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SRT project ha tradotto per voi: Traduzione: 'goblin' [SRT project]

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Ricordo il mio... il mio...

si'...

il mio patrigno...

lui mi colpiva, mi colpiva con dei cavi elettrici

e... e delle grucce, si'...

e con bastoni e qualsiasi altra cosa.

E mentre mi batteva, mi diceva: "Fa piu' male a me che a te".

E: "Lo faccio perche' ti voglio bene".

Cosi'... mi trasmetteva un messaggio sbagliato,

su cosa fosse l'amore.

Percio', per parecchi anni... be'...

pensavo che l'amore dovesse far male.

E... facevo del male a chiunque amassi.

E misuravo...

l'amore... a seconda di quanto dolore uno avrebbe sopportato da me.

E fu solo quando andai in prigione,

un ambiente privo d'amore,

che iniziai ad avere maggiore consapevolezza

di cosa, in realta', fosse o non fosse.

E...

conobbi una persona...

e...

lei... per la prima volta, mi fece davvero capire cos'era l'amore,

perche' seppe guardare al di la'... della mia situazione

e del fatto che ero carcerato a vita,

per il peggiore dei crimini che si possa commettere:

l'uccisione di una donna e di un bambino.

Fu Agnes,

madre e nonna di...

Patricia e Chris, che io avevo ucciso...

a darmi la migliore lezione d'amore, perche'...

avrebbe avuto tutto il diritto di odiarmi,

ma non lo fece.

E...

nel corso del tempo...

e...

attraverso il cammino percorso insieme

e' stato assolutamente straordinario,

mi ha dato amore.

E...

mi ha insegnato cosa fosse.

Sono molto felice quando piove,

quando bevo latte,

e vivo bene.

Quando ingrasso.

Adesso, sono magra.

Quando piove,

sono molto felice.

Quando bevo latte e mangio tutto quello che mi piace.

E quando dormo con l'uomo che amo,

che mi dice cose dolci.

E quando mi trovo in una bella capanna,

che mi protegge dal freddo e dalla pioggia.

Queste sono le cose che mi rendono felice.

Felicita', per noi,

sarebbe...

avere da mangiare,

un pezzetto di terra...

e una vera casa in cui vivere,

con l'elettricita' giorno e notte.

Non dovremmo dormire nell'oscurita'.

Questo sarebbe la felicita'.

Ma dormiamo per terra,

senza neppure una stuoia, sulla paglia.

Con l'elettricita', ci sarebbe luce nella vita dei miei figli.

Allora,

visto che ho passato

un'infanzia difficile e senza soldi,

sono arrivato all'universita',

ho avuto la mia prima borsa di studio

e mi sono comprato una moto.

Tutta nuova!

Ero la prima persona a metterla in moto.

Ero il primo a salirci sopra per arrivare a casa.

Quel momento in cui sento il vento

colpirmi mentre corro...

il fatto di sapere che non sono dietro,

sulla moto di un altro,

che e' una moto proprio mia!

Sono arrivato a casa,

e, per dormire la notte, ho messo la moto in camera,

chiudendola dentro, con me.

Cosi', posso sentire l'odore del motore caldo.

Ecco... l'odore del motore,

l'odore del nuovo...

E quando accendo la luce,

vedo che e' la mia moto!

Veramente, non potevo mettere la moto

sul letto, sotto la coperta,

ma era quello che avrei voluto fare...

Si'...

si', li' e' stato...

Si', quello e' stato un momento molto, molto felice per me.

Felicita', e' felicita' quando...

i figli tornano volentieri a casa.

E' come... la mia felicita' materna.

Felicita' e' quando tuo marito entra e sorride

e ti bacia, dopo 33 anni di matrimonio.

Anche questa felicita' e' una felicita' per una donna.

Felicita' e' quando i nipotini corrono da te, gridando: "Nonnina!"

Proprio perche' ti dicono "nonnina", non "nonna", come diranno da grandi.

Anche questa e' felicita'.

Felicita' e' quando arrivi al lavoro e i colleghi

e... ti incontrano,

ti incontrano e sono contenti:

"Eccola e' arrivata, possiamo chiaccherare".

Anche questa e' felicita'.

Felicita' e' quando la mattina ti alzi e niente ti fa male...

tra i vari dolori.

Anche questa e' felicita'.

Felicita' e' quando piove e allora ci saranno buoni raccolti.

Sono molte le felicita', ma, allo stesso tempo,

e' una sola.

Vivi, quindi sei felice.

Proprio per l'esperienza di essere in sedia a rotelle

e di girarci il mondo, vedo la vita da un'angolazione diversa.

E cio' mi ha insegnato, a livello spirituale,

ad accettare ed essere felice, di qualsiasi cosa possa accadere.

Mentalmente sono molto forte,

e questo e' dovuto al fatto di aver perso fisicamente le gambe.

La mia vista e' piu' acuta, il mio udito e'...

sento molto meglio.

Be', questo dal punto di vista fisico, ma...

mi ritengo fortunato perche'... non...

analizzo o riconsidero troppo la vita. Posso...

posso solcare la vita

e trovarmi sempre al posto giusto nel momento giusto.

Mi succedono sempre cose fantastiche.

Sono davvero fortunato in questa situazione.

Ma e' perche' credo nella fortuna, credo nella...

forza d'attrazione, credo nel...

nell'attirare la bonta' nella propria vita.

E penso...

che cio' possa essere visto come felicita'.

Quindi, se Dio stesso

comparisse adesso davanti a me e mi dicesse:

"Bruno, ti ridaro' le tue gambe

ma mi riprendero' tutto quanto hai imparato negli ultimi 13 anni",

gli direi: "Tieniti le tue gambe!"

Prima, non si moriva come oggi.

Si viveva in pace.

Nei combattimenti, non ci si uccideva.

C'era un solo fucile per villaggio.

E' il kalashnikov che ci stermina.

Prima, si moriva solo per infermita' e malattie.

Morivano poche persone:

un ammalato, un vecchio, un bambino.

Solo i deboli.

Le vittime del kalashnikov...

sono incalcolabili.

La nostra lotta degenera: si muore in 3 con un solo colpo.

Ieri, e' morta della gente.

Non li abbiamo sepolti.

Gli animali li avranno mangiati.

Quel fucile e' un male.

Toglie la pace... alla nuova generazione e al paese.

Dal momento in cui mi sono armato,

ho provato paura.

La paura e' un sentimento umano.

Avevo paura del sangue.

Prendendo le armi,

da insegnante, sono diventato... combattente.

Non ho avuto scelta.

Ho visto e vissuto cose che mi hanno forzato a farlo.

A volte, mio figlio mi chiede, dato che questo lo preoccupa,

"Papa', perche' questa guerra? Non finira' mai?

"Perche' uccidi il soldato?

"Il soldato non ha una famiglia...

"che lo sta aspettando, proprio come noi?"

Io gli dico: "Lui sbaglia e noi siamo nel giusto".

"Perche', papa'?"

Dico: "Uccide famiglie e bambini.

"Distrugge le moschee.

"Noi difendiamo tutto questo".

Cerchiamo sempre di essere chiari con i figli.

Gli diciamo che abbiamo preso le armi

perche' vi siamo stati costretti, non perche' lo volevamo.

Non mi piace avere le mani insanguinate...

o l'idea di aver ucciso qualcuno.

A nessuno piace.

Non ho paura della morte.

Non ne ho paura, se e' per la Siria.

Non ne ho paura se e' per mio padre.

Se non fosse morto, avrei paura della morte.

Ma cosi', non ho piu' paura, anche se mi tagliassero la gola,

o mi riducessero in brandelli con una bomba, l'importante...

e' raggiungere mio padre...

o tornare in Siria.

Durante il genocidio,

fui separata dai miei genitori.

Dopo questa separazione,

vissi da sola in un campo di sorgo,

per almeno due settimane.

E dopo,

qualcuno mi trovo'.

Mi chiese... chi ero,

ma, siccome ero ancora piccola,

non sapevo distinguere gli Hutu dai Tutsi.

Davvero non lo sapevo.

Mi osservo', mi tocco'

le dita... la pelle...

