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Original subtitles

[motore di auto che sbanda]

[schianto]

[ragazza] Quindi hai una banca?

- [Leonardo] Mio padre ce l'ha. - E tu?

E io un giorno avrò una banca. [ragazze ridono]

Buonasera, Leonardo.

Caterina!

Ma che ci fai qui? Guarda che ci lasci lo stipendio.

Lo so, però è il compleanno di un'amica, quindi...

Ok, buona serata.

- A domani. - [Leonardo] Ciao.

- La mia segretaria. - [ragazza] E lei ti piace.

[ragazza] O tu piaci a lei.

[Leonardo] E a te invece? Non ti piaccio?

[voci indistinte]

- [donna] Ciao, Eva. - Ciao.

[donna 2] Brava.

- [Eva] Assessore. - Brava, sono molto autentiche.

Vero, cara? Da quant'è che non ti vediamo?

[assessore] Ti fermerai un po' in Italia ora?

[moglie] Tuo padre sarà fiero di te.

Sì, credo che sia fiero di me.

- Scusatemi... - [assessore] Prego.

Ti piace quello che vedi?

[uomo] Molto.

[segreteria telefonica] C'è un nuovo messaggio.

[Gianfranco] Paolo, è tutto il giorno che ti chiamo. Perché non rispondi?

Al lavoro dicono che sei in malattia. Insomma, ci chiami per favore?

Mamma è preoccupata. Ciao.

- [tutti] Grazie, Leonardo! - [uomo] Sei contento?

[Leonardo] Che paraculo! Grazie mille.

[uomo ride] Alla tua!

[Squilli di cellulare] [Leonardo] Scusate, è mio fratello.

Filippo, che c'è?

Che cazzo dici?

Chiama la polizia. Chiama la polizia!

[Eleonora piangendo] Leonardo, non entrare. Ti prego.

Amore, non entrare lì dentro.

No...

[conati di vomito]

- Voglio i video della sorveglianza. - [Andrea] Già fatto.

- Quella è la moglie? - Sì, Eleonora Mantovani.

- [Valeria] Può parlare? - È sotto shock.

Signora...

sono l'ispettore Valeria Ferro.

Se la sente di dirmi cosa ha visto?

[Eleonora piange]

Ero a letto.

Sono uscita perché ho sentito dei rumori.

[Eleronora] Guglielmo era in un lago di sangue.

[Eleonora singhiozza]

- Poi mi hanno colpita in testa. - Li ha visti in faccia?

Adesso stia tranquilla.

[Andrea] Hanno forzato una finestra sul lato ovest della villa.

- Non c'è un sistema d'allarme? - Non era inserito.

I cani li hanno stesi con delle polpette al sonnifero.

- È lui che ha trovato i genitori? - [Andrea] No, il figlio più piccolo.

Si chiama Filippo.

Era al cinema, e quando è tornato, li ha trovati.

- I Mantovani hanno anche una figlia? - Stiamo cercando di contattarla.

[Valeria] Filippo...

sono Valeria Ferro, un ispettore della Omicidi.

Può dirmi cos'ha visto?

[Leonardo] Non potete lasciarlo in pace?

Mio fratello non è in condizioni di rispondere adesso.

Che dice?

[Valeria] Ci aiuti lei allora...

- Quando è rientrato a casa? - Subito dopo la telefonata.

- Cosa ha visto? - [Filippo] Pensavo fosse morta.

Ho visto papà e poi mamma stesa a terra.

Sanguinava dalla testa.

- Ho pensato che fosse morta. - Possiamo andare da mia madre ora?

[Valeria] Accompagnali in ospedale.

- È entrato qualcuno? - No, aspettavamo te.

[Valeria] Grazie.

Questa è la telecamera sopra la finestra da cui è entrato.

[Valeria] Sapeva dei cani perché li ha addormentati.

Sapeva che era la serata libera della servitù

e che l'allarme non c'era, altrimenti non avrebbe forzato la finestra.

[Andrea] Mantovani lo inseriva sempre prima di andare a letto.

L'assassino ha agito prima.

- Cosa ha rubato? - La famiglia sta facendo una lista.

I risultati dell'autopsia. È morto per emorragia,

provocata dalle ferite da arma da taglio.

I colpi alle braccia fanno pensare che abbia provato a difendersi.

È probabile che Mantovani abbia sorpreso l'assassino.

Ma perché ha risparmiato la moglie?

[Lombardi] Signora Mantovani,sono il vicequestore aggiunto Lombardi.

Buongiorno.

- Le faccio le mie condoglianze. - Grazie.

[Leonardo] Avete scoperto qualcosa?

Guardi, ci stiamo lavorando. Forse è omicidio a scopo di rapina.

Vi terrò informati, mentre indaghiamo.

[Andrea] Scusate. Filippo dovrebbe seguirmi un attimo.

L'ispettore vorrebbe fargli qualche domanda.

- [Eleonora] Perché? - [Leonardo] Sì, infatti, perché?

- Non ne vedo il motivo. - Non ci vorrà molto, andiamo.

[Eva] Non ti preoccupare.

Mi spiace chiederle questo sforzo dopo quello che ha passato.

Dov'era ieri sera prima di tornare a casa?

Ero a cena con degli amici,

e poi siamo andati al cinema.

Dopo?

Sono rimasto un po' lì con loro e poi...

sono tornato a casa.

Perché ha chiamato suo fratello invece della polizia?

Non lo so, avevo paura.

