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Zulu
In queste unità spaziali si potrà vivere una vita normale.
È affascinante il modo in cui vuole concepire queste case nello spazio.
Il nostro Massimo
è molto coinvolgente quando descrive i nostri progetti,
è come un incantatore di serpenti.
È incredibile che le case stellari siano realizzate anche qui a Torino.
Gli ingegneri della NASA apprezzano molto l'azienda italiana ALTEC.
Buonasera.
Buonasera.
- Ciao, Francesca. - Scusate il ritardo.
Ciao, papà... Auguri.
Se non fossi partita come sempre all'ultimo momento,
non ci avresti messo tutti a disagio.
Francesca, non dargli retta, è un rompiscatole.
Ora che ci siamo tutti, facciamo un brindisi per Manfredi?
- Certo. - Dai, Manfredi, fai un discorso per i tuoi amici.
Che cosa dovrei dire? Brindo.
A voi, ai miei 84 anni,
ai miei 50 anni di carriera
e agli ormai...
Sono 20 anni che ti sei sposata e sei tornata a Parigi, vero?
Agli ormai 20 anni di disoccupazione della mia unica figlia.
Cm cìn.
- Buonanotte. - Ci vediamo la prossima settimana.
Hanno mandato qui le copie la settimana scorsa.
Fra qualche giorno uscirà nelle librerie.
- Non me ne hai parlato. - Volevo
che fosse una sorpresa.
- Ci sarà una presentazione? - Forse più avanti.
Tua madre non ha mai amato le cose troppo pompose.
La prefazione è stata scritta da Theo, è commovente.
Non la leggi?
No, preferisco farlo domani con calma.
Comunque mi sembra perfetto.
Vado a dormire, papà, sono stanca.
(rumori indistinti dall'altra stanza)
(vetri infranti e gemiti di dolore dall'altra stanza)
Papà?
Papà?
Signora De Marchi?
Professore, com'è andata?
Bene, è una frattura non scomposta del collo del femore.
Non si preoccupi, suo padre è un uomo molto forte.
Ha soltanto bisogno di riposo.
(in francese)
D'accordo.
Ti abbraccio.
- Qui sono gentili? - No.
La favola delle infermiere gentili e avvenenti
è stata inventata dagli scrittori.
- Francesca... - Buongiorno.
Buongiorno.
Come ti senti, papà?
Come vuoi che mi senta?
Spero che tu non abbia avuto problemi con tuo marito per causa mia.
Ma cosa dici?
Mia figlia resterà a Torino per un pò.
Finché non mi sarò rimesso.
Chissà quando...
Manfredi, i medici sono molto fiduciosi, non essere pessimista.
I pessimisti sono degli ottimisti molto bene informati.
Allora ti informo che il professore
ti lascerà tornare a casa la prossima settimana.
Massimo, per qualsiasi cosa, chiama Francesca,
tenetevi in contatto per quel nostro progetto di Villa Scacchi,
la casa dove andrà ad abitare il figlio di Gianfilippo.
- Ricordi il mio amico Gianfilippo? - Sì.
È soltanto una ristrutturazione, ti porterebbe via poco tempo.
Massimo ti spiegherà tutto.
Mi faresti un grande regalo.
Desiderate del vino?
- Sì, un Gavi dei Gavi La Scolca. - Grazie.
I lavori alla villa sono già a buon punto, non capisco la sua richiesta.
È naturale, vuole dare un'opportunità a sua figlia.
- Tutti i genitori lo fanno. - Lui non è così caritatevole.
Allora vi somigliate. Comunque si tratta di un suo amico...
Sono io il responsabile dello studio quando non c'è Manfredi.
Parli come un figlio geloso.
Grazie.
Inoltre lei ha esercitato la professione solo per un anno.
- Poi che cosa ha fatto? - Niente.
Dopo la morte di sua madre, è tornata a Parigi
a fare la moglie di un uomo ricco, insignificante e noioso.
Confrontati con lei.
Ho appuntamento con lei lunedì mattina, ma tanto so già che tipo è.
Come può essere una che ogni tanto viene a trovare il padre
e si finge una figlia premurosa?
