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[citofono]
[citofono insistente]
Stanno già qua!
Il primo giorno con la scorta, che figura di merda!
- Buongiorno. - Buongiorno, scusate.
No, no, lasci che lo faccio io, scusate.
Scusate, ma si passa di qua per la Procura?
Scusi?
È una strada più lunga, ma è più sicura.
Pensavo che ci fosse la radio a bordo.
C'è, c'è.
Ma tutte le blindate sono così?
Questa non è blindata, Procuratrice.
Quello che passa il convento.
- Ma che cosa fa? - Voglio scendere.
- Dottoressa, non qui. - Fatemi scendere.
La dobbiamo accompagnare in Procura, si calmi.
- Voglio scendere. - Sì, ma non manca molto.
Fatemi scendere, ma chi cazzo siete? Non vi siete manco presentati.
Ma se è stata lei ad arrivare come una furia.
- Voglio scendere! - È entrata a testa bassa.
- Apri questa cazzo di portiera! - Accosta, accosta.
Aspetti, ma si vuole calmare? Questi sono i nostri turni.
Procuratrice, siamo stati assegnati a lei, controlli.
Se vuole possiamo chiamare il capitano Giordano.
Paola Romano.
Noi lo sappiamo chi è lei, Procuratrice.
Giulio Licata. Sono il suo capo-scorta.
Allora? La possiamo accompagnare in Procura?
Scusatemi, davvero scusatemi.
Vai.
Barone, hai cinque minuti?
No. Sto scendendo.
Un momento.
Ma che c'è? Sei strana, che c'è?
Niente,
sono giorni che te ne stai chiuso là sotto nel bunker escludendomi da tutto.
Ora mi devi stare a sentire oppure...
Oppure cosa? Cosa?
Paola, io forse ho esagerato con te, ti chiedo scusa, ma non so come dirtelo,
tu hai sbagliato lavoro, avresti dovuto fare il giudice civile.
Pensaci, sei ancora in tempo.
Sissignore, certo che ho provato a piazzare il GPS ma è troppo rischioso.
La pasticcera tiene la macchina in un box con l'allarme.
- Però di giorno la usa. - Ci lavora, Saverio.
Ci fa le consegne, sale e scende in cinque minuti.
Il martedì va a trovare il marito in carcere e poi torna a casa.
Lo capisci che se s'accorge di noi non ci resta più niente o no?
- Dobbiamo avere pazienza. - No. Dobbiamo spingere.
Cristo Santo, me lo hai detto tu
che Vitale le ha ordinato di non andarlo a trovare, lei obbedisce.
Ascoltami, io voglio quel GPS su quell'auto
e voglio trovare una soluzione ora.
Eh sì, certo, infatti
sono giorni che sforniamo soluzioni geniali sotterrati qua sotto.
Io qui sotto mi sento concentrato.
E io invece no.
Ci aggiorniamo a dopo. Francesca.
Minchia, non ci si può parlare proprio.
Perché con te invece ultimamente...
Sì, lo so, scusa.
Non abbiamo più parlato da quando... insomma...
No, non intendevo quello, tranquillo, non c'è niente da dire.
Vedi, Francesca, il mio corpo mi ha avvisato.
Mi ha aiutato a concentrarmi su quello che è davvero importante.
Lavoriamo.
Lavoriamo.
[Saverio] E l'importante era soltanto fare in fretta.
Chi siete? Non potete stare qui.
No, guardi, noi stiamo andando in archivio.
Tornate indietro, prendete le scale al primo piano.
[squilli di cellulare]
[Saverio] Imparare dai miei errori e far funzionare un piano
per scovare Vitale.
Anzi, per farci portare da lui.
[dialogo non udibile]
[Saverio] La più grande retata di posteggiatori abusivi
che Palermo potesse ricordare: 120 persone identificate, multate
e tolte dalle strade per sostituirne una soltanto.
[Saverio] Per smettere di sentirmi una preda dovevo rimanere qui immobile,
in ascolto, senza fare il minimo rumore.
[Saverio] Usare l'astuzia,
predisponendo una semplice deviazione di chiamata,
per elargire a Elisa i consigli interessati di Maga Francesca.
[Saverio] Creare un'esca con un vecchio pizzino di Vitale
imitando la sua calligrafia.
[Saverio] E poi colpire,
più veloce di lui, più forte di lui.
