All language subtitles for Peccato che sia una canaglia1h31m

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Original subtitles

Questo Mar Rosso mi ammollisce e assidera

come se addosso mi piovesse in stille.

Per vendicarmi, affogo un Faraon!

Che fai?

Nei cieli bigi

guardo fumar dai mille comignoli Parigi

e penso a quel poltrone di un vecchio caminetto ingannatore

che vive in ozio come un gran signor!

Le sue rendite oneste da un pezzo non riceve.

Quelle sciocche foreste che fan sotto la neve?

Rodolfo, io voglio dirti un mio pensier profondo:

ho un freddo cane.

Ed io, Marcel, non ti nascondo che non credo al sudor della fronte!

Ho ghiacciate le dita...

quasi ancor le tenessi immollate,

giù in quella gran ghiacciaia che è il cuore di Musetta.

L’amor è un caminetto che sciupa troppo...

...e in fretta!

...dove l’uomo è fascina...

...e la donna è l’alare...

...l’uno brucia in un soffio...

...e l’altro sta a guardare.

Ma intanto qui si gela...

...e si muore d’inedia!

Fuoco ci vuole...

Aspetta... sacrifichiam la sedia!

Eureka!

Trovasti?

Sì! Aguzza l’ingegno. L’idea vampi in fiamma!

Bruciamo il Mar Rosso?

No. Puzza la tela dipinta.

Il mio dramma, l’ardente mio dramma ci scaldi.

Vuoi leggerlo forse? Mi geli.

No, in cener la carta si sfaldi

e l’estro rivoli a’ suoi cieli.

Al secol gran danno minaccia!

E' Roma in periglio!

Gran cor!

A te l’atto primo.

Qua!

Straccia.

Accendi!

Che lieto baglior!

Già dell’Apocalisse appariscono i segni.

In giorno di Vigilia non s’accettano pegni!...

Una fiammata!

Zitto! Si dà il mio dramma...

Nel fuoco?

Lo trovo scintillante!

Vivo!

Ma dura poco.

La brevità, gran pregio!

Autore, a me la sedia!

Quest’intermezzi fan morir d’inedia! Presto.

Atto secondo.

Non far sussurro.

Pensier profondo.

Giusto color.

In quell’azzurro guizzo languente sfuma un’ardente scena d’amor!

Scoppietta un foglio.

Là c’eran baci!

Tre atti or voglio d’un colpo udir!

Tal degli audaci l’idea s’intègra.

Bello in allegra vampa svanir.

Oh! Dio... già s’abbassa la fiamma.

Che vano, che fragile dramma.

Già scricchiola, increspasi, muor!

Abbasso! Abbasso l’autor!

Legna!

Sigari!

Bordò!

Le dovizie d’una fiera il destin ci destinò.

La banca di Francia per voi si sbilancia!

Raccatta, raccatta... Son pezzi di latta...

Sei sordo? Sei lippo? Quest’uomo chi è?

Luigi Filippo. M’inchino al mio Re.

Sta Luigi Filippo ai nostri piè.

Or vi dirò: quest’oro... o meglio, argento... ha la sua brava istoria...

Riscaldiamo il camino. Tanto freddo ha sofferto.

Un inglese, un signor, Lord o Milord che sia, volea un musicista!

Via! Prepariamo la tavola!

E mi presento.

M’accetta,

gli domando... -Arrosto freddo!-

A quando le lezioni?...

Risponde: Incominciam!...

«Guardare!» e un pappagallo m'addita al primo pian,

poi soggiunge: «Voi suonare finché quello morire!»

E fu così: Suonai tre lunghi dì...

Allora usai l’incanto di mia presenza bella...

Affascinai l’ancella! Gli propinai prezzemolo...

Mangiar senza tovaglia!

Ottima carta! Si mangia e si divora un’appendice!

Lorito allargò l’ali, Lorito il becco aprì,

un poco di prezzemolo, da Socrate morì!

Chi?

Che il diavolo vi porti tutti quanti!

Ed or che fate? No!

Queste cibarie sono la salmeria pei dì futuri tenebrosi e oscuri.

Pranzare in casa il dì della Vigilia

mentre il Quartier Latino le sue vie addobba di salsicce e leccornie?

Quando un olezzo di frittelle imbalsama le vecchie strade?

Là le ragazze cantano contente...

