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Original subtitles

Papà? Mamma voleva sapere se venivi oggi...

Ma perché? C'è anche bel tempo! E poi si può fare anche il bagno.

Va bene, glielo dico, ciao.

Professore!

A me non mi va di fare il bagno.

Guarda che l'acqua fredda fa bene alla cellulite.

Ma che ho la cellulite io?

Sulla pancia. Non tanta, ma un po'.

Vabbè dai, andiamo al bar.

C'è papà.

- Ma non doveva tornare domani? - Andiamo!

- Papà! - Papà!

< Lucio! < Hanno sparato a Mario!

- Mario chi? - L'amico di papà.

- Secondo te spareranno anche a papà? - Non lo so.

(UOMO) Coloro che hanno letto sui libri di storia che era tempo di pace

e non di guerra, si sono ritrovati vedove e orfani in un Paese ottuso,

pavido, incapace di guardare in faccia la realtà.

- Hai saputo qualcosa? - No.

Era proprio una guerra quella che si stava consumando...

< Per troppo tempo questo paese...

Vedrai che l'hai vinto tu, lo dicono tutti.

- E la Carletti? - Ha la metà delle tue pubblicazioni.

Vorrei dare la parola a Carlo, che con Mario ha condiviso tanto...

Mario era un grande giurista, che sapeva anche insegnare

e meritatamente era diventato preside di questa facoltà.

Ma soprattutto era un mio amico.

Ogni volta che ricordiamo quel giorno io rivivo tutto da capo,

lo shock, il dolore, la rabbia... la perdita.

Sto invecchiando e mi riesce sempre più difficile parlarne

senza commuovermi. Preferisco lasciare la parola ai giovani.

Grazie, Carlo, ma sappiamo benissimo che mio padre

aveva un caratteraccio terribile, è vero?

- Sei venuta, grazie. - Figurati, ma io lavoro qui.

- Perché mi guardi così? Sono un po' invecchiata? - No.

Sei sempre uguale...

- Ciao, Caterina! - Ciao, Teresa.

Ho saputo di tua madre, mi è dispiaciuto molto.

Grazie, abbiamo ricevuto il telegramma.

- Marco, il preside ci sta aspettando. - Sì, mamma.

Scusate.

- Questo è per te. - Grazie.

È lì che lo hanno ammazzato.

Fermi così.

(CATERINA) Ma che è successo qui? Nando, che ti hanno fatto?

(CATERINA) Ma chi è che mette a posto tutto questo casino?

Noi! Ci mettiamo solo cinque minuti, tranquilla, ciao.

Non devi fare queste cose a Nando, puoi fargli male.

No, quando gli abbiamo messo gli elettrodi, scodinzolava!

È buffo, vero? Dove vai, scusa?

- Vorrei andare in cucina... - No, prima con Gabriele

in cucina abbiamo mischiato un po' di colori, abbiamo fatto un casino.

- Che leggi? - Il libro di Tessandori...

- Hai sete? - No.

- Bel ragazzo, eh? - Sì. - Che figo!

Da figlio a figlia. E che dedica è?

Intende i figli delle vittime.

Ma è incredibile, guarda come li stampano i libri,

questi caratteri sono enormi, sembra un libro per ciechi...

Vabbè, quando lo finisci me lo giri, tanto ci metti poco.

Quello, stampato giusto, so' tre pagine.

- Non puoi essere geloso di tutti. - lo non sono geloso di tutti.

< Geloso...

CLACSON

Ciao, siete in ritardo.

- Il bagno funziona? - Certo, perché?

- Vai! - Grazie.

Cosa è successo?

Ieri a Gaeta dopo il concerto ha mangiato le cozze, è allergico.

- E perché le ha mangiate? - Gli piacciono tanto...

È carino qui, non vi dispiace vendere?

< No, per niente.

Scusa, non vuoi salire un attimo....

Siamo in ritardo e poi c'ho da fare... e non mi va.

Vabbè, però ci sono tante cose da fare, una mano mi servirebbe.

Io se vuoi posso svuotare il garage, che comunque è tutta roba mia.

- Va bene, quando? - Nel weekend.

- Ah, nel weekend? - Sì. - Sì?

- Davvero! - Sì, sì.

SEGNALE DI LINEA OCCUPATA

SEGNALE DI LINEA LIBERA

COMPONE UN NUMERO

SEGNALE DI LINEA OCCUPATA

AGGANCIA

COMPONE UN NUMERO

- Come va? - Molto meglio, sì.

Ha la rotella... ma funziona?

C'è il segnale, ma non telefona.

Ho provato, poi è strano perché comunque era staccato.

Erano belli i telefoni così.

- Ma tua sorella? - Mia sorella? È andata via.

- Come, andata via? - Sì!

- Che fai, mi lasci qui? - Sali, sbrigati.

SEGNALE DI LINEA LIBERA

SQUILLA LIBERO

Pronto, pronto? Chi parla?