[Saverio] Vito... il bosco è la mia casa.
L'ho trovato, spacca legna a casa di Guarino.
Ma ora è Galea a prendersi cura di lui.
Quando lo faccio? La notte è senza protezione e io posso essere veloce.
Non fare niente, aspetta ordini.
Vabbè.
Davide?
Te la posso dire una cosa? Mi spaventa stare in quella stanza.
Silenzio, statue, ombre...
Mi pare un film dell'orrore.
Con tutto il rispetto per le statue sante, quanto tempo ci devo dormire io là?
Tu pensi veramente che io sia come un padre per te?
Certo.
- Vieni con me. - Sì.
Voglio insegnarti una cosa.
Che cosa?
Minchia! Ma veramente posso scegliere quello che voglio?
Sì.
Abbassa l'arma, abbassa.
Vieni.
Allora, Davide, una cosa è scegliere di non sparare,
un'altra è non saper sparare.
Per cui adesso noi ci mettiamo qui, belli fermi, con le spalle dritte,
il polso fermo
e prima di premere il grilletto mi raccomando trattieni il fiato.
Questo lo carichi da qui.
E io adesso ti metto queste, che magari il rumore ti spaventa.
Così.
E mi raccomando, non perdere mai di vista il bersaglio, mai.
E Isacco si rivolse al padre Abramo dicendo: "Padre mio".
E Abramo disse:
"Eccomi, figlio mio".
Dov'è l'agnello per l'Olocausto?
Dio provvederà all'agnello.
Giuro per me stesso, oracolo del Signore,
perché tu mi hai fatto questo
e non mi hai risparmiato tuo figlio, il tuo unico figlio.
Io ti benedirò
e renderò numerosa la tua discendenza,
come le stelle del cielo
e la tua discendenza
si impadronirà delle città nemiche.
Come sono andato?
Grazie, Pietro.
Sei andato bene.
Sei andato molto bene.
[squilli di cellulare]
Andrea, ce lo teniamo il nostro posto di lavoro, fidati.
Su Vitale abbiamo fatto enormi passi avanti.
Tu come stai? Stai bene?
Certo che sto bene, perché?
Perché Navarra sostiene di avere qualche problema di comunicazione con te.
Tranquillo, è tutto a posto.
E perché il tuo psichiatra mi ha chiamato per dirmi
che hai appena interrotto la terapia
e perché Giada chiama me per sapere come stai, ecco perché.
Saverio?
Saverio?
Andrea, va tutto bene, d'accordo?
Sto lasciando da parte qualche cosa,
ma tu mi hai tirato giù da quelle montagne per prendere Vitale
e adesso ci siamo quasi, me lo sento.
Lo prendo e poi sono pronto a parlare di tutto,
ad occuparmi di tutto, te lo prometto, funzionerà, ma tu fidati di me,.
- Ciao. - Ciao.
Vito, la prima volta in Procura mi tremavano le gambe.
E poi ci siamo tornati...
Che rottura di minchia! Dimmi quello che abbiamo e poi mi racconti i tuoi pensieri.
Allora...
Sta in un bunker, al piano meno uno.
Se esce lo spostano con un furgone del servizio lavanderia della Procura.
Rampa tre, quella su Via Torrisi.
Bravo! Hai visto? Che ci voleva?
Bravo.
Dimmi i tuoi pensieri.
Ti ricordi quando facevamo windsurf?
Più l'onda è alta, più rischi,
più ti senti potente.
- Tu sei proprio fortunato, lo sai? - Per che cosa?
A fare quello che vorrei tanto fare io.
Ti trovi una bella finestra che dà su quella rampa.
Fai saltare in aria il furgone...
E poi me lo vieni a dire, che dici?
È abbastanza alta l'onda? Sì?
Com'è che era?
Fai del bene che ti fa bene.
E tutto torna.
[squilli di cellulare]
E che cazzo!
No, no, no, non adesso.
Ci sono.
Buonasera, sono Maga Francesca.
Me lei è sicura?
La sua collega diceva il contrario, è lui che non mi vuole vedere.
Sì, però devi considerare che le carte sono cambiate,
le cose si stanno muovendo.
È uscita la fontana,
che è una carta molto potente.
Non indica necessariamente cose positive, ma produce un cambiamento
e i suoi effetti sono duraturi.
