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Fa caldo, vero?
Sarò molto più facile quando ci sarà il ponte.
Il ponte? Che ponte?
Ho sentito che costruiranno dei ponti sulla Schelda.
Ne scorrerà di acqua qui prima che succeda.
Ma l'ho sentito dire.
Se è vero la getto in acqua.
Tenga.
Dica ai suoi costruttori di ponti che dovranno vedersela con me,
il diacono di Waterhoek.
Col diacono Broeke!
BASATO SUL ROMANZO DI STIJN STREUVELS
Eccoli. Li vedo.
- Davvero? - Di già?
Sì, li vedo. Li vedo. Venite a vedere.
Sono in anticipo quest'anno.
Vieni, mamma. C'è papà.
Sono qui.
Dammelo. L'ha portato papà.
Forza, mamma. C'è Sieper.
Sono qui.
Papà! Sono qui.
Li vedo tutti.
Vedo Sieper. Sieper è in testa a tutti.
Maledizione, è vero. È ora. Sono già qui.
- Ci sarà il nostro Jules? - Certo. Ed è ubriaco fradicio.
O ci credo bene.
Papà.
Jenny, vieni.
Come stai?
- Eccoti qui. - Sì, papà.
- Bentornato a casa. - Sono felice che siamo tornati.
Siamo per strada da nove ore. Il treno si è fermato a Lille.
- Non hai fame? - Ciao, Sieper, caro mio.
- Credo che abbia sete. - Puoi dirlo forte.
Offro io il primo giro. Avete capito? Spikkerelle paga per primo.
È proprio la prima volta.
- Avrà rubato dalle offerte. - Non dargli strane idee.
- Non penso ne sarebbe capace. - Infatti.
Ehi, Spikkerelle. Una anche per me. Una doppia.
Dammi da bere.
- Ci sistemiamo? - Siediti.
Non è che mi freghi, vero?
Bastardo. Sono miei.
Lavori come un pazzo per quattro mesi e poi loro ti spendono tutto.
- Come se noi non lavorassimo. - Va bene.
Il mio Jefke. Quanto sei diventato grande. Sai già leggere?
La sorella è al cancello della scuola. Il prato è verde.
Bravo, Jefke. Diventerai capoufficio se continui così.
- Sto ancora aspettando la mia paga. - Sì, dopo.
- Com'è stato? - Come al solito. Grazie.
Correre e lavorare fino allo sfinimento. Ma ce l'abbiamo fatta.
- Allora sei contento di essere a casa? - Certamente.
- Non avete avuto problemi? - No.
Sì, con Franske. Ha iniziato a fare un po' il lazzarone.
Ma l'ho rimesso subito al suo posto.
Ehi, Sieper, hai sentito del ponte?
- Ne parlano ancora? - Hanno appena iniziato.
Lasciali parlare. Parlare è una cosa, agire un'altra.
Sì, ma ne hanno discusso al consiglio comunale. È una cosa seria.
Vuol dire che la gente del villaggio vuole fare soldi a nostre spese.
Alle spese di Waterhoek. Ma non succederà.
Di', Sieper, ci sono stati anche i supervisori.
- Dove? - Sulla Schelda.
- Hanno preso delle misure? - Li abbiamo cacciati.
Gli ho lanciato sassi e torba finché se ne sono andati.
Non è vero, ragazzi?
Vero. Snoeke li ha cacciati da solo e noi siamo rimasti a guardare.
- Potresti finire nei guai. - Abbiamo ragione noi.
Vengono qui a tormentarci sulla nostra terra.
Non ci serve un ponte. Va benissimo così com'è.
Non abbiamo mai avuto un ponte e ce la siamo cavati. Che se ne vadano.
Ben detto.
Vogliono cacciarci dalla nostra terra, i bastardi. Waterhoek è nostra.
Se gli idioti di Bruxelles o del consiglio credono di poter fare ciò che gli pare
e distruggere la nostra Waterhoek con il loro ponte,
si sbagliano.
I costi sono già stati fatti.
- E noi prenderemo parte di quei soldi? - Non un franco.
Speculazioni a nostre spese.
Finché vivo non ci sarà un ponte qui.
Dimostreremo loro chi è che vive a Waterhoek.
Date all'agente altro da bere.
E anche a me.
Date da bere a tutti.
Che anneghino tutti nella Schelda.
- Sono solo complotti e politica. - Gliela faremo vedere noi.
Andiamo, dai.
Ciao.
Ciao.
- Ti prego. Sveglierai i bambini. - Sì, va bene.
Ciao, Treute, figliolo. Come stai?
Sì?
Dai, lascialo stare.
- Vuoi una tazza di caffè? - Sì, perché no?
