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30 settembre 1939.
Siamo stipati su un treno diretto alla prigione di Grodno.
In vagoni molto angusti e umidi.
È molto difficile dormire.
Non so quanto possano resistere alcuni degli uomini che sono feriti.
Le goccioline che passano dalle grate dei finestrini
sono l'unica acqua che possiamo bere.
9 ottobre 1939.
Finalmente siamo scesi dal treno.
Adesso, a quanto pare, non siamo più dei prigionieri, ma degli ospiti.
In diverse occasioni, gli ufficiali del NKVD
hanno convocato alcuni di noi per interrogarci, durante la notte.
Con questo folle andazzo, non c'è da stupirsi,
se ci siamo sperduti, e non sappiamo che cosa fare.
20 marzo 1940.
Sembra che i Sovietici stiano usando una linea più morbida, con noi.
Inizia a girare voce, qui tra gli uomini, che il nostro rilascio è imminente.
15 aprile 1940.
Finalmente! Le mie preghiere sono state ascoltate.
Questa mattina hanno letto il mio nome.
La primavera è nell'aria.
Ed erano diversi mesi, che non mi sentivo più così vivo.
Spero solo, che questa sia l'ultima volta,
che sono costretto a viaggiare in condizioni così disumane.
Non speri di scrivere un articolo interessante.
Solo un suicidio, tutto qui.
Signore?
Oh, benissimo.
Speriamo sia la sua lettera d'addio.
Povero stronzo.
- Andiamo! Tiratelo su. - Sì, signore.
Fate attenzione.
È finita l'occupazione militare inglese in Iraq.
Allora, Sandy, la regolamentazione dei moli.
McCloud, la Linea Radcliffe!
E John, si becca l'articolo sulla Union. Per i suoi peccati.
Niente di troppo controverso.
Underwood! Il festival del sidro.
Questo è tutto! Ora andate.
Ehi, ho già detto di no.
Non interessa a nessuno un suicidio, Stephen. Non adesso.
Fa male alla nostra tiratura.
E se non fosse un suicidio? Io ho un contatto lì del campo.
Stephen, ragazzo mio.
Dalla polizia c'è qualche indicazione,
sul fatto che possa non essersi trattato di un suicidio?
- No. - Ecco, esatto.
E, ti prego, non abusare della mia pazienza.
La guerra è un fatto orribile, e molti non riescono a superarlo. E si tolgono la vita.
Non c'è nessuna storia, qui.
Sono stato abbastanza chiaro?
- Sì. - Bene. Grazie. Ora vai.
Mi batti a macchina questo articolo? Grazie!
- Rose? - Sì, signor Underwood.
Sei mai stata al festival del sidro?
Buonasera, signor Underwood. Di nuovo tardi, eh?
Dovevo lavorare.
Lo vedo.
- Buonanotte. - Buonanotte.
Nonostante l'approvazione del Piano di reinsediamento per i rifugiati polacchi,
nella parte Occidentale del Paese assistiamo a un crescente numero d'inspiegabili suicidi.
Tutti ex militari del Secondo Corpo Polacco.
Solo una coincidenza, o c'è dietro qualcosa di più inquietante?
- Posso aiutarla? - Devo vedere il Capitano.
- Buongiorno, signore. - Buongiorno.
Un attimo, signore.
Signore, c'è il Colonnello Pietrowski con due persone da reinserire, da Stowell Park.
Quando abbiamo finito, di' al quartiermastro di fare un inventario
- di tutto ciò che scarseggia, e di ordinarne almeno il doppio. - Sì, capitano.
Buongiorno.
Mamma. Andiamo in America.
- Grazie! - Buona fortuna.
Qui sembra tutto in ordine.
- Se vuole farli entrare, Colonnello. Ci servono solo un paio di firme. -Certo.
Colonnello, forse lei e il suo uomo volete fermarvi a fare colazione, prima di ripartire.
- Non abbiamo molto, ma almeno è caldo. - Grazie, è molto gentile.
Jeanette, quando hai finito, accompagna l'assistente del Colonnello in mensa.
Sì, signore.
John?
- Ne parliamo dopo. Di qua, Colonnello. - Colonnello!
Io sono Stephen Underwood.
Il Capitano è mio fratello. Sono un giornalista del Western Post.
Colonnello Janusz Pietrowski,
intermediario del reinsediamento dell'ex Secondo corpo polacco,
- Colonnello, piacere di conoscerla. - Piacere mio, signor Underwood.