BRUSIO INDISTINTO

Cate, secondo me è un'ingiustizia e non lo dico solo io.

- Dov'è Tonini? - Non è nel suo ufficio, lo cerchiamo da stamattina.

Lo sapevo, quando ti vergogni di qualcosa è qui che vieni.

Vedi, il mio collega di storia del cinema, la mattina,

mette su un film ed ecco che è fatta la lezione.

- Mi sa che ho sbagliato tutto. - lntanto tu un posto fisso ce l'hai.

Caterina, la Carletti sono nove anni che aspetta...

Ma io ho il doppio delle pubblicazioni.

Io non ho potere, ho fatto il possibile, ma sono isolato.

< Chi è? - Buongiorno signora, mi scusi, sono Caterina Astengo,

prima abitavo nel suo appartamento, non so se si ricorda.

< Ma certo, vuole salire? - Sì, grazie.

CAMPANELLO

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Mi scusi. - Prego, si accomodi.

Chissà quanti ricordi in questa casa.

Sì.

Posso... posso vedere la mia stanza?

- Ma certo, prego. - Vado. - Vada, vada.

Questa era la mia camera.

Adesso è la camera di mio figlio.

- Ma voi avete... avete anche una bambina? - No.

- Mio figlio è figlio unico. - Strano.

- Ho telefonato e mi ha risposto una bambina. - Avrà sbagliato.

Ma lei è la figlia del Professore? Quello rapito dalle Brigate Rosse?

Sì, ma ufficialmente è scomparso, non ci sono mai state rivendicazioni.

- È successo... - Trent'anni fa. Sì.

Oh, mio Dio, che puzza! Lori? Che è successo?

Nando ha sbattuto contro una lampada, è successo un casino.

- Ma è tutto sotto controllo. - Ma dov'è, gli hai fatto del male?

- Ma no, Cate! - Nando! - È di là, è solo un po' scosso.

Io ti avevo anche chiamato, ma tu non ci sei mai quando ti chiamo!

- Dio mio! - Comunque è tutto a posto, sta tranquilla! - Sì.

(LORENZO) Cazzo!

- Comunque il concorso l'ha vinto un'altra! - No!

Ma davvero? Mi dispiace...

Scusa.

- Lori. > Ehi.

Secondo te, i viaggi nel tempo... sono possibili?

In teoria sì, in pratica no. Perché?

No, niente. Oddio!

(CATERINA) Ciao, sono alla Sabbie D'oro.

< Caterina che ci fai ancora lì, il trasloco è finito.

A parte che non è finito, bisogna mettere a posto tante cose,

e poi c'è il garage da svuotare.

Ti ho detto che al garage ci penso io?

Ci penso io nel weekend, te l'ho detto.

Va bene, comunque c'è un'altra cosa, c'è un problema con il telefono.

- Quale telefono? < Quello della casa al mare. Funziona ancora.

Non è possibile. È staccato.

Lo so, infatti non funziona...

vabbè però io ho provato a fare un numero,

il nostro vecchio numero di casa di via di Torre Rossa.

- E... ha risposto qualcuno. < È un contatto, per forza.

Senti, Caterina, fammi una cortesia, torna a casa.

< Non stare lì che ti immalinconisci.

Sì, va bene.

Ciao, ciao.

- Dimmi. - Senti, hai fissato la data di Gorizia?

Sì, mercoledì.

Io vi avevo detto che mi andavano bene tutti i giorni tranne mercoledì

che c'è la cresima di mio cugino.

Mi son dimenticata, scusami... non la posso più spostare però,

perché ho già spostato da lunedì a mercoledì per Max.

Appunto, per Max hai spostato, perché per me non puoi...

Max è diverso, Max è il cantante, lui non lo posso sostituire.

A me puoi sostituire però.

Sì, per una volta, non se ne accorge nessuno.

Andiamo che siamo in ritardo, dai.

Attento che la porta è rotta!

< Pronto?

- Pronto. Con chi parlo? < Caterina.

< Chi sei, zia? - Sì.

Vuoi che ti passo mamma?

- Sì. - lo le calze non me le metto mi danno fastidio!

Scusa un secondo...

E invece te le devi mettere, perché oggi devi essere elegante.

< Vai a chiamare mamma e dille che c'è zia Giorgia al telefono.

- Ma pizzicano! - A me non mi interessa...

Caterina, che giorno è oggi? Che anno è?

- Vai a chiamare mamma! - Mamma!

Ci vediamo all'università, zia?

All'università, ma perché, oggi che cosa succede?

< C'è la cerimonia, ti sei scordata? Papà è diventato preside.

No, no, mi ricordo... allora papà c'è ancora.

Sì, è giù che ci aspetta. Oggi andiamo con la scorta.

- Mamma ha detto che posso non metterle! - Non è giusto, mamma!

- Pronto? < Mamma! - Pronto?

< (MAMMA Dl CATERINA) Lo sai com'è fatta...