La vigilia di Natal!

...ed han per eco ognuna uno studente!

Un po’ di religione, o miei signori!

Si beva in casa, ma si pranzi fuor!

Si può?...

Chi è là?

Benoît!

Il padrone di casa!

Uscio sul muso!

Non c’è nessuno!

È chiuso!

Una parola.

Sola!?

Affitto!

Olà! Date una sedia.

Non occorre... vorrei...

Segga.

Vuol bere?

Tocchiamo!

Quest’è l’ultimo trimestre...

N’ho piacere.

E quindi...

Ancora un sorso.

Tocchiam! Alla sua salute!

A lei ne vengo, perché il trimestre scorso... mi promise...

Promisi ed or mantengo.

Che fai!? Sei pazzo!!

Ha visto? Or via

resti un momento in nostra compagnia.

Dica: quant’anni ha, caro signor Benoît?

Gl’anni? Per carità!

Su e giù la nostra età.

Di più! Molto di più.

Ha detto su e giù.

L’altra sera al Mabil... l’han colto in peccato d’amor!

Io!?

...al Mabil... l’altra sera l’han colto.

Neghi?

Un caso.

Bella donna!

Ah, molto.

Briccone!

Seduttore!

Una quercia, un cannone, ...

L’uomo ha buon gusto! - Eh! Eh! -

...il crin ricciuto e fulvo!

Ei gongolava arzillo e pettoruto.

Son vecchio, ma robusto.

Ei gongolava arzuto e pettorillo.

E a lui cedea, la femminil virtù!

Timido in gioventù

ora me ne ripago. Si sa!... È uno svago

qualche... donnetta allegra e un po’...

Non dico una balena o un mappamondo o un viso tondo da luna piena!

Ma magra, proprio magra, no, poi no!

Le donne magre son grattacapi e spesso sopracapi...

e son piene di doglie,

per esempio:

mia moglie...

Quest’uomo ha moglie e sconce voglie ha nel cor.

Orror!

E ammorba, e appesta la nostra onesta magion!

Fuor! - Si abbruci dello zucchero. -

Si discacci il reprobo.

È la morale offesa che vi scaccia!

Io di... io di... - Silenzio! -

Miei Signori... - Silenzio! Via, signore, ...-

...via di qua! E buona sera a vostra signorì...

Ho pagato il trimestre!

Al Quartiere Latin ci attende Momus.

Viva chi spende!

Dividiamo il bottin!

Là ci son beltà scese dal cielo.

Or che sei ricco, bada alla decenza.

Orso, ravvìati il pelo!

Farò la conoscenza la prima volta d’un barbitonsore.

Guidatemi al ridicolo oltraggio d’un rasoio.

Andiam!

Io resto per terminar l’articolo di fondo del Castoro.

Fa' presto.

Cinque minuti. Conosco il mestier.

T’aspetterem dabbasso dal portier.

Se tardi udrai che coro!

Cinque minuti.

Taglia corta la coda al tuo Castor!

Occhio alla scala, tienti alla ringhiera.

Adagio.

È buio pesto.

Maledetto portier!

Accidenti!

Colline, sei morto?

Non ancor!

Vien presto!

Non sono in vena.

Chi è là!?

Scusi. - Una donna! -

Di grazia, mi s’è spento il lume.

Ecco. - Vorrebbe?...-

S’accomodi un momento.

Non occorre.

La prego, entri.

Si sente male?

No... nulla.

Impallidisce!

Il respir... Quelle scale...

Ed ora come faccio?...

Così! Che viso d’ammalata.

Si sente meglio?

Si

Qui c’è tanto freddo. Segga vicino al fuoco...

- Aspetti... un po’ di vino... - Poco, poco.

- Così? - Grazie.

Che bella bambina!

Ora permetta che accenda il lume. È tutto passato.

Tanta fretta?

Sì.

Grazie. Buona sera.

Buona sera.

Oh! Sventata, sventata,

la chiave della stanza dove l’ho lasciata?

Non stia sull’uscio; il lume vacilla al vento.

Oh Dio! Torni ad accenderlo.

Oh Dio!... Anche il mio s’è spento!

Ah! E la chiave ove sarà?

Buio pesto!

Disgraziata!

Ove sarà?

Importuna è la vicina...

Ma le pare?...

...importuna è la vicina...

Cosa dice! Ma le pare!

