All language subtitles for La Stanza el Vescovo 1977.ita

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La seduta del processo ai criminali di guerra nazisti,

a Norimberga, è stata aggiornata a giovedì 4 settembre.

La commissione parlamentare che studia i problemi

della ricostruzione e della ripresa del Paese...

- Scusi, permette una domanda? - Dica.

La sua imbarcazione è un gozzo, una goletta, un brigantino?

- Oppure un altro tipo? - E' un altro tipo.

Lo prevedevo.

- Sto chiudendo. - Ma volevo solo... - No, sto chiudendo. Via, via!

- Voleva comprare qualcosa? - Ha chiuso. - Lo prevedevo.

Ci penso io.

Permette? Sono l'avvocato Orimbelli. Il mio amico ha bisogno di...

- Le ho già detto che è chiuso. - Apra il negozio.

- Per favore. - Vada via. - Non mi tocchi. - Fuori!

E' chiuso!

Lo prevedevo. Grazie lo stesso, andrò al ristorante.

- Perché si chiama "Tinca"? - Non lo so, l'ho comprata usata.

Forse perché è panciuta come una tinca.

Sì, forse.

E' un vero cabinato! Almeno da quello che posso vedere da qui.

- Entri, così la vede meglio. - Grazie, molto gentile.

Mi sono tolto le scarpe. Non sono un vero marinaio,

ma conosco le regole. La barca è come una moschea!

Mi chiamo Temistocle Mario Orimbelli, sono un avvocato.

- Io mi chiamo Maffei, piacere. - Piacere mio.

E' un posto delizioso, ci sono due letti, il cucinino!

E' una vera villetta galleggiante. E' molto bella.

- Lei ci va a pesca? - No, vado in giro per il lago.

In giro in che senso?

Vado in giro ad Arona, Luino, Stresa, le isole.

- Lei è sempre in acqua. - No, sono anfibio, ogni tanto scendo a terra.

- E cosa fa? - Quello che mi pare, ho amici ovunque.

Quando voglio vederli, li cerco e quando voglio stare solo, sto solo.

E' come avere cento case e non averne neanche una.

E' diverso che avere una casa sola, sempre immobile.

Affacciarsi alla finestra la mattina e vedere sempre la stessa acqua!

E' uno smoking? Bello. Lo adopera spesso?

- Qualche volta. - Io ho un frac, ma non lo adopero quasi mai.

- L'epoca del frac è finita. - Bene. Lei è di queste parti.

Non vengo qui da prima della guerra. Conosce un buon posto per mangiare?

- Lei viene a cena a casa mia, non si discute. - No, grazie.

- No. - La prego. Senta!

Mi aspetti! Io non sono di qui.

Ci abito da un anno, dalla fine della guerra

e lei è la prima persona vera che io abbia conosciuto.

La mia villa è là, a meno di un chilometro, 1.110 passi.

Li ho contati spesso, è il mio unico passatempo.

Se vuole, possiamo andare con la barca.

Basta superare il promontorio, ho un porticciolo e una darsena.

Se rifiuta, mi butto in acqua vestito e io non so nuotare.

Non mi dica di no.

Ecco, è quella. Sì, dev'essere proprio quella.

- Non riconosce la sua villa? - E' la prima volta che la vedo dal lago.

Sì, è lei.

Vede quel gazebo? Quello è il mio pensatoio.

La villa non è proprio mia, me l'ha portata in dote mia moglie.

Infatti la villa si chiama Cleofe, come mia moglie.

Villa Cleofe.

- Le piace il nome Cleofe? - Non è male.

A me fa schifo.

Domenico!

Sono io, Domenico!

Vengo alla darsena.

Matilde! Cleofe! Ehilà!

Intanto lei si metta almeno una cravatta e una giacca.

Cleofe ci tiene e io vado ad avvertirla.

E' sempre meglio avvisare Cleofe, non si sa mai.

Lui è Domenico, la accompagnerà.

Da questa porta si entra in casa, da quella parte si va in giardino.

- Grazie. - I signori sono là.

Maffei, che cosa fa lì? Venga, la aspettano a braccia aperte.

Cleofe, ti presento il signor Maffei.

Mia moglie, Cleofe Berlusconi in Orimbelli.

Questa è mia cognata,

Matilde Scrosati, vedova Berlusconi.

Buonasera.

Buonasera.

Controllo la cena. Lei si accontenterà di quello che c'è.

- Certo, scusi per il disturbo. - Nessun disturbo.

- Anzi, mangiamo fuori. - No, dentro. - Certo, ho detto dentro.

Sì, è meglio, fuori fa ancora freddo. Martina, mangiamo dentro.

Ho sentito.

Lei ha mai assaggiato il brodo di cammello?

Quello è un brodo!

Scusi, dove ha mangiato il brodo di cammello?

Ero ufficiale degli squadroni somali cammellati del generale Ajmone Cat!

Abbiamo conquistato l'impero con il cammello.

- Ha fatto la guerra di Abissinia? - Ho fatto solo quella.

Ma è finita nel 1936, dieci anni fa. Ha detto che è tornato da un anno.

La guerra mi ha fatto stare lontano dieci anni.

Dieci anni! Una vita, caro signor Maffei.

La mia è stata una vera odissea. Se la racconto, non ci crede!

E fa bene!

Sono tutte bugie. E' un mistero ciò che ha fatto in questi dieci anni.

Chi ha organizzato gli approvvigionamenti ad Addis Abeba?

Se avessi avuto meno scrupoli, sarei milionario.

Chi ha finto di avere l'ameba per non essere preso dagli inglesi?

Chi è stato affondato con una nave ospedale inglese?

A Napoli chi ha fatto l'interprete con i tedeschi e gli americani,

senza sapere né il tedesco né l'inglese? Chi?

- Porta via. - In questi dieci anni mi hai lasciata sola con Matilde.

Che uomo! Che marito!

Tuo fratello è partito volontario insieme a me.

Non ha lasciata sola Matilde come me? Io ti ho sposata in chiesa.

Non per posta! Lui è un grand'uomo e io un coglione?

Mio fratello non è tornato perché è morto!

- Disperso. - Morto! - Ufficiosamente.

- Fra poco lo sarà ufficialmente. - Allora scusa se ti ho sposata.

Scusa se sono tornato, Cleofe. Scusa se non sono morto, Cleofe!

- Lei è di Milano? - No, sono del lago, di Luino.

- Anche lei è tornato dalla guerra? - No, dalla Svizzera.

Sono espatriato per non fare la guerra, dal 1941 al 1945.

E di cosa si occupa?

I miei genitori mi hanno lasciato qualcosa

e sto riflettendo per vedere cosa conviene fare.

