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Original subtitles

Ghigo!

Ghigo!

Pensate di spartirvi la terra quando sarò morto.

Stefano, mi resta poco fiato. Sturagli tu le orecchie a questi!

Il babbo vuole che vi ricordi

che la Viaccia è sempre stata dei Casamonti, l'ha fatta lui.

L'ha riscattata con le unghie! Ci ha speso oro, sudore

fin da quando i padroni portavano il codino.

Il podere non si deve spartire o vendere, mai!

Perciò vi ha chiamato. Dovete firmare una carta

dove è scritto che rinunciate alla vostra parte.

- Sono io l'erede. - E se qualcuno ha qualcosa in contrario,

scendo dal letto e lo stendo con un cazzotto.

- Bisognerà aspettare Nando. - La terra va a Stefano. Tu zitto.

- Stefano! Dov'è tuo figlio? - Ve lo stano io, state tranquillo.

- L'hai trovato? - No, ma non picchiarlo.

Non puoi domare Amerigo come lui ha domato voi.

Ghigo!

- Per fortuna c'è Nando. - Ora si chiarisce ogni cosa.

- Salve, Nando. - Buongiorno, Nando.

- Vi aspettiamo da ieri sera. - Io devo fare i conti con questo.

So che mi aspettavate ieri sera, ma stanotte ho avuto un mezzo attacco.

- Come va? So che è ancora... - Sì, è ancora vivo per fortuna.

- Prima che muoia, deve dimenticare certe cose. - Calma.

- Non c'è nulla di veramente scritto. - Ma è come se ci fosse.

- Non ci sono testimoni. Parlate voi. - Vogliono toglierci tutto.

- Sediamoci. - E' la volontà del babbo.

Tutto secondo giustizia.

- Nando, tutto secondo giustizia. - Giustizia?

- Lo fanno morire senza il prete. - Anche questa è la sua volontà.

La sua o la vostra?

Ragioniamo un momento. Siamo fratelli.

Allargatevi un po', mi manca l'aria.

- Ehi, Ghigo! - Ciao.

Ho l'impressione che tu tratti male Ghigo. Ne dobbiamo riparlare.

Vai a riscaldare un altro mattone. Fai presto.

- Dov'eri finito? - Ero nei campi.

A fare che? Non c'è da badare all'uva.

- Troppa gente. - Gente?

"Porconi"!

Avvicinati. Non sono infetto, morirò di morte naturale.

Vieni qua.

Ti faccio paura ora che sto per morire?

Non mi avete mai fatto paura, ma ora sì. Non mi piace vedervi morire.

Non posso veder morire nessuno.

Devi abituarti.

Noi Casamonti non abbiamo mai temuto la morte.

Si muore quando è l'ora,

quando ci si ferma e non si è più capaci di lavorare la terra

o a bastonare la gente.

Stai attento se perdo conoscenza.

Non voglio che portino un prete a ungermi i piedi.

Ricordati! Cervello...

E cazzotti!

Tuo padre mi somiglia.

Ma tu devi somigliarmi anche di più.

Un giorno o l'altro, la Viaccia sarà nelle tue mani.

Cerca di capirmi bene, va migliorata.

E se quelli di là mettono di mezzo gli avvocati...

Cosa credete che vi offrirebbero i massai? Una miseria!

- E allora? - La volontà del babbo di lasciare tutto a Stefano è assurda.

Non ha fondamento legale.

Spiegati meglio.

Potrei comprare io la Viaccia e Stefano resterebbe qui.

E invece dei massai, avrebbe me per padrone.

Io sono scapolo, non ho né moglie né figli.

Alla mia morte, riavrete la Viaccia da dividere.

La ereditate due volte!

- Prima e dopo. - D'accordo, Nando.

- Noi ci accontentiamo. - Allora?

- Va bene. - Vedete?

Più tardi vi darò una caparra e domani andremo dal notaio.

- Domani, quando il babbo ci avrà abbandonato. - Vi ha già lasciato.

Il tuo Amerigo fa comodo a me.

Ho bisogno di un ragazzo sveglio che curi i miei interessi.

Mandamelo presto, gli darò da mangiare e dormirà in bottega.

Ora andiamo dal babbo. Povero babbo!

Mi ricordo di una volta, quando ero bambino...

Non avrei mai immaginato che gli avrei dato io sepoltura.

Quante volte abbiamo parlato su quel muricciolo!

Lui diceva: "E' un vantaggio che la Viaccia confini con il camposanto.

L'umore cammina sottoterra e le ossa dei morti mi concimano i campi."

Dio lo perdoni! Ora concima lui i suoi solchi.

Ghigo!

Vieni.

Che guardi? Anche se non voleva il prete, non gli ha fatto male!

- L'ha rinfrescato. - Sii obbediente.

Appena hai un minuto libero, vieni a trovarci.

Sicuramente voi.

Stavo bene qui. A volte ho pensato di andare in giro per il mondo,

ma non così vicino.

A Firenze, chiuso in una bottega, mi mancherà il respiro.

Addio, Ghigo. Beato te che diventi cittadino!

- Monta, sbrigati. - Non vado in America. Firenze è qui dietro.

- Ciao. - Addio, figliolo.

Hai visto, morto il nonno, come abbiamo rischiato di rimanere?

Lo zio è malato, quanto potrà campare?

Quando verrà la sua ora, la Viaccia deve diventare nostra.

Ascoltami invece di guardare il cielo. Non hai le ali!

Te lo ripeto per l'ultima volta.

Ora che abbiamo sotterrato il nonno e Ferdinando è diventato il padrone,

se ti chiede di tagliarti una mano, sii pronto a tagliarle tutte e due.

E occhi ben aperti!

Il rischio non ci viene dagli altri parenti, ma da Beppa e il figlio.

