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Buongiorno, signore, ho bisogno di andare in bagno.
- Cosa? - Devo andare in bagno!
Aspetta la fine del tuo turno.
Potresti almeno lasciarla andare in bagno.
Senti, mancano già due persone.
E stamattina, non so perché, lavorate come lumache!
Dovremmo avere già 15 scatole,
ne abbiamo 9!
Hubert, adesso stai esagerando!
Prego?
Potresti lasciarla andare in bagno.
Che mi importa?
Ci vogliono tre minuti!
Ho detto di no!
E tu, riprendi a lavorare.
E voi altri, che aspettate?
Hubert!
Signor Schwartz.
Sua moglie ha ragione, ci vogliono tre minuti per andare in bagno.
Signor Schwartz, lei mi chiede di rispettare i tempi
e per rispettarli, abbiamo bisogno di loro.
Sì, ma se hanno bisogno di andare in bagno, poi lavorano male.
Cerchi di capirlo. Ok?
E per non contraddirsi dica che il capo concede 5 minuti,
una piccola pausa alle ragazze. D'accordo?
Va bene. Come vuole.
Cinque minuti di pausa! Offerti dal capo!
Ti diverti ad umiliarmi davanti alle ragazze?
- Non ti sto umiliando. - Dici che sbaglio.
E se sbaglio, come posso avere autorità su di loro?
Basta che le lasci andare in bagno quando ne hanno bisogno.
Faremo i conti a casa.
Come stai, tesoro?
- Allora, questa riunione? - Ah, sono distrutto!
In Comune ci sono solo disgraziati e idioti
e in fabbrica solo idioti e disgraziati.
E tu a dirigere tutto.
Allora tu sei il più idiota di tutti.
- Solo tu mi capisci. - Sai che ti amo.
Non riesco ancora a crederci.
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Traduzione di Adribai
Prigionieri di guerra
Quindi tutte le foto sono state trovate in una soffitta a Villeneuve.
Un fotografo rimasto anonimo.
Laggiù, c'è un filmato, l'unico sulla parata, andiamo.
Un film muto girato da un resistente...
con una fotocamera a 8mm.
Scusate. Quanti erano?
A quanto risulta dagli archivi, più o meno un centinaio.
E qui ci sono i giornali.
I giornali dell'epoca: "Le nouvelliste", "Bir Hakeim",
e dei giornali anglosassoni. Qui potete leggere gli articoli.
L'ospite sta arrivando.
Sta arrivando la nostra ospite. Vi consiglio di sedervi.
Come stai?
Sono stanca.
- Mamma! - Ho paura di non aver niente da dire.
Ma sì, sì, vedrai. Vieni.
Siediti.
Abbiamo il piacere di avere con noi la signora Lucienne Bériot.
Buongiorno.
Sulla poltrona.
Facciamo un bell'applauso.
Signora Bériot, innanzitutto, grazie per essere venuta.
Prego.
Lei è l'unica sopravvissuta alla parata dell'11 novembre 1943.
Io non ho partecipato alla parata, in realtà.
L'ho solo vista... dalla mia finestra.
Lei è troppo modesta...
È lei che ha sabotato la radio.
Senza di lei, i partigiani sarebbero stati tutti presi, no?
Non lo so.
Forse.
Quel giorno, si è resa conto delle conseguenze che ci sarebbero state?
Oh, no.
Quando si vive alla giornata, non ci si rende conto quasi di niente.
Si vive...
...e basta.
E oggi, che effetto le fa essere un'eroina?
Io non sono un'eroina.
Sono solo l'unica rimasta.
Ancora con l'abate Boyer!
Voglio che sia bello.
Per Natale.
Ma si rovinerà le mani. Questo non fa per lei, Lucienne.
Ma se non lo faccio io, non lo farà nessuno.
E allora, che importanza ha?
È solo una vecchia statua che non guarda nessuno.
Appunto.
Voglio che la guardino.
Senta, quando mi ha chiesto di rendersi utile in parrocchia,
ho accettato per aiutarla a trovare una strada.
Non la ringrazierò mai abbastanza, padre.
Sì, ma così, il suo accanimento diventa...
Vuole che smetta?
No... io...
Non so... io... io...
Faccia come crede.
Come va?
Aspetta, aspetta. Sai che ha detto l'arcangelo Gabriele alla Vergine Maria
- quando è andato da lei? - Dimmi.