Dai, a mamma, vieni.

Ci mettiamo i calzettoni, questi mica danno fastidio.

- Mamma. - Sì.

Visto che hanno sparato all'altro preside, spareranno pure a papà?

Non si dicono neanche per scherzo queste cose, capito?

Scusa.

Ah, ti vogliono al telefono.

Pronto?

Mamma...

< Pronto? Pronto?

(UOMO) Preside, da questa parte.

- È lì che lo hanno ammazzato. - Guarda, c'è l'amica di papà.

- Non devi chiamarla così quella! - Mi fai male...

- Non devi dirlo a nessuno, hai giurato! - Lo so.

< (UOMO) Fermi così.

- Ciao. - Ciao. - Prego.

- Salve, Barbara Astengo. - Loris Poletti.

E loro sono i Gatto Ciliegia.

Io e lei noi non ci siamo già visti da qualche altra parte?

No, ci siamo solo parlati per telefono...

Ah, beh, accomodiamoci.

> Ragazzi, io ho visto molti dei vostri concerti.

> Mi siete piaciuti e ho voluto conoscervi di persona.

- Tu sei il batterista, vero? - No, io sono la seconda chitarra.

- Noi non ce l'abbiamo la batteria. - Chiedo venia.

Alle volte l'età fa strani scherzi. Vabbè, comincia pure coi ragazzi.

Io vorrei una pepata di cozze, per favore.

No, Giuseppe, le cozze no.

Su che va mangiata calda, dai, ancora.

Basta, grazie.

- Barbara, il formaggio. - Grazie. - Prego.

E quindi vi dicevo che ci ha raccontato a storia della sua vita,

una storia incredibile.

Per vent'anni ha venduto cavalli in Argentina,

ed è così che ha fatto i soldi,

e adesso possiede tre stabilimenti e un albergo

e ha deciso di investire i suoi risparmi in gruppi emergenti

- e quindi ha pensato a noi. - Ah, però, forte.

Senti, ma non è che già che c'è magari cambia il nome?

Perché il nome del gruppo è strano, io non me lo ricordo mai...

Mastro Ciliegia è un nome bellissimo secondo me.

- Gatto Ciliegia. - Ah, Gatto, scusami.

- Questa carbonara è ottima. - Vero. Spaziale, eh?

Perché devi sempre dirgli che la sua carbonara è buonissima.

- Per farlo contento. - Ma non è un coglione.

- Chi ha detto che è un coglione? - Vabbè, comunque io sto male,

mi devo prendere qualcosa per digerire.

Posso averlo anch'io?

Questa casa poi non la sopporto più, meno male che la cambiamo.

- Ma dovete trovarla ancora, no? - La troveremo.

A proposito, hai pensato cosa fare con la tua parte?

Ancora no.

Vabbè, pensaci, perché se non compri una casa,

se non investi in qualche modo, è un peccato.

Sono un sacco di soldi, se non altro per rispetto verso mamma, no?

Possiamo non parlarne stasera? Che ero tanto di buon umore...

Certo, come non detto.

Però ormai l'hai detto, adesso siamo tristi tutte e due.

Certo, siamo tristi per colpa mia, non perché è morta mamma...

- Perché ho detto una cosa sbagliata. - Sì, parli sempre di cose tristi.

- Che bevete? - Niente.

BRUSIO INDISTINTO DELLA TV

< Il contratto individuale, ossia la lettera di assunzione, è un contratto

che viene stipulato fra il lavoratore singolo e il datore.

Tale contratto non può derogare alla legge, ma può contenere

delle disposizioni in melius o rispetto al contratto collettivo.

Va bene, basta così, grazie.

- Mi scusi... - Sì?

- Volevo dirle che ho letto il libro di suo padre. - Ah, quale?

La Ragione irrevocabile.

Ah, è un testo vecchissimo, dove l'ha trovato?

Papà era un allievo di suo padre, è stato lui a volere che lo leggessi.

Io l'ho trovato un capolavoro, secondo me dovrebbe essere d'obbligo

in tutti i programmi d'esame di Diritto del Lavoro.

Mah, comunque è un testo superato. Auguri.

La ragione irrevocabile... era un saggio importante.

Potevi dargli un po' di soddisfazione.

Vabbè, le ho detto quello che penso.

- Ciao, venite a pranzo? - Sì.

- No, io non posso. Ho un appuntamento. - Con Tessandori?

- Come fai a saperlo? - È qui fuori da mezz'ora.

Io non riuscirei a scrivere niente su quello che mi è successo.

- È più facile di quanto pensi. - Sì? No, non credo.

Senti... No, dunque...

Ci sono delle cose che ho segnato, delle coincidenze strane...

- Te lo sei studiato proprio, è tutto sottolineato. - Sì, vabbè...

Per esempio, anche a mio padre hanno rubato la borsa.

È successo il giorno in cui è sparito.