Beppa è la sua donna da 30 anni, da quando ancora era vivo il marito.

Ha sempre dichiarato che Gustavo è figlio dello zio. Mi spiego?

Casamonti, possiamo venire a Firenze con voi?

No, la bestia non regge il peso.

Già.

Perché non avete fatto salire il maestro?

E' un brigante, nel senso vero della parola.

Non ha voglia di lavorare.

E' di quelli che vorrebbero togliere la roba a chi ce l'ha.

- Semina bombe. Chissà quante vite ha sulla coscienza! - Siete sicuro?

Speriamo che qualcuno abbia avvertito i carabinieri.

Lui è peggio di Santini. Tu sei troppo giovane.

Non hai conosciuto Santini quando era un "mangia-cristiani".

Nando, lo sai che non mi interessa.

Non sono mai stata venale.

Ma ora sono arrivata a perdere la dignità!

Beppa, se hai intenzione di litigare, non ti ascolterò.

Vai a riscaldarmi il letto e abbassa il lume.

- Si consuma molto petrolio. - Sì, cambia discorso.

- Se è vero che c'è la giustizia... - C'è.

Lasciami in pace.

La gioventù! Il fiore della vita! Ti ho dato tutto.

- Non parliamo poi dell'onore. - Conosco questa stazione!

Una Via Crucis! Bravo, mi hai tolto le parole di bocca.

E tu che hai dato a me?

Non lo faccio per me, ma per quella povera creatura.

- Finirà per vergognarsi di sua madre. - Creatura? Quel perticone?

Perché ci tratti così? Perché ci metti alla pari con dei contadini

e li porti qui, in bottega? Chi ti è più parente, noi o loro?

Smettila, non mi tirerai fuori i soldi.

Bello spettacolo! Ti immagini noi tre davanti all'altare?

Non ti aprirò il libretto alla posta e non ti dirò mai dove tengo i soldi.

Te lo dirò in punto di morte se lo avrai meritato.

Chissà che non lasci davvero tutto ai miei fratelli e ai nipoti!

Almeno sono dei Casamonti veri.

Da domani intesto la Viaccia a Stefano!

Ecco. Non respiro più, sei contenta?

Sto avendo un attacco. Aiutami!

- Non respiro! - La peggior cosa è lesinare il centesimo.

Cosa contano i centesimi? E' peggio lesinare l'affetto

a chi ti ricopre di devozione, come me e tuo figlio!

Beppa, sto male!

Aiutami, Beppa!

Oggi non ci hai messo niente. Vuoi abolire anche questa abitudine?

Io parlo e poi mi lascio dissanguare a goccioline.

Amerigo, da quella bertuccia di Via delle Terme,

soprattutto da lei, devi farti pagare subito, capito?

Voglio vedere come farai quando quella ti strapperà di mano il conto

e di dirà: "Passo io."

Tu occupati della scopa e raccogli tutta la segatura.

Mi hai capito, vero? Comincia dal più vicino.

Gira a Via della Spada.

Sai leggere, vero? In caso domandi, non ti perdi.

Tieni, vai.

Vai, Casamonti!

Non dimenticare nulla e torna con tutti i soldi!

Signore, possiamo tenervi compagnia?

Come ti permetti? Quanta confidenza!

Noi ci conosciamo bene.

Ma con chi credi di parlare? Non si può camminare in pace, andiamo.

Sveglia! Se vai in Via dell'Amore, con due lire le spogli tutte!

Le vedi senza cappello e senza qualche altra cosa.

Entra, hai paura?

Che fai lì?

Entra o esci, figliolo. Non si può stare sulla porta.

Ragazze!

Ragazze, nel salone!

Ehi, ragazzo!

Ciao, biondo. A quest'ora?

Ti sei imbambolato? Ti faccio impressione?

Per come sei bella, sì.

Allora comprami! Bianca non costa molto. Andiamo.

- Quanti soldi hai? Come ti chiami? - Ghigo.

- Così? - Non preoccuparti.

Allora di cosa dovrei preoccuparmi?

- Quei giovanotti erano tuoi amici? - No, io sono in città da poco.

- Mi hai riconosciuto. - Noi siamo peggio dei questurini.

Chiudi la porta.

Vieni.

Vieni dalla campagna. Devi ancora diventare cittadino.

Però non sei come quelli che scendono la domenica.

Qui ne capitano pochi, in compenso vengono i fattori.

Sono delle carogne con voi contadini?

Io lavoro a Firenze, né la terra né la bottega sono mie.

- Ma diventerò l'erede, non è una bugia. - Io ne dico tante.

E poi ho capito che non hai soldi.

Aspetta, voglio baciarti.

Abbassa il lume.

Ehi, forza!

Vai, qui il tempo è d'oro.

Torna un altro giorno, magari vieni di mattina.

Fai ridere davvero. "Tu sei bella, ma non ho soldi".

Sembri istruito. Sai fare la tua firma?

Il curato ti ha insegnato a leggere e a scrivere?

E ti ha insegnato a contare?

Dai, pagami.

Torna, io esco il giovedì, come i militari.

Quella è il colonnello e questo l'attendente.

Ciao, Tognaccio.

Vieni. Non ti vergogni ancora, ma ora sai dove entrare quando tornerai.

Cerca subito di me, alla donna devi dire "Bianca".

Amerigo!

Stai attento quando maneggi il vetro.

Amorino, ti sei fatto aspettare.

- Stamattina non ho potuto. - Di mattina o di sera è uguale.

- Mi avevi detto la mattina. - Perché si sta più tranquilli.

Però ti sei fatto aspettare lo stesso.

- Un giorno. - Solamente?

Con questo andirivieni, un giorno non passa mai.

- Quando passa, sembra un mese. - Avevi detto di entrare dal retro.