Mi fa bene.
Sì.
Abbiamo avuto dei problemi.
Non puoi capire.
Ci hanno fatto fare tutti i lavori sporchi che i francesi non volevano fare.
Per i fiamminghi.
E se la cosa non ti sta bene, puoi andartene.
E non puoi farci niente.
E che puoi farci?
- Sorridi e sopporta. - Dimenticatene. Ora sei a casa.
Sì, hai ragione.
Bene, bene, bene.
- Guarda chi c'è. - Ciao, zio.
Allora? Non mi merito un bacio?
Certamente, zio.
Allora sei tornata.
Non devi nasconderti. Mostrati.
Non avrai vergogna di me, vero?
Basta, Sieper, vacci piano.
E tu, sgualdrina. Va' a letto.
- Per quanto sei stata via? - Un anno e due mesi.
Per tutto questo tempo a Parigi.
Paris, toujours l'amour.
Ma, zio.
- Non hai sentito che ho detto? - Devo alzarmi?
Diventa sempre più come sua madre.
Neanche una parola su sua madre finché comando io.
Non c'è più.
E ci occuperemo noi di Mira, di ciò che ha abbandonato.
Non voglio più sentire una parola.
- Non ti arrabbiare. - Arrabbiare?
Arrabbiato per lei? Ha svergognato tutta la famiglia.
Sta via notti intere con tutti gli uomini del vicinato.
Che vogliamo fare?
Non c'è niente che si possa fare. È la natura, che ti aspetti?
Perché è tornata?
Non ha portato un souvenir come la madre, vero?
Sa i trucchi per evitarlo.
Non sapremo mai cos'ha imparato in Francia.
- Dammi ancora da bere. - No, è troppo tardi. Andiamo a dormire.
Va bene. Meglio così.
- Che c'è? - Non ho ancora mangiato. Ho fame.
Se sei arrabbiato con me, perché non mi picchi?
Seccante, vero?
Ciarlatani.
Venite a salutare.
Non dovreste misurare anche dal nostro lato?
Venite qui.
I gendarmi si cacano addosso dalla paura.
Più dritto.
Uno e 43.
- Vi misuriamo noi magari. - Venite qui, di cosa avete paura?
- Se non si comportano bene, andrò là. - Calmi. State calmi.
Devo trattenermi per non andare là.
- Ehi, Cies. - Sì?
Se non calmi la tua gente, potrebbe mettersi male.
- Dai, Cies, calmaci. - Ve la siete cercata.
- Sono serio. - Non fare lo stupido.
Non ti piacerà sentirlo,
ma penso che un ponte del genere non sarebbe una brutta idea.
Che intendi?
So che sei contro il ponte, ma guardala da entrambi i punti di vista.
Non ci sono due punti di vista.
Io so solo che non solo costruiranno un ponte in mezzo alla nostra Waterhoek,
ma anche una grande strada, e butteranno giù le nostre case
e quelle strane persone ci comanderanno.
Se è ciò che vuoi, dillo.
Dillo, qual è l'altro lato della questione?
- Beh… - Dillo, Sieper. Qual è?
Per cominciare, otterremmo dei lavori, proprio fuori di casa.
Non dovremmo più andare in Francia a farci torturare.
- Lavorare al ponte? - Sei serio, Sieper?
- Pensateci. - Perché dovremmo pensarci?
Guarda là. Sono venuti a invadere Waterhoek coi gendarmi.
Sono pronti a usare le armi e tu vuoi pensarci?
Non riusciremmo a fronteggiare i pezzi grossi. Ci sono molti soldi in ballo.
Decidono loro che succede e questo è certo.
È mai stato altrimenti?
Ma l'avete sentito?
Vuoi nasconderti dietro a tua moglie?
Se non lo faremo noi, degli altri, degli stranieri, lo faranno.
Uomini come quelli verranno qui con i loro modi da cittadini.
Finché sarò io il diacono, nessuno tocca la Schelda.
E il primo uomo che aiuta a costruire il ponte gli spacco la testa!
Salve, gente. Come vanno le cose qui a Waterhoek?
Ehi, Broeke, il notaio chiede come vanno le cose.
Male, sig. notaio, come lei sa bene.
Parla del ponte? Verrà presto costruito.
Siete dei piantagrane. Non create casini.
D'accordo, sig. Arrivederci.
Non dica che non l'avevamo avvisata.
Forza, Broeke, non faccia lo sciocco.
Ciao, zio Lander.
Mamma, c'è zio Lander.
Ehi, Lander.
- Ciao, Manse. - Ciao, fratello.
Santo cielo, sei diventato così magro.
- Non ti danno da mangiare nell'esercito? - Certo.
