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Signori... io sono qui,
per dirvi che vedrete in edizione normale
questo primo film tridimensionale a colori,
realizzato in Italia.
La tridimensione, come tutte le novità che si rispettano,
ha i suoi sostenitori e i suoi denigratori.
Noi crediamo che non si debba rinunciare al vecchio sistema,
anche se il nuovo ci da la possibilità
di gettare un fiore ad una bella signora,
o di schizzare quello spettatore
che sta guardando con quell'aria incredula
e leggermente antipatica.
< Da noi niente occhiali!
Noi possiamo avere senza fastidio
un ottimo risultato anche
con una fotografia plastica, incisiva.
Guardate, per esempio, queste ragazze.
Avanti, avanti, signorine!
Sembrano pronte a partecipare
ad uno dei tanti concorsi di bellezza.
Che ne dite?
Non vi sembrano abbastanza... tridimensionali?
Comunque il vostro parere
siete pregati di esprimerlo alla fine.
Il nostro film si svolge
nell'affascinante ambiente di un circo.
< Il pubblico che frequenta questi spettacoli,
è formato da persone di tutte le categorie.
< Di tutte le età.
< Naturalmente, le donne vanno per criticare le tigri.
< Gli uomini per ridere con i pagliacci.
< I bambini per guardare le ballerine.
< Nell'intervallo, gli spettatori visitano il Luna Park.
< La cui grande attrazione è costituita dal museo delle statue di cera.
< E qui, come potete osservare voi stessi,
se ne vedono veramente di tutti i colori.
< C'è infatti una donna nera che mostra
a uomini bianchi vestiti di blu,
delle statue di gialli e di rossi.
< Il padrone del circo, come tutti i padroni,
è un tipo prepotente,
autoritario ed esibizionista.
< E impone a tutti i suoi dipendenti
la dura legge, secondo la quale,
ognuno deve fare di tutto.
< Infatti Tania, bellissima e temeraria acrobata
che ogni sera esegue pericolosi esercizi,
ha anche il modesto incarico di addetta al baraccone
della "testa di turco".
< Attenzione, questo è Karl!
< Quando non ha bevuto, fa il domatore di leoni.
< Quando è ubriaco, lo sostituisce sua moglie,
l'affascinante May, la quale abituata a trattare gli animali
come fossero uomini, tratta anche gli uomini come animali.
< Ed è per questo che suo marito cerca di dimenticarla
pensando a Dorothy, la fantasista,
che dovendo fare di tutto fa pure l'amazzone e la cantante.
< Lo spettacolo è l'unica vera preoccupazione
degli abitanti del circo.
< Ma guardate... guardate questo signore.
< E' Tottons.
< Tottons ha un'altra preoccupazione:
quella di nascondere dentro di sè
un terribile segreto.
< Il circo vive una vita semplice e tranquilla.
< A turbare questa tranquillità,
ecco però l'arrivo di un personaggio.
< Eccolo, eccolo!
< Un personaggio che conoscerete subito!
< Il nostro film ha inizio proprio con il suo arrivo.
< E dato che sta arrivando lui,
- me ne vado io. - BRUSIO
May, Tania, Dorothy!
- E' arrivato Bastian! - Bastian?
VOCI SOVRAPPOSTE
Bastian, oh Bastian!
Ti ricordi a Parigi, quella notte meravigliosa...
PARLA IN FRANCESE
- Oui, oui, oui. - My darling!
Do you remember... quella eccitante notte,
- a Liverpool? - Yes.
E la nostra meravigliosa notte a Monaco?
E la nostra indimenticabile passione a Stoccolma.
Ehi Mark, perché Tottons è sempre truccato?
Senti Bastian, per tre motivi:
primo, perché ho un segreto.
Secondo, perché sono affari che a te non riguardano.
Terzo, perché se affascini tu con quella faccia,
io senza trucco le donne le farei svenire,
morire con un colpo apoplettico. E' chiaro?
- Capito, Bastian? - Adesso basta!
Bisogna pensare allo spettacolo. Via!
- Tottons? - Eh?
- Tu sai che gli uomini del circo devono fare tutto. - Lo so.
Con questa scusa mi fate pulire la pista,
mi fate lavare la biancheria e pulire i denti agli elefanti.
Ah... non basta.
- Io voglio bene a May. - Beh, diglielo te!
- No... tu ci devi andare. - Nemmeno per sogno!
Io con le donne non ci voglio avere a che fare.
Piuttosto mi occupo delle giraffe.
Vigliacco!
Hai la segatura nelle vene?
Hai capito?
Tu Bastian non lo devi guardare nemmeno da lontano!
- Perché? - Perché lui preferisce me, che sono più bella.
Ma se sembri una scopa travestita da donna!
Io una scopa travestita da donna?
- VOCI CONCITATE - Permesso?
Ragazze che fate, litigate?
< - Ma che succede? - Avanti, Tottons.
- Avanti! - Che è successo?
- Chi di noi due è la più bella? - Come?
Chi di voi due, è la più bella?
Beh... ad occhio e croce... siete carine tutte e due.
Oddio... a croce e occhio...
...lei è un pochino più magrolina.
- Sì, ma poco. - Io sono magra? - Un po'.
Dì la verità: sono magra? Guarda!
- Sono magra? - Non guardare!
- Dimmi la verità, avanti, parla! - Sì.
Sembro forse una scopa travestita?
Figlia mia, se tutte le scope fossero come te...
...io cambierei subito mestiere! Sai cosa mi metterei a fare?
- Lo scoparo! - Ma sembra una gallina!
Una gallina? Ha detto gallina?
Ecco perché io sento per lei un'attrazione fisica, psichica,
- archeologica. - Hai visto, civetta impagliata?
Io civetta impagliata?
Guardami!
- Cosa dici? - E cosa devo dire!
Questo sì che è il più bello spettacolo del mondo!
Quella ha detto che sono una civetta! Una civetta impagliata.
Guardami... sono di paglia?
Senti, tu non sarai di paglia,
ma porca miseria! Io non sono mica di legno!
Tieni.
Fai conto di essere Paride: a chi la daresti la mela?