Sei il primo a cui l'ho detto.

Se fossi venuto stamani, saresti capitato male.

L'attendente ha buttato fuori un tale che aveva tirato fuori il coltello.

Hai avuto paura?

No, so difendermi, anche disarmata.

Ma qui non succedono spesso queste cose, è una casa tranquilla.

A volte l'attendente, invece di mettere pace, provoca le persone.

- Quello che sta all'entrata? - Sì.

E' suo dovere cacciare i prepotenti.

Ha cercato di stare con qualcuna di noi, ma senza riuscirci.

E' troppo decaduto. Quando uno diventa attendente, è come una serva.

Resta ancora un po'.

Hai tre lire?

Anch'io sono vissuta in campagna, proprio come te.

- Ma poi la vanga pesa. - Anche tu hai preferito scendere in città.

- Vorrei sapere com'eri a 15 anni. - Come sono ora, già sviluppata.

Non ti piaccio come sono?

- E' lontano il tuo paese? - No, e c'è il treno. Sei mai stato in treno?

No, ma lo conosco. Dalle tue parti la campagna è come da noi?

Da noi ora c'è una festa. Ne hai sentito parlare?

Sarebbe bello fare un viaggio insieme.

Se alla leva tiro un numero basso, posso evitare di fare il soldato.

E cioè?

Parlo da solo.

- Bianca, svelta, c'è gente! - Ci siamo!

Proprio ora che non ero più nervosa.

Dopo quello con il coltello e un altro, sei il terzo del giorno.

Perché non mi dici anche tu di lasciare questa vita?

Mi offri la tua parte di terra quando crepa tuo padre?

I giovani come te dicono queste cose per ridere

o per rubarmi altri cinque minuti.

Tu dai l'impressione di parlare sul serio ed è la terza volta che vieni.

- Mi fai ridere. - Non devi ridere. Sono sincero.

Ti ho detto una bugia l'altro giorno.

Erediterò, ma chissà quando! Tutto è nelle mani di mio zio.

Ma ora che ti conosco, quando andrò via di qui,

finché non torno, io non vivrò.

Questo non mi piace. Se vuoi tornare, torna con altre idee.

Dai, fuori!

Con Bianca non si scherza. Dai, fuori!

Sono sincero, te l'ho detto. Non riesco più a vivere.

Lascio la bottega, divento giocatore di pallone.

Dicono che ho talento, mi pagano bene. Non ridere!

- Chiamo l'attendente. - Non mi fa paura.

Attento, non conosci l'ospedale, ma potresti conoscere la prigione.

Si esce dalla prigione come dall'ospedale.

Ti capisco, forse sono la prima donna con cui hai avuto a che fare.

- Sì e no. - Non dico le fidanzatine, ne avrai avute.

Ma quando scendevi in città, sei mai stato con donne come me?

Forse sono la prima, di lusso, che hai conosciuto.

Ma che lusso! E' una stanza come le altre.

Prendi.

Vieni.

Lo vedi? Aspetta me, anche lui vorrebbe redimermi.

Mi darebbe una casa e io dovrei subire solo lui.

Preferisco farmi pagare bene dove sto e che lui aspetti un'intera sera.

Poi mi dà quello che voglio e che tu guadagneresti in un mese.

Guardalo, dorme.

Preferisco subirne cento come lui. Uno cancella l'altro.

Se diventassi la sua mantenuta, farebbe scenate

ogni volta che mi verrebbe voglia di uno come te.

Vai.

Vattene.

- Che fai? Perché ti nascondi? - Non toccarmi.

Madonna santa, che succede qua?

- Ladro! - No, è l'amico di Bianca.

Prego, venga giù.

Ne ho abbastanza di te. Invece di tenere l'ordine qui, crei scompiglio.

- Ha pagato? - Sì, altrimenti Bianca non l'avrebbe fatto uscire.

L'hai centrato!

Vieni avanti, ladro. Da quanto mi derubi?

Rendimi il mio. Parla!

Parla!

Hai visto? Hai visto che è stato lui? Non lo nega.

Ora si aggraverà. Maledetti parenti, lo farete anche morire!

Zitta!

E' una cosa che sistemo ora con lui e domani con suo padre. Vieni!

Ghigo, rimetti i soldi.

Rimetti almeno quelli che hai preso stasera, ladro!

Resta lì, non muoverti. Si parla anche a distanza.

Dante!

- Buonasera. - Amerigo!

E tu che ci fai qui?

- Zio Nando mi ha dato mezza giornata di permesso. - E dovrei crederti?

Perché non ci credete? Dopo più di un mese, ho mezza giornata libera.

E tu come stai?

Filare, figliare e sentire gli strilli. Ma tu sei stanco?

- Di cosa dev'essere stanco? - Linda ha indovinato, sono venuto a piedi.

Stanco? Lo hai detto allo zio?

No, lui mi ha detto di prendermi mezza giornata.

Parla chiaro.

Parla!

Parla!

Ho domandato allo zio se poteva prestarmi qualcosa.

Mi ha risposto di no.

Allora li ho presi da solo come anticipo sulla prossima paga.

Ne parliamo domattina. Ora mangia.

Ferdinando, guarda chi c'è.

Così io avrei un figlio ladro.

Vedo che ti ha informato.

Ladro! Irriconoscente! Ha sicuramente qualche donnaccia.

Vieni qui. Mascalzone!

- Delinquente! - Ladro!

- Siete mio padre. - Io ti ammazzo!

Lui non metterà mai più piede qui.

Un Casamonti ladro! Con uno zio che doveva ingraziarsi!

Tua madre ti manda questa, tieni.

Come stai?

- Non va. - Bevi.

Queste me le tengo per me?

Finalmente! Si accomodi, venga avanti.

