vita.

E allora perché l'hai fatto?

Perché te ne sei andato?

Alessio, per favore non...

Voglio sapere perché te ne sei andato!

Alessio, forse siamo ancora in tempo.

Per fare cosa?

Per conoscerci.

Stai lontano da noi.

Hai capito?

- Posso aiutarla? - Sì...

Anzi no, mi scusi, volevo solo dare un'occhiata.

Stavo cercando una persona, ma non mi sembra di averla vista.

Come si chiama?

Boris.

Anche stanotte è venuto a cercarlo la polizia.

Cosa è successo?

Forse è meglio se ripasso in un altro momento.

Come vuole.

- Io... - Maria!

- Devo andare... - Dove vai?

Maria! Maria. Vieni qui, aspetta!

Sei venuta qui...

perché sapevi che c'ero io.

Ho visto Alessio in questura.

Te l'ha detto?

No.

Maria...

ritorno a casa!

Per dieci anni ci abbandoni, e adesso vuoi tornare a casa?

Ma quello che provo io non t'interessa?

È la cosa che mi ha tenuto vivo in questi anni.

Maria...

se sono qui è perché...

sto lottando per tornare a essere quello di prima.

Sto facendo un percorso.

E lo sto facendo anche per voi.

Ti prego, dimmi se c'è una possibilità.

Almeno una su un milione, per capire se ne vale la pena.

Buona fortuna.

Maria Sole, aspetta.

[suona il citofono]

Chi è?

Maria Grazia.

Che cosa ci fai qui?

All'ospedale, ho sentito come ti chiamava la dottoressa.

- Ho chiamato tutti i Ferro di Torino. - Tu non ci devi venire qui!

- Perché, Maria Grazia? - Non chiamarmi così.

Perché?

Tiziana, mi sono fatta il carcere.

Ho cercato di rimanere viva.

Ho cercato di tenere fuori i miei figli da questa storia.

Vattene via ora.

Non posso rischiare di rovinare tutto. Devo proteggerli. Lo capisci?

Credi che io ti possa tradire?

Ho solo paura.

Davvero, Maria Grazia è morta, non c'è più.

Ma Lucia vuole continuare a vivere.

Non voglio più scappare.

Non ti ha visto nessuno, vero?

- Nessuno sa che sei qui? - No.

- Non vuoi sapere cosa ci faccio qui? - No.

Tua madre sta morendo.

Siamo venute qua perché c'è uno specialista che poteva operarla.

Non faccio più parte di quella famiglia.

Vattene.

Come vuoi.

Ti lascio il mio numero, in caso cambi idea.

L'autopsia ha circoscritto l'ora della morte fra le 23:00 e 00:00.

Che abbia agito dopo il supermercato è escluso.

Abbiamo sentito tutti gli autisti di autobus e tram

in servizio ieri sera e anche i tassisti,

nessuno ricorda di aver caricato qualcuno che assomigli a Boris.

Può aver chiesto un passaggio.

In quanti sono disposti a dare un passaggio a un barbone?

[bussano alla porta]

Guarda un po' il nome che ho evidenziato.

Era al parco del Valentino ieri notte, all'ora del delitto.

È il ragazzo che hai incrociato subito prima di trovare il cadavere?

Sì, è lui.

Sei sicuro?

Il tuo telefono ti segnala nella zona del Valentino ieri sera.

Cosa ci sei andato a fare?

Ero a San Salvario con gente dell'università, vicino al Valentino.

Ma pensa la sfiga.

Un barbone ti ha visto proprio davanti al tunnel

dove è stato ucciso tuo zio.

Ti ha appena riconosciuto.

Cosa facevi al Valentino?

Ti sei visto con tuo zio?

Ma eri lì quando è stato ucciso. Come mai?

Lo stavo seguendo.

Ogni tanto lo andavo a trovare nel suo ufficio in facoltà.

Certe volte neanche lo avvisavo.

Ieri...

verso le sei sono passato

e la porta era chiusa.

E io ho sentito mio zio che litigava con una donna.

Urlavano. Parecchio.

Soprattutto lei.

Cosa dicevano?

Lo stava minacciando di dire tutto a mia madre.

Tutto cosa?

Non lo so, perché poi hanno abbassato la voce

e non sono riuscito a sentire nulla.

