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[uomo] ♪ Chi dice che il carcere è galera? ♪
♪ A me sembra una villeggiatura ♪
♪ Chi dice che le manette Sono di ferro? ♪
♪ A me sembrano bracciali d'oro ♪
[Giacinto] Egregio...
signor avvocato, difensore mio.
Come da sua richiesta, invio il seguente memoriale di difesa
affinché si riscatti il mio nome dall'infamità delle seguenti accuse:
complicità in evasione, aggressione a mano armata,
resistenza alla forza pubblica, rapimento, sevizie a minori,
ricatto e violenza carnale. Comincio dall'inizio.
[Giacinto] Quattro giugno. O cinque?
4 giugno 1959. Dintorni di Civitavecchia.
Fino ad allora, benché mia moglie mi rinfacciasse il mio poco salario,
ero un lavoratore con la qualifica di autista
che sostentava onestamente la sua famiglia.
Non è grave.
Accorrete! Aiuto, mi hanno rapinato!
- Corri a chiamare i carabinieri! - Signorsì.
Laggiù uno ha sotterrato una borsa piena di soldi.
Ha messo un albero sulla strada e ci ha cozzato con la macchina.
Si è sbattuto un sasso in faccia e si è legato. Ho visto tutto.
Maresciallo, agli ordini.
- Che dici? - È laggiù.
[Giacinto] Ha capito? Per colpa di quel pescatore di frutti di mare
presi tre anni senza la seminfermità mentale che mi spettava di diritto,
perché da ragazzino ero epilettico.
Nonostante ciò, avevo ottenuto la mansione di aiuto infermiere
che tutti i carcerati rifiutavano perché pesante e "stomacosa".
- [guardia] Spazzino. - Presente.
Aiuto infermiere.
[in tedesco] Sì, mio fuhrer!
Beato te!
Svegliati.
[colpi di tosse]
Il primo che sputa per terra lo faccio pulire con la lingua.
[i colpi di tosse smettono]
Stanotte ho sognato Anita Ekberg che mi ha detto: "Vieni, bello."
Al momento culminante ho sentito un botto e lei è diventata una moto.
- Buongiorno a tutti. - Ssh!
- Fa male? - No.
Allora possiamo togliere.
La mano riprenderà il suo movimento naturale?
Speriamo di no.
Per quel movimento le hanno dato tre anni, commendatore!
Mi levate il gesso per fare uscire dalla cella di punizione Tagliabue?
- Lui mi ha ridotto così. - Ci sta da 28 giorni. Non è soddisfatto?
Giacinto, la seghetta.
- Oh! - Scusi, dottore.
Ma quando cambia tempo, io non ne ho.
- Che cosa? - Sigarette.
- La seghetta! - Sì, la seghetta.
- Questa? - Sì.
- Cambia la seghetta. - Sì.
Eccolo lì. Anche lui meritava la cella di punizione.
- Mi teneva mentre Tagliabue mi picchiava. - Come? Io dormivo.
[tossisce]
- Commendatore, le lavo la biancheria? - Sì, bravo.
- Dottore, il braccio mi formicola. - Sfido, ci sono le formiche!
- [detenuto 1] Lo fanno uscire. - [detenuto 2] Mettono fuori Tagliabue!
Ventotto giorni di clausura.
Ha preso i voti.
Quelli li aveva presi alla basilica di Santa Teresa.
Tre cuori d'argento e un candelabro d'oro.
Apri. Tagliabue, preparati.
Se è per farmi il bagno, è inutile. Mi lavo quando mi tirate fuori.
Siamo qui per questo. Il commendatore è guarito.
Ti è piaciuta la villeggiatura?
[accento settentrionale] Urca! Però che è finita troppo presto.
Un'altra volta gli spacco tutte e due le braccia.
Cammina!
- Non fare lo sbruffone! - Mani a posto, so camminare da solo.
[Giacinto] L'ergastolano Tagliabue, Campanacci
e il dottor Papaleo si riunirono.
- Con il nostro benvenuto, amico. - [Giacinto] Tre belve!
Un gorilla, un sorcio e un cornuto condannato per delitto d'onore.
L'indomani io ero al servizio.
Non sospettavo che stesse per scoppiare un cataclisma.
Scusi il termine.
- Una mosca. - Aah!
È una pulpite, Tagliabue. Quando è cominciata?
Laggiù, in cella di punizione. Un mese in quell'umidità...
La carie è curabile, il dentista verrà tra una settimana.
- Io posso toglierlo, se vuoi. - Grazie, ma aspetto. Ho tanto tempo.
Come vuoi. Il dolore aumenterà. Giacinto, dagli due cachet.
[Giacinto] Pronti!
- Due caket al signore. - [medico] Giacinto, i pappagalli!
Subito!
- [canta] ♪I miei baci... ♪ - Porco! Con quelle mani lavi gli orinali.
- Li prendo io. - Ero nell'esercizio delle funzioni.
Non è sfiducia nella medicina...
- Acqua. - Sì.
È meglio un chiodo di garofano nel dente. Me l'ha insegnato mia zia.
- Giacinto, i pappagalli! - Arrivo!
Procurami la foto di una cella. Ce n'è una nella sala del fotografo.
Fotografia di una cella? Perché?
Perché?
Voglio mandare a mia zia un ricordo del posto dove mi trovo.
- Ma non me la danno. - Certo, la prendi di nascosto.
[Giacinto] Potevo dire di no?
Tagliabue stava pagando pena per l'assassinio di un complice
che aveva tentato di fregarlo nella spartizione della refurtiva.
Tagliabue lo rincorse per trenta chilometri e lo uccise.
Il perito contò sulla salma diciotto colpi di bicicletta.
Credevo che la richiesta di una foto non fosse qualcosa di pericoloso.
Per cui accettai.
[medico] Il pappagallo non serve più, Cerioni se l'è fatta addosso.
[guardia] Controllate cosa c'è nei pacchi.
[Giacinto] Permesso.
Una maglia, una mutanda, tavoletta di cioccolata, marmellata.
Le sigarette non potete riceverle.
- La foto. - Ho capito.
Ora devi farci avere venti supposte di Bi-Valeas.
- Perché? Ha mal di gola? - No, verrà a te se non le procuri.
[guardia] Campanacci. Sorcio, il tuo pacco.
Spedisce Pagliuca Marilita. Via del Traversone, 21, Roma. Capito?
Sì. Pagliuca Marilita, Via del Traversone, 21.
Rossi Giacinto.
Eccomi.
- Che fai con il tabacco? - La minestra.
Mittente Picchioni Garibaldo, Civitavecchia.
Quanti calzini!
- Sei un millepiedi? - Porta via questa roba.
- Vongole. - È il pescatore che mi ha denunciato.
Non sapeva che ho commesso il reato per sfamare la famiglia.
Mi scrive sempre per implorare il mio perdono.
- Ora mi manda le vongole? Non le voglio. - Neanche io.
Sono andate pure a male.
A noi!
Compagno.