Ma si perde peso con tutti quegli esercizi.
- Sono contento tu sia tornato a casa. - Anche io, padre.
Hai sentito tutto quello che sta succedendo per il ponte?
- Lascialo riposare un po' prima, padre. - Rimarrai sconvolto.
Lascialo mangiare. E non cominciare a lamentarti di Sieper.
- Sieper? Che è successo? - Non crederai a ciò che ha fatto.
Ha detto davanti a tutti che il ponte una buona idea.
- L'ha detto davvero? - Sì, esatto.
È un codardo, quel Sieper.
Come? È tornata?
Sì. Le erbacce crescono in fretta.
È arrivato zio Lander.
Ehi, vieni.
Zio Lander.
Ciao, Mira.
Nessuno me l'aveva detto. O mi aveva scritto per dirmelo.
Eccomi qui.
Due. Come fanno i Francia.
Lander, vieni.
- Abbiamo molto di cui parlare. - Subito, padre.
- E tu, occupati della pecora. - Subito, nonno.
E non ridere, sciocca. Non sei a Parigi.
- Perché sei così cattivo con lei? - È posseduta dal demonio.
- Oh, suvvia. - Tre fidanzati in due mesi.
- Solo il cielo sa da chi ha preso. - Da te.
- Vado a giocare a carte. - Non tornare troppo tardi.
- Quanto ci vorrà? - Un po'. Non molto.
Vieni con me.
Allora, raccontami qualcosa.
- Tu devi raccontare. - Io?
Io non ho niente da dire.
- Cosa facevi nell'esercito? - Pulivo i cannoni.
Addestramenti nella sabbia e nel fango.
E di sera?
Andavo nei bar. Se ce lo permettevano.
Sei diventata bella.
L'ultima volta che ti ho vista eri ancora una bambina. Magra magra.
Il pensiero mi aveva già sfiorato la mente.
Quale pensiero?
Che saresti diventata una splendida donna.
Che altro?
E saresti andata bene per me una volta tornato dall'esercito.
Avrai fatto perdere la testa a molte donne.
Io?
- Te lo leggo negli occhi. - E tu invece?
Che cosa?
Che cosa hai fatto in Francia?
Preferirei non parlarne.
Hai ragione.
Torno subito. Aspetta qui.
Non è bello?
- Non durerà molto. - Perché no?
- È un maschio, giusto? - Sì, e sono i primi ad andarsene.
Adesso ti mangio.
Continua a lavorare, Lander.
Nuota.
Dai, nuota.
C'è un solo Lander.
E sei tu.
E una sola te, Mira.
Mira!
Mira, non ti vergogni? Proprio dove tutti possono vedere.
Che c'è?
Sgualdrina. Con il tuo stesso zio, nondimeno.
È perché non c'è più speranza che facciano la corte a te?
Scandaloso. Vattene di qui.
Va bene, andiamo. Se qui non è concesso, andremo da un'altra parte.
Non sotto il mio tetto!
Ecco l'ampiezza della strada. Sei metri.
Poi verrà alzata con cinque metri di sabbia come base.
Sì, così andrà bene.
Ci sta prendendo in giro.
Non ci guarda neanche in faccia.
Pagliaccio.
- Stronzi. - Bastardi.
- Truffatori. - Pagliacci.
Così imparate.
La smettete ora?
Siamo qui per lavorare.
- O dovremmo portare la gendarmeria? - Sì, portatela.
- Ma senti quello. - Cercate guai?
Ragazzi, per oggi abbiamo finito.
Ho costruito sei ponti, ma ho dato a molti più uomini un occhio nero.
Sbruffone.
E la legge è dalla nostra parte, non dimenticatelo.
Non potete fermare la legge.
Venite, in fretta.
- Forza, ragazzi. - In fretta.
Se ci fossi stato anche io li avrei conciati per le feste.
Di sicuro.
- Preferiresti conciare per le feste Mira. - È vero.
Guarda là. Cittadini.
Cosa vuole, sig. Maurice? Da bere?
Sì, grazie.
- Salve, signori. - Da bere per due, per favore.
Ratje, due gin, per favore.
- I signori non sono di queste parti. - No.
- C'entrate col ponte? - Sì.
- Anche lei, sig.? - Sì, sono l'ingegnere.
Bene, bene, il pezzo grosso della faccenda.
E lei? Chi è lei?
- Io? - Sì, lei.
Sono Lander, il figlio di Broeke, diacono di Waterhoek.
- E come si chiama lei, ingegnere? - Maurice Rondeau.
Non ci offre niente, sig. Maurice?
Sì, per la sua prima volta al bar Meersblomme.
Ma certo, perché no?
Ratje, un giro da parte del sig. Maurice.