Allora sono sceso e ho aspettato che uscisse.

- Ed era con lei? - No, era da solo.

E tu lo hai seguito? Perché?

Da un mese era un po' strano, diverso dal solito.

Ho pensato che la donna fosse la sua amante.

- Li hai visti insieme al Valentino? - No.

Io l'ho seguito per un po'

e poi lì l'ho perso.

Come se fosse sparito nel nulla.

E poi l'ho visto nel tunnel, morto.

Sai come si chiamava la donna con cui litigava tuo zio?

Va bene, Alessio, grazie. Per il momento può bastare.

Ma non puoi allontanarti dalla questura.

Forse Emanuele Sarti aveva un'amante.

Ah, allora forse quei soldi erano per lei.

Quali soldi?

L'ultimo mese ha fatto continui prelievi in banca,

quasi uno al giorno, per un totale di 15.000 euro.

E non avete trovato scambi di mail o sms con una donna?

- Niente. Neanche sui social network. - Provate con l'account dell'università.

Tu invece convoca il preside del suo dipartimento, forse ci può aiutare.

Ieri Emanuele Sarti stava litigando nel suo ufficio

con una donna che minacciava di dire tutto alla moglie.

Magari questa persona lavora nel suo dipartimento?

Ha idea di chi possa essere?

Davvero non so aiutarla.

Non ero così in confidenza da conoscere i suoi fatti personali.

Posso parlarti un secondo? Forse abbiamo novità sulla donna.

Sì, vieni pure.

Abbiamo trovato decine di mail di una certa Beatrice Morini.

È una ricercatrice, lavora nel dipartimento di Sarti

con un contratto di collaborazione.

Le mail erano piene di insulti e minacce.

- La convochiamo? - Sì.

Non posso pensare che c'entri quella storia di dieci anni fa.

Perché?

Che cosa era successo?

A quell'epoca, Beatrice era una delle nostre studentesse,

un giorno si è presentata da me accompagnata da Emanuele.

Era sconvolta.

Mi disse che il prof. Sarti l'aveva violentata nei bagni dell'università.

Il giorno dopo comunicai a Enrico

quanto avevo concordato con la ragazza,

e cioè che lei non avrebbe sporto denuncia per evitare lo scandalo,

ma lui si sarebbe dovuto dimettere subito.

E lo fece?

Non proprio.

Il giorno dopo mi telefonò sua moglie

e venni a sapere che la sera stessa non era più rientrato a casa.

- Lei non le raccontò niente? - No.

Fu Emanuele a chiedermi di non dire nulla.

Diceva che non sarebbe servito a farlo tornare

e ciò avrebbe solo sporcato la sua immagine per la moglie e il figlio.

Quello che non capisco

è perché ora Beatrice dovrebbe avercela con Emanuele?

Il preside conosce solo metà della storia.

E quale sarebbe l'altra metà?

Ha presente la storia della studentessa

che si innamora del professore geniale sposato?

Io l'ho vissuta dieci anni fa.

Enrico non era come gli altri professori,

assistere alle sue lezioni...

ti apriva dei mondi.

Per me è stato un colpo di fulmine.

Fin dal primo giorno,

ho fatto di tutto per fargli capire che volevo andare a letto con lui.

E ci sono riuscita.

Due anni dopo. È stata la prima e ultima volta.

Lui l'ha presa come la sbandata di una notte,

ma io no.

Non so quanto ci ho pianto, almeno un anno.

Poi, un giorno Emanuele mi ha avvicinata.

Stavo piangendo, seduta per terra in un'aula vuota.

Conosceva già Emanuele?

Sapevo che erano fratelli.

Emanuele era più grande di un anno,

ma in facoltà tutti ne sparlavano perché era ancora ricercatore,

mentre Enrico era già professore ordinario a 30 anni.

Non so perché gli ho raccontato tutto.

Forse volevo sputtanare Enrico davanti alla sua famiglia,

Emanuele disse che suo fratello era una persona fredda,

insensibile,

che disprezzava tutti perché si sentiva un genio

e che meritava una punizione.

L'idea dello stupro è stata di Emanuele?

Gli ho subito detto di sì.

In quel momento odiavo così tanto Enrico

che avrei fatto qualsiasi cosa per farlo soffrire.

Quando ho saputo che Enrico era scomparso

sono scappata in Francia.