Si accomodi.
- Colonnello! - Ho detto di no, Stephen.
Prego, Capitano, suo fratello è il benvenuto.
Mi chiedevo se volesse commentare il suicidio di un altro soldato polacco di ieri.
Sosnowicz.
Non mi sembra sorpreso, Colonnello.
Beh, signor Underwood, è sempre molto doloroso quando un uomo fiero perde ogni speranza.
E perché succede, Colonnello?
Uomini come Sosnowicz hanno combattuto per la loro patria, signor Underwood,
che ora fa parte dell'Unione Sovietica, che li considera nemici dello Stato.
Aveva saputo che tutta la sua famiglia era stata uccisa.
Colonnello, la prego! Non abbiamo prove a riguardo.
Lui ci ha creduto abbastanza da togliersi la vita, Capitano.
E perché lo fanno, Colonnello?
Perché ora nessuno ricorda che nel 1939 l'Unione Sovietica invase la Polonia.
Alleata con i nazisti e con lo stesso intento, Signor Underwood.
Cancellare la Polonia dalle mappe. Distruggere la sua cultura, e il suo popolo.
Quando i sovietici hanno ripreso la Polonia nel 1944,
hanno permesso ai nazisti di soffocare l'insurrezione di Varsavia,
per eliminare ogni possibile minaccia alla loro occupazione.
Le recenti elezioni, cosiddette “libere”, in Polonia,
non erano che uno spettacolo di marionette sovietico.
Il vero governo polacco è ancora esiliato a Londra,
ma non è più riconosciuto dall'Inghilterra o dagli Stati Uniti e l'anno scorso,
le forze armate polacche sono state escluse dalla vostra parata per la vittoria.
Per non inimicarsi il compagno Stalin.
Che ne deduce, signor Underwood?
Che va tutto bene?
Comprendo che il mondo sia stanco della guerra. Lo siamo tutti.
Ma non è una scusa per fare gli ingenui.
E suo fratello lo sa.
Ma ha comunque il compito non invidiabile
di convincere i miei compatrioti a ritornare in Polonia,
sapendo bene che non può garantirne la sicurezza.
Nessuno è costretto a tornare, se non vuole, Colonnello.
Sì, Capitano. Certo.
Colonnello, prego. La colazione ci attende.
Devo vederti, stasera. Alle otto e mezzo al King's Arms.
- No! Lì c'è troppa gente. - No. Ci va solo la gente del posto.
Va bene. Otto e mezzo?
Ora devo andare. Mason vuole vedermi.
- Devi proprio? - Lo sai, che devo.
Avanti!
Grazie, Stanley.
Sei ancora in servizio? Non ti vedo mai senza l'uniforme addosso.
- Non mi vedi mai in generale. - Lo so, scusa, sono molto impegnato, al momento.
Come lo sei tu al campo.
Abbiamo ricevuto un invito.
È per "il ballo annuale". Quello dei Robinson.
- Oddio! È già quel periodo dell'anno? - Lo so, è tedioso da morire,
però, io apprezzerei davvero molto se venissi anche tu, quest'anno.
- La tua famiglia ci andrà. - Preferirei di no, se per te è lo stesso.
Non sembrerebbe strano, se ci andassi da solo? Potremmo scatenare le solite malelingue.
- Va bene, verrò. - Splendido!
Un'ultima cosa, prima che vai.
Tu sei la persona più giusta, per farmi un altro favore, se vuoi.
Loboda e Nowak. Due rifugiati arrivati al campo stamani.
Sei molto bene informato. Come al solito.
Tu puoi essermi molto utile. Voglio sapere dove vanno, che cosa fanno.
Movimenti, visite, amici, queste cose.
- Perché, scusa? - Probabilmente non è nulla.
Solo una vaga richiesta da Londra.
Niente di cui preoccuparsi. Giusto per saperlo.
E non mi aspetto che attraversi la città ogni giorno.
Una semplice telefonata è sufficiente.
- Lo so che sei molto impegnata, con i rimpatri e ciò che comporta. - Sì!
Questo è tutto?
Bene, allora io adesso andrei.
Oh, sì, prego, non voglio trattenerti oltre!
Ah, ma credi sia possibile tenere la questione soltanto tra noi?
Sì, certo.
Allora, sei felice?