Rischia di fare la fine di mio marito

che a quasi 50 anni non ha capito quale lavoro vuole fare.

Non avremo notizie di suo marito per altri dieci anni o possiamo sperare?

Non si preoccupi, torna appena si accorge che c'è la maionese.

Chiedo scusa.

Mi passa la maionese, per favore?

Mi racconti, domani dove va con questa barca?

- Che cosa fa? - Niente, farò il bagno, prenderò il sole.

Dipende dal tempo, dipende dal vento

e dal marito di un'amica se parte per la Francia. - Beato lei!

Quanto può costare una barca come la sua?

Non lo so, la mia è stata una occasione. Lei vuole...

Sì, ci ho pensato.

E' un bel sollievo partire e andare via con il vento, solo.

- O magari in compagnia. - Già.

Con due cuccette si può anche ospitare qualcuno.

Per esempio, un amico.

Certo, anche due amiche.

La sera dormono sul ponte o in albergo.

Bello, bello. Bello!

Bello.

- Ha detto qualcosa? - No, niente.

Cleofe vi chiede di parlare più piano e di spegnere le luci

perché non riesce a dormire.

No! No, no, no e no!

Io parlo forte finché voglio! Io urlo!

Sua moglie ha ragione, è tardi. Vado in barca a dormire.

No, in barca c'è molta umidità. Lei dorme in casa mia.

- Di' a Lena e a Martina di preparare la stanza. - Dormono, ci penso io.

Che stanza preparo?

La stanza più importante. Lei dormirà nella stanza del vescovo.

Era un prozio di mia moglie,

monsignor Berlusconi nunzio apostolico.

Il vescovo passava le vacanze estive qui.

Il padre di mia moglie gli fece addobbare questa stanza per lui.

C'è ancora il suo inginocchiatoio, questi sono gli occhiali

e questo è il suo rosario.

- Questo cos'è? - E' mio, ci sono le mie iniziali,

"Temistocle Mario Orimbelli". Questo baule mi ha seguito dappertutto.

Qui dentro c'è tutta la mia vita.

Le presento il vescovo.

- Morì nel 1928. - E' morto in quel letto?

- No, è morto nella darsena. - Come? - Annegato.

Non si sa, hanno voluto farla passare per una disgrazia,

ma alcuni dicono che si è annegato, altri, che lo hanno annegato.

Forse un giovane pescatore. Robe di "deretano"!

Le prendo un mio pigiama.

- Con quanti cuscini dorme? - Con uno solo, grazie.

Che cosa significa sposata per posta?

Per procura, lui era già in Africa.

Lei doveva essere ancora in fasce. Quanti anni aveva?

Sedici e lui non è più tornato.

Un matrimonio non consumato.

- Cosa fa ancora in questa casa? - Non ne ho altre.

Ecco il suo pigiama.

- Grazie. - No, sono io che la ringrazio.

Glielo metto qui. Ha bisogno d'altro? Un bicchiere per l'acqua?

- Non importa. - Buonanotte. - Buonanotte. Grazie.

Questo è il luogo comodo.

Accendo la luce.

- A che ora la sveglio domani? - Non si disturbi, faccio da me.

- Cercherò di non fare rumore. - Bene.

- Buonanotte. - Buonanotte.

Le invidio la sua bella barca.

Buonanotte.

Le spengo la luce.

La invidio!

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Eccomi qua. - La vedo, che cosa ci fa qua?

Colpo di scena, vengo in barca con lei.

Ho cercato di farle capire in tutti i modi che avevo questo desiderio,

questa mia necessità di evadere per due, tre giorni.

Ma lei niente, allora l'ho messa di fronte al fatto compiuto.

- Stasera ho un impegno. - Ma questo non impedisce niente.

Io mi apparto e lei si fa le sue cose private.

Volendo, posso farle da mozzo, posso lucidarle gli ottoni,

tirar su le vele. E poi, guardi! Voilà!

Fattoria Cleofe, Carate Brianza! Mortadella di fegato. Buonissima!

- Che faccio, rimango? - Sì, mi prende per la gola.

- Grazie, comandante. - Ha chiesto il permesso a Cleofe? - Sì.

- Allora, comandante, agli ordini! Che cosa devo fare? - Niente.

- Rimanga fermo seduto là. - Obbedisco!

Molla la vela! Arma la prora!

Che delizia!

L'acqua è un po' fredda. Una bella sferzata di energia!

Dalla Caienna al paradiso!

Mi scusi, perché è tornato a casa se sta tanto male con sua moglie?

Sono schiavo della mia coerenza.

Non faccia mai un matrimonio di interesse,

a meno che non sia un Barbablù o un Landru.

Per gli altri è l'ergastolo, la condanna a vita.

Forse stanotte io dormirò in casa della mia amica.

- Lei cosa farà? - Se non vengo con lei, starò qua.

Sì, perché se dorme qui, sorveglia la barca.

Vada a divertirsi, io faccio la guardia. Ho anche sonno.

- Bene, ha anche da mangiare. - No, io non mangio mai da solo.

Eccola. E' puntuale come un orologio svizzero.

Charlotte!

Marco! Amore mio!

Che "sventola!"

Dove l'ho messa? Ha visto un'agenda nera del telefono?

Dov'è? Eccola qua.

E' arrivata un'amica di Charlotte e mi serve uno che faccia da quarto.

- Vediamo, "Argentieri"... - Non deve scomodare Argentieri!

- Ci sono qua io! - Lei mi ha detto che era stanco.

Lo confermo, non mi reggo in piedi!

Ma per un amico, tiro fuori il mio abito blu! Ha l'acqua di colonia?

E' quasi pronto. Stiamo arrivando al momento culminante.

- Vuole fare l'aiuto chef? - Sì!

Si mescola dolcemente.

Permesso. Non è il classico cuscus abissino.

- Invece dell'antilope, c'è il coniglio! - Non è solo questo.

Tutto il rituale è falsato. Mi scusi, cara.

In Abissinia... Abbassa la fiamma, per favore.

Questo piatto viene fatto davanti al "tucul". Fin qui, ci siamo.

Poi le abissine versano la semola agitando le tette,

le classiche tette dell'altipiano. - Le mie non sono belle?

Sì, ma le sue sono più del tipo melone cisalpino.

Che sberla! - Porco mascalzone!

- Chi è quello? - Che ha fatto?

- Ha messo la mano dentro! - No! - Sì!

- Ho tanta fame! - A tavola!

- Questo è un piatto afrodisiaco. - Vieni. - Fa alzare l'uccello!

Aria!

A me gli occhi! Chiudi gli occhi.

Massaggio. Apri gli occhi.

Chiudi gli occhi.

