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'GLI ULTIMI GIORNI IN VIETNAM'
Saigon Aprile 1975
Traduzione: yul71, Ginevra, Flowerz, ilaria, Ribinin [SRT project]
Revisione: yul71 [SRT project]
Quando iniziammo a prendere in considerazione l'evacuazione,
la domanda, la questione piu' scottante era...
"Chi parte...
"e chi viene abbandonato?"
Ho preso in affitto un furgone
e prima di tutto ho inviato il segnale ai miei contatti,
cioe' un gruppo di militari Sud Vietnamiti, maggiori, tenenti,
colonnelli e le loro famiglie,
per radunarci a un indirizzo in centro a Saigon.
Ho guidato fin la',
sono saliti sul furgone,
e li ho portati alla base aerea.
E gli ho detto: "Quando sentite tre colpi, significa...
"tappate la bocca ai bambini, non respirate, non parlate,
"non fate alcun rumore, perche' stiamo passando dal cancello di uscita."
Ho fatto il saluto militare come capitano dell'Esercito USA.
La guardia mi ha fatto segno di procedere, e mi sono diretto
verso la zona di imbarco, fino a un aereo in attesa.
Un colonnello vietnamita che aveva fatto salire la sua famiglia a bordo,
voleva rimanere in Vietnam
per difendere il paese.
E questo colonnello aveva
tipo otto figli
e una moglie.
E piangeva lui...
la famiglia...
L'intera famiglia piangeva...
e gli ho detto:
"Sali sull'aereo...
"vai.
"Vai."
Era un terribile...
davvero terribile, dilemma morale.
Per tutti.
Due anni prima
Oggi,
abbiamo siglato un accordo
per porre fine alla guerra e ottenere una pace onorevole in Vietnam.
Nel gennaio 1973 furono siglati gli accordi di pace di Parigi.
Sancirono il cessate il fuoco tra Vietnam del Nord e del Sud
e il ritiro delle truppe americane.
Abbiamo adottato un piano
per il completo ritiro di tutte le forze di terra USA.
Stiamo finalmente riportando a casa i soldati americani.
Noi che siglammo l'accordo...
pensavamo avrebbe segnato l'inizio non della pace in senso americano,
Segretario di Stato
ma l'inizio di un periodo di coesistenza
che avrebbe potuto evolversi, come in Corea,
nella nascita di due stati.
La riconciliazione tra Vietnam del Nord e Vietnam del Sud,
sapevamo sarebbe risultata estremamente difficile.
Ma ero...
speranzoso.
Grazie agli accordi di Parigi,
i soldati americani stavano tornando a casa.
Ma io stavo tornando in Vietnam.
Vola nei cieli amici del Vietnam
Fui assegnato a Saigon la prima settimana dell'agosto 1973,
Capitano d'Armata
quindi quasi sei mesi dopo il cessate il fuoco.
Direi che tra dipendenti del Dipartimento di Stato e della CIA,
imprese che erano la' per la manutenzione
di infrastrutture e aerei,
e gente come me,
avevamo tra i 5000 e i 7000 americani nel paese.
Molti dei ragazzi avevano mogli e fidanzate vietnamite.
Anche figli, in molti casi.
In generale, la situazione era...
stranamente...
tranquilla e per vari aspetti normale,
a Saigon.
La mia sensazione era che saremmo rimasti la'
Guardia Marina dell'Ambasciata
per molto tempo ancora.
Fui assegnato all'Ambasciata Americana di Saigon.
Avevo il comando delle 84 guardie di sicurezza della Marina che erano la'.
Mi assicuravo che proseguissero nel loro programma di allenamenti.
Eravamo la' per proteggere vite americane, oltre che...
proprieta' americane.
Era un... lavoro quotidiano.
L'Ambasciatore era un tipo di nome Graham Martin.
Uno della North Carolina, come me,
Analista della CIA
parlava con un...
lento accento del sud, era un perfetto gentiluomo.
Era un guerriero impassibile, del vecchio genere,
aveva perso un figlio adottivo, andato in Vietnam a combattere.
E non avrebbe lasciato...
il Vietnam del Sud ai comunisti.
Era determinato...
a far si' che gli aiuti USA giungessero a Saigon.
Quando arrivo' il cessate il fuoco, nel 1973,
tutti brindammo con dei Bloody Mary, all'Ambasciata USA.
Fu una festa magnifica.
Pensavamo che la pace fosse a portata di mano.
Ma gli Accordi di Pace di Parigi
furono un capolavoro di ambiguita'.
Per far si' che il Presidente Thieu e i Sud Vietnamiti proseguissero
con l'Accordo di Parigi, il Presidente Nixon lascio' da parte ogni cautela,
e in una lettera al Presidente Thieu
promise che se i Nord Vietnamiti avessero violato in modo sostanziale
i termini dell'Accordo di Parigi,
gli USA avrebbero risposto con la forza.
In altre parole, sarebbero rientrati in guerra.
I Nord Vietnamiti consideravano Nixon un pazzoide.
Ne erano terrorizzati.
Credevano che Nixon...
se necessario, avrebbe riattivato la potenza aerea americana.
Ma nell'agosto
del 1974,
era fuori dai giochi.
Nixon si dimise a causa del Watergate.
E, dal giorno alla notte, tutto cambio'.
Hanoi si accorse subito che la via per Saigon era sgombra.
Il 10 Marzo 1975, il Vietnam del Nord inizio'
una massiccia invasione del Vietnam del Sud.
Il popolo Sud Vietnamita
aveva ottime ragioni per temere i comunisti Vietnamiti.
La condotta dei comunisti nel corso della guerra
era stata violenta
e spietata.
Ad esempio, quando la citta' di Hue fu conquistata dai Nord Vietnamiti,
diverse migliaia di persone, segnate su una lunga lista nera,
furono radunate. Insegnanti, dipendenti del governo,
gente nota per essere anti-comunista.
E vennero giustiziate.
In alcuni casi, anche sepolte vive.
Quindi il panico era davvero imminente.
Centinaia di migliaia di profughi cercano disperatamente
di fuggire il piu' lontano possibile dalla rapida avanzata comunista.
Ci aggiorna Bruce Dunning.
Il Presidente Thieu ha lanciato un deciso appello ai soldati
e al popolo di Da Nang, spronandoli a restare e combattere.
Ricevevamo ordini contrastanti.
Capitano, Marina Sud Vietnamita
Un giorno ci davano l'ordine di difendere Da Nang.
Quello successivo ci ordinavano di abbandonarla.
Man mano che il nemico si avvicina, il panico si e' propagato dalle strade
e dalle pagode della citta' fino alle piste dell'aeroporto.
L'aereo e' circondato, non so come cavolo riusciremo a partire.
Stiamo accelerando sulla pista,
lasciandoci dietro centinaia, migliaia di persone.
Un'altra dozzina di loro ci corre di fianco, si attaccano alla scaletta.
Li imbarchiamo il piu' in fretta possibile.
C'e' una marea di persone che spinge per salire.
E' impossibile...
fermare la folla.
Ci stiamo allontanando! Li lasciamo indietro!
Stiamo decollando.
C'e' gente che cade dalla scaletta!
L'aereo sta decollando!
Era... ciascuno per se'.
Cosi' vedevi un volo della World Airways...
riempito da soldati Sud Vietnamiti.
Vedevi navi con migliaia di profughi a bordo,
inclusi tantissimi soldati.
Vedevi panico fuori controllo.
In sostanza, ogni nave, camion, aereo,
o qualsiasi mezzo diretto a sud,
era assediato da persone che volevano salire a bordo.
Gli americani se n'erano andati.
E come risultato, il castello di carte inizio' a crollare.
I Nord Vietnamiti decisero di intensificare l'azione,
inasprire, inasprire sempre piu',
per vedere se gli USA avrebbero reagito.
Nell'aprile del '75, ero col Presidente Gerald Ford
e stavamo volando sopra il paese con l'Air Force One,
quando un membro dell'equipaggio
venne a consegnarmi una nota,
Addetto Stampa Casa Bianca
che diceva: "Da Nang e' caduta."
La stampa bombardo' Ford di domande, quando scese dall'Air Force One.
Tra le 150.000 e le 175.000
unita' Nord Vietnamite, regolari e ben addestrate,
violando gli Accordi di Pace di Parigi,
sono entrate nel Vietnam del Sud.
Abbiamo...
protestato per questa violazione.
E' una tragedia...
di proporzioni incredibili, per le sue conseguenze.
Siamo nel pieno di una crisi.
Abbiamo un'ondata di persone,
500.000 profughi che avanzano
si muovono verso Sud, verso Saigon.
E 160.000 soldati Nord Vietnamiti che avanzano subito dietro di loro.
Ero molto preoccupato.
Decisi di far uscire allo scoperto i nostri migliori agenti Vietnamiti,
per capire cosa potevano dirci dei piani dei comunisti,
che ovviamente erano in rapida evoluzione.