- Cosa? - Per il ballo dei Robinson.
Sì! Sì! Molto!
Sai perché ti ha sposata, hm?
Lui non è il mostro, che tu pensi che sia.
Quindi, i tuoi avevano il diritto di venderti al migliore offerente?
Loro credevano davvero che sarebbe stato un buon marito.
Volevano solo il meglio per me.
Sapevano chi è?
Per i miei, era un buon partito, Stephen.
E io volevo sposarlo.
Ero innamorata di lui.
Ovviamente, non sapevo tutto quello che so ora.
Ma il nostro amore è diverso, adesso.
Stephen, lui è mio amico.
È una bugia
Ma che cosa vuoi che faccia?
Vuoi che lasci mio marito, il mio lavoro,
volti le spalle alla mia famiglia e scappi a Londra con te?
Questo è impossibile!
E non so quanto sia fondata la tua grande storia,
perché se anche il Colonnello polacco dicesse il vero, tu non hai le prove.
E per quanto siano una tragedia quei suicidi, non sono che questo.
Dei suicidi. Niente di più.
Buonasera, signori. Cosa vi do da bere?
Ehm, quanto viene questa?
Quattro pence.
- E quello lì? - Tre pence e un penny.
Allora, due pinte di Special, per favore, signore.
Sbobba ai maiali.
È ubriaco. Ignoralo.
- Un'altra, signore? - Grazie.
Maledetti, luridi laburisti.
Si dice, che poi li metteranno nelle miniere. La guerra è finita.
Rimpatriate questi bastardi, dico io.
Invece di togliere il lavoro ai nostri giovani.
Non potete tornare per i bolscevichi?
Beh, non scapperete ai rossi neanche qui.
Non con i laburisti a capo del governo.
Tu non sai niente.
Ti ho chiesto qualcosa, polacco?
Io non sono polacco. Io sono russo.
E che m'importa? Voi siete tutti uguali.
- Andate via da qui. - Sì! Ora andiamo.
- Bene, andate! - Ehi, stiamo andando. - E non tornate.
- Non siete i benvenuti. - Bill, c'è ancora il mio nome sulla porta! Finiscila.
Andiamo via.
Ehi, amico, non ne volevi un'altra?
Stephen?
Stephen?
Signor Nowak, sono io. Jeanette Mitchell, del campo.
Sì! Ehm, dobbiamo rientrare. Scusi.
Le ho sentito dire, che è russo.
Io scrivo per un giornale.
- Le vorrei fare solo qualche domanda. - Ivan!
No!
Lei è russo! Finge di essere polacco. Perché?
- Ivan, stai calmo. - Signor Loboda! La prego!
Stai calmo!
Io non sto facendo finta di essere nessuno.
Se avesse visto quello che ho visto io, allora forse capirebbe.
- E che cos'ha visto? - Ivan...
La ucciderebbero come vogliono uccidere me.
- E chi vuole ucciderla? - Lo vogliono tutti.
- Ivan, basta, andiamo. - Stephen?
Andiamo via!
- Stephen? - Sto bene.
Grazie, Stephen.
- Che aveva con sé? - Non me lo ricordo.
Vestiti, mi sembra. Ma niente di che.
Non continuare a insistere. Hai sentito che ha detto!
Non credi che se...
se qualcuno lo volesse uccidere, l'avrebbe già fatto?
No, se non conoscono la sua identità.
Potrebbe essere coinvolto nei suicidi. Loboda può essere la mia storia.
Lasciami andare avanti.
Fallo per noi!
È in polacco!
Magari lo conserva per un amico.
Rose! Rose Miller, la dattilografa al giornale.
La famiglia viene dalla Polonia. Può farlo tradurre per me.
No! Pensa a Loboda. Se scoprisse che è sparito?
Vuoi dirmi che qui non spariscono cose di continuo?
Sei ubriaco? E se dà la colpa a me?
È solo per un pò.
Credevo volessi fare questa cosa per noi!
Sì, è così.
Perché sembra che tu lasci a me tutti i rischi?
Dammi quella scatola.
Devo farlo.
Signor Underwood? L'ho fatto! L'articolo, il festival del sidro.
Grazie.
- Mi serve un altro favore. - Certo! Mi dica.
Ho bisogno di far tradurre questo. Lo puoi chiedere a tuo padre?
- E di che cosa parla? - Non lo so.
E anche questo, resti tra noi.