Buongiorno, vengo per l'annuncio.
Che idiota. Per l'Annunciazione...
Ehi, state concentrati nel momento del taglio.
Ah, che cavolo, ogni tanto fa bene una risata.
L'umorismo è la gentilezza della disperazione.
Salve, capo. Vieni, ci fumiamo una sigaretta.
Raymond!
Non possiamo continuare così.
Beh, perché? Sembra che ce la stiamo cavando, no?
Stanno tutti lavorando con doppi turni, sono distrutti.
Dicono fesserie, non si concentrano...
La produttività cala... e il livello di sicurezza pure.
Senti, le elezioni sono tra cinque giorni. Non scocciarmi con queste storie, ol?
Sei pagato perché funzioni e allora fai qualcosa!
Ma perché funzioni, bisogna assumere gente, e non dei prigionieri crucchi.
Perché? Non vanno bene?
Non sono volontari, non hanno niente da mangiare, sono distrutti.
Non vedo come potrebbero lavorare bene.
Mi dispiace, ma abbiamo solo questi...
Dobbiamo meccanizzare il taglio delle traversine.
Ho ordinato la macchina. Bisogna aspettare un anno.
Raymond, capiterà un incidente!
Senti, siamo già in ritardo di tre settimane.
Gli americani ci tassano 3.000 franchi al giorno.
Sai che vuol dire 3.000 franchi al giorno?
Ancora una settimana e chiudo i battenti.
E se qualcuno si taglia un braccio, che fine faranno i tuoi affari?
Beh, non sei pronta?
Credo che sia meglio annullare.
Ma non possiamo farlo, è già per strada.
Non dobbiamo neanche fare tardi.
No, non è una buona idea.
Insomma, sei tu che mi hai detto che volevi rivederlo.
Già, ma io raramente ho delle buone idee, vero?
Me lo ripeti spesso.
Sai che comincio ad averne abbastanza dei tuoi capricci.
Sì, lo so.
E so che finirai per farmi rinchiudere.
Ma che dici?
Ti chiedo solo di accogliere Te Quiero...
adeguatamente. Tutto qui.
Lui mi vuol fare del male, Daniel.
Ma ha 5 anni!
Ha ragione ha volermi fare del male.
A ogni modo, è qui.
Su, finisci di prepararti e vieni.
- Non mi avevi detto che saresti passato. - No.
Beh, entra.
- Mamma sta bene? - Sì.
Insomma... come sempre.
È da tanto che non la chiamavi "mamma".
Sì, non so. Mi è venuto così.
Bisogna che trovi il tempo per andare a trovarla.
Non ti disturbo?
Devi svegliarti presto per disturbarmi in questi giorni, Te Quiero.
È semplice, non faccio più niente.
Stai esagerando.
Quando si invecchia, esagerare è tutto quello che ci resta.
E fare due chiacchiere.
C'è un problema all'ospedale?
No, no.
No. Stavo operando uno l'altro ieri, ma...
Un cancro al colon, a priori non troppo grave.
C'è stato qualche problema?
No.
No, il tizio recupera anche sorprendentemente bene...
e alla visita post-operatoria...
Durante la guerra, sono stati deportati gli ebrei di Villeneuve...
...quando tu eri sindaco.
Dammi un goccio di rosso.
Non vorremo continuare a farci fregare così.
Per quanto lavoriamo, dovremmo guadagnare il doppio.
Stiamo facendo del nostro meglio, ma ora stanno superando il limite.
E che possiamo fare?
Ah, Amélie, ti vogliamo tutti bene...
ma con tuo marito che fa il capetto e che è un vero stronzo...
scusa se te lo dico, ma che ci fai tu qui a parlare con noi?
È lei che ha preparato la zuppa, ti avviso.
E poi suo marito è suo marito... e lei è lei.
Una moglie deve seguire suo marito.
In ogni caso, è così che la penso.
Questo è un modo di pensare da anteguerra, amico mio.
Non vedo cosa sia cambiato dopo la guerra.
- Davvero ci vai a letto? - Che ti importa?
Cambiamo argomento.
Concretamente, che volete fare?
O Raymond assume del personale o ci paga di più. Non è complicato.
E se non è d'accordo? E non sarà d'accordo.
Beh, se non è d'accordo...
se non è d'accordo, decideremo.