L'8 di aprile, incontrai...
uno dei nostri migliori agenti,
che disse:
"I comunisti stanno arrivando a Saigon, ci entreranno prima
"del compleanno di Ho Chi Minh", che cadeva il 19 di Maggio,
esattamente dopo un mese.
Le forze comuniste nel Vietnam del Sud,
gia' in completo controllo di 11 province,
oggi ne hanno messa nel mirino un'altra: Binh Dinh.
Cercavamo di fare del nostro meglio.
Senza pensare al futuro.
Non potevamo riparare gli equipaggiamenti o sostituirli.
Negli ospedali da campo si usavano bende sporche.
Avevamo un sacco di problemi.
Non sapevamo per quanto tempo avremmo potuto resistere.
Tenevo una mappa, quotidiana,
di come progrediva l'espansione Nord Vietnamita.
Dal 5 di aprile,
i Nord Vietnamiti avevano 15,
anche 16, divisioni in marcia verso Saigon.
Portavano con se' missili SA-2
per assicurare una copertura antiaerea alle loro forze.
C'erano alcuni che dicevano: "Dobbiamo avere un piano serio,
"perche' a seconda di come va, e non sembra che vada bene,
"potremmo dover partire tutti."
E l'Ambasciatore Martin non avrebbe tollerato o consentito un'idea simile.
Era disfattismo, ed era...
dannoso per le prospettive della gente che eravamo li' ad aiutare.
Ma la gente poteva constatare cosa stava succedendo.
E inizio' a partire.
Soprattutto gli americani.
- Lascio il Vietnam. - Perche'?
Ho paura, sinceramente.
Sul serio, ho molta paura. Penso che la situazione sia molto peggiore di...
quel che sappiamo.
C'era sempre un piano di evacuazione aggiornato, all'Ambasciata.
Istruzioni e consigli per i civili in situazioni normali e di emergenza
Riportava che, in caso di emergenza,
tutti gli americani ancora presenti nel paese, circa 6000 persone,
Ogni ambasciata americana nel mondo ha un piano di evacuazione ed emergenza
sarebbero stati evacuati.
E che nessun Sud Vietnamita sarebbe stato evacuato con loro.
Questo documento riguarda tutti gli impiegati in missione
e tutti i cittadini americani.
Ero uno studente.
La scuola non aveva chiuso, ma...
Studente universitario
sembrava che a nessuno interessasse piu' la scuola.
Non potevi restare.
Non potevi vivere con i comunisti.
Soprattutto sei eri legato in qualche modo agli americani.
Quindi dovevi proprio andartene.
Se dovessimo fare una lista dei Sud Vietnamiti a rischio,
quelli che davvero collaborarono con noi durante la guerra,
questa cifra sarebbe di circa 150.000, 200.000.
Se includiamo le loro famiglie, molti di piu'.
Ma l'idea di un'evacuazione
o di un piano per l'evacuazione degli americani
che non considerasse un'evacuazione dei Vietnamiti,
era ancora un tabu', all'Ambasciata.
Se lei... se lei intende:
"Il Vietnam del Sud e' sull'orlo del collasso?",
penso che la risposta sia assolutamente no.
Avevamo a che fare con un ambasciatore...
convinto che...
Guardia Marina dell'Ambasciata
in qualche modo sarebbe stato in grado di risolvere tutto,
e che non ci sarebbe stata nessuna evacuazione,
e percio' non c'era da preoccuparsi di un'evacuazione dei Sud Vietnamiti.
La situazione nel Vietnam del Sud e' entrata in una fase critica,
richiedendo immediate e positive decisioni
da parte di questo governo.
Ci sono decine di migliaia di dipendenti Sud Vietnamiti
del governo degli Stati Uniti...
di testate giornalistiche,
di imprese e ditte che sono li' da tanti anni...
le cui vite...
come quelle dei loro dipendenti...
sono in estremo pericolo.
Chiedo quindi al Congresso
di stanziare immediatamente 722 milioni di dollari
per l'assistenza militare di emergenza al Vietnam del Sud.
Se dovesse accadere il peggio,
cio' quantomeno consentira'...
l'ordinata evacuazione degli americani...
e dei Sud Vietnamiti in pericolo, verso localita' sicure.
Non c'era alcuna possibilita', nel 1975, che il Congresso
Repubblicano
approvasse stanziamenti per correre in aiuto del Vietnam del Sud.
Avevamo ritirato le nostre truppe nel 1973...
e l'opinione pubblica a quel punto era cambiata.
I cittadini degli Stati Uniti, avendo vissuto il Watergate,
avendo visto le cospirazioni ordite dai generali...
non erano d'accordo sul fornire aiuti nel sud-est asiatico.
E...
be', Kissinger lo sapeva.
Sapevamo che non avremmo ottenuto i 722 milioni di dollari.
In quel momento...
non faceva una gran differenza.
Ma il Presidente Ford disse...
che la richiesta era un atto dovuto verso il Vietnam.
Abbiamo inviato, tanto per dire, navi su navi.
Repubblicana
Bombardieri su bombardieri.
500.000 e piu' uomini.
E...
miliardi e miliardi di dollari.
Se miliardi e miliardi di dollari non sono bastati...
nel momento in cui avevamo tutti i nostri uomini laggiu',
come possono 722 milioni di dollari risolvere la cosa?
Questo era lo stato della mia mappa a meta' aprile.
I Nord Vietnamiti scendevano lungo la costa.
Saigon era chiaramente in pericolo.
La situazione era...
urgente, per usare un eufemismo.
In quel momento,
l'Ambasciatore Martin era rientrato a Washington,
per cercare di convincere il Congresso a votare a favore di ulteriori aiuti.
Ha qualcosa da dire riguardo il suo arrivo?
Non ha dichiarazioni da fare.
Torno' a Saigon
e il mio capo, il capo della base della CIA, disse
"Vai e di' al vecchio cosa sta succedendo".
Andai e dissi: "Signor ambasciatore,
"meta' dell'esercito del Vietnam meridionale e' disintegrato.
"Abbiamo problemi seri.
"La prego, signore, pianifichi un'evacuazione.
"Almeno ci consenta
"di cominciare a fare delle liste
"dei Vietnamiti del Sud che dovermmo salvare".
E mi disse: "No, Frank.
"Non e' cosi' grave.
"E non voglio parlarne in questi termini cosi' negativi".
I giovani ufficiali dell'ambasciata
cominciarono ad organizzare un'operazione segreta,
cioe'
un'evacuazione di fortuna lungo i binari della metropolitana,
utilizzando aerei cargo in partenza
che sarebbero stati al di sotto del radar dell'ambasciatore.
Gente come me e altri colleghi
presero il toro per le corna
organizzando un'evacuazione.
Nel mio caso, erano alcuni miei amici
che erano stati ufficiali nell'esercito del Vietnam del Sud.
Piu' i Vietnamiti del nord si avvicinavano a Saigon,
piu' queste persone potevano considerarsi dei morti viventi.
Creai un segnale con i miei amici dei servizi segreti.
Se avessi detto: "Sto facendo un barbecue"
sarebbero dovuti andare in un posto preciso con le proprie famiglie
e una sola valigia,
perche' saremmo andati a una festa.
Naturalmente la festa indicava che li avrei portati in salvo.
Con queste operazioni segrete infrangevamo tutte le regole...
Questo significava: non siete autorizzati a portar via
militari Vietnamiti che hanno l'obbligo di rimanere e combattere.
Decisamente sapevamo che se ci avessero beccato
saremmo dovuti scappare fuori dalla nazione.
Fine della carriera, senza questioni.
Ma a volte ci sono questioni che vanno oltre il legale e l'illegale,
ma hanno a che fare con il giusto e sbagliato.
Il deputato della difesa addetto ai rapporti diplomatici
sposto'
il personale vietnamita e le loro famiglie
alla base aerea Clark nelle Filippine
senza alcuna approvazione,
senza carte di immigrazione, niente...
Passaporti, chiamali come vuoi.
E quando iniziarono ad arrivare nelle Filippine,
Martin perse la testa e lo licenzio'!
Questo non fermo' la gente degli altri dipartimenti di Stato
che avevano amici Vietnamiti e anche familiari.
Continuarono ad organizzare queste missioni improvvisate.
14 aprile 1975
Quell'aprile, ero a Can Tho,
che era a circa 160 km da Saigon.
E stavamo facendo rapporto
sulla caduta della citta', della provincia e cosi' via dicendo.
E poi fummo attaccati.
Il sergente Hasty si avvicino' per darmi il rapporto sui danni.
Can Tho venne violentemente bombardata dall'artiglieria.
I Vietnamiti del Nord occuparono qualche
battaglione di artiglieria del Vietnam del Sud.
Riuscirono a tornare
e bombardare
il centro di Can Tho.
Sapevamo che la situazione era complicata.
Era ovvio che
l'esercito del Vietnam del sud si stava consumando.
I rifornimenti erano stati tagliati
e si vedeva che gli armamenti stavano diminuendo.