[Giacinto] ♪ Ogni sera ♪
♪ I pensieri d'amore per me ♪
♪ Il mare ♪
♪ È la voce del mio cuore ♪
♪ È la voce del tuo cuore ♪
♪ Che ci unisce ancora ♪
♪ I miei baci a me, i tuoi baci a te ♪
♪ Ce li porta il mare ♪
♪ Il mare ♪
♪ È la voce del mio cuore ♪
♪ È la voce del tuo cuore ♪
♪ Che ci unisce ancora ♪
♪ I miei baci a me, i tuoi baci a te ♪
♪ Ce li porta il mare ♪
- ♪ Il mare... ♪ - Svociato!
Se fai il bis, rimedi l'altra scarpa!
Perché fate così?
Fuori la sigaretta, io ho fatto il numero.
Questo è il numero?
Questo è il numero cento!
- Però mica è giusto. - Se vuoi la sigaretta,
canta "L'uomo vero".
No, manco per niente! Non canto "L'uomo vero".
Tu non fumi.
- Giacinto. - Chi è?
Ti do io la sigaretta.
Grazie.
[farfuglia] La roba è dentro la giacchetta.
- Che ha detto? - La roba è nella giacca.
Buona.
Buona, sa di zucchero d'orzo.
- Tabacco inglese. - Ammazza!
Questo è l'asso. Stai attento che ti frego. Vale una sigaretta.
Attento alla scartina. Dov'è l'asso?
- Qui. - No.
- Invece sì. - No.
- Fai vedere. Sigaretta. - Non ne ho.
- Me ne devi quattro. - A me due.
- [infermiere] Giacinto! - Subito.
- Cambia il tampone. - Pronti.
- Si è fatto male? - No.
- Mi sono fatto bene. - Questa è buona.
[rombo di motore]
Scusi. Il reattore. Gagliardo!
Ne avevo costruito uno bello con le bucce di formaggio.
Volevo portarlo a mio figlio quando uscivo. Due mesi ci ho messo.
Poi un topo ha mangiato un'ala e la coda.
- Sei sposato? - Sì, con due figli. Poverini.
Due figli.
Se vuoi rivederli, mettila nella vetrina al posto di quella vera.
- Quella vera portala domani alle fontane. - Prego?
L'oggetto che ho messo nella bacinella.
[Giacinto] Ecco il perché delle supposte.
Con la stagnola avevano fatto la copia della seghetta.
Lo cambi con quella vera. Capito?
[Giacinto] Io lo so, lei dirà che sono stato un debole.
Ma Papaleo era un brutto ceffo. Anche la stampa parlò del suo reato.
"Un professionista sorprende la fidanzata in intimità con un uomo
che uccide con un colpo di fucile. Al giudice dichiarerà:
'Mi dolgo che il mio fucile non fosse a due canne. Avrei ucciso anche lei.'
Servizio a pagina otto."
Papaleo, che succede? La cella 98 è diventata un lazzaretto.
Sorcio ha la bronchite, Tagliabue un molare fradicio, lei cade dal letto.
- Che succede? - [accento meridionale] Incubi.
Pss... se io fossi in te, farei come ha detto lui per evitare guai.
Non mi sento bene, mi sembra di avere la febbre anche adesso.
Niente febbre, polso regolare.
- Quanto? - 76 pulsazioni al minuto.
[Papaleo] Ventuno, ventidue, ventitré, ventiquattro,
venticinque, ventisei, ventisette,
ventotto, ventinove, trenta,
trentuno, trentadue, trentatré, trentaquattro,
trentacinque, trentasei, trentasette, trentotto.
Trentotto pulsazioni. La guardia impiega mezzo minuto a fare il giro.
Teniamo presente che la guardia Meneghetti è di bassa statura.
- Non dovrebbe impiegare... - Che fai lì? La spia?
No, transitavo.
- Allora? - [farfuglia] Nei panni sporchi.
Grazie e adesso non rompetemi più il caciocavallo!
- [voce contraffatta] Giacinto! - Sì?
[pernacchia]
- Giacinto. - Oh!
- Giacinto! - Scusi, commendatore. Vengo subito.
Ti do cinque sigarette perché tu mi faccia il bucato, ma non va bene.
La volta scorsa i panni erano rinsecchiti.
Deve cambiarsi più spesso. Sono incartapecoriti.
Il sapone non si scioglie.
- Che ha fatto al braccio? - Giacinto mio!
È capitato quello che io temevo.
Le articolazioni sono rovinate. Ha visto?
Quella carogna di Tagliabue! Quel maledetto!
Pure a me stavano a mettermi sotto.
Tagliabue? - E quegli altri due.
Che ti hanno fatto?
Mi hanno costretto a procurare supposte, una foto e uno strumento.
- Quale strumento? - Diciamo uno strumento seghettato.
Ora capisco! Tagliabue mi ha rotto il braccio per non avermi in cella
e attuare chissà quali piani.
- Quanto ti resta da scontare? - Dieci mesi, tre settimane,
quattro giorni e cinque ore.
Se ti facessi uscire sei mesi prima, saresti riconoscente con me?
Vedremo.
Fai come ti dico, ma non fare sapere che te l'ho detto io.
Vai dal direttore e gli dici che sei a conoscenza di un tentativo di fuga.
- Ecco. - Sai perché?
Così lui mette una firma di buona condotta
per ottenere la riduzione della pena.
A Natale sei a casa.
- A Natale? A casa mia? - Sì.
Grazie, commendatore! Che idea!
Non ringraziarmi.
Se va bene, per il tempo che starai qua mi laverai la biancheria.
- Va beh. - Gratis.
È il prezzo della libertà.
- Che c'è? - La tastata.
[Giacinto] Mi prese un colpo.
La tastata, ovvero la perquisizione improvvisata.
Lei capirà il pericolo che correvo.
Se a quei tre trovavano la seghetta, anch'io venivo beccato
e quindi tacciato.
Furono momenti di angoscia.
Avanti altri tre.
- Che cos'è? - Venere al bagno.
- Me la regali? - Sì.
Vorrei rifinirle un po' le "mele".
- Ma poi è mia. - Sì.
Vai.
Altri tre.
- [farfuglia] Urgenza. - Che dici? Cammina.
Devo parlare al direttore per una cosa della massima urgenza.
- Domani. Nome? - Rossi Giacinto.
[Giacinto] All'idea di parlare con il direttore, io mi sentivo un altro.
Un uomo vivo.
Invece sulla mia testa già pendeva la spada di Dracula.
Fumi mentre ti lavi? Si bagna. Te la reggo?
Buona, sa di zucchero d'orzo. Questo è tabacco inglese, io me ne intendo.
Chi ve l'ha dato? Siete sempre scannati, non vi arriva mai un pacco.
- Posso? - Prendi.
Come si dice? Grazie.
- È roba tua che dici "prendi"? - No, è tua.
Aiuto!
- Che fai? - Mi ammazza!
- Non vale la pena. - Aiuto!
Mi ammazza!
- Per una sigaretta? - Aiuto!
Mi ammazza!
- Aiuto! - [guardia] Silenzio!
- Avete capito? Silenzio. - Reggi.
Che succede?
È lui. È impazzito, vuole ammazzare tutti.
- Non mi sono mosso. - Ti cambio cella. Hai un posto?
Hanno fatto tutto per stare più larghi.
Può mettermi dove le pare perché tutti vogliono bene a Giacinto.
Però dove mi mette? Tutte le celle sono piene.
