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[sniffa]
[musica house ovattata]
[ragazza] Mi fai schifo.
Non ci metti più piede qui dentro.
[musica house]
[barista] Questo lo offro io. Alla salute!
[bicchiere rovesciato] Ehi, ehi!
[versi di animali in lontananza]
[cani abbaiano]
[eco di passi]
[cellulare squilla]
Fede? Tesoro che succede?
No, stai tranquilla. È qui da me. I milanesi ieri hanno mollato all'una.
Lo sai com'è Michele, ha voluto vedere subito i contratti.
È crollato sul divano dopo cinque minuti.
[Elvira] Torna a letto ora. Glielo dico, stai tranquilla.
Perché non rispondi a tua moglie?
Miky? Ma stai bene?
[respira affannata]
[sospira]
Valeria?
[picchietta sul finestrino]
Dobbiamo parlare.
Tanto lo so cosa vuoi, ma io non posso farci niente.
[Giacomo] Non vuole dirmi dov'è andata. È normale?
Significa che vuole stare da sola.
Vale, è questa casa sua.
Invece, ora, se ne sta lì fuori, chissà dove.
Senza un soldo, dopo 17 anni in carcere.
- È lei che ha deciso di andarsene. - [Giacomo] Non è vero, lo sai.
- Scusa, puoi scendere, così parliamo? - Stiamo già parlando.
- E non posso, sono in ritardo. - Ma perché fai così?
Lo so benissimo come ti senti.
- Ah, sì? - Sì, sì. Lo sai di aver esagerato.
E ora ti senti in colpa.
[motore dell'auto parte]
[Giacomo] Guarda che non è difficile.
Devi solo darle una possibilità.
Lei l'ha data a noi?
[gorgoglio dell'acqua]
[voci indistinte alla radio trasmittente]
Un messaggio alle 2:35.
Rintraccia questo numero.
[Gerardo] Va bene, grazie.
Stefania Castoldi, 22 anni. Domiciliata in Collina.
L'indirizzo è Santa Maria dell'Uliveto, un monastero di benedettini.
- Era una suora? - [Andrea] Stiamo verificando.
Avvertiamo subito i genitori.
Niente genitori. All'anagrafe non risulta.
Voglio tutte le feste di carnevale di ieri sera.
[Gerardo] È come dire mezza Torino.
Batti al tappeto i Murazzi. E i social network.
Vedi se la trovi tra i partecipanti a qualche pagina-evento.
Ok.
Allora, questo numero?
Michele Gervasini.
Oh, cazzo.
Non è un omonimo, vero?
Lo voglio in questura. E chiedi l'autorizzazione per i tabulati.
Questo lo tengo io.
[Valeria] È lui che l'ha trovata?
Fatti dare uno dei suoi stivali.
[portiera si chiude]
[voci indistinte]
La ringrazio.
[Valeria] Andrea!
[Gerardo] Oh, tieni lontana 'sta gente.
[Valeria] Respira ancora. Ha avuto un'overdose.
[Andrea] Chiamiamo un'ambulanza.
[Valeria] Ci senti?
Deve essere importante, per scomodarti fin qui.
Si tratta di tuo figlio.
- Cos'è successo? - Stai tranquilla. Michele sta bene.
Stefania Castoldi. Ti dice niente?
Mai sentita.
Stamattina hanno trovato il suo cadavere sul fiume.
Risulta un SMS di Michele.
- Tu come l'hai saputo? - Ah, non ha importanza.
La polizia è già andata a casa sua. Mi sembrava doveroso avvertirti.
Non vedono l'ora di spararci fango addosso.
Ti dirò anche cos'altro faranno.
Controlleranno i tabulati, e poi le celle telefoniche
per rintracciare i suoi spostamenti.
- Dov'era Michele ieri sera? - Era con me.
Ti prego, Elvira. Ci conosciamo da trent'anni.
- Non raccontarmi balle. - È così. Eravamo a cena insieme.
Ah, sì, sì. Avrai avuto i tuoi buoni motivi
per stare con tuo figlio la sera di martedì grasso, dietro piazza Vittorio.
All'una di notte.
Perché è lì che risulterà Michele dalle celle.
[Suor Anna] Dio, amante della vita,
che nutri gli uccelli del cielo e vesti i gigli del campo,
ti ringraziamo per tutte le creature.
Aiutaci a santificare la tua immensa opera,
e rivolgi, in particolare, il tuo sguardo misericordioso
su Chiara...
...ed Esperanza,
che si preparano ad accoglierti da spose nella tua grazia eterna.
[tutti] Amen.
[rintocco di campane in lontananza]
[brusio di voci]
Ho dimenticato il Breviario. Dici a Suora Anna che arrivo subito?
Sbrigati, però, che hai soltanto cinque minuti.
[cellulare squilla]
Pronto?
- [Chiara] Stefania? - Chi parla?
[Valeria] Sono un ispettore di polizia. Ho il cellulare di Stefania. Pronto?
[telefono squilla]
[sospira]
[uomo] Mi lasci passare.
- Devo vedere mia figlia! - [Andrea] Per favore!
- [poliziotto] Stia calmo. - Mi lasci andare.
[Valeria] Che succede?
È il padre.
Fallo entrare.
Cos'è successo?
Sonia ha avuto un'overdose.
Ma adesso è fuori pericolo.
[ambulanza in lontananza]
Senta, sig. De Masi, io dovrei farle qualche domanda.
[De Masi sospira]
Lei sa dov'era Sonia ieri sera?
No, non ne ho idea.
Saranno due giorni che non la vedo.
- Sarà stata in quella topaia. - Quale topaia?
Un locale ai Murazzi, però non so come si chiama.
Non volevo che andasse a lavorare lì, ma non fa mai quello che dico io.
Vive con voi?
Con me. Ha perso la mamma quando aveva sette anni.
[Valeria sospira]
Stamattina...
...è stato ritrovato il corpo di una ragazza.