Non appena lui può.
Stephen Underwood.
Stephen!
Non riescono a trovarlo da nessuna parte.
Le mie sincere scuse, Colonnello.
La verità, Capitano, è che il signor Loboda ha l'abitudine di sparire,
come il signor Nowak sa molto bene.
È un uomo tormentato! A volte, la sua immaginazione poi ha la meglio.
Lo troveremo.
- Hai intenzione di dirgli della scatola? - Credi ancora sia stato un errore?
Non può essere sparito. I polacchi l'hanno di nuovo spostato. Scopri dove.
Buongiorno, Paul. Grazie, buongiorno anche a te!
Mio padre mi ha chiesto dove ha trovato questo diario.
Perché?
Ha detto che è di estremo valore e di fare attenzione
Grazie.
Non capisco che cosa sta succedendo.
Il treno si è fermato su un binario morto.
Sono venute delle guardie sovietiche e ci hanno ordinato di scendere.
C'è una grande foresta, qui.
Ci hanno caricato su dei furgoni neri. Ora devo smettere di scrivere.
- Sì, signore? Posso aiutarla? - Sto cercando il colonnello Pietrowski.
Sì, signore. Mi segua.
Colonnello Pietrowski.
Posso portarle qualcosa?
Le dispiace?
Perché un russo ha con se
il diario, le lettere e gli effetti personali di un giovane cadetto polacco,
internato in un campo di prigionia, in Unione Sovietica?
E...
perché dice che lo vogliono uccidere?
Non ho davvero idea di che cosa stia parlando, signor Underwood.
- Ora, mi scusi, ma ho molto da fare. - Ho io la scatola.
- Io voglio aiutarvi. - No, signor Underwood, lei vuole una storia.
Sì, voglio una storia. Ma può essere d'aiuto ad entrambi.
Si fidi, lei non può fare niente.
Se vuole davvero essere d'aiuto, dia quella scatola a me.
Mi faccia vedere Loboda.
Arrivederci, signor Underwood.
Colonnello! Colonnello!
Allora, porterò questo alle autorità e dirò dove l'ho trovato.
Ho fatto tradurre il diario e le lettere.
Venga con me.
Aspetti qui.
Il mio assistente la porterà dal signor Loboda.
Quindi voi sapete dov'è.
Quando saprà la verità, ne faccia ciò che vuole, ma io non la aiuterò una seconda volta.
Negherò ogni coinvolgimento, di aver mai saputo niente e lei non vedrà mai più Loboda.
Sono stato abbastanza chiaro?
Qui! Oggi alle cinque! Poi passerà lui a prenderla.
Venga da solo.
- E come so che posso fidarmi? - Non può!
E allora vorrei, ehm, intervistare Loboda. E vorrei anche registrarlo.
- Perché? - Una volta che avrete la scatola io non avrò niente.
D'accordo, si può fare.
E ora mi riprendo le traduzioni, se non le dispiace.
Grazie.
Mi aspetto, che mi paghi tutti i danni.
- Chi ha fatto questo? - La polizia!
Mi hanno detto di sospettare che lei sia in possesso di merci di contrabbando.
È assurdo, e lei lo sa.
Mi dispiace, ma vede, con tutti i suoi recenti andirivieni, io non ne ho la certezza.
Questa è ancora casa mia! Per quanto mi risulta, signor Underwood.
Nettie!
Nettie! Ti prego!
Mi dispiace!
Cos'è successo?
Mi hanno preso la scatola.
E allora è finita.
Oggi vedrò Loboda.
- Tu sai dove si trova? - Ce l'ha Pietrowski.
E come sai che non ha anche la scatola?
Perché gli ho detto, che l'avrei ridata in cambio di un'intervista.
Come fai a sapere che non mente? Tu non hai idea di chi sia davvero questa gente.
Io devo sapere.
Questo non ha niente a che fare con te.
Se mi dovesse succedere qualcosa,
devi dare questa alla polizia.
Ma?
Resti qui.
Hanno detto di fidarmi di te.
Che posso raccontarti ogni cosa.
Sì.
Tu hai preso la scatola.
Come posso fidarmi di un ladro?
Non volevo metterti nei guai.
Lo pubblicherai sul tuo giornale?
Farò tutto il possibile.
Prego, siediti.
Mi chiamo Ivan Krivozertsev.
La mia casa era vicino Smolensk.
Una piccola città.