Cerchi.

Cerco.

Ove sarà?...

Ah! - L’ha trovata?! -

No. - Mi parve...-

In verità.

Cerca?

I Cerco!

Che gelida manina,

se la lasci riscaldar.

Cercar che giova?

Al buio non si trova.

Ma per fortuna è una notte di luna, e qui la luna l’abbiamo vicina.

Aspetti, signorina, le dirò con due parole

chi son, e che faccio, come vivo. Vuole?

Chi son? Sono un poeta.

Che cosa faccio? Scrivo.

E come vivo? Vivo!...

In povertà mia lieta

scialo da gran signore

rime ed inni d’amore, per sogni e per chimere

e per castelli in aria l’anima ho milionaria.

Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli

due ladri, gli occhi belli.

V’entrar con voi pur ora, ed i miei sogni usati

e i bei sogni miei tosto si dileguar!

Ma il furto non m’accora poiché v’ha preso stanza

la dolce speranza! / la speranza!

Or che mi conoscete

parlate voi.

Deh! parlate. Chi siete?

Vi piaccia dir!

Sì. Mi chiamano Mimì

ma il mio nome è Lucia. La storia mia è breve:

a tela o a seta ricamo in casa e fuori...

Son tranquilla e lieta

ed è mio svago far gigli e rose.

Mi piaccion quelle cose che han sì dolce malìa,

che parlano d’amor, di primavere,

che parlano di sogni e di chimere,

quelle cose che han nome poesia...

Lei m’intende?

Si.

Mi chiamano Mimì, il perché non so.

Sola mi fo' il pranzo da me stessa,

non vado sempre a messa ma prego assai il Signor.

Vivo sola, soletta, là in una bianca cameretta:

guardo sui tetti e in cielo,

ma quando vien lo sgelo

il primo sole è mio,

il primo bacio dell’aprile è mio!

Germoglia in un vaso una rosa...

Foglia a foglia la spio!

Così gentil il profumo d’un fior!

Ma i fior ch’io faccio, ahimè!

i fior ch’io faccio, ahimè, non hanno odore!

Altro di me non le saprei narrare:

sono la sua vicina che la vien fuori d’ora a importunare.

Ehi! Rodolfo! Olà. Non senti?!

Lumaca!

P03tvc0l0!

Accidenti al pigro!

Scrivo ancor tre righe a volo.

Chi son?

Amici.

Sentirai le tue... - Che te ne fai lì solo? -

Non son solo!

Siamo in due.

Andate da Momus! Tenete il posto,

ci saremo tosto...

zitti e discreti andiamocene via. ...trovò la poesia!...

O soave fanciulla, o dolce viso...

...di mite circonfuso alba lunar!

In te ravviso...

...il sogno ch’io vorrei sempre sognar!

Fremon già nell’anima le dolcezze estreme,

Ah! tu sol comandi, amore!...

fremon nell’anima dolcezze estreme,

Oh! Come dolci scendono le sue lusinghe al core,

nel bacio freme amor! - tu sol comandi, amor! -

No, per pietà!

Sei mia!

V’aspettan gli amici...

Già mi mandi via?

Vorrei dir... ma non oso...

Di’!... Se venissi con voi?

Che?... Mimì! Sarebbe così dolce restar qui.

C’è freddo fuori...

Vi starò vicina!...

E al ritorno?...

Curioso!...

Dammi il braccio, mia piccina...

Obbedisco, signor!

Che m’ami di’...

Io t’amo...

Amor! Amor! Amor!

Falso questo Re!

Pipa e corno quant’è?...

È un poco usato...

Andiam... - Andiam per la cuffietta? -

...ma è serio e a buon mercato...

Tienti al mio braccio stretta...

A te mi stringo...

Andiam!

Io pur mi sento in vena di gridar:

Chi vuol, donnine allegre, un po’ d’amor!

Facciamo insieme... facciamo a vendere e a comprar!...

Io do ad un soldo il vergine mio cuor!

Fra spintoni e pestate accorrendo affretta la folla e si diletta

nel provar gioie matte insoddisfatte.

A cena!

Vieni, gli amici aspettano.

Mi sta ben questa cuffietta rosa?

Sei bruna e quel color ti dona.

Bel vezzo di corallo!

Ho uno zio milionario.