- Oddio, a chi la devo dare? - A me. - A me.
Che dilemma cornuto, anzi è bi-cornuto... sono due!
- A chi la devo dare? - A me. - A me.
A te non vorrei, novello Paride,
non vorrei scatenare una nuova guerra di Troia.
Scusi, ma come si permette di guardare qui,
in un carrozzone, dove ci sono due donne
che stanno in "disabiliardo".
Si volti! Ma guarda un po'.
Ma guarda un po'!
Su ragazze, vestitevi... andiamo.
Tottons, il tuo giudizio non mi interessa.
Ah, sì?
- Non ti interessa? - Per me conta quello di Bastian.
Hai capito?
- E tu perché sei venuto qui? - Io? Ah, già.
- Mi manda Marco, il padrone. - E che vuole?
Cosa vuole? Quello lì?
- Tu lo sai quello che vuole! - No.
No? Te lo dico io.
- Dice che è innamorato di te. - Di me?
Dice che metterebbe il suo cuore ai tuoi piedi.
- Tu, sei vuoi credere ci credi, sennò... - Non sono mica scema.
Brava che non sei scema, fai bene!
Perché se tu sapessi quello che cosa vuole fare con te...
- Cosa? - Non lo sai? Te lo dico io.
Reggi il cane.
Vorrebbe abbracciarti forte, forte, così!
Forte, forte, così!
- Ma tu stai capendo? - Magari ci prova!
Hai ragione, magari ci prova!
E non solo, mentre ti tiene abbracciata così,
vorrebbe anche darti un bacio.
- Un bacio? - Un bacio solo?
Magari si accontentasse di un bacio solo!
Un milione, un milardo, 325, 385!
- Magari ci prova! - Magari ci prova.
Quello lì è un mascalzone sensuale,
che sarebbe anche capace di...
< Ahiai, ahiai...
Ho capito, va'.
Capisci, io ti consiglio
di volergli bene al padrone,
di accettare la sua corte, perché il padrone
è una persona perbene! E' un gentiluomo!
E' un galantuomo!
Tu lo devi amare col cuore,
con... la milza, col fegato, con le frattaglie!
Capisci?
Gli devi voleve molto bene, lo devi attirare a te!
Tra le tue braccia, lo devi stringere forte.
Stringilo forte!
Gli devi dare un bel bacione qui sulla fronte, così.
Un bel bacione, prima lo stringi e poi...pa!
Un bacio qua. E se non è contento di uno,
gliene dai due, tre, quattro... all'infinito!
Finché l'ammazzi con i baci!
Padrone, alla fiera le cose vanno male.
Si è rotta la "testa del turco" e la gente vince sempre.
Sono rovinato!
Bisogna aggiustarla subito!
- E' impossibile. - Tottons!
Aspetta, ho un'idea... va via!
Che c'è?
- Pulisciti la faccia. - Nemmeno per sogno!
- Non posso, ho un segreto. - Che segreto?
Devi fare la "testa del turco", te lo ordino!
Il turco, nemmeno per idea!
Quello prende una valanga di pallate in faccia.
Non lo faccio neanche se mi ammazzano.
Neanche se...
- Nemmeno se ti prego io, Tottons? - No!
- Tottons... - No! - Tottons... - No!
- Tottons? - No.
Sì.
Ahò, con un pezzo di ottomana simile
- il turco lo faccio! - Accompagnalo, passate da dietro.
Puliscigli la faccia!
MUSICA
- BRUSIO - Cosa fai, stupida!
Chiudi!
Avanti, andiamo!
Calma, eccomi.
Ma cos'hai, la segatura nelle vene?
Ma finiamola con questa segatura!
Smettila, ascolta!
- Quando ti colpiscono... - Mi fanno un bozzo qua!
No! Le palle sono leggerissime, senti.
- Leggere, leggere. - Lo so. Ma sempre palle sono!
Quando ti colpiscono, fai una reverenza e dici: "Allah, Allah!".
- E quando non mi colpiscono? - Puoi dire: "Salam, Salam".
Quando mi colpiscono, "Allah, Allah", e quando non mi colpiscono...
- ...non mi ricordo! - "Salam". - Ah, già.
- Sì, è vero. - E ascolta.
Devi cercare di non farti colpire più di due volte,
perché con tre palle si vince il premio.
Perciò non dire mai più di due volte "Allah"!
- Se mi colpiscono tre volte? - Io non faccio beneficienza!
Io ci voglio guadagnare, mica rimettere!
Quello che deve rimetterci sono sempre io.
Apri!
Che cosa succede se si coglie il turco?
- Se lo cogliete dice "Allah", sennò "Salam". - Grazie.
- Brava. - Allah.
- Allah. - Adesso ne tiro uno io.
Ma cosa vuoi fare!
VOCI SOVRAPPOSTE
< [uomo] Cosa bisogna fare per vincere?
< Bisogna fargli dire tre volte "Allah".
VOCI SOVRAPPOSTE
- Allah! - No, dì "Salam"!
Ma che Salam, io dico Allah!
Allah! Allah!
Allah! Allah!
< Allah! Allah!
< Allah! Allah!
- BRUSIO < - Allah!
< Allah, Allah, Allah! Accà, accà!
Sono finite le palle. Le palle, svelta!
- Quello è un uomo. - Dai qua.
Allah!
Adesso ti sistemo io!
Allah, Allah!
Giovanotti, il turco se ne va di qua!
< Cosa? Se ne va?
VOCI CONCITATE
Aspettate un momento!
VOCI SOVRAPPOSTE
RIDONO
Ehi, Mark.
Vuoi che ti aiuti?
No, non pensate a me.
Pensate allo spettacolo.
Mark, in questo momento sei veramente
il direttore di circo più sporco del mondo!
MUSICA
APPLAUSI
Attenzione! La bella domatrice May
presenterà un gruppo di elefanti.
MUSICA IN SOTTOFONDO
APPLAUSI
BARRITO
APPLAUSI
May?
Devo annunciare il numero dei leoni?
No, Karl non sta ancora bene. Lo farà questa sera.
Sempre la stessa cosa!