Mi fa pena, non le renderai la vita facile.
Non simpatizzo per chi ha avuto sempre la vita facile.
- Che ore sono? - Mezzanotte e un quarto, io vado.
- Non vuoi restare a dormire qui? - No, dormo meglio nel mio letto.
Domattina devo alzarmi presto.
Ho un'udienza importante.
Ciao.
Vado.
Ti accompagno?
La fermata dei taxi è qui sotto, non preoccuparti.
Quando aprirai questi scatoloni? Sono qui da quando ti conosco.
Non ho mai tempo.
Ti chiamo quando arrivo a casa. Ciao, buonanotte.
Buonanotte.
- Come sta suo padre? - Meglio, grazie.
Lo hanno dimesso dall'ospedale, il peggio è passato.
Melo saluti tanto e gli dica che non vediamo l'ora che torni.
Mi scusi, è arrivata la figlia dell'architetto De Marchi.
- Sì... - Grazie.
- Buongiorno, Francesca. - Buongiorno.
Ti presento Andrea Saluzzi, un mio bravissimo collaboratore.
Sono lieta di conoscerla, porti i miei saluti a suo padre.
- Sì, grazie. - Con permesso...
Prego, accomodati.
Vuoi un caffè o altro?
No, va bene così, grazie.
Ti ho fatto avere le planimetrie della villa, le avrai già viste...
Il progetto è in AutoCAD. Ti ricordi ancora come funziona?
Sarebbe naturale, dopo tanti anni.
Sì, perfettamente naturale.
I lavori di ristrutturazione sono già a buon punto, comunque dimmi...
- Cosa dovrei dire? - Quello che pensi.
Credo di pensare quello che pensi tu.
Cioè?
Io non c'entro niente con questo lavoro,
una mia intrusione non avrebbe senso.
Mio padre non voleva essere indelicato con te,
voleva soltanto farmi tornare in questo studio.
Non si rassegnerà mai.
È stato tutto un pò imbarazzante.
Mi dispiace di tutto questo.
- Quindi che cosa pensi di fare? - Niente.
Vado a casa a tenergli compagnia, sono qui per questo.
Lui vuole che tu segua questo progetto, ci rimarrebbe male.
Infatti nessuno deve dirgli che non lo seguo.
Dovremmo mentirgli?
Sì, ma è una bugia che lo farà felice.
Ma come farai? Cosa gli dirai?
Me la saprò cavare.
- Ciao. (bussano alla porta)
Ci sono i signori Scacchi, li faccio entrare?
Sì.
- Prego... - Grazie.
Scusate, siamo in anticipo.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Lei è Francesca? - Sì. - Io sono Giulia.
Sono Paolo Scacchi, lieto di conoscerla.
- Sapevamo di trovarla qui. - Sì?
Stamattina, suo padre ci ha chiamato per dircelo.
Dalla voce sembra che si stia riprendendo bene.
Molto bene, direi...
Per noi è un onore che lei partecipi a questo progetto.
Ma io non ho...
Mancava un tocco femminile.
- È vero, architetto? - Certo.
Possiamo partire subito?
Per dove?
Andiamo al lago a vedere la casa.
Era previsto nel primo pomeriggio, ma se preferite andare adesso...
Perché no?
Questo progetto cerca un equilibrio fra le forme e i materiali da usare
per creare un dialogo con il paesaggio.
Ad esempio, la parte a sinistra sarà rivestita di acciaio acidato
e avrà un effetto ruggine che lega bene con la montagna.
Invece la parte che dà verso la vallata sarà semplice e bianca,
con grandi vetrate che daranno trasparenza e leggerezza.
Se venite da questa parte, vi faccio vedere l'interno.
Attenzione qui...
Venite.
Prego...
Qui abbiamo immaginato un dislivello nel pavimento
e un vetro a tutta altezza nella facciata,
per creare continuità con l'esterno.
Tutte queste pareti verranno rimosse
liberando un grande spazio che verrà inondato da tutta questa luce
proveniente dalle vetrate.
Sì.
