All language subtitles for Io.Sono.Babbo.Natale.2021.AMZN.it

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Original subtitles

ETTORE: "Caro Babbo Natale, mi hai stufato.

Sono anni che ti chiedo i regali e non me li porti mai.

Sai che ti dico?

Quando divento grande, lo faccio io Babbo Natale.

Perché io non sono come te,

io sono buono veramente

e lo sarò per sempre."

(BUSSA ALLA PORTA)

DIRETTORE: Magni, vieni, accomodati. Ci tenevo a salutarti.

Ti hanno fatto proprio un bel regalo di Natale, eh?

Da otto anni a sei per buona condotta, un regalone.

Che poi sono sempre tanti, specialmente se nessuno viene mai a trovarti.

Non so proprio di cosa sta parlando, direttore.

Certo, immagino.

Fra qualche giorno verrai contattato dalla cooperativa

che si occuperà del tuo reinserimento sociale.

Comportati bene con loro,

la cosa potrebbe essere valutata in modo negativo dal tribunale di sorveglianza.

Puoi andare.

Magni?

Buon Natale.

("TU SCENDI DALLE STELLE" ALLA ZAMPOGNA)

E a che debbo l'onore di questa visita?

Sono uscito ora dal carcere, dove volevi che andassi? A fare la settimana bianca?

E perché, chi te lo impedisce?

Ci andrei volentieri, ma ho due euro e mezzo in tasca.

Mi dispiace, ma io che ti posso fare?

Ad esempio, darmi la parte mia.

Che parte?

Sai quei 300.000 euro? Penso di essermeli guadagnati.

Forse vi siete scordati, ma io sono l'unico a essere finito al gabbio.

Per quel lavoretto in banca che abbiamo fatto insieme, eh?

E non ho aperto bocca.

Questo lo abbiamo apprezzato tanto.

Allora dammi i miei soldi.

Mi piacerebbe, ma chi ce li ha?

Sei anni sono tanti, Ettore, sono cambiate un sacco di cose.

Mettici la crisi, quello che ho speso per rimettere insieme questa baracca,

l'IVA, le tasse. Qua non si arriva più neanche a fine mese.

Ma una mano a un amico non si rifiuta mai.

Dai, Ettore, dimmi quanto ti serve.

(URLANO)

Va' a fare del bene agli amici, va.

LAURA: È arrivato papà.

Ciao, Laura. Come stai?

Stavo meglio prima.

Ti vedo in ottima forma.

Posso entrare?

Hai cambiato un sacco di cose, eh?

Più di quelle che immagini.

Laura, mi dispiace, non doveva andare così.

Ti avevo promesso che avrei cambiato vita e invece...

Però io quella rapina l'ho fatta per darti un futuro migliore.

Non solo ladro, adesso pure bugiardo?

Il carcere ti ha peggiorato.

Mamma, chi è lui?

Non è nessuno. Vai a vedere la TV.

È lei?

Lei chi?

Cosa.

Sì, è cosa.

Una piccola amnesia.

Ma sì, tranquillo. È normale.

Calcolando che l'hai abbandonata che aveva tre settimane.

Lo so che vuoi dirmi.

Te l'ho detto, hai ragione, mi hai dato fiducia e non la meritavo.

Però tutti questi anni chiuso lì dentro mi hanno fatto capire i miei errori.

Io sono cambiato, voglio ricominciare.

Ho grandi progetti per noi. Vedrai che ce la faremo.

Certo, non sarà una cosa veloce, ci vorrà del tempo,

però io posso aspettare.

Per dire, stanotte mi appoggio su questo divano e domattina ne parliamo con calma.

Che dici?

Ma tu non stai bene, eh?

(CAMPANELLO)

Buonasera.

- Buonasera. - Lui è Ettore.

- Ah. - Ma stava andando via.

Sì, meglio.

- Ciao, papà. - Ciao, amore mio.

- Vieni a vedere i cartoni con me? - Certo.

Addio.

Tenga, buon uomo.

Oh!

Oh!

- Signora. - Buonasera.

Ma è lei. Venga, si accomodi. Entri. Fa freddo fuori, venga.

Prego, si accomodi.

Venga.

Si metta a suo agio, intanto io le preparo una bella tisana così si scalda un po'.

Lì c'è l'attaccapanni.

Ecco. Come si chiama questo bravo giovine?

Ettore.

Ettore, nome omerico.

Piacere, Nicola Natalizi.

Possiamo darci del tu?

Fai come ti pare.

E allora mettiti comodo.

Faccio in un attimo. Fai come se stessi a casa tua.

Che piacere questa visita!

Io sono sempre solo.

Hai fatto proprio bene a venirmi a trovare, sai?

Lo so.

Ecco fatto.

Eccomi qua.

Spero che tu non ti sia annoiato durante la mia assenza.

Mi sono permesso di portare anche dei pasticcini, non so se gradisci.

Gradisci.

Tu nella vita che fai? Cioè, di che ti occupi?

Oltre che mendicare.

Libero professionista.

Ah, ecco.

Oddio, hai più la faccia del ladro, eh.

Si scherza, naturalmente.

Brr!

Fa un po' freddino, non trovi?

Non mi pare.

Io adesso accendo il camino,

almeno scaldiamo un po' l'ambiente.

Quando viene Natale,

non c'è niente di meglio che un bel camino acceso.

Buongiorno, dormito bene?

Ma che mi hai fatto?

Perché mi hai legato così?

Non ti preoccupare, è tutto a posto.

No, non lasciarti ingannare dai soldi che ti ho dato prima, io non sono ricco.

Lo so.

Però lì c'è una cassaforte.

Se mi dai la combinazione magari le diamo un'occhiata, così, per curiosità.

Che fai, i capricci?

Forse non hai capito.

Voglio la combinazione di quella cassaforte adesso, subito.

È la mia data di nascita.

E questo è molto interessante. Quindi?

13 tre 1895.

Vabbè.

Ecco qua.

(FISCHIA)

Beh?

Vecchiaccio maledetto, mi prendi in giro?

Non le permetto di insultarmi in questo modo.

E anzi, per cortesia torniamo a darci del lei.

Senti, lei, che è questa roba?

- Una chiave. - La vedo. A che serve?

È la chiave del ripostiglio in cucina.

E tu la chiave del ripostiglio della cucina la metti in cassaforte?

Certo, è la cosa più importante che ho.

Non ti incazzare, buono. Si incazza.

Sono nelle mani di un pazzo.

Ma che è, una catacomba?

Ah.

Adesso va molto meglio.

Le braccia sono completamente addormentate.

Senti un po', ma che ci fai con tutti quei giocattoli lì sotto?

Li porto ai bambini di tutto il mondo.

Ho capito, sei un commerciante all'ingrosso.

No, ma quando mai.

Di' la verità, hai qualche impiccio coi cinesi, tutto a nero, tutto di nascosto?

No, io queste cose illegali non le faccio.

Allora si può sapere chi sei?

Sono Babbo Natale.

Senti, anziano, io sono buono e caro, ma le fregnacce non le sopporto.