La cosa importante è che è uscita tra la sorpresa e la consolazione,
quindi il messaggio è chiaro, puoi ben sperare.
Grazie! Grazie! Dico, davvero?
Allora forse magari devo aspettare sue notizie.
No, non devi aspettare, prendi l'iniziativa.
Non devi perdere una congiuntura così fortunata.
No, e quando mai!
Figuriamoci! Grazie.
[squilli di cellulare]
Sì?
[Vitale] Ti ricordi quando parlavamo con le radioline che ti ho regalato a Natale'
Tu avevi fatto la brava e io te le avevo promesse.
E pure io sto facendo il bravo e mi merito un regalo.
Però ancora mancano mesi a Natale.
No, no, manca meno, molto meno.
Però il mio regalo dev'essere bello, grande, col botto.
Perché ho fatto come mi hai detto tu, Giusy.
Sacrificio.
E allora per me sarà Natale tutti i giorni.
Dimmi che è così, piccoletta. È vero o no?
Certo che è così, Vito, certo che è così.
[Navarra alla radio] Saverio? Saverio?
[donna nel sogno] Saverio?
Scusami.
Torna con un topino.
[Saverio] E perché vuoi un topino?
[Carlotta] Perché fa paura.
[Navarra alla radio] Saverio, rispondi, Cristo!
Saverio, ci sei?
Saverio, cazzo, rispondi!
Dai Saverio, dai.
- Navarra, dimmi. - Mi sa che ci siamo.
- E parla. - La Barazza si sta muovendo.
Si sta dirigendo verso la fontana.
[Navarra] È ripartita.
Le stiamo dietro.
Riusciamo a mantenere la giusta distanza, il GPS funziona benissimo.
Riuscite a vedere dove sta andando?
Ancora no, Saverio, ma ti posso confermare una cosa.
Non sta facendo il suo solito giro.
[musica dall'autoradio]
[Navarra] Sembra si stia dirigendo verso un casolare in contrada Cannareto.
Confermo, ha appena parcheggiato.
Vito?
Vito?
Elisa!
[Navarra] È lui, cazzo!
Ma che minchia...
[Navarra] Che facciamo? Li lasciamo scopare?
'Sta minchia! Entriamo adesso.
Ma ti avevo ordinato di non venire.
Lo so, ma poi con quello che mi hai scritto, io pensavo che...
Scritto? Io non ti ho scritto.
Polizia!
Stai giù!
[grida dalla radio]
Forza, ragazzi, dai!
Saverio, ce l'abbiamo.
[Navarra] Senti, stavo pensando...
Vogliamo fare uno dei nostri tentativi?
Di quelli che crollano in macchina e ci fanno fare il botto ancora più grosso?
Perché no? Se questo pezzo di merda sa qualcosa,
ti bastano 50 sbirri per prendere Provenzano.
Il furgone è pronto, i ragazzi sono tutti qui.
Si può fare, Saverio, si può fare.
Esci, Barone, forza.
Vieni da me.
[sirene]
[grida di giubilo]
Buonasera, Vitale, mi hanno detto che mi stava cercando.
Sì, morivo dalla voglia di vedere il buco del culo dove che ti eri nascosto.
Accontentato.
Immagino che sappia come funziona.
Se si pente, ci faccio levare le manette e ci facciamo una chiacchiera.
Io non mi pento di una minchia.
Però tu vieni qua.
Toglimele, se sei uomo.
Allora ci vediamo in Corte d'Assise.
Me l'avevano detto, Barone.
Da un anno ti cachi sotto dalla paura e non esci da qua dentro.
E neanche oggi sei uscito.
Perché tu hai paura di me.
Se non sono uscito è perché sapevo che non si sarebbe pentito.
Vede, Vitale...
Lei ha sempre pensato che questo fosse un duello.
E invece no, era una caccia.
Siamo pronti.
Fermo, Galea! Vieni qua.
[Saverio] Pronti a spazzare via quel niente che rimaneva dei Corleonesi.
[Saverio] Fino alla radice.
Solo per sentire che in quel momento, in quell'esatto momento,
io, Saverio Barone,
stavo consegnando Cosa Nostra a Pietro Aglieri e Bernardo Provenzano.
[dialogo non udibile]
[Saverio] Per liberare me avevo arrestato il loro ultimo nemico,
per poterli prendere, avevo fatto loro un altro favore.
