All language subtitles for Saint.Omer.2022.1080p.BluRa

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Original subtitles

Tesoro?

Rama?

Stavi chiamando tua madre.

Cosa?

Dicevi: "Mamma, mamma..."

Ma che dici!

Aspetta, per favore.

Sono giovani.

Sono eroi senza immaginazione.

Mi rasano la testa con cura, completamente.

Credono sia un loro dovere rasare bene le donne.

Provi vergogna per loro, amore mio?

No.

Sei morto.

Sono troppo occupata a soffrire.

Cala la sera.

Sento solo il rumore delle forbici sulla mia testa.

Mi dà un qualche sollievo dalla tua morte.

Ah, quanto dolore!

Quanto dolore nel mio cuore, è pazzesco!

Tutta la città intona la Marsigliese.

La farmacia di mio padre è chiusa per disonore.

Sono sola.

Alcuni ridono.

Di notte, torno a casa.

Il corso di questa settimana verterà sull'opera di Marguerite Duras.

Più precisamente,

su come l'autrice mette la potenza della sua narrazione

al servizio della sublimazione del reale.

Le immagini che avete appena visto,

di cui ho scelto di legare la violenza diretta,

la storicità frontale rispetto al racconto della donna a cui rasano i capelli,

che la Duras inventa in Hiroshima, mon amour,

dimostrano come l'autrice sia riuscita a trasformare lo shock

e il senso di ribellione provato davanti a queste scene,

tra l'altro consuete al momento dell'epurazione,

in un canto quasi lirico.

Ascoltando questo testo,

l'intenzione dell'autrice è ovvia.

Questa donna, umiliata,

devastata,

segnata da un marchio d'infamia,

certo, passeggero, dato che i capelli ricrescono,

ma definitivo nella sua memoria

e in quella delle persone intorno a lei.

Questa donna, oggetto di un obbrobrio,

grazie alle parole della scrittrice,

diventa non solo un'eroina,

ma un essere umano in stato di grazia.

Buongiorno.

- Buongiorno, signora Fall, - Buongiorno, Adrien.

- Come sta? - Bene.

Buongiorno.

Tening...

Tutto bene?

Vado a controllare le cose sul fuoco.

Vengo con te.

Mamma, le tue medicine.

Mamma, siediti, non è niente.

È una delizia!

- Vedo che ti piace. - Brava.

- È squisito. - Grazie.

Adrien, dimmi del tuo lavoro.

Va alla grande.

È stato il compleanno del bassista, all'ultimo concerto.

Il pubblico gli ha cantato "Tanti auguri a te".

Steph si è commosso.

Le cose vanno bene.

Il lavoro c'è.

Tocchiamo ferro.

E tu, Rama, come procede il tuo nuovo romanzo?

- E tu? - Tutto bene.

Un po' stanca per il lavoro, ma va bene.

Non si direbbe, sei in forma.

- Meglio così. - Quegli orecchini ti stanno benissimo.

- È vero! - Grazie.

Non li metti spesso, ma ti stanno bene.

Dove andrete quest'anno in vacanza?

Quest'anno non credo che partiremo.

Dobbiamo fare dei lavori in casa.

Quali lavori?

Piccole cose.

Piccole cose, sì...

D'accordo...

A proposito,

Tening, lunedì porti tu la mamma a fisioterapia? Io finisco tardi.

Lunedì non posso, sono in riunione tutto il giorno.

Tu, Rama,

- puoi portarcela? - No, non posso.

Potresti fare uno sforzo!

Non posso, non ci sono.

Oddio, guarda!

Ti ricordi di nostro cugino? È sparito.

- Credo che quello sia zio Bamba. - Non lo so.

Sì, mi sembra lui.

Guarda in quanti eravamo a tavola!

Che bei momenti!

Papà non si vedeva che era malato.

No, non si vedeva affatto.

E la mamma? Che ricordi!

Incredibile.

Guardala!

Incredibile.

Ecco Rama.

- Sempre calma. - Timida.

Incredibile!

Era già un po' selvaggia.

Mamma?

Mamma?

Tutto a posto?

Sì.

- Mi chiami quando arrivi? - D'accordo.

Ciao.

Entra la Corte!

Sedete, prego.

Fate uscire i giornalisti.

Signori giornalisti, uscite, per favore.

Usciere, faccia entrare l'imputata.

Potete togliere le manette all'imputata.

Prego, dica il suo nome, cognome,

data e luogo di nascita e il nome e cognome dei suoi genitori.

Mi chiamo Laurence Coly.

Sono nata il 15 marzo, 1980, a Dakar, Senegal.

Mio padre si chiama Robert Coly,

mia madre Odile Diatta.

La sua occupazione?

Studentessa.

Al momento dell'arresto, era domiciliata presso il signor Luc Dumontet,

al 29 di Avenue du Général De Gaulle, a Saint-Mandé.

- È esatto? - Sì.

Può sedersi.

La corte procederà al sorteggio della giuria.

Se qualcuno di voi, signore e signori,

ha legami di parentela con l'imputata o la sua famiglia,

con uno degli avvocati

o dei magistrati, dichiaratelo sin d'ora.

Giurato n. 15.

La signora Pringent Evelyne.

Nata il 28 febbraio, 1958, a Lille.

Residente a Saint-Omer.

Professione: commercialista.

Ricusata.

Giurato n. 17.

La signora Belhadj Yasmina.

Nata il 22 giugno, 1990, a Parigi.

Residente a Clairmarais.

Professione: direttrice esecutiva.

Ricusata.

Giurato n. 18.

La signora Deportaire Sandrine.

Nata il 19 febbraio, 1986, a Lille.

Residente a Armentières.

Professione: infermiera.

Si accomodi.

Giurato n. 21.

Il signor Titrain Julien.

Nato il 9 agosto, 1986, a Calais...

Signora Coly, in piedi.

Signora Coly,

è accusata dell'omicidio di sua figlia Elise, di quindici mesi.

L'atto di accusa che le stiamo per leggere descriverà i fatti

che hanno condotto al suo arresto.

"L'11 novembre 2015,

un uomo si reca al commissariato di Berck-sur-Mer.

Denuncia il ritrovamento del corpo di un bambino sulla spiaggia, quella mattina.

Egli dichiara agli agenti che mentre praticava la pesca a piedi

ha notato una sagoma arenata.

All'inizio pensa si tratti di una foca.

Sì avvicina e scopre il cadavere di un bambino.

Il medico legale

conferma che si tratta di una bambina,

morta annegata e asfissiata dall'acqua di mare.

Non rileva nessuna sostanza tossica

né segni di maltrattamento sul suo corpo.

All'inizio, gli inquirenti pensano sia una bambina annegata durante un naufragio.

La sera stessa,

il gestore dell'hotel Les Embruns si presenta in commissariato.

