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Original subtitles

NOTTI SELVAGGE Le interviste

Ho rifiutato 3 volte di interessarmi a questo film.

NELLA BANFI PRODUTTRICE

La 1a volta una produttrice parigina mi aveva mostrato il romanzo,

chiedendomi: "Vuoi produrre il film con me?"

lo dovevo rientrare dall'Italia, non conoscevo nulla del libro,

non avevo neanche visto Cyril nelle sue interviste televisive.

Ho preso la quarta di copertina, l'ho letta e ho detto:

"Se hai qualcosa di più sinistro, chiamami", ho rimesso a posto il libro ed è finita lì.

La seconda volta è stata...

E' proprio vero, occorre sempre chiedere le cose 3 volte.

La 2a volta è stata la sera in cui Cyril aveva ottenuto "l'avance sur recettes".

C'era ancora una produttrice che s'interessava a quel film...

Siamo andati a cena da Simone Michael e dall'agente di Patrick Bruel

e Cyril voleva che la parte fosse interpretata da quell'attore.

E durante la cena Simone Michael mi chiede:

"Perché non produci questo film? E' un film per te!"

Gli ho risposto: "Ma perché insisti sul fatto che è un film per me?

lo non sono affatto omofoba, sono italiana,

mi piacciono gli uomini in Jaguar, che vestono Armani.

Questo film non ha nulla a che vedere con queste cose,

non capisco, cambiamo argomento."

Poi, precisamente, al mio rientro dall'Italia,

ho sentito Claude Davy, l'addetto stampa de "Il portaborse".

Lui aveva portato un'équipe di giornalisti a Roma

ma poi, Nanni Moretti aveva rifiutato l'intervista perché non stava bene.

Così feci visitare Roma a quei giornalisti

e il lunedì quando sono rientrata, Claude per ringraziarmi,

anche perché eravamo riusciti a recuperare del buon materiale sul film, mi dice:

"Ho un favore da chiederle: vorrei che incontrasse Cyril Collard."

Ho pensato: "Ecco, si ricomincia!" E poi, all'epoca,

a parte Nanni Moretti, non ero una produttrice molto nota.

E Claude mi dice: "Ma no, andrà perfettamente d'accordo con Cyril!"

In effetti, non potevo negare nulla a Claude, così dissi:

"Ok, incontrerò questo ragazzo!"

Perciò Cyril mi chiama e fissiamo un appuntamento.

Quella mattina vado a prendere un caffè con un amico,

e, in fondo, vedo un tipo con un giubbotto di cuoio,

lo guardo e dico: "Vedi quel tipo laggiù?

Ho un appuntamento con lui tra poco, e mi farà impazzire!"

E il mio amico lo guarda e dice: "Ad ogni modo, non avrà fortuna!"

Ho incontrato Cyril in un bar, un caffè vicino Rue de la Roquette,

MANUEL TERAN DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA

Lo ricordo ancora, è pazzesco!

Lui mi ha messo alla prova. Le domande che mi faceva

riguardavano il mio modo di girare, d'intendere le riprese

e la libertà che lui avrebbe avuto.

Mi ha parlato di piccoli dettagli su sciocchezzuole,

e in una giornata abbiamo fatto delle riprese di prova.

lo pensavo che fosse davvero una persona libera,

e libero significava riprendere tutto, in qualsiasi momento,

in tutte le condizioni. Questo per lui voleva dire...

ad esempio, che se il posizionamento non lo convinceva, ci si spostava.

Oppure se aveva voglia di una cosa diversa durante la scena,

andava su altre cose, cambiava anche luoghi

o girava la cinepresa su un'angolazione non prevista all'inizio.

E, durante la prova, si è comportato così.

In certi luoghi non è che girasse indiscriminatamente,

ma sperimentava questa libertà e io ero molto risoluto a seguirlo.

Ecco perché ha funzionato bene. Quindi siamo partiti per il Marocco

e lui ha dato l'ok.

Credo sia stata Nella Banfi a chiamarmi:

JEAN-JACQUES JAUFFRET PRIMO AIUTO REGISTA

"Lei è sempre a Parigi, Jean-Jacques?" Ho risposto di sì.

Mi sono detto: "Aspettiamo che Cyril mi chiami, poi si vedrà...

Poi mi ha chiamato e gli ho detto:

"Ma sai che significa ripreparare un film?"

E lui: "Ma no, ci riusciremo, non ti preoccupare..."

Abbiamo pranzato e il pomeriggio ho ricominciato a ripreparare tutto il film.

C'era Jean-Stéphane Sauvaire, il mio assistente. Lo chiamai e mi chiese:

"Quando cominciamo?" E io: "Tra un'oretta!

Siamo arrivati e abbiamo ripreparato tutto!

Ho cominciato la mia vita lavorativa l'anno del mio diploma,

ROMANE BOHRINGER ATTRICE

recitavo in un'opera teatrale con la regia da Peter Brook:

"La tempesta" di Shakespeare.

È stato il mio primo lavoro. Sono diventata attrice con quest'opera.

Siamo stati un anno in tournée, abbiamo recitato a Parigi...

Non avevo ancora compiuto 18 anni!

Dunque ho recitato in quest'opera per un anno,

e credo che, parallelamente, Cyril stesse facendo il casting

per trovare il personaggio di 'Laura'.