- Bene, salute. - Salute.
Ecco qui.
- Non c'è abituato a quello, vero? - L'ho distillato io stesso.
Ti brucia l'anima.
Ecco, paghi con questi.
Ci si vede.
- Aspetti, vengo con lei. - No, non si disturbi.
- È il tuo tipo? - Sembra molto serio.
Sì, serio come un infarto.
Perché infastidite sempre chi viene in visita a Waterhoek?
È lei che ci infastidisce.
Senta, il ponte si farà in ogni caso. È per il vostro bene.
- Tutta la regione viene ammodernata. - Se ne vada.
Allora decidete voi.
Ma sig. Maurice, è bagnato fradicio. Prenderà un malanno.
Si sieda vicino al fuoco.
- Buona sera. - Buona sera.
Sig. Maurice, gioca con noi?
No, grazie.
- Maledizione. - Che c'è ora?
- Aspettate. - Silenzio.
Cosa? Vuoi restare indietro o vuoi tornare a casa?
- No. - Allora fai silenzio.
- Maledizione, eccoli. - Non manca molto.
- Siete qui presto anche voi. - E voi.
Sì.
- Ehi, pezzo grosso. - Che c'è, bello?
La sto salutando, sig.
Saluti anche a lei.
Bastardi!
Andatevene. Scendete dalla nostra barca.
Venite qui.
- Bastardi. - Brutti pezzi grossi.
Prendi questo, bastardo.
- Ecco. - Maledizione.
Bastardo.
- Vieni qui. - No.
Tette, dove sei?
Tette.
Silenzio.
Prima dobbiamo trovare quelli.
Gli ho dato un pugno nello stomaco. Deve essere annegato.
Anche quello grasso. È affondato come un sasso.
- Dai, Lander, andiamo. È fatta. - No, dobbiamo controllare.
Non si vede niente con questa nebbia. Maledizione.
- Vedi qualcosa? - No.
Tette.
- Li vedi? - No, non vedo niente.
Ascolta.
No, è qui.
Senti qualcosa?
Là. Eccolo, il bastardo.
Tette, ne abbiamo preso uno. Vieni.
Non vi ho fatto niente di male.
- E ora? Che facciamo? - Ora gli altri, che dici?
Qui. Venite qui, sento qualcosa.
Ora non sento più niente.
Pescate anguille o cosa?
- Che c'è? - Che fai qui?
Voglio andare dall'altro lato.
- Non si vedrà molto sole oggi. - No.
Eccoci.
Non devo pagare?
- Quando tornerai? - Vedremo.
Forse domani.
- Non possono farmi niente. - Potresti restare qui.
No.
È più sicuro se me ne vado per un po'.
Non si sa mai.
Venite a vedere, ci sono i gendarmi.
- Signori, è successo qualcosa? - Tutti fuori.
Forza, anche tu. Fuori.
Fuori.
- Dov'è suo figlio Lander? - Perché?
- Mio fratello è innocente. - Non è qui.
- Dov'è? - È un vostro problema.
Scopritelo da soli.
Come vi permettete di infastidire la gente a casa loro? E perché lo fate?
- Sa perché. - Io non so niente.
- Mamma, mi picchia. - Potreste lasciali stare, per favore?
Se volete Lander, circondate la foresta.
- O cercate in Francia. - Silenzio, tutti quanti.
Ascoltate.
Sto ascoltando ma non sento niente.
- Ascoltate il giudice istruttore. - Perché?
- Ha potere qui. - Il primo ad aprire bocca
verrà messo subito in arresto.
È innocente vi dico.
- Non è un assassino. - Quindi è la madre di uno di loro?
Quel bastardo di suo figlio ha provato ad uccidermi.
- Sig., si calmi. - Brutta stronza.
- Cos'ha da dire? - Niente, lasciatela stare.
Sono il diacono di Waterhoek, parlate con me.
- Zitto o arrestiamo anche lei. - Questo lo vedremo.
Perché non ci provate?
Anche l'altro è fuggito.
Hip, hip, hip, urrà.
Basta così.
Gente di Waterhoek, dovete smetterla
di sfidare la legge del Belgio. Avete capito?
È per questo che vi chiedo in tutta serietà: dove sono andati?
Tu, coi capelli rossi, quando hai visto l'ultima volta quegli assassini?
Io? Non conosco nessun assassino.
Va bene, come ti pare.
Ma non capite che si tratta di doppio omicidio?
- E che è nostro dovere… - Fate il vostro dovere e trovateli.
Che cosa ha detto?
- Ha detto qualcosa, piccoletto? - Sto parlando molto chiaramente, no?
Dico che lo stato vi paga abbastanza perché facciate il vostro lavoro.