- Apri gli occhi. - Chi è stato?

- Io no. Qui non c'è nessuno, di là ballano. - Come ha fatto?

Suggestione. Ipnosi. Riproviamo.

Chiudi gli occhi. Massaggio.

- Apri gli occhi. - E' lei!

- Tipica suscettibilità svizzera! - Che è successo?

- Niente, un equivoco. Arrivederci. - Arrivederci.

- Tolgo il disturbo. - La accompagno.

E' una ragazza totalmente priva di spirito, anche se è carina.

- Per un'innocente toccatina! - Sì!

- Prima di dormire, serri gli ormeggi come le ho insegnato. - Agli ordini.

Porga le mie scuse a Germaine.

- Dove vai? - Ho sete.

- Lei cosa fa qui? - Il caffè. La mattina prendo un buon caffè.

Non era questa la domanda. Come fa a essere qui?

Ieri l'ho accompagnata fino alla porta e ho messo anche il paletto.

Ho trovato una finestra aperta che dava proprio sulle scale.

Come siamo deboli! Un caffè?

- Il resto è stato facile. - Ieri quella le avrebbe cavato gli occhi.

Donna arrabbiata, mezza conquistata. Germaine era nel bagno.

Ho avuto il tempo di presentarmi con una grande erezione.

Tornata in camera, l'ho messa davanti al fatto compiuto.

Quanto zucchero?

- Vado bene così? - Sì, punti su Belgirate.

- Noi andiamo a prendere il sole. - Porca miseria!

Vieni, Charlotte!

Maffei, tenga lei il timone, qui io perdo la bussola!

Robe da matti! Questa sì che è vita!

Drin! Questa è la vera goduria!

Maffei!

Oh!

E' proprio il caso di dire: "Viva la tinca!"

Scusi se ogni tanto guardo la sua. Lei può fare lo stesso.

Certo, così siamo pari! Match nullo!

Maffei, in certi particolari momenti

la tinca mi fa piangere. Mi commuove.

Fin da ragazzo mi inteneriva. Anche le tette.

Il culo mi fa ridere!

Non tanto però!

- Non mangiavo bistecche così da un anno. - Lei è il tipo da dieta?

Dieta? Vorrà dire digiuno, non conosce mia moglie.

Chieda a Maffei che donna è. E' terribile, gelosa come una iena.

Pensa che tutte le femmine mi vogliano.

Ha proibito a una serva di venire in camera a rifarmi il letto.

Martina, la figlia di Domenico.

Le sembra possibile che io approfitti di Martina?

Ora che la conosco, non mi sembra possibile, mi sembra sicuro.

Sua moglie non è gelosa di sua cognata?

C'è anche una cognata alla villa?

Una cognata fenomenale!

Per me è una figlia e non scherzi su questo. Non mi conosce ancora bene.

Nella mia vita io sono stato molto amato.

Se penso all'amore che ho ricevuto e che ricevo tuttora,

ammetto che senza questo plancton che mi avvolge, non potrei vivere.

Intendo l'amore, non il sesso.

Posso rinunciare al sesso, ma non all'amore.

Ahia!

L'avete capita!

La Lady.

La Lady. Quanto è bella!

E' la più bella barca del lago.

E' vento di burrasca! Andiamo!

- A che ora hai il treno? - Alle 17. Se lo perdo, lui non mi sposa più!

Allora perdilo!

- Sto male! - State dentro! - Fammi uscire! - Vomita dentro!

Vuoi finire nel lago?

Ehi! Aiuto!

Venga qua! Suona troppo piano, non ci sente nessuno!

- Lasci perdere! Mi aiuti ad ammainare la vela. - Ho paura!

Stia calmo! Ci rifugeremo nella sua darsena e aspetteremo che passi.

Nella darsena di mia moglie? Lei è matto!

Sono matto se non lo faccio!

Allora butto in acqua lei e le due troie!

- Vada a reggere la barra o ci rovesciamo - Ho paura.

- Vada! - Signore mio!

- Ahh! - Torna in coperta, cretina! - Aiuto!

- Vada! Vada! - Vado!

Chi me lo ha fatto fare?

- Che fa? Raddrizzi! - Non ce la faccio più!

- Vada contro le onde! - Quali onde? - Si tolga! - Sto male!

- Vada via! - Se devo morire, voglio morire lì!

Non regge! Si sta spaccando!

- Fai presto, sta per partire. - Corri, eccolo là.

- Ciao. - Ciao.

- Attenta alle traversine. - Sì.

- Ciao. - Ciao, "fighina d'oro".

- Ciao. - Arrivederci!

- Ciao, Germaine. - Ciao.

- Una matrimoniale, per favore. - Grazie. - Per me singola.

- Tristemente singola! - C'è un carpentiere che ripara timoni?

Non c'è uno di cui fidarsi, non mi prendo responsabilità.

Va bene. Affitto un motoscafo e vado a Ranco al cantiere.

- Altrimenti siamo bloccati. - Sì, Marco.

Io non so a che ora ritorno, mangiate e non aspettatemi.

- Orimbelli. - Sì? - Sorvegli la barca

e faccia compagnia a Charlotte. Lei è un gentiluomo, mi fido di lei.

- Fa bene, ho fatto il militare, so cosa sono lealtà e amicizia. - Bene.

Ehi! Matilde!

Accosta, entriamo in quella darsena.

Signora Cleofe.

- Signora Matilde. - Dov'è mio marito?

L'ho lasciato a Stresa.

- Quindi è partito con lei. - Non lo sapeva?

Siete andati via senza neanche avvisare.

- Volevo chiamare i Carabinieri. - Domani lo riporto.

No, può tenerselo.

La avverto, quello è un uomo pericoloso.

Molto pericoloso, per sé e per gli altri.

Vieni, Matilde.

Salve, come va?

- A domani. - Matilde!

- Vuole aiuto? - No, faccio da solo.

Vai!

Charlotte!

Dorme come un bambino. Ieri sera ha fatto una scena!

Si è inginocchiato, non voleva dormire solo. Dice che ha gli incubi!

Non si direbbe.

Non sono riuscita a dirgli di no. Ti dispiace?

Ma no!

Sveglialo, voglio vedere che faccia fa.

Come siamo deboli!

- Vado nella mia stanza. - No, io dormirò nella sua camera solitaria.

Grazie.

Lei resti qui e dorma il sonno dell'ingiusto.

- Non mi dica così. - La smetta. Chiaro?

Metto la sveglia alle 8, devo portarvi a casa prima delle 13.

- Anche me? - Anche lei.

Puttana!

Eh, sì!

Ha fretta di portarmi a casa! Lei non mi perdona, lei mi teme!