Credo che avesse visto molte ragazze.

All'epoca nessuno mi conosceva, ero completamente sconosciuta,

recitavo in teatro che non è proprio al centro dell'attenzione dei media...

Credo sia stato un suo amico che si chiama Christophe

e che appare nel film nella scena del bar con gli skin,

ad avermi vista in teatro e a dirgli:

"Ho visto una ragazza ne "La Tempesta ", dovresti vederla, avrà 18 anni,

potrebbe essere quella giusta."

Ma non eri maggiorenne?

No, ho 17 anni.

Ti capita spesso di mentire?

Aiuta a rendere il mondo più sopportabile.

Cyril comincia a parlare del suo film ed io ero...

abbastanza fredda, distante perché per me era veramente una cosa così...

Avevo un appuntamento con lui,

non avevo alcuna voglia di produrre quel film.

Guardavo quel ragazzo, ma con la testa non ero là,

non guardavo l'orologio, ma non ero là!

E poiché Cyril era... è - voglio parlare sempre al presente, che si sappia -

molto intuitivo...

ha capito che non funzionava, ha intuito che non ero presente.

E ad un certo punto ha fatto una cosa:

mi ha guardato dritto negli occhi, ha alzato la manica,

c'era una grossa macchia dovuta al sarcoma di Kaposi,

me l'ha indicata e con uno sguardo di una purezza,

di una bellezza straordinaria mi ha detto:

"Decida in fretta perché non ho molto tempo!"

Se n'è andato e io sono rimasta con quello sguardo,

e nella testa cominciava a rigirarmi il pensiero:

"E se tu dovessi morire, come saresti?"

Significa: "Tra qualche mese morirò" E quello era il caso di Cyril!

Questa calma, questa serenità per dire

"Sto per morire, si decida, non ho molto tempo!"

ha fatto scattare qualcosa.

Si dice sempre che attraverso gli occhi avviene l'incontro delle anime

e credo sia capitato proprio questo!

Credo che si siano riconosciuti l'un l'altro in qualche modo.

E questo film è potuto nascere perché esisteva questa coppia.

Non sapevo nulla di quel lavoro,

neanche quello che sarebbe successo ogni giorno,

ma mi ricordo che a quel tavolo la conversazione è stata molto breve.

In 15 minuti mi ha detto:

"Voglio farti leggere la sceneggiatura, se ti piacerà, chiamami e faremo i provini!"

Mi ricordo di essere stata subito iper...

Un po', come dire...

di aver avuto la sensazione che fosse importante

ed ero molto commossa, anche se non avevo ancora letto la sceneggiatura.

In realtà, ero sicuro che sarebbe accaduto qualcosa.

Lo sapevo dalla conversazione, dallo sguardo, dalla nostra voglia di fare...

Ringrazio molto Yves, perché sentendolo al telefono prima di Jean,

mi ha detto: "Penso che succederà qualcosa". E ha avuto ragione.

Per me è stata un'esperienza straordinaria fin da quell'incontro.

Tutti i giorni succedeva qualcosa, aveva delle cose da dirmi o da condividere,

è stato bellissimo.

Dopo ho letto la sceneggiatura,

e ho avuto quella sensazione che si ha a 17 anni, forse anche più tardi,

ma credo sia stata la volta che l'ho avvertita di più e mi sono detta:

"Preferisco morire piuttosto che non fare quel film!"

A quel punto me ne sono andata a casa con la sceneggiatura,

l'ho letta e non mi piaceva. Ma mi turbava.

Da un lato non mi piaceva, dall'altro mi metteva in subbuglio.

Poi me ne sono andata a letto,

ma non sono riuscita a dormire. Mi sono alzata,

l'ho riletto, erano le 3 del mattino.

Mi sono detta che era normale, è una sceneggiatura che si legge la notte...

Ma cominciava a funzionare in tutti i sensi,

perché, alla fine, quello che raccontava il film m'interessava, ma niente di più.

ll mio vero interesse era quell'uomo.

Aveva un carisma incredibile, era quel tipo di persona

che quando entra in una stanza e ti fa girare senza sapere perché.

Aveva questo carisma,

viveva a 200 all'ora...

e questo si percepisce anche nel ritmo veloce del film, nel montaggio a scatti.

Hai fretta o vai sempre così?

Vado sempre così. Chi è il signor André?

È una vecchia puttana.

Ho atteso una risposta per 3 settimane, un mese,

e mi ricordo che durante quelle settimane

scrivevo freneticamente lettere d'amore insensate per il film, mi dicevo:

"Se non faccio questo film morirò, è il film per me."

Scrivevo ovunque, su quaderni, su fogli, su di me...

Insomma... lo facevo per me!

Per esternare, perché ero lì e aspettavo, aspettavo...

La prima cosa che ho fatto è stato il primo incontro, il personaggio.

In seguito, anche la ricerca delle location per lui era una prova.

Mi metteva alla prova, testava la mia reazione alle immagini un po' forti.

Austerlitz rappresentava una feccia umana davvero losca.

Per prima cosa viene verso di me e mi chiede se ero scioccato.

Trovavo che fosse un po' dissoluto.

Percepivo il personaggio di Cyril come uno che vuole mordere la vita

e ha deciso di andare fino in fondo.

Perciò non sentivo già di avere dei limiti nei suoi confronti.