Quella è una cosa che non significa niente,

papà era distratto, la sua se l'era dimenticata,

l'hanno ritrovata nel dipartimento qualche mese dopo...

Però quella di mio padre non è mai stata trovata.

Bisognerebbe sapere cosa ci teneva dentro,

sapere se ci teneva dei documenti...

Cate! Caterina! Oh!

- Chi è? - Il mio fidanzato.

- È successo qualcosa di grave che fa quei gesti? - No.

Dobbiamo andare a vedere una casa.

- Ciao. - Ciao. - Guarda che facciamo tardi.

- Sì, lui è Marco. - Marco, molto piacere.

- Oh, sei tu quella in fissa con gli orari. - Ma perché, è lontano?

- No, però prendiamo la macchina. - Ciao, ci vediamo.

- È simpatico. - Ma se non gli hai neanche parlato!

Forse dovevi girare al viale che c'era prima...

Sì, ma... però è troppo lontano questo posto,

io non posso fare tutti questi chilometri ogni giorno.

Non è lontano, guarda che c'è il trenino, una volta alla stazione,

all'università ci metti un attimo.

- Che c'hai? - Niente.

Sono un po' pensierosa, un po' malinconica,

vabbè, il 19 è l'anniversario della scomparsa di mio padre.

- Buongiorno. - Buongiorno. - Molto piacere, Lorenzo.

- Lei è Caterina. - Molto lieto.

Prego, seguitemi.

Viene proprio un bel condominio, vedete,

immerso nel verde, lontano dal caos e dai rumori della città...

E poi qua intorno c'è tutto.

L'Ikea, un nuovo centro commerciale che stanno costruendo adesso,

l'imbocco dell'autostrada a un passo.

E fra l'altro, pare, che ci fanno anche lo stadio nuovo della Lazio.

lo però sono romanista...

E poi vedete com'è ampio, luminoso?

C'è proprio un senso di calma, di serenità. No?

Il giardino è un po' troppo piccolo.

- Noi abbiamo anche un cane. - Ah, sì? Che cane è?

Un chihuahua.

- Cate, ma stai ascoltando? - Sì, sì.

C'è anche il box auto, vero?

Certo, vede, dalla cartina, è situato al livello inferiore.

< Non trovo più la mia borsa! Non trovo più la borsa!

< (TESSANDORI) Bisognerebbe sapere cosa ci teneva dentro.

- Ti piace? - No...

Nemmeno a me. Vabbè, scusa...

Senta, noi avremmo bisogno di qualcosa anche... di meno nuovo.

- Vero, Cate? - Sì.

Sempre però con il giardino o con la terrazza per il cane.

Abbiamo tante alternative da valutare la prossima settimana

- se voi siete disponibili. - Ma certo.

Scusi. Mi sono ricordata che devo prendere una cosa da casa al mare.

Vabbè, allora andiamo insieme.

- No, ma io sono già di strada, ci vediamo a casa. - Ma io?

Tu? Non hai detto che c'è il trenino, comodo?

- Prendi il trenino. Ciao, arrivederci. - Arrivederci.

Ciao, eh?

- Se vuole le do un passaggio io. - Ah, sì? Lei c'ha la macchina?

- C'ho lo scooter. - È grosso?

- Un 500. - Ammazza, è comodo allora. - Abbastanza.

(STEREO) Ora comincia la parte più importante, la parte aerobica,

per favore nei prossimi sei minuti non smettete mai di muovervi,

ed ora sul posto facciamo footing.

MUSICA MOVIMENTATA

(STEREO) Energia, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8... respirare!

(STEREO) 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, respirare!

(SOTTOVOCE) Barbara... vieni.

(SOTTOVOCE) Barbara, Barbara! Vieni.

- Che devo fare? - Ho bisogno che tu mi fai il palo.

Ma il palo non fa niente.

- No, controlla e dà l'allarme se arriva qualcuno. - Ok.

- Eccomi, zia, ho la borsa. - Va bene, che cosa c'è dentro?

Dei giornali, dei fogli.

- Ma chi è? - Ssh!

< Va bene, cosa c'è scritto su quei fogli?

- Programma d'esame di diritto del lavoro. - Guarda meglio.

< Quali altri fogli ci sono?

- Zia, ci sono dei libri e basta. - Ma chi è?

È zia Giorgia.

Va bene, allora guarda il giornale. Che giornale è?

- L'Unità. < Di che giorno?

- 13 ottobre. - E oggi che giorno è? < Oggi è il 16 Ottobre, zia!

< ll 16, mancano tre giorni. - Mancano tre giorni a cosa?

Niente, niente, Caterina.

< Ora vattene, dai, vai a fare ginnastica.

Cosa avete visto, cosa c'è?

No, niente di importante, zia, devo andare.

Va bene, aspetta però, aspetta. Voi domani andate al mare, vero?

- Sì, come lo sai? < Caterina,

stai con papà questo weekend, stai con lui.

Però domenica, domenica 19, quando tornate a Roma, papà vi lascerà

e dirà che torna per cena, ma non è vero, hai capito?