Mi dica se la riconosce.
No.
Ma cosa c'entra Sonia?
[bimbo canticchia]
[Elvira] Ciao, Mirko.
Ho una sorpresa per te.
[Mirko] Grazie.
- [Elvira] Ecco. - Dottoressa.
Perché non mi ha detto che veniva? Avrei preparato qualcosa.
Buongiorno, Sig. Sgueglia. Ho saputo che a Boston è andata bene.
Sì, abbiamo qualche speranza. Grazie, dottoressa.
Ho fatto solo quello che ho potuto.
Anche in futuro, potete sempre contare su di me.
Lo so.
Ma, la prego, si accomodi.
È tutto in disordine, ma un caffè riesco a farglielo.
Rubo solo cinque minuti.
C'è qualche problema?
No. Niente che non si possa risolvere tra di noi.
Prego.
- [Gerardo] Come ti chiami? - [ragazzo] Matteo.
- Matteo, senti. Non l'hai mai vista... - Scusa.
- [Matteo] No, io... - [poliziotto] Eri ai Murazzi ieri sera?
[vociare indistinto]
Ti aspetto qui, Elvira.
Grazie.
Vattene, mamma. Tornatene a casa.
[Elvira] Miky, guardami.
Ti ho detto vattene.
Amore, te lo giuro, si risolverà tutto. Sono qui per aiutarti.
Sono venuti a prendermi a casa mia, capisci? Come un ladro.
- Federica? Ha visto qualcosa? - No, era già uscita.
- Menomale. - Eh, se non altro la faccia è salva.
[Elvira sbuffa] Miky, ti prego.
- Perché mi stanno facendo questo? - Non lo so.
So solo che adesso ci dobbiamo difendere.
Come?
Devi dirmi che cosa hai fatto ieri sera.
Eri con quella ragazza, vero?
Si può sapere che fai?
- Sai chi c'è in questa stanza? - Forse un assassino.
Il tuo assassino probabilmente ha un alibi.
[Valeria] Ti sembra un motivo per lasciarlo parlare con sua madre?
Non avevo scelta, Valeria.
Esca da questa stanza.
Sto parlando con mio figlio.
Elvira, devi uscire.
Dov'era ieri sera?
- Si può sapere chi è lei? - Ispettore Valeria Ferro.
Dov'era ieri sera?
- Questo sarebbe un interrogatorio? - Dov'era ieri sera?
Ero a cena da mia madre. E... Poi sono passato da Augusto Sgueglia.
E poi sono tornato a casa mia, da mia moglie Federica.
- Controlli pure. - Chi sarebbe questo Augusto Sgueglia?
È un nostro dipendente.
Abbiamo parlato di lavoro.
Era ai Murazzi con Stefania.
Le celle dei vostri telefoni vi segnalano lì.
Eh, anche Sgueglia abita in quella zona. Ero con lui, glielo già detto.
Diciassette chiamate tra lei e Stefania nelle ultime due settimane.
Come lo spiega questo?
Io e Stefania ci siamo conosciuti in un bar mesi fa, e...
E poi...
[sospira]
...poi ci siamo incontrati un paio di volte. Fine.
Era lei che mi chiamava sempre.
- Aveva bisogno di un lavoro. - Stefania un lavoro ce l'aveva già.
Sì, ma voleva cambiare.
Diceva che il monastero era peggio di un carcere,
e quindi sperava che le trovassi un lavoro nella mia fondazione.
Dai tabulati risulta una chiamata ieri sera alle 11 passate
e un SMS alle 2:35.
Anche questo per lavoro, immagino.
Voleva incontrarmi.
Però io non potevo, gliel'ho detto. Ero impegnato.
E quel messaggio gliel'ho mandato per scusarmi.
Ha mai fatto sesso con lei?
Ha mai fatto sesso con Stefania?
Sì, una volta. Ma è stata una cosa di una sera.
La prego di essere discreta. Sono un uomo sposato.
Non mi sembra giusto rovinare la vita delle persone per lo sbaglio di una sera.
È solo questione di tempo, lo sa anche lei, vero?
Li ha visti i corridoi qui fuori? Tutta gente che ieri notte era ai Murazzi.
Cosa crede, che non vi abbia visto nessuno?
- Nemmeno sua madre potrà aiutarla. - Non le permetto di parlare di mia madre.
Io voglio il mio avvocato.
- [Lombardi] Basta così. - Non ho finito.
Sgueglia ha confermato il suo alibi.
Non ci credo che lo stai rilasciando così.
E invece devi crederci.
E, fino a prova contraria, qua comando ancora io.
A me sembra che sia la Gervasini a comandare te.
- Non ti facevo così. - Così come?
- Niente, lascia stare. - No, non lascio stare. Così come?
Così... prudente?
O così vigliacco?
Hai permesso a quella donna di fornire un alibi a suo figlio.
E tu smontaglielo.
Cosa?
Smontagli l'alibi. Come sai fare tu, sei brava.
Solo con un minimo di attenzione.
Sbattilo in galera, con un po' di gentilezza. Chiedo troppo?
No.
[uccelli cinguettano]
Sono contenta che tu ti sia ricordato di questo posto.
È qui che mi hai insegnato le costellazioni, da bambino.
Io ero un disastro.
Valeria era quella brava.
Lei le conosceva tutte.
Ascolta, ti ho portato questo.
È solo un aiuto. Visto che non vuoi più stare con noi.
- Ma no, non mi servono. - No, no. Prendili. Ti prego.
Lasciami fare qualcosa per te.
Grazie.
Perché ho dovuto insistere così tanto per incontrarci?
- Perché non vuoi dirmi dove abiti? - Perché è meglio così.
Torna da noi, mamma.
Con Valeria le cose si aggiusteranno.
No, Giacomo.
Tua sorella ha ragione.
Ma è casa tua.
Abbiamo ancora tutti bisogno di un po' di tempo. Mh?
[Lucia sospira]
Vai.