Qui dobbiamo cedere su qualcosa.
- Altrimenti entreranno in sciopero. - Sciopero?
- Vorrei vedere! - Ebbene, io no!
Uno sciopero 5 giorni prima del voto, non sarebbe proprio opportuno.
Senti, io agli scioperanti in questo momento sarei disposta a sparare, poi vedi.
Chiamerò la banca per chiedere altro credito.
Proponi un premio di 10 franchi al giorno e 20 per quelli che fanno il doppio turno.
Raymond, sono esausti. Questa non è una soluzione.
Ma è l'unica che ho... beh, o ti applichi o te ne vai.
Non voglio lasciarti adesso.
Ma, in fondo, dov'è il problema?
- Dai ai tuoi operai quello che chiedono. - Non volevi sparargli?
Dagli quello che vogliono fino a domenica.
E non appena vieni eletto, licenzi i capobanda...
assumi persone affidabili e fine della storia.
- Tieni presente che il capo sono io. - Di meglio in meglio.
Credevo che questo fosse pagato per risolvere i problemi, non per aggravarli.
Tratti le persone come fossero macchine!
No! Come dipendenti pagati per lavorare.
Se non vogliono lavorare, si licenziano, mi sembra ovvio.
Il lavoro è troppo duro!
- E non è pagato abbastanza. - Che se ne vadano.
E con chi li sostituiremo?
Non si trova niente a parte i tuoi sporchi crucchi.
Troveremo qualcuno.
Il problema è sapere chi ha il potere in questa città.
E non solo nel paese.
Gli imprenditori che ricostruiscono...
o le teste calde che distruggono.
Visto? È andato tutto bene.
Sì, sì.
"Il presidente americano, George W. Bush,
ha annunciato che Saddam Hussein si nascondeva da qualche parte nel paese."
Dobbiamo per forza sentire la radio?
"...e condotto davanti alla giustizia."
No, no.
Françoise...
Sì?
Perché non mi parli mai di niente? Dopotutto?
Non importa.
È sempre stato così.
Credo di fare come te, no?
E la notte di Natale, Babbo Natale, che viene da lontano,
lontano, molto lontano, nel nord...
molto vicino al polo nord,
sale su una slitta con tutti i giocattoli dei bambini.
È tirato dalle renne, vedi.
E poi, in ogni casa,
passando dal camino, porta un regalo ad ogni bambino.
- A tutti i bambini? - Sì, a tutti i bambini.
Anche ai bambini cattivi?
Ma i bambini cattivi hanno dei regali piccoli.
Tu, ad ogni modo, sei buono.
Allora Babbo Natale mi porterà un regalo grande?
Certo.
Dovresti mettere le tue scarpe sotto l'albero.
Tu vuoi qualcosa?
No.
Insomma, voglio dire...
Tutto bene, Te Quiero?
Solo un momento, tesoro. Tieni, guarda le figure, io torno subito.
Babbo Natale su una slitta tirata dalle renne nel cielo con tutti i regali?
L'ho visto da una famiglia di un ufficiale americano
che sono andato a curare la settimana scorsa.
È lui che mi ha dato il libro.
Chi può credere a queste stupidaggini?
Un bambino.
A me, per le strenne, dicevano che era il bambino Gesù che portava dei regalini.
Io ci credevo!
Da me, quando rientravamo dalla messa di mezzanotte,
sul mio letto, c'era un'arancia che Babbo Natale vi aveva lasciato.
Io preferivo San Nicola...
almeno c'erano dei dolci.
Non amo tutto quello che fanno gli americani, ma quest'idea di Babbo Natale
che porta dei regali su una slitta, la trovo piuttosto poetica.
Fantastico.
Il giorno in cui Te Quiero scoprirà che Babbo Natale non esiste...
e che tu gli hai mentito...
Credo che ci ringrazierà per avergli detto una bella bugia.
Pronto?
Sì, certo. Giusto il tempo di arrivare.
È l'ostetrica di Moissay che ha dei problemi
per un parto podalico.
Ne avrò per tre ore al massimo.
Puoi lavarlo e metterlo a letto?
Sì.
Almeno non rovinarmi la storia di Babbo Natale.
Non sono più in grado di rovinare un bel niente, Daniel.
Il paziente si chiama Goldmund.