Si ricorda di una cliente che ha trascorso una notte nell'hotel con una bambina.

Il nome fornito dalla cliente permette alla polizia di effettuare una ricerca

nel database nazionale degli stranieri.

Si tratta della signora Laurence Coly,

residente presso il signor Luc Dumontet,

al 29 di Avenue du Général De Gaulle, a Saint-Mandé,

nella regione di Parigi.

Gli agenti si presentano presso la sua residenza,

il 20 novembre 2015,

ossia nove giorni dopo la scoperta del corpo.

All'inizio, dichiara di aver mandato la figlia dalla nonna a Dakar

per poter scrivere la tesi.

La polizia le fa presente che è stata vista con sua figlia alla Gare du Nord,

sulla spiaggia e all'hotel di Berck-sur-Mer.

Le immagini delle videocamere di sorveglianza mostrano

che è tornata da sola a Parigi,

senza la bambina.

È allora che confessa.

Dichiara agli inquirenti di aver ucciso sua figlia perché,

e cito: 'La vita sarebbe stata più semplice'.

Dice di aver agito dopo una lite violenta con il signor Dumontet.

Dichiara di aver lasciato sua figlia sulla spiaggia,

pensando che il mare avrebbe portato via il corpo.

Dichiara di essere stata, cito:

'Coinvolta in una faccenda tragica e immonda'.

Sebbene rivendichi di appartenere alla cultura occidentale,

descrive dei fenomeni 'allucinatori'

di cui sarebbe stata vittima.

Parla di un 'malocchio',

un sortilegio lanciato su di lei dalla sua famiglia in Senegal

e dalla famiglia del signor Dumontet.

Signora Coly,

sa perché ha ucciso sua figlia?

Non lo so.

Spero che questo processo possa farmelo capire.

- Riconosce i fatti? - Sì.

Come si dichiara?

Non colpevole, Vostro Onore.

Non credo di essere la vera responsabile.

Che significa "non credo di essere la vera responsabile"?

I due anni prima della sua nascita sono stati i peggiori della mia vita.

Signora Coly,

siamo qui per cercare di capire, ci deve spiegare!

Signora Coly, adesso ripercorreremo la sua vita.

Lei è nata a Dakar.

Sua madre, Odile Diatta, è disoccupata e suo padre,

Robert Coly, fa il traduttore presso le Nazioni Unite.

La loro unione è durata sette anni.

Ci parli della sua infanzia.

Poco dopo la mia nascita, mio padre ha lasciato mia madre per un'altra donna.

Sono cresciuta con mia madre e mia nonna materna.

Ero molto affezionata a mia nonna, si è presa cura di me.

È stata molto amorevole con me.

La sua morte mi ha devastato.

Si chiamava Elise,

come mia figlia.

Com'era da piccola?

Materialmente, non mi è mancato niente.

Vivevamo in parecchi in una grande casa.

Avevamo un tenore di vita abbastanza alto.

Credo di aver avuto un'infanzia abbastanza banale.

I cugini, i compleanni, i battesimi, Natale...

Sono stata cresciuta da figlia unica.

Pare fossi chiacchierona, gioviale...

eppure ricordo che a volte mi allontanavo da tutti.

Questo preoccupava la nonna, ma io avevo bisogno di stare da sola.

Leggevo molto,

ero appassionata di letteratura.

- Aveva degli amici? - Non molti.

Perché, secondo lei?

Non lo so.

Forse perché la situazione dei miei genitori era un po' particolare.

Forse anche perché mia madre mi proibiva di parlare il wolof.

Creava una distanza con gli altri bambini.

Perché glielo proibiva?

Voleva che parlassi perfettamente e unicamente il francese.

Voleva che avessi successo nella vita.

Era ossessionata dalla mia educazione.

E suo padre?

- Lo vedeva con regolarità? - Sì.

Andavo a casa sua una volta al mese, la domenica.

Mio padre è una persona calma.

Forse è severo, ma...

è molto sensibile e molto colto.

Condividiamo la passione per l'arte.

Invece con mia madre...

diciamo che facciamo scintille.

- È più sanguigna. - Cioè?

Come descriverebbe il rapporto con sua madre?

Da piccola, mia madre era spesso assente.

Lavorava molto, era sempre stanca.

Anche se aveva delle pretese nei miei confronti...

- tra noi c'è sempre stata distanza. - Cioè?

Cosa intende con "distanza"?

Non lo so...

Non abbiamo molto in comune.

Non abbiamo gli stessi interessi.

Siamo molto diverse.

Sua madre risiede in Italia da diversi anni.

Ha dichiarato agli inquirenti

che vi sentivate regolarmente, almeno una volta a settimana.

Questo fa pensare

che eravate legate, non distanti.

Non saprei.

Ci sentivamo, perché...

bisogna chiamare la propria madre, è così che si fa.

Direbbe di essere stata una figlia desiderata?

Non lo so.

Dovrebbe chiederlo a loro, io non l'ho inteso così.

Che istruzione ha ricevuto?

Ho fatto degli studi letterari,

ho studiato in una scuola cattolica.

Andavo abbastanza bene.

Sapevo cosa volevo fare,

mio padre mi incoraggiava.

Volevo studiare Legge.

Perché è venuta in Francia?

Per allontanarmi dai miei genitori.

Ha appena descritto un'infanzia felice,

eppure voleva allontanarsi dai suoi,

è contraddittorio.

La situazione era pesante, anche se all'apparenza andava tutto bene.

Mio padre

mi faceva molta pressione.

Sono la sua unica figlia naturale.

Portavo un pesante fardello.

Per mia madre, come ho già detto,

era all'incirca la stessa cosa.

A volte,

mi sembrava che volesse che diventassi la donna che non era riuscita a essere.

La loro ossessione per il mio successo mi angosciava.

È arrivata in Francia nel 1998.

Dapprima, viene ospitata da una zia materna,

a Parigi, nel 5° arrondissement.

Come sono stati i suoi primi anni a Parigi?

Ho abitato due anni a casa di mia zia.

Dopo ho diviso un appartamento con Marthe, una lontana cugina.

Mio padre pagava l'affitto,

andavo in facoltà.

Sarebbe dovuto andare tutto bene, ma...

ho avuto dei problemi con Marthe.

Mi piantava grane, era invidiosa.

L'anno con lei è stato orribile.

In quel periodo, si è rotto qualcosa dentro di me.

E poi...

sono tornata a Dakar per un po', per il funerale della nonna.

Lì,

si comportavano tutti in maniera strana con me.

Mi consideravano una "toubab",

dicevano che mi comportavo come una bianca, una parigina.

È stato un soggiorno molto difficile.

Ho litigato molto con mia madre.

Anche lei diceva che ero cambiata.

Non vedevo l'ora di tornare in Francia,

ma non volevo tornare a stare con mia cugina.