Bianca viene subito.

Ha detto: "Se venisse, non se lo lasci scappare."

Si accomodi qui.

Mi scusi ancora per la scenata di ieri sera.

Ha fatto benissimo a buttare giù per le scale quell'animale.

Crede di mettere ordine e invece mi scredita la casa.

L'ho mandato via, aspettavo solo l'occasione.

- Ora sono rimasta sola. - Mi dispiace.

No, ha fatto bene. Bianca temeva che per questo fatto

non sarebbe più tornato. Non si sarebbe data pace.

Anzi, aspetti qui.

- Belle, vero? - Certo.

Ciao, Cazzotto Proibito. Stasera non mi guardi?

- No. - Perché?

- C'è Amerigo. - E' tornato.

- Speriamo che sia di un altro umore. - Ciao.

- Ci si rivede! - Ciao.

- Che faccio? - Peccato che non ho soldi! E tu non fai prestiti.

Hai indovinato.

- Sei nervoso? - Come te ieri sera.

Se mi prometti di non raccontarmi i tuoi guai, andiamo.

- Anch'io non ho soldi come quello. - Proprio niente?

Allora torna quando avrai fatto fortuna.

Che credi di aver fatto?

Hai fatto bene. A volte ho bisogno

che qualcuno mi faccia capire che sono schifosa.

- Amerigo! - Dante.

Vieni qua.

- Ghigo, ho bisogno di te, forse puoi aiutarmi. - Sì.

- Sai mantenere un segreto? - Di che si tratta?

- Non posso scegliere, però mi fido di te. - Boccaccini, vieni qua!

Dovevamo riunirci qui a Firenze con altri.

- Lasciatemi! - In galera!

- Anarchici? - Di sicuro non preti.

La polizia ha bloccato il luogo della riunione e circondato la stazione.

Qualcuno è stato preso, abbiamo fermato gli altri due stazioni prima.

Sotto l'Arco del Camicia ci sono quattro persone.

- Bisogna avvertirli o i carabinieri gli spareranno. - Cosa devo fare?

- Guidali al podere di Santini. - D'accordo.

Vai, io vi raggiungo. Mi fido. E poi ormai ti ho compromesso.

E' una gran cosa vivere in questa idea. Vai!

Amerigo!

Dante ti ringrazia, ma dice che non puoi restare. Ti dispiace?

- Sì, ma lo capisco. - Un mese fa tuo padre ci rifiutò il passaggio.

- Ci considera degli appestati. - E' un uomo di altri tempi.

E' la grande maggioranza della gente di altri tempi.

Ha in mano l'avvenire e non lo sa. O non vuole capirlo.

- Arrivederci, Ghigo. - Arrivederci.

Dichiaro aperta la seduta della Commissione

della Federazione Italiana dell'Internazionale Socialista.

Presenti: 8 su 15 per causa di forza maggiore.

Sono l'unico dei 23 superstiti della banda del Matese.

Cafiero, Malatesta e gli altri compagni sono in prigione.

Di' a tuo fratello che ti aiuti allo scarico del letame

e che non lo semini per la strada o lo raccoglierà con la lingua.

- Non dorme da giorni e mangia poco. - Vuol dire che era sazio.

- Già! - L'altro giorno, quando ho portato la roba allo zio Nando,

sai che ha detto? "Vattene, devo lavorare."

Ce la farà pagare ancora a lungo.

- Dov'è? - Starà dormendo nel capanno.

Basta che non lo abbia più davanti agli occhi.

Buonasera.

Buonasera, signore.

Perché? Non sei un signore?

Qui, tutto solo!

- Non ci vediamo da tre giorni. - Colpa tua.

Sì, colpa mia. Lunedì, mercoledì, giovedì.

Gli altri giorni, soprattutto la festa, non si può, è proibito.

Il colonnello non transige.

Dammi un bacio. Sei stanco? Tutta quella strada!

Trovo sempre qualcuno che mi fa salire su un carro.

Allora è un sacrificio.

Sto diventando la favola di questo posto, ma tu non attaccarti.

Io mi stacco facilmente.

Il colonnello dice che sono pazza a perdere tempo con te.

- Ehi! - Monta!

Bella gioventù! Le donne hanno questi mancamenti.

Andiamo.

Figliolo!

Che gli è successo?

Tu qui?

Pensavi che non sarei più venuto? Che mi fossi dimenticato?

Hai fatto male i conti. Anzi, sono venuto proprio per fare i conti.

Sono passati mesi e questo inventario non mi convince molto.

In una casa dov'è cresciuto un ladro,

da qualcuno dovrà avere imparato a rubare.

Non dire queste parole. Rimangiatele.

No, non le digerirei!

Tu sei il padrone, ma almeno ci farai tenere il paiolo sul fuoco!

D'ora in poi, mi vedrete più spesso nel podere.

Avevano ragione i vecchi, "l'occhio del padrone"...

- Intanto sistemiamo almeno l'altra faccenda. - Quale?

Su che colonna metto i soldi che tuo figlio mi ha rubato?

Non ho fatto arrestare il tuo Amerigo e sai perché?

Perché porta il mio nome e perché è tuo figlio.

- Ma restituisci i soldi rubati da Ghigo. - Non è una grossa cifra.

- Non lo è? Sono circa 50 lire. - Cosa?

- Cinquanta? - Forse di più, chi può dirlo?

Lui giura che sono tre! Perché non parli? Hai perso la parola?

Credete a me o a lui, io vi ho già detto la verità.

Vuoi sapere la verità? E' rimasto in bottega un paio di mesi.

Supponi abbia iniziato la settimana dopo essere arrivato.

Anche una lira al giorno...

Fa freddo qui, vero?

Mettiti a sedere lì, chiudo la porta.