[scatto di serratura]

Come mai è tornato a casa di corsa?

- Non mi pare stessi correndo. - A me sì.

È uscito dal cinema ed è tornato a casa, ma di fretta.

Perché?

Sono arrivato e ho visto i cani a terra. Ho pensato fosse successo qualcosa.

Però lei stava già correndo quando è arrivato al cancello.

[Filippo] Scusate.

Ho dimenticato di dirle una cosa.

Mentre tornavo a casa, mia madre mi ha mandato un messaggio.

Voleva che comprassi delle medicine.

- Posso leggerlo? - Sì.

Ma lei non è andato a comprarle.

Ero quasi arrivato a casa quando l'ho letto.

Ho preferito vedere subito come stava mia madre.

- Lei non doveva essere a casa ieri. - Perché?

Aveva un intervento chirurgico, un lifting.

Doveva essere ricoverata ieri e operata stamattina.

Ma siccome non stava bene, è rimasta a casa.

Sentite, io sono esausto, non mi ricordo più niente.

- Posso andare? - [Lombardi] Sì, vada pure, grazie.

Abbiamo un filmato dove si vede un uomo col passamontagna

che entra e poi esce con un sacco sulla spalla.

Sta mentendo.

Lo hai visto anche tu, è arrivato alla villa di corsa.

Lo ha spiegato, il messaggio della madre.

Si è contraddetto.

Gli hanno ammazzato il padre, gli stavano ammazzando la madre...

Ascolta Valeria, è una famiglia importante.

Quindi è un omicidio importante, c'è già la stampa fuori dalla porta.

Cerchiamo di dare un volto all'uomo con il passamontagna,

lasciamo stare il ragazzo e chiudiamo il caso, va bene?

[Caterina] Paolo, buongiorno. Ha saputo di Mantovani?

- Sì. - Una rapina, dicono.

Che cosa ha fatto?

- Cosa? - Alla mano.

Mi sono tagliato cucinando.

[Voci indistinte]

[bussano alla porta]

Leonardo, condoglianze.

Sì, ma ora dobbiamo occuparci di cose pratiche.

- [Paolo] Certo, che posso fare? - [Leonardo] Puoi andartene.

Scusa?

Come forse avrai capito, da oggi guiderò io il gruppo.

E ho in mente diversi cambiamenti.

- Quindi mi stai licenziando? - No.

Ti sto facendo un favore.

Per anni ho preso ordini da te. E adesso tu li prenderesti da me.

Ti voglio risparmiare il disagio.

Il fatto che tuo padre avesse scelto me come vicedirettore

non ha niente a che fare con tutto questo, vero?

- Ti vedo distrutto dal dolore. - È la banca della mia famiglia.

Devo fare i nostri interessi.

- Hai una settimana. - Non mi serve una settimana.

Che ci fai qui?

[Angela Perrone] Non ci hai più chiamati.

Papà e io eravamo in pensiero.

- Ma che hai fatto alla mano? - Niente, mi sono tagliato cucinando.

Lascia mamma, ce la faccio.

- Cosa c'è in quella scatola? - Niente. Papà come sta?

Insomma, è un po' giù. Dopo tanti anni gli costa vendere l'officina.

Darà un brindisi per salutare tutti clienti.

- Ci vieni? - Non lo so. Mi sa di no.

Paolo...

Sono giorni che ti chiamo e non mi rispondi.

Anche ieri sera ho provato fino a tardi e non hai risposto.

Perché ti comporti così?

- Ah, mi chiedi pure perché? - Paolo.

Mi hai rovinato la vita, va bene?

- Ma... - Vattene, mamma. Vai via!

Vai.

[Eva] Grazie.

[cameriera] Signora,

non vuole mangiare qualcosa?

Non mi serve un'infermiera, Titti.

[Eleonora] Porta via.

Ma sì, dai. Prendiamocela con la servitù.

Tipico.

[Eleonora] Ma come fate?

Eh? Tutti quanti. Come fate a essere così tranquilli?

[Leonardo] Qualcuno deve pur esserlo, mamma.

[Eleonora] E tu?

Tesoro?

Non ci hai ancora detto cosa voleva la polizia.

Ma sì che te l'ha detto.

È stato il primo ad arrivare, per questo gli volevano parlare.

Ma tu cosa gli hai detto?

Quello che mi ricordavo.

Quante volte mi devi fare questa domanda?

[Leonardo] Vado io.

Filippo...

Perché mamma non mi lascia in pace?

Perché è sconvolta.

Come te.

La polizia pensa che sia stato io.

Filippo. Tu queste cose non le devi neanche pensare.

Adesso devi essere forte.

Ho bisogno che tu sia forte.

Sì, ma per te è facile, tu non eri lì.

- Non hai visto mamma a terra. - Mamma è viva.

E tu non sei solo, Filippo. Ci siamo io ed Eva con te.

- Avete trovato voi i cani? - [agente] Sì, ispettore.

- Sapreste indicarmi dove? - Certo. Lì, in fondo.

[Valeria] Togliti la giacca.

- Andrea, togliti la giacca. - Cosa?

La giacca, toglila.

- [Valeria] Dove? - [agente] Qui.

- Qui? - Sì.

- L'altro? - Laggiù.

Venga, le faccio vedere. Proprio qui.

Spegni le nostre luci.

- [Valeria] Cosa vedi? - [Andrea] Niente.

Filippo non li ha mai visti i cani.

Va bene, ha mentito.