Nove Biatoki.
Io ero lì e li ho visti arrivare.
La gente diceva, che erano finlandesi.
Ma il mio amico, Kisselev,
aveva riconosciuto quei cappelli con lo stemma a quattro punte.
Aveva capito che erano polacchi.
Che erano tutti Polacchi.
Tutti i giorni, li mettevano nei Chorny Voron.
I furgoni per i prigionieri. Li portavano nella foresta.
E nella foresta, i bolscevichi legavano a tutti le mani.
Forte, dietro alla schiena.
E mettevano anche una corda intorno al collo.
Così, ti strangolavi, se provavi a muoverti.
Li mettevano in ginocchio.
Davanti a una fossa!
E gli puntavano la pistola
proprio dietro alla nuca.
Uno dopo l'altro,
i corpi cadevano, dentro a quella fossa.
Faccia a terra.
E caricavano le pistole per un altro gruppo.
E ancora, ancora e ancora.
Finché non avevano finito.
Quando i tedeschi arrivarono, c'erano dei Polacchi con loro.
Altri prigionieri.
Dovevano costruire le strade per i carri armati.
Prima, i tedeschi non si accorsero subito della fossa.
Furono i polacchi a trovarla.
Io andai a raccontare tutto quello che avevo visto.
E così, poi iniziammo a scavare.
Il diario e le lettere le presi da un morto.
Un ragazzino.
E questo posto dov'è?
Dov'è che è successo?
Nella foresta di Katyn.
Quanti?
Fino a oggi più di quattromila corpi.
Ma il numero dei dispersi è ben maggiore.
Per di più, ufficiali, riservisti, avvocati, insegnanti...
preti.
Stalin sapeva, che il mio popolo non si sarebbe mai piegato al dominio sovietico.
E i polacchi sapevano di essere occupati da potenze straniere,
e perciò i migliori si opposero.
Lottarono per la loro libertà con qualunque mezzo.
Stalin li uccise così la Polonia non sarebbe più risorta dalle sue ceneri.
E gli inglesi...
- ne erano a corrente? - Sì, certo, lo erano.
Gli inglesi e gli americani volevano solo nascondere la cosa.
Volevano che l'Armata Rossa continuasse a combattere con i tedeschi.
Temevano che Stalin facesse la pace con Hitler.
Ora Stalin ha mezza Europa sotto scacco e nessuno può fermarlo.
Ora il mio Paese è occupato!
E non si tollerano critiche verso Stalin.
Il mio popolo è brava gente.
Dovete far sapere, cos'è successo.
Chi sono i veri assassini.
Ci servono le prove.
Il diario. Le lettere.
Le prove degli omicidi commessi nel 1940 dai sovietici!
E non dai nazisti nel 1941, come tutti credono.
Ha portato la scatola?
È stata rubata dalla mia stanza.
La prego!
La prego!
Sì?
Cioè, adesso? Perché?
Va bene! Sarò lì tra cinque minuti.
A che cosa diavolo stai giocando?
È notte piena.
- È importante. - Voglio sperarlo.
Indago su un posto chiamato Katyn.
- Perché? - Vi uccisero dei soldati polacchi nel 1940.
Devo sapere chi li massacrò.
- È Pietrowski che te l'ho ha detto? - No.
- Allora cercalo sui documenti. - Mi servono i documenti ufficiali.
Io non posso aiutarti. E tu lo sai.
Nella mia posizione, non posso fraternizzare con i giornalisti.
- Neanche con quelli d'infima categoria. - John, ti prego!
Questo potrebbe spiegare i suicidi. Hanno ucciso più di 4 mila soldati polacchi.
- Puoi andare! - Signore.
- Sono stati i tedeschi. I nazisti. Fine della storia. - E tu ci credi davvero?
- Questa è la versione ufficiale. - Sì, ma sai che non è vero.
Credo in quello che mi è stato detto di credere.
- Nascondi la testa sotto la sabbia
e fai finta di niente? - È il mio lavoro.
Ora và a casa.
Andasti in guerra per liberare i popoli oppressi!
Perché avessero il diritto a scegliere il loro destino.
- E ora stai lì, e non fai niente? - Và a casa, Stephen.
Smettila di provare a essere chi non sei.
L'ho già fatto. Tu sei andato in guerra, io sono rimasto. E ho smarrito me stesso.
- Ma per la prima volta, ora ho uno scopo. - Non fare il ragazzino. La guerra è finita!
