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Original subtitles

Ehi, ciao, amico. Come stai?

Guarda! È bellissimo, filo di Scozia. Solo 5 euro.

No, grazie.

Dai, aiuto! Solo 5 euro.

Torna da dove sei venuto!

Ma sei pazzo?

Botà di merda!

[porta si chiude]

[oggetti posati]

[musica lirica]

[arbitro] Signore e signori, buonasera.

- [applausi] - [musica continua]

Per la terza giornata del torneo di pugilato giovanile di Torino,

- Massimo Domini, del Reno Box Club... - [applausi]

contro Nico Bosio, della società Box Young.

[applausi, incitamenti e fischi]

[musica continua]

[scatto fotografico]

[campana d'inizio]

[musica continua]

[motore dell'auto si ferma]

[bambino bussa al finestrino]

[bambino] L'hai portato?

[uomo sospira]

Dov'è la mamma?

La mamma dice che torna tardi.

[musica continua]

Dai, papà, non dirmi che te ne sei dimenticato.

Oh!

- Super Modellino GF35. - Finalmente!

Anche io ho un regalo per te.

[musica continua]

- [uomo] Carlo, papà è stanco. - Dai, papà, chiudi gli occhi.

- Non ho tanta voglia di giocare. - Dai, chiudi gli occhi.

[uomo sospira]

Va bene così?

[tutti] Auguri!

[applausi]

Buon anniversario.

[donna] Brindiamo?

Allora...

Ai dieci anni più belli della nostra vita.

- [tutti] Auguri! - [applausi]

[scatto fotografico]

- [rumore di pugni sferrati] - [musica continua]

[pubblico si lamenta]

Vai, vai, vai! Permesso.

[ovattato] Dai!

- [tonfo forte] - [pubblico] No!

- [arbitro] Uno... Due... - Tirati su!

- [uomo] Dai che ce la fai! - [arbitro] Tre...

- [urla] Tirati su! - [arbitro] Quattro, cinque...

[arbitro] Sei, sette, otto.

- [pubblico] Forza! - [arbitro] Nove, stop.

[campana suona]

[musica continua]

[musica si conclude]

[armadietto sbatte con violenza]

[tono tastiera digitale]

[avviso di messaggio]

[voce femminile] Hai un nuovo messaggio in segreteria.

[al telefono] Ciao, Nico, sono Giampaolo.

Scusami, ma dobbiamo rimandare. Non venire stasera.

[uomo] Avevi paura di rovinarti le unghie?

Ma se ero in vantaggio fino all'ultimo.

Hai combattuto come una femmina.

[Nico respira affannato]

Faccio la doccia.

[armadietto sbatte]

[porta si chiude]

[tono tastiera digitale]

[armadietto sbatte]

[cellulare squilla]

[cellulare continua a squillare]

[Valeria sospira]

[suono ovattato della televisione]

[cellulare squilla]

- Andrea? - Ciao, Valeria.

Un omicidio all'interporto. Ce la fai a venire?

Sì. Chi lo ha trovato?

Una guardia giurata durante il suo giro di controllo.

Va bene, non fate avvicinare nessuno. Ti chiamo quando sono in zona.

No, non mi dirai che stai uscendo.

Lo so, sono la peggiore coinquilina del mondo.

No, fosse per me, ti terrei qua per un anno.

[Valeria sospira] Ah...

Le ho trovate in un cassetto.

Non riuscivo a dormire.

- Allora ciao. - Ciao.

[porta si apre e chiude]

[vociare indistinto]

[tono tastiera digitale]

- Posso farli cominciare? - Sì.

[medico legale] A prima vista,

sembrerebbe morto per un forte colpo alla tempia sinistra.

Potrebbe essere stato colpito da un oggetto pesante.

[Valeria] E una cosa così non te la porti dietro per caso.

[Gerardo] È quello che l'ha trovato.

Aveva appena montato il turno di guardia, a mezzanotte.

Dice che non l'aveva mai visto.

Si chiamava Giampaolo Petrone.

Trentanove anni, nato a Cuneo, residente a Torino.

L'ultima, è una chiamata non risposta di un certo Nico.

Scoprite chi è.

Poi, domani mattina,

per prima cosa venite qua e battete fabbrica per fabbrica.

Se qualcuno ha visto o sentito qualcosa, voglio saperlo.

[Andrea] Valeria?

Tutto bene?

Sì.

[avviso di messaggio]

È il tuo?

No.

[tono tastiera digitale]

[musica da discoteca in sottofondo]

[Valeria] Roberto, da quanto tempo avevate una relazione?

Sei anni.

Giampaolo era tutta la mia famiglia.

Alle 19:40 risulta una sua telefonata.

Sì, l'ho chiamato io dal treno quando sono partito da Savona.

Sono stato tutto il giorno a lavoro lì.

Hai i biglietti del treno?

Sì.

Eccoli, andata e ritorno.

Cosa vi siete detti al telefono?

Ma niente di che. Che...

[sospira] Che a Savona era andata bene e che...

E che ci saremmo rivisti al locale.

Poi però lei gli ha mandato un messaggio solo alle due passate.

Prima non si era preoccupato di non vederlo arrivare?

Ma no. Era già successo altre volte.

Giampaolo aveva sempre cento cose da fare...

Il volontariato, l'associazione dei forum, c'era sempre qualcuno da salvare.

Poi io non gli chiedevo mai niente.

Quindi non sapeva di cosa si stesse occupando in questo periodo?

No.

Ha notato qualcosa di strano in lui negli ultimi giorni?

No.

Poi, lui era una roccia. Lui, davanti ad una difficoltà, non si buttava giù,

- Quindi c'era qualche difficoltà? - Certo.

C'erano dei piccoli problemi di liquidità per tasse, forniture...

Debiti?

Ho capito dove vuole arrivare. No, niente di drammatico.

Giampaolo non era proprio il tipo da mettersi in mano a degli strozzini.

- Non ho detto questo. - Però l'ha pensato.

Giampaolo era il mio compagno,

oltre che essere mio socio.

Secondo lei cosa ci faceva a quell'ora all'interporto?

Non lo so.

Però sono sicuro che non aveva niente da nascondermi.

Sono sicuro.

[Valeria sospira]

[sospira profondamente]

Boss, ha sentito del tizio che hanno ammazzato?

Quello del locale delle checche.

- Il Blind Date, sì. - Eh, come si chiamava?

Petrone.

Stanno raccogliendo testimonianze in zona. Mezz’ora fa sono passati alla Tecnoplast.

- Youssou, Youssou! - Sì?

Problemi?

Tu hai fatto il turno serale ieri sera, no?

Mh-mh.

E... Notato qualcosa di strano?

- Per quello che è morto, vero? - Sì.

Allora?

Niente di strano.

Però può essere un problema.

Perché?

Perché, se vengono a fare delle domande, capiscono che eri qui da solo.