Sono tornata da mia zia,

ma sono rimasta solo tre mesi.

Ho trovato una stanza, in cambio di qualche ora come babysitter.

La madre dei bambini, la signora Vincent,

ha detto che era estremamente affettuosa con loro.

Ha dichiarato che lei era: "Amorevole e intelligente".

L'apprezzava molto.

Sì, andavo molto d'accordo con i bambini.

Mi sono occupata di loro per un paio di anni e poi ho smesso.

Mio padre non voleva più mandarmi soldi.

Era deluso che avessi smesso Legge per studiare Filosofia.

Ha rifiutato di mantenermi.

Lui...

Quando ha saputo che...

Suo padre ha detto di non poter assistere al processo

a causa di una missione urgente in Camerun.

Leggerò un estratto della sua dichiarazione.

"Laurence è stata una bambina obbediente, intelligente e dotata.

I rapporti si sono complicati nel momento in cui si è trasferita in Francia".

Poi fa riferimento a un litigio avvenuto nel 2002,

a seguito del quale interrompete i rapporti.

Qual è stato il motivo del litigio?

È successo a Natale, al telefono.

Aveva scoperto che non frequentavo più l'università.

Era molto deluso.

Ho cercato di spiegargli...

che volevo studiare Filosofia, ma lui non era d'accordo.

Ha minacciato di tagliarmi i fondi, se non avessi desistito.

È da allora che avete interrotto i rapporti?

Sì.

Quando suo padre le ha tagliato i fondi,

è allora che le cose sono cominciate ad andare male con la signora Vincent?

Sì, è allora.

Non avevo più soldi.

Non avevo di che pagare l'affitto e mia madre non mi poteva aiutare.

Quando la signora Vincent le ha chiesto di lasciare la stanza,

sostiene che lei le abbia fatto un ricatto affettivo.

Non è vero, le ho solo chiesto una proroga.

Dovevo trovare una soluzione.

Non potevo tornare da mia zia.

Ed è in quel momento

che va a vivere a casa del signor Dumontet?

Sì.

Come l'ha conosciuto?

Durante una cena a casa di mia zia.

Si erano conosciuti in Senegal.

Credo che mia zia avesse delle mire su di lui.

Cosa glielo fa pensare?

Non so...

sembrava lusingata dalle sue visite.

L'ho sempre sospettato.

Gli faceva le moine.

Luc ha sempre negato.

Credo che quella sera mi abbia invitato per fare bella figura.

Voleva farsi bella con la nipote istruita.

Quella sera abbiamo parlato molto.

Luc conosceva bene il Senegal, ci aveva trascorso un po' di tempo.

Mi ha invitato a un vernissage, il giorno dopo.

È allora che abbiamo cominciato a frequentarci.

Andavamo d'accordo, nonostante la differenza d'età.

Lui aveva 57 anni,

io 24.

Aveva avuto altre relazioni, prima del signor Dumontet?

Ho avuto una sola relazione, quella con il signor Dumontet.

Ha avuto rapporti sessuali con altre persone?

No.

Era un'idea condivisa quella di vivere insieme?

Credo che Luc fosse reticente.

Per me invece era normale,

visto che non potevo più stare dalla signora Vincent.

E anche...

perché stavamo sempre insieme.

Cosa sapeva su Luc Dumontet, quando l'ha conosciuto?

Sapevo che era stato per qualche tempo in Africa,

che lavorava per una grossa ditta di trasporti

e che aveva lasciato quel lavoro per dedicarsi alla scultura.

Dopo poco che ci siamo conosciuti,

si è trasferito in un atelier a St. Mandé.

Era innamorata, quando ha deciso di andare a stare da lui?

Sì.

Quando si trasferisce da lui, riprende anche gli studi?

È stato Luc a incoraggiarmi.

Si è offerto di pagare i miei studi, perché potessi poi diventare indipendente.

Quando va a vivere con Luc Dumontet,

lei sapeva che aveva una figlia

e che era ancora sposato?

Anche se non convivevano più.

Sì.

Lo sapevo sin dall'inizio.

Ho visto la figlia un paio di volte a St. Mandé.

Ho visto una volta la moglie.

Ci sono delle domande?

Avvocata Vaudenay.

Come sono i rapporti con la famiglia di Luc Dumontet,

quando va a vivere con lui?

Non mi ha presentato a nessuno.

Luc pranzava una volta a settimana con la moglie e io non potevo mettere becco.

Non so cosa le dicesse di me, non rispondeva mai alle mie domande.

Quando si trattava di lei, io non esistevo.

Diceva che tra loro c'era solo amicizia, ma io che ne potevo sapere?

Non sono stata invitata al matrimonio della figlia,

ma ha preteso che cucinassi.

Quando hanno festeggiato all'atelier, Luc mi ha preso una camera d'albergo.

Diciamo che sono uscita dalla porta di servizio.

Non ho altre domande, Vostro Onore.

Signora Coly, da che momento

i rapporti con il signor Dumontet cominciano a degenerare?

Certe informazioni mi hanno allontanato.

Cosa intende?

Ho avuto delle visioni,

un flash,

su un suo segreto.

Un segreto che custodisce.

Non ha detto questo durante l'istruttoria.

Ha denunciato continue vessazioni,

sufficienza, indifferenza, mancanza d'interesse.

Questo è ciò che gli rimprovera.

Oltre al fatto che trascorre del tempo con il fratello in Auvergne.

No.

Intendevo un suo comportamento che mi lasciava interdetta.

Una festa, un compleanno che non passa con me, ma con la sua ex moglie.

Come se...

qualcosa o qualcuno volesse allontanarlo da me.

Lei voleva un figlio?

No.

- Usavate contraccettivi? - No, avevamo rapporti sporadici.

Quando Luc Dumontet scopre che è incinta, gli dice che non intende abortire.

Perché?

Quando l'ha saputo, era ormai troppo tardi.

Non sono rimasta incinta per incastrarlo, come ha dichiarato al giudice.

Durante la gravidanza,

mi guardava e diceva:

"Cosa farai?", mai: "Cosa faremo?"

Io rispondevo:

"Tranquillo,

nulla cambierà della tua vita

e continuerai a negare la mia esistenza e quella del bambino".

La faceva sempre franca.

Può sedersi.

Signor Dumontet, si avvicini, per favore.

La Corte l'ascolterà.

Signor Dumontet, con il senno di poi,

come analizza il gesto della signora Coly?

È incomprensibile, Vostro Onore.

Quello che Laurence ha fatto è incomprensibile.

Era una madre stupenda, avrebbe dovuto vederla occuparsi di Lili...

La massaggiava ogni giorno.

Abbiamo entrambi amato Lili.

Laurence Coly ha fatto riferimento

al fatto che lei non fosse convinto che venisse a stare da lei.

È d'accordo?

No.