Perché?

[Eleonora] Ma cosa fai? Sei impazzita?

Ma che ti prende? Perché ti comporti così?

Così come?

Sembra non t'importi niente di quello che è successo.

Papà è morto, ma io sono qui. Per favore, parlami, Eva.

Dimmi quello che provi.

Adesso vuoi parlare?

Sono stata felice quando l'ho saputo.

È questo che provo.

Eleonora,

- le mie condoglianze. - Grazie, Paolo. Lo apprezzo molto.

Guglielmo ti voleva molto bene.

- Mi accompagni di fuori? - Sì.

- A quanto pare sono il primo. - Sì.

Sono felice che sia tu.

[Eva] Cos'hai?

- Perché? - Sei freddo, sei distante.

Pensavo fossi venuto per me.

Da tempo abbiamo deciso di non vederci o sbaglio?

[Leonardo] Non potete portarlo via così!

- [Eva] Filippo! - Senza preavviso!

[Eva] Che sta succedendo?

Lo portano via, non vedi?

Che cazzo ci fa lui qui?

- Ma perché un'altra volta? - [Leonardo] E io che ne so.

[Andrea] Valeria.

- Vai avanti, vi raggiungo subito. - Ok.

- Giacomo. - Ciao.

[Valeria] Che ci fai qui?

Hai un paio di minuti che ti offro un caffè?

Che succede?

Che mi devi dire?

La mamma torna a casa.

Ma se manca un anno.

No. Cioè sì, ma...

- abbiamo vinto il ricorso. - "Abbiamo"?

- Quale ricorso? - Lo ha fatto Michela.

Se te lo avessi detto, me lo avresti impedito.

Quando esce?

Domani.

Esce con obbligo di firma.

E viene da noi.

Tu sei pazzo.

Tu sei pazzo.

[Giacomo sospira]

[porta che si apre]

[Andrea] È tutto tuo.

[Andrea] Tutto bene? [Valeria sospira]

Tre anni fa non hai superato il tuo primo esame all'università.

Hai litigato con tuo padre, hai dato di matto...

e i tuoi sono stati costretti a un ricovero coatto.

- Non è vero. - Sì che è vero.

Per questo prendi ancora quelle medicine.

Sono ansiolitici. Prendi anche antidepressivi.

Lei come fa a saperlo?

Hai falsificato il tuo libretto universitario.

Tuo padre era un uomo molto autoritario.

Cosa sarebbe successo se lo avesse scoperto?

Per questo lo hai ucciso.

- Non ho ucciso nessuno. - No, infatti, tu no.

Hai pagato qualcuno per farlo.

Tua madre non doveva essere a casa quella sera, invece c'è rimasta.

Per quello sei tornato di corsa alla villa.

Avevi paura che la uccidessero.

- Sa perché sono tornato a casa. - Hai mentito.

Dici di aver visto i cani dal viale, ma da lì i cani non potevi vederli.

[Lombardi] Cosa ci fa lui qui?

Abbiamo scoperto che non ha mai dato esami.

Ha falsificato il libretto universitario.

- [Filippo] Voglio un avvocato. - Dopo. Dimmi chi hai pagato.

- Non so di cosa sta parlando. - Chi hai pagato?

[Valeria] Che stai facendo?

Fermo, ti ho detto.

Hai fatto uccidere tuo padre?

Sei tu che hai fatto uccidere tuo padre.

Basta così, Valeria.

[Valeria] Giorgio, aspetta...

[Lombardi] L'interrogatorio è finito, può andare.

Giorgio, non sta dicendo la verità.

Non mi interessa lui, mi interessi tu.

Cosa succede?

- [Filippo] Ora mamma saprà tutto. - Ma no che non lo saprà.

[Leonardo] Chi glielo deve dire?

La polizia.

Ma ti hanno anche rilasciato.

Non hanno niente contro di te.

No, Leonardo. La mamma scoprirà tutto.

[Leonardo sospira]

Ascolta. Parla tu con mamma, io mi metto a studiare e recupero.

Filippo, stai tranquillo.

Aspetta qua.

- [Eva] Che cosa è successo? - Niente.

- Lo hanno già rilasciato. - Cosa volevano ancora da lui?

- Perché non scende? - Mamma, lo vuoi lasciare tranquillo?

Voglio solo sapere perché la polizia lo ha interrogato di nuovo.

Filippo?

Tesoro, cosa c'è che noi non sappiamo?

[Leonardo] Cosa vuoi che ne sappia. Non lo vedi che è sconvolto?

[Eva] È tuo figlio!

Credi a lui o a loro, eh?

Vieni.

- [Giulio] Puoi stare da me. - Vado da Giorgio.

È successo un anno prima, ma sarebbe successo comunque,

- lo sapevamo, non è che... - Non voglio vederla.

Per me lei non esiste più.

Secondo te ho sbagliato ad andarmene?

Ho ragione io, non Giacomo.

- Siete fatti in modo diverso. - Ma tu avresti fatto la stessa cosa?

Sì, avrei fatto la stessa cosa.

Allora perché mi sento così male?

No. Vieni qui, vieni qui.

[porta che si apre]

Potevi dirmelo di tua madre.

Avrei capito perché ti sei comportata in quel modo.

Mi tieni qui per un po'?

[Lucia] Che cosa hai detto alla piccolina?

Che molti anni fa sei partita per un lungo viaggio

e che adesso hai deciso di tornare

per stare con la tua famiglia.