Mi ha raccontato come è rimasto nella scuola, tre giorni...
parcheggiato dietro un recinto con un centinaio di ebrei stranieri come lui,
senza niente da mangiare, né da bere.
Tu lo sapevi?
Certo che lo sapevo.
Ero il sindaco di Villeneuve.
Papà...
Mi ha detto che eri tu che organizzavi tutto laggiù.
È molto più complicato di così.
Mi ha detto che eri responsabile di quello che è successo.
No. No, questo non è vero.
Insomma, eri il sindaco di Villeneuve, avresti sicuramente potuto evitarlo.
Ma no.
No, non potevo.
Avevo una tale immagine di te!
Quando pensavo a te, le parole che mi venivano subito in mente erano...
generosità,
giustizia, rettitudine.
Si cerca d'essere giusti ma non sempre ci si riesce.
Insomma, uomini, donne, bambini,
parcheggiati come del bestiame nella scuola della tua città
e poi deportati e uccisi col gas ad Auschwitz
- e tu te ne esci con queste frasi! - No, Te Quiero, no...
Ero fiero di te, papà.
Dannazione, ero fiero di te.
Tuo fratello resistente...
il tuo periodo in prigione, di questo me ne hai parlato.
Che altro mi hai nascosto?
Sono molto sorpreso del suo messaggio.
Vado incontro a molte difficoltà nell'esercizio del mio ministero.
- Di che natura? - Interna.
- Vuole che l'ascolti nel confessionale? - Sì.
- Adesso? - Prima è meglio è.
Andiamo nel presbiterio.
Sì, ha ragione.
Chi è?
Un amico.
Tu non hai amici.
Che ne sai tu?
Ti ricordo che ho vissuto vent'anni con te.
Camminiamo un po' qui.
Sì.
C'è calma.
Mi piace la calma.
Allora, questo amico?
Fa parte del passato.
"Del passato facciamo tabula rasa".
Ho avuto un'amica un tempo, durante la guerra.
Credo che mi amasse. Molto.
Credo anche che mi amasse nel vero senso della parola.
Un giorno, ci siamo baciate...
Veramente.
È stato 60 anni fa.
Ed è lei laggiù?
No. Lei è morta.
Ma non so dove sia.
Da qualche parte...
Stai male?
No.
No.
- Tu non ti sei mai sposata. - No.
Non ti ho mai vista con un uomo.
Le storie d'amore mi sono sempre sembrate...
...non lo so.
Ti piacevano tanto le storie d'amore quando eri piccola.
Non mi piacevano.
Mi piacevano le canzoni d'amore.
Ah, sì!
È vero.
"Aspetterò il giorno e la notte".
"Aspetterò sempre..."
"il tuo ritorno. Aspetterò..."
perché l'uccello che vola va a cercare l'oblio...
nel suo nido".
Anselme, lasciamene un po'!
Eh?
Ehi, piano, piano. Fai così con le donne?
Ehi! Segnalo!
Va bene.
- Carica. - Ancora un po', ancora un po'.
Così va bene.
Domani è il mio anniversario di matrimonio.
È la prima volta che possiamo festeggiarlo.
Tra i partigiani, non si poteva.
- Tua moglie era nei partigiani? - Sì.
Faceva il corriere nel '44. Con Jacques Breme.
- Marinette, la brunetta riccioluta. - Ah, sì!
È tua moglie?
- Sì. - Congratulazioni.
Grazie.
Ehi, ragazzi...
Stiamo ancora a chiacchierare, qui?
Lei è ancora più lento delle ragazze.
Va bene, Hubert, va bene così.
Mi scusi, signor Antoine, ma no, non va bene per niente!
Sono al di sotto del 20% della quota giornaliera.
Stanno con me, facciamo il possibile. Li lasci stare.
Il mio lavoro è far rispettare i termini e qui non ci siamo.
Facciamo quello che possiamo, Hubert.
A me non sembra. Parlate soltanto.
Quando vi pare c'è la pausa sigaretta...
vi raccontate la vostra vita.
Quando si lavora seriamente, si tace!
Pierre, lascia perdere la sicurezza.
Aspetta, aspetta. Che stai dicendo?
Ci vuole un minuto per tagliare...
facciamo 120 tagli al giorno, fanno due ore.
Quindi, signor capetto,
lui vuole che produciamo di più, e noi produrremo di più.
