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[uomo parla in arabo] Rachida deve pagare per gli errori della sorella?
Entrambi vogliamo il bene per i nostri figli.
Ahmid, faccio appello alla nostra fratellanza.
Ripensa alla tua decisione.
Pensa alla loro felicità.
Forse Amina avrà sbagliato,
ma perché punire Rachida e Alì.
Non posso, Mohamed.
[ragazzi parlano in arabo]
Hasan, perché non sei a badare a tua sorella Amina?
Meglio se te ne vai. Alì è incazzato nero.
[ragazzo] Non ti vuole vedere.
Ma io che c'entro?
Dice che se non ci pensa la famiglia, chi ci dovrebbe pensare?
Hasan.
Ho saputo quello che ha fatto tua sorella Amina.
Hasan, non dare retta a quelli.
Hanno ragione, invece.
Quell'uomo ha la testa dura, Rachida.
Non cambierà idea.
[Rachida sospira]
[Elena] Ti chiediamo perdono e ti ringraziamo
per il cibo che anche oggi hai voluto concedere alla nostra tavola. Amen.
Buon appetito.
Che c'è?
Esco a fare due passi.
- [Elena] Ma stiamo mangiando. - Non ho fame, Elena.
[tono tastiera digitale]
[rumore di moto in lontananza]
[uomo] Amina?
Amina, apri! Amina, apri! Aiuto!
Amina!
Aiuto!
[ambulanza in lontananza]
[uomo] Amina. Amina!
[Valeria] Ispettore Ferro. È ancora viva?
Sì, ma è codice rosso. Una coltellata all'addome.
[paramedico] Via, dai!
[sirene di ambulanza]
[Luca] Ispettore.
Si chiama Amina Mansour. 22 anni.
Quell'uomo l'ha vista da fuori, ma la porta si apre solo dall'interno.
I vigili del fuoco hanno dovuto sfondare.
[Valeria] Suonate a tutte le case che danno sulla strada.
Chiedete se qualcuno ha visto qualcosa.
Procuratevi i filmati di quella telecamera,
anche se punta ad un'altra direzione.
[Gerardo] Sig. Curti, lei è l'ispettore Ferro. Racconti com'è andata.
Ho visto la luce accesa, e poi...
...attraverso la porta ho visto lei, ma non ho potuto fare niente.
Lei la conosce?
Sì.
Lavora al hammam.
Io qui conosco tutti. Ho una lavanderia qui dietro, e...
Diciamo che sono dei clienti.
E non ha visto nessuno, o sentito niente prima o dopo?
Ha provato a rompere il vetro.
Accompagnalo al pronto soccorso. Grazie.
Si salverà?
Speriamo di sì.
[Andrea] Valeria?
È stata accoltellata fuori, poi è entrata.
La proprietaria del hammam è sotto che ti aspetta.
[Valeria] Salve.
Valeria Ferro, squadra mobile.
Magda El Sayed.
- Ma lei è italiana. - Sì.
Sì, ma ho sposato un egiziano,
e questo posto lo abbiamo messo su insieme.
Da quanto tempo Amina lavora qui?
Non è nemmeno un anno.
Ma noi le vogliamo bene come una figlia.
Io non dovevo lasciarla sola, ma non pensavo che arrivassero a questo punto.
- Lei sa chi è stato? - No, no.
[sospira] Però, vede...
Io ormai la conosco bene la comunità musulmana.
Alcuni sono tradizionalisti, specialmente con le loro donne.
Gli basta, che ne so, una gonna, e sei subito una svergognata.
Figuriamoci se ti trovi un fidanzato italiano
e vai a farci un week-end in montagna, come ha fatto Amina.
Succede uno scandalo, e infatti è successo.
- Lei lo conosce questo fidanzato? - No.
No, io non l'ho mai visto.
Non l'ho mai incontrato, e d'altronde è da poco che escono insieme.
Che cosa è successo di preciso?
Gliene hanno dette di tutti i colori.
L'altra sera dei ragazzi l'hanno insultata qui fuori, davanti ai miei occhi.
- Chi? - Non lo so. Dei ragazzi del quartiere.
- Mio marito li ha cacciati. - Allora perché l'avete lasciata sola?
Amina ha le chiavi. Chiude praticamente sempre lei.
A volte si ferma anche a dormire.
E perché?
Io e mio marito le abbiamo permesso di rimanere, quando ha dei problemi a casa.
Lei mi sta dicendo che Amina non va d'accordo con la famiglia,
oltre che con la gente del quartiere?
Ma... soprattutto con il fratello, a quanto ne so io.
[ticchettio di orologio]
[Valeria] Mi dispiace.
Ma chi è stato?
Ancora non lo sappiamo, sig. Mansour.
[Rachida singhiozza]
Voglio andare da lei.
Io sto andando in ospedale. Posso accompagnarvi.
Sì, grazie, ispettore.
Hasan, vieni.
Io non vengo.
Come, non vieni?
Non voglio vederla.
Vai. Prego.
[porta si apre]
[porta si chiude]
[acqua scorre]
Fermo con 'sta mano!
Dai, fermo. Hai sentito che ci hanno detto?
Fin quando non sappiamo se è rotta, non la devi muovere.
Tutta la notte al pronto soccorso per fare una radiografia.
Forse era meglio se mi stavi a sentire.
In che senso?
Eh, che se non uscivi di casa, a quest'ora non stavamo qua.
Ma ti rendi conto di quello che dici?
Di là c'è una ragazza che rischia la vita.
Se non la vedevo io, magari non se ne accorgeva nessuno e moriva.
Dici che dovevo starmene a casa?
Brava.
E poi preghi, preghi.
Che cazzo preghi?
Amore, devi stare tranquillo.
Sei pieno di rabbia.
Ma che ci fai qua? Vai a casa.
Che ti fai una notte con me al pronto soccorso? Non c'è bisogno.
Ma perché?
Ma così. Lo dico per te. Che ci fai qua? Veramente, sul serio.
Dai.
[passi che si allontanano]
[Mohamed] Quando io e mia moglie siamo venuti in Italia,
Amina era la più piccola.
E abbiamo deciso di lasciarla con i nonni.
È arrivata pochi anni fa.
Si è ambientata meglio di tutti.
Si è trovata un lavoro, si è fatta la patente con i soldi suoi.
È la prima donna con la patente della nostra famiglia.
Perciò non c'è niente su cui vada d'accordo con Hasan.
Però... sono fratello e sorella, e si vogliono bene.
[porta si apre]
Mohamed?
Ho appena saputo. Mi dispiace per quello che è successo a tua figlia.