Ah, quello è il tuo regalo per Costanza.

[Lucia] E cosa c'è dentro?

Le piacerà.

E Valeria?

Se n'è andata.

Ma tornerà.

Vedrai.

[rumore indistinto]

Che fai?

Buongiorno.

Niente, ti ho fatto un po' di spazio nell'armadio.

Valeria, non è una proposta di matrimonio,

ti ho fatto un po' di spazio nell'armadio.

[Giorgio] È un gesto gentile, diciamo.

Senti, per la cronaca, siamo d'accordo sul fatto

che sei venuta qua di tua spontanea volontà?

[squilli di cellulare]

Andrea.

[Valeria] Arrivo.

Hanno trovato del sangue nel salotto dei Mantovani che non è della vittima.

- E sappiamo di chi è? - Di uno dei tre figli.

Devo scappare.

- [Leonardo] Che aspettiamo? - [notaio] Manca una persona.

- Nel testamento c'è un quinto erede. - Di cosa sta parlando, scusi?

Mamma.

[notaio] Sig. Perrone, buongiorno. - Buongiorno.

- È uno scherzo? - Nessuno scherzo, signore.

Ci dev'essere un errore.

E comunque non resterò con questo signore.

Leonardo, siediti.

[notaio] Sig. Perrone, la prego.

"Io, Guglielmo Mantovani, in pieno possesso delle facoltà mentali,

"prendo le seguenti e irrevocabili decisioni.

"Desidero che dopo la mia morte un terzo delle proprietà,

"mobili e immobili, sia destinato a mia moglie Eleonora

"e il resto ripartito tra i miei quattro figli in parti uguali.

"Una parte a Paolo Perrone, figlio di un momento di debolezza

"tra me e Angela Perrone". Mi lasci continuare.

Continuare? Questa è una farsa.

Leonardo.

[notaio] Vi chiedo scusa.

"Che riconosco dunque come erede legittimo.

"Chiedo perdono a mia moglie per questo tradimento

"e per tanti anni di silenzio e vigliaccherie.

"Una parte a mio figlio Leonardo,

"a cui chiedo perdono per averlo tenuto nell'ombra,

"quando lui avrebbe voluto brillare di luce propria,

"ma la verità è che la sua luce non è mai stata veramente brillante.

"Perciò candido mio figlio Paolo

"come unico successore al ruolo di amministratore delegato

"nella mia banca..."

- Non mi faccio prendere per il culo! - [Eva] Leonardo...

La prego, continui.

"Una parte a mio figlio Filippo,

"pregando che diventi l'uomo che non è mai stato capace di essere.

"Infine una parte a mia figlia Eva, insieme a tutto il mio amore.

"Anche se non sono stato capace di dimostrarglielo, io l'ho amata.

"Lei era la mia rosa, il mio gioiello più prezioso."

[Giacomo] Vieni.

Andiamo di sopra?

Mamma...

Non è lì.

[Costanza da sotto] Papà!

Sono arrivate.

Vieni.

[Giacomo] Eccola qui. [Michela sorride emozionata]

Ciao, Lucia. [Lucia ride]

- Sono contenta che tu sia qui. - Grazie, Michela.

- Hai visto le tue cose? - [Lucia] Sì, avete conservato tutto.

È stato Giacomo.

[Lucia sorride]

Tu devi essere Costanza, vero?

- Dalle foto sembravi più giovane. - [Giacomo] Costanza!

Lo ero.

Strappa! Strappa!

- È bellissimo! - [Michela] Come si dice, piccola?

- Grazie. - Brava.

Ehi, andiamo a lavarci le mani?

Su, così prepariamo il pranzo, dai.

[Leonardo] Mi sono fatto un culo così!

La verità è che mio padre riesce a umiliarmi anche da morto.

Forse ha ragione lui, non valgo un cazzo.

No. Io l’ho visto quello che fai per la banca, tutti i giorni.

Nessuno meritava quel posto più di te.

E allora perché mi ha fatto questo?

No, Leonardo.

Perché no?

- No, adesso non mi va. - Ma sì, che ti va, dai.

[schiaffo] Ho detto di no!

[schiaffo]

Vattene!

Vattene.

Vattene.

[suona il campanello]

- [Eva] Ciao. - Ciao.

Ce l'hai ancora?

Che ci fai qui?

[Eva sospira]

Tu lo sapevi?

Sì.

Me l'ha detto tre giorni fa mia madre.

- Ma del testamento non sapevo nulla. - E adesso cosa facciamo?

Niente.

Come niente?

Siamo fratelli adesso.

Se non siamo riusciti a volerci bene prima, forse...

adesso possiamo.

[suona il campanello]

[Paolo sbuffa]

- [Mattei] Paolo Perrone? - Sì.

- Mi segua in questura, per favore. - Va bene.

[Leonardo] Hanno arrestato Paolo?

Questa è la prima buona notizia della giornata.

- Sei un pezzo di merda. - [Eleonora] Dov'è Filippo?

- Come? - Dov'è Filippo?

Filippo? Credo che sia in salotto, perché?

Hanno mandato questo dall'università.

Cazzo!

Mamma, aspetta.

Togli questa roba!

Come hai potuto mentirci tutti questi anni?

Avevi paura che papà scoprisse tutto?

Basta, mamma.

Per questo la polizia ce l'ha con te. Per questo.

L'hai ucciso tu.

[Leonardo] Oh, mamma, basta!

Adesso basta, mamma.