- Ti invito a cambiare tono. - Vuoi veramente che cambi tono?
Ehi, ehi, basta così.
Hubert, abbiamo capito. Va bene.
Ne riparleremo.
Stronzo!
Su, andiamo, andiamo. Non esiste che non si pensi alla sicurezza.
Mi perdoni, padre, perché ho peccato.
L'ascolto, figliuolo.
Sono sempre più tormentato da...
...dal pensiero di quella parrocchiana di cui le ho parlato.
Un pensiero non è un peccato.
Finché resta un pensiero.
E proprio questo pensiero, rende...
sempre più difficile l'espletamento delle mie funzioni.
Io... insomma, aspetto di vederla.
A volte non riesco a pensare ad altro.
In effetti è un problema.
Ritrovo delle sensazioni che provavo prima di entrare in seminario...
All'epoca stavo con una donna.
Allora ha un vantaggio rispetto a me.
Trova davvero che sia un vantaggio?
Un amore sincero avvicina sempre a Dio.
E sono sicuro che il suo amore è sincero.
E adesso...
che posso fare per ritrovare la strada di Cristo?
Pregare.
Mette in dubbio la sua vocazione?
Lei... ama questa donna?
Non lo so.
Ma... comunque la desidero.
Quindi lei è a un bivio, amico mio.
Ripercorra il cammino dei suoi voti.
Sia sincero con se stesso, sia onesto.
E se non riesce a venirne fuori, forse dovrà cambiare strada.
Hortense?
Hortense?
Papà, papà.
Te Quiero?
Papà, papà!
Te Quiero, ma che ci fai qui?
È mamma che mi ha rinchiuso. È tutto buio!
- Hortense! - Papà, papà!
Non muoverti. Vado a cercare la chiave. Torno subito.
Papà, papà!
Ha cercato di uccidermi.
- Davvero voleva uccidermi. - Dov'è la chiave del ripostiglio?
Stavo spegnendo le candeline dell'albero e ho avvertito la sua presenza alle mie spalle.
Aveva in mano delle forbici. Le teneva come se volesse colpirmi.
Dov'è questa chiave, Hortense?
Deve farsi curare, qualcuno deve occuparsi di lui.
Vuoi dirmi dov'è la chiave del ripostiglio? Tu sei pazza!
- Dammela. - No.
- No, no. - Dammi questa chiave.
Vuoi darmela o no?
Anche tu vuoi uccidermi! Anche tu vuoi uccidermi!
Anche tu vuoi uccidermi...
- Papà! - Tesoro mio, va tutto bene.
Mamma si è sbagliata.
Si è solo sbagliata.
Come stai?
- Buongiorno, Franck. - Signor Larcher.
Ieri Te Quiero è venuto a trovarmi.
Ti ha chiamato "mamma".
- Ora come sta? - Non c'è male, dipinge molto.
Sto bene, Daniel.
Benissimo.
Te Quiero invece non deve stare tanto bene se mi ha chiamato "mamma".
Vorrei...
Vorrei dirgli tutto.
Sulla sua nascita, i suoi genitori...
L'adozione, tutto.
E vorrei portarlo a Villeneuve.
Voglio che conosca i luoghi della sua infanzia.
Che giorno è oggi?
Martedì.
Domani ci sono le uova alla neve. Le adoro.
Ho pensato...
Sai che la figlia di Bériot dirige la Casa della Cultura di Villeneuve?
- Bériot ha una figlia? - Sì, Françoise.
L'ho chiamata.
È disposta a organizzare una mostra dei tuoi quadri.
Un vernissage.
Potresti uscire da qui per il vernissage.
Uscire per il vernissage...
Prenderemmo due piccioni con una fava...
Andremmo laggiù tutti e tre.
Un vernissage a Villeneuve.
Perché no?
Mi ricorderà la mia gioventù.
La mia gioventù.
Che gioventù.
La giornata è finita?
È martedì. Mia madre non può tenere il bambino dopo le sei.
- E come va, le piace lavorare qui, Amélie? - Sì, signor Schwartz.
- Sono molto contenta di stare qui. - Bene.
Grazie per Hubert.
In questo periodo non è facile per i prigionieri di guerra trovare lavoro.
Mi scusi, mi immischio in cose che non mi riguardano, ma...
suo marito non è un po' duro con lei?
Sa...