Ma le abbiamo già detto che preferiamo avere una stanza separata,
una tranquilla zona lettura. - Sì, me lo ha già detto.
Ci stiamo lavorando. Ora andiamo a vedere la zona notte.
Ti piace?
Molto.
Io non vedo l'ora di abitarci.
A Torino non mi trovo bene, neanche con le persone che frequentiamo.
- Però non dirlo a Paolo. - Certamente no.
Ti capisco.
Quando venni a vivere qui in Italia con i miei genitori,
ho avuto anche io delle difficoltà, non solo per la lingua.
Tu di dove sei?
Sono nata a Cortona, ma non ci ho vissuto molto.
Dopo l'università ho cominciato a viaggiare.
Se fosse stato per me, non mi sarei mai fermata.
È stato Paolo a fermarmi.
Stando qui, quando avremo un bambino, potrò insegnargli
ad andare in barca a vela, come facevo con mio fratello.
Li raggiungiamo?
- Qui sotto è pieno di massi, non lo sa? - Non usi questo tono.
- È inappropriato. - Inappropriate sono le sue continue osservazioni!
Mi fai vedere il lago, Giulia?
(voci non udibili)
(voci non udibili)
- Tu non sei di Torino, vero? - No.
La mia famiglia si è trasferita qui quando avevo 15 anni.
Sembrano una bella coppia.
Sì, però lui è molto arrogante.
Sembra sempre che voglia ricordarti di essere il figlio di un Console.
Mi sembrano molto innamorati.
Ciao, Francesca.
- Puoi salutare Manfredi e dirgli che domani passo a trovarlo? - Sì.
- Ciao, Massimo, grazie. - Francesca!
Scusami.
Per che cosa?
Per il tono che avevo stamattina allo studio.
Sono sempre molto diffidente e divento antipatico, scusami.
Non c'era bisogno di dirlo, ma ti ringrazio.
Complimenti per il progetto.
Sarei molto felice se tu lo seguissi. Davvero.
Stamattina, grazie a te, c'è stata più armonia.
Sono sicuro che tutto procederebbe più in fretta.
Ci penserò.
- Ciao. - Ciao.
Non mi interessa della critica, Franco era un grande architetto.
Non lo sopportavi.
Architetto, mi scusi.
- Ha telefonato il dottor Recchi. - Per carità!
Quello porta sfortuna. Sono sicuro che, se gli parlo,
mi viene un colpo e muoio.
- Ha chiamato già molte volte. - Non importa.
- Non avete pietà per questo povero vecchio? Ah! - Amico mio...
Vedo che sei in forma.
- Posso andarmene tranquillo. - Sparirai di nuovo per molto tempo?
Non so se la prossima volta che verrai, mi troverai vivo.
Tu non rispondere a Recchi, così camperai ancora 100 anni.
Arrivederci, Francesca.
Grazie ancora.
Theo non è cambiato affatto.
Ti è molto affezionato, mi chiede spesso come stai e che cosa fai.
- Non so mai che cosa rispondergli. - Vuoi che chiuda gli scuri?
No, grazie. Puoi mettere della musica?
- Non vuoi riposare? - No.
Voglio sentire un pò di Jazz. Metti Chet Baker?
Non mi hai ancora detto niente di casa Scacchi.
Hai studiato il progetto in questi giorni?
Sì, è molto interessante.
Sono sicuro che ti troverai bene a lavorare con Massimo.
(dallo stereo: Chet Baker canta "My funny Valentine")
Andrea, non importa, stagli dietro.
Con queste cose bisogna essere precisi.
- Per l'albergo a Berlino... - Architetto! - Aspetta un attimo.
- Fra 5 minuti andiamo via. - Arrivederci, ci vediamo lunedì.
Mandagliene 4.000.
Va bene, ciao.
Ehi!
Pensavo fossi già andata via.
Massimo, mi hai fatto paura.
Scusa, ho visto una luce... Pensavo non ci fosse più nessuno.
Cosa stavi facendo?
Ho avuto un'idea,
ma forse è una sciocchezza.
Quale idea?
Una soluzione per la stanza separata che vorrebbero.