- Quindi fatelo e andatevene. - Venga con me.
- Non prendetelo! - Ha dimenticato dove si trova?
- Cosa facciamo, Broeke? - Li attacchiamo?
Dipende dal giudice.
Gente, avete sentito. Ci assicureremo che la legge venga rispettata.
E non pensate di essere superiori perché siete di Waterhoek.
Chiuderemo la questione, capito?
È da non credere.
- È da non credere. - Restate qui.
Van Daele e Kozijns. Kozijns, tu vai all'orologio.
Julie e Sassens, alla locanda.
Cyriel, sei tu?
Cyriel?
Ho pensato subito: "Non può essere altri che Cyriel".
- Come stai? - È mercoledì.
- No, Cyriel, martedì. - Grazie.
- Hai qualcosa da mangiare? - No, stiamo digiunando.
- Non hai pregato. - No.
Inizia.
- Che preghiera? - Un'Ave Maria.
Molto meglio.
Vuoi la mia doppietta?
No.
Grazie comunque, Cyriel.
- Hai visto gli altri nella foresta? - Sì.
Tette, all'incrocio. Era seduto sotto a una quercia.
Se avessi voluto, gli avrei potuto sparare.
E i gendarmi penseranno che siamo in Francia.
- Hai fatto qualcosa di male, Lander. - Non lo so.
Sono stato uno sciocco.
Ma ho dato una lezione a quei pagliacci. Quelle canaglie.
Non ci portano altro che problemi e…
Maledizione, sono qui.
Esci di qui. Da quella parte.
- Grazie, Cyriel. - Lo faccio per Mira.
Ha avuto ospiti?
- Ha visto Lander Broeke? - No.
- Diamo un'occhiata dentro. - Nessuno entra qui.
- Vuole che ci battiamo, Cyriel? - Sì, se proprio dobbiamo.
- Allora ha qualcosa da nascondere. - È mercoledì oggi.
- Ha un bicchiere di birra per me? - Certo. Entrate.
Maledizione. Eccolo che scappa.
Siete pazzi?
Lei aspetti, Cyriel. La pagherà per questo.
Maledizione.
Per chi ci ha preso? Le daremo una lezione, assassino.
Feccia. Maledizione.
- Così basta. - Legalo.
Sanguina dagli occhi.
Dai, andiamo.
Andiamo, non sono stato chiaro?
- L'avete preso. - Ci ha dato molti problemi.
L'hanno conciato per le feste, quei maiali.
Date anche a me da bere.
Beva dal rubinetto.
C'è anche la sua ragazza.
Si avvicini. Non lo vedrà per un po'.
Mira.
Sì, Lander.
- Non ci vedremo per molto tempo. - Lo credo anch'io.
Gli dia un bacio veloce.
- Mira. - Sì, Lander?
- Mi hanno arrestato. - Sì, Lander.
Andiamo. Lo chiuderemo nella stazione di polizia del villaggio.
Una birra, senza schiuma.
- Sono tutti qui? - Credo di sì, sig. notaio.
Bene, iniziamo subito, ho poco tempo.
Sapete che la terra lungo la nuova strada sarà divisa in due appezzamenti,
che saranno gestiti legalmente dallo stato.
Vuol dire che la vostra terra sarà valutata da periti qualificati
e che riceverete tale somma.
Quindi al posto di una vecchia baracca
avrete una nuova casa che vale tre volte tanto.
E se la sottovalutano di tre volte tanto?
E come stimeranno i miei costi?
- Lo capirete tra un attimo. - Prego.
- Ma finiremo comunque per strada. - I cambiamenti porteranno benefici.
Benefici per tutti voi.
Il nostro bel villaggio verrà distrutto.
Guardate.
Sapete leggere una mappa, vero?
Questa è la Schelda. Il ponte è qui e questi sono gli appezzamenti.
E tutti gli stranieri che verranno a vivere qui?
- Chi guadagnerà da tutto questo? - Che intende dire?
Jules, porti a tutti un altro giro.
La farò breve.
Prima che il terreno sia diviso legalmente, coloro che vogliono
fare buoni affari e coloro che vogliono vendere o comprare
sanno dove trovarmi. Sapete dove vivo. Salute.
Lascio qui la mappa così potete guardarla.
Una proposta seria e onesta, a carte scoperte, potete vedere tutti.
- Possiamo dormirci sopra un'altra notte? - Sì, ma non aspettate troppo.
Dormirci sopra? Guardate che faccio con la vostra mappa.
Era un documento ufficiale.
Ora non può nemmeno usarlo per pulirsi il culo.
Se non volete ascoltare chi vi vuole aiutare,
- chi vi libererà dalla povertà… - Chi è povero qui?