Mi ha un po' sorpreso come sono andate le cose,

ma l'ho accolta con piacere.

All'inizio, ci eravamo accordati per tre anni,

il tempo di laurearsi e di trovare un posto come ricercatrice.

Era questo l'accordo.

In generale, le cose andavano bene tra noi.

Anzi, direi che eravamo felici.

Almeno all'inizio.

Uscivamo spesso.

Ero orgoglioso di avere una donna come lei al mio fianco.

A volte, quando mi parlava

dei suoi momenti di stallo nella redazione della tesi,

delle difficoltà con il progetto, ammetto che non capivo.

Non potevo aiutarla,

ma ero molto impressionato

dalle sue conoscenze.

Detto questo...

devo ammettere...

che Laurence è una persona difficile.

Era molto gelosa, di tutti.

Se una donna mi rivolgeva la parola,

diventava paranoica, pazza.

Si arrabbiava anche per giorni

e non mi rivolgeva la parola.

Si chiudeva in un mutismo molto aggressivo.

Spesso mi diceva che quando mi avesse considerato troppo vecchio,

mi avrebbe lasciato.

Sapevo che prima o poi mi avrebbe lasciato.

Lo definirebbe un rapporto amoroso,

quello con la signora Coly?

Sì.

Sì, credo fosse una storia d'amore,

che è finita male, ma non so proprio perché,

Ma era una storia d'amore.

Abbiamo concepito una bambina che abbiamo entrambi adorato.

Nonostante le ire di Laurence,

quando eravamo tutti e tre nel lettone,

mi pareva di essere l'uomo più felice del mondo.

Eppure non ha presentato la signora Coly ai suoi amici né alla sua famiglia!

Non ha mai detto a nessuno della nascita di Elise.

Come lo spiega?

Credevo che Laurence si vergognasse del nostro rapporto,

mi diceva sempre che ero vecchio, così non ho insistito.

E poi era gelosa...

temevo sempre che fraintendesse le cose,

così evitavo di parlarne.

Anche per Elise pensavo fosse la cosa migliore.

Era più semplice per tutti.

Lei ha dichiarato che i rapporti si sono rovinati

prima della nascita della bambina.

Ha mai considerato l'uso di un contraccettivo?

No.

Laurence ha detto che aveva una malattia e che non serviva più.

Non si è accorto che era incinta?

Quando ha scoperto che era incinta?

Certo che me ne ero accorto!

Ma quando glielo chiedevo, lei negava.

Quando l'ha ammesso, era troppo tardi.

Ero spesso assente.

Andavo spesso al capezzale di mio fratello,

stava morendo.

Stranamente, le cose andavano meglio tra noi, allora.

Laurence sembrava più tranquilla.

Poi ad agosto, tornato da uno dei miei viaggi,

Lili era nata.

Cos'ha provato, quando è tornato e ha trovato la bambina?

Ero scioccato.

Ero scioccato di vedere Laurence con una bambina nel letto,

che non mi avesse chiamato,

eppure ero tornato

due giorni prima la data presunta del parto.

Poco dopo, mi ha detto che Lili doveva andare in Senegal,

finché lei non avesse finito gli studi e trovato un lavoro.

Diceva che ero troppo vecchio per badare alla bambina

e che la madre, a Dakar, si sarebbe occupata di lei.

Vostro Onore, se mi permette,

le vorrei parlare di Lili, nessuno parla di lei.

Io vorrei, mi sono occupato di lei.

Tutte le mattine, se era bel tempo, la portavo al bosco di Vincennes.

Le tate mi vedevano spesso,

alcune si sporgevano sulla carrozzina

e mi dicevano che era molto carina.

Un giorno...

ho fatto un gesto maldestro verso Lili, ma niente di che.

Laurence si è infuriata, ha detto che non l'amavo.

Le ho detto che avrei divorziato, l'avrei sposata, che ero disposto a tutto.

Ma durante la gravidanza,

si è preso cura della signora Coly?

L'ha accompagnata alle ecografie, alle visite mediche?

No, non avrei saputo come fare, io sono di un'altra generazione.

Quando ho avuto mia figlia, gli uomini non partecipavano tanto.

Non ha neanche riconosciuto la bambina.

Tra l'altro, quando gli inquirenti hanno telefonato a casa sua,

ha risposto lei e ha detto:

"Sì, qui vive una bambina, ma io non sono il padre".

Ha detto che era la figlia della sua compagna.

Come lo spiega, signor Dumontet?

Laurence diceva sempre: "È mia, è mia..."

Infatti, quando le ho chiesto se avesse registrato la bambina,

ha detto che l'aveva fatto, ma a suo nome.

Ho pensato che fosse la cosa più semplice,

che per Lili sarebbe stato difficile

chiamarsi Dumontet in Senegal.

Non ha mai parlato di Lili a sua figlia Adeline?

Era troppo difficile da spiegare,

lei stessa aveva appena partorito.

Quando è tornata da sola, lei ha preparato tre borse con gli abiti della bambina

da dare in beneficienza.

Non ha detto a nessuno della sua nascita!

Non si è mai intromesso nella decisione di mandare la bambina in Senegal.

La signora Coly afferma che lei si disinteressava di Lili e di lei.

Non ha neanche partecipato al funerale della bambina.

Come dobbiamo interpretare tutto questo?

Non lo so.

Non lo so.

I funerali si sono svolti troppo lontano,

non sono potuto andare.

E poi la morte di Lili, per me era un'idea astratta.

Astratta!

Non lo so... Non lo so io!

Avvocato Generale, ha delle domande?

Signor Dumontet, non metto in dubbio

le sue buone intenzioni nei confronti della signora Coly.

Quando si trasferisce da lei, è precaria,

non ha un lavoro né una casa,

non studia neanche più. Lei la accoglie.

Le trova un lavoro, le permette di riprendere gli studi,

le paga addirittura gli studi.

Cosa non ha fatto per questa donna?

E lei...

in cambio,

vorrei sapere che cosa le ha dato!

Io non dubito del suo amore per questa donna,

ma lei non è venuta in casa sua per puro interesse?

No, non credo.

Credo che ci siamo amati sinceramente.

Avvocata...

Signor Dumontet, ritiene di avere una responsabilità morale?

Sì.

Sono responsabile di tutto.

Incolpo me stesso di tutto, non ho saputo proteggere Lili.

Sto pagando per questo, non potrò mai riscattarmi.

Ho perso tutto, non ho più una vita.

Il mio abito è nero, non rosso.

Non sta a me giudicarla.

Ma voglio parlare della sua codardia,

del suo disinteresse per la nascita di sua figlia.

Lei non voleva questa gravidanza.

Lei non voleva questa bambina.

Non intendeva cambiare nulla della sua vita.

Parla di Lili, ma in realtà parla solo di se stesso.