Mi disse che... ero una Tutsi,

o una di razza mista.

Diede ordine a qualcuno di spararmi,

di eliminarmi.

Io chiesi perche'...

cosa avevo fatto di male.

Dopo di questo,

ci furono molti spari.

Scappai via.

Lungo tutto il cammino,

c'erano cadaveri e sangue.

Allora, mi sedetti... e dissi a Dio:

"Sia fatta la Tua volonta'."

Ebbi la fortuna di sopravvivere.

Tornai a casa.

La porta era stata abbattuta.

Davanti, c'era un buco...

dov'era caduta una granata.

Entrai e trovai mio padre steso a terra.

E dietro a lui, vidi anche i miei fratelli.

Era stato mio padre ad aprirgli la porta.

Aveva assicurato loro...

che non c'erano combattenti.

Gli dissero di farsi avanti. Mia madre e i miei fratelli erano li'.

"Va' da loro".

Appena si mosse, incominciarono a sparare.

Lo presero alla schiena.

Cadde.

E poi, si misero a sparare ai miei fratelli.

All'epoca del massacro,

nel 1982, ero giovane. Ero uno studente.

Non odiavo nessuno, ero senza rancore.

Ma quel massacro rimise in questione un sacco di cose.

Mi chiedevo:

"Chi mi ama? Chi mi odia?"

"Perche' e' successo questo?

Continuai a rifletterci...

e... tutto questo fece nascere in me

l'amore per l'odio,

l'amore per la vendetta.

L'uomo... non nasce con questi sentimenti.

Gli crescono dentro nel tempo, con quello che vive.

Sia l'amore che l'odio.

Mi perdoneresti, se uccidessi tuo padre o tuo fratello?

Se nessuna legge mi si opponesse?

Se i tuoi diritti fossero calpestati? Mi perdoneresti...

se avessi ucciso... tuo fratello, o tuo padre, o tua madre?

No, certo che no.

Per niente.

Non perdonerei mai.

Anche se mi si tagliasse la testa.

Una sera, mentre si era in riserva,

la mia unita' doveva impedire un attacco suicida,

catturando un terrorista

in un villaggio vicino a Nablus.

Schierai le nostre forze.

Dovevamo stanarlo e sparammo alle pareti,

per dare una dimostrazione di forza.

Dalla casa, usci' una donna

con una ragazzina in braccio

e un'altra... per mano.

Erano le 3 della notte.

La piccola, nel panico, ci e' corsa incontro.

Temetti che si facesse esplodere.

Le gridai in arabo di fermarsi. Continuo'.

Sparai al di sopra della sua testa.

Si fermo'.

In quell'attimo, il tempo si fermo'.

Fu l'attimo piu' corto e piu' lungo

della mia vita.

La bambina rimase in vita.

E anch'io rimasi vivo.

Ma... allo stesso tempo,

qualcosa mori'...

in tutti e due.

Quando si spara a un bambino,

dentro, qualcosa viene ucciso. Non so cosa.

Quando un adulto spara a un bambino

questa cosa gli uccide qualcosa dentro.

Qualcosa muore e qualcos'altro...

deve prendere vita.

Mi sono vergognato di averle sparato.

Una vergogna dolorosa.

E soprattutto, la sensazione del mio dito

che preme il grilletto

e spara alla bambina.

Da questo dito che...

premeva il grilletto

doveva prender vita qualcosa.

Una delle cose piu' impressionanti che possono accadere,

dopo... esser stato in combattimento,

e'...

la sensazione dell'uccidere un altro essere umano.

Una volta che l'hai provato,

ti rendi conto che non assomiglia

a niente che tu abbia provato prima.

E purtroppo,

quella sensazione,

il tuo corpo la vuole provare di nuovo.

E'... e' davvero difficile

cercare di spiegare a qualcuno... a qualcuno...

che tipo di sensazione sia.

In questo stesso momento, vorrei riprovarla...

di nuovo

ed e' forse per questo che tengo

un fucile carico, in casa.

Vorrei, desidererei davvero che qualcuno

cercasse di farmi del male,

o di penetrarmi in casa, o di darmi un pretesto,

per poter ancora usare quella violenza contro di lui.

Il 16 gennaio 2007,

una guardia di frontiera israeliana uccise

Abir, mia figlia di 10 anni,

davanti alla scuola, ad Anath, dove vivo.

Era con sua sorella e due amiche.

Alle 9:30 del mattino...

le sparo' alla nuca,

da una distanza di 15, 20 metri,

con un proiettile di gomma.

Abi non era una combattente.

Era solo...

una bambina.

Non sapeva niente del conflitto

e non vi prendeva parte.

Purtroppo, ha perso la vita

perche' era palestinese.

Sono un israeliano che ha perso la figlia

in un attentato suicida,

il 4 settembre 1997.

E sono il prodotto di...

di un sistema educativo.

Sono due societa' in guerra...

e... esse fanno in modo che la giovane generazione

sia capace di sacrificarsi, quando arrivi il momento.

E' vero per la societa' palestinese

ed e' altrettanto vero per la societa' israeliana.

Dato che siamo esseri umani,

a volte si pensa:

"Se uccido l'assassino,

"o qualcuno dell'altra parte, di Israele,

"o magari ne uccido 10,

"questo mi... ridara' mia figlia".

No.

Provochero' un altro dolore

e un'altra vittima in campo avverso.

Ho deciso di rompere questo cerchio di violenza e sangue e vendetta...

smettendo di uccidere e di sostenere la vendetta,

per cio' che mi riguarda.

La mia definizione delle "parti"

e' drammaticamente cambiata.

Oggi, dalla mia "parte" ci sono

tutti quelli che vogliono la pace e sono disposti a pagarne il prezzo.

Dall'altra "parte",

ci sono quelli che non vogliono la pace

e non sono disposti a pagarne il prezzo.

Molti mi hanno detto:

"Non hai diritto di perdonare in suo nome".

E la risposta: "Neppure ho il diritto

"di vendicarmi in suo nome".

Spero sia soddisfatta.

Spero riposi in pace.

Ecco cosa accadde: un ufficiale tedesco...

in divisa da SS,

entro' nel ghetto,

in una sera piovosa.

Mia madre gli disse: "Prendi mia figlia".

Sollevo' la rete metallica

e gli consegno' la propria figlia, io,

una piccola ebrea di 2 anni e mezzo.

Con il cuore gonfio,

mi affido' alle mani

di un uomo fantastico,

che portava l'uniforme delle SS.

Oggi, so che quell'uomo,

Alois Pleva,

serviva nell'esercito tedesco

e viveva vicino al confine tedesco.

Quest'uomo mi copri' con il suo cappotto,

mi ci nascose dentro

e mi porto'

al confine tra Germania e Polonia...

dai suoi genitori.

Essi mi fecero passare per loro figlia,

mi educarono nella piu' pura tradizione cattolica,

fino alla fine della guerra.

Che... gesto!

Quale... magia,

questa mano tesa!

Come scintille di luce

in cio' che chiamiamo "umana follia"!

A volte, mi sorge una domanda:

se mi fossi trovata

in una situazione simile,

avrei agito allo stesso modo

di quell'ufficiale tedesco?

Come rispondere a una domanda cosi'?

Non credo che avrei avuto

la forza morale di farlo,

in tutta onesta'. O forse si'.

Sapeva di esserne capace?

Come si fa a saperlo?

Come si puo' riconoscere l'attimo di verita',

nel quale sacrificare se stessi,

sacrificare l'unica vita che si ha,

per qualcun altro?

Non c'e' risposta a questa domanda.

O una domanda cui altri possano rispondere.

Ma e' una domanda che ci si deve fare.

L'amore...

L'amore e' l'origine ed e' la fine.

L'amore e' da dove veniamo e dove andiamo,

e cio' che viviamo nel mezzo.

L'amore e' tutto.

Amore...

La parola "amore" e' molto significativa... per me.

Perche', quando si parla di amore, si include tutto.

L'amore comprende tutto, no?

Dove non c'e' amore, non c'e' niente. Siamo vuoti.

O, mi sento vuota.

Amore.

Perche' l'amore riempie l'anima.