Ed è capace che facciano un accertamento.

E viene fuori che non hai ancora il permesso di soggiorno.

E questo può essere un bel guaio, sia per te che per me.

Sì, certo.

Lo dica subito. Vuole che me ne vada.

Chi se ne frega, dai.

Facciamo che io gli dico che io ero qui con te.

E che non ci siamo accorti di nulla.

Che poi è la verità.

E li mando via.

Grazie, sig. Matteo. Grazie.

Ma mi raccomando, eh.

- Io ero qui con te. - Certo.

- Chiaro? - Sì.

Nico sarebbe Nicola Bosio.

È un ragazzino di 16 anni.

Oltre a quella di ieri sera, ne risulta anche una nel pomeriggio.

Diverse altre nell'ultimo mese.

Questo è il suo indirizzo.

- [Valeria] Allora? - Autopsia completa non prima di stasera.

Ma ho collocato l'ora della morte tra le 20 e le 22.

E ho trovato, nell'uretra, lievissime tracce ematiche di un'altra persona.

Non chiedermi di farti un disegnino, eh. Considera che era un gay dichiarato.

Arrivaci da sola.

Stai dicendo che ha avuto un rapporto sessuale poco prima di morire

- e l'altro ha subito piccole lacerazioni. - Io non avrei saputo dirlo così bene.

- Non mi hai deluso. - No, io non ho capito.

- Fattelo spiegare dopo da Andrea. - [Andrea ride sarcasticamente]

Quindi abbiamo il DNA dell'assassino.

Abbiamo il DNA di quello con cui ha fatto sesso prima di venire ammazzato.

Valeria, vieni un attimo?

[porta si chiude]

Abbiamo già le prime risposte del medico legale. Devo sentire una serie di persone.

Sì, non... Ti volevo dire un'altra cosa.

Si è liberato un poso alla mobile di Roma. Posso mettere una buona parola per te.

Che stai dicendo?

Fai domanda di trasferimento, Valeria.

È la soluzione migliore. Per me, per te e per tutta la squadra.

Non è possibile.

Guarda, non devi decidere subito.

Adesso concentrati sul caso.

Ti chiedo solo di pensarci, va bene?

Pensaci.

[porta si chiude]

[tonfo degli oggetti che cadono]

[bussano alla porta]

Un attimo.

- [Andrea] Tutto bene? - [Valeria] Sì, dammi un minuto.

È arrivato il padre della vittima.

Arrivo.

Dove devo firmare?

Quando posso predisporre le esequie?

Questione di qualche giorno.

Va bene.

Quando l'ha visto l'ultima volta?

Al funerale di sua madre, cinque anni fa.

Mi scusi. Voglio solo tornare a casa mia.

Sig. Petrone, posso farle un'ultima domanda?

Cosa è successo tra lei e suo figlio?

[sospira] Ci ha ingannati. Traditi.

Da quel momento, mia moglie ha iniziato a morire.

[campanello]

Sig. Petrone.

Mi fa entrare?

Certo.

[porta si chiude]

Da quanto vivevate insieme?

Sei anni.

Tutto quello che vede qui, l'abbiamo comprato insieme.

La passione per la lirica l'aveva presa da lei, vero?

Guardi, bisognerebbe disporre per la cremazione di Giampaolo.

- Lui diceva sempre... - Nessuna cremazione.

Cose contro natura, io non ne faccio.

Scusi, cosa è venuto a fare oggi?

A riprendere quello che è mio.

- Che cosa è suo? - Tutto.

Licenza e locale. Voglio chiudere e vendere.

Giampaolo ha dedicato tutto sé stesso a quel locale.

- Tutti sanno cos'è il Blind Date. - Sicuro.

Un circo per omosessuali messo in piedi con la liquidazione di mia moglie.

Lei ha odiato suo figlio da vivo e lo odia anche adesso che non c'è più.

Guardi, io non le permetterò di distruggere quello che lui ha creato.

[Roberto sospira]

Il Blind Date è anche mio.

Al 40 per cento.

E lei non può subentrare al posto di Giampaolo.

Ha solo diritto al rimborso della sua quota.

E la legge parla chiarissimo.

E quanto sarebbe?

Centomila euro, credo.

No.

Trecento mila. La liquidazione di mia moglie, più gli interessi.

È assurdo!

E allora ci vedremo davanti al giudice.

Questo è il numero del mio avvocato. Può parlare con lui.

[Roberto sospira profondamente]

[voce della TV in sottofondo]

[campanello]

- Chi è? - [Valeria] Polizia.

[porta si apre]

[Valeria] Ispettore Valeria Ferro. Suo figlio è in casa?

Avrei bisogno di fargli qualche domanda.

Permesso.

[porta si chiude]

- Buongiorno, signora. - Buongiorno. Si accomodi.

Grazie.

Ciao. Io sono Valeria.

Giampaolo Petrone. Sai chi è?

Mh-mh.

Sappiamo che hai provato a chiamare il suo cellulare ieri sera,

e lui ti ha telefonato altre volte prima.

Stai tranquillo, nessuno ti sta accusando di niente.

Lo vede che non sa neanche chi è?

Faccia rispondere lui, o sarò costretta a chiederle di uscire dalla stanza.

Ma cosa gli è successo?

È stato ucciso.

Lo conoscevi bene?

Aveva il tuo numero di telefono.

Beh, sì. Lui mi ha cercato. Io non gli ho risposto.

- Poi ho provato a richiamarlo. - Per dirgli cosa?

Di lasciarmi stare.

Batteva le palestre in cerca di cubisti.

Mi ha chiesto se volevo andare a lavorare da lui, ma non me la faccio con i froci.

Sentito? Un pervertito che aveva puntato mio figlio.

- Le basta? - Sì, mi basta.

[madre] Nico!

[con tono nervoso] Venga, venga. La accompagno io.

- Grazie, arrivederci. - Arrivederci.

[porta si chiude sbattendo]

[porta si apre]

[Bosio] Alzati.

Alzati.

Lo sapevo che te la facevi ancora con quello.

No. Io non lo so perché mi ha chiamato.

Mi hai portato la polizia a casa.

[frustata]

[Matteo] Dai, aspettami a casa. Ma mi spieghi che è successo?

[donna al telefono] Carlo ha picchiato un compagno.

Ma ti ha detto perché?

Non me l'ha voluto dire. Si è chiuso in camera.

Dai, vieni subito. Ci parli tu.

No, adesso ti devo lasciare, scusami. Vengo appena posso.

Buongiorno. Matteo Dardi.

- Sovrintendente Russo. - Salve.

- Lui è l'agente Rinaldi. - Buongiorno.

Spero che non sia una cosa troppo lunga. Dovrei scappare.

Mio figlio. Un problema piccolo di condotta a scuola.

Solo un paio di domande.

Nel frattempo, il mio collega parlerà con i suoi dipendenti, se non le dispiace.