Sono rientrata a Torino solo l'anno scorso

per partecipare al concorso che poi ho vinto.

Poi un giorno...

ho visto Emanuele davanti all'università con una donna.

L'ho riconosciuta subito, era la moglie di Enrico.

Quel giorno ho capito tutto.

Emanuele mi aveva usata per distruggere suo fratello.

Grazie a me, era riuscito persino a rubargli la moglie.

E io ho deciso che gli avrei rovinato la vita,

come lui ha fatto a suo fratello.

Cosa sa dirmi di questi numeri?

Scorra col dito, ho fotografato l'intera sequenza.

Sembra il tentativo di risolvere l'ipotesi di Riemann.

È uno dei problemi insoluti più famosi della matematica.

- L'ha fatto Enrico, vero? - Non lo sappiamo.

Sono contenta che l'abbiate ritrovato.

Alessio, che succede?

Niente, mi hanno fatto qualche domanda.

Ma perché?

Volevano sapere dov'eri stanotte, vero?

- Sì, ma stai tranquilla! - Ma dov'eri?

- Non rispondevi neanche al telefono. - Ero a San Salvario.

Hanno anche controllato.

- Chi è quella donna? La conosci? - No.

Mi ha guardato come se mi conoscesse.

Ma che dici mamma. Potrebbe essere chiunque.

- Andiamo? - No, non andiamo.

Se quella donna c'entra qualcosa con Emanuele, voglio saperlo.

Vieni.

Non avrei mai pensato che Emanuele fosse capace di fare una cosa simile.

È anche colpa mia.

Sapevo cosa c'era stato tra Enrico e quella ragazza.

Me lo ricordo bene quel periodo.

Enrico era sempre nervoso

e io ho pensato subito che avesse un'altra.

E un giorno... guardando il suo cellulare,

ho visto che era pieno di messaggi di questa Beatrice.

Però ho anche capito che lui l'aveva lasciata subito

ed era lei che insisteva, così...

ho deciso di perdonarlo

senza nemmeno dirgli che l'avevo scoperto.

Forse se l'avessi fatto...

le cose sarebbero andate diversamente.

Signora, mi dispiace doverglielo chiedere in questo momento...

Sa che suo marito nell'ultimo mese ha fatto continui prelievi in banca?

In tutto ha ritirato 15.000 euro.

No.

Alla fine, quelli della polizia hanno capito che non c'entravi.

Loro sì, ma mia moglie e mio figlio no.

Sono ancora convinti che sono stato io.

E tu fregatene di loro.

Mirko...

è la mia famiglia.

Rivederli dopo dieci anni è stata la cosa più bella che mi è successa.

Forse ti posso capire.

Anch'io provo le stesse cose per una persona.

- Come si chiama? - Irina.

È straniera.

È la ragazza più bella che ho visto nella mia vita.

Ma lei uno come me non lo guarda neanche.

Ma non ti fa schifo questo posto?

A me sì. Mi sembra distare in carcere.

Andiamo a bere.

Al parco, io e te, come ai vecchi tempi.

Ci mettiamo vicino al fiume e tu mi racconti di quello lì.

Come si chiama? Rimal.

Riemann. Comunque io non bevo più.

Ma se stanotte eri sbronzo.

È stata l'ultima volta.

Sicuro che vuoi restare qua?

Allora restaci, se ti piace tanto.

[volontaria] Boris...

c'è la polizia, vogliono parlarti.

Erano per lei i 15.000 euro?

Glielo ripeto: non so di che cosa sta parlando.

Vi eravate messi d'accordo così?

Suo fratello le dava quei soldi, così lei poteva rimettersi in sesto,

ma in cambio doveva rimanere nell'ombra.

Perché è così convinta che Emanuele

fosse preoccupato del mio ritorno?

Perché è stato Emanuele il responsabile della sua scomparsa.

Ha parlato con Beatrice?

Lei aveva capito che dietro di lei c'era suo fratello, vero?

Avevo intuito qualcosa.

E vuole ancora farmi credere che non aveva motivi per ucciderlo?

Suo fratello ha tentato di distruggerla

e c'è riuscito.

E adesso lei si è vendicato.

Se avessi voluto ucciderlo

non avrei passato dieci anni vivendo di elemosina per strada.