C'è un posto libero.
Dove?
È il solito problema degli alloggi.
- Entra. - Grazie.
Dove mi mette, mi mette, sto sempre bene.
Buonasera. È la verità.
[cinguettii]
Bello questo fringuello!
Pizzangrillo di papà, come ti chiami?
È bello amare le bestie, è segno di bontà.
- Canta pure bene. - È cieco.
Povera bestia! Com'è successo?
L'ho accecato io. Perciò canta bene.
Anche io canto bene. Vuoi sentire?
[canta ad alta voce]
Perché? Che ho fatto?
- Ahi! - Spia!
[canta ad alta voce]
Che cosa volevi dire al direttore? Spia!
- [canta a voce alta] - [guardia] Silenzio!
Avete capito? Silenzio!
Aiuto infermiere.
- Allora. - Eh?
Rinuncio a parlare con il direttore.
Ditegli che non faccio più l'aiuto infermiere. Trovatene un altro.
- Perché? - Ho passato una nottataccia.
È come se mi avessero bastonato. Poi è un lavoro volontario.
Io non ho più la volontà.
- Tanto nessuno mi vuole bene qui. - Meglio.
- Allora ti cancello. - Sì.
Non so perché ti hanno fatto infermiere.
Perché da militare stavo in "vaselina" cioè in sanità.
Un giorno il colonnello mi disse: "Senti, Giacinto..."
- Oh! - Eh?
Scusate. Che stavo dicendo?
Sì! Filogamo venne a Civitavecchia per "L'ora del dilettante".
Io mi presentai con tre canzoni.
Ma lui mi disse: "Non è cosa per te."
"Perdi ogni speranza, voi che entrate."
Forse se fossi stato cieco, avrei cantato meglio. È la verità.
Dovevano metterti in manicomio, non in infermeria.
Sì, buonasera!
Voi scherzate sempre.
- Vi ha dato fastidio? - No.
Se vi disturba, avvertitemi.
[chiude la cella]
Battono sempre da sinistra a destra e dall'alto in basso.
Perciò si deve segare in diagonale e in senso contrario.
Riempiamo la fessura con la mollica e il rumore non cambia.
È il sistema di Vincenzoni, sicuro al 100%.
Il gancio?
- Si taglia qui e qui. - Che intenzioni avete nei miei riguardi?
- Verrai con noi. - Taci, parlo io. Verrai con noi.
Io che ho detto?
- Ssh! - Perché?
- Perché sì! - Non possiamo rischiare
che tu dia l'allarme privandoci di un margine di tempo indispensabile.
- Poi tu sai troppe cose. - Stai zitto.
Credete alla Madonna? Fatelo per lei.
Devo scontare solo dieci mesi.
Se fuggo, è un macello per il mio futuro.
Moglie e figli sotto sfratto.
Persino il pescatore che mi ha denunciato si è commosso. Guardate.
Non dico bugie. Mi ha pure scritto.
"Non sapevo che avevi commesso il reato per sfamare la famiglia."
"Perdonami." Ma io non perdono le spie, io disprezzo le spie.
Perciò andate senza timore. Io resto qui e non parlo.
- Io dico che fai la trombetta. - No.
- Neanche se ti mazzolano? - No, muto come un pesce.
Va bene, ci fidiamo.
Però dicci chi ti ha dato l'idea di parlare con il direttore.
No, io non faccio la trombetta.
Ahia! È stato il commendatore.
Verrai con noi.
[Giacinto] Due giorni dopo, esattamente il 20 o 21,
massimo 23 luglio, al Sorcio arrivò un altro pacco dalla signora
che poi seppi essere la sua concubina, con rispetto parlando.
Sembrava una cosa qualunque e invece aveva la sua importanza capitale.
Marilita ha mandato fichi secchi e questa roba.
- Per quando è? - Aspetta, li contiamo.
- Buoni. - Che cosa mangi?
Che diamine, tra amici, per un fico secco!
Uno solo?
Due. Ma che importanza ha?
Forse non ho diviso con voi lo strufolone che mi hanno mandato?
Bestia! Il numero dei fichi indica
in che giorno la ragazza del Sorcio arriva con i vestiti e la grana!
- Dove? - Nel bunker,
al tredicesimo chilometro della ferrovia.
Scusate, ma voi mi tenete all'oscuro.
- Perché sei un peso morto! - No,
io mi sono lesionato per il bene comune.
- Le sue non sono parole d'amico. - Amico?
Senta, dottor Papaleo. Lei parla troppo di questa amicizia.
- Che amico è lei? Lui... - [Sorcio] Calmatevi.
- [sottovoce] Lui sì. - Shh!
- Parole poche, fatti tanti. - Basta! Fate arrivare le guardie.
Dio li fa, poi li accoppia. Incidente chiuso.
Chiuso? Dico io quando è chiuso, terrone.
Lei si crede chissà chi perché ha tre lauree.
Con la scusa del delitto d'onore non le hanno dato l'ergastolo.
Tra undici anni torna a fare la bella vita.
Che ne sa delle mie intenzioni? Io esco e la uccido.
Torno in questo inferno con l'onore pulito. La bella vita, eh?
Se poteste leggere qua dentro, provereste pietà e orrore.
Che commediante!
Sono ventitré fichi. Più due, venticinque. È dopodomani.
[Giacinto] Tra due giorni avrebbero perpetrato il folle proposito.
Di notte non mi persero mai d'occhio con i loro sguardi penetranti.
Intanto fumavano sigarette fatte con un attrezzo fabbricato dal Sorcio,
uomo dalle mani d'oro e dal cuore di pietra.
[Giacinto] Contattare i superiori era vano.
A messa tentai di confessarmi per dire la verità al cappellano.
Ma me lo impedirono, privandomi così anche del conforto religioso.
[tuono]
Arroti un cucchiaio?
Anche un cucchiaio può diventare un'arma.
Sputa.
A che serve?
- Per te, se fai troppo il furbo. - La guardia.
Uno, due, tre, quattro.
[controllo delle sbarre]
[la guardia esce]
No! Che volete? Non fatemi male.
[Giacinto] Pensai che volessero farmi la festa.
Stavo già per dire "amen", quando mi resi conto che non era per quello.
Non volevano che io scoprissi il ripostiglio segreto degli attrezzi.
Infatti avevano un arsenale.
Corde fatte con le calze del Sorcio, tubetti di cartone e una rivoltella.
[Papaleo finge di russare]
Cambio.
Vacca boia, tra due ore la libertà.
[rumore indistinto]
[Papaleo finge di russare]
Forza, al lavoro!
- Lavora! Dai, bamba! - Sì.
[finge di russare]
[finge di russare]
Voi scappate, io non vengo. Piuttosto che rovinarmi, mi ammazzo.
Dico a voi, mica scherzo. Io mi faccio saltare il cervello.
- Ma no, è fatta di mollica di pane. - Taglia.
Però è fatta bene.
- Sembra vera. - Taglia.
Sì.
[Sorcio] Appena scesi in cortile, apri il tombino.
Ci infiliamo nel collettore.
- E sbuchiamo sul lato ovest. - Shh.
- Ho capito. - Svelti.
Sono le dieci, siamo pronti. Letti a posto.
Rossi.