Attenzione! Joe Smith tenterà un esercizio difficilissimo.
Salto con triplice piroetta al ritorno.
- BRUSIO - Attenzione!
Lo stesso esercizio verrà tentato da Cesare Togni.
RULLO DI TAMBURO
APPLAUSI
Ed ora vi presentiamo il numero più sensazionale
nel nostro spettacolo.
Tania e Bastian sui trapezi senza rete!
Può cadere una rondine, ma Bastian non cadrà mai
- dal suo trapezio a 60 metri. - Ehi, Mark.
E' vero che Bastian sfida la morte ogni sera con il suo numero?
Aspetta, vedrai lassù.
MUSICA
- Tania e Bastian! - APPLAUSI
Bastian, che succede? Alzati.
Presto, fuori i clows! Accidenti!
VOCI SOVRAPPOSTE
Alzati, la gente ti sta guardando.
Non posso camminare, mi fa male il braccio destro.
- Cammina col sinistro, almeno! - Aiutatemi ad uscire.
Non voglio che il pubblico se ne accorga.
Voglio lasciare la pista ridendo.
- Su. - Ahia!
Ormai è finita per me.
- Non posso più lavorare! - Ma no, calmati.
Ahia...
- Piano dai, infilati questa. - Vieni qua!
- Cosa devo fare adesso? - E vestiti!
Tieni, vai a vendere i palloncini, vai!
- E vai. - Palloncini!
- Palloncini! - Sì. - Palloncini!
Calma, signori. Non è successo niente.
L'acrobata non è ferito gravemente.
Lo spettacolo continua!
La bella Dorothy canterà:
"Oggi a me, domani tocca a te".
MUSICA
Dalla montagna in fior,
Rosina scende al pian,
al braccio di un garzon che va giurando amore,
e se la stringe al cuor.
Per chi sospira invan,
vedendoli passar,
la coppia va lontan, felice di sognar
mettendosi a cantar.
Oggi a me, domani tocca a te.
Un mistero nel destino c'è.
La fortuna non si sa, come vien, come va.
- Mamma! - Dove vien, dove va!
- ...non ti disperar. - Mamma!
Ama quello che ti vuole amar!
- Che l'amore non si sa... - Figlio mio.
Mamma, scusami se ti ho dato un dolore così forte.
Ma le mamme devono soffrire, figliolo mio.
La nostra missione è quella di sopportare in silenzio,
qualsiasi dolore.
Se non la pianta, le do uno schiaffo
- che l'appiccico al muro! - Che ti ha fatto?
Come cosa mi ha fatto? Pappagallo!
E' tre ore che mi sta facendo la mano morta.
Per chi mi ha preso? Per una di quelle, forse?
Non sa che sono una di queste?
Che cara che sei.
E' proprio vero che di mamma ce n'è una sola.
Cosa vuoi insinuare? Anche di papà ce n'è uno solo!
Cattivo, sfacciatello!
Cosa vi impiacciate voi, cosa volete sentire?
Noi abbiamo un segreto tra di noi. Ma guarda un po'!
Mamma...
- Cosa fa la polizia? - Indaga.
Che brutto vizio che c'ha questa polizia.
Non puoi ammazzare qualcuno,
che subito si mette ad indagare.
E' stata a casa e ha trovato tutto.
Tutto? Tutto, tutto?
Tutto, tutto, tutto!
Pure quel paio di bretelle, che non trovavamo più?
No, quelle no!
Però ha trovato le ossa in giardino.
Figlio mio, fa attenzione quando ammazzi qualcuno.
Bada a dove metti le ossa, non farle trovare.
Mamma, non ti preoccupare.
Io lo so dove metto le ossa quando ammazzo.
Senti, mamma cara.
Adesso me ne vado. Il dovere mi chiama.
- Ciao. < - Ciao.
Va figlio mio... ti benedico tutto il latte che ti ho dato.
Era poco, lo so.
Ma sa, io glielo allungavo con l'acqua.
...ma la potrai avere, se la saprai cercar...
Ciao, mamma!
- Tiriamole su. - Sì, dai!
DOROTHY CONTINUAA CANTARE
Che figlio!
- Dai, dai! - Forza!
Ma chi è che tira su?
Ma chi è che tira su?
Io casco!
C'ho l'impiccio del cane!
Sono impicciato!
Che fenomeno.
APPLAUSI
RULLO DI TAMBURI
- Molliamolo! - Sì.
Che culata.
- APPLAUSI - Ciao, mamma.
Ahia...
Ciao... mamma.
Ehi!
- E' lei il padrone del circo? - No, sono una ballerina.
Senta, simpaticone...
C'è qualcuno per caso, che ha qualche segreto qui?
Qui non ci sono segreti,
questo è lo spettacolo più leale del mondo.
Io sono della polizia federale.
Ho le impronte, le vorrei controllare, posso?
- Ma certo, cominci pure da me! - No!
Su la zampa!
< Eh, no.
No.
< - Senta signorina! < - Dice a me? < - Sì.
< Venga qua, perché l'affare è molto serio, venga.
Alzi il piede.
No.
- Venga lei. - Che vuole?
Mi faccia il piacere, alzi il piede.
< Faccia presto, devo cambiarmi per lo spettacolo.
< Che presto e presto, io devo controllare.
No.
VERSI
Ah, sei tu!
- Sono io. < - Che facevi lì sotto?
- Perché ti sei nascosto? - Perché mi sono nascosto?
La polizia!
Sono inseguito.
Circondato... braccato.
Ah, adesso capisco le impronte.
- Ma perché ti cercano? - Perché?
Perché ho un segreto.
Un segreto... che se si svelasse...
Per carità! Sarebbe una rovina.
Sarebbe un disastro.
Il mio orgoglio, la mia dignità, il mio onore!
Sarebbe la fine!
[piangendo] La fine.
Sarebbe la... fine...
SPUTA
COLPI ALLA PORTA
- Chi è? < - La polizia.
< - Sto cercando un tipo. - Nasconditi.
Eccomi!
- Qui non c'è nessuno. - Impossibile.
- Ho sentito la voce di un uomo! - Un uomo là dentro?