E soprattutto, di fermarmi a questo.

Credo che lo avesse intuito. Non ho mai avuto quello sguardo negativo,

lo trovavo geniale...

Del resto, in quel luogo si trovavano persone sfaccendate, tristi...

ma anche degli uomini che venivano a cercare altro...

E quel giorno, ci sono stati dei momenti d'ilarità in quel luogo,

perché era abbastanza buffo,

alcune situazioni erano molto comiche, ma ci si è fermati lì.

Appena Cyril mi ha chiamato, una decina di giorni dopo,

una voce mi ha detto: "Non posso non realizzare questo film."

Non ho detto: "Voglio realizzare quel film",

ma: "Non posso non realizzarlo", è molto diverso!

E' che, a un certo punto, quello sguardo si è imposto.

Aveva qualcosa da dire, da confidarci, anche da donarci.

Mi ci sono buttato, senza pensare troppo al perché.

Soprattutto, volevo aiutarlo a trasferire in immagini,

a filmare quello che lui aveva voglia di vedere,

e volevo raccontare la sua storia.

Sono stati provini intensi, sono durati a lungo e venivano ripresi.

Tra l'altro, non so neanche dove sono finiti quei provini.

Non so se ne ho fatti 203,

Ero terrorizzata, timidissima però volevo fare il film a tutti i costi.

Avevo l'impressione di recitare la mia vita,

e d'altronde non era una cosa folle,

perché è l'inizio della mia seconda vita!

Era Corinne che preparava gli attori durante il casting,

e, quel giorno, non c'era nessuno...

che porgesse la battuta a Romane, ed è stato Cyril a farlo!

E da quel momento era stato decretato attore.

Quando abbiamo visto i provini, abbiamo capito che sarebbero stati loro due...

Non ci siamo neanche posti la questione...

Era Romane, erano loro due che andavano bene!

Sono state 3 settimane di attesa e lacrime, piangevo tutta la notte,

"Voglio fare il film, non mi sceglierà..."

Chiamavo tutti i miei amici, ero in trance!

E aspettavo, aspettavo... Mi ricordo un giorno, alle 11 di sera,

ero nella mia piccola mansarda

e ricevo una chiamata di Cyril.

E quella canaglia non me l'ha detto al telefono.

Avrebbe potuto dirmi: "Ascolta, sei stata scelta, vediamoci."

Ma non me l'ha detto al telefono.

Mi ha detto con una vocina: "Senti...

possiamo vederci questa sera?"

lo tremavo al telefono.

Dovevo fare l'esame di diploma il giorno dopo alle 7 del mattino,

e mi dice: "Potremmo incontrarci in serata?" Erano le 11 di sera.

E io: "Certo, certo." Fissammo un appuntamento a mezzanotte al "Flore".

Quando riattaccai, cominciai a piangere: "Non farò io il film!

Se avesse scelto me, me lo avrebbe detto!

È da un mese che aspetto!"

Sono crollata a piangere per mezz'ora, prima dell'appuntamento.

Sono arrivata all'appuntamento con due occhi gonfi così, da disperata.

Cercavo di trattenermi, ma ero convinta che non avreva funzionato,

altrimenti me lo avrebbe detto al telefono. Ma non era così.

Mi ricordo esattamente il tavolo.

Ero seduta di fronte a lui, mi dondolavo sulla sedia...

lui ha cominciato a parlarmi di altro:

"Allora passerai la maturità domani... a che ora, sei pronta?"

Non so, passarono 20 minuti prima che arrivasse al punto.

E io mi dondolavo sulla sedia, avevo gli occhi gonfi, ero distrutta.

Ad un certo punto mi fa: "Volevo dirti che ho visto i provini e ho scelto te!"

E là, ho ricominciato a piangere.

Credo di essere addirittura scivolata dalla sedia maldestramente,

è stato incredibile!

Non sono un'attrice.

Te le ho date io le foto.

Le ho trovate in un cartone nel corridoio della produzione.

Hai fatto bene.

- Buongiorno. - Lui è Jean, il nostro capo operatore...

- È lui che si occupa della luce, dell'inquadratura. - So cosa vuol dire.

Benissimo.

Posso dire che l'ho prodotto. In effetti mi sono accollata i rischi finanziari

ma non m'interessa, è l'ABC della produzione.

Ma posso dire che l'ho prodotto quando ho preteso che lui interpretasse la parte.

È stato in quel momento che la situazione è cambiata, che ha funzionato,

perché quel film, con qualsiasi attore, anche di qualità,

non sarebbe stato "Notti selvagge".

È "Notti selvagge" perché c'è Cyril sullo schermo.

Ed è così che sulla pellicola è rimasto impresso l'inconscio.

Gli spettatori sono stati turbati perché sapevano che c'era lui.

Credo si sia creata una sorta di alchimia

proprio perché c'era lui, e sono stata io a pretenderlo.

C'è un motto della polizia di Los Angeles

"Servire e proteggere" ed è esattamente ciò che ha fatto lei.

Ha protetto Cyril, l'ha servito nel migliore dei modi

con tanti ostacoli da parte di finanziatori, persone che le dicevano:

"Questo film per te sarà una catastrofe".

Infatti Cyril era un personaggio abbastanza...

...incontrollabile già con noi, e soprattutto in produzione era meno...