La difficoltà di Laurence Coly era facile da vedere,

ma ha preferito chiudere gli occhi,

perché non voleva vedere!

Perché se ne fregava!

Grazie, signor Dumontet.

In piedi, signora Coly.

Signora Coly,

come si svolge la sua detenzione?

È calma.

Per i primi tre mesi,

non sono uscita dalla mia cella.

Avevo paura di uscire da sola.

E...

solo dopo due o tre mesi...

ho ripreso una vita sociale.

I rapporti del carcere di Sequedin descrivono una detenuta calma,

sorridente, poco esigente e molto rispettosa.

Sì.

In generale, la mia detenzione è all'insegna della dignità.

Qualche mese dopo il suo arrivo,

denuncia delle angherie.

Quando sei una donna che ha ucciso sua figlia,

non puoi certo aspettarti della simpatia.

Condividevo il loro orrore.

La seduta è tolta.

- Scusa, non so come ti chiami. - Rama.

Piacere.

Io sono arrivata.

Il mio hotel è un po' più avanti.

- Ci vediamo domani. - Sì.

Mi avrebbe fatto piacere che cenassimo insieme, stasera,

ma è tardi e ho bisogno di dormire.

Certo.

Se vuole pranziamo insieme domani.

Sì. Va bene.

- A domani. - A domani.

- Buona serata. - Buona serata.

- Ciao, Jean-Claude. - Ciao, Rama.

Scusa se non ti ho chiamato, sono appena tornata.

Tranquilla, non fa niente.

Come va il processo? Come l'hai trovata?

È molto affascinante.

La stampa dice che si esprime in un francese impeccabile.

Si esprime come una donna istruita, tutto qui.

Hai ragione!

Stamattina è andata alla grande.

Sono tutti entusiasti del tuo progetto.

Hanno solo qualche dubbio sul titolo.

Dicono che "Medea naufragata" non è molto evocativo,

perché non tutti conoscono la storia di Medea.

Pensano che ci vorrebbe un riferimento esplicito al processo.

Ho detto loro che è provvisorio.

Sì, ma tutti conoscono la storia di Medea, no?

D'accordo...

Questo non mi preoccupa, tu vai avanti.

Me lo farai leggere quando vuoi, volevo solo darti la notizia.

Inoltre, siamo molto soddisfatti delle vendite dell'ultimo libro.

Abbiamo i rapporti, sta andando bene.

La stampa l'ha accolto molto bene.

Fantastico, magnifico.

Quando torni, passa a trovarmi,

pranziamo insieme.

Con piacere e grazie per queste notizie.

Allora a presto.

- A presto. - Ciao.

Non mi ha presentato a nessuno.

Luc pranzava una volta a settimana con la moglie e io non potevo mettere becco.

Non so cosa le dicesse di me, non rispondeva mai alle mie domande.

Quando si trattava di lei, io non esistevo.

Diceva che tra loro c'era solo amicizia, ma io che ne potevo sapere?

Non sono stata invitata al matrimonio della figlia,

ma ha preteso che cucinassi.

Quando hanno festeggiato all'atelier, Luc mi ha preso una camera d'albergo.

Diciamo che sono uscita dalla porta di servizio.

Era una madre stupenda,

avrebbe dovuto vederla occuparsi di Lili...

La massaggiava ogni giorno.

Abbiamo entrambi amato Lili.

Laurence Coly ha detto che lei non era convinto che venisse a stare da lei.

È d'accordo?

Come descriverebbe il rapporto con sua madre?

Da piccola, mia madre era spesso assente.

Lavorava molto, era sempre stanca.

Anche se aveva delle pretese nei miei confronti...

- tra noi c'è sempre stata distanza. - Cioè?

Cosa intende con "distanza"?

Non lo so...

Non abbiamo molto in comune.

Non abbiamo gli stessi interessi.

Siamo motto diverse.

In piedi, signora Coly.

Signora Coly,

ha spesso parlato della profonda solitudine

nella quale viveva prima della nascita di Elise.

Come trascorreva le sue giornate?

Non frequentava più l'università, cosa faceva?

Credo di non essere mai stata peggio che nell'anno prima che nascesse Lili.

Stavo malissimo.

Camminavo per ore nel bosco.

Mi piaceva, perché nel bosco nessuno ti parla.

Lì invece, non c'era lo stesso silenzio.

Avevo paura di restare sola all'atelier.

Paura di cosa?

Stava diventando un luogo ostile.

Per mesi, ho fatto fatica ad alzarmi.

Non riuscivo a tirare su la testa, soffrivo di emicranie.

Avevo la vista offuscata.

Sentivo rumori strani, muri che rimbombavano.

Mi pulsavano i piedi, non riuscivo a camminare.

Quando lo dicevo a Luc, non voleva sentirne parlare,

non mi ascoltava.

Era ossessionato dal fratello malato, mi ignorava.

Si è fatta visitare da un medico?

Sì, da un fisioterapista, da un osteopata, ma niente.

La stregoneria è l'unica risposta che riesco a darmi,

Ho consultato diverse...

veggenti, al telefono, e tutto tornava.

Perciò mi sono affidata a loro.

Però durante le indagini,

è risultato che nessuna di queste veggenti si ricorda di lei.

La polizia non ha trovato traccia

di pagamenti.

Neanche dai suoi tabulati telefonici risultano queste chiamate.

Eppure le ho chiamate!

Strano che non si ricordino di me.

Una la chiamavo tutte le mattine alle 7, si chiamava Patricia.

Patricia Antonia è stata ascoltata.

Non si ricorda di lei,

Non so perché dica così.

Le ho detto tutto.

Mi pareva che mi capisse.

Quando le ho detto del sogno

con le farfalle giganti che invadono l'atelier, ha capito subito.

È stata lei la prima a dirmi che qualcuno mi voleva male.

Ma come mai non ci sono prove,

non risulta nessuna telefonata?

Non lo so.

Dice che i suoi problemi sono cominciati un anno prima della nascita di Elise.

Corrisponde all'incirca al suo concepimento, esatto?

Sì, è possibile.

Non ricordo le date.

Ha fatto in modo che nessuno si accorgesse della gravidanza?

Mi comportavo come se non fossi incinta, non perché non si vedesse.

Quando ha saputo di essere incinta, ha visto un medico?

No, non ho detto niente a nessuno.

Come si è svolto il parto?

Ho partorito da sola all'atelier.

Perché non è andata in ospedale?

Non lo so, ero come assente.

Non uscivo.

Non vedevo nessuno.

Temevo per Lili, la volevo proteggere.

Da cosa?

Dalla malvagità.

Qual era il suo stato d'animo, quando ha capito che il parto era imminente?

Ero preoccupata.

Temevo di non riuscirci.

Sì era preparata?

Sì.

Credo che a un certo punto mi sono preparata.

Ho guardato come si faceva.

Ho carpito a mia madre come portare le prime cure alla neonata.