Ma è la verità, sono Babbo Natale.

Anzi, è un segreto, mi raccomando non lo dire a nessuno.

No, sta' tranquillo. Ma che scherzi? A chi lo dico?

Beh, in queste cose la sicurezza non è mai troppa.

E vabbè. E quindi saresti Babbo Natale.

Ancora? Ma allora sei di coccio.

E se sei Babbo Natale, perché non hai quel vestito rosso col cappello, il pompon?

Ma quelli li uso quando lavoro, no?

Giusto.

Ma non abitavi in Lapponia?

Prima.

. Ma adesso ho una certa età, quindi..,

La sciatica, i reumatismi, lassù fa un freddo, non ne potevo più.

E una cinquantina di anni fa mi sono trasferito a Roma e qui mi trovo bene.

A parte lo smog, il traffico,

la mondezza, le buche, i trasporti...

Però mi trovo bene.

In Lapponia invece è rimasta la mia casella postale,

anche se ultimamente uso molto l'e-mail.

Il mio indirizzo è babbonatale@natalebabbo.com.

Tutto minuscolo.

Ho capito, ora magari me lo segno e...

Beh, insomma. Ah!

- Che? - Niente.

Quando sono caduto prima,

ho battuto forte il ginocchio. Ma niente, tranquillo.

Tutto a posto.

(TONFO)

NICOLA: Comunque ti ringrazio di avermi accompagnato.

In fondo l'ho capito da subito, non sei una persona cattiva, diciamo.

Sei solo...

un povero disgraziato, un disperato senza arte né parte.

- Sì, eh? - Figurati.

È molto tempo che delinqui?

Eh?

È molto tempo che delinqui?

Ah, delinquo.

Praticamente da sempre.

Mio padre rubava, mia madre spacciava.

- Figlio d'arte. - Eh.

Eh, beh. Comunque, puoi sempre cambiare vita.

Dipende solo da te.

È un consiglio di Babbo Natale.

A me, ti dirò, Babbo Natale mi è sempre stato sulle palle.

M'avesse portato un regalo da ragazzino.

No, guarda, io i regali te li portavo.

Ma tuo padre e tua madre li fregavano e se li andavano a vendere. Eh, scusa.

Ma lo vedi che c'era qualcosa che non andava?

Ma io mi chiedevo: "Ma com'è?"

Signora, è un'ora e mezza che siamo qui, non è che si potrebbe accelerare la cosa?

Quand'è il suo turno verrà chiamato.

Forse non ci siamo capiti. Trattasi di anziano con gravi disturbi mentali.

Eh?

Anzi, se si potesse accorpare la visita ortopedica con quella psichiatrica,

così prendiamo due piccioni con una fava.

Si metta a sedere.

- Ti fa male? - Eh, beh.

Credo che sia arrivato per me il momento di andare in pensione.

E che Babbo Natale va in pensione?

Certo. È un lavoro molto faticoso. È usurante.

Quanto lavori? Un giorno l'anno e gli altri 364 ti gratti le palle.

Meglio che andare a rubare.

Hai capito tutto, eh?

Niente di rotto signor Natalizi, stia tranquillo.

Però mi fa male.

C'è stata una forte contusione, un po' di dolore è normale.

Le prescrivo un antidolorifico, tra qualche giorno si sentirà meglio.

Grazie, dottore.

Cerchi di stare a riposo almeno tre, quattro settimane.

Ha qualcuno che si può occupare di lei in questo periodo?

Veramente io vivo solo.

Ci sono io. Cioè, me ne occupo volentieri.

Lei chi è, un parente?

No.

Un amico.

Michele Zuzzi?

Senti, sono Ettore Magni.

Ettore Magni.

Ci siamo conosciuti a Rebibbia nel 2001.

Stavo in cella con Poldino, Zi' Prete...

Quello alto con la barba che bestemmiava sempre.

Eh, sono io.

Sì.

Senti, io ho conosciuto un tizio, uno psicopatico,

diciamo un feticista del giocattolo, via.

Ho una partita di articoli nuovi di zecca, te li do a un prezzo stracciato,

ma stracciato forte. Hai capito?

Eh, che dici?

Aspetta, Michele, ti devo richiamare. Ti devo richiamare, Michele.

Potresti evitare di fumare dentro casa, per favore?

Scusa, Nicola, non lo faccio più.

Togli i piedi dal tavolino e ricordati di mettere il giubbetto sull'attaccapanni.

Si chiama attaccapanni per questo.

Certo. Senti, Nicola, ma che ci mangiamo stasera?

Non lo so, più tardi vado a fare la spesa, mi accompagni?

No, vai da solo, mi fido.

Grazie.

Comunque, patti chiari e amicizia lunga.

Io ti ho ospitato, ma se vuoi rimanere qua dentro basta delinquere.

Se no, quella è la porta, chiaro?

Ma certo, ma che scherzi? Basta delinquere.

Mh.

Senti, mi è venuta una voglia improvvisa.

Ma perché non mi fai una bella trippa alla romana col pecorino, la mentuccia...

Pure.

LAURA: No, io non ce la faccio.

Ma come non ce la fai, ma sei la numero uno!

No, Walter, tu non hai capito.

Per me quell'essere rappresenta il più grande fallimento umano e professionale.

Vabbè, la prima volta invece che trovargli un lavoro ti sei innamorata,

ci hai fatto una figlia, poi lui ti ha lasciato per tornare a fare le rapine,

cose che succedono queste. Dai, capita.

Ti prego, non infierire.

Senti, io ho tutti gli altri operatori che sono già impegnati.

Di' piuttosto che nessuno vuole avere a che fare con lui.

La verità è che tu sei l'unica che mi può gestire questa cosa.

Ricordatelo sempre,

sei la numero uno.

Ti odio.

- Buongiorno. ETTORE: Laura. Che bello rivederti.

Vorrei condividere il tuo entusiasmo, ma proprio non ce la faccio.

Senti, quel sadico del mio direttore

ha deciso che mi dovrò occupare io del tuo reinserimento sociale.

- Come ai bei tempi. - No, non erano bei tempi.

Era un periodo orribile, forse il peggiore della mia vita.

Se ci ripenso ci sto ancora male.

Fortunatamente è acqua passata e io sono qua solo per fare il mio lavoro. Chiaro?

E vabbè.

LAURA: Stai qua. - Chi si muove.

LAURA: Ciao, amore mio.

ALICE: Ciao, mamma.

Che ci fa quello qua dentro?

È tutta colpa di Walter, poi ti spiego.

- Ciao. - Ciao.

Senti, amore, mentre mamma finisce di lavorare tu vai a giocare in giardino.

Però se senti freddo torna dentro, eh?

- Ok. - Va bene.

Ci sei?

Come hai detto che si chiama?

Torniamo a noi.

Da quando hai interrotto il periodo di detenzione

hai trovato un posto dove stare?

Sì, sto da un carissimo amico, ma una bravissima persona.

Immagino.

Mi dispiace che parli così.

Te l'ho già detto, ho capito i miei errori,

voglio lavorare e rifarmi una vita.