Credo che l'amore sia giorno per giorno.

Lo si vive tutti i giorni.

Capisci?

L'amore e' il sentimento che sei capace

come ti ho spiegato, di trasmettere

e che anche gli altri ti trasmettono.

Mia moglie e' una con un forte carattere.

Sembra la... la guida della famiglia.

Ma...

l'amo molto.

E' magnifica.

Se non fai l'amore,

il tuo amore sara' un fallimento.

Ti e' ben chiaro? Perche'?

Con l'amore si arriva al sesso.

Se non fai sesso, fallirai.

"Che c'e'? - dice la moglie - "C'e' un problema qui?"

"Quest'uomo mi da' amore, mi da' sesso...

"Mi da' amore, cibo, vestiti, mi da' tutto... ma niente sesso!

"Che ci faccio? Non e' ne' fu, ne' fa!"

Che succedera' alla famiglia? La famiglia sara' distrutta.

Perche' dopo l'amore, ci vuole il sesso.

E cosi', per quello arriva l'amore.

Se non e' cosi', non c'e' niente.

Si', e' cosi'.

Si'...

Eh, si'. Sissignore.

Ehi, che domanda mi ha fatto!

Se ho avuto delle innamorate?

Per dirgliela tutta, non ne ho mai avute.

No, niente...

Cioe', andavo alle feste, ma non...

ballavo, perche'...

per dirle la verita', non ho mai saputo ballare.

Ci ho provato, ma non funzionava.

Cosi', ho lasciato perdere.

Penso che quando sposiamo qualcuno, lo si sposa cosi' com'e'.

Ecco, in quell'istante, lo si ama, e' cosi'.

Ebbi quest'incidente.

Non ho piu' ne' braccia, ne' gambe.

Non aveva sposato uno senza braccia o gambe.

Be', per un po' fece fronte allo shock,

per parecchi anni, parecchi.

Poi, come succede a tutti, ci separammo, ci fu un divorzio...

dovetti ricominciare una nuova vita: mi ci vollero tre anni

per guarire da questa separazione. Tre anni.

E dopo tre anni, mi dissi: "Be', non vorrai restare solo!"

Siamo in un'epoca fantastica: mi iscrissi su Internet,

ad un sito di incontri.

All'inizio, misi solo la foto della testa.

Il resto restava una sorpresa.

Braccia e gambe non le mostrai.

E cosi' mi divertivo su Internet.

Ma quando dichiarai, il mio handicap

nessuno piu' mi rispose.

Dichiarai il mio handicap

e, un giorno, incontrai Suzanna.

Ed ecco, anche l'amore e' possibile.

Sono 8 anni che siamo insieme.

Suzanna ha tre figlie, io ho due maschi.

Abbiamo un cane guercio, 4 gatti, un porcellino d'India.

E' una grande famiglia ricostruita.

Per me, tutto e' possibile. Ho ritrovato l'amore.

E ci si ama davvero moltissimo.

Vivo con mio marito da 18 anni.

Non gli ho mai sentito dire ti amo,

ma io lo sento...

A volte, e' meglio fare e non parlare.

Pensavo... come si fa a vivere

per tanto tempo... insieme?

Prima o poi smettero' di amarlo.

Pensavo da ragazza: "Dormire nello stesso letto,

"per vent'anni... ma e' una cosa noiosa!"

Ma, a quanto pare, no, per niente.

E ogni giorno,

penso...

magari non lo amo nel modo giusto.

Ecco, adesso lo amo cosi'...

ma tra un anno, penso...

no, lo amero' ancora meglio, ancora di piu'.

E... poi, quando sono a letto,

lo guardo e penso...

se lui non ci fosse...

non ne troverei... uno migliore.

Dopo essere stato sposato per...

50 anni, 49...

51 anni,

mia moglie si ammalo' gravemente,

giusto prima di festeggiare il 50esimo anniversario.

E soffri' terribilmente

per circa due anni,

da invalida.

Negli ultimi due anni della sua vita,

fui il suo infermiere,

il suo dottore, il suo amico...

il suo amante, suo marito.

Tutti volevano che prendessi

un'infermiera a tempo pieno, notte e giorno,

e lei mi supplico' di non farlo.

Voleva solo me ad occuparsi di lei.

E mi piacque farlo per lei.

E lo feci... da solo.

La trasportavo in macchina, con la bombola d'ossigeno,

e la sedia a rotelle: la sistemavo in macchina e poi gliela spingevo.

La riportavo indietro, a casa, le facevo il bagno, la mettevo a letto.

E mi piaceva...

di essere in grado

di farlo per lei, senza l'aiuto di nessuno.

E lei lo apprezzava.

Questo e' amore.

Il momento magico che vissi con mio nonno,

fu subito dopo la morte della nonna.

Ero andato a salutarlo, sapevo che stava male,

ma non sapevo in che stato l'avrei trovato.

Per 65 anni, era stata la sua compagna e il suo chauffeur.

Dissi: "Nonno...

"come stai?"

Disse: "Lo sai che con 4 dollari,

"posso prendere un autobus e andare dappertutto, in citta'?"

- Risposi: "E' fantastico, nonno!" - Disse: "Sono andato in drogheria,

"e ho detto alla signora dietro al banco:

"Ho questa lista di cose. Mi aiuterebbe a trovarle?

"Mia moglie si e' appena trasferita in paradiso".

Gli dissi: "Nonno caro,

"mi hai sempre aiutato a vedere il bicchiere mezzo pieno".

E lui, indietreggiando, mi guardo' negli occhi e mi disse:

"E' un bicchiere magnifico!"

Me ne sono andata, a 12 anni,

dalla casa dei miei nonni,

per abusi.

Quindi, me ne andai in strada.

Cosi', mi dissi: "Meglio che vada per la mia strada,

"per vedere di riuscire a rendermi indipendente".

Una cosa che non potrei mai perdonare...

fu... sarebbe mia madre,

perche'...

avermi venduto non e' stata una buona idea.

Perche' siamo suoi figli,

e ha sofferto nel farci nascere.

Ed ecco perche' non glielo perdonerei mai.

La cosa piu' difficile per me,

in tutta la mia vita,

fu la morte di mio padre.

Perche', be'...

Non ce la faccio...

Be'...

era lui che mi aiutava molto.

Era lui...

che ci incoraggiava, me e i miei fratelli.

Ormai non ho piu' paura di niente,

perche' ho vissuto molte cose brutte e

ormai sono abituato.

Ma... non ho paura quasi di niente.

Mi dicono: "Guarda che

"ti picchieremo. Ti uccidero'."

Gli dico: "No, non ho paura di voi.

"E se anche lo faceste...

"non avrei paura di voi", gli ho detto.

Be', mio padre...

mi diceva che nonostante tutto quello che...

tutti gli ostacoli che possa incontrare...

devo essere forte, cioe' se cado, mi devo rialzare.

E cosi', se cado, devo alzarmi e rialzarmi.

Questo e' quello che mi aiuta.

E se vivo pensando al passato,

passero' il tempo a piangere,

saro' sempre amareggiata...

per niente amichevole

cioe', niente... se non...

no, se non saro'

giocherellona e sorridente,

perche' vivere nel passato non va bene.

Invece, bisogna vivere nel presente.

Per me, la famiglia...

e' comunione.

E' tornare a casa e trovare qualcuno che ti abbracci,

che ti dica: "Che bello che tu sia qui!"

Aiutare i miei fratelli a fare cose che non sanno e che io gia' so,

dato che sono uno dei piu' grandi.

Insegnare loro.

Vedere mio padre, tornare dal lavoro soddisfatto, seduto in poltrona,

e io che gli preparo un caffe'.

Questo mi fa star bene.

E' qualcosa che ti 'riempie dentro'.

E se qualcuno non c'e',

ti rimane un vuoto nel cuore come se:

"Oh, cavolo! Che e' successo? Dov'e'?"

Credo che la famiglia sia qualcosa di felice, importante.

E' qualcos'altro.

Ti 'riempie'.

Quand'ero giovane,

non pensavo che sarei rimasta nella...

nella comunita' religiosa cui avevo aderito.