Lili è nata di notte.

Il 9 agosto 2014, alle 4 e 44 del mattino.

Si sentiva sola?

Quando ho sentito i primi dolori,

ho capito che stava arrivando.

Ero agitata, ma...

era un momento privilegiato per me.

Ero incantata quando è nata.

Quell'esserino mi affascinava.

Non aveva paura che questo parto clandestino andasse male?

Lili non sembrava disturbata.

Ha gridato appena.

Emanava una serenità incredibile,

Quando sente le prime contrazioni,

perché non ha avvertito Luc Dumontet?

Luc era in Auvergne.

Eppure aveva promesso di esserci.

- Gli aveva detto la data? - Sì.

Eppure lei ha dichiarato

che non era certa della data del concepimento.

Io sapevo quando mia figlia era stata concepita.

Luc aveva promesso di tornare in tempo.

E quando nasce Lili,

non lo chiama per dirgli di tornare?

Non mi è sembrato necessario.

Volevo che quel momento fosse solo mio.

Cosa gli dice quando torna e la trova con Lili?

Luc arriva,

mi vede con un neonato in braccio.

Si avvicina, guarda la bambina.

Sembra...

atterrito,

senza voce.

Quando finalmente parla, dice:

"Sei sicura che sia mia?"

Io gli dico: "Non preoccuparti...

è mia!"

Non sentivo di dovermi giustificare, ho detto che era mia.

Passare da uno stato di beatitudine a una frase così volgare...

era per me un grave insulto.

Cosa gli ha detto su come si è svolto il parto?

Gli ho detto che avevo partorito alla clinica Les Bluets.

Gli dice

di aver dichiarato Lili!

Perché non l'ha fatto?

Non l'ho dichiarata...

perché ho partorito in casa,

perché non uscivo

e perché non mi è venuto in mente.

Luc mi ha chiesto se l'avessi dichiarata, non so perché ho mentito.

Come si organizza la vita con Elise?

All'inizio, non la portavo fuori.

Le giornate erano scandite da lei.

Era calma, piangeva poco.

I bisogni di Lili dettavano la mia routine.

- L'ha allattata? - Sì.

Quand'è che l'ha portata fuori dall'atelier?

Non l'ho portata fuori per i primi sei mesi.

Luc era un po' più presente,

appena Lili era più autonoma,

lui ha cominciato a portarla fuori.

Nessuno vede mai lei con la bambina?

Nessuno mi ha vista incinta né con la bambina.

Sono uscita pochissimo.

Ha comprato le cose che sono necessarie a un bambino?

Poche cose,

soprattutto articoli di puericultura,

un seggiolino, dei vestitini.

Il fatto di non rivelare la sua nascita,

è una decisione presa di comune accordo con Luc Dumontet?

Non ricordo sia stata una decisione in comune accordo.

- Perché lui non ne parla? - Non lo so.

Gli dice che presto sua madre verrà a prendere Lili per portarla in Senegal.

Perché era preoccupato.

Gli dice: "È mia"!

Decide lei sola il futuro di Lili?

Di mandarla in Senegal?

L'ho deciso perché Luc non voleva la bambina nell'atelier.

- Lili è stata mai malata? - No.

Sì.

Ha avuto la varicella.

L'ha fatta visitare da un medico?

No.

Avvocato Generale, ha qualche domanda?

Signora Coly, lei ci prende in giro sin dall'inizio.

È distaccata rispetto alle domande che le poniamo,

non risponde alle domande scomode e mente.

Ci ha preso per degli imbecilli?

Lei non amava Luc Dumontet.

Non voleva fare un figlio con lui, non voleva questa gravidanza,

ha scientemente nascosto l'esistenza della bambina.

Non ne parla né a sua madre né a sua cugina, a nessuno.

La verità...

è che lei ha ucciso la bambina, perché era un peso.

Sono assurdità! Lei è forse dentro la mia testa, nel mio cuore?

Crede che mentirei, pur rischiando l'ergastolo?

Cos'ho da perdere?

Ma insomma, la stregoneria!

Mente a se stessa!

Sì, parlo di stregoneria!

Perché dovrei tormentarmi così?

Uccidere mia figlia

mi ha rovinato la vita.

Sarei davvero bugiarda?

Quando parlo di stregoneria, non mento.

Una persona stupida, in coma etilico, non avrebbe mai fatto quello che ho fatto.

Dicono che io sia intelligente.

Come si spiega allora il mio gesto?

Pronto?

Salve, è la reception. C'è una signora che chiede di lei.

Buongiorno.

Buongiorno, avete scelto?

Io prendo il carpaccio.

- Lei? - Bistecca e patate fritte.

Va bene.

È tanto!

Perché non prendi del pesce?

E una birra.

- Arriva subito. - Grazie.

Dev'essere molto difficile per lei.

Mi rimetto nelle mani di Dio.

Hai visto? Tutti i giornali parlano del processo.

È incredibile!

Laurence deve stare attenta.

Stamattina ha usato un tono sbagliato.

Non so perché l'avvocata non glielo abbia spiegato.

Ha fatto una brutta figura.

L'educazione e la gentilezza sono fondamentali.

È così che ho educato Laurence

e le è sempre stato d'aiuto.

Parlano tutti di come si pone e del modo in cui parla.

Vuol dire che è stata educata bene.

- Ecco a voi. - Grazie.

- Sei nata in Francia? - Sì.

I tuoi genitori vivono qui?

Mio padre è morto e mia madre vive qui.

- Hai fratelli o sorelle? - Due sorelle.

Di quanti mesi sei?

Quattro.

L'ho capito subito.

Lo capisco sempre.

Ecco qua.

Buon appetito.

No, ho detto che intendevo scrivere una tesi.

Non ho mai detto che facevo un dottorato.

Non è del tutto vero, signora Coly.

Sin dall'inizio, si è presentata come dottoranda.

È quel che dice a tutti, alla polizia,

a Luc Dumontet, alla sua famiglia.

Seguivo le lezioni, per me non faceva differenza.

Signora Jobard,

lei ha dichiarato che la signora Coly non si è laureata.

È esatto, non ha concluso l'anno

perché non ha consegnato la tesi.

Mi ha scritto una mail dicendo che aveva avuto un imprevisto,

era in clinica in Senegal, ma io non le avevo creduto.

Signora Coly?

Non ricordo di averlo detto.

Com'era la signora Coly come studentessa?

Era molto a suo agio agli esami orali, argomentava,

ma c'era uno scarto netto con gli scritti.

All'orale era a suo agio, davanti a un foglio bianco non rendeva,

come se il suo pensiero fosse incoerente.

Signora Coly,

ha preteso di lavorare a una tesi sul filosofo Wittgenstein.

Perché Wittgenstein?

Non lo so.

Signora Jobard, cosa pensa di questa scelta?