- Ti pesa questo bambino. Ha sonno? - No, ha fame.

Non tengo conto dell'ora, non piange quando ha fame.

Sbadiglia.

Che bel figliolo!

Ti ho dato fastidio? La mano di un vecchio è innocente.

Perché ti vergogni?

Ti vergogni dello zio che potrebbe essere tuo padre.

- Padre? Nonno! - Facciamo così.

Io ho un figlio ladro e va bene,

ma tu non devi mettermi i chiodi sui piedi e sulle mani.

Io sono già in croce, non può averti preso tanto.

- Facciamo 10, le segni e... - No.

Facciamo dieci, non può averti preso di più.

Amerigo è preso dal diavolo, ma è anche sincero.

- Se ha detto 3 è perché... - Al massimo posso scendere a 40.

Dove vai? Non va bene il posto accanto al fuoco per il bambino?

Resta qui.

Nando, facciamo 10. Noi siamo qui dalla mattina alla sera per...

Per fare quello che fanno tutti, lavorare per mangiare.

E io non sto sempre inchiodato nella bottega?

Hai sempre bisogno di uno che ti aiuti.

Invece di prendere un estraneo, uno di noi potrebbe aiutarti.

Non dico Amerigo. Per esempio, lei.

E' sempre sorridente. Il bambino lo lascerebbe alla nonna

e magari tu la manderesti una volta a settimana a vedere i figli.

E tu credi che Beppa la lascerebbe entrare?

E poi lei non verrebbe volentieri.

Come no? Se tu vuoi, si può combinare.

Chiudiamo la faccenda a dieci.

Levatelo dalla testa.

Puoi tenerti tua nuora e le 50 lire te le scalerò a stagione.

Guarda "Filosella"! Guarda come ci guarda disgustato.

Usciamo a fare l'inventario. Voglio controllare tutto.

Bestie, piante, fichi, noci, susini, ogni bene!

Sono già scritti qui, sono stati contati!

Tu li hai contati, non tu e io insieme. Vieni.

Neanche il gelo manda via quel falco.

Bisognerebbe mettergli una tagliola quando scende per i topi di fosso!

L'altro ieri si è avventato su un coniglio.

Sei guarito?

Il falco ci insegna. Nulla sarà più nostro se non diventiamo furbi.

Povero babbo!

Cosa ti disse prima di morire? Di fare certe prodezze?

Mi fate dire due parole?

E' meglio che io vada via. Andrò a Firenze.

Ma non a fare delle prodezze.

Ieri ho avuto un mancamento, ma le spalle le ho ancora buone.

- Troverò un lavoro. - Tu eri cittadino e avevi un lavoro.

Lo so, ma ascoltatemi.

Io sono nato qui.

Vi devo devozione, ma non posso più stare qui.

Andrei sempre più in basso. Non ho questa vostra ossessione.

La terra!

Voi guardate la terra come se fosse la luce degli occhi,

ma per tutto il resto siete cieco

perché siamo in miseria, più in miseria di tutti.

L'eredità del nonno è l'ossessione che vi opprime.

Per un tumulo di terra, voi rendereste schiavo il mondo.

Me, la mamma, Carmelinda! Come ieri sera.

Dante non è tornato per caso in paese, vero?

Dante non c'entra. Non sono andato a confidare le nostre pene

né a lui né a nessuno.

Se passi quella porta, per me sei morto.

Mi pentirò di non averti disfatto con le mie mani!

Ghigo!

Amerigo, a te fa solo comodo cambiare aria.

Invece devi capire cosa significhi scegliere questa strada

e a che cosa si va incontro. - Dante, è tardi!

- Vengo! - Andiamo.

Vedi quelli? Uno ha 17 anni.

A loro non spaventa l'idea di diventare briganti.

- E a te? Io lo sono già stato. - Sì, lo so.

Già. E' andata male, ma adesso riproviamo.

Noi non abbiamo generali e se ci fosse un Garibaldi fra noi,

si chiamerebbe Cafiero. Lo conoscerai, ora è in prigione.

Si comanda a turno, un giorno per uno.

E allora potrebbe capitare anche a te. Ti rendi conto?

Per questo, della gente disperata d'amore come te

non ci fidiamo molto. Anzi, ci è di peso.

Io sono solo.

La ragazza a cui mi sono attaccato è una poco perbene.

E tu? Tu credi di essere onesto?

Che cosa hai fatto per lei? Ci hai mai pensato?

Ascoltami.

Se lei ha ancora un lume dentro,

sta a te farlo diventare una vampata.

Se decidi, trovati stasera alle 21 alla Costa San Giorgio.

Ci riuniamo lì per poi proseguire per la destinazione.

Ma dai retta a me. Prima di decidere, torna da lei

e cerca di capire fino a che punto puoi farne a meno.

- Svelta! - Vengo.

Amerigo! Che bellezza! Non ti aspettavo.

- Lo vedi? Sto male. - Cos'hai?

Niente. Vieni.

Siediti.

Ho detto che stavo male perché stamattina non mi andava di alzarmi.

- Che c'è? - No...

Qualcosa di serio? Con tuo padre?

Lascia la campagna e vieni qui in città.

Qualcosa sai fare e mi starai più vicino.

Ci vedremo più spesso e il giovedì usciremo insieme.

Mi tieni il broncio? Perché?

Sai che ti aspetto sempre.

Una decisione l'ho già presa. Non tornerò più alla Viaccia.

- Ma tu dovrai capire. - Cosa?

Ora ci vedremo più spesso.

Signorina, ho portato da mangiare.

Avanti!

- Dove lo appoggio? - Là.

Ho portato per due, ho fatto bene? L'idea è stata della signora.

- Ringraziala, dille che segni. - Non serve ricordarglielo.