[Saverio] Ma non sarebbe durata.
[Saverio] Io sono la crepa della vostra tranquillità, della vostra sicurezza.
Che vi ridurrà in frantumi.
[non udibile]
[Saverio] Costi quel che costi.
Non ti ho fatto i complimenti per Vitale.
Non è necessario, Zu Binu.
Ma non te li ho fatti perché non te li meriti, Pietro mio.
Comunque...
Quello che mi interessa è che non avremo un altro magistrato massacrato.
Il suo Gesù Cristo a Roma sarà contento, no?
E pure il tuo sarà felice, visto che hai lasciato vivo Vitale.
[Provenzano] Però pensa pure ai carcerati.
Zu Binu, io non me li dimentico affatto, ma loro stanno dentro e noi fuori
e alcuni di loro hanno ancora in testa di fare la guerra allo Stato.
E a noi questo non serve o no?
Non ce li dobbiamo dimenticare.
Se no uno che ti fa saltare un magistrato o che ti fa una strage
spunta fuori domani.
Certo, andiamo?
No.
Vacci tu, io mi sento troppo stanco per questa camminata.
[tossisce]
Biondo!
Ma Biondo e Provenzano non vengono?
Ti ha fatto incazzare?
Provenzano ragiona in maniera troppo lenta, pensa ancora ai carcerati.
Ricordati che il futuro è di chi corre e non si guarda indietro.
Minchia, Pietro tu sei il migliore, tu hai il mondo in mano.
Sì, lo so.
Andiamo.
È stanco, dottore, eh?
Un po' sì.
Adesso ci riorganizziamo.
La porto a prendere un caffè in centro, una bella passeggiata sulla spiaggia,
ma soprattutto la porto da sua figlia.
1.000 chilometri di stradine di montagna per arrivare a Roma,
nessun rischio, è perfetto, qualche giorno e sono pronto.
Grazie Leonardo. Sì, è arrivato il momento.
- [Elia] Ma stai scherzando? - No.
Cioè io dovrei autorizzarti a rimanere lì sotto?
L'hai detto tu, un anno fa.
Quel bunker è la condizione ideale per arrivare dove dobbiamo arrivare.
- Io non ho mai parlato di un bunker. - Hai parlato di ridimensionamento,
di concentrazione e io là dentro sono concentrato.
Preso Vitale, possiamo davvero iniziare a seguire la pista su Aglieri e Provenzano.
Ascoltami, Saverio, il fatto che tu non vuoi muoverti di lì
e che ti dimentichi di festeggiare mi fa pensare male.
Abbiamo una pista che porta dritta al numero Cinque del sistema Provenzano.
Abbiamo un patto io e te, un obbiettivo.
Non puoi fermarmi adesso che tutto inizia a funzionare.
- Mi fai due palle, a volte! - Oh, grazie.
- Va bene così? - Perfetto.
Ah, l'agenda.
Certo.
- Posso fare altro per te? - Sì.
Questa Paola Romano, dico...
Secondo me ha un problema personale nei miei confronti.
- Ti alleggerisco se te la tolgo? - Sì.
Che poi è sparita, è in malattia e non si è nemmeno presentata in conferenza stampa.
Mi levi un peso enorme.
È troppo presto per dirlo, ma spero di non essermi sbagliato su di lei.
Vai, va'.
Grazie.
Non capisco perché non ne vuoi parlare. Ma non eri su Vitale?
No, papà, è solo una questione di sedie.
Non possiamo andare in conferenza stampa in mille.
Paola, abbi pazienza, menti malissimo.
Elia mi ha detto che sono giorni che non vai in Procura.
Non ho capito, tu senti Elia?
E perché? Papà?
- Che cosa vi dite? - Assolutamente niente.
Non sto dicendo proprio niente.
- Ma mi hai raccomandato, papà? - Ma che raccomandata!
Stai scherzando? Ho solamente parlato di te.
Posso parlare bene di mia figlia?
So che ci tenevi così tanto ad andare all'Antimafia
e ho detto che sei brava, volenterosa, niente di più.
Ma veramente fai? Papà, non ci posso credere, non ci credo veramente.
Ascoltami bene, Paoletta.
Da quando sei lì io e la mamma ti sentiamo molto infelice.
Torna qua, chiedi il trasferimento, torna a casa.