Non lo lasciare andare via da solo, inventati una scusa,

di' che devi andare al cinema che vuoi stare con lui,

- non lo fare andare via da solo! < Ma perché?

< Perché papà è in pericolo!

E perché non le dici a lui queste cose?

Caterina, è complicato, però tu mi puoi aiutare.

- Solo tu, mi aiuti? - Sì.

< Caterina, mi aiuti? - Ok.

- Va bene, va bene, ciao. - Ciao.

SUONANO UNA CANZONE POP

< Ok, ragazzi.

Non mi sentivo, poi abbiamo sbagliato qualche attacco.

No, Max, a parte questi piccoli problemi,

a me il pezzo è piaciuto molto, mi pare una delle vostre cose migliori.

Ve la sentite di provarlo ancora?

Aspetta perché ho un problema qui col jack, non riesco a capire...

se è questo, un attimo, eh?

FISCHIO DI INTERFERENZA

Scusate, scusate, scusi.

< Barbara, ma che fai? Ma sei matta, è fredda!

Vai a giocare con tua sorella.

- Cate, vieni a giocare? - No, ho da fare...

- Che devi fare? - Devo leggere.

- (LORENZO) A che stai pensando? - (CATERINA) A niente.

- Cate, guarda che ci sarà un altro concorso. - Certo.

L'hai detto anche tu, eh? Fermo, fermo! Ma state attenti!

Ma con quel cane così state attenti! Questo è proprio scemo.

E tu sei pazzo?

Sei completamente pazzo, ma l'hai visto quanto è grosso quel cane?

C'abbiamo il cane matto!

Lori, ma tu hai dei rimpianti?

- Cioè, dici in generale nella vita? - Sì.

- Io se avessi potuto avrei giocato a rugby. - A rugby?

A rugby, il rugbista. Non cadere nel luogo comune,

ci sono dei rugbisti magri come un chiodo.

Ah, non lo sapevo.

E poi non ci vuole mica solo la forza lì, la velocità conta.

E io sono veloce.

Caterina, vai a chiamare tua sorella che stava giocando in garage.

SUONI DI UN VIDEOGIOCO

Barbara!

Muoviti, torniamo a casa.

- Non trovo più la mia borsa! - Cosa? - Non trovo più la mia borsa!

- Voi avete visto la mia borsa? - Sei sicuro...

Sono sicuro sì, cazzo!

CLACSON

Di chi è? È sua? Me la sposti!

- Gliela sposto subito. - Grazie.

- Pronto? - Sono io. Allora?

- Allora cosa? - Dimmi che non l'hai fatto andar via da solo.

Era arrabbiato e poi non parlava con nessuno! Ma tra poco torna.

Ti avevo detto di non farlo andar via da solo, cretina!

Lo capisci che non torna, lo capisci che non torna più!

Che fa la fine del suo amico, che lo prendono i terroristi?

Ma perché dici le cose a me e non a mamma? Sembri matta!

No, a mamma non lo devi dire... io stavo cercando di...

Stavo cercando di salvare la vita a papà.

Perché devi salvarlo? Lui sta bene! Tra poco torna, ha detto così!

Che pizza!

Uffa, uffa, che pizza!

(CATERINA) Pronto, ciao, posso passare da te un minuto?

Sì, ciao.

- Andiamo, dai. - Stupida, sono una stupida!

- Potevo salvarlo! - Ma chi? - Mio padre.

Non dovevo lasciarlo andare via a solo.

- Io lo sapevo che sarebbe successo qualcosa! - Ma quando?

- Stasera. - Ma che dici?

Sono una stupida...

> Perché non resti un po'? - Perché non posso.

> Devi tornare dal tuo fidanzato? - Sì, anche.

> Ha la faccia simpatica, sembra un fumetto. Che lavoro fa?

Beh, fa i cartoni animati, cioè, li disegna.

> Certo che è strano. - Che cosa?

> Niente, che proprio una come te... - Come me come, scusa?

> Seria.

> Io ho sempre pensato che tu fossi una tipa da architetto,

giornalista... da professore.

> Io credevo che avessi una storia con Tonini!

- Con Tonini? Ma sei pazzo? > Beh, da giovane era un bell'uomo.

Ma che c'entra, era il migliore amico di mio padre.

> Tu credi ancora a questa storia?

Guarda che tra loro erano competitivi da morire.

Papà e Tonini ad esempio si odiavano.

Davvero? Non lo sapevo.

Barbara, scusa, mi dispiace, ho fatto un casino, lo so.

Però è colpa di quel jack maledetto...

Tutte le volte mi crea problemi.

Sì.

Oggi sono trent'anni da quando è scomparso mio padre...

ed è la prima volta che mia madre non c'è per l'anniversario.

- Ciao, zia Giorgia. - Ciao, amore.

Ma davvero papà non tornerà mai più?

Ma che dici? Sei matta?