Lo avrei fatto subito.

No, non sono quel tipo di persona.

Poi, scusi, lei dice che mi hanno visto in un supermercato

dall'altra parte della città, io non me lo ricordavo nemmeno.

Perché è così convinta che sono stato io?

Perché suo fratello è andato in quel tunnel, se non a incontrare lei?

Ma non lo so.

- A volte esistono le coincidenze. - Io non credo alle coincidenze.

[parlano in rumeno]

[discutono in rumeno]

[continuano a litigare]

Enrico...

Prendi le tue cose, andiamo a casa.

Cosa fai lì impalato? Entra.

[Alessio] Che ci fa lui qui?

- C'ha messo poco a convincerti. - È stata una mia idea.

Io non...

- La prossima volta avvisami prima! - Alessio, dove vai?

Ci parlo io.

Alessio... aspetta.

Aspettami!

Un attimo. Alessio!

Lasciami spiegare.

Chiunque al tuo posto avrebbe reagito.

Era una bugia schifosa fatta a posta per intrappolarti.

Perché non ti sei difeso?

Quindi... hai saputo di Beatrice.

Stamattina, in questura,

quando mi hai chiesto perché ero sparito,

stavo per dirtelo.

Ma che senso avrebbe avuto dopo tutti questi anni.

Aveva senso per me.

E adesso che lo sai...

cosa ci hai guadagnato oltre all'odio per tuo zio

e quello che hai per me?

Perché ti sei fatto fregare così?

No, io ho reagito.

Sono andato subito da quella ragazza.

Ma lei si sentiva forte, sicura,

diceva che le avrebbero creduto e infatti così è stato.

Ma tu non avevi fatto niente.

Se le avessi fatto la guerra, sarebbe venuta fuori tutta la storia.

Pensa a cosa sarebbe successo a te e alla mamma?

Lei ti avrebbe creduto.

Avrei dovuto dirle che l'ho tradita.

Lei già lo sapeva, papà.

E ti aveva anche perdonato.

Alessio... Alessio!

Alessio!

Che facciamo?

Per ora dobbiamo seguire la pista dei 15.000 euro.

È l'unica che abbiamo.

Sì, ho capito, ma perché ci siamo fermati?

Senti, scusami, ti dispiace scendere qui?

Ho un impegno. Vi raggiungo dopo in questura.

Potevi dirlo che è per questo che sei rimasta a Torino.

Di cosa stai parlando?

Del fatto che il PM ha riaperto il caso di tuo padre.

Stanotte ho sentito che ne parlavi con Lombardi.

Ci stavi spiando?

No.

Ora possiamo fare dei nuovi rilievi dentro casa,

vedere se viene fuori qualcosa di nuovo.

Era quello che volevi, no?

Sai, per un attimo avevo sperato che fossi rimasta per me.

Vieni.

- Pronto? - Tiziana, sono Maria Grazia.

Maria Grazia, che bello sentirti. Dimmi che hai cambiato idea.

Sì.

Volevo sapere qual è il nome dell'ospedale.

Ospedale San Bartolomeo.

Però devi darmi un'ora in cui io possa venire

- senza il rischio di vedere qualcuno. - Va bene, ti faccio sapere.

- Grazie. - Non ti preoccupare.

Dr. Lombardi, abbiamo trovato qualcosa.

Una macchia di sangue sulla poltrona.

Non era mai emersa.

Sarà sicuramente di tuo padre,

se te la senti facciamo un test col tuo DNA.

Certo.

Andiamo.

Sono contento che sei passata.

Ultimamente ci vediamo un po' poco.

Ti devo dire una cosa.

Il PM ha autorizzato dei nuovi rilievi nella casa al lago.

Io e Giorgio ci siamo andati oggi con la Scientifica.

È stato Giorgio a offrirmi quest'opportunità.

- Io non ci speravo più. - E non te la sei lasciata sfuggire.

Lo sai come sono fatta, devo andare fino in fondo.

Sì, ma cosa speri di trovare dopo tutti questi anni!

E invece qualcosa abbiamo trovato.

C'era del sangue. All'epoca non era emerso.

Forse non è di papà.

Ho fatto il test del DNA per un confronto.

Il risultato?

Lo sto aspettando.

La mamma ha confessato. Si è fatta 17 anni di carcere.