Lei ha sempre affrontato questa cosa, o almeno è quello che ci ha fatto vedere,

non se n'è mai andata. Anche quando il film è stato interrotto,

non ha mai detto "Dobbiamo fermarci!"

Nella... é una delle ultime produttrici, ha inventato il denaro!

Abbiamo ripreso più di quanto potessimo,

più della pellicola che avevamo a disposizione.

Ero sicura della qualità delle immagini,

nel momento in cui ho deciso di produrlo,

sapevo che avremmo avuto qualcosa in mano.

Quindi a partire da quel momento... che cosa avrei rischiato?

Presentare il mio bilancio su "Notti selvagge"è stato un onore,

quindi non avevo alcun problema da quel punto di vista,

non avevo alcun problema metafisico a riguardo.

Avevo preso un impegno nei confronti di un uomo che rischiava la vita.

Dunque tutto il resto, sinceramente, non mi preoccupava più di tanto.

Perciò non ho avuto problemi finanziari,

gli altri hanno avuto problemi con me, io no.

In seguito c'è stato un piccolo intoppo quando hanno cominciato a girare il film,

occorre raccontarlo, perché è giusto.

Hanno cominciato a girare in Marocco, quindi erano lontani...

Un giorno, forse è stata una lezione di vita...

non lo so... mi sono innamorata.

Credo di aver chiamato Nella, dicendole: "Non posso fare il film."

Siamo andate a mangiare insieme al nostro produttore esecutivo:

"Non è complicato! Prendi il telefono e glielo dici, perché io non lo farò.

Hai deciso di non farlo, sei adulta, telefona a Cyril e gli dici

che non vuoi fare il film!"

Sul piede di guerra, Cyril mi chiama dal Marocco

e mi dice: "Non puoi comportarti così!"

Cyril, che era abbastanza arrabbiato la prima sera,

l'indomani mi dice:

"Ne abbiamo parlato con Corinne, non è grave,

sarà Maude a fare il film. Maude è mia figlia."

Allora mi sono detta: "E un po' troppo.

La storia comincia a diventare complicata, non posso gestirla."

Innanzitutto perché non era un'attrice. Ma quando gliel'ho fatto notare,

mi ha risposto che per lui quello non costituiva un problema.

Così mi sono detta: "Non ci riesco. Non posso mettermi tra i due.

Diventerebbe completamente impossibile."

Poi Cyril è tornato a Parigi e ha detto a Romane che l'aveva sostituita.

Allora Romane: "Ma no, è una stupidata, ho riflettuto bene, faccio il film!"

Beh, ero un po' persa, ma quando l'ho sentito al telefono

mi disse che sarebbe tornato dopo 2 giorni, che ci saremmo con Nella

e si è sistemato tutto in fretta!

Gli piaceva anche comandare e Romane ha sofferto un po' di questo.

Lui dirigeva veramente, quindi se ne accorgeva.

lo ero alla cinepresa e a volte lo capivo molto bene,

io amo gli attori, li capisco.

Perciò vedevo Romane in difficoltà, e che era lui a non comportarsi bene.

Lui lo capiva ma non diceva:

"Non è colpa mia". Era colpa di Romane,

quindi le osservazioni erano fatte a Romane ed era divertente,

perché lei, quando vedeva che stava per essere rimproverata, si correggeva.

Lui capiva che le spiegazioni non erano state chiare e riprendeva da un'altra cosa.

Un grande manipolatore delle emozioni e dei sentimenti delle persone,

aveva una tale comprensione delle persone che sapeva esattamente...

E' difficile per delle persone innocenti ed ingenue come me.

Cyril aveva un istinto animale, aveva una percezione immediata delle persone,

della loro forza, della loro fragilità, quindi sapeva...

Sapeva dirigere...

Sì, era bravo!

E' stata anche una testimonianza...

di persone che si assumevano dei rischi, sia lui che gli attori.

Lui, ad esempio, ti scaraventava sul set come attore...

e io non lo sono affatto.

Quindi, ad un certo punto, c'è il vuoto totale... Al tempo stesso,

era uno che voleva una continuità tra il suo campo e il loro,

che fosse obbligatorio che quelli dietro la cinepresa venissero davanti e viceversa.

Cyril non sopportava i ciac,

tutto il film è stato girato come se fosse l'ultima scena.

Non sopportava che si dicesse: "Silenzio",

quindi occorreva una concentrazione costante,

affinché potessimo girare in qualsiasi momento.

Potevamo girare durante le prove,

riprendere conversazioni che non erano nella sceneggiatura,

spezzoni che sono stati montati.

In realtà, il lavoro di Romane è sfinirsi.

Perché Romane, da attrice, viveva delle situazioni che non aveva mai vissuto,

quindi le viveva come attrice.

Invece gli altri attori le avevano vissute realmente.

Perciò ad un certo punto un'attrice gli ha detto: "Ma, Cyril, non è andata così!"

Stavamo girando la scena e questa dice a Cyril quella frase

e Romane guardava allibita, si domandava cosa stesse succedendo.

A Cyril avevano detto: "Non è andata così!", mentre lei continuava a recitare...

Lei ne ha risentito molto, perché sono atteggiamenti difficili da digerire,

perché a quel punto non si sapeva più se eravamo nell'ambito del cinema.

E Cyril: "Ma no, non è importante!" Ok, ma è stato detto.