E neppure credo che avessi capito

cio' che realmente stavo facendo e la decisione che stavo prendendo,

in seguito alla quale non avrei avuto figli o famiglia,

come gli altri.

Non lo capivo, davvero non lo capivo,

ma, piu' tardi...

ho avuto una sorella che e' morta...

di cancro,

e, quando ho conosciuto la sua famiglia,

mi sono resa conto

che quando moriro', non ci sara' nessuno...

che mi piangera', allo stesso modo.

E' che...

piu' passa il tempo, piu' ti rendi conto

che sei vicino ad altre persone:

quelle con cui lavori,

o che ti sono amiche, o con cui hai un certo tipo di relazione.

Quindi, anche se non hai una tua propria famiglia,

hai comunque una famiglia.

Cosi', credo sia questo l'importante, per me.

Questo bambino e' il figlio che ho aspettato per tutta la vita

ho delle figlie piu' grandi ma aspettavo un aiuto.

Anche adesso, anche adesso voglio ancora,

voglio ancora che mio figlio mi sia d'aiuto.

Lui mi aiuta gia', perche' mi consiglia, mi guarda in silenzio,

quando facciamo qualcosa insieme.

Per esempio, battiamo dei chiodi o aggiustiamo qualcosa e gli spiego,

continuo a parlargli.

In una parabola,

c'era Dio che...

era li'...

e sceglieva...

a chi... quale bambino, in quale famiglia,

mandare, e l'angelo lo guarda e dice:

"Signore,

"perche' un bambino cosi' grave lo dai a questa famiglia?

"Loro stanno bene, vivono felici...

"perche' gli fai questo?" E il Signore risponde:

"Lo mando a loro, perche'

"possano

"insegnargli che io esisto,

"che sono onnipresente,

"nelle foglie sull'albero, nel vento..."

E io sempre

gli dico...

e continuo a dirgli,

gli dico: "Aljosha,

"questa e' una foglia

"e questi sono dei fiori

"anche questa e' gioia."

Io e lui

usciamo la sera,

e io gli...

gli spiego cosa sono le stelle.

Gli dico: "Figliolo, le stelle!"

E lui,

si gira verso me

e mi guarda,

con occhi da adulto, non per l'eta' che ha,

ma e' anche...

per l'anima che vive in lui.

Lui e' molto piu' forte di me.

E' lui che guida me,

guida me, guida la mia famiglia e anche gli altri figli.

Ed e' per questo che...

solo ora comincio a capire

che cos'e' l'amore.

In principio, c'e' l'amore per te stesso,

perche' per vivere insieme,

devi amare te stesso,

amare tua moglie,

amare i tuoi figli,

siano grandi o piccoli.

Amare i tuoi parenti, i tuoi genitori.

I miei genitori sono vivi.

Amare la gente,

amare gli uomini,

al di sopra di tutto,

perche' la questione e' una:

c'e' solo l'amore che puo' salvare questo mondo.

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Ah, no! Io non avrei mai pensato e

non mi sarebbe mai piaciuto essere un uomo.

Perche' la vita di un uomo e' una vita facile.

Troppo.

E le vite facili ti portano alla noia.

E' facile raggiungere gli obiettivi professionali,

e forse e' anche piu' facile raggiungere la "preda"...

sentimentale.

Per noi donne, e' tutto piu' difficile.

Pero', con la difficolta', c'e' anche il fascino

di arrivare alla meta con difficolta'.

E quindi, preferisco senza dubbio,

essere donna.

E' una... e' impotenza che sento quando qualcuno...

pensa... o, viene qualcuno, una donna piu' piccolina al negozio

vede qualcosa in alto e mi dice:

"Non ci sara' un uomo che me lo prende?"

Verra' un uomo, un giorno... ma tu tira un pugno e fa un salto!

Se ho due mani, non ho bisogno di un uomo!

Che m'importa!

Mi da' molta grinta, mi fa incazzare. E' la mia...

Non mi piace... non mi piace che le donne...

Non voglio, non mi sento bene, quando

cercano di discriminarmi perche' sono donna.

Adesso mi sento libera,

perche'... posso fare...

varie cose...

senza stare a misurare il tempo.

E poi,

sono divorziata.

Scusate.

Scusatemi.

Non credo sia importante, no?

Scusate.

Volete che lo faccia di nuovo?

Va bene?

So che non e' cosa di cui sorridere, questa, ma...

ma mi sento bene, adesso, mi sento libera.

Mio marito ha due mogli.

E' poligamo. Ha due mogli.

Si'... qui, in Senegal, vedi,

la poligamia...

C'e' chi ha 4 mogli.

Chi ne ha tre...

chi ne ha due, ma c'e' anche chi ne ha una sola.

E' a loro scelta.

Ma ce n'e' altri che ne hanno 6, 7, 8, 9, perfino 10!

Ma mio marito ha due mogli.

Due mogli?

Io sono la prima e l'altra e' la seconda.

E tra noi viviamo davvero in pace.

E' mia amica, questa signora.

Davvero mi vuole bene, e anch'io le voglio bene.

Per fortuna, da noi,

la poligamia tra le donne non e' possibile, perche'...

Dico "per fortuna", perche'? Perche', se mia moglie,

amasse un altro, oltre a me,

sono certo che non si saprebbe.

Sarebbe molto complicato perche' sono estremamente geloso.

Estremamente geloso.

Non potrei sopportare che mia...

moglie passasse la notte

tra le braccia di un altro e poi...

tornasse, il giorno dopo, a passare la notte con me.

Non lo sopporterei mai.

Cosi', "per fortuna"...

la poligamia tra le donne,

non e' possibile qui, in Burkina Faso,

perche', davvero, non mi ci immagino!

Quando sono andato a stare con mia... con mia...

con mia moglie a San Francisco...

non e' mia moglie, ma la donna con cui sto,

lei...

Ci eravamo messi insieme da circa una settimana

e mi sveglio la mattina e le dico: "Be',

"ti domando di fare questo e quello...

"e... tu esiti."

Ma la donna con cui sto non puo' dirmi di no,

deve piuttosto dirmi solo si',

altrimenti non c'e' possibilita' di relazione.

Le ci e' voluto circa un mese, da che gliel'avevo precisato,

per rendersi conto che quei "no" non ci dovevano essere.

Ed ecco che piccolissima merda e' la mia donna.

E'... e' incredibilmente... unica, straordinaria.

Mi da'...

be', e come se fosse stata cresciuta per adorare il suo uomo.

Nella pura tradizione messicana.

Sa come comportarsi.

Non significa che non possa dirmi delle cose, o condividerle,

o che non possa darmi dei consigli.

Ma, in casa mia, e' l'uomo che comanda.

Ok, nei fine settimana sono io che cucino.

Un giorno, venne a trovarmi un amico

e mi chiese: "Senti, sei tu che cucini?"

Gli dissi: "Si'."

E lui: "Tua moglie e' malata?" Io: "No, non e' malata, si riposa".

"Come? Ti lascia cucinare,

"mentre lei riposa dentro casa?"

"Si', ma ha prorio bisogno di riposare".

Quel giorno, mi disse:

"Mia moglie non verra' mai a farti visita.

"Semplicemente perche' le metteresti delle idee in testa.

"E quando tornasse a casa,

"chiederebbe anche a me di cucinare".

Gli dissi: "No, ma devi, devi capire

"che hanno bisogno di quel riposo.

"E comunque, a me fa piacere cucinare per tutta la famiglia".

Sono in prigione,

perche' ho abortito.

Non avrei potuto continuare gli studi,

perche' vivevo in un collegio,

e non volevo interrompere gli studi.

Sarebbe stata un'interruzione troppo lunga,

con la gravidanza, il parto, l'allattamento.

Ed era qualcosa che non mi sentivo di affrontare.

Cosi', ho deciso di abortire.

Oggi, sono contenta,

perche' domani usciro' di prigione.

Potro' continuare i miei studi

e lavorare.

E, magari, un giorno, avro' un bambino.

E saro' una come tutti gli altri.

C'e' un modo per uscire dalle violenze coniugali.

Per me e' stata dura, perche' ero sottoposta alle peggiori:

mi puntava una pistola alla testa

e dovevo inginocchiarmi e supplicare per la mia vita.