Dovevamo rispettare l'accordo di Parigi,
dovevamo impegnarci a rifornire il Sud del Vietnam.
Mancavano loro le cose piu' semplici, tipo il filo spinato
e i sacchi per i sacchi di sabbia.
Stavano limitando l'uso delle granate
perche' semplicemente stavano finendo.
Il supporto militare, il supporto materiale,
non arrivavano.
Quando arrivo' il Presidente Ford prima del Congresso,
doveva preoccuparsi di due affari molto importanti.
Il primo
era di dover salvare quante piu' persone possibili.
Si preoccupava per gli esseri umani coinvolti;
non erano solo pedine
che, perso il potere militare, dovevano essere abbandonate.
Il secondo
era l'onore dell'America.
Non dovevamo essere visti
come l'ultima agonia
del Vietnam del Sud
come se lo avessimo pugnalato alle spalle.
Il Congresso non l'avrebbe permesso. Dissero: "Basta cosi'.
"Niente truppe,
"niente soldi, basta aiuti ai Vietnamiti".
Bene, dovetti andare nell'ufficio del Presidente Ford
per parlargli.
Non avevo mai sentito il Presidente Ford dire delle parolacce
da quando lo conoscevo.
Ma quando gli dissi come stavano le cose
disse: "Quei figli di puttana".
Mare del Sud della Cina 18 aprile 1975
Penso ci fossero un totale di 50 navi.
Cioe' non eravamo solo noi; c'era un'intera flotta.
Eravamo pronti per
l'evacuazione degli americani.
Ero un pessimo scrittore di lettere. Avrei voluto scrivere una lettera
ogni 10 lettere di mia moglie,
e questa cosa non le piaceva, e disse: "Scambiamoci delle registrazioni".
Correvo nella mia cabina,
per accendere il registratore per un paio di minuti
e dirle cosa stava succedendo.
Non so proprio da dove cominciare.
Erano stati dei giorni cosi' inusuali per noi.
Andammo in mare con il resto
di quell'enorme unita' operativa
lungo,
32 chilometri circa lungo la costa.
Praticamente a est di Saigon.
Come la maggior parte delle operazioni navali
anche questa fu organizzata attentamente.
La organizzammo per morire.
La catena di comando, era...
per come la capii io
come capitano del Corpo della Marina degli Stati Uniti,
e penso che capii bene,
era che per qualsiasi evacuazione,
la decisione spetta all'ambasciatore.
Graham Martin e' il responsabile.
Ma il militare e' responsabile di dargli tutti i tipi di piani.
E cosi' siamo giunti alle 4 opzioni.
La prima opzione era
prendere barche commerciali e portarle lungo il fiume Saigon
a un paio di isolati dall'ambasciata.
Avremmo caricato chiunque per portarli via su queste barche
e chiudere la faccenda.
La seconda opzione era che,
dato che le compagnie aeree United e Continental e la Flying Tiger
stavano ancora usando le basi aeree di Tan Son Nhut al momento,
avremmo potuto portare via chiunque con i voli commerciali.
La terza opzione era con velivoli ad ala fissa.
I C5As, i C-141s trasportavano molte persone.
Tutti potevano essere portati via da Tan Son Nhut con quelli.
L'ultima opzione, proprio l'ultima,
era usare gli elicotteri delle portaerei
nella base aeronautica di Tan Son Nhut.
C'erano 75 elicotteri della Marina militare laggiu'.
L'opzione degli elicotteri, era davvero l'ultima spiaggia.
Non erano molto veloci, non trasportavano molte persone.
Era solo in caso tutte le altre fossero fallite.
24 aprile 1975
Arrivai in Vietnam tardi, il 24 aprile nel 1975.
A Saigon c'erano tanti pettegolezzi,
racconti falsi:
se stavamo per fare l'ultimo tentativo
di disegnare una linea attraverso la nazione,
che Saigon e il sud rimanevano una repubblica libera,
tutte queste cose, e girava tutto intorno a questo.
Il combattimento era vicino a Saigon
ma non ancora per le strade di Saigon.
Sono stato un ufficiale della Marina
in tre missioni e mezzo in Vietnam,
due di questi come consigliere delle forze speciali,
con 20 navi della Divisione Fiume tutte Vietnamiti.
Potevo raccontare e sentire barzellette in vietnamita.
E se cominciavi cosi', prima o poi riuscivi a sognare in vietnamita.
Durante il 1975,
la mia missione era di
rimuovere o distruggere quante piu' navi, barche,
qualsiasi cosa consideravo potesse essere utile per il nemico.
Incontrai il Capitano Do Kiem, che era
l'ufficiale delle operazioni della Marina Vietnamita.
Disse che la situazione stava degenerando
e che avrei dovuto aiutarlo ad escogitare un piano
per evitare di lasciare la flotta vietnamita,
che gli Stati Uniti ci avevano dato,
nelle mani dei Comunisti.
Il piano era navigare con tutte le navi
della Marina del Vietnam del Sud
lungo il fiume Saigon verso il mare
per incontrarci all'isola Con Son.
Dovevamo mantenere il segreto.
In caso contrario, ci sarebbero state ripercussioni
sul morale della gente.
Ambasciata degli Stati Uniti d'America Sezione consolare
Sapevamo gia' che c'erano ancora circa 5.000 americani
nella nazione.
Molti di loro avevano mogli, amanti, o altro in Vietnam.
Non erano andati via.
E praticamente ci volevano dire: "Non lasceremo le nostre famiglie".
Finalmente, riuscimmo ad avere il permesso dall'ambasciatore
di ignorare le leggi sull'immigrazione
e portare questa gente fuori dal Vietnam.
Organizzammo un'operazione sostanzialmente per
portare via gli americani e i loro dipendenti Vietnamiti.
Non fu un'operazione ufficiale.
Non eravamo ancora riusciti ad elaborare un piano
per un'operazione ad alto rischio nel Vietnam del sud
perche' il nostro ambasciatore prese una decisione all'ultimo.
Il Presidente chiese al Congresso il permesso
di usare le truppe americane
per evacuare gli americani e i loro dipendenti Vietnamiti.
- Se fosse stato necessario. - Avevate un piano per farlo?
Certo, ogni ambasciata al mondo aveva dei piani.
- Pensava fosse necessario? - Questo ancora, come vede,
e' un valutazione che forse non posso fare in questo momento.
Avevamo
ridotto la popolazione sul posto,
come misura di prevenzione
e avremmo attuato altre misure per ridurla ancora
per una questione di prudenza.
L'ambasciatore era davvero estremamente restio,
e credo fosse comprensibile,
a parlare dell'evacuazione,
o a mandare segnali sul fatto che un'evacuazione
fosse pianificata o persino messa in atto.
Temeva potesse innescare il panico.
Era tempo di andarsene.
E in quel periodo, a Saigon, la domanda in era:
"Chi conosci?"
La parola chiave era "contatto".
C'era molta gente che cercava di recuperare i propri soldi
perche' se avesse avuto soldi,
forse avrebbe trovato un modo per scappare.
Sai, tipo: "Vuoi andare?
"Dammi i soldi".
Un ragazzo mi disse: "La tua famiglia,
"di' loro di andare al pontile. Li aspettero' li'."
Naturalmente prese i soldi, ma non era sul pontile.
C'era il caos a Saigon in quel periodo.
Tutte quelle persone cercavano modi
per andarsene
il prima possibile.
Ovviamente, gli americani con cui lavoravamo
avevano un piano per noi.
Ci dissero
di andare al luogo di incontro,
che era semplicemente un posto sicuro
nei pressi dell'ambasciata americana,
e aspettare i pullman che ci sarebbero venuti a prendere.
Se lo scopo era far uscire la gente
avremmo dovuto fare in modo che succedesse
imbarcando i Vietnamiti sui grandi aerei in qualche modo.
L'unico modo era tenere aperto l'aeroporto piu' a lungo possibile.
L'ambasciatore Martin sperava ancora che in qualche modo,
la storia non sarebbe finita con il Vietnam del Nord
che umiliava gli Stati Uniti
attraverso l'attacco a Saigon.
Ma sembrava che il Vietnam del Nord avesse altre idee.
29 aprile 1975 Ore 3:43
Forse la battaglia finale di Saigon e' iniziata.
Le forze di terra comuniste cominciano a muoversi
nell'aeroporto Tan Son Nhut di Saigon.
I missili esplosero in tutta la base,
provocando tre incendi devastanti.
La base aerea era continuamente sotto fuoco di artiglieria.
Sentivo i proiettili.
Erano molto vicini.
Le schegge colpivano il recinto oltre di noi.
Era decisamente chiaro
che era una situazione completamente nuova.
Non ci saremmo mai aspettati problemi fuori da li'.
Dopo, ovviamente, sentivamo un po' di paura
perche' sapevamo di avere ormai seri problemi.
Dovevano continuare a bombardare Tan Son Nhut?
Ci diedero un avvertimento.
"Andate via".