Quando Hubert è tornato dopo cinque anni nello Stalag...
ha scoperto di avere un figlio di due anni.
Cinque anni sono tanti.
Ha riconosciuto il bambino.
Ma dopo, a casa, è stato l'inferno.
E il piccolo premio di 10 Franchi, l'aiuta un pochino?
Sì, è comunque qualcosa.
Ma sa, signor Schwartz, non si aggiusta tutto con i soldi.
- Sei ancora qui? - Vado, vado.
Senti, basta che fai cinque minuti di ritardo per il bambino
e tua madre mi rompe le scatole per una settimana. Muoviti.
Signor Schwartz.
Buona serata.
Sa, Hubert, a proposito di quello che è successo...
durante l'occupazione...
bisognerà girare pagina, eh.
Lei ha una moglie adorabile, un bambino delizioso
e un buon lavoro, no?
Se li goda!
Io torno al lavoro, signor Schwartz.
Spero di farcela a far sì che la produttività aumenti.
Merita un encomio speciale questo cane che dà dei punti
a tutti i suoi simili e anche a molti di noi.
Lo trovi divertente?
Beh, signor Sepp di Bavaria, questo è il nome del fantastico artista...
- Ma sto guardando! - Lo vedo che stai guardando.
No, ma che c'importa di questo tizio
che mette delle tazze da caffè sul naso del suo cane.
- Guarda cosa fa, è incredibile. - E io?
- Ma sto guardando! - Lo vedo che stai guardando.
E anch'io posso fare il cane...
Guarda, dai, guarda, metto delle cose sul naso.
Guarda, e se mi mettessi a quattro zampe...
Bravo cane, bravo.
Bravo cane, bravo, bravo.
È l'ora dei rompiscatole.
Sì?
- Il signor Raymond Schwartz? - Sono io.
Lei è in arresto per l'assassinio di Louis Cabernis
che ha commesso nell'ottobre del 1941 a Villeneuve.
Andiamo, portatelo via.
Amélie!
- Chiama il mio avvocato! - Cosa?
L'avvocato, il mio avvocato. Chiama il mio avvocato.
Sei di buon umore. Ti fa bene la chiesa.
Forse hai perso una vocazione.
Forse era meglio quando non ci parlavamo più.
Ora stai esagerando.
Non avrei resistito a lungo senza parlarti.
Tu, forse.
Ha visto la mia intervista su Le Figaro?
Questa è gloria, no?
Non ho mai visto nessuno così pieno di sé.
Soprattutto da quando sei tornato da Algeri.
Ma la foto non è male, vero? Tieni, guarda.
- E ha ucciso dei tedeschi? - Una volta, ma non ne vado fiero.
Non mi avevi mai detto che avevi ucciso un soldato tedesco.
Ah, sì, è un dettaglio.
Ho fatto un po' il buffone per il giornalista.
- Ma è vero o no? - Che cosa?
Che hai ucciso un soldato tedesco.
Sì. Oh, sai...
Quando è successo?
A Lione.
Novembre del 43.
Con Lanzac.
Un semplice controllo di documenti, siamo stati acchiappati.
Lanzac ha preso la Luger di un soldato, l'arma è caduta per terra...
non ho avuto scelta, ho preso l'arma e ho sparato.
Due volte, nella schiena.
E siamo scappati a gambe levate.
Non c'è molto di eroico.
Non me l'avevi mai detto.
Non ti ho detto molto negli ultimi due anni, Lucienne.
Non ne avevi affatto voglia, mi pare.
Ah, tra l'altro, ho buone notizie dall'Accademia.
Ci siamo, archiviano definitivamente la storia dell'aereo.
Il che vuol dire che potrai riprendere la classe dopo le vacanze.
Molto bene.
Non mi sembri molto felice.
Sì, sì.
A più tardi, Jules.
A più tardi.
- A che ora smettiamo? - Alle 23.
- Tu resti? - Certo.
E Geneviève, non si arrabbia?
No.
Lei mi ama.
Si può amare e arrabbiarsi lo stesso.
Non Geneviève.
Sa che è per lavoro.
Lei è l'unica che manda avanti la fattoria.
In piedi alle 6, a letto a mezzanotte.
Tienitela cara.
Che succede?
Fermate le macchine, fermate le macchine!
Edouard, vai a cercare l'auto!
Cazzo!
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