Grazie, caro.
[Mohamed sospira]
La conoscono tutti qui.
Qui ho trovato il mio primo lavoro.
Cinque anni di pulizie nelle sale operatorie.
Ora...
Ora ho un'impresa di pulizie.
Sono salito in macchina appena mi hai chiamato.
Amina come sta?
Ancora non ci hanno detto niente.
Lui è Fabrizio Cerri, fidanzato di Amina e responsabile della logistica.
- Piacere. - Ispettore Ferro. La polizia.
Lei lavora con il sig. Mansour?
Beh, responsabile della logistica nel senso che guido un furgone.
Comunque, sì, da un anno e mezzo.
Quando ha visto Amina l'ultima volta?
Beh... oggi pomeriggio.
Sono passata a trovarla al hammam.
Sua figlia è fuori pericolo.
Lei che ci fa qui?
Scusi, la mano. Salve, sono Mauro Curti.
Sono Mohamed Mansour, padre di Amina. Lei sarebbe?
Sono quello che l'ha trovata al hammam.
Ho sentito al pronto soccorso che era fuori pericolo,
e mi faceva piacere vederla.
Spero di non aver disturbato.
No, no.
Anzi.
Grazie.
[rumore di motorino in lontananza]
[tintinnio di chiavi]
Papà?
Non lo so chi era.
Non era qualcuno che conosci?
Non l'avevo mai visto.
Era italiano o straniero?
Italiano.
E cosa è successo? Che ti ha detto?
Non lo so, non mi ricordo.
Forse voleva la borsa.
Non abbiamo trovato nessuna borsa.
Ecco.
Mi ha rubato la borsa.
Come hai fatto a rientrare, se non avevi la borsa? Avevi chiuso.
Perché avevo messo le chiavi insieme al cellulare, nella tasca, prima di uscire.
Quindi avresti potuto telefonare per chiedere aiuto.
- [Amina sospira] - Amina...
So che hai avuto dei problemi, sia in famiglia che con la gente del quartiere.
Se conosci chi ti ha aggredito, non davi avere paura a dirmelo.
Ti ho detto, non l'ho mai visto.
Chiamami se ti dovesse venire in mente qualunque cosa.
[bussano alla porta]
Buongiorno.
[Valeria] Salve, sig. Mansour. Ciao, Rachida.
[Mohamed] Cosa le hai detto?
Niente. Le ho detto che non conosco il tizio che mi ha aggredito.
È tutta colpa mia.
[Amina piange]
[Valeria] Grazie di essere venuto, Imam.
Spero di non averle creato problemi chiamandola.
Nessun disturbo. Cosa posso fare per lei?
Ha saputo cos'è successo ad Amina Mansour?
Sì. Avete scoperto chi è stato?
No, ed è questo il punto.
Lei conosce Hasan, il fratello di Amina.
Non può essere stato Hasan a fare del male a sua sorella Amina.
Dite tutti così.
Allora, se non è stato lui, forse può aiutarmi a capire chi è stato.
Ispettore...
È sicura di quello che dice?
Perché non credo che nessuno dei miei fedeli abbia fatto una cosa del genere.
Sì, ci sono stati problemi quando è stato annullato il matrimonio.
Quale matrimonio?
Il matrimonio fra Rachida, la sorella maggiore di Amina,
e Alì Sulaiman.
Il padre di Alì non ha mai visto di buon occhio Amina,
e poi, quando lei ha avuto una relazione con un ragazzo italiano,
ha deciso di annullare il matrimonio.
- E Alì come l'ha presa? - Male.
Certamente male.
Ma lui si è fermato, come tutte le sere, dopo la preghiera, con i suoi amici.
Prima di andare a scuola serale. Lui sta cercando di prendere un diploma.
Mohamed...
Ha fatto di tutto per sistemare le cose
per amore di Rachida.
Ma certe barriere sono difficili da superare.
E Rachida?
Rachida farà tutto ciò che dice la sua famiglia.
Un carattere completamente diverso da quello di Amina.
E, alla fine, sono sicuro che Mohamed troverà per lei un marito migliore.
Anche Hasan frequenta la scuola serale?
No, no. Lui è già diplomato.
Quindi non sa dirmi dove fosse ieri sera?
No.
Non le rubo altro tempo. Grazie per la collaborazione.
[Imam parla in arabo]
Significa: "che Dio ti faciliti la via".
Grazie.
[porta si apre e chiude]
[Mohamed sospira]
[Mohamed] Amina sta bene.
Ha promesso che cambierà. Ha promesso di comportarsi bene.
Forse possiamo parlare con Alì.
Per adesso quello che conta è la salute di tua sorella.
Quando tornerà, avrà bisogno di riposo.
Vado un po' nella mia stanza.
Hasan.
[Mohamed parla in arabo] Guardami.
Figlio mio rispetta Dio e dimmi la verità.
Sei stato tu?
[in italiano] Era un tuo dovere.
Se tua madre fosse qui, non ti permetterebbe di dire queste cose.
Se lei fosse qui, non permetterebbe ad Amina di comportarsi così.
Sapeva farsi rispettare.
Lei.
[eco dello schiaffo]
[ragazzo] Ciao, Hasan.
- Salam. - [ragazzo] Salam.
Salam. Salam.
Sono contento di vederti, Alì.
Ti volevo parlare.
Come sta Amina?
Ho saputo cosa le hanno fatto.
C'è voluto coraggio.
Amina sta bene.
Presto tornerà a casa. E d'ora in poi sarà una brava musulmana.
Come Rachida.
[Alì ride]
Amina è pentita.
Devi parlare con tuo padre.
Sennò tutto questo è stato inutile.
[vociare indistinto]
Oh, quasi.
[Andrea] Questi sono i risultati della scientifica. Niente di rilevante.
Grazie. Ne avevo veramente bisogno.
Come va con tua madre?
Per ora, bene.
Cioè...
È strano avere mia madre per casa.
È strano avere mia madre, punto.
Ma?
Ma avevi ragione tu. Era la cosa giusta da fare.
[porta si apre]
[Lucia] Già in piedi, così presto? Mh?
Latte?
Grazie per la maglietta.
Me la ricordo, sai?
E mi ricordo anche che quando avevi 13 anni ti arrivava sotto le ginocchia.
Non pensavo che ce l'avessi ancora.
[Costanza] Buongiorno.
- Buongiorno. - [Valeria] Vieni qui.
Ciao, Michela.
Hai sette minuti per fare colazione, eh. Usali bene.
[Valeria] Sig.na Costanza, lei è in arresto.