E Romane doveva riprendere tutto per poter recitare.

Lui ha saputo veramente farmi arrivare a scene violentissime

e mettermi in situazioni... Cyril faceva così sulle scene molto difficili.

Per esempio, abbiamo sbagliato la scena famosa

in cui mi dice che è malato.

L'abbiamo girata una prima volta e credo che non gli piacesse.

E' difficile dire ad un'attrice di rifare una cosa del genere...

E lui non m'è l'ha detto.

Quella scena l'avevamo sbagliata, ma io, in realtà, non lo sapevo!

L'abbiamo girato, e una mattina avevo un foglio di servizio,

sono arrivata sul set, stavo indossando l'abito di scena,

e la costumista si avvicina e mi dice: "Abbiamo cambiato l'abito di scena."

Mi cambio d'abito, percepisco un po' di tensione sul set senza sapere perché.

In realtà, quel giorno, Cyril aveva deciso di rigirare quella scena, ma senza dirmelo.

Era la scena contro la vetrata in cui mi dice:

"Vieni qui, ho qualcosa da dirti." Non sapevo come l'avremmo fatta.

All'improvviso Manu ha preso la cinepresa,

Cyril ha detto:"Motore, azione" e la ripresa è cominciata.

Ero seduta su una poltrona, lui mi dice di avvicinarmi e la scena è partita.

Senza una traccia, senza niente,

senza testo, con qualche battuta che ricordavo della scena.

Vieni qui... Devo dirti una cosa.

Che c'è?

Sono stato con molti ragazzi... che non erano proprio dei santi.

Noi due dobbiamo fare più attenzione.

Attenzione a cosa?

Ho fatto il test: sono sieropositivo.

Ha dato così tanto, quella ragazza

e non solo perché pensava "Faccio l'attrice",

ma perché si diceva "lo sono la parte, sono lei."

S'immedesimava totalmente, era così generosa.

E questo aspetto di Romane si è rivelato nel corso del tempo.

Cyril aveva bisogno di questo, perché se lui avesse avuto qualcuno

che non fosse stato sufficientemente generoso e avesse tergiversato,

allora in quel caso avrebbe avuto un blocco e sarebbe stata dura.

Quando si hanno 18 anni, si ha voglia di dedicarsi a qualcosa,

ma certe situazioni non lo consentono. Invece, quel ruolo permetteva

di esplorare tutto in un colpo solo: l'amore, la violenza, la passione, la gioia.

In un colpo solo con delle scene fenomenali.

E con un uomo che mi ha veramente...

che per di più era capace di far uscire il meglio di me.

Il che è molto raro, non capita molto spesso.

Vedevo gli attori completamente disponibili,

e questo mi aveva soggiogato.

Erano disponibili nella loro vita, al di fuori del film... in ogni momento.

Era una famiglia. Non ho visto differenze tra le riprese di Moretti

e quelle di Collard: era una famiglia.

Se non c'erano riprese, tutti erano sempre là.

Perciò c'erano più fogli di lavoro sulla mia sedia

perché erano tutti sempre presenti. Dal mattino alla sera

e dalla sera al mattino, c'erano sempre tutti.

Di rado ho visto elettricisti o macchinisti così concentrati su un set,

essere così coinvolti in un progetto.

Sono stata iperprotetta dalla troupe, sul serio.

Ricevevo solo sguardi d'amore, ero la "piccola" della troupe...

Ero amatissima, iperprotetta...

In qualsiasi sguardo m'imbattessi sulla scena e, in qualsiasi momento

doloroso o difficile, vedevo su di me quasi gli sguardi della mia famiglia.

Tutto questo ambiente e la troupe che era là... Le scene si svolgevano

e Cyril era al centro, si parlava, si discuteva, ci si fermava, si guardava...

Nessuno veniva mai giudicato: "Tu hai recitato male",

Si diceva: "Si ricomincia, si rifà. Non è venuta bene".

Non si diceva: "Non è venuta bene, perché tu non sei bravo."

No, piuttosto si diceva: "Forse è la luce, Manu.

Forse, non so... vediamo qui che si vede..."

C'era sempre una vera discussione.

Non ci sono mai stati conflitti. Ogni tanto diceva: "Produzione di merda"

quando la bottiglia di champagne non si rompeva.

Infatti c'è una scena in cui lui scaglia una bottiglia di champagne,

e quella cavolo di bottiglia non si rompeva.

Dunque, ad un certo punto, ci chiamano dal set dicendo:

"C'è un problema, la bottiglia non si rompe."

E sentivo Cyril gridare: "Produzione di merda!

Cazzo, non sono stati capaci di trovarmi una bottiglia che si rompa!"

E io: "Non so dove si possano trovare bottiglie di champagne che si rompono."

Ecco, questo è un esempio di aneddoto del film.

Ma guarda un po'!

Sa quello che ci faccio del suo champagne?

Lei è uno stronzo!

Ma che gli prende a quel tipo? E matto!

Quando faceva i capricci, era terribile. Tipo:

"lo non mi sbaglio, non ti ho chiesto questo!"

Mi diceva: "Ma non è quello che ti ho chiesto!"

Arrivava, si preparava la scena e lui: "Ma non ti ho chiesto questo."

"Ma non importa."

Ed era un suo rituale, soprattutto il lunedì mattina.