[Sig. Sgueglia] Permesso?
- Ispettore Ferro, buongiorno. - Augusto Sgueglia.
Scusi se sono con mio figlio. Non sapevo a chi lasciarlo.
Non si preoccupi. Puoi andare a giocare di là.
[Sig. Sgueglia] Vai.
Prego, si accomodi.
Grazie. Io ho già detto tutto al suo collega.
Quanto le hanno dato?
Mi scusi? Non capisco di cosa sta parlando.
Quanto le hanno dato per coprire Michele Gervasini?
No, no, no. Non sto coprendo nessuno.
Ieri sera era con me, glielo ripeto, ispettore.
È stata uccisa una ragazza, Sig. Sgueglia.
Che cos'ha suo figlio?
Non sta bene?
Ieri sera Michele Gervasini era a casa mia, mi creda, ispettore.
- Può andare. - Grazie.
Vieni, Mirko. Dai.
[Sig. Sgueglia] Dai.
Forza.
[Sig. Sgueglia] Vai, vai, vai.
- Cos'è successo? - Il figlio di Sgueglia ha la sclerosi.
Per questo ha fornito l'alibi ai Gervasini.
Hanno una fondazione che finanzia la ricerca. C'era il manifesto in ospedale.
Quella donna è una iena.
Sto diventando vecchia.
Sì.
Ma... che hai?
Ma ci tocca per forza fare questa buffonata?
È lavoro.
Mi vuoi dire che cosa ti succede?
Non mi hai nemmeno chiesto se l'ho ammazzata io.
Ti prego, non rovinare questa bellissima giornata.
Sei proprio sicura che devo esserci anch'io nella foto?
Elvira, in fondo, l'intervista è per Michele.
Quando uscirà la notizia,
vorranno tutti sapere chi è la moglie del nuovo presidente della fondazione.
Fidati di me.
Siamo una famiglia, no?
Appunto. Dovresti esserci anche tu nelle foto.
Io sto invecchiando, tesoro.
- Mi metto qui? - Sì.
[Michele] Eccomi.
- Credo... Possiamo cominciare. - [fotografo] Siamo pronti?
- Vai, tesoro. Vai. - [Federica] Mi metto così?
[scatto fotografico]
[uccelli cinguettano]
[Chiara sospira]
[rumore metallico di forbici]
[stoffa che si strappa]
[sciacquone]
[Suor Anna] Lei crede in Dio?
[canti gregoriani in sottofondo]
Non è facile con il lavoro che faccio.
E, invece, dobbiamo sempre avere fiducia in Nostro Signore.
La sua volontà va oltre la nostra comprensione.
Stefania non aveva mai conosciuto i suoi genitori, vero?
Me l'hanno affidata che aveva due anni.
L'ho cresciuta come una figlia.
Mi parli di lei.
Stefania non aveva un'inclinazione contemplativa.
Ma la sua devozione era profonda, sincera. Gliel'assicuro.
Lei sapeva delle sue frequentazioni fuori da qui?
Le nostre giornate sono fatte di meditazione e silenzio, dottoressa.
La vita mondana non ci interessa.
E in che rapporti era con le altre suore?
Ah, era ben voluta da tutte.
Qui aveva trovato una famiglia, un lavoro.
Sono rimaste tutte sconvolte dalla notizia.
Di cosa si occupava esattamente?
Della foresteria, dove accogliamo gli ospiti in ritiro spirituale.
[Suor Anna] Questa signora è una poliziotta.
Mi chiamo Valeria Ferro, lavoro per la questura di Torino.
Stamattina, intorno alle otto,
Stefania ha ricevuto una telefonata dal monastero.
Ci serve sapere chi ha chiamato.
[brusio di voci]
È solo un'informazione, non vi succederà niente.
Sono stata io.
[Valeria] Tu lo sapevi che Stefania era uscita, vero?
Sì. Una festa di carnevale.
Era bellissima con quel vestito.
[porta si apre]
Questa qua è la sua stanza.
[rintocco di campane in lontananza]
[Valeria] E la festa dov'era?
[Chiara] Eh, non lo so. In centro, credo.
[scatto fotografico]
Io ho provato a chiamarla perché mi sono preoccupata.
[Chiara] Stamattina lei non era in refettorio e non era nemmeno qui.
Quelli li ho disegnati io.
Stefania mi incoraggiava a disegnare.
Diceva che, se non avessi deciso di fare la suora,
sarei diventata una grande artista.
Eravate molto amiche?
- Parlavamo spesso, sì. - [Valeria] E...
Ti ha mai parlato di un certo Michele?
Il suo fidanzato? Sì, me ne parlava di continuo.
Diceva che era il grande amore della sua vita,
che sarebbero andati a vivere insieme molto presto.
Stavano solamente aspettando che Michele trovasse un lavoro fisso.
Si frequentavano da molto?
Da circa un anno.
- [Valeria] Sapresti riconoscerlo? - No.
Noi novizie facciamo già vita monastica, non possiamo uscire dal convento.
Ci è andata con lui alla festa, vero?
Ma lei crede che Michele c'entri qualcosa?
Non posso dire niente al momento.
Perché Stefania e Michele litigavano molto spesso.
E poi lei veniva a piangere da me. Però io cosa potevo farci?
Tanto comunque, alla fine, lei ritornava sempre da lui.
Era innamorata.
Grazie, Chiara.
Tra quanto tempo prenderai i voti?
Tra due giorni. Dopodomani sarò suora.
[sospira] Sono due anni che aspetto questo momento.
[respira affannata]
[Luca] Non si è ancora svegliata? L'ispettore Ferro aspetta notizie.
[sig. De Masi] Ancora no.
[Luca] Vado a dare un'occhiata io.
Dai, tanto lo so che non stai dormendo.
Sono Luca Rinaldi, un agente di polizia.
Qui fuori c'è tuo padre.
Vado a dirgli che ti sei svegliata.
Aspetta.
Aspetta...
...un secondo.