No, no. Sì, sì, faccia pure.

Ha saputo cos'è successo stanotte, qui dietro?

Sì, sì. Purtroppo sì.

Noi stiamo cercando qualcuno che abbia visto o sentito qualcosa.

Fino a che ora è rimasto qui, ieri?

Tardi. [sospira]

Direi... le 22.

Ma non mi sono accorto di nulla.

Tra i fornitori del Blind Date risultate anche voi.

Erano nostri clienti, fino a febbraio.

Doppio malto olandese e birra trappista.

Trappista?

Sì, la birra dei monaci.

Perché avete chiuso i rapporti?

Mah, un ritocco sui listini, e... non eravamo più d'accordo sui prezzi.

Di Petrone, cosa sa dirmi?

Mah, l'avrò visto tre volte in vita mia.

Alla firma dei contratti.

Se... non ha altro da chiedermi, io dovrei proprio scappare.

La ringrazio.

[Matteo] Buon lavoro.

[musica jazz lenta]

[donna] Ciao.

Lo so, così non sono al meglio.

Ma oggi quello delle pulizie è malato.

Jessica.

Mh, capito.

Non doveva finire così.

Qui tutti volevamo bene a tuo figlio.

Dai, vieni che ti faccio vedere una cosa.

Giampaolo la teneva sempre qui.

Mi spiace per tua moglie.

Si volevano bene, sai.

Prima di Giampaolo, Roberto... aveva solo l'eroina nella vita.

Lui l'ha salvato.

L'ha fatto disintossicare e gli ha dato un futuro.

Sarebbe questo?

Beh, io ora... me ne devo andare.

Questa è meglio se la tieni te.

Ma davvero non hai capito chi sono?

No.

Sono Francesco.

Io e Giampaolo eravamo compagni al liceo.

Io lo so perché sei qui.

Roberto mi ha detto tutto.

Ma, prima di chiudere il locale,

dovresti prima capire chi era veramente tuo figlio.

Non mi interessa.

Se non ti interessava, non saresti venuto qua.

[Valeria] Nico?

Cosa vuole ancora da me?

Che ti è successo?

È stato tuo padre?

Faccio boxe.

Anche a casa?

Aspetta! Ho bisogno che tu mi dica la verità.

Perché Giampaolo ti ha chiamato?

L'ho già detto.

Qui tuo padre non c'è.

Tu e Giampaolo eravate amici, vero?

Le ho già detto di no.

Non devi aver paura di lui. Non se lo merita.

Dimmi la verità.

- Posso proteggerti. - Mi proteggo da solo.

[tono tastiera digitale]

- [Andrea] Pronto? - Andrea?

Dimmi.

Le segnalazioni mediche di percosse su minori.

Vedi se salta fuori qualcosa a nome Nicola Bosio.

Va bene, ci penso io.

[dottore] Bosio Nicola, segni evidenti di percosse.

Volto, petto, arti. Due settimane di prognosi.

Federazione Pugilistica Italiana.

Vale a dire?

Eh, il padre mi ha mostrato il tesserino,

e il ragazzo ha confermato che si era fatto male combattendo.

È stato il padre a portarlo qui?

No, un amico suo. Me lo ricordo perché era pieno di tatuaggi.

Sì. Pietrosanti Marco. Lo ha portato lui in accettazione.

Grazie.

[ragazzo] Ciao.

[Valeria] Sei Marco Pietrosanti, giusto?

Sono l'ispettore Valeria Ferro, della squadra mobile.

Tranquillo, non sono qui per te.

- So che sei amico di Nicola Bosio. - Si è messo nei casini?

Non per colpa sua.

Cosa sai di suo padre?

Vieni.

[Valeria] Quando hai accompagnato Nico in ospedale,

è stato il padre a ridurlo in quel modo, vero?

Sai dirmi perché?

Ci sono quelli come me, che non hanno problemi,

quelli che dicono che non è vero, e quelli che hanno paura.

Io ho raccontato a Nico come era successo a me.

È una scelta.

O ti nascondi, oppure decidi di essere te stesso.

Avete avuto una storia?

[Marco ridacchia]

Sono stato la sua prima volta.

Poi il padre l'ha massacrato di botte.

Per fortuna, Nico è riuscito a scappare. Sennò lo ammazzava.

- Perché non hai avvertito la polizia? - Perché Nico non voleva.

Però... ho parlato di lui ad una persona.

Uno che ha aiutato anche me.

Giampaolo Petrone?

Giampaolo ha incontrato Nico.

E ha iniziato a parlarci.

Poi, però, il padre se l'è presa anche con lui.

Proprio qui. L'hanno visto tutti.

Ma Giampaolo ha continuato.

Aveva anche quasi convinto Nico a denunciarlo.

È vero. Non lo volevo intorno a mio figlio.

Ma quando l'avrei ammazzato, mh?

Come?

Lo sapete già, quella sera ero all'incontro di Nicola.

- Mi hanno visto tutti. - Sì, sì, è vero. L'hanno vista.

Ma dopo.

Abbiamo raccolto parecchie testimonianze. Lei è arrivato solo alla fine del match.

- Ha ammazzato lei Giampaolo Petrone? - No.

Prima ci ha mentito.

Poi viene fuori che ha un movente, e ora non ha un alibi.

Ero al Bar Rivalta!

Ero sotto di 1000 euro a carte e dovevo rifarmi.

- Ecco dov'ero. Contenta adesso? - Verificheremo.

- Era così difficile dirlo subito? - Sì.

E diventare per tutti quello che manda la polizia a fare domande?

Ci devo vivere a Torino, io!

[porta si apre]

Che cosa stai facendo?

Me ne vado.

Guarda che non è stato tuo padre ad ammazzarlo.

[ride] Guardami in faccia e dimmi che ci credi.

E poi non è per questo.

Tanto, anche se lo liberano, se la prende sempre con me.

Che ci faccio qui?

Ci sono io.

Non mi lasciare da sola.

Allora vieni con me.

[porta si chiude]

Anche se ti ho fatto arrabbiare, mi porti lo stesso alla gara di modellismo?

Però domani vai dal tuo compagno di classe e gli chiedi scusa.

Avanti.

Promettilo.

Anche se Michele continua a dire cose cattive su di te?

E che avrebbe detto Michele?

Puoi dirmelo.

- Ha detto che... - Mh?

...che ti piacciono...

...gli uomini.

E perché avrebbe detto così?

Gliel'ha detto Enzo, suo fratello più grande.

Beh...

Ti ha detto una bugia.

Però rimane il fatto che non è un buon motivo per fare a botte.

Promettimi che non succederà più.

- Promettimelo. - Te lo prometto.

[entrambi sorridono]

Vieni qua, abbracciami.

- [passi si avvicinano] - [donna] Carlo?

Ehi, sono le 23. È ora di andare a letto.

- Ok. - Ok?

