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Original subtitles

[brusio di voci]

- ...ti metto sulla quattro. - [Lamberti] Sì, va bene.

- [donna] Lamberto, la foto la vuoi? - Sì, dai.

Mi mettete la foto della ragazza che cominciamo con quella, grazie?

Ecco, sì.

[Giancarlo sospira ansioso]

[voci in strada]

[voce della TV in sottofondo]

- Piano che la rovini. - No!

[Sara ride]

Un po' è anche merito mio, no? E presto voglio lui sul podio numero 1.

Lascia, dai. Venite qui, tutti insieme.

[bussano alla porta]

Avanti.

Amore, tra un po' c'è papà, non ti va di venire di là?

Ora vengo.

[porta si chiude]

[telecamera si attiva]

[assistente] Silenzio, per favore.

Colleghiamoci con il luogo dove da diverse ore si continua a cercare.

È una zona industriale abbandonata nota come "Piccola Bucarest",

per via di numerosi reati di violenza sessuale a opera di rumeni.

Paola, ci sei?

Sì, Lamberto, ci sono.

Proprio in questo momento, alle nostre spalle,

ci sono più di cento uomini e donne impegnati nelle ricerche.

Agli agenti della squadra mobile si sono aggiunti numerosi volontari.

Il caso di Sara ha scosso il cuore di questa città.

Grazie Paola. Ora avremo ospite in trasmissione qui da noi

Giancarlo Damiano, il padre di Sara.

Ci ha espressamente richiesto di non porgli domande.

Noi rispettiamo il suo riserbo. È qui per rivolgere un appello

È tardi, si va a nanna.

- Ma voglio vedere zio Giancarlo! - Renzo, per favore.

- Andate! - Che palle!

Modera il linguaggio, signorina.

...questa sofferenza, questa scomparsa,

questa ragazza che il padre cerca disperatamente.

Signori, pensate: Sara dovrebbe partecipare tra 15 giorni

insieme al padre a una gara di tuffi.

[Lamberti] Introduciamo il nostro ospite, il signor Giancarlo Damiano.

Veloce, sì, dai.

Signor Damiano...

Benvenuto tra noi.

Prego.

Da due settimane ci poniamo innumerevoli domande

sul perché ci stia accadendo tutto questo. [sospira]

Cerchiamo delle risposte, ma non puntiamo il dito verso nessuno.

Vogliamo solo e immensamente che nostra figlia Sara torni a casa.

- Se qualcuno ha notizie a riguardo... - Sig. Damiano, la devo interrompere.

La devo interrompere.

Ho appena ricevuto una notizia

che non vorrei dare in momenti così, ma...

Paola, ci sei?

Sì, sono qui, Lamberto.

Puoi confermare la notizia che ho appena ricevuto?

Sì, purtroppo te lo confermo. Ho ricevuto la comunicazione ufficiale.

Grazie, Paola, torniamo subito da te.

Ci sono momenti che mettono a dura prova la professionalità,

ma il dovere di cronaca m'impone di andare avanti.

Posso finire?

Proprio in questo istante,

la scomparsa di Sara Damiano è arrivata a una tragica conclusione.

[Rosa piange]

È con profondo dolore, sig. Damiano,

che io le comunico che il corpo di sua figlia Sara

è stato appena ritrovato.

[Rosa continua a piangere]

Quanto?

Cinque e tre. Ancora!

- Costanza, così mi fai scoppiare. - Ancora.

Ma è l'ultima volta, ok?

- Pronta a darmi il via? - Via!

[squilli del telefono]

- [Valeria] Giacomo? - [Giacomo] Che c'è?

- Finisci tu, io devo andare. - Ok.

- Ciao, piccola. - Ciao, mamma.

- Vado. - Ciao.

Ciao, Valeria.

- Mamma? - Ciao.

Vai un attimo in camera tua?

Adesso arrivo a metterti il pigiama.

Abbiamo vinto il ricorso.

- Avrà l'obbligo di firma. - Ok.

Bisogna depositare il fascicolo in questura.

Sì, lo faccio io.

Bravo, così parli con Valeria.

[Giacomo sospira]

Non capirà.

Giacomo, non puoi non dirglielo.

Non è soltanto tua madre, è anche la sua.

- Ok. - Dai.

[vociare indistinto di giornalisti]

[urla e domande dei giornalisti]

Sono usciti tutti?

Sì, ma non li terremo a bada ancora molto.

C'erano due rumeni che dormivano al pianterreno.

Ora sono in questura, li stanno interrogando.

Bene.

Muoviamoci.

[vociare indistinto di giornalisti]

[giornalista] Se si tratta di Sara Damiano, ce lo dica.

Perché è stata ammazzata?

Perché non possiamo entrare? L'abbiamo trovata noi.

Nel primo posto in cui avete cercato, no?

Era sotto un metro d'acqua.

Catricalà, il caso passa alla Omicidi. Lascia il fascicolo nel mio ufficio.

[giornalisti] Ispettore, una dichiarazione!

[Valeria] Ehi! Fermati!

- L'avete trovato? - Ancora no.

- Ti prendo dei vestiti asciutti. - Non voglio vestiti asciutti.

- Voglio quel fotografo. - Lo stiamo cercando.

Chi l'ha fatto entrare?

- Tu chi sei? - [Andrea] È quello nuovo.

- Sei stato tu a farlo entrare? - Andate.

Quale nuovo?

- Non ho scelto nessuno. - L'ho scelto io.

Qui è pieno di ingressi e noi siamo pochi, non è colpa di nessuno.

Quel bastardo gli ha detto in diretta che sua figlia è morta.

Non si merita anche questo, non devono pubblicarla.

Ci penso io.

Ora però calmati.

Cosa dobbiamo fare?

Togliamo l'acqua.

[voci dei tecnici]

Scusa per prima.

- A volte perdo un po' la calma. - Non fa niente.

- Come ti chiami? - Luca Rinaldi.

Valeria Ferro.

Ora puoi dirmelo: sei stato tu?

- A fare cosa? - L'hai fatto entrare tu?

Adesso basta, lascialo in pace.

L'hanno uccisa lo stesso giorno che è scomparsa.

Al massimo il giorno dopo.

Sarà più preciso dopo l'autopsia.

- Segni di violenza sessuale? - Non evidenti, ma non è escluso.

L'unghia è stata ritrovata?

Qui ci sono tracce di sangue. Potrebbe essere l'arma del delitto.

- Ce ne sono anche per terra? - [tecnico] No.

- Avete controllato tutto? - Sì, niente.

[Andrea] Cos'hai trovato?

- L'acqua non c'era. - Cosa?

Guarda il canale di scolo.

È stato l'albero a spaccarlo. Per questo il sotterraneo è allagato.

Vedi quegli uccellini?

Sono ancor rosa, quindi l'albero è caduto da poco.

Ho controllato il meteo, dieci giorni fa ha diluviato, ricordi?

Per questo l'albero è caduto.

Il sotterraneo non era allagato quando Sara è stata portata qui.

Chi l'ha uccisa non voleva occultare il cadavere,

ma farcelo trovare dove altre ragazze sono già state aggredite.

Voleva far credere che erano stati i rumeni.

Perché mettere in piedi tutta questa messinscena?

Chi ha ucciso Sara, la conosceva.

[Mattia] Ciao.

[voci indistinte]

[Federico] Zia Rosa non la svegliamo?

[Anna] No, lasciala dormire, è stanca.

Renzo, Giancarlo l'hai sentito? Ti ha detto quando torna?

No, ha il telefono sempre spento.

[Cristina] Dormiamo qui o a casa?

[Anna] Staremo qui finché serve, almeno finché non torna Giancarlo.

[Federico] È ancora alla trasmissione?

Ma quanto sei stupido, la trasmissione era ieri sera!

[Mattia] Shhh.

[suona la campanella]

[vociare dei bambini]

- Guarda, c'è Paolo! - Ma è tornato a scuola?

[avviso di messaggio]

[Cristina] Voglio dire alla polizia di Castelli.

- [Anna] Tu non dirai niente. - Potrebbe essere stato lui.

- Che cosa ha fatto il sig. Castelli? - Niente, tesoro.

Tua sorella apre la bocca solo per darle fiato.

- Hai solo paura di perdere il lavoro. - Cristina!

- Non parlare così a tua madre. - Pensa solo a quello.

- Non ci pensa a Sara. - Vuoi dare altro dolore ai tuoi zii?

Raccontando una storia che non sappiamo neanche se è successa.

Andiamo.

Dai.

[vociare di giornalisti]

Buongiorno, ispettore.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Sono l'ispettore Ferro, della squadra mobile.

- Lei è il fratello del sig. Damiano? - Sì, buongiorno.

Lei è mia moglie Anna e loro sono i nostri figli.

- Suo fratello è in casa? - No.

Giancarlo non è ancora tornato da Milano.

Perciò abbiamo dormito qui stanotte, per stare vicini a mia cognata Rosa.

Infatti sta ancora dormendo.

Mi dispiace molto per la vostra perdita.

Sara era una ragazza meravigliosa.

Eravate molto legate?

Senti, ti va di parlarmi di lei, del vostro rapporto?

Le chiedo scusa, ispettore, stavamo portando i ragazzi a scuola

- e cercando di non tardare al lavoro. - Certo. Ne parleremo un'altra volta.

- Grazie, arrivederci. - [tutti] Arrivederci.

[Anna] Vieni, Cristina.

Andrea,

convoca la cugina di Sara in questura, senza la madre.

Poi ti spiego.

Chiama anche i Damiano,

devono venire in obitorio per il riconoscimento.

No, io vado ai giardinetti della piscina.

Sara è stata vista lì l'ultima volta.

[brusio di voci e squilli di telefono]

- E tu che ci fai qui? - Aspetto papà.

Che bello questo disegno.

- [Giacomo] Ciao. - Ciao.

Come mai da queste parti?

Dovevo rifare la licenza per gli alcolici.

[Valeria] Potevi chiederlo a me.

Stasera Michela fa tardi allo studio. Ci puoi stare tu con Costanza?

Ci provo, ma non credo di farcela.

- Allora, stai con me? - Sì.

Magari poi ti passo a prendere.

Andiamo, costoletta.

Manina.

Ciao, zia.

Vai.

Scarica le foto e stampa delle copie.

Cosa sono?

Biglietti lasciati al giardino della piscina.

Risalite agli autori e convocateli.

- Hai letto il fascicolo di Catricalà? - Sì, l'ho lasciato in ufficio.

Chi l'ha vista il giorno della scomparsa?

Una compagna di tuffi, tornava dall'allenamento.

- Sara era da sola? - Sì.

Non tornava col padre? Era il suo allenatore, no?

Sì, ma quel giorno era rimasto a disinfettare la piscina.

L'ipotesi che avesse appuntamento con qualcuno è stata verificata?

Dai tabulati telefonici non risulta e la famiglia non ne sa niente.

- Frequentava qualcuno? - No.

L'ultimo fidanzato è stato un compagno di classe.

La famiglia si è trasferita a Roma un anno fa.

- Hai trovato il fotografo? - Sì.

Ma ha già venduto la foto a una rivista. Ci pensa Lombardi.

Aspetta, c'è Catricalà. Guarda questi, intanto.

I risultati dell'autopsia.

I pantaloni abbassati erano una messinscena.

Non c'è stata violenza. La ferita mortale è quella al cranio.

C'è un trauma più lieve sulla nuca, probabilmente causato da una caduta.

Il giorno della morte è confermato. Lo stesso della scomparsa.

Ma abbiamo un orario più preciso. Tra le sette e mezzanotte.

- Abbiamo le analisi sul sasso? - Parziali. Il sangue è di Sara,

ma la Scientifica ha trovato tracce di un'altra sostanza.

- Stanno facendo altre analisi. - Aspetto una telefonata.

Hai risolto con quel settimanale?

Puoi avvisarmi quando escludi un collega dalle indagini?

Catricalà? Non mi serve.

- Quello che serve lo stabilisco io. - Hai risolto o no?

Sì, ho risolto. E mi è costato anche un sacco di soldi.

[bacio]

Perché ho l'impressione che con te la mia autorità non funzioni?

Perché è vero.

Sono la tua preferita e me la dai sempre vinta.

Ispettore, la cugina di Sara è già dentro. È venuta col padre.

Bene.

Avanti, racconta quello che è successo.

- Ma mamma non vuole. - Mamma capirà.

Quattro mesi fa mamma è stata licenziata

dal supermercato dove fa la cassiera.

Io e Sara volevamo solo vendicarci con Castelli.

- Chi è Castelli? - È il direttore.

Come volevate vendicarvi?

Siamo andate lì a rubare.

L'idea era stata mia.

Castelli ci ha scoperte e ci ha portate nel suo ufficio.

Era arrabbiato, minacciava di dire tutto ai nostri genitori.

Io avevo paura.

Stavo lì a scusarmi con lo stronzo che aveva licenziato mia madre.

Sara invece non aveva paura. Lei era coraggiosa.

Non come me.

Io non me lo perdonerò mai.

Cosa?

- Di averla lasciata da sola. - L'hai lasciata da sola?

A un certo punto il sig. Castelli ha detto che potevo andare,

che per quella volta avrebbe fatto finta di niente.

Ma a Sara ha detto che doveva rimanere.

Perché?

Diceva di aver visto che era stata solo lei a rubare,

ma non era vero.

Io avrei dovuto insistere

e invece sono scappata via.

Cosa è successo dopo?

L'ho aspettata nel parcheggio, ma lei non usciva mai.

Poi, quando è uscita era strana.

Le ho chiesto che cosa era successo, ma lei non rispondeva.

E ogni volta che cercavo di parlarne, cambiava argomento.

Cosa pensi che sia successo?

Io penso che lui ci abbia provato con lei.

Lei e sua moglie sapevate tutto.

E non avete fatto niente.

Perché?

Mamma aveva paura di essere licenziata di nuovo.

- No, non è vero. - È stata riassunta?

Sì, subito dopo.

Pensavamo che Cristina se lo fosse inventato per evitare il castigo.

Il sig. Castelli è una persona rispettabile.

È sposato, ha due figli.

Io ho anche parlato con Sara

e lei mi ha detto che non era successo niente.

Ora però...

...dopo quello che è successo,

abbiamo pensato che era giusto raccontarvi tutto.

Sono stata io a convocarvi.

Buongiorno, sig. Castelli, mi scusi per il ritardo.

Non preoccuparti, Anna.

Sei stata coraggiosa.

Renzo!

Andiamo, dai.

- Perché erano qui? - Si accomodi, signora.

È stato questo signor Castelli a uccidere mia figlia?

Non lo sappiamo ancora.

Sara non le aveva detto niente?

Non si confidava mai con me.

Per lei c'era solo Giancarlo.

Dov'è suo marito?

[Marco] Avanti, più spinta! E distendi prima le gambe.

Forza, Antonella!

[Marco] Giancarlo!

Senti, alcune di loro sono venute lo stesso,

però non sapevano che fare così le ho seguite un po' io.

Io non me la sento. Per un po' non potrò allenarle.

- Mi organizzo io, se vuoi. - Ecco, grazie.

Giancarlo,

ha chiamato la Federazione

per l'iscrizione di Sara alla gara.

Vuoi che iscriva qualcun altro al suo posto?

No, ci penso io.

[citofono suona] [padre di Martina] Chi è?

Salve, sono Giancarlo Damiano, il padre di Sara, c'è Martina?

Per che cosa?

Sono il suo allenatore di tuffi.

- Martina non viene più a tuffi. - Sì...

- [Martina] È il padre di Sara. - Non m'interessa.

- Papà, per favore. - Basta discutere! Non ci vai più.

[porta si apre]

- Ciao. - Ciao.

Scusa se non ti ho avvisata, ma sulla tua scheda non c'è il numero.

Non importa.

Ascolta, ti volevo chiedere una cosa.

Tra due settimane, mia figlia avrebbe dovuto partecipare

a una gara a cui tenevamo moltissimo.

Ecco io... vorrei che tu prendessi il suo posto.

Non vengo più in piscina.

Sì, ho visto.

Scusa, perché hai smesso?

Eri bravissima.

Non abbiamo molto tempo, dovremo allenarci tutti i giorni.

Ti andrebbe bene domani alle quattro?

Devo andare.

Cristina...

Almeno prometti che ci pensi?

Tieni, questa è per te.

- Che cos'è? - È per te.

- Buon pomeriggio. - Ciao.

[Rosa] Giancarlo, richiama quando senti il messaggio,

non sono a casa, chiamami subito.

[Valeria] È qui.

Non ce la faccio.

- Non possiamo proseguire, se lei... - Non ce la faccio.

[Rosa respira affannata]

Mi aspetti un attimo.

[scatto fotografico]

[medico] Non stiamo forzando la procedura?

Fai un reclamo.

Signora.

Ce la fa a guardare una foto?

È sua figlia?

[Rosa scoppia a piangere]

Dove sei stato?

Ho perso il treno, lo sapevi.

La polizia mi ha portata a vedere Sara.

Paolo non è tornato da scuola. Non mi risponde al telefono.

Non so cosa gli è preso.

E tu non c'eri.

Scusa, mi dispiace.

Non lasciarmi sola.

Non ce la faccio da sola.

[Rosa piange]

[Castelli] Ora ricomincia con quella stupida domanda?

Tanto io non apro più bocca.

Cos'è successo in ufficio tra lei e Sara?

Gliel'ho detto cento volte. Niente.

L'ho solo spaventata e poi l'ho mandata a casa.

Non è così che dice la cugina.

[Castelli sospira]

Vaffanculo.

Sua moglie non la eccita più?

Lasci perdere mia moglie.

Com'era vestita Sara quel giorno?

Aveva una gonna corta?

Ci pensa ancora, vero?

Pensa a quelle gambe nude, lisce e bianche,

a quel seno piccolo e sodo e si eccita mentre sua moglie dorme.

Le ho detto di lasciar perdere mia moglie.

Ne ho incontrati tanti come lei.

Dicono tutti la stessa cosa.

Che le loro vittime li avevano provocati.

Che non le avevano costrette. Che a loro piaceva.

Scambiano la paura per disponibilità.

E possono guardarsi allo specchio, sentirsi dei veri uomini.

Invece sono dei deboli

che hanno solo la violenza per ottenere ciò che vogliono.

Cosa è successo in ufficio tra lei e Sara?

È stata lei a prendere l'iniziativa.

Ora mi dirà che a Sara è piaciuto.

È così.

Perché ha mandato via Cristina?

Le ho detto di aver tradito mia moglie con una quindicenne.

Non le basta?

Perché ha mandato via Cristina?

- Perché l'ha mandata via? - Volevo approfittare della situazione.

Poi ha fatto tutto lei.

È tornata a cercarmi. Ci siamo frequentati per un mese.

Sara mi ha fatto provare sensazioni che io non...

...non avevo mai provato in vita mia.

È la sua parola contro quella di una ragazza che non può più smentirla.

- Ma Sara non era una ragazzina. - Ho bisogno di prove, sig. Castelli.

Vi telefonavate? Vi scambiavate degli SMS?

No, lei non voleva. Temeva che il padre lo scoprisse.

Era terrorizzata. Parlava sempre di lui.

Mi ha lasciato per lui.

Stavamo facendo l'amore e mi ha chiesto di riportarla a casa.

Ha detto che non voleva più vedermi, perché aveva paura di farlo soffrire.

E come facevate a vedervi se non potevate sentirvi?

Avevamo appuntamento fisso e poi andavamo in collina.

- Quale strada? - Via delle Fornaci.

Dove esattamente?

All'angolo col distributore.

Potrebbe comunque averla uccisa.

Non l'ha uccisa lui.

Amore, non mi aspettare per cena.

Dobbiamo fare l'inventario di tutto il mese.

Non lo so quando riesco a liberarmi.

Sì, ciao. A dopo, ciao.

Dov'era martedì 13, tra le sette e mezzanotte?

Le ho detto la verità. Cos'altro vuole?

Ha detto di aver avuto una relazione con una ragazza di 15 anni,

che aveva perso la testa per lei e che era stata Sara a dire basta.

Dov'era martedì 13, tra le sette e mezzanotte?

- Io non l'ho uccisa. - Dov'era?

Ma non lo so. Come faccio a ricordarmelo?

È passato tanto tempo. Non lo so.

Non ho fretta.

[Paolo] In matematica, il rapporto tra due grandezze...

...è esatto...

Ora mi sa che vado.

Vuoi vedere la stanza di Sara?

Vieni.

Ma non si arrabbiano i tuoi?

Tanto non ci sono.

Sembra un negozio.

Nell'armadio non entravano più.

Mio padre tornava sempre con un vestito nuovo per Sara.

Guarda quanti.

Questo mia madre non me l'ha voluto comprare.

Dice che è troppo scollato.

Vuoi provarlo?

Dici che posso?

Questo costa un sacco di soldi.

Prendilo.

[Castelli] Sì, martedì 13, a cena.

Ah, sì, quella volta non potevamo.

No, non chiederlo a mia moglie. Lascia perdere. Grazie, ciao.

Perché fai così se non è stato lui?

Perché se lo merita.

Non me lo ricordo.

[sig.ra Castelli] Avevo invitato il mio capo a cena quella sera.

Era la prima volta che veniva da noi.

Per me era un'occasione importante.

Può trovarlo a questo numero.

Sono arrivate le analisi definitive sul sasso.

Ricordi i residui dell'altra sostanza? È tartan.

Il giardinetto vicino alla piscina.

Forse è il luogo del delitto. Ho mandato la Scientifica.

Valeria, puoi venire un attimo?

A dopo.

Due mesi fa, Sara è venuta a trovarmi in piscina.

Mi aveva chiesto se volevo farle da allenatore.

- Non l'allenava il padre? - Effettivamente mi ha sorpreso.

Giancarlo e Sara erano inseparabili.

Vincevano.

Io sono un bravo allenatore, ma aveva già il meglio. E glielo dissi.

E Sara cosa le ha risposto?

Le aveva detto perché voleva cambiare?

No. Disse solo che non voleva più allenarsi col padre.

Ma non è mai venuta ad allenarsi con lei.

Ci siamo sentiti un paio di volte al telefono,

ma io volevo che ci pensasse bene.

Non volevo fare torto a un collega.

Poi è successo quello che è successo.

Giancarlo sapeva della decisione della figlia?

Non lo so.

- Grazie, sig. Salvucci. Può andare. - Arrivederci.

L'abbiamo visto solo in televisione.

Non si presenta con la moglie. E adesso questo.

In più, la figlia aveva una relazione con un quarantenne.

Io questa la chiamo pista investigativa.

Che ne dici? Lo convochiamo e lo mettiamo sotto torchio?

No. Ci vado a parlare io.

[Chiara] Ti hanno intervistato?

[Paolo] No.

Quelle stronze delle compagne di tua sorella

fanno a gara per essere intervistate.

Prima la odiavano

e adesso invece raccontano che erano le sue migliori amiche.

A me invece tua sorella piaceva. Era forte.

Mia cugina dice che Castelli ci ha provato con Sara.

Anche con me una volta ci ha provato un uomo più grande.

Non l'ho mai raccontato a nessuno.

Conosci il farmacista vicino scuola?

Ero andata a comprare delle medicine per mamma

e lui ha insistito per misurarmi la pressione.

Diceva che era un gioco divertente.

Mi ha fatto sedere sulle ginocchia

e intanto mi toccava, quel porco schifoso.

Che cosa ci fate qui?

Togliti subito quel vestito.

Mi scusi, signora.

Chiara, aspetta!

Sei impazzito?

Non hai nessun rispetto per tua sorella?

[Paolo] Chiara! Chiara!

Per quanto tempo deve durare ancora?

Ma te l'ho detto. È stata la polizia a chiamarci.

Che cosa dovevamo fare?

No, tu vai.

Io da qui vado a piedi.

Ciao, Rosa. Ti ho fatto un po' di spesa.

- Vattene. - Perché, Rosa? Cosa dici?

Sara sarebbe ancora viva se tua figlia non l'avesse fatta rubare.

- Ti giuro, non lo sapevo. - Bugiarda!

Tu e Renzo sapevate tutto. Me l'ha detto la polizia oggi.

Vi dovete vergognare.

[tonfo improvviso]

Lasciateci in pace. Non fatevi vedere mai più.

[campanello suona]

Buonasera, signora. Posso entrare un attimo?

Può tornare domani? Ora non è il momento.

Volevo solo dirvi che Castelli non ha ucciso vostra figlia.

Ma avevano avuto una relazione.

Cristina ha detto che l'aveva costretta.

Lo so, sembrava così.

Ma dopo avevano continuato a vedersi.

Era durata solo un mese, poi Sara l'aveva lasciato.

C'è suo marito? Posso parlarci?

- Ora non so se può. - Signora...

L'ha detto lei che Sara si confidava solo con lui.

Per me è importante parlarci.

Vado a chiamarlo.

- [Rosa] La polizia vuol parlare con te. - [Giancarlo] No, non ci parlo.

- [Rosa] Ma cosa le dico? - [Giancarlo] Quello che vuoi.

[Rosa] Diglielo tu, allora.

- Buonasera, sono l'ispettore... - Sì, me l'ha detto mia moglie.

- Ma io non posso aiutarla. - Io invece credo di sì.

No, si sbaglia. Non ho niente da dirle.

Può andarsene, per favore?

Sara le aveva detto che non voleva più allenarsi con lei?

[brusio di voci]

- [Valeria] Giacomo! - [Giacomo] Ciao.

- Ciao, zio. - Ciao, meraviglia.

Fatto tardi...

- Costanza? - È sul divano, era cotta.

Non si può lasciarla qua fino a quest'ora.

Ci hai cresciuto qui, non ti sei mai preoccupato.

Si vede che sto invecchiando.

Andiamo a far la nanna.

- Grazie. - Buonanotte, ciao.

- Auguri! - Auguri!

[Giacomo] Tanti auguri a te

Tanti auguri a te

[brusio di voci felici]

[Giacomo] Auguri, amore mio!

Dai, balla, amore mio.

[voci festose e applausi]

[bussa alla finestra]

Entra.

Sei ancora sveglia?

Sto lavorando.

Ha chiesto di me?

- Continuamente. - Bugiarda.

Aspetta, metti questo.

Grazie.

Michela?

Che cos'ha Giacomo in questi giorni?

- Niente, perché? - Non lo so, è strano.

A me non ha detto niente, però l'avrò visto cinque minuti.

- Grazie, buonanotte. - Buonanotte.

[Valeria sospira]

[Michela] Giacomo, devi dirglielo.

- Lo farò. - Quando?

Mi hai fatto mentire a Valeria. Non lo sopporto.

Ho detto che glielo dico.

- Devo trovare il momento giusto. - È questo il momento giusto.

O lo scoprirà da sola e sarà ancora peggio.

Possibile che non te ne rendi conto?

Lo so.

Ma ho paura di come la prenderà.

[risate in sottofondo]

- [Valeria] Ciao. - [Michela] Buongiorno.

- La porto io a scuola, ok? - Grazie.

Sei contenta di andare con la zia?

[squilla il cellulare]

[Valeria sbuffa] Aspetta qua.

Vieni a salutare la mamma. Ecco qua!

- Andrea? - Hai letto il giornale?

- No, perché? - Per la storia di Castelli.

Hanno pubblicato la notizia. Ti ho mandato un PDF.

Va bene, arrivo subito.

Chi è stato?

Chi è stato a fare questa porcata?

Allora?

[Luca] Ispettore?

Non ho parlato con la stampa,

ma ieri sera al bar di sotto ho incontrato l'ispettore Catricalà.

Mi ha chiesto come andava l'indagine.

Non lo voglio più vedere.

Aspetta! Dove...?

Che cazzo fai?

Intralcia ancora il caso e ti spacco la faccia.

Di che stai parlando?

Ti sei fatto pagare dai tuoi amici giornalisti?

Se ti scopi il capo, pensi di fare come vuoi?

- Ti spacco la faccia! - Ma che cazzo spacchi?

[Catricalà si lamenta]

[Valeria] Testa di cazzo.

Mi sono sorbito due ore di riunione col questore

e con il capo di Catricalà,

per evitarvi una sanzione disciplinare.

Andrea non c'entra, cercava di separarci.

- Con un pugno in faccia? - Lui aveva alzato le mani.

Ma dove siamo qua? In una scuola materna?

- Siete bambini dell'asilo? - Catricalà è uno stronzo.

Ce l'aveva per l'esclusione dall'indagine.

Tu lo hai escluso dalle indagini senza la mia autorizzazione.

Quelli che dicevano che Sara era una santa,

ora dicono che se l'è cercata.

Tirano fuori assurdità che dobbiamo verificare,

- facendoci perdere tempo. - Hai finito?

No. Quello stronzo ha compromesso l'indagine.

Lui dovrebbe beccarsi il richiamo, non io.

Ho finito. Posso tornare al lavoro?

No.

Hai parlato col padre di Sara?

No.

Cosa aspetti?

- Non è ancora pronto. - E Castelli era pronto, invece?

Gli hai rovinato la vita perché una ragazza ha raccontato una storia.

- Castelli era diverso. - Infatti è innocente.

Non servirebbe parlarci adesso.

Valeria, perché lo proteggi?

- Non lo sto proteggendo. - Allora perché non lo convochi?

Fallo tu, se ci tieni tanto.

[Giancarlo] Ciao.

Non posso accettarlo.

Beh, tienilo. Tanto ormai l'ho pagato.

Mio padre non mi ci manderebbe mai da sola.

Puoi sempre andarci con lui, se vuoi.

Era un regalo per Sara?

Era una sorpresa per dopo la gara.

- Ero sicuro che avrebbe vinto. - Io non vincerò.

Non sono brava come lei.

Non è vero e comunque non importa.

Devi solo fare del tuo meglio.

Ascolta...

Questo era il programma che avevamo stabilito con...

Gli obbligatori e i liberi.

È troppo difficile per me.

Allora, lo cambiamo. Ne scegliamo un altro, dai.

Che dici...

Vuoi fare dei tuffi di riscaldamento così riprendi un po' la mano?

Va bene.

Mi hai fatto fare la figura della deficiente.

Scusa.

Perché non hai detto che tua madre tornava?

- Non lo sapevo. - Che scusa è?

Ti devo dire una cosa importante.

Quella storia del farmacista,

stavo per dirtelo, ma poi è arrivata mia madre.

Il giorno che Sara è scomparsa, l'ho vista salire sulla sua auto.

Sei sicuro?

Perché non l'hai detto a nessuno?

Non lo so.

L'ho detto a te adesso.

[Valeria] Buongiorno.

- Buongiorno. - Sono l'ispettore Valeria Ferro.

- Posso farle qualche domanda? - Sì.

Il mio collega dice che il giorno in cui è scomparsa la figlia,

il sig. Damiano è rimasto a disinfettare la piscina. Ricorda?

- Non lo so, che giorno era? - Martedì 13.

Di solito disinfettiamo il sabato.

Disinfettate sempre di sabato?

Sì, perché domenica apriamo più tardi.

[squilla il cellulare]

Grazie.

- Ciao. - Ciao.

Sei una sua allieva?

Sono della polizia.

- L'avete arrestato? - No.

Non so cosa devo fare. Ha detto di aspettare qui.

Non credo che tornerà oggi.

[sospira] Arrivederci. Questo è del sig. Damiano.

Grazie.

[Mattei] Come mai Sara voleva cambiare allenatore?

Nessuno ha voluto dirci il motivo.

Forse ce lo sa dire lei.

[Andrea] Lei si è rifiutato di presentarsi in questura.

E si è rifiutato di rispondere alle domande dell'ispettore.

Lei sapeva della storia tra Sara e Castelli, vero?

Cos'era? Geloso, eh?

È per questo che l'ha uccisa?

Lei molestava sua figlia.

Lei è stato l'ultimo a essere visto con Sara.

Poi è stata ridotta così.

- Che è successo? - L'ha menato.

- Che hai fatto? - Io?

Quel pazzo mi ha spaccato il naso.

Ha perso la testa quando gli ha fatto vedere la foto.

Adesso è colpa mia, no?

Ha preso un viaggio per Sara 4 giorni dopo la scomparsa.

- Non è lui. - Oppure è molto furbo.

Dammi le chiavi.

Mi spiace per il suo collega, non volevo fargli male.

Signor Damiano.

Ho bisogno del suo aiuto.

So che non avrebbe mai fatto del male a sua figlia.

Ma ho bisogno che si fidi di me.

Le aveva detto che non voleva più allenarsi con lei

il giorno in cui è scomparsa, vero?

Per questo è andata via da sola.

Posso andare adesso?

Sì.

Anna, vieni un attimo.

No, la divisa lasciala lì.

[squillo di telefono]

- Ciao. - Ciao.

Come mi sta?

Bene.

Ti è rimasto il segno.

Guardale.

Ecco le stronze.

Chissà che cazzate staranno dicendo.

Noi sì che avremo qualcosa da raccontare.

Andiamo a dirglielo.

[giornalista] Vuoi dire cosa hai visto?

Sì, quel giorno l'ho vista salire sull'auto del farmacista.

Conosci il nome del farmacista?

Il sig. Battistini. Ha la farmacia qui vicino.

Perché hai deciso di raccontare questo episodio solo ora?

Non pensavo fosse importante.

Poi Chiara mi ha raccontato che ci ha provato anche con lei.

È vero?

Sì, in farmacia mi ha toccato le gambe.

[Chiara] La manderete in onda?

Ti rendi conto che Lamberti voleva mandarla in onda?

Scopri quando è stata scattata.

[insegnante spiega la lezione]

[bussa alla porta]

[tutti] Buongiorno, preside.

Paolo e Chiara, per favore, venite un momento.

Grazie. Ciao, Paolo.

Tu devi essere Chiara.

Ho visto la tua intervista.

Quello che hai detto è una cosa molto seria.

Adesso dovrò convocare quel signore e interrogarlo.

Non è molto piacevole essere accusati di omicidio, lo sai?

Noi abbiamo detto la verità.

Paolo, guardami.

È vero quello che hai detto?

Era una bugia?

Io non lo sapevo, la mia storia è vera.

- Dove hai preso quel rossetto? - Me l'ha regalato lui.

Era di tua sorella?

Posso averlo?

Tanto non lo voglio più.

Cosa mi farete adesso?

Niente.

Ma devi farmi un favore.

[Paolo] Era qui dentro.

Grazie.

Arrivederci, signora.

[Andrea] È stata scattata dieci giorni prima dell'omicidio.

Il numero di Castelli.

Secondo te, chi l'ha uccisa ha anche scattato la foto?

Sig. Castelli? Sono l'ispettore Valeria Ferro.

Ha mai regalato un rossetto viola a Sara?

Ok, grazie.

Non gliel'ha regalato lui.

Guarda com'è a disagio.

Imbarazzata.

Chi l'ha scattata potrebbe averle regalato il rossetto.

Manda qualcuno in questo negozio.

Fatevi dare le ricevute d'acquisto

dal giorno dello scatto fino a due mesi prima.

Non devi pensare solo all'entrata in acqua.

Mantieni la concentrazione durante il volteggio.

Le gambe non erano allineate.

- Scusi, mister. - Non mi devi chiedere scusa.

Adesso facciamo una pausa e ti racconto una storia.

Questa è l'acqua.

Esatto, Questa è l'acqua. Te la ricordi?

Due pesciolini giovani nuotano nel mare.

Incontrano un pesce più anziano, che dice:

"Fredda oggi l'acqua, eh?"

I due pesciolini si guardano e fanno finta di annuire.

Quando il pesce anziano se ne va, uno dei due chiede all'altro:

"Ma cos'è quest'acqua?" [Martina ride]

Anche le altre non capivano mai questa storia.

Perché non va capita.

Adesso vedrai che farai un tuffo perfetto.

Papà.

Vatti a rivestire.

- [Giancarlo] Ma no... - Vai!

Perché fa così?

Stai lontano da mia figlia.

Lei non è come la tua.

[Valeria] Vai via?

Ce l'hai ancora con me?

Non puoi continuare a comportarti così, Valeria.

Avevi ragione, dovevo parlare prima col padre.

Non è solo questo. Non puoi fare sempre di testa tua.

- Mi metti in difficoltà. - Non m'importa cosa dicono gli altri.

A me sì.

- Ho sempre fatto così, anche prima. - Lo so.

Ti sto pregando di non farlo.

Scusami.

[bacio]

- Vieni da me stasera. - Non so, faremo nottata.

Va bene, fammi sapere.

Questi sono gli ultimi due mesi.

Troviamo chi ha comprato quel rossetto.

Tu cosa fai lì impalato?

Lascia stare, Martina. Per favore, vai a casa.

- Pensa che possa vincere? - Ti prego, torna a casa tua.

Mio padre non sapeva che mi sarei allenata con lei.

Per questo ha fatto quella scenata.

Lui mi diceva sempre che non ero brava.

Per questo ho smesso di venire.

A me piaceva.

Posso vincere?

Certo che puoi vincere.

Bene. Fino adesso tutto bene.

Ma non abbiamo ancora deciso l'ultimo tuffo.

Pensavo che potresti fare quello che era stato stabilito,

ma lo fai non ritornato, che è più semplice. Che dici?

Me la ricordo Sara quando faceva quel tuffo.

Era l'unica in grado di fare un tuffo con quel coefficiente.

Allora va bene non ritornato?

Dai, proviamolo.

Dai, mi raccomando.

Prendi il tuo tempo.

Concentrata. Vai!

No, aspetta! Martina, che fai?

Lascia stare!

- Posso farlo. - Non lo fare!

Martina!

I medici dicono che è fuori pericolo. Sta riposando ora.

[padre di Martina colpisce Giancarlo]

- Volevi ammazzare anche lei? - Vieni via, ma cosa fai?

[squillo di telefono]

[squillo di telefono]

Pronto?

Signor Damiano.

[Giancarlo] È vero, aveva ragione lei.

Sara mi aveva detto che non si sarebbe più allenata con me.

Ma si sbaglia a pensare che avevamo litigato per quello.

Noi ci dicevamo sempre tutto, non litigavamo mai.

È successo un paio di mesi fa.

Un giorno sono rientrato a casa e pensavo che non ci fosse.

Anzi, ero convinto che fosse uscita col suo ragazzo.

Altrimenti non sarei entrato all'improvviso nella sua stanza.

[sospira]

Stavano facendo l'amore.

Io son rimasto spiazzato,

ero imbarazzato.

Son scappato via senza dir niente.

L'ho fatta sentire sporca.

Infatti da quel giorno è cambiata.

Non usciva mai.

Quando non si allenava, stava in camera sua a studiare.

Aveva anche lasciato quel ragazzo

per dimostrarmi che era una brava ragazza.

Ma io sapevo benissimo che era una brava ragazza.

Non ho avuto il coraggio di affrontare l'argomento,

di dirle che in fondo non c'era nulla di male.

Lei lo trova, vero?

Lo trova quello che l'ha ammazzata?

Sì.

[bussa al finestrino]

Devo uscire, puoi spostarti?

- Pronto? - Andrea?

Raggiungimi al supermercato di Castelli.

- Va bene, arrivo subito. - Sì, ci vediamo lì.

Venivate sempre qui? Non cambiavate mai posto?

No.

Anche la volta in cui Sara le ha chiesto di andare via?

Sì.

- Dove vado: destra o sinistra? - A destra.

Scenda.

Quando Sara ha chiesto di andare via, cosa stavate facendo?

In che senso?

Stavate facendo ancora l'amore o avevate finito?

- Ma che domande fa? - Risponda.

Stavamo facendo l'amore.

Come?

Sui sedili davanti o quelli dietro?

Non sono obbligato a rispondere a questa cosa.

Infatti non lo è.

Ma anche lei vorrà sapere chi ha ucciso Sara, no?

Tiravo avanti i sedili e...

...ci mettevamo dietro.

Come?

[Andrea] Ok...

[Andrea] Non credo che Lombardi approverebbe.

Fammi concentrare.

[Andrea] Vuoi dirmi qualcosa o tieni tutto per te?

Qualcuno li guardava quel giorno.

Li spiava da qui. Vieni.

Diamo un'occhiata in giro.

[Castelli] Ma dove andate?

[Valeria] Guarda laggiù.

[Andrea] Una giostra.

Questo è tartan.

Chiama la Scientifica.

[Rosa] Paolo!

Mi manca tanto Sara, mamma.

[Paolo piange]

Lo so, anche a me.

[avviso di messaggio]

Ora come lo troviamo questo guardone?

Potrebbe essere chiunque.

Non chiunque.

Qualcuno ossessionato da lei e che le ha dato il rossetto.

Il rossetto non ha portato a nulla.

Ora abbiamo un'altra informazione.

Ispettore, guardi.

Come faceva a sapere che Sara e Castelli venivano qui?

Li aveva seguiti.

Hanno trovato residui di pelle sull'unghia di Sara.

Abbiamo il DNA dell'assassino.

Abbiamo anche il nome.

- Salve, signor Damiano. - Salve.

- Prego, si accomodi. - Sì.

Sarebbe disposto a sottoporsi all'esame del DNA?

Che cosa sono queste cose?

Il risultato del test del DNA a cui si è sottoposto suo fratello.

Gliela faccio breve:

dice che l'assassino di Sara è il fratello di Giancarlo.

Cioè lei.

Che cosa gli avete detto?

La verità.

Lei provava un'attrazione morbosa per sua nipote.

La seguiva e la spiava mentre faceva l'amore in collina.

E quel giorno l'ha portata proprio lì,

perché non le bastava più guardare.

E l'ha uccisa perché Sara l'ha rifiutata.

No, non è la verità.

Non provavo nessuna attrazione morbosa per Sara.

Dovete dire a mio fratello come sono andate le cose.

E come sono andate le cose?

Perché le ha regalato questo rossetto, se non provava attrazione per lei?

E perché la spiava mentre faceva l'amore con Castelli?

Il rossetto non l'ho mai visto, non l'ho regalato io a Sara.

È vero.

L'ho seguita, ma una volta sola e non per spiarla.

Quando mia figlia mi ha detto quanto successo al supermercato,

volevo capire se era tutto vero.

È per questo che li ho seguiti.

Poi ho deciso di affrontarla.

Le ho detto che se lei...

...non smetteva subito di frequentare Castelli,

avrei raccontato tutto a Giancarlo.

E lei mi ha detto che l'avrebbe fatto.

Dovete dire questo a mio fratello.

È questa la verità.

Perché l'ha uccisa?

È stato un incidente, io non volevo.

Quella sera stavo rincasando,

sono passato dal giardinetto e ho visto Sara che baciava un uomo.

Ma non era Castelli.

Ho fermato l'auto e sono sceso, quell'uomo è scappato subito.

- Sono rimasto solo con Sara. - Quale uomo?

- Di chi sta parlando? - Non l'avevo mai visto prima.

Allora ho fatto salire Sara sulla macchina...

E le ho detto che...

...non sarei stato più zitto.

Ma mentre eravamo in macchina,

Sara è impazzita,

mi ha detto che se non dicevo niente,

avrebbe fatto a me quello che faceva a Castelli.

E io ho perso la testa, era così bella...

Ma quando siamo arrivati là

e lei si è avvicinata per baciarmi,

io l'ho spinta via e sono sceso dalla macchina.

Volevo andarmene.

Volevo scappare da quella tentazione.

Ma lei ha cominciato a urlare

che avrebbe detto a Giancarlo che io...

...avevo cercato di violentarla.

E urlava.

Io volevo solo farla smettere.

L'ho spinta via,

lei è caduta, ha sbattuto la testa,

ma continuava a minacciarmi.

Allora...

Ho preso quel sasso e...

Io volevo solo che stesse zitta.

[Valeria] Sta mentendo.

Abbiamo il DNA, abbiamo la sua confessione.

- Cos'altro vuoi? - La verità.

Sara è morta per aver detto no alle attenzioni dello zio,

non per le cazzate che mi ha raccontato.

Scusa, ma perché avrebbe dovuto mentire?

Il caso non è chiuso.

Il suo racconto non cambia la sostanza.

Ha ammesso di aver occultato il cadavere,

ha depistato le indagini. Si becca il massimo della pena.

Non m'importa.

[Lombardi sospira]

Senti, il GIP mi tormenta, vuole l'informativa.

La conferenza stampa è fissata per domani alle otto.

- E tu spostala. - No! Basta così!

Hai trovato il colpevole, brava. Vattene a casa e riposati.

Se il rossetto l'ha comprato lui, il racconto non regge più.

- Hai già provato. - Riprovo.

No.

Non te ne frega un cazzo dei genitori di Sara.

Hanno il diritto di sapere la verità.

Ti do fino a mezzogiorno. Non un minuto di più.

[auto della polizia che se ne va]

[Andrea sospira] Un lavoro inutile.

Siamo andati indietro di sei mesi.

Continuiamo.

E se l'avesse comprato in un altro negozio?

Una volta ho preso una maglietta per la mia ragazza in un outlet,

ma non volevo che sapesse che l'avevo pagata poco,

ho usato la busta e la carta di un altro negozio.

[bacio]

[Giancarlo] Sì, ho fatto io la telefonata.

Eravamo preoccupati perché...

Sara non era ancora arrivata.

- Ma Renzo non mi rispondeva. - Non poteva rispondere.

- Era con Sara. - [Rosa] Amore, vai in camera.

- Arrivo subito. - Vai tesoro, dai.

E...

Non ha provato a cercarlo anche a casa?

Sì.

Ha risposto Anna.

Nemmeno lei sapeva dov'era Sara.

E lei non ha voluto parlare con suo fratello?

Sì.

Cosa le ha detto Anna?

Che stava dormendo.

[Rosa piange]

[Anna] No.

Renzo l'aveva vista con quell'uomo, voleva solo portarla a casa.

È stata Sara a provocarlo.

Le ha mentito, signora.

Per rendere meno orrendo il suo crimine.

E l'ha costretta a diventare sua complice.

Le ha confessato quello che aveva fatto quella sera stessa?

E avete deciso insieme di portare il corpo in quel posto?

Mamma,

quel bambino mi ha spinto.

No, amore non è niente, è già passato.

Vai a giocare coi bambini.

Ha qualcuno a cui affidare i suoi figli?

Ho solo Rosa e Giancarlo.

Facciamo così.

Se vuole, parlo io con Giancarlo.

Lei oggi cerca una soluzione e domani viene da me in questura.

Grazie.

Vada da suo figlio adesso.

Grazie.

[Valeria] Buongiorno.

Buongiorno.

[Valeria] Non vai al lavoro?

No, sono un po' in ritardo.

Senti, vuoi un po' di caffè? L'ho appena fatto.

Grazie.

- Tu lo vuoi? - Sì, grazie.

E Giacomo?

Sai che giorno è oggi, no?

[Michela] È il giorno di visita.

Ciao, mamma.

Ciao, amore.

Beh, com'è? A mani vuote oggi? Niente foto?

[Giacomo] Niente foto.

- Perché? - Non hai più bisogno di foto.

Hanno accettato il ricorso.

Ti fanno uscire prima.

[Lucia singhiozza]

Valeria lo sa?

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