- Non mi faccia ridere e non parliamone più. - Certo.

La donna degli altri non esiste, la donna non è proprietà di nessuno.

- Questa è buona! - Era una cosa abbandonata,

una "res nullius". - Come? - Una cosa avanzata.

Ho preso solo un suo avanzo!

Lei ha mangiato solo nel mio piatto e l'ha ripulito con la lingua.

- No, non voglio vederla! - Cosa fa? E' matto?

Villa Cleofe è lì davanti! Non voglio vederla!

- Va bene, ma non rovesci la barca. - Mi scusi.

Vede? La guardo. Adesso la guardo. Con ribrezzo, ma la guardo.

Là c'è gente. Chi sono tutti quelli là?

- Madonna, i Puricelli! - Chi? - I Puricelli!

Sono i cugini di mia moglie, uno più rompiscatole dell'altra!

Però! Guarda le bambine Puricelli come si sono sviluppate in sei mesi!

- Papà, facciamo un giro in barca! - Ho detto di no. Basta!

- Mamma, diglielo tu! - Solo un giro! - Bambine, non insistete.

- Quando papà dice di no, è no. - Uffa! - Fate le brave e ubbidite.

Scusa, ma tu privi le tue figlie di un arricchimento spirituale.

Una veleggiata è un volo nel silenzio, un tuffo nella natura!

- Dimentichi tutto. - Anche la famiglia.

Mai come in questi due giorni con un amico su una barca

mi sono sentito così vicino a Dio. - Vero, Maffei? - Anche alla Madonna.

Non mando le mie bambine sole con due uomini in barca.

- Grazie della fiducia. Gliela mostro da terra. - Solo da lontano!

Va bene, ma fate presto.

- Andiamo, bambine. Di corsa! Uno! Due! - Cleofe!

Hai visto Corinna come è cresciuta? E' l'olio di fegato di merluzzo.

- Come mai questa novità? - Quale? - Non è più a lutto.

Oggi è arrivato il certificato di morte presunta di mio marito.

Lei è ufficialmente vedova e ora si veste di chiaro?

Forse non sa che un matrimonio per procura come il mio,

se dopo sei mesi non viene...

Consumato.

Non è valido, quindi non ero sua moglie e non sono la sua vedova.

Non sono niente, nessuno.

Vi insegno come si stabilisce da che parte viene il vento.

Si mette il dito in bocca, così, lo si tiene in aria... Fatelo.

- Sentite il freddo? - No. - Non lo hai ciucciato bene. Così!

Mettilo su. Devi ficcare il dito in bocca, così. Tiralo su.

Cristina, Corinna, subito dalla mamma!

- Sei un porco! - Ma dai! - Le hai messo un dito in bocca!

- Non ho fatto niente. - Hai ciucciato il dito alla mia Cristina!

Spiegavo il sistema per sentire il vento.

- Spiegavi il tuo sistema di sporcaccione! - Non ti permettere!

Con te me lo permetto! Sei un lurido fallito!

Sporcaccione! Non hai mai fatto nulla buono nella tua vita!

Cosa fai al mondo? Sparati! Piuttosto sparati!

Sparati!

Lurido di un degenerato, porco!

Ci vorrebbe la pena di morte per uno come te! Vergogna!

Sei la vergogna del Lago Maggiore! Mostro di Dusseldorf!

Maniaco!

Andiamo via. Cleofe, mi dispiace per quello che è successo.

Sono desolata. Vi accompagno alla macchina.

- Ciao, zia. - Ciao. - Quell'uomo è la mia croce!

- Un giorno farà una brutta fine! - Ognuno ha la sua croce.

Ciò che dice Puricelli è vero, ma è la metà delle porcate che ha fatto.

Mia figlia non aveva ancora 18 anni. Ha aspettato che si fidanzasse

e il giorno dopo ci ha fatto sesso mentre lavava i piatti.

Non raccontare bugie! Sono tutte calunnie!

Taci, sporcaccione! Delinquente! Non è questa la maniera di fare!

Delinquente schifoso! Se fosse tua figlia, cosa faresti?

Ti taglierei le palle con queste forbici! Sporcaccione delinquente!

E' pronto in tavola.

- Devo proprio rimanere? - La prego.

Se il signor Maffei è d'accordo, la prossima volta

anch'io andrei in barca con loro. - Certo. Anche domani.

- Sei impazzita? - No, voglio tornare a vivere.

Dovrei aspettare la vecchiaia in questa casa?

No, il signor Maffei non può. Ha la barca impegnata con altri ospiti.

Infatti non porta neanche me.

Sì, è vero, ma posso rimandare.

- Domani a che ora si parte? - Quando vuole. Il più presto possibile.

Questo si chiama chiudere in attivo una bella giornata.

Prima quella tua vergognosa scena con i miei cugini.

Sì, vattene, bel campione! Comodo fingere di non sentire!

Poi stasera quell'altra racconta la sua bella novità.

Vuole tornare a vivere! Cosa significa?

Finora ti ho tenuta sepolta in questa casa? Bella gratitudine!

Certo, ognuno è libero di fare di se stesso quello che vuole.

Io non posso impedirti niente, ma non voglio neanche responsabilità.

Non mi hai chiesto un consiglio, ma io sento il bisogno di dartelo.

Non so cosa hai nella testa,

ma stai attenta a quello che fai.

Tu non possiedi niente e in questa casa non ti è mai mancato niente.

Ti ho tenuta come una figlia, ma non ho mai avuto obblighi verso di te.

Ora che abbiamo la morte presunta di tuo marito, mi importa ancora meno.

Se fai di testa tua, ne paghi le conseguenze.

Non contano i pochi lavori che svolgi e perché mi fai compagnia.

Ricordati, ragazza. Pensaci due volte.

Io posso fare a meno di te, ma tu non puoi fare a meno di me.

Stai ferma con quel rumore!

Scusi se la disturbo, si tratta di una cosa urgente e importante.

Da ieri sera sono in ansia.

Posso contare sulla sua discrezione? La cosa riguarda anche lei.

La metterò al corrente di un segreto che non ho mai detto a nessuno.

Non credo che lei conosca un terribile segreto che mi riguarda.

- Ma parli se vuole. - Mi fido di lei ciecamente.

Non è vero che il marito di Matilde, mio cognato Berlusconi, è morto.

- E' vivo. Capisce, adesso? - E dov'è?

In Abissinia, è diventato cittadino etiopico, ha anche il passaporto.

E' l'uomo di fiducia di Ras Negheta. E' ricchissimo.

- Allora potrebbe tornare. - Non tornerà.

Non tornerà qui mai più. Sa perché? Perché è "spadone".