- Ciao. - Ciao.

Come sta? Ti ha detto perché l'ha picchiato?

- Non è successo niente di grave. - No?

No. [ride]

Sta solo crescendo.

E che succede se cresce troppo, e poi non lo riconosciamo più?

[Matteo ride]

No.

Sarà sempre il nostro cucciolotto. [ride]

Ti amo tanto.

Scusami, amore.

[ride nervosamente] Ti aspetto a letto.

Scusa.

- Non fare tardi, eh. - No.

[oggetti che cadono]

[Marco] Nico, che ci fai qui? Vieni a dormire.

[vociare indistinto di bambini]

[vociare continua]

Tu sei Enzo?

- Tuo fratello va a scuola con mio figlio. - Che vuoi da me? Lasciami in pace.

Ma cosa sei andato a raccontare a tuo fratello?

Senti, lo so che ci facevi in quel posto di froci. È meglio che te ne vai.

Sono miei clienti.

Io ci vado per lavorare.

Tu invece cosa ci facevi lì?

O forse è il caso che lo vada a chiedere a tuo padre?

Tu da oggi ti scordi che esisto.

[tono tastiera digitale]

Ehi. Sì, sono io.

No, lo so, ma... Dobbiamo vederci. No ascolta. Dobbiamo parlare.

[Lombardi] L'alibi di Antonio Bosio è confermato?

Ha passato la serata ad una bisca clandestina.

Lo dobbiamo rilasciare, Valeria.

C'è l'incriminazione per gioco d'azzardo. E la violenza aggravata su minore.

Portami una denuncia, una testimonianza.

Il fermo cautelare serve a quello.

Il GIP l'ha appena sospeso, Valeria.

Tu lo sai che cosa farà per prima cosa, quando tornerà a casa?

Massacrerà di botte suo figlio.

Ho le mani legate. Non ci posso fare niente, mi dispiace.

Stai facendo di tutto per metterti di traverso.

Ma io non mi tolgo dai piedi così facilmente.

"Non mi tolgo dai piedi"?

- Che volevi dire? - Lascia perdere?

[tono tastiera digitale]

Non risponde. [sospira]

Luca, prendi i numeri di Nico Bosio.

Continua a chiamarlo a casa e al cellulare. Se risponde, avvertici.

Forse è al centro sociale.

[musica ska ad alto volume]

Non starci a pensare troppo.

Berlino non è la luna.

Vado a fare i biglietti.

[Bosio] Buongiorno.

Che c'è?

Non sei contento che papà è tornato?

[Bosio ride sommessamente]

Lo sai cosa mi volevano fare?

[Nico] Ah!

Accusa di omicidio.

E sai chi gliel'ha messo in testa? Mh?

Eh?

- Brutto frocio! - Lasciami! Non ho detto niente!

[Valeria] Fermo!

Lascialo andare subito.

[Bosio] Stavo soltanto dicendo a mio figlio... che sto bene.

Vero, Nico?

Ti aspetto a casa.

Perché l'avete lasciato andare?

Perché non è stato lui ad uccidere Giampaolo.

Chi sarebbe stato?

Sei l'ultima persona che ha chiamato.

E tu lo hai richiamato.

Perché?

Eravamo d'accordo che ci saremmo visti la sera dell'incontro.

Diceva che ora stava a me.

Aveva organizzato tutto.

Tutto cosa?

La denuncia, un posto sicuro.

Mi ha chiamato che ero ancora sul ring. Mi ha lasciato un messaggio in segreteria

dicendomi che non ci saremmo potuti incontrare.

Posso sentire quel messaggio?

L'ho cancellato.

[Valeria] Cosa diceva?

Te l'ho detto. Che non potevamo più vederci.

Diceva perché? Ti ricordi le parole esatte?

Tipo: "scusa, Nico. Dobbiamo rimandare. Non venire stasera."

Però io il messaggio non l'ho ascoltato tutto,

perché è entrato mio padre nello spogliatoio.

E, invece, quando lo hai visto l'ultima volta di persona?

- Poche ore prima, nel pomeriggio. - Niente di diverso dal solito?

No. Io ero andato a casa sua,

ma lui stava uscendo con quella che lavora da lui al locale.

Chi?

Ci vedevamo tutti i giorni.

Risulta che abbia avuto un rapporto sessuale poche ore prima di morire.

C'erano tracce organiche.

Devo chiedere al giudice di farti sottoporre al test del DNA?

[sospira] Va bene, quel giorno abbiamo fatto l'amore. E allora?

L'hai ucciso tu?

No.

Eri con lui quella sera, tra le 20 e le 22?

Ero a casa. Da sola.

Roberto sapeva della vostra relazione?

- Non c'era nessuna relazione. - Ma avete fatto l'amore.

[sospira] Non doveva succedere.

E ti prego di non dirlo a Roberto.

Sta già soffrendo abbastanza.

Tu e Giampaolo vi trasferite insieme a Torino.

Pensate di aprire il locale, ma poi arriva Roberto.

E Giampaolo sceglie lui come socio, non te.

Dimmi cosa devo pensare.

Non sarei mai stata una buona socia.

A quei tempi ero troppo occupata a guadagnarmi da vivere per strada.

Forse...

Ma è un movente.

Sappiamo che quella sera eri insieme a lui, e non hai un vero alibi.

Sto passando un periodo difficile con il mio fidanzato.

Avevo bisogno di parlare con Giampaolo come facevamo una volta.

- Perché da quando ci eravamo lasciati... - Per Roberto?

No.

Per la mia decisione di essere... quello che sono davvero.

Giampaolo non ha mai accettato l'idea dell'intervento.

Abbiamo parlato.

Siamo usciti di casa, e poi siamo finiti in una stanza d'albergo a fare l'amore.

Erano le... Circa le 20 quando ha ricevuto una telefonata.

- Di chi? - Non lo so. Mi stavo rivestendo.

Lui era in bagno. È uscito e... E ha detto che... doveva andare via.

Mi sembrava molto preoccupato.

E poi sei andata a casa.

No. Non sono andata a casa.

E dove sei andata?

Un servizio di escort.

Una festa privata. Ogni tanto lo devo fare.

Devo ancora finire di pagarmi l'intervento.

Ma tanto non dirà niente nessuno. Figurati! Quelli là non diranno niente.

Da chi eri?

[tono tastiera digitale]

[Andrea] Valeria?

L'assessore ha confermato l'alibi di Jessica.

Ho chiesto all'operatore telefonico

di mandarci il file del messaggio della segreteria di Nico.

Ok.

C'è altro?

- Ho visto la richiesta di trasferimento. - Hai ficcato il naso nelle mie carte?

Non posso pensare che te ne vai.

Andrea... io... Ho sbagliato con te.

E ti ho chiesto scusa tante volte, e te lo chiedo ancora.

- Ma noi siamo solo colleghi. - Io voglio continuare a lavorare con te.