C'è il tuo studio che ti aspetta.
Paoletta, non c'è nessun problema, è chiaro?
Ho una chiamata sotto, ci sentiamo più tardi.
Hai visto?
Che fai qui?
Che intendi fare, Cacanidu?
Dirlo a Elia, a Russo, a Minnella, ai Ros,
che stai lavorando con la Mobile su un'indagine che non è tua.
Capirai, sempre fatto.
Sì, ma stavolta ci vanno di mezzo Navarra, Francesca Lagoglio
e Elia che ti sta coprendo.
Tu non hai idea di dove ti stai mettendo.
Fammi entrare in squadra.
- Che cos'è? Un ricatto? - Sì.
No, io sto cercando di prendermi l'opportunità che tu non vuoi darmi.
E io ne ho bisogno, ora.
Tu sei su un treno che porta a Provenzano passando per Aglieri.
Io voglio salirci, oppure ti tiro giù.
Se ci tieni così tanto perché non sei venuta alla conferenza stampa su Vitale?
Perché non me lo meritavo.
Mettimi alla prova, cazzo.
Mi annoi.
Barone!
Tu non mi conosci ma io lo faccio, io ti tiro giù.
Ne sono capace.
Fallo.
[dialogo indistinto]
[Francesca] Questi sono gli uomini con cui parla Matranga, sono sempre gli stessi.
Questo signore 18 anni per omicidio,
quest'altro sette per estorsione aggravata.
Io pensavo che Matranga utilizzasse uno della sua cricca
per comunicare con il Biondo
e con la delega del magistrato di sorveglianza sono settimane
che controlliamo la loro posta, ma non viene fuori niente.
Perfetto.
Controlliamo la posta di tutto il braccio. Quanti sono?
30 detenuti a sezione per sei sezioni... 180.
Perfetto, 180.
Li smistiamo tra noi e gli uomini di Diego, leggiamo, fotocopiamo.
Scusa, quanti uomini pensi di avere?
Guarda che non siamo più ai tempi delle indagini su Brusca.
Siamo quattro gatti, cosa leggiamo e fotocopiamo?
E basta con questa palla!
Ma che c'è, Diego? Veramente, che c'è?
Ieri ti dava fastidio il fumo di sigarette, oggi che cos'è?
È che dopo Vitale non abbiamo più rifiatato neanche un minuto.
Stiamo sempre chiusi qua dentro, non so nemmeno più se è giorno o notte.
Questo non è più un lavoro, Saverio.
Avete ragione.
Vi sto obbligando a fare la mia stessa vita, vi capisco.
Adesso ditemelo sinceramente,
se siete troppo stanchi o se avete perso motivazione.
No, adesso non offendiamo.
Diego non ha perso motivazione e neanche io.
- Lui ha ucciso Iacono, te lo ricordi? - Sì.
Siamo pochi, ha ragione Diego
e le giornate storte contano più di quelle dritte, che di dritte non ce ne sono.
Se solo trovassi qualcuno con cui condividere questo peso...
- Vuoi una birra? - No, grazie.
Con tutto il rispetto, dottoressa, non è proprio quello che intendevo
quando ho detto che mi mancavano uomini.
Saverio, potevi chiedercelo.
E sempre con tutto il rispetto, come sappiamo che possiamo fidarci di lei?
Avete ragione, ma dovete sapere che la signorina qui presente
stamattina è venuta da me e mi ha ricattato.
Mi ha rubato il materiale sulle nostre indagini.
Cominciamo bene, dottoressa.
Però, come si dice, da adesso in poi è nostra complice.
Noi cadiamo, tu cadi, chiaro?
Chiaro, non vedo l'ora di cominciare, per me possiamo stare qua tutta la notte.
Sorveglianza a circuito chiuso di un sodale di Aglieri e Provenzano,
tutto legale, cara collega.
La direzione ha la delega del magistrato di sorveglianza e ci gira i video
e in quel braccio hanno tutti il visto di censura sulla corrispondenza.
Allora quello è Matranga.
Vedo che sei bravissimo, l'introduzione puoi fargliela da solo.
Noi per stasera abbiamo dato, ci vediamo domani?
No, mercoledì. Domani Zaza mi porta a Roma a vedere mia figlia.
Bene, Barone.
Buonanotte, dottoressa.
Allora...