Mark... non sarai mica geloso di mio marito.
Ah, tuo marito! Ha già digerito la sbornia?
Io sarei proprio curioso di vederlo.
E anch'io... allora possiamo entrare.
No!
Va bene, allora aspetteremo qui.
Sono qua.
Sei capace di fare quello che fa mio marito?
Quello che fa tuo marito?
- Ma... tutto? - Sì.
- Tutto, tutto, tutto? - Sì, tutto.
Modestamente... anche di più. Oh, ma...
Bene!
Ed ora, una serie di doppi salti mortali
- sopra quattro cammelli! - APPAUSI
- Tania, tocca a te! - Mi scusi...
Ma questo marito che cosa fa?
- Il domatore. - Lavora solo quando non è ubriaco.
- Ed è bravo? - E chi lo sa!
E' da tre anni che sta con noi,
- e ancora non ha mai lavorato. - Via, pensa allo spettacolo.
Su coraggio, andiamo!
APPLAUSI
Eh, quanto mi piacerebbe!
- Che cosa? - Fare quella roba lì.
Ma la questione è che sono troppo indolente.
Non mi decido mai.
APPLAUSI
MUSICA
Karl, vieni.
< Ah, eccolo qui finalmente.
< Il famoso domatore.
Andiamo.
Bene, ci vediamo in pista tu e tuo marito.
- Su andiamo. - Ma...
Senti un po'... quello ha detto: "alla pista".
- A fare che cosa? - Farai il numero dei leoni.
Ti avevo detto che avresti dovuto fare
- tutto quello che fa mio marito. - Aspetta, qui c'è un equivoco.
I mariti non fanno mica le cose pericolose!
Non ti preoccupare, quelli sono leoni addomesticati.
- Sono tutti miei amici. - Vabbè, saranno tuoi amici,
ma non sono amici miei, scusa!
- Diventeranno anche amici tuoi. - Eh, già.
E' il caso di dire: "assaggiatemi, e poi diventeremo amici".
- Andiamo. - No, i leoni no.
- Coraggio! - No, con i leoni no.
- Cos'hai, segatura nelle vene? - Accidenti alla segatura!
Presto vai Karl, avanti!
Ehi calma, piano.
- Patate fritte! - Un momento.
Dammi le patate.
APPLAUSI
Signore e signori, attenzione!
State per assistere al clou del nostro programma.
< L'intrepido Karl Hoffman eseguirà il suo famoso numero.
Un'attrazione unica al mondo!
Lotta all'ultimo sangue, contro 18 leoni affamati!
APPLAUSI
Aranciate!
Senti, io non me la sento.
- Non me la sento! - Fatti coraggio.
Te l'ho detto, i leoni sono miei amici.
Glielo fai capire tu ai leoni, che io sono amico tuo
- e quindi anche amico loro? - Certo, non aver paura.
- Entrerò anch'io con te nella gabbia. - Ah, sì?
Allora va bene.
Mark!
Non è il marito di May, è quel cretino di Tottons!
Adesso ci penso io.
I LEONI RUGGISCONO
APPLAUSI
Piano.
May? Dammi la mano, stammi vicino.
- Dai, coraggio! - Senti un po'...
- E adesso cosa devo fare? - Non aver paura.
- Guardali negli occhi. - Sì.
Li guardo negli occhi.
< Anche loro mi guardano e come mi guardano!
Ma senti un po': è vero che sono tutti amici?
- Sì. - A volte non c'è qualcuno di loro che fa il fetente?
- RUGGISCONO - Aiuto!
Avevo ragione, lo vedi?
- Quello è fetente! - Su, avanti.
- May, stammi vicino. Dammi la mano. - Coraggio.
Non allontanarti.
- La frusta! - Sì, la frusta.
- La frusta, lanciala. - Aspetta...
Vieni! Vigliacco, eh no!
- Tirati su, avanti. - Sono scivolato.
May, stammi vicino.
- Ohi! - Ma cosa fai?
Lo vedi come mi guarda? Cosa devo fare?
Tieni!
Mascalzone che non sei altro.
Vigliacco!
< Ti insegno io a fare il leone, sai!
Brutta bestiaccia!
APPLAUSI
MUSICA
E' mio figlio, ha i baffi, ma è mio figlio!
BALBETTA
May!
Ohi, ohi, ohi!
Via, via!
Cosa vuoi fare? Vai indietro!
Ti spacco la testa, sai?
Fai la cuccia!
Fai la cuccia.
Non reagire!
Vai via!
Non ho mica paura!
< Cosa vorresti fare? Non venire avanti!
Vai!
Via, via. Indietro!
APPLAUSI
Cosa fai? Vai via!
Via!
Lascia, lascia!
Via tutti!
Tutti via!
Via tutti!
Vattene via tu, via!
E tu, cosa fai? Perché ti attardi?
Via!
Ritardatario!
APPLAUSI
Oddio, un topo!
Tutti in famiglia, anche suo padre.
Una volta ha visto un topo ed è svenuto.
Quando è rinvenuto, poveretto, era già morto.
MUSICA
APPLAUSI
Ma che cosa succede?
Che cosa sono questi applausi?
Il nuovo domatore di leoni.
E' per questo che mi sono trovato in mutande!
E adesso cosa faccio?
Cosa devo fare?
Sparati!
Karl, che cosa c'è?
Signorina, qua!
- Ehi giovanotto, qua. - Io?
- Di fronte, sì. - Che c'è?
No.
Mi sorge un dubbio...
Vieni qua tu! Alza il piede.
No.
Scusi tanto.
Scusi.
Tu aspettami qua.
Torno subito.
Karl, sei tu?
No, non sono io. Sono io invece.
Tottons, ma cosa fai qui?
Ho un segreto!
- Quale segreto? - Uno dei miei soliti segreti.
Tottons, dì la verità: tu sei qui perché mi ami!
Già, che stupido! Ti amo, a volte me ne dimentico.
- Mi ero dimenticato, dammi un abbraccio, un bacio. - No!
- Se mi ami devi fuggire. - Non posso. - Perché?
C'ho una forza superiore che mi trattiene!