E io lo facevo, mentre i miei figli guardavano.

O mi buttava fuori di casa

e dovevo dormire fuori sui gradini.

Se me ne fossi andata, me le sarei prese.

Era dura, perche' credevo di essere in colpa.

Ero io quella che faceva qualcosa di male,

nel nostro matrimonio.

Ho parlato dei miei figli, credo, la cosa piu' importante della mia vita.

Se non ne fossi venuta fuori,

avrei finito per morirne, o essi ne sarebbero morti.

Quindi, dovevo voltar pagina. Dovevo fare qualcosa.

Tornai a casa e gli dissi che me ne sarei andata.

Mark rimase di stucco e non capiva che me sarei andata.

Disse: "Non mi lascerai mai, no, non mi lascerai, mi ami troppo.

Gli risposi: "Be', sai cosa?

"E' proprio questo l'amore, andarmene".

E...

gli lasciai due possibilita', e gli dissi:

"O ti metti in terapia, o me ne vado".

E, sa una cosa? Oggi, e' un uomo migliore.

Da quel giorno, non ha piu' alzato le mani su di me.

Sono passati ormai 9 anni.

Be', 9 anni fa, ero ancora una donna abusata.

Quindi...

Sono gay.

Ho sempre saputo che mi piacevano le ragazze, fin da piccola.

E l'ho tenuto nascosto alla mia famiglia.

Ricordo quando l'animatrice Ellen DeGeneres fece coming out,

era la prima volta al mondo che sentivo la parola 'gay' e...

i miei ne parlarono,

e chiesi a mio padre: "Papa', cos'e' 'gay'?"

Mi rispose: "Una ragazza che ne ama un'altra. E andra' all'inferno".

E allora, dissi:

"Ok".

Andai in camera mia, chiusi la porta in silenzio,

e poi scoppiai a piangere sul cuscino.

Pregai Dio tutti i giorni,

perche' mi facesse amare i ragazzi e mi rendesse etero.

Perche' sapevo che mi piacevano le ragazze.

Cosi', ho provato tanto

a farmi piacere i ragazzi, ma senza riuscirci.

E poi, ho incontrato...

l'amore della mia vita.

Si chiama Jen e...

Dio, era proprio... Il mio mondo e' cambiato.

E davvero nient'altro mi e' piu' importato.

Sapevo solo che volevo stare vicino a lei.

E questo per me era amore.

Si'... essere lesbica, per me, non e' stata una scelta.

E' qualcosa che hai dentro.

Ed e'...

che nessuno ti puo' aiutare o...

e' incurabile. In realta', non e' una malattia.

Perche' ci dicono sempre che siamo malate e...

le nostre famiglie ci portano persino dai dottori...

dai santoni.

Ma, ah, restiamo cosi'...

Mi sono anche...

costretta a stare con uomini,

per far piacere a mia nonna.

E, sono stata male, perche'...

ho dovuto fare cose che davvero non volevo fare.

E anche se l'ho fatto...

Ho anche chiesto a un amico

di far finta di essere il mio ragazzo.

Ma lui, cos'ha fatto?

Mi ha obbligata a stare con lui...

e mi ha anche trasmesso l'aids.

E' stato nel 2003.

Ho fatto tutto questo solo per essere accettata da mia nonna.

Ma, adesso,

so che non devo fare qualsiasi cosa

per far piacere a qualcun altro.

I miei genitori temevano cosi' tanto che rimanessi omosessuale, che

quando gli dissi che sarei cambiato, mi credettero davvero,

anche se, ogni giorno, mi chiedevano: "Be', a posto? Sei cambiato?"

E' qualcosa che non si puo' cambiare.

Cosi', ho ignorato la questione, senza complicazioni.

A un certo punto, mio padre non ce l'ha piu' fatta,

allora, ha cominciato a sgridarmi, a strillarmi,

a picchiarmi e dirmi:

"So che non sei cambiato, che sei sempre cosi'!

"Se vuoi prendermi in giro,

"ti faro' vivere un inferno.

"E, se sei davvero come sei, dovrai andartene subito."

Cosi', me ne sono andato. Senza esitazioni, sono andato via.

Ho un figlio che ha ora 31 anni

e che amo molto.

E' un gay, un omosessuale.

Il giorno del suo coming out e' stato molto importante.

Sapevo che aveva dei problemi.

Aveva avuto intenzioni suicide all'eta' di 18 anni.

E...

un giorno, mi disse: "Papa', devo dirti una cosa".

E io: "Bene, figliolo, dimmi, cosa c'e'?"

E lui...

divento' pallidissimo, quasi bianco,

e disse: "Mi sento male".

E lo sentivo davvero vicino.

In quel momento, capii

che stava per dirmi che era gay,

anche se non lo avrei mai supposto,

perche' ha tratti piuttosto mascolini.

In quel momento, seppi che me l'avrebbe detto.

Cosi', gli dissi: "Figliolo, lasciami indovinare.

"Lascia che te lo renda piu' facile".

Disse: "Ok". E io: "Stai per dirmi che sei gay, no?"

Disse: "Si', lo sono".

E...

mi spiacque cosi' tanto per lui,

perche' per lui era stato molto difficile dirmelo.

Tutto divenne chiaro, perche' lui non voleva essere gay.

Ecco perche' aveva voluto suicidarsi.

Allora, lo abbracciai forte

e dissi: "Ti amo lo stesso, figliolo, non cambia il mio amore per te".

E sono convinto che

il nostro rapporto sia diventato davvero piu' profondo di prima.

Fu una grande esperienza.

Fu nel 2009.

Un amico omosessuale come me...

quando questo mori',

fu sepolto

nel cimitero del suo villaggio.

Ma l'imam del posto

riuni' la gente del quartiere,

i giovani.

Si diressero al cimitero,

per dissotterrare quel corpo,

portarlo via... attaccarlo...

e trascinarlo cosi' per la strada.

E i media,

c'erano dei media che filmavano tutto questo.

Venne la polizia...

Poi, la famiglia recupero' di nuovo il corpo per...

seppellirlo.

Furono ancora a dissotterrarlo. Lo dissotterrarono tre volte.

E, alla fine, il corpo fu sepolto

nel cortile del padre,

poiche' si dice che la religione musulmana dice

che, se sei omosessuale

e muori,

non si puo' pregare sul tuo corpo,

non ti si puo' seppellire, in un cimitero musulmano.

Questo dice.

Sono un gay del Libano e li'...

li', non abbiamo diritti.

Non abbiamo diritti nel mondo arabo, in generale.

Penso che cio' che piu' posso fare sia quello che gia' faccio,

ossia, riaffermare sempre piu' la mia omosessualita'.

I miei lo sanno.

I miei amici e i miei colleghi ne sono al corrente,

ma...

voglio far capire ad altre persone come me,

che non hanno niente da perdere,

perche' ho uno stipendio, perche' mia madre...

mi ha provato che, con il tempo (ci vuole tempo), ma

mi vorra' bene comunque. Ora lo sa, conosce i miei amici,

mi ama per quello che sono, e mio padre e i miei amici, anche.

Se non lo si dice a nessuno,

le altre mamme ignoreranno che non e' un male essere gay.

Non avendo nulla da perdere, dovremmo esser meno timorosi e osare di piu',

Non e' chi rischia molto che dovrebbe fare il cambiamento,

ma chi non ha nulla da perdere.

In Iraq, un mio amico e' stato colpito da un'autobomba, sotto i miei occhi.

Ho inseguito il responsabile insieme alla mia unita',

con una delle mie squadre.

Ed eravamo proprio... lo volevamo uccidere,

perche' sentivo le urla dell'amico che aveva ferito.

Quindi, correvamo a gran velocita'...

eravamo cosi' furiosi e pieni d'odio e volevamo...

ad ogni costo...

Aveva ferito il nostro amico, l'avremmo preso.

Correvamo come matti, con tutto quel peso,

con il sudore che ci colava addosso.

Attraverso un aranceto, arrivammo a una radura...

e...

si'...

mi colpi', credo, quel cielo azzurro.