- Ecco il caffè. Bevitelo seduta, su. - Grazie.
[vociare indistinto]
[uomini parlano in arabo]
[Imam parla in arabo]
[brusio di voci]
- Cerchi qualcuno? - Eh? No, no.
[uomini continuano a parlare in arabo]
[rumore della sedia]
Che ci fai tu qui?
Vattene, prima che arrivi qualcuno.
No. Non ho nessuna intenzione di andarmene.
Io ti amo.
[Amina sospira]
Adesso mi ami?
Io non ho mai smesso di amarti, Amina.
Se penso che posso perderti, mi manca l'aria.
Mi hai già perso quando mi hai lasciato.
Perdonami, ti chiedo scusa.
Mi chiedi scusa? Che cosa ti aspetti adesso?
- Che torna tutto come prima? - È per quel ragazzo?
Non ci puoi stare con lui. Non lo ami.
Non è per lui. L'ho già lasciato ieri.
[sospira] Volevo farti ingelosire.
Sai cosa mi dicevano, prima di fare la chemio?
Chiudi gli occhi e pensa a qualcosa di bellissimo.
Quella Amina non esiste più. La mia famiglia ha ragione.
Voglio... voglio vivere secondo le regole.
Dimmi la verità, Amina.
C'è qualcuno che ti costringe?
La coltellata era per questo?
Non c'entra niente la coltellata.
Allora andiamocene via, io e te.
Vattene, Mauro. Vattene.
Ti prego.
[Mauro] Non fare appassire i fiori.
Se sei convinta che sia stata Hasan, lo convochi e lo fai crollare.
Non sono sicura, ma comunque è stato qualcuno che lei conosce.
Ho capito, ma senza una testimonianza, senza una prova,
non possiamo fare niente.
[Andrea bussa alla porta]
- [Lombardi] Avanti, avanti. - Scusate.
È stata ritrovata la borsa di Amina.
La scientifica ha rilevato le impronte di un pregiudicato.
Beh, forse è più semplice del previsto, allora.
Può essere che la ragazza abbia detto la verità. O no?
Chi sarebbe questo tizio?
Si chiama Marcello Campo. Tre arresti per piccoli furti.
Sa perché è qui?
No, ma dice di essere innocente. A prescindere.
Buongiorno, sig. Campo.
Forse lei mi può spiegare come mai
abbiamo trovato le sue impronte sulla borsa di una ragazza tunisina.
Ispettore, glielo giuro. L'ho anche detto prima ai suoi colleghi.
- Io non ho fatto niente. - Cos'è che non avrebbe fatto?
Non ho rubato quella borsa. L'ho trovata.
- Dove? - Per terra, dietro Porta Palazzo.
Dove esattamente?
Via Fiocchetto.
Senta, a me non importa nulla né della borsa, né del suo contenuto.
A me importa della proprietaria,
che è stata accoltellata proprio nella via che ha detto lei.
Io non ho visto nessuna ragazza. La borsa era lì a terra.
Glielo giuro.
Allora si sforzi di dirmi esattamente come sono andate le cose.
Come le ho detto prima. Passavo di lì, ho visto la borsa, l'ho presa.
Dopo, quando l'ho aperta... Non c'era praticamente nulla.
Tolte cinque euro nel portafogli e un paio di occhiali da sole.
Che mi sono tenuto.
[Valeria bussa alla porta] Ciao, Amina.
Ciao.
Stai un po' meglio?
Sì.
[rumore di carta piegata]
Conosci quest'uomo?
Non sono sicura. Dovrei conoscerlo?
Rispondi soltanto. Sai chi è?
Sì. Adesso lo riconosco.
È lui. È quello che mi ha aggredito.
Ho saputo del matrimonio saltato fra tua sorella e quel ragazzo.
E ho saputo che molti ti ritengono responsabile.
La sua famiglia...
La tua.
La mia no.
Tuo fratello.
Amina, ascolta. Tu sei libera di vivere la tua vita come vuoi.
Se conosci chi ti ha aggredito, hai il dovere di denunciarlo.
Anche perché potrebbe succedere di nuovo, e potresti non essere così fortunata.
Sei sicura che questo sia l'uomo che ti ha aggredito?
Sì, sono sicura.
[Valeria sospira]
[uomini sussurrano in arabo]
- Buongiorno, Imam. Sono Mauro Curti. - Buongiorno.
Ha un minuto per me?
Come posso aiutarla?
Vorrei convertirmi all'Islam.
Convertirsi all'Islam è semplice.
Se lo vuole davvero, non ha nemmeno bisogno del mio aiuto.
Le basta pronunciare la testimonianza di fede.
Ma deve esserne convinto nel suo cuore.
Io lo sono.
Vorrei che lei mi insegnasse questa testimonianza.
[Imam sospira] Vedo che ha la fede.
È sposato in chiesa?
Come... come è arrivato a questa decisione?
Ho avuto un tumore, e ho passato un periodo molto brutto.
La malattia è una causa esteriore.
Non è interiore.
Deve cercare la fede nel profondo.
Mi creda, per me è importante. Altrimenti non sarei qui.
Sua moglie? Cosa ne pensa?
Ne abbiamo discusso.
E ha capito.
[Imam ridacchia e sospira] Vede, sig. Curti,
la religione è come un'unione di due persone.
Il primo passo è l'incontro.
Poi...
...c'è la conoscenza.
[sussurri in arabo in sottofondo]
[Gerardo] È confermato. Alì, dopo la moschea,
è andato direttamente alla scuola serale. Ci sono diversi testimoni.
[Luca] Nella via del hammam nessun testimone. Abbiamo suonato ovunque.
Diamo un'occhiata alle immagini di sorveglianza.
[Luca] Ma non è stato Campo. Amina l'ha pure riconosciuto.
[Valeria] Ha mentito.
[Andrea] Questa è quella del negozio di fronte.
[Valeria] Ingrandisci.
[Gerardo] Quella è Amina.
Ma dove sta andando?
Torna indietro.
[Valeria] Qualcuno la sta chiamando.
[Andrea] Guarda come cammina tranquilla.
Cazzo, avevi ragione. Lo conosceva.
[Valeria] Ecco perché è rientrata. Sta coprendo chi l'ha aggredita.
[uomini parlano in arabo]
- [Mohamed in italiano] Come stai? - Sto bene, papà. Tranquillo.
Mi dispiace per quello che ti è successo.
Come vedi, Allah ti ha protetto e guidato.
E con lo spavento, ti ha fatto ritrovare la ragione.