Ma se l'hai detto tu ieri al telefono!

- Lo senti il silenzio? - È molto silenziosa, è vero.

Se uno chiude gli occhi pare che sta da un'altra parte... provi!

Ah, sì?

- Si sento gli uccelli, sente? - Sì, sì, è vero...

Oddio, pure un po' viale Cristoforo Colombo si sente.

No, quella è l'autostrada, ma si sentono anche gli uccelli sotto.

Sì, sì, sì, è vero, è vero.

E l'autostrada però.

- Ehi. - Oh, ciao.

Buongiorno, signora.

Ciao Cate, hai visto, è molto carino qua. Anche molto silenzioso.

Prego, da questa parte.

Non so se avete notato le rifiniture di pregio

e poi come la casa è ben distribuita anche al piano elevato.

No, quella macchia là è solo muffa di stagione, ci sono certi prodotti

che la fanno secca in un battibaleno.

E questo è il giardino, guardate che bello.

Bello, sì. Che dici, Cate?

Bello, sì, sì.

Il giardino è spazioso, per Nando va benissimo.

Poi di sotto c'è lo studio per me.

Facciamo un'offerta subito, che dici?

- Non lo so. - Come non lo so? Rifletti bene.

La casa è ben esposta, il giardino per Nando, lo studio per me.

- È molto cara. - No, ma che dici, scusa?

Guarda che costa quanto costano tutte, eh?

Mi dici qual è la ragione per cui non ti va bene?

Non lo so. Senti, decidi tu, va bene?

- Io devo andare, ci vediamo a casa. - Dove vai?

- Hai visto Tonini? - Sì, è al seminario. - Quale seminario?

Quello della Carletti sulle normative dei flussi migratori. È interessante.

- Addirittura. - Sì.

Io però non ci posso andare, tu vai?

- No, io devo parlare con Tonini. - Ah, va bene. Ci vediamo dopo.

Le norme ricoprono un ruolo politico e sociale di primo piano

in quanto interferiscono non solo con le politiche migratorie,

ma anche con la regolamentazione del mercato del lavoro...

lo stato sociale, le dinamiche demografiche...

- Ti devo parlare. - Proprio adesso? - Sì.

Se non sei troppo occupato a seguire questo avvincente seminario...

- Dimmi. - No, fuori.

Tale attribuzione può avvenire in vari modi, alla nascita...

tramite naturalizzazione, tramite matrimonio.

Com'erano i tuoi rapporti con Tessandori?

- Lo sai benissimo. - Ridimmelo.

Eravamo un gruppo, eravamo uniti.

Si lavorava ''contro duemila anni di tirannia del clero

e della borghesia.''

Però la legge a cui stavate lavorando l'ha firmata soltanto Tessandori.

Fu un atto di profondo coraggio collaborare con il governo.

E Mario essendo il capo se ne volle assumere tutta la responsabilità.

Salve.

Non devo fumare.

Comunque, ad alcuni compagni la cosa non andò giù...

e il resto lo sai.

Sì, però oltre a Tessandori risalirono a mio padre,

a te non ti ha mai toccato nessuno.

Che c'è scritto nel libro del figlio?

La moglie di Mario mi ha sempre odiato,

avrà trasmesso il suo odio a Marco...

Non c'è scritto niente nel libro su di te.

Tu pensi che sia stato io a volerli fuori dai piedi.

E ti sbagli.

Erano i miei amici.

Io non c'ho capito niente, non ci capirò mai niente.

Caterina... tuo padre era un tombeur de femmes,

le studentesse s'innamoravano tutte di lui...

forse si sarà innamorato anche lui,

forse se n'è andato con un'altra donna.

Con un'altra donna? E non l'hai mai detto a nessuno?

- A chi dovevo dirlo? - A mia madre ad esempio.

Non me la sono sentita.

E poi è stato meglio così.

< (CATERINA) Non devi dirlo a nessuno, hai giurato.

Mio padre aveva un sacco di amanti,

però l'ultimo periodo vedeva solo una, forse si era innamorato.

- E che fine ha fatto questa? - Non lo so.

Forse sono scappati insieme.

- Ma tua madre non sapeva niente? - No, no.

L'avevamo vista solo io e mia sorella,

era un segreto fra di noi.

- Cioè, non avete detto niente? - No.

Beh, avete sbagliato.

Ciao.

Senti... ho chiamato Lucio, il ragazzo dell'agenzia

- e ho detto che non vogliamo più vedere case. - Perché?

Perché non si prende in giro la gente.

- Non si prende in giro la gente. - Non capisco di che parli.

Tanto ti ho visto come guardavi quello davanti all'università.

Eh, scusa, ti ho visto come guardavi quello davanti all'università!

''Quello'' si chiama Marco Tessandori...

Lo so come si chiama!

- E con lui condivido una cosa molto importante. - Quello è un coglione.

- Ma come ti permetti che neanche lo conosci! - Ho letto il suo libro.