Arrivava, dopo aver trascorso un week-end un po' tranquillo,

questo era molto importante...

con un umore...

Era sorprendente, e diceva: "Non ti ho mai chiesto questo." E si rifaceva.

In genere, il lunedì mattina si posizionava la cinepresa, con molta calma.

Lui era reduce dal weekend, era un rituale che si svolgeva tutti i lunedì mattina.

Lunedì mattina o lunedì sera, abbiamo lavorato anche molte notti oltre l'orario.

Ma lavoravamo bene...

In realtà, non dico che sia stato piacevole,

perché sapevamo che era una tappa obbligata, per fare il film.

Quando ha iniziato "Notti selvagge", mi sono detto: "Perbacco, sarà un film difficile!"

Invece, è stato il contrario. Sono state riprese di certo non facili,

perché il regista non era facile, ma... molto coinvolgenti.

Sul set ci sono stati dei momenti, e tutti ne eravamo al corrente,

in cui lui era molto debole fisicamente.

Tremava e non poteva seguire le riprese.

Quindi interrompeva, aspettavamo 1-2 ore,

poi lui tornava dopo due ore, a volte dopo una.

Ve lo dico: Abbiamo mentito.

È stato ricoverato 3 volte durante le riprese e non abbiamo mai detto

che le riprese sono state interrotte, non ho mai fatto intervenire le assicurazioni,

perché non volevo che fuori dal set si pensasse che non stesse bene.

Dunque bocche cucite, non abbiamo detto nulla.

Aspettavamo che uscisse dall'ospedale e si ricominciava.

È buffo perché c'è una frase nel film in cui lui dice:

"Non riesco ad accettare che questa malattia faccia parte di me."

Salvo le persone a lui molto care

che lo accompagnavano sul set nei momenti in cui non stava bene,

le persone intorno a lui, vivevano con lui senza...

Forse non Corinne e le persone a lui care,

ma si viveva con lui senza pensare a quello.

Lui era così forte, era così brillante ed energico.

Siamo andati all'ospedale, si è fatto bruciare il braccio.

E' stata una scena fantastica, gliel'ha bruciato un medico.

Sul braccio c'erano un sacco di pustole.

Ha preparato il braccio e abbiamo iniziato a filmare.

Le riprese erano favolose, perché il medico era una bella donna,

e, in più, si percepiva un'emozione, perché stavamo filmando dal vivo,

tutta la troupe era coinvolta. Lui si è fatto bruciare il braccio con il laser...

Mi ricordo che doveva fare ampi respiri... si è tolto la mascherina

e quando l'abbiamo ripreso, è stato fantastico.

A volte si trattava di scene prese dalla sua vita,

che lui aveva vissuto e che ricostruiva riproponendole sulla scena.

Allo stesso tempo ci faceva condividere la sua intimità.

Era pudico, ma aveva molta fiducia in noi.

Noi rispettavamo molto questa sua indole

ma eravamo anche molto commossi e non potevamo fare finta di niente.

L'amavo alla follia. In effetti non parlava molto della malattia,

quasi mai e per me era distante...

Un giorno abbiamo girato la scena in cui litighiamo

durante la festa, dove io scappo in strada,

mi faccio investire dalla macchina e rompo un faro con un calcio,

raccolgo un pezzo di vetro e lo minaccio con quello.

lo stringevo così forte quel pezzo di vetro

che mi sono tagliata, la mano mi sanguinava.

Anche lui si è tagliato, non ricordo...

Dopo, mentre scappavo correndo, sento: "Stop"

e vedo Cyril che corre verso di me che mi abbraccia, e mi dice:

"Bisogna stare attenti". Era troppo strano...

Lui ha controllato ma non aveva nessuna ferita.

Dopo mi hanno disinfettato

e, all'improvviso, ho capito... Perché non ci si pensava mai.

Comunque, non sarebbe servito a niente parlarne.

Se ne avessimo parlato di più, forse si sarebbe ammalato più in fretta.

Forse è perché non se ne parlava e perché era sempre in attività...

perché aveva dei progetti che è rimasto in forma così a lungo.

Ma quel giorno ho avuto un momento di grande tristezza:

mi ero resa conto che era malato.

Sei incapace di amarmi.

La forma che ha sullo schermo...

Se avessimo rivelato lo stato in cui era,

nessuno ci avrebbe creduto e, inoltre, lo avrebbe danneggiato.

Non era un motivo commerciale, l'avremmo veramente danneggiato,

dunque non l'abbiamo detto.

Si lavorava con un uomo magnifico, bello come un Dio, pieno di forza,

forte, forte, forte!

Non ha mai usato la sua malattia come paravento.

AI contrario, l'ha pagata cara di persona.

E ci ha condotto molto lontani.

Era straordinario fisicamente, ha dato una lezione a tutti noi.

noi non riuscivamo a fare quello che faceva lui fisicamente.

E Manu, il grande Manu, ben piantato, sportivo...

ad un certo punto gli diceva: "Ora fermiamoci."

Sì, c'è stata una sera in cui la troupe si è rifiutata perché era stanca.

Ma è stata solo una sera su 14 settimane che la troupe ha detto: "Fermiamoci."

L'impressione che bisogna creare per vivere, per sopravvivere era...

è presente in certi progetti e in quello di Cyril certamente.