Bene. Sono contenta per te.

Non ti credo, ma sono contenta per te.

- Hai già trovato qualcosa? - No.

Però sto facendo dei colloqui.

Zuzzi,

sono sempre Ettore.

Senti, ti stavo dicendo...

ho una vagonata di giocattoli nuovi di zecca.

Guarda, ti faccio un prezzo che quasi mi vergogno.

(CAMPANELLO)

Sì. Vieni con un paio di tir e ti porti via quello che ti pare.

(CAMPANELLO) Nicola, suonano!

Ah.

Ti dico, è un lavoretto pulito.

C'è un custode, ma è un vecchio rincoglionito, ci penso io.

(CAMPANELLO) Nicola!

Quanto ti ci vuole a organizzare tutto?

Vabbè, basta che ti sbrighi, dai. Ciao.

(CAMPANELLO) Ammazza, oh!

Cercavamo il signor Natalizi, è in casa?

Ci sta o no?

NICOLA: Falli entrare, Ettore!

Nicola,

- ti volevo chiedere una cosa. - Dimmi.

Ma per curiosità, più che altro.

Quelli che ti sono venuti a trovare ieri, quelle persone basse, ma chi sono?

Gli elfi.

Gli elfi?

Sì, di solito mi danno una mano a organizzare il Natale, sai.

Senti, ora mi hai rotto veramente le palle però. Mi devi dire chi sei veramente.

Te l'ho detto mille volte, sono Ba...

Eh?

Sono Babbo Natale, però, per favore, non lo dire a nessuno, ti prego.

A chi vuoi che lo dica, vecchio pazzo? A chi vuoi che lo dica?

Come siamo nervosi. Calma, eh.

Capisco. Non è che non ti capisca,

non dev'essere gradevole essere disoccupati, specialmente all'età tua.

E per questo un lavoro te lo offro io.

Che lavoro?

Vedi come sono ridotto? Sono convalescente, insomma.

S'avvicina il Natale, ci sarà tanto lavoro

e ho bisogno che qualcuno mi dia una mano.

Una mano a fare che?

A fare quello che faccio di solito,

portare i doni ai bambini di tutto il mondo.

Per favore.

Ma ti pago bene, eh?

Altrimenti sarò costretto a far venire giù mio cugino dalla Lapponia con la famiglia.

Bravo, fai venire tuo cugino dalla Lapponia con tutta la famiglia.

- Però mi dispiace. - No, non ti preoccupare.

Non ci rimango male.

Mi dispiace che poi non ci sarà più posto per te.

Sarai costretto ad andartene via da casa.

(SBUFFA) Quando si comincia?

Gol!

Passa.

Op!

Corri, vai in porta.

Op.

Sei bravo.

Me la cavo.

Come ti chiami?

Io Ettore e tu?

Alice.

Ah, Alice. Ecco.

Ecco che cosa?

Niente, una cosa mia.

Ti piace giocare a calcio?

Tantissimo. Un giorno giocherò in nazionale.

Mi sa che ti devi allenare un po' per giocare in nazionale.

Tu dove hai imparato così bene?

Durante l'ora d'aria.

E che cos'è l'ora d'aria?

È una specie di ricreazione.

Op! Palo!

Cosa stai facendo?

Niente, sono entrato, non ti ho vista e sono uscito.

Lascia stare mia figlia, va bene?

Lei non sa nemmeno che esisti e vorrei che continuasse a ignorare questa disgrazia.

E va bene.

Allora, ti ho trovato qualche contatto.

Un call center, un lavapiatti da un cinese,

rider, parcheggiatore.

Lo so, non è un granché.

Però, visto il tuo curriculum, mi sembra già un grosso risultato.

Guarda che io ti ringrazio, ma un lavoro l'ho trovato.

- Che lavoro? - Eh...

Faccio assistenza a un anziano. Un poveraccio, sta in condizioni pietose.

- Tu? - Eh.

- Badante? - Sì.

Guarda che io ho una certa sensibilità. Non si vede...

Infatti non si vede per niente.

Non so, a me questa cosa sembra abbastanza incredibile.

Lo capisco, ma il carcere ti insegna molto, capito? Io sono cambiato.

Meglio così.

Eh.

Allora, non perché io non mi fidi di te, però mi porti qui questa persona,

così chiudiamo questa pratica e non ci pensiamo più.

Ma che dici? Ti dico che sta male! È un vecchio.

Ha l'Alzheimer che se lo mangia. Non si può muovere, dove va?

Vabbè, guarda, non c'è problema.

- Eh. - Vado io da lui.

Dove abita?

No, io queste cose non le faccio. Mi dispiace, ma non esiste.

Ma ti ho chiesto un favore.

Io non ce l'ho l'Alzheimer. Non ce l'ho!

Ma dai tempo al tempo, quanto ti mancherà? Comincia ad abituarti, no?

Tiè!

Sto scherzando, Nicola.

Ma ti prego, Nicola, ti scongiuro.

Questa già mi odia, basta una cosa, una stupidaggine e mi rimanda in galera.

Eh, te lo meriteresti pure

visto come ti sei comportato con me in questi giorni.

Chi, io?

Io che ti ho assistito con amore? Parliamoci chiaro, con amore 24 ore su 24.

Non mi far parlare, guarda.

(CAMPANELLO)

È lei. Nicola, è lei. Io ti scongiuro, ti prego, eh?

Nicola!

- Ciao, Laura. - Buonasera.

Prego, accomodati.

Spero di non essere arrivata in un momento sbagliato.

No, figurati. Qui è un continuo.

Il signor Natalizi ha bisogno di molta assistenza.

Nicola, guarda un po', abbiamo visite.

LAURA: Salve.

Chi è questa donna?

Come, chi è? È la dottoressa Interlenghi. L'assistente sociale.

Mi dà più l'impressione di una fruttarola.

Ne riconosco il tratto somatico.

Piacere, io sono Laura Interlenghi.

Sei euro al chilo le zucchine, ma vi dovreste vergognare.

- Glielo prendo io il cappotto, eh? - Sì, grazie.

ETTORE: Non ci sta con la testa. Eccoci qua.

Che fai, idiota?

Ma che sei scemo?

Le cose vanno appese all'attaccapanni, quante volte devo dirlo?

Non lo fa mai, è un mentecatto.

Non si agiti però, le fa male.

Ma sei euro.

- Che vogliamo fare, ci mettiamo seduti? - Certo.

Ma che cazzo fai?

Dove vai?

Nicola? No.

E vabbè.

Magari adesso Nicola si va a riposare, no? Sul letto, ti sdrai un attimo...

- No. - No.

Io voglio stare qui.

Questa è casa mia, cretino che non sei altro. È cretino.

Quanti anni ha lei, signor Natalizi?

124. Vado per i 125.

- A marzo. - Ma guarda. Hai capito che tipo?

Ha certe uscite... l'altro giorno mi ha detto:

"Guarda, io sono Babbo..." Ahia, mortacci tuoi!

Che gli dici le parolacce?