Se fa senno il buon Dio voglio comprarti un vezzo assai più bel!

Chi guardi?...

Sei geloso?

All’uom felice sta il sospetto accanto.

Ed io quando mi sazio vo’ abbondanza di spazio...

Sei felice?

Ah! sì, tanto!

Ecco i giocattoli di Parpignol!

Eccoci qui. Questa è Mimì,

gaia fioraia.

Il suo venir completa la bella compagnia,

perché... perché son io il poeta,

essa la poesia.

Dal mio cervel sbocciano i canti,

dalle sue dita sbocciano i fior,

dall’anime esultanti sboccia l’amor!

Dio, che concetti rari!

Digna est intrari.

Ingrediat si necessit.

Io non do che un accessit!

Ecco i giocattoli di Parpignol!!

Ecco Parpignol, Parpignol... col carretto tutto fior!

Voglio la tromba, il cavallin...

il tambur, tamburel...

voglio il cannon, voglio il frustin... dei soldati i drappel.

Cervo arrosto!

No, un tacchino! Vin del Reno!

Vin da tavola!

Aragosta senza crosta!

Ah, razza di furfanti indemoniati, che ci venite a fare in questo loco?

A casa, a letto, via, brutti sguaiati, gli scappellotti vi parranno poco!

A casa, a letto, razza di furfanti, a letto!

Vo’ la tromba, il cavallin!

E tu, Mimì, che vuoi?

La crema.

E gran sfarzo. C’è una dama!

Signorina Mimì, che dono raro le ha fatto il suo Rodolfo?

Una cuffietta a pizzi tutta rosa ricamata;

coi miei capelli bruni ben si fonde.

Da tanto tempo tal cuffietta è cosa desiata!

Ed egli ha letto quel che il core asconde.

Ora colui che legge dentro a un cuore

sa l’amore ed è lettore.

Esperto professore...

Che ha già diplomi e non son armi prime le sue rime...

Tanto che sembra ver ciò ch’egli esprime!...

O bella età d’inganni e d’utopie!

Si crede, spera e tutto bello appare!

La più divina delle poesie

è quella, amico, che c’insegna amare!

Amare è dolce ancora più del miele!...

Secondo il palato è miele o fiele!

O Dio! l’ho offeso!

È in lutto, o mia Mimì.

Allegri e un toast!...

Qua del liquor!

E via i pensier, alti i bicchier! Beviam!

Ch’io beva del tossico!

Oh! Essa!

Musetta!

To’! Lei! Sì! Musetta! E' Tornata!

Siamo in auge! Che toeletta!

Come un facchino... correr di qua... di là...

No! No! Non ci sta...

non ne posso più!...

Vien, Lulù!...

Tali nomignoli prego serbateli al tu per tu!

Non farmi il Barbablù!

È il vizio contegnoso...

Colla casta Susanna.

È pur ben vestita!

Gli angeli vanno nudi.

La conosci? Chi è?

Domandatelo a me. Il suo nome è Musetta;

cognome: Tentazione!

Per sua vocazione fa la rosa dei venti;

gira e muta soventi d’amanti e d’amore,

(Marcello mi vide... e non mi guarda, il vile!)

(Mi fan tutti una bile! Se potessi picchiar!)

e come la civetta è uccello sanguinario;

(Se potessi graffiar! Ma non ho sotto man che questo pellican!)

il suo cibo ordinario è il cuore... Mangia il cuore!

Per questo io non ne ho più! Passatemi il ragù.

Ehi! Camerier! Questo piatto ha una puzza di rifritto!

No. Musetta... - Zitto, zitto! -

(Non si volta!)

(Ora lo batto, lo batto!)

Con chi parli?...

Al cameriere! Non seccar!

...vo’ far quel che mi pare! Non seccar!

Guarda, guarda chi si vede, proprio lei, Musetta!

Con quel vecchio che balbetta...

(Che sia geloso di questa mummia?)

(Vediam se mi resta tanto poter su lui da farlo cedere!)

La commedia è stupenda!

Tu non mi guardi!

Vedi bene che ordino!...

Sappi per tuo governo

che non darei perdono in sempiterno.

Io t’amo tanto, e son tutta tua!...

Essa all’un parla perché l’altro intenda.

Ché mi parli di perdono?

...finge di non capir, ma sugge miel...

Ma il tuo cuore martella!