C'era un vecchio...

con una veste bianca e un bambino...

che lavoravano un campo, be', questo...

mi ha riportato alla realta'. "Ma cosa sto facendo?

"Sono un essere umano, non sono...

"non sono uno strumento di vendetta".

Non so, be' mi sono bloccato...

Erano solo persone che facevano

quelle che immagino siano le cose normali di qui,

in mezzo a tutta questa violenza...

Cosi', ti fermi ed e' come...

be'... tornare a essere umano.

Mi alzo la mattina e vado nei campi

a raccogliere i miei fagioli e il mio mais.

E vedo i fagioli e il mais pronti per la raccolta...

che felicita'!

Quando arriviamo nei campi,

siamo cosi' felici,

che vorremmo quasi restare li', da tanto bello e'!

Un campo di mais e di fagioli e' bellissimo.

E, ogni volta, ci regala

nuovo entusiasmo.

Per ora, non ho proprio niente.

Coltivo un pezzetto di terra,

in cui pianto delle verdure da mangiare.

Mio marito ha appena ricevuto lo stipendio,

ma e' una somma molto piccola.

A parte questo, non ho altro.

Solo una gallina, a casa.

Se fa delle uova, le vendo al mercato,

per comprare sale e altro,

che serva a sopravvivere.

Non ho bestiame, non ho niente.

Si', allora...

mi chiamo Joseph, Estima Joseph e dico

che la mia vita e' finita, in questo paese.

Non piove.

Non posso piantare niente da raccogliere,

per sfamare mia moglie e i bambini.

Allora...

non ci sono piu' rami da tagliare in campagna,

per guadagnare dei soldi,

neppure dei rametti da tagliare,

per fare un sacco di carbone.

Puoi passare uno o due giorni senza avere niente da mangiare,

per i tuoi figli che piangono ai tuoi piedi.

E non c'e' nessuno al mondo che ti dica: "Mio caro,

"prendi, e' per te", macche' per te, e' per darlo al paese.

Restiamo stesi ad aspettare la morte,

perche' questa che chiamiamo vita e' finita.

Resti steso qui e non hai niente per i bambini.

Non hai niente da dargli e nessuno ti aiuta.

E resti steso aspettando di morire.

Cosi', dico che la vita e' finita. E' gia' finita, ormai.

Non ho animali da vendere.

Si'.

Si', la vita finira'.

Si'.

Non c'e' stato raccolto.

C'era tanto secco che mio marito ha dovuto far scavare due pozzi,

a 70.000 rupie l'uno.

Ma, siccome non si e' trovata acqua,

le vigne sono seccate

e non abbiamo avuto neanche un grappolo d'uva.

Credo che mio marito

avesse gia' contratto debiti l'anno scorso,

che non era riuscito a pagare.

Adesso, chi paghera' per primo?

Non so proprio piu' cosa fare.

Non c'e' piu' acqua da nessuna parte. C'era un pozzo, ma e' secco.

Non c'e' acqua.

Allora, come si puo' rimborsare i debiti?

Cosi', si e' suicidato.

Quest'anno,

mi sono occupato di una gravissima siccita'

nel Maharashtra occidentale, in quella regione.

E, da una parte,

ho visto gente alle prese...

con la miseria, dovuta alla crisi dell'acqua,

dall'altra,

ho visto costruire edifici a piu' piani,

con una piscina

in ogni piano.

Non si parla di edifici di 3 o 4 piani,

ma di un progetto per due torri gemelle, a Mumbai,

ancora in costruzione,

di 37 piani ognuna,

il che significa, quindi, 74 piscine.

Delle torri gemelle.

E, allora, mi sono chiesto

chi fossero quelli che stavano costruendole, quegli operai.

Tutti gli operai erano lavoratori senza terra e contadini paria,

che avevano lasciato i villaggi per la crisi dell'acqua,

e si trovavano profughi in citta' a costruire le nostre piscine.

Che umiliazione!

Che ingiustizia!

Penso che il settore in piu' rapida crescita, in India,

non sia l'informatica,

ma la disuguaglianza.

Be', si', questo mi fa infuriare.

Trovo del tutto inaccettabile,

vedere quanto strettamente

la ricchezza di pochi

sia collegata alla miseria dei piu'.

E' inaccettabile.

Governanti del mondo,

aiutateci ad avere una vita dignitosa,

altrimenti moriremo di fame!

E' colpa del governo

e dei politici,

se non abbiamo di che vestirci,

un posto dove dormire o qualcosa da cucinare.

Stiamo morendo.

Chi sa se domani saremo ancora vivi?

Chi puo' dire se avremo qualcosa da mangiare?

I miei figli stanno morendo.

Non abbiamo dove vivere,

neppure un tetto o un pezzetto di terra.

Vado di villaggio in villaggio, per lavorare i campi degli altri.

E tutto, per cosa?

Un giorno, si mangia, quello dopo, si digiuna.

Ma nessuno ci ascolta.

Al governo non importano i nostri problemi.

Non pensano ai poveri.

Pensano solo a se stessi.

Se ho lasciato il Pakistan, e' stato per le nostre condizioni di vita.

Soprattutto per mia moglie era chiaro che le mie entrate

non potevano bastare ai nostri bisogni per la salute e l'educazione.

Si sacrificava per me, per la mia famiglia,

E anch'io ho sacrificato me stesso e la famiglia

cercando di emigrare per poter, almeno, offrire ai miei figli

educazione e assistenza sanitaria,

e soddisfare tutti i loro bisogni primari.

Non dimentichero' mai il giorno in cui sono partito.

Ero con qualche amico.

Mia madre si e' affacciata alla porta.

Teneva in braccio mio figlio.

Ero seduto in macchina.

Me l'ha messo sulle ginocchia:

"Guardalo bene. Chissa' quando lo rivedrai!"

Non dimentichero' mai quella scena.

Rivedo ancora mio figlio,

come se ce l'avessi davanti agli occhi.

Ho abbandonato il Sudan perche' il regime

non ci avrebbe mai lasciati in pace.

Intere famiglie venivano uccise.

Tutti ci consideravano morti.

L'importante, per me, e' che sono stato salvato.

Dio mi ha risparmiato.

Sono arrivato in Francia.

Grazie a Dio, al paese, eravamo agricoltori,

e ci bastava.

Avevamo del bestiame,

non ci sono mai mancati i soldi,

ne' il cibo.

Grazie a Dio, si viveva bene.

Ma il regime non ci lasciava in pace.

Hanno violentato mia sorella davanti ai miei occhi.

Quando e' arrivata mia moglie l'hanno frustata.

L'hanno violentata davanti a me.

Come potevo vivere

in un paese simile?

Quand'ero sulla barca,

ero molto spaventato,

perche' non vedevo assolutamente niente, solo l'acqua.

E la barca stessa non era una buona barca.

Dentro nella barca eravamo in 110, tutti scomodi.

Non c'era cibo da mangiare o acqua da bere.

Si stava seduti sul carburante.

Questo mi ha rovinato tutto il corpo. Era molto dura.

Cosi', quando ho visto gli italiani,

che venivano a salvarci,

ho ringraziato Dio.

So che adesso sono in salvo.

Gli europei hanno le loro ragioni per limitare l'immigrazione.

Noi si resta qui, ma non c'e' lavoro.

Ci sono famiglie intere in cui nessuno lavora.

Se non vai a pescare, non hai niente da fare.

Migliaia di africani muoiono in mare, arrivando in Europa.

Ma e' cosi' che funziona. Ora, ripartiro'.

Verso la Spagna, o l'Italia. Ho gia' deciso.

Ce l'ho nel sangue, di andarmene.

In canoa, ci andro'.

Ci andro' piangendo. Ci andro' gridando.

Ora, vivo nella 'giungla' di Calais.

La polizia viene a cacciarci via,

dicendo: "Dovete lasciare la 'giungla'." Ma, io dico:

"Dove devo andare? Dove devo andare?

"Mostratemi un posto e ci andremo."

Dicono: "Devi tornare al tuo paese".

Ma, dov'e' il mio paese?

Non ce l'ho piu'!

E' un campo di battaglia!

Dove la popolazione viene uccisa.