- Tanto non capisce. - Che vuol dire? Non si fa!

Lei deve stare tranquillo, perché Ettore è qui solo per aiutarla.

Ma chi? Lui?

Eh.

Questo non fa un cavolo dalla mattina alla sera.

Mangia in continuazione, sporca dappertutto.

Questa è la persona più inutile che abbia mai incontrato.

Ahia!

T'ho visto.

Sei euro al chilo, eh?

Eh, eh!

Mi fa tanta tenerezza il signor Natalizi.

Anche a me, tantissima.

Mi hai proprio stupito.

Non pensavo fossi capace di occuparti di una persona in quelle condizioni.

Nemmeno io, ma viene tutto dal cuore, è spontaneo.

Ti avevo giudicato male.

Oddio, non che me ne mancassero i motivi.

Ma la gente cambia.

Forse sei cambiato pure tu.

Ciao, Ettore, vieni a giocare a pallone con me?

Beh...

Dai, su, vieni a giocare.

Mamma, diglielo pure tu. Tanto tu devi lavorare.

ALICE: È da tanto che conosci mamma?

Eh! Da prima che nascessi tu.

Però non mi ha mai parlato di te.

Vabbè, le sarà sfuggito.

Dai.

Per fortuna ci sei tu a giocare con me, mamma e papà sono sempre impegnati.

Papà soprattutto. Lavora in una multinazionale.

Non so cosa vuol dire, ma è importante.

Pure io faccio un lavoro importante, che ti credi?

Che lavoro fai?

Io te lo direi, ma se te lo dico mi prometti che non lo dici a nessuno?

Vieni qua.

Faccio l'assistente di Babbo Natale.

- Davvero? - Zitta, piano. Oh!

Mi raccomando.

Un po' d'attenzione perché non vorrei ripetere le cose due volte.

Capirai...

Devi sapere che Babbo Natale è dotato di una serie di superpoteri.

C'è poco da ridere.

Scusa.

Questi superpoteri sono: primo, calarsi velocissimamente in tutti i camini.

Secondo, in assenza di camini,

passare attraverso i muri o attraverso qualsiasi ostacolo che dir si voglia.

Terzo, riuscire a realizzare tutti i desideri.

Ma qui c'è un conflitto di interessi col Genio della lampada.

Ma che battuta imbecille.

Perdona.

Quarto, invisibilità.

Quinto, viaggiare a velocità supersonica sopra la slitta

e sesto e buon ultimo,

riuscire a portare un'infinità di regali grazie a questo speciale sacco,

che qualsiasi cosa tu ci metta dentro, non si riempie mai e non pesa niente.

Naturalmente, perché questi superpoteri funzionino,

bisogna prima indossare il vestito di Babbo Natale.

E certo.

Altrimenti non funzionano.

- Questo. - Tiè.

Ma dico, con tutti questi poteri che hai,

perché non prendi quella slitta supersonica e vai dal sarto?

Ti fai dare un'aggiustata. (RIDE)

NICOLA: Che ore sono? - Eh?

Ho detto, che ore sono?

Mezzanotte e cinque.

È ora di andare a fare un giro. Vieni con me.

Andiamo.

Beh?

Che aspetti, Pasqua?

Dai.

Indossa questo.

È il mio cappello di riserva.

INVISIBILITÀ ATTIVATA

E ora?

Si parte.

(ETTORE URLA)

ETTORE: Ma è una cosa fantastica.

Si vede tutta Roma.

È una bomba questa slitta!

NICOLA: Carrozzeria tutta in fibra di carbonio e acciaio.

Totalmente alimentata con energia lunare.

E le renne che fine hanno fatto?

Sono rimaste su in Lapponia. Pure loro hanno una certa età.

- Nicola, ma fai guidare un po' me? - No.

ETTORE: Ma perché, scusa? Io sono bravo, eh?

Ho guidato le migliori macchine.

Rubato, volevi dire.

Vabbè, stai a guardare il capello.

La slitta la può guidare solo Babbo Natale, se no neanche vola.

È la regola.

Ah.

No, che fai? Rimettilo subito.

Senza quel cappello non puoi essere invisibile, no?

Secondo te perché gli adulti non credono a Babbo Natale?

Perché non lo vedono?

Bravo.

Soltanto i bambini possono vedere Babbo Natale,

ma a quest'ora dormono tutti.

È per questo che siamo usciti dopo la mezzanotte.

A quanto può andare questa slitta?

A 12.000 chilometri orari.

Se lallero.

Reggiti.

ETTORE: Oh!

Ma che è, Parigi?

(RIDE) Guarda che bellezza.

(CANTA LA MARSIGLIESE STORPIATA)

Avessi azzeccato una parola!

ETTORE: Perché tu sai il francese?

Io so tutte le lingue.

È un altro dei superpoteri di Babbo Natale,

se no come potrei leggere le letterine dei bambini di tutto il mondo?

ETTORE: Ah!

Allora come si dice "scaldabagno" in ungherese?

"Vizmelegito."

- Davvero? - Eh.

Andiamo a Londra, va.

ETTORE: No. Ammazza, ma tu sei un grande.

Senti, già che siamo qui, perché non facciamo un salto a New York?

Non si può, c'è il fuso orario.

A quest'ora a New York i bambini sono svegli, ci vedrebbero.

Adesso però ti porto dentro una casa.

ETTORE: In che senso?

NICOLA: Dai, scendi.

ETTORE: Dove andiamo?

NICOLA: Dammi la mano.

ETTORE: Che ci devi fare?

NICOLA: E dammela.

(ETTORE URLA)

(TONFO)

(ETTORE TOSSISCE)

Ma ti prendesse un colpo, mi vuoi avvertire?

Shh! Parla più piano, ci possono sentire.

Ma ti prendesse un colpo, mi vuoi avvertire?

NICOLA: Così va bene.

Ahia!

Senza il vestito non hai nessun potere.

Accontentati dell'invisibilità. (RIDE)

Non me lo dire, eh?

- Shh! - Che ho detto?

NICOLA: Che piccolo che è.

PER BABBO NATALE

Questa è per me. Così arriva prima.

Adesso andiamo a riprendere la slitta.

Stavolta guido io però.

- Sei Babbo Natale tu? - No.

E allora che vuoi? Andiamo, via. Shh!

ETTORE: Oh!

Dormito bene?

Insomma.

Con tutta quell'aria ieri sera, ho una cervicale...

Ecco.

Insomma, sei Babbo Natale.

Beh, mi sembra di avertelo vagamente accennato.

E hai 125 anni?

A marzo.

Però te li porti bene.

Ho preso da mamma.

(NICOLA RIDE)

Che c'è?

No, niente, stavo pensando che se tutto quello che mi hai raccontato è vero,

è vero pure che i miei genitori mi rubavano i regali quando me li portavi.

Ne vogliamo parlare?

No, di che devi parlare.

Non mi ricordo una volta che mi hanno detto "ti voglio bene".

Ammazza quanto ci ho pianto.

Stavo sempre a piangere, non facevo altro.