- Tutti voi. - E lei ci renderà ricchi?
- No, ma migliorerò le vostre condizioni. - Migliorerà le sue.
- Ora ascoltate. - Sì, che c'è?
Non siamo tenuti a coinvolgervi, ma così non ci guadagnereste niente.
- E chi si oppone se la vedrà male. - Dovete imparare a vivere come umani
- e non come… - Come cosa, sig. notaio?
- Come animali. - Volevo sentirglielo dire. Siamo animali.
Allora tratteremo voi come animali.
Forza, Jef, prendilo.
Levategli i pantaloni.
Assassini.
Vi do 50 franchi per i miei pantaloni.
Animali, è questo ciò che siete.
Non torni o getteremo anche lei nella Schelda.
Fammi vedere.
Che brutto.
Quando ti vola nei capelli, diventi pazzo nel giro di un anno.
- Ha le zampe di un topo. - Dai, facciamoglielo vedere.
- Nonno! - Nonno!
Guarda, c'era un pipistrello davanti alla stalla. È ancora vivo, guarda.
Dammi tre chiodi, sciocco.
Ci porterò fortuna?
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
- Ora i fulmini non ci colpiranno più? - No.
Ragazzi, è ora di cena.
Max.
Vai a vedere, Max.
Là, vicino al salice.
Ehi, che ci fa qui?
- Una passeggiata. Allontani il cane. - Giù, Max, giù. Vieni qui.
Sa che le darebbe un morso alla gola se glielo ordinassi?
Quindi fa una passeggiata, non cerca Mira?
- Chi? - La bastarda di nome Mira.
Non è a casa. Non è mai a casa.
- Padre, la cena è pronta. - Sì, arrivo.
Non voglio più vederla. Non cerchi Mira a casa mia.
Si è innamorato, vero?
Come tutti gli altri.
- È in giro così tardi, sig. ingegnere? - Sì, passavo di qui.
- Senza un motivo? - Sì, senza un motivo.
I miei amici vogliono sapere se vuole bere con noi.
- No, non ho tempo. - Che peccato.
Dicevano che forse mi stava cercando.
- Io? Certo che no. - Sì, lo immaginavo.
Davvero?
Scommetto che va nei bar solo se piove.
- È vero. - Beh, arrivederci allora.
- Sì, arrivederci, sig.na. - Non conosce il mio nome?
- Sì. Mira. - Sì, Mira. Diminutivo di Mirabel.
Arrivederci!
Colpisci il palo sulla cima
Colpisci il palo sulla cima
- Sieper ha molto spirito. - Quel cane infame.
Chi l'avrebbe mai detto?
Tutti quanti. Un gruppo di conigli.
Che ti aspettavi? Guadagnano bene. Sono soddisfatti.
- Sono quelli che vogliono risparmiare. - Risparmiare? Per cosa?
Non hanno già una casa, del cibo e dei vestiti?
Risparmiare soldi. Se vogliono imitare quelli della città
e cavarsi gli occhi a vicenda e comportarsi da pezzi grossi.
Che ti aspetti? È il progresso.
Non riesco a credere di aver accolto quel bastardo di Sieper in casa mia.
Manse è andata da Lander e lui piangeva come un bambino.
Lasciate stare la mia famiglia.
Di che dovremmo parlare allora? Del bel tempo?
Guarda come è alta la Schelda.
Se continua a piovere per qualche giorno, smetteranno.
Non continueranno con i pali.
Che intendi dire?
Aiuto. La diga è rotta.
Aiuto. La diga è rotta.
Forza. Veloci.
Aiuto!
C'era da aspettarselo. Il livello dell'acqua era altissimo.
C'è qualcuno steso lì.
È caduto?
Cos'è successo?
Non si riesce a fermare. Abbiamo lavorato per niente.
Diranno che è colpa mia.
- È ancora vivo. - Chi è? Lo conosci?
- È uno di Waterhoek? - Cosa? L'ha fatto di proposito?
Devi essere proprio un bastardo o posseduto dal diavolo per farlo.
Quelli di Waterhoek sono tutti uguali.
- Respira regolarmente. - Ce la farà.
- Ecco. - Non sembra messo bene.
- Ce la fai da solo? - Sì.
Buona fortuna.
Dovrei picchiarti a morte e farla finita. Brutto bastardo.
Quelli come te vanno fatti a pezzi.
Ecco tuo padre.
È finita.
Credo per l'intero inverno.
No, grazie, Marie.
- Preferiresti bere birra o gin. - No, madre.
Allora bevi il tè finché è caldo. Ti farà dormire meglio.
- Perché mi guardi così? - Non posso guardarti?
- Sei così nervoso. Che c'è? - Nulla.