Appena si fece giorno,
il Generale Smith che era il nostro addetto diplomatico
a Ton Son Nhut,
contatto' l'ambasciatore e gli disse:
"L'idea di usare le ali fisse
"per portar via migliaia di persone,
"non funzionera'.
"Dobbiamo prendere in considerazione
"questo fatto.
"Opzione 4:
"un elicottero pesante da trasporto".
L'ambasciatore Martin non volle saperne.
Disse: 'Voglio venire laggiu'. Voglio vedere'.
E cosi' fece.
Prese un'auto. Non gli mancava il fegato.
Arrivavano ancora proiettili
e colpi di artiglieria, anche se sporadici.
Pote' vedere come la pista principale
era costellata di crateri, a causa dell'artiglieria nord-vietnamita.
Si rese conto che il generale Smith
non era stato precipitoso,
raccomandando l'opzione 4.
'L'ambasciatore Martin e' chiaramente afflitto, dal momento
'che una volta iniziata l'evacuazione ufficiale,
'sara' praticamente ovvio che la partita e' finita'.
Dovete ricordare che questo ambasciatore
perse il suo unico figlio in combattimento, in Vietnam.
Ci si lascia coinvolgere parecchio in quel Paese.
Mantenne la speranza
che qualche tipo di soluzione potesse funzionare,
e permettere al Vietnam del Sud di mantenere
una forma di
indipendenza, o di autonomia.
Fu incoraggiato
a credere che cio' fosse possibile.
Ma la mattina
del 29,
dovette accettare il fatto che questo non sarebbe avvenuto.
Ho sollevato la cornetta,
e ho detto al segretario Kissinger di informare il presidente
che avevo deciso di seguire l'opzione 4.
Quando dissi al presidente Ford che l'aeroporto era stato bombardato,
e che era arrivato il momento di staccare la spina,
insistette piu' di una volta dicendo:
"Pensa davvero che dovremmo farlo?".
Ecco come fu straziante per lui.
Riluttante,
diede infine il via libera
all'evacuazione finale.
In onda
Questa e' la stazione delle forze americane del Vietnam.
Il segnale concordato per l'evacuazione
fu trasmesso dalla radio americana di Saigon.
Il messaggio diceva: !La temperatura e' di 40 gradi in aumento",
e poi "il 'Bianco Natale' di Bing Crosby".
Quasi certamente, intorno alle 10 del mattino,
credo, del 29,
c'era Bing Crosby
alla radio.
# Sogno un bianco Natale #
# Proprio come quelli che conoscevo un tempo #
# Dove le cime degli alberi brillano, e i bambini ascoltano #
# Sentono le campanelle della slitta nella neve... #
Quella mattina, l'ambasciatore Martin
ricevette un messaggio. Diceva che, entro 24 ore,
la permanenza americana in Vietnam doveva cessare.
Il che voleva dire che dovevamo andarcene.
Fu evidente che c'era il bisogno di
elaborare
rapidamente un piano
per il trasporto aereo dall'ambasciata alla flotta.
Avevamo meno di 24 ore per farcela.
"Quella mattina
"ci saranno state, credo,
"almeno 10.000 persone che suonavano letteralmente all'ambasciata".
Il complesso dell'ambasciata aveva le dimensioni di un quartiere.
Era enorme,
e da ogni suo lato la folla si estendeva fino a 50, 100 metri.
Fortunatamente, la gente resto', in linea di massima, molto calma.
Furono molto
pazienti.
Speravano disperatamente di riuscire ad entrare.
Come se l'intera Saigon volesse entrare nell'ambasciata americana.
Dovevi conoscere qualcuno,
ok?
Come nel mio caso, cercai un amico
e ottenemmo un documento che ci avrebbe garantito l'accesso.
Quindi parecchi di noi andarono all'ambasciata.
Il mio amico mostro' il documento alla guardia,
che comincio' ad indicare ognuno di noi.
Uno ad uno,potemmo entrare nell'ambasciata.
Quando arrivai, mi sentii davvero meglio:
!Sono in America... Sono quasi li'."
Avevano un cortile e una piscina,
dove spesso ci radunavamo.
C'erano
1.000 persone li',
e continuavano ad arrivarne.
Quella mattina, gli elicotteri della CIA iniziarono a prelevare le persone
sui tetti degli edifici dell'intera citta',
per trasportarli all'ambasciata.
C'era un vecchio pilota, di nome O.B. Harnage.
Era cieco da un occhio
e zoppo da una gamba.
Dissi: !Harnage,
"abbiamo delle persone al 6 di Gia Long.
"Devi andare a prenderle".
Era il palazzo del vicecapo della sede della CIA.
C'erano dei Vietnamiti ad alto rischio,
incluso il ministro della difesa del Vietnam del Sud,
tutti in attesa di essere salvati.
Mentre salivano le scale sul tetto,
un fotografo scatto' quella famosa foto.
Erroneamente, molti credevano si trattasse dell'ambasciata americana,
ma fece comunque capire in che misura, il caos, era piombato
su tutta questa operazione.
Dentro l'ambasciata, ovunque guardassimo,
c'erano Vietnamiti dappertutto.
Li contammo, e il numero totale
fu di circa 2.800 persone.
Non si pote' nascondere in nessun modo
che dovevamo far entrare quella gente all'ambasciata.
Ci furono, secondo voi, delle guardie che non chiudevano un occhio?
Ci furono dei dipendenti americani all'ambasciata
che non fecero cose che facevamo noi con le operazioni segrete,
mettendoli in salvo?
Non siamo mai andati in fondo alla questione,
e francamente, non abbiamo mai voluto farlo.
Un soldato mi disse: "Dovremmo portar via il sarto".
C'era un sarto che faceva tutti i nostri abiti civili.
Quindi dissi: "Perche' non portare via anche il cuoco?".
Rspose: "Potremmo prendere anche il cuoco,
"e tutti gli altri.
"Dovrebbero andarsene. Hanno fatto affari con gli americani".
Presero quindi il furgone del pane, radunarono sarto, cuochi e lavapiatti,
le loro famiglie e pochi altri.
E li portarono all'interno del complesso dell'ambasciata.
Nei parcheggi dell'ambasciata c'era
un grande albero di tamarindo,
a cui spesso l'ambasciatore si riferiva
come "irremovibile come l'impegno americano in Vietnam".
Il capo della sede della CIA, quella mattina, disse:
"Signor Ambasciatore, dobbiamo abbattere quell'albero".
Non avrebbe potuto atterrare alcun elicottero nel parcheggio
finche' l'albero e tutti i cespugli non fossero stati abbattuti.
L'ambasciatore si oppose all'abbattimento
perche' non voleva che qualcuno si accorgesse
che stavamo effettuando un'evacuazione,
o che la stavamo pianificando.
Era arrabbiato,
ma alla fine cedette,
giusto per buon senso,
e rinuncio' al suo...
credo che potreste definirlo sogno.
E lo abbattemmo.
Da due giorni, aveva anche
impedito di bruciare documenti classificati,
per paura che cio' avrebbe mandato nel panico i Sud Vietnamiti.
Cosi', quel mattino del 29,
avevamo centinaia di pagine di documenti classificati
Analista della CIA
che non eravamo riusciti a distruggere in precedenza.
Il nostro compito successivo era cercare i documenti classificati
e sbarazzarcene.
Andammo in ogni ufficio
a dire di iniziare a tirar fuori la roba.
Iniziarono a venir fuori pile su pile di documenti,
che noi iniziammo a fare a pezzi.
C'era un piccolo edificio
dove gestivamo i pagamenti
per i Vietnamiti dipendenti dell'Ambasciata.
E in questo edificio
c'era oltre 1 milione di dollari in valuta americana.
Cosi'...
inviammo un messaggio alla Marina, che lo giro'
al Dipartimento del Tesoro, che rispose: "Distruggeteli."
Quindi designai alcuni Marines perche' eliminassero i soldi.
E dissi anche: "Tra parentesi, vi chiuderemo dentro."
Ci vollero 8 ore, per bruciare 1 milione di dollari.
Quella mattina, paura e disperazione erano all'ordine del giorno.
Ma avevo un compito, ed era un compito importante, pensavo,
impedire al nemico di impossessarsi delle navi Sud Vietnamite.
Il signor Armitage chiamo' e disse:
"Capitano Kiem! Dobbiamo partire oggi."
Alcune delle navi erano in rovina.
Il nostro piano era di metterle in moto
anche se avevano solo un motore funzionante.
Sinceramente ci avevamo messo parecchio tempo per prepararci.
Ci era stato detto da persone dei nostri servizi
Consulente Forze Speciali
che avevamo almeno fino al 4 Maggio.
Ma i Nord Vietnamiti si stavano lentamente avvicinando
ed ormai era giunto il momento di dare il comando di evacuare.
Avevamo circa 32 navi che potevamo far salpare.
Dissi ad Armitage che ci servivano
quanti piu' marinai potevamo radunare.
Ma che gli doveva essere consentito di portare
le loro famiglie a bordo con se'.