Poi un giorno ho finito le lacrime e ho detto basta.

Da quel momento, può succedere qualsiasi cosa, non mi frega più niente.

La vita è uno schifo, Nicola.

Papà e mamma sono stati i primi a farmi capire come funziona

e tutto sommato li devo ringraziare.

Sono stato a Parigi, poi a Londra,

poi dovevamo andare pure a New York,

però abbiamo avuto problemi di fuso orario.

Pure mio padre ogni tanto va a Londra per lavoro.

ETTORE: Va con la slitta? ALICE: No, con l'aereo.

Così sono bravi tutti.

E poi che altre magie fai?

Sono invisibile,

attraverso i muri, passo per i camini. Tuo padre ci passa per i camini?

- No. - Ah, no?

E allora di che stiamo parlando? Guarda un po'.

Poi non ho capito, questo deve stare sempre qua?

Non aveva trovato un lavoro?

Non mi va per niente che un pregiudicato stia vicino a mia figlia.

Perché sono io il padre, non lui. L'ho cresciuta io Alice.

Tesoro, questo nessuno lo mette in dubbio. Stai tranquillo.

Però Ettore è cambiato.

Tra l'altro, penso che frequentare Alice

lo possa anche aiutare nel suo percorso di reinserimento sociale.

E certo.

Il tuo lavoro è più importante della sicurezza di nostra figlia.

Tu parli di lavoro a me? Che non pensi ad altro?

Alice, mi sa che stanno litigando.

Lo fanno sempre.

ETTORE: Ah, sì? E come mai?

Dicono che non si vogliono più bene, ma mica è vero.

Adesso è da un po' che vivono in due case diverse.

ETTORE: Ah, allora non stanno più insieme.

No. Però papà viene tutte le sere a darmi la buonanotte.

Sì, eh?

Tu quando eri piccolo vivevi insieme a mamma e papà?

- Sì. - Beato te.

Eh!

Non puoi capire.

(RUSSA)

Oh!

Niente.

Vuoi dare le molliche alle paperelle?

No.

- È divertente. - Eh!

Sì.

- Nicola. - Eh?

Ma se io volessi diventare Babbo Natale,

che dovrei fare?

- Tu Babbo Natale? - Beh?

Ma ti sei visto?

Che ho?

Non sei il tipo, no?

Se uno vuole diventare Babbo Natale deve essere buono, ma molto buono.

- Ma io sono buonissimo. - Certo, come no.

Per essere buono bisogna prima di tutto essere altruista.

Tu hai mai fatto qualche cosa per qualcuno senza avere un secondo fine?

- No. - Lo vedi?

Agire in maniera disinteressata.

Questo è il grande segreto dell'universo.

L'importante è dare, non prendere.

Ma tu dici per diventare Babbo Natale?

No, ma io direi in assoluto.

Che ti vuoi appoggiare? Vuoi una mano?

Grazie, sei gentile.

Quindi non basta avere il vestito di Babbo Natale per avere i superpoteri?

Ma no, ma che c'entra. Il vestito funziona a prescindere.

Ma i superpoteri non bastano.

Quello che più conta è trasformarsi.

È volare in cielo con la slitta,

per portare i doni ai bambini di tutto il mondo.

Ma questo lo può fare soltanto Babbo Natale.

Ho capito. Ma il resto c'è tutto però.

Sì, ma col resto che ci vuoi fare?

Che ci vuoi fare?

- Sei splendida stasera. - Grazie.

- Prego. - Però non correre, mi raccomando.

Ho una paura delle macchine veloci...

Non ti preoccupare, non te ne accorgerai neanche.

(MOTORE DELLA MACCHINA)

(CANZONE "FATHER CHRISTMAS" DI THE KINKS)

Dai, brava. Qua.

LAURA: Piano, eh?

- Sì, ed è gol! - No, è palo.

Ok, ricevuto. Grazie, amico mio, a buon rendere.

Allora, per domani mattina è tutto confermato.

Il portavalori dovrebbe passare tra le otto e le otto e mezza.

Ci dividiamo così: in macchina ci stiamo io e Pablo,

nel furgone invece ci vanno Bradipo, Nanni e il Merlo.

E le armi?

Le armi è meglio se le prendiamo stasera.

Ragazzi, una cosa molto importante. Non parlate con nessuno.

Perché se si viene a sapere qualcosa in giro, naturalmente salta tutto.

Sono stato chiaro?

PABLO: Ok. NANNI: Sì.

Mh?

Allora, adesso andiamo a fare un saluto veloce a papà Mauro

e poi ce ne andiamo a casa a fare la nanna. Va bene?

ELENA: Guarda mamma, Babbo Natale!

(RIDE) Elena, ma dove lo vedi Babbo Natale?

Lì, Babbo Natale è lì.

(STEFANIA RIDE)

Mi pare un po' presto per Babbo Natale.

Però fra qualche giorno arriva e ti porta un sacco di regali.

Va bene? Andiamo, dai.

ELENA: Ciao, Babbo Natale.

NANNI: Aprite il portellone e uscite con le mani alzate!

(ALLARME)

Apri, veloce. Scendi!

- Vieni qua. - Piano.

A terra.

Belli di zio!

Ma che succede?

(COLPO)

Via!

MAURO: Tutto a posto? PABLO: Daje!

MAURO: Quanto sono belli.

- A chi stai sparando? - Che ne so.

MAURO: Scappiamo, dai.

PABLO: Dai!

Sì, mezz'ora e sono lì, il tempo di arrivare.

Non ha di meglio da fare che venire qui?

Ma perché, hai qualche problema?

No.

No.

Anzi sì, ho qualche problema, va bene?

Ho qualche problema. Me ne frego se è un delinquente ed è stato in galera.

Faccia del male a Laura e Alice e interverrò.

E questa volta in galera ci finisco io!

Fosse l'ultima cosa che faccio nella vita.

Buongiorno.

ALICE: Perché non sei venuto ieri?

Ho avuto da fare con Babbo Natale.

Stai lavorando molto?

Eh, hai voglia.

Senti, però io ti devo chiedere un gran favore.

Dimmi.

Ecco, questa è la mia letterina di Natale.

Gliela puoi dare tu a Babbo Natale, così sono sicura che gli arrivi?

Certo, gliela do io.

Grazie, Ettore.

E questo è per te. Te lo regalo.

Ma no, è tuo.

Ma voglio che lo tieni tu.

Lo so che ti piace. È il mio regalo di Natale.

Però mi devi promettere che qualche volta vieni qui e ci giochiamo insieme.

Promesso.

Ti voglio bene.

Anch'io ti voglio bene.

Capolavoro.

Ammazza che bella. Eccoci qua.

Un po' di mentuccia...

e un pochetto di pecorino. Un filo, eccolo qui.

Tiè!

Signori, la trippa.

Eh!

Eccola qua.

Te le stacco, quelle manine!

Mamma mia, sei assatanato.

Allora,

questa per te.

- Grazie. - Guarda che bella.

E questa per te.

Oh, ecco qua. Vai, strafogati.

Buon appetito.