- Quale forza? - Quale forza?
- La forza pubblica! - Devi fuggire. - Non posso.
Karl sarà qui a momenti, è in uno stato terribile,
- non si sa che cosa può fare! - Che cosa può fare?
Mi fa un baffo, me ne fa un altro!
- Il terzo me lo fa a tortiglione. - BUSSANO ALLA PORTA
Shhh! La forza...
< - Dorothy! - E' Karl!
- Karl! - Oddio, dove mi nascondo?
- Qui c'è una sola via d'uscita. - Sì.
Dove posso... io conosco il mio carattere,
- se quello viene qui fa un macello! - Mamma mia!
- Oh no, come si fa? < - Mi aprite?
- Come si fa? - Aspetta. Qui sotto no.
No, non c'entri!
- Mi è venuta un'idea! - Ah, sì?
- Mettiti questo. - Ho capito.
- Non ti muovere, eh! - No!
- Mandalo via subito, eh? < - Ma che stai facendo?
- Vengo. - Vuoi aprire, sì o no?
- Non entrare Karl. - Perché non dovrei entrare?
- Andiamo a bere qualcosa. - Ma che bere!
- Vorrei sapere cosa stavi facendo! - Niente, Karl. - Niente?
- E perché hai chiuso la porta? - Avevo paura.
- Paura di che? - Di stare da sola.
- Ho l'impressione che qui ci sia qualcuno. - Ma per carità!
Guardati intorno, non c'è nessuno.
< Ci sono solo i manichini.
< Non c'è assolutamente nessuno.
- Sicuro? - Sicuro.
- Quello chi è? - Uno nuovo. L'hanno portato stamattina.
- Sì, ma chi è? - E' il mostro di Londra!
- Beh, lasciami solo. - No, Karl. - Va via!
< - Non mandarmi via, fammi stare qui! < - Lasciami, vattene!
- Voglio stare qui! - Lasciami solo.
Via!
MUSICA IN SOTTOFONDO
Mostro di Londra, eh?
Dunque tu saresti il mostro di Londra.
Le solite allucinazioni, io...
Perché mi guardate così? Avanti!
Ditemelo in faccia quello che pensate!
Su! Satiro di Hannover, dillo!
Io sono un ubriacone!
Toh! Prendi!
Anche te, belva di Düsseldorf.
Dillo, io sono un buono a nulla!
Toh! Prendi!
E anche a te... toh!
No.
Ma perché me la devo prendere con te?
Mostro di Londra.
Più ti guardo e più mi fai pena.
Tu, con quella faccia da idiota
hai fatto innamorare tutte le donne... tu!
Ma in fondo... ti hanno impiccato!
Fra poco sarò anch'io un cadavere!
Ecco qua, sei colpi.
Ma a me ne basta uno.
Satiro di Hannover, giù il cappello!
Fra poco qui ci sarà un morto!
Ora a me. No... c'è troppa luce.
Via!
Ecco... così va meglio.
E tu perché mi guardi?
Ce ne ho anche per te!
Due colpi:
uno per me... e uno per te.
< Con te farò la prova generale.
Ma è semplicissimo, ecco.
Si appoggia la rivoltella alla tempia... così.
Poi si preme piano piano.
Ecco, sembra già di sentire il freddo del cerchietto d'acciaio
che penetra nel cervello.
E il gelo della morte che arriva,
ma niente paura!
Si preme il grilletto e tutto finisce!
In fondo, è solo questione di una premuta.
Così!
Uno... due...
...e... no!
No!
Sento che non ne avrò mai il coraggio.
Non avrò mai la forza! Mai!
Ma perché mi guardate!
Non mi guardate!
Sono finiti.
Ma ho un'altra rivoltella.
E questi sono otto colpi.
Uno per me... e sette per te!
Sì!
Ma... prima bisogna bere.
Bere!
Bene.
Ne vuoi anche tu?
Ma dove va? E' sparito!
Sei lì, eh?
< Sei diventato un mandarino cinese, eh?
< Come? No?
Oh, maledizione!
Queste allucinazioni...
< E... dov'è?
Dov'è andato?
Ah, sei diventato sanculotto adesso, eh?
Mostro di Londra, non mi sfuggi!
Eh no, è arrivata la tua ora!
Ma c'è il demonio!
Ancora!
Ah!
Ah!
Questa volta sei diventato un missionario!
Ma ti ammazzo lo stesso!
Non mi sfuggi più!
- Ti ammazzo come un cane. - [colpi alla porta]
Non apro! Lasciatemi in pace, andate via!
VOCI CONCITATE
MUSICA
Dog mio... come sei cresciuto.
Ma... cosa hai fatto? L'hai ammazzato?
No, per ora gli ho dato una semplice lezione.
Karl?
Karl!
Posso prendere anche la sua impronta?
Ma certo! E' un pezzo che l'aspettavo...
Guardi che queste sono un po' strette.
Si tenga più comodo... 49.
- Ah, sei tu l'uomo che cercavo! - Sì.
Finalmente ti ho trovato!
Caro.
Ma perché lo arrestate?
E' un famoso strangolatore.
Shhh! Non facciamo pubblicità.
Se fosse possibile, ci terrei a rimanere in incognito.
Ma si può sapere che cosa ha fatto?
Ha compiuto numerosi delitti.
Ha strozzato una livornese!
- Oddio! - Tottons, perché l'hai strozzata?
Perché mi piaceva troppo!
Ebbene sì... non solo ho strozzato una livornese,
ma se lo volete sapere... ho strozzato anche due padovane.
Mamma mia, una livornese e due padovane!
Modestamente! A proposito...
...biondina, vieni qua.
- Di che paese sei tu? - Di Catanzaro. - Catanzaro?
A me queste donne norvegesi non mi paicciono tanto.
Ma dovevi amarle alla follia per ucciderle!
- Che cosa avevano di speciale? - Il petto.
- [insieme] Il petto? - Il petto.
Non perché a me la coscia non mi piaccia... tutt'altro!
Ma io preferisco il petto... e le ali.
Ma le donne non hanno le ali!
Ma cosa c'entrano le donne!