Purtroppo non dipende tutto da noi.

Allora?

Chi l'ha ucciso?

Qualche idea?

Senti, questi giorni sono stati un inferno.

Cosa vuoi?

Vuoi ricominciare adesso? Non ti sembra un po' presto?

Lo sai... non si può più.

[Roberto ride]

E allora ci siamo detti tutto.

Aspetta, aspetta.

Non volevo dirti...

Dillo.

Aiutami a starne fuori.

Ma certo.

Puoi stare tranquillo, eh. Nessuno sa di noi due.

Il tuo piccolo segreto con me è salvo.

[Matteo sospira]

[cellulare vibra]

Tua moglie.

[cellulare continua a vibrare]

Meglio se vado.

Tieni.

Rispondi.

[Roberto] Addio.

- Ehi. - [moglie] Carlo è scomparso.

Cosa?

Ho chiamato a scuola e lì non c’è, non è ancora tornato. Chiamo la polizia.

- No, vado a cercarlo io. Aspetta! - Chiamo la polizia.

Ti richiamo io!

[ruote stridono sull'asfalto]

Carlo! Carlo!

Carlo!

- [donna] Abbiamo chiamato un'ambulanza. - Bene. Carlo?

Arriva l'ambulanza.

Volevo fargli uno scherzo. È caduto da solo dalla bici! Non sono stato io.

Vattene!

Ehi?

Dio mio.

Carlo! Ma...

- Ma che cosa... - No, sta solo dormendo.

- Ma... - Gli hanno dato un sedativo.

Il medico ha detto di stare tranquilli.

- Amore... - È tutto a posto.

Ma che cosa è successo?

[sospira] Non lo so.

[vociare in sottofondo]

[porta si apre e chiude]

Ehm, grazie di essere venuto.

Ah, ah. Grazie di essere venuta.

[sig. Petrone sospira]

Se ricomincia a fare le facce dell'altro giorno, me ne vado, eh.

No, anzi. Volevo scusarmi. Sai...

Per me è stata una sorpresa.

Beh, in effetti, volevo anche parlarti.

Bene.

Ma non qui.

Perché no?

Perché voglio farti vedere una cosa. Andiamo.

Guarda.

[musica lirica]

Giampaolo poteva avere tutti i migliori DJ.

Ma poi, in chiusura...

...sparava la Callas.

Una roba da brividi.

[musica continua]

Vuoi sapere qual era il segreto del Blind Date?

Tuo figlio.

Lui e tutto quello che gli hai dato.

E tutto quello che poi gli hai tolto.

È lui che se n'è andato.

Sei tu che l'hai costretto.

Lo trattavi come un malato.

Un malato.

Certo, un malato.

Mi fa schifo tutto questo.

Sei ubriaco.

E anche tu mi fai un po' schifo.

Dai, su.

- Dai, vieni, che ti chiamo un taxi. - [Petrone si lamenta]

E allora vai. Vai. Fa' come ti pare, va'.

[Valeria bussa alla porta]

[Costanza] Zia! È arrivata.

Tu lo sai che la zia non si dimentica mai di te, vero? Mh?

Ciao. Tieni.

Non sapevo qualche scegliere.

Grazie.

Ciao.

Andiamo a nanna?

- Dai, ti porto a lavare i dentini. Vieni. - Sì!

[Giacomo] Buonanotte!

[Costanza] Buonanotte!

Lo sai che la mamma ha deciso di andare a donare il sangue?

Che mi vuoi dire?

[Valeria] Mi hai fatto venire solo per dirmi che mamma va a donare il sangue?

O cosa?

Vorrei sapere che pensi di fare.

Tanto non puoi continuare a vivere così.

Vieni a trovare Costanza solo quando lei non c'è.

[avviso di messaggio]

Scusami.

Mi rispondi?

Pensi che mi diverta?

No, però questa situazione l'hai creata tu.

E fai sempre in tempo a tornare indietro.

Ho paura che non si possa tornare indietro.

Magari trovo un'altra soluzione.

[Giacomo] Che vuol dire?

Che soluzione?

Non lo so, niente. Dicevo così per dire.

- Aspetta, dove vai? - A dormire.

Niente grappa, devo guidare.

- Perché sei sempre così spietata? - Perché se lo merita.

Ma non con la mamma. Con te stessa.

Ti assicuro che è comodo.

E poi, tu sei uno che non si formalizza, giusto?

Non è casa tua questa, vero?

È di mio zio.

Io sto qui solo per un po'. Lui adesso è a lavoro.

E non ce l'hai una casa?

Non più.

Benvenuta nel club.

Nico, hai pensato a cosa fare?

Lo conosco mio padre.

Gli do il tempo di sbollire.

Prima o poi gli passa.

Aveva ragione Giampaolo.

Devi denunciarlo, e vivere la tua vita.

- Denunciare è da infami. - Picchiare moglie e figlio è da infami.

- Allora buonanotte. - Buonanotte.

Valeria?

Avete trovato chi l'ha ucciso?

Non ancora. Ma lo troveremo.

[sospira]

[voce indistinta di Jessica]

[Jessica diventa più udibile]

- [Jessica] Buongiorno! - [Petrone] Buongiorno.

Io ci ho provato a riaccompagnarti a casa.

Ma tu non ti ricordavi neppure l’indirizzo.

- [uomo] Buongiorno. - [Petrone] Buongiorno.

- Vuoi un caffè? - Sì, grazie.

Eh, piacere, io sono Stefano. Le mie condoglianze per suo figlio.

Grazie.

- Ciao, amore. - Ciao. A stasera.

Venga a cena da noi, una di queste sere.

Certo.

[Jessica] Dai, accomodati.

Il bilancio del Blind Date.

Quello vero.

Di cosa stai parlando?

Controlla.

Tutto in nero.

Tutto opera di Giampaolo.

E di Roberto, che gli truccava la contabilità.

Ma tuo figlio lo faceva a fin di bene.

Tutti i soldi li usava per la sua associazione.

Per aiutare i froci che tu odi tanto.

Quei bilanci truccati, tutti questi anni, hanno salvato mezza Torino.

Illegalmente, ovvio.

E... perché lo vieni a dire a me?

Hai detto che ti fa tutto schifo, no?

Bene.

Adesso, insieme a tuo figlio,

puoi seppellire anche tutto quello che ha costruito.

Forse... è meglio che me ne vada.

Forse sì.

Ciao, meraviglia!

Eh, sì, lo so. Non sono presentabile.

Se stai cercando il tuo giovane ospite, temo di avergli turbato il risveglio.

Se n'è andato di corsa appena mi ha visto.

- Vuoi un caffè? - Sì.

Schoneberg, è il quartiere più fico di Berlino.

I ragazzi che ci ospitano stanno proprio dietro Nollendorfplatz.

Che c'è? Eh?

Niente. Non vedo l'ora di partire.