Sa cosa significa "spadone"?

E' vero, lei non ha fatto la guerra d'Africa.

L'hanno catturato e gli hanno reciso i coglioni. Ha ancora il "cosino".

Ma non gli tira più.

L'ultima volta che l'ho visto nel 1941

mi disse che lui spariva definitivamente.

Disse: "Morto o disperso, purché si pensi che io non esisto più".

- Matilde lo sa? - No, per carità di Dio!

Io e Cleofe abbiamo giurato di rispettare la volontà dello spadone!

Dirglielo non serviva. Matilde non lo aveva mai amato.

Era un matrimonio di convenzione, l'amore non c'entrava.

L'amore è venuto dopo.

L'amore è venuto dopo.

L'amore per me e per lei.

Caro amico, sono venuto a dirle questo.

Amo Matilde e lei ama me.

E' una tragedia, una vera tragedia.

Ormai vivo solo per quella donna.

Anche lei mi ama. Ama per la prima volta nella sua vita.

Ma mia moglie sospetta, non ci lascia mai soli.

Da quando sono tornato, le ho parlato due o tre volte.

Ci tocchiamo i piedi sotto il tavolo

perché la strega ci guarda! In un anno ci siamo dati quattro baci.

Se pensava di combinare qualcosa con Matilde invitandola in barca,

si sbaglia di grosso! Se lo tolga dalla testa.

Ormai lei sa, qui ci sono di mezzo i sentimenti.

Qui c'è una passione travolgente e non esiterei a fare una tragedia!

Se è la verità, siete due bravi commedianti.

La lunga abitudine a dissimulare, l'autodifesa degli schiavi!

Ho sbagliato a confessarle tutto?

Ha fatto benissimo.

E' meglio conoscere prima le persone.

Adesso mi lasci dormire. Vada, vada.

- Si è offeso? - No, no.

- Domani partiamo comunque? - Sì.

- Per me e Matilde questo viaggio è l'unica speranza. - Si parte.

Si parte.

Vuoi un cognac?

Ti alzo il volume.

Ti dà fastidio il sole?

Vuoi il cappello?

Ti do il mio.

Tieni, guarda.

Lì c'è Baveno.

Pallanza.

Quella è la Svizzera.

- Maffei, la sacca. - Grazie.

- Starà via molto tempo? - Potrei tornare anche in serata,

ma se vuole una notte per lei... - Facciamo due.

Facciamo due.

Senta, non si offenda, la sua ragazza è come quelle due svizzere?

E' una che può stare vicino a Matilde?

Lo prevedevo.

Addio. Di qua.

Attenta, si scivola.

- Dove sono i tuoi amici? - Ci sono. A cavallo!

- Orimbelli! - Ehi, della nave!

- Bene arrivati. Scusate, stavamo riposando. - Lei è Landina.

- Piacere. - Lei è la mia Matilde. - Buongiorno.

Piacere, Landina.

- Bentornato. - Buongiorno. - Che bel vivere!

- Io vado a fare un bagno. - Matilde, non fa un tuffo?

- No, non ha il costume. - Ne ho portati due.

Allora vai a fare il bagno.

Fare il barbiere! Di qualità! Di qualità!

Maffei, le devo una confessione. Non è da gentiluomo.

Ma lei è l'artefice della mia felicità e ne ha il diritto.

Stanotte è scoppiata una polveriera!

Io sono saltato in aria, a brandelli, verso il paradiso.

Potevi mettere un costume meno indecente.

- Cosa ne dici di questo? - Carino.

- Maffei. - Sì, che c'è? - Venga, devo dirle una cosa.

Oggi è il 14 settembre.

- Che ore sono? - Le 16.10, perché?

Questo è un momento solenne: il 14 settembre 1946 alle ore 16.10,

la vita di Temistocle Mario Orimbelli prende una svolta decisiva.

- Cosa fanno? Mi è venuto il mal di mare. - Fanno l'amore.

Marco, mi è venuta voglia anche a me!

Allora vieni nel mio sacco a pelo. Vieni qua, bella, vieni.

Lei cosa pensa di me?

Cosa penso di lei? Penso che farà la sua strada da sola.

Non so quale strada prenderà.

Certamente la farà senza guardare in faccia nessuno

e senza scrupoli. - Forse ha ragione. Ma la colpa è anche sua.

- Soprattutto sua. - E' colpa mia?

Perché le ho chiesto di venire in barca? Lo avrà capito.

Eppure mi ha lasciata con mio cognato, vi siete messi d'accordo.

- Risponda. - Che mi racconta? - Voi eravate d'accordo.

- Quale accordo? - Lei mi prende in giro.

Suo cognato ha detto che volevate andare a letto insieme.

- E vi siete serviti di me. - Le ha detto questo?

Sì, e lo avete fatto.

Non c'era nessun accordo e non c'era mai stato niente fra noi.

Lui mi girava intorno, ma a me non interessava.

Quando è andato a prendere la sua ragazza, mi sono sentita tradita.

Mi sono sentita come una schiava che il padrone ha comprato al mercato.

Di che mercato parlate?

Di quello di Luino. Le dicevo che c'è tanta roba americana,

ma lo fanno solo due volte al mese. - Landina dov'è? - Dal parrucchiere.

- Tu perché non ci sei andata? - Io mi lavo i capelli da sola.

Va bene, allora vai a cambiarti, prepara la roba per la notte

Voglio passarla in un letto vero.

Ho prenotato all'Albergo Italia.

- Cosa fai? - Dormi, dormi.

Vado a fumare una sigaretta.

- Marco, cosa fai? Vieni! - Eccomi, Landina, arrivo!

- Orimbelli, che cosa sta guardando? - Guardo la cima del Monte Zeda.

Sto facendo delle triangolazioni.

La vita è come la terra, si misura a triangoli.

Sì, ma le donne sono già andate avanti.

- Lei resta qui o viene al santuario? - Andate, vi raggiungo subito.

Orimbelli! Dove si era nascosto?

Sedici, diciassette, diciotto, diciannove.

Venti, ventuno, ventidue, ventitré, ventiquattro.

Orimbelli, da qui si vede il Mottarone!

Signore e signori, in questa grotta riposa in pace il santo eremita.

Attenzione. Uno, due, tre!

No! Per Dio! Perché mi fate vedere i morti?

Non voglio! Non voglio! Non voglio vedere i morti!

Vino?

Anche tu?

Non lo mangi?

Dallo a me.

Cameriere, il pane.

- La barca "Tinca" ancorata nel porto è vostra? - E' la sua.

- Sì, cosa c'è? - Chi è l'avvocato Orimbelli? - Sono io, perché?

Ho una cattiva notizia. Sua moglie è stata trovata morta a Baveno.