E' uno strangolatore di galline.
E' un rubagalline!
- Andiamo, vieni con me. - Un momento!
Lo spettacolo prima di tutto.
Tottons deve restare qui.
No, vieni con me! In carcere si sta meglio.
VOCI SOVRAPPOSTE
Insomma!
Deve venire con me!
VOCI SOVRAPPOSTE
Fermi tutti! Calma!
Tra i due litiganti, la terza gode.
(in siciliano) Andiamo, ragazza!
Ed ora, sta per entrare nel circo
un eccezionale parrucchiere per signora!
MUSICA
< [Tottons] Permesso?
< Si può?
Entro?
Ehi, di bottega?
Bottegai... c'è nessuno?
Ma scusi, se non c'è nessuno
perché non mi risponde qualcuno e mi dice che non c'è nessuno?
[con accento francese] Buongiorno!
Che spavento!
All'improvviso... ero di "sovrappiatto".
Capisco!
- Buongiorno! - Buongiorno, signore.
Lucio, parrucchiere per donne, a sua disposizione.
- Lucio? - Sì. - Chi è Lucio?
- Sono io, signore. - Ah, sì? - Oui.
- Ho sbagliato, scusi tanto. - No. - Non facciamo niente.
- Ma perché? - Lasci fare a me, mi conosco.
- Che cosa cercavate? - Cerco la bottega,
- dove devo lavorare. - Siete arrivato!
- Bottega del parrucchiere? - Dove dovete lavorare?
- Qui, dal parrucchiere. - Ah, oui, oui, ho capito.
- Saresti il nuovo lavorante? - Sì, signore!
Bene, fatevi vedere.
- Girate, così. - No, dico... eh?
Beh, sì.
- Potete andare. - Mica mi ha trovato nell'immondizia!
Ditemi un po', voi in fatto di parrucchiere...
...che cosa sapete fare?
- So fare i capelli, la barba, contropelo. - No.
E come no? La so fare...
- Cosa c'entra la barba? - La faccio sempre anche a me.
Va bene, ma questo è un parrucchiere per signora.
- 'Mbè? - Cosa c'entra la barba?
Secondo lei, le signore non si fanno mai la barba?
- No. - Ma se la fanno. - Ma no.
- Se la fanno. - No! - Signor Lucio...
- ...se la fanno! - Ma oui!
Forse se la faranno, non lo so, ma...
...non bisogna dirlo. Per carità!
Specialmente alle mie clienti.
Qui viene della gente molto chic!
- Tutta gente dell'alta... - Alta montagna. - No.
- Dell'alta... - Alto Adige. - No! - Altoatesine.
- Atesine... Lucio, si lasci servire. - No!
- Come dire? Della nobiltà! - Ah! Areostatiche.
- Tutte areostatiche. - Aristo... cratiche.
- Aristocratiche. - Bisogna trattarle con molto gusto,
- con molto garbo, e con molto tatto. - Sì, signore.
- Avete del tatto, voi? - Veramente sono uscito all'improvviso...
- No, dico... siete gentile nei modi? - Ah, sì, sì!
Sono "tattomane", si immagini.
Oh caro, siete simpatico.
Io sono sicuro che noi due andremo molto d'accordo.
- Ho paura di no. - Ma oui.
Anzi... vogliamo fare una cosa?
Sì.
- Diamoci del tu. - Ma no. - Vuoi?
- No. - Ma, sì. - Il tu? - Sì, certo.
- Lucio... - Eh? - Lucio...
Tè! Sì.
- E allora sei assunto. - Ma io non mi chiamo Assunto.
No, dico ti prendo in servizio.
Ah, mi assume! Ecco, sì.
- E come ti chiami? - Io?
Otello! Nome maschile...
No, mi dispiace.
- Mi dispiace, ma non va. - Il marito di Desdemona,
- quello della... [verso] - Sì, ma non è adatto al locale.
- No? - Ci vuole... bisogna prendere un nome di battaglia!
- Maresciallo. - Che c'entra?
- Maresciallo? - No, non fa coiffeur.
- Ah, no? - No. - Sergente? - Neanche.
- E' gente di battaglia, li conosco! - Tu non capisci!
Ci vuole un nome scintillante.
Un nome scintillante?
- Ottone! Col "Sidol" lucido... - Su, no!
- Troppo pesante. - Ottone? - Sì.
- Una cosa più leggera. - Più leggero? - Sì.
- Piombino! - No, non va!
- Non va! - Piombino. - No, un nome scoppiettante!
- Castagnole! - No... - Sì! - No.
Zitto, zitto!
- Zitto, ho trovato! - Sì!
Eureka!
Ti chiamerò... Lallo.
Eh?
- Lallo. - Oui.
Lallo.
- Che c'è? - Lallo. - Sì... non ti piace?
- Lucio... - Sì.
Ma Lallo, ti sembra più bello di Otello?
Naturalmente, fa più coiffeur!
Stai tranquillo, vado a prenderti il camice.
Lallo...
- Lallo... - Lallo è una trovata.
Senti, mi raccomando una cosa:
quando entra qualche cliente,
tu la devi ricevere con un bel inchino.
E poi dice: signora, il nostro locale
- è a sua completa disposizione. - Si prenda quello che vuole.
Eh no, non esagerare.
Metti questo. No, dall'altra parte.
No così!
Ah davanti, come il bavagliuolo!
Già, bravo.
E poi non so, alla cliente tu
aggiungi qualche altra stupidaggine.
- Che ne so, per esempio... - Signora, vuole un somaro!
- Ma no! - Una stupidaggine.
- Ma complimenti! - Ah, come va?
"Signora, io non l'ho mai vista così bella!"
"E' tanto tempo che non la si vedeva!"
- "Come sta?" - E un'altra cosa a cui tengo molto.
Quando è finito il servizio,
tu devi sempre dire: "E' rimasta contenta, signora?".
"E' rimasta contenta, signora?".
- Sì, ma più allegro. - "E' rimasta contenta, signora?".
Bravo!
- Lo vedi che ci so fare? - Bravo.
- Io ti lascio solo un momento. - Addio Lucio.