[Leonardo] Andiamo di là, dai.

[Eleonora piange]

[Lucia] Scusi, devo firmare per la libertà vigilata.

Dove trovo questa stanza?

- [voce femminile] Di là. - Grazie.

[Gianfranco Perrone] Mi scusi.

Sì?

- L'ispettore Valeria Ferro? - Sì, sono io. Buongiorno.

Noi siamo i genitori di Paolo.

- Come posso aiutarvi? - Perché avete arrestato mio figlio?

Non l’abbiamo arrestato,

è stato convocato come persona informata dei fatti

in merito all'omicidio Mantovani.

Ma che vuol dire, scusi? Cosa c'entra Paolo?

- Pensate che lo abbia ucciso lui? - [Angela Perrone] No, Gianfranco.

L'ispettore non pensa questo, vero?

- Gli faremo qualche domanda. - Guardate che vi state sbagliando.

Mio figlio non è un assassino.

E poi il dottor Mantovani lo conosceva da anni,

gli ha dato anche un lavoro.

- [Angela Perrone] Ti prego. - No, mi devono ascoltare.

[Valeria] Mi ascolti lei. Qui fuori c'è un bar,

se volete notizie, vi consiglio di aspettare lì.

- E sarò io stessa a portarvele. - Sì, grazie.

- Scusate. - [agente] Il tecnico è qui.

[Angela Perrone] Andiamo.

[Valeria] Abbiamo ritrovato del sangue oltre a quello della vittima.

Dovrebbe sottoporsi al test del DNA.

Non penso che sia obbligatorio. Perché il sangue dovrebbe essere mio?

Dov'era domenica intorno a mezzanotte?

Ero in giro a bere. Solo.

E quella ferita alla mano?

Un incidente in macchina.

Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso un uomo

col passamontagna e altezza e corporatura corrispondono alla sua.

Non è possibile, non ero io.

Se non era lei, con il test può togliermi il dubbio.

[Valeria] Senza il suo consenso non posso effettuarlo.

Ma se me lo nega, ne trarrò delle conseguenze.

Non c'è bisogno del test.

Quel sangue è mio.

Non c'ero la notte dell'omicidio, però sono stato alla villa nel pomeriggio.

A fare cosa?

Avevo scoperto che Guglielmo era mio padre.

Gianfranco, quello che credevo essere mio padre,

deve fare un trapianto di rene. Io ero il candidato più naturale.

Ma prima che facessi le analisi, mia madre mi ha bloccato

e mi ha raccontato tutto.

Della sua relazione con Guglielmo,

di quando faceva la governante a casa loro.

Con le analisi avrei scoperto che Gianfranco non era mio padre.

Allora ci siamo inventati una scusa.

E adesso sta aspettando un altro donatore.

Cosa è successo quel pomeriggio?

Gli ho detto che sapevo.

Ma lui non ha fatto una piega.

Mi aveva trovato un lavoro, mi aveva aiutato a fare carriera.

Secondo lui, potevo ritenermi soddisfatto.

E lei lo ha odiato, vero?

Sì...

ma non l'ho ucciso.

E il sangue?

Abbiamo litigato. Ho perso la pazienza.

Ho tirato una manata a un vaso di cristallo e si è rotto.

Resta il fatto che non ha un alibi.

Filippo. Sei qui?

Cosa fai?

Ti ho cercato dappertutto. Lo sai che non puoi stare qui.

Lei mi odia.

Non ti odia, è arrabbiata.

Quando uno è arrabbiato, dice cose che non pensa.

Non mi perdonerà mai.

[Eva] Sai cosa facciamo adesso?

Prendiamo il coupé della stronza e andiamo a farci un bel giro.

Tu devi uscire da qui.

Cosa dici?

Filippo!

[urla da fuori]

[bussano alla porta] [Valeria] Avanti.

Che vuoi?

Voglio che torni a casa.

Senti, incazzati pure, però...

- poi torna a casa con me. - Ho molto da fare, Giacomo.

- Lo so che ho sbagliato. - Già.

È solo che avevo paura... che succedesse questo.

Allora dovevi essere sincero con me, così adesso non mi sentirei tradita.

Non dire così.

Non chiedermi di scegliere tra te e mamma.

Non ti chiedo di perdonare, ti chiedo solo di tornare.

E non per lei e neanche per Costanza. Io te lo chiedo per me.

[aprono la porta] Valeria... Scusate.

- Filippo Mantovani. - Filippo Mantovani cosa?

[giornalista] Dica qualcosa, ispettore!

- È meglio che te ne vai. - [Leonardo] Che ci fa lei qui?

Non lascia avvicinare nessuno. Valeria, vai via.

[Leonardo] Se ne vada!

È colpa sua se Filippo si è suicidato.

È colpa sua!

Lei è finita.

[conati di vomito]

Ho fatto un casino.

Non ero lucida.

Non avrei dovuto interrogarlo dopo avere parlato con mio fratello.

- Non potevi prevederlo. - Invece sì!

Dovremmo prevedere tutto, anche questo.

Valeria, pensaci.

Per fare un gesto del genere, forse Filippo era davvero colpevole.

Forse tu avevi ragione.

Non ci credi neanche tu.

[squilli di cellulare]

Sì.

Arriviamo subito.

Achille Manzi, tossicodipendente. Precedenti per spaccio, furto e rapina.

Guglielmo Mantovani è il suo primo omicidio.

[Luca] Lo ha fermato una pattuglia per un controllo.