Morta?

Cleofe Berlusconi in Orimbelli. Vi hanno cercato per tutto il lago.

Ho ricevuto il fonogramma mezz'ora fa. Condoglianze.

- Come è successo? - Lei chi è? - Il marito. Come è successo?

- L'hanno trovata affogata nella darsena. - Affogata? Parli!

- Glielo dirà il giudice. Entrate. - Vieni, Matilde. La prego, Maffei.

E' meglio che tu non ti immischi. Prendi il primo treno che trovi.

- Torna a casa. - Sì. Ciao.

Scusate per l'attesa. Sono il giudice istruttore Mazzoleni.

Loro sono il maresciallo Gambino e il cancelliere Cannavale.

- Lei è il dottor Orimbelli? - Temistocle Mario Orimbelli.

Mia cognata, Matilde Scrosati. Il signor Maffei è amico di famiglia.

Sì, me lo hanno detto, erano con lei in crociera sul lago.

Purtroppo loro sono a conoscenza...

Conoscenza? Io so solo che la mia Cleofe è morta.

- In circostanze oscure. - Oscure? Per Dio!

- Allora chiariamole! - Sono qui per questo.

- Deve aiutarmi. - Dove l'hanno... - La salma sarà trasferita

all'Istituto di Medicina Legale per gli accertamenti di legge.

- Autopsia? - In questi casi le ipotesi sono sempre tre.

Disgrazia, suicidio, omicidio. La prima è improbabile.

- Dobbiamo scegliere tra le altre. - Per l'omicidio ci vuole un movente.

Anche per il suicidio. Vogliamo entrare?

- Ci siamo impossessati della casa. - Faccia come a casa sua.

- Ieri avete passato la notte a Pallanza. - Sì.

- Io in barca, loro... - All'Hotel Italia, camere 16 e 18.

- Sì, non ci siamo mai mossi di lì. - Così sembra.

Nessun mezzo di trasporto risulta noleggiato da Pallanza ieri sera.

- A piedi sarebbe lunga. - Sono 18 chilometri.

- Vogliamo accomodarci? - Sì.

Venga, maresciallo.

Stai tranquilla, la verità è la migliore difesa.

La pura e semplice verità.

Vai a preparare dei caffè molto forti.

Dottor Orimbelli, quali erano i rapporti fra lei e sua moglie?

Se avete interrogato i domestici, loro ve li avranno descritti.

Li hanno descritti come poco buoni.

Poco buoni? Allora non le hanno detto la verità.

I rapporti erano di schifo! Non l'ho mai nascosto a nessuno,

Non mi era antipatica, mi era totalmente odiosa!

Però è poco per affogarla come un gatto, poverina.

Il giardiniere, ha dichiarato che lei non aveva chiavi di casa.

- E' vero. - Perché?

Cleofe non voleva che uscissi la notte.

Anche questo non è abbastanza per ucciderla.

Non sono stati trovati segni di effrazione o di scasso.

Il giardiniere dice che la porta che dalla darsena immette in casa

era aperta e la chiave era nella toppa.

L'assassino avrebbe potuto passare dal giardino nella darsena

e da lì in casa. - Se lo dice il giardiniere.

- No, questo lo dico io. - Lo prevedevo.

Nel primo referto il medico legale fa risalire la morte di sua moglie

fra l'una e mezza e le 3 di ieri notte.

Dottor Orimbelli, lei può dimostrare dove era e cosa faceva

ieri sera in quelle ore?

Ha capito la domanda? Può dimostrarlo?

- Sì, posso. - Allora?

Sono stato io.

- E' stato lei? - Sì, sono stato io.

Volevo dire che...

Indirettamente la colpa è stata mia.

Non capisco.

Il 14 scorso io avevo scritto alla povera Cleofe una lettera.

Credo, anzi, sono sicuro

che leggendo quella lettera abbia deciso di farla finita.

Sì, non voglio anticipare. Credo che il motivo sia...

Sia quello.

Matilde.

Devo sapere una cosa importante. Lei pensa...

Lo conosce meglio di me.

Pensa che possa aver ammazzato la moglie?

- Perché? - L'altra notte a Pallanza l'ho visto andare via in bicicletta.

- E' sicuro? - No.

E' una impressione. Mi è sembrato.

Sembrava proprio lui. Non so che cosa fare.

Se dirlo o no.

Cosa dice? Mario non è capace di...

No. No, no. No.

Se non è sicuro, per favore, non lo dica.

Non dica niente.

Domenico, Lena, Martina. Andate, adesso tocca a voi.

Un bel caffè ci voleva.

- Era una lettera espresso. - A che ora è arrivata?

Verso le 11. L'ho portata subito alla signora in giardino.

- E' rimasto lì mentre la leggeva? - No, sono andato via.

Sapeva di una relazione intima fra il dottor Orimbelli e la cognata?

- Sì. - Le risulta inequivocabilmente?

Lei vuole sapere se li ho visti.

Più che altro li ho sentiti, la barca è piccola.

L'altra notte ha visto il dottor Orimbelli

prendere alloggio all'Hotel Italia? - Sì, ci siamo salutati nella hall.

Poi lui e Matilde sono saliti nelle camere.

Lui ha voluto due stanze. Voleva salvare le apparenze.

Stupidamente, perché accettata la situazione, non mi importava più

né delle apparenze, né dei pettegolezzi.

Ha sentito, signor giudice? Questo è amore. Grazie, Matilde.

Avete preso due stanze per salvare le apparenze, ma ne avete usata una.

- Sì, fino a una certa ora. - Cioè?

Io ricordo fino all'una e un quarto, è l'ultimo campanile che ho sentito.

Lui era sempre lì con me.

Si è addormentata e sono andato nella mia camera.

Ho chiamato il portiere per la sveglia.

Mi ha svegliata alle 8 e mi ha portato la colazione.

- Verifichi. - Dall'una e un quarto alle otto non posso verificare.

Lei sa che il dottor Orimbelli aveva scritto una lettera alla moglie?

- No, quale lettera? - Una lettera dove confessava la vostra relazione.

- Il nostro amore. - E la sua volontà di lasciare il tetto coniugale

per vivere con lei. - Tu hai scritto questo a Cleofe? - Sì.

Perché non me lo hai detto? Come sapevi se io volevo vivere con te?

Non ero sicuro. Volevo metterti davanti al fatto compiuto.

Adesso per dimostrare la mia innocenza

devo mettere in piazza tutto! Viva lo scandalo! Ne parlino i giornali!

Così sarai costretta a sposarmi, perché ormai tu sei mia!

Io ti voglio bene. Io ti voglio sposare!