- Dimmelo. - Non è nulla.
- È per una donna? Una ragazza? - Certo che no.
Perché dici "certo che no"? Sei diventato un uomo, là fuori con i contadini.
Buonanotte, madre.
E ora…
E ora ti becca il naso.
- Sgualdrina. - Sì, nonno?
- Portami una tazza di zuppa. - Sì, nonno.
Sudi di nuovo.
Non dovresti andare dai tuoi spasimanti? È tardi. Saranno impazienti.
- Non ho spasimanti. - Questa è nuova.
Ho te.
- Sgualdrina. - Dici sempre la stessa cosa.
Anch'io vorrei camminare con lei.
Non devi andare da questa parte?
Questa non dovrebbe chiedermelo due volte.
Poi dobbiamo installare quei pali anche da questo lato.
Guarda, Treute. Questi sono gli uomini istruiti. I capi del ponte.
Saluta, Treute.
- Ciao. - Ciao, ragazzo.
E saluta anche lui. Quello è il sig. Maurice.
Ciao, Treute.
Sapevo saresti venuto.
- Stasera? - Stasera.
Non devi avere paura. Non c'è un cane qui con me.
È pieno di zanzare qui. Mi seguono sempre.
Perché ho il sangue dolce. E tu?
E devi spogliare anche me.
È meglio così?
Devo andare.
- Dove? - Al ponte.
- Di già? - Sì.
Mi vedranno. Gli operai ci vedranno insieme.
E allora?
Buongiorno, sig. Maurice. È arrivato presto, se posso permettermi.
Può permettersi.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Treute, figliolo, l'ha preso all'amo.
Il capo di tutto quanto.
La nostra Mira.
Vieni.
Buon pomeriggio, sig. Maurice. Sig.na.
- Come posso aiutarla, sig.na? - Andiamo nella mia stanza.
- Ma non conosco la sig.na ed è… - Non si sarà fatta brutte idee, vero?
Certo che no.
- È la mia fidanzata. - Allora è diverso. Non lo sapevo.
- Vi prego di scusarmi. - Non è niente.
- Non ha fame, sig. Maurice? - Mangerò più tardi all'hotel.
Ma deve tenersi in forze.
Un ragazzo come lei dovrebbe mangiare due uova sbattute ogni mattina.
Guardate quel vecchio puzzone là. Non si muove. Sembra una cicogna.
Sii un po' più educato, per favore.
Vero, sig. Maurice? Non è imparentato con quel vecchio puzzone?
Che razza di burloni.
Ti ho portato una cosa.
Un regalo.
- Sei triste? - No.
Siediti.
- È di tua madre? L'hai rubato? - No, l'ho comprato a Gand.
- Quanto l'hai pagato? - Forse troppo.
- Quanto? - 3.000 franchi.
È troppo.
Non ti piace?
Che dovrei fare?
Quello che vuoi.
- Sai che c'è nella scatola? - Cosa?
Un altro regalo.
- Devi indovinare. Provaci. - Una giacca.
Sbagliato.
Non osavo entrare in quel negozio, era pieno di donne.
Ma poi mi sono lanciato.
- Com'è bello. - Indossalo.
- Ora? - Perché no?
Va bene.
Voltati.
No, verso la porta.
Stai guardando, imbroglione. Chiudi gli occhi.
Ora ti do una lezione.
Ecco.
E ora in ginocchio. Qui sopra. Per punizione perché hai sbirciato.
Ecco.
Ora devi contare fino a 25.
Uno, due, tre, quattro, cinque,
sei, sette, otto, nove, dieci,
undici, dodici, tredici, quattordici, quindici…
Se attracchiamo qui, potremmo agganciare il ponte in pochissimo tempo.
- Un attimo. - Funzionerebbe?
- Sarà finito entro sei settimane. - Esatto, non un giorno in meno.
- Dove andrà dopo? - A Ypres, per la nuova strada.
Non è lontano.
E lei, sig. Maurice? Dicono che andrà in Congo in autunno.
- L'autunno è ancora lontano. Salve. - Salve.
Oh, già.
- Ha visto Mira di recente? - Viene a casa ogni tanto.
- Con chi sta ora? - Con uno di Roeselare. Un certo Becue.
Io non mi immischio.
- Arrivederci. - Arrivederci, sig. Maurice.
- Cosa vuoi che ti dica? - La verità.
Se è vero o no riguardo a quella ragazzaccia.
Che la frequenti giorno e notte e che il tuo lavoro ne risente.
- No. Ne vuole ancora, professore? - No, grazie, Maurice.
- Quindi non c'è nulla di vero? - No.
- Menti, Maurice. Lo capisco. - Non è una ragazzaccia.