Che fai lì?
Vestiti e vieni fuori.
- Forza! - Io fuori?
Subito!
Grazie. È il più bel giorno della vita mia.
Oggi è 25?
- Tu sei pazzo. - Cammina.
Il 25 luglio è l'anniversario della liberazione di Giacinto dall'inferno.
- Sì, te ne accorgerai. - Perché?
- Cammina. - Dove mi portate?
Presto!
Sono innocente.
- Eccolo qua. - Che è successo?
- Conosci questa? - Che è?
È la sega finta!
- Voglio parlare con il direttore. - Tu parli con me.
- Dov'è la sega vera? - Voglio parlare con il direttore.
- Dove l'hai trovata? - Nella vetrina dei ferri.
L'ultima volta che è stata usata, l'aiuto infermiere eri tu.
Sì.
Voglio parlare con il direttore. Dico tutto a lui.
- Scappano nel cortile? - È la verità.
Per questo volevano la sega. Io volevo dirlo a lei.
Lo chieda a loro. È vero? Di' la verità, superiore!
Ma quei due... Dove stanno?
In cella mia si sono messi d'accordo per mandarmi in cella con quei tre.
Eccolo qua, lo zozzo in combutta con quei delinquenti.
Ma io ho trovato la sega.
- Parli perché hai la bocca. - No.
- Hai il cervello bacato. - Comandi tu ora?
Direttore...
Lui si è accorto della sega finta e ci ha avvertito.
- Certo. - Infatti.
Tutti sono capaci a dire "infatti".
È vero che all'angolo del cortile c'è la botola della fogna? Cioè, no.
Come si chiama? Del collettore! Vogliono imbucarsi là sotto.
Percorrono il collettore fino allo sbocco fuori dal muro... a ovest!
Io volevo fare il mio dovere. Di sicuro lei ne terrà conto.
Sono una persona seria, non un buffone.
Sono un padre di famiglia. Lo tenga presente anche ai fini di un condono.
Qual è il suo reato?
- Simulazione di reato. - Riportatelo in cella!
In cella, no!
- Questo piano di fuga è assurdo. - È la verità.
Fatemi fare il giuramento. Guardi su chi.
Questi sono i miei cari. Questa è mia moglie, questi sono i bambini.
Ecco mia moglie, poi Sant'Antonio.
- Basta! Portateli via. - No!
Se dico una bugia, che io non possa più vederli!
Lei ha assistito al giuramento di un padre. Deve credermi.
Va bene.
Ma se vuoi aiutare la giustizia, torna in cella o si insospettiscono.
Io voglio coglierli sul fatto. Tu mi aiuti?
Sì, ma voi arrivate presto?
Sì. Tu di' che ti abbiamo chiamato per comunicazioni di tipo familiare.
Va bene. Gagliarda idea!
Se quanto ho detto corrisponde, avanza domanda di condono per Natale?
- Non ti prometto niente. - Grazie. Come non mi promette niente?
- Prepari la squadra. - Sì.
È morta.
Mia moglie, l'altro ieri.
È morta di...
di...
Povera moglie mia!
- No. - Che cosa?
- Che volete? - Hai fatto trombetta.
No. Giuro, non ho parlato.
Non potessi vedere più mia moglie!
- Non hai detto che è morta? - Sì.
- No! - Non voglio farti male, stai calmo.
Hai spifferato tutto al direttore. Vero, bamba? Hai fatto bene.
Hai fatto come volevamo. Forza, ragazzi!
- Come? - Già, tutto calcolato.
Anche lo spazzino che ha trovato la sega?
Sicuro, è d'accordo con noi.
Forza!
- Allora siete proprio matti. - Sì, siamo matti.
Ora ho capito.
[Giacinto] Lei ha capito, avvocato? Lì nascondevano la roba.
Ammazza, come piove!
Dove andate? Aspettate che spiova.
Apri il 98.
Stia indietro, direttore. Con Tagliabue non si sa mai.
È vuota, direttore.
- Ci hanno fregato. - Aveva ragione il giovane.
Blocchiamoli al muro ovest.
- Maresciallo, dia l'allarme. - Subito.
Suonate l'allarme!
Accendete i riflettori! Andiamo al lato ovest.
[guardia] Una squadra fuori.
Andiamo, forza.
[guardia] Bloccate le uscite.
Mi senti? Qui non c'è nessuno.
La botola è chiusa. Di qui non sono passati.
Fermo! Non fare scherzi o ti strozzo.
- [guardia] Girate i fari! Ehi, voi! - A terra!
Presto, sbrigatevi!
Venite fuori!
Con questa pioggia rischiano di annegare nel condotto di scarico.
- [Giacinto] E io? - Tu resti lì.
No! Tiratemi su o strillo.
Sennò quelli mi mangiano!
- Giù tutti! - [guardia al megafono] Mi sentite?
Se la pioggia continua, il livello dell'acqua salirà.
[megafono] Venite fuori!
- [Tagliabue] Voi due state lì. - Siete in trappola.
Se vi arrendete, ne terremo conto.
Tagliabue, Papaleo, Campanacci, Rossi.
- Scendiamo di là. - Lì non ci aspetta nessuno.
- Prima il Sorcio, poi voi, poi io. - Questo è il cordino di richiamo.
- Lo butti giù alla fine. - [Papaleo prega]
[guardia] Non fate i pazzi!
- Io vado giù. - Che fai? Preghi?
- Vai giù! - Se vi arrendete, ne terremo conto.
Venite fuori, siete in trappola.
Se vi arrendete, il direttore ne terrà conto.
Rischiate di annegare.
C'è un buco nel soffitto della cella 98!
È vuoto. C'è un'intercapedine e c'è posto per dieci persone.
Dicevo che non quadrava. Quel fetente ci ha messi fuori strada!
Ma gliela faccio pagare! Uscite con i cani.
Dai! Giù fino al fosso, poi su alla ferrovia.
[i cani abbaiano]
Aspettate, non fate le carogne!
Tagliabue, Papaleo, Sorcio!
Mi avete lasciato solo. Non conosco la strada per arrivare al bunker.
Dove state? Aspettatemi. Mortacci vostri!
- Mondo boia! Non c'è nessuno. - Forse non è ancora arrivata.
Speriamo bene. Leviamoci di torno, mettiamoci al riparo.
È lei?
- No, è lo scemo. - [Giacinto] Dove state?
- Quel fesso attirerà l'attenzione. - Dove state?
Ehi!
- Oh, bamba! - Eh?
Siamo qua.
- Sento le voci, ma non vi vedo. - Qua!
- Qui. - Siamo qui. Che chiami? Stupido.
Io mica ho fatto nomi!
- Non farci scoprire. - Sono in borghese.
- Non è venuta Marilita? - No.
Era per oggi?
- Oggi è 25? - Sì.
Tu hai mangiato due fichi?
- Non mi credete? - Che c'entrano i fichi?
- Li hai mangiati? - Sì, tre. No, quattro.
- Perché? - Maledetto! Ammazzalo!
No, non vi arrabbiate.
Non fatemi male!
- Porco! - No.
No, in testa no. Sono debole! Ho avuto una malattia.
Ho avuto... Oddio!
La malattia sul fronte greco-albanese. Pietà!