C'aveva sei anni quando hanno sparato al padre e lui si ricorda tutto!

- Ma tu che ne sai? - Certo, che ne so io...

Io non ho il diritto di parlare. Io non sono una ''vittima''.

Scusa, eh?

Guarda qua, allora:

''Mi ricordo gli ultimi mondiali che vidi con mio padre,

del '78, funestati dallo spettro della dittatura in Argentina.''

Ma io dico, c'avevi tre anni nel '78!

Che cazzo ne sai tu del '78!

Io mi posso ricordare qualcosa, tu ti puoi ricordare qualcosa,

che cazzo ne sa lui?

E questa foto l'ha fatta un anno dopo la morte di suo padre!

Scusa, ragioniamo, guarda qua, questo che colore è?

È arancione! E sai perché?

Perché è una partita di Spagna '82 e questo qua è Naranjito,

che era la mascotte dei mondiali di Spagna e non Guachito Mundialito

di Argentina '78 quello disegnato da Manuel Garcia Ferré.

- Capisci? - Sei un cretino.

Che importanza ha questa roba?

Per me ha importanza, molta importanza.

E poi soprattutto è la prova che ''questo'' spara solo cazzate.

- Ma che fai? Te ne vai? - Sì.

SUONANO UNA CANZONE POP

Barbara, la line-up è cambiata, non suonate più alle sei ma alle nove.

- E chi l'ha deciso. - Poletti. Ha appena telefonato.

- Contenta? - Sì.

Ma è vero che siete parenti?

- No. - Però vi assomigliate.

Dovresti firmare qui, per lo sponsor.

Grazie.

Suoniamo di sera, non più di pomeriggio.

- Ah. - Sei contento? - Perfetto.

Come sono andate le prove?

Perché ho visto che mi guardavi.

Guardavo tutti.

- Che c'è? - Niente, niente.

< Pronto, Caterina? - lo con te non ci parlo finché non mi dici chi sei.

Ma sono zia Giorgia, lo sai.

Non puoi essere lei, zia Giorgia sta dormendo qui da noi stasera.

Va bene, non sono tua zia.

Se prometti di ascoltarmi ti dico chi sono.

Dovete dire a mamma di quella donna che avete visto al pattinaggio.

Dovete dire a mamma che papà non è stato rapito...

papà è scappato con quella donna.

< Non è vero.

Caterina, per favore, lo so che è difficile da capire,

però sei grande adesso.

No, quella sta in prigione, l'ho vista sul giornale.

- Ma quale giornale? < Quello nella borsa di papà!

Sei sicura?

- Caterina. - Marco, che ci fai qua?

- Sto andando in biblioteca. - Anch'io.

- Ti ho chiamato ieri sera, ma non mi hai risposto. - Ho avuto da fare.

Perché vai così di corsa?

Devo controllare una cosa, devo vedere un giornale.

Buongiorno, vorrei vedere l'Unità del 13 ottobre 1981.

Siamo chiusi. Apriamo alle otto.

- Deve compilare questo. - Sì.

Ecco, questa cercavo...

Questa era l'amante di mio padre!

- Quella è Marianna Dall'Acqua, una brigatista. - Cosa ha fatto?

Omicidi, rapine, poi è una che non ha parlato mai.

Beh, è viva... dove sta?

È in semi-libertà. Ma non è possibile che sia lei, dai.

Certo che è lei, l'ho vista.

Come fai a ricordarti la sua faccia dopo tanto tempo?

- Come fai te a ricordarti i mondiali del '78 che avevi tre anni? - Scusa?

Niente, lascia stare, io devo parlare con questa donna.

Auguri, se riesci a scoprire qualcosa anche su mio padre,

fammelo sapere, che in trent'anni non c'ha capito un cazzo nessuno.

lo sono Caterina Astengo. Lei ha avuto una relazione con mio padre.

- Vi ho visto insieme. - Non posso fermarmi a parlare.

- Che fine ha fatto mio padre? - Non lo so.

Voi lo avete usato per arrivare a Tessandori

e quando non vi serviva più lo avete ucciso.

Che c'è da ridere? Mi trova ridicola?

No, è la situazione.

Trova che sia una situazione buffa?

No, niente affatto. La trovo tragica.

Io... troverò le prove della vostra relazione

e lei sarà condannata anche per questo,

per quello che ha fatto a mio padre.

Buona fortuna.

Barbara, sei una cretina, una cretina... no!

BRUSIO INDISTINTO

- È successo qualche cosa? - Tu sei pazza!

Tu sei una pazza, sei una cretina, sei completamente scema!

- Sei una cretina, scema! - Ma sei scema tu?

Ho ritrovato la borsa di papà! L'hai nascosta tu in garage,

stava fra le tue cose, l'hai nascosta!

Perché hai messo a posto il garage, non dovevo metterlo a posto io?

Perché devi sempre mettere a posto le cose degli altri?

Ma che dici, sei pazza?