...ma il tuo cuore martella!

Quando me’n vo soletta per la via

la gente sosta e mira!

E la bellezza mia tutta ricerca in me

da capo a piè!

Legatemi alla seggiola!

Quella gente che dirà?

Ed assaporo allor la bramosia sottil che da gl’occhi traspira

e dai palesi vezzi intender sa alle occulte beltà.

Cosi l’effluvio del desio tutta m’aggira,

felice mi fa!

Quel canto scurrile mi muove la bile!

E tu che sai, che memori e ti struggi, da me tanto rifuggi?

So ben: le angosce tue non le vuoi dir,

so ben, ma ti senti morir!

Io vedo ben che quella poveretta

tutta invaghita di Marcel, tutta invaghita ell’è!

so ben, ma ti senti morir!

Quella gente che dirà?

Marcello un dì l’amò.

La fraschetta l’abbandonò... ...per poi darsi a miglior vita.

Trovan dolce al pari il laccio...

...chi lo tende e chi ci dà.

Parla pian! Zitta, zitta! Modi, garbo! Zitta, zitta!

Ah! Marcello smania,

Marcello è vinto!

Quell’infelice mi muove a pietà! T’amo!

So ben: le angosce tue non le vuoi dir,

ah! ma ti senti morir.

Io voglio fare il mio piacere!

Voglio far quel che mi par... non seccar!

Mimì! È fiacco amor quel che le offese vendicar non sa!...

Non seccar!

(Or convien liberarsi del vecchio!)

Qual dolore, qual bruciore!

Dove?

Al piè!

(Gioventù mia, tu non sei morta)

Sciogli, slaccia, rompi, straccia, te ne imploro...

Laggiù c’è un calzolaio. Corri, presto! Ne voglio un altro paio.

(né di te morto è il sovvenir! )

(Se tu battessi alla mia porta)

(t’andrebbe il mio core ad aprir!)

Marcello!

Sirena!

Siamo all’ultima scena!

Il conto?

Così presto?

Chi l’ha richiesto?

Caro!

Fuori il danaro!

Siamo all’asciutto!

Come!? Non ce n’è più?

Ma il mio tesoro ov’è?

Il mio conto date a me.

Presto sommate quello con questo!

Paga il signor che stava qui con me!

E dove s’è seduto ritrovi il mio saluto!

Che il vecchio non ci veda fuggir colla sua preda!

Giunge la Ritirata!

Quella folla serrata il nascondiglio appresti!

Ohè, là, le guardie! Aprite!

Quelli di Gentilly... Siam gli spazzini!

Fiocca la neve... Ohè, là! Qui s’agghiaccia!

Vengo!

Ah!... Se nel bicchiere sta il piacer

in giovin bocca sta l’amor!

Son già le lattivendole!

Buon giorno!

Burro e cacio. Polli ed ova.

Voi da che parte andate? - A San Michele!

Ci troverem più tardi? - A mezzodì!

Sa dirmi, scusi, qual è l’osteria... dove un pittor lavora?

Eccola.

O buona donna, mi fate il favore...

di cercarmi il pittore Marcello? Ho da parlargli. Ho tanta fretta.

Ditegli, piano, che Mimì l’aspetta...

Mimì?! - Speravo di trovarvi qui.

È ver, siam qui da un mese di quell’oste alle spese.

Musetta insegna il canto ai passeggeri,

io pingo quei guerrieri sulla facciata.

È freddo. Entrate.

C’è Rodolfo?

Si.

Non posso entrar, no, no!

Perché?

O buon Marcello, aiuto! Aiuto!

Cos’è avvenuto?

Rodolfo, Rodolfo m’ama, Rodolfo m’ama e mi fugge

il mio Rodolfo si strugge di gelosia.

Un passo, un detto... un vezzo, un fior...

lo mettono in sospetto.

Onde corrucci ed ire. Talor la notte fingo di dormire

e in me lo sento fiso spiarmi i sogni in viso.

Mi grida ad ogni istante: non fai per me,

ti prendi un altro amante, non fai per me!

Ahimè! Ahimè! In lui parla il rovello;

lo so, ma che rispondergli, Marcello?

Quando s’è come voi non si vive in compagnia.

Dite ben, dite bene. Lasciarci conviene.

Aiutateci, aiutateci voi; noi s'è provato più volte, ma invano

Son lieve a Musetta, ell’è lieve a me perché ci amiamo in allegria...