Nell'auto c'era della droga e nel bagagliaio tracce di sangue.

E poi questo.

È nella lista degli oggetti rubati a casa Mantovani.

Era nella ruota di scorta. Deve essergli sfuggito.

- Il sangue? - La scientifica lo sta analizzando.

[Andrea] Il sangue è suo.

Senti posso farlo io, tanto è una formalità.

È stata perquisita casa sua?

La refurtiva non c'era, ma hanno trovato 30.000 euro.

- [Lombardi] È lui? [Andrea] Sì.

Cominciamo.

Lo sa che cosa c'è scritto qui?

Che il sangue trovato nella sua auto appartiene a Guglielmo Mantovani.

Anche questo appartiene ai Mantovani.

Era nel bagagliaio.

Sa cosa vuol dire?

Che è accusato dell'omicidio di Guglielmo Mantovani.

- [Achille] Sì. - Sì, cosa?

Sono stato io.

L'hanno pagata per farlo?

C'erano 30.000 euro in contanti a casa sua.

Qualcuno l'ha pagata per uccidere Guglielmo Mantovani?

No.

Va bene.

Allora mi dica come ha fatto.

- Lo sa già come ho fatto. - Voglio sentirlo da lei.

Ho lasciato la macchina a un chilometro dalla villa.

Ho addormentato i cani e ho scavalcato il muro.

Sono entrato dalla finestra.

Il vecchio era sul divano, davanti alla TV.

Poi si è accorto di me e gli sono subito saltato addosso

prima che potesse dire una parola.

L'ho ammazzato.

Poi è arrivata la donna,

l'ho colpita, li ho derubati e sono uscito.

Contenta?

Da quanto tempo li teneva d'occhio?

Due settimane, forse tre.

Da dove li spiava?

- Ho cercato un punto in alto. - Da dove?

Un albero. Avevo un binocolo.

Come sapeva che la servitù non c'era?

La domenica hanno la serata libera e ho scelto quel giorno.

La servitù non ha la sera libera tutte le domeniche.

Allora sono stato anche fortunato.

- Fammi entrare, devo vederlo. - Non puoi.

[Anna] Sono la moglie! Ma ce l'ha un avvocato?

Signora, non mi costringa a farla accompagnare fuori.

- Avanti, fuori! - Non mi toccare, stronzo.

Questa è pazza!

- Ha confessato. - Ho sentito.

Come mai tutte queste domande?

Dovevo togliermi un dubbio.

Andrea, ti dispiace...?

[Andrea sospira]

Giorgio, non mi sono sbagliata. Non posso essermi sbagliata.

Ascoltami, lo so che è difficile da accettare.

Però sentirsi in colpa non serve a niente.

Il lavoro è fatto così. Lo abbiamo preso, no?

Vai a casa, dai, ti raggiungo.

[bacio]

- Paolo, cos'è successo? - Niente. Mi hanno rilasciato.

Ma perché ti hanno interrogato?

Cosa c'entri con la morte di Mantovani?

Infatti non c'entro niente.

- Adesso vado, sono stanco. - No, ascolta.

Filippo si è suicidato, lo sai?

Lo abbiamo saputo adesso.

Paolo,

perché non vuoi parlare con noi?

Siamo o non siamo i tuoi genitori?

Fattelo spiegare da mamma.

Paolo, ti prego.

La domanda giusta non è cosa c'entro io con Mantovani,

ma cosa c'entra lei con Mantovani.

Sapevi che quando lavorava da loro, se lo scopava?

Non so cosa ti abbia detto lei, ma è per questo che se n'è andata.

Giusto, mamma?

Scusami. Non lo sapevi, eh?

[Paolo] Ma cosa avevi, le bende sugli occhi?

Ma dove vivevi per non capire che se la faceva con un altro?

E non sapevi neanche che è rimasta incinta di Mantovani.

Ora mi lasciate in pace?

Grazie.

[bussano alla porta]

Mamma...

Che stai facendo?

Devo scegliere il vestito per il funerale.

Una cosa sobria.

Filippo vestiva sportivo. Tu che dici?

Dico che va bene.

Hanno preso l'assassino di tuo padre.

Quando?

Non lo so, non mi ricordo.

Un'ora fa, ha telefonato la polizia.

Chi è?

Filippo era innocente.

Mamma, chi è?

Non so, si chiama Achille, è un rapinatore.

Non mi ricordo il cognome.

Guarda, ho scelto queste.

Sì.

Eva pensa che sia colpa mia.

- No, mamma, non è colpa tua. - No! Ha ragione invece.

Lui era fragile e io l'ho aggredito.

Dovevo proteggerlo, invece.

Questo fa una madre, no?

Mamma, Filippo si vergognava tantissimo...

di avervi mentito per tutto questo tempo.

Ma perché non mi ha parlato?

E te lo chiedi?

- Per paura di papà. - Ah.

È con l'autorità che papà ci ha sempre tenuti uniti.

Con la paura.

- Non ha mai fatto niente con amore. - Sì, lo so.

Era un uomo imperfetto.

Ma lo amavo.

Per amore si perdonano tante cose, sai?

Anche il male che un padre fa ai propri figli?

Tu non sapevi niente?

Di Paolo, del testamento?

Come puoi pensare una cosa del genere?

[Leonardo sospira]

Leonardo?

Tu non mi odi, vero?

No, mamma, non ti odio.

[scatto della serratura]

[passi]

I Mantovani hanno sporto denuncia.

Per abuso di autorità e istigazione al suicidio.

Ma non ti devi preoccupare, abbiamo già una strategia difensiva.

[Giorgio] Tu come ti senti?

Uno schifo.

Mi manca Costanza.

Mi manca da morire.

E allora torna a casa.

No. Non finché c'è lei.

Per 17 anni è rimasta fuori dalla mia vita

e adesso pretende di farne parte.

Ma è anche casa sua.

Siete la sua famiglia, dove altro dovrebbe andare?

No, quella non è più casa sua.

Giacomo, Costanza e Michela sono la mia famiglia.

Sono cresciuta con mio fratello e mio zio, non con lei.

Avevi 13 anni quando è successo, eri una bambina.

Non hai mai avuto occasione di conoscerla veramente.

Io penso che dovresti farlo.

Stai dicendo che dovrei parlarle?

Magari chiederle perché ha ucciso mio padre?

No, no, ti sto dicendo...

che dovresti affrontarla.

Non posso.

[Costanza] Tu e nonna avete litigato?

Sì, io e nonna abbiamo litigato tanto tempo fa.

È per questo che è andata in Australia?

Sì, è per questo.

Quindi tu non le vuoi bene?

Non lo so, tesoro.

Sono cose difficili da spiegare.

Anche da capire.

Ma lei te ne vuole però. Quindi non potete fare la pace?

Ora vai altrimenti fai tardi.

Corri che ti aspettano.

Voglio che lo studio legale li seppellisca.

Voglio quella stronza a terra.

[notaio] Leonardo, calmati.

Col cazzo che mi calmo! Hanno ucciso mio fratello.

E tu che ci fai qui?

Sono venuto a prendermi il mio posto.

Non fare così, non è colpa mia se tuo padre non si fidava di te.

[Caterina] Ma che fai!

Dai, vieni!

Tu pensi che sia pazzo? Vero?

Penso che dovresti imparare a gestire la tua rabbia.

Con lui? No!

Mi dispiace per tuo fratello.

Quanto era disperato per uccidersi così?

[speaker TV] Saranno domani

i funerali di Guglielmo e Filippo Mantovani.

Mentre la famiglia è sconvolta da questi lutti,

il CDA si riunirà a breve per nominare

il nuovo amministratore delegato...

[suona il campanello]

[Eva] Posso entrare?

Ti prego.

Vuoi bere qualcosa?

No. Voglio solo che ti sieda qua vicino a me.

Dai, Paolo, siediti qua.

Dimmi.

- Che ti sei fatto qui? - Niente. Lascia stare.

No! No! Non possiamo, dai.

E perché no?

Perché sei mia sorella!

[Eva sbuffa]

[Eva] Non voglio tornare a casa.

Se vuoi, per stanotte, puoi fermarti a dormire qui.

Vado a prendere delle lenzuola.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Sei riuscita a dormire?

Poco.

Latte scremato, cereali e un kiwi, vero?

Non mi hai detto come l'hai scoperto.

Sì, te l'ho detto. Me l'ha raccontato mia madre.

Sì, ma che ti ha detto?

È successo quando lavorava ancora da voi.

La cosa è durata un paio di mesi

e poi si è licenziata per il senso di colpa. Tutto qua.

Quindi tuo padre non sa niente?

No, adesso lo sa.

Perché me lo chiedi?

È che dev'essere stato uno shock per te.

[squilli del telefono]

Scusa.

Era Rovetti della banca.

Oggi ci sarà la mia investitura ufficiale.

Eva?

[Valeria sospira]

Mi scusi.

- Valeria, che fai qui? - Giorgio, poi ti spiego.

Questo è l'ultimo posto dove dovresti essere.

Te ne devi andare.

Vieni via, esci! Esci!

[Andrea] Che fai?

La moglie di Manzi è andata ai funerali di Mantovani,

ma non ho visto con chi ha parlato.

Guarda qui.

[Valeria] È entrato dal garage.

La finestra era una messinscena.

Qualcuno deve avergli dato il telecomando.

Filippo?

No, Filippo no.

Era già morto quando ho interrogato Manzi,

perché non dire che era stato lui a pagarlo?

Il telecomando glielo ha dato la persona

che la moglie ha incontrato ai funerali.

Manzi non ha confessato perché spera di guadagnarci di più dal suo silenzio.

- Ne parliamo con Lombardi? - No.

Non ne parliamo con nessuno.

[gemiti]

[bacio]

Leonardo, va tutto bene?

Parti con me.

Cosa?

Ho una casa a Malindi.

Si sta bene lì.

Vieni via con me.

Dai, vieni con me.

Leonardo, che succede?

Non posso più restare qui,

dopo tutto quello che è successo.

Possiamo cambiare vita.

Andrea, corri a casa della Morello. Quando arriva controlla se ha dei soldi.

Fallo subito! Poi ti spiego.

Signorina!

Signorina, si fermi. Sono della polizia.

[Valeria] Allora?

[Andrea] La Morello non è ancora tornata a casa.

Ho lasciato Rinaldi.

Comunque la vedo difficile trovare questi soldi ormai.

Leonardo l'avete trovato?

Sì, la sua auto è a casa della ragazza.

E c'è Mattei. Se si muove, ci avvisa subito.

- In che relazione è con lui? - È la sua segretaria da 5 anni.

Nessun precedente.

E dunque secondo te è stato lui a pagare Manzi per uccidere il padre?

Anche lui.

A chi ha telefonato Filippo, quando è arrivato alla villa?

A Leonardo.

Perché mi avete portato qui?

Non ho fatto nulla di male.

Quanti soldi le hai dato?

Non ho mai visto questa donna.

La segretaria di Leonardo e la moglie dell'assassino del padre

nello stesso bagno di un centro commerciale.

Vuoi farmi credere a un caso?

Quanti soldi le hai dato?

Come ti ha convinto a renderti complice di un reato?

Quale reato? Non so di cosa sta parlando.

Coprire un assassino è reato.

Leonardo non è un assassino.

Tu sei innamorata di lui.

Per questo lo hai fatto?

Cose così stupide si fanno solo per amore.

Lui non è un assassino.

È stata questa donna a ricattarlo.

Perché?

Altrimenti il marito avrebbe detto alla polizia che era stato Filippo...

a pagarlo per uccidere il padre.

Leonardo non voleva si sapesse.

Non voleva dare un altro dolore a sua madre.

È la verità.

È stato Filippo.

Leonardo è innocente.

Perché ha mandato te a consegnare i soldi se è innocente?

Mi ha detto che al funerale c'era anche la polizia.

È lì che quella donna lo ha ricattato.

Lui aveva paura di essere seguito.

[segnale di sms]

Pensi ancora che sia innocente?

Che cos'è?

Un biglietto di sola andata per Nairobi.

Il telefono della persona chiamata potrebbe esser spento...

[scatto della serratura]

Ehi! Ma dove sei stata?

Ti ho chiamato cento volte! Perché hai spento il telefonino?

Mi ha fermato la polizia.

Come la polizia?

Quando?

Nel centro commerciale, dopo che ho dato i soldi a quella donna.

E tu che gli hai detto?

Che non l'avevo mai vista.

Ti hanno creduto?

Perché ti hanno lasciato andare via?

Non lo so.

Pensano che tu eri d'accordo con Filippo.

[Caterina] È così?

Io ti amo e sono disposta a scappare con te.

Ma devi dirmi la verità.

Lo so che c'entri qualcosa anche tu.

Me l'ha detto quella donna nel bagno.

Lo so come ti trattava Guglielmo.

Se l'hai fatto, non mi importa.

Però devi dirmi la verità.

Sì.

Sono stato io.

Lei è in arresto per l'omicidio di Guglielmo Mantovani.

[Mattei] Le mani, per favore.

Perché hai comprato solo un biglietto?

[Valeria] Manzi come l'avete trovato?

Alla Falchera, ho chiesto in giro.

E alla fine l'ho trovato.

Sembrava uno disposto a tutto per soldi.

- Quasi che uccideva vostra madre. - Ma lei non doveva essere in casa.

È l'unica cosa che non è andata come previsto.

Per questo Filippo è tornato di corsa alla villa?

È stata solo colpa mia.

Una sera eravamo a casa e Filippo ci ha detto dell'università.

Io ero stufo di essere scavalcato sempre da tutti in banca.

All'inizio, l'ho detto più per provocazione,

tra un bicchiere e l'altro.

- Ma Filippo mi ha preso sul serio. - Perché dice: "Ci ha raccontato"?

Quando?

Ha detto: "Filippo ci ha raccontato dell'università".

No! Non l'ho detto.

Merda.

[motore accelera]

[Eleonora urla]

Non ti sei chiesta perché ti ho invitata a pranzo il giorno della mostra?

Io non ti invito mai a pranzo.

C'era del pesce nella zuppa. Per quello ti sei sentita male.

Volevo che rimanessi a casa quella sera.

Speravo che ammazzasse anche te quell'uomo.

[Eleonora singhiozza]

Che cosa pensavi facesse papà in camera mia tutte le sere?

Tu sapevi.

e non hai fatto niente.

[Eleonora piange]

Eleonora Mantovani è viva per miracolo.

- Come potevamo immaginare... - Sì, che dovevamo!

Stava per morire un'altra persona. Non te ne frega un cazzo?

[suona il campanello]

Ciao, mamma.

Se sei venuto per sfogarti ancora, non è la giornata giusta.

Mi sento poco bene.

Dov'è papà?

Non lo so. Non so dove dorme.

Mi hai detto la verità riguardo a Guglielmo?

Mamma, parla adesso,

altrimenti io giuro su Dio che non mi rivedrai mai più.

Ma perché fai così adesso?

Voglio la verità.

Io non volevo, Paolo.

Non ho mai voluto.

Un giorno ero nel suo studio a fare le pulizie

e lui... Guglielmo,

ha chiuso la porta.

Ho letto nel suo sguardo cosa aveva intenzione di fare.

Ma non sono riuscita a fermarlo.

Perché non me lo hai detto?

Non volevo che pensassi che eri uno sbaglio.

Quello che ha fatto Guglielmo è stato orribile, ma sei nato tu.

Che sei la cosa più bella che mi sia mai capitata.

Io volevo tenerti...

volevo crescerti. Amarti.

Volevo quello che ogni madre vuole per il proprio figlio.

Devi dirlo anche a papà.

Non so come fare.

Non so da dove cominciare.

[Paolo] Hai ragione.

Devo farlo io.

E ti prometto che stasera papà tornerà a casa.

Tu non hai colpe, mamma.

Perdonami, mamma.

Certo che ti perdono.

- [Lucia] Ciao, Valeria. - Ciao.

- Non entri? - No, ho da fare.

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