Però ora devi parlarmi come se parlassi a tuo padre, Amina.
Dimmi, il tuo pentimento è sincero?
Sì, signor Sulaiman.
Alla fine, quello che più conta per me è la felicità di Alì.
[Mohamed] Pensiamo ai nostri ragazzi.
Ma a una condizione.
Devi licenziare Fabrizio.
Fargli perdere il lavoro per le nostre questioni personali?
Ma non basta che Amina ha promesso di non frequentarlo più?
Fabrizio può trovare un altro lavoro, papà.
[Mohamed sospira]
Ci devo pensare.
[sig. Sulaiman] Bene.
[Valeria] Dove sono andati?
Perché lo vuole sapere?
Perché sto cercando di capire cos'è successo davvero a tua sorella.
Ancora? Ma perché non ci lascia in pace?
[Rachida] I suoi sono solo pregiudizi.
Allora perché non mi dici dove sono andati?
Sono andati a casa di Ahmed Sulaiman.
Per cercare di convincerlo a sistemare il mio matrimonio con Alì.
Inshallah.
[porta si apre]
Ispettore Ferro. È successo qualcosa?
Sì. È successo che Amina non ha detto la verità.
Cosa significa? Che Amina si è sbagliata?
- No. - [Mohamed] Allora mi dica.
Cosa ha fatto Amina?
Ha mentito consapevolmente.
Conosceva chi l'ha accoltellata. C'è un video che lo prova.
Stronzate.
[Mohamed] Hasan, calmati!
È vero, Amina? Lo conoscevi, e non l'hai detto?
No, papà. No.
Amina, non serve più mentire.
Posso mostrarti la prova, se vuoi. E tu puoi aiutarmi.
E dirmi chi ti ha aggredita.
Oppure posso scoprirlo da sola, e verrai incriminata per falsa testimonianza.
- Non può farlo. - Certo che posso.
[Hasan] Sono stato io.
[Amina piange]
[Mohamed parla in arabo]
[porta si apre e chiude]
- [Valeria] Che arma hai usato? - Uno dei coltelli del ceppo in cucina.
- Ho sete, c'è un po' d'acqua? - No.
E dopo, l'hai rimesso al suo posto?
No, l'ho buttato nella Dora.
Poi sono andato a comprarne uno nuovo, per sostituirlo.
Dove l'hai comprato? E quando?
Corso Giulio Cesare, ieri mattina.
Dimmi come sono andate le cose esattamente.
Sono andato al hammam che stava per chiudere.
Lei ha fatto una scenata, e non ci ho più visto.
E ti sei portato un coltello dietro per farla ragionare?
Sì, per metterle paura.
Il matrimonio è saltato per colpa sua e di quello stronzo.
Quello stronzo sarebbe Fabrizio Cerri?
[applausi]
[parla in arabo]
Sei in arresto per tentato omicidio.
Meglio che fare la figura del coglione.
Amina ti ha protetto fino all'ultimo. Perché l'ha fatto? L'hai minacciata?
Amina l'ha fatto perché ha capito che ha sbagliato.
Pensa che io ho paura della galera?
Io non sono come mio padre.
A me tuo padre sembra un uomo coraggioso.
È un debole.
Ci vuole coraggio a crescere tre figli da solo.
Infatti era mia madre che ci dava le regole.
[Giacomo] Hai visto? Costanza ha disegnato anche la nonna.
Guarda Valeria.
Eh, è la più alta di tutti, come al solito.
[Michela ride] Guarda dove si è disegnata lei.
- Va be'. Tra l'altro, dov'è? - È fuori a giocare.
[Giacomo] Quella chi è?
Chi?
Costanza?
Tu chi sei?
Io... Sono un'amica di Lucia.
Tu sei un'amica di Lucia? E come sei entrata?
Ehi, spaventi le persone, sai.
[Lucia] Che cosa vuoi?
Ho pensato a una cosa.
Avevi un desiderio, ti ricordi? Quando stavamo dentro me lo dicevi sempre.
Il Monviso.
Noi arriviamo fino a Pian della Regina.
Poi su a Crissolo, e lì lasciamo la macchina.
In questa stagione, fino a Pian del Re, si può andare solo a piedi.
Ma è questo il bello, no?
Per festeggiare il tuo ritorno. Dicevi sempre che volevi rivederlo.
Eh... Beh, sì. Te ne sei ricordata.
Ma certo. Io ti ci voglio portare.
Sì, è solo che io, vedi... Adesso dipendo completamente dalla mia famiglia.
Vivo con loro. Non ho nemmeno la macchina, ormai.
Beh, ti fai prestare quella di Giacomo, no?
Va bene, alla macchina ci penso io.
Che cosa c'è?
Senti, qual è il problema? Non capisco.
Io ho fatto tutto quello che mi hai detto tu, ho rispettato le tue scelte.
E quello che mi hai raccontato me lo tengo per me.
Lo sai che non ti tradirei mai.
Che cosa vuoi dire, Monica?
Niente. Che so più cose io di te che i tuoi figli.
Non mi dire di no.
Come vuoi.
Ci andiamo, allora.
È bella casa tua.
[rumore di sfregamento]
[Mohamed] Rachida.
Siediti.
Ma tu davvero vuoi sposare Alì?
Certo. Perché mi fai questa domanda?
Sei una ragazza meravigliosa.
E Alì dovrebbe essere onorato di sposarti.
Invece, noi dobbiamo seguire le condizioni di suo padre.
Come se fosse lui a fare la grazia a noi.
Stiamo solo cercando di rimediare a quello che ha fatto Amina.
Come ha fatto tuo fratello?
Non devi giustificarli.
Quello che chiedono non è giusto.
Perciò ti chiedo adesso...
Quanto vuoi sposare Alì? E dal cuore.
Più di ogni altra cosa al mondo.
[sospira] Allora vado da Fabrizio.
[suonano alla porta]
Buongiorno, sig. Mansour. Soprintendente Mattei e agente Rinaldi, squadra mobile.
- [Luca] Buongiorno. - Buongiorno.
Possiamo dare un'occhiata in cucina?
Come no. Prego, prego.
- [Gerardo] Grazie. - [sig. Mansour] Faccio strada.
[Gerardo] Permesso.
[Luca] Era uguale al resto dei coltelli, ma era l'unico nuovo.
Al negozio ce l'hanno confermato. Gliel'ha venduto ieri.
Parli tu con il PM? Per il rinvio a giudizio di Hasan?
- E rilasciate Marcelo Campo. - [Luca] Poverino.
Gli è andata di lusso.