Pensavo di eliminare quel volume in mezzo
e farlo diventare una piccola corte interna in vetro,
così la luce dall'alto potrebbe filtrare nel resto della casa.
Da lì
una scala porterebbe a una specie di mansarda,
una struttura leggera in vetro e legno
che si appoggia sul tetto della villa e si tuffa sul panorama,
come la lanterna di un faro.
(squilli di cellulare)
(in francese) Sì?
Scusami, era mio marito.
Mi ha detto che prendono il volo precedente.
Allora è meglio andare.
Sì.
- Allora ci vediamo lunedì? - Sì.
Che cosa farai questo week-end?
Ancora non lo so.
Allora ciao...
- E grazie. - Per cosa?
Per questi giorni.
La borsa...
(in francese)
Ciao, papà. Non sono ancora arrivati.
Hanno perso l'aereo, arriveranno stasera.
Ci vediamo domani. Buona serata, ciao.
Un tavolo per tre.
Grazie, arrivederci.
- Marta e Gabriele? - Stanno bene, aspettano un bambino.
- Uh! - E tu non vorresti avere un figlio?
No.
Lorenzo! Non fare così, rovini la moquette.
- È lo stesso Meccano che usavamo noi da piccoli? - Sì.
- Lo hai riconosciuto. - Dove lo hai trovato?
In soffitta, per caso.
Quando eravamo bambini, nostro padre ci faceva fare a gara
nel costruire quello che voleva: un trattore, una casa...
Indovina chi vinceva sempre.
- Io, perché tu non ti impegnavi.
- È vero.
Era bello vedervi... Era una cosa fra te e papà.
Cercava di stimolare il tuo talento.
Chissà come sarebbe stato felice di vedere che aveva ragione...
Lorenzo, che fai ancora in piedi? Vai subito a letto.
(Lena parla in francese)
In questo Paese è sempre stato così.
Leggi qui...
- Hanno dato l'appalto a Thompson. - Non solo.
Mi hanno anche chiesto di scrivere un commento.
"Non poteva esserci scelta migliore per la nostra città."
"Una ventata internazionale farà rifiorire
i talenti ormai ingrigiti della nostra architettura."
"Questo architetto straordinario..."
Thompson non ti è mai piaciuto, perché ne parli così bene?
Infatti è orribile,
ma la gente non merita altro, perché non è più capace di guardare.
Ha fatto bene a scrivere così, dimostra grande classe nel perdere.
Voi finanzieri mi affascinate per la vostra mancanza di ironia.
Ma chi è intelligente saprà leggere tra le righe.
Mi ha chiamato Gianfilippo.
Dice che i ragazzi sono molto felici della casa.
Hanno detto che tu e Massimo state facendo un ottimo lavoro.
Lavoro?
Non lo sapeva?
Francesca... Non gli hai detto che hai ripreso a fare l'architetto?
- È stanco? - Un pò.
Invece Francesca è molto sveglia, ha visto?
È bastato un solo mese lontano da lei, e le è già sparita
l'espressione da borghese frustrata.
(in francese)
- Ciao. - Che fai qui così presto?
Ho accompagnato la mia famiglia all'aeroporto
e sono venuta direttamente qui.
Hai trascorso un bel week-end?
Così... E tu?
Anche io.
Non ho voglia di lavorare subito, ti va di andare a prendere un caffè?
Abiti da solo?
Sì.
E la donna che senti spesso al telefono? Sandra...
Sandra... Ci frequentiamo da due anni.
Ognuno ha i suoi spazi, la sua vita...
Più o meno, è così.
Hai mai fatto follie per amore?
Follie vere, senza pensare alle conseguenze...
Scusami, sono indiscreta.
Forse non ho molto da dire su questo argomento.
- Perché sorridi? - Non ti credo.
No?
Perché ridi?
(voci non udibili)
(voci non udibili)
Architetto, sono le 21, se non le dispiace, io andrei via.
- Certo, Rosa, buona domenica. - Grazie, anche a lei.
- Arrivederci, Rosa. - Arrivederci.
Anche io sono molto stanca.
Il tuo silenzio dura ormai da tre giorni. Quanto continuerà ancora?