Questo ha creato inevitabilmente un clima di assoluta necessità,

di fusione assoluta con le persone che lo fanno,

di superamento di sé in ogni componente della troupe.

Insomma, fare il film o morire!

Dal mio punto di vista, molto più romantico di quello concreto di Cyril,

quando una volta nella vita si sperimenta di fare un film come questo,

questo mette tutto a repentaglio.

Mi spronava, amava molto le persone con i suoi e i loro difetti.

Certo, aveva delle particolarità ma amava le persone...

voleva che le persone fossero migliori.

Detestava la mediocrità, per lui non voleva dire che sei stupido, ignorante,

bensì che non vuoi imparare o migliorare.

Non sopportava che gli si dicesse "Non è possibile."

Se un tecnico gli diceva così o se gli diceva:

"No, perché sai, di solito..." allora per quel tipo era finita.

E non mi restava altro che pagargli tutto il contratto, trovare qualcun altro,

perché, ad ogni modo, quel tizio aveva chiuso.

Quando si è dei bravi attori per natura, cioè si ha una sorta di spontaneità,

molte persone sul set pensano: "Siamo bravi perché siamo spontanei."

Molti registi si accontentano di questo,

magari un attore fa un lavoro carino, giusto

ma non sale un gradino di più.

Su 15 film che ho fatto, mi è capitato 3-4 volte in modo molto diverso.

Poi ci sono state altre volte con ruoli formidabili, dei piccoli gradini in più,

ma il gradino più importante, quando si ha la sensazione di superarsi,

lo si sale di rado. A me è capitato la prima volta con questo film.

Ci sono due momenti importanti che riguardano l'uscita del film.

Un primo momento in cui Cyril è vivo e in cui il film è un successo:

critica, pubblico, con all'incirca 1 milione di spettatori subito.

Poi Cyril muore e il film riparte, diventa isteria, e questo m'interessa meno,

perché è di massa. Come se, ad un certo punto, la realtà lo recuperasse

ed è il momento in cui le persone non escono più dalle sale cinematografiche.

L'ho visto la prima volta quando il film era finito.

Come per tutti i film che si realizzano, a volte si è curiosi.

ll film mi piaceva molto, con qualche reticenza a livello di...

Non ero del tutto contento del mio lavoro sulle luci,

ero molto contento del mio lavoro di ripresa,

perché era l'energia a contare.

Per cui ho fatto astrazione dal lavoro sulle luci,

perché effettivamente non era un film in cui si poteva lavorare la luce,

perché non si trattava totalmente d'improvvisazione,

mi riferisco ai luoghi delle riprese.

In compenso, ero molto contento del lavoro di ripresa.

In seguito... mi sono chiesto se le persone l'avrebbero capito e vi avrebbero aderito.

Allora, quando abbiamo visto il film la prima volta,

è stato nella versione lunga di 3 ore...

Sono uscita, ho preso la macchina

e me ne sono andata.

Me ne sono andata perché non volevo piangere davanti a loro.

Quindi ho guidato per più di un'ora a Parigi,

tutti mi cercavano e Cyril era angosciato perché pensava:

"Non le è piaciuto."

Sono arrivata 2 ore dopo in ufficio, era completamente attonito,

non ho pensato neanche un secondo

che avrebbe potuto reagire così, data la magia del film.

Dunque non riuscivo a credere che non avesse notato il mio apprezzamento

e non riuscivo neanche a credere di essere partita così in fretta...

Sapete, quando si parte così...

E dunque, ecco, sapevamo che il film aveva avuto successo.

A settembre, quando il film è uscito, mi trovavo negli Stati Uniti,

mi telefonano e mi dicono: "Il film è un successo, Cyril è ovunque!"

E mi hanno inviato ritagli di giornale di Corinne con Cyril.

E' stato fantastico, ho capito che aveva avuto successo.

Quando sono rientrato, era già uscito da più di un mese,

io ero rientarto almeno da 2 mesi ed era ancora un'esclusiva.

Sono andato al cinema per vederlo

e la sala era piena di giovani. Ero così contento, non potete immaginare.

Sono stato felicissimo di questo.

Francamente, è geniale.

Mi ricordo della prima critica.

Il film non era ancora uscito,

e c'era un grande poster con una foto mia e di Cyril su "Studio".

lo ero a Nantes, apro il giornale e leggo "Rivelazione. Film straordinario".

Poi qualcosa su di me, una frase che era quasi un inno...

e mi dico: "Accipicchia! Il mio primo film!"

Avevamo scritto tutti e due, su un pezzo di carta

il numero di spettatori che avremmo desiderato.

Sapevamo che avrebbe avuto successo,

eppure un giorno mi chiede: "Qual è il numero di spettatori per avere successo?"

Gli dico: "Scriviamolo entrambi su un pezzo di carta e conserviamolo."

ll giorno dell'uscita siamo andati a pranzo tutti e tre, Claude Davy, Cyril e io,

in un ristorante dove avevamo bevuto abbastanza, e abbiamo detto:

"Sicuramente non saremo là per le 14 per sapere cosa succederà."

E verso le 14.30... la mia assistente sapeva

dove avremmo pranzato e ci ha annunciato la bella notizia.

Non mi ero tranquillizzato, di più!

Ero contento di aver fatto un film condiviso dalle persone

anche per quell'entusiasmo che avevo vissuto durante le riprese.