Ascoltami, tutto il resto, tutto, compreso ciò che stai facendo ora,

è solo un modo per farsi del male.

Io ne ho bisogno.

Dovevo fare quest'ultima cosa

e se non viene fuori niente, mi metto il cuore in pace.

Te lo prometto.

Ok.

Mi dispiace, i tuoi vestiti li avevo buttati.

Mi dispiace per Alessio.

Forse era meglio che non venivo qui.

Vuoi già andartene?

No.

Non vorrei farvi del male un'altra volta.

Mi dispiace...

per quella storia di Beatrice.

Non ti volevo tradire.

Però l'hai fatto.

E da lì è cominciato tutto.

Per me non ha significato nulla.

Per me sì.

Sei stata l'unica donna nella mia vita in tutti i sensi.

Lo sai?

Se tu mi avessi detto che avevi intuito,

mi sarebbe stato più facile raccontarti della denuncia.

Ah, io dovevo dirtelo.

Ma non mi va di parlarne. Quella donna ha già fatto troppi danni.

In fondo, quella donna è solo una pedina.

Il vero responsabile è un altro.

Dovresti tagliarti i capelli.

Spaventi le persone conciato così.

E anche la barba.

[Teresa] Tua madre è dentro.

Vieni.

Io rimango qua, così ti avverto se vedo arrivare qualcuno degli altri.

Mamma...

Maria Grazia... Vieni sono arrivati. Vieni via!

Prego...

Vuoi mangiare qualcosa?

No, no, lascia stare.

Allora dimmi... perché sei venuto qui?

Voglio 15.000 euro.

Me li puoi dare?

- Mirko, non posso. - Perché?

Perché non ce li ho.

Tua moglie sì invece, è ricca!

Maria Sole non è ricca.

Non le posso chiedere una cosa del genere adesso.

Allora non mi voi aiutare?

Mirko, io non posso aiutarti.

[Maria Sole] Ciao.

Ciao, lui è Mirko, è un amico.

Salve.

Alessio mi ha scritto un messaggio. Ha dormito fuori, ma sta tornando.

Bene.

[Boris] Vieni, ti accompagno.

[Mirko] Per me qui non ci resisti neanche due giorni.

[Boris] Vuoi stare zitto?

Piuttosto, prenditi qualche cosa da mangiare.

Se n'è andato?

Cosa voleva?

Niente...

passava per un saluto.

Come fa a sapere dove abiti?

Gliel'avranno detto alla Caritas.

Si è comportato in modo strano.

[Boris] Ma no, niente di che.

Enrico, non dire altre bugie.

- Vuole che gli trovi 15.000 euro. - Quindicimila?

[Maria] Non dovevo dirglielo. Le ho fatto perdere tempo.

No, ha fatto benissimo, invece.

Mi è sembrato strano che fosse proprio la stessa cifra.

Controlleremo se esiste un legame.

I soldi che Emanuele ha preso da qualche parte devono pur essere.

Voglio dire, qualcuno deve averli ricevuti.

Li troveremo.

Cosa volevi fare con questa?

Volevi rivendertela per farti un altro po' di soldi?

Non ho mai visto quell'anello.

Allora come mai l'ho trovato tra le tue cose?

Non lo so.

I 15.000 euro dove sono?

Perché stamattina sei andato da Boris e gli hai chiesto altri 15.000 euro?

Che fine hanno fatto quelli di Emanuele?

Mirko, sei nei guai fino al collo, ti consiglio di dire la verità.

Quei soldi erano per me.

Ma poi non li ho mai avuti.

Quella sera...

è stato Emanuele a venire da me.

Ha detto che se facevo una cosa per lui mi dava un sacco di soldi.

La cosa che dovevo fare...

era uccidere una persona.

Boris?

Ti ha detto che era suo fratello?

No.

E tu hai accettato?

Io avevo bisogno di quei soldi.

Emanuele quella sera mi ha dato 2000 euro.

Ha detto che così capivo che faceva sul serio.

Io e Boris... abbiamo passato un sacco di tempo insieme.

Eravamo come fratelli.

Ma poi lui si è messo in testa che voleva cambiare vita.

Non mi ha neanche chiesto cosa ne pensavo.

Dove sono i 2000 euro?

Li ho regalati. Davvero!

E i 15.000?