Pietà per chi cade.
Uccidetemi, ma non mi fate male.
- No! - Basta.
- Grazie, Tagliabue, sei un amico. - Amico?
Tu, brutto verme, non sei un amico. Sei uno spione!
La parola "amico" non puoi nominarla. Capito?
Sì.
- [Sorcio] Uno deve rischiare per tutti. - [Papaleo] In che senso?
Ci vogliono vestiti e una macchina per arrivare a Roma da Marilita.
[Tagliabue] Giusto, fuori tutti i soldi. Io ho quasi 10.000 lire.
[Sorcio] Bene. Io ne ho cinque, fa quindici.
- Tu, Papaleo? - Non so, ora guardo.
- Tieni la pistola. - No! Non è giusto, tocca a me.
Tu hai già fatto troppo per noi e sei il più anziano.
No, vado io.
Va bene, come vuoi.
Prendi, ti può servire.
[Tagliabue] Ciao, Sorcio.
Vacca boia, hanno fregato il Sorcio sennò sarebbe tornato.
- Si è sacrificato per noi! - Non è sacrificio
cadere in nome di un principio come l'amicizia.
Ma c'è anche l'onore, uno dei più preziosi requisiti umani
con buona pace dei materialisti, detti anche marxisti.
No?
Vacca boia, potevo capitare peggio di così? Porca miseria ladra!
In compagnia di uno scassapalle e di un cretino.
Che facciamo?
Che facciamo? Senza il Sorcio siamo perduti.
Sì, voglio vedere dove andate. Non sappiamo neanche dove abita la donna.
- Io sapevo l'indirizzo. - Il giovanotto ha detto che lo sa.
Come? Sai dove abita?
- Però non lo ricordo più. - Spremiti.
Oh! Incantesimo!
Romolo, Numa Pompilio, Anco Marzio, Tullo Ostilio...
Non ricordo mai gli altri tre.
- Via del Traversone, 21. - Sicuro?
L'ho sentito alla distribuzione dei pacchi.
Va bene, adesso cerchiamo i vestiti.
Servio Tullio, Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo.
Chi sono?
Buongiorno.
- Buongiorno. Si è visto nessuno qui? - No.
- Chi deve venire? - Facevi la conserva?
- Sì. - I tuoi dove sono?
- Stanno ai campi. Chi cercate? - [pianto di neonato]
- È il pupo tuo? Posso vederlo? - No, è nervoso.
Non c'è nessuno.
- Guarderemo nei dintorni. - Vi ho sporcato.
Non fa niente. State attenti, sono birbanti.
- State tranquillo, non dubitate. - Che caldo!
- Ti saluto. - Arrivederla, brigadiere.
- Ninì! Che gli avete fatto? - [pianto di neonato]
Bisogna cambiarlo. Ha fatto la pipì.
- Zitta, sennò... - [Maria] Vigliacchi!
[Tagliabue] Ferma! Datemi una mano.
Ferma! La donna guerriera mi è sempre piaciuta.
- Venite a tenerla! - Questa è follia!
Vai, terrona.
- Andiamo. - Mi ha fatto male.
- Buono. Vieni, ecco mamma. - Scusi il disturbo.
Mascalzoni!
Si è messa paura. Però mica ammazzavi davvero il bambino.
- Come? - Mica lo ammazzavi.
- Lo ammazzavo, se parlava. - Sì?
Urca se lo ammazzavo! Le persone sono tutte traditrici e carogne.
Vogliono bene solo ai bambini.
- Allora devi colpirli lì. - Giusto.
Senza contare che quel bambino da grande può diventare una guardia.
[Giacinto] Ha capito, avvocato, che razza di delinquenti?
[Tagliabue] Adesso dobbiamo trovare un mezzo di trasporto. Forza!
È una vettura di prestigio.
Se mi vedesse mia moglie con questa, chissà che faccia farebbe!
Ha pure il tergicristallo a due velocità. Guarda.
- Ammazza! - Giù, cretini.
[clacson]
- Dai strada. - Ma dietro non c'è nessuno.
Vada.
- Favorisca il libretto. - La polizia!
- Venite da Milano? - Sì.
- Vi siete fermati per strada? - Soltanto a Firenze per il pieno.
- Perché? - Niente. Va bene, andate.
Ci siamo fermati dopo Traviglia.
Volevi dire che abbiamo caricato una prostituta, così ci fanno rapporto?
- Stupido, che fai? Non c'è più pericolo. - È svenuto.
- Che c'è? - Niente, scusi.
Papaleo?
È andato a compiere la sua vendetta d'onore, quel pirla!
Se non lo prendono prima, stasera leggiamo il fatto sui giornali.
Tagliabue, io ho fame.
- [donna] Olga! - Che vuoi?
Vieni? C'è "Ballate con noi".
No, preferisco darmi una rinfrescata.
Chi è?
Ciccillo!
No!
Stai ferma!
Mi hai accoltellata.
È solo un cucchiaio.
- Mannaggia a questo cucchiaio! - Ciccillo.
Quel vezzeggiativo è morto, con me e con te.
Morto! Sono io che muoio.
- Vedi che male! - E il male che facesti a me?
[donna] Olga, ti è successo qualcosa?
- Rispondi. - No, non è niente.
Tiravo giù la valigia e mi è caduta in testa.
- Sei stupida? - Ho fallito la mia impresa.
- L'alcol. - L'alcol?
- Lì, nel cassetto. - Mi condannino a vita, me ne fotto!
È vita la mia? Antipatico a tutti fin dalla nascita.
Il tuo amante era simpatico con la pipa e il foulard!
Brucia.
- Hai i cerotti? - Sì, nella cassetta.
Ti staranno cercando.
Li precederò, mi presenterò spontaneamente come allora.
Solo che stavolta...
Vigliacco che sono!
Caro.
Che c'è tra noi due per usare questo termine?
Chissà quanto avrai sofferto! Vuoi mangiare un boccone?
Tu puoi supporre in me un'esigenza così materiale
in un momento come questo?
Lascia stare questa mano!
Sei sciupato, magro.
Aspetta.
Queste sono quelle speciali che facciamo per noi.
- Che sono? - Polpette.
Provale, le faccio io per il personale.
Per piacere.
Sapessi quante peregrinazioni da quando lasciai il paese!
Finalmente la contessa Santopoli mi procurò questo impiego da cuoca.
Rifiutare?
Chi altro mi avrebbe aiutato nel mio baratro?
Somigliano a quelle del carcere. Qui in più c'è l'aglio, dico bene?
No, è solo prezzemolo.
Davvero? Io ci avrei messo un po' di aglio.
- Comunque sono saporitissime. - Imparai a cucinare per te.
Non per questi mocciosi.
- Mamma perse tanto tempo a insegnarmi. - Tua madre? Dov'è ora?
È qui con me. Lavora anche lei in cucina.
Non ti dico con quale qualifica.
Ci sovrasta una cattiva stella.
[Giacinto] Intanto io e l'altro matto puntavamo a Via del Traversone 21,
in un traffico cresciuto in nostra assenza.
Lei dice: "Giacinto, perché tu che sei intelligente
non ti sei sottratto a quel compagno?"
Come dicono i cinesi? Ormai ero a cavallo della tigre.