ELFO: Buon appetito.

Senti che roba.

Mmm. Com'è?

È ottima, bravo.

Buonissima.

Nicola, io stasera a lavorare non vengo.

NICOLA: Come mai?

Perché devo uscire con Laura.

Ma dai.

Sono un po' agitato, è tanto che non esco con qualcuno.

Eh, a me lo dici!

Non mi dire che non esci con qualche donna, perché non ci credo.

Sì, un paio di volte all'anno mi viene a trovare la Befana, ma...

Daje a ridere!

Ma no, soltanto amici.

Ci mancherebbe pure.

Ma no, lei vorrebbe, ma lo capisci da te...

(RIDE)

- Ma com'è? - Buona.

ETTORE: Ti credo.

Poi alla fine è la vita, no?

LAURA: Sì, io non ci avevo creduto per niente al tuo cambiamento. Invece...

Molto del merito va pure ad Alice, lo sai?

Quella ragazzina è eccezionale.

- Poi ha un bel destro. - Sì?

Con chi l'hai lasciata? Dove sta adesso?

Sta da Luciano.

Tutto a posto, sì?

Sì, ma quando parlo di lui mi prende male.

- Cambiamo argomento. - Ce l'ha con me, ma ha ragione.

Mi sono veramente impegnata per farmi lasciare.

Eppure la sai la cosa assurda? Mi manca.

È finita tre mesi fa.

Non ci capivamo più, o almeno così mi sembrava.

Però certe volte penso di essere ancora innamorata di lui.

Scusa, ma perché non ti trovi qualcuno per avere una storia, magari senza impegno?

Fosse facile.

E poi non mi va.

Tu ti sei fatto un'idea sbagliata di Luciano.

Quando ci siamo conosciuti, Alice aveva appena un anno.

Mi ha chiesto subito di adottare la bambina.

Luciano è veramente una bella persona.

Ma poi dove lo trovo uno così disponibile, dolce, affettuoso, sensibile...

- Chiedo il conto? - Sì, grazie.

Dica.

Certe volte penso di essere rimasta una bambina.

Da piccola mi fissavo con un giocattolo e non esisteva altro.

Poi mi stufavo, lo buttavo via e quando non c'era più lo rivolevo.

- Ti sembra normale? - Abbastanza.

A Natale mi avevano regalato una bambola coi capelli rossi.

Si chiamava Carlotta Pupazzotta.

Ci giocavo sempre, ma sai sempre.

Poi improvvisamente l'ho buttata da qualche parte e non l'ho più ritrovata.

Chissà che fine ha fatto.

Mi piacerebbe ritrovare quella bambola, sarebbe bello.

Senti, a proposito di Natale.

Se non hai da fare vuoi venire da noi, la sera della Vigilia?

Magari, grazie.

Solo che poi alle undici e mezza devo aiutare Nicola a fare una cosa.

Sì, tranquillo, tanto a quell'ora siamo già crollate tutt'e due.

Vabbè, io sono arrivata. Dai, ti do uno strappo.

No, vado a piedi, che strappo.

- Ma è lontano. - No, faccio due passi.

Va bene.

Grazie per la serata, io sono stata bene.

Anch'io sono stato bene.

- No, scusa. - No, scusa tu.

Mi sono fatta già abbastanza male con te, per ora mi riterrei soddisfatta.

Non è che non mi piaci più e nemmeno perché sei un pluripregiudicato.

Che sto dicendo?

Meglio che vada, eh?

Ciao, Laura.

LAURA: Ciao.

Buongiorno, Nicola. Ti sei svegliato presto.

Beh, c'è tanto lavoro da fare.

Senti, Nicola.

Quando hai tempo mi dai un'occhiata a questa letterina, per favore?

Va bene.

Beh? Con Laura com'è andata?

Bene. Praticamente mi ha parlato tutta la sera del suo ex.

Ahia.

Se ti senti solo ti posso mettere in contatto con la Befana.

No, grazie.

È molto passionale, sai?

Ti credo sulla parola, ma meglio di no.

Senti, tu che sei del ramo, non è che ti ricordi una bambola con i capelli rossi...

si chiamava Carlotta Pupazzotta.

Sì, come no.

Andava di moda fra le bambine una trentina di anni fa.

Sì. Non è che te n'è rimasta qualcuna, magari in magazzino, rimanenze...

No, mi dispiace.

- Puoi provare su Internet. - Ma come, mi mandi dalla concorrenza?

Su Internet trovi di tutto, eh?

E tutto a buon prezzo, poi.

- Questi occhiali, per esempio. - Eh.

Sette e quaranta. Li butti via?

Sì.

Sette e quaranta, che vuoi vedere?

MAURO: Tu che dici?

Ah, non lo so. A me pare strano.

Stava rovinato. Ma come ha fatto?

(BUSSANO ALLA PORTA)

Avanti.

Permesso.

Elena voleva salutare papà prima di andare via.

Fatti dare un bacione.

Cucciolotta.

Babbo Natale!

Sì, Babbo Natale questo?

Questo è l'uomo nero, quello che fa tanta paura.

No, è Babbo Natale.

S'è fissata. Pure l'altra sera diceva che qui fuori c'era Babbo Natale.

Quando?

Amore, quando ti siamo venute a salutare.

Stavi in riunione con gli altri. Ti ricordi?

Allora è vero che hai visto Babbo Natale, amore.

Ma è proprio questo signore qua?

Sì.

Amore, papà ha fatto tardi, non riesce a passare stasera.

Andiamo a letto, dai.

Spegni la luce.

Buonanotte.

ALICE: Buonanotte, mamma. - Ciao.

Ma allora è vero che sei invisibile!

E che ti ho detto io?

Grande!

Io ho un sacco di poteri, mica sto a pettinare le renne.

Senti, adesso mettiti a dormire va,

che noi ci vediamo alla Vigilia di Natale.

Aspetta, prima di andar via, mi racconti una favola?

E vabbè, raccontiamo questa favola, va.

Che vuoi sentire, eh?

Cenerentola, Hansel e Gretel,

Sbriciolina Perditutto oppure Il magico mondo di Gianni Martis?

Ma no, queste le conosco già. Fai come papà, inventala.

Fa così, papà?

E vabbè, allora ci provo pure io.

Vediamo un po'.

C'era una volta un bambino che si chiamava Alfio.

Alfio?

- Eh. - Non mi piace.

Che vuol dire? Chi racconta la favola, io o te?

- Tu. - E allora?

C'era una volta un bambino che si chiamava Enzo.

Enzo aveva una passione incredibile per le automobili, gli piacevano tutte:

spider, station wagon, berlina...

Però purtroppo Enzo era un bambino molto, molto povero.

Era costretto a girare sull'autobus.

Ma un bel giorno disse a se stesso:

"Basta, da oggi in poi vado a rubare!"

Da quel momento...

(PASSI)

(PORTA SI APRE)

Amore mio, ancora sveglia?

Ciao, papà.

Scusa se papà arriva soltanto adesso, tesoro.