[cellulare squilla]

- Pronto? - [Valeria] Dove sei, Nico?

Mi dispiace essermene andato così. I saluti non sono il mio forte.

Guarda che io posso ospitarti qualche giorno senza problemi.

[altoparlante in stazione] Il treno per Caselle aeroporto

partirà con venti minuti di ritardo.

Grazie dell'aiuto. Ora devo andare.

[sospira]

Zio, sai qual è la stazione più vicina per l'aeroporto di Caselle?

Stazione Dora.

Tranquillo, non sono io che devo partire, eh.

- Scappo. - Ciao.

[Valeria] Nico?

Come hai fatto a trovarmi?

Rumori di fondo.

Adesso cosa fai? Mi arresti?

Forse, se Giampaolo credeva in te, dovresti farlo anche tu.

O pensi di passare tutta la vita scappando?

Disse quella che non dorme a casa sua.

Si può sapere qual è il problema?

Nico finalmente ha deciso di liberarsi di quello stronzo.

Non ha certo bisogno di qualcuno che gli dica cosa fare.

Voglio solo essere sicura che Nico sappia quello che sta facendo.

Perché a volte, i conti che rimangono aperti, ti perseguitano tutta la vita.

[Marco] Nico?

Il treno parte.

[fischio del capotreno]

Ciao, ispettore.

Lo so a cosa stai pensando.

È assurdo, ma... un po' Torino mancherà anche a me.

[Nico sospira]

No.

Non è questo.

È per mia madre.

È lei che sceglie di restare con quell'animale.

Può andarsene quando vuole.

Penso solo che si sarebbe meritata una vita migliore.

Tutto qua.

Mamma? Mamma.

- Stai bene? - Nico, che ci fai qui?

Sono venuto per te.

No, devi andartene subito.

No, non me ne vado via, se non vieni con me.

- Nico... - Andiamocene via, insieme.

[Bosio] Tu e tua madre non andate da nessuna parte.

- Papà, ascoltami. - Antonio.

Io ho sbagliato tutto con te.

Ho capito quello che eri, ma non volevo crederci.

Adesso mi devo vergognare con tutti. [grida] Levati dal cazzo!

Meglio in galera che con un figlio frocio.

- [Bosio] Ah! - [Nico] Brutto stronzo!

[Bosio geme di dolore]

[Nico] Ah!

[Bosio] Ah!

Oddio...

- [madre] Ma cosa ho fatto? - Mamma. Mamma!

Non ci ha dato scelta.

E adesso che facciamo?

Verbale e denuncia.

Dovete solo firmare.

E cosa succederà a mio marito?

Un procedimento penale.

Non potrà farvi niente, ve lo garantisco.

E poi possiamo andare?

[Nico] Allora?

- Andiamo. - Dove?

Andiamo?

Ciao.

Arrivederci.

Ispettore? Abbiamo la registrazione del messaggio di Giampaolo e Nico.

Grazie.

[Giampaolo] Ciao, Nico. Sono Giampaolo. Scusami, ma dobbiamo rimandare.

Non venire stasera.

Mi ha appena chiamato Roberto e... è successo un casino che devo risolvere.

Tu tieni duro e non mi deludere.

Giampaolo lascia questo messaggio a Nicola Bosio un minuto dopo aver parlato con lei.

Che cosa vi eravate detti?

Perché mi sta facendo questo?

Perché lei mi ha mentito.

Cosa vi eravate detti? Non certo che a Savona era andato tutto bene.

Era geloso, va bene?

Io non mi potevo allontanare mezza giornata che andava in paranoia.

Ecco cosa ci siamo detti.

Io l'avevo chiamato da Savona per tranquillizzarlo.

E allora quale sarebbe questo casino di qui parlava Giampaolo?

Glielo dico io. Giampaolo era in paranoia perché aveva scoperto che lei lo tradiva.

È così? Mh?

È una cosa che è successa due mesi fa.

Giampaolo se n’è accorto e io ho subito chiuso.

Però quell’altro mi chiamava e allora l’altra sera l’ho detto a Giampaolo.

Doveva dirlo anche a me.

Chi è quell'altro?

È un padre di famiglia che ha preso una sbandata.

Il nome.

Si chiama Matteo Dardi.

È una brava persona, però. Non lo rovini per colpa mia.

[porta si apre]

Lo conosciamo, questo Dardi?

Sì. Ha un magazzino all'interporto. E anche vicino al luogo del delitto.

- Ma? - Ma ha un alibi.

Un suo operaio che ha passato tutta la sera con lui.

Portami questo operaio, subito.

- E perquisite il magazzino. - Ok.

[porta si apre]

Da quanto tempo lavora per Dardi?

Cinque anni.

Come mai, in cinque anni, lui non l'ha mai messa in regola?

Sono stato io a chiederlo.

Per avere più soldi da mandare a casa.

Io posso aiutarla.

Ma se lei preferisce attendere il rimpatrio...

Lei non è diversa da lui.

O fai come dico io, o ti faccio tornare a casa.

Mi dica quello che sa, e la terrò fuori.

Si fidi.

Quella sera è andato via alle 20.

Poi, il giorno dopo, mi ha detto di dire che eravamo insieme.

Ma non c'è solo questo.

È una cosa che ho visto un mese fa.

Quando Giampaolo Petrone è venuto da noi al magazzino.

[Carlo] Papà?

[Matteo sospira di sollievo]

Ehi!

Come sta, piccolo?

- Cos'è successo? - Niente. Siamo solo un po' all'ospedale.

- Ma va tutto bene. - Mi gira la testa.

Sh, non ti muovere.

Dammi un minuto, vado a chiamare l'infermiera. E vado a chiamare la mamma.

Aspetta.

Ma cosa c'è, amore?

Quelle cose che mi ha detto Enzo su di te...

No, no. Non adesso. Ok?

Sono delle bugie, vero?

[Matteo sospira]

Ascoltami bene, Carlo.

Tu adesso stai diventando grande.

Mh?

E tra un po'... entrerai in quella fase che...

...che si chiama adolescenza.

Che è una fase dove tutto è bellissimo e bruttissimo, tutto insieme.

Ma è normale, eh.

Perché... a quell'età succede a tutti.

E non...

E non sai più chi sei e non... Non sai cosa vuoi diventare.

Perché mi dici queste cose, papà?

Perché papà...

...si sente un po' così, adesso.

Papà non... [ride] Non sa più bene chi è.

[sospira]

Non avere paura. Ci sono io con te.

[ride commosso] Ma tu...

Tu sei il mio eroe, sei.

[bacio] Mh?

- Ehi. - [madre] Amore, sei sveglio!

- Sì. Ciao, mamma. - Ciao.

E... [sussurra] Vieni un attimo?

[sussurra] C'è la polizia che ti cerca.

[sorride]

Torno subito, campione.

Beh, allora?