È pericoloso starci, ma è molto più pericoloso scendere perché ti mangia.
- Ma questo è un cinema. - È il 21. Starà sopra al cinema.
- [apre la porta] - [Tagliabue] La signorina Marilita?
- Sì. - Possiamo entrare?
- Chi siete? - Siamo amici del Sorcio.
[Giacinto] Molto intimi.
- Come mai siete qui? - Perché l'evasione è riuscita.
- Non lo ha saputo? - No, l'appuntamento era per il 29.
È colpa sua. Mangia fichi a tradimento!
- Comunque siamo riusciti. - Sì.
- Però hanno beccato il Sorcio. - Che cosa mi dite, poveri noi!
- Com'è successo? - Boh!
- È la verità. - Sì.
Povero Gigino, pensare che ci teneva tanto.
L'ultima volta il Sorcio mi ha detto:
"Se mi prendono, vai da Marilita e..."
Via del Traversone, 21.
"Chiedile quello che ti serve e lei te lo dà." È vero?
- Ehi, bamba. - Sì.
- [Marilita] Ha detto così? - Testuale.
È un amico vero.
Tagliabue, qui sul giornale ci stiamo noi.
"Doppio piano di fuga per ingannare il direttore che ha dichiarato..."
Senti il direttore che dice.
"Ritenevo Rossi Giacinto..." Qui parla di me.
"Uomo intellettualmente mediocre, ma era un subdolo atteggiamento
per mascherare il criminoso piano da lui ideato e diretto."
- Allora io starei sotto di te? - Mica l'ho scritto io!
Il pettine.
Ho visto il Sorcio fabbricare questa macchinetta.
Già.
Aveva le mani d'oro.
Sarebbe chiedere troppo se la tengo per ricordo?
No.
- Grazie. - Quando si dice "i casi della vita".
Lui sta in galera e il suo strumento sta qui.
Sì.
Beh...
Dov'è?
- Che fa? Che vuole? - Via!
Chi cerca?
Dov'è?
Se lo trovo, lo ammazzo. Fuori, brutto porco!
Ah! Ma sta qui?
Vacca boia, se lo trovo!
- Non c'è nessuno. - Dov'è?
- Dove sei? - [Marilita] Ah!
[Marilita] Aiuto!
Mascalzone! Vigliacco! Traditore!
Ora ti spiego. La polizia mi ha tallonato e allora piuttosto che...
Hai paura? È di mollica!
Vi scongiuro. Gino, ti prego.
Vi darò tutto quello che ho! Due, trecentomila lire.
Metà per uno, tanto ormai siamo in due.
Sei una fogna! Siamo in tre, c'è anche l'imbecille.
Grazie.
[campanello]
Hanno sentito.
- Sarà la polizia? - Vai ad aprire, di' che non c'è nessuno.
Nascondiamoci fuori.
- Per lo sparo che dico? - Che è scoppiata la bombola del gas.
Ho la cucina elettrica!
- Buongiorno. Sono qui loro? - Chi? Qui non c'è nessuno.
Non diffidate, sono un amico del Sorcio.
- Papaleo, che sei venuto a fare? - Vedo che anche lei ce l'ha fatta!
Bene! Sarete stupiti, ma ho riflettuto e ho desistito.
- Meglio. - Da dove vieni?
Di nuovo insieme, amici! Usiamo questa parola.
La cattiva stella è al tramonto. Anche noi siamo dei vostri.
Noi chi?
Vieni, Olga.
Ecco qua. La signorina Olga, la mia fidanzata.
- Il signor Tagliabue. - Tanto piacere.
L'amico Giacinto.
La signora è la mamma della mia fidanzata.
- Caldo, eh? - Le scale!
Poi abbiamo anche l'amico Sorcio. Dov'è andato?
Forse è andato al gabinetto.
La sua pistola.
Non è mica scemo lui!
- Filare, via! - Scappate di là, io cerco di trattenerli.
Controllavano la casa della tua fidanzata. Dovevi ucciderla!
Sono costernato.
- Ciccillo! - Presto.
Andiamo!
Di qua non si passa, via!
Corriamo indietro!
- Spingete. - No, tirate.
Passiamo dal tetto del cinema.
Guarda se si passa di là.
Ciccillo, la valigia.
Ahia, oddio!
- [Tagliabue] Papaleo, dai! - E mamma?
Non abbandonarci.
È una follia! Così ci prendono. La mamma intralcia.
Non è cattiveria. Abbi fiducia, ti scriverò.
- Uno è là. - Ciccillo!
Portate via la ragazza, è svenuta.
- Avete chiamato l'ambulanza? - Sì, dottore.
- Stai calmo. - Passiamo dall'altra parte.
[Giacinto] La scampammo attraverso le seguenti peripezie:
uno scantinato, uno scarico e un carretto pieno di calcinacci.
L'alba del 30 ci trovò disperati
in località agricola detta "Del Cane Morto".
- Scendi! - Che c'è?
- Giacinto, frugalo. - Quanto hai in saccoccia?
Niente. Tre o quattromila lire, non di più.
Eccole qua. Giro senza soldi perché abito da queste parti.
- Dove? - Lassù.
Vede quei fili della luce? Lì dietro c'è il paese.
- Hai soldi in casa? - Certo.
Qualcosa ce l'ho.
Sali in macchina, vai a casa e porta 300.000 lire. Tua figlia resta qui.
- 300.000 lire? - Sì, forza!
Se fai scherzi, faccio uno scherzo alla ragazzina. Capito?
- Sì. - Vai!
Ti aspettiamo lassù.
- Mi raccomando, non ti muovere. - Vai!
Capito?
- Ti piacciono le more? - Sì.
- Come ti chiami? - Che ti frega?
Marcella.
- Papà che fa? - Il minatore.
Alle miniere di allume a Tolfa.
- No, carbon Coke. - Carbon Coke?
No, stupidina, che dici? Qui non c'è carbon Coke.
- Mio padre sta a Charleroi. - Beh, allora.
- Dove? - A Charleroi.
In Belgio.
- Allora quello chi è? - Chi lo conosce?
Gli ho chiesto un passaggio.
Andava a comprare le uova da Menicuccio lì, in paese.
Vacca boia!
- Non era papà quello? - Vieni!
- Ciao, Marcella. - Dai!
[Giacinto] Così l'ultimo tentativo di procurarci il denaro fallì.
L'unica era andare a Civitavecchia.
Lì talvolta le navi imbarcano i clandestini.
A Civitavecchia conoscevo il pescatore di vongole pentito.
"Ci darà una mano", mi dissi.
Dai, rompiballe!
Voglio un po' d'acqua.
- Chi me la dà? - Almeno un goccio!
Ehi! Le rane!
- Beh? - Dove c'è la rana, c'è l'acqua.
Dai!
L'acqua! L'acqua!
Quanto è buona l'acqua!
- È meglio del vino. - Vieni qui.
[rombo di motore]
Ce l'hanno con noi?
Tagliabue, buttano il gas. Non respiriamo.
[colpi di tosse]
Ammazza, che puzza!
Non bere. È DDT contro le zanzare, è veleno.
Con tutte le pulci che abbiamo addosso, sai che strage?