Non lo so.

Quelli me li doveva dare dopo, quando uccidevo Boris.

Ma l'altra notte ci ho ripensato e allora gli ho detto di no.

Poi l'ho ritrovato nel tunnel.

Era morto.

Ma non ho mai visto quei soldi.

C'è nessuno?

Mamma?

Se lo ricorda?

Eccome se mi ricordo di lui.

Allora, 2005...

Eccolo qui, Roberto Fermi,

è arrivato il 7 marzo 2005.

No, non è possibile!

- Non si chiama Roberto Fermi. - Ah, lo immaginavo.

Non mi lasciava mai i documenti.

Vieni con me.

Era un cliente perfetto.

Sempre sorridente, sempre di buon umore.

Pagava alla fine della settimana, puntuale come un orologio.

Sì, per due, tre... forse quattro mesi...

poi le cose sono cambiate.

A un certo punto è diventato sempre più strano.

Ma è successo poco alla volta.

S'era fatto crescere la barba, non si lavava più.

Aveva smesso di pagare, non salutava più.

Non voleva che nessuno entrasse nella sua stanza,

nemmeno la signora delle pulizie.

E alla fine abbiamo dovuto sfondare la porta.

C'era pattume ovunque.

E aveva riempito i muri di scritte.

Di formule matematiche.

Mi ha supplicato di non cancellarle,

ma io il giorno dopo avevo già cambiato la tappezzeria.

Ma tu perché lo stai cercando?

È mio padre.

Ah...

[Boris] Scusami, non volevo disturbarti.

L'amavi?

Enrico, sono stanca.

Ho bisogno di dormire.

Ho bisogno di saperlo.

All'inizio no.

Poi sì.

Adesso non lo so più.

Come hai potuto?

Proprio con lui. Sapevi che mi odiava a morte.

Appunto!

Nei giorni peggiori...

quelli in cui mi mancavi di più...

pensavo di averlo sposato solo per...

per darti fastidio.

Anche se tu non potevi saperlo.

Così.

Per ferirti.

- Buona notte, Enrico. - Buonanotte.

[Valeria] È questa l'auto della vittima?

Sì.

Come ci è arrivata qui?

Col carro attrezzi, naturalmente.

- Quindi non l'ha guidata nessuno? - No.

Andrea, quanto era alta la vittima?

Sotto il metro e settanta.

Non molto alto comunque, perché?

Manda la Scientifica al deposito delle auto.

- Va bene. - Ok.

Ha preso l'auto di suo fratello per fare in fretta e crearsi un alibi.

Ha scelto quel supermercato perché vicino alla Caritas

dove lei sarebbe dovuto essere.

Ha fatto finta di essere ubriaco, per far sembrare la caduta verosimile.

Ha fatto in modo di farsi ricordare bene quella notte.

Poi è tornato indietro, ha lasciato l'auto al Valentino.

A quel punto, tanto valeva ubriacarsi davvero e andare a dormire.

Era un piano quasi perfetto.

Peccato che per guidare abbia dovuto spostare il sedile indietro.

Ci sono le sue impronte sul gancio sotto il sedile.

Al liceo lo prendevo sempre in giro perché era molto più basso di me.

Quando vi siete rivisti?

Circa due mesi fa.

L'ho incontrato per caso mentre io ero al Valentino

a fare... l'elemosina.

S'è fermato a mettere una moneta,

e subito non mi ha riconosciuto.

Però quando ha capito... che ero io,

è scappato via come se avesse visto un fantasma.

Lei non ha provato a seguirlo?

Incontrarlo è stato...

uno shock anche per me,

però è servito...

a risvegliarmi,

perché in quel momento ho deciso che non avrei...

non avrei più dormito sotto i ponti e non avrei più fatto l'elemosina.

Sarei tornato quello di prima.

Che cosa è successo dopo?

Mi aveva seguito, spiato, ha visto dove dormivo.

Ha visto anche che parlavo con Mirko perché poi deve averlo avvicinato.

- Come ha scoperto il suo piano? - Grazie a Mirko.

Era diventato strano.

Pensavo fosse arrabbiato con me, perché avevo deciso di cambiare vita.

Però poi ho capito che c'era dietro qualcos'altro.

E allora mi sono messo a seguirlo

e l'altra sera ho visto che litigavano.