Se non avessero potuto farlo, non sarebbero partiti.
Lo sapevo.
Ma non sapevo come si potevano imbarcare cosi' tanti civili.
Non ne avevo idea.
La verita' e' che...
pianificare un'evacuazione...
era oltre le mie competenze.
Ma se sai che una cosa e' giusta
devi lasciar perdere le regole e seguire il tuo cuore.
Ero il responsabile dell'Ambasciata.
E il mio unico scopo, in quel momento,
Pilota della Marina
era il primo pomeriggio, era di portare fuori l'Ambasciatore.
Era la missione "Liberare l'Ambasciata."
Avrei dovuto recuperare l'Ambasciatore.
Atterrai e dissi al personale:
"Sono qui per prelevare l'Ambasciatore."
Be'...
Piu' o meno.
L'Ambasciatore si rifiutava di partire...
prima di aver imbarcato piu' Vietnamiti che poteva
su quanti piu' elicotteri poteva.
Sento il profondo dovere morale
L'evacuazione dei Vietnamiti
avvenne perche' Graham Martin voleva che avvenisse.
di evacuare quanti piu' Vietnamiti meritevoli posso.
Quindi caricarono alcuni Vietnamiti sul mio elicottero...
e dato che dovevo trasportare l'Ambasciatore
ci dirigemmo alla nave in comando, la USS Blue Ridge.
Atterrammo sulla Blue Ridge, il Generale Carey usci',
chiedendo dove fosse l'Ambasciatore. E io: "Be', non e' salito a bordo."
Ho detto a tutti che dovevo caricare l'Ambasciatore, ma lui non era salito.
Cosi' inizio' l'evacuazione.
Come dicevo, avevamo 75 elicotteri della Marina.
Con il tuo co-pilota, dovevi volare fin dentro l'Ambasciata,
caricare i tuoi passeggeri...
e tornare indietro alle navi.
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Ci voleva poco piu' di un'ora per andare e tornare.
Sulla USS Kirk, il nostro compito era proteggere gli elicotteri
che si muovevano dall'Ambasciata verso le portaerei e viceversa.
Ufficiale in Comando della USS Kirk
Eravamo molto vicini allo svolgersi delle operazioni.
Potevi stare sul ponte e guardare tutto mentre succedeva.
Pensavamo che la USS Kirk dovesse fungere solo
da osservatore della situazione, e...
Ingegnere Capo, USS Kirk
tutto a un tratto, sul radar,
iniziammo a vedere questi piccoli segnali provenienti dalla costa.
Non so da dove iniziare.
Abbiamo guardato all'orizzonte
e si vedevano solo elicotteri puntare verso di noi.
Non erano elicotteri della Marina.
Erano elicotteri piccoli, degli Hueys,
che non erano mai stati previsti nel piano di evacuazione.
Ma volavano sopra di noi.
Li guardavamo volare sopra di noi, continuamente.
Li consideravamo
nemici, finche' non avessimo potuto verificare chi fossero.
Poi capimmo che
erano Sud Vietnamiti che cercavano di scappare.
Ho capito che se ne avessimo salvato uno, avremmo salvato almeno
15 o anche 20 persone.
Erano ammassati come sardine.
Allora presi una decisione.
Far atterrare l'elicottero.
Uno dei nostri marinai sapeva parlare un po' di vietnamita.
Cosi' lo mettemmo alla radio e inizio' a trasmettere.
"Questa e' la nave 1087.
"Atterrate qui."
Avevamo la sua attenzione.
Ci sorvolo'...
e atterro' sul nostro ponte.
E risulto' poi che il pilota...
era il pilota del vicepresidente di Stato Maggiore.
Uno molto in alto.
E aveva con se' il Generale, che era un Generale Maggiore,
e il nipote del Generale,
3 donne e mi sembra 4 bambini.
Era una questione delicata, per noi.
Quando atterro', togliemmo tutto e io guardai su,
perche' ce n'erano altri 5, 6, 7 in fila pronti per atterrare.
Venne fuori che in tutto il Sud del Vietnam...
c'erano forze Sud Vietnamite e basi dell'Aereonautica
con 1, 2, 3 o 4 elicotteri.
E quegli elicotteri... erano utilizzabili.
C'erano i piloti.
E quando capirono che era in atto l'evacuazione,
e non ne avrebbero fatto parte,
dissero: "Oh, si'. Ci siamo anche noi."
Quei giovani piloti Vietnamiti
sarebbero andati alle loro case, avrebbero atterrato in cortile,
prelevato le loro famiglie e chiunque altro,
e avrebbero puntato verso il mare, sperando di raggiungere una nave.
Noi eravamo su una della prime navi che videro.
Il nostro ponte poteva far atterrare solo un elicottero alla volta.
Non hanno ruote, solo pattini.
Non sapevamo che fare e c'erano altri elicotteri
che cercavano di atterrare, cosi'...
li abbiamo spostati a mani nude.
Era un vecchio e grosso elicottero, che pesava qualche tonnellata,
quindi dovevamo capire come spostarlo di 5 metri,
fino al bordo dell'area di atterraggio.
Non avevi il tempo di pensare a quel che facevi, dovevi farlo e basta.
Cosi' sgombrammo il ponte e...
iniziarono ad atterrare, uno dopo l'altro.
Alcuni erano danneggiati, con fori dappertutto.
Quasi tutti i Vietnamiti che ne uscivano, quelli degli equipaggi,
erano armati,
tutti con armi da fianco, alcuni con mitra M-16.
Non avevano idea
di cosa sarebbe accaduto, quindi venivano fuori...
pronti a tutto, sul serio.
Per cui dovemmo disarmarli.
Nessuno di loro era mai stato su una nave.
Erano tutti dell'aeronautica.
Tutti avevano una pistola e gliele togliemmo.
5 minuti dopo ne atterro' un altro.
E...
spingemmo il suo elicottero oltre il bordo.
Era il secondo, aiutai a spingere anche quello.
Poi arrivo' il terzo elicottero
e anche quello atterro'.
Lo spingemmo oltre il bordo.
Quindi avevamo spinto gia' 3 elicotteri in mare.
E' incredibile. Potreste non credere a nulla di tutto cio', ma e' vero.
Ore 15.00
Nel pomeriggio,
inizio' anche il trasbordo in elicottero dall'Ambasciata.
E ogni volta che ne arrivava uno, ecco altre 40, 50 persone.
Ma quelle che uscivano, erano le persone giuste?
Chi poteva dire se erano persone
Capitano d'Armata
meritevoli o...
da abbandonare?
All'Ambasciata molti dei fuoriusciti
si rivelarono ottimi scalatori.
Gli elicotteri iniziarono ad arrivare a intervalli di 10 minuti.
Uno atterrava sul tetto...
e uno nel parcheggio.
Si dovevano radunare i Vietnamiti in gruppi,
li si doveva perquisire e se avevano armi
dovevano essere gettate tutte nella piscina.
E mentre l'elicottero atterrava,
venivano condotti...
in un'area riservata...
dove due Marines li scortavano fino all'apparecchio.
Poi salivano la rampa...
e venivano presi su.
Ricordo che parlavo con un amico,
e lui disse: "Oh!"
"Tocca a noi, ci siamo quasi."
Studente universitario
Eravamo molto eccitati.
E ricordo chiaramente che ogni volta che l'elicottero atterrava
ci spazzava via. Dovevamo abbassarci
per resistere al vento che creava.
Ognuno dei 3 elicotteri che atterrarono
trasportava un plotone di 40 Marines della task force.
Erano stati coinvolti perche' non avevamo abbastanza Marines
tra le guardie dell'Ambasciata, per...
controllare il perimetro.
Andai con mia moglie
all'Ambasciata.
Tantissime persone...
si...
aggrappavano alla sommita' del muro,
ma non riuscivano ad entrare.
Tutti i cancelli erano assediati a quel modo.
Anche se era da quello laterale che entravano maggiormente.
La gente mostrava lettere dicendo: "Lavoravo per gli Americani,
"lasciatemi entrare, per favore!"
Arrivavano giornalisti...
sperando di essere riconosciuti e fatti entrare dai Mariness.
C'era una marea di gente
che voleva scappare con gli elicotteri.
Ma...
guardavano in alto, gli elicotteri che partivano...
e potevo vedere i loro occhi.
Occhi disperati.
Mio papa' aveva guidato un elicottero Chinook,
nell'Aeronautica Sud Vietnamita.
Era in attesa di ordini...
ma il suo capitano in sostanza aveva disertato.
Cosi' lui e alcuni altri piloti presero i migliori Chinook...
e partirono.
Disse che a quel punto era come nel Far West.
Solo tu e il tuo cavallo, e...
fai cio' che devi fare per...
sopravvivere e occuparti della tua famiglia.
Aveva detto a mia mamma che se avesse sentito
uno Chinook arrivare, si tenesse pronta.
Avevo 6 anni e mezzo.
Riesco ancora a sentirne il rombo.