Signor giudice, le presento ufficialmente la mia fidanzata.

Congratulazioni. Dottor Orimbelli, dov'è la lettera?

L'hanno consegnata. Salterà fuori.

- Mia moglie conservava anche i biglietti del tram. - A domani.

Cosa fa lì?

Lei che cosa fa? Dove va a quest'ora?

Ho fame e andavo a cercare qualcosa.

Io stavo pensando, stavo cercando di esaminarmi dentro.

Non sento nessun dolore. Lei è morta e io non sento dolore.

Cosa sarà?

Maffei.

Che cosa pensa di me?

Mamma mia, che disordine!

E io devo mettere a posto.

Questi Carabinieri sembravano ragazzi educati.

- Avete trovato la lettera? - No. - Cercatela! Trovatela!

Noi contribuenti vi paghiamo per cercare le prove!

- E' la chiave della darsena, era sulla barca. - Devo trovarle io?

Mi scusi, signor giudice.

Ecco il referto necroscopico.

Non ci sono segni di violenza, c'è molta acqua nei polmoni.

- Era viva prima di cadere in acqua. - E' suicidio!

Ma non si esclude l'omicidio.

- Forse era priva di sensi ed è stata tenuta sott'acqua. - E' suicidio!

Anche lo zio, il vescovo, è morto annegato nella darsena.

- E' una maledizione che pesa su questa famiglia! - Permesso.

Prego.

Mi sono ricordata di un piccolo nascondiglio

che Cleofe usava. Ci teneva delle carte.

Forse vale la pena di guardarci.

- E' in quel mobiletto. - Vediamo.

E' qui.

Timbro e data corrispondono.

Grazie.

- Ben arrivato. - Caro Brighenti! Come stai?

Bene, caro.

Maffei, lui è il maggiore Brighenti, ex camerata, medaglia di bronzo.

Gli ultimi amici rimasti, unici testimoni della nostra felicità.

- Vogliamo andare? - Sì, formiamo il corteo.

Maffei, lei accompagna mia moglie all'altare.

Tu accompagni me. Siamo pronti? Avanti, march!

Uno, due. Uno, due. Passo!

Era il 14 novembre. Gli Orimbelli partirono per il viaggio di nozze.

Io ripresi a vagabondare per il lago.

Per oltre 3 mesi evitai d'incrociare Villa Cleofe,

nonostante i biglietti di Orimbelli che trovavo per il lago

che mi pregavano anche a nome della moglie di andarli a trovare.

Solo quando il mio rapporto con Landina finì,

spinto dal desiderio di rivedere Matilde, puntai verso Villa Cleofe.

No, questa è niente! Sentite quest'altra!

Un giorno, dopo tre giorni di marcia nel deserto,

finalmente riusciamo a trovare un pozzo. Ti ricordi, Orimbelli?

Ci buttiamo tutti per andare a bere, ma il generale Ajmone Cat gridò:

"Fermi! Prima i cammelli e poi gli uomini!"

Noi ci fermiamo all'infuori di quel furbo là

che si butta nel pozzo per andare a bere per primo.

Allora il generale gridò:

"Capitano Orimbelli, da questo momento

lei è considerato un cammello!"

- "Un cammello!" - Sì, sei spiritoso.

La prossima volta ci vediamo a Varese.

Certo. Vediamoci di più, tornate, stiamo un po' insieme.

Siamo sempre soli, porca miseria!

- Colonnello, non voglio pane! - Voglio il piombo del moschetto!

- Ma la fine dell'Inghilterra... - E' già cominciata!

Tornate!

Vediamoci!

- Lo sformato faceva vomitare. - Mi dispiace.

Anche tutta la cena, solo il sale e gli stuzzicadenti erano buoni.

- Ho detto che mi dispiace. - A te non te ne frega niente.

Ancora!

Sei brava solo a ridere quando raccontano aneddoti su tuo marito.

- Basta! Basta! - Che cos'è?

Quel maledetto ramo spezzato del cedro!

Avevo detto a Domenico di tagliarlo, adesso lo taglio io!

Sono contenta che è tornato, l'aspettavo.

Una volta lei ha mi chiesto se lo credevo capace di uccidere,

le dissi di no, ma sbagliavo. Ora le dico di sì.

Dopo questi tre mesi di vita insieme, le dico di sì. E' capace di tutto.

Ho paura. Faccia qualcosa. Mi aiuti. Mi salvi!

- Cosa posso fare? - Dica che l'ha visto in bicicletta.

- Non ne sono sicuro. - Sono sicura io.

Ormai come faccio?

Ti prego.

Non ce l'ho fatta. Porca vacca!

Era troppo in alto. Mi sono anche tagliato.

Matilde, portami alcol e cotone.

Ha fatto bene a tornare, l'aspettavo.

Ha visto? E' tutto finito.

L'amore! Finito.

Tre mesi e abbiamo bruciato tutto.

- Hanno suonato. - Come? - Mi è sembrato di sentire...

Sarà il vento, chi vuole che sia a quest'ora?

A volte mi domando di chi sia la colpa.

Certamente un po' è di Matilde, ma è anche mia.

Io ho sempre vissuto d'amore e non so, adesso...

Non emano più, non assorbo più.

Caro Maffei, che disastro!

Maffei, mi aiuti lei a ritrovarmi.

Partiamo insieme, noi due, sulla "Tinca", soli.

Come ai bei tempi.

Ahh!

Avanti.

C'è il "povero" ingegnere Berlusconi.

Cosa?

Vai pure, Domenico.

Angelo.

Sì, Matilde, sono io.

- Cosa fai qui? Perché sei tornato? - Per questo.

- Sapevi che era vivo? - I giornali italiani non sono graditi in Etiopia.

Ma qualcuno arriva e ho letto questo necrologio.

"Cleofe Berlusconi in Orimbelli è tragicamente scomparsa."

Voglio sapere cosa significa "tragicamente scomparsa".

E' morta da tre mesi.

- Come è morta? - Annegata.

Lei chi è?

Sono un amico di famiglia dei signori Orimbelli.

Ho capito! I signori Orimbelli!

Non hai perso tempo, ma tu sapevi che ero vivo.

Perché non me lo hai detto?

La sua volontà è stata quella di farsi credere morto.

Te lo dirà lui se non si vergogna

Ti vergogni? Allora che vuoi da me?

Non hai più nessun diritto morale o fisico su tua moglie, chiaro?

Torna nasconderti. Qui non hai più nessun diritto, caro mio spadone!

Con la mia morte presunta e come erede di mia sorella,

hai preso la mia parte di patrimonio.

Se sei tornato per questo, riprenditi i tuoi soldi e vattene!