Buonanotte.
Sono entrambi spenti.
- Che ore sono? - Le 14,15. Secondo me, non verranno.
Ci avrebbero avvisato.
Forse hanno litigato.
Litigato?
L'altro giorno, allo studio, Giulia era strana.
È venuta da sola e aveva la faccia tesa.
Paolo l'ha chiamata due volte e lei non ha voluto rispondere.
Ha fatto bene.
Non lo sopporti proprio, vero?
È molto più sensibile di quanto sembri.
- Stiamo costruendo una casa per una separazione? - Non credo.
- Anzi, ne sono sicura. - Perché?
Si amano.
E quando ami qualcuno, non te lo lasci scappare.
Entro... Ci sono un sacco di cose da fare.
Lascio la macchina qui,
se verranno, sapranno che ci siamo.
(risate)
(risate)
(risate e gemiti)
(gemiti)
È meglio non entrare.
Perché?
Cosa facciamo?
Andiamo via?
Forse è meglio di sì.
No, non portare niente...
Sì...
Come vuoi.
Arrivederci.
Ho invitato a cena Theo e un suo amico della Biennale
per domani sera.
- Domani parto, vado a Parigi. - Parti? Perché?
Devo vedere Benoît.
- Vi siete visti una settimana fa. - E allora?
Non può venire lui?
No, lo devo accompagnare a una cena di lavoro.
E poi dubito che tornerà qui, visto come lo hai trattato.
- Non si è lamentato. - Non ti ha detto niente perché è un signore
e stranamente ha rispetto per un egocentrico che oramai farnetica.
Non è un signore,
è un uomo senza palle che non vale quanto vali tu.
- Per questo lo hai scelto, vero? - Non parlare così!
- Continui a fingerti innamorata? - Basta!
Chi ti credi di essere?
Non fai altro che scappare.
Stai sprecando la tua vita e il tuo talento.
- Se non lo avessi sposato, oggi saresti... - Dove?
Qui a Torino a lavorare con uno stronzo come te?
- No, grazie, preferisco la mia libertà. - Non è libertà, è paura.
Ti sei costruita da sola la tua gabbia.
Quando un giorno ti volterai indietro a guardare la tua vita,
non so come ti sentirai.
Domattina prenderò l'aereo presto, quindi ti saluto adesso.
Rosa dormirà qui nel week-end, sono già d'accordo con lei.
Questo è tutto.
(bussano)
Avanti.
Manfredi!
Che piacere vederti qui...
- Come stai? - Come potrei stare?
Sono un povero infermo che la gente si sente in dovere di aiutare.
Francesca non c'è, sono venuto da solo.
Chiudi la porta, per favore.
Ti domanderai perché non mi abbia accompagnato.
È partita per Parigi.
- È partita? - Ieri sera abbiamo litigato e stamattina è andata via.
È abituata alle mie intemperanze, ma stavolta...
Stavolta ho esagerato.
Se fossi più attento ai suoi sentimenti,
dovrei rispettare le sue scelte.
Ma se tu sbagliassi un progetto e io tacessi per non offenderti,
non ti farei del male?
Non lo hai mai fatto e spero che non lo farai mai.
Anche con Francesca dico quello che penso.
Però lo faccio a freddo... senza risparmiarle niente.
Oggi...
Oggi mi sentivo solo in quella casa.
Quando tornerà Francesca?
Non lo so.
Non mi ha detto niente.
Lena!
Suzanne!
Lena...
(in francese)
È così?
- Sorpresa! - Che fai qui?
- Rose rosse. - Grazie.
Non pensavo fossi così romantico.
Accomodati.
Ti ho lasciato dei messaggi in segreteria e non mi hai richiamato.
Sono stata impegnata, scusami.
E quella?
Non voglio lasciarti sola in questo week-end, vorrei stare qui.
- Non sei contenta? - Stasera vado a cena da una amica.
Anche io ho organizzato una cena per te.
- Non voglio deludere la mia amica. - Vuoi deludere me?
- Non avevo impegni con te. - Lo so.
Ma io ho bisogno di te.