Avevo promesso che sarei arrivato prima, ma l'aereo da Vienna ha fatto ardi.

- Dov'è Vienna? - In Austria.

Ti ricordi che papà ti ci ha portato? Eh?

Che siamo andati al luna park, su quella ruota alta.

ALICE: Ah, sì, bellissima.

Dopo siamo andati a mangiare quella torta al cioccolato, che ti piaceva tanto.

Buona.

La prossima volta che papà va lassù, te ne porta una intera.

- Anche con la panna? - Anche con la panna.

Evvai!

Lo sai che quando era su a Vienna, papà ha fatto un pranzo di lavoro con un amico,

che ha una bambina della tua stessa età. Ha sei anni e sai come si chiama? Elena.

ETTORE: Alice è fantastica. - È carina?

Carina?

È bellissima, intelligente, simpatica, ha ripreso tutto dalla madre.

Tu sei ancora innamorato di Laura, di' la verità.

Boh, mi sa di sì.

- Tu ce li hai mai avuti i figli? - Eh, miliardi!

E mi continuano a nascere ogni anno.

Gli dai giù, eh? (RIDE)

I bambini sono la cosa più bella che c'è.

Stavo cercando di ricordami una...

Cosa?

No, com'eri fatto tu da bambino.

La faccia, intendo.

Ci stavo pensando in questi giorni.

Con tutti i bambini che ho visto nella mia vita poi, lo capisci da te.

Vuoi vedere una foto?

Ce l'hai?

Diciamo che...

è l'unica cosa che mi è rimasta.

Eccola qua.

Sono io con mio padre e mia madre a Ostia.

Sono fotogenici, i tuoi genitori.

A te già rode tantissimo, si vede.

Che ci vuoi fare.

Io niente.

Se c'è una persona che ci può fare qualcosa, quello sei tu.

Perché non cerchi di metterti l'anima in pace

una volta per tutte?

Non ti sei stancato di avercela col mondo intero?

Eh?

Senti, Alice.

la sera della Vigilia pensavo di invitare Ettore a cena, ti va?

Sì, me l'ha già detto ieri sera.

Come ha fatto a dirtelo, scusa?

No, niente, mi sono sbagliata.

Alice!

Non si dicono le bugie.

Soprattutto a mamma.

Come hai fatto a parlare con Ettore ieri sera?

Io te lo dico,

però tu non lo devi dire a nessuno, perché è un segreto.

Salve. Ettore Magni?

- Sono io. - Prego.

E se cortesemente mette una firma qui.

- Perfetto. Arrivederci. - Aspetta.

Tieni, sono 50, eh?

- Grazie. - Prego.

(SQUILLO DEL CELLULARE)

Laura.

Arrivo.

Ma come ti permetti di entrare in casa mia di notte come un ladro?

Volevo vedere solo la bambina.

Lasciala stare. Non la devi nemmeno nominare.

Ma la colpa non è la tua, la colpa è la mia che te l'ho fatta frequentare.

Assistente di Babbo Natale, ma non ti vergogni?

Lo so, sembra assurdo, però c'è una spiegazione.

Stai zitto.

Tu devi stare zitto.

Io mi sono fidata di te, nonostante tutto quello che mi hai fatto.

Mi sono pure aperta con te, pensa che deficiente!

Senti, Laura.

Quando me ne sono andato sei anni fa,

ho fatto la più grande cazzata della vita mia.

Ma io ci tengo a te e pure alla ragazzina.

Non vi voglio perdere.

Vattene, Ettore.

E se ti azzardi ad avvicinarti a me e Alice te lo giuro,

ti faccio risbattere in galera, che è l'unico posto dove stai bene.

Oh, Nicola.

Ma che fai, ora ti leghi da solo?

Bentornato. Ti stavamo aspettando. Prego, accomodati.

Ammazza, quanta gente.

Che mi sono perso una festa?

Come no, aspettavamo te per scartare i regali.

A proposito di regali,

noi stavamo cercando certi lingotti d'oro.

Non so se ci puoi dare una mano.

Il signore gentilmente ci ha aperto la cassaforte, ma purtroppo era vuota.

Che vogliamo fare?

Io per quanto riguarda i lingotti d'oro, non so proprio di che state parlando.

Se volete quello che stava dentro la cassaforte, ce l'ho io.

Eccolo qua.

(VERSI DI NICOLA)

MAURO: Ma che è questo posto, oh?

So che hai una bambina. Serviti pure.

Ragazzi, cercate questi lingotti, veloci, forza!

Mauro.

Continua.

Ehi, non ti devi muovere.

PABLO: Ma che è?

Mauro, guarda un po' che abbiamo trovato.

Ettore, non si dicono le bugie.

Sei sempre stato un bambino cattivo,

ma visto che è Natale, un regalo te lo voglio fare anche io.

Eccolo.

Dove sta?

Oh!

Torno subito, eh.

(VERSI DI NICOLA)

"Questa mattina, la nota banda criminale capeggiata da Mauro Tufano

si è consegnata da sola alla polizia."

Hai capito che lavoretto che ti ho fatto?

GIORNALISTA: "Sono stati ritrovati privi di sensi

sul marciapiede davanti alla questura di Roma.

Dopo poche ore, sullo stesso marciapiede,

sono stati ritrovati i lingotti d'oro sottratti alcuni giorni fa

durante una rapina a un furgone portavalori.

È inutile.

Se cerchi i lingotti d'oro, fai un viaggio a vuoto.

Anche gli orologi, i gioielli, i vestiti e tutto il resto.

E ovviamente anche l'automobile.

Sei stato tu?

No.

Sono stati gli elfi.

Ho chiesto una cortesia e me l'hanno fatta.

Eh, loro sì che sono dei veri amici.

Ma come, ti ho salvato la vita

e questo è il ringraziamento? Eh?

Ringraziamento?

Ma tutto quello che è successo fino adesso è soltanto colpa tua.

Ma tu pensi che io sia veramente un vecchietto rincoglionito?

Ho fatto di tutto per te.

Mi sono fatto anche prendere in giro, perché volevo darti una possibilità.

Ma tu non ti meriti proprio niente,

perché tu sei un egoista, Ettore. Questo è il tuo problema.

Tu pensi sempre e soltanto a te stesso.

E ci pensi pure male.

Cercati un posto adesso dove andare, perché qui non c'è più spazio per te.

E per quanto riguarda la notte di Natale,

tranquillo, non ho bisogno del tuo aiuto. Ce la posso fare da solo.

Voleva diventare Babbo Natale.

Prima cerca di diventare un essere umano,

se ce la fai.

Nicola, ho dato una sistemata di sotto, adesso è tutto a posto.

Grazie.

Per la casa se mi dai un paio di giorni, poi me ne vado.

Vabbè, mi vado a buttare a letto, che sono distrutto.

- Ettore. - Eh?

Questa è tua.

È la lettera di Alice. Non posso portarle il dono che ha richiesto.

Mi dispiace.

ALICE: "Caro Babbo Natale,

quest'anno non voglio giocattoli,

voglio solo un regalo: mamma e papà insieme.