Hai fatto un grande sonno? [ride]

Ha ricattato un suo dipendente perché le confermasse l'alibi.

Ed è stato anche poco furbo, perché abbiamo alcuni testimoni

che l'hanno vista arrivare a casa alle 21

per la festa a sorpresa organizzata da sua moglie.

L'hanno ammazzato vicino a dove stavo io.

Ho avuto paura.

Io l'ho fatto proprio perché con questa storia non c'entro.

Questo deve ancora dimostrarmelo.

Dov'è stato quella sera, tra le 20 e le 21?

Non ci vuole un'ora dall'interporto per arrivare a casa sua.

Stavo tornando a casa.

Quando ho visto... quella maledetta macchina...

...nel campo, accanto alla strada.

Io l'ho capito che c'era qualcosa di strano.

Però mi son detto: "fatti gli affari tuoi".

Solo... quando sono arrivato...

[balbetta] Ero già quasi fuori dall'interporto.

Ci ho ripensato, ho cambiato idea e son tornato indietro. Ma quando mai!

È per questo che ho perso tempo.

E poi quando...

Quando ho riconosciuto il sig. Petrone, non ci volevo credere.

Perché non ha chiamato la polizia?

Ma gliel'ho detto! Ho avuto paura.

Io non l'avevo mai visto un morto!

[balbetta] Avrei... fatto meglio ad andarmene e basta.

E non lo so cosa ci facesse lì.

Io con quella gente ho chiuso da un pezzo.

Con lui, forse.

Ma con il suo socio?

Quanto è durata la relazione tra lei e Roberto?

Ma... a lei chi gliele dice queste cose, scusi?

Risponda alla mia domanda.

Non c'è stata nessuna relazione.

Giampaolo vi aveva già scoperto una volta e minacciato di dire tutto a sua moglie,

non è vero?

Ma cosa sta dicendo?

Poi, circa un mese fa,

Giampaolo è venuto nel suo ufficio.

Vi hanno sentito discutere con toni molto accesi.

E il Blind Date ha smesso di rifornirsi da lei.

Giampaolo avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenersi Roberto.

Lui proprio lo considerava come... una sua creatura.

Era completamente perso di lui.

E anch'io lo ero.

Io non lo so che cosa mi è successo.

Io... Io non sono gay.

Ehm... Roberto era come una droga.

Io non glielo so spiegare.

Ma quando ho capito cosa stavo rischiando, io ho chiuso subito con lui.

L'ho fatto per la mia famiglia, per... Per mio figlio.

Per favore, non...

Questa è stata svitata da uno dei muletti del suo magazzino.

È assurdo! Guardi che questo... Io non c'entro niente...

Ha continuato a cercare Roberto nonostante le minacce di Giampaolo.

- Non è vero. - Lui vi ha scoperti.

E questa volta sarebbe andato davvero a dire tutto a sua moglie.

È per questo che l'ha ucciso.

Io lo so che lei non mi crede.

Ma che altro le posso dire?

Io vorrei vedere mia moglie.

Vorrei parlare con lei, per favore.

- [Ludovica] Mi hai mentito. - Mi dispiace, Ludo.

- Per tutti questi anni mi hai... - No. È successo.

Ad un certo punto, così. All'improvviso. Io non me ne sono neanche reso conto.

[balbetta] Cioè... non ho neanche... potuto evitarlo.

Ma vaffanculo!

Aspetta, aspetta.

- Non toccarmi! - Aspetta! Ludovica, ti devo spiegare.

- Ma spiegarmi cosa? - Spiegare quello che ho passato.

Io volevo dirtelo, ma non potevo.

È solo un momento, mi dicevo.

Poi passa.

Poi torna tutto come prima.

E invece no.

Invece adesso ho capito che questo sono io.

Ma sai che...

Che non me ne frega proprio niente di questo tuo tormento interiore da stronzo?

No, non me ne importa proprio niente che ti piacciono gli uomini.

È di me che mi importa, adesso.

E di quello che succederà a me, di quello che passerò io. Io...

Dieci anni. [piange]

Dieci anni.

Ti ho anche fatto la festa, Matteo. [ride]

Scusa, e quando... Quando non riuscivi a fare l'amore con me, tu...

- Perché non me l'hai detto prima? - Perché...

Cosa credi che sia il matrimonio?

Una che ti prepara la cena e tu intanto te ne vai a scopare con gli uomini?

Ti prego, Ludo.

Non mi togliere Carlo. Ti scongiuro, non me lo togliere.

Matteo... sei...

- ...accusato di omicidio. - Non sono stato io.

E io come faccio a crederti?

Adesso? Mh?

- Dai. - Ludo, ti prego, ti prego.

Ti prego!

- [piange] Mi dispiace. - [Matteo sospira]

[con voce rotta] Mi dispiace veramente tanto che finisca così.

[porta si apre e chiude]

[passi che si avvicinano]

- [Valeria] Sig.ra Dardi? - Sì?

Che cosa gli farete adesso?

Per ora un rinvio a giudizio, tempo.

Tutte le prove sono contro di lui.

Le assicuro che farò di tutto perché suo marito possa chiarire la sua posizione.

Lei ha fatto il suo dovere, ispettore.

È giusto che mio marito abbia ciò che merita.

Arrivederci.

Perché pensi ancora che non sia stato Matteo Dardi?

Non lo so.

Forse perché mi sembra troppo semplice.

[tono tastiera digitale]

- [Jessica] Pronto? - Jessica, solo l'ispettore Ferro.

- Salve, mi dica. - Ho bisogno di farti una domanda.

Come mai, quel giorno, tu e Giampaolo siete andati in albergo invece che da lui?

Non era più semplice?

- Per non incontrare Roberto, no? - Sì, ma Roberto era a Savona.

- Sì, ma lui non lo sapeva. - Sei sicura?

Certo.

- Giampaolo non lo sapeva? - No, non lo sapeva.

Mi ha chiesto lui di andare in albergo.

- Grazie, Jessica. - Prego.

Mi ha mentito.

[musica lirica]

[musica lirica continua]

[prete] Possa la sua anima riposare in pace nell'alto dei cieli.

Nel nome del padre, del figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

- [Petrone] Amen. - [musica lirica continua]

- [uomo] Sig. Petrone? - Sì?

Serve la sua firma per autorizzare la sepoltura.

[musica lirica continua]

No.

Che succede, sig. Petrone?

Mio figlio voleva essere cremato.

[uomo] Bene, ragazzi. Allora disponiamo per la cremazione.

Non puoi chiedermi di coinvolgere la Polizia Ferroviaria

con un rinvio a giudizio in corso.

- E senza l'autorizzazione di Lombardi. - Lombardi direbbe di no.

E poi non sarebbe la prima volta che andiamo contro le procedure.

Se me ne vado, sarà anche l'ultima.

Se tu decidi di andartene, qui ci rimango io.

E Lombardi, incazzato com’è, sarebbe capace di tutto.