Canti e risa, ecco il fior d’invariabile amor!

Dite ben, dite ben, lasciarci convien!

Sta ben, sta ben! Ora lo sveglio.

Dorme?

È piombato qui un’ora avanti l’alba, s’assopì sopra una panca.

Che tosse!

Da ieri ho l’ossa rotte.

Fuggì da me stanotte dicendomi: È finita.

A giorno sono uscita e me ne venni a questa volta.

Si desta...

s’alza... mi cerca... viene...

Ch’ei non mi veda! - Or rincasate,

Mimì, per carità! Non fate scene qua!

Marcello, finalmente! Qui niun ci sente!

Io voglio separarmi da Mimì.

Sei volubil così?

Già un’altra volta credetti morto il mio cor,

ma di quegl’occhi azzurri allo splendor esso è risorto.

Ora il tedio l’assal...

E gli vuoi rinnovare il funeral!

Per sempre!

Cambia metro! Dei pazzi è l’amor tetro che lacrime distilla.

Se non ride e sfavilla l’amore è fiacco e roco.

Tu sei geloso. - Un poco.

Collerico, lunatico, imbevuto di pregiudizi, noioso, cocciuto!

Or lo fa incollerir. Me poveretta!...

Mimì è una civetta che frascheggia con tutti.

Un moscardino di Viscontino le fa l’occhio di triglia.

Ella sgonnella e scopre la caviglia con un far promettente e lusinghier...

Lo devo dir? Non mi sembri sincer.

Ebbene no! Non lo son!

Invan, invan nascondo...

la mia vera tortura.

Amo Mimì sovra ogni cosa al mondo,

io l’amo!... Ma ho paura! Ma ho paura!

Mimì è tanto malata.

Ogni dì più declina.

La povera piccina è condannata.

Mimì?! - (Che vuol dire?)

Una terribil tosse l’esil petto le scuote...

già le smunte gote di sangue ha rosse...

Povera Mimì! - (Ahimè, morire!)

La mia stanza è una tana squallida... il fuoco ho spento.

V’entra e l’aggira il vento di tramontana!

Essa canta e sorride, e il rimorso m’assale.

Me, cagion del fatale mal che l’uccide!

Che far dunque?

O mia vita!

Mimì di serra è fiore.

Ahimè! È finita!... O mia vita!...

Povertà l’ha sfiorita,

per richiamarla in vita non basta amor!

Ahimè morir!

Oh qual pietà! Poveretta! Povera Mimì!

Che?! Mimì! Tu qui? M’hai sentito?

Ella dunque ascoltava?

Facile alla paura, per nulla io m’arrovello. Vien là nel tepor!

No, quel tanfo mi soffoca!

È Musetta che ride. Con chi ride? Ah, la civetta!

Imparerai!

Addio.

Che! Vai?

Donde lieta uscì al tuo grido d’amore, torna sola Mimì al solitario nido.

Ritorna un’altra volta

a intesser finti fior!

Addio, senza rancor!

Ascolta, ascolta.

Le poche robe aduna che lasciai sparse. Nel mio cassetto

stan chiusi quel cerchietto

d’or, e il libro di preghiere.

Involgi tutto quanto in un grembiale e manderò il portiere...

Bada!... sotto il guanciale c’è la cuffietta rosa.

Se vuoi, se vuoi serbarla a ricordo d’amor!

Addio,

addio senza rancor...

Dunque è proprio finita!

Te ne vai, te ne vai, la mia piccina.

Addio, sogni d’amor!...

Addio, dolce svegliare alla mattina...

Addio, sognante vita...

Addio, rabbuffi e gelosie...

...che un tuo sorriso acqueta...

Addio, sospetti, ...

...baci...

...pungenti amarezze...

...ch’io da vero poeta rimavo con carezze.

Soli d’inverno è cosa da morire!

Soli! Mentre a primavera c’è compagno il sol...

Che facevi, che dicevi?

Che vuoi dir? Che vuoi dir?

Presso al fuoco a quel signore?

Niuno è solo l’april...

Al mio venire hai mutato di colore.

Quel signore mi diceva: Ama il ballo, signorina?

Vana, frivola, civetta! Quel discorso asconde mire disoneste.

Si parla coi gigli e le rose...