Davvero vuoi scatenarne un'altra, solo per sedare il tuo senso d'inadeguatezza?
Non hai dovuto arruolarti. Sii grato.
Sì!
Hai ragione.
Non mi hanno preso. A causa di questa.
Philip Edwards.
È un socialista disilluso che ho conosciuto a Cambridge.
Adesso lavora all'archivio degli Affari Esteri.
Se lì c'è qualcosa, saprà dirti dove.
Questa è la mia tessera per i trasporti.
E con questa dovresti riuscire a entrare.
O puoi improvvisare.
Ora và via!
Oh, Stephen, per l'incidente...
È stata colpa mia, e lo so che hai rischiato di perdere la vista. Mi dispiace tanto.
- Lo hai visto? - Sì.
E dove sta?
C'è solo una fattoria, in quell'area, dove le coltivano.
Sto andando a Londra.
Ho bisogno che tenga ancora tu quelle traduzioni.
Non andare.
- Devo andare. - Stephen!
Hai perso il senso delle proporzioni.
Nonostante tutto ciò che è successo,
devi capire che io ti voglio ancora bene.
Allora, ti prego, lascialo stare.
È il tuo Stephen, che ti ha messo in questa situazione così difficile.
Lui ti ha coinvolta in tutto ciò, non io.
Dimmi solo, che ha in mente di fare.
Lui sa dov'è Loboda, vero?
Immagino che tu capisca. Questo non riguarda solo te e Underwood. Non più!
Ti sei fatta coinvolgere da lui in una vicenda, davvero molto delicata,
e potenzialmente molto pericolosa.
E Stephen è in pericolo?
Se lui ti ha detto, dove tengono il russo, tu devi dirmelo subito!
Senti,
se mi dici quello che sai,
ti lascerò continuare a vederlo.
Finché non attirerai troppo l'attenzione. E non dirò mai una sola parola al riguardo.
Voglio, semplicemente, molta discrezione.
Credo che a nessuno di noi giovi che uno scandalo sconvolga le nostre vite.
E so che entrambi faremo il possibile affinché ciò non avvenga. O sbaglio?
Sei un pazzo!
Un porco, pazzo ignorante!
Davvero credi che a qualcuno importi qualcosa di te?
Credi che ai polacchi interessi?
A nessuno importa di te o di quello che hai da dire.
PROSSIMO TRENO DIRETTO A LONDRA - PADDINGTON
Signor Underwood?
Sì.
Ho servito con suo fratello, in Austria.
È un brav'uomo.
Ecco un indirizzo e una mappa.
Questa cosa è stata messa sotto silenzio. Archiviata da anni!
La X indica il posto, ovviamente.
Niente è più come prima, signor Underwood.
Durante la guerra, sapevamo che dovevamo fare, e lo facevamo senza porre alcuna domanda.
Neanche una! Era tutto o bianco o nero.
Ma oggi...
oggi niente sembra più avere senso.
Ti chiedi chi è davvero al comando.
- Le posso offrire da bere? - No! No, non posso restare.
- Se C'è qualcosa che posso fare per lei... - No, la prego. Non si preoccupi.
Farei di tutto per sfuggire al tedio.
A volte, mi chiedo se finirò per morire in quel dannato archivio,
coperto di polvere fino agli occhi.
Non che qualcuno se ne accorgerebbe.
Beh, mi saluti suo fratello e buona fortuna.
Capitano Underwood? Ha bisogno della scorta, signore?
Sulla base delle prove che abbiamo,
è difficile sfuggire alla presunzione di colpevolezza dei Russi.
Come possiamo pensare, se i Russi risulteranno colpevoli,
che i Polacchi vivano al loro fianco amichevolmente, per le generazioni a venire?
Questo documento è davvero esplosivo.
Se dovesse mai finire nelle mani sbagliate,
avrebbe delle ricadute sulle nostre relazioni con la Russia veramente molto serie.
Nel dover gestire con la dovuta riservatezza l'affaire di Katyn,
noi siamo stati costretti dall'urgente necessità
a mantenere relazioni cordiali con il governo sovietico.
Abbiamo esaminato e valutato le prove con maggiore esitazione e clemenza
di quante ne avremmo solitamente usate per emettere un giudizio onesto ed equo.
Abbiamo infatti necessariamente,
utilizzato il buon nome dell'Inghilterra
come quegli assassini hanno usato quella foresta di conifere per occultare un massacro.