- Mangi? - Ora no.

E allora quando? Sono le 14 passate.

- Devo andare via? - Certo.

- Va bene. - Non subito, devo prima truccarmi e poi mangiare.

Perché io mangio! Un mese fa, non avevi in mente certe mire.

- Sei cresciuto alla svelta. - Non usare queste parole.

Non sono chiare come le tue? Vorresti che uscissi da qui,

che ti venissi dietro, all'aria aperta, al sole. Hai detto così.

No.

Lo hai detto, ma con più poesia. Chi ti ha istruito?

Forse ho molti soldi da parte. Hai pensato questo?

Se finissero,

mi indicheresti tu il marciapiede adatto a me?

Inizi con me la tua carriera di ruffiano o hai già esperienza?

Non toccarmi. L'attendente non c'è più,

ma la Questura è qua sotto. - Calmati, non ho più pace.

La ritroverai, ma lontano da me. Hai voluto fare l'amore per dirmi:

"Si va insieme per il mondo, si lavora,

ci si vuole bene. Senti come ti amo?"

Mi fai sentire più lercia di quanto non sono mai stata.

- Io sono lercio. - Ascoltami.

Ero una ragazzina con le trecce sulle spalle.

Eravamo in troppi e mi hanno mandato in città, a servizio,

perché la terra ci dava poco pane. Fare l'amore mi piaceva.

Solo con un uomo mi sentivo viva.

In città non trovai né il figlio del padrone né un vecchio maiale,

ma uno come te. Si chiamava Mario e faceva l'imbianchino.

Mi trovò un vecchio mentre mi prospettava il bello della vita.

Capii subito che i soldi che il vecchio mi dava,

ero io a guadagnarli.

Io soltanto!

Quando Mario me li chiese come prova d'amore, lo denunciai.

Non ho una bella storia da raccontare ai clienti?

In galera si ribellò e morì stretto nella camicia di forza.

Era un bell'uomo, come te, con i tuoi occhi, con la tua giovinezza!

Provai un po' di rimorso, ma mi passò presto.

- Me n'ero liberata. Non ti pare? - Tu sei...

Non riesci a dirlo. Sono una puttana, ma una puttana che ragiona.

- Perché mi provochi così? - Per farti dimenticare certe idee.

So come vanno a finire queste cose. Ho troppi esempi davanti a me.

Io non sono buona, non lo sono mai stata e non voglio più esserlo.

Nella vita contano solo i soldi per quando non potrò più guadagnarmeli.

I soldi? Sono l'unica cosa che conta?

Non ci ho mai pensato, io ero sincero.

Io sono pronto a dimenticare tutto. Volersi un po' di bene non conta?

No!

Sai perché noi due ci vogliamo bene? Perché stiamo bene insieme.

Non c'entra il cuore, non so cosa sia.

Quando penso a te, è perché ho voglia di vederti.

Tu hai la stessa voglia che va e viene e non comporta il sentimento!

- Secondo te, che dovrei fare? - Oddio, non ha capito!

Stenderti accanto a me come prima. Ero così felice per quanto ti volevo!

Insieme, senza essere pagati. C'è qualcosa di più onesto?

Siamo delle bestie, non degli esseri umani.

Per questo ci cercano, questo è il nostro valore.

Siamo fuori dal mondo. Talmente fuori che sette giorni su sette

io sono prigioniera fra queste mura, ma mi trovo bene.

Io no. Io voglio essere libero,

io sono ancora un cristiano.

Quando sono con te, hai ragione...

Divento una bestia.

- Che c'è? - Signora, venga su!

- Che è successo? - Bianca!

- Che hai fatto? - Niente.

Tu lo hai provocato troppo. Ma lo denuncio. Sì, lo denuncio.

Tu stessa dirai alla Questura dove abita.

Se lo denunci, me ne vado da questa casa. Non ti conviene.

Quando tornerà, gli stenderai un tappeto, non mi toccherà più.

Lo voglio veder finire. Lo voglio veder finire fino in fondo.

E' tardi, ormai Amerigo non viene più.

E' inutile aspettarlo, ci ha ripensato. Andiamo.

Che faccia tosta!

Ada, dite a Serafina di comprarmi il citrato di magnesio quando uscite.

- Va bene, ora ripasso. - Anche le mie scarpe dal calzolaio.

Ho capito!

Vieni con me.

Bianca si fa aspettare. E' lunga la mattinata!

Per una volta a settimana, ha il diritto di prendere un po' d'aria!

Fatto, ma per i tuoi capelli ti serve una parrucchiera del paese tuo.

Sono tutta la mia ricchezza.

Ada, ecco l'anice.

E' tornato, stai attenta.

Mi aspetti da tanto? Forse ti ho fatto perdere una giornata

facendoti venire di mattina. - Lavoro di notte, faccio il fornaio.

Lo avevo dimenticato.

Sei tornato. Dall'aspetto non mi sembra tu abbia fatto fortuna.

Andiamo, sali. Aiutami a togliere la fascetta, non respiro.

Ricominci a fare la statuina?

Stavolta non la spaventi.

Ormai ci conosciamo.

Vieni con me, cammina.

Parliamo un po'. Tu sei senza lavoro, giusto?

Te ne offro uno io. Ci metteremo d'accordo.

Sei proprio il tipo che cercavo.

Ragazzo, perché perdi tempo? Ahi!

Il nostro Amerigo!

Ecco.

Sei bellissimo così.

Vai via, farabutto!

- Che ti ho fatto? - Fai a un'altra questi scherzi!

- Chi credi di essere? - Amerigo, buttalo fuori!

Giù le mani, vado via da solo! Accidenti a quando ci sono venuto!

Per fortuna abbiamo Amerigo.

Ti impegni molto.

Finalmente! Sei arrivato.