Ma non l'avevo vissuto per nulla,

con tutte le difficoltà, tutte le emozioni che c'erano state.

Ecco cosa ho trovato: in sala c'era emozione.

E questo è stato il regalo più bello!

È stato formidabile!

Il film è uscito il 21 ottobre, Cyril ha girato il clip con Manu

e abbiamo festeggiato il suo compleanno il 19 dicembre

e sapevamo che i giorni erano contati.

Quindi non abbiamo approfittato del successo.

Ha saputo che il film era un successo,

era già all'ospedale quando ci sono state le nomine del César.

Sapeva che il film aveva successo,

perché era cominciato in modo così forte

e, aveva ricevuto molte lettere, ecc..

dunque sapeva di aver vinto. Questo l'ha saputo.

Ma non ha approfittato del successo, come non l'ho fatto io

e neanche Manu e Romane.

Sono stati gli altri, quelli che sapevano tutto,

i garanti della memoria, quelli c'erano tutti.

Sarò considerata una folle, ma mi ricordo

che quando hanno pronunciato il mio nome e sono salita per ricevere il César,

tremavo come una foglia...

Ad un certo punto, ho avuto un black-out, intorno a me si è spento tutto,

non ho visto nessuno ed ho visto Cyril, è così!

Non sono affatto mistica... Dopo non ci ho più pensato,

Non penso alla morte, ho tirato dritto. Ma quando sono salita sul palco,

per un momento il mondo è scomparso e mi sono vista di fronte la faccia di Cyril.

In effetti, non ho parlato di Cyril per molto tempo.

Parlavo dei sopralluoghi, di tutto quello che abbiamo fatto durante le riprese.

Ora vado spesso a Belleville nel ristorante dove cenavo frequentemente con Cyril,

il "Lao Siam, ci torno spessissimo.

Ci sono angoli di Parigi vicino a casa mia,

e anche nel quartiere di Belleville, nei quali vedo l'immagine di Cyril...

C'è la metro soprelevata, penso a Cyril in ogni luogo dove passo.

Senza esagerare, ci penso quasi sempre.

Ho questa immagine di Cyril che mi domanda di riprendere, dicendomi:

"Riprendiamo là, mettiamoci proprio dietro là!"

Accade in continuazione, Cyril non mi abbandona, in realtà.

Le nostre conversazioni la sera al ristorante erano metafisiche,

erano esoteriche, non erano sui progetti, sul tecnico che si lamenta...

o la banca che non concedeva i soldi.

Non sto dicendo che eravamo al di sopra di quelle cose,

sto dicendo che eravamo altrove.

ll nostro rapporto era altrove, era concentrata sul rapporto con la vita.

Un giorno che non stava bene, ricordo che mi dice: "Non rimaniamo qui",

e mi porta in un altro ristorante dove abbiamo mangiato una zuppa.

Quasi non parlavamo, era di fronte a me, magari si discuteva del più e del meno.

Comunque, non parlava troppo, e questa complicità senza parole...

Beh... ho difficoltà a visualizzare le cose...

Ho visto Cyril 3 giorni prima della sua morte, io ero in piena forma.

Lui mi ha guardato e mi ha detto "Vieni", mia moglie era con me

e mi ha chiesto di rimanere solo con lui.

Sono rimasto, mi ha fatto vedere i suoi dipinti e mi ha detto: "Visto?" Tutto qua.

In effetti, l'immagine che mi torna di più alla mente, è quella del ristorante.

Corinne era con noi, spesso ci accompagnava...

Eravamo in piene riprese, dovevamo iniziare con quelle seguenti.

Ci penso spesso e, quando vado al ristorante,

non c'è momento in cui non pensi a Cyril,

vedo il tavolo... Ma non è nostalgia.

Lo dico perché si possono avere dei momenti...

Invece... sono dei buoni momenti.

Sì, è stata la cosa più bella che mi sia capitata nella vita,

è di certo il più grande regista che abbia mai conosciuto.

Penso che avrebbe realizzato dei film incredibili, che sia un regista nato

che aveva la cinepresa sempre pronta,

che respirava l'immagine, che respirava il ritmo,

che respirava il cinema.

Era come Cassavetes, era natura... era tutto!

Cyril era un figlio del cinema,

a me sarebbe piaciuto così tanto fare un secondo film con lui,

sul serio perché sarebbe stato un regista da non perdere.

Per me è stato un film sulla vita

ed è su questo aspetto che la penso diversamente dagli altri.

Non è un film sulla morte, è un film sulla vita.

È un film sulla resurrezione, è un film su come si possa andare oltre

e basta vedere l'ultima inquadratura, tutto è svelato lì:

"Forse morirò di AIDS, ma sono nella vita!" Ecco cos'è!

E io sapevo fin da quando ho deciso di produrre il film

che avremmo parlato di questo.

Ed è questo che mi ha aiutato, che mi ha fatto resistere.

Ma non rimprovero nessuno per non averlo visto o sentito.

Credo sia stato un regalo del Cielo e sia stato pensato apposta per me.

Perciò le ringrazio davvero di non averlo prodotto.

In tutta sincerità, se avessero accettato,

Cyril non sarebbe venuto da me e io non l'avrei mai prodotto

e mi sarei lasciata sfuggire una grande occasione.

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