E poi non c'era niente in quella borsa, c'era solo...

il giornale con la foto di quella.

C'era un biglietto per l'Argentina, un passaporto falso.

Sono le prove che papà voleva scappare. Deficiente! ldiota!

- Barbara, mi stai facendo male. - Ah, scusa.

Si sente male adesso... ti senti male?

Loris, scusa, devo fare una cosa con mia sorella.

- Li segui tu i ragazzi? - Ci penso io, vai tranquilla.

Senti, una curiosità, ma tu quando sei andato in Argentina?

Nel 1960, perché?

Niente.

Mamma ti supplicava di aiutarla a svuotare la cantina e tu niente!

Non ci andavamo più in quella casa, a che serviva mettere a posto?

Figurati. Per te mettere a posto è sempre inutile.

E poi era pieno di ricordi là dentro, mi metteva malinconia.

Come ti metteva malinconia venire a vedere mamma in ospedale.

Infatti non ci sei mai venuta.

Vabbè, ma a lei non importava se non ci venivi.

Lei era così orgogliosa di te e del tuo lavoro.

Parlava sempre di te,

sentiva in continuazione le canzoni di quel gruppo,

con quel nome allucinante, com'è che si chiamano...

- ''Gatto Ciliegia'' è un nome bellissimo. - Orrendo.

Che poi fanno schifo, veramente, qualcuno te lo deve anche dire.

Tu di musica non hai mai capito un cazzo.

Di giorno lavora qui.

Sei sicura che è una buona idea? Non è meglio se la lasciamo stare...

Perché, scusa? Hai paura?

Dai andiamo, dai!

Siete venute ad arrestarmi?

Guardate che io in carcere già ci sto, ci sto andando adesso.

Abbiamo le prove che nostro padre voleva scappare.

Non mi chiedete dove sta perché non lo so.

- Ma allora è vero, è scappato. - Sì.

E perché?

Perché quando mi hanno arrestato ha avuto paura. Non si è fidato.

Ma davvero non l'avevate capito? Eppure mi avete visto con lui!

Vostro padre era uno di noi.

È stato lui a proporre di uccidere Tessandori.

- Era il suo migliore amico! - Ma era diventato un simbolo.

E noi i simboli li dovevamo colpire.

Abbiamo trovato i documenti falsi e il biglietto aereo.

- Possiamo portarli alla polizia. - E allora?

Credete che per me cambi qualcosa?

Almeno possiamo scoprire dove è andato.

Davvero vi interessa sapere che fine ha fatto?

Dobbiamo andarlo a dire a mamma.

- Che hai detto? Non ho capito. - Hai capito benissimo.

< (CATERINA) Pronto, Caterina? Ascoltami bene,

devi dire a Barbara di prendere la borsa che è nascosta nel garage.

- Hai nascosto la borsa di papà? Ma sei cretina? < Lasciami!

Ascoltami, per favore, Caterina!

La borsa ha un doppio fondo, dentro c'è un biglietto aereo

e un documento falso di papà, prendilo e fallo vedere alla mamma.

E poi dovete dirgli di quella donna che avete visto insieme a papà,

fatele vedere la foto sul giornale. Hai capito bene?

< Va bene, ho capito.

Senti, ma davvero tu sei me da grande?

Sì. Lo so che è strano, però è così.

- E davvero papà non tornerà mai più? < Sì, è vero.

E comunque voi non dovete più aspettarlo.

E neanche mamma.

Chiedile se ci sono le macchine che volano!

- Dille che non ci sono. - Ma cosa?

Le macchine che volano. Dille che non ci sono.

Non ci sono le macchine che volano.

Quanti figli avrò da grande?

Nessun bambino, però avrai un fidanzato molto simpatico e in gamba.

Come, fidanzato? Non sono sposata?

Ma tu quanti anni hai?

- Caterina, dovete fare quello che vi ho detto, è importante. - Va bene.

- Ciao. - Ciao.

Neanch'io da grande mi voglio sposare.

Tanto a te non ti si piglia nessuno.

RUMORE INDISTINTO

Ma chi era al telefono?

Ciao.

Ciao.

- Sono tornata. - Lo vedo.

Mi è successa una cosa incredibile...

te la devo raccontare.

Siete i prossimi.

Ragazzi, mi raccomando, eh! Giuseppe, forza!

Anche voi in gamba, dateci dentro. Barbara...

Tre minuti.

- Me lo dici? Hai il coraggio di dirmelo? - Che cosa?

Che volete sostituirmi con quel ragazzetto di Ferrara,

- di Gorizia, di dove è? - No, no, no.

E allora perché mi tratti male, mi guardi male, perché?

Mi dimentichi nei posti, non mi dici degli appuntamenti,

sbuffi quando parlo? Perché sei strana?

Perché? Perché fai così?

Ragazzi, ragazzi...

- Dopo ne parliamo, eh... - Tocca a voi.

SUONANO UNA CANZONE POP

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