Ha chiesto a me di trasferirmi, non a te.

- Allora perché non provi a parlargli? - [Valeria ride]

- Per chiedergli il permesso di restare? - Eh!

- Non mi sembra una cattiva idea. - Sarebbe una pessima idea.

Io e lui non ci parliamo più.

Per una volta nella tua vita,

potresti fare lo sforzo di mettere da parte il tuo orgoglio?

[Valeria] Fai quello che ti ho detto.

Allora qua ci sono tutti gli ospedali con i numeri di telefono e gli orari.

Le donazioni si fanno al centro prelievi.

Ah, perfetto, grazie.

Ma, sei sicura che sia il caso?

Sei un po' pallida.

[ride] Ma che dici, sto benissimo! Pallida? No!

Ovviamente non vuoi nemmeno che ti accompagni?

- No, no. Sono capace di andarci da sola. - [Giacomo ride]

- Grazie, amore. - Come vuoi.

La Polizia Ferroviaria mi ha fatto vedere le registrazioni.

Ho verificato. Ha preso il treno a Savona ed è sceso a Porta Nuova.

Ha anche i biglietti obliterati.

Valeria, è inattaccabile.

- Ha preso un interregionale, giusto? - Sì.

Voglio i filmati delle telecamere delle fermate intermedie tra Savona e Torino.

Anche di quelle esterne, se ce ne sono.

E gli autovelox dell'autostrada per Torino.

- Ma si può sapere cosa stai cercando? - Una prova.

Ma lei è fuori di testa.

Io amavo Giampaolo.

Sì, lo ha amato.

Finché le conveniva.

Poi lo ha tradito, e poi lo ha usato. Come ha usato Matteo Dardi.

E cosa c'avrei guadagnato?

La gestione del locale.

Lo gestivo già il locale.

Sì, ma... sempre all'ombra di Giampaolo.

Che cazzata.

Era lui che prendeva le decisioni importanti.

Era lui che reinvestiva tutto nel no-profit.

Le avrebbe fatto fare l'eterno secondo, per tutta la vita.

In più era troppo geloso. Paranoico.

Perciò... o mollava e rinunciava a tutto...

...o lo eliminava.

- Sa benissimo che ero in treno. - Sì.

San Giuseppe di Cairo, prima stazione dopo Savona.

Torino Lingotto, ultima stazione prima di Porta Nuova.

Il regionale ci mette circa due ore, ma con una moto veloce,

i 100 chilometri da San Giuseppe all’interporto sono meno di un’ora.

L’ha attirato sul luogo del delitto con quella telefonata.

è sceso dal treno, l'ha ammazzato,

è risalito e ha lasciato la moto nel parcheggio.

Ha organizzato tutto in modo che quel disgraziato di Matteo Dardi

- ci finisse in mezzo. - Guardi che quella moto non è la mia.

Certo.

Quella è una moto rubata che le ha procurato un ricettatore,

che era pronta per lei fuori dalla stazione di San Giuseppe.

Ma cosa sta dicendo?

Come fa a dire che quello sono io?

Sono tutte illazioni. La verità è che lei non ha niente.

[pc sbatte]

Veramente ho la moto.

Mai fidarsi di un ricettatore che promette di far sparire un veicolo.

Siamo al punto di prima.

Forse in quelle foto c’è questa moto, ma non sono io a guidarla.

Vede, ci sono delle chiare impronte sulle chiavi.

A questo punto basterà prendere le sue e confrontarle.

E poi sui copertoni ci sono tracce di terriccio

compatibili con il luogo del delitto.

Le conviene confessare, Chiani. Mi creda.

Guardi, Giampaolo mi ha salvato la vita, eh.

È vero.

Ma poi l'ha voluta tutta per sé.

Io ero un giocattolo. Una cosa da esibire.

Non potevo parlare, non potevo pensare.

Lei ha idea di che cos'è un amore così?

È una prigione.

L'attirato all'interporto chiamandolo dal treno, vero?

Gli ha detto che Dardi si era fatto sotto di nuovo.

Lei non ha idea di quanto l'ho amato.

Non ha idea di quanto mi è costato.

[sospira]

[Luca] Venga.

Come la mettiamo, se Lombardi ci chiede la perizia scientifica

e non trova né le impronte, né il terriccio?

Non serve.

Abbiamo la confessione.

- [Valeria bussa alla porta] - [Lombardi] Avanti.

È stato il compagno, Roberto Chiani.

[sospira]

Se è un modo per prendere tempo con la domanda di trasferimento, non funziona.

- Abbiamo le prove e la confessione. - Stai scherzando?

Questa è la domanda di trasferimento firmata.

[Carlo] Papà!

- Papà! - [Matteo ride]

[bacio]

[Matteo sospira]

Lo sapevo che si erano sbagliati.

Mamma mi ha spiegato tutto.

Mi accompagni alla gara?

[Carlo] Oppure possiamo andare da qualsiasi altra parte. Non mi importa.

Me lo riporti alle 20?

[Matteo] E poi?

Non so, ti preparo una valigia con un po' di cose. Poi...

Dai, per il resto vediamo con calma.

- [Carlo] Andiamo? - [Ludovica] Ciao.

Grazie.

[Jessica al microfono] Grazie per essere venuti tutti qui.

È molto importante per noi.

[applausi]

Noi siamo... sicuri...

...che questo...

...è l'arrivederci che Giampaolo avrebbe voluto.

Ma siamo anche sicuri... [piange]

...che Giampaolo avrebbe voluto qui, stasera,

un ospite speciale.

Suo padre.

[applausi]

Dai.

Io... non sono bravo con le parole.

Vorrei... che a parlare fosse mio figlio.

Questa... è l'ultima lettera che mi ha mandato.

Vorrei leggervi qualche riga.

- Ehi! - "Ti ricordi quei film

che passavano sempre in TV quando ero piccolo?

C'era un bambino che volava su un grande drago bianco.

Non sai quanto ho desiderato un drago così.

Un drago che mi facesse volare.

Che mi regalasse una nuova prospettiva e che mi facesse essere un altro.

Il Blind Date...

...è stato il drago che mi ha portato in volo.

Mi piacerebbe che un giorno mi venissi a trovare quassù.

Ti voglio bene, papà."

[applausi]

Allora... vorrei presentarvi il nuovo proprietario del locale.

Jessica.

- [applausi] - [pubblico] Bravo!

[Petrone] Mio figlio avrebbe voluto così.

[applausi continuano]

[pubblico] Brava! Te lo meriti!

[dottoressa] Bene, può venire domani a ritirare le analisi.

Scusi, ho dimenticato il modulo.

[dottoressa] Sig.ra Ferro! Sig.ra Ferro, è per il ritiro delle analisi!

[autobus chiude le porte]

Maria Grazia, Maria Grazia!

Maria Grazia, aspettami! Maria Grazia!

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