Non glielo dire subito.
Fammi riprendere un momento.
Come vuoi.
Ma lui non vedrebbe l'ora di saperlo.
Ti ricordi qualcosa di quello che è successo stanotte?
È morta una ragazza.
Il suo cadavere era vicinissimo a dove ti abbiamo trovata.
Si chiamava Stefania. La conoscevi per caso?
Io... ho come un vuoto.
Ah, scusa.
Non volevo farti troppe domande.
È che il mio capo sarà costretto a fartele.
Ora la chiamo e le dico che ti sei svegliata.
[porta si chiude]
[rumore di traffico in lontananza]
Chiamami se ti viene in mente qualcos'altro.
- Qualunque cosa. - Sì.
Ti presento il mio collega, Andrea Russo.
- Buongiorno. - [Chiara] Buongiorno.
Adesso io vado, che...
...mi faranno il terzo grado.
[Chiara] Arrivederci.
Gervasini ci ha mentito.
Ieri sera era ad una festa in maschera con Stefania.
[cellulare squilla]
Luca, ho capito. Stiamo arrivando.
Dimmi che stai scherzando.
Ok.
Sonia è scappata.
[porta si chiude]
[sig. De Masi] Sonia? Sonia?
[rintocco di campane in lontananza]
Dov'eri l'altra notte, Chiara?
Ero nella mia stanza a pregare.
Come faccio a crederti?
L'hai già fatto una volta.
E potresti rifarlo di nuovo.
Ma è stato mesi fa.
Lo so.
E tu avevi giurato che saresti rimasta fedele alle regole.
Sì.
Io voglio donare la mia vita al Signore. Perché lei vuole impedirmelo?
Ma io non posso impedirti nulla.
Tu sei sola davanti al tuo cuore.
E il mio cuore è puro.
Questa qui è la mia famiglia. Perché dovrei rischiare l'espulsione?
Ma forse non sei pronta per rinunciare al mondo.
Ma non è un peccato.
Si può servire il Signore anche fuori da un convento.
Il mio mondo è qui.
[cani abbaiano in lontananza]
- [Valeria] Quanto ha preso? - [sig. De Masi] 300 euro circa.
Questi?
Ha portato via soltanto un ricordo di famiglia. Niente di prezioso.
Cosa di preciso?
Un ciondolo con una foto di lei con sua madre.
Senta, io voglio sapere una cosa. Ma...
...in qualche modo mia figlia c'entra con quella ragazza morta?
- È presto per dirlo, ma stiamo indagando. - Lo sapevo.
Ho sbagliato tutto io.
- Non è colpa sua. - Sì, invece.
L'ho lasciata troppo libera. È una bambina.
Lei non può capire cosa vuol dire per una ragazza crescere senza la madre.
Com'è morta sua moglie?
Si è suicidata.
- Veramente crede di sapere come mi sento? - Dov'è successo?
- Cosa? - Dove si è uccisa sua moglie?
Me lo dica, è importante. Sua figlia potrebbe essere lì.
[sospira]
Sonia, fermati.
Sono della polizia.
Sonia, tranquilla.
Cosa vuoi? Lasciami stare.
Che cosa è successo ieri sera con Stefania?
Chi è Stefania? [sospira pesantemente]
La ragazza che è stata uccisa giù al fiume ieri sera.
Tu l'hai vista, vero?
[Sonia sospira]
Raccontami cosa è successo ieri notte con Stefania.
L'hai vista in quel locale, il Summer, vero?
L'ho... incontrata al bagno.
Ero andata a farmi, ed era lì che piangeva come una disperata.
Perché piangeva?
C'entrava il suo tipo.
Continuava a ripetere che era uno stronzo.
Ti ha detto perché?
Aveva appena scoperto che era sposato.
Quello stronzo non glielo aveva mai detto.
Io volevo solo farla uscire dal bagno così mi potevo fare.
Ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente. Tipo...
...che lo doveva lasciare subito, che uno così non se lo meritava.
Vuoi sapere che mi ha risposto?
Che cosa?
Ha detto che sono una persona speciale.
Nessuno me lo ha mai detto in vita mia.
È una cosa bella, Sonia.
Sì, è una cosa bella, ma non è vero.
Dopo cos'è successo?
Lei è tornata dal suo tipo, io al bancone.
Poi, verso fine serata, Enzo mi ha cacciata.
Sai a me che mi frega. Il suo locale mi ha sempre fatto schifo.
Chi sarebbe questo Enzo?
Il proprietario del Summer. Sono tutti così.
Lui e i suoi amichetti non scopano se non impasticcano i bicchieri alle ragazze.
Mi ha licenziata perché, per una volta, non ho fatto la puttana con lui.
- Sai perché? - Perché avevi parlato con Stefania.
Dove sei andata dopo?
Volevo solo farmi una mezza dose nel fiume.
E poi, però, l'ho vista.
[piangendo] In mezzo al fango.
Era ancora più bella, sembrava in pace.
E allora...
Ho pensato che volevo stare con lei.
E mi sono fatta tutta la roba che avevo.
Io ho bisogno del tuo aiuto.
Sapresti riconoscere il suo ragazzo?
Non lo so.
Sono sicura che se lo vedi, lo riconosci.
Pensaci tu a sorvegliarla.
Il locale è il Summer.
[Andrea sospira]
- Domani mattina convochiamo Gervasini. - Ok.
Dimmi dell'autopsia.
Non l'hanno uccisa lì, ce l'ha portata il fiume.
È morta annegata.
Ma hanno trovato frammenti di vetro nel cuoio capelluto.
Probabilmente c'è stata una colluttazione prima.
- Violenza sessuale? - Nessuna traccia.
- L'ora della morte? - Tra le due e le quattro.
Chiediamo alla scientifica uno screening del vetro.
Incrociamolo con le marche di alcolici in commercio
e vediamo se riusciamo a risalire alla bottiglia.
Ok.
- Tutto bene? - Sì.
Anzi, no.