Ha sentito cosa si dicevano?

Sì, certo.

Mirko continuava a ripetere

che non mi avrebbe ucciso.

Il resto poi era facile da intuire.

Emanuele è venuto... verso il tunnel,

credeva di trovarmi lì. Aveva deciso di fare tutto da solo.

Io l'ho inseguito, l'ho sorpreso di spalle

e l'ho quasi strozzato

per fargli confessare tutto.

Mi sono ritrovato...

quella pietra in mano.

Però io le giuro, ispettore, che...

io non l'avrei mai...

ucciso, se non mi avesse detto che aveva sposato mia moglie.

Per questo gli ha tolto la fede?

Sì.

L'ho capito che era un errore, ma...

non mi era possibile fermarmi.

E ieri mattina l'ha messa in mezzo alla roba di Mirko.

Io...

volevo stare con la mia famiglia...

Non volevo perderla ancora.

Quei numeri sulla parete

erano il tentativo di dimostrare l'ipotesi di Riemann?

Sa...?

Quei numeri sono stati una mia ossessione per molto tempo.

È grazie a Riemann se ho potuto diventare un barbone.

Ciao, Irina.

Bello, eh?

Me l'ha fatto Roman.

Irina, senti...

ho pensato una cosa.

Se vuoi parlarmi di 15.000 euro è meglio che stai zitto.

No, un'altra cosa.

Perché non ce ne andiamo via, noi due,

in un posto dove Roman non ci può trovare?

Non sto scherzando.

Possiamo tornare al tuo paese e rifarci una vita lì.

Io sono scappata da lì, perché dovrei tornarci?

Possiamo andare in un altro posto, allora.

Un barbone e una puttana?

Servono i soldi per vivere.

Tu ce li hai?

Servizio completo cento.

Va bene, amore.

Avete un letto libero?

- Come ti chiami? - Mirko.

Mirko, e poi?

Non importa, me lo dici quando te la senti.

Mirko Sereni.

[Valeria] Posso darti 15 minuti.

Grazie, ispettore.

È lì.

Il tizio dell'albergo si ricordava molto bene di te.

Cosa ti ha detto?

Che per almeno i primi tre mesi

sembravi l'uomo più tranquillo del mondo.

Era una cazzata che la storia dello stupro ti aveva sconvolto.

La medaglia Fields...

è una specie

di premio Nobel per la matematica.

Ed è l'unico premio...

che prevede dei limiti di tempo. Puoi vincerla soltanto entro i 40 anni.

Avevo compiuto da poco 39 anni, per cui...

mi restavano pochi mesi.

Così avevo concentrato gli studi degli ultimi anni cercando di...

risolvere l'ipotesi di Riemann.

Solo che a casa non riuscivo a concentrarmi.

Tu, tua madre eravate un problema.

Poi si era aggiunta anche Beatrice a caricare le cose...

Se volevo raggiungere l'obiettivo dovevo lasciarmi alle spalle tutto.

Tuo zio e Beatrice m'hanno fatto un favore senza volerlo,

perché il loro piano per me è stato un pretesto perfetto per dire:

"Ok, adesso o mai più."

Ma il tempo passava e stavo per compiere 40 anni.

Ho capito che non ce l'avrei fatta e quindi qualcosa...

dentro di me si è spezzato.

Tu hai preferito la matematica...

a noi.

- Mamma. - Vieni.

Ho deciso di andarlo a trovare in carcere.

Non voglio lasciarlo solo.

Ha commesso tanti errori però non è una persona... cattiva,

è una persona fragile.

Mamma...

Cosa?

Niente. Non importa.

- Grazie, Giorgio. - Non mi devi ringraziare.

- Sì, invece. - No.

[bussano alla porta]

- Scusate. - Ah, grazie!

È arrivata adesso.

Il sangue non combacia col mio.

Come non combacia?

Quel sangue non è di mio padre.

C'era qualcun altro quel giorno in casa, oltre i miei.

[uomo] Ciao, Maria Grazia.

È tanto che non ci vediamo, come stai?

Come hai fatto a entrare?

Tranquilla, non c'è nessuno, ho già controllato.

Come ti sei permesso di venire qui?

Ieri sei scappata dall'ospedale.

Volevo essere io a dirtelo. Tua madre è morta stamattina.

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