Lasciami perdere, Tagliabue. Non ce la faccio più.
E io allora? Non sei tu che mi porti sulle spalle, io porto te.
Vai dal pescatore di molluschi a nome mio, io resto qui.
Hai visto mai? Magari può essere pure che muoia.
- Giacinto. - Eh?
Giacinto, c'è il mare.
- Dove sta? Non lo vedo. - Sì, è il mare.
Guarda! Vacca boia, il mare!
- Vedi che siamo arrivati? Il mare! - "È la voce del mio cuore."
Che fai? Mi pigli in braccio?
Camminiamo sulla strada, è più comodo.
Sempre dritto.
Correre, affrettarsi.
Pescatore!
Garibaldo!
Garibaldo, amico mio.
- Chi sei? - Sono io.
Chi ti conosce!
Sono Giacinto, l'uomo che tu hai distrutto.
Quanto sei brutto!
Scusa. Siamo braccati dalla polizia, devi nasconderci.
Devi trovarci un imbarco per l'Estremo Oriente.
[Giacinto] Il pescatore, mentre cercava l'imbarco,
ci aveva nascosto in una nave di ferro abbandonata sotto al sole
di quella lunga estate calda.
Tu non mangi le vongole?
Puzzano.
Sì, puzzano.
Che faccio? Le butto?
Urca!
Scotta, eh?
Lì batte il sole.
In carcere faceva più fresco.
- Sì, ma la libertà è meglio. - Grazie!
È meglio sì!
Me ne dai un pezzetto?
- Di che cosa? - Che stai mangiando?
Niente, sono gonfio.
Già, il dente! Ti fa male?
[rumori indistinti]
- Chi è? - [Garibaldo] Io! Chi vuoi che sia?
- Che hai portato? - Le vongole.
Le vongole ci escono dagli occhi e moriamo di sete.
Potevi portare un po' d'acqua.
- Mi sono scordato. - Che notizie?
Buone e cattive. Ho trovato l'imbarco, partenza dopodomani sera.
Sbarco a Porto Said. Lontano, Africa. Questa è la notizia buona.
Però il marinaio turco vuole 200.000 lire. Questa è quella cattiva.
Se lo dicevi subito, risparmiavi fiato.
- Chi ci dà duecento "sacchi"? - Giacinto.
Io mi sono pentito di averti fatto del male. Ho fatto un voto.
Ti ho portato le vongole, ti ho aiutato. Ora vuoi pure i quattrini?
Chi ha detto niente?
Il marinaio tanto vuole, diversamente non c'è niente da fare.
- Arrivederci, ci vediamo domani. - Garibaldo.
Non portare più vongole, magari un po' di frittata con la cicoria.
Ti saluto.
Hai sentito? Chi ci dà 200.000 lire?
- Non lo so. Non ho amici né parenti. - Già!
Mia moglie, potrei provarci.
Garibaldo.
Garibaldo!
- Che vuoi? - Vieni qua.
- Devo chiederti un piacere. - Uffa, che rottura!
[Giacinto] Il brav'uomo mi portò dalla mia famiglia
che era stata sfrattata e ora abitava a cinque chilometri da Palidoro,
in località Maraccia. Nota bene.
Nota bene.
Da questo momento in poi, quanto dirò deve restare un segreto tra noi due
fino alle rispettive tombe essendo in gioco l'esistenza di quattro persone.
Perciò mantenga il segreto. Ha capito, signor avvocato?
Ileana.
- Sono io, Giacinto. - Credi che non ti abbia riconosciuto?
Vai via! Mi vuoi rovinare un'altra volta?
- Vai via. - Zitta, Ileana.
- Ora ti spiego. - Questa non è casa tua e nemmeno mia.
Io sono ospite. Dalla casa di prima ci hanno sfrattati.
Che vuoi? Che cerchi? Chi sei?
[Giacinto] Avvocato, tutto cambia al mondo, ma lei era cambiata troppo.
Mi pareva oggi il giorno delle nozze.
Figlia di maestro, il giorno del sì vennero tutti gli scolari.
Lei stessa, così giovane, sembrava una di loro.
Bel giorno azzurro e lieto,
sei solo un caro ricordo in questi momenti schifosi.
- Signora Ileana, che è successo? - Buonasera.
Mio marito e...
- Lo so. - Grazie.
Fate piano, i bambini dormono.
- I suoi? - I suoi.
Allora sono i miei!
- Dove vai? Sei in casa d'altri. - Dove stanno?
Ssh! Non svegliarli.
- A Duilio sta venendo il nasone. - Shh!
- Che c'è qui? - Il water.
Lì?
- La cucina. - Ah!
Il ragazzino ha preso dal nonno che aveva un nasone così.
- Scusi, ma lei dove dorme? - Sì, sì.
Sono tre anni che stai in galera. Ho perso il lavoro per colpa tua.
Ho fatto la serva! Mi sono rovinata la salute per un pezzo di pane.
Chi pensava alle creature?
Chi li ha sfamati? Chi ha curato Marinella dalla polmonite?
- Parla. Chi? - Non lo so.
Dovresti ringraziare il signor Coppola, se siamo vivi.
- Dovresti baciare dove cammina. - Calma.
Capito che dovresti baciare dove cammina?
- Sì. - Ora le spiego.
Non c'è niente da spiegare perché qui lui dovrebbe vergognarsi!
Coppola si è levato il pane di bocca per sfamare i figli tuoi. Guardalo.
Lo vedi? Guarda come si è ridotto per noi. Sta male, ha la silicosi.
Ha perso tutto. Casa, mobili. Si è indebitato, ha venduto l'orologio.
Vedi questa baracca? L'ha costruita lui. Sta sotto cassa mutua.
Sai quanto prende al mese? Diecimila lire.
Un altro al posto suo si sarebbe sparato, lui no.
Perché lui ha un cuore. Lui è un padre vero, è un lavoratore.
Non è uno sfaticato, delinquente, farabutto, buono a niente.
Rovina della vita mia!
[colpi di tosse]
- Di che cosa è malato? - Silicosi.
- Che roba è? - Lavoravo in una fornace.
Mattoni e piastrelle vetrificate.
- La polvere di silice infiamma i polmoni. - Beh...
Giacinto, tu non mi incanti.
- Io so perché sei venuto. - No, che cosa?
- Tu sei venuto a chiedere soldi. - Io? Sei matta! È la verità.
- È venuto a chiedere i soldi. - Capita bene!
Vattene, Giacinto.
Vuoi fare venire i carabinieri a casa? Vuoi rovinarmi per sempre?
Io prima di andare in galera per colpa tua, ti denuncio!
- Ileana, i bambini. - Sì, così prendo la taglia.
Guarda chi sei.
Simulatore, rapinatore, tentata violenza carnale e sevizie a minore!
No! Tentata violenza?
Ah! Era una burina che ci ha prestato i vestiti. Poi mica ho tentato io!
Ti pare che io violento le creature?
Io non so perché hanno scritto questo trafiletto.
Io lo ignoro, è la verità.
Marinella.
- Chi è quello? - È...
È uno zio venuto dall'America, adesso se ne va.
Una taglia? Di quanto è?
- Un milione. - Ammazza!
Non hai mai guadagnato tanto in vita tua.
Ma a te non la darebbero.