Mio fratello non me l'ha perdonata di aver fatto andare via mia madre.
È vero? Se n'è andata per colpa tua?
Secondo lui, sì.
Secondo me le cose sono un po' diverse.
Possibile che io sia l'unica a pensare che non può stare da noi?
Pure mia cognata s'è convinta.
Senti, lo so che non sono affari miei.
Ma, secondo me, hanno ragione loro.
Quindi sono io l'egoista?
Io non ho detto questo.
Grazie del consiglio, comunque.
[porta si chiude]
[sospira]
Stai bene?
Starai pensando che sono una matta, eh?
Perché?
Perché una notte mi sparo una dose, poi vado in ospedale, poi...
...appena sveglia scappo per andare a spararmene un'altra.
Piuttosto sei stata matta a girare tutto il giorno
con il camice dell'ospedale addosso.
[Sonia ridacchia]
Comunque non dovresti prendere quella roba.
- Lo so. - No, davvero.
Sono serio.
Hai vent'anni, sei bella. Sei intelligente.
- E tu che ne sai? - Che sei bella?
[Sonia ridacchia]
Mio fratello maggiore è morto di overdose.
In realtà abbiamo soltanto lo stesso padre,
ma comunque era il mio unico fratello.
È per questo che sono venuto a Torino.
Ho appena fatto in tempo a conoscerlo.
Ieri...
...più o meno a quest'ora ho visto il cadavere di Stefania.
- [donna] Buonanotte. - [Giulio] Notte.
Non posso credere che non venga neanche a lavorare.
Capisco fare di tutto per farmi sentire in colpa,
però mettere te in difficoltà perché deve fare l'offeso...
- [Valeria] È troppo, no? - Forse.
Comunque non ti preoccupare, io me la cavo.
- Non va bene lo stesso. - [Giulio] Prima o poi gli passerà.
Non ne sono mica sicura.
[vociare indistinto]
Dipende anche da te, lo sai.
- Quindi anche tu stai dalla sua parte? - Io non sto dalla parte di nessuno.
Ma non è facile nemmeno per me.
[Giulio] Non vorrei proprio entrarci in questa storia.
Scusa.
Dai! Lo sai che io ci sono sempre.
- A differenza di qualcun'altro. - Adesso non pensare a lei.
Parla con Giacomo intanto.
Parlare un po' farà bene a tutte e due. E guarda che non sta facendo l'offeso.
È davvero giù per quello che è successo.
[Valeria] Ciao.
Costanza e Michela?
Sono a letto.
Va be', ho capito.
Buonanotte.
Oggi ho visto la mamma.
Dove?
All'osservatorio.
Mi ha chiamato lei.
Come sta?
Sta bene, credo.
Ti saluta.
Quindi non torna?
No.
Per farle accettare un po' di soldi ho dovuto quasi costringerla.
Hai vinto tu, sorellina.
[rumore di passi]
[vociare in sottofondo]
Scusa, abiti qui?
Per caso hai visto questa donna?
No, mi dispiace.
[avviso di messaggio]
La scientifica ci ha lavorato tutta la notte.
I frammenti di vetro nella testa di Stefania corrispondono a questa.
Il Summer non la vende, ma abbiamo localizzato tutti gli altri locali.
- Questo è il più vicino al fiume? - [Andrea] Ah, ah.
Ho verificato gli scontrini. Alle 3:10 ne è stata venduta una.
Ma il gestore non si ricorda la faccia.
[Valeria] Ok, diamo un'occhiata qui intorno.
[Andrea] Valeria?
[Andrea] La scarpa.
L'hanno uccisa qui.
Voglio il DNA della saliva sul collo della bottiglia, e possibili tracce ematiche.
Se coincidono con quelle di Stefania, ci siamo.
[scatto fotografico]
Ma che vuol dire, un testimone?
Vuol dire che ti hanno visto, Michele.
Stai tranquillo, tesoro. Andrà tutto bene.
Avvocato, glielo spieghi lei.
Una tossicodipendente con piccoli precedenti per spaccio e detenzione.
La sua dichiarazione non vale niente.
E che cosa mi faranno?
Probabilmente un riconoscimento. Quello non possiamo evitarlo.
L'importante è che tu mantenga la tua versione.
[Elvira] Al resto ci pensiamo noi.
No.
Cosa vuol dire "no"?
Vuol dire che non ce la faccio più.
Io racconto tutto.
Ripetilo.
Voglio dire tutto.
[eco dello schiaffo]
Ripetilo.
Credi che qualcuno ti dirà "grazie" per questo?
Io non lo faccio per sentirmi dire "grazie".
Io ti ho costruito un alibi.
È falsa testimonianza. Io mi sono esposta per te.
È questo il modo di ringraziare tua madre?
- Io sono adulto, mamma. - [Elvira fa un verso di scherno]
Posso prendermi le mie responsabilità.
Appunto.
Prenditele.
[porta si chiude]
[Valeria] Sonia, è lui?
Sì.
- Sei sicura? - Certo che è sicura.
Sonia, se non sei sicura meglio che non dici niente,
perché rischi una falsa testimonianza.
[Lombardi] Allora? Sei sicura?
No, non sono sicura.
Direi che basta così. Andrea, l'accompagni, per favore?
Non è colpa tua.
Vedrai che lo prenderemo.
[porta si apre e chiude]
- Vi siete messe d'accordo? - Ha visto l'assassino.
Valeria, stai influenzando una testimone. Prima risolvi i tuoi problemi.
La stai trasformando in una questione personale con Elvira...
Sto facendo il mio lavoro. Tu me lo stai rendendo difficile. [bussano alla porta]
- Avanti. - Abbiamo il DNA dell'assassino.
Credo che adesso possiamo andarcene.
Deve fare il test del DNA.
Ispettore, non è iscritto nel registro degli indagati.
Il mio cliente sa benissimo che non può obbligarlo.
[Valeria] È sospettato di omicidio.