[dialogo non udibile]
[non udibile]
- Dottore, ma non è entrato? - No, andiamo.
Cosa stai facendo?
Sono venuto per vedere lei, non per farmi vedere da lei.
Saverio.
Ma tu lo capisci che se adesso entro, a Palermo ci torni da solo?
[Saverio] Ho sempre lavorato, tutti i giorni della mia vita.
Ho soffocato ogni sentimento smettendo di parlare con mia figlia,
perché era lei la mia debolezza
e come un vile ho sfruttato il dolore per usarlo contro i miei nemici.
[Saverio] La persona con cui non parli è quella che nasconde la tua debolezza.
La cassaforte perfetta che sorveglia tutti i tuoi segreti.
Navarra, sono Barone.
Ho avuto un'idea.
- Dici che è lui il tramite? - Sì, l'insospettabile, l'albanese.
Controlliamo la sua posta, vedrai che dentro ci sono le lettere di Matranga.
- Questo lo dici tu. - Meglio che controllarne 200, no?
Meglio che funzioni.
Avete ragione, vi ho buttato giù dal letto, ma ci sarà un motivo, fidatevi.
- È tutto? - Sì, credo di sì.
Allora da domani apriamo la posta dell'albanese.
- Buonanotte. - Buonanotte.
Con tua figlia tutto bene?
Bene, grazie.
Tutto bene, sì.
[Saverio] Mesi, giorni, ore infinite,
tutte spese ad aprire, leggere e richiudere lettere di un ragazzo
per scoprire la voce di Matranga.
Ordini, richieste dal carcere, favoritismi su appalti, legami politici,
nuovi accordi, nuovi nomi, nuovi orizzonti.
La mafia di Provenzano e Aglieri, dispiegata e criptata su carta,
un mondo inesplorato che non potevamo sfiorare senza uscire allo scoperto.
Il Cinque, detto il Biondo, dov'era? Chi era?
[Saverio] Quelle lettere dicevano tanto,
ma non rispondevano ancora a queste domande.
Giada, ciao, sono io.
Ti chiamavo per dirti che mi dispiace, ma non ce la faccio a venire.
Sono molto occupato.
Lo so che è Natale, lo so sì.
Carlotta come sta?
- Quest'anno sono troppi. - Pietro dice che va bene così.
Grazie!
- E quindi? - E quindi dicono che sei un santo.
Non ci credi?
Menomale che queste consegne sono finite.
Finite?
Non mi sembra, manca quella più importante.
- Sei agitato? - Minchia se sono agitato!
Vai, vai.
Questa qual è? Quella originale?
È la tua pensione di invalidità, Lina.
Ora vi danno i soldi, così state più tranquille.
Questo è un regalo di Pietro, Soniuccia.
Lo sapevo che eri un bravo picciotto.
Tu te lo meriti, Lina.
E lui è qua? Aspetta qua sotto?
Io te l'ho detto che Pietro era diverso.
Ci vediamo presto?
Sì.
- Un bacio te lo posso dare? - Sì.
Vieni, ti accompagno.
- Ciao, Lina. - Ciao.
Grazie.
- Ora non ti immaginare che... - No.
L'ho fatto per vederti sorridere.
Poi, se m vuoi dare un'opportunità, io ci sto.
- Ma allora significa che... - Che ti vedo domani qua sotto, no?
Sono mesi che non vieni e mi sei mancato.
[citofono]
Sì?
[Francesca] Sono io, apri.
Ma è Natale, che ci fai qui?
Apri o te le lascio davanti alla porta.
Ta dan!
Di' la verità, pensavi che fossero altre lettere dal carcere.
Ma no, cretina!
Sì, lo so che fa schifo, va bene?
Fa tutto schifo, non guardarmi così che mi metti in imbarazzo.
Tranquillo, abbiamo avuto momenti peggiori.
Allora mi vuoi proprio morto!
Ma poi è Natale, hai lasciato la tua famiglia per venirmi a raccattare?
Ho festeggiato con loro fino a poco fa.
- Sono le nove, Saverio. - Le nove?
Festeggiamo?
Minchia, bello!
[citofono]
Chi è ora?
Festeggiamo, tutti.
Come tutti?
- Dai, su! - Sì, ho capito.
Ecco, molto meglio.
Insomma...
- Posso? - Vai.
- Buon Natale, dottore. - Diego!
Ma non dovevi!