Ciao.

Ti aspetto da un'ora.

Si è fatto tardi, andiamo al mercato.

Andiamo, svelto.

Tieni.

Ghigo, te lo ripeto a un passo da casa, così ti rimarrà più impresso.

Ti ho assunto come attendente

pur di non perdere Bianca e per permetterti di riconquistarla.

- Non faccio il mio dovere? - Sì, ma con la gente.

Non con le signorine! Fai la parte di quello che soffre per amore.

Così non va bene. Innervosisci Bianca

e scendi di prestigio davanti alle altre ragazze.

Ghigo!

O fai l'uomo o diventerai lo zimbello della casa. Chiaro?

Che qualcuno domi Bianca a me giova.

- Erano questi i patti. - Sì, erano questi.

Allora mantienili, altrimenti come ti ho rivestito, ti spoglio.

- Ricordalo. - Lo scriverò sui polsini.

Bravo. Te li ho comprati apposta inamidati.

Olimpia, dopo devo dirti una cosa.

Che c'è?

- Quanto è buona! - E' tutto brodo.

- Odora come il rancio della caserma. - Sbrigatevi!

Italia, smetti di leggere a tavola.

Ho dimenticato di ritirare il mio orologio.

- Andrà Serafina a prenderlo. - No, senza non ci so stare.

- Mi andrebbe male tutto il giorno. - Serafina ha da fare.

- Deve servire. - Può andarci lui.

Facci questo piacere, vai tu.

Ti faccio tenere il piatto in caldo.

E' vicino, farà presto. Potessi io andare e venire!

- Il nostro bello esce, vi serve qualcosa? - No.

- Tu? - Finiscila! - La tua magnesia?

Ne vorrei un soldo, poi te lo ridò.

- Prendi qualcosa per il raffreddore. - Salutami il farmacista!

Comprami "L'amore illustrato".

Volete altro?

Non dimenticare niente!

Ti sembra di agire bene?

- Ghigo! Figliolo! - Mamma! Perché siete venuta qui?

Venite via. Come mi avete trovato?

- Al paese, sai... - Te lo hanno raccontato.

- L'ho saputo da tuo fratello. - Allora siete tutti informati.

Da quando sei partito, non ho avuto più pace.

Ora mi avete visto, sto bene. Dite a papà che sto come un pascià.

E dite a quelli che giocavano con me e siamo cresciuti insieme

che mi vengano a trovare quando vengono a Firenze,

- E' caro, ma ne vale la pena. - Ghigo!

Molti fingono di essere all'oscuro per non farmi dispiacere.

Ieri ho incontrato la moglie di Santini.

Erano anni che non parlavamo e piangevo per me e per lei.

E' rimasta sola con i tre ragazzi perché Santini è stato arrestato.

- E Dante? - Li hanno arrestati insieme dalle parti di Pistoia.

Ma voi non siete venuta per vedermi, il babbo non vi avrebbe mandata.

Mi ha mandato proprio lui.

Lo zio Ferdinando ha avuto un grave attacco di cuore. Morirà.

- Bella notizia. - Appena lo abbiamo saputo,

siamo venuti. Papà si raccomanda che tu venga subito.

- Lo zio è in punto di morte. - Credete potrei farlo?

Se tu gli chiedi perdono, il babbo pensa

che lo zio ci riprenderà a benvolere. - E vi lascerà la Viaccia.

Non è sempre stata vostra?

Non faccio più parte della famiglia. Ho compromesso l'eredità.

Non vi sembra che sia abbastanza disonorato?

Anche se lo zio crede nel mio ravvedimento,

non ci crederebbe Beppa. Ma se volete, se vi fa piacere...

Non è per me, ma per quel povero figliolo che è suo figlio.

Da tanto lei dice che questa relazione andrebbe regolata.

Calmati, figliola.

- E' vero che ora mi passa? - Sì, stai tranquillo.

Viviamo nel peccato da 30 anni.

Ora dillo, come me lo hai ripetuto tutta la notte

cercando il conforto della religione. Dillo!

Figliolo, cos'è che ti pesa di più sulla coscienza?

Dimmi se vuoi riparare, dimmi: "Sì, voglio."

E io vi unirò per la vita e per la morte.

Ecco i testimoni.

Si sta confessando, non si può entrare.

- Perché allora tua madre sta dentro? - Gli fa da infermiera.

Nando, il prete è andato via, ora viene il dottore.

Dove hai messo i soldi?

Non mi hai mai detto dove li tenevi, ma ora sono tua moglie.

Dove sono i soldi?

Ora viene tutta quella gente e se li porta via. Dove sono i soldi?

Sono tua moglie, ho il diritto di saperlo.

Moglie? Io non ho moglie.

- Volete lasciarlo in pace? - Nando, siamo qui.

C'è anche Amerigo. Questa signora ci impedisce di entrare.

Che volete?

Sono suo fratello. Ho il diritto di vederlo.

Non lo disturbate. Si sta addormentando, forse si riprenderà.

Pregate per lui.

- Ci sono anch'io, Nando! - Ci siamo tutti!

- Questa donna non ci fa entrare. - Nando!

Basta!

Ci ho spazzato sopra per 30 anni!

Di' a tua madre di aprire. Tra poco butto giù la porta.

- E' morto e io sono la vedova. - Come?

Ci siamo sposati mezz'ora fa. Era cosciente

e con tutti i sacramenti.

Era quello che ci si aspettava.

Ma c'è sempre speranza, forse nel testamento si è ricordato di voi.

Forse vi ha lasciato il capanno. L'ho fabbricato io.

Ve lo regalo, potrete portarlo via quando cambierete podere.

Bravi, Casamonti! Brava, Carmelinda!

Bravo, zio Cesare.