Esce dai nidi un cinguettio gentile...

Voglio piena libertà!

Io t’acconcio per le feste se ti colgo a incivettire!

Che mi canti? Che mi gridi? All’altar non siamo uniti.

Bada, sotto il mio cappello non ci stan certi ornamenti...

Io detesto quegli amanti

che la fanno da mariti...

La brezza della sera balsami stende sulle doglie umane.

Io non faccio da zimbello ai novizi intraprendenti.

Fo' all’amor con chi mi piace!

Non ti garba? Musetta se ne va!

Ve n’andate? Vi ringrazio:

or son ricco divenuto.

Vi saluto.

Signor, addio vi dico con piacer!

Son servo e me ne vo!

Pittore da bottega!

Vipera!

Rospo!

Strega!

Sempre tua per la vita...

Ci lasceremo...

Ci lasceremo alla stagion dei fior...

Vorrei che eterno durasse il verno.

Ci lascerem alla stagion dei fior!

In un coupé?

Con pariglia e livree. Mi salutò ridendo: To’! Musetta!

Le dissi: e il cuor?

«Non batte o non lo sento

grazie al velluto che il copre.»

Ci ho gusto davver!

(Loiola, va’! Ti rodi e ridi.)

Non batte? Bene!

Io pur vidi...

Musetta?

Mimì!

L’hai vista?! Oh guarda!...

Era in carrozza

vestita come una regina.

Evviva. Ne son contento.

(Bugiardo, si strugge d’amor.)

Lavoriam.

Che penna infame!

Che infame pennello!

O Mimì, tu più non torni,

o giorni belli,

piccole mani, odorosi capelli...

Io non so come sia che il mio pennello lavori

e impasti colori contro voglia mia.

Collo di neve! Ah! Mimì, mia breve gioventù.

Se pingere mi piace o cieli o terre

o inverni o primavere,

egli mi traccia due pupille nere

e una bocca procace.

E n’esce di Musetta il viso ancor...

E tu, cuffietta lieve che sotto il guanciai partendo ascose,

tutta sai la nostra felicità,

vien sul mio cuor,

E n’esce di Musetta il viso tutto vezzi e tutto frode.

sul mio cuor morto, poich’è morto amor...

Musetta intanto gode

e il mio cuor vile la chiama, e aspetta il vil mio cuor...

Che ora sia?

L’ora del pranzo di ieri.

E Schaunard non torna?

Eccoci. - Ebben?

Del pan!

È un piatto degno di Demostene: un’aringa...

...salata. - Il pranzo è in tavola.

Questa è cuccagna da Berlingaccio.

Or lo Sciampagna mettiamo in ghiaccio!

Scelga, o Barone, trota o salmone?

Duca, una lingua di pappagallo?

Grazie, m’impingua.

Stasera ho un ballo.

Già sazio?

Ho fretta. Il Re m’aspetta.

C’è qualche trama!... Qualche mister?

Il Re mi chiama al minister!

Bene!...

Però... vedrò... vedrò... Guizot!

Porgimi il nappo! Sì! Bevi, io pappo!

Mi sia permesso al nobile consesso...

M’ispira irresistibile l’estro della romanza!

No!...

Azione coreografica allora?

Sì! Sì!

La danza con musica vocale!

Si sgombrino le sale!

Gavotta.

Minuetto.

Pavanella.

Fandango.

Propongo la quadriglia.

Mano alle dame.

Io detto!

Vezzosa damigella...

Rispetti la modestia, la prego.

Prima c’è il Rondò.

Bestia!

Che modi da lacchè.

Se non erro lei m’oltraggia.

Snudi il ferro.

Pronti. Assaggia. Il tuo sangue io voglio ber.

Un di noi qui si sbudella.

Apprestate una barella.

Apprestate un cimiter.

Mentre incalza la tenzone gira e balza Rigodone.

Musetta!

C’è Mimì! C’è Mimì che mi segue e che sta male.

Ov’è?

Nel far le scale più non si resse.

Noi accostiamo quel lettuccio.

Là. Da bere.

Rodolfo! - Zitta, riposa.

O mio Rodolfo!

Mi vuoi qui con te?

Ah! Mia Mimì, sempre! Sempre!

Intesi dire che Mimì, fuggita dal Viscontino, era in fin di vita.

Dove stia? Cerca, cerca... la veggo passar per via...

trascinandosi a stento.