Ma guarda che si deve fa per mangiare!
< [signora] Lucio?
- Chi è? - C'è Lucio?
C'è Lucio... non c'è Lucio?
- No, Lucio. - Ah, Lucio! Il mio principale.
- Avevamo un appuntamento. - Lucio non c'è, c'è Lallo.
Se c'è Lallo c'è Lucio, se c'è Lucio non c'è Lallo.
Benissimo allora! Io vorrei una permanente, leggera, leggera.
- Una permanente leggera, leggera? - Sì.
- Una permanente piuma. - Piuma?
- Facciamo una bella piuma? - Ma sì!
Venga qua, subito. Si accomodi sotto al casco!
Mi raccomando, leggera, leggera.
- Poi ho un po' premura. - Lasci fare a me.
- Quanto tempo ci vorrà? - 20-25 minuti, 10 al massimo!
Va bene, grazie.
Stia tranquilla signora.
Tutto accesso, ecco fatto.
Intanto, per ammazzare il tempo,
- vuole leggere qualcosina? - Sì.
No, questo no, è la Divina Commedia.
Ecco, legga questo.
- Che cos'è? - Mille e una notte.
- E' rimasta contenta, signora? - Ma, veramente...
Lasci fare a noi.
< - [uomo] E' permesso? - Avanti!
- Si accomodi. - Possiamo entrare?
Si accomodi. E' rimasto contento, signore?
Buongiorno signori!
In che cosa possiamo servirvi?
Il nostro negozio è tutto a loro completa disposizione.
Non dovete che ordinare, noi vi serviamo in tutto.
- Et voilà! - Oui.
- Caro. - Scusa, eh?
Comandi signore!
Senta, mia moglie è troppo grassa.
No, no, no!
Certe cose non le posso sentire.
Ma come, quella signora è troppo grassa?
Nemmeno per sogno! E' una falsa magra.
E' un po' forte.
Sì, non si discute, sarà un po' forte.
- Ma è bona! - Dovrebbe diventare la metà.
- La metà? - Bene.
- Si può fare. - Tutto si può fare.
La possiamo tagliare in due!
Quale preferisci, quella di sopra o quella di sotto?
- Lui scherzava! - Sì.
- Possiamo fare tutto ciò che lei desidera. - Tutto.
Abbiamo qui una macchina, che è l'ultimo ritrovato
per dimagrire. L'ultimo grido.
E' una specie di forno.
- Un forno... - Crematorio. - No.
E' un... cinese.
- Viene espressamente da... - Cremona. - Da Cremona...
- Dalla Cina! - Dalla Cina cremonese.
E fa dimagrire da un chilo a 10 chili al minuto.
A voi... scusi la domanda:
- quanti chili pesa la signora? - Dica la verità, eh?
- Quanti chili pesi, cara? - 100 chili. - 100 chili?
- Con l'osso o senz'osso? - Ma no!
Beh, facciamo con l'osso a parte.
Vuole dimagrire 50 chili, vero?
[insieme] Allora, pesa 100, vuole dimagrire 50...
"150 la gallina canta"...
- E' rimasta contenta signora? - No, lasciala...
...lasciala dimagrire quanto vuole.
Oui, allora...
150, un quarto d'ora!
Tra quanto tempo posso ripassare?
Appena cotta, fra un mese!
Ma che dici! Fra un quarto d'ora, signore.
Un quarto d'ora di mese, volevo dire.
- Ciao, cara. - Ciao. - Ciao.
E' rimasto contento, signore?
Vedremo.
Grazie.
- Lucio, Lucio! - Sì.
La inforni tu o me la inforno io?
Ma no, tu!
- Arrivederci, signora. - La inforno io!
- Mi devo spogliare? - No, adesso no.
Dopo magari. Si accomodi, signora.
Venga. Piano.
Scusi, eh?
In carrozza!
SEGNALE ACUSTICO
- Ecco fatto. < - [uomo] Buongiorno!
Buongiorno, si accomodi. E' rimasto contento, signore?
- Di che? - Non so... In cosa posso servirla?
- Voglio una schiarita ai capelli. - Una schiarita dei capelli. - Sì.
- Sì, si può fare. - Cosa mi consiglia?
Ha mai provato la tisana Kelémata?
- No. - Non l'ha mai provata? - No.
Domandavo così, se l'avesse provata.
- No, neanche per sogno. - Bene.
- Ecco, che cosa mi consiglia allora? - Vediamo un po', scusi.
Bisogna che io... ecco! No, lasci fare.
- Ma come? - Sa, sono tecnico.
- Sì, si può fare. - Ecco. - Vorrebbe schiarire in che modo?
- Vogliamo fare... - Scegliamo un colore?
- Un bel cenere! - Cenere! - Eh?
Cenere, carbonella? No, carbonella no.
- Carbone. - Sì. Ma... no, è tropppo abituale.
E' troppo usato, lo adoperano tutti. No.
- Cenere, no. - Forse ha ragione.
Un altro colore.
- Glielo consiglio io? - Sì.
- Sono del mestiere. - Appunto.
- Facciamo un bel rosso! - Rosso!
- Rosso! - Lei è nato con la camicia!
Camicione!
- Oddio, sì rosso! - Rosso... di San Secondo.
- No, è forte. - No. - Vero?
- Un rosso... - Vogliamo fare un rosso pallido?
- Un Rossellini? - Un Rossellini, ecco!
- O un rosso Tiziano. - Ti graffio!
Oddio, rosso! Lo dirò a tutti i miei amici!
Tutti rossi!
Tutti rossi, eh?
- Che cos'è? - E' un sistema svedese.
- Svedese? - In Lapponia tutti tingono i capelli così.
- Svedese. - Ma certo.
- Lei è capitato in buone mani! - Ah, sì?
- Fermo, mi faccia vedere. - Sì.
- Ecco. - Fermo. - Ecco. - Ecco fatto.
- Bene? - Benissimo. - Benissimo?
- Può tirare un po' giù la testa, per cortesia? - Prego.
- Ecco. - Ecco, così.
Vedrà che sarà una cosa magnifica.