Qualcun'altro lo avrebbe sbattuto dentro e gettato via la chiave.
[Andrea] Andiamo, dai.
[bisbiglia]
- Amore. - Ehi.
Sono le cinque. Che ci fai sul divano?
[sospira] Non riesco a dormire.
Senti, dimmi la verità. Hai ricominciato a vedere quella?
Che dici?
E invece è vero. Sei assente, sei diverso.
È quella degli imballaggi. Ieri ho visto come la guardavi.
Ti prego, sono le cinque. Non ricominciare con questa storia.
Non riesci a capire che ho paura per il controllo?
Vieni di là? Preghiamo un po'?
[sospira] Ti raggiungo tra poco.
Va bene.
- Mauro! - [Mauro] Imam.
- Marhaba. - Allahu Akbar.
Allahu Akbar.
Ho preso la decisione.
[Mauro parla in arabo]
Molto bene.
[Mauro ride di gioia] Grazie.
[Fabrizio] Ciao, Mohamed.
Qui abbiamo finito, eh. Senti, Amina come sta?
Io non la volevo disturbare. Ancora non l'ho chiamata.
Sta meglio, sta meglio.
È successo qualcos'altro?
Hanno arrestato Hasan.
È stato lui?
Mi sembra di non riconoscere più nessuno dei miei figli.
Dai, adesso vattene a casa. Qui ci penso io. Ci sentiamo stasera.
No, no, no. Ascolta, devo dirti una cosa importante.
Fabrizio, non puoi più lavorare per me.
In che senso, scusa?
- Non chiedermelo, per favore. Ti prego. - Aspetta.
Io mi sono sempre comportato bene con Amina, lo sai. La rispetto.
- Sì, sì. Questo lo so benissimo. - E allora perché?
- Non dipende da me. - Che cazzo vuol dire?
Fabrizio, mi dispiace.
Ma io posso aiutarti a trovare un altro posto.
Me lo trovo da solo.
[tonfo degli oggetti]
Lucia mi ha detto che quella ragazza è cambiata, da quando stava in carcere.
Per me non è normale per niente.
Infatti non lo è.
Comunque, magari non verrà più.
[Michela] Che facciamo?
- [Lucia] Ho fatto tardi, scusa. - [Michela] Tranquilla.
- [Lucia] Uff... - Dove andate?
Devo andare a firmare. Michela mi accompagna.
- Potevi chiederlo a me, lavoro lì. - [Lucia] Non li so mai i tuoi orari.
Sto andando adesso.
Beh, allora vado con Valeria. Grazie.
Non ci sono più salita da allora.
Vuoi guidare?
Un'altra volta.
Valeria, il caso è chiuso. Prenditi un giorno di riposo.
- Ma devo ancora scrivere l'informativa. - Lo fai domani. Hai bisogno di riposare.
- Dr. Lombardi. - Sig.ra Ferro.
- [Lucia] Quanto tempo, eh. - Hai fatto, mamma?
Eh... sì. Grazie per il passaggio.
Immagino che... così debba sembrarle un po' strana la situazione.
Ah, no. Ho avuto tutto il tempo di abituarmi all'idea.
Meglio così. Anche perché Valeria un po' già si vergogna di noi due. Quindi...
Ma io veramente mi stavo riferendo alla firma per la libertà vigilata.
[Lombardi ride]
Comunque... Quello che va bene a Valeria, va bene a me.
[Lucia] Vado.
Non lo sapeva, eh?
Ma fai l'offesa? Dovrei essere offeso io. Cosa aspettavi a dirglielo?
- Ti ricordo che l'hai arrestata tu. - Eh, ho capito. E allora?
- Quanto volevi tenerglielo nascosto? - Senti, non lo so.
- Aspettavo il momento giusto. - Eccolo qua il momento giusto.
Va be', meglio così. Almeno non ci sono più segreti.
- [Amina] Ciao, Magda. - Amina, devo vederti.
Sì, sto bene, grazie. Ma non so per quanti giorni non potrò tornare a lavoro.
So che non puoi parlare,
ma ascolta. Io devo vederti. Devo dirti una cosa molto importante.
Ti aspetto sotto casa. Tu trova una scusa per uscire un attimo.
Sì, sì. Va bene.
Guarda che io ci resto tutta la notte, fino a che non esci.
Sai che lo faccio, ok?
[Amina] Sì, lo so. Grazie, Magda, per la telefonata.
Con chi parlavi?
Uno.
L'hai quasi minacciato.
Eh, ci deve dare un sacco di soldi.
Va bene. Io vado in parrocchia. Mi raggiungi?
Ci sono ancora un po' di cose da fare. Se mi sbrigo, sì.
[portone si chiude]
Ho detto a Rachida che sto scendendo in farmacia, quindi fai in fretta.
Allora?
Ti ho detto fai in fretta.
La ilaha illa Allah,
Muhammad Rasoul Allah.
Ho la benedizione dell'Imam.
Così potremo sposarci e nessuno potrà dire nulla.
Ma tu sei già sposato.
[Amina sospira]
Ancora per poco.
Amina, io ti amo.
Sono disposto a tutto.
Se vuoi vado a parlare con tuo padre, con tuo fratello.
Devi solo scegliere.
Tu sei completamente pazzo.
[Mauro sospira]
Quando sono rientrata, l'ho incontrata che se ne stava andando.
Non vorrei che prendesse l'abitudine di venire qui ogni giorno.
Scusa, Vale.
Per una volta che ceni con noi, io sono qui a riempirti di problemi.
È soltanto che non mi va che questa qua giri per casa, tutto qui.
Ci parlo io con mia madre.
- Veramente? - Certo.
Grazie.
Ti adoro.
- Oddio, la pasta. - L'hai bruciata?
No, siamo salvi. Manca poco.
- [Michela] Ciao, Lucia. - [Lucia] Ciao.
Ti posso chiedere un favore? Me la tiri fuori dal forno fra cinque minuti?
- Certo. - Io vado a finire delle cose di là.
Che succede?
[sospira] Vuole che ti parli di Monica.
Ah. Io invece credevo che tu mi volessi parlare di Lombardi.
Volevo dirtelo.
Ma adesso lo sai.
Comunque non ha niente a che vedere con te, né con tutto il resto.
È successo molti anni dopo.
Ora invece parliamo di Monica.
Non puoi almeno evitare che venga qui in casa, per favore?
Se proprio ci tieni tanto, portala da qualche altra parte.
Sì, infatti. Ho deciso di portarla sul Monviso.
Quando ero in carcere, le avevo detto che mi sarebbe tanto piaciuto andarci.