Verrà iscritto nel registro degli indagati e il magistrato chiederà il test.
Non la devi ascoltare, Michele. Sta solo cercando di spaventarci.
Dopo di questo, cos'altro farà?
Ci sguinzaglia contro il suo collega picchiatore?
Lo faccio.
Lo faccio.
- Io e te abbiamo un problema, Sonia. - Cioè? L'eroina?
Non voglio sentire quella parola.
Ho parlato con un po' di persone. Mi hanno detto di un posto fuori Novara.
Ho guardato sul sito. È meraviglioso.
Le foto sono bellissime. È pieno di verde, con tantissimi ragazzi.
Io non ci vado in comunità.
Ma non è una comunità.
È un centro territoriale. Una volta che sei lì puoi andartene quando vuoi.
Mi ci stai portando adesso?
[sig. De Masi] Cosa fai?
Sonia!
- Tu sei pazza. - Sei sempre stato un bastardo vigliacco.
Pensi che mi faccia piacere
portarti a disintossicare dopo che mi hai rubato in casa?
- Non ho scelta, vero? - No.
Voglio vedere dove viveva Stefania. Poi faccio tutto quello che vuoi.
- [suor Anna] Buongiorno. - Buongiorno.
Mi chiamo Sonia. Sono un'amica di Stefania.
Che cosa posso fare per te?
Vorrei prendere il suo posto.
[campanello di casa suona]
[suono tastiera digitale]
Michele mi ha lasciato.
Tesoro, ma ci deve essere un equivoco.
Lo sapevi.
Tesoro, ma che dici?
Smettila di chiamarmi tesoro. Michele aveva un'altra. Me l'ha detto lui.
È impossibile che tu non lo sapessi.
Non te l'ho detto perché so già come va a finire.
Conosco troppo bene gli uomini.
Poi Michele in questo momento è sotto pressione.
L'amore non lo misuri con chi ti porti a letto.
Soprattutto un amore importante, come il vostro.
- Non lo voglio più vedere. - Non fare la ragazzina.
Se io mi fossi comportata come te, alla tua età,
tutto quello che vedi non ci sarebbe.
Vuoi un consiglio da donna a donna?
Fatti un week-end in montagna. Da sola.
Divertiti.
Scopati il tuo maestro di sci. Stacca il telefono.
Quando torni, Michele ti chiederà scusa, in ginocchio. Te lo prometto.
[bussano alla porta] Avanti.
[porta si apre]
Abbiamo il risultato del DNA, non coincide con quello di Michele.
[Lombardi] Non è lui.
Giorgio, aspetta un attimo.
Vai a riposare, Valeria.
Ne parliamo domani.
[porta si chiude]
[cani abbaiano in lontananza]
[donna] Sì?
Monica, sono Valeria Ferro. Sto cercando mia madre.
Monica?
[Monica] Primo piano.
Sei più carina con i capelli lunghi.
Li portavi corti, no, quando sei entrata in polizia?
Lucia aveva tappezzato una parete della cella con le tue foto.
Lo sapevi?
Praticamente ti ho vista crescere.
Del resto, non è che ci fosse molto altro da fare lì dentro,
a parte guardare i muri.
Perché mi hai mentito stamattina?
Lucia non voleva farsi trovare.
Appena le ho detto che ti avevo vista...
- È partita subito. - Dov'è andata?
Dice che non vuole più avere niente a che fare con Torino.
Mi ha detto...
...che a casa stava peggio che in cella.
Ma, guarda, è normale. Succede sempre così i primi mesi.
Sai, la libertà, all'inizio, è più dura del carcere.
Se dovessi sentirla, chiamami a questo numero.
[Lucia] Valeria?
[Lucia] Grazie.
È una ragazza difficile, a volte ha un carattere aggressivo,
ma non è cattiva.
E in carcere si è molto attaccata a me.
Come fai a vivere con una così?
Perché tu la giudichi per quello che ha fatto.
È passato tanto di quel tempo.
Le persone cambiano.
A me non sembra cambiata. Mi sembra capace di qualsiasi cosa.
Ho diviso con lei una cella di tre metri per tre per tanti di quegli anni.
Sono ancora viva.
Torna a casa, mamma.
Che poi, se torno da sola, Giacomo non mi apre neanche la porta.
Non ti devi sentire in colpa per quello che mi hai detto.
È mio lo sbaglio, non dovevo tornare da voi.
Te lo sto chiedendo per favore.
Non ancora.
Vado a pagare.
[cellulare squilla]
Sono contenta che tu abbia deciso di chiamarmi.
Tanto sarebbe tornata, no?
Ho sbagliato con te. Non sono stata lucida.
Quella sera Stefania aveva scoperto che eri sposato,
e ha minacciato di dire tutto a tua moglie. È così, vero?
Non proprio.
È vero che lo aveva scoperto. Ma...
No, non mi avrebbe mai ricattato.
Devi raccontarmi tutto quello che è successo quella sera.
Tutto quello che ti ricordi.
Mi ricordo...
...che è scappata in bagno.
Voleva andarsene da sola, ma, non so come, sono riuscito a convincerla.
Poi però, in macchina, abbiamo litigato ancora, ancora.
Lei urlava. Diceva che voleva lasciarmi. Stava dando di matto.
E allora io ho perso la pazienza.
L'ho scaricata da sola, così.
Sulla strada per il monastero.
Poi le ho mandato quel messaggio, Ma lei non mi ha risposto.
Ho pensato: "ma sì, sarà arrabbiata."
"Tanto poi le passerà. Come tutte le altre volte."
E invece no.
Perché lei era così, perdonava tutti.
Poi sono tornato a letto con mia moglie.
Lei era la cosa più bella della mia vita, e io l'ho distrutta.
Dove l'hai lasciata, esattamente?
[versi di animali in lontananza]
[cani abbaiano]
[Valeria] Michele? Sono Valeria Ferro.
Avevi regalato tu a Stefania un ciondolo con incisa una M?