- Ecco, così. - Sarà irriconoscibile.
- Le ho tolto almeno 20 anni. - Sì?
Io adesso gliene darei 20... di carcere!
Finito?
- Fermo, eh? - Sì.
Ecco fatto, benissimo.
- Benissimo, magnifico! - Sì!
- Sembra un lampone! - Bellissimo!
- Quant'è? - Pagherà domani.
Tanto le devo dare la seconda mano.
- E' rimasto contento, signore? - Moltissimo!
- E' rimasto contento? - Moltissimo!
- Arrivederci. - Prego.
[parla in francese] Oh, madame Marchis.
Buongiorno signore! Che piacere vedervi!
Prego, si accomodi.
E' tanto tempo che non la si vedeva.
C'ha fatto dei torti, dica la verità!
E' sempre più bella, madame Marchis.
In cosa possiamo servirla?
[parlano in francese]
- Lallo? - Chi è?
Ero sovrappensiero.
- Scusa, eh? - E' rimasta contenta, signora?
Un massaggio per la signora Marchis.
- Subito, andiamo! - No! - Ma Lucio!
- Che sia una massaggiatrice. - Naturalmente.
Una massaggiatrice.
- Per la signora? - Sì.
- Ci penso io. - Lallo?
- Comandi, signora! - Ho finito.
- Che cosa? - Le Mille e una notte!
Ah, sì? Allora faccia una cosa.
- Si legga questi. - Che cosa sono?
I Miserabili di Parigi!
E' rimasta contenta, signora?
Vogliamo andare?
Si accomodi.
Prego, signora. Si accomodi.
[parla in francese]
Signore, nel frattempo vogliamo fare un bagno turco?
Ottima idea.
Prego.
PAROLE NON UDIBILI
Madame.
Qui!
Vabbè... scusi, eh.
E' contenta signora?
< - [risponde in francese] - Sì.
[parla in francese]
Si può voltare.
Lucio?
[parlano in francese]
< Lucio?
Mi lasci lavorare!
< Lallo!
- Chi è? < - [parla in francese]
E lasciami lavorare!
Eccoci qui.
Ci vediamo più tardi.
- Eccomi qua. < - Che cosa fai?
Si accomodi.
Il signore è tornato perché vuole una schiaritina ai capelli.
- E' stato ieri. - Sì, troppo rossi.
Ancora più chiari.
Vai a chiamare Lallo.
Chiamo Lallo e te li schiarisce. Vengo subito.
- Un pochettino più smorzati. - Lucio!
< Lucio!
< Un momento, ci vuole pazienza signore.
Due minuti e sarà servito.
- Stia tranquillo, che Lallo la servirà subito. - Speriamo.
- Dunque, una bella schiarita eh? - Sì, una bella schiarita.
- Vedrà che le faccio un capolavoro. - Grazie.
- Sì, così. - Guardi come sta bene così.
< Lucio!
< - Lallo! - Eh!
< - Lallo! - Ma barone, lei è insopportabile!
E stia zitto cinque minuti!
- Ecco fatto. < - Lallo, aiuto!
< Aiuto Lallo!
< Lallo! - Che c'è? - Aiuto!
Calma signora, calma! Stia calma!
VOCI CONCITATE
Calma!
Anche loro, stiano calmi!
VOCI SOVRAPPOSTE
- Lucio. - Signor Barone, per favore!
Un po' di comprensione e stia un momento zitto!
E stia zitto!
Perbacco!
Eh? Anche loro?
Vogliono una schiaritina?
- Tiè! - Ma che succede?
Lallo, che hai fatto?
VOCI SOVRAPPOSTE
- Signore, desidera? - Mia moglie.
Sono venuto a riprendere mia moglie.
- A riprendere la moglie? - Quale moglie?
Non saprei...
Ah, sì.
Adesso mi ricordo, ci eravamo dimenticati.
RUMORI DALLA MACCHINA
- Marito mio! < - Maria! - Eccola.
Ti piaccio così?
Maria!
E' rimasto contento, signore?
Ma com'è dimagrita, signora!
Eccolo! E' lui! Arrestatelo!
FISCHIETTO
MUSICA
APPLAUSI
< [voce narrante] Il primo spettacolo è terminato.
< Il pubblico si allontana.
< E mentre al Luna Park si accendono le luci,
le giostre iniziano lentamente a girare
come a prepararsi piano piano
alla grande festa serale.
< Dietro al tendone, tutti i componenti,
la grande famiglia del circo,
si riuniscono come per un rito.
Noi ti ringraziamo, nostro buon Protettore,
per averci dato anche oggi la forza
di fare il più bello spettacolo del mondo.
Tu che proteggi uomini, animali e baracconi,
tu che rendi i leoni docili come uomini,
e gli uomini coraggiosi come i leoni,
tu che ogni sera presti agli acrobati
le ali degli angeli,
fa che sulla nostra mensa non venga mai a mancare
pane ed applausi.
Noi ti chiediamo protezione.
Ma se non ne fossimo degni,
se qualche disgrazia dovesse accaderci,
fa che avvenga dopo lo spettacolo.
E in ogni caso, ricordati di salvare
prima le bestie e i bambini.
Tu che permetti ai nani e ai giganti
di essere ugualmente felici,
tu che sei la vera, unica rete dei nostri pericolosi esercizi,
fa che in nessun momento della nostra vita
venga a mancarci una tenda,
una pista e un riflettore.
Guardaci dalle unghie delle nostre donne,
che da quelle delle tigri ci guardiamo noi.
Dacci ancora la forza di far ridere gli uomini,
di sopportare serenamente le loro assordanti risate
e lascia pure che essi ci credano felici.
Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono.
Ma non importa, io li perdono.
Un po' perché essi non sanno, un po' per amor tuo
e un po' perché hanno pagato il biglietto.
Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene,
rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola.
Ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.
C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità.
Noi dobbiamo soffrire per divertirla.
Mandaci poi qualcuno su questo mondo
capace di far ridere me,
come io faccio ridere gli altri.
< [voce narrante] E il più bello spettacolo del mondo, ricomincia!
MUSICA E APPLAUSI
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