Il...
rombo familiare di uno Chinook.
Quando senti uno Chinook lo riconosci,
sapevo che mio papa' stava arrivando.
A Saigon, durante la mia...
infanzia, era come, diciamo, vivere in centro a Los Angeles.
Quindi non c'era un'area cosi' grande per...
l'atterraggio di uno Chinook.
Cosi' atterro' in un parco giochi.
Provoco' molto vento e molta commozione.
Mia mamma prese in braccio la mia sorellina,
che aveva circa 6 mesi, all'epoca...
e io avevo un fratellino di 3 o 4 anni, con me.
Corremmo velocemente dentro lo Chinook...
e volammo via...
sopra l'Oceano Pacifico.
Mio papa' temeva di non avere abbastanza carburante.
Temeva per molte cose.
Stava volando alla cieca.
Poi avvisto' una nave.
A mezzogiorno,
dopo aver preso
quei primi elicotteri a bordo,
questo grosso elicottero, uno Chinook,
arrivo' e cerco' di atterrare sulla nave, quasi precipito' su di essa.
Apparve questo grosso Chinook.
Non aveva modo di atterrare sulla Kirk
senza danneggiarla.
Avrebbe ucciso...
i suoi stessi passeggeri e tutto il mio equipaggio.
Era troppo grosso per atterrare.
Pensavamo che quell'elicottero si sarebbe allontanato.
Ma quando la nave aveva percorso forse
altri 4, 5, 6 nodi, piu' o meno,
il pilota comunico' di essere in riserva.
Apri' il portello laterale dell'elicottero
e volteggio' sopra la poppa della Kirk.
Poi, tutto a un tratto, si affaccio' una persona.
Uno dopo l'altro, saltammo.
Io saltai, mio fratello salto'.
Mia mamma aveva mia sorella in braccio...
ovviamente aveva molta paura.
E lei...
con grande fiducia, solo con una mano,
con la destra,
tenendosi stretta con la sinistra per reggersi,
lei...
lancio' la mia sorellina.
Uno dei nostri era li'
che guardava in su e vide questo pacco
volar fuori, ed era un bambino.
Era un bimbo di un anno.
E poi la madre salto' e lui acchiappo' anche lei.
Poi il pilota si sposto' verso tribordo, sulla destra.
Volteggiava con le ruote che entravano e uscivano dall'acqua.
Continuo' cosi' per 10 minuti, non capivamo cosa stesse facendo,
poi fu chiaro che si stava togliendo la tuta da pilota.
Un uomo che guidava da solo un elicottero a doppia elica,
allo stesso tempo si stava togliendo la tuta da pilota.
"Com'e' possibile?", chiesi ai piloti, che non capivano come potesse farlo,
come un Houdini che cercava di uscire da quell'oggetto.
E finalmente piego' l'elicottero verso destra,
e si affaccio' sul portellone di sinistra.
Un...
rumore forte come un tuono.
Frammenti esplosi ovunque.
E all'improvviso, tutto fermo.
E lui spunta fuori.
Ed e' vivo.
E nuoto' via.
L'elicottero era a soli 6 metri da lui, quando colpi' l'acqua.
Fu fantastico.
Uscimmo e lo tirammo su. Non aveva niente, era a posto.
Solo un po' bagnato.
L'unico inconveniente fu che aveva
dei piccoli lingotti d'oro, che erano i suoi unici averi,
nella tasca della camicia, che era affondata.
Aveva perso tutto, aveva addosso solo la biancheria intima
quando finalmente sali' a bordo.
Era un pilota eccezionale.
Era cosi' disinvolto e calmo.
Fino a quel momento avevamo accolto un totale
di 17 elicotteri.
Finimmo per avere 157 persone a bordo.
Quell'equipaggio era davvero speciale.
Andarono... presero i loro soldi,
andarono allo spaccio della Marina, comprarono tutti i vestiti e il cibo
che poterono e li diedero ai rifugiati con cui avevano fatto amicizia.
Erano incredibili.
Sistemammo stuoie e ogni tipo di lenzuoli e cose simili
in coperta per i bambini.
C'era gente di ogni tipo, neonati, e bambini,
e donne, e fu una scena che non scordero' mai.
Eravamo felici.
Mia madre era come, be'...
wow!
Simbolicamente, era come fare
be', il primo passo
non nel suolo americano, ma nella liberta' americana.
Quando iniziammo l'evacuazione eravamo davvero molto agitati.
Poi subentro' la determinazione di concludere
quel lavoro e portar via quella gente.
E poi, mentre si andava avanti arrivava la fatica
e la delusione di non poter in nessun modo avere un impatto
sulla quantita' di gente che stava arrivando all'ambasciata.
Facevi domande, come,
"La folla sta diminuendo?", "Quando riusciremo a finire?".
E loro dicevano,
"Seguiamo gli ordini dell'ambasciatore. Facciamo del nostro meglio."
I piloti dicevano,
"E' un incontrollabile oceano di persone",
"L'ambasciatore Martin ha perso la sua obbiettivita'",
"l'ambasciatore Martin sta cercando di evacuare
"l'intera Saigon tramite l'ambasciata statunitense".
Ma stava facendo del suo meglio...
in circostanze terribili.
L'ambasciatore Martin stava prolungando l'evacuazione piu' che poteva
per far uscire il maggior numero di Sud Vietnamiti.
Funzionario del Ministero degli Esteri
Ogni elicottero conteneva circa 40 persone.
Sapeva che una volta partiti tutti gli americani,
l'evacuazione sarebbe finita.
Quindi mettevano uno o due americani su ogni elicottero.
Sei stanchissimo e non riesci a vederne la fine.
Allora sparsi la voce.
"Potrebbe servirci una mano qui. Abbiamo solo 75 elicotteri."
E la voce ritorna, "No."
"No, i piloti dei Mariness non si stancano."
Per tornare all'ambasciata,
sotto la direzione dell'ambasciatore,
stavamo ovviamente approfittando della presenza dell'aeronautica
per evacuare il popolo minacciato.
Ambasciata statunitense
Ma c'erano altri modi indipendenti
per far uscire la gente.
Io e molti altri, all'ambasciata,
decidemmo che avremmo guidato dei furgoni fino
al porto del fiume Saigon.
Porto
A me era stato assegnato un punto di raccolta nel bel mezzo di Saigon,
e ammassai circa 15 persone in un furgone da 9 posti,
per poi guidare per le strade di Saigon
passando diversi posti di blocco,
fino al porto.
La gente scendeva
e correva verso quelle imbarcazioni commerciali
e ci saliva.
Feci parecchie corse,
ma c'era sempre piu' gente.
Alla fine, al calar del sole,
stavamo per rimanere senza luce.
Un uomo...
venne verso di me.
Io...
mi voltai verso di lui e gli dissi: "E' il mio ultimo carico.
"Non ce la faccio piu'."
Gli dissi, "Prenda la sua famiglia." e lui rispose, "Non posso.
"La mia famiglia e' troppo numerosa.
"La mia famiglia e' troppo numerosa."
Mi...
strinse la mano e mi disse, "Grazie per averci provato",
e se ne ando'.
Allora tornai all'ambasciata e parcheggiai il furgone.
Stava gia' calando la sera.
Mi feci strada tra la folla. Era una gran folla.
Non c'era nient'altro che potessi fare.
Cosi' feci per salire sull'elicottero.
Ma l'ambasciatore Martin mi fece uscire dalla fila
e mi disse, "So cos'hai fatto. So che sei stato la' fuori."
Abbiamo parlato.
"Voglio ringraziarti."
Ho pensato che fosse un bel gesto.
A quel punto era completamente buio.
Le luci di...
dell'interno dell'elicottero
emanavano debolmente.
Mi sedetti e mi guardai intorno.
Ero uno dei due o forse tre americani.
Gli altri erano tutti Vietnamiti.
E poi decollammo.
Era molto buio. Me lo ricordo.
E la gente iniziava a sgomitare per cercare di arrivare in prima fila.
E fu allora che
il capitano Herrington inizio' a parlarci
in Vietnamita.
"Nessuno verra' lasciato qui."
E poi disse,
"Quando sei in un'ambasciata americana,
"sei in suolo americano.
"Vi giuro che i miei soldati ed io
"saremo gli ultimi a lasciare l'ambasciata."
E dopo quell'annuncio, tutti si sentono rilassati.
Davvero, ci rilassiamo del tutto. Non c'e' piu' nulla di cui aver paura.
Gia'.
Ci venne detto che...
i carri armati Nord Vietnamiti si stavano avvicinando.
Quindi chiedemmo, noi nella Casa Bianca, chiedemmo
al Dipartimento della Difesa
quanti Sud Vietnamiti fossero rimasti.
E con "rimasti" intendo all'interno della struttura dell'ambasciata.
Poi calcolammo quanti elicotteri sarebbero serviti
per portarli via tutti.
Dicemmo a Martin che
sarebbe dovuto essere sull'ultimo elicottero.