E Stefania l'altra sera se l'era messo?
Ok, grazie.
Festa privata.
Sono in lista.
[musica house]
Ciao.
Per la ragazza uccisa, giusto? Sono già passati i suoi colleghi.
Ha mai visto questa ragazza?
No, non la conosco. L'ho già detto al suo collega.
Parlavo di questa.
Ma chi, la suora?
Le suore non vengono nel mio locale.
Faccia uno sforzo.
La festa di martedì grasso.
E come faccio a ricordarmelo? Erano tutti mascherati.
[barista ridacchia]
Ti togli dalle balle, tu.
Arrivederci.
- Li tratta tutti così i suoi dipendenti? - Certo, siamo una squadra.
[lamenti di dolore]
[Sonia sospira]
Sei venuta per l'estrema unzione? [sospira]
Lasciami in pace.
Tu non sei un'amica di Stefania.
E tu sei una suora un po' strana.
Ti ho vista l'altra sera al locale.
Non è vero.
[Sonia sospira] Non sono qui per fare la spia.
Avvicinati, non ti faccio niente.
È vero, non sono un'amica di Stefania. Le ho parlato solo una volta.
E dopo qualche ora ho cercato di ammazzarmi.
Eppure, se ce la faccio a smettere, è solo perché ho incontrato lei.
Stefania ha salvato anche me.
Lei era...
...la mia strada.
E adesso che non c'è più, io non so più niente.
È come prima di entrare in convento. Non so più chi sono.
[geme di dolore]
Vado a chiamare un medico?
Resta qui. [sospira]
Ti prego, resta qui.
[tintinnio di chiavi]
[tonfo lieve]
Come sei entrata?
Ho comprata io questa casa. Ho le chiavi.
Federica è disperata. Sei scomparso.
Le parlo domani.
Adesso voglio stare da solo.
Era qui che venivi con quella ragazza?
Non ti riguarda, mamma.
Michele?
Vuoi rovinarti per una sgualdrina?
E rovinare con te tutta la famiglia?
Io, tutto quello che ho fatto, l'ho fatto solo per difenderti.
Stefania era l'unica cosa che...
...che contava per me. Era...
Lei mi amava per quello che sono, non per come mi chiamo.
Capisci cosa voglio dire?
[Elvira sospira]
Tuo padre mi ha sempre tradito.
E io l'ho sempre perdonato. Lo sai perché?
Perché c'erano delle cose più importanti.
C'eri tu.
Mamma, guardami in faccia e dimmi che tu lo amavi.
L'amore passa, Michele.
Le persone invecchiano, e si dimenticano di tutto.
Ci ho messo tanto anni per capirlo.
Ma alla fine ho imparato.
Ridammi le mie chiavi, mamma.
- Perché mi fai questo? - Ridammi quelle cazzo di chiavi.
[tintinnio di chiavi]
[porta si apre]
[bussano alla porta] [porta si apre]
Devi dirmi qualcosa?
No, forse sei tu che devi dire qualcosa a me.
Sì, avevi ragione tu.
La Gervasini è un mostro se è riuscita a trovare quella roba su di me.
E lo so che aspettavi a chiedermelo. Volevi te lo dicessi io.
Ma è una cosa di cui faccio ancora fatica a parlarne.
[Andrea sospira]
Cinque anni fa ero di turno all'Olimpico.
Ci lanciavano addosso di tutto, bottiglie piene di piscio comprese.
Insomma, eravamo incazzati. Io ero incazzato.
Ho visto quel ragazzo venirci addosso con una catena.
Ha spaccato il naso ad un collega e io non c'ho più visto.
L'ho massacrato di botte e quasi ammazzato.
È rimasto in sedia a rotelle.
Mentre lo portavano in ospedale, gli hanno trovato addosso un coltello.
Mi hanno riconosciuto la legittimità dell'azione repressiva
e mi hanno reintegrato.
Ma mi hanno consigliato di chiedere il trasferimento.
Però, Valeria, io quel coltello non l'avevo visto.
Perché non me l'hai mai detto?
Perché quello non sono io.
[sospira] Perché quella rabbia è una parte di me che mi fa schifo
e che provo tutti i giorni a distruggere.
Ma non ci riesco.
Ora che lo sai, è cambiato qualcosa?
No.
Buonanotte.
[Andrea] Buonanotte. [sospira]
Ho trovato mamma.
Ci ho provato.
Stella polare?
- Ah. - [Valeria ridacchia]
[Sonia] Perché sei tornato?
Guarda che io lo faccio soltanto per te, eh.
Mi spiace, papà.
Devo farcela da sola.
Ehi, ascolta.
Ho già perso tua madre, non voglio perdere anche te, io.
Se la mamma si è uccisa, è solo colpa tua.
Ma cosa stai dicendo?
Ero piccola, ma mi ricordo, sai? Io mi ricordo tutto.
Mi ricordo lei chiusa in bagno, e tu che prendi a calci la porta.
Mi ricordo i piatti rotti, e mamma che piange e chiede aiuto a me
che sono una bambina e non capisco. E tu che continui a urlare.
Hai sempre saputo solo urlare e menare la mamma.
È la cosa che ti riesce meglio, no?
Ehi, tua madre era molto fragile e tu sei fatta esattamente come lei.
No, papà.
Quello fragile sei tu.
[campane suonano]
[canti gregoriani in sottofondo]
Capisco benissimo quanto sia importante il riserbo, in questo luogo.
Ma viste le circostanze, se sa qualcosa, me lo deve dire.
Ma cosa dovrei sapere?
Chiara e Stefania erano molto amiche. Che altro?
Io credo che Chiara sia uscita, l'altra notte.
Perché lo pensa?
Stefania, a un certo punto, è tornata al monastero,
ma è uscita di nuovo.
Probabilmente non ha trovato Chiara nella sua stanza ed è andata a cercarla.
È andata così?
Chiara è uscita, quella notte?
Io non lo so.