Bello.
- [Lucia] Mh. - Mh. Te la porti in settimana bianca?
Ma no, solo una camminata e torniamo.
Vado a fare anche io una camminata.
Ma non so quando torno.
[porta si chiude] [Giacomo] Eccoci! Si mangia?
Che è successo?
[Giacomo] Valeria?
Una emergenza.
Questa mi sa che è pronta.
[Rachida parla in arabo]
[Mohamed] Che succede?
Succede che per colpa sua non mi sposerò mai più.
Ma cosa dici? Eravamo d'accordo.
[Rachida] L'hanno vista baciarsi in una macchina.
[Mohamed] Non è possibile. Lei era qui.
- E Fabrizio era con me. - Non era Fabrizio. Era un altro uomo.
- [Rachida] Tua figlia è una puttana... - [Mohamed] Rachida!
Io non sono una puttana.
Ho baciato solo l'uomo che amo.
[Rachida parla in arabo]
- Che stai facendo? - Mi dispiace, papà.
Ci ho provato, ma non ce la faccio.
Non ho veramente niente di cui vergognarmi.
[porta si apre e chiude]
"Tutto il bene di cui godete appartiene ad Allah."
"Poi, quando vi tocca la sventura,
ad Egli rivolgete i vostri lamenti angosciati."
[porta si apre]
- [Elena] Mauro? - Sono qui.
Tutto bene?
Potresti venire qualche volta. Ti aspettavo.
Mi vado a fare un po' di riso, ho fame.
Però non puoi prendertela con tua madre, Valeria.
Dovrei prendermela con la psicopatica?
Lucia le vuole bene. È davvero un problema che abbia un'amica?
Ma non è un'amica.
Zio, dovresti vederla, veramente. Quella ragazza ha qualcosa di malato.
Io credo che mia madre la subisca.
Eccola, l'emergenza.
Quale emergenza?
Senti, scusa se sono andata via in quel modo.
Riesce sempre a farmi incazzare.
Perché non ci provi tu ad invitarla in montagna?
O dove ti pare?
Perché sono convinto che se lo facessi,
lei ci verrebbe molto più volentieri con te che con Monica.
Anche se fosse solo a Superga.
[Valeria] Buongiorno.
[Lucia] Ciao.
Scusami per come ho reagito ieri sera.
Non ti preoccupare.
La verità è che vorrei essere io a portarti da qualche parte.
Sul Monviso... dove vuoi tu.
Oddio, non sai quanto mi piacerebbe.
Davvero. Ci andiamo quando vuoi tu!
Adesso.
Adesso?
Perché no?
Beh, devo...
Devo solo avvisare quella ragazza, Monica. Ti ricordi?
Chi se ne frega di Monica.
Comunque...
Se preferisci, vacci con lei.
Voglio andarci con te, Valeria.
Davvero. È solo che devo avvisarla. Solo questo.
Sei sicura?
E me lo chiedi?
- Va bene, allora domani, mh? - Sì, domani.
O al massimo dopodomani, se non mi danno il venerdì.
[Lucia] Ecco.
- Metti un po' di caffè anche a me? - Sì.
[cellulare squilla]
[Valeria] Scusami.
Pronto?
[gorgoglio dell'acqua]
[lamenti ovattati di Mohamed]
[Mohamed piange] Amina!
Sig. Mansour, lo so che è difficile.
Ma lei mi deve aiutare.
Perché Amina era al hammam, invece che a casa, nelle sue condizioni?
È tutta colpa mia.
Non dovevo lasciarla andare.
Quando sono tornato a casa,
Amina e Rachida urlavano.
Non le avevo mai sentite così.
E perché litigavano?
Perché il matrimonio è saltato di nuovo.
[Valeria] E perché?
Qualcuno ha visto Amina...
...baciare un uomo.
Fabrizio?
Sig. Mansour?
Ispettore, sto pensando ad una cosa orribile.
Ieri ho dovuto licenziare Fabrizio.
[Valeria] Come mai?
Era la condizione posta da Ahmed Sulaiman. Mi ha detto: "così, o niente nozze".
E Fabrizio come l'ha presa?
Male. Se n'è andato furibondo.
Ma io non sapevo che...
Amina lo aveva lasciato già.
Quando?
Non lo so.
Lo chiami e si faccia dire quando è successo.
Ho già fatto.
Il suo telefonino è sempre spento.
Ma se lui avesse fatto una pazzia?
Ha perso la ragazza, il lavoro...
...poi l'hanno vista con un altro uomo.
Quale altro uomo?
Non lo so. Un altro italiano.
Amina ha detto...
...di amarlo.
Ma io non le ho chiesto niente. L'ho lasciata andare, così.
Invece di parlarle.
Aveva ragione mio figlio quando diceva che sono un debole.
Non dovevo lasciarla andare via di casa.
Non dovevo cedere al ricatto di Ahmed Sulaiman.
Ormai è tardi.
Amina non c'è più.
Sig. Mansour,
non è colpa sua.
Vada a casa adesso.
[Andrea] Com'è andata?
Questi sono gli effetti personali di Amina.
Li hanno appena portati, ma non volevo disturbarti.
Dobbiamo rintracciare Fabrizio Cerri.
- Dov'è il cellulare di Amina? - Qui.
[tono di accensione]
[tono tastiera digitale]
Papà... Papà.
Lavanderia?
Controlla un po' se questo è il numero della lavanderia di Curti.
Mi dispiace, Mauro. Neanche io mi aspettavo questa recidiva.
[sospira pesantemente]
Qualche speranza ce l'ho?
Ma certo che ce l'ha!
La metastasi è circoscritta a due linfonodi.
Possiamo contrastarli.
Però, Mauro, deve reagire.
Deve tirare fuori quella grinta che aveva l'altra volta. Uguale!
[squillo di telefono]
Se vuole può rispondere. Deve essere importante.
Eh?
Dico, se vuole può rispondere al telefono.
[telefono continua a squillare]
È lei l'uomo con cui è stata vista Amina, ieri, vero?
È per questo che l'hanno uccisa. Perché ci hanno visti insieme?
Non lo so, sig. Curti.
Di sicuro è per questo che ha litigato con la sorella, e dopo è andata al hammam.
Perché non ha chiamato?
Di solito lo faceva?
La chiamava a qualunque ora, anche se lei è sposato?
Io e mia moglie lavoriamo insieme,
ma non c'era un orario.
Avevo memorizzato il suo numero con il nome di un cliente.
Se ero con mia moglie, facevo finta di parlare con il cliente,
e poi richiamavo quando ero più tranquillo.