Ma dai... Andrea.
Saverio.
Dottoressa Romano, grazie mille.
Amico mio.
Allora, adesso sistemo tutto, eh?
Quindi...
Minchia, Carlo!
Minchia, Saverio!
Non mi chiami, non mi rispondi,
neanche alle lettere che t'ho mandato. una fatica scriverle...
Hai ragione, ma lo sai com'è.
Lo so, sì.
Come stai?
Brindiamo, è Natale.
E domani all'alba, giretto in moto.
Sì e che con tutto quello che ti sei bevuto tu all'alba ti riprendi?
Certo.
Sei proprio di buon umore, mi fai anche fumare.
Tieni.
Io ho capito perché siete qui, perché siete tutti qui.
Volete che esca da qua dentro, giusto?
Sì, Saverio, è stata una bellissima cena, ma vorremmo che fosse l'ultima qui dentro.
Quindi questo cos'è? Un agguato, ecco perché ci sei anche tu.
Sono mesi che ti cerco, sono venuto per vedere come stai.
Come sto, come sto...
Non ne posso più, me lo chiedete ogni cinque minuti.
Io sto bene, d'accordo?
Come ve lo devo dire? Sto bene qui dentro.
Tu non stai bene e io ho fatto una cazzata a farti restare.
Ma siete venuti a dirmi come devo vivere la mia vita?
Io non pretendo che voi facciate lo stesso, non vi ho mai chiesto questo.
Sì invece, tutti i giorni che ci chiedi di lavorare qui dentro fino a tardi.
Non possiamo restare qui per sempre, Saverio, né noi né te.
E quindi cos'è? Un ultimatum?
Ma no, mica è un ultimatum, dottore.
Allora, cerco di spiegarmi, va bene?
Io sto lavorando come non mi riusciva da tempo, va bene?
Sapete come ho fatto passi avanti con Vitale?
Da quando mi sono chiuso qui dentro anche di giorno.
Da qui l'ho preso, da qui sotto.
Adesso ho una nuova pista su Aglieri e Provenzano,
funziona, perché dovrei uscire da qui?
Ma ne usciamo insieme da qua.
Non sei solo, Saverio, continui a parlare come se lo fossi ma non è così.
Sta funzionando, capisci? Io funziono, capisci?
Perché insistete? Perché insistete così?
Perché non stai funzionando, Saverio.
Per niente.
Ti sei ubriacato, hai mangiato da solo uno schifo di pandoro con le mani,
allontani tutti, tratti di merda i tuoi collaboratori
e il giorno di Natale non sei con tua figlia di quattro anni.
Non ti permettere, Carlo.
Hai ragione, questi sono cazzi tuoi.
Ma tanto lo sai benissimo da solo che è uno schifo.
Non stai funzionando.
Hai dato un colpo di reni, ma i tuoi nervi stanno cedendo.
Per arrivare a Aglieri e Provenzano ci può volere ancora un sacco di tempo, lo sai?
Non sei manco alla metà dei miei anni di servizio e già sei cotto.
Carlo, lascia stare.
- Ci siamo sempre detti queste cose. - Non è il momento.
Ti ho detto che va bene, Andrea. Continua.
Cerco di dirti che tutti noi abbiamo un tot di ossigeno a disposizione.
Io reggevo perché avevo fatto economia,
o risparmiavo, stando in famiglia, con gli amici.
Tu invece stai bruciando tutto assieme e questa mi pare tanto l'ultima fermata.
Amen.
Porca puttana, Carlo.
Eh, lo so.
Pure io me lo immaginavo diverso il nostro incontro.
Se ti piace ancora distruggere le persone perché non torni?
Dato che sono bollito, hai visto mai che si libera un posto.
Ok, ho capito.
Ieri sera ho visto un film, "Una poltrona per due".
Non so se...
È incredibile che un senzatetto possa diventare
uno squalo della finanza in due mesi.
Ma è un film, Paola.
Dove trovate il tempo per vedere certi film?
Ma quello è un film di dieci anni fa.
E come mi stanno sul cazzo quei due vecchiacci che scommettono.
Eh.
[ridono]
E va bene.
Se provassi...
Se provassi a uscire da qui...
Grande squadra!
Buon Natale, Save'.
Buon Natale a te e grazie.
- Brindisi? - Direi!
[dialogo non udibile]
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