Voglio restare con te.
Grazie.
Q0 n: Q.“.
A cosa pensi?
A niente.
Grazie.
Non mi hai detto più niente della figlia di Manfredi.
Come va il lavoro con lei?
- È andata via. - Come?
Ha litigato con il padre ed è tornata dal marito, non so quando tornerà.
Capisco.
(in francese)
No.
Prendiamo l'ascensore.
Grazie.
Guarda le scarpe di questo signore.
(fidano)
Andiamo?
Sono rientrata prima.
Grazie.
L'importante è verificare la compatibilità dei materiali
con i sistemi di bordo. - Abbiamo rispettato le linee guida.
Inoltre cercheremo di fornire i comfort di una casa normale.
Non sarà molto normale stare a 400 chilometri dalla Terra.
- Per la consegna del progetto? - I termini saranno rispettati.
SONO TORNATA. FRANCESCA.
- Se i tempi dovessero allungarsi, vi terremo aggiornati. - Okay.
(musica da discoteca)
Ben arrivato, architetto.
Ciao, Paolo, puoi chiamarmi Massimo.
Ben arrivato, architetto Massimo.
- Pensavo non venissi più. - Perché?
Tu non ami molto la gente come me.
Stasera sei capitato malissimo.
Molti sono anche peggiori di me.
Mi dispiacerebbe starti antipatico.
Io so riconoscere le persone in gamba, e tu lo sei.
Si vede che qualcuno ha creduto in te.
Non capita spesso, sai?
Non a me.
Alla tua!
Vado a sedermi su quella poltrona.
Dopo magari vieni anche tu.
A Paolo bastano due bicchieri per essere così ubriaco.
- Beato lui... Quando sei arrivato? - Adesso.
- Ciao, Massimo. - Ciao, Francesca.
Lei è Stefania, una bravissima musicista.
- Loro sono i nostri architetti. - Piacere, sono Stefania.
Ciao, io sono Massimo.
- Avete fatto un lavoro incredibile. Voglio vedere la casa finita. - Sì.
Siete una coppia stupenda.
Come si fa a sopportarsi nella vita e nel lavoro?
Se lavorassi con il mio compagno, sarebbe una tragedia.
- Non sono una coppia. - No?
- No. - Peccato...
Che peccato!
- C'è Carlo. - Scusate, torniamo subito.
- Perché ridi? - Avevi una faccia...
- In situazioni come questa, mi sento un pesce fuor d'acqua. - Anche io.
Ma forse con un pò di vodka...
(canta in inglese)
È assurdo, ma è la prima volta che vengo a vederla.
Ho sempre evitato di passare qui.
Manfredi mi ha detto che ci hai lavorato anche tu.
È così piccola...
È come quando torni in una casa della tua infanzia
e gli spazi non combaciano con i ricordi.
La fontana è stata disegnata da mia madre.
Lei era l'unica persona che riusciva a tenere testa a mio padre.
Adesso è spenta, ma laggiù, sotto la base,
c'è un sistema che la fa muovere con la spinta del vento.
È stata una mia idea.
Quando l'ho proposta a mia madre,
mi ha guardato in un modo...
Ho avuto l'impressione che mi vedesse per la prima volta.
Soltanto in quel momento.
Quello stesso anno conobbi Benoît e mi trasferii a Parigi
lasciandomi tutto alle spalle,
compresa questa piazza.
Perché non hai fatto l'architetto a Parigi?
Io lo vedo, tu ami questo lavoro.
Le cose sono andate COSÌ.
O forse sono stata io che ho voluto farle andare così.
È tardi, è ora di tornare a casa.
Ti accompagno.
No, preferisco fare due passi da sola.
Sono stata benissimo questa sera con te.
Ciao, grazie.
Ciao.
(squilli di cellulare)
Pronto, Francesca?
Arrivo subito.
Dell'architetto Manfredi De Marchi ho parlato tante altre volte
come curatore delle sue pubblicazioni.
Oggi sono qui a ricordare un amico.
Il mio amico.
Ci conosciamo da più di 50 anni.
Ci siamo laureati insieme
a Parigi.