So solo che a Washington
non sapevano con certezza quanta gente ci fosse a terra.
All'una del mattino erano rimaste 1.100 persone da evacuare.
Dopo un turbinio di elicotteri
e averne sgomberati piu' della meta',
e mancavano ancora 420 persone,
ricevemmo un ordine da Washington
che il trasporto era concluso
all'infuori dell'evacuazione dei restanti americani.
Verso le 4, o 4.30 del mattino,
atterro di nuovo sulla nave ammiraglia USS Blue Ridge.
Allora il generale Carey esce fuori,
mi da' una mela e una tazza di caffe' e mi dice,
"Abbiamo precisi ordini dal Presidente. Devi portar via l'ambasciatore."
Quindi decolliamo e atterro sul tetto esattamente alle
4.50 del mattino,
e dico, "Non partiro' finche' l'ambasciatore non sale a bordo."
Uno dei Mariness calo' la bandiera,
la piego'
e scorto' l'ambasciatore nella zona d'atterraggio
sul tetto dell'ambasciata,
Guardia Marina dell'ambasciata
e gli diede la bandiera,
e...
fine della storia.
Il Maggiore Kean ando' dal colonnello Madison e disse, "Basta.
"Da adesso in poi solo americani."
E Madison disse,
"Che cavolo dici?
"C'e' tutta questa gente."
E Kean disse, "Signore,
"non e' possibile. E' un ordine del Presidente."
E Madison disse, "Parlero' con l'ambasciatore."
Si era scaldato parecchio.
E... Kean disse,
"Non puo'.
"Quello e' lui", e indico' il CH-46 che si allontanava.
Quindi l'ambasciatore e' a bordo.
E...
ce ne andiamo.
Atterriamo sulla Blue Ridge.
15 o 20,
forse 25 persone scendono
con l'ambasciatore
e la cosa e' finita li'.
Volai ininterrottamente per 18 ore e 18 minuti.
Graham Martin sembrava molto stanco,
decisamente sfatto. Cioe', sembrava...
di certo la pressione era immensa.
E a che ora avrebbe voluto interrompere l'evacuazione?
Interrompere l'evacuazione?
Saremmo ancora in volo se non avessimo portato via l'ambasciatore perche'...
si rifiutava di interrompere i trasporti.
Penso verso le 3.
- 3 del mattino? - No, 3.45 del mattino.
Il colonnello Madison mi disse,
"Siamo fottuti.
"Stu, resta quaggiu' nel parcheggio e rassicura queste 420 persone."
E intendeva, se ci vedono partire tutti quanti insieme,
andranno nel panico.
"E poi fatti strada verso il tetto.
"Dobbiamo andare."
Ed era molto arrabbiato
e molto contrariato.
Allora scomparvero nell'ambasciata,
e io andai dove i Vietnamiti rimasti stavano aspettando
e gli dissi...
"Stanno per arrivare grandi elicotteri", e....
aspettai qualche minuto.
Poi vidi decollare un elicottero,
e pensai,
"Cazzo, sarei dovuto essere su quello?"
Allora guardai i Vietnamiti e dissi,
"Vado a fare due gocce."
E me ne andai nell'ombra.
Feci una strada perimetrale
ed entrai nell'ambasciata.
Pensai a quanto
tutto questo fosse decisamente sbagliato.
Pensai che magari avrei dovuto dire, "Non me ne vado
"finche' non vanno anche loro, perche' gliel'ho promesso."
Ma poi mi dissi, "Non essere sciocco.
"Potrebbero aver iniziato ad abbattere gli elicotteri, per quanto ne sai.
"Non porterai via nessun altro.
"E' un ordine del Presidente.
"La decisione e' stata gia' presa."
Quindi, salii sul tetto e un CH-46 si poso' sul tetto,
tiro' giu' la scala
e salimmo a bordo.
Quando decollo', il portello era aperto,
e giu' nel parcheggio riuscivo a vedere quel gruppo di 420 Vietnamiti.
Erano li' dove li avevamo lasciati, schierati su quel pezzetto di prato.
Mi sentii davvero malissimo.
Era...
un cosi' grave e profondo...
tradimento.
Piu' tardi, quella notte,
fui sorpreso di ricevere una chiamata
"Recatevi all'ammiraglia. L'ammiraglio vuole parlarvi."
La mia prima reazione, come comandante fu, "Cos'abbiamo fatto?"
Ufficiale in comando, USS KIRK
Non capendo che eravamo stati scelti per una missione speciale.
Dovevamo prelevare questa persona.
Aveva 30 anni, era venuto a bordo con abiti civili.
Ingegnere capo, USS KIRK
E...
al capitano era stato detto di prendere ordini da questo tipo.
Salii sulla Kirk e mi incontrai col capitano Paul Jacobs.
E la prima cosa che mi disse fu, "Giovanotto,
"non sono abituato
Consigliere Forze Speciali
"a strani civili che salgono armati a bordo della mia nave
"durante la notte.", e io dissi, "Capitano, le assicuro, neanch'io."
Puzzava di ufficiale della marina. Sapete, fra ufficiali ci si riconosce.
Cosi' lo cercai nel Libro Blu. Era diplomato all'Accademia Navale.
E da li' in avanti andammo bene.
"Cosa vuole fare?",
e lavorammo insieme come una squadra.
Navigammo verso l'isola di Con Son,
e vedemmo che sullo schermo del radar apparivano molti segnali.
E mi ricordo l'alba e il sorgere del sole,
e di aver visto quello che avevo visto come uno schermo di radar in persona.
C'erano dozzine di navi
e non solo navi da guerra vietnamite,
ma anche navi civili,
ed erano tutte stracolme...
di gente.
Non ci sono parole per descrivere
che aspetto ha una nave
da 200 posti che porta 2.000 persone.
Credo che nessuno ne capii davvero la vastita'
fino a che non guardammo quello che avevamo davanti.
Sembrava qualcosa uscita dall'Esodo.
La nostra missione era aiutare le navi a raggiungere le acque internazionali.
Ma ora c'erano tutte queste persone.
La mia reazione e' stata, "Come diavolo faremo?"
La maggior parte delle navi da guerra vietnamite stavano naufragando.
Alcune erano ancorate, altre erano alla deriva.
Cosi' mandammo i nostri ingenieri e tecnici
a vedere come potessimo aiutarli...
e farli partire.
Avevamo ideato un piano
per condurre le navi alle Filippine.
E la Kirk le avrebbe scortate.
Ma il fatto che sarebbero state cariche di un numero imprecisato
di civili,
era davvero problematico.
Il governo USA aveva gia' un problema di profughi sulle navi della Marina.
Queste erano altre 30.000 o piu' persone di cui occuparsi.
Rimanemmo svegli tutta la notte a parlarne.
E sono certo che se li avessimo rimandati indietro
li avrebbero uccisi tutti.
E Armitage decise di scortarli,
ma non ottenne il permesso da Washington di farlo.
Pensai che fosse molto piu' facile...
chiedere perdono che ottenere l'autorizzazione.
Cosi' prendemmo la decisione.
E tutti vennero con noi.
Avevamo finalmente fatto uscire gli ultimi profughi che potevamo.
Ora dovevamo evacuare i Mariness.
Erano tutti dentro l'edificio dell'ambasciata,
tranne noi.
Ero ancora sul suolo dell'ambasciata con due dei miei sergenti
e dissi, "Voi due state qui con me.
Guardia Marina dell'ambasciata
"Rimanete al mio fianco."
Lentamente camminammo all'indietro verso la porta dell'ambasciata
e una coppia di Vietnamiti venne verso di me.
Dissi, "Non abbiamo piu' elicotteri. Basta.
"Mi spiace.
"Non possiamo portarvi."
Cominciarono a discutere con me, e parlavano anche bene l'inglese.
"Possiamo venire nel vostro elicottero."
Dissi, "Mi spiace, basta."
Cosi' ci girammo e sbattemmo quelle porte enormi,
e le chiudemmo a chiave dall'interno.
Dormivo e mi svegliavo,
ma cio' che mi sveglio' del tutto fu il rumore.
Un rumore diverso.
Cosi' guardai in su
e la prima cosa che
vidi fu...
Non vidi piu' quel soldato
su quel... quel muro.
C'era gente che lanciava le coperte o le giacche
e altre cose sul filo spinato
cosi' da poter scavalcare il filo ed entrare.
Era tipo, "Dove sono i soldati?"
Stavamo salendo le scale.
Sotto di me potevo sentire piedi che correvano sulle scale.
Quando raggiungemmo il tetto, il Sergente Maggiore Valdez era li'.
Disse, "Ci sono tutti?". "Si'."
Dissi, "C'e' qualcuno che mi insegue su per quelle scale."
C'erano degli armadietti sul tetto
e degli estintori con le ruote cosi' li impilammo,
tutti quegli armadietti e gli estintori,
e li mettemmo contro la porta.
C'era una piccola finestra da cui li potevamo vedere,
tutti i Vietnamiti che cercavano di salire sul tetto.