Non voglio i soldi, voglio chiarire la morte di mia sorella!

- La versione ufficiale è disgrazia? - Suicidio.

Per gelosia, si è annegata quando ha saputo del nostro amore.

Cleofe suicidata? Chi vuoi che ci creda?

C'è stata un'inchiesta, il magistrato non ha avuto dubbi.

E' stata chiusa, archiviata!

Con un fatto nuovo le inchieste si riaprono.

- Quale? - Lo so io.

- E' un ramo del cedro. - Pareva una iena, come in Etiopia.

Anche qui ci sono le iene, caro signore.

Nessuno si disturbi, conosco la strada.

Mi scusi.

- Signor Maffei. - Conosce il mio nome?

- Sì. - L'altra sera non l'ho detto. - Compare nei verbali di inchiesta

che ho studiato. Che vuole?

- Passavo di qui per caso. - No, è qui da un'ora.

E' curioso di sapere se ho scoperto qualcosa di nuovo.

Mi sono trasferito in quell'albergo proprio per fare delle prove.

Mio cognato può essere entrato e uscito senza essere visto.

Purtroppo non serve, servirebbe che qualcuno lo avesse visto.

Credevo che avesse elementi per far riaprire l'inchiesta.

Sì, una lettera è servita a farlo scagionare,

forse un'altra servirà a incriminarlo.

- Quale lettera? - Le interessa?

Mia sorella me l'ha scritta il giorno della sua morte.

Parla della lettera del marito che la informava del suo amore per Matilde

e della loro decisione di andare a vivere insieme. Poi prosegue così:

"Non mi importa di mio marito, è un tanghero ed è meglio perderlo.

Ma la sua lettera, mi suona falsa. Sento che qualcosa accadrà.

Vorrei che tu fossi qui. Scrivimi e consigliami.

Alla tenuta di Galirate ho fatto cambiare la coltura del mais.

Vedremo il prossimo raccolto."

E' la lettera di una persona che vuole suicidarsi?

- Scusi, lei noleggia biciclette? - Cosa?

- Affitta biciclette? - No. - Volevo fare una passeggiata.

- Qualcuno le affitta? - Una volta, ma adesso non conviene più.

Ti lasciano il documento falso e non vedi più la bicicletta!

- Un amico ha detto che ne ha affittata una proprio qui. - Da me?

Un signore di 50 anni, robusto con un sahariana bianca.

- Qui da me? - Sì, credo.

Ora ricordo!

E' successo quattro mesi fa, ma gliel'ho venduta.

Ha fatto un affare, era quasi nuova e l'ha pagata 500 lire.

Gliel'ho regalata!

- Cosa aspetti a parlare? - Mi fa pena.

Io non ti faccio pena? Io che devo continuare a viverci insieme?

- Se l'ha fatto, l'ha fatto per te. - E tu non fai niente per me?

- Per noi! - Va bene.

Quello che dice mio cognato non ha peso giuridico.

E' invidioso ed è anche un uomo privo delle palle, gliele hanno tagliate!

Chiedo la perizia. Gli eunuchi non hanno diritto a deporre

e non entrano nel Regno dei Cieli. - Si calmi, dotto Orimbelli.

Io sono calmissimo. Non vede? Sorrido.

Sorrido all'idea che mi si mandi in tribunale per una lettera!

Non c'è una sola prova a mio carico. Procediamo.

Maresciallo, faccia passare.

Signor Combi, lei riconosce la persona

a cui ha venduto una bicicletta nel pomeriggio del 14 settembre?

Quello lì.

Che bicicletta? Quale bicicletta?

Quella con la quale ha percorso in un'ora i 18 chilometri

fra Pallanza e qui. - Dov'è questa bicicletta?

Scandagliamo il fondo del lago, sono sicuro che la ritroviamo.

Lei ascolta questo? E' matto! Lei sbaglia, mi guardi bene.

- No, ricordo bene, è lui. - Sì, Mario.

Quella notte anche Marco ti ha visto che andavi via in bicicletta.

Sì, mi dispiace, ma l'ho visto.

Ho visto Orimbelli, ora ne sono sicuro.

- Cosa ha da dire, dottor Orimbelli? - Allora è una congiura.

Lei ha emesso una sentenza! Ha riconosciuto la mia innocenza!

E ora la dichiaro in arresto. Maresciallo.

Via le manette! Sono sempre un ufficiale!

Mi rivolgerò al generale Cat, lui le dirà chi sono io!

D'accordo, senza manette. Andiamo.

Mi permetta almeno di cambiarmi.

Attenti, ha un baule pieno di armi.

Questa signora è una puttana, mi vuole in galera per prendersi tutto

e scappare con quella carogna che ho accolto come un figlio.

Se sono colpevole, non mi spetta niente.

Erediterà Berlusconi e tu, troia, non prendi un cazzo!

Anzi, prendi questo!

Andiamo, sono curioso di vederlo anch'io questo baule.

Fucile Winchester.

Pistol Machine.

Sciabola d'ordinanza e divisa coloniale completa.

Due baionette.

Questo cos'è?

E' lo scettro di un re etiope. Sono tutti ricordi di guerra.

La mia bombetta. Londra, 20 anni.

Sono tutti i miei risparmi, quasi un milione.

Fanny.

Yvonne.

Giovanna.

- Marie. - Basta così, dia qua.

Sally, somala, 13 anni.

Una danese.

Pelo di etiope.

Lettere d'amore.

Ricordo di guerra?

Cimeli di una vita, signor giudice.

- E che vita! - Una triste vita.

- Questo lo dice lei. - Si prepari, le do dieci minuti.

Maresciallo, porti giù le armi. Lei aspetti qui fuori.

Questo atto di donazione olografo è più che sufficiente.

Prima di partire avverto i miei avvocati, puoi stare tranquilla.

Grazie. Anche la tenuta e la casa di Milano? E' troppo.

Ti spettano. Avevo dei doveri verso di te e delle colpe anch'io.

- Ciao, Matilde. - Grazie, Angelo.

- Signor giudice. - Che c'è? - Si è chiuso dentro.

Non risponde.

Andiamo a vedere.

Orimbelli! Apra, Orimbelli!

Sono il giudice, apra!

Apra! Orimbelli!

Impiccagione alla Condé.

- Quando è il funerale? - Non c'è funerale.

Domattina una impresa lo porterà a Milano, nella tomba di famiglia.

Sono stanca, io vado a letto.

Grazie.

Buongiorno.

Buongiorno.

Che c'è? Perché mi guardi così?

Niente.

Faccio portare in casa la tua roba dalla barca?

No, Matilde, io me ne vado.

- Dove? - Via da qui.

Non so dove.

Addio, Matilde.

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