Manfredi era il più ambizioso
e quello con più talento.
Per questo, una donna come Lucie Dumont,
dal talento straordinario, pari al suo,
scelse lui come suo compagno di vita.
Tutti amavamo Lucie, ma lui era spiritoso, intelligente,
e molto affascinante.
La loro unione era la cosa più naturale che potesse succedere,
la quadratura del cerchio.
Lui decise di rimanere a Parigi con lei.
Insieme hanno fatto cose straordinarie.
Quando, 25 anni fa, si trasferirono da Parigi a Torino,
io, che abito a Milano, ne fui felice.
Ricordo ancora le cene a casa loro in cui si parlava
come se non fossimo mai cresciuti.
Oggi Manfredi se n'è andato,
raggiunge la sua Lucie, si riunisce a lei.
Due grandi amici, due grandi geni...
Ci mancherete moltissimo.
(applausi)
Inviterei qui ora un collega e amico di Manfredi,
l'architetto Benedetto Camerana.
Manfredi De Marchi per me è sempre stato un riferimento insostituibile.
- Noi non ci conosciamo ma... - So chi è lei.
Sandra. Prima l'ho vista entrare insieme a Massimo.
Mi dispiace molto per suo padre.
La ringrazio.
Cosa farà adesso? Tornerà a Parigi o resterà qui?
Non lo so.
Sinceramente, adesso non so proprio dove vorrei stare.
Mi ha fatto piacere conoscerla.
(in francese)
No.
- Benoît? - Eh?
Ti aspettavo al funerale.
- Sono venuto. - Non ti ho visto.
Perché non mi hai cercato?
C'era tanta gente importante, non volevo disturbarti.
Ma cosa dici? Mi avrebbe fatto molto piacere.
Che silenzio...
Non sembra neanche la stessa casa.
Il sabato mattina è sempre così.
Aspetto questo momento,
per avere finalmente un pò di pace.
Poi però non vedo l'ora che tornino Linda e i bambini.
Ho incontrato Laura nell'ascensore di un museo.
Non sapevo che fosse tornata a Torino.
Sapevo che fosse sposata, ma non che avesse un bambino.
Ha finto che fossi un estraneo.
- Non ti perdoni mai niente. - L'ho lasciata senza un motivo.
Sono capace soltanto di costruire case per gli altri.
Andiamo al campo di Mariani?
Non ci vado da 20 anni.
Anche io non ci vado da tanto.
Ci farà bene.
(dallo stereo: Chet Baker canta "My funny Valentine")
Francesca...
Ciao.
Come mai sei qui?
Sentivo il bisogno di rivedere questa casa.
Anche io.
Paolo e Giulia dovrebbero trasferirsi domani.
Ho donato la biblioteca di papà alla Facoltà di Architettura.
- Gli dedicheranno una sala. - In Facoltà lo veneravano tutti.
Hai visto com'è riuscita bene la stanza di vetro?
È la vera impronta di questa casa.
Sei stato il figlio che lui avrebbe voluto avere.
A volte era gelosa.
Paolo vuole mettere lì una poltrona, non capisce che deve restare vuoto.
Ti sarai fatto sentire, immagino.
No.
Non ci ho neanche provato.
In fondo è giusto...
Questa è la loro casa.
È già perfettamente attrezzata.
- Ci sono dei formaggi. - Li ho presi io.
Per seguire i lavori, mangiavo spesso qualcosa qui.
In macchina ho una bottiglia di vino. Ceniamo qui?
Sì.
In questi giorni, quando tutti andavano via,
mi fermavo sempre a lavorare fino a sera.
Questa era la mia ora preferita.
E Sandra?
In questo periodo, non ci siamo visti.
Ne sentivi il bisogno?
No.
Questa settimana, avrei voluto chiamarti per sapere come stavi,
ma non volevo disturbarti.
Sono stata da sola, la mia famiglia è tornata subito a Parigi.
Avevo bisogno di stare sola.
Archiviando i libri di papà, ho trovato una sua vecchia lettera.
Era indirizzata a mia madre.
A quei tempi, era già malata.