Dove si combatte.

Non e' un paese!

L'Afghanistan non e' piu' un paese.

Non e' altro che un campo di battaglia!

37 nazioni sono intervenute per controllarlo,

ma non sono in grado di controllarne la popolazione.

L'ONU non ci riesce!

Come potete rimandarmi laggiu'?

E hanno ucciso... Ho perso la mia famiglia in quel paese.

Come posso ritornarci?

Sono stato rifugiato in Pakistan,

rifugiato in Iran,

rifugiato a Dubai.

Sono stato rifugiato in Turchia,

in Bulgaria.

Rifugiato in Europa, in Grecia.

E, adesso, sono rifugiato in Francia.

Ma, lasciatemi vivere, ora.

Non voglio niente da voi.

Non voglio mi diate da mangiare.

Non voglio niente, niente, da voi.

Non ho bisogno d'aiuto...

ma, solo, lasciatemi vivere.

Papa', sono qui in Italia.

Non so come tu stia.

Non so se mi puoi vedere,

ma sono in Italia.

Saro' sempre in ansia per voi.

Per te e gli altri, tutti i miei fratelli e sorelle,

e tutti i miei amici, laggiu'.

Se dovessi farcela, qui,

sara' soprattutto per voi.

Pensero' a voi fino al mio ultimo respiro.

Non ho ancora i mezzi, percio' pregate per me.

Vi saluto tutti.

Sono un operaio bengalese dell'industria tessile.

Sono indignato, quando un compratore viene

dal padrone della fabbrica o dal team del marketing,

per negoziare il prezzo delle sue ordinazioni.

E quando gli altri paesi riducono i prezzi,

il nostro compratore cerchera' il miglior prezzo per se'.

Potrebbe invece dirsi:

"Se il Bangladesh mi rifornisce

"di vestiti di buona qualita',

"perche' non pagarli un prezzo giusto?"

Ma siamo sempre stati disprezzati.

Da chiunque... da tutti.

Non solo da qualcuno in particolare.

E' il consumatore finale che mi deruba.

Cosa posso farci?

Che posso...

Come potremo essere felici?

Come?

In fabbrica, sono proibite un sacco di cose.

Non puoi parlare,

non puoi rispondere al telefono.

Per andare al bagno,

dobbiamo chiedere al responsabile

il permesso,

e solo una persona alla volta.

In quanto alla produttivita', sono molto esigenti.

C'e' una quota oraria da raggiungere.

E' controllata.

Se quella quota non viene raggiunta, sei rimproverato

e, spesso, insultato.

E' insopportabile.

Siamo sempre sotto pressione.

Mi sento sfinita.

Non ce la faccio piu'.

Ma non ho scelta.

Chi lavora onestamente, non e' ricco.

Parlo di chi lavora in una ditta,

che non ha ereditato delle aziende,

o che ha fatto... ha fatto girare

milioni in un'azienda.

Per me, non lavorano.

Siedono a una scrivania e firmano pezzi di carta.

Sono dei ladri, come me.

Ne sono sicuro. Certo.

Ma, per me, quando si dice... lavoratore,

per me, e' uno che si alza tutte le mattine e che va,

va a fare veramente un lavoro.

Ma, purtroppo, non conosco nessuno ricco.

Non conosco nessuno, ma poi, vedo mia madre che si alza

si alza tutte le mattine

e ormai ha gia' piu' di 40 anni.

Non e' ricca e ha lavorato per tutta la vita.

Perdere il mio lavoro e' stato un grosso colpo.

Non trovarne un altro, e' stato un colpo ancora maggiore.

Sa, lavoravo da circa 27 anni.

Quando son dovuto tornare a vivere con mia madre,

piu' di tutto,

mi sono sentito umiliato.

Una sensazione...

di completa inutilita'.

Un po' alla volta, sono sprofondato nella depressione.

Sempre di piu'.

Dicevo a me stesso:

"Ho 47 anni... e la mia vita e' finita?

"Non ho nient'altro da offrire? Nient'altro?"

E questi pensieri

ti impediscono di uscire,

ti impediscono di comunicare con gli altri.

Ti guardi allo specchio...

e dici: "Chi sei, cretino?

"Che cazzo fai?

"Che ci fai in questa vita? Perche' respiri?

"Perche' vedi il sole?

"Che cosa ti rende...

"in qualche modo utile, in questo casino di vita che fai?

"Perche', a 47 anni,

"sei dovuto tornare a vivere da tua madre?

"Hai paura di finire su una strada?" Si', ne ho paura.

E questa umiliazione si trasforma in rabbia.

In rabbia, perche' vuoi sfogarti,

ma non sai come.

Io sono un povero.

Ora, vi definiro' la mia poverta'.

Cos'e'... per me, la poverta'.

E' quando devo andare a scuola, ma non posso andarci.

Quando devo mangiare, ma non ho da mangiare.

Quando devo dormire e non posso.

Quando mia moglie e i miei figli soffrono.

Non ho un livello intellettuale sufficientemente alto

per far uscire da una tale situazione

me e la mia famiglia.

Cosi', mi sento veramente povero.

Povero sia fisicamente che mentalmente.

E voi, ricchi, che state ad ascoltarmi,

che avete da dire

sul fatto che siete ricchi?

Be', so che

piu' ho soldi, meno sono felice.

E so che ne voglio sempre di piu'.

Mi piacciono i beni materiali e li ricerco,

ma le cose mi rendono felice

solo per poco tempo.

E... e...

e poi, torno e ho delle difficolta' in famiglia

e non so come...

rendere felice una persona depressa.

Con dei beni materiali non le rendi felici,

perche' e' il loro cervello che e' infelice.

Percio', mi sento frustrato per il fatto che

non esistono cure.

E non posso agitare la bacchetta magica e...

far si' che mio...

figlio...

stia meglio.

Vivevo in un posto

completamente circondato da grandi ville.

Io vivevo in una baracca.

Sapevo che la gente delle ville

buttava via spesso il cibo nell'immondizia.

E noi, io soprattutto,

avevamo fame.

Volevamo un po' di cibo da mangiare.

A me... la poverta'...

mi rende triste, mi fa intristire,

per via dell'ingiustizia.

Perche' se tutti avessero da mangiare,

almeno da mangiare,

in casa, allora si potrebbe ragionare.

Il raziocinio e' intelligenza.

Si potrebbe anche essere poveri, in casa,

vivere in una baracca,

ma avere un testa intelligente,

per poter uscire da li'.

Io, grazie a Dio,

sono riuscita a farlo,

ma quanti altri non ci riescono?

E molti arrivano persino a morirne.

E' una cosa molto triste.

Secondo me, e' pura ingiustizia.

La strada e' una scuola durissima.

La poverta'

e' uno stato

in cui mi trovo

attualmente.

Ma, continuando a viverla giorno per giorno,

non e' che uno se ne compiaccia,

bensi' ci si abitua,

semplicemente.

La poverta' e' uno stato.

E' uno stato...

che dura.

E per molto.

Per troppo.

Cosa vorrei chiedere? Cosa cavolo ci faccio qui?

Perche' non posso essere li' dove siete voi,

per vedere che diavolo succede?

Scambiamoci, per un momento!

Scambiamoci!

Voi venite qui, al mio posto, e io vengo li', al vostro.

Ci ritroveremo a meta' cammino, sull'Equatore,

e giocheremo a golf.

Non ora, per il fatto di essere presidente (Uruguay),

ma ci ho pensato molto: ho passato...

piu' di 10 anni di solitudine, in una cella.

E ne ho avuto di tempo...

Per 7 anni, non ho visto un libro.

E ho avuto molto tempo per pensare.

E questo e' quanto ho scoperto.

O riesci a essere felice con poco,

e con un fardello leggero,

perche' la felicita' e' dentro di te,

o non arrivi a niente.

Non e' un'apologia della poverta',

e' un'apologia della sobrieta'.

Ma, poiche' abbiamo inventato una societa' dei consumi,

consumista,

e l'economia deve crescere,

perche', se non cresce, e' una tragedia,

abbiamo inventato una montagna di...

consumo superfluo.

E si deve buttare, e vivere comprando e a buttando.