Siete tutti presenti! Non manca nessuno.

E vedervi con queste facce!

Solo io ho portato via qualcosa da questa casa.

Schifose per schifose, torno al mio lavoro.

Ciao, amore.

- Non vieni? - Sto male.

Hai davvero la febbre o è perché lui non è tornato? Tornerà, non dubitare.

Non lo perderai. Vieni, è Carnevale!

L'orologio ti ha fatto aspettare?

- E' vero che hai la febbre? - Se me lo chiedi come attendente,

sono in regola. La tua padrona mi ha dato il certificato di riposo.

Dove sei stato?

A vedere qualcuno che moriva. Non è un bello spettacolo,

anche se la morte di un vinaio può divertire. - Tuo zio? Finalmente!

- Certo. - E' arrivato anche per te il momento di diventare erede.

Deve solo morire tuo padre e la terra sarà tua.

Ghigo, vieni!

Ghigo, resta qui.

Resta.

Vieni.

Tutto questo tempo! Come hai resistito?

- Chi ti ha consolato? - Nessuno.

Ci sono sempre quelle strade in cui si può andare tenendosi per mano?

- Non ricominciare. - Restando sola, mi sono convinta

che accanto a te potrei almeno tentare di uscire da qui.

Forse si salva anche l'affetto adattandosi a essere persone perbene.

Forse conta essere persone perbene. Ma tu devi rassicurarmi.

Parli così ora. E domani?

Domani di più, te l'ho detto. Devi persuadermi tu.

Non dobbiamo perdere questo momento.

Se decido, non torno più indietro.

Ci sono giornate come questa in cui ti sembra di morire,

come mio zio, e di rivivere poco a poco.

Amerigo, scendi!

- Vado, hai sentito la padrona. - No, resta.

Amerigo!

Scendi subito!

Ci sono degli ubriachi, devo andare.

Stai attento.

Ma che fate? Piano! Un momento!

Ti sei deciso! Ormai lasciamoli entrare o distruggeranno la casa.

Serafina, porta qui la prima guardia che incontri. Presto!

Dove andate?

Ghigo, sono felice.

Non lasciarmi mai.

- Ahh! - Ahh!

- Così almeno te l'ho sciupato! - Lasciami!

Dicevo sul serio. Dicevo sul serio!

Appena sarai guarito!

Ghigo!

Stai meglio?

Oggi andrò via più sollevata.

Anch'io vorrei venire via e vedreste anche me sollevato.

Perché non posso andarmene? Mi hanno operato due settimane fa.

Che cosa può fare di più una madre?

Ho chiuso gli occhi per la vergogna. Ma non arrabbiarti, ci sono andata.

- Per raccontarmi che era chiuso. - Ma è la verità.

Mi hanno guardato male

quando sono tornata in quella strada a chiedere. Se lo sapesse tuo padre!

- Lui non è meglio di me. - Ha lavorato tutta la vita

e ora torneremo a essere dei contadini.

- Prima cosa eravamo? - Beppa è la padrona.

Vuole vendere la bottega e ogni giorno viene al podere

agitando la frusta.

Abbiamo voluto essere diversi dagli altri, ma di che si lamenta il babbo?

Con gli altri lui che padrone sarebbe?

Mi considerava morto prima, mi consideri morto ora.

Ditegli che ci sono vicino.

Non dire queste cose. Non parlare così.

Voglio solo uscire di qui. Io non so stare senza di lei.

Muoio prima del tempo.

Io non sono come voi. Non sono della vostra razza.

Ho l'aspetto dei Casamonti. Ossia, l'avevo.

Ma dentro sono di vetro.

Se mi avete fatto voi, dovete capirmi.

Ho bisogno di vederla.

Uscita! Il pasto è finito! Fuori i parenti!

Devo andare.

Prego, signori.

Stai calmo, me lo prometti?

Sareste calma voi se vi strappassero il cuore?

Prego, signori, uscita!

Uscita, signori!

Amerigo!

No, resta lì! Come stai? Stai bene?

Quando sei uscito dall'ospedale?

- Sei guarito? - E Bianca?

Se tu sapessi! Dopo quel disastro, è successo un altro disastro.

La Questura mi ha chiuso la casa e chissà per quanto tempo.

- E lei? - Lei? E' andata via.

Non ha guardato in faccia nessuno e non ha lasciato nemmeno l'indirizzo.

- Dimenticala! - E' lei che non vuole più vedermi? Mi dica la verità.

E se fosse? Non sarebbe meglio per te?

E' mai venuta a trovarti?

Potevi morire e lei non si è preoccupata.

Non è cattiva, ma è stata sempre così.

Lei non ha mai tollerato legami con nessuno.

- La conosci! - Mi dica la verità, devo vederla.

Non abbia paura, non la picchierò. Io ho bisogno di lei.

Amerigo, questa vita incarognisce.

Tra poco riaprirò la casa e se Bianca tornasse qui,

non vorrebbe più vederti.

- Ma non tornerà qui. - Mi dica dov'è!

Ti ho detto che non lo so! Nessuno lo sa.

Voi!

Le bestie sono tre e una dovrebbe partorire a Natale.

Potete fidarvi, siamo parenti.

Che giro mi avete fatto fare! E il cane continua ad abbaiare!

- Avete voluto controllare tutto. - Devo capire se posso vendere.

Non conviene, Ferdinando non avrebbe mai venduto.

Noi conosciamo questa terra, ci lavoro da quando sono nato.

La Viaccia è sempre stata dei Casamonti, ci abbiamo lavorato.

- Non potete mandarci via. - Questo è da vedere.

Ci si rivede, Stefano.

Avete lasciato il lume acceso, spegnetelo.

Poi chi paga? Non conoscete la strada?

Siete nuovi come la padrona?

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