Quelle parole erano...
così commoventi...
così piene di gratitudine...
Ho pianto per due giorni.
Io non ho mai scritto una lettera d'amore.
(rombo di un motore)
Ehi! Ci sono Paolo e Giulia.
- Arriveranno nel primo pomeriggio. - E porteranno i nostri mobili.
Buongiorno.
- Grazie, siete molto gentili. - Volevamo controllare
che tutto fosse a posto prima del vostro arrivo.
Siete arrivati presto.
Sì, ma purtroppo dobbiamo anche andare via presto. Anzi, ora.
- Andate via adesso? - Sì.
Mi aspettano per una riunione.
Francesca, se tu puoi trattenerti un pò, ti riporteremo noi in città.
Vorrei mostrarti le foto dei mobili per avere un tuo consiglio. Vuoi?
Certo.
Va bene.
Io purtroppo adesso devo andare.
- Ciao. - Ciao, Massimo. - Grazie, Massimo.
- Ciao. - Ciao.
Massimo!
Ci farebbe piacere se uno di questi giorni veniste a cena qui da noi.
- Sì, dai... - Va benissimo, grazie.
Ho dimenticato di chiamare Franco, volevano passare qui stasera.
No, dai...
(voci non udibili)
(vibrazione del cellulare)
Massimo, non credevo tu fossi qui.
Ciao, Andrea.
Se non avessi visto la luce sotto la porta, ti avrei chiuso dentro.
Tutto bene?
- Sì. - Bene...
- Buon week-end. - Ciao.
(squilli di cellulare)
Ciao.
- Massimo! - Passavo da queste parti...
Non è vero, volevo vederti.
Sì, Benoît.
- Quando è arrivato? - Ieri notte.
Entra.
(Benoît parla in francese al telefono)
Benoît, l'architetto Ferri è qui.
- Buongiorno, architetto. - Buongiorno.
Francesca mi ha detto che avete finito il vostro lavoro.
- Sì. - So che è andato molto bene.
Ne sono felice.
State andando via?
Sì, torniamo a casa.
- Ho capito. - Scusi...
Parti così all'improvviso?
Ieri volevo chiamarti, ma tutto sarebbe stato ancora più difficile.
Sono stata egoista, lo so.
Ho pensato soltanto a me.
- Tornerai? - Non lo so.
Forse fra un pò di tempo metteremo in vendita la casa.
Ma se ne occuperà Benoît.
Tieni, è per te.
Te l'avrei spedita prima di andare via.
No, non leggerla davanti a me, ti prego.
Forse ora è meglio scendere.
Sì.
Ciao, Francesca.
- Non vieni? - No. Non voglio vederti andare via.
(voce non udibile)
(campanello)
Ciao.
Ti disturbo?
No... Vieni, entra.
Ti ho lasciato dei messaggi, ma non mi hai richiamato.
Non ho chiamato un catering di lusso, però vorrei invitarti a cena.
Perché?
Pensavi che te lo avrei scritto in un messaggio?
Cosa?
È il tuo compleanno, auguri!
Te ne eri dimenticato?
Sì.
Che cosa c'è?
Niente.
Vuoi che io vada via?
No.
Allora usciamo, dai...
Ho prenotato un tavolo in un ristorante molto carino.
Ti piacerà.
Caro Massimo,
quando leggerai questa lettera, sarò già tornata a casa.
Non è stato facile andare via e sono sicura che,
se non lo avessi fatto adesso, non lo avrei fatto più.
Non passerà un solo giorno per tutto il resto della mia vita
in cui non penserò a te,
a come stai, a cosa fai...
Gli anni che passano non sempre ci cambiano,
ma possono aiutarci ad accettare quello che siamo.
Io sono sempre scappata, fuggita...
Lo sto facendo anche adesso,
ma con la consapevolezza di sapere tutto quello che lascio,
tutto quello che perdo.
Ho deciso di lasciarti la quota di mio padre dello studio.
So che porterai avanti il suo nome come nessun altro potrebbe fare,
me compresa.
E sono certa che tu sai che insieme a questo
io lascio a te, qui, anche il mio cuore.
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