E quello che spendiamo e' tempo di vita.

Perche' quando io compro una cosa,

o tu,

non la compri con soldi,

ma con il tempo di vita che hai dovuto spendere

per avere quei soldi.

Ma, con questa differenza:

la sola cosa che non si puo' comprare e' la vita.

La vita si consuma.

Ed e' orribile sprecare la vita,

per perdere la liberta'.

Non ho paura di morire.

I miei figli mi vogliono felice,

per farmi lasciare questa vita serenamente.

Se saro' felice, prima di morire,

lo saro' anche dopo.

Non posso piu' lavorare.

Sono cosi' vecchia che non so piu',

se devo dormire

da questa...

da questa parte, o da quest'altra.

Dormo male.

E, cosi', aspetto nel mio letto.

A volte, mi dico

che sarebbe meglio se morissi.

Almeno... sarei in pace.

Dopo la morte,

per me, non c'e' piu' nulla.

C'e' da ridere:

si va in cielo,

ma non si imbocca la strada giusta.

Quando vieni sulla terra, non sali in cielo.

Non prendi la strada giusta.

Non penso ci sia una vita dopo la morte.

Non ci credo proprio per niente.

Quando penso a mia nonna, che ho amato moltissimo,

che ora e' gia morta da molto,

mi dico che i ricordi svaniscono a gran velocita'.

L'immagine si offusca.

A volte, anche il suono della voce scompare.

Cosa lasciamo? Che rimane?

Ne ho paura.

E' una paura del tutto irrazionale...

che ci viene da qualcosa

di completamente arcaico e tribale, credo,

perche' mi scuote, mi sconvolge tantissimo.

Non credo sia qualcosa che abbia a che vedere con...

l'orgoglio, o cose simili.

E' un'altra cosa. E'...

E' relativo al senso della vita, a cosa se ne e' fatto.

A cosa...

Perche'... perche' sono qui?

Non lo so... non lo so.

Cosa lascio? Vorrei lasciare qualcosa, si'.

Vorrei lasciare una traccia.

Una traccia...

Il senso della vita...

Forse mi vedo... non so se e' perche' mi vedo...

non mi sento molto importante.

Non credo che siamo cosi' importanti, quindi non ci vedo...

Non vedo la vita, come un qualcosa.

La vita si vive.

Tutti sono stati, sono e smetteranno di essere.

Credo di essere nata,

per mettere al mondo

uno o due figli.

Per nutrirli,

fin dall'infanzia,

e perche', quando saro' vecchia,

si prendano cura di me a loro volta.

La mia piu' grande paura e'...

e' di non essere nessuno,

di non essere niente, di...

di...

di non sapere...

che ci faccio qui, a che serve...

se ha un senso.

Di non servire a niente veramente,

non servire a niente, io...

uomo tra gli uomini.

Ho l'impressione che...

ci sia una dinamica universale

e che, se non ne faccio parte,

ne rimarro' spezzato.

Desidero...

desidero far parte della storia dell'umanita'.

Ho 15 anni e sono condannato all'ergastolo,

quale puo' essere il senso della mia vita?

E' una domanda difficile.

Be', il senso della mia vita avrebbe potuto essere...

la felicita', il fare bene le cose.

Aiutare i giovani e i piu' vecchi...

Aiutarsi, gli uni gli altri.

Esserci per qualcuno.

Restare fuori dai guai, non andare in prigione.

Questa e' una vita senza senso.

Non e' posto per nessuno.

Non so.

Ognuno ha il proprio scopo, ma io non conosco il mio.

Non so che rispondere a questo proposito.

A volte, penso a una...

a una frase che ho sentito da piccolo,

da un amico che diceva:

"La vita e' come portare

"un messaggio dal bambino che sei stato,

"al vecchio che sarai.

"Si deve fare in modo che questo messaggio

"non si perda nel percorso."

Ci penso spesso, perche'...

quand'ero bambino pensavo a tutte le cose belle,

sognavo un mondo senza mendicanti,

in cui tutti erano felici.

Cose cosi', molto semplici, molto delicate...

Ma, nel corso della vita, queste cose le perdi.

L'unica cosa che fai e' lavorare,

per poter comprare delle cose.

E non vedi piu' il mendicante, non te n'importa piu'.

Dov'e' il messaggio del bambino che ero?

Forse, il senso della vita

e' di fare in modo che questo messaggio

non scompaia.

Mi sono gia' chiesto...

mi sono gia' chiesto

perche' ero sulla terra.

Sono qui...

per fare cio' che Dio

ha progettato per me.

Perche', sulla terra,

ognuno ha una missione.

Anch'io ne ho una,

ma non la conosco ancora.

[continua, fino alla fine dei titoli di coda]

Traduzione: 'goblin' [SRT project]

Un'altra traduzione di SRT project

SRT project e' un gruppo amatoriale indipendente dai siti di video streaming.

Se tradurre vi appassiona e diverte, venite a tradurre con noi.

Questo film e' dedicato alle migliaia di persone

che hanno risposto alle nostre domande

con sincerita', coraggio e gentilezza.

Un grazie immenso a tutti.

Un ringraziamento speciale

anche alla Fondazione Bettencourt Schueller

e alla sua equipe, che hanno reso possibile questo progetto.

Mamma e papa', dovete ascoltarmi

se potete, smettetela con la droga.

Ve l'ho detto tante volte e ve lo ripeto di nuovo,

basta con la droga, vi fa male.

Vi distrugge fisicamente.

Se riuscite a ricordare che sono vostra figlia,

fatelo per me.

In effetti, ho un fratello minore, un fratello piu' giovane che e' morto.

Ha lasciato una bambina di 4 anni e, sfortunatamente,

anche la madre e' morta.

Be', vorrei dire a questo fratello

che non si preoccupi.

Conoscevo l'amore che aveva per la sua bambina.

Deve sapere che e' in buone mani,

che ne ho grande cura.

Sono una ragazza della notte,

e ho un messaggio per papa' e mamma.

Non preoccupatevi piu'. Ora, le cose vanno bene.

Compio la mia missione.

Posso occuparmi dei miei fratelli e sorelle.

Sono a casa e vanno a scuola.

Completeranno i loro studi, lo prometto.

Non voglio che abbiano una vita difficile,

ma che possano studiare a lungo.

Questo mi rendera' felice, perche' io non sono stata cosi' fortunata.

Porteranno a termine i loro studi.

Voglio che studino il piu' a lungo possibile.

Non ho l'intelligenza per fare altra cosa,

ma voglio che i miei fratelli e sorelle finiscano i loro studi.

Ci sono due cose che vorrei dirvi.

Non dimenticate chi siete

e sorridete sempre.

Il sorriso e' il solo linguaggio che tutti comprendono.

Voi, oggi, mi avete tirato fuori tante di quelle cose!

Mi avete fatto sentire importante.

Ho sentito che ho qualcosa da offrire,

che servivo a qualcosa.

Ho sentito che le mie storie erano ben accolte.

E mi sono sentita felice.

Credo che le persone abbiano bisogno

di sentire di aver compiuto qualcosa nella propria vita.

Di aver contribuito davvero.

E, oggi, siete riusciti a farmi sentire di averlo fatto.

E ve ne sono molto riconoscente.

Grazie.

Il mio messaggio e' che siete benvenuti nella mia casa.

Venite a casa mia.

Vi invito tutti! Tutte le tribu'.

Ovatua, Ovahimba,

Ovambo, Ovangandjiera.

Siete tutti benvenuti.

Oggi, in questo mondo,

si sente parlare di gente che fa dei film.

Si sente questo genere di storia, ma, adesso...

che Ulla e Emmanuel sono qui,

che fanno un film,

tutti vedranno dove viviamo,

nel mio villaggio.

Ne sono cosi' felice.

Vedere altri uomini-da-film venire qui, mi farebbe molto felice.

Il mondo ci conoscera'.

Non so se mi vedranno, ma sono molto felice...

adesso, di parlare.

E a quelli che verranno

diteglielo.

Non c'e' niente da aggiungere.

Si e' parlato di pace.

Si e' parlato di tutto.

Abbiamo finito. E' finita.

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