- Io la sposerò. - È già arrivata a tanto.
- Non ti rendi conto di ciò che dici. - Una sgualdrina, una trovatella.
Calma, Anna.
Ascolta, Maurice. È una sbandata. Può capitare a tutti.
Non conosci ancora il mondo.
Stai per distruggere il tuo futuro per pura follia.
- E per chi? Per cosa? - Non ne parleremo più.
Fai ciò che vuoi. Scavati la fossa da solo.
Ma non riceverai mezzo franco da me.
- Non agitarti così. - Vuoi che appoggi quella puttana?
- Non è questo il punto. - È per lei.
- Che sai di lei? - So abbastanza.
Potrà avere te, ma non i miei soldi.
- Ho l'età legale per poterne disporre. - Neanche mezzo franco.
Cercati un avvocato. Staremo a vedere.
Ma resisterò finché sarai vecchio e grigio.
- Richard Becue vive qui? - Sì, ma non è a casa.
- È andato alla fiera di Avelgem. - Grazie.
Devo dargli un messaggio, sig. Maurice?
No, grazie.
- Salve, sig. Maurice. - Chi di voi è Richard Becue?
- Sono io Richard Becue. Ha bisogno? - Sì.
- Per cosa? - Puoi immaginarlo.
- Lo dica, sig. Maurice. - Volevo dirle
che domani deve aiutare con il cemento.
- D'accordo. Tutto qui? - Sì.
- Se c'è dell'altro può dirmelo. - No, è tutto.
Ti sono mancata?
Sì, terribilmente.
- Nonostante tutto quello che ti ho fatto? - Sì, nonostante tutto.
Sto male da quanto ti desidero.
Non ti alzare.
Il mio povero sciocco.
Povero sciocco di uno spasimante.
Non posso farci niente.
Sig. governatore, posso concedere l'onore alla sposa?
Certamente.
Ecco a lei.
Grazie, sig.
- Congratulazioni. - Grazie.
Sì, sposarsi non è un problema. Sono tutti gli spostamenti.
È quello il problema, spostarsi da una parte all'altra.
Ma sì, è stata una mia scelta, basta un po' di pazienza.
Vieni qui, tu.
- Sei felice? - E tu?
- L'ho chiesto a te. - Sì, lo sono.
Se non ti tratta bene, chiamami.
- Hai sentito? - Non temere, sig.ra Rondeau.
È vero, sono la sig.ra Rondeau!
Che c'è? Non stai al passo della sig.ra Rondeau?
No.
Non è attivo per la prima notte di nozze.
Smettila, miseria.
Vattene.
Calmati, o passerai la prima notte di nozze senza denti.
Suvvia, ora. Continuiamo.
Venite. Andiamo.
Che c'è?
- Salve, sig.ra Maes. - È proprio gentile, sig. Maurice?
Siamo venuti da lei per un ultimo bicchiere.
Poi gli sposi andranno a letto e noi ce ne andremo a casa.
Fuori questione.
Perché no?
Non ho niente contro di lei, ma non voglio qui questi tipi.
Che tipi? I miei amici?
- È un hotel rispettabile, Mira. - Mi deve chiamare sig.ra Rondeau ora.
Va bene, ma non accetterò loro in casa mia.
Ho capito, non siamo i benvenuti.
E non siamo all'altezza? Perché veniamo da Waterhoek?
Mira, non vederla così.
Al diavolo le sue maniere e il suo hotel di merda.
Tanto è pieno di pidocchi qui.
Dormirete bene qui. È il letto del mio caro padre defunto.
Ci è morto dentro?
Sì. Era l'uomo migliore che abbia conosciuto.
- Ehi, Mira? Era un brav'uomo, vero? - Puoi dirlo forte.
Vi lascio soli. Dormite bene.
O meglio, non dormite molto.
Volevo portarti a Bruxelles per la nostra prima notte di nozze.
Questo non è abbastanza per te?
- Dormi già? - No.
- Posso avere un bacio? - Sì.
Non alzarti.
Ciao, Treute. Stai bene al sole?
Farai il bravo?
- Dove vai? - Via.
- Per sempre? - Sì, è così che fanno le donne sposate.
- Ma sei peggio di… - Mia madre. Sì, lo penso anche io.
Sì, ragazzo mio. Sei l'unico che mi mancherà.
L'unico?
Sì, anche tu, nonno. Anche tu.
Sig. notaio.
Sig. notaio, mi dà un passaggio per un po'?
- Dove va? - Alla stazione.
- E dopo? - A Gand.
Ma posso portarla a Gand, sulla strada nuova.
È mai salita in auto prima?
- Non ha paura? - Io?
Sottotitoli: Federica Boldini
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