Teniamo sempre a mente questi fatti e non parliamone mai più.
Non parlarne mai più è il consiglio che avrei dato anche al governo polacco.
Ma poi non è stato necessario.
L'afflizione e la vita in questo Paese,
sembrano insegnare loro quanto sia meglio, per la vita politica,
non nominare gli argomenti per cui uno tende a provare forti e passionali emozioni.
Colonnello...
ho visto i documenti.
Il rapporto scritto da Owen O'Malley. L'ambasciatore inglese in Polonia.
Lei ha ragione. Sapevano tutto.
Ivan Krivozertsev è morto.
L'hanno trovato ieri, impiccato a un albero.
Di sera.
Sa, signor Underwood, dubito che qualcuno avrà mai la possibilità di vedere quei documenti.
Perché...
Perché non l'avete nascosto prima?
Lui non ce l'ha lasciato fare.
Solo quando lei ha preso la scatola, ci ha ripensato.
Era nella Croce Rossa, si unì alle nostre truppe in Italia. Lì conobbe il signor Nowak.
Una notte, da ubriaco, gli sfuggì che era a Katyn,
quando è successo.
Nessun altro è arrivato dall'Est.
Fu l'unico a fuggire dalla zona quando i Sovietici la ripresero.
Era d'imbarazzo per i Sovietici,
scomodo per gli Inglesi,
e superfluo per gli Americani.
Li avvicinò a Norimberga!
E l'hanno quasi rispedito nel settore russo.
Ha detto a qualcuno che lo ha visto, signor Underwood?
Io non c'entro niente, signore.
Cosa c'è?
A chi l'ha detto?
Con permesso.
Mi dispiace. Non può entrare. Ordini.
Devo vedere mio fratello.
Il capitano Underwood è stato riassegnato.
- E il luogotenente Mitchell? - Non lo so.
- Quale numero, prego? - Affari Esteri, archivio.
La metto in contatto.
- Archivio, posso aiutarla? - Philip Edwards, per favore.
Un momento, signore.
- Temo che il signor Edwards sia in congedo. - E quando rientra?
Posso chiederle il motivo della sua telefonata?
Signore?
Western Post! Comprate il Western Post!
Western Post! Comprate il Western Post! Fresco di stampa!
- Tenga. - Grazie.
Signor Hamilton, posso parlarle?
Mi dispiace, Stephen, ma tu non lavori più qui.
Mi scusi?
Gran bella idea!
Affidare l'articolo sul festival alla dattilografa. Avevi ragione!
Si è rivelata una valida promessa.
Ecco perché le affiderò il tuo posto, da oggi.
Tieni, questo è lo stipendio.
Libera la scrivania.
- Io ho una storia. - Non voglio sentirla.
Il governo inglese sta coprendo
l'eccidio di più di quindicimila ufficiali e uomini polacchi,
commesso dai sovietici nel 1940.
Hanno venduto un'intera nazione.
E i loro alleati. Un paese che avremmo dovuto proteggere.
E non è ancora tutto.
Ieri sera, l'ultimo testimone del massacro è stato assassinato qui. Qui a Bristol.
Di certo hai una vivida immaginazione.
- Che cosa ti hanno detto, Frank? - Chiedo scusa?
Che avresti perso il lavoro?
Perso il giornale?
Saresti finito in disgrazia?
Che era tuo dovere patriotico, non pubblicare l'articolo?
Se non te ne vai via subito, dovrò farti buttare fuori.
Tieniti i soldi.
Do le dimissioni.
Oh, signor Underwood!
Farò dei lavori di ristrutturazione, molto a breve,
quindi le devo chiedere di liberare la stanza.
Ma visto che non voglio che finisca in mezzo alla strada,
ovviamente, le darò tutto il tempo per trovare un'altra sistemazione.
Due settimane dovrebbero bastare, lei non crede?
Ah! E ha una visita.
Non pensavo che finisse così.
Che cosa hai fatto?
Stephen, volevo solo che fossi al sicuro.
Che cosa hai fatto?
Mason mi ha chiesto di sorvegliare Loboda. E di dirgli cosa faceva.
Gli hai detto dov'era?
Perché non mi hai detto che Mason voleva controllarlo?
Non pensavo che ti avrebbe fermato. Avrei solo peggiorato le cose.