I Mariness cominciarono ad uscire appena arrivarono gli elicotteri.
Poi all'improvviso gli elicotteri si fermarono.
Erano rimasti li' ancora 11 di noi.
La riunione e' stata rimandata fino al completamento dell'evacuazione
e gli ultimi elicotteri sono ora in volo.
Il Presidente elogia il personale delle forze armate
che vi hanno preso parte, cosi' come l'Ambasciatore Graham Martin
e il personale di questa missione che ha operato cosi' bene
in queste difficili condizioni.
Ci dissero che Martin era partito con l'ultimo elicottero
e che l'evacuazione era finita.
Sono certo che ogni americano che voleva uscire
sia uscito.
Cosi' tenemmo una riunione.
Be', risulto' non essere l'ultimo elicottero
perche' ci fu un'altro terribile casino.
Non c'erano elicotteri.
Sapete, eravamo seduti intorno
e ci guardavamo l'un l'altro,
chiedendoci cosa sarebbe successo,
se si fossero davvero dimenticati di noi.
Cosi' presi la radio e cominciai a dire, "Marina degli Stati Uniti,
"ambasciata americana, richiesta di prelievo immediato."
e continuai a ripeterlo.
La sola possibilita' che avevamo era stare seduti su quello stupido tetto
come un bersaglio facile.
E continuavo a pensare: "Dove sono i Nord Vietnamiti?"
Circa alle 7.45 del mattino si potevano iniziare a vedere
i Nord Vietnamiti che scendevano la strada.
Pensai, "Cosa li trattiene dal bombardare
"il tetto dell'ambasciata e farci saltare tutti in aria?"
Un carro armato spara un colpo, se colpisce l'edificio, siamo morti.
Quindi non mi piaceva l'idea di stare lassu',
ma dove si poteva andare?
Infine guardai fuori e vidi un puntino nero.
Quando l'elicottero atterro', dissi ai Mariness,
"Andate. Entrate."
Ero l'ultimo rimasto.
E mentre stavo mettendo un piede sulla rampa, caddi,
ed ero appeso e la rampa stava risalendo.
La rampa si stava chiudendo, feci cio' che avevo imparato da subito,
contare.
Cosi' feci, "1, 2, 3, 4, 5, 6... 10.
"10?
"1, 2, 3, 4, 5, 6... 10.
"10!"
Guardai il capo squadra e dissi...
"Mettila giu'."
Sapevo che mi mancava un uomo,
ricordo che guardai la rampa
e vidi due mani aggrappate li'.
Cosi' i Mariness mi afferrarono
e poi mi tirarono dentro.
Partimmo, secondo il mio orologio, alle 7.58,
ora di Saigon.
Ed eravamo gli ultimi 11.
Io e il mio cameraman, Neil Davis, decidemmo di restare.
Vedemmo l'ultimo elicottero partire dal tetto.
Cercammo poi di arrampicarci anche noi nell'ambasciata.
Corrispondente NBC News
Neil arrivo' al tetto, io no.
Vide dozzine di Vietnamiti
seduti sulla pista dell'elicottero, sul tetto dell'ambasciata,
che aspettavano
e volevano uscire.
E naturalmente nessun altro elicottero sarebbe arrivato.
Non mi unii a loro.
Avevo...
paura.
Se fossero venuti i comunisti,
l'ultimo posto in cui volevo ci vedessero era l'ambasciata americana.
Quindi uscimmo.
La gente entrava e usciva dagli edifici.
Tutto quello che non poteva essere fissato
o non era fissato veniva letteralmente portato via.
Tutti i souvenir dell'ufficio dell'ambasciatore furono portati via.
Mattone per mattone l'ambasciata veniva smantellata.
Era un normale saccheggio,
ma piu' ancora, credo fosse solo frustrazione e rabbia
e un'opportunita' di vendicarsi, forse, degli americani
perche' secondo molti in quella folla quel giorno,
li avevamo abbandonati.
L'inviato del NBC news, Jim Laurie,
era uno dei pochi americani rimasti a Saigon,
nella citta', quando il presidente Duong Van Minh ando' alla radio
e disse ai Viet Cong
che il suo paese si sarebbe arreso incondizionatamente
e che aveva detto al suo esercito di posare le armi.
In collegamento radio da Saigon, il servizio di Laurie sulla resa.
Con le parole del generale Minh, "Siamo qui per consegnarvi
"il potere del governo per evitare spargimenti di sangue."
E' un cessate il fuoco unilaterale e una resa incondizionata.
La guerra trentennale nel Vietnam del sud e' infine terminata.
La prima cosa che feci fu distruggere i mie documenti,
Tenente, Esercito del Vietnam del Sud
le mie piastrine
e tenni solo la...
carta d'identita civile.
E poi girai per Saigon per vedere cosa succedeva.
Vidi molti soldati Sud Vietnamiti in mutande.
Si erano tolti tutti i loro...
abiti militari,
gli stivali,
e li gettavano via.
E pensai, be', cosa accadra' loro?
E a me, a me stesso.
Giusto.
Pensai ai miei amici che erano stati uccisi in combattimento.
E pensai...
"E' questo quello per cui abbiamo combattuto?"
"E' questo quello per cui sono venuti gli americani?"
E non avevo alcuna risposta.
Ho combattuto con questa cosa...
da allora.
Capii che ero diventato...
la quintessenza dell'americano in Vietnam.
Avevo tutte queste cause, tutte queste grandi cose che stavo facendo,
cercavo di riportare la verita' a Washington.
Parlavo con agenti, cercando di persuadere l'ambasciatore
e dimenticai
che erano in gioco vite umane.
Per anni dopo cio', sentii quel suono nella testa,
un suono che fa, "Tch-tch-tch-tch-tch."
Nel bel mezzo della notte saltai su,
credevo che l'elicottero venisse a prendermi.
Lo chiamai "sognare nel vento".
Piu' tardi scoprimmo che la grande flotta era la' fuori.
Si puo' prendere una barca e andarci. Raccolgono tutti.
Se riesci ad andare laggiu', sei a bordo.
E non lo sapevo.
Sapete, cosi'...
Non appena raggiungemmo le Filippine coi nostri profughi,
ci fu un grosso problema.
Non ci volevano far entrare e la ragione del rifiuto
era che li' il governo aveva riconosciuto
il nuovo regime del Vietnam
e queste navi della Marina che noi scortavamo,
battevano la bandiera del Vietnam del Sud.
E la soluzione fu
cambiare bandiera a tutte le navi
come navi americane.
Chiesi all'ammiraglio della Marina americana.
di permetterci di celebrare una cerimonia
solenne per le navi abbassando le bandiere.
Avevo cantato il mio inno molte volte
ma non avevo mai provato
quello che avevo provato quel giorno
Avevo 42 anni, un vecchio lupo di mare,
ma non riuscii a trattenere le lacrime,
capii che avevo perso tutto.
Avevo perso la mia amata patria.
Abbassarono la loro bandiera vietnamita, con la gente che piangeva.
Fu terribile per loro perdere la loro nazione,
la loro bandiera, la loro nave.
Avevano perso tutto.
Poi issammo la bandiera americana.
Cercammo di farlo con la maggior dignita' possibile.
C'erano migliaia e migliaia di americani
che avevano combattuto in Vietnam, che sedevano affranti a casa
a vedere tutto quanto finire in niente.
La fine dell'aprile del 1975
fu...
tutto il coinvolgimento in Vietnam finito in nulla.
Promesse fatte in buona fede, promesse infrante.
La gente era ferita
perche' non riuscivamo a coordinare gli sforzi.
L'intera guerra del Vietnam e' una storia
che sembra tutta cosi'.
Ma d'altro canto,
a volte ci sono momenti in cui
la brava gente deve essere all'altezza
e fare le cose che devono essere fatte.
E...
a Saigon,
di certo non mancava gente cosi'.
Negli ultimi giorni della guerra in Vietnam, circa 130.000 Sud Vietnamiti
riuscirono a scappare, inclusi i 77.000 degli eventi descritti in questo film.
Dei rimasti, centinaia di migliaia furono mandati in campi di rieducazione.
Molti morirono di malattie e denutrizione.
Un numero imprecisato venne giustiziato.
Dopo aver raggiunto le Filippine, Kiem Do si riuni' alla moglie e ai figli.
Piu' tardi, quell'anno, arrivarono negli Stati Uniti.
Binh Pho fu arrestato e trascorse piu' di un anno in un campo di rieducazione.
Scappo' dal Vietnam in barca e arrivo' negli Stati Uniti nel 1979.
Dam Phan venne arrestato e mandato in un campo di rieducazione.
Dopo 13 anni di lavori forzati, fu liberato e si diresse in America.
Un'altra traduzione di SRT project
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Traduzione: yul71, Ginevra, Flowerz, ilaria, Ribinin [SRT project]
Revisione: yul71 [SRT project]
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[SRT project] www.phoenix.forumgalaxy.com
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