Mi dice: «Più non reggo... muoio! lo sento.

Voglio morir con lui! Forse m’aspetta...»

Mi sento assai meglio...

«...M’accompagni, Musetta?...»

...lascia ch’io guardi intorno.

Ah come si sta bene qui!

Si rinasce.

Ancor sento la vita qui... No, tu non mi lasci più!

Benedetta bocca... Tu ancor mi parli!

Che ci avete in casa?

Nulla!

Non caffè? Non vino?

Nulla! Ah miseria!

Fra mezz’ora è morta.

Ho tanto freddo...

Se avessi un manicotto!

Queste mie mani riscaldare non si potranno mai!

Qui nelle mie! Taci,

il parlar ti stanca.

Ho un po’ di tosse! Ci sono avvezza.

Buon giorno, Marcello, Schaunard, Colline... buon giorno!

Tutti qui, tutti qui sorridenti a Mimì!

Non parlar, non parlar.

Parlo pian, non temere.

Marcello, date retta:

è assai buona Musetta.

Lo so... lo so!

A te, vendi, riporta

qualche cordial, manda un dottore...

Riposa.

Tu non mi lasci?

No! No!

Ascolta! Forse è l’ultima volta

che ha espresso un desiderio, poveretta!

Pel manicotto io vo. - Con te verrò.

Sei buona, o mia Musetta...

Vecchia zimarra, senti, io resto al pian, tu ascendere

il sacro monte or devi. Le mie grazie ricevi.

Mai non curvasti il logoro dorso ai ricchi ed ai potenti.

Passar nelle tue tasche come in antri tranquilli

filosofi e poeti.

Ora che i giorni lieti fuggir, ti dico addio,

fedele amico mio,

addio, addio.

Schaunard,

ognuno per diversa via

mettiamo insieme due atti di pietà;

io... questo!

E tu...

lasciali soli là.

Filosofo, ragioni!

È ver... Vo via!

Sono andati? Fingevo di dormire

perché volli con te sola restare.

Ho tante cose che ti voglio dire

o una sola, ma grande come il mare,

come il mare profonda ed infinita...

Sei il mio amor...

...e tutta la mia vita!...

Ah! Mimì, mia bella Mimì.

Son bella ancora?

Bella come un’aurora...

Hai sbagliato il raffronto.

Volevi dir... bella come un tramonto.

«Mi chiamano Mimì...

il perché... non so...»

Tornò al nido la rondine e cinguetta.

La mia cuffietta! La mia cuffietta...

Te lo rammenti quando sono entrata la prima volta, là?

Se lo rammento!

Il lume s’era spento...

Eri tanto turbata!

Poi smarristi la chiave...

E a cercarla tastoni ti sei messo!...

E cerca... cerca...

Mio bel signorino, posso ben dirlo adesso...

lei la trovò... assai presto...

Aiutavo il destino...

Era buio, e il mio rossor non si vedeva...

«Che gelida manina... Se la lasci riscaldar...»

Era buio,

e la man tu mi prendevi...

Oh Dio! Mimì!

Che avvien?

Nulla... Sto bene.

Zitta per carità.

Sì, sì, perdona,

or sarò buona...

Dorme?

Riposa.

Ho veduto il dottore! Verrà; gli ho fatto fretta.

Ecco il cordial!...

Chi parla?

Io... Musetta.

Oh come è bello e morbido. Non più,

non più le mani allividite... Il tepore... le abbellirà...

Sei tu che me lo doni?

Sì.

Tu! Spensierato!

Grazie. Ma costerà.

Piangi?

Sto bene...

Pianger così perché?...

Qui, amor...

...sempre con te...

Le mani...

al caldo... e...

...dormire...

Che ha detto il medico?

Verrà!

Madonna benedetta, fate la grazia a questa poveretta

che non debba morire.

Qui ci vuole un riparo perché la fiamma sventola.

E che possa guarire.

Madonna santa, io sono indegna di perdono

mentre invece Mimì è un angelo del cielo.

Io spero ancora. Vi pare che sia grave?

- Non credo.

Marcello, è spirata!

Musetta... a voi!

Come va?

Vedi?... È tranquilla.

Che vuol dire quell’andare e venire...

quel guardarmi così...

Coraggio...

Mimì!!!... Mimì!!!...

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