Peggiorato?
È morto!
L'hanno trovato impiccato a un albero!
Lo so.
E se potessi tornare indietro, non lo rifarei.
Non credevo che Mason fosse capace di fare una cosa del genere. Ancora non ci credo.
E cosa hanno fatto a John?
L'hanno portato a Londra.
Non puoi vederlo e non puoi parlargli.
Presto lo manderanno oltremare.
Queste non gliele ho date.
Ora non servono a niente.
- Voglio che tu te ne vada! - Stephen!
Voglio che tu te ne vada, ora!
Inchiesta all'attenzione del nostro sovrano,
nel distretto di Flax, Bourton, nella Contea di Somerset, addì tre novembre 1947.
Di fronte a un Coroner del nostro sopra nominato sovrano,
nella detta Contea di Somerset, inerente alla morte di Ivan Krivosertsev,
conosciuto come Michael Loboda e a seguito dell'esame del suo cadavere.
- I testimoni hanno già giurato? - Hanno giurato, signore.
Bene, procediamo pure, per favore.
Erano circa cinque, direi.
Ero giù a Long Orchard.
Beh, io ci lavoro, sa?
E vicino al ponte della ferrovia, passando davanti alla Court House Farm,
ho visto quel pover'uomo appeso a un albero.
A un albero di mele.
Era appeso a circa due metri e mezzo, con un cappio di pelle.
E secondo me, il defunto aveva posto il cappio intorno al collo,
si era arrampicato, aveva assicurato il cappio attorno al ramo
e poi era saltato giù.
Quando lo abbiamo slegato e deposto per terra,
il corpo era già freddo. E rigido.
Abbiamo perquisito il cadavere e nel portafoglio abbiamo trovato tre lettere!
Una delle quali indirizzata ai Servizi Segreti.
Continui pure.
Poi l'abbiamo portato all'obitorio di Long Ashton.
Lo conoscevo bene.
Eravamo amici dal 1945.
Lui era felice.
Era orgoglioso di ciò che era e di ciò che aveva visto.
Beveva molto. Ma reggeva bene l'alcol.
E non aveva alcun motivo per cui doversi suicidare.
Non l'avrebbe mai fatto.
Sia preso atto che, a seguito delle testimonianze, prestate sotto giuramento...
così come richiesto, io, nominato Coroner della contea di Somerset,
per conto di Sua maestà il Re,
delibero che probabilmente la morte di Michael Loboda, noto anche come Ivan Krivosertsev,
è da considerarsi un suicidio
per impiccagione.
Questo procedimento pertanto è archiviato.
- Non vorrà accettare il verdetto. - Lo devo accettare.
Questo è solo un altro suicidio di cui nessuno vuole sentirne più parlare.
E le lettere che aveva nel portafoglio?
Non ci hanno concesso di vederle.
Perché non le hanno lette?
Mi dispiace molto, signor Underwood, ma se lei non si fosse intromesso,
ora non ce lo chiederemmo.
Senta, Colonnello, sono addolorato, ma ho fatto ciò che credevo fosse giusto.
Lei dice? Davvero?
Abbiamo ancora queste.
Le prove non valgono nulla, senza un testimone.
Anche se non le accetteranno in tribunale,
permetteranno alla storia di uscire allo scoperto.
- Era quello che voleva, no? - Sì, signor Underwood, ma ora non posso fare altro.
Ci hanno detto senza mezzi termini,
che i giornali sono stati caldamente invitati a non sollevare mai più l'argomento.
Ora voglia scusarmi, devo andare.
Non se lo meritava. Era un brav'uomo.
Sono molto dispiaciuta, Colonnello.
Dico davvero.
Non osare dare tutta la colpa a me.
È anche tua la colpa di questa orribile situazione.
Hai fatto ciò che ritenevi giusto!
E l'ho fatto anch'io.
Questo non finisce qui.
In quel momento, quando Stephen è morto, la mia vita è cambiata per sempre.
Tutto ciò in cui credevo era andato in frantumi grazie a quella scoperta.
Ed ero determinata a finire ciò che lui aveva iniziato.
Volevo stampare la storia di Stephen e la testimonianza di Michael Loboda:
L'ultimo testimone della morte di migliaia di soldati polacchi a Katyn.
Per quanto fosse rischioso e per quanto tempo potesse volerci.
Perché non finisse nell'oblio, e far rivivere la loro testimonianza.
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