Perché?
- Non puoi testimoniare contro tuo marito. - Si capisce!
Gli uomini fanno i codici. Le donne devono solo allevare i figli.
La denuncia è valida solo se è fatta da un estraneo, non da un parente.
- Scusi, si fa per dire. - Prego.
Che risolverebbe? Lo sai bene, abbiamo quasi 400.000 lire di debiti.
- Diciamo 500.000 - Poi il ragazzino da mandare in collegio.
Volevamo mandarlo all'Immacolatella.
Tra retta, corredo e altro, sono 150.000.
All'Immacolatella.
Tra la roba che ho al Monte di Pietà, lo sfratto, i mobili...
Siamo arrivati. Tappi i buchi e non risolvi il problema.
Mandarti in galera per una cifra che non risolve è un sacrificio inutile.
Che c'entra? Qui non si vuole sacrificare nessuno.
Era per i ragazzini.
Però lei, scusi, dove va?
Beh, io...
Stare qui è una scemenza. Voglio dire, è impossibile.
Tuo marito è intelligente, sa che è questione di ore, magari di giorni
e poi lo beccano.
Qualche figlio di buona donna prende la taglia.
Non sarebbe giusto, le pare?
Non saprei.
Va beh, Augusto, ma tanto è inutile. Non c'è...
- Appunto, non c'è... - Lo dico pure io, appunto.
Grazie tante! Se potessi ingranare con la Cenciarella...
- Il collegio? - Quello è l'Immacolatella.
La Cenciarella è la fornace dove lavoravo.
Sì.
Il proprietario la cede. Non può più occuparsene, è malato.
- Silicosi. - No, diabete, malattia di signori.
Se rilevo la fornace con un cugino mio
con circa 900.000 lire per uno, è un affare.
- Lui dovrebbe valere il doppio. - Invece no.
- Oppure... - Oppure che?
Quell'altro. Tanto prima o poi lo prendono. Dove sta?
Chi? Tagliabue?
Sì. Un milione te, uno lui. Dove sta nascosto?
- No, lui che c'entra? - Proteggi quel delinquente assassino?
- È un amico. - Giacinto.
- Dimmi una cosa. - Sì.
Secondo te, conta più la famiglia o un amico?
La famiglia, certo.
Però è una vergogna.
È una vergogna, ecco.
Tieni, Giacinto.
[Giacinto russa]
Si è addormentato, come un ragazzino.
- Quanti anni ha? - Quaranta.
[Giacinto] Cedetti e tornai alla nave come se niente fosse.
Intanto Coppola andava a fare la denuncia. Io non dovevo fare nulla.
Solo esternare stupore all'arrivo delle guardie.
Finzione difficile da attuare perché mi sentivo un Giuda, pure peggio.
Tagliabue.
Tagliabue.
Oh, sono io, Giacinto.
- Ti senti male? - Ho freddo.
Ma come? Si muore di caldo!
Tieni, ecco la camicia. Copriti.
- Fai vedere. - Non toccarmi!
A me sembra che va meglio. Si è sgonfiato, va molto meglio.
- Hai visto tua moglie? - Sì.
I soldi?
I soldi ci sono. Che ora sarà adesso?
- Li hai portati? - No, ma è tutto fatto.
Adesso Ileana va a cercarli da qualche amico nostro e li porta qua.
- Guarda se c'è ancora la nave. - Sì, vado subito.
- La nave turca è là, ci aspetta. - Bene.
Giacinto, dov'è Porto Said?
Boh! Che ti importa? Dove sta, sta.
Gli italiani all'estero si fanno sempre onore.
- Senti. - Sì.
- Mi fai un piacere? - Due.
Levami questo schifo di dente, vacca boia!
- Come te lo levo? - Levamelo, boia di un Giuda!
Va beh, aspetta.
- Chi è? - Fra' Cacchio da Velletri!
Reggi.
- Che cosa fai? - Disinfetto.
Lascia fare a me, sono infermiere.
Dai qui.
Apri.
Me l'hai detto tu. Apri la bocca e non strillare perché ci sentono.
Apri la bocca.
Quale dente ti fa male?
Sei sicuro? Sì.
Sì, apri bene.
Non è niente, apri bene.
Non è niente.
- Zitto! Zitto! Zitto! - Aaah!
Aaah!
Che fai? Delinquente, assassino! Lascialo!
- Il dente. - Ammazza che dente!
- Tieni, un po' di vino. - Sciacqua.
Strilla ancora e arrivano tutti.
Ora dovete togliervi un altro dente.
Mi dispiace, ma il marinaio vuole il doppio perché ha saputo della taglia.
Che taglia?
- Non saprei. Che taglia? - Un milione per ciascuno.
Perciò il marinaio turco vuole 400.000.
- 'Sto gran figlio... - Zitto.
- Mica facciamo complimenti tra noi. - Di che?
I soldi che porta tua moglie per te bastano. Tu puoi rifarti, io no.
- Parti tu, io resto. - Che c'entra, Tagliabue?
- Fai come ti dico, imbecille! - Sì.
- Allora che facciamo con i soldi? - In cambio...
- Un piacere. - Anche due.
Se ti nasce un altro bambino...
- Sì. - Chiamalo come me.
Mario?
Già, è comune. Non si capisce che lo hai fatto per me.
- Non fa niente. - No, aspetta. Lo chiamo Tagliabue.
Tagliabue Rossi, suona bene.
- Se è una femminuccia? - La chiamo... Tagliamucca.
- Non è mica brutto. - Non farmi ridere.
- Le guardie? Chi ha parlato? - Io no.
- È stato lui! - Sei scemo?
- Ti ammazzo! - Chi ammazzi? Aiuto!
- Vigliacco, vedrai se ti ammazzo! - No, Giacinto!
- Aiuto! - Lo ammazzo!
Lascialo, pensiamo a salvarci. Scappiamo!
- Buttiamoci in mare. Sai nuotare? - Sì.
Scappiamo a nuoto.
- Buttati in mare aperto. - Sì.
- Dai, cretino! Hai paura? - Aah!
Ahia, oddio!
Fermo, non ti muovere!
Non sparate, mi dichiaro prigioniero. Mi arrendo.
- Vieni fuori. - Muoviti, cammina.
Arrenditi. Getta la pistola.
Vieni.
- Dai! - È andata male.
Sarà per un'altra volta. Ciao, amico.
[giornalista] Stanno arrestando l'ideatore dell'evasione. Rossi appare stremato.
Come ha avuto l'idea della fuga e come ha ingannato il direttore?
- Ci dica, tranquillo. - Io in carcere stavo anche bene.
Un giorno il commendatore mi disse: "Fai come ti dico."
"Denuncia il piano criminoso e a Natale sarai a casa."
- Per uno che ha due figli... - Chi è questo commendatore?
Parli liberamente.
- Rossi appare... - Via, andiamo.
[Giacinto] ♪ Il mare ♪
♪ È la voce del mio cuore ♪
♪ È la voce del tuo cuor che... ♪
[Giacinto] Con questo, avvocato, la prego di fare bene questo processo.
Soldi per compensarla, niente, ma fiducia, tanta.
Tralascio e mi firmo, suo pregiatissimo Rossi Giacinto.
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