È una mitomane.

La cosa interessante è che Wittgenstein è un filosofo del linguaggio,

ma ritengo che lei si nasconda dietro una filosofia che non si riferisce a lei.

Cosa significa "una filosofia che non si riferisce a lei"?

È strano che un'africana si interessi a un filosofo austriaco

dell'inizio del XX secolo, poteva scegliere uno più vicino alla sua cultura.

Grazie, signora Jobard.

Signora, deve restare in piedi, finché il dibattimento è in corso.

L'università ha dichiarato

che lei ha ottenuto la laurea breve.

In seguito, si è iscritta alla Magistrale,

ma non l'ha conclusa, quindi ha solo questo diploma.

Se lo dice lei.

Le ho detto che seguivo le lezioni.

È durante l'istruttoria che ho saputo di non avere ottenuto il diploma.

Non poteva ignorarlo, non l'ha conseguito!

Non ha fatto nessun esame.

Ero in una spirale di menzogne, che allora reggeva ancora.

A un certo punto è crollata.

Domande?

Signora Coly, lei ha talento?

Non lo so.

- Da piccola era una brava studentessa? - Sì.

Era una bambina ideale, troppo perfetta secondo i suoi genitori?

Non lo so, chiedetelo a loro.

Quali erano le sue ambizioni segrete, arrivata in Francia?

Volevo lasciare un segno.

Sono sempre stata affascinata dai grandi pensatori

che hanno illuminato il mondo con il loro pensiero.

Sognavo di diventare una grande filosofa.

Sono stata frenata.

Certe cose

mi hanno allontanato dalla mia strada.

Non ho altre domande.

Avvocata Darcourt, prego.

Signora Coly,

prima ha parlato di una spirale di menzogne.

Ne è uscita?

Crede che la morte di mia figlia non sia bastata?

Considero questa risposta insostenibile, indegna.

È inaccettabile in un'aula di tribunale!

- Dico le cose come stanno. - È difficile capirla.

Mantiene questa ambiguità...

Non sono ambigua, certe cose non possono essere dette con più chiarezza.

E poi...

se mento, non posso sapere perché.

Signora Diatta, vorrei farle qualche domanda.

Signora Diatta,

quando Laurence è incinta, vi chiamate due volte a settimana e non le dice niente.

Come se lo spiega?

Signora Diatta?

Come interpreta questo silenzio?

Sia durante la gravidanza che dopo la nascita della bambina.

Non ha mai sentito un pianto né versetti?

No.

Non mi ha detto niente.

Non me lo spiego.

Quel vuoto, il vuoto dentro di lei,

lo aveva fatto di proposito.

A voi occidentali,

non riesco a spiegarvelo.

Spiegare cosa, signora Diatta?

Mi sono chiesta chi fosse il vero obiettivo di questa storia.

Laurence,

suo padre o io?

È stato tutto orchestrato.

Sento i vostri sorrisi.

Ma a me non fa ridere.

C'è della stregoneria, ve lo garantisco.

Anzi, una maledizione!

Da quando mia figlia ha lasciato il Senegal, tutto le è andato storto.

Secondo me, nient'altro spiega questi fallimenti.

Ho anche le prove di un blocco mistico.

Guarda caso, non ho potuto vedere mia figlia per due anni.

Questo, come lo spiega?

Come lo spiega?

Usciere, faccia entrare il Giudice Istruttore,

il signor Simon Jonquet.

È stato lei a istruire il caso della signora Coly,

quando l'imputata è stata deferita, dal Procuratore Generale.

L'ha interrogata il 20 novembre 2015.

In che modo la stregoneria viene fuori durante l'interrogatorio?

Avevo davanti a me una donna che aveva ucciso la figlia in circostanze orribili,

rispetto ai nostri valori.

Ho cercato di capire se la dimensione culturale fosse indotta.

Forse non voleva dirmi qualcosa,

così le ho chiesto di attingere alla sua cultura per spiegarmelo.

Signor Giudice, non temeva che aprendo la porta della stregoneria,

la signora Coly ci si sarebbe buttata a capofitto?

Avevo dinnanzi una donna di origini africane.

Ho tentato di capirla con i mezzi a mia disposizione.

Come nei processi di escissione,

non possiamo giudicare senza tener conto della dimensione etnologica.

L'escissione, che lei porta come esempio, ha un vero valore culturale,

l'infanticidio no.

Sarò molto concreto,

ho qui davanti il verbale dell'interrogatorio.

P32, codice 421, sono le 15 e 52.

Le dice, cito:

"Signora Coly, non si vergogni della sua cultura,

se questa può aiutarci a farci capire il suo gesto".

Lei risponde: "Sono cartesiana, non credo in quelle cose"...

La signora Coly comincia a parlare di allucinazioni

che imputa a possibili sortilegi operati dalle zie.

Non le pare di averle fornito una strategia di difesa?

E forse ancor più grave,

di aver fatto sì che si chiudesse definitivamente nella stregoneria?

Non potete accusarmi di questo.

Ho seguito scrupolosamente la procedura.

Vorrei leggere qualche estratto della conversazione

registrata presso il carcere di Sequedin tra la signora Coly e sua madre.

La signora Coly dice:

"Il giudice ci crede, il giudice ci crede!"

La signora Diatta le chiede: "Cosa intendi?"

Laurence Coly risponde:

"Il giudice crede al malocchio.

Non sono un'infanticida normale,

questo per loro è un problema.

La cosa buffa è che ho ucciso mia figlia,

ma non ho agito come agisce normalmente chi lo fa.

Prima di beccarmi trent'anni,

devono sapere chi sono i veri responsabili".

Cazzo!

Risponde la segreteria di Adrien...

Sono io...

Signora Coly,

si alzi,

Signora Coly,

qual era il suo stato d'animo all'epoca dei fatti?

Perché decide di prendere il treno,

per raggiungere Berck-sur-Mer, in quel preciso momento?

Perché in quel momento ho preso il treno?

Potrei dire che ho pensato: "Ci siamo, sta crescendo,

le cose si complicano"... ma non è una buona ragione.

Perché Berck?

Perché il mare?

Perché la marea era abbastanza alta, in quel periodo dell'anno.

Quel giorno la marea era molto alta.

Avevo deciso di andare a Berck il giorno precedente.

Sono arrivata in treno,

sono salita su un autobus.

Ho chiesto a una signora molto gentile quale fosse l'albergo più vicino al mare.

Me l'ha indicato.

Era una guida turistica.

Sono arrivata in albergo,

ho lasciato la valigia.

Credo di aver giocato un po' con Lili.

Le ho dato da mangiare.

Verso le 21, faceva abbastanza buio.

C'era la marea alta.

La luna è dinnanzi a me,

come un proiettore, un colpo di abbaglianti.

La stradina dell'albergo conduce alla spiaggia, la imbocco.