Mi raccomando.

Alice."

Michele, ciao. Buon Natale. Ciao. Buon Natale.

ETTORE: Luciano!

No, io con lei non parlo.

- Ti fermi un attimo? - Mi lasci stare.

Ti devo dire una cosa importante.

Sarebbe?

Senti, Laura è una donna meravigliosa.

Non chiedermi il motivo, ma è ancora innamorata di te.

Saresti un deficiente a lasciarla andare.

Vai da lei, le dici che ancora la ami, vi rimettete insieme e basta, no?

Queste non sono cose che la riguardano.

Ma dai che sei ancora innamorato! Ammetti.

Si vede da lontano un chilometro.

E anche se fosse? Si faccia gli affari suoi!

Scusa se mi permetto, Luciano, ma stai facendo un grosso errore.

Se ne vada, o chiamo la polizia.

Ma ragioniamo, no?

- Luciano? - E basta.

Luciano.

(BABBO NATALE SUONA "JINGLE BELLS")

Luciano, rifletti, no?

Ma ci pensi ad Alice?

Pensa quanto sarebbe contenta se papà e mamma tornassero insieme.

Io te lo dico contro i miei interessi.

Oh, ma ci pensi? Fatti furbo, no?

Ma che abiti qui?

Dove abito non è un problema suo.

Avrò diritto di festeggiare la Vigilia con la mia famiglia?

Chi ti ha detto niente.

MAMMA LUCIANO: "Chi è?"

Mamma, sono io. Permesso.

E adesso se ne vada, altrimenti la denuncio per stalking.

ETTORE: Eh!

- Buon Natale. - Buon Natale, sì.

- Guarda, Luca, Babbo Natale! - Ciao, Babbo Natale.

Evviva! Oh!

(TONFO)

PADRE LUCIANO: Un po' di vino buono, che non ha mai fatto male a nessuno.

Oh, ecco qua.

Amore, mangia una di queste, sono deliziose.

No, mamma, scusa. Ho lo stomaco un po' chiuso.

Tra un po' vado a casa, ho un lavoro da finire.

- Amore, ma pure stasera? È Natale. - Lo so.

Grazie. (CITOFONO)

Questo è lo zio Leo. Mimmo, vai ad aprire, dai.

- Ma buone, provane una, no? Dai. - No...

Auguri!

E tu chi sei?

Sono Babbo Natale.

E dove l'hai presto questo vestito? Fa veramente schifo.

(RIDE)

Cercavo Luciano, sono venuto direttamente dalla Lapponia per parlare con lui.

Sei il Babbo Natale più squallido che abbia mai visto in vita mia.

Ho capito, levati dalle palle, va.

Buonasera, signori. Scusate il disturbo.

Ancora? Ma non è possibile!

Ti ricordo che a casa hai una moglie e una figlia che ti aspettano.

Papà, per favore chiama la polizia. Quest'uomo mi sta perseguitando!

Fermo.

(URLANO)

Vieni con me, sbrigati. Dai.

E apri.

- La macchina ce l'hai? - Eh?

- Dico, la macchina ce l'hai? - No, non guido.

Ammazza che disastro che sei.

Che ci avrà trovato Laura in te, non me lo spiego.

LUCIANO: No!

ETTORE: Dai.

Daje!

Monta.

Che hai dentro quella valigetta?

Documenti di lavoro.

Che lavori pure a Natale?

Avevo degli arretrati.

No, no!

Luciano, non fare il mio stesso errore,

che per il lavoro ho trascurato la famiglia.

Ma quale lavoro, il ladro?

Beh? Guarda che è un lavoro pure quello, mica lo facevo gratis!

Dai, scendi, Luciano.

Non credo che Laura sarà contenta di vedermi.

E come no, dai, fidati di me. Ti stanno aspettando.

Ah, aspetta, è Natale.

Ma che ti presenti a mani vuote?

- Ciao. LAURA: Ciao.

Ma che ci fai qui?

Niente, passavo in zona e ho pensato di venire a farvi un saluto.

Non me l'aspettavo.

Eh.

Ma vuoi entrare?

Non lo so, tu che dici?

Entra.

ALICE: Papà!

Ciao, amore mio.

Che bello che sei venuto.

- Questo è per te. - Grazie.

Ah, questo è per te, invece.

- Per me? - Sì.

Carlotta Pupazzotta.

Ma chi te l'ha detto?

No, niente, un amico. Poi ti spiego.

Grazie.

Papà, è bellissimo.

LUCIANO: Op!

Però ci dobbiamo giocare insieme.

Te lo prometto, tutte le volte che vuoi.

Perché non resti a mangiare da noi stasera?

Non lo so, amore.

Se ti va, a noi fa piacere.

Aggiungo un piatto, che ci vuole.

ALICE: Dai, vieni.

ALICE: Me la passi? - Io assaggio una di queste.

Queste sono buonissime, le hai fatte tu?

- Sì, le ho fatte io. - Come quando me le faceva...

- No. - Tua madre?

No.

Ci vuoi andare tu alle Maldive?

Ci sei mai stata?

Ti ci porta papà.

Nicola?

Nicola!

Ti ho portato due filetti di baccalà,

così mangi qualcosa prima di andare a lavorare.

Nicola, ci sei?

Ma dove sta?

NICOLA: "Caro Ettore,

ti ricordi quando ti ho detto che solo i bambini riescono a vedere Babbo Natale?

Ti sei mai chiesto come facevi tu a vedermi?

Te lo dico io:

perché in fondo, sei rimasto un bambino.

E solo un adulto che è rimasto bambino può diventare Babbo Natale.

Sì, sono stato io a farti venire qui.

Ero stanco e avevo bisogno di un sostituto.

In realtà ti avevo già scelto tanto tempo fa,

quando mi hai scritto quella lettera assurda

in cui volevi prendere il mio posto.

E allora, eccoti accontentato.

Come vedi, ti ho fatto preparare un bel po' di roba,

compresa la trippa con il pecorino e la mentuccia che ti piace tanto.

Mangia tutto, mi raccomando, che stanotte devi lavorare parecchio.

E fai i complimenti agli elfi, perché hanno cucinato loro

e lo sai quanto sono permalosi, eh.

Mi dispiace se quando eri piccolo hai sofferto tanto,

nessuno ti potrà ridare la gioia che non hai potuto avere.

Ma se vorrai, sarai tu a dare quella stessa gioia ai bambini di tutto il mondo.

Io lo so che sei buono, l'ho sempre saputo.

Anche se onestamente hai fatto di tutto per dimostrarmi il contrario.

Niente, a questo punto me ne posso anche andare in pensione.

Pensavo di fare un salto in Portogallo,

c'è il sole, il mare e si pagano pure meno tasse.

Meglio di così.

Stai bene, Ettore,

e soprattutto cerca di volerti bene,

anche se nessuno te l'ha mai insegnato.

Un abbraccio grande, Nicola."

INVISIBILITÀ ATTIVATA

NICOLA: "Ah, mi stavo dimenticando la cosa più importante:

buon Natale."

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