Non era una scappatella, ispettore.
A un certo punto ho provato a rinunciare a lei...
...per stare con mia moglie, ma...
...ora eravamo decisi.
Decisi a fare cosa?
A vivere la nostra vita insieme.
Gliel'avevo detto ieri, ed era felicissima.
E lo aveva detto anche a sua moglie?
Avrei dovuto farlo oggi.
Invece siamo morti tutti e due.
[suono ovattato di passi]
[Elena, con voce ovattata] Mauro!
Mauro!
Amore, ma dov'eri finito?
Ti sto cercando da ore.
Ho parlato con il dottore.
Abbiamo le celle di Fabrizio Cerri.
Era al hammam ieri sera, alle 20:20. Ci è rimasto agganciato per 15 minuti.
- Ora dov'è? - Non riusciamo ad individuarlo.
Ha tolto la batteria del cellulare?
Oppure è in una zona dove le celle non agganciano più. Guarda.
[Gerardo] Fino ad un certo punto è possibile seguirlo.
Si è diretto in Val di Susa e fermato a Chiamonte.
I suoi genitori hanno una casa lì.
[Gerardo] Due ore fa si è spostato a nord-ovest, in direzione montagne.
Quella zona non è coperta.
Allertate il posto di polizia più vicino. Andate a cercarlo.
- Non deve varcare il confine. - [Luca] Subito.
[Lucia] Monica? Monica?
- [Monica] Ehi, cosa ci fai qui? - Devo parlarti.
Che cosa mi devi dire?
È stato bello da parte tua pensare ad andare in montagna
una volta uscite da lì.
Ma non posso.
Come, non puoi?
- Noi avevamo un accordo. - Io e te faremo tante cose insieme.
Ma ho ancora bisogno di te, del tuo aiuto.
Devo provare, capisci?
Devo cercare di ricreare un rapporto con i miei, con la mia famiglia.
E se noi... noi ora partiamo insieme, non capirebbero.
Valeria, soprattutto, non capirebbe.
Ho pensato che andrò con lei qualche giorno.
Lei si tranquillizzerà. E sarà tutto più semplice.
Promettimi che avrai pazienza, mh?
Che non mi tradirai.
Sì.
Te lo prometto.
Io non sapevo nemmeno che Amina era morta.
Non capisco perché dovrei entrarci qualcosa.
- Perché è sparito? - Non sono sparito.
Volevo solo farmi qualche camminata in montagna per sfogarmi.
E lassù il telefono non prende.
Ma perché pensa che l'abbia uccisa io? Io l'amavo.
Le celle del suo telefono la segnalano nei pressi del hammam
mentre Amina veniva uccisa. E subito prima, vicino a casa sua.
Sì, è vero. Ci sono stato, ieri sera.
- Ma non le ho fatto niente. - Ma era appena stato licenziato.
E non solo Amina era stata vista con un altro uomo,
ma l'aveva pure lasciata da poco, cosa che lei in ospedale non mi ha detto.
Io non volevo turbare Mohamed ancora di più.
E poi speravo che Amina ci ripensasse.
Per questo ci sono andato, ieri sera.
È vero, ero incazzato per il licenziamento e avevo voglia di vederla.
Ma di quest'altro di cui lei mi parla, io non so assolutamente niente.
Allora mi dica come sono andate le cose esattamente.
Sono andato sotto casa sua.
Volevo suonare, ma lei stava appunto uscendo.
Era di corsa e piangeva perché aveva litigato con Rachida.
Le ha detto perché?
No. Le solite cose, credo.
Mi ha detto che avrebbe dormito al hammam e io ho insistito per accompagnarla.
Abbiamo fatto la strada insieme.
E poi io volevo entrare. Volevo...
Volevo parlarle, ma...
...ma lei non voleva.
Era sconvolta, e mi ha detto che comunque non cambiava idea su di noi.
E avete litigato?
Me ne sono andato, e basta.
E lei è partito alle 8 e mezza di sera per andare in montagna?
- Io non le ho fatto niente. - Ha un movente e non ha un alibi.
Non l'ho uccisa.
[Gerardo] Allora, Amina è morta per insufficienza cardiaca, eh.
Dovuta all'eccessiva permanenza nel calidario.
Qualcuno l'ha chiusa lì dentro, ieri sera,
probabilmente priva di sensi, perché aveva una contusione alla testa,
e ce l'ha lasciata tutta la notte.
Quindi qualcuno l'ha colpita?
Oppure ha battuto la testa. Il medico deve ancora stabilirlo.
La colluttazione c'è stata. C'è il segno.
E sul pavimento ci sono capelli strappati.
Già. Qualcuno l'ha presa per i capelli.
E qui viene il bello.
La scientifica ha rivelato sul cuoio capelluto di Amina
tracce di... Come si chiama?
- Alchilsolfato. - [Gerardo] Eh, alchilsolfato.
Un tensioattivo presente nei detersivi.
Quello che glieli ha strappati ne aveva tracce sulle mani.
E in che genere di detersivi si trova?
Quelli per la pulizia della casa, tipo bucato, pavimenti...
Deve essere o qualcuno che li aveva maneggiati da poco,
oppure qualcuno che li usa spesso.
Cerri lavora in una ditta di pulizie.
Io pensavo più ad una donna.
Ma sì. Non sono le donne che fanno così?
Si prendono per i capelli.
Mi spieghi che succede?
Ho sbagliato tutto.
Tutto cosa?
La coltellata... Fin dall'inizio.
Non è stato Hasan.
Ma cosa dici, ha confessato. Ci sono i riscontri sul coltello.
Appunto. Hasan viveva in quella casa, per questo sapeva.
Ho messo in galera la persona sbagliata, e ora lei ha finito il lavoro.
Lei?
- Gliel'ha detto Hasan? - No, Hasan ti ha sempre protetta.
Io volevo solo sposare Alì.
Ma lei aveva rovinato tutto.
Come al solito.
Alì mi aveva già detto che suo padre non cambiava idea.
Dovevo fare qualcosa.
- E dopo lo hai detto ad Hasan? - No.
Hasan ha visto che mancava il coltello.
E quando ne ho visto uno nuovo, ho capito che era stato lui.
Ma non mi ha mai detto niente.
Ma poi Amina ha deciso di dire la verità. È per questo che l'hai uccisa?
No, non l'ho uccisa io.
Io non l'ho uccisa. L'ho colpita con il coltello,
ma ho ringraziato Allah ogni minuto per averla risparmiata.
E quando Hasan si è preso la colpa, io volevo dire la verità.
- Amina mi ha convinto a non farlo. - Poi il matrimonio è saltato di nuovo.
E allora ieri sera avete litigato, tu l'hai seguita al hammam.
- [Valeria] L'hai aggredita. - No. Lo giuro.
Io ieri sera non sono neanche uscita di casa.
Lo può chiedere a mio padre.
Arrestatemi.
Me lo merito.
Ho fatto del male a mia sorella.
Io ho disonorato la mia famiglia.
Ma non l'ho uccisa.
Allah mi è testimone.
[porta si apre]
[Luca] È libero.
Ma il PM ha ritenuto di doverla indagare per inquinamento delle prove
e falsa testimonianza.
Può andare. Arrivederci.
[Mohamed] Hasan.
Devi ascoltarmi, sono tuo padre.
Se c'è un padre qui, c'è una famiglia. Invece non c'è niente.
Tu sei il padre di niente.
Siediti.
Ora nessuno mi rispetterà più.
Fregatene di quelli là fuori, Hasan.
- Anche tu pensi che io non ho le palle? - No.
Hasan, fammi parlare.
Non provare vergogna. Ti dico, Allah è più grande delle chiacchiere.
[passi che si avvicinano]
[Elena] Amore, che ci fai qua fuori? Prendi freddo.
Ehi, devi stare tranquillo.
Ho parlato pure con il dottore. Ce la facciamo.
Andrà tutto bene.
Padre nostro, che sei nei cieli.
Sia santificato il tuo nome.
Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà.
[Elena] Come in cielo, così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano.
Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
[brusio ovattato di voci]
Hai trovato conforto nella preghiera, Hasan?
Il soccorso divino viene sempre nelle difficoltà.
Ho sbagliato tutto, Shaykh.
Sei ancora in tempo per recuperare.
Perché il tuo cuore è sincero.
Ora devo andare.
[Alì] Guarda chi c'è.
Ancora ti fai vedere in giro?
[sig. Sulaiman parla in arabo]
Doveva farlo lui.
Non doveva pensarci Rachida.
- Tutto questo non sarebbe successo. - Lui ha rischiato la galera per Rachida.
Portagli rispetto, ok?
Lo so che non doveva finire così. E mi dispiace sinceramente per Amina.
Voi non la dovete neanche più nominare mia sorella.
Non mi importa quello che pensate.
Io invocherò ogni giorno il perdono di Allah per quello che le ho fatto.
[sospira]
- Hasan? - Papà, io...
Io ho sbagliato tutto.
[Hasan] Perdonami.
[Mohamed parla in arabo]
[Elena] Che c'è?
Non ho sentito la sveglia?
[Mauro] No, non ha ancora suonato.
E perché ti sei alzato così presto?
Non ho dormito.
Ti faccio il caffè? Eh?
[Mauro sospira]
Me ne vado, Elena.
Te ne vai? E dove vai?
Non ti amo più.
Ma tu veramente dici?
Ma ti rendi conto di quello che ho fatto per te, Mauro?
Ma hai capito cosa abbiamo superato insieme?
Non posso stare con te per gratitudine.
[eco dello schiaffo]
[Elena respira affannata]
Scusami.
Parliamo. Parliamo un attimo.
Dai, siediti. Vieni qua, parliamo.
Se esci da quella porta, non mi vedi più. Hai capito?
[porta si apre e chiude]
Mauro!
[Elena piange]
I prodotti che utilizza la ditta di Mohamed Mansour
contengono solo tensioattivi di origine vegetale.
In nessuno c'è traccia di alchilsolfato,
che Amina aveva tra i capelli, e che è chimico.
E Mohamed ha confermato che Rachida era a casa con lui la sera dell'omicidio.
[Gerardo] Che c'è?
[Valeria] Buongiorno, sig. Curti.
Ah, buongiorno.
C'è sua moglie?
No, non verrà.
Avete litigato?
L'ho lasciata.
Senta, io gliel'ho già chiesto, ma ci pensi bene.
È possibile che sua moglie sapesse di Amina?
Sapeva di una relazione che ho avuto qualche tempo fa, ma...
pensava ad un'altra persona.
Però potrebbe averlo scoperto in questi giorni.
Sig. Curti, sua moglie di solito maneggia i detersivi qui dentro?
Quando ha scoperto che si trattava di Amina?
In questi giorni.
Era strano.
Ma io avevo capito subito che aveva di nuovo un'altra per la testa.
Poi ho trovato il Corano, e ho capito tutto.
- E l'unica soluzione era ammazzarla? - Io volevo farla vergognare.
Gli uomini sposati non si guardano nemmeno.
Sa cosa ha detto quella puttanella? Che si sarebbero sposati.
E lei che cosa ha fatto?
L'ho presa per i capelli, con tutta la forza che avevo.
Poi è caduta a terra e ha battuto la testa, e l'ho trascinata nel bagno turco.
E ho chiuso la porta.
Lo so, andrò all'inferno.
Perché non mi pento di quello che ho fatto.
Allahu Akbar
Allahu Akbar
Allahu Akbar
Allahu Akbar
[litania in arabo]
Lo ami?
Vuoi parlare di nuovo di Giorgio?
Di nuovo? È la prima volta che ne parliamo.
Ti assicuro, non è un problema per me.
È solo che...
...mi ha sorpreso vederti con lui l'altro giorno, al commissariato.
Non ne voglio parlare.
Ah, c'è una spia accesa.
- Guarda. - Accosta. Accosta.
Guardi, non lo so. Questa macchina ha più di vent'anni.
Ora dove li trovo i pezzi di ricambio?
Magari domani riesco a trovare qualcosa.
Valeria, intanto cerchiamo di capire come andare a Torino,
e poi, domani, vedremo cosa fare con la macchina.
Io qui da sola non la lascio.
È una macchina.
Per te è una macchina.
Senti, mamma, io ci ho provato.
Ma ogni volta che ti guardo penso che tu sei qui, e papà no.
È più forte di me.
Io... lo capisco, ma non so cosa fare.
No, tu non lo puoi capire.
- Senta, scusi. Andate a Torino? - Sì.
Perché ci si è fermata la macchina.
- [uomo] Vi serve un passaggio? - Sì, grazie. È per mia madre.
Io aspetto il meccanico.
Vai, mamma.
[motore dell'auto si accende]
[porta si apre]
[Giacomo] Olè.
- Vado su, papà. - Sì. Arrivo.
[Costanza] Mamma, ci sei?
- [Costanza urla] Papà! - Costanza!
Che c'è?
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