È buio pesto quando arrivo sulla spiaggia.

La cullo.

Le do il seno.

Lili sta bene.

Si addormenta in braccio a me.

Così la lascio sulla spiaggia.

E...

lei non reagisce, resta in silenzio

e io me ne vado.

Ho pensato che il mare avrebbe portato via il corpo.

Torno in albergo.

Quella notte dormo come un sasso.

Quasi senza sognare.

Signora Coly,

quando si reca sulla spiaggia, quella notte,

è certa che la marea è crescente?

Sì.

Ho visto il mare salire.

Durante il primo interrogatorio, lei ha detto

che è entrata in acqua, fino alle ginocchia.

Poco dopo,

dice di non ricordarsi di essere entrata in acqua.

È vero.

Non ricordo.

Avvocato Generale?

Signora,

le sue amnesie sono di comodo.

L'acqua alle ginocchia, che sostiene di aver dimenticato,

getta una luce più cruda sul racconto che ha appena fatto.

Signora Coly, non è sul palcoscenico di un teatro,

è in un'aula di tribunale!

La luna che illumina i suoi passi come un proiettore,

il mare che porterà via il corpo...

La verità è che,

se il mare avesse portato via il corpo,

nessuno avrebbe saputo

che una bambina di nome Elise era scomparsa,

perché nessuno sapeva della sua esistenza.

Tutto era stato studiato, perché nessuno si accorgesse della sua morte.

L'ha condannata all'anonimato sin dalla nascita.

Nessuno la vede incinta,

non la porta mai fuori.

L'esistenza di Lili è un segreto assoluto dall'inizio alla fine.

C'è un messaggio, delle ore 13 e 19.

Non ho visto la bambina.

Quale bambina?

La piccola, Lili.

Non l'ho vista.

Non ci ho neanche pensato.

Ero ossessionata da Laurence.

Non voglio che tu resti qui.

Rama, ascolta...

questa storia non ha nulla a che vedere con te.

Né con noi.

Ho paura di essere come lei.

Come chi?

Come mia madre.

Tua madre è una donna spezzata.

È terrorizzata dalla sua vita.

Tu non sei così.

La tua vita non è così,

Questa è la storia, signore e signori della giuria,

di una donna fantasma.

Una donna che nessuno vede,

che nessuno conosce.

È la storia di una lenta scomparsa,

una tragica discesa negli inferi, dove una madre ha condotto sua figlia.

Questa donna ha commesso il peggiore dei crimini,

l'infanticidio.

Ha ucciso sua figlia e lo ha ammesso.

Per noi è insopportabile, incomprensibile.

Una donna che si permette di uccidere la figlia che ha accudito per 15 mesi.

È più comodo vederla come un mostro.

Un mostro va sconfitto.

Quindi aprite il Codice Penale e condannatela.

Ma se lo fate, membri della giuria,

avrete emesso la sentenza,

ma non avrete fatto giustizia.

Avrete risposto solo alla domanda più facile.

Ma non alla domanda che voi, in quanto giudici, dovete porvi.

Se non siete in grado di porvi questa domanda,

resterete sulla spiaggia,

atterriti dall'orrore di quel crimine.

Perché?

Cosa spinge Laurence Coly a uccidere sua figlia

che ha amato e accudito alla perfezione fino a quel momento?

Perché non l'ha uccisa alla nascita?

Perché è morta, Elise?

Elise è morta,

perché sua madre è pazza.

E nella sua follia, credeva di proteggerla con quel gesto.

Immaginate i due estremi del suo percorso.

Immaginate la ragazza,

piena di ambizione e desideri, che sbarca a Parigi

e chiedetevi:

"Come è diventata questa donna chiusa,

invisibile, che non esce più dall'atelier del compagno?"

Quando si trasferisce da Luc Dumontet,

Laurence Coly non ha un soldo,

non ha un conto in banca né previdenza,

non è iscritta all'università.

Comincia a sentire delle voci,

Ha delle allucinazioni, fa sogni spaventosi,

segni strani che stenta a decifrare.

A parte qualche telefonata con sua madre,

non ha più contatti con il mondo esterno.

È in una solitudine così dura,

che quasi può toccarla.

E in queste circostanze che scopre di essere incinta,

che partorirà sua figlia.

In realtà, Laurence Coly non nasconde né la gravidanza né il parto,

nasconde se stessa.

Non può mostrarsi,

ha troppa paura.

Perciò, la stregoneria...

Anche un giovane avvocato alle prime armi

metterebbe su una strategia di difesa basata sulla stregoneria.

Ve ne parlo ora, solo per ricordarvi

l'esito della perizia psichiatrica.

La stregoneria è la manifestazione del delirio di Laurence Coly.

Questa donna deve essere curata

e in carcere non è possibile.

Condannarla a una pena pesante

equivale a condannarla alla follia.

Membri della giuria, concludo parlandovi di una cosa

che mi ha molto colpito.

Laurence Coly ha imparato a essere madre su Internet.

Ha cercato di fare quello che andava fatto,

ha cercato di lottare,

di resistere,

ma ha perso.

Non c'era nessuno ad aiutarla.

Nessuno poteva capire.

E ancora non la capiamo, Laurence Coly.

Vogliono farvi credere che è bugiarda, arrogante,

manipolatrice, un mostro, insomma.

Ma proprio questa mattina,

Laurence mi ha raccontato un sogno

in cui Elise era con lei in prigione.

Quando aprivo la porta della cella,

Elise correva a nascondersi sotto la mia toga.

Laurence sa che sua figlia sarà sempre con lei,

è dentro di lei.

Quello che vi dico non è poesia,

è scienza.

Sappiamo che durante una gravidanza,

le cellule e il DNA della madre migrano verso il feto.

Quello che non tutti sanno è che lo scambio è reciproco.

Anche le cellule del feto migrano verso gli organi della madre.

Si annidano in tutto il corpo,

dal cervello agli alluci.

Anche dopo il parto,

anche se la gravidanza non è portata a termine,

le cellule persistono,

a volte per tutta la vita di una donna.

Madre e figlio sono quindi incastonati,

uno nell'altra, inestricabilmente.

Le cose stanno così, è biologia.

Sapete come gli esperti chiamano queste cellule?

Chimere.

Come la Chimera, il mostro dei miti.

Un essere composto da parti di animali diversi.

La testa del leone, il corpo della capra,

la coda del serpente.

Quindi,

membri della giuria, io mi dico

che noi donne

siamo tutte delle chimere.

Portiamo in noi la traccia delle nostre madri

e delle nostre figlie,

che a loro volta porteranno la nostra.

È una catena infinita.

Siamo in qualche modo tutte dei mostri,

ma mostri terribilmente umani.

Grazie.

Scusate.

Sono stanca.

Sottotitoli Valérie Giardini Reel One Subtitles

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