È quello che le ho chiesto, ma lei ha detto di no.
Chiara è uscita con Stefania, una volta, mesi fa.
Io l'ho vista quando è rientrata prima dell'alba.
Presumo avessero passato la serata in qualche locale.
Aveva anche consumato degli alcolici.
A Stefania non ho detto niente, perché lei era libera di farlo.
Ma quella di Chiara è stata una trasgressione imperdonabile.
Le ho detto che l'avrei espulsa immediatamente,
se fosse successo di nuovo.
[Valeria sospira]
Posso vedere la sua stanza?
[badessa sospira]
[canti gregoriani]
[canti gregoriani continuano]
[Valeria] Li ho trovati nel tuo armadio.
Non sono come quelli che c'erano in camera di Stefania.
E con questo?
Non c'è niente di male.
Certo che non c'è niente di male, tu e Stefania eravate molto unite.
Per questo, dopo aver litigato con Michele,
è tornata al monastero a cercare te.
Poi è uscita di nuovo perché non ti ha trovato.
No, io stavo dormendo.
L'ho trovato vicino al muro di cinta, e ho verificato.
Stefania lo indossava fin quando è rimasta con Michele.
Due ore dopo, era al chiosco dove ha incontrato il suo assassino.
Tu lo sai cosa c'è vicino a quel chiosco, vero?
Il 51 notturno porta al monastero.
Stava tornando a casa.
Ma perché mi racconta questo?
Dov'eri quella sera?
Io non mi sono mai mossa dalla mia stanza.
Suora Anna mi ha raccontato che già una volta, mesi fa,
tu e Stefania eravate uscite insieme.
Anche la sera di martedì grasso tu volevi uscire, ma Stefania ti ha detto di no.
Per questo hai deciso di raggiungerla a quella festa.
No, non è vero.
Dov'eri, Chiara?
Lei è una persona cattiva.
Io voglio solo trovare il colpevole.
Dov'eri quella sera?
Chiara, guardami.
Era un incubo.
C'era una musica terribile, e le luci... Tutti che ballavano.
E io sono arrivata verso l'una, ma...
- Ma Stefania non c'era. - Sei tornata subito indietro?
Con chi eri?
[sospira] Ero con un ragazzo. Però non lo conoscevo. Mi ha...
Era simpatico. Mi ha fermato mentre io stavo uscendo
e mi ha chiesto perché non fossi... in maschera.
Tu cosa gli hai risposto?
La verità, che stavo cercando un'amica.
E poi lui mi ha detto... [singhiozza]
...che conosceva benissimo Stefania, e che avremmo potuto aspettarla insieme.
E poi mi ha... Mi ha voluto per forza offrire da bere, però a me non andava.
Lui ha insistito. Diceva che aveva appena finito di lavorare.
Era gentile.
Sapresti riconoscerlo?
No, non... Sì, credo di sì. Non lo so. Non mi sentivo molto bene.
[singhiozza] Avevo mal di testa e mi girava la testa.
Mi, mi... veniva da ridere.
E poi...
È arrivata Stefania.
E mi ha portato via.
Fuori mi ha fatto vomitare e io mi sono sentita subito molto meglio.
A quel punto siamo arrivati alla fermata, e...
...e lì mi ha parlato di Michele.
Era disperata. Diceva che in tutto il mondo poteva fidarsi solo di me.
E tu cosa le hai detto?
Non l'avrei mai tradita, mai, in tutta la mia vita.
Stefania non voleva che uscissi perché lei voleva proteggermi.
Sapeva che mi avrebbero espulsa.
Se io le avessi dato retta, lei adesso sarebbe ancora viva.
Perché l'hai lasciata lì?
[singhiozza]
Io l'ho baciata.
E poi sono scappata via.
Mi vergogno molto.
Chiara non è colpa tua.
Chi è che impasticca i drink?
- Cosa? - Me l'hai detto tu l'altra sera.
Chi droga le ragazze nel tuo locale?
[Valeria] Voi controllate l'entrata.
[risate oltre la parete]
- [Andrea] E questa? - Per uso personale, stronzo.
[Valeria] Noi non siamo venuti qui per lui.
Non c'entro niente. È roba sua.
Che cazzo è quella?
L'ho uccisa io.
È questo che voleva sapere, no?
Voglio anche i dettagli.
Le ho seguite fino alla fermata.
Ero...
...furioso, perché Stefania mi aveva portato via Chiara.
Ed ero strafatto.
Mi sono bevuto una birra, per calmarmi.
Ma quando ho visto che Stefania è rimasta sola...
Ho capito che potevo rifarmi su di lei.
Solo che...
...quella stronza, mica ci stava.
Ho dovuto trascinarla di forza, giù al fiume.
Mentre era lì che si dimenava, come una pazza.
Mi ha dato anche un morso.
Guardi.
M'ha fatto male, eh.
Alla fine l'ho colpita con la bottiglia.
E l'ho spinta giù nell'acqua.
Poi sono tornato al locale come se niente fosse.
Devo aggiungere altri dettagli?
[eco di passi]
Chiara?
Mi prometti che verrai a trovarmi ancora?
Prometto.
- Vado. - Ciao.
Grazie.
Siamo pronti.
[fotografo] Profilo, dottoressa.
[scatto fotografico]
[fotografo] Profilo. Bene così.
[porta si apre]
- Procedi con il test del DNA? - Non c'è bisogno, ha confessato.
- Ti devo delle scuse. - Anche io.
Valeria, quello che succede qui non dovrebbe interferire con noi.
È quasi impossibile, lo sai.
Vado a casa.
[Valeria sospira profondamente]
[tuoni e pioggia]
[Valeria] Che fate?
Guarda le stelle, zia.
Ma è bellissimo, Costy.
Me l'ha regalato lei.
Ciao, Valeria.
[Lucia] Tieni. Il tuo latte.
[Giacomo] Grazie.
Dallo